Nerone. Roma Colosseo, Foro romano, Palatino 12 aprile 18 settembre 2011

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1 Ministero per i Beni e le Attività Culturali Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma Nerone Roma Colosseo, Foro romano, Palatino 12 aprile 18 settembre 2011 La Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma dedica una grande mostra a Nerone, confermando così un ciclo espositivo incentrato sulle figure degli imperatori e cominciato nel 2009 con Vespasiano. La mostra, che si terrà dal 12 aprile al 18 settembre 2011, si articola attraverso un suggestivo percorso che inizia dalla Curia Iulia con i ritratti dell imperatore e della famiglia e la leggenda nera: Nerone nella pittura storica, con dipinti e sculture di età moderna che ne dimostrano la fama nei secoli. Si prosegue nel tempio di Romolo con un video wall dove viene proiettata un antologia cinematografica che ha come protagonista Nerone nelle celebri interpretazioni, solo per citarne alcune, di Petrolini, Peter Ustinov e Alberto Sordi. Nel Criptoportico neroniano si affronta il tema del lusso sfrenato profuso nei palazzi neroniani e la propaganda attraverso iscrizioni e rilievi che ne raccontano le gesta. Nel Museo Palatino è illustrata la fastosità della Domus Transitoria, il palazzo costruito da Nerone prima dell incendio, non solo attraverso affreschi e marmi policromi, ma anche, e per la prima volta, con un video che ne ipotizza una ricostruzione in 3D. La mostra si conclude al II ordine del Colosseo con la storia del grande incendio del 64 d.c. e la costruzione della Domus Aurea. Nel percorso i visitatori, e questa è una vera e propria novità, potranno osservare da vicino settori delle residenze neroniane ancora in corso di scavo. Come ad esempio agli Orti Farnesiani, ove sono riemersi importanti resti della Domus Tiberiana, il Palazzo dove Nerone visse insieme al patrigno Claudio, che lo adottò, e alla madre Agrippina e dove fu proclamato imperatore. Ancora, sulla Vigna Barberini si potrà vedere dall alto - e approfondire attraverso un filmato - quanto resta della ipotizzata Coenatio rotunda, la famosa sala da pranzo girevole nominata da Svetonio, riemersa dagli scavi alla fine del La mostra, che riunisce poco meno di 200 pezzi tra sculture, rilievi, affreschi, dipinti e reperti di recenti scavi, è curata da Maria Antonietta Tomei e Rossella Rea, e si è avvalsa di un comitato scientifico di illustri studiosi (Heinz-Jürgen Beste, Andrea Giardina, Henner von Hesberg, Clementina Panella, Marisa Ranieri Panetta, Alessandro Viscogliosi) presieduto dal Direttore generale per le antichità Luigi Malnati e coordinato dalla Soprintendente, Anna Maria Moretti. Nerone: nota biografica Nerone (37-68 d.c.) prese questo nome solo nel 50 d.c., quando fu adottato da Claudio, che aveva sposato sua madre Agrippina Minore nel 49, dopo la condanna a morte di Messalina nel 48; fino ad allora egli era stato Lucio Domizio Enobarbo, ossia un nobile vicino alla famiglia imperiale ma con poche chance di salire al trono, anche se, tramite la madre, discendeva direttamente da Augusto. Se, alla morte di Claudio, nel 54 egli sopravanzò Britannico, il figlio di Claudio e Messalina, fu proprio grazie ad Agrippina. Il regno di Nerone conobbe due fasi: dei primi cinque anni c è una memoria positiva, l imperatore governò in accordo con il Senato grazie a consiglieri esperti come Seneca. Tra il 59 e il 62 il principe mostrò però un nuovo volto: fece uccidere la madre (59), ruppe con il Senato e lo scandalizzò esibendosi in pubblico mentre cantava e suonava la cetra. Nerone ottenne così il favore popolare, ma non evitò la crisi con il Senato, che sfociò nel 65 in una prima grave congiura. Le frequenti stravaganze, le condanne a morte di molti senatori, i sospetti sull incendio del 64 e le difficoltà nell approvvigionamento di Roma causarono la sua fine. Nel 68 Nerone non seppe reagire alle prime ribellioni nell esercito e il Senato lo depose, inducendolo a uccidersi. Con Nerone finì la dinastia giulio-claudia: egli si era sposato tre volte (con Claudia Ottavia, la sorella di Britannico, messa a morte nel 62, con Poppea Sabina, già sua amante, uccisa con un calcio nel 65, mentre era incinta, e infine con Statilia Messalina, che gli sopravvisse), ma non lasciò eredi. L idea centrale della mostra Figura dalla personalità contrastante, come ben si coglie dalle testimonianze letterarie degli autori antichi ai quali è stato dato il giusto risalto nel percorso espositivo, Nerone fu certamente un uomo di notevole talento, di grande ingegno e di ancor più grande energia, qualunque siano state le sue innegabili e numerose colpe. Dopo la sua morte molte delle statue che lo raffiguravano furono distrutte, il suo nome fu cancellato dalle iscrizioni, la sua testa radiata sul Colosso fu sostituita con quella del rude Vespasiano. Sebbene fino ai nostri giorni si sia perpetuata l immagine di Nerone matricida, distruttore apocalittico di Roma, mostruoso nemico di Cristo sotto il cui regno subirono il martirio i santi Pietro e Paolo, Nerone godette un favore postumo che non ha eguali nell antichità. Se gli episodi più sensazionali e scandalosi della sua vita hanno colpito e interessato i posteri fino ai giorni nostri, sia pure in una luce fosca in parte aumentata da una tradizione letteraria ostile, questo è stato possibile perché lo stesso Nerone, che ambiva all immortalità e alla fama imperitura, come dice Svetonio (Nerone, 55), ne fu in gran parte il drammaturgo. 1 COMUNICATO STAMPA

2 È per questo che la mostra sull ultimo imperatore giulio-claudio - che si caratterizzò nel corso del suo regno (54-68 d.c.) per un attività edilizia straordinaria, che lasciò un segno profondo nella storia dell architettura e dell urbanistica - vuol far rivivere Nerone nei luoghi in cui visse e operò. E soprattutto a Roma, nell area del Foro romano-palatino e nella valle del Colosseo questo è possibile, non solo perché qui si pone il centro dell im pero, ma anche perché gli scavi effettuati, e ancora in corso, stanno riportando alla luce importanti settori delle costruzioni neroniane. Il secondo grande tema della mostra è per l appunto Roma, con i grandiosi programmi edilizi avviati dall imperatore dal 64 al 68 d.c. e che hanno fortemente contribuito a ridisegnare il piano urbanistico della capitale. Il tema è affrontato in maniera esaustiva nel II ambulacro del Colosseo dove le numerose scoperte archeologiche e i recenti studi condotti sulla Domus Aurea consentono di offrire al pubblico un quadro aggiornato dello stato delle conoscenze. Al Colosseo sono allestiti i settori espositivi dedicati a due aspetti peculiari del regno di Nerone: il grande incendio del 64 e la costruzione della Domus Aurea, la vasta residenza rimasta incompiuta. Nell opinione comune la Domus Aurea coincide con il grandioso complesso conservatosi ai piedi del colle Oppio: lungo il percorso espositivo sarà possibile apprezzarne la reale estensione, dal colle Palatino fino all attuale area della Basilica di S. Clemente attraverso l altura della Velia, il colle Oppio, la valle del Colosseo e il Celio. Una dimora formata da vari nuclei, in gran parte già di proprietà del demanio imperiale, e da ampi spazi verdi liberalmente aperti agli abitanti della Capitale. L evolversi del disastroso incendio è seguito, sulla base del resoconto di Tacito, dal primo focolaio divampato nel Circo Massimo nella notte tra il 18 e il 19 luglio del 64 fino all estinzione, nove giorni dopo, e alla constatazione dei danni: le cospicue tracce dell incendio rinvenute nella valle del Colosseo e lungo le pendici orientali del Palatino nel corso degli scavi condotti dal 1986 a oggi, sono per la prima volta offerte al grande pubblico. Il lusso e lo sfarzo della residenza romana caratterizzano anche le ville laziali di Nerone, ad Anzio e a Subiaco, e si riflettono, reinterpretati secondo un gusto provinciale, nella pittura pompeiana, di cui sono esposti numerosi esempi. Il percorso si apre e si chiude con video che propongono, all ingresso, le più recenti ipotesi ricostruttive in 3D della Domus Aurea e, all uscita, una selezione di immagini tratte dalla cinematografia cui si deve, in gran parte, il radicarsi nell immaginario collettivo di un Nerone folle, istrionico, a tratti patetico. Sulla parete esterna della Curia, visibile da via dei Fori imperiali, durante tutto il periodo della mostra verranno proiettate delle immagini di Nerone, nelle ore serali, a cura di Livia Cannella, architetto che ha già realizzato numerosi allestimenti luminosi al Colosseo, ai Mercati traianei, a Villa Adriana. Il progetto d allestimento della mostra è realizzato dall architetto Andrea Mandara, il progetto illuminotecnico degli spazi espositivi è curato dall architetto Alessandro Grassia. L ideazione e la selezione di immagini dell antologia cinematografica Nerone superstar, proiettato al Tempio di Romolo e al Colosseo, sono di Raffaele Rivieccio, con la collaborazione di Flavio Barbaro. I video che ripropongono le ipotesi ricostruttive in 3D della Domus Aurea e della Domus Transitoria sono realizzate dalla Studio associato degli architetti Stefano Borghini e Raffaele Carlani (Progetto KatatexiLux). La realizzazione del video della Coenatio Rotunda è stato realizzato dalla Imagimotion su rilievo e modellazione tridimensionale a cura della Tecno-Art. Il volume pubblicato da Electa, curato da Rossella Rea e Maria Antonietta Tomei, focalizza, così come la mostra, l attenzione su alcuni aspetti del Principato di Nerone. È il caso della politica economica, della profonda cultura ellenica, dell iniziale disinteresse per gli spettacoli cruenti, dell innovativa politica urbanistica e delle rivoluzionarie concezioni architettoniche. Viene messo a fuoco inoltre lo sforzo profuso per una razionale ricostruzione della città, nel tempo frequentemente devastata dagli incendi. I contributi sono firmati da: Andrea Giardina, Marisa Ranieri Panetta, Giacomo Agosti, Jerzy Miziołek, Giuseppe Pucci, Clementina Panella, Alessandro Viscogliosi, Henner von Hesberg, Maria Antonietta Tomei, Andrea Carandini, Heinz-Jürgen Beste, Matteo Cadario, Irene Bragantini, Rossella Rea, Emanuele Berti. In breve le sezioni della mostra Curia Iulia: i ritratti/la famiglia/la leggenda nera: Nerone nella pittura storica Tempio di Romolo: Nerone nel cinema Criptoportico neroniano: il lusso del palazzo imperiale/la propaganda Museo Palatino: il lusso del palazzo imperiale Colosseo: prima, durante e dopo l incendio/le residenze di Nerone 2 COMUNICATO STAMPA

3 info e contatti Ufficio stampa Electa per la Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Roma Gabriella Gatto tel Ufficio stampa Electa Enrica Steffenini tel Informazioni tecniche Orari Dal 12 aprile al 31 agosto: (ultimo ingresso ore 18.15). Dal 1 settembre al 18 settembre: (ultimo ingresso ore 18.00). Venerdì Santo chiusura anticipata alle ore (ultimo ingresso ore 13.00). Non si effettua chiusura settimanale. La biglietteria chiude un ora prima. Ingresso intero euro 12,00 ridotto euro 7,50 Lo stesso biglietto consente l accesso al Colosseo, al Palatino e al Foro romano Informazioni e visite guidate Pierreci tel Per evitare le code in biglietteria è possibile acquistare il biglietto on line, e per gli smartphone scaricare il programma i-mibac su Applestore Catalogo della mostra Electa 3 INFO E CONTATTI

4 colophon della mostra NERONE 12 APRILE 18 SETTEMBRE 2011 ROMA, COLOSSEO, CURIA IULIA E TEMPIO DI ROMOLO AL FORO ROMANO, CRIPTOPORTICO NERONIANO, DOMUS TIBERIANA (SC AVI IN CORSO), MUSEO PALATINO, VIGNA BARBERINI, COENATIO ROTUNDA La mostra è promossa dalla Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma in collaborazione con Electa Il comitato scientifico, presieduto dal Direttore Generale per le Antichità del Ministero per i Beni e le Attività Culturali Luigi Malnati e diretto dal Soprintendente Speciale per i Beni Archeologici di Roma Anna Maria Moretti, ha compreso Heinz-Jürgen Beste, Andrea Giardina, Henner von Hesberg, Clementina Panella, Marisa Ranieri Panetta, Alessandro Viscogliosi Cura della mostra e del catalogo Rossella Rea Maria Antonietta Tomei Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma Soprintendente Anna Maria Moretti Direzione dei servizi aggiuntivi Rosanna Friggeri Direzione scientifica del Colosseo Rossella Rea Direzione scientifica del Palatino e del Foro Romano Roberto Egidi Direzione tecnica del Colosseo Piero Meogrossi, Barbara Nazzaro Direzione tecnica delle aree e dei cantieri del Palatino e del Foro romano interessati dalla mostra Giuseppe Morganti, Antonella Tomasello, Marco Morelli, Maddalena Scoccianti, Lucilla La Bianca, Claudia Del Monti, Maurizio Pinotti, Maria Grazia Filetici 4 COLOPHON DELLA MOSTRA

5 Per restauri, manutenzioni ed assistenza all allestimento Coordinamento Giovanna Bandini e Cinzia Conti con la collaborazione di Maria Bartoli e con i contributi di Silvia Borghini, Adriano Casagrande, Antonella Cirillo, Annunziata D Elia, Massimo Lasco, Alessandro Lugari, Simona Murrone, Debora Papetti, Roberto Tomaino si ringraziano per gli interventi di restauro Sara Carraro, Roma Cristina Del Gallo, Roma Daniela Manna, Firenze Emanuela Peverati, Roma Artandcraft, Roma RE.CO., Roma Servizio di manutenzione delle opere esposte Consorzio CROMA, Roma Archivio fotografico Bruno Angeli, Luciano Mandato, Massimo Scacco Servizio fotografico Giorgio Cargnel, Luigi Colasanti, Romano D Agostini, Luciano Mandato, Simona Sansonetti Ufficio consegnatario Ornella Cappannini, Marinella D Ambrosio, Giovanna De Angelis, Sonia Panatta, Miria Roghi, Stefania Trevisan Archivio scientifico Elisabetta Boschi, Marilena Mulas, Laura Paolini, Stefania Trevisan Segreteria Maria Daniela Donninelli, Anna Iacono, Silvia Lisi, Maria Morgera, Gloria Nolfo, Anna Redigolo, Maurizio Rulli, Fernanda Spagnoli, Agnese Tomei, Angela Vivolo Hanno collaborato Orietta Brandimarte, Stefano De Felice, Salvatore Di Maria, Franco Fenicchia, Roberto Ferretti, Luigi Greco, Giorgio Greifemberg, Laura Paolini, Antonella Pienotti, Lucia Pomponi, Letizia Quarta, Massimo Scacco, Daniela Spadoni, Maurizio Tosti, Umberto Valera Enti prestatori Galleria d arte moderna, Milano Galleria d arte moderna di Palazzo Pitti, Firenze Galleria degli Uffizi, Firenze Monastero benedettino di Santa Scolastica, Subiaco Musei Capitolini, Roma Musei Capitolini, Centrale Montemartini, Roma Musei Vaticani, Città del Vaticano Museo Archeologico Nazionale, Cagliari Museo Archeologico Nazionale, Firenze Museo Archeologico Nazionale, Napoli Museo Archeologico e d Arte della Maremma, Grosseto Museo Barracco, Roma Museo Civico Pio Capponi, Terracina Museo Civico Archeologico, Anzio Museo Civico Archeologico, Bologna Museo Civico Archeologico del Castello di San Giorgio, La Spezia Museo dei Fori imperiali, Roma Museo dell Università, Varsavia Seminario Vescovile, Varsavia Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei Staatliche Kunstsammlungen, Skulpturensammlung, Dresden Ringraziamenti Cristina Acidini, Mariarosaria Barbera, Umberto Broccoli, Carlotta Cianferoni, Maddalena Cima, Teresa Elena Cinquantaquattro, Anna Maria Dolciotti, Maria Grazia Fiore, Filippo Maria Gambari, Paola Giovetti, Annamaria Giusti, Alba Rosa Marigliani, Mauro Meacci, Marco Minora, Jerzy Miziołek, Stefano Nardi, Antonio Natali, Kazimierz Nycz, Antonio Paolucci, Jeannette Papadopoulos, Claudio Parisi Presicce, Franco Pusceddu, Marzia Ratti, Claudio Salsi, Donatella Salvi, Valeria Sampaolo, Marina Sapelli Ragni, Claudia Scardazza, Grete Stefani, Emilia Talamo, Lucrezia Ungaro, Moritz Woelk Le curatrici ringraziano per la fattiva collaborazione Giovanna Bandini, Gabriella Bufalini, Cinzia Conti, Fedora Filippi, Rosanna Friggeri, Clementina Panella, Rita Paris, Lucia Saguì, Françoise Villedieu ed inoltre Bruno Angeli, Silvia Borghini, Annunziata D Elia, Massimo Lasco, Alessandro Lugari, Simona Murrone, Barbara Nazzaro, Gloria Nolfo, Maurizio Rulli, Daniela Spadoni, Agnese Tomei, nonché Emiliano Africano e Maria Viceconte 5 COLOPHON DELLA MOSTRA

6 Organizzazione e comunicazione Electa Direzione Anna Grandi Coordinamento generale Marta Chiara Guerrieri Cura del catalogo Nunzio Giustozzi Assistenza all allestimento Roberto Cassetta, Anna Civale, Tiziana Rocco Ufficio stampa e comunicazione Gabriella Gatto, Enrica Steffenini Consulenza per il progetto di comunicazione e promozione della mostra Marisa Ranieri Panetta Collaborazione scientifica e apparati didascalici Matteo Cadario, Nunzio Giustozzi Traduzione degli apparati didascalici Joanne Berry con la collaborazione di Nigel Pollard Progetto e direzione artistica dell allestimento Andrea Mandara/Studio di Architettura con Fabiana Dore Light Designer Alessandro Grassia con Diana Verde Responsabile della sicurezza Fabio Fumagalli Immagine coordinata e grafica in mostra Tassinari/Vetta (Leonardo Sonnoli con Igor Bevilacqua e Francesco Nicoletti) Realizzazione dell allestimento Meloni Fabrizio srl, Roma con la collaborazione di Enrico Vandelli Realizzazione degli apparati grafici Gruppofallani srl, Venezia Artiser srl, Roma Impianti elettrici e di sicurezza Duilio Ciancarella con Nello Madama, Fabio Ciancarella, Alessandro Fonzi, Alessio Paolelli Trasporti Montenovi srl, Roma Arteria srl, Firenze Assicurazioni Progress Fineart, Roma Kuhn&Bulow Service Assicurazioni, Firenze Ricostruzioni multimediali Progetto KatatexiLux, Roma Stefano Borghini e Raffaele Carlani Tecnoart / Imagimotion Valentina Gagliardi e Ombretta Mori Antologia cinematografica Concept e selezione: Raffaele Rivieccio con la collaborazione di Flavio Barbaro Montaggio: Emanuele Svezia Impianti multimediali AVset SpA, Roma Installazione luminosa alla Curia Iulia Progettazione: Livia Cannella Impianti: Artsound srl, Roma Hanno collaborato La Sapienza Università di Roma, Dipartimento di Scienze dell Antichità, Cattedra di Metodologia e tecniche della ricerca archeologica per i risultati degli scavi alle pendici nord-orientali del Palatino e della Meta Sudans Francesca Carboni, Antonio Francesco Ferrandes, Riccardo Fusco, Giacomo Pardini Lucia Saguì e Fiammetta Sforza per la selezione dei materiali e gli apparati didattici Emanuele Brienza, Matilde Cante e Marco Fano per la documentazione grafica Maurizio Necci per la documentazione fotografica Servizi museali 6 COLOPHON DELLA MOSTRA

7 cronologia di nerone 15 dicembre 37 d.c.: nasce ad Anzio Lucio Domizio Enobarbo, il futuro Nerone. È figlio di Gneo Domizio Enobarbo e di Agrippina Minore, pronipote di Augusto; il nonno materno era Germanico, amatissimo e valoroso generale. 41: l imperatore Caligola è ucciso nel palazzo sul Palatino; gli succede lo zio Claudio. 47: prima apparizione di Lucio Domizio sulla scena pubblica: insieme con Britannico, secondogenito di Claudio, prende parte con successo ai Giochi Troiani, un torneo equestre riservato ai giovani aristocratici. 48: Valeria Messalina, moglie di Claudio, è uccisa da un liberto. 49: Agrippina, rimasta anche lei vedova, sposa suo zio Claudio. A Nerone sono affiancati come precettori il filosofo Anneo Seneca e, per le materie militari, Afranio Burro, il prefetto del pretorio. 25 febbraio del 50: Nerone viene adottato da Claudio con il nome di Nero Claudius Drusus Germanicus. 53: Nerone sposa la sorellastra Ottavia (12 anni), figlia di Claudio e Valeria Messalina 12 ottobre del 54: morte di Claudio (con ogni probabilità avvelenato dalla moglie Agrippina). 13 ottobre del 54, mezzogiorno: Nerone è acclamato imperator prima della ratifica da parte del senato. A 16 anni e dieci mesi sale sul trono Nero Claudius Caesar Augustus Germanicus. 55: il quattordicenne Britannico, figlio di Claudio e Messalina, muore durante un pranzo. Le fonti letterarie parlano di venificio, forse la causa è dovuta all epilessia di cui soffriva. Alcune delle misure prese nei primi anni di governo: Stipendio annuo ai senatori in difficoltà economiche; 400 sesterzi a ogni cittadino; alleggerimento delle tasse più gravose; svolgimento pubblico dei processi giudiziari; divieto di organizzare giochi con animali o gladiatori, per evitare di estorcere denaro ai sudditi; freno al lusso. 58: Nerone presenta una riforma tributaria introducendo tasse che colpiscono i grandi patrimoni. Da qui ha inizio la posizione sempre più ostile del senato nei confronti dell imperatore, che viene attaccato per i suoi comportamenti, propagandati come depravati e immorali. Arriva a corte Poppea Sabina, moglie di Otone: molto bella e intelligente, seduce l imperatore. In Oriente, con l aiuto di nuovi alleati, il generale Corbulone inizia la conquista dell Armenia. 59: Il 4 marzo muore Agrippina nella sua villa vicino Baia. È uccisa da Aniceto prefetto della flotta di Miseno su comando imperiale. Il delitto viene considerato di Stato, per la salvezza della res pubblica. Vengono organizzati i Ludi Maximi, giochi indetti per onorare l eternità dell imperatore in diversi teatri, con distribuzione di buoni-premio alla folla (schiavi, animali, frumento, gioielli, abiti). In Occidente, scoppia una rivolta in Britannia sotto la guida della regina Budicca. La ribellione è sedata pur con molte vittime romane. Lungo la frontiera del Danubio, i Romani sottomettono i Daci e altre popolazioni. Si svolgono gli Juvenalia (Giochi della gioventù). Nerone, imbevuto di ellenismo, promuove un educazione che coltiva poesia, musica e teatro, mentre la classe dirigente, conservatrice, per i giovani vuole addestramento alle armi e scuole oratorie. 60: Sono organizzati i Neronia, prima edizione di Giochi musicali, equestri e atletici su modello greco. Vi partecipa anche il giovane poeta Lucano, che riceve una corona per le sue Laudes in onore dell imperatore. 62: Muore il prefetto del pretorio Afranio Burro che è sostituito da Fenio Rufo e Ofonio Tigellino. Nerone ripudia Ottavia e sposa Poppea. Il popolo insorge, vengono create false accuse e Ottavia è relegata a Pandataria (odierna Ventotene) e poi uccisa. 7 CRONOLOGIA DI NERONE

8 63: Dopo un intervento militare dei Parti in Armenia, Corbulone ribadisce il diritto di intervento di Nerone sulle sorti della regione come protettorato romano. È stabilita l incoronazione di Tiridate a Roma. Nel frattempo viene completato dalle legioni romane il controllo sulla costa settentrionale del mar Nero, fondamentale per le forniture di grano. Nasce Claudia, unica figlia di Nerone. Dopo pochi mesi muore : Ha inizio una riforma monetaria che va a vantaggio dei ceti emergenti. 64: Con ulteriori conquiste il mar Nero è tutto romano. Iniziano i lavori per il canale navigabile dal lago Averno, in Campania, fino a Ostia: doveva assicurare il trasporto delle merci di prima necessità dal porto di Pozzuoli. Si inaugura il nuovo Porto di Ostia, i cui lavori erano iniziati sotto Claudio. A Napoli, città di cultura greca, Nerone si esibisce in teatro per la prima volta. Notte tra 18 e 19 luglio: scoppia un grande incendio mentre Nerone si trova ad Anzio. Sono distrutti dalle fiamme intere regiones e monumenti importanti. Inizia la ricostruzione a spese del principe e con incentivi ai privati. I cristiani che confessarono (secondo il racconto dello storico Tacito) di aver provocato l incendio, vengono condannati a morte con torture e crocifissioni. Iniziano i lavori per la Domus Aurea su progetto degli architetti Severo e Celere. 65: Congiura dei Pisoni con il concorso di cavalieri, senatori e pretoriani per uccidere Nerone ed eleggere al suo posto Gaio Calpurnio Pisone, di nobile famiglia. Vengono scoperti i partecipanti: molti sono uccisi (tra cui il prefetto Fenio Rufo e il poeta Lucano), altri indotti al suicidio (come Seneca e lo scrittore Petronio Arbitro), altri ancora sono mandati in esilio o perdonati. Seconda edizione dei Neronia : per la prima volta a Roma, Nerone si esibisce in pubblico (poesia e canto con la cetra). Alla fine dei Giochi, muore l Augusta Poppea Sabina. 66: Incoronazione a Roma di Tiridate: ai Rostri, nel Foro, Nerone pone la corona sul capo del re armeno, inginocchiato davanti a lui in un tripudio di festeggiamenti pubblici. Nerone sposa Statilia Messalina, più grande di lui e di nobile famiglia: un matrimonio durato pochi mesi. Ottobre 66 fine 67: Nerone compie un viaggio in Grecia dove partecipa, da vincitore, ai Giochi Istmici, Pitici, Nemei e Olimpici. Congiura Viniciana, dal nome del genero del generale Corbulone, Annio Viniciano, costituita da senatori, cavalieri e pretoriani. Corbulone, considerato un complice, riceve la condanna a morte da parte imperiale ma preferisce uccidersi. Inizia il taglio dell istmo di Corinto, per favorire e rendere più veloce la navigazione. 67: secondo la tradizione più accreditata, vengono uccisi a Roma S. Pietro e S. Paolo. 68: Gennaio: Nerone rientra a Roma e celebra il trionfo per le vittorie negli agoni greci. Marzo: Una ribellione scoppiata in Gallia è presa a pretesto da alcuni governatori delle province galliche e spagnole ostili a Nerone per iniziare la rivolta contro il potere centrale e quindi contro l imperatore. A capo della fazione antineroniana è Salvio Sulpicio Galba (il successore di Nerone). 8 giugno: Nerone, appresa la notizia delle defezioni a sostegno di Galba, lascia il Palatino preparandosi a partire per l Egitto. Il capo dei pretoriani annuncia alle guardie che Nerone è scappato e promette, a nome di Galba, un cospicuo donativo. Nel frattempo, il senato dichiara l imperatore hostis publicus: chiunque può ucciderlo. Nerone si accorge che le guardie lo hanno abbandonato e fugge per nascondersi nella casa di uno dei liberti che gli sono rimasti accanto. 9 giugno: raggiunto da militari legati a Galba, Nerone si uccide (versione ufficiale) con l aiuto di Epafrodito, il suo segretario. 8 CRONOLOGIA DI NERONE

9 le fonti letterarie Nel primo libro degli Annales (I.2) Cornelio Tacito fa una premessa: «Le imprese di Tiberio, Gaio, Claudio, Nerone, furono falsificate per paura mentre erano in auge e, dopo la loro morte, sotto l influenza di risentimenti ancora freschi». Purtroppo però non sono arrivate fino a noi per intero o in gran parte - le opere storiche scritte sotto l impero di Nerone, nelle quali possiamo supporre posizioni opportunistiche o servili, ma anche testimonianze oculari, capaci di arricchire, se non correggere, le nostre conoscenze. Le uniche fonti autorevoli di cui disponiamo, tutte ostili al principe le Vitae Caesarum di Svetonio Tranquillo, gli Annales di Cornelio Tacito e la monumentale Storia di Roma, scritta in greco e conservata in epitomi, di Dione Cassio - appartengono invece a scrittori che non hanno potuto constatare personalmente quanto hanno raccontato. Solo Tacito nacque sotto Nerone, ma quando questi morì era un adolescente; Svetonio raggiunse i massimi riconoscimenti sotto Adriano, mentre Dione Cassio ebbe importanti incarichi politici nella prima metà del terzo secolo. Gli altri autori latini e greci - poeti, filosofi, storici minori (Plinio il Vecchio, Marziale, Giovenale, Stazio, Seneca, Plutarco, Giuseppe Flavio, Pausania e altri) - che fanno riferimento all ultimo esponente dei Giulio-Claudii, possono contribuire alla comprensione dell imperatore e dei suoi tempi, ma non in maniera significativa: tanti tasselli che confermano per la maggior parte quanto descritto dagli autori più importanti ma che, quando se ne distaccano per alcuni aspetti, non riescono a mutare la fama negativa che ha accompagnato Nerone ai nostri giorni. Pur scrivendo a distanza di anni dalla morte di Nerone, i documenti a disposizione di questi tre scrittori erano molteplici: gli Atti pubblici, editti imperiali; iscrizioni onorarie, testamenti, Memorie di personaggi della corte o di militari, come i Commentarii di Agrippina Minore e del comandante Corbulone; le Vite che celebravano coloro che si erano suicidati, come Trasea Peto, o che erano stati uccisi per motivi politici; e poi carteggi privati, la produzione letteraria degli stessi imperatori, come i versi scritti da Nerone che Svetonio lesse quando svolgeva l attività di segretario ab epistulis dell imperatore Adriano. Ma tutto fu utilizzato e scelto col fine già deciso a tavolino di una descrizione negativa del personaggio, sottolineando ogni azione politica o comportamento privato capace di evidenziarne la degradazione morale, la crudeltà, gli eccessi, l inadeguatezza del ruolo. Solo alcune situazioni emergono come fattori positivi (l estraneità ad alcuni delitti l avvelenamento di Giulio Silano, avviene per colpa della madre Agrippina, ignaro Nerone, scrive Tacito; gli atti governativi e la benevolenza dei primi anni sul trono sottolineati da Svetonio), talvolta lasciando nel dubbio i lettori o limitandosi a riportare i prodigi e i rumores, le voci mai favorevoli. Una riflessione di Giuseppe Flavio, scrittore ebreo che ebbe la protezione di Poppea e conobbe la corte dell epoca, sintetizza la tradizione storica coeva che avrebbe influenzato quella successiva. Nelle Antichità Giudaiche sostiene che la memoria di Nerone aveva ricevuto consensi o denigrazioni da parte degli storici a seconda dei benefici ottenuti o dei torti subiti: i primi non avevano badato alla verità, i secondi mentivano spudoratamente. Gli storici e biografi posteriori, nonostante l ostilità mostrata verso Nerone, non ne possono tacere la grande popolarità, la fedeltà dei militari, l affetto della gente comune, addirittura la fama postuma: il prefetto del pretorio Ofonio Tigellino aveva mentito ai soldati dicendo che Nerone aveva lasciato Roma, altrimenti non avrebbero giurato sul governatore Sulpicio Galba come nuovo imperatore; nonostante fosse stato dichiarato hostis publicus dal senato, ebbe funerali privati ma sontuosi; sulla sua tomba i romani portavano fiori; alcuni sosia in Oriente si spacciarono per lui dando filo da torcere alle legioni e preoccupando i senatori. Alla fama negativa dell ultimo dei Giulio-Claudii contribuì non poco la tradizione cristiana. Nonostante scrittori come Tertulliano e Lattanzio non abbiano attribuito a Nerone la colpa del grande incendio del 64 d.c., per aver mandato a morte i cristiani accusati del misfatto l imperatore è stato sempre bollato come il primo, grande persecutore religioso e, di conseguenza, condannato nel suo complesso. Ed è quest ultima la memoria che ha prevalso e l unica seguita fino tempi recenti, accolta da scrittori, pittori, musicisti e dalla cinematografia hollywoodiana. Una più attenta rilettura storica e lo studio più accurato dei materiali archeologici, accompagnato da nuove scoperte, oggi consentono di conoscere meglio Nerone e sono la premessa della mostra. Il fisico Svetonio, Nerone 51 Era di statura quasi normale, ma aveva il corpo chiazzato (pieno di lentiggini, n.d.r.) e maleodorante; i capelli erano biondicci e il suo viso era più bello che aggraziato. Aveva occhi azzurri e molto deboli collo grosso, ventre prominente, gambe gracilissime e salute ottima. 9 LE FONTI LETTERARIE

10 Infatti, benché non ponesse nessun freno alla lussuria, in quattordici anni si era ammalato tre volte in tutto, e anche allora non si era astenuto né da vino né da alcun altra delle sue abitudini. Era così poco dignitoso nell abbigliarsi da portare sempre i capelli ondulati, e durante il viaggio in Grecia (l anno prima della morte, n.d.r.) se li lasciava anche ricadere sul collo; spesso poi si era mostrato in pubblico in veste da camera, con un fazzoletto annodato intorno alla gola, senza cintura e scalzo. L infanzia e l adolescenza Svetonio, Nerone 57 Fin da bambino attese a quasi tutte le discipline liberali, ma sua madre lo distolse dalla filosofia, avvertendolo che era controindicata a chi sarebbe stato imperatore. Il suo precettore Seneca lo distolse dallo studio degli oratori antichi per conservare più a lungo la sua ammirazione. Essendo portato alla poesia, compose facilmente e volentieri dei versi, senza aver bisogno, come dicono alcuni, di pubblicare col proprio nome quelli di altri. Ho avuto fra le mani le brutte copie e le annotazioni di suo pugno riguardo ad aluni suoi versi molto conosciuti; appare chiaramente che non sono né copiati né scritti sotto dettatura, ma certamente meditati e scritti da chi li stava pensando, tanto sono numerose le cancellature, le annotazioni e le aggiunte. La passione per gli spettacoli del circo Svetonio, Nerone 22 Fin dalla tenera età ebbe una passione particolarmente accentuata per i cavalli e, benché ciò gli fosse stato proibito, la maggior parte dei suoi discorsi concernevano i giochi del circo. Una volta, mentre assieme ai suoi condiscepoli compiangeva la sorte di un auriga del partito verde che era stato trascinato dai propri cavalli, ripreso dal suo pedagogo disse falsamente che stava parlando di Ettore. Fin dal principio del suo impero ogni giorno si divertiva a giocare con delle quadrighe di avorio sopra u tavolo, e abbandonava il suo ritiro a ogni minimo spettacolo al circo, dapprima di nascosto e in seguito così apertamente che non vi poteva essere il minimo dubbio sul luogo in cui avrebbe passato quelle giornate. Sperpero e lusso Svetonio, Nerone 30 Stimava che non vi fosse nessun altro modo di usare il denaro e la ricchezza se non dilapidandoli, e considerava sordidi e avari coloro che tengono conto delle loro spese, ed eccelsi e magnifici coloro che abusano della loro fortuna e la sperperano. [ ] Durante la permanenza di Tiridate (fratello del re dei Parti, n.d.r.), erogò in suo favore ottocentomila sesterzi al giorno, il che si riesce a credere a stento; e quando partì gli fece un regalo di più di cento milioni. Il citaredo Menecrate e il mirmillone Spiculo ricevettero in dono dei patrimoni e dei palazzi da trionfatori. [ ] Non indossò mai la stessa veste. Giocava ai dadi con poste fino a quattrocentomila sesterzi al punto, e andava a pesca con una rete dorata, legata con funi intessute di porpora e cocco. Si dice che non si sia mai messo in viaggio con meno di mille veicoli dalle mule ferrate d argento a dai conduttori vestiti di lana di Canosa, e con intorno una turba di Mazaci e di battistrada coperti di decorazioni e bracciali. Esibizioni teatrali Tacito, Annali XIV. 20 Essendo Nerone console per la quarta volta, furono istituiti a Roma i Ludi Quinquennali a imitazione delle gare tra i greci [ ] Sotto l influsso dei costumi stranieri si operò la degenerazione dei giovani: divennero frequentatori di palestre, abituati all ozio e ai turpi amori, incoraggiati in tutto ciò dall imperatore e dal senato, che non solo lasciarono libero corso ai vizi, ma usarono anche la forza perché i primi fra i romani, col pretesto di recitare in prosa e in versi, fossero contaminati dall ignominia della scena. Dione Cassio, Storia Romana LXI. 20 Ed ecco che Cesare salì sul palcoscenico in abito da citaredo pronunciando, lui che era imperatore, queste parole: «Signori miei, ascoltatemi, vi prego». Augusto suonò un pezzo intitolato Attis o Le Baccanti, mentre stavano ad assistere molti soldati e tutto il popolo stava seduto occupando ogni possibile posto sebbene, stando a quello che è stato tramandato, egli avesse una voce bassa e fioca, tale da suscitare in tutti riso e, contemporaneamente, lacrime. Al suo lato stavano Seneca e Burro (il primo prefetto del pretorio, n.d.r.), proprio come fanno alcuni maestri, con la funzione di dargli sostegno: essi agitavano le mani e i mantelli ogni volta che l imperatore diceva qualcosa e incitavano gli altri a fare la stessa cosa. Del resto nerone disponeva di un corpo speciale di circa cinquemila soldati personali: costori venivano chiamati Augustani ed avevano il ruolo di dare inizio agli applausi; anche tutti gli altri, seppure contro la loro volontà, erano obbligati a esultare. 10 LE FONTI LETTERARIE

11 Banchetti licenziosi Dione Cassio, Storia Romana LXII. 15 Tigellino (prefetto del pretorio, n.d.r.) era stato nominato supervisore dei banchetti ed ogni preparativo era stato in modo sontuoso. La preparazione venne condotta come segue: nel centro del lago erano stati calati prima grandi tini da vino in legno, sopra i quali erano stati issati dei tavolati, e intorno a questa struttura erano state costruite delle taverne e degli appartamenti. In questo modo Nerone, Tigellino e i loro convitati occupavano l area centrale, dove banchettavano su dei tappeti di porpora e su delle soffici coltri, mentre tutti gli altri se la godevano all interno delle taverne. Entravano poi nei lupanari e senza ritegno alcuno si abbandonavano a rapporti sessuali con tutte le donne che si trovavano là dentro: erano presenti anche le donne più belle e più illustri, schiave, liberte, cortigiane, fanciulle illibate e donne sposate, tra le quali vi erano fanciulle e donne appartenenti no solo al ceto popolare, ma anche alle famiglie più nobili. La morte di Agrippina a Bacoli (Baia) Tacito, Annali XIV. 9 Nella stanza vi erano un piccolo lume e una sola ancella, mentre Agrippina se ne stava in stato di crescente allarme perché nessuno arrivava da parte del figlio e neppure Agermo: ben altro sarebbe stato l aspetto delle cose intorno se veramente la sua sorte fosse stata felice. [ ] Quando anche l ancella si mosse per andarsene, Agrippina nell atto di volgersi a lei per dirle: «Anche tu mi abbandoni?» scorse Aniceto in compagnia del triarca Erculeio e del centurione di marina Obarito. Rivoltasi allora a lui gli dichiarò che, se era venuto per vederla, annunziasse pure a Nerone che si era riavuta (dall incidente in mare, n.d.r.); se poi fosse lì per compiere un delitto, essa non poteva avere alcun sospetto sul figlio: non era possibile che egli avesse commissionato il matricidio. I sicari circondarono il letto e per primo il triarca la colpì con un bastone sul capo. Al centurione che brandiva il pugnale per finirla, protendendo il grembo gridò: «Colpisci al ventre», e cadde trafitta da molte ferite. Tacito, Annali XV Con sorprendente gara dei maggiorenti il Senato decretò.che il giorno anniversario della nascita di Agrippina fosse considerato tra i giorni nefasti. L incendio e la ricostruzione Dione Cassio, Storia Romana LXII. 16 In seguito Nerone sentì il desiderio di realizzare quello che senza dubbio aveva sempre sperato, e cioè di mandare in rovina l intera città e il regno fintanto che era ancora in vita; è risaputo che egli ritenesse straordinariamente felice Priamo perché aveva visto la sua patria e il suo potere abbattuti contemporaneamente. Pertanto incaricò segretamente alcuni uomini, i quali, comportandosi come se fossero ubriachi o come se stessero commettendo qualche misfatto, dapprima appiccarono dei focolai in uno o due o, addirittura, in più punti della città: perciò gli abitanti si trovarono completamente spiazzati, e non erano in grado di scoprire dove avesse avuto origine il dolo, né sapevano come porvi rimedio, sebbene si rendessero perfettamente conto di vedere e di sentire molte cose insolite. [ ] Una gran confusione si stava allora diffondendo ovunque tra tutti i cittadini, alcuni dei quali correvano di qua, altri di là come se fossero in preda alla follia. [ ] Si assisteva a un continuo gridare e urlare da parte di bambini e ugualmente da parte di donne e di uomini anziani, tanto che a causa del fumo e del chiasso non si riusciva a capire né a comprendere nulla. [ ] Nel frattempo alcuni che stavano portando in salvo le proprie suppellettili e altri che invece ne approfittavano per sottrarre i beni altrui si urtavano vicendevolmente e inciampavano negli involti, né erano in grado di proseguire o di fermarsi, ma spingevano ed erano spinti, travolgevano e venivano travolti. Tacito, Annali XV. 38 Seguì un disastro, non si sa se dovuto al caso o alla perfidia di Nerone, poiché gli storici interpretarono la cosa in un modo o nell altro. E certo però che questo incendio per la sua violenza ebbe effetti più terribili e spaventosi di tutti gli incendi precedenti. Cominciò in quella parte del Circo, che è contigua ai colli del Palatino e del Celio, dove il fuoco appena scoppiato nelle botteghe in cui si trovavano merci infiammabili, subito divampò violento alimentato dal vento e avvolse il Circo per tutta la sua lunghezza. [ ] Spinto dalla violenza l incendio si diffuse dapprima nei luoghi piani, poi salì ai colli e poi di nuovo invase devastando i luoghi bassi e con la sua rapidità prevenne ogni possibilità di rimedio. [ ] 11 LE FONTI LETTERARIE

12 Tacito, Annali XV. 41 Non è facile dare il numero delle case, degli isolati e dei templi che andarono perduti. Fra questi vi furono quelli di più antico culto che Servio Tullio aveva dedicato alla Luna, la grande ara e il tempietto che l arcade Evandro aveva consacrato al nume presente di Ercole; furono inoltre arsi il tempio votato a Giove Statore da Romolo e la reggia di Numa e il santuario di Vesta con i Penati del popolo romano. Furono così perduti ricchezze conquistate in tante vittorie e capolavori dell arte greca, e con essi gli antichi e originali documenti degli uomini di genio, tanto che, per quanto Roma fosse risorta splendida, molte cose i vecchi ricordavano che non avrebbero più potuto essere rifatte. Tacito, Annali XV. 43 Quello che rimaneva della città, all infuori del palazzo, fu riedificato non come era avvenuto dopo l incendio dei Galli, senza un piano regolatore con le case disposte qua e là senza ordine alcuno, ma fu ben misurato il tracciato dei rioni dove furono fatte larghe strade, fu limitata l altezza degli edifici, furono aperti cortili, ai quali si aggiunsero portici per proteggere la parte anteriore degli isolati. Nerone promise di consegnare ai legittimi proprietari quei portici, dopo averli fatti costruire a sue spese ed aver fatto sgombrare i cortili. Assegnò premi a seconda della classe sociale e delle sostanze di ognuno, e fissò il tempo entro il quale le case dovevano essere finite, perché si potesse concorrere ai premi. Dispose di versare nelle paludi di Ostia le macerie e ordinò che le navi che portavano il frumento, risalendo il Tevere, ne ritornassero cariche di rottami; volle anche che gli stessi edifici in alcune loro parti fossero consolidati senza travi, ma con pietra di Gabi o di Albano, perché questa è refrattaria al fuoco. Pose guardie a vigilare che l acqua deviata per abuso di privati scorresse più abbondante e in più luoghi a vantaggio di tutti e fece in modo che ciascuno tenesse in pubblici posti mezzi per distinguere gli incendi, disponendo anche che non vi fossero pareti in comune, ma ciascun edificio fosse circondato da muri propri. Tutti questi provvedimenti, graditi per la loro utilità, portarono anche ornamento e decoro alla nuova città. Domus Aurea Svetonio, Nerone 31 Fece costruire per sé una casa che dal Palatino andava fino all Esquilino, dapprima la chiamò transitoria, poi, quando un incendio la distrusse, la fece ricostruire e la chiamò aurea. Per dare un idea dell estensione e della sua magnificenza, basterà ricordare i seguenti dati. C era un vestibolo in cui era stato eretto un colosso a sua sembianza, alto centoventi piedi. Era tanto vasta, che nel proprio interno aveva dei porticati a triplo ordine di colonne, per la lunghezza di mille passi, e uno stagno che sembrava un mare, circondato da edifici che formavano come delle città. Per di più, nell interno vi erano campagne ricche di campi, di vigneti, pascoli e boschi, con moltissimi animali domestici e selvatici di ogni specie. Nel resto della costruzione, ogni cosa era ricoperta d oro e abbellita con gemme e madreperla. Il soffitto dei saloni per i banchetti era a tasselli di avorio mobili e perforati, in modo da poter spargere fiori e profumi sui convitati. Il principale di questi saloni era rotondo e girava su se stesso tutto il giorno, continuamente, come la terra. Nelle sale da bagno scorrevano acque marine e acque di Albula e, quando alla fine dei lavori, Nerone inaugurò un palazzo di tal fatta, lo approvò soltanto con queste parole: «Finalmente comincerò ad abitare come un uomo!» La morte Tacito, Storie I. 5 Avvezza al lungo servizio per i Cesari, la guarnigione di Roma era stata portata a destituire Nerone più da una spinta artificiosa che da un proposito ben determinato. Svetonio, Nerone 49 E ora invitava Sporo a iniziare i pianti e le lamentazioni, e ora pregava qualcuno di incoraggiarlo con l esempio a darsi la morte, e qualche volta disprezzava anche la propria vigliaccheria con queste parole: «Questo modo di fare è ignobile, turpe, è indegno di Nerone, proprio indegno! Ci vuole sangue freddo in questi momenti! Via, svegliati!». Già stavano avvicinandosi i cavalieri che avevano l ordine di prenderlo vivo. Quando li sentì, disse tremando: «Un galoppo di veloci corsieri colpisce le mie orecchie!» e affondò il ferro nella gola, con l aiuto del suo segretario particolare Epafrodito. Svetonio, Nerone 57 Eppure non mancarono le persone che, per lungo tempo, adornarono la sua tomba con fiori dell estate e con quelli della primavera, e che esposero ai Rostri delle sue statue vestite con la pretesta, e dei suoi editti in cui, come se fosse stato ancora vivo, dichiarava che tra poco sarebbe tornato con grave danno per i propri nemici. 12 LE FONTI LETTERARIE

13 i matrimoni Nella vita privata di Nerone due donne occupano un posto particolare: Atte, la liberta che gli restò sempre legata (fu tra le organizzatrici della cerimonia funebre dell imperatore), e Poppea Sabina: la seconda, bellissima moglie. Il primo matrimonio fu con la sorellastra Ottavia, subìto per volere materno e finito in tragedia. La stessa vita di Ottavia, troncata preocemente, è stata contrassegnata da lutti e dolori. Era figlia, con il fratello Britannico, dell imperatore Claudio e di Valeria Messalina; bambina, aveva avuto il primo choc quando la madre fu uccisa dai liberti del palazzo per aver tradito pubblicamente Claudio. Di lì a poco, il padre decise di sposarsi con Agrippina Minore, sua nipote, rimasta vedova dei precedenti mariti e madre di Lucio Domizio, il futuro Nerone. All inizio la convivenza con un ragazzo quasi coetaneo, appassionato di cavalli e musica, dovette riuscire piacevole a Ottavia; ma Agrippina aveva altre mire per l unico figlio: lo fece prima adottare da Claudio col nome di Nerone e poi lo costrinse a sposarsi con la sorellastra. Ottavia aveva dodici anni, un età non insolita per un matrimonio secondo i costumi dell epoca, ma non sappiamo quanto abbia gradito il matrimonio, trovandosi anche in mezzo a una competizione familiare tra il marito e Britannico perché l adozione scalzava il fratello dall eredità come primogenito. Un anno dopo Claudio morì durante un convivio, sicuramente avvelenato. La colpa, più che a Nerone, come hanno tramandato alcune fonti, è da attribuirsi ad Agrippina, che scalpitava per la salita al trono del figlio, pensando di poterlo manovrare senza intralci. Ottavia passò così dai lamenti del funerale del padre ai festeggiamenti per la salita al trono del giovane sposo: un turbinio di emozioni, dolori, sentimenti contrastanti, anche per come si erano svolti i fatti, che non aiutò certo la neo imperatrice nel suo ruolo di moglie, tra l altro poco o affatto amata. A comandare nella residenza sul Palatino era Agrippina, Ottavia non aveva voce in capitolo; lo stesso Nerone, almeno per i primi tempi, non riuscì a tener testa a una madre abituata al potere sia per tradizione familiare che per l esperienza accanto a Claudio. Ma le tragedie per Ottavia non erano finite. A due anni dalle nozze Britannico morì, anche lui nel corso di un banchetto. Un attacco di epilessia, di cui soffriva, o gli effetti dell ennesima sostanza velenosa? Nerone è accusato dagli storici, sicuri che si sia trattato di delitto, ma in realtà specialmente all inizio del suo regno - non era nella condizione di dover temere qualcosa dalla presenza del fratellastro: amato dal popolo, omaggiato dal senato, aveva dato avvio alle sue azioni politiche sotto i migliori auspici. A creare un insanabile frattura nella coppia imperiale non fu tanto l amore di Nerone per la liberta Atte, noto a tutti, ma l ingresso a corte di Poppea Sabina. Affascinante come la madre, sposata già per la seconda volta con Salvio Otone (che succederà a Nerone), era anche intelligente e vivace. Ebbe tutte le doti fuorché quella di un animo onesto sostiene Tacito, che non mostra ammirazione per nessuna donna di potere. Con l ingresso di Poppea nella vita dell imperatore le fonti fanno coincidere il peggioramento di Nerone, lo scivolamento progressivo verso azioni immorali e depravate. In ogni caso, per Ottavia, non ci fu più alcuna speranza di salvare il matrimonio. Agrippina e il prefetto Afranio Burro cercarono di smorzare la passione di Nerone, anche perché la moglie rappresentava il legame con la famiglia Claudia; ma l imperatore era il padrone del mondo e voleva Poppea a tutti i costi. Per eliminare il primo ostacolo, Otone fu mandato in Lusitania come governatore; nella primavera del 59 si agì contro Agrippina, che fu uccisa a Baia. Nelle cause della morte di Agrippina non vi era solo il caso Poppea : la donna che era stata a lungo la più potente dell impero era entrata in rotta di collisione con i consiglieri del figlio, specialmente con Seneca, e, allontanata dal palazzo per ridimensionarne l ambizione, minacciava un nuovo matrimonio con un parente di Augusto e rivelazioni scomode. In ogni caso, Nerone fu libero di seguire i suoi desideri e pur avendo contro il popolo, il senato, i suoi consiglieri, ripudiò Ottavia per sterilità e sposò Poppea. Moriva intanto Afranio Burro e al suo posto furono nominati due prefetti del pretorio: Fenio Rufo, apprezzato per la buona amministrazione dell Annona, e Ofonio Tigellino, liberto di umili origini che si rivelerà disposto a ogni azione riprovevole. Ottavia fu accusata di adulterio e spedita in Campania. Tali però furono le proteste della gente che Nerone si vide costretto a richiamare a Roma la prima moglie, assistendo alla folla che rimetteva al loro posto le sue statue inondandole di fiori. Poppea, già incinta, temeva il peggio e costrinse il marito a intervenire con decisione per eliminare la docile Ottavia. L accusa costruita a tavolino era infamante: la ragazza che era stata accusata di sterilità ora veniva incolpata di adulterio e di aborto; il falso accusatore era Aniceto, ex pedagogo dell imperatore e comandante della flotta imperiale di Miseno, che aveva eseguito con un gruppo di armati l assassinio di Agrippina. Ottavia fu esiliata nell isola di Pandataria (odierna Ventotene) e non le valse a nulla la difesa di voler essere solo la sorella di Nerone : dopo poco tempo arrivarono dei sicari, forse inviati dalla nuova impe- 13 I MATRIMONI

14 ratrice, che le aprirono le vene e la immersero in un bagno caldo per accelerarne la fine. A distanza di pochi mesi ad Anzio, dove era nato Nerone, Poppea diede alla luce Claudia, che subito il padre chiamò Augusta, dando anche alla madre lo stesso appellativo; ma la piccola, morì a tre mesi dalla nascita ( Nerone, come già nella gioia, apparve eccessivo nel dolore, commenta Tacito). Gli autori antichi, nel decantare la bellezza di Poppea, ne raccontano il lusso sfrenato e le manie; il suo nome è legato più al latte d asina che usava per mantenere candida la pelle che ai suoi interessi culturali o religiosi. E probabile che si debba al suo intervento la revoca del divieto dei giochi nell anfiteatro di Pompei, zona di origine della sua famiglia, dopo gli scontri di alcuni anni prima; frequentava circoli culturali ebraici e, secondo la testimonianza dello scrittore Giuseppe Flavio (Autobiografia), si interessò di far liberare dei sacerdoti ebraici sotto processo a Roma. Mentre Nerone ricostruiva la nuova Roma e iniziava i lavori della Domus Aurea, si verificò una congiura, detta dei Pisoni perché il candidato scelto da pretoriani, senatori, letterati era il nobile Gneo Calpurnio Pisone. Era il 65, un anno terribile ed esaltante per Nerone: il complotto fu scoperto e la reazione finì in un bagno di sangue (tra gli altri, morirono suicidi Petronio e Seneca); furono indetti i secondi Giochi alla greca Neronia, dove l imperatore si esibì nel canto drammatico e vinse i premi che agognava, ma, proprio alla fine di questi Ludi, morì Poppea in attesa di un altro figlio. La causa sarebbe stato un calcio del marito, recita la vulgata. Ma è possibile che, nel corso di un litigio violento, il decesso sia stato causato da qualche complicazione della gravidanza. Nerone aveva amato Poppea più di qualsiasi altra cosa (Svetonio) e ne inseguì l immagine e il ricordo in tutti i modi. Le tributò un solenne funerale dopo averla fatta imbalsamare e le dedicò un tempio; sposò perfino l eunuco Sporo perché le somigliava molto. L ultima moglie di Nerone, Statilia Messalina, fu una meteora nella sua vita. Più grande di lui, della nobile famiglia dei Tauri, gli restò accanto pochi mesi se la sposò nel 67 e nelle ultime fasi della sua vita nessuno la nomina accanto a lui. Abile, opportunista, dotata di fascino e classe, fu richiesta in moglie da Otone (che rifiutò), continuando a frequentare l aristocrazia anche sotto i Flavi. Atte e Ottavia Tacito, Annali XIII. 12 Venne a poco a poco ad indebolirsi la potente autorità della madre, essendosi Nerone abbassato all amore di una liberta di nome Atte..La madre, in un primo tempo all oscuro di ogni cosa, tentò poi invano di opporvisi, mentre si era insinuata profondamente nell animo di Nerone, eccitandone la lussuria con equivoche e segrete dissolutezze [ ] Egli aborriva dalla moglie Ottavia, che pure era di nobile stirpe e di specchiata onestà. Poppea Tacito, Annali XIII. 45 Questa donna ebbe tutte le doti, fuorché quella di un animo onesto. Da sua madre, che aveva superato in bellezza tutte le donne dell età sua, aveva avuto parimenti rinomanza e fascino; aveva poi ricchezze adeguate alla nobiltà. Il suo tratto era cordiale e la sua intelligenza non priva di vivacità; affettava modestia, e si dava alle dissolutezze. Raramente usciva in pubblico e quando lo faceva teneva una parte del volto coperta da un velo, sia che non volesse soddisfare gli sguardi altrui, sia, anche, per apparire più affascinante. Non si curò mai di avere una buona fama, nonché di fare alcuna distinzione fra mariti e amanti. Plinio il Vecchio, Storia Naturale XXXVII. 12 (parlando dell ambra) Tra le altre bizzarrie della sua vita, Domizio Nerone aveva adottato questo nome perfino per i capelli di sua moglie Poppea, chiamandoli anche in un suo poema ambrati, giacché non mancano mai i nomi ricercati per designare i difetti; da allora le signore hanno cominciato a volere questa specie di terzo colore per i loro capelli. Plinio il Vecchio, Storia Naturale XXVIII. 183 Si crede che il latte d asina cancelli le rughe sulla pelle e la renda morbida conservandone intatto il candore, e si sa che certe donne se ne fanno impacchi sulle guance sette volte al giorno..inaugurò tale moda Poppea, moglie dell imperatore Nerone, la quale usava questo latte anche per il bagno, e allo scopo si portava sempre dietro mandrie di asine. Dione Cassio, Storia Romana XLII. 27 Anche (Poppea) Sabina morì in quel periodo a causa di Nerone: egli, infatti, non si sa se volontariamente o involontariamente, colpì con un calcio la moglie, che era incinta. Questa Sabina condusse una vita oltremodo lussuosa (su di lei darò solo i ragguagli essenziali), tanto da far applicare delle cordicelle dorate agli zoccoli delle mule che la portavano in giro e da far mungere ogni giorno cinquecento asine che avevano appena partorito, in modo da potersi fare il bagno nel loro latte. 14 I MATRIMONI

15 la politica estera Nerone fu un imperatore che oggi potremmo definire pacifista. A differenza di predecessori e successori, non guidò i soldati per estendere i confini e portare a Roma bottini di metalli preziosi, limitando gli interventi dei suoi generali a difendersi da attacchi oppure a mantenere lo statu quo. Alle lotte armate, preferiva gli agoni musicali, poetici e atletici, e furono i trionfi per le vittorie riportate nei Giochi greci quelli che considerò più importanti. Ma nonostante promuovesse un educazione alla greca (παιδεία) per i giovani romani, gran parte delle legioni gli rimase fedele negli ultimi mesi della sua vita e qualcuna, come la XIV Gemina, anche dopo. Gli stessi pretoriani che lo acclamarono imperatore, salutando in lui il nipote del valoroso generale Germanico, e che ricevettero negli anni riconoscimenti e donativi, non l avrebbero tradito alla fine: prestarono fedeltà a Galba solo dopo che il loro prefetto Ninfidio Sabino annunciò che Nerone era fuggito in Egitto. La politica estera però non fu trascurata, anzi. Soprattutto nei primi anni di governo, tesi a mostrare un governo nel solco della tradizione, che andava incontro alle aspettative dei più ampi strati dell opinione pubblica, prestò molto impegno alla gestione degli affari esteri. Lasciando inalterati i confini occidentali dell impero, l attenzione si volse a Oriente, dove con fasi alterne ci furono scontri con i Parti per il predominio sull Armenia, una regione amica che occupava una posizione strategica tra il mar Caspio e il Ponto Eusino. Le conquiste della capitale Artaxata e di Tigranocerta da parte di tre legioni romane, guidate dal valente generale Corbulone, furono dovute anche all aiuto di nuovi alleati dei confini Iberi, Moschi e re Farasmane - e alle tensioni interne per la successione nel regno dei Parti. Nerone però fermò l avanzata, preferendo uno statocuscinetto, e insediò come re dell Armenia Tigrane V, principe della Cappadocia educato a Roma. Nel 59, anno della morte di Agrippina, scoppiò una rivolta in Britannia nel territorio degli Iceni, che si estese progressivamente fino alla foce del Tamigi; l occasione per una rivolta contro la mal sopportata presenza romana, era stata la sottrazione di terreni agli abitanti per fondare la colonia di Camolodunum. Le bellicose popolazioni, guidate dalla regina Budicca, riconquistarono anche Londinium, facendo strage di romani. Venne inviato il generale Svetonio Paolino e le legioni, dopo aspri combattimenti, riuscirono a domare gli insorti provocando il suicidio della regina. Sempre in Occidente, lungo il Danubio, i Daci e altre popolazioni si sottomisero ai romani, accettando di pagare tributi. Le vicende dell Armenia ebbero un contraccolpo quando il nuovo comandante Cesennio Peto perse rovinosamente la battaglia di Randeia contro i Parti guidati da re Vologese. Corbulone, designato comandante della Siria dopo la morte di Ummidio Quadrato, riuscì però a fermare l avanzata partica e ad aprire nuove trattative. Fu così stabilito il diritto dell imperatore a intervenire sulle sorti dell Armenia, definita protettorato romano e venne decisa l incoronazione a Roma di Tiridate, fratello di Vologese. La cerimonia ufficiale, dopo un viaggio di nove mesi, si svolse nel 66 ai Rostri, nel Foro, e proseguì nel teatro di Pompeo, cosparso d oro e coperto da un telo trapunto di stelle con l imperatore effigiato al centro su un cocchio. La politica di Nerone, nell ultimo periodo, si svolgeva ormai come monarchia assoluta su modello orientale e puntava sulla propaganda fra le masse attraverso feste grandiose, distribuzione di doni e scenografie spettacolari. Per rimpinguare le casse del fisco, si moltiplicarono le spoliazioni e le confische, favorite da due congiure: quella dei Pisoni, del 65, e quella Viciniana, dal nome del genero di Corbulone (che fu condannato e preferì uccidersi). Sotto Nerone, il Ponto Polemoniaco divenne romano, completando con questo dono il controllo del mar Nero; si compirono spedizioni nell Etiopia Meroitica, le Alpi Cozie divennero provincia. Fu pure iniziato, nell ultimo anno di regno, il taglio dell istmo di Corinto, per evitare alle navi provenienti dall Oriente e dirette in Italia l insidiosa circumnavigazione del Peloponneso. Tacito, Annali XIV. 35 Budicca, portando sul carro dinnanzi a sé le due figlie, scorreva le file e a ciascuna delle genti alle quali si avvicinava dichiarava che era pur consuetudine per i britanni combattere agli ordini di donne, ma che in quel momento essa non voleva vendicare, come discendente di nobili antenati, la perdita del regno e delle ricchezze, ma, come una donna qualunque, chiedeva vendetta per la perdita della libertà, per l offesa recata al suo corpo fustigato, per il violato pudore delle sue figlie. Dione Cassio, Storia Romana XLII. 9 (Discorso di Svetonio Paolino alle truppe) «Avanti soldati, avanti Romani! Mostrate a questa gente bellicosa quanto siamo superiori a loro anche 15 LA POLITICA ESTERA

16 nel momento in cui la sorte ci è avversa; per voi sarebbe disonorevole perdere ingloriosamente proprio adesso quello che avevate conquistato poco tempo fa grazie al vostro valore. Speso noi stessi e i nostri padri, pur facendo affidamento su una quantità numerica inferiore rispetto a quella attuale, abbiamo vinto avversari di gran lunga più numerosi. Non abbiate dunque paura del loro numero o del loro tentativo di compiere una rivoluzione.e non abbiate neppure timore del fatto che abbiano dato alle fiamme due città, dal momento che non le hanno conquistate né con la forza né dopo aver combattuto, ma una l hanno presa a tradimento, l altra solo dopo che era stata abbandonata a loro. Come contropartita, ora reclamate una vendetta adeguata a qeulle azioni.». Tacito, Annali XV. 1 Frattanto il re dei Parti Vologese, venuto a conoscenza delle fortunate imprese di Corbulone e del fatto che all Armenia era stato imposto un re straniero, Tigrane, pur volendo vendicare il prestigio degli Arsacidi, perduto con la cacciata di suo fratello Tiridate, era, d altra parte, trattenuto in opposti pensieri dalla consapevolezza della maestà di Roma e dal rispetto imposto da una lunga alleanza. entrò nel Foro indossando la veste trionfale, scortato dal senato e dai pretoriani; salì sui rostri e si sedette sul seggio curule. Subito dopo Tiridate e il suo seguito passarono attraverso due file di fanti schierate una di fronte all altra e, dopo essersi fermate davanti ai rostri, venerarono l imperatore come avevano già fatto in precedenza.. [ ] Nerone ordinò a Tiridate di avvicinarsi passando sulla salita che era stata costruita di fronte ai rostri espressamente per questa occasione e, mentre il principe si accingeva ad inchinarsi ai suoi piedi, egli pose il diadema sul capo di lui. Le traduzioni dei testi, dai quali sono stati riportati alcuni brani, sono di: Bianca Ceva per gli Annali e Felice Dessì per le Storie di Tacito; Felice Dessì per Le vite dei Cesari di Svetonio; Alessandro Stroppa per la Storia Romana di Dione Cassio (BUR). Umberto Capitani e Gianpiero Rosati per la Storia Naturale di Plinio il Vecchio (Einaudi). Tacito, Annali XV. 28 Il nome di Corbulone anche fra i barbari non suscitava avversione, né provocava alcun risentimento ostile, perciò i Parti accolsero con fiducia le sue esortazioni. Vologese dunque, nel complesso non eccessivamente intransigente, chiese una tregua per alcune satrapie e Tiridate chiese il giorno e il luogo per un colloquio..nel giorno stabilito furono presi venti cavalieri di scorta per ciascuno. Il re, per primo, visto Corbulone, balzò da cavallo ed entrambi, a piedi, si strinsero la destra. Dione Cassio, Storia Romana LXIII. 4 (Incoronazione a Roma di Tiridate nel 66) L intera città era stata decorata con luci e ghirlande, e si vedeva molta gente un po ovunque, ma era soprattutto il Foro ad essere affollato: il centro dell area era occupato dalla popolazione cittadina divisa in base al rango, vestita di bianco e con la corona di alloro, mentre lo spazio restante era invaso dai soldati, che risplendevano nel loro armamento a tal punto che le armi e le insegne abbagliavano la vista. Addirittura anche i tetti degli edifici circostanti erano resi invisibili dalla folla di coloro che vi si erano arrampicati sopra. Tutta questa coreografia era stata così predisposta durante la notte, e di prima mattina Nerone 16 LA POLITICA ESTERA

17 le arti e i ludi Nulla sopportò con maggiore pazienza degli insulti della gente (Suet.6,39) Appena divenuto imperatore, Nerone convocò il citaredo allora più quotato, Terpnus, e per parecchi giorni di seguito, dopo cena, trascorse la maggior parte della notte accanto a lui mentre cantava. Cominciò anche a comporre e a esercitarsi personalmente, ponendo in atto tutti gli accorgimenti cui ricorrevano gli artisti per conservare o rinforzare la voce: per esempio, restava sdraiato in posizione supina, con una lastra di piombo sul petto, e si purgava con emetici e clisteri, astenendosi dal consumare frutta e cibi nocivi. Tuttavia, per non degradarsi fino alla pubblica esibizione in teatro, istituì nel 59, in occasione del primo taglio della sua barba (C.D.61,19), i giochi chiamati Iuvenalia, in onore della gioventù, che si svolsero nel Palatium e nei suoi giardini, cui si iscrissero persone di ogni provenienza (Tac.14,15). Nerone salì sulla scena, accordando con molto impegno le corde della cetra e provando il tono giusto con i maestri di canto al suo fianco. Si dedicò anche alla poesia, raccogliendo intorno a sé quanti, benché non ancora noti, mostrassero talento poetico (Tac.14,15-16). Le sue disonoranti esibizioni non produssero, come pensavano Seneca e Burro, sazietà: secondo Tacito, Nerone, convinto che l offesa alla propria dignità si sarebbe stemperata coinvolgendo nella vergogna molti altri, trascinò sulla scena gli eredi di nobili famiglie, anche dietro compenso, costringendo pure noti esponenti romani dell ordine equestre, con doni cospicui, a promettere di esibirsi sull arena (Tac.14,14). In onore della madre defunta organizzò una festa così splendida e sontuosa che le celebrazioni durarono parecchi giorni e si svolsero in cinque o sei teatri contemporaneamente: in tale occasione fu addirittura fatto salire un elefante sulla sommità delle gradinate del teatro, da dove ridiscese camminando su una fune con in groppa un esponente dell ordine equestre (CD,62,7,2-3). Svetonio, unico tra gli autori, attribuisce tali spettacoli ai ludi Massimi, fornendone la seguente versione: durante i giochi che, votati per l eternità dell Impero, volle chiamare Maximi, parecchi componenti dei due maggiori ordini, senatori e cavalieri, e dei due sessi recitarono come attori, e un noto cavaliere romano attraversò il Circo sulla corda, seduto su un elefante (Suet.6,11). Ma lo spettacolo più umiliante, secondo Cassio Dione, ebbe luogo quando uomini e donne di rango non solo equestre, ma anche senatorio, si esibirono, proprio come gli uomini di bassa estrazione sociale, sul palcoscenico, nel Circo e nell anfiteatro: alcuni di essi suonarono il flauto e danzarono, oppure interpretarono tragedie e commedie o, ancora, cantarono con l accompagnamento della cetra; in altri casi, poi, condussero cavalli, uccisero bestie selvatiche o combatterono come gladiatori (C.D.61,17,2-3). Ogni giorno, racconta Svetonio, venivano lanciati al popolo regali eterogenei ed elargiti migliaia di volatili di ogni specie, vivande e tessere che davano il diritto di ricevere in regalo viveri, abiti, oro, argento, pietre preziose, perle, quadri, schiavi, animali da soma e persino belve addomesticate, navi, case e poderi (Suet.6,11). La notizia è confermata da Cassio Dione: Nerone distribuiva ricchezze ricorrendo al sistema dei contrassegni, facendo lanciare tra la folla una moltitudine di palline, ciascuna delle quali recava un iscrizione precisa, donando a ciascuno il corrispondente di quanto aggiudicatosi (C.D.61,18,1-2). Al citaredo Menecrate e a un gladiatore, il mirmillone Spiculus, elargì patrimoni e palazzi degni dei trionfatori (Suet.6,30). La partecipazione agli spettacoli era aperta a tutti, anche ai non giovani o alle persone di salute malferma che, non potendo fare nulla autonomamente, potevano almeno prendere parte a canti corali. Tutti si esercitavano in base alle proprie inclinazioni: persone illustri, sia uomini che donne, ma anche fanciulle, ragazzini e anziani frequentavano scuole appositamente aperte (C.D.61, 19,2-3). Nerone apparve di persona in teatro, salendo sul palcoscenico in abito da citaredo e suonando un brano intitolato Attis, o Le Baccanti. Tutto ciò, ironicamente sottolinea Cassio Dione, fu quanto fece per celebrare la rasatura della sua barba (C.D.61,21,1), attribuendo agli Iuvenalia eventi riconducibili ai successivi Neroneia, come confermato da un precedente passo in cui l autore, confondendo le due manifestazioni, riferisce che i Neroneia furono celebrati in onore della sua barba, rasa per la prima volta proprio in quel periodo (C.D.61,19,1). Lo storico afferma anche che, secondo quanto tramandato, la voce dell imperatore era bassa e fioca (C.D.61,20,2). Nel 59 o 60 per celebrare i primi cinque anni di regno istituì a Roma un concorso quinquennale triplice, per la prima volta all uso greco, comprendente gare di musica, eloquenza, atletica e corse di cavalli: i Neroneia (Tac.14,47) che, come riporta Tacito, suscitarono reazioni molto diverse. Secondo Cassio Dione, i Neroneia furono istituiti nel 60 per propiziare la continuità del potere dell imperatore e la sua prosperità, e per questo evento furono costruiti il ginnasio (C.D.61,21), o palestra, e le terme (Tac.19,47), nella IX Regione augustea, a NO del Pantheon. In occasione dell inaugurazione del ginnasio fu distribuito, con generosità tutta greca, olio per gli esercizi ai membri dell ordine equestre e ai senatori (Tac.14,47). La palestra bruciò 17 NERONE, LE ARTI E I LUDI

18 nel 62, colpita da un fulmine: la statua di Nerone, ivi contenuta, si ridusse a una massa informe di bronzo (Tac.15,22) e l edificio non fu più ricostruito (LTUR II, s.v. Gymnasium Neronis). Le terme, un complesso lussuoso e assiduamente frequentato, furono invece riedificate nel 63 o 64 (LTUR V, sv Thermae Neronianae/Alexandrinae). A differenza di quanto riferito da Cassio Dione, secondo Svetonio le prime esibizioni pubbliche di Nerone ebbero luogo solo nel 64, dopo la morte di Burro e il ritiro di Seneca dalla scena politica, quando l imperatore aveva 27 anni. Desideroso di esibirsi in pubblico, fino ad allora aveva cantato solo a Palazzo e nei suoi giardini durante gli Iuvenalia, ora disprezzati perché seguiti da una platea ristretta, e non osando esordire a Roma, Nerone si esibì per la prima volta pubblicamente a Napoli, città greca, e, benché il teatro fosse scosso da un terremoto, non smise di declamare fino alla fine del brano (Suet,6,20). Era infatti sua intenzione iniziare da Napoli, per poi andare in Grecia e, dopo avere conquistato corone prestigiose e considerate sacre fin dall antichità affrontare, forte di una più grande notorietà, gli abitanti di Roma. Nel teatro di Napoli affluì una grande folla di cittadini e di gente accorsa dalle colonie e dai municipi vicini, cortigiani, funzionari e reparti di soldati, che stiparono l edificio (Tac.15,33). In partenza per la Grecia si fermò a Benevento, ove gli fu offerto da Vatinius un affollatissimo spettacolo gladiatorio. Tuttavia, rinunciò al viaggio e fece rientro a Roma (Tac.15,34,36). Nel teatro di Napoli si esibì in varie occasioni, e per parecchi giorni. Desideroso di cantare anche a Roma, ricominciò i Neroneia prima della data fissata, e quando gli spettatori gli chiesero di udire la sua voce rispose che li avrebbe accontentati nei suoi giardini; tuttavia, di fronte alle insistenze del pubblico, promise di esibirsi subito e fece iscrivere il proprio nome nell elenco dei citaredi che partecipavano al concorso. Dopo avere suonato un preludio, fece annunciare che avrebbe cantato la Niobe. Tra le tragedie da lui interpretate furono: Il parto di Canace, Oreste matricida, Edipo cieco ed Ercole furioso (Suet. 6,21). In occasione di uno spettacolo popolare, nel 65, scese nell orchestra del teatro e declamò alcuni versi di una sua composizione sulla guerra di Troia (CD 62,29-1). In seguito, nel 66-67, si esibì finalmente in Grecia, nel corso del suo unico viaggio (Suet.6,22), anche per potere, come diceva, vincere in tutti e quattro i grandi giochi (Pitici, Nemei, Istmici,Olimpici), riportando numerose vittorie (C.D.63,8,3-4). Nerone gareggiò in ogni città che organizzasse un agone, tranne ad Atene e a Sparta (C.D.63,14,1-3). Durante le gare dimostrava molta ansia e timore dei giudici, che dovevano esortarlo a farsi coraggio. Era molto rispettoso dei regolamenti: una volta, durante la scena di una tragedia, gli cadde accidentalmente a terra lo scettro, che raccolse immediatamente. L incidente gli causò molta ansia, perché temeva di essere escluso dal concorso, il che non avvenne (Suet.6, 23-24). Quando l imperatore tornò a Roma nel 68 fu abbattuta una porzione delle Mura serviane e fu infranta una parte delle porte: alcuni sostenevano che entrambe le usanze facevano parte del costume tradizionale in occasione del ritorno dei vincitori incoronati dai giochi. Il corteo trionfale era aperto dagli uomini che recavano le corone vinte; seguivano altri che portavano, issate su aste, tavole su cui erano iscritti il nome dell agone, il tipo di competizione e la dichiarazione di vittoria. Infine appariva il vincitore sullo stesso carro trionfale sul quale Augusto aveva a suo tempo celebrato i suoi numerosi trionfi: l imperatore indossava una veste di porpora con ricami dorati, era coronato da una ghirlanda di ulivo selvatico e recava in mano l alloro pitico. Dopo avere attraversato il Circo Massimo e il Foro scortato da esponenti dell ordine equestre, senatori e soldati, Nerone salì sul Campidoglio e da qui si diresse al Palatino. La città era interamente decorata da ghirlande, illuminata e invasa da fumi d incenso, la folla acclamante (C.D.63,20,1-5). Concluse le celebrazioni, l imperatore fece annunciare corse di cavalli e dispose l esposizione nel Circo Massimo delle corone conquistate in Grecia e di tutte le altre vinte nelle gare di corsa, da collocare intorno all obelisco egizio posto al centro della spina: in totale 1808 corone. Infine, si esibì come auriga (C.D.63,21,1; Suet.6,26). Svetonio riferisce una versione più sintetica del rientro dalla Grecia: Nerone attraversò il Circo Massimo, di cui aveva fatto demolire un arco, attraversò il Velabro e il Foro e giunse al Palatino e al tempio di Apollo. Al suo passaggio il popolo spargeva zafferano e gli offriva in dono uccelli, nastri e dolci (Suet.6,25). Dopo le vittorie riportate in Grecia, per conservare la voce non volle più rivolgere proclami alle truppe, facendoli leggere da altri, e non trattò più alcuna causa senza essere affiancato dal maestro di declamazione che lo ammoniva di non sottoporre a sforzo i bronchi e di coprirsi la bocca con un fazzoletto (Suet.6,25). Non urlava, e se doveva gridare acclamazioni c era subito qualcuno pronto a fermarlo e a ricordargli che avrebbe dovuto esibirsi come citaredo (C.D.63, 26,2). Nel 66 Nerone gareggiò tra i suonatori di cetra, e dopo che Menecrate, maestro di arte citaredica, ebbe celebrato per lui un trionfo nel Circo, si esibì come auriga (CD.63,1,1). Probabilmente al medesimo anno 66 si riferisce la notizia secondo cui Nerone accettò la corona di oratoria e di poesia latina, aggiudicandosi anche quella per la cetra (Suet.6,12). Si apprestava, 18 NERONE, LE ARTI E I LUDI

19 forse nel 67, a scrivere un poema epico che narrava tutte le imprese dei Romani: ancora prima di comporre un solo verso aveva iniziato a fare una stima del numero dei libri da scrivere, consultando, tra le varie persone coinvolte, anche Anneo Cornuto, in quel periodo celebre per la sua cultura (C.D.62,29,1-2), un filosofo stoico, consigliere letterario di Nerone, maestro di Persio e di Lucano. Esperto di strumenti musicali, Nerone mostrò ad alcuni senatori un nuovo modello di organo idraulico, fece loro esaminarne ogni singola parte, illustrandone il complesso meccanismo (Suet.6,41). Si trattò, secondo Cassio Dione, di uno dei suoi numerosi scherzi: una notte, all improvviso, convocò in tutta fretta i senatori e i cavalieri più in vista come se dovesse renderli partecipi di un evento imprevisto e disse: Ho scoperto un modo in cui l organo idraulico produrrà toni musicali più alti e più armoniosi (C.D.63,26,4). Svetonio racconta di avere visto le brutte copie e le annotazioni autografe dell imperatore di alcuni suoi versi molto conosciuti, da cui era evidente che non aveva copiato, né scritto sotto dettatura: i versi erano, al contrario, meditati, come dimostravano le tante cancellature, le note e le aggiunte (Suet.6,52). Di parere diverso Tacito, che definisce le sue poesie prive di vigore, ispirazione e unità stilistica, prova dell intervento di altri poeti, poco noti, che si riunivano dopo la cena con il principe per ricucire versi da lui già composti o improvvisati (Tac.14,16). Svetonio riferisce che il gradimento del pubblico per le declamazioni di Nerone era tale che dopo una sua esibizione fu decretato un pubblico ringraziamento agli dei e i suoi versi furono dedicati a Giove Capitolino, scritti in lettere d oro (Suet.6,10). Come celebrato dal poeta Calpurnio nelle Ecloghe, il regno di Nerone, caratterizzato sul piano culturale dalla ripresa della vita intellettuale, fu un ritorno all età dell oro in cui, in contrasto con il torpore dei decenni precedenti, rifiorirono tutti i generi letterari, pervasi da idee originali e da nuove concezioni artistiche. Il gruppo di scrittori e artisti riuniti intorno al principe era molto numeroso, e Nerone fu forse l unico imperatore a comporre intorno a sé, nel corso del I secolo d.c., un movimento artistico coerente e originale. Il vilipendio cui Nerone fu sottoposto dai suoi avversari politici ha trovato, a distanza di quasi duemila anni, ampia cassa di risonanza nella cinematografia moderna cui si deve, in gran parte, il radicarsi nell immaginario collettivo di uno stereotipo distorto: un principe cultore delle lettere e delle arti, cui la società civile del tempo era debitrice del rinnovato clima di rinascita culturale, è stato così trasformato in un ridicolo e patetico istrione. bibliografia S.Mazzarino, L Impero romano, Roma-Bari 1973, I, pp H.J.Beste, I sotterranei del Colosseo: impianto, trasformazioni e funzionamento, in A. La Regina (a cura di ), Sangue e Arena, Milano 2001, pp C. Salles, La lettura nella Roma antica, Milano 2004 E.Lo Sardo (a cura di), Eureka! Il genio degli antichi, Napoli 2005 N.Savarese (a cura di), In scaena, il teatro di Roma antica, Milano 2007 A.Giardina ( a cura di), Roma antica, Roma-Bari NERONE, LE ARTI E I LUDI

20 C U R I A I U L I A C U R I A I U L I A 20 LA CURIA IULIA

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