Paolo Dall Oglio. Immagini gentilmente fornite da: Danilo Pellegrin

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1 Paolo Dall Oglio Paolo Dall'Oglio è nato a Roma nel Dopo la laurea entra nella Compagnia di Gesù. Nel 1982, durante un viaggio in Medio Oriente viene a conoscenza dell esistenza del monastero di Deir Mar Musa dedicato a San Mosè l Abissino e abbandonato da molto tempo. Deir Mar Musa è situato in pieno deserto, arroccato su una montagna scoscesa, nei pressi della cittadina di Nebek, in Siria. Con tenacia lo restaura e fonda una comunità monastica di rito siriaco. Nel 2006 gli viene assegnato il 1 Premio Euro- Mediterraneo per il Dialogo tra le Culture, promosso quale sezione speciale del Premio Mediterraneo, dalla Fondazione Mediterraneo, congiuntamente alla Fondazione Euro-Mediterranea Anna Lindh. È ritenuto il personaggio di riferimento a livello mondiale per quanto attiene il dialogo cristianesimo/islam. Tiene annualmente un ciclo di incontri in Europa. Immagini gentilmente fornite da: Danilo Pellegrin 94

2 Intervista a Padre Paolo Dall Oglio, Priore del Monastero di Deir Mar Musa el-habasci a Nebek (Syria) U a cura di Nico Veladiano n monastero nel deserto. Un monastero in terra islamica. Quali sono le motivazioni per cui le persone dovrebbero rispondere con generosità alla richiesta di sostenere l attività di questo luogo dello spirito, dotandolo di strutture moderne, in grado di accogliere dignitosamente l ospite? R. Il Monastero di San Mosè l Abissino (Deir Mar Musa el-habasci) a Nebek in Siria è ormai noto come un importante centro di spiritualità all insegna dell amicizia islamo-cristiana. I monaci e le monache sono discepoli di Gesù consacrati a questo servizio di costruzione dell amicizia attraverso la preghiera, l ospitalità e il dialogo. Il monastero dipende dal Vescovo siro-cattolico della Siria centrale. Molti giovani d ogni parte del mondo e tanta gente locale, insieme ad un crescente numero di turisti, vengono al monastero per alcune ore o alcuni giorni per partecipare del clima di preghiera, di condivisione e di lavoro solidale. Un centro per i visitatori sta sorgendo nella valle ai piedi del monastero e sarà il cuore del parco naturale già costituito. Il monastero svolge un ruolo per l iniziazione di tante persone ad una visione del mondo che rifiuta la logica del conflitto e persegue un armonia che riguarda se stessi, la propria tradizione, le diverse tradizioni, l ambiente e la collettività globale. In un mondo malato di poca e fragile speranza, i luoghi come Deir Mar Musa offrono dei polmoni di spiritualità e delle sorgenti di futuro. Naturalmente, mano a mano che la comunità cresce e l ospitalità si estende, si pongono dei problemi nuovi che richiedono anche degli aiuti importanti. Per esempio, l inverno è a Deir Mar Musa (1.300 metri sul mare) lungo e rigido, con almeno tre mesi di notti sotto zero e necessità di riscaldare da novembre a marzo. Finora si sono utilizzate delle rudimentali stufe a petrolio, ma sono pericolose, antiecologiche e difficili da usare per degli ospiti di passaggio. Per molti mesi all anno la vita al monastero è dunque disagevole mentre invece si tratta dei mesi ideali per la concentrazione spirituale e l attività culturale. Stiamo progettando di creare un sistema di riscaldamento solare e a gas, cominciando dai locali del monastero antico che sono quelli più utilizzati quotidianamente dalla comunità e dagli ospiti. Avremo bisogno non solo di aiuto economico ma anche tecnico e progettuale. Perché una persona italiana dovrebbe interessarsi a un progetto simile? Cer- 95

3 Inizio del ripido sentiero che porta al Monastero, a sinistra, in alto sulla montagna to dipende dalle priorità di ciascuno e dagli impegni già presi. Però io penso che a volte dia più soddisfazione e gioia la coscienza di aver fatto un gesto determinante per la realizzazione di un sogno che potrebbe influire efficacemente sul futuro di noi tutti. Chi volesse saperne di più potrebbe leggere il libro di Guyonne de Montjou, Mar Musa, Paoline Editoriale Libri. Padre Paolo, quando hai iniziato la tua missione sacerdotale potevi scegliere tra innumerevoli possibilità. La tua mente brillante ti avrebbe consentito di dedicarti agli studi, oppure, se a prevalere era lo spirito missionario, avevi il mondo a disposizione. Cosa ti ha portato a stabilirti sulle rovine di una antica fortezza/monastero su uno sperone roccioso di un deserto? R. Mi vengono in mente l eremo di S. Francesco presso Assisi e quello di S. Benedetto a Subiaco visitati da bambino... mi ricordo dell intensa visita alla Certosa di Vedana durante la mia naia alpina in Veneto. Ripenso al mio ritiro sulla montagna presso Gerico. Sì, la dimensione contemplativa è essenziale alla buona salute del mondo! Ho avuto la gioia di lanciarmi in delle avventure apostoliche entusiasmanti, ma ogni volta è sempre più chiaro che, senza radicamento nell esperienza spirituale, ogni fatica ed impegno sono vani, anzi dannosi. Il deserto, nella sua nudità minerale, è testimone e pedagogo di questa essenzialità. 96

4 C è una seconda dimensione che è immediatamente legata all impegno di dialogo con l Islam. Il deserto è per i musulmani il contesto estetico e sociale degli albori dell Islam; è il luogo atavico, lo spazio dell anima, l orizzonte dello spirito, l ambiente dell esperienza divina... ed in questo i musulmani e gli antichi monaci orientali si sono trovati vicini di casa o di tenda! Abbiamo ritrovato un linguaggio, nel deserto, da cuore a cuore. È passato oltre un quarto di secolo da quando hai iniziato questa missione. A distanza di così tanto tempo pensi di aver fatto la scelta giusta, ammesso che l uomo possa liberamente scegliere? R. Una scelta giusta non dipende neppure da un prevedibile fallimento. La giustezza di una presa di posizione riguarda la vita e la morte, l istante! La libertà è un evento, che irrompe ed interrompe il fiume delle determinazioni culturali e sociali e mette in valore le potenzialità ereditate dalla tradizione. Sono grato a Dio che mi ha chiamato molto giovane ad un avventura di vita magnifica. Certo non potevo intuirne tutti gli sviluppi, ma intravedevo una strada piena di promesse e di prove. In un certo senso vorrei che i giovani che salgono quassù possano tornare a credere alla loro libertà di scelta, ritrovare la speranza di poter fare qualcosa di bello e di nuovo nella loro vita e che cambi il mondo, che incontrino una benedizione e si liberino da questo senso di ineluttabile maledizione che a volte ci soffoca e ci spinge a comportamenti aggressivi e depressivi. Nell immaginario collettivo il deserto può essere pensato come un luogo dello spirito ed un monastero come una scelta di isolamento e silenzio. Il tuo monastero è invece anche (e soprattutto?) un luogo di incontro, un luogo di ospitalità, un luogo dove parlare e confrontarsi. Era questo che tu desideravi o è stato invece chi conosce e governa gli eventi a portarti su questa strada? R. Da subito mi è apparso chiaro che l ospitalità avrebbe costituito una dimensione essenziale della nostra vita al monastero. Il monastero cristiano nel deserto fa parte integrante del mondo simbolico musulmano. Fin dall epoca del Profeta Muhammad, i musulmani visitano rispettosamente e devotamente i monasteri ed esprimono stima ed amicizia a monaci e monache. Non era facile immaginare uno sviluppo così importante e soprattutto non era prevedibile in anticipo come far fronte alle nuove esigenze... Abbiamo sempre sentito la buona Provvidenza vicina ed efficace anche attraverso l aiuto imprevedibile di persone ignote. In occidente all Islam viene imputata una arretratezza ideologica, cul- 97

5 turale, teologica e morale tale da rendere difficile, molto difficile il dialogo. Dal tuo punto di vista, quanta verità c è in questa convinzione largamente diffusa? R. Per me il fenomeno più importante nel mondo musulmano odierno è quello dell apertura culturale e della volontà di progresso. L arretratezza, chi la giudica? Un certo tipo di ritardo può conservare per tutti dei valori importanti. Certamente ci sono dei problemi largamente pubblicizzati dai media e spesso a fini elettorali settari e scaricabarile. La Siria - e intendo la società prima ancora che lo Stato - è coscientemente una società tradizionalmente pluralista e di buon vicinato; quindi qui siamo ottimisti riguardo alla relazione con l Islam. Comunque non c è scelta, la pace mondiale dipende dalla comprensione e la collaborazione tra le grandi unità di civiltà; e l Islam, anch esso plurale e spesso contraddittorio, è una delle più importanti. Inoltre esso si propone come un progetto globale ed è immediatamente concorrenziale con l universalismo cristiano... O ci inventiamo e creiamo, in nome di Dio, delle vie di armonizzazione, oppure ci trucideremo, sempre in nome di Dio! Il Medio Oriente è stato storicamente la culla di grandi civiltà, terra di grandi filosofi, medici, artisti e soprattutto terra di origine di grandi correnti religiose (zoroastrismo, ebraismo, cristianesimo, islam, sufismo...). Ora questo primato sembra smarrito. È così? R. Certamente il Medio Oriente ha sofferto d un lungo letargo nel momento nel quale l Europa ha vissuto il rinascimento, l illuminismo e la rivoluzione industriale... Tuttavia le radici delle grandi civiltà del passato non sono sradicate e promettono nuovi frutti. Certo, la ferita coloniale seguita dalla tragedia palestinese, che è di tutti gli arabi e di tutti i musulmani, hanno ritardato i tempi ed hanno creato una situazione conflittuale e rivendicativa. Ripeto, la mia esperienza è che c è una profondità di civiltà che si coglie a partire dalla vita quotidiana... Questo popolo ha un grande passato di cui è conscio e orgoglioso. Esso si attende che i popoli della riva nord del mediterraneo lascino l attitudine di paura per scegliere la pratica della I libri sacri 98

6 solidarietà nella stima ed il rispetto. Il disarmo nucleare, tanto per fare un esempio, non può essere imposto a nessuno se non nel quadro d una rinuncia all armamento nucleare da parte di tutti; ma per questo ci vuole una società globale organizzata in modo equo. Il mondo musulmano non ci sta a fare sempre il secondo o, piuttosto, l ultimo della classe. Hai lavorato molto, hai studiato molto, sei diventato un punto di riferimento per quanto attinente il dialogo Islam/Cristianesimo. Ora che giri il mondo per portare la tua testimonianza, che prospettive intravedi per il futuro dell umanità? R. Mi vien voglia di tornare alla domanda sulla libertà. Voglio credere che ci sarà una maggioranza di gente che sceglie di pagare il prezzo della pace e della solidarietà sociale globale. Voglio sperare che ci siano dei cristiani, dei musulmani, degli israeliti ecc. che si decidono a prender posizione contro le tendenze settarie, contro le fobie etniche e gli interessi di casta... Ci sono delle guerre in atto, dei conflitti cronici. Il problema non è cosa fare per evitare la guerra; quella già c è! La questione è come guadare verso il dopoguerra e la pace! Noi speriamo di costituire un laboratorio di soluzioni adottabili. Sicuramente la chiesa cattolica è una delle più formidabili strutture sociali e di potere. Sicuramente sopravvivrà (e lo ha dimostrato nel corso dei secoli) meglio di tante strutture politiche agli sconvolgimenti socio-politici. Ritieni riuscirà anche a governare il cambiamento che si sta manifestando, con crescente accelerazione, in una società sempre più globalizzata? R. La mia impressione è che la Chiesa cattolica soffra d una grande paura di fronte ai cambiamenti precipitosi della nostra epoca e che non reagisca a sufficienza alla tentazione del ripiegamento identitario e della deriva settaria. Senza voler giudicare nessuno, penso che la Chiesa abbia la possibilità di superarsi con fedeltà e coraggio profetico, altrimenti s impantana. Occorre poi aver fiducia che lo Spirito di Dio lavori bene sia dentro sia fuori i confini della Chiesa visibile. C è una dinamica funzionale complementare tra le diverse tradizioni religiose, sia sul piano ecumenico inter-ecclesiale, sia su quello interreligioso. Abbiamo ed avremo bisogno gli uni degli altri e in questo c è una grande misericordia divina per tutti. Nel tuo monastero passano ogni anno migliaia di visitatori. Hai l impressione che si tratti di pura voglia di turismo o noti un crescente interesse anche per gli aspetti spirituali della tua, della vostra esperienza? R. C è un monastero in Italia dove i monaci avevano scritto sul muro del 99

7 Sera sotto la tenda di Abramo, con padre Paolo Padre Paolo con Nico Veladiano, autore dell intervista e la figlia Irene nella chiesa di Deir Mar Musa 100

8 giardino: i turisti non sono graditi. Noi potremmo scrivere il contrario alla base della lunga scala che sale a Deir Mar Musa: benvenuti i turisti. Per noi il turista è una persona che si è messa in questione uscendo di casa, aprendosi a nuovi mondi ed esperienze. Abbiamo sperimentato spesso quanta sete spirituale e ricerca intellettuale possano testimoniare i turisti... e quante lacrime di commozione possano versare. Poi naturalmente ci tocca provvedere, altrimenti qui si scoppia. La questione non è quella di mandar via la gente, ma di organizzarci. Ci stiamo dando una struttura ad imbuto: si comincia con il cerchio più largo, il Visitor Center, il centro di accoglienza nella valle, è il livello in cui ciascuno, singolo o in gruppo, è benvenuto. Ci sarà un parcheggio, un camping, un ostello, un luogo di silenzio e meditazione, un museo, dei laboratori artigianali e dei punti vendita solidali. C è poi il monastero monumentale, dove si salirà in silenzio. È qui il luogo di residenza della comunità e degli ospiti che partecipano della nostra vita per motivi più coscienti e maturi. Il nuovo monastero del Hayek, aggrappato alla roccia, è luogo di esercizi spirituali e convegni. Infine ci sono gli eremitaggi sulla montagna per momenti spirituali più intensi e periodi di anacoresi. Tutto intorno c è il parco naturale accessibile a tutti gli amici del silenzio e dell ambiente. Tutto questo ovviamente abbisogna di fondi per esser realizzato... Abbiamo cominciato venticinque anni fa senza nulla e non temiamo le difficoltà. Tuttavia è bene ripeterlo: se non si spendono soldi per educare spiritualmente le nuove generazioni avremo poi degli adulti male educati. Venticinque anni nel deserto sono davvero molti. Che cosa è cambiato in te e nel tuo rapporto con l Assoluto? R. Mi aspetto di meno che le cose mi caschino dal Cielo precotte. La mia relazione con Dio e con il mistero del mondo è un avventura di presa di posizione e di fedeltà. Il discepolato a Gesù è meno ideologico e dogmatico, è un vivere assieme nel quotidiano e nel sognare con coraggio il futuro. Dio avviene nelle nostre fedeltà come nelle nostre povertà! Mi torna in mente Abramo, il grande patriarca degli ebrei, i cristiani e i musulmani. Abramo è l uomo in cammino con fiducia ed in attitudine di solidarietà con Dio ed il prossimo; è l Amico di Dio ed il grande intercessore per gli uomini. A Deir Mar Musa ci sarà una delle stazioni del pellegrinaggio abramitico, del cammino interreligioso ed interculturale che da Harran in Turchia, attraverso Siria e Giordania raggiunge Gerusalemme e Hebron dov è la tomba del Padre Abramo nel seno del quale speriamo d essere accolti nell eternità. 101

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