21 Savonese Alpi Liguri e Val Nervia

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1 7 Guide per 7 Centri Le sette guide che costituiscono questa collana illustrano l Alta Via dei Monti Liguri in modo pratico ed efficace. L itinerario non viene descritto passo per passo, tappa per tappa, monte per valle, bensì attraverso itinerari ad anello, o a ferro di cavallo, che comprendono sempre sentieri di raccordo raggiungibili con i mezzi di trasporto pubblico di linea o integrativo. Si è trattato di un operazione laboriosa e impegnativa, ma indispensabile per rendere l Alta Via più amichevole e accessibile, per poter attrarre in particolar modo quanti hanno sempre considerato questo percorso assai affascinante ma altrettanto complicato da raggiungere o da percorrere, ovvero chi non ha mai preso in considerazione l opportunità di trascorrere un week end, o una gita giornaliera, sui monti liguri. L occasione per scoprire l altra Liguria, con le sue grandi ricchezze paesaggistiche, naturalistiche, culturali ed enogastronomiche, è oggi ancora più allettante grazie ai servizi integrativi di trasporto messi a disposizione dalla Rete dei Parchi e Alta Via : sette Centri Servizi, distribuiti da ovest a est lungo tutta la regione, realizzati grazie ad altrettanti progetti pilota, resi possibili da fondi ministeriali e regionali. I Centri forniscono servizi di mobilità, da e per l Alta Via e le Aree protette - direttamente o in convenzione con le aziende di trasporto pubblico locale - e servizi di accompagnamento con Guide Ambientali ed Escursionistiche (GAE). 21 Savonese Alpi Liguri e Val Nervia L Alta Via dei Monti Liguri Itinerari, trasporti, ospitalità I sette Centri con i relativi soggetti gestori sono: 1. Colle di Nava (IM) - Provincia di Imperia - in edicola dal 14 Maggio 2. Savona - Provincia di Savona - in edicola dal 21 Maggio 3. Sassello (SV) - Ente Parco Beigua - in edicola dal 28 Maggio 4. Mignanego (GE) - Comune di Mignanego - in edicola dal 4 Giugno 5. Torriglia (GE) - Ente Parco Antola - in edicola dal 11 Giugno 6. Passo del Bocco (GE) - Ente Parco Aveto - in edicola dal 18 Giugno 7. Calice al Cornoviglio (SP) - Ente Parco Montemarcello-Magra - in edicola dal 25 Giugno Regione Liguria Provincia di Imperia AV ALTA VIA DEI MONTI LIGURI Associazione Alta Via dei Monti Liguri Alta Via dei Monti Liguri - Alpi Liguri e val Nervia Testi Gianni Dall Aglio, Fabrizio Càlzia Fotografie Archivio ufficio Parchi Provincia di Imperia, Archivio Servizio Parchi e aree protette della Regione Liguria, Fabrizio Càlzia, Massimo Campora, Renato Cottalasso, Gianni Dall Aglio, Dario Fabbri, Lauro Laura, Carmelo Marino, Maurizio Robello, Enrico Tacchi Progetto grafico Mario Benvenuto Basi cartografiche Servizio Parchi e aree protette della Regione Liguria, Piero Ferrari Stampa Erredi Grafiche Editoriali - Genova Edizione Galata s.r.l. - Via G. D Annunzio 2/52, Genova - Tel./Fax In vendita esclusivamente con a 2,00 più il prezzo del quotidiano Direttore responsabile: Lanfranco Vaccari Registrazione Tribunale di Genova n.7424 del 17/06/1924

2 Alta Via dei Monti Liguri: un cammino tra terra, cielo e mare Con un po di retorica si potrebbe anche dire camminare sul confine tra terra, cielo e mare perché le sensazioni, fisiche quanto emotive, che si possono avvertire lungo l affascinante Alta Via sono davvero forti; sia nelle limpide giornate di sole e tramontana, quando l arco alpino occidentale e tutto il mar Ligure si offrono allo sguardo; sia sotto la nebbia che sale dal mare sotto il soffio dello scirocco, mentre si cammina realmente con la testa fra le nuvole. Una definizione inesatta - ma di successo - dice che l Alta Via è l autostrada dei monti liguri ; di fatto essa percorre trasversalmente la regione quasi, per dirla con Dante, da Lerici a La Turbie : un sentiero lungo oltre 400 chilometri, che in 43 tappe riprende l intero spartiacque ligure/padano da Ventimiglia alla piana della Magra, salendo dal livello del mare ai 2200 metri del monte Saccarello, nelle Alpi Liguri. Un percorso di confine fra due ambienti naturali tanto vicini quanto diversi, entrambi necessari per comporre quella piccola meraviglia che è la Liguria. A sud, versanti che digradano verso la costa solcati da brevi torrenti, ricoperti di macchia mediterranea, oliveti, serre e vigneti, qua e là borghi arroccati punteggiano il paesaggio lasciando definitivamente il posto, in prossimità del margine costiero, a chiassosi centri abitati, strade e altre infrastrutture, posti davanti al mare in cui l inverno sembra solo un modo di dire. A nord, verso la pianura padana, i pendii disegnano linee più dolci, scendendo fino al Po (o suoi affluenti) lungo massicci montuosi ammantati di foreste e boschi misti nei cui cieli volano falchi e aquile e dove i lupi sono tornati a cacciare camosci e caprioli; valli meno abitate e più selvagge, dove l inverno è vero come lo si dipinge. Dal crinale, linea invisibile che separa e insieme unisce questi due mondi, si aprono panorami unici e affascinanti: a sud, oltre le Riviere, il mare, chiuso all orizzonte da quel miraggio che è la Corsica con le sue ancelle: le isole toscane, l Elba, Capraia, la Gorgona. A nord la pianura padana è raramente così limpida da poter essere visibile, ma oltre la sua caligine appare maestoso il muro bianco delle Alpi che, dalle vette seghettate del Cuneese, innalza il triangolo roccioso del Monviso; quindi l enorme candore del monte Rosa, fino a svanire nell orizzonte, coi lontani ghiacciai dell Adamello lombardo e la dorsale grigia del monte Baldo. Un mondo di mare e di montagne, incorniciato dal profilo azzurrato della Costa Azzurra e dalle vette, bianche di marmo e nere di foreste, delle Alpi Apuane. L Alta Via dei Monti Liguri. Un cammino lungo ma non particolarmente difficile, ben tracciato e segnalato. Buona parte del suo percorso può essere affrontato da un escursionista medio, anche se percorrerla per intero è già un altra storia, sebbene la mountain bike o il cavallo permettano, lungo molti tratti, di ridurre i tempi. In fondo però non importa: ché percorrere anche solo qualche tratto dell Alta Via significa immergersi in una Liguria profondamente diversa. Un Altra Via, dunque. Ma assolutamente vera, da sempre. Basti pensare che fin dalla preistoria quel popolo un po misterioso, fiero e selvaggio che i greci chiamarono Lygues e i romani Ligures abitava i castellari nascosti nelle foreste e sulle vette dei monti, mentre il mare era roba per greci o fenici. L Alta Via incrocia molte strade: a essa si allaccia una fitta rete di sentieri grosso modo perpendicolari in direzione mare-monti/nord-sud, per lo più ben segnalati, che spesso ricalcano antiche vie di comunicazione che univano valle con valle e la costa con la pianura padana; sono, anzi erano, le vie del sale o vie marenche che dalla preistoria all arrivo di Napoleone hanno svolto la funzione di strade di collegamento e di commercio: vie del sale per chi portava non solo il sale ma anche l olio e le merci d oltremare dai porti della costa ai mercati della pianura Padana - o delle fiere di Fiandra - ; vie marenche per chi le percorreva in senso opposto dalla pianura al mare, con grano, carne e quant altro abbondasse nelle terre celtiche del nord e scarseggiasse sulle mediterranee coste dei Liguri. 1 Alpi L Alta Via dei Monti Liguri Liguri e Val Nervia Itinerari, trasporti, ospitalità A fianco: panorama dall Alta Via. In copertina: la vetta del Saccarello A2 1

3 Il Parco Naturale Regionale delle Alpi Liguri Il Parco: Dove & Come Ente di gestione: Ente Parco delle Alpi Liguri c/o Provincia di Imperia Viale Matteotti, Imperia Superficie: ha dei quali: di Parco naturale e di Paesaggio protetto Comuni: Cosio d Arroscia, Mendatica, Montegrosso Pian Latte, Pigna, Rezzo, Rocchetta Nervina, Triora. Punti di informazione: presso la sede comunale di ciascuno dei sette comuni del Parco (Porte del Parco): Cosio D Arroscia Tel Mendatica Tel Tel. I.a.t Montegrosso Pian Latte Tel Pigna Tel Rezzo Tel Rocchetta Nervina Tel Triora Tel Tel. I.a.t Sopra: Alba dal rifugio Sanremo con vista sul gruppo del Mongioie e Marguareis Il Parco, concepito già da lungo tempo ma reso operativo soltanto nel 2008, tutela un territorio di ettari, dei quali a parco naturale ed altri a paesaggio protetto. Il comprensorio include alcune fra le più belle e integre montagne delle Alpi Liguri, in un territorio suddiviso in quattro distinte zone non contigue fra loro, a ridosso dei crinali di confine con la Francia e il Piemonte; a contorno e a collegamento di queste il Paesaggio protetto, tessuto connettivo di raccordo. La zona di Pian Cavallo è tra le aree naturalisticamente più importanti della Liguria per i vasti lariceti, le pinete a pino silvestre, le faggete e altre formazioni arboree miste. L area è caratterizzata da fenomeni carsici tra i più importanti d Europa, ricca com è di manifestazioni epigee e ipogee (grotte, cavità, sifoni). Spettacolare la forra d incisione della Gola delle Fascette (circa 600 metri di sviluppo), al confine con il Piemonte. La dorsale che unisce i monti Saccarello, Frontè e Monega, rappresenta il comprensorio più elevato della Liguria, con praterie magre e terreni erbosi, vasti boschi di caducifoglie (magnifica la faggeta di Rezzo) e una forte tradizione di pastorizia. Le formazioni calcaree della parte nord occidentale della valle Argentina hanno favorito lo sviluppo di pareti sub-verticali (falesie di Realdo e Loreto), gole di incisione e forme ipogee. L area dei monti Gerbonte, Toraggio-Pietravecchia è tra le più scenografiche e ospita, tra habitat molto differenziati, un elevato numero di specie endemiche. La Foresta Demaniale di Gerbonte (622 ettari), ospita abeti e pini sil- vestri, faggi, aceri e larici secolari. I massicci selvaggi e suggestivi dei monti Toraggio e Pietravecchia sono considerati tra le cime più belle dell intera catena alpina. Il substrato geologico, la vicinanza al mare di cime prossime o superiori ai 2000 metri, l alternanza di periodi glaciali e interglaciali hanno determinato microambienti con presenza di un numero elevatissimo di specie floristiche di enorme interesse bio-geografico. La Foresta Demaniale di Testa d Alpe accoglie uno dei boschi più belli della Liguria, con abeti bianchi, aceri di monte e pini silvestri; le zone di crinale ospitano una vegetazione erbacea molto importante per l avifauna. La valle del torrente Barbaira ha un fascino selvaggio, ospita laghetti e cascate di grande bellezza. Il substrato calcareo, calcareo arenaceo e a calcari nummulitici è ricco di cavità ipogee che rendono l area di notevole interesse speleologico. Le quattro aree conservano numerosissime specie di piante e animali, ospitate in habitat protetti, a livello comunitario, nazionale e regionale, quali Siti d Importanza Comunitaria (SIC). Il Parco è accessibile dalle valli Arroscia, Argentina e Nervia; alcune strade asfaltate, una lunga e panoramica strada sterrata ex-militare (in parte coincidente con il tracciato dell Alta Via), oltre a numerosi sentieri ben segnalati, lo attraversano rendendolo fruibile al meglio. Il paesaggio delle Alpi Liguri Il Parco delle Alpi Liguri rientra nell areale della cultura alpina ligure-provenzale-occitanica. La pratica della pastorizia e soprattutto della transumanza delle greggi è stata per millenni un importante elemento di collegamento e di scambio culturale fra le popolazioni alpine. Le stesse caratteristiche dell insediamento riflettono tale appartenenza culturale e ne segnano i confini che comprendono le valli del basso Cuneese e quelle brigasche in territorio francese. La storia di questa cultura ha lasciato ampie testimonianze di sé; basti pensare al ciclo di affreschi del Canavesio e di altri pittori alpini del tardo Quattrocento e alla grande scuola dei lapicidi di Cènova di Rezzo. Il paesaggio protetto è una forma di tutela del territorio prevista a livello internazionale e rivolta a quelle situazioni in cui le relazioni fra ambiente naturale e attività umane tradizionali hanno fortemente caraterizzato il paesaggio. 2 3

4 L Alta Via e le Alpi Liguri La fauna dell Alta Via nelle Alpi Liguri L Alta Via inizia dal basso a pochi metri dal mare, e ci si deve conquistare la quota a tre zeri arrampicandosi sul crinale che separa le valli Nervia e Roia. Da Ventimiglia, poco distante dalla stazione ferroviaria in direzione Camporosso, si risale il pendio lasciandosi il mare alle spalle e addentrandosi sempre più in una vegetazione burbera, formata da specie arbustive e arboree a foglie persistenti e tante piante esotiche che, specie nei pressi delle abitazioni, si diffondono a macchia di leopardo. Lo scenario è destinato a mutare man mano che ci si allontana dalla costa: dai vigneti del rinomato Rossese, fin sopra Dolceacqua, ai maestosi panorami alpini caratterizzati da foreste e affioramenti rocciosi. Gradualmente, si sale oltre i 1000 metri entrando nel territorio protetto del giovanissimo Parco Naturale Regionale delle Alpi Liguri e aggirando maestose vette calcaree che sfiorano i 2000 metri fino a toccare i 2200 metri del monte Saccarello, vetta di Liguria. Sono ambienti che entrano a pieno titolo nel novero dei paesaggi alpini e ai quali la grande vicinanza al mare conferisce caratteristiche di unicità. Di particolare importanza è la convivenza fra animali e vegetali tipici di regioni assai diverse: dell Europa centro-settentrionale e del Mediterraneo. Durante l ultima glaciazione, terminata circa anni fa, specie vegetali delle fredde terre del Nord espansero il loro areale giungendo a latitudini inconsuete; quando la glaciazione terminò, e le temperature si alzarono, molte di queste specie scomparvero, ma altre riuscirono a sopravvivere in piccoli ambienti a microclima favorevole - freddo - negli anfratti, per così dire, delle montagne delle Alpi Liguri, che contemporaneamente conobbero l arrivo da sud delle specie mediterranee. Fra le specie mediterranee di maggiore importanza, la fauna annovera due rettili di peso : la lucertola ocellata (Timon lepidus, ex Lacerta lepida) e il colubro lacertino (Malpolon monspessulanus). La lucertola ocellata è il più grosso sauro italiano, una lucertolona che può raggiungere i 90 cm di lunghezza e vive in Spagna, Marocco, Francia meridionale e Liguria. Il colubro lacertino è un serpente di più di un metro e mezzo di lunghezza, velenoso solo per piccoli animali, che condivide i territori della lucertola ocellata e vive anche nei Balcani. Tralasciando i numerosi endemismi della classe degli insetti, va ricordato che i grandi vertebrati sono ben rappresentati su queste montagne. Una colonia di camosci (Rupicapra rupicapra) abita le alte praterie intorno al monte Toraggio e i versanti a sud del monte Saccarello e non è impossibile scorgerli, talvolta anche a breve distanza. Ci sono alcuni lupi (Canis lupus), ma questi non si lasciano vedere tanto facilmente. Nemmeno gli ermellini (Mustela erminea) e le lepri bianche (Lepus timidus) si mostrano volentieri, mentre è più facile imbattersi in volpi (Vulpes vulpes), cinghiali (Sus scrofa), qualche tasso (Meles meles), e numerose marmotte (Marmota marmota), intorno al monte Saccarello. In primavera si ascoltano i richiami del gallo forcello (Lyrurus tetrix) e del gufo reale (Bubo bubo), mentre in ogni stagione si ammirano i voli lenti e roteanti dei rapaci diurni: la rara aquila reale (Aquila chrysaëtos), il gheppio (Falco tinnunculus), il biancone (Circaëtus gallicus), la più comune poiana (Buteo buteo). 4 5

5 La flora dell Alta Via nelle Alpi Liguri Valgano alcuni esempi a sottolineare il sublime e caratteristico connubio-contrasto fra ambienti mediterraneo e alpino: la buona esposizione al sole e il clima temperato lungo la costa fanno sì che alcune specie mediterranee quali il leccio (Quercus ilex) o il lentisco (Pistacia lentiscus) risalgano i versanti sino a quote per loro insolite. Per contro, specie tipicamente alpine quali l abete bianco (Abies alba) e il pino silvestre (Pinus sylvestris) scendono a quote piuttosto basse e relativamente vicine al mare. Più in generale il paesaggio comprende la macchia mediterranea, le pinete costiere, gli oliveti, le leccete, i querceti di roverella (Quercus pubescens), le pinete di pino silvestro dalla corteccia rossastra (ad esempio a Testa d Alpe), le abetaie di abete bianco (la foresta di Gouta intorno a Margheria dei Boschi), le faggete (Fagus sylvatica), bellissime in autunno quando le foglie si tingono di bruno rossiccio, e i lariceti. Nei boschi spiccano in tarda primavera il giallo allegro dei fiori del maggiociondolo (Laburnum alpinum), in autunno le bacche del sorbo degli uccellatori (Sorbus aucuparia) e del sambuco (Sabucus racemosa). Presente qua e là anche l acero montano (Acer pseudoplatanus) dalle larghe foglie. Le rocce calcaree delle montagne dell interno ospitano grandi praterie arbustive sulle quali prosperano i rododendri (Rhododendrum ferrugineum), il mirtillo (Vaccinium myrtillus) e l ontano verde (Alnus viridis) che sopportano bene i lunghi innevamenti. Magnifiche le fioriture in giugno e luglio dei rododendri, particolarmente affascinanti dove questa specie forma il sottobosco dei lariceti. Il larice (Larix decidua) è la conifera tipica delle quote alberate maggiori, in condizioni ottimali può salire sino ai 2400 metri di quota, forma boschi radi e luminosi e in autunno perde le foglie - unica coni- fera europea con queste caratteristiche - conferendo ai suoi boschi un magnifico colore giallo-bruno in grado di vivacizzare anche le più uggiose giornate novembrine. Non mancano, a tutte le quote, gli endemismi e le specie rare, favorite dall abbondanza di rocce calcaree soggette a elevata erosione atmosferica, che origina una grande varietà di microambienti: sulle colline più prossime alla costa si trovano l elegante fritillaria ligure-provenzale (Fritillaria involucrata), il cardo pallottola (Echinops ritro), la Ballotta frutescens. A quote più alte cresce la rarissima Fiteuma di Balbis (Phyteuma cordatum balbisii), campanula dalle morbidi foglie cuoriformi e dai fiori azzurri. Un fiore presente qui già nell era Terziaria, insieme a specie alpine relitti glaciali che colonizzano le freddi pareti rocciose esposte a nord. Nei versanti più esposti al sole invece ecco le specie di clima più caldo, quali il timo (Timus vulgaris) e la lavanda (Lavandula angustifolia). Notevole la presenza dei fiori di campo, fra i quali spiccano per bellezza, rarità e vistosità l Aquilegia bertolonii dai fiori blu intenso, il giglio di San Giovanni (Lilium bulbiferum croceum) e il giglio a fiocco (Lilium pomponium) che brillano nei prati alpini a fine giugno. Le pareti del monte Toraggio ospitano alcuni rari endemismi di grande valore naturalistico; fra questi è la Moehringia di LeBrun (Moehringia lebrunii) che vive nelle fessure più piccole delle rupi calcaree intorno alla Gola dell Incisa. A caccia di fioriture lungo la Via Alpina La Via Alpina è un lungo percorso escursionistico che inizia sul mar Ligure, a Monaco, e percorre tutta la catena alpina sino a Trieste toccando cime, valli, crinali e centri abitati di otto nazioni: Principato di Monaco, Italia, Francia, Svizzera, Liechtenstein, Austria, Germania, Slovenia. Un itinerario attraverso il mondo alpino, un mondo unitario per aspetti naturali, ambientali e culturali, nonostante le differenze di lingua, tradizioni e vicende storiche. Nel suo tratto iniziale la Via Alpina si sovrappone all Alta Via e chi percorra l una o l altra potrà osservare le fioriture, estese e policrome, che caratterizzano il territorio imperiese dalla riviera ai crinali alpini. La Provincia di Imperia ha organizzato alcuni percorsi: sul monte Grammondo si trovano i fiori dei prati e della macchia mediterranea e degli ambienti rupestri fra i 500 e i 1300 metri di quota; fioriscono a Gouta il bosco di conifere e i prati dei 1100 metri di quota; lungo l Alta Via - dal rifugio Muratone verso il monte Toraggio - fioriscono arbusteti e ambienti rupestri tra i 1200 e i 1600 metri; il monte Ceppo propone i fiori delle sue faggete a 1600 metri di altezza. Fioriture di rocce e boschi di conifere intorno al monte Grai, fra i 1500 e i 2000 metri e dei prati alpini con rocce e detriti del colle del Garezzo a 1700 metri; infine tocca ai prati alpini e agli arbusteti a rododendro del monte Saccarello, intorno ai 2100 metri. La montagna si colora da aprile a settembre; il periodo di massima fioritura inizia ad aprile alle quote più basse e si manifesta a luglio-agosto sulle cime più alte; i colori dominanti sono il lilla e il giallo, con la comparsa del blu, del bianco e del rosso in alcuni periodi della primavera. 6 7

6 La Rete Natura 2000 La memoria delle Alpi Un effetto collaterale dell occupazione del territorio naturale da parte dell uomo con le sue attività è la frammentazione degli habitat. Ciò comporta una grave minaccia alla biodiversità e rappresenta una delle principali cause di estinzione delle specie viventi che, trovandosi isolate, non sono in grado di comunicare con altre popolazioni della loro specie presenti in altre aree. Riconoscendo la necessità di salvaguardare gli habitat naturali e seminaturali, nel 1992 gli Stati della Comunità Europea sottoscrissero la Convenzione di Rio sulla biodiversità. Da qui nacque la Rete Natura 2000, formata da nodi che contengono habitat e specie minacciati di frammentazione e di estinzione, e da corridoi ecologici che collegano nodi separati tra loro ma ecologicamente simili. Le aree della Rete Natura 2000 sono chiamate SIC (Si- ti d Importanza Comunitaria) e ZPS (Zone di Protezione Speciale). Per far conoscere la ricchezza naturale del suo territorio, l amministrazione provinciale di Imperia ha ideato un Ecomuseo della Biodiversità, strutturato in una serie di punti visita (attualmente 15) rappresentativi della biodiversità locale. Alcuni di essi sono direttamente collegati alla rete dei principali sentieri e all Alta Via dei Monti Liguri. In ogni punto visita, un panello esplicativo didascalico fornisce le informazioni essenziali per comprendere le caratteristiche del luogo e riconoscere le principali specie vegetali e animali presenti. La Memoria della Alpi - La Mémoire des Alpes - Gedächtnis der Alpen è un progetto nato tra istituzioni pubbliche di Italia, Francia e Svizzera per evidenziare come, dal mar Ligure al Canton Ticino, le Alpi possano rappresentare un museo diffuso del territorio, ricco dei segni della sua storia millenaria. Le aree alpine transfrontaliere vengono proposte come laboratorio di un diverso rapporto con la storia del XX secolo; nasce così una rete di ecomusei diffusi o virtuali. Sul territorio della provincia di Imperia è stata predisposta una serie di percorsi e luoghi di visita riguardanti la storia della seconda guerra mondiale. A difesa della frontiera italiana fu realizzata fra il 1924 e il 1940 una serie di fortificazioni montane lungo il confine alpino da Ventimiglia a Fiume: vennero costruite strade militari d accesso, caserme, batterie d artiglieria campale, depositi, postazioni e fortificazioni in caverna per mitragliatrici e cannoni. Questa linea fortificata prese il nome, nel 1931, di Vallo Alpino Littorio. Da un punto di vista bellico il suo tratto ligure servì a poco: quando Mussolini dichiarò guerra alla Francia, la successiva Battaglia delle Alpi durò appena 15 giorni e si svolse interamente in territorio francese. Le opere in caverna più famose appartengono al complesso difensivo di Marta; una mostra permanente allestita presso il Forte Centrale di Nava (Pornassio) ne illustra le caratteristiche più salienti. (www.memoriadellealpi.net) 8 9

7 A cavallo e in bici sulle Alpi Liguri I servizi di trasporto del CST Nava* Info Centri Servizi Alta Via Numero Verde gratuito (lun-ven 9,00-18,00) Sito web:www.altaviadeimontiliguri.it (vd. Centri Servizi ) Sede CST Nava Centro visite al Colle di Nava, via Nazionale 30, Pornassio Responsabile: Provincia di Imperia - Telefono: Partner Riviera Trasporti S.p.A. (Via Nazionale 365, Imperia Oneglia, tel. centralino n , numero verde , Cooperativa Il Faggio (via Nazionale Pornassio - SS 28, km tel , Servizi offerti Trasporto escursioni e mtb, accompagnamento con guide naturalistiche, accompagnamento mtb, punto di informazioni, infopercorribilità dei sentieri Servizio di trasporto Verdazzurro * per richiedere il trasporto al punto di partenza e l eventuale recupero al punto d arrivo è necessario chiamare entro le 10 del giorno precedente l ufficio noleggi di Riviera Trasporti ai numeri , , , oppure scrivere al fax o mandare un all indirizzo nei mesi da maggio a settembre. Per la MTB sono prenotabili un minibus da 19 posti a sedere con rimorchio per 19 bici e un minibus da 8 posti a sedere bici Pedalare senza frontiere sulle Alpi Liguri Le Alpi Liguri appartengono allo spazio transfrontaliero delle Alpi del Mare, che comprende la provincia di Imperia, i comuni più meridionali della provincia di Cuneo e il territorio più orientale del dipartimento francese des Alpes-Maritimes. In questo vasto e vario territorio alpino si può pedalare lungo una rete ben organizzata e segnalata con 2000 Km di itinerari attrezzati per la mountain bike. Il sito offre tutte le informazioni utili per fruire, sia in forma libera che organizzata con proposte a pacchetto, dell offerta turistica delle Alpi del mare in bici. Naturalmente gran parte del percorso dell Alta Via rientra nella rete degli itinerari ciclistici delle Alpi del Mare. Servizio di accompagnamento per prenotare chiamare il numero o inviare un al CST entro 7 giorni precedenti la data del servizio. Il prezzo è da concordare preventivamente con le guide, in conformità alle tariffe di legge per servizio guida escursionistica. Punto Informazioni aperto al CST Col di Nava il sabato, ore 9-13, dal 1 maggio al 30 settembre. Negli altri giorni e altri periodi riferirisi al numero telefonico del centro a orari d ufficio. A cavallo lungo la via Marenca Numerosi tratti dell Alta Via dei Monti Liguri possono essere percorsi agevolmente anche a cavallo; tra questi figurano le tappe 2 e 3 (variante bassa) da La Colla al Colle Scarassan e le tappe dalla 5 alla 9, da Sella d Agnaira al Passo di Prale. Per favorire il turismo equestre, il progetto Alta Via ha organizzato due nuovi posti tappa per cavalli a Nava e a San Bernardo di Conio (attivi entro breve tempo). Appoggiandosi ad alcuni centri equestri organizzati (ad es. il Centro Ippico di Pompeiana) è possibile percorrere un itinerario dal Piemonte al mare lungo la Via Marenca. Partendo da Upega (CN), nella Val Tanaro, si sale in cima al monte Saccarello e in quattro giorni e tre pernottamenti è possibile scendere lungo i crinali fra le valli Argentina, Arroscia e Impero sino alle colline costiere a ponente di Arma di Taggia. * Trattasi di servizi sperimentali. Località raggiungibili, orari e modalità di svolgimento del servizio, potranno subire variazioni in funzione della domanda e delle esigenze dell ente responsabile. Eventuali variazioni saranno comunicate all utenza dagli operatori del numero verde e dei CST. Le navette non svolgono servizio a chiamata, ma devono essere prenotate con congruo anticipo (48-72 ore). Spesso è inoltre pevisto un numero minimo di utenti (normalmente 4-5 persone)

8 Alta Via e ospitalità Oltre 190 strutture ricettive (rifugi escursionistici, alberghi, bed&breakfast, agriturismi, etc.) sono state censite, a beneficio dei fruitori dell Alta Via, dall Associazione e dalla Regione Liguria. Le strutture sono state individuate tra quelle ubicate entro 1 km dal percorso principale ed entro 300 m dai sentieri di collegamento ufficiali. Sul sito sono evidenziate, con icone differenti, le strutture ricettive convenzionate e quelle non convenzionate. Ciascuna struttura ricettiva è descritta con una propria scheda identificativa completa di tutte le informazioni disponibili e i dati necessari per contattare il gestore. Solo per le strutture convenzionate (rifugi già convenzionati con l Associazione AV e strutture che hanno aderito al Progetto di sviluppo dei servizi turistici correlati all AV ) sono inoltre disponibili: foto della struttura e servizio di prenotazione online gratuito. Le strutture convenzionate possono applicare, a discrezione, riduzioni sulle tariffe standard ai soci del CAI (Club Alpino italiano) e della FIE (Federazione italiana Escursionismo). Le strutture convenzionate nell ambito del CST Nava Rifugio Patrick Gambino, località Gerri (M. Grammondo), comune di Olivetta San Michele Azienda Agricola A Trincea Comune di Airole Hotel Ristorante Lago Bin Comune di Rocchetta Nervina Rifugio Alta Via Località Pozzuolo, Comune di Dolceacqua (tappe n. 1-2) B& B La Villetta Comune di Dolceacqua Agriturismo Il Bausco Comune di Camporosso Rifugio incustodito Passo Muratone, località Passo Muratone, comune di Pigna (tappa n. 4). Rifugio incustodito Monte Grai, località Monte Grai, comune di Pigna (tappa n. 5). Rifugio Nuovo Franco Allavena, località Colla Melosa, comune di Pigna (tappe n. 4-5). Le strutture ricettive proposte come punto di sosta lungo gli itinerari descritti in questa Guida sono meglio descritte nei box opportunamente inseriti all interno della pubblicazione. 12 L Alta Via nelle Alpi Liguri 1

9 Un lungo e articolato itinerario (48 chilometri) che prevede quattro pernottamenti e cinque tappe giornaliere che possono anche, in alternativa, venire percorse singolarmente, così come è possibile modulare il programma, riducendolo a giornate, con partenze in punti diversi. L intero tragitto si snoda lungo un dislivello che dai 941 metri del punto di inizio al Colle di Nava sale ai 2200 metri del monte Saccarello, massima vetta dell intera Alta Via (e della Liguria), per scendere ai 1545 di Colla Melosa quindi ai 1210 della Gola di Gouta. È questo il tratto più intimamente alpino dell intera Alta Via, profondamente gratificante per chi ama la montagna e soprattutto per chi ama quel particolare ambiente della montagna che vede il mare tipico delle Alpi Liguri, assai diverse da quasi tutto il resto della catena alpina. Qui ripide pareti quasi verticali col colore grigio chiaro del calcare si innalzano da praterie dove, nella prima estate, fioriscono le distese multicolori di fiori alpini e rosseggianti rododendri, mentre in autunno i larici e i faggi dipingono i boschi con le loro tonalità di giallo e di bruno. Rapaci dalle ali grandi volano lentamente roteando nelle correnti termiche che salgono dal terreno verso il cielo mentre nel silenzio dell aria immobile si ascolta il tintinnare dei campanacci delle mandrie al pascolo più in basso. È Liguria al 100% ma è una Liguria lontanissima dagli stereotipi che accompagnano la regione. Ed essendo una Liguria così profondamente alpina, è importante ricordare che non è accessibile tutto l anno: la neve che cade abbondante alle quote maggiori rende percorribile questo itinerario dalla tarda primavera all autunno. La suddivisione delle tappe: 1 giorno: escursione intorno ai forti ottocenteschi 2 giorno: da Nava al Rifugio Sanremo 3 giorno: dal rifugio Sanremo a Cima Marta e a Colla Melosa 4 giorno: Colla Melosa - Sentiero degli Alpini - Sella di Gouta 5 giorno: dalla Gola di Gouta a Rocchetta Nervina 5 giorno (bis): dalla Gola di Gouta a Pigna Monte Lega 14 15

10 Da Nava al Rifugio Sanremo PARCO ALPI LIGURIPARCO ALPI LIGURI Valcona Valcona San Bernardo San di Bernardo Mendaticadi Mendatica T. Tanarello T. Tanarello Ormea Colla dei Boschetti Colla dei Boschetti Nava M. Ormea Ariolo 1221 Nava M. Ariolo 1221 Forte Centrale Forte Centrale Monesi di Triora Monesi di Triora Mendatica PARCO ALPI LIGURIPARCO ALPI LIGURI Mendatica COLLE DI NAVA COLLE DI NAVA Strutture ricettive Strutture ricettivestrutture Cosio d Arroscia Cosio d Arroscia Ottano non non convenzionate ricettive Ottano convenzionate non convenzionate M. SaccarelloM. Saccarello 2200 RIFUGIO 2200 RIFUGIO Cima Garlenda Cima Garlenda SAN REMO SAN REMO Verdeggia Realdo Triora - Taggia Passo Garlenda Passo Garlenda 2021 M. Frontè M. Frontè 2152 PARCO ALPI LIGURIPARCO ALPI LIGURI Verdeggia Realdo Triora - Taggia T. TArroscia T. TArroscia PARCO ALPI LIGURIPARCO ALPI LIGURI Montegrosso Montegrosso Pian Latte Pian Latte Ponti Pornassio T. TArroscia S.S. Ponti Pornassio 28 Imperia - Ormea T. TArroscia S.S. Acquetico 28 Imperia Imperia - Ormea Acquetico Imperia Pieve di TecoPieve di Teco 1 giorno: escursione intorno ai forti ottocenteschi Difficoltà Periodo consigliato Durata del Percorso Caratteristiche 2 giorno: da Nava sino al Rifugio Sanremo Turistico (T) - Escursionisti medi (E) I mesi giusti vanno da marzo, col primo disgelo, a ottobre o novembre, dipende da quando cade la prima vera nevicata. Sconsigliate anche le giornate estive di marin quando dal mare sale l umidità nebbiosa che rende invisibile il mondo intorno 3 h circa l anello completo. Percorso molto panoramico, con punti di interesse storico e geologico. Difficoltà Escursionisti medi (E) Periodo consigliato Questa è montagna vera, quindi attenzione al tempo: dimenticatevi l inverno a meno che non siate esperti di sci alpinismo, e godetevi le altre tre stagioni senza la neve; giornate di forte pioggia o di temporale escluse, naturalmente. Attenti alle nebbie che a tratti salgono dalle valli e dal mare, per quelle non c è stagione, ma non facciamone troppo un problema. Durata del Percorso 6,30 h Caratteristiche Natura, boschi, fauna selvatica, panorami. 17,8 Km San Bernardo di Mendatica 1263 m VENTIMIGLIA 10 m NAVA 934 m M. Airolo 1221 m 10,00 5,5 Km 9,5 Km 10 Km FORTE CENTRALE 934 m Cima Garlenda 2141 m 15 Km RIFUGIO SAN REMO 2054 m

11 Dormire al Colle di Nava Al Colle di Nava vi sono alcune strutture non convenzionate con l Alta Via dei Monti Liguri: Albergo Colle di Nava Lorenzina Colle di Nava, Via Nazionale 65 Tel Fax Albergo L Alpino Nava, Via Nazionale 84 Tel Fax Parco Vacanze La Fattoria Nava, Via Martiri d Ungheria 6 Tel Fax Accoglienza: 35 piazzole Ostello per la gioventù Il Faggio Colle di Nava, SS 28 km 100 Tel.: B&B Sorriso Colle di Nava, via Nazionale 18 Tel Albergo Ristorante Tronco di Pino Colle di Nava, via Bellarasco 2 Tel Albergo Ristorante da Nino Case di Nava 4 Tel Casa per ferie Casa Alpina Sacro Cuore Colle di Nava, via Brancher 2 Tel Casa per ferie Istituto Salesiano Madonna degli Angeli Colle di Nava, via Brancher 1 Tel Camping L Alpino Nava, via Nazionale 104 Tel Per altre info: A fianco: il monte Ariolo Come raggiungere il Colle di Nava: Servizio Verdazzurro (vd. pag. 11) Con mezzi pubblici: la SS 28 del colle di Nava è percorsa dalle corriere di linea Imperia - Ceva della società Viani che compie frequenti corse durante la giornata (circa 1h10 ) [Piazza Libertà 1, Ormea (CN), tel ] Con mezzi privati: il Colle di Nava si raggiunge in auto da Imperia (Casello di Imperia Est sull autostrada A10 Genova-Ventimiglia) con la SS 28 del Colle di Nava (circa 32 km). Provenendo da nord, dal Piemonte, si percorre la stessa SS 28 in direzione sud dopo essere usciti dall autostrada A6 Torino-Savona al casello di Ceva (circa 45 km). 1 giorno: arrivo a Nava. Giungendo nel primo pomeriggio si può affrontare una facile escursione intorno ai forti ottocenteschi: dal Centrale si sale al Poggio Richelmo, si arriva sino al monte Ariolo, si ridiscende il sentiero nel bosco sino in prossimità della cava di marmo rosa per raggiungere il fondovalle e quindi Nava, il tutto in massimo tre ore. A Nava non mancano le possibilità di pernottamento. (Vd. Box) Il percorso introduttivo (segnavia bianco-rosso) suggerito per il primo giorno inizia sul Colle di Nava (934 m): attraversato il grande prato in lieve pendenza che si estende a levante del Forte Centrale, si entra nel bosco lungo un sentiero a zig-zag che procede sul crinale fra due vallette sino al crinale di spartiacque presso il Poggio Richelmo (1206 m), su cui sorge l omonimo, piccolo forte. Il poggio si affaccia a nord sulla valletta del Rio Boschetti (che dal Colle di Nava scende verso Ponte di Nava dove incontra il fiume Tànaro e il Piemonte), a sudovest osserva Pornassio e l alta valle Arroscia coperta di boschi e vigneti, a sudest scende verso le borgate di Armo, nella valle del torrente Arogna che scorre fra pascoli e boscaglie sino ad affluire nell Arroscia a Pieve di Teco. Dal Richelmo si può seguire il boscoso crinale in direzione nord sino alla Colla San Bernardo, presso un bel prato sul punto di valico di un antica via del sale. Qui si incrocia la strada asfaltata che, da Nava, raggiunge Armo e coincide con l ottava tappa dell Alta Via (Colle di Nava - Passo di Prale). Attraversata la strada si sale lungo una carrareccia di crinale, mentre la vista spazia sui pascoli della valle Arogna e sui boscosi monti della valle Arroscia, per estendersi fino al mare se la giornata è tersa; a nord fitti boschi scendono verso il fiume Tànaro, sovrastato dalla vetta piramidale del Pizzo d Ormea e da altre cime calcaree. Con poca fatica si raggiunge il confine regionale, in vetta al panoramico Monte Ariolo (2h / 1221 m) che rappresenta una delle cime di spartiacque intorno alle quali, in alcune giornate estive, si forma il marin, ovvero una nebbia mobile, simile a nube, originata dalla condensazione dell umidità che sale dal mare lungo la valle Arroscia e si riversa oltre il crinale verso la val Tanaro e verso Ormea. Dalla vetta dell Ariolo si procede per breve tratto verso nord, lungo il crinale di confine in direzione della Rocca Ferraira, per scendere poi, lungo un sentiero ad ampi zig zag, verso il fondovalle del rio Boschetti, avvicinandosi alla cava di marmo rosa di Nava. Restando a monte (quindi a sud) della cava si incontra una strada sterrata, poi asfaltata, che mantenendosi sul versante destro della valletta la risale dolcemente in direzione sud passando fra prati, boschetti, ville e giardini sino al piazzale in prossimità del Forte Centrale (3h / 934 m) Il campo trincerato di Nava Il marmo di Nava Una curiosità geologica dell alta val Tanaro ligure è la presenza di un giacimento di marmo rosato nei pressi del colle di Nava, sotto le pendici occidentali del monte Ariolo e della Rocca Ferraira. È un marmo forse non celeberrimo al di fuori del Ponente ligure ma interessante e caratteristico per il suo colore. Per controllare il colle di Nava, importante via di collegamento fra Liguria di ponente e Piemonte, fu realizzato fra il 1880 e il 1888 un campo trincerato e fortificato allo scopo di impedire l eventuale salita verso il Piemonte di truppe francesi che fossero sbarcate sulla costa di Imperia. Sul colle sorsero i grandi Forte Centrale e Forte Bellarasco, appoggiati a levante dal più piccolo Forte Richelmo, a ponente dal gemello Forte Pozzanghi nonché dalla più distante batteria di protezione del Forte Montescio. Alcune batterie semipermanenti sul Monte Ariolo, al Poggio Forche e a San Lorenzo completavano lo schieramento difensivo. L azione delle batterie copriva il colle, le valli e i sentieri circostanti e si saldava con l azione svolta dalle opere del monte Saccarello e di Zuccarello, creando una linea difensiva quasi continua lungo le Alpi Liguri. Nel Forte Centrale passava la strada nazionale Oneglia-Ormea (l attuale SS 28 che oggi corre a fianco al forte) che valicava due ponti levatoi interni e poteva essere interrotta in caso di pericolo. Oggi il forte è in buone condizioni e ospita in estate alcune manifestazioni turistiche e culturali. È sede dell ufficio IAT del comune di Pornassio e punto informatico della rete Memoria delle Alpi che ha realizzato qui un allestimento espositivo di presentazione delle fortificazioni ubicate sulle Alpi Liguri

12 2 giorno: da Nava al Rifugio Sanremo (vedi box - chiavi da prendere al Ristorante da Lino a Colle di Nava, tel ) nei pressi dell Alta Via. Il primo tratto del percorso lungo l Alta Via corrisponde alla sua tappa numero 7, percorribile anche in mountain bike (meglio nel senso opposto) o a cavallo. Si parte dal Colle di Nava (934 m) là dove l Alta Via si distacca dall asfalto della SS 28 che collega Imperia con la valle del Tanaro e il Piemonte. Seguendo l evidente segnavia si prende una strada secondaria che sale verso nord-ovest ed entra nel bosco, facendosi sterrata. Accanto a una costruzione in cemento si imbocca a destra una mulattiera che sale ripida al Forte Pozzanghi (1120 m circa) e domina da occidente l aperto pianoro del Colle di Nava; molto panoramico sullo spartiacque fra le valli del Tanaro e dell Arroscia, il forte fa parte del sistema dello sbarramento di Nava realizzato fra 1880 e 1888: la costruzione, in forma cilindrica, è circondata da un fossato. Si aggira il forte sul lato sud e si procede poi sul lato della val Tanaro lungo una stradina che percorre il lato nord del Poggio Pozzanghi (dove esisteva una batteria di appoggio a difesa del forte sottostante), sempre fra i pini. Poi si sale nel bosco, rimanendo poco a monte della strada provinciale SP100 che da Nava conduce a San Bernardo di Mendatica. Il crinale è boscoso anche se privo di grandi alberi secolari, caratterizzato per lo più da alcuni begli esemplari di pini e di latifoglie tenute a ceduo; lo scenario è comunque gradevole, in particolare là dove gli alberi si diradano un poco e lasciano intravedere le cime calcaree e carsiche delle montagne che chiudono a nord l alta val Tanaro: una maestosa serie di creste comprese fra i 2400 e i 2600 metri di altezza, dal Pizzo d Ormea al Mongioie fino al più lontano - e da qui non visibile - Marguareis. Giunti alla Colla dei Boschetti (1229 m) l Alta Via attraversa la provinciale e prosegue in direzione ovest mantenendosi a limitata distanza dalla carrabile, con gradevoli passaggi nel bosco alternativamente di conifere, misto a cedui e arbusti. Osservando a nord le calcaree pareti piemontesi della val Tanaro e a sud i boschi della valla Arroscia, si passa la Colla del Fieno (1241 m), per proseguire sull ombroso versante sud, sino a raggiungere agevolmente San Bernardo di Mendatica (3 h circa/ 1265 m) piccolo borgo con un albergo ristorante (Albergo San Bernardo e Ristorante Settimia, via Redentore 10, Tel ), una fontana di acqua fresca ufficialmente non potabile in quanto non controllata e un importante crocevia di strade: la SP1 appena percorsa che proviene da Nava prosegue per Monesi, unica località sciistica del Ponente ligure; la SP2 inizia qui asfaltata per dirigersi, facendosi sterrata, verso il Colle del Garezzo; infine la SP74 scende a Mendatica (dove arrivano i mezzi pubblici della Riviera Trasporti). San Bernardo è anche un frequentato punto di decollo per gli amanti del parapendio e offre la discesa a piedi verso il sottostante torrente Tanarello, uno dei due rami sorgentiferi del Tanaro, che scorre nascosto e solitario nel bosco fitto. A San Bernardo inizia la tappa numero 6 dell AV, anch essa percorribile in mountain bike e, con la dovuta attenzione, a cavallo. Il tracciato inizia accanto all imbocco della SP2, sale fra alcune case come mulattiera e, dopo alcune curve, entra in un bellissimo bosco di faggi, popolato da alberi alti e dignitosamente maestosi, facendosi sentiero e proseguendo sul versante del Tanaro. Gli alberi alti e abbastanza fitti chiudono la vista al panorama, offrendo la totale immersione nella faggeta quasi pura, che propone una magnifica varietà di colori durante l evolversi delle stagioni: in primavera prevale il verde chiaro delle foglie giovani, in estate il verde cupo della maturità della stagione, in autunno il rosso brunito del terreno coperto di foglie secche, in inverno il grigio chiaro dei tronchi e il bianco della neve. Il bosco montano La SP 100 che collega Nava a San Bernardo di Mendatica e l Alta Via che le corre accanto attraversano vasti tratti di bosco montano, quel tipo di bosco di latifoglie che trova il suo habitat a quote medio-alte ma inferiori a quelle in cui regna sovrana la faggeta. Un bosco montano sano è un trionfo della biodiversità perché vi crescono querce, carpini, frassini, maggiociondoli, pioppi tremoli, sorbi degli uccellatori, aceri di monte, agrifogli, betulle, sorbi montani, noccioli, ciliegi selvatici e i primi faggi. Facile trovare anche le conifere, soprattutto pini silvestri e abeti rossi e bianchi, che sono però stati introdotti dall uomo coi rimboschimenti. Sono bellissime le macchie bianche dei ciliegi in fiore a inizio primavera quando gli altri alberi sono ancora spogli. Ma il momento migliore per ammirare la varietà della vegetazione del bosco montano è l autunno, quando il verde scuro delle conifere si mescola ai gialli, ai rossi, ai bruni delle foglie degli altri alberi in procinto di cadere. Tra le radici e nei tronchi grossi e cavi abitano micromammiferi, roditori e uccelli come il picchio rosso maggiore, che picchietta sui tronchi per costruirsi il nido e per catturare insetti. Facile osservare le belle cince e i vivaci codibugnoli bianchi, rosa e neri, più difficile scorgere le mimetiche beccacce. Sopra: alba al Rifugio Sanremo 20 21

13 Il pascolo alpino La strada sterrata ex-militare che ha nome di SP2 e parte da San Bernardo di Mendatica diretta verso il Colle del Garezzo e il versante sud del monte Saccarello attraversa gli ampi spazi aperti dei pascoli alpini, dove mandrie e greggi di pecore trovano il loro sostentamento durante i mesi estivi trascorsi in alpeggio. Grande è la ricchezza botanica delle piante erbacee dei pascoli d alta quota, che nei mesi estivi sfoggiano magnifiche policrome fioriture: le campanule blu scuro della genziana ligustica - endemismo delle Alpi sudoccidentali - i fiori rosei e purpurei del semprevivo maggiore che predilige i pendii aridi e soleggiati, i profumatissimi fiori color lilla carico della lavanda e le lunghe spighe brunite della paleo rupestre. Là dove il pascolo cede il posto alla boscaglia di arbusti (preludio al ritorno del bosco) vivono la rosa canina, il lampone, il ginepro nano, il salice nano. I prati alpini sono il regno delle marmotte, che non è difficile scorgere e ascoltare mentre si cammina, e della loro cacciatrice l aquila reale; sono ambienti adatti anche alla pernice bianca, alla lepre variabile (bianca d inverno e scura d estate) e al rapido ermellino, che d inverno diventa bianco con la punta della coda nera. Questo tratto di sentiero fa parte di un circuito per non vedenti caratterizzato da alcuni cartelli in alfabeto Braille che descrivono la zona e l ambiente circostante. Il sentiero esce momentaneamente dal bosco avvicinandosi alla Margheria Garlenda (1590 m circa); proseguendo sul prato fra i radi larici si ammira in tutta la sua imponenza la mole grigia del monte Mongioie, affiancato dalle altre cime dell alta val Tanaro. I larici sono radi e sottili, salvo alcuni qua e là veramente grandi, plurisecolari, molto belli. Come il faggio, il larice è albero elegante e di grande bellezza, che diventa veramente magnifico in autunno quando gli aghi si colorano di giallo. Superato il prato si rientra nel bosco, che passa dalla faggeta al lariceto, e in breve si raggiunge l erbosa Goletta di Garlenda (1855 m) da cui ci si affaccia sulla valle Arroscia, col mare là in fondo, se l aria è limpida. La salita è breve ma a piccoli tratti ripida nel bosco fra larici e viste sulla valle, sinché il crinale si fa erboso e quasi piatto, e sotto il cielo aperto il panorama si allarga. In un paesaggio di erbe e roccette, tipicamente alpino, si sale alla Cima Omo dell Arpetta (2051 m) mentre appare non lontana la statua della Madonna del monte Frontè. Pochi passi per raggiungere la Cima Garlenda (5h 30 / 2141 m) col suo alto ometto di pietre mentre qua è là si scorgono le tane delle marmotte e se ne ode il grido acuto nell aria. Ora il sentiero aggira la cima del monte Frontè, superando l omonimo passo (2081 m), dal quale si possono scorgere il rifugio Sanremo e il monte Saccarello. Si prosegue sul lato della val Tanarello, lungo una facile strada sterrata non larga, sino al Passo Garlenda (2015 m). Si segnala che il monte Frontè, coi suoi 2151 metri di altezza, è la seconda cima dell Alta Via ed è raggiungibile, dai passi Frontè e Garlenda, con una deviazione di circa 10 minuti. La deviazione si trova all incrocio fra le valli Tanaro, Arroscia e Argentina e la Madonna che svetta sulla sua cima è visibile da molto lontano. Inutile decantare la bellezza del panorama che si gode da lassù, specie nelle giornate terse. Oltre il Passo Garlenda ci si affaccia a sud sull alta valle Argentina. Il versante nord è ancora quello della val Tanarello, che qui propone i suoi alti pendii erbosi - splendidi pascoli popolati da mandrie e greggi in estate, candide piste da sci in inverno - che scendono verso Monesi; ed è proprio in questi pendii pascolivi e sciistici che il torrente Tanarello ha le sue sorgenti. Sull opposto versante della valletta del Tanarello appare, grigio di tetti e pietra, il compatto borgo di Piaggia, capoluogo del comune piemontese di Briga Alta, circondato dalle fasce terrazzate che risalgono il pendio. Accanto al Passo Garlenda si trovano i grossi ruderi di alcune casermette, una delle quali, dal 1921 agli anni Cinquanta, ebbe funzione di rifugio alpino del CAI. Il gruppo di edifici in rovina offre un quadro suggestivo e un poco inquietante sotto la luce della luna piena. Dal passo la sterrata offre una bella vista sulla verticale parete sud del monte Saccarello e prosegue comoda verso il vicino Rifugio Sanremo (6h 15 / 2054 m) sistemato su un piccolo pianoro accanto alla Cima Valletta della Punta; il rifugio è il capolinea di questa prima giornata di cammino sulle Alpi Liguri. Rifugio Alpino CAI Sanremo loc. Cima della Valletta, comune di Triora; chiavi presso Sede CAI Sanremo tel , Bar Alimentari Tiziana a Piaggia (CN) tel , , Rifugio Allavena a Colla Melosa tel , Ristorante da Lino a Colle di Nava tel , Bazar di Via Roma 1 a Triora tel , Il rifugio è stato costruito nel 1950 e ampliato nel È il posto tappa dell Alta Via più in quota e ciò lo rende un magnifico osservatorio naturale del cielo stellato. Al piano terra c è la sala da pranzo con la zona cucina, non grande ma completa di attrezzature e molto accogliente. Dalla sala da pranzo si accede al WC. Al piano superiore c è il dormitorio a castello con 30 posti letto - obbligo di sacco a pelo o sacco lenzuolo. L acqua è fornita da una cisterna che raccoglie l acqua piovana, quindi si raccomanda di farla bollire prima di usarla e soprattutto di non sprecarla, specie nei mesi di minore piovosità. L illuminazione è fornita da una serie di pannelli solari. A fianco: vetta del monte Frontè in inverno 22 23

14 Dal rifugio Sanremo a Cima Marta e a Colla Melosa Difficoltà Escursionisti medi (E) Periodo consigliato Dalla primavera all autunno, in giornate di bel tempo. Durata del Percorso 6 h Caratteristiche Itinerario ricco di punti di interesse storico-militare e botanico; splendidi panorami Francia M. SaccarelloM. Saccarello Passo di Collardente Passo di Collardente RIFUGIO SANREMO RIFUGIO SANREMO PARCO ALPI LIGURIPARCO ALPI LIGURI Verdeggia Verdeggia Bassa di Sanson Bassa di Sanson Realdo Borniga Borniga T..Verdeggia Realdo T..Verdeggia Caserme di Marta Balcone di Marta Balcone di Marta PARCO ALPI LIGURIPARCO ALPI LIGURI M. Gerbonte M. Gerbonte M. Grai 2013 M. Grai 2013 Carmo Gerbontina Carmo Gerbontina RIFUGIO ALLAVENA RIFUGIO ALLAVENA C. Goeta C. Goeta Loreto Loreto Triora M. Pietravecchia M. Pietravecchia PARCO ALPI LIGURI Colla MelosaColla Melosa PARCO ALPI LIGURI Ventimiglia RIFUGIO SAN REMO 2054 m M. Saccarello 2201 m Caserme di Marta 1975 m Passo di Collardente 1596 m Bassa di Sanson 1679 m RIFUGIO ALLAVENA 1545 m 2,3 Km 6,5 Km 5,3 Km 7 km 12,5Km 16,5 Km 24 25

15 3 giorno: Trascorsa la notte in rifugio si prosegue lungo la tappa numero 5 dell Alta Via (affiancata anche da percorsi in mountain bike o a cavallo). La salita verso la vetta del Saccarello è rapida, facile e piacevole: nello stesso panorama pastorale e alpino dell ultimo tratto del giorno precedente si segue il crinale Argentina-Tanarello raggiungendo la stazione d arrivo della seggiovia che sale da Mònesi di Triora toccando la Sella della Valletta (2050 m circa); da qui il versante nord, quello del Tanarello, diventa piemontese e il cammino prosegue lungo questo versante in quanto il versante sud, ligure, è vertiginosamente verticale. La statua del Redentore (2164 m) alta, metallica, grigia, benedicente, s alza verso il cielo rivolta verso sud, verso la valle Argentina, la Liguria e il mare lontano. La statua in ghisa, eretta su un piedistallo in pietra, è alta 8,4 metri, e fu eretta nel 1902, inaugurata alla presenza di migliaia di persone. Pochi minuti bastano per raggiungere (deviando un poco dal sentiero dell Alta Via) la vetta del Monte Saccarello (40 / 2201 m) col suo cippo degli Alpini alto quattro metri. Magnifico punto di vista sulle Alpi Liguri, sulle cime della Val Roia e sul monte Bego sacro ai Liguri preistorici, punto triplo di congiunzione fra le valli Tanaro, Roia e Argentina, la cima del Saccarello si trova per pochi metri entro il territorio francese, ma ciò non ne cancella il titolo di vetta più alta della Liguria. Sono ben conservati i resti delle postazioni in batteria realizzate intorno al 1900 per controllare i valloni di Briga Marittima e i colli fra il monte Bertrand e Collardente. Insieme alle postazioni dei cannoni, ancora ragionevolmente visibili fra la statua del Redentore e la stele della vetta, si trova, scavato nella roccia, il ricovero per gli artiglieri, mentre a ridosso del crinale fra il Passo Tanarello e il Passo di Garlenda si trovavano numerose caserme - oggi ridotte a ruderi - per le truppe e il materiale. Il bosco di larice I pendii che dalle Caserme di Marta scendono verso il Monte Gerbonte sono coperti da una bellissima foresta di larici tutelata dal Corpo Forestale dello Stato. Il lariceto della Foresta di Gerbonte è di origine antropica, in quanto impiantata per avere a disposizione una provvista di legname senza sottrarre spazio al pascolo, ma è integra e tipica. I lariceti sono boschi radi e luminosi, con un sottobosco ricco di erbe e fiori: viole, genziane e primule, belle piante arbustive quali il rododendro (che coi suoi fiori rosso purpurei dona una magnifica nota di colore a questi boschi nella prima estate), il mirtillo, il ginepro e il lampone. In estate le radure sono tinte dal lilla dei fiori dell erba di Sant Antonio (Epilobium angustifolium) che forma folti, disordinati cespugli nei terreni disturbati e sconnessi. Ai larici si mescolano talvolta abeti rossi e abeti bianchi (generalmente da rimboschimento, perché non sono specie indigene delle Alpi Liguri) e alcune specie di latifoglie quali il sorbo degli uccellatori, con le sue bacche rosse invernali, e il maggiociondolo, dai fiori gialli di primavera. In primavera le radure vedono il volo del fagiano di monte (Tetrao tetrix) dal piumaggio nero-azzurro; questi ambienti sono popolati anche da camosci, martore e dalla rara lepre variabile (Lepus timidus), bianca in inverno e beige-grigia in estate. Fra i larici volano passeriformi quali la cincia dal ciuffo, il rampichino alpestre e rapaci notturni come il gufo reale e la civetta capogrosso. A fianco: panorama durante la salita al monte Saccarello 26 27

16 Scendendo dalla vetta verso nord ci si ricongiunge subito all Alta Via camminando lungo il confine di Stato con la Francia; nel punto in cui il sentiero si congiunge con la strada sterrata che sale da Mònesi c è un tornante che dà inizio alla ripida discesa sul versante occidentale del monte, quello della val Roia; da qui si scende ininterrottamente in territorio francese per 600 metri di dislivello, dapprima fra prati ripidi, rocce e sparsi larici, con molti tornanti e una bella vista sulla conca di La Brigue (ex-bri- Passo di Collardente (2h 15 / 1596 m) sul confine di Stato, sotto il quale passa la SP 76, la lunga bellissima strada sterrata exmilitare che collega in alta quota San Bernardo di Mendatica con Colla Melosa e l alta Val Nervia. Pare che l origine del nome Collardente risalga ai fuochi della sanguinosa battaglia combattuta fra le truppe del Generale Massena dell esercito rivoluzionario francese di Napoleone Bonaparte e quelle sabaude, all inizio della campagna d Italia Escursionisti lungo l itinerario ga Marittima) e sui monti della val Roia; quindi si raggiunge la cresta di confine (Val Roia-Valle Argentina / Francia-Italia) da cui si può osservare la parete sud del Saccarello; da qui si prosegue scendendo lungo il crinale attraverso un bosco di conifere, tagliando ripetutamente un ampia strada sterrata che sale in versante francese verso il passo di Tanarello. Si arriva infine al Mare di nubi sotto il Redentore Tra il Colle della Guardia e il Passo di Collardente. napoleonica. Collardente è luogo di pascolo ovino fra i boschi e non è difficile incontrare giovani pastori italiani, francesi o maghrebini. (Da qui volendo si può scendere in circa un ora alle magnifiche borgate di Realdo (1010 m) o Verdeggia (1092 m) dove è possibile pernottare. Ma attenzione: non vi sono servizi di linea per ritornare sulla costa). Dal Passo di Collardente l Alta Via prosegue in lieve salita in un bellissimo bosco di larici sul versante francese in Val Roia, tagliando il versante ovest del monte Collardente, sino a incontrare la sterrata SP76 (larga e comoda da percorrere se si ha un auto 4x4, ma accessibile con la dovuta attenzione anche con auto normali ) alla 28 29

17 La Bassa di Sanson Bassa di Sanson (3 h / 1679 m) nei cui pressi v è il rifugio dell Amicizia, adagiato proprio fra gli alberi appena sopra la strada. Poco oltre la SP76 si incrocia con la strada che sale (in alto sterrata, più in basso asfaltata) da Realdo e con quella che scende, sterrata, in val Roia-Francia sino a La Brigue e alla Cappella Sistina delle Alpi Marittime ovvero la chiesetta di Notre Dame des Fontaines; lungo la discesa, a circa 600 metri dal valico, la Fontana di Sanson offre quasi perennemente acqua potabile. Questo è l unico valico fra Liguria e Francia che sia percorribile in automobile a monte del valico di Fanghetto sulla SS20 della Val Roia. Dalla Bassa di Sanson l Alta Via prosegue per breve tratto lungo la strada sterrata SP76 in versante Valle Argentina-Italia, ai margini superiori della Foresta Demaniale Gerbonte, mentre a oriente appaiono i monti Saccarello, Frontè, Mónega, Faudo, Ceppo. Il tracciato rivalica quindi il confine entrando in una strada sterrata, chiusa al traffico da una sbarra in versante francese: è la pista della Nava che aggira da ponente la cima della Tête de la Nava. Si procede nel bosco di larici e altre essenze, poi si incontrano i cippi che indicano il confine di Stato. Il bosco termina infine per lasciare spazio ai vasti prati popolati dai ruderi delle Caserme di Marta (1975 m). Da qui una piacevole deviazione conduce in mezz ora attraverso ampi prati pascolivi alla Cima di Marta (2135 m) e al Balcone Il Complesso difensivo di Marta Sotto il vasto, aperto, assolato e panoramico Balcone di Marta, che è dal 1947 in territorio francese, si estende il più vasto complesso militare del Vallo Alpino nelle Alpi Occidentali. È composto da una batteria in caverna che ospitava quattro cannoni di 75/27 in grado di tirare su San Dalmazzo di Tenda e la val Roia, un centro di resistenza con due mitragliatrici a controllo dei sentieri e dei pendii del Balcone di Marta e dall osservatorio che dirigeva i tiri di artiglieria. Il vasto complesso ipogeo (costruito fra il 1931 e il 1938) aveva un presidio di centocinquanta uomini e una rete di gallerie lunga 1500 metri. All esterno si scorgono solo le postazioni e gli ingressi del versante est, rivolto verso l Italia; c è un uscita di sicurezza su una selletta accanto al Balcone. Le caserme retrostanti, oggi a ridosso del confine di stato lungo il percorso dell Alta Via, furono costruite nel di Marta (2122 m) in un ora. Sono luoghi oltremodo ameni per paesaggio e panorami ma anche ricchi di ricordi storici legati alla breve guerra del 1940 contro la Francia. Se invece si prosegue lungo l Alta Via si raggiunge in breve la strada sterrata sul versante della valle Argentina e la si segue fra bei panorami, pareti rocciose e creste; si raggiunge così la Colla (o Porta) Bertrand (1961 m). Qui si lascia nuovamente la strada per ritornare sul versante francese lungo un sentiero che aggira un po in discesa da ovest il monte Grai (2012 m), punto triplo fra le valli Argentina, Roia e Nervia) fra frantumi di rocce e larici sino all erbosa Sella d Agnaira (1869 m); qui si lascia l Alta Via nel suo cammino verso sud e si gira a sinistra per scendere lungo una stradina sterrata carrabile sino all incrocio (segnato da una placca del confine di stato fissata a terra) con la strada sterrata italiana che si aveva abbandonato alla Colla Bertrand: in basso lo spettacolare panorama dei tornanti stradali, le alte pareti calcaree del monte Corma, la Colla Melosa e il lago (artificiale) di Tenarda. Siamo qui nel cuore del Parco delle Alpi Liguri. Si risale verso nord la provinciale sterrata per breve tratto (sopra la strada spicca l imponente ex Caserma del Monte Grai) sino a trovare il palo segnaletico che immette nella mulattiera che tortuosa scende fra i prati sino alla Colla Melosa dove c è il Rifugio Franco Allavena (6 h/ 1542 m). Rifugio Escursionistico CAI Franco Allavena loc. Colla Melosa, comune di Pigna, tel ; sino a ottobre 2009 in gestione a Beppe Grassi (tel , Di proprietà del Comune di Pigna, sino al 2011 è in concessione al CAI di Bordighera (tel , Aperto nel 1994, è raggiunto dalla strada asfaltata che sale dalla Colla Langan; ha 70 posti letto con obbligo di sacco a pelo o sacco lenzuolo, è fornito di servizi igienici interni con doccia, luce elettrica, riscaldamento, locale cucina autonomo, bar, sala da pranzo con circa 80 posti. Fa servizio di alberghetto con possibilità di mezza pensione e pensione completa. Per via della sua facile accessibilità è frequentato non solo da escursionisti ma anche da famiglie in scampagnata. È chiuso al lunedì salvo prenotazioni. Dal rifugio parte una pista di sci di fondo che fa il giro del monte Corma, percorre il sottostante Bosco degli Innamorati, è lunga 5km ed è mediamente impegnativa; più facile nel tratto iniziale presso il rifugio, più tecnica nel bosco

18 Colla Melosa - Sentiero degli Alpini - Sella di Gouta PARCO ALPI LIGURI PARCO ALPI LIGURI M. Pietravecchia M. Pietravecchia Colla Melosa 1542 Gola Incisa Gola Incisa RIFUGIO ALLAVENA RIFUGIO ALLAVENA Colla Melosa 1542 PARCO ALPI LIGURI PARCO ALPI LIGURI R. Corvo M. Toraggio 1973 Sentiero degli Alpini R. Corvo M. Toraggio 1973 Sentiero degli Alpini Sentiero degli Alpini PARCO ALPI LIGURI PARCO ALPI LIGURI BUGGIO BUGGIO Triora Triora Triora Passo Muratone Passo Muratone Marellae Marellae PARCO ALPI LIGURI PARCO ALPI LIGURI Gola di GoutaGola di Gouta RISTORANTE RISTORANTE GOLA DI GOUTA GOLA DI GOUTA Ventimiglia Ventimiglia Pigna Pigna Difficoltà Periodo consigliato Durata del Percorso Caratteristiche Escursionisti medi (E)Escursionisti esperti (EE) Famoso e suggestivo, il Sentiero degli Alpini è adatto agli escursionisti esperti. Da evitare l inverno per la neve e il ghiaccio; attenzione anche ai giorni di pioggia quando l acqua rende scivolosa la roccia e alla nebbia che può far perdere l orientamento, specie nei tratti aperti su prato 5 h circa Grande interesse botanico, faunistico, geologico RIFUGIO ALLAVENA 1545 m Gola dell Incisa 1680 m Gola del Corvo 1403 m 8,5 Km 11,5 Km 20 Km GOLA di gouta 1212 m

19 4 giorno: Colla Melosa- Sentiero degli Alpini - Sella di Gouta (in alternativa si può anche scendere a piedi dalla Melosa a Buggio e proseguire poi con autobus di linea o verdazzurro ). Monte Toraggio, in basso a sinistra la Gola dell Incisa Famoso presso tutti gli escursionisti esperti che amano le Alpi Liguri, il Sentiero degli Alpini è probabilmente l itinerario più bello e suggestivo della regione. Esso può risultare impegnativo: cordini e moschettoni sono utili ancorché non indispensabili per assicurarsi ai cavi di acciaio presenti in alcuni punti del versante italiano. Magnifico e appagante in condizioni meteorologiche ideali, quando si possono ammirare le pareti rocciose quasi verticali dei due grandi duemila Toraggio e Pietravecchia, esso può diventare proibitivo nella stagione invernale con neve e ghiaccio (nonostante i lavori di consolidamento e messa in sicurezza realizzati recentemente dalla Provincia di Imperia) in caso di forti precipitazioni o durante il disgelo di inizio primavera; è possibile trovarsi di fronte a frane e scariche di pietre. Situazioni che, se affrontate con superficialità, possono risultare pericolose lungo un sentiero angusto e strapiombante. Nella bella stagione, per contro, il sentiero offre un escursione spettacolare. I periodi migliori per percorrerlo sono la tarda primavera-inizio estate per via delle splendide fioriture dei rododendri e l autunno per la policromia dei larici. Molto suggestivo è inoltre il paesaggio quando sale l umidità dal mare e forma nuvole che ricoprono le testate delle valli senza tuttavia raggiungere le quote delle montagne: in quei casi si cammina sopra un boccolio di nubi bianche e grigiastre

20 ginoso, dove tra cenge e rocce verticali sono stati collocati alcuni tratti di corde fisse nei punti più esposti. Superata una sorgente perenne che sgorga dal vivo calcare, la Fonte di San Martino (1580 m); la vista spazia anche sull elegante cresta rocciosa del Toraggio. Il sentiero scende di quota con alcune serpentine e poi, scavato nella roccia, taglia in costa le pareti meridionali del Pietravecchia. La mulattiera propone ancora una serie di ripidi spettacolari tornanti che guadagnano quota fino allo stretto valico della Il Rifugio Franco Allavena (1545 m) è punto di partenza e capolinea di questa escursione; si parte risalendo l ex strada militare e, dopo circa un chilometro, in corrispondenza di un tornante a destra e della Fontana Itala (1660 m), si imbocca sulla sinistra il sentierino che taglia il pendio roccioso fra radi alberi di maggiociondolo (deliziosamente carichi di fiori gialli a inizio estate) per immettersi in un rado bosco di conifere fino a intersecare una traccia di mulattiera che si segue a sinistra, perdendo quota per un breve tratto per poi procedere in piano in un ricco sottobosco di rododendri. Si arriva in un ambiente aperto e luminoso, che offre la vista su un ampio panorama sulla parete del monte Corma e sui contrafforti rocciosi del Pietravecchia. Affacciandosi sulle pareti a strapiombo può capitare di ammirare i corvi giocare con il vento e le correnti ascensionali, balzando su dai burroni ad ali spalancate, a coppie e in gruppi. Allo stesso modo si scorge il volo dell aquila reale o del biancone che osservano dall alto e con vista acutissima il via vai delle loro piccole prede nascoste nel bosco e sui prati. La mulattiera panoramica costeggia quindi le prime bastionate di calcari nummulitici del Pietravecchia, il 2000 più meridionale delle Alpi. Questo è un tratto ardito e verti- Gola dell Incisa (2,15 h /1680 m) posto sul confine di stato. Al di là ci si affaccia sulla val Roia e ci si ricongiunge con il tracciato principale dell Alta Via, che transita sull opposto versante francese (il sentiero degli Alpini costituisce una variante al percorso). L itinerario proposto, tuttavia, rimane sotto la sella proseguendo sul versante italiano del monte Toraggio lungo un sentiero esposto, intagliato nella roccia, eseguito tra il 1936 e il 1938 per consentire ai soldati e ai muli di spostarsi in questi ambienti impervi. La mulattiera supera il crinale orientale del Toraggio e perde quota fino a congiungersi a quota 1660 con l Alta Via dei Monti Liguri, che scende tra i prati del Toraggio in direzione della Gola del Corvo, del monte Lega e del rifugio Muratone. Si prosegue verso sud-ovest tagliando quasi in piano un pendio roccioso piuttosto ripido e spettacolare. La vegetazione è rada, il sentiero è sottile ma pianeggiante e aereo, è davvero un bel camminare, sia col sole che abbaglia il paesaggio circostante di rocce e valli boscose, sia con la nebbia che sale dal basso nascondendo e stingendo il mondo intorno. Si raggiunge così il sottile e caratteristico taglio della Il percorso di discesa Melosa-Buggio E una lunga discesa di 8 km che dal Rifugio Allavena (1540 m) scende il pendio a bosco di conifere sino al lago di Tenarda (1330 m), un bacino d origine artificiale ma molto suggestivo che si inserisce benissimo nel circostante paesaggio montano; da qui si continua nei boschi per un sentiero segnalato sino a raggiungere il piccolo Santuario della Madonna di Lausegno (722 m); scendendo su strada sterrata e poi su una bella mulattiera lastricata si raggiunge Buggio (445 m). Da qui è possibile con il bus scendere a Pigna e quindi sulla costa verso Ventimiglia. Per informazioni aggiornate e dettagliate sugli orari delle corse si consultino i siti e (oppure si veda pag. 11 di questa guida) In alto: il Sentiero degli Alpini. Sopra: un esemplare di Lilium Pomponium. A fianco: Buggio

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