La cappella funeraria del Granduca Leopoldo II ai SS. Apostoli a Roma

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1 Maurizio Bettoja La cappella funeraria del Granduca Leopoldo II ai SS. Apostoli a Roma Il Granduca Leopoldo II, che nel 1859 aveva abdicato a favore del figlio Ferdinando IV, si recò a Roma nel 1870 per assistere al Concilio Vaticano I, e morì nel palazzo Campanari, di cui occupava l appartamento nobile, nella notte del 29 Gennaio 1870, e precisamente mezz ora dopo la mezzanotte, secondo l atto di morte. 1 Il palazzo sorgeva sul clivo del monte Quirinale, presso il palazzo Colonna, avendo allora il prospetto principale su via della Tre Cannelle nella parrocchia dei SS. Apostoli, mentre attualmente la facciata principale si affaccia su via 4 Novembre, ma con un assetto ed un apparato architettonico molto diverso rispetto al 1870, avendo subito una parziale demolizione per l apertura della nuova via negli anni 80 del XIX sec. La salma rimase esposta nel palazzo Campanari per i consueti tre giorni; il terzo, alle sei del pomeriggio, e quindi in ora già notturna come usava per i funerali di alto rango, il corteo funebre maxima et vere regia funebri pompa, ut par erat, si mosse alla volta della chiesa parrocchiale, che per il palazzo Campanari era la vicina basilica dei SS.Apostoli. Il cerimoniale seguito per il funerale fu quello per i Sovrani, attribuendogli quindi la qualità Regia. 2 Secondo una cronaca contemporanea La funebre pompa fu assai splendida. Aperta da drappelli di milizia a cavallo e a piedi, il cadavere era portato in carrozza, circondato da grande numero di famigliari vestiti a bruno con torchi, e seguito dai cocchi di Corte. Venivano appresso S. E. il generale Kanzler, pro-ministro della armi, coi generali e con gli ufficiali degli Stati Maggiori e di diversi corpi delle milizie ponteficie. Sotto gli ordini del generale De Courten spiegavansi in seguito le truppe di fanteria e cavalleria con le artiglierie, e il corteggio chiudevasi da numeroso seguito delle carrozze mandata dai ministri di Stato e dai signori che avevano attinenza coll augusto defunto. Fra immensa calca di popolo di ogni condizione il corteo, scendendo dalla via delle Tre Cannelle percorse le contrade di San Romualdo, del Corso, dei Condotti, dei Due Macelli, e per quella dell Angelo Custode e della Pilotta andò a far capo alla predetta chiesa Si notano qui gli elementi del cerimoniale funebre principesco, quali i numerosi familiari, cioè servitori con torce, la bara trasportata in una carrozza e non in un carro funebre (che forse nella Roma conservatrice degli ultimi tempi del potere temporale dei Papi nemmeno esisteva), seguita dalle carrozze di corte e da quelle, vuote, del corpo diplomatico, delle casate e dei personaggi legati al Granduca, e della nobiltà; il seguito di truppe precedute dagli alti ufficiali dell esercito Pontificio, chiuso dalle artiglierie, come nel funerale Papale. Mancano, almeno nella cronaca da cui traiamo questi passi, le confraternite e gli ordini di religiosi consueti nei funerali di personaggi di questo rango, e ci si avvicina piuttosto, ma con molte amplificazioni, ai cosiddetti funerali privati spettanti all altissima aristocrazia. Raggiunta la basilica, il clero prese in consegna la salma, in attesa della funzione funebre prevista per l indomani: allora la Messa non veniva celebrata dopo mezzogiorno. Il corpo del Granduca fu regum more expositum nella basilica, apparata convenientemente: La chiesa era maestosamente e riccamente parata di gramaglie, e ai piedi del letto funereo erano le insegne delle quali andava distinto l augusto defunto, cioè la corona Regia e le decorazioni. Si noti che la salma fu esposta non su un catafalco, ma su un letto di duolo, riservato ai personaggi di rango Sovrano ed ai cardinali, equiparati a principi del sangue. 1 Si veda A. PANAJIA, L ultima visita a Roma di Ferdinando IV di Toscana, in: Nobiltà, n. 83, 2008, approfondita descrizione del quadro storico e delle circostanze nelle quali si svolsero gli ultimi giorni del Granduca di Toscana Leopoldo II e la visita del figlio, il Granduca Ferdinando IV a Roma nel Per i funerali Regali, si veda M. BETTOJA, Il funerale more nobilium, in Quaderni di Vivant, 2008, pp. 59 e sgg. 1

2 La cerimonia funebre, alla presenza di papa Pio IX, fu solennissima e fastosa e una delle ultime grandi cerimonie della Roma papale, ed alla quale, oltre alla Corte Pontificia, al collegio cardinalizio, ed ai vescovi presenti a Roma per il Concilio Vaticano I, assistettero Principi di tutte le Case spodestate dall unificazione Italiana. La Santità di nostro Signore, con la sua nobile Anticamera, si è recata alle ore dieci al predetto sacro tempio, e ha assistito in trono alla solenne messa di requie che è stata cantata dall eminentissimo e reverendissimo signor cardinale Schwarzemberg, arcivescovo di Praga. Dopo la messa Sua Santità ha fatto l assoluzione sul feretro. Alla sacra espiatoria funzione hanno prestato assistenza gli eminentissimi e reverendissimi signori cardinali, i patriarchi, i primati, gli arcivescovi, i vescovi, gli abati, il principe assistente al Soglio, il vice-camerlengo di Santa Chiesa, il senatore col magistrato romano, i diversi collegi della Prelatura, e tutti gli altri che nelle cappelle papali godono l onore del posto. In separate tribune vi hanno assistito S.A.I.R. la Granduchessa Antonietta con S.A.R. la Contessa di Trapani, consorte e figlia dell augusto defunto. Durante le esequie è sopraggiunto, arrivato di Germania, S.A.I.R. il figlio Arciduca Carlo. Inoltre Sua Maestà il Re del Regno delle Due Sicilie e S.A.R. il Duca di Parma, nonchè le Loro AA.RR. il Conte e la Contessa di Trani, Conte e Contessa di Caserta, Conte e Contessa di Girgenti, il Conte di Bari, la Principessa Donna Maria Immacolata ed il Conte di Trapani cò suoi figli. Inoltre i membri dell Ecc.mo Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, ed, in altri posti distinti, gli addetti delle Corti d Austria, di Napoli e di Toscana. La grande cerimonialità riaffermava la sovranità del Pontefice, il rango Sovrano del Principe defunto e dei Principi presenti che ancora mantenevano e manterranno anche dopo il 20 Settembre, perduti gli stati su cui regnavano, una rappresentanza diplomatica presso la S. Sede. Ulteriori notizie sulla sepoltura del Granduca, su i suoi funerali, sulla sua cappella funeraria e sul suo trasporto a Vienna quarantaquattro anni dopo è emersa da una ricerca nell archivio dei Frati Minori Conventuali dei SS. Apostoli a Roma. Dopo la solenne funzione la salma del defunto Granduca, deposta in quattro casse, due in legno, una in rame ed una in zinco, l esterna lignea chiusa con due chiavi (la chiusura della cassa con chiavi anch essa tipiche dei funerali Regali), e sigillata con nastri serici chiusi da sigilli in ceralacca, venne deposta temporaneamente nella cappella del SS. Crocifisso, alla destra dell altar maggiore. La cappella è a tre piccole navate, la cui porta apre verso la cappella Odescalchi, l ultima a destra sulla navata, e quindi era adatta ad accogliere temporaneamente il feretro. Il figlio e successore del defunto Granduca, il Granduca Ferdinando IV, giunse a Roma solo a funerali avvenuti, e fu accolto con gli onori spettanti ad un Sovrano. 3 L 11 Marzo seguente il feretro venne traslato in una piccola cappella, fino ad allora utilizzata anche come Sacrario, 4 annessa alla sacrestia della basilica. Erano presenti alla cerimonia il figlio del Granduca Leopoldo II, il Granduca di Toscana Ferdinando IV, suo fratello l Arciduca Carlo Salvatore, la Granduchessa Maria Antonietta (seconda moglie del defunto Granduca) e la figlia Arciduchessa Isabella, Contessa di Trapani, con i loro seguiti, l esecutore testamentario cavaliere Florenzo Guagnoni, il Padre Lodovico Marangoni, Generale dei Minori Conventuali, il Padre Bernardo Clari, Guardiano del Convento dei XII Apostoli, ed i frati, oltre al Parroco, Padre Giovanni Antonio Bonelli, ed alla presenza di due testimoni, Matteo ed Antonio Bicchierai. Data l assoluzione al feretro, si formò una processione che accompagnò la salma fino alla cappella presso la Sacrestia, nella quale era stato precedentemente ricavato un sepolcro o loculo nella parete sinistra entrando. Si noti che il loculo era sopra terra, privilegio riservato ai personaggi di rango Reale, e non a terra. 3 cfr. A. PANAJIA, L ultima visita a Roma di Ferdinando IV di Toscana, in: Nobiltà, n. 83, 2008, p. 199: L occasione darà modo al Granduca di rendere omaggio a Sua Santità, che lo ricevette con tutti gli onori di un Sovrano regnante alla presenza del Cardinale Antonelli Segretario di Stato. 4 Il Sacrario era un luogo ove si gettavano le abluzioni del calice ed il primo risciacquo dei purificatoi e corporali, che dovevano essere dispersi nella terra, e si distruggevano o depositavano oggetti sacri non più in uso. 2

3 Ivi deposta la cassa, compiuti i riti funebri, il sepolcro fu richiuso da una lastra marmorea. Le chiavi della cassa vennero consegnate dal cavaliere Guagnoni al P. Generale Marangoni ed al P. Guardiano Clari. La tomba era concepita come temporanea, stante la volontà del Granduca di essere sepolto a Firenze, e quindi per i primi anni della permanenza del feretro, l aspetto della cappella doveva essere piuttosto semplice. Tuttavia le speranze di una restaurazione o comunque della possibilità dell auspicata inumazione nelle tombe Granducali in S. Lorenzo a Firenze o in Toscana dovette nel tempo affievolirsi, e la Casa Granducale finì per considerare quello che nelle intenzioni era un deposito temporaneo, come collocazione permanente. Nel 1880 la Famiglia Granducale riprese la questione della tomba di Leopoldo II e furono discusse due soluzioni: la prima prevedeva il trasporto della salma a S. Lorenzo a Firenze, la seconda prevedeva il restauro completo della cappella ove si trovava la tomba. 5 La prima proposta avrebbe incontrato difficoltà burocratiche non indifferenti e la necessità di ricorrere al Governo italiano, 6 la seconda era facilmente fattibile per quanto riguardava i restauri, ma presentava l incognita della concessione dell esclusiva utilizzazione della cappella, usata come sacrario della basilica, come cappella sepolcrale. 7 Il giorno dopo l Arciduca Carlo Salvatore, fratello del Granduca Ferdinando IV, decideva con Don Amerigo Antinori, duca di Brindisi ( ), Mandatario Generale del Granduca, il restauro della cappella rimandando ad occasione opportuna la traslazione della salma a Firenze. 8 Il restauro doveva rendere più degna la cappella dandogli un nobile apparato architettonico, pittorico, e decorativo, adeguato al rango del defunto. Appariva invece più difficile ottenere il giuspatronato sulla cappella, ma Antinori raggiunse un accordo col P. Bonelli, Parroco dei SS. Apostoli, avendo ottenuto che la Cappella ove è depositata la Venerata Salma del Granduca Leopoldo Secondo di q: m: venga ceduta in Giuspatronato alla I: e R: Famiglia Granducale di Toscana ; nella medesima lettera, in merito ai restauri, aggiungeva A proposta del Cav: Bersani feci chiamare l Ingegnere Cav. Carimini, quello stesso che fu incaricato dalle LL.AA. della costruzione dell Urna Marmorea, e che dal Padre Bonelli ebbe lo incarico del grandioso Restauro della Chiesa dei SS. Apostoli, così ben riuscito, e manifestatogli le mie idee lo pregai a volermi rimettere un progetto relativo alla riduzione dell Altare, al riordinamento della Cappella, pavimento, ecc. unitamente ad un preventivo. ; nella cappella Una iscrizione latina o Italiana, come piacerà a V.A., avrei stabilito che dovesse ricordare il Giuspatronato dell A.S., e li stemmi Granducali sarebbero posti e sul Cancello, sui candellieri. 9 5 L archivio della Casa Granducale è depositato presso l Archivio Nazionale a Praga (Národní archiv), nel fondo Archivio Familiare degli Asburgo Lorena di Toscana. Questo fondo archivistico è stato approfonditamente studiato dalla Curatrice dott.sa Eva Gregorovicova (che ringrazio per la cortesia con cui ha favorito le mie ricerche), per il quale si veda E. GREGOROVICOVA, L Archivio familiare degli Asburgo Lorena a Praga. Struttura, valore documentario, progetti di digitalizzazione, in Quaderni Stefaniani, A. 33, Pisa 2014, pp Il carteggio relativo ai restauri ed al patronato della Casa Granducale della cappella funeraria del Granduca Leopoldo II si trova in: fondo Archivio familiare Asburgo Lorena, segn. 25, Inv. Nr. 354, Cartone 53. Desidero ringraziare particolarmente il dott. Jan Kahuda, Archivio Nazionale Praga, per la cortesia con la quale mi ha inviato la scannerizzazione del fondo archivistico. I documenti di seguito citati verranno indicati come ANP AAL. 6 ANP AAL, nota datata Vienna, : Parere Pecchioli sul trasporto Necessità di legge ad hoc Propone utilizzare il 79 che concede facoltà ai Prefetti pei trasporti di Salme da Cimitero a Cimitero ed officiare il Governo onde faciliti la cosa 7 ANP AAL, nota datata Vienna, : Proposta di prendere la Cappella a Roma Pulirla tutta far Pavimento di marmo Cancellata e tutta metterla in Ordine Chiave consegnata al Priore 8 Il Granduca ne dava notizia alla madre con lettera datata da Neuburg il (ANP AAL), descrivendo i lavori: 1 d accordo col priore di S. Apostoli restaurata la Cappella - 2 messo n cancello alla porta costando così che non vi ha da fare l utilizzo come deposito o come magazzino - 3 fatte le provviste necessarie pel culto, candellieri 6-4 fatto pavimento di marmo in merito al trasferimento della salma a Firenze, scriveva: Quanto al trasporto occorrono molte formalità e legge forse a posta con concessione Governativa per cui Carlo ha deciso che i lavori di restauro siano fatti e subito, aggiungendo che Antinori sarebbe andato a Roma a metà maggio per parlare col Parroco e un ingegnere e stabilire tutto. 9 ANP AAL, lettera di A. Antinori al Granduca datata Antinoro, Il Granduca, con lettera 27 Giugno 1880, approvava l operato di Antinori: Benissimo quanto ha combinato per la Cancellata; per li stemmi Granducali da 3

4 L atto di costituzione del giuspatronato venne inviato da Antinori al Granduca e da lui approvato, con la precisazione che il giuspatronato sarebbe stato esercitato dopo di lui dal futuro Granduca o Capolinea della famiglia di Toscana. 10 Venne quindi stipulata una convenzione 11 tra il Mandatario Generale del Granduca, S.E. Don Amerigo Antinori e il Rev.mo Padre Maestro Bonaventura Maria Soldati, Generale dell Ordine dei Minori Conventuali insieme al Rev.mo Padre Giovanni Antonio Bonelli, Parroco e Rettore della basilica dei SS. XII Apostoli in Roma e Superiore della Comunità Religiosa dei Minori Conventuali per formalizzare il Giuspatronato che di fatto esisteva sin dal 1870 sulla cappella sepolcrale, poiché per considerazioni di famiglia, non trovandosi opportuno di togliere ancora dal luogo di deposito la Salma Suddetta e desiderando S.A.I. e R. il Granduca Ferdinando IV di custodire con a maggior convenienza possibile le ceneri del Suo Augusto e ben amato Genitore, erasi determinato di migliorare le condizioni della Cappella onde renderla più adatta all oggetto cui deve servire, e volendo d altronde le parti confermare in diritto quanto fu convenuto e stabilito di fatto fin dal Febbraio Nell atto si stabiliva inoltre che la cappella sarebbe abbellita facendovi tutti quei lavori, che saranno a ciò necessari e che saranno eseguiti sotto la direzione dell Architetto cav. Carimini di Roma. 13 Era stato chiamato, per la progettazione dell assetto architettonico della cappella, uno dei più celebri architetti romani dell epoca, Luca Carimini (Roma, ), 14 mentre la decorazione pittorica fu affidata al pittore perugino Domenico Bruschi (Perugia Roma 1910). 15 Entrambi avevano già lavorato ai SS. Apostoli: del Carimini era la neorinascimentale cappella del Crocifisso (1858), ove il Bruschi eseguì gli affreschi (1875), e la confessione (1873-4). 16 La proposta del cav. Bersani dovette certo tener conto della conoscenza che i Minori Conventuali avevano dell architetto Carimini e del Bruschi, ma forse anche l appartenenza del Carimini al gruppo di architetti romani di orientamento conservatore legati alla Corte Pontificia già da prima del L architetto del resto era già noto alla Casa Granducale ed era stato creato cavaliere ufficiale dell Ordine del Merito Civile e Militare di Toscana nella promozione del 1870, in occasione della visita a Roma di Ferdinando IV. 17 mettersi su di esse e sui candellieri; per la fornitura di Arredi Sacri, e per l incarico dato allo Ing. Cav. Carimini del progetto, preventivo, restauro. 10 ANP AAL, lettera di Antinori al Granduca in data , risposta del Granduca ad Antinori in data L atto si trova in trovano in Archivio della basilica dei SS. XII Apostoli, Tumulazione e traslazione del corpo del Granduca Leopoldo II 12 Si veda Archivio della basilica dei SS. XII Apostoli, Tumulazione e traslazione del corpo del Granduca Leopoldo II, Cessione di Gius Patronato e Convenzione, , Premessa. 13 Si veda Archivio della basilica dei SS. XII Apostoli, Tumulazione e traslazione del corpo del Granduca Leopoldo II, Cessione di Gius Patronato e Convenzione, , art. III 14 Nato a Roma nel 1830 e ivi morto nel 1890, Luca Carimini fu uno dei più significativi architetti romani dell Ottocento ed esponente del Classicismo Romantico che declinò in forme attentamente riprese dal Quattrocento romano e toscano. Architettura e stile, che coinvolse anche le arti figurative, tipicamente romano e con forti significati ideologici conservatori e tradizionali. Per la sua opera si veda G. PRIORI, M. TABARRINI, Luca Carimini , Modena 1993, p. 17: gli operatori privilegiati della Corte papale (Andrea Busiri Vici ed Andrea Vespignani prima, i rispettivi figli Carlo e Francesco poi), impegnati nella continuità della tematica purista. In questa cosiddetta ala clericale dell architettura romana va letta l opera dell architetto Carimini con la sua tarda adozione di quel quattrocentismo primitivo che si era affermata intorno alla metà del secolo sulla scorta di un Romanticismo moderato ; nel volume la cappella sepolcrale di Leopoldo II non è menzionata tra le opere del Carimini. 15 Artista altamente stimato al suo tempo, fu allievo di Ussi a Firenze e aderì, pur senza abbandonare una gravitas di matrice classica, ad una maggiore aderenza a vero ed un colorismo più intenso; fu autore di numerose commesse ufficiali e religiose come frescante, ma non trascurò la pittura da cavalletto. Per Domenico Bruschi si veda A.M. DAMIGELLA, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 14, 1972, 16 Si veda Luca Carimini, cit., p Si veda A. PANAJIA, L ultima visita a Roma di Ferdinando IV di Toscana, in: Nobiltà, n. 83, 2008, p

5 La corrispondenza tra il Granduca ed Antinori continua con l invio di due progetti e la stima dei costi, 18 con la scelta di un progetto e con osservazioni del Granduca su elementi del partito decorativo: Le drapperie dipinte al muro mi sembrano adattate allo stile per quella cappella e la scelta del disegno del cancello; chiede di cercare candelieri meno costosi; infine affidava ad Antinori la responsabilità di seguire e decidere in merito al progetto di restauro. Nelle lettere il Granduca si preoccupava inoltre dell ufficiatura funebre delle tombe Granducali nella cripta di S. Lorenzo a Firenze e dell accesso alle tombe dei suoi genitori. 19 Antinori continuò ad aggiornare il Granduca sull andamento dei lavori e chiese istruzioni sulla dedicazione della cappella; il Granduca, sentiti i familiari, decise la dedica alla B. V. Addolorata, la cui immagine sarebbe stata dipinta dal Bruschi, che sottopose alcuni disegni. 20 La cappella, ora in gran parte non più esistente in seguito a modifiche attuate circa cinquant anni fa, era di grande qualità architettonica ed artistica, ed è opera finora inedita di Carimini, nello stile neorinascimentale caro all architetto romano. Nonostante le piccole dimensioni dell ambiente, il Carimini riuscì a creare un opera di grande dignità architettonica e di ricchezza artistica, che intendeva comunicare un senso di solennità regale. Sono senz altro da attribuirsi al Carimini il disegno degli arredi, di cui sopravvivono il magnifico armadio dell anticappella ed il cancello, e delle vetrate, di cui ne sopravvive solo una ed in cattive condizioni. Il Bruschi arricchì la cappella di pitture di elevata qualità, che comprendevano, oltre alla solenne Addolorata dell altare (molto deteriorato; l affresco sopravvive in pessimo stato e pressoché ignorato nella sala parrocchiale.), la composizione sopra l arcosolio della tomba con angeli sostenenti lo stemma Granducale (ora non più esistente), il gruppo di angioletti con il festone di cipresso sopra la porta (tuttora esistente), oltre probabilmente all ideazione del partito decorativo e dei chiaroscuri di gusto eclettico-rinascimentale che arricchiscono gli ambienti. Purtroppo la superstite decorazione pittorica di Domenico Bruschi, eseguita a tempera e del tutto trascurata, ha sofferto molto. Una serie di foto contemporanee documentano l aspetto originario della cappella, purtroppo distrutta negli anni 60 circa, e di cui non sopravvivono che l anticappella e pochi altri elementi ANP AAL, lettera di Antinori al Granduca in data : Restauro Cappella ai SS. XII Apostoli \ 18 Agosto Rapporto Antinori \ Allegato A progetto 10, Carimini \ B osservazioni Antinori \ C controprogetto 6982 \ Non compresi nella perizia Occorrono poi i Candellieri 800 \ E tutti li arredi sacri 1000 ; il Antinori chiede al Granduca istruzioni su quale dei progetti di Carimini vada adottato e con quali eventuali varianti. 19 ANP AAL, lettera di Antinori al Granduca datata il dì dei morti 1880, nella quale assicura per la cripta di S. Lorenzo il consueto apparato di Lumi nell occasione della Benedizione dei Tumuli che sono anco visitati dal Pubblico che suole accorrervi numeroso ; lettera del Granduca ad Antinori datata Salisburgo : Quanto ai restauri quello che ella desidera sarà certo buono e savio e a lei pure rilascio tutta la scelta dei disegni ed il merito dell opera: ella ha buon gusto e sul posto è molto più facile giudicare quello che meglio conviene. Giacché siamo in questi parlari, forse ella potrebbe utilizzare la gita sua, se occorre appoggiandosi all Inviato Austro Ungherese, prendendo d assalto la questione accesso alla Cripta a S. Lorenzo: ora il Gotti non ha più l incarico antico, e se non erro, il nuovo conservatore è persona non ignota a noi: 22 anni sono passati dalla partenza nostra, e non è uso e stile della famiglia nostra di usare i morti come bandiera e leva per disordini di piazza, ma solo si desidera venerarli, rispettarli e pregare non lontano da essi. 20 ANP AAL, lettera di Antinori al Granduca datata Firenze : Il pavimento in marmo è ora ultimato, si sta presentamente collocando l Altare. Sarebbe necessari l A.V. destinasse qual immagine deve essere dipinta nel quadro che dovrà essere a buon fresco. Da quell Immagine prenderà nome questa Cappella ; lettera del Granduca ad Antinori, datata Lindau : Sono ora in grado di pregarla in nome di noi tutti di far dipingere sull Altare la immagine della SS. Vergine Addolorata, e di autorizzarla a permettere che quel nome sia dato alla Cappella. Uno schizzo della composizione mi sarà gradito avanti che sia cominciata la pittura ; lettera di Antinori al Granduca datata Antinoro : mi pregio trasmettere all A.V.I. e Reale tre bozzetti del prof. Bruschi di Roma per l affresco da dipingersi nella Cappella dei SS. XII Apostoli di Patronato dell A.V., e che per Sovrana Sua disposizione dovrà rappresentare Maria SS. Addolorata. Vorrà degnarsi V.A. dirmi se fra questi ne trova uno che Le piaccia sia eseguito, e ritornandomeli con le Sue istruzioni mi farò un dovere dare li ordini relativi nella gita che conto fare a Roma. 5

6 La cappella funeraria consisteva in un anticappella, che si apriva sulla sacrestia con un arco chiuso da uno splendido cancello in ferro battuto sormontato dalle armi Granducali, ora spostato davanti all ascensore nel chiostro. Sul lato destro si apre una finestra, chiusa da una vetrata in vetri dipinti, con lo stemma Granducale e le armi delle città di Firenze, Siena ed Arezzo; a sinistra l armadio che racchiudeva gli arredi della cappella, dalla ricca decorazione imitante le tarsie rinascimentali e comprendente il giglio di Firenze. La decorazione pittorica è costituita da architetture dipinte in grisaille a tempera. Sopra la porta di ingresso si legge: DOMINICUS BRUSCHI PERUSINUS PINXIT A.D. MDCCCLXXXII. Nel pavimento si leggeva, in lettere di bronzo, IN QUESTA CAPPELLA DI PATRONATO DELLA R. CASA DI LORENA / E DEPOSTA LA SPOGLIA MORTALE DI LEOPOLDO II GRANDUCA DI TOSCANA UNDECIMO / CHE NATO IN FIRENZE IL III OTTOBRE MDCCLXXXVII / E MORTO IN ROMA IL XXIX GENNAIO MDCCCLXX / REGNO TRENTACINQUE ANNI E PASSO IN ESILIO GLI ULTIMI UNDICI DELLA SUA VITA. Da questo ambiente si accedeva attraverso un arco alla cappella funeraria, che aveva a sinistra l arcosolio col sepolcro di Leopoldo II, sul cui sarcofago marmoreo era l iscrizione QUI E DEPOSTA LA SALMA DI S.A.R. e I IL GRANDUCA LEOPOLDO II DI TOSCANA. PREGATE PER L ANIMA SUA. 22 La lastra era sormontata dalla raffigurazione ad affresco delle grandi armi della Casa Granducale di Lorena Toscana, sostenute da due angeli, e da una bella maiolica policroma di gusto Robbiano, con la B.V. col Bambino, anch essa ora sopra la porta dell ascensore nel chiostro. Sulla sinistra si aprivano due finestre, anch esse con vetrate dipinte con le armi dei Lorena Toscana; sul fondo l altare di gusto Rinascimentale, dalla mensa sostenuta da due balaustri, impreziosito da un ricco apparato di marmi policromi, tipicamente romano; sopra la mensa l immagine dell Addolorata era incorniciata da due colonne in marmo nero, sostenenti una trabeazione con frontone triangolare. Su una colonna marmorea ardeva una lampada perpetua. La cappella conteneva inoltre le suppellettili necessarie al culto, fra cui un inginocchiatoio in noce scolpito con lo stemma Granducale, la muta dei candelieri e delle cartegloria, un calice d argento con lo stemma Granducale, ed i paramenti e i lini; per questi arredi era stato previsto l armadio dell anticappella. Gli ambienti erano piuttosto ridotti, ma impreziositi dal raffinato apparato decorativo, architettonico e figurativo e dagli arredi. I lavori dovevano essere terminati il 21 Febbraio 1881, quando la cappella venne dedicata all Addolorata; tuttavia gli affreschi del Bruschi sono datati La cappella sepolcrale verso il 1960 venne demolita ed inglobata nella sala parrocchiale, mentre venne conservata l anticappella; oggi un tramezzo divide i due ambienti. L aspetto originario della cappella è però testimoniato dalle fotografie scattate a lavori ultimati. Nella cappella era presentata con molta evidenza una ricca decorazione araldica comprendente le armi Granducali e delle città toscane, quest ultime con chiaro riferimento al Granducato; la presenza significativa degli stemmi Granducali era stata decisa sin dall inizio della progettazione della cappella, come evidenzia la corrispondenza tra Antinori ed il Granduca Ferdinando IV. Il primo stemma era quello sul cancello che chiudeva la cappella: magnifico, finissimo lavoro in ferro battuto, lo stemma a testa di cavallo porta un inquartato di Ungheria, Boemia, Borgogna e Bar con 21 Le foto si trovano in Archivio della basilica dei SS. XII Apostoli, Tumulazione e traslazione del corpo del Granduca Leopoldo II 22 La lastra è tutt ora esistente e trasferita nel chiostro ove sono murate altri reperti e iscrizioni; all epitaffio vennero aggiunte altre due iscrizioni: IL DI 26 FEBBRAIO 1914 \ LA SALMA CHE QUI GIACEVA \ FU TOLTA E TRASPORTATA \ A VIENNA NEL SEPOLCRETO DI FAMIGLIA e IL DI 25 FEBBRAIO 1914 \ CESSO IL PATRONATO DELLA \ SER. CASA DI LORENA \ SU QUESTA CAPPELLA. Si veda anche A. PANAJIA, L ultima visita a Roma di Ferdinando IV di Toscana, in: Nobiltà, n. 83, 2008, p

7 sul tutto uno scudetto interzato in palo di Lorena, Asburgo e Medici, 23 timbrato da una corona Reale; lo scudo è sormontato dalla corona Regia. Accollata allo scudo la croce dell Ordine di S. Stefano, il tutto circondato dal collare del Toson d Oro; una lista verso la punta dello stemma porta il motto IUSTITIA FIDES. Le punte del cancello sono costituite da gigli fiorentini, motivo questo che si ritroverà più volte ripetuto nella decorazione della cappella. Nell anticappella a sinistra si trova ancora l armadio per gli arredi sacri, che porta su quattro pannelli il giglio di Firenze, mentre a destra la finestra è chiusa, sebbene in pessime condizioni di conservazione, da una ricca vetrata dipinta recante al centro un tondo con le armi Lorena Toscana, mentre sulla fascia decorata che contorna il campo tre tondi contengono rispettivamente in cima all arco lo stemma di Firenze, a sinistra lo stemma di Siena, a destra lo stemma di Arezzo. Oltre l arco interno dell anticappella si apriva la cappella sepolcrale con l altare; le pareti apparivano decorate da un finto broccato nel quale compariva ancora il giglio di Firenze. E verosimile che le altre due finestre che illuminavano la cappella fossero chiuse da vetrate con gli stemmi Lorena e delle altre città toscane. Sulla sinistra si apriva l arco contenente la tomba del Granduca; sulla cornice dell arco era ancora ripetuto il giglio di Firenze, e sopra l arco un affresco raffigurava due angeli in atto di aprire una cortina dalla quale apparivano le grandi armi dei Lorena Toscana in un ovato, sostenuto da quattro angioletti. Lo stemma è il medesimo del cancello (inquartato di Ungheria, Boemia, Borgogna e Bar con sul tutto uno scudetto interzato in palo di Lorena, Asburgo e Medici, timbrato da una corona reale); lo scudo, circondato dal Tosone, è accollato alla croce Stefaniana; alla destra araldica pende l Ordine di S. Giuseppe di Toscana, alla sinistra l Ordine del Merito Civile e Militare; sotto lo scudo appare il breve col motto IUSTITIA FIDES. L ovato con lo scudo è sormontato dalla corona Regia, da cui muove un manto di velluto rosso, soppannato d ermellino. E da segnalare che la realizzazione della cappella funebre, dal tono architettonico e decorativo assai solenne, e che ostenta le grandi armi Granducali nella loro pienezza quali appartenenti a Casa Sovrana, avveniva in pieno Regno d Italia: ma l intercorsa pace tra il Regno d Italia e l Impero d Austria (1866) aveva fatto sì che anche tra la Casa di Savoia e la Casa Granducale (del resto legati da molteplici rapporti di parentela, si ricordi che la nonna del Re Umberto I era Maria Teresa di Lorena, figlia del Granduca Ferdinando III) i rapporti fossero ritornati distesi e non più segnati da tensioni politiche. L ostentazione pubblica delle insegne Sovrane dei Lorena nella capitale del nuovo Stato Unitario rappresenta una eloquente ed incontestata riaffermazione, nella grande famiglia dei Sovrani d Europa, dello status Regale della casa Granducale di Toscana, sebbene non più regnante: sebbene la cappella si trovasse nella sacrestia della basilica dei SS. Apostoli, si trattava di una sacrestia nobile e molto più frequentata di quanto possiamo oggi pensare, mutate oggi le condizioni sociali ed i riti religiosi. Certamente una delle principali finalità della cappella funebre era prettamente dinastica, e questa finalità era espressa attraverso la ricca ed insistita decorazione araldica: uno stemma è infatti la raffigurazione visiva di una realtà giuridica. L araldica, con la raffigurazione delle grandi armi della dinastia dei Lorena di Toscana, era il mezzo per comunicare un messaggio preciso: la continuità delle prerogative Sovrane dei Lorena Granduchi di Toscana. La raffigurazione così completa e solenne delle armi della Casa Granducale di Toscana, comprendente anche gli Ordini dinastici dei Lorena Toscana appare così una esplicitazione del rango Sovrano benché non più regnante della Casa nel La presenza abbastanza inconsueta, oltre allo Stefaniano, che è sempre annesso alle raffigurazioni dello stemma Granducale, degli Ordini di S. Giuseppe e dell Ordine del Merito Civile e Militare rimanda 23 Lo stemma Medici non era solamente un arma di possesso territoriale: i Lorena avevano sangue Medici attraverso il matrimonio di Leopoldo, Duca di Lorena, con Elisabetta Carlotta d Orleans, la cui bisnonna era la Regina di Francia Maria dé Medici, consorte del Re Enrico IV: 24 La Casa di Lorena Toscana, infatti, lasciò il Granducato senza subire o accettare la debellatio, e protestando pubblicamente di mantenere illesi tutti i propri diritti. 7

8 chiaramente alla continuità del conferimento dei suoi Ordini da parte del Granduca Ferdinando IV dall esilio. Nel XIX sec. l esercizio della Regia Prerogativa attraverso il conferimento degli Ordini dinastici ed, in maniera più ristretta, di titoli nobiliari, rappresentò, per i Sovrani in esilio e non più regnanti ed i loro successori nella titolarità della loro Casa, la principale espressione del mantenimento dello status Sovrano, accompagnato dall attribuzione di quei trattamenti cerimoniali che ne manifestavano la qualità Regia. Il Granduca Ferdinando IV infatti, mantenne fino alla morte nel 1908 il titolo, rango e le prerogative Granducali, concedendo i suoi Ordini dinastici non solo ai benemeriti della sua Casa ed alla nobiltà sia toscana che straniera, ma anche a Sovrani e Principi di Case Reali regnanti, la cui accettazione delle decorazioni dinastiche toscane rappresentava una conferma della continuità dello status Regale del Granduca, pur non regnante. Tra i decorati dell Ordine di S. Giuseppe, ricordiamo il Principe Reale Ludwig di Baviera (1863), il Re Milan I di Serbia (1882), il Granduca del Baden (1886), il Re Carlo I del Wurttemberg (1882), il Principe Ereditario Federico Guglielmo di Prussia (1887); tra i cardinali, Rampolla del Tindaro, Ledochowski, Mocenni; e molti Arciduchi austriaci, compreso il Gran Principe Ereditario Arciduca Rodolfo (1867); concessioni degli Ordini toscani vennero fatte, ma in misura assai ristretta, dal suo figlio e successore il Granduca Pietro Ferdinando (Salisburgo St. Gilgen 1948). 25 Nel 1913, quando il Granduca Ferdinando IV era già morto, e ormai tramontato il progetto di seppellire il Granduca Leopoldo II a Firenze, la Casa di Lorena Toscana decise la traslazione del corpo del Granduca nella cripta dei Cappuccini a Vienna, il sepolcreto della casa d Asburgo. Vennero avviati contatti tramite l ambasciata d Austria col Vicariato che ne informò il Vicario Generale dei Minori Conventuali Padre Francesco Maria Dall Olio - a cui succedette Padre Domenico Tavani - ed il parroco dei SS. XII Apostoli, Padre Tommaso Rori, che scrissero al Card. Vicario: Abbiamo da codesto Ven. Vicariato di Roma ricevuto informazione della intenzione che la I. R. Famiglia d Austria Toscana ha di trasferire altrove la Salma del defunto Granduca Leopoldo II, sepolto in una Cappella adiacente alla Sacrestia di questa Basilica dei SS. XII Apostoli. In pari tempo siamo stati informati del desiderio della detta Augusta Famiglia di essere esonerata da qualsiasi diritto ed impegno contratto per il Patronato di detta Cappella. Vennero avviati contatti tra i PP. Tavani e Rori ed il conte Maurizio Pàlffy Consigliere dell Ambasciata d Austria; da parte dei Padri si richiese che l Augusta Casa d Austria - Toscana provvedesse al restauro della cappella dopo la traslazione ed inoltre che Le epigrafi attuali del loculo e del pavimento siano trasportate nel corridoio lapidario dei SS. Apostoli, nel quale si conservano altre preziose iscrizioni e monumenti tolti dalla Basilica affinché rimanga alla Basilica stessa questa nobile e importante memoria della sua storia. Il 25 febbraio 1914 si addivenne all atto di risoluzione del Giuspatronato tra L Ill.mo Signor Colonnello Teobaldo Barone di Seyffertitz, Ciambellano di S.M.I. e R. Apostolica, Capo di Corte e facente funzione di Gran Maggiordomo di S.A. Serenissima I. e R. Giuseppe Ferdinando, Principe 25 Si veda, per un elenco dei Sovrani, Principi e cardinali decorati degli Ordini toscani, D. SERLUPI CRESCENZI OTTOBONI, A. PANAJIA, Le concessioni dell Ordine di S. Giuseppe dal 1859 al 1908, in: Nobiltà, n. 76, 2007, pp Il Granduca Ferdinando IV effettuò concessioni anche dello Stefaniano oltre che dell Ordine del Merito Civile e Militare. Per quest ultimo si veda E. GREGOROVIČOVÁ, Toskánský civilní a vojenský záslužný řád. Historie Statuta Seznamy vyznamenaných (L Ordine del merito civile e militare di Toscana, Stroria - Statuti - Elenchi dei decorati), in KAPITOLY Z DĚJIN RODINNÉHO ARCHIVU TOSKÁNSKÝCH HABSBURKU (i Capitoli della storia dell Archivio familiare degli Asburgo Lorena), Narodni archiv, Praha Per le concessioni del Granduca Pietro Ferdinando, si veda M. MATTEUCCI, Ferdinando IV ultimo Granduca di Toscana, Pontedera, 2013, p. 177: furono insigniti i figli Goffredo e Giorgio ed il genero Filippo Alberto duca di Wurttemberg. La pro.sa Gregorovicova oltre allo studio sull Ordine del Merito Civile e Militare citato, ha pubblicato uno studio sull Ordine di S. Giuseppe: E. GREGOROVIČOVÁ, Toskánský záslužný Řád svatého Josefa. Historie Statuta Prameny - Seznamy vyznamenaných. (Ordine del merito di S. Giuseppe. Storia - Statuti - Fonti - Elenchi dei decorati). In KAPITOLY Z DĚJIN RODINNÉHO ARCHIVU TOSKÁNSKÝCH HABSBURKU (Capitoli della storia dell Archivio familiare degli Asburgo Lorena), Narodni archiv, Praha

9 Imperiale ed Arciduca d Austria, Principe Reale d Ungheria e Boemia ecc. ecc., [nella qualità di] Rappresentante degli Eredi del defunto Granduca Leopoldo II di Toscana, 26 ed i Padri Tavani e Rori, nel quale si accoglievano le richieste formulate dai religiosi. La lastra sepolcrale del Granduca Leopoldo II può infatti vedersi nel chiostro della basilica. Il 26 febbraio seguente ebbe luogo l estrazione della cassa dal corridoio retrostante alla cappella, alla presenza del colonnello barone Teobald von Seyffertitz, di Mons. Carlo Respighi (nipote del card. Pietro Respighi), Cerimoniere Pontificio, Delegato dell E.mo Vicariato di Roma, del Padre Domenico Tavani, Vicario Generale dell Ordine dei Minori Conventuali, del Padre Tomaso Mori, Parroco dei SS. XII Apostoli, del conte Pàlffy von Erdod, Ciambellano di S.M.I. e R. Apostolica Inviato Straordinario e Ministro Plenipotenziario, Agente per gli Affari Ecclesiastici e Consigliere dell I. e R. Ambasciata d Austria-Ungheria, del Avv. Attilio Boschi-Huber, Consulente legale delle I. e R. Ambasciate d Austria-Ungheria. La cassa venne ritrovata intatta e trasportata processionalmente nella cappella espiatoria Nel mezzo è collocato un cataletto bianco, su cui si dispone la cassa ricoperta da una coltre nera e a ricami d oro. Anche vi è posato sopra un ricco cuscino. E comincia la Messa funebre celebrata dal parroco D. Rori. Vi assistono tutti coloro che hanno presenziato l esumazione del feretro. Terminata la funzione viene letto e firmato il processo per il riconoscimento della salma. Vennero inoltre riconsegnate le due chiavi della cassa al barone von Seyssertitz, delegato a prendere in consegna la salma e accompagnarla a Vienna; per il trasporto funebre il nostro Governo ha concesso tutte le facilitazioni, considerandolo come quello della salma di un regnante. 27 E interessante notare che la Casa di Lorena, che aveva mantenuto e manterrà sempre la sua individualità di linea dinastica distinta all interno della Casa d Austria, come appare dalla corrispondenza ed anche dall iscrizione aggiunta alla lastra sepolcrale di Leopoldo II, nel 1914 conservava anche una sua Corte con un Capo di Corte e facente funzione di Gran Maggiordomo. Si concludeva, pochi mesi prima della grande Guerra che avrebbe travolto l Impero asburgico, la breve vicenda della tomba romana del Granduca Leopoldo II di Toscana. 26 L Arciduca Giuseppe Ferdinando era nel 1914 il Capo della Casa di Lorena Toscana, ma per motivi politici non usava il titolo di Granduca. Egli rinunciò nel 1919 ai suoi diritti dinastici Austriaci per non essere costretto all esilio dall Austria e subire la confisca del patrimonio privato; nel 1921, a seguito del suo matrimonio morganatico, rinunciò esplicitamente anche ai suoi diritti dinastici Toscani in favore del fratello minore, l Arciduca Pietro Ferdinando il quale era in esilio in Svizzera sin dal 1918 non avendo rinunciato ai suoi diritti dinastici Austriaci; quest ultimo era rimasto molto legato all Imperatore B. Carlo. Si veda, per l astensione dall uso del titolo Granducale e la rinuncia ai diritti dinastici austriaci di Giuseppe Ferdinando, B. HAMANN, Die Habsburger Ein biographisches Lexikon, Wien 1988, p. 194: Den Titel eines Grossherzog von Toskana, den seiner Vater auch im Exil noch trug, nahm er jedoch nicht mehr an e 1918 unterschrieb der Erherzog die von der Republik geforderte Verzichtserklarung und blieb in Osterreich e si veda anche D. McINTOSH, The unknown Habsburgs - Tuscany, Falkoping, 2000, p. 22; per la rinuncia ai diritti dinastici toscani, M. MATTEUCCI, cit., p. 174: Giuseppe Ferdinando in seguito e, precisamente, il 2 febbraio 1921, rinuncia anche alla successione toscana in favore del fratello Pietro Ferdinando per sposare morganaticamente, il 2 maggio 1921, Rosa Kaltenbrunner ; per il Granduca Pietro Ferdinando si veda B. HAMANN, cit., p. 382: 1918 zog das Paar zunachts in die Schweiz, kehrte aber in der Schuschingg-Zeit nach Osterreich zuruck, wo der fruhere Erherzog eine geringe Ehrenpension erhielt e D. McINTOSH, cit, p. 25: Peter Ferdinando and Maria Christina were very friendly with Emperor Karl and Empress Zita and after the fall of the Monarchy also went into exile in Switzerland. Their property in Salzburg was confiscated whithout compensation.. Il Granduca Leopoldo, nipote del Granduca Pietro Leopoldo e padre dell attuale Granduca Sigismondo, nel 1993 anch egli abdicò al titolo Granducale a seguito del suo matrimonio morganatico. 27 Da articolo del Giornale d Italia del 26 febbraio

10 apparato fotografico immagine 1 Roma, SS. Apostoli, cappella sepolcrale del Granduca Leopoldo II, foto d epoca, altare e tomba 10

11 immagine 2 Roma, SS. Apostoli, cappella sepolcrale del Granduca Leopoldo II, foto d epoca, anticappella e cancello 11

12 immagine 3 Roma, SS. Apostoli, cappella sepolcrale del Granduca Leopoldo II, foto d epoca, tomba del Granduca Leopoldo II 12

13 immagine 4 Roma, SS. Apostoli, cappella sepolcrale del Granduca Leopoldo II, foto d epoca, scattata dalle Principesse di Toscana Margherita figlie del Granduca Ferdinando IV, Anna e Germana durante il loro viaggio in Italia nel L album, intitolato ROMA-NAPOLI_FIRENZE-1900, è conservato nell Archivio Nazionale a Praga (Národní archiv), nel fondo Archivio Familiare degli Asburgo Lorena di Toscana, RAT, Fotografie, Album

14 immagine 5 Roma, SS. Apostoli, chiostro, cancello già nella cappella sepolcrale del Granduca Leopoldo II 14

15 Immagine 6 Roma, SS. Apostoli, chiostro, armadio per gli arredi sacri, nell atrio della cappella sepolcrale del Granduca Leopoldo II 15

16 immagine 7 Roma, SS. Apostoli, chiostro, finestra con vetrata dipinta, nell atrio della cappella sepolcrale del Granduca Leopoldo II 16

17 immagine 8 Roma, SS. Apostoli, chiostro, tondo in ceramica alla Robbiana già nella cappella sepolcrale del Granduca Leopoldo II immagine 9 Roma, SS. Apostoli, chiostro, lastra della tomba del Granduca Leopoldo II, con iscrizioni aggiunte nel 1914, già nella cappella sepolcrale del Granduca Leopoldo II 17

Lo stemma della Real Casa di Borbone delle Due Sicilie è composto da uno scudo centrale ovale, diviso in 19 parti (17 armi e 2 scudetti) cimato dalla Corona Reale, circondato dai collari di sei ordini

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