È giusto. de tenis. buttare la chiave? il mensile della strada. Risparmio etico. E redditizio

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1 numero 149 anno 15 marzo Spedizione in abbonamento postale 45% articolo 2, comma 20/B, legge 662/96, Milano il mensile della strada ventuno de tenis Risparmio etico. E redditizio È giusto buttare la chiave? Ergastolani. Fine pena mai (o quasi). Carcere e società possono permettersi di non rieducare? Una via: riconciliare Milano Integrazione a ostacoli Torino Studenti più abbracci Genova Musica coi ragazzi di Kayole Vicenza Il tunnel di Carlo Rimini Angela italiana, non per legge Firenze Il signore del sottopasso Napoli Visitati da una Stella Catania Dignità, fino all ultimo Palermo I sogni infranti di Ciprian

2 editoriali Scarp costa tre euro, scommessa di condivisione Piccole vittime e vuoti trofei Roberto Davanzo direttore Caritas Ambrosiana Con inquietante puntualità ci ritroviamo a fare i conti con lo scandalo della morte di (quattro) piccoli rom, avvenuta in uno dei cosiddetti campi irregolari. Questa volta lo scenario è Roma, capitale d Italia, drammatico simbolo di unità nazionale in un paese che sembra aver gettato la spugna nella lotta contro l esclusione sociale, quando questa ha come protagonisti i figli del vento... Abbiamo gettato la spugna. Già, perchè le reazioni al tragico rogo di Roma dicono di una profonda debolezza culturale. Dal «che tornino al loro paese» al «è più facile educare un cane che un rom», sono state inanellate vergognose banalità, nel tentativo maldestro di camuffare la nostra indisponibilità a immaginare soluzioni dignitose e responsabilizzanti. E la mancanza di coraggio e volontà politica nel portare a compimento scelte e progetti che pure si erano deliberati, come la chiusura dei campi autorizzati a Milano, oggi miseramente in stallo e sotto la spada di Damocle delle imminenti elezioni comunali. Dopo il rogo di Roma si è ricominciato a parlare di rom in tv, quasi ci sia bisogno di vittime sacrificali, ogni tanto, per risvegliare l opinione pubblica. Ma anche quando i roghi non scoppiano e i bambini non bruciano vivi la questione rimane: quella di un popolo diverso, la più grande minoranza nei confini Ue, con diritti riconosciuti dalle normative europee ma senza una sua terra, e che continua a essere nomade, più che per un retaggio culturale, per le inutili e disumane politiche di sgombero che le nostre amministrazioni ostentano come vuoti trofei di fronte al proprio elettorato. Non ci sono facili soluzioni a un problema atavico. Tutti e ciascuno vanno però richiamati a un supplemento di genialità e lungimiranza. Il popolo di Israele al termine dell esodo raggiunse la terra di Canaan. Ci sarà mai anche per il popolo rom la terra promessa di una pacifica e civile convivenza con noi, popoli gagi? Luciano Gualzetti presidente cooperativa Oltre Paolo Brivio direttore Scarp de tenis Cari lettori, lo sappiamo. Non è un operazione indolore. Per noi che l abbiamo deliberata, per voi che ne siete destinatari. Siamo consapevoli che portare il prezzo di copertina del nostro periodico da 2,50 a 3 euro è chiedere un sacrificio supplementare a chi ci segue, ci stima e ci compra (e per certi versi a chi ci vende), soprattutto in tempi di crisi. Tempi in cui molte persone e famiglie devono centellinare risorse e spese. Perché il lavoro manca o è precario. Perché il mutuo pesa più di prima. Perché i prezzi aumentano e i risparmi si fanno più sottili. Siamo consapevoli, insomma, che 3 euro non sono uno scherzo. Ma sappiamo che i nostri lettori apprezzano, di Scarp de tenis, non soltanto il valore giornalistico e il fatto che dà voce a chi di solito non è ascoltato, ma anche la finalità di promozione sociale e la natura di strumento di lavoro, di guadagno e di reinserimento sociale, per uomini e donne che hanno sperimentato le asprezze della vita di strada. Tre euro, dunque. Tanto il giornale costa a partire da questo numero. L editore (cooperativa Oltre, soggetto non profit promosso da Caritas Ambrosiana) ha riflettuto e ha deciso, in nome di alcune fondate ragioni. Anzitutto, l aumento interviene dopo un lungo periodo (sette anni) dall ultima variazione del prezzo: contribuisce dunque a sostenere le accresciute spese di produzione e diffusione. Soprattutto, però, ha una duplice motivazione, sociale e progettuale: consente di aumentare la quota netta assegnata al venditore (che arriva a 1,23 euro, comprensiva degli oneri previdenziali a carico dell editore) e di avviare un percorso di compartecipazione degli utili di vendita di cui potranno fruire le sedi esterne. Dal 2009, infatti, Scarp è diffuso in molte città e diocesi d Italia (ormai una dozzina) grazie a un progetto voluto e finanziato da Caritas Italiana con fondi otto per mille Cei. Il progetto è servito a dar radicamento al giornale, il quale a sua volta offre occasioni di espressione, riscatto e lavoro a tante persone in situazione di esclusione sociale, povertà materiale, rottura delle relazioni famigliari (ben 154, nel 2010, hanno lavorato retribuite per Scarp). Ora il giornale deve camminare in autonomia. Non soltanto la sede milanese, perno storico dell iniziativa. Ma tutte le sedi locali. Dove scrittori e venditori sono seguiti per assicurare serietà al percorso da giornalisti, educatori, assistenti sociali. Il cui lavoro ha naturalmente dei costi. Che ogni sede potrà provare a coprire, proprio trattenendo una piccola quota (0,57 centesimi) del prezzo di ogni copia venduta. In sintesi: ci appelliamo, in spirito di trasparenza, alla generosità che ci avete sempre dimostrato. Il sacrificio che vi chiediamo sa di scommessa. È la scommessa della condivisione e dell inclusione. Giocata con e per tante persone nel bisogno. Noi faremo di tutto per esserne all altezza. Grazie di cuore per quanto avete fatto sinora per Scarp. E per quanto vorrete fare d ora in poi.

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4 sommario Cos è È un giornale di strada non profit. È un impresa sociale che vuole dar voce e opportunità di reinserimento a persone senza dimora o emarginate. È un occasione di lavoro e un progetto di comunicazione. È il primo passo per recuperare la dignità. In vendita agli inizi del mese. Come leggerci Scarp de tenis è una tribuna per i pensieri e i racconti di chi vive sulla strada. È uno strumento di analisi delle questioni sociali e dei fenomeni di povertà. Nella prima parte, articoli e storie di portata nazionale. Nella sezione Scarp città, spazio alle redazioni locali. Ventuno si occupa di economia solidale, stili di vita e globalizzazione. Infine, Caleidoscopio: vetrina di appuntamenti, recensioni e rubriche... di strada! Dove vanno i vostri 3 euro Vendere il giornale significa lavorare, non fare accattonaggio. Il venditore trattiene una quota sul prezzo di copertina. Contributi e ritenute fiscali li prende in carico l editore. Quanto resta è destinato a progetti di solidarietà. Per contattarci e chiedere di vendere Redazione centrale - Milano cooperativa Oltre, via Copernico 1 tel fax Redazione Torino associazione Opportunanda via Sant Anselmo 21, tel Redazione Genova Fondazione Auxilium, via Bozzano 12 tel /544 Redazione Vicenza Caritas Vicenza, Contrà Torretti 38, tel Redazione Rimini Settimanale Il Ponte, via Cairoli 69, tel Redazione Firenze Caritas Firenze, via De Pucci 2, tel Redazione Napoli cooperativa sociale La Locomotiva largo Donnaregina 12 tel Redazione Catania Help center Caritas Catania piazza Giovanni XXIII, tel Redazione Palermo Caritas Palermo, vicolo San Carlo 62 tel Fotoreportage Life around, elementi di poesia p.6 Panorami di energie sostenibili p.8 scarp Italia Inchiesta Ergastolani: è giusto buttare la chiave? p.12 Inchiesta Dormitorio design, abitare l autostima p.18 Inchiesta I giornali degli altri mondi p.22 L intervista Laura Pariani: «Milano sicura e blindata» p.25 scarp città Milano Integrazione, compito a ostacoli p.28 Casa delle culture, cosa resta del dialogo? p.32 Casa Verdi, l arte non tramonta mai p.36 Torino Studenti tra noi, abbracci inattesi p.38 Genova Le canzoni dei ragazzi di Kayole p.40 Vicenza La sfida di Carlo, bambino invisibile p.42 Rimini Angela è italiana, non per la legge p.44 Firenze Sono Salvatore, re del sottopasso p.46 Napoli Visitati da una Stella di nome Valentina p.48 Catania Cure e dignità, la vita fino in fondo p.52 Palermo I sogni di Ciprian infranti nei campi p.54 scarp ventuno Dossier Etico è bello, e redditizio p.58 Economia Equità e giustizia per uscire dalla crisi p.64 caleidoscopio Rubriche e notizie in breve p.69 scarp de tenis Il mensile della strada Da un idea di Pietro Greppi e da un paio di scarpe - anno 15 n. 119 marzo costo di una copia: 3 euro Per abbonarsi a un anno di Scarp: versamento di 25 c/c postale (causale ABBONAMENTO SCARP DE TENIS) Redazione di strada e redazione giornalistica via Copernico 1, Milano (aperto da lunedì a giovedì e , venerdì ), tel , fax Direttore responsabile Paolo Brivio Redazione Stefano Lampertico, Ettore Sutti, Francesco Chiavarini Segretaria di redazione Sabrina Montanarella Responsabile commerciale Max Montecorboli Redazione di strada Antonio Mininni, Lorenzo De Angelis e Tiziana Boniforti Sito web Roberto Monevi Hanno collaborato Mario Agostino, Ambrogio, Claudio Bertoni, Simona Brambilla, Domenico Capuozzo, Liliana Copia, Piera Coppa, Stefania Culurgioni, Umberto D'Amico, Roberto De Cervo, Giuseppe Del Giudice, Maria Di Dato, Maria Esposito, Sergio Gatto, Sissi Geraci, Massimiliano Giaconella, Silvia Giavarotti, Maya Mihaylova Gospodinova, Gaetano Toni Grieco, Laura Guerra, Chiara Lambrocco, Bruno Limone, Mary, Mirco Mazzoli, S.M., Emanuele Merafina, Silvia Montella, Osanekhoe Moses, Mr Armonica, Nemesi, Giulia Nuti, G.O., Aida Odoardi, A. P., Daniela Palumbo, Marianna Palma, Cinzia Rasi, Stefano Rossini, Nadia Sabatino, Martina Taccani, Antonio Vanzillotta, Gabriella Virgillitto, Yamada,. Foto di copertina Tratta dalla mostra Muri contro - Sesta Opera San Fedele Foto Archivio Scarp Disegni Claudia Ferraris, Silva Nesi, Psichedelio Progetto grafico Francesco Camagna e Simona Corvaia Editore Oltre Società Cooperativa, via S. Bernardino 4, Milano Presidente Luciano Gualzetti Registrazione Tribunale di Milano n. 177 del 16 marzo 1996 Stampa Tiber, via della Volta 179, Brescia. Consentita la riproduzione di testi, foto e grafici citando la fonte e inviandoci copia. Questo numero è in vendita dal 13 marzo al 9 aprile Associato all Unione Stampa Periodica Italiana

5 Life around, elementi di poesia Un idea che diventa invadente. Un sogno che si fa urgente. Difficile dire di no a un altra follia. Così le idee prendono corpo, collaborando. Insieme al loro responsabile, Gaetano Sannino, i ragazzi del centro diurno di via Sandriana, a Napoli, sofferenti psichici, hanno realizzato la raccolta di fotografie e poesie Life Around, le idee degli uni diventano anche le idee degli altri. «Di mente in mente ha scritto Ornella Scognamiglio, presidente della cooperativa sociale Litografi Vesuviani, che ha curato il volume e dà lavoro a giovani con disagio, il sogno diventa collettivo». Proponiamo alcune foto tratte da Life Around, scattate dagli ospiti del centro diurno: hanno come tema i quattro elementi della vita, terra, aria, acqua, fuoco. E qualche loro pensiero, schegge di poesia. Tra colore e bianco e nero Per info e per chiedere il catalogo Aria, elemento immenso, puro di cose straordinarie come l arc A volte la fiamma di una candela può indicare la forza di una persona. Se nessuno la infastidisce spegnendola, questa vivrà per sempre 6. scarp de tenis marzo 2011

6 fotoreportage/1 e limpido, spettacolare come il volo degli uccelli, dei palloni, degli aquiloni, elemento obaleno Anche la terra va scrutata, ci dona il sentiero della vita Acqua, essenza di vita, per tutte le creature, infinita sensazione di serenità marzo 2011 scarp de tenis.7

7 Panorami di energie sostenibili Nuovi panorami. Immagini di un mondo in cui produzione, affari, lavori devono rendersi sostenibili. Il concorso Sustainable living in changing economy ha avuto una giuria di prestigio, presieduta dal maestro della fotografia Gianni Berengo Gardin. E ha indagato le frontiere su cui dovranno attestarsi economia e tecnologia di domani. In queste pagine, alcuni degli scatti vincitori: primo premio alla fotografia di Cristina Patuelli (Ravenna) Veduta aerea, che illustra le geometrie in apparenza alienanti, ma produttive di energia pulita, di un campo di pannelli solari. Premiata anche Silvia Alvarez Adalia (Roma) con Mulini a vento in campagna. Per la sezione Viaggio nella sostenibilità, la preferenza è andata all opera di Anna Ambrosi (Milano) che ritrae la potenza del vulcano in controluce: la terra ha un energia propria, che dobbiamo rispettare Transizione energetica: il concorso Sustainable living in changing economy è stato promosso a Svim, società di sviluppo della regione Marche, per sensibilizzare sui temi della transizione energetica e dei processi innovativi indotti dalla green economy ; ha ricevuto il patrocinio del ministero dell ambiente, della regione Marche, del Kyoto Club e di Alleanza per il Clima Italia 8. scarp de tenis marzo 2011

8 fotoreportage/2 marzo 2011 scarp de tenis.9

9 Con il contributo di IED

10 Aforismi di Merafina I VECCHI AL PARCO I vecchi al parco seduti su una panchina parlano delle loro conquiste giovanili: il mondo è pazzo, è cambiato in peggio e anche le ragazze non sono più acqua e sapone ma sono fatte di plastica LA TESTA NEL PALLONE La testa nel pallone, giusto equilibrio in famiglia, voce roca allo stadio, l infarto è in agguato Ombre Chilometri di ombre serrate al confine: pugni stretti piedi scalzi anime recise. Oltre le spalle curve, roghi di case cenere di sogni scarne membra insepolte a nutrire le aquile. Gli occhi socchiusi saturi di orrori covano lacrime e speranze Aida Odoardi Un soffio Sorrido quando vorrei gridare, canto quando vorrei piangere, piango quando vorrei essere felice. Mi ribello alle ingiustizie lotto per ciò che credo. Le mie energie esplodono rendendo attorno a me un mondo migliore. Essere se stessi sempre è come un soffio di vento di primavera che ti fa essere contenta senza motivo. Quando sei tu a credere in te stesso tutto è possibile Cinzia Rasi anticamera Non so cosa fare Hanno chiuso presto stasera e no so cosa fare. Non ho sonno e non voglio pensare, tutto il giorno ho pensato: sempre le solite cose un vetro della finestra riflette la lampadina accesa l altro non c è un pezzo di tela chiude il vuoto che ha lasciato dal vetro si vedon le sbarre e fra poco dal muro di cinta i fari scaglieranno la loro luce e l ombra delle sbarre verrà a farmi compagnia. Preparo il caffè dovrò berlo da solo e non attendo ospiti! È lunga la notte non ho sonno e non so cosa fare. Claudio Bertoni marzo 2011 scarp de tenis.11

11 Il carcere come orizzonte ultimo. Ma non dovrebbe rieducare? Come morti, costretti a vivere Sono gli ergastolani in Italia. E il numero aumenta. Molti sono esclusi da ogni beneficio, specificità italiana. Il carattere rieducativo della pena per loro non vale. Ma non eravamo campioni di buonismo? Schegge di vita tra le sbarre Le foto di queste pagine (qui sopra, la copertina) sono di Luca Leone e fanno parte del calendario 2011 Schegge di vita nella casa di reclusione di Rebibbia (Roma). Il calendario si può (ancora) acquistare a 9 euro contattando la casa editirice Infinito: I ricavi sono devoluti all associazione A Roma Insieme che si occupa dei bambini del nido Rebibbia-Femminile 12. scarp de tenis marzo 2011 di Francesco Chiavarini L ergastolo non esiste. Nell Italia buonista, anche i peggiori criminali, prima o poi, escono di cella. Questo dice la chiacchiera da bar, fatta rimbalzare dai talk show televisivi. Fino a diventare senso comune, che si sedimenta persino fra gli strati sociali più avvertiti. La realtà, invece, è un po più complicata. Ma la conoscono solo gli addetti ai lavori, o chi ha avuto la sventura di incapparci. Intanto nel Belpaese gli ergastolani ci sono, eccome. Anzi, sono in aumento. Erano 408 nel 1992; sono diventati, oggi, In 19 anni, quattro volte di più. Mentre, nello stesso periodo, la popolazione carceraria è cresciuta appena (si fa per dire) di poco meno della metà. Secondo: l accesso alle misure alternative (che consentono anche al condannato all erga- reclusi da più di tre decadi. approfittano della semilibertà; 49 sono stolo di scontare la pena in parte fuori Ci sono poi carcerati costretti a morire dietro le sbarre. Una categoria tutta dalle mura del carcere) non è automatico e, senza dubbio, più complicato che italiana. Nel 1992, dopo gli omicidi di in altri paesi europei, come in Francia, Falcone e Borsellino, lo stato introdusse Germania, Inghilterra. Per non parlare il carcere duro, il cosiddetto 41 bis, e con di Spagna e Portogallo, dove le rispettive esso escluse dai benefici i condannati costituzioni, nate in anni più recenti, all ergastolo per reati associativi che non espressamente vietano il carcere a vita. collaboravano con la giustizia. Da allora Le legge italiana prevede che un assassini affiliati alla mafia che non hanno aiutato nelle indagini gli inquirenti condannato all ergastolo possa godere della semilibertà (rientro notturno in non hanno per legge nemmeno la remota speranza, un giorno, di uscire di carcere) dopo 20 anni, della libertà condizionale (estinzione della pena) dopo galera. Tra costoro ci sono i pesci grossi 26. In teoria, se uno si comporta bene, delle organizzazioni criminali. Ma anche la bassa manovalanza. Ventenni che questi termini sono riducibili di un quarto. Ma solo in teoria, appunto. Ha hanno ammazzato per non essere ammazzati nella guerra tra bande nei terri- fatto discutere, a febbraio, il caso di Renato Vallanzasca, cui è stata negata la semilibertà (anche se gode di un permesvecchiati in carcere, ma per qualche ratori del sud Italia. Ragazzi che sono inso di lavoro esterno). Un bandito col suo gione non possono o non vogliono collaborare con la giustizia. curriculum, in effetti, forse non poteva aspettarsi molto. Ma il problema è che la decisione sulle misure alternative Più cautele nell usare l ergastolo spetta al Tribunale di sorveglianza, che «L ergastolo ostativo spiega Stefano fonda il suo giudizio sulle relazioni degli Anastasia dell associazione Antigone, educatori: un sistema con margini di discrezionalità ampissimi, che possono a nefici né sconti, voluto dal legislatore in per il quale non sono ammessi né be- volte favorire, altre penalizzare il reo. Nei un momento di emergenza per aiutare fatti accade che, dati dell associazione la giustizia nella lotta alla criminalità organizzata, è diventato uno strumento Antigone, gli ergastolani in carcere da più di 26 anni sono 94 e di questi solo 29 inquisitorio, secondo il quale si presu-

12 l inchiesta me che il colpevole di un reato di stampo mafioso sappia sempre qualcosa di più di quello che è disposto a confessare, e che ciò sia sempre di utilità al procedere dell inchiesta. Cosa che può essere vera, ma anche no. E in nessun caso può essere data per scontata». Forse con qualche eccesso di pathos, per altro comprensibile, gli ergastolani ostativi si definiscono condannati a morte costretti a rimanere in vita. Certamente rappresentano la contraddizione più evidente al principio sancito dalla Costituzione all articolo 27: le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. Quale senso di umanità può spingere a tenere in carcere a vita una persona? Come si può pensare di rieducarla, se non le sarà mai data l opportunità di dimostrare che si è ravveduta? L ergastolo e in certi casi le condanne pluridecennali, fino a 30 anni non sono forse una forma diversa, ma altrettanto crudele di condanna a morte? FONTE: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA Ergastolani quadruplicati detenuti in Italia nel detenuti in Italia nel % incremento in 19 anni della popolazione carceraria 408 ergastolani nel ergastolani nel % incremento in 19 anni dei condannati al fine pena mai 266 gli ergastolani con oltre 60 anni (di cui 67 oltre i 70) «Un giudizio negativo, in linea di principio, deve essere dato non soltanto per la pena capitale, che elimina dal consorzio sociale la figura del reo, ma anche nei confronti della pena perpe- tua: l ergastolo. Il quale, privo com è di qualsiasi speranza, di qualsiasi sollecitazione al pentimento e al ritrovamento del soggetto, appare crudele e disumana non meno di quanto lo sia la pena di morte». Non meno della sedia elettrica e dell impiccagione, insomma. Indovinate chi lo detto. Un sacerdote esaltato? Un eccitato militante umanitario? Queste parole, in realtà, le pronunciò il professore Aldo Moro di fronte agli studenti di scienze politiche dell università di Roma, durante un corso di diritto e procedura penale. Era il lontano1976, due anni dopo il presidente della Democrazia cristiana sarebbe stato sequestrato dalle Br e ucciso. Da allora molta acqua è passata sotto i ponti. Oggi, come sottolinea Adriano Sofri, in un saggio a commento di questa bella lezione del Moro professore, contenuta nel libro Contro l ergastolo, (Stefano Anastasia e Franco Corleone, Ediesse edizioni, 2009) il ripudio dell ergastolo è affidato solo al grido di certi fondi di cella, e al coraggio di lotte isolatissime. marzo 2011 scarp de tenis.13

13 Come morti, costretti a vivere Detenuti in Italia per durata della pena Fonte: Dati aggiornati al 2008 In attesa di giudizio Bisogna garantire una possibilità L ultima iniziativa di un qualche rilevo resta quella tentata dalla Commissione interministeriale per la riforma del codice penale, presieduta da Giuliano Pisapia, durante l ultimo governo Prodi. Dopo di allora, più nulla. «Credo che l attuale sia la sola legislatura della storia repubblicana in cui non c è nemmeno una proposta in questo senso chiosa Anastasia. Anzi, stiamo andando nella direzione contraria, come dimostrano gli ultimi provvedimenti decisi dalla maggioranza con il concorso di parte dell opposizione. Provvedimenti che rafforzeranno l istituto del fine pena mai, precludendo a chi ha commesso un reato punibile con l ergastolo la possibilità di chiedere il rito abbreviato e di beneficare di sconti di pena». Oggi la battaglia contro l ergastolo resta confinata alla testimonianza, per altro preziosissima, di qualche credente e di qualche uomo di buona volontà. Mauro Cavicchioli, responsabile carcere dell associazione Papa Giovanni XXIII di don Oreste Benzi, sulle colline sopra Massa Carrara ha aperto le porte di casa sua ai detenuti in prova, compresi alcuni ergastolani. Gente con profili criminali di tutto rispetto. «Non mi interessa che cosa uno ha fatto. Sono convinto che l uomo non può essere ridotto al suo errore. Se la società non concede una seconda possibilità anche al peggiore dei criminali non si può sperare che costui si ravveda. Perché mai dovrebbe farlo? Che cosa lo motiverebbe? La rieducazione della pena, sancita dalla nostra Costituzione, non può essere disgiunta dal reinserimento sociale. Certo, questo comporta qualche rischio. Ma se non siamo disposti a correrlo, va a farsi benedire non solo il no Fino a 10 anni Da 10 a 20 anni Oltre 20 anni Ergastolo stro senso di umanità, ma anche il principio fondante della civiltà giuridica di ogni società democratica». Alcuni fatti di cronaca farebbero pensare, tuttavia, che quel rischio sia a volte troppo grande. Tutti rammentano il caso di Angelo Izzo, che a metà degli anni Settanta seviziò la giovane Rosaria Lopez in una villa al Circeo e nel 2005, uscito dal carcere in regime di semilibertà, si macchiò di nuovo di sangue, uccidendo Maria Carmela Linciano e la figlia 14enne, Valentina Maiorano, seppellendo i corpi nel giardino della casa delle due donne. «Un episodio inquietante commenta il professore, Luciano Eusebi, docente all Università Cattolica. Ma, appunto, un episodio. Un singolo caso, sul quale andrebbe verificato se si è fatto tutto per evitarlo, ma che non può mettere in discussione un intero sistema, frutto di una plurisecolare cultura giuridica e che dimostra anche di fun- E il padre della vittima parlò col Percorsi di riconciliazione. Perché il rancore non libera chi soffre: «Guardarsi negli occhi è 14. scarp de tenis marzo 2011 Mario Congiusta è il parente di una vittima di ndrangheta. Cinque anni fa, a Siderno, in Calabria, un sicario gli ha ammazzo il figlio che si era opposto a un tentativo di estorsione ai danni del futuro suocero. Da allora ha desiderato solo una cosa: che l assassino fosse rinchiuso in una cella. Ha seguito tutte le fasi del processo. Tutti i colloqui. Tutte le udienze. Con un attenzione ossessiva, che quasi gli ha fatto rinunciare a vivere. Il giorno in cui il giudice ha condannato all ergastolo l omicida, lui però non era nell aula del tribunale. Si trovava a Milano, nel carcere di Opera, a colloquio con un camorrista pluriomicida. Qualcosa era scattato dentro di lui. «A lungo la mia unica ragione di vita era stata vedere in galera chi mi aveva ammazzato il figlio. Oggi mi sento come liberato da un macigno e posso dire che non mi importa più. Auguro con tutto il cuore che arrivino a questa consapevolezza anche mia moglie e mia figlia, alle quali ho raccomandato di compiere lo stesso cammino che ho fatto io». Guardarsi in faccia per capirsi Congiusta è una delle vittime per reati di ndrangheta che hanno scelto di partecipare al progetto Sicomoro. In una stanza della casa circondariale di Opera ogni sabato, per otto settimane consecutive, si sono incontrati faccia a faccia sette detenuti che hanno commesso reati di camorra e mafia (sei dei quali condannati all ergastolo) con sei vittime di reati di ndrangheta. «Chi ha ucciso ha guardato negli occhi chi ha avuto un parente ammazzato: ha dovuto confrontasi con il suo dolore, la sua rabbia, il suo rancore spiega Marcella Reni, responsabile del progetto. Chi ha subito il torto irreparabile della morte violenta di un proprio congiunto, invece, ha visto la disperazione di chi paga con il carcere a vita l offesa che ha commesso. Nonostante non ci fossero in questi colloqui uno di fronte all altro i colpevoli e

14 l inchiesta zionare alla prova dei fatti, se solo si ha la calma e la lucidità di guardare ai numeri e la forza di tenere a bada le emozioni. Il numero dei detenuti ai quali sono stati revocati i benefici di pena perché sono tornati a commettere un reato è inferiore, e voglio essere largo, allo 0,2%. Ciò significa che per ogni Izzo ci sono migliaia di altri signor nessuno che si ravvedono e tornano a dare il loro contributo positivo alla società. È assodato che i tassi di recidiva diminuiscono tra i detenuti che accedono alle misure alternative. E non è una diminuzione da poco. Si passa dal 70 al 20%. Un crollo. Che andrebbe tenuto in conto, quando ci si preoccupa di sicurezza». Pene più miti servono di più Secondo questa prospettiva, una pena certa ma più mite, oltre a essere più umana e civile, sarebbe anche più utile a prevenire i crimini. In questo discorso, però, c è un convitato di pietra: i parenti delle vittime. Quale spazio hanno i diritti di chi ha subito un offesa tremenda, una ferita indelebile, come l uccisione di un familiare? «Quelli che non considerano il dolore delle vittime sono proprio coloro che pensano alla pena come ritorsione replica Eusebi. In questo modo si può offrire solo una soddisfazione psicologica, ma tra reo e offeso le cose rimangono così come sono. Il solo modo per cambiarle, e per dare soddisfazione alla vittima, è che chi ha commesso l offesa ammetta di avere sbagliato, prenda le distanze da quello che ha fatto, dimostri il suo ravvedimento con atti concreti. È il solo risarcimento possibile, anche quando a chiedere giustizia sono i familiari delle vittime».. carnefice utile a neutralizzare il dolore» le vittime dello stesso reato, l impatto emotivo è stato enorme. E solo l intervento dei volontari ha permesso ai partecipanti di superare le barriere, e alla fine di compiere un percorso comune. I risultati sono andati ben oltre le aspettative». L iniziativa è realizzata da Prison Fellowship International, grande organizzazione cristiana a sostegno dei detenuti. In Ruanda, incontri simili sono serviti a superare il trauma del genocidio. In Italia il progetto, ribattezzato Sicomoro, è stato introdotto dal movimento ecclesiale Rinnovamento dello Spirito. Si tratta di un percorso di riconciliazione, previsto nel nostro ordinamento solo per i minori. I detenuti che accettano di compierlo, quindi, non godono di alcuno sconto di pena e di nessun beneficio. «I carcerati che abbiamo seguito potranno accedere ai permessi Antonio, dimenticato per 14 anni: «La prigione non ti aiuta a cambiare» Sono un ex detenuto. Ho passato 14 anni della mia vita dietro le sbarre, a Catania. So cosa vuol dire la parola carcere. Per il sistema giuridico, l istituto carcerario dovrebbe essere una struttura riabilitativa, ma per essere tale un carcere dovrebbe avere strumenti funzionali alla riabilitazione. Questo significa, secondo me, creare attività lavorative, dare la possibilità di esercitare i propri hobby e passioni, poter socializzare, creare un rapporto di fiducia tra detenuto e operatori, poter dimostrare il proprio cambiamento e cercare di ascoltare. Tutto questo in un percorso carcerario oggi non avviene, per carenze di personale o, più semplicemente, per scarso interesse. Questa condizione l ho vissuta in prima persona. Ogni volta che scontavo la pena e dovevo ricominciare a vivere, mi accorgevo che non era cambiato nulla. Mi si presentavano gli stessi problemi, senza via d uscita. Temevo di poter sbagliare un altra volta, avevo la consapevolezza di poter tornare dentro. Se solo avessi avuto la possibilità di essere indipendente con un lavoro, un occupazione, un modo per gratificare la mia persona e andare avanti nella società forse, e dico forse, non avrei commesso certi sbagli e sarei rimasto un libero cittadino. Il sistema carcerario dovrebbe cambiare, occorre dare una giusta direzione a coloro che hanno commesso degli errori, sono convinto che così facendo ci sarebbe meno delinquenza. Antonio Pepe premio e alle misure alternative solo fra molti anni precisa la Reni. Ma già oggi sono persone diverse. Tenerle rinchiuse in una cella non ha più alcun senso». Dopo Milano, l esperienza sarà ripetuta nel penitenziario napoletano di Poggioreale e in quello di Rieti. In seguito anche all Ucciardone di Palermo, luogo simbolo della lotta alla mafia, nella cui aula bunker a metà degli anni Ottanta si celebrò il maxiprocesso contro Cosa Nostra.. marzo 2011 scarp de tenis.15

15 Come morti, costretti a vivere Enrica dei dannati «Pure i pessimi cambiano» Coordina i volontari della prigione milanese di Opera, spesso vicini agli ergastolani di Stefania Culurgioni Fine pena mai è una lucuzione che non si scrive più, sulle cartelle ufficiali. Si mette un anno lontanissimo nel futuro, impossibile da raggiungere per la persona che in quel momento è ancora in vita. Morirà prima. La signora Enrica ha fatto la casalinga per decenni, allevando tre figli che le hanno dato otto nipoti. Ha sempre fatto volontariato, ma non si sarebbe mai immaginata che a un certo punto della sua vita sarebbe diventata la confidente e il punto di riferimento di decine di ergastolani, gente che sulla cui cartella penale sono riportate date impensabili. A pensarci ora sorride: «Lo dovevo immaginare racconta : abito vicino a San Vittore e mi sono sempre chiesta come vivessero lì dentro...». Il destino, però, l ha portata a Opera, penitenziario con detenuti, quasi 500 in regime di massima sicurezza. Molti di loro, appunto, all ergastolo. «Mi chiamò un prete della Sesta gruppo. Il rischio che filtrino informazioni è troppo grande, le precauzioni Opera San Fedele (la sesta opera di misericordia è visitare i carcerati, l associazione fa capo ai Gesuiti di Milano, ndr ) una pena molto lunga, si iscrivono al- sono molte». Molti detenuti, avendo spiega e mi disse: Enrica, c è bisogno l università. Fanno soprattutto giurisprudenza, e qualcuno anche ingegne- al carcere di Opera. E io ci andai». Sono passati vent anni: Enrica è diventata la ria. La cosa più importante è che scelgano facoltà dove non è obbligatorio coordinatrice dei volontari che operano nel penitenziario, e tutti i giorni varca i frequentare. Comunque, l associazione cancelli da cui tanti usciranno già vecchi, e qualcun altro non uscirà mai. facendo da collegamento con i profes- ha un volontario che si occupa di loro, «A Opera racconta Enrica, i detenuti in regime di massima sicurezza sotrati in carcere per fare gli esami. sori che, in alcuni casi, sono anche enno piazzati su tre piani di un edificio. Ma perché una persona che magari Quasi tutti stanno in cella doppia, qualcuno in singola. Sono tutti lì». L età è va- studiare? Che motivazioni ha? «Cerca- non uscirà mai di prigione, si mette a ria: anziani, ma anche ragazzi di 22 anni che si sono presi l ergastolo. Sopratca che in ogni caso devono spendere no di riempire il tempo racconta Enritutto legati alla criminalità organizzata: dentro quelle mura». mafia, camorra, traffico internazionale di droga. Qualcuno per omicidio, anche se gli assassini non mafiosi non stanno nel reparto di massima sicurezza. Il loro grado di pericolosità è minore di uno che fuori ha una solida rete malavitosa. Fine pena mai: un mondo a parte «Non fanno una vita facile lì dentro racconta Enrica. Per dire: hanno una messa tutta per loro, non si possono mischiare con gli altri detenuti, se fanno un lavoro, è solo con quelli del loro 16. scarp de tenis marzo 2011 L ergastolo è un trauma La verità è che l ergastolo ha un impatto psicologico traumatico su chi lo riceve. Qualcuno se l aspetta, soprattutto chi fa parte di un organizzazione mafiosa. Sa bene quello che rischia e, quando arriva, non si stupisce. Ma tutti hanno sempre la speranza di poter uscire dal carcere, magari dopo vent anni, magari in un regime di semilibertà o in affidamento ai servizi sociali. Ci sono stati ergastolani che hanno beneficiato di per- messi premio per incontrare i loro parenti: in via Giambellino, a Milano, l associazione Sesta Opera San Fedele ha due appartamenti: uno serve per i detenuti giunti a fine pena o che sono affidati ai servizi sociali e non sanno dove andare, una volta usciti, l altro serve per i detenuti che possono usufruire di permessi premio ma che hanno la famiglia lontana: il giudice non concede mai il permesso di viaggiare ed è la famiglia che arriva a Milano per incontrarli. «Noi volontari spiega Enrica cerchiamo di stare vicino a queste persone. C è un articolo, il numero 78 della legge 354, che stabilisce che i volontari

16 Le campagne Fine pena mai da riformare, appelli di detenuti e associazioni l inchiesta possono dare sostegno morale e lavorare per l inserimento sociale dei detenuti, anche ergastolani. Noi li ascoltiamo. E spesso facciamo da collegamento con avvocati, consolati e famiglie, ma sempre con moltissima cautela». Morire di vecchiaia. In carcere «L ergastolo per alcuni è davvero la fine della vita continua la coordinatrice dei volontari. Intento dire che ci si muore, qui dentro: sono i detenuti che hanno un reato ostativo, per il quale non è previsto che possano usufruire di alcun genere di permessi». Ma se il carcere deve rieducare un Contro l ergastolo, l associazione Liberarsi promuove da anni la campagna Mai dire mai. Le iniziative più simboliche sono state la lettera di circa 300 ergastolani italiani, nel maggio 2007, al presidente della repubblica per chiedere provocatoriamente la trasformazione della loro pena in pena di morte, e lo sciopero della fame durato fino a dicembre 2008, al quale hanno partecipato migliaia di persone, tra ergastolani e altri detenuti, oltre a parenti, amici, cittadini, volontari. A dicembre 2009, la Comunità Papa Giovanni XXIII ha invece sottoscritto, con un gruppo di ergastolani, una lettera aperta a papa Benedetto XVI. Santo Padre si leggeva nella parte finale dell appello ci sentiamo abbandonati da tutti, dagli uomini, dalla Chiesa e a volte persino da Dio, perché non si può essere contro la guerra, contro l eutanasia, contro l aborto e non essere contro la pena dell ergastolo». Il documento è consultabile al sito dell associazione, Infine giace ancora alla Corte europea dei diritti umani il ricorso presentato nel novembre del 2008 da 700 ergastolani italiani per chiedere l abolizione dell ergastolo ostativo. individuo che ha sbagliato, in modo che diventi una persona migliore quando esce, che senso ha l ergastolo? «Per noi è una contraddizione riflette Enrica ; anzi, alcuni lo paragonano alla pena di morte. Se non hai la possibilità di uscire, è come morire. Il Seac, coordinamento delle associazioni che si occupano di detenuti a livello nazionale con impronta cattolica, lo scorso anno ha organizzato un convegno sull ergastolo. È venuto fuori che per certi aspetti è anticostituzionale. È una contraddizione che esiste nella nostra legislazione». Eppure i volontari non mollano, e puntano sulla rieducazione anche degli ergastolani: istruzione, lavoro, percorsi alternativi, vita di fede. Si propongono modelli di vita alternativi. In carcere si inizia a cambiare «Molti detenuti rivela la signora Enrica faticano a comprendere il concentto di assistenti volontarie. Il mafioso uccide, ma si aspetta che la mafia lo protegga, gli garantisca l avvocato, gli protegga la famiglia... L idea che ci siano persone che volontariamente entrano in carcere per aiutare gli altri li aiuta a revisionare i loro modelli di vita e di comportamento. Molti sono figli di detenuti, molti si sposano fra loro, hanno modelli di vita diversi dai nostri, sono cresciuti in un mondo a parte. Molti imparano a leggere e scrivere in galera, anche nel Ed è vero, l ignoranza genera mostri. Io riscuotevo la pensione per uno che firmava con la croce...». La rieducazione passa anche attraverso l incontro con i familiari delle vittime. Il comune di Milano ha un centro di mediazione penale con tre sedi, in cui i detenuti vengono inviati dal magistrato per sottoporsi a colloqui. L idea è far capire a queste persone quale sia l origine della loro rabbia, e del loro comportamento. A Opera, invece, è attivo il progetto Sicomoro, grazie al quale alcuni ergastolani, volontariamente, si sono sottoposti a un incontro con i familiari delle vittime di delitti analoghi. Una sorta di riconciliazione a tappe, che può essere utile a tutti i partecipanti. «La famiglia conclude Enrica è l unica e principale preoccupazione di tutti i detenuti, soprattutto degli ergastolani. Che, una volta arrivati in carcere, iniziano davvero a rendersi conto di quello che hanno fatto, del grande dolore che hanno inflitto anche a parenti, mogli, mariti, fratelli, genitori e, soprattutto, figli. Il passo successivo è spostare l attenzione sulle vittime e far comprendere le conseguenze che il gesto compiuto ha avuto e avrà per sempre su persone innocenti». Comprendere per cambiare. Un percorso che libera. Anche chi non potrà mai uscire.. marzo 2011 scarp de tenis.17

17 Torino, dal Politecnico idee per umanizzare i luoghi d accoglienza Dormitorio design abitare l autostima di Claudia Torre Separé prêt à porter per il letto, come una capote; separé prêt à porter per il bagno; un comodino che diventa una borsetta; tavoli variamente componibili e colorati; cubi che divengono sedie, ma anche armadi o tavoli Tutta la cura e la creatività del moderno design sono entrate nel dormitorio, grazie a un progetto torinese, e davvero singolare: Abitare il dormitorio. Gli ospiti senza dimora dei dormitori torinesi hanno analizzato e suggerito cosa servirebbe loro per meglio abitare gli spazi condivisi, a partire dal bisogno di intimità. Ben 120 studenti del Politecnico, futuri architetti, hanno ascoltato e trasformato in progetti, che sono stati esposti in una mostra che ha portato, con successo, il dormitorio nel centro della città. Così un po di luoghi comuni sono stati rivisti. Tutto è iniziato nel 2009, quando il comune di Torino ha avviato una serie come dovrebbe essere un dormitorio di ristrutturazioni in diversi dormitori spiega Nicoletta Salvi, della cooperativa della città. «In quel periodo avevamo Parella, che da anni lavora con le persone senza dimora e che ha promosso il iniziato a collaborare con l antropologa Valentina Porcellana. È stata l occasione per dare inizio a una riflessione su un pensiero culturale. Davvero il progetto. Sui dormitori in Italia non c è mon- Fio.psd: «Allontanati dagli spazi pubblici, i senza dimora hanno diritto alla qualità» Rendere il dormitorio accogliente, vuol dire sancire che il luogo per le persone senza dimora è il dormitorio? Scarp lo ha chiesto a Davide Boldrini, vicepresidente nazionale di Fiopsd, la federazione degli organismi per le persone senza dimora. «Negli ultimi anni nel dibattito pubblico la condizione dei senza dimora ha avuto come centro la negatività: il problema sicurezza, il problema del decoro. Sono fiorite iniziative tese a disincentivare la presenza dei senza dimora nello spazio pubblico. Basti pensare a certe ordinanze dei comuni, o alla realizzazione di panchine con divisori per non permettere ai senza dimora di dormirci su. Invece un iniziativa come quella di Torino rimette al centro la qualità dell abitare. La parola abitare, in latino ha la radice nel verbo avere: coloro che non hanno non abitano, è l espressione massima della povertà, della deprivazione. Tendiamo inoltre a fissare lo sguardo sul bisogno e la risposta è sempre lineare: ti manca un letto, ti do un letto. Ma il bisogno è una dimensione complessa. La doccia non è solo bisogno di lavarsi, è contatto con il proprio corpo. Dovremmo combattere i dormitori tenendo conto non solo della materialità dei bisogni. Il valore dell aiuto sta non tanto negli oggetti dati, bensì nella capacità di accompagnare, perché la persona evolva verso il non bisogno. In questa prospettiva, la cura dei luoghi è un valore e un servizio alla persona, una prima forma di riconoscimento. Anzi, sarebbe importante fissare per legge il livello essenziale di accoglienza: quella notturna, per tutti. Farebbe emergere in modo tangibile un fenomeno di fatto trasparente alle politiche pubbliche». 18. scarp de tenis marzo 2011 do dei senza dimora è ancora circondato da miti, rappresentazioni false come quella della scelta, che non riflettono bisogni e sofferenze reali. Chi è senza dimora è uno che ha vissuto un dopo-terremoto, se non umano, relazionale. Il reinserimento sociale deve passare dal riconoscimento della dignità personale, anche da parte delle strutture di accoglienza e di emergenza». Un progetto contro la disistima Valentina Porcellana, ricercatrice in antropologia culturale nel dipartimento di Scienze dell educazione dell Università di Torino, ha dapprima dato il via a focus group all interno di diverse strutture comunali gestite dalla Parella: «Abbiamo iniziato a lavorare con gli operatori e con gli ospiti su come avrebbero voluto il dormitorio. Il dato più singolare è stato rilevare come le persone senza dimora abbiano introiettato le opinioni che il mondo esterno ha di loro: se sono un senza dimora, devo stare in

18 Frequentatori e giudici «Comoda la panchina estensibile, utile la spirale per il bagno...» l inchiesta periferia, merito di stare in un luogo brutto. La bruttura e l incuria che caratterizzano i luoghi alimentano la disistima. Invece, se c è un progetto diverso, può emergere qualcosa di diverso». Partendo da questa consapevolezza, e grazie all incontro con un altro giovane docente universitario del Politecnico di Torino, Cristian Campagnaro, la Parella ha iniziato a raccontare la realtà dei senza dimora ai 130 studenti del prestigioso ateneo scientifico. Oggetti dedicati ai senza dimora Campagnaro, docente del Corso di design industriale II, ha da sempre un attenzione particolare alle finalità sociali della progettazione: «È facile pensare a oggetti per il Salone del mobile di Mila- Quando si pensava che nessuno fosse preoccupato delle condizioni di vita nei dormitori delle persone senza dimora, abbiamo ricevuto una piacevole sorpresa: siamo andati a vendere Scarp de tenis alla mostra organizzata dalla cooperativa Parella. Non una mostra qualsiasi, ma grazie alla capacità innovativa di alcuni studenti della facoltà di architettura, sono stati esposti dei progetti per rendere più funzionali lo spazio e l arredo nei dormitori. La mostra è stata allestita in una stanza con scatole di cartone, alle quali erano attaccati i progetti, e un proiettore per presentare nel dettaglio l intera iniziativa. Tra le soluzioni proposte quelle che abbiamo trovato più interessanti sono: la panchina estensibile per raddoppiare i posti a sedere quando ci sono molte persone; inoltre, da sotto la panca è possibile estrarre un poggiapiedi. Poiché dopo una giornata passata a camminare i piedi sono stanchi e gonfi, questa invenzione ci è parsa particolarmente interessante. Un altra brillante soluzione per risparmiare spazio utile consiste in una serie di cubi che possono essere utilizzati singolarmente come una sedia, oppure assemblati a formare una tavola, o ancora impilati per formare un piccolo armadio. Nel dormitorio i bagni sono in comune e alla mattina ci sono molte persone al lavandino: per mettere il bicchiere, il sapone, lo spazzolino e il dentifricio non c è spazio. Alcuni studenti hanno trovato una soluzione ingegnosa: con un filo metallico si costruisce una spirale alla cui coda è applicata una ventosa per metterla dove c è spazio libero. Secondo noi questa invenzione dovrà essere registrata e omologata come idea originale, utile anche per la casa! Anche l intimità è un bisogno fondamentale per ogni persona, purtroppo per un senza dimora è molto difficile trovare un po di privacy. Alcuni studenti hanno pensato che, per ottenerla, potrebbe essere utile montare una tenda intorno a ogni posto letto. Infine l ultimo progetto che per noi merita di essere menzionato è un punto informativo (una sorta di cabina telefonica) per le persone senza dimora, in cui è possibile trovare tutti i numeri e gli indirizzi utili: la lista dei dormitori, gli indirizzi delle mense, dei bagni pubblici, dei centri da ascolto. Gheorghe Mateciuc e Massimiliano Giaconella no, ma è importante aiutare i futuri progettisti a elaborare uno sguardo critico, a riflettere su realtà per loro inusuali. Nelle prime settimane di incontri tenuti dalla Parella, gli studenti parlavano di barboni, di persone che in fondo se la sono cercata, bevono, bivaccano... Man mano c è stata una presa di coscienza, e la convinzione di rispondere alle esigenze di persone in difficoltà. I ragazzi leggono, studiano, navigano su internet, ma ci sono pezzi di mondo che non conoscono. Il contatto con la cooperativa è stato un profondo momento di conoscenza». Così come la mostra nella centralissima piazza Palazzo di Città, momento di conoscenza per tutti i torinesi. Adesso manca solo la produzione.. marzo 2011 scarp de tenis.19

19 Eurovolontari 2011 / Romania Alexandru e il tempo del condividere Alexandru-Mihnea Muresan è originario di Oradea, nella bella regione rumena della Transilvania. Ha 21 anni, eppure già da quattro fa volontariato alla Caritas Eparhial di Oradea, organizzazione che svolge progetti e servizi sociali integrati per rispondere ai bisogni di famiglie povere, anziani, homeless. Alexandru studia presso l International Relations and European Studies. Il suo sogno? Vorrebbe lavorare nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Intanto divide il suo tempo fra studio, amici e volontariato: ogni giorno passa fra le due e le sei ore (dipende dagli altri impegni) nella sua organizzazione, per la quale svolge attività di fundraising, cioè raccolta fondi : condizione necessaria, oggi, per poter avviare e condurre progetti sociali. Il giovane rumeno ha iniziato a fare il volontario perché aveva sentito dagli amici che era «un esperienza fantastica». Ha provato e non si è mai pentito della decisione. Quando gli chiedono perché lo fa, lui risponde con l ingenuo pudore dei suoi venti anni e poco più: «Aiutare qualcuno che ha bisogno mi fa stare bene. Non c è molto di più da dire, secondo me». Alexandru ama molto ciò che fa per gli altri ed è convinto che lo farà per sempre. Però è anche consapevole che il suo tempo libero diminuirà notevolmente quando avrà una famiglia. Eppure sostiene che non intende lasciare. «Il tempo che dedico all essere un volontario è importante, perché è anche un modo eccellente per impiegare il mio tempo personale. Quando avrò una famiglia il mio punto di vista non cambierà. La penserò allo stesso modo». In passato Alexandru ha avuto una lunga esperienza di volontariato con gli homeless e il ricordo è rimasto indelebile. «Ogni tanto penso alle persone che ho incontrato sulla strada racconta e mi prende un po di inquietudine per la grande sofferenza che emerge dalle loro vite. Quando iniziano a raccontare di se stessi e di come sono finiti in strada, comunque sia la tua vita (semplice, sofisticata, modesta o agiata) ti senti la persona più fortunata del mondo. Sulla strada ho incontrato persone di grande spessore, che potrebbero raggiungere i più alti livelli nella società, persone con grande forza interiore. Essi stessi, secondo me, potrebbero, una volta recuperati a una vita sociale, aiutare altri che si trovano nella stessa situazione». Se si chiede ad Alexandru qual è la scoperta più bella che si può fare praticando il volontariato, lui non ha esitazioni. «È pensare che puoi condividere tutto con l altro. Per iniziare non hai bisogno di nulla, perché imparerai giorno dopo giorno qualcosa di nuovo. E con il tempo, se giustamente vuoi migliorare, puoi partecipare a moltissimi corsi: da quelli per clown al laboratorio di scrittura al corso di fundraising. L importante è essere consapevoli di quel che si vuole fare». E Alexandru lo è. Nessun dubbio a riguardo. Daniela Palumbo (traduzione di Sabrina Montanarella) Ogni giorno, Stannah è con te. Per fare le scale, scegli un montascale Stannah: affidati a persone che si impegnano ogni giorno per rendere più semplice la tua vita. Ti ascolteremo con attenzione per capire a fondo le tue aspettative e offrirti soluzioni su misura per le tue esigenze. Ti affiancheremo in ogni momento per consigliarti, per scegliere e installare il tuo montascale, per garantirti sicurezza e serenità. Contattaci per prenotare una visita, provare un montascale o farci tutte le domande che vuoi. Gratuitamente e senza impegno. Persone di cui fidarsi. Dal Stannah ti risponde Chiamata gratuita nnah.it

20 Lotta all esclusione Dalla Consensus Conference indicazioni a Ue e stati per le loro politiche Porre fine all homelessness Sei raccomandazioni all Europa di Ettore Sutti V ERSO UNA COMUNE COMPRENSIONE DEI FENOMENI. E, DUNQUE, VERSO POLITICHE UNIFORMI. La storica Consensus Conference svoltasi a inizio dicembre a Bruxelles ha affrontato il tema della lotta all homelessness sulla base di sei domande chiave. La giuria indipendente (sette esperti di levatura internazionale) ha varato altrettante raccomandazioni, facendo sintesi di giornate di serrato confronto tra centinaia di operatori, studiosi e persone interessate al problema, giunti da tutta Europa. Ora ci sono una base di conoscenze solida e una visione condivisa, su cui Unione e stati membri sono inviatati a impostare le loro strategie. Ecco una sintesi delle sei raccomandazioni. Che cosa significa condizione di senzatetto? Per meglio definire il fenomeno dovrà esere adottata Ethos (Classificazione europea sull esclusione abitativa e la condizione di persona senza dimora), lanciata da Feantsa nel 2005, che mira a una definizione comune dei senza dimora in base a quattro situazioni abitative: senzatetto, senza casa, persone che vivono in alloggi insicuri, che vivono in alloggi inadeguati. Porre fine alla condizione di senzatetto: un obiettivo realistico? Tale condizione è un ingiustizia e una violazione dei diritti umani fondamentali, cui si può e si deve porre fine. Una costante prevenzione e determinate misure di intervento, nell ambito di strategie nazionali e regionali integrate, possono impedire che le persone diventino senzatetto. Le iniziative politiche abitative sono il metodo più efficace per prevenire e affrontare il problema dei senzatetto? Bisogna abbandonare l utilizzo di rifugi e alloggi temporanei come soluzione predominante. Ciò significa incrementare l accesso a situazioni abitative permanenti e accrescere la capacità sia di prevenzione sia di fornitura di un adeguata assistenza alle persone nei loro alloggi. Come può essere garantita la partecipazione significativa di persone senza dimora allo sviluppo di politiche per la condizione di senzatetto? Garantendo loro diritti e autonomia. Si auspica che i senzatetto siano messi in condizione di partecipare al processo decisionale che riguarda le loro vite, abbattendo le barriere che si frappongono alla partecipazione dei senzatetto ai processi decisionali. In quale misura le persone dovrebbero essere in grado di accedere ai servizi per i senzatetto a prescindere dalla loro condizione giuridica e dalla loro cittadinanza? All interno dell Unione europea nessuno dovrebbe essere abbandonato all indigenza, a prescindere dalla propria situazione giuridica o amministrativa. Bisogna poi adottare un approccio integrato alla situazione dei migranti e dei cittadini dell Ue che vivono nella condizione di senzatetto a causa di ostacoli derivanti dalla loro situazione giuridica o amministrativa. Quale dovrebbe essere la strategia dell Ue sul fenomeno dei senzatetto? Sia il quadro complessivo dell Ue sia le strategie nazionali devono adottare un approccio integrato e riunire tutti gli ambiti più importanti: alloggi, affari sociali, salute e occupazione. Si invitano poi gli stati membri a stabilire le date entro le quali porranno fine al problema dell homelessness, ponendo tra le priorità tutti gli interventi di lotta e la prevenzione di questo fenomeno. Ma non solo. A livello di Ue, il quadro strategico deve sostenere, monitorare e coordinare lo sviluppo di strategie nazionali e deve farlo attraverso una struttura di monitoraggio adeguata, la promozione di servizi di qualità, la possibilità di accedere costantemente a finanziamenti europei e l integrazione di queste tematiche negli ambiti politici di competenza.. marzo 2011 scarp de tenis.21

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