L UNIONE EUROPEA ED IL CAMBIAMENTO CLIMATICO

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1 L UNIONE EUROPEA ED IL CAMBIAMENTO CLIMATICO Siena, 10 maggio 2011

2 Le fasi della lotta al global warming 2 La definizione degli strumenti per l applicazione del protocollo di Kyoto Il varo del sistema dello scambio dei diritti di emissione (ETS Dir. 2003/87) L installazione di un sistema comune di rilevazione delle emissioni La messa a punto della strategia per il dopo-kyoto Il Pacchetto Clima-Energia L assunzione del cambiamento climatico come tema non solo ambientale (La Commissione Clima del PE) La diplomazia climatica e il successo di Bali (Cop.13) Gli sviluppi attuali di quella strategia

3 3 La strategia per il dopo-kyoto

4 4 Pacchetto Clima-Energia 2008 Finalità Confermare e rafforzare la leadership dell UE in materia lotta al riscaldamento globale in vista dei negoziati internazionali per il dopo-kyoto Stimolare la competitività del sistema-europa nella ormai chiara prospettiva di un economia a basso contenuto di carbonio In questo contesto, adottare norme legislative vincolanti prima della Conferenza ONU di Copenaghen un impegno unilaterale dell UE a ridurre di almeno il 20% le emissioni di gas serra rispetto ai livelli del 1990 entro il 2020 un obiettivo di riduzione del 30% entro il 2020 a condizione che venga concluso un accordo internazionale sui cambiamenti climatici un obiettivo vincolante per l UE del 20% di energia da fonti rinnovabili entro il 2020, compreso un obiettivo del 10% per i biocarburanti un obiettivo di aumento del 20% dell efficienza energetica del sistema

5 Pacchetto Clima-Energia Contenuti 5 4 Direttive Sistema di scambio di emissioni di gas ad effetto serra (ETS) Cattura e stoccaggio geologico del CO2 Energie rinnovabili Riduzione dei gas climalteranti nel ciclo di vita dei carburanti 1 Decisione Ripartizione degli sforzi fra gli SM per la riduzione delle emissioni (settori non ETS) 1 Regolamento Riduzione del CO2 da parte delle auto nuove

6 Esempio ETS Sistema vigente 6 Sulla base di piani nazionali di assegnazione sostanzialmente a titolo gratuito, limita il livello globale delle emissioni autorizzate permettendo al contempo di acquistare o vendere delle quote in rapporto alle proprie performances Copre impianti dei settori energetici e industriali responsabili di circa la metà delle emissioni di CO2 nell'ue e del 40% del volume globale delle emissioni di gas serra dell'ue centrali energetiche raffinerie e cementifici vetrerie, cartiere e industrie della ceramica

7 7 Esempio ETS: punti-chiave della riforma per il periodo (Dir. 2009/29) Riduzione delle emissioni del 21% su base 2005 (30% in caso si accordo internazionale) Europeizzazione del sistema, con la riduzione lineare dei permessi Graduale superamento della gratuità e introduzione dello strumento delle aste Estensione a nuovi settori alluminio, ammoniaca, petrolchimica Estensione a nuovi gas climalteranti protossido di azoto e idrocarburi perfluorati

8 8 Esempio: Efforts Sharing (Dec. 406/2009) Riguarda i settori esclusi dall ETS trasporti, edilizia, servizi, agricoltura e piccola industria Obiettivo di riduzione CO2: -10% (base 2005) Impegno: -20% in caso di accordo internazionale Flessibilità scorrimento di quote di anno in anno (con fattore moltiplicativo) CDM (fino al 3% delle emissioni 2005) Obiettivo Italia: -13%

9 Esempio: Cars CO2 9 Fissazione di un livello medio di emissioni delle auto nuove (miglioramento della tecnologia dei motori) 2012: 130 g CO2/km 2020: 95 g CO2/km base di partenza 2005: 160 g CO2/km Riduzione supplementare (altri miglioramenti tecnologici e maggior ricorso ai biocarburanti) 10 g CO2/km Definizione di penalità a forte progressività - per i produttori che non rispettino gli obiettivi specifici di riduzione delle loro flotte vendute Incentivazione per Auto a bassissime emissioni Eco-innovazioni complementari

10 A che punto siamo? 10 Emissioni UE ridotte del 16% tra il 1990 e 2009 PIL UE cresciuto del 40% Settore manifatturiero UE cresciuto del 34% Anche nel settore auto si stanno anticipando le scadenze UE in marcia verso l obiettivo del 20% di riduzione delle emissioni nel 2020 Tuttavia questo non basta: l Europa rappresenta meno del 14% delle emissioni globali

11 11 E resta un punto critico per l UE: l efficienza energetica

12 12 La dimensione globale

13 La sfida globale resta tutta da vincere 13 Mantenere l aumento medio della temperatura globale al di sotto dei 2 C confermati come obiettivo globale (Bali, Copenhagen, Cancun) Impegni concreti relativi alle emissioni fatti dai paesi responsabili per > 80% delle emissioni globali gas ad effetto serra Necessità di preparare strategie a lungo termine di sviluppo a basse emissioni ma gli impegni correnti non sono sufficienti per rimanere al di sotto dei 2 C

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17 Effetti: convergenza emissioni pro-capite 17

18 Effetti: riduzione dei prezzi del combustibile 18

19 Forestazione ed agricoltura 19 Sfide utilizzo del territorio Nutrire 9 miliardi di persone nel 2050 (1/3 in più di oggi) Stop deforestazione e preservare bio-diversità Aumento produzione di bio-energie Contributo alla riduzione di gas serra L adattamento Soluzioni Intensificazione sostenibile della produzione agricola Utilizzo del territorio efficiente dal punto di vista delle risorse e dei consumi essenziali (cibo, alimentazione, fibre, bio-energia)

20 20 La dimensione europea Una tabella di marcia verso un'economia competitiva a basse emissioni di carbonio nel 2050

21 Il piano per l efficienza energetica 21 Capi di Stato UE si sono impegnati il 4 febbraio 2011 a Intraprendere iniziative per liberare il considerevole potenziale per un maggiore risparmio energetico di edifici, trasporti, prodotti e processi. Commissione Europea adotta nuovo Piano Efficienza Energetica con misure aggiuntive per raggiungere l obiettivo del 20% nel 2020 Direttiva sulla efficienza energetica degli edifici (in discussione): entro il 2021 i nuovi edifici a consumo zero Settore pubblico deve dare il buon esempio: obiettivi vincolanti per ristrutturazione edifici pubblici + più alti criteri di efficienza energetica per forniture pubbliche Industria: requisiti di efficienza energetica per attrezzatura industriale, audit energetici, sistemi di gestione energetica Migliorare l efficienza di produzione di energia e di riscaldamento Sviluppare reti energetiche e contatori intelligenti

22 Emissioni di gas serra dell UE: verso una riduzione dell 80% 22

23 Contributi settoriali 23

24 Investimento nell economia UE 24 Investimento aggiuntivo : 270 miliardi anno per il periodo (1,5% PIL), di cui Costruzioni (edifici ed elettrodomestici) 75 mld Trasporti (veicoli ed infrastrutture) 150 mld Energia (produzione, rete) 30 mld NOTA BENE Investimento e non costo Il rinvio dell azione aumenta i costi R&S e messa in opera tempestivi sono vitali

25 25 Benefici per sicurezza energetica e qualità dell aria Risparmio sui combustibili: da 175 a 320 miliardi di media per anno nel (rispetto a 270 miliardi di investimenti) Consumo primario di energia: circa 30% al di sotto del 2005 senza incidere negativamente sui servizi energetici Rendere l economia UE più sicura dal punto di vista energetico: Dimezzare importazioni di petrolio e gas rispetto alla situazione attuale Risparmiare 400 miliardi sulle importazioni UE di petrolio oil e gas nel 2050, equivalente a > 3% PIL odierno Salvaguardia contro impatti macroeconomici di rialzi futuri dei prezzi energetici Benefici su qualità dell aria e salute : 27 miliardi nel 2030 e 88 miliardi nel 2050

26 Benefici occupazionali 26 Breve termine: ristrutturazione edilizia, produzione di materiali di isolamento, industria delle rinnovabili Potenziale per creazione nuovi posti di lavoro sino a 1.5 milioni entro il 2020 Usare i ricavi delle aste del sistema UE di scambio delle quote di emissione e i ricavi fiscali a seguito della riduzione dei costi occupazionali e aumentare investimenti e R&S Prospettive occupazionali a lungo termine dipendono da condizioni favorevoli del quadro economico p.es. Spese su ricerca e sviluppo tecnologico, innovazione, imprenditorialità, nuove professioni, investimenti

27 27 Considerazioni conclusive

28 28 Il nodo principale da sciogliere: l accordo internazionale Che cosa ha finora bloccato, o rallentato, la road-map di Bali? Certo, le difficoltà politiche dei contraenti L amministrazione USA Il nuovo protagonismo BRICS L UE non più a voce unica Soprattutto l intrinseca complessità del negoziato, riflesso di un mondo che è cambiato L assioma di fondo rimane inalterata: responsabilità comune ma differenziata Stavolta non potrà però essere declinato con una netta distinzione fra paesi industrializzati (ed emettitori) e paesi in via di sviluppo Stavolta sarà necessaria una costruzione molto più complessa, a geometria variabile, capace di offrire ad ogni paese uno spazio specifico, commisurato alla sua quota di inquinamento, al suo livello di sviluppo, alle sue capacità, ai danni che riceve In altri termini: come i paesi di storica industrializzazione garantiscono ai nuovi giganti economici, e ai paesi poveri, la possibilità di crescere imboccando un sentiero di sviluppo, a basso contenuto di carbonio, alternativo a quello seguito fin qui? Per questo, gli argomenti chiave saranno sì l entità della riduzione delle emissioni di gas climalteranti che i primi si impegneranno ad effettuare ma, altrettanto, il finanziamento dell adattamento e della riforestazione, nonché il trasferimento tecnologico.

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