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1 Centro Studi Consiglio Nazionale Ingegneri LA NOTA Monitoraggio sulla legislazione, la giurisprudenza, le disposizioni fiscali e previdenziali, gli indicatori economici attinenti la professione degli ingegneri 1 15 giugno 2008 Roma, giugno 2008

2 1 15 GIUGNO 2008 Riforma degli Ordini La determinazione delle tariffe minime e massime per le prestazioni dei professionisti, in particolare degli avvocati, è compatibile con le norme sulla libera concorrenza del Trattato Ue. È il principio affermato dalla Corte di giustizia nell'ordinanza nella causa C-386/07 che, su rinvio pregiudiziale del Consiglio di Stato, è tornata a pronunciarsi sugli onorari degli avvocati prima della legge Bersani, riconoscendo di fatto che il precedente regime, previsto nel regio decreto 1578 del 27 novembre 1933, non era in contrasto con le norme comunitarie Antitrust. Che si applicano, ha chiarito la Corte - anche agli Stati, tenuti a rimuovere i sistemi che eliminano l'effetto utile delle regole di concorrenza. La controversia vedeva contrapposti, da un lato, un gruppo di società private e, dall'altro, una Asl del Veneto. Al termine di una vicenda processuale che aveva visto l'asl soccombente, il giudice amministrativo aveva liquidato le spese conteggiando una somma inferiore ai minimi tariffari rispetto agli importi fissati dal Consiglio nazionale forense e approvati con decreto ministeriale 127/04. La deroga, in linea con le norme interne, era consentita se motivata dal giudice della causa. La Corte di giustizia ha, prima di tutto, lanciato un monito: la questione delle tariffe è ormai consolidata nella propria giurisprudenza grazie alle sentenze Arduino, Cipolla e all'ordinanza Mauri. Di conseguenza, i giudici nazionali possono direttamente rifarsi a queste decisioni e applicarne i principi, senza seguire la strada di un nuovo rinvio pregiudiziale a Lussemburgo. Non solo. I principi fissati sono trasponibili a ogni caso che riguardi la determinazione degli onorari. In pratica, se le tariffe minime e massime sono decise secondo il precedente modello italiano, ora modificato dalla Bersani, passano indenni al vaglio delle regole comunitarie Antitrust e sono quindi applicabili alle questioni precedenti all'entrata in vigore del nuovo regime. Anche perché sono stati rispettati i parametri fissati da Lussemburgo: infatti, lo Stato, pur chiamando in causa gli Ordini, non ha «revocato alla propria normativa il suo carattere pubblico delegando ad operatori privati la responsabilità di adottare decisioni di intervento nel settore economico». Questo vuol dire che lo Stato può affidare il compito di elaborare le tariffe a un'organizzazione professionale - come il Consiglio nazionale forense - ma deve mantenere un potere di controllo e decisionale nell'applicazione delle tariffe, con un atto di approvazione, in mancanza del quale il progetto non avrebbe efficacia e l'atto interno perderebbe il suo carattere pubblico. 2

3 Secondo l Autorità garante della concorrenza e del mercato, a poco o a nulla sono serviti gli interventi legislativi del 2006 per eliminare l'obbligatorietà dei minimi tariffari e i vincoli su pubblicità e società professionali se poi gli Ordini hanno potuto aggirare le aperture verso il mercato. Parola dell'antitrust. L'autorità ha inviato i risultati «poco confortanti» sul mercato dei servizi professionali ai principali esponenti dell'esecutivo e al parlamento. Nelle «considerazioni e proposte per una regolazione proconcorrenziale dei mercati a sostegno della crescita economica» (AS453) il garante non usa mezzi termini quando si tocca il settore professioni ed evidenzia «la piena consapevolezza degli interessi fondamentali del singolo e della collettività collegati ai servizi professionali». Ma denuncia che «i principi di concorrenza possono essere applicati in modo compatibile con le esigenze di protezione sociale e di tutela degli interessi pubblici che devono essere garantiti dalla regolazione dei servizi professionali». Specifica attenzione è riservata alle questioni relative all'accesso, alle esclusive, alla struttura e funzione degli Ordini e alla determinazione delle tariffe. L'accesso a una professione deve essere, in linea di principio, libero «salve le ipotesi in cui dimostrate esigenze di tutela di interessi generali impongano la necessità di particolari requisiti di ordine morale e/o tecnico. Mentre il periodo di tirocinio per l'iscrizione a un albo deve essere proporzionato alle esigenze di apprendimento pratico delle diverse professioni e potersi svolgere non solo presso il professionista, ma anche presso strutture, pubbliche e private, che esercitino la medesima attività e, se possibile, nell'ambito degli stessi corsi di studio». A ogni modo vanno comunque eliminati i regimi di limitazione numerica degli accessi previsti per alcune professioni, notai e medici del Ssn in testa. I1 ministro della Giustizia Angelino Alfano mette d'accordo ordini e associazioni. La notizia, almeno sulla carta, che il guardasigilli terrà per se la delega sulla riforma delle professioni ha fatto tirare, infatti, un sospiro di sollievo al mondo delle professioni tout-court che, per la prima volta, incredibile a dirsi, si trova compatto e unito. Nella speranza che si arrivi a una riforma del settore e che, soprattutto, si faccia in fretta. Del resto, come ha dichiarato il vicepresidente del Comitato unitario delle professioni (Cup) Roberto Orlandi, il fatto che il ministro abbia tenuto per se la delega fa pensare che il riordino del settore sia talmente delicato che Alfano se ne voglia occupare in prima persona. 3

4 1 15 GIUGNO 2008 Riconoscimento qualifiche professionali Mentre in Italia è nel vivo la polemica tra ordini e associazioni professionali sul decreto che definisce il ruolo di queste ultime per la messa a punto delle piattaforme formative, le notizie che arrivano dall'europa non sono buone. È proprio della scorsa settimana l'ultimo richiamo della Commissione a otto Stati ritardatari nel recepimento della direttiva 36 sulle qualifiche professionali, la cui scadenza era fissata al 20 ottobre A oggi il nostro Paese rientra nel club dei "virtuosi" che hanno legiferato sulla materia, insieme a Bulgaria, Danimarca, Finlandia, Malta, Romania, Repubblica Ceca e Slovacchia. Tutti gli altri mancano all'appello: Cipro, Grecia, Lussemburgo, Portogallo e Spagna non hanno ancora avviato l'iter, mentre nel resto dell'unione europea si sta lavorando per "adottare" il provvedimento. E, a quanto risulta al dipartimento italiano delle Politiche comunitarie «gli Stati ritardatari a marzo hanno informato la Commissione di poter completare il recepimento della direttiva entro la metà o la fine dell'anno». Eqf, Ecvet, Llp, Ects. Non sono le parole in codice di un nuovo linguaggio informatico, ma gli acronimi dei quattro elementi chiave della strategia dell'unione europea per favorire la mobilità di "discenti" e lavoratori all'interno della Comunità. Eqf, European qualifications framework, è una griglia di otto livelli: per ciascun "gradino" una recente raccomandazione della Ue ha specificato conoscenze, abilità e competenze richieste. Ogni Stato è chiamato a stabilire, entro il 2010, le regole di corrispondenza tra i propri titoli di studio e gli otto livelli comunitari. Se il meccanismo andrà a regime i lavoratori avranno così un curriculum di facile lettura in tutta Europa, con l'indicazione chiara delle qualifiche ottenute, dove registrare anche i traguardi centrati oltre confine sul versante della formazione. Qui entra in gioco Llp (Lifelong learning programme) che coinvolge i cittadini di ogni età in iniziative di apprendimento (la più nota, rivolta agli studenti universitari è l'erasmus). Ci sono però difficoltà nella conversione dei bonus guadagnati all'interno di Paesi diversi: Ects, che misura i crediti universitari, pur essendo nato nel 1989, non è ancora entrato a regime in tutti gli atenei ed Ecvet, il "traduttore" dei corsi professionali, è nella fase di progettazione. Anche Europass, il portafoglio delle competenze che tutti possono compilare o richiedere partendo da un sito creato ad hoc (http://europass.cedefop.europa. eu/), non ha ancora dato i risultati sperati. 4

5 Riforma dell Università Dopo l'onda lunga innescata dalla riforma del «3+2», è iniziato il riflusso. Il prossimo anno accademico i corsi di laurea attivati dalle università italiane saranno oltre il 6% in meno rispetto a quelli del Secondo i dati raccolti dal Sole 24 Ore del lunedì interpellando tutte le università, il totale scende da 5412 a 5.073, con un calo di 339 corsi. La riduzione è frutto della riforma universitaria, che chiede agli atenei italiani di riprogettare tutti i corsi di laurea. 5

6 Legislazione sui lavori pubblici, appalti e opere pubbliche, energia, sicurezza sul lavoro, fisco, previdenza giurisprudenza Ordini, altre professioni Per quanto riguarda la legislazione sui lavori pubblici: il regolamento di attuazione del Codice degli appalti torna in alto mare. I1 26 maggio la Corte dei conti ha, infatti, negato la registrazione al provvedimento e lo ha rinviato al ministero delle Infrastrutture con una serie di rilievi. Le censure riguardano sia la procedura seguita che alcune singole norme. Per quanto riguarda l'iter, la sezione del controllo sulle Infrastrutture della Corte, contesta un mancato passaggio al Consiglio di Stato. Tutto risale all'estate scorsa quando l'ex ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, intervenne sul Codice degli appalti e varò il secondo decreto correttivo, con una serie di novità importanti. Per accelerare al massimo anche l'approvazione del regolamento, con il Governo Prodi già in bilico, però Di Pietro adeguò il regolamento alle sue correzioni, ma trascurò di portare il testo corretto di nuovo al Consiglio di Stato. E proprio questo mancato passaggio viene ora censurato dalla Corte dei conti; il ministero delle Infrastrutture e Trasporti cerca di correre ai ripari dopo la bocciatura della Corte conti del regolamento di attuazione del Codice degli appalti e medita un rimedio dall'approvazione rapida del terzo decreto correttivo del Codice. L'obiettivo è non ritardare ulteriormente il già lungo iter verso l'entrata in vigore del regolamento che va a completare la normativa per i contratti di lavori, servizi e forniture. Ma la strada tracciata dai magistrati contabili appare molto lunga e impervia. La soluzione tecnica che stanno mettendo a punto a Porta Pia scommette sull'arrivo di un altro testo sempre in materia di appalti: 6

7 il terzo decreto correttivo del Codice. Si punta a trasferire in questa norma - di rango primario - tutto quel che i magistrati contabili (e il Consiglio di Stato) hanno criticato e classificato come «extra regolamento». Tutte le norme cioè che vanno oltre il Codice e non possono essere definite di mera attuazione. Promuovendole dentro al decreto di modifica del decreto legislativo 163/2006 verrebbero meno tutti i problemi giuridici. Ma anche qui gli ostacoli da superare non sono pochi: in teoria la delega per modificare il Codice scade il 30 giugno. Un primo tentativo di Matteoli di farsi dare un anno in più, con un emendamento al Dl 59/2008, è già stato bocciato. Ora il ministro scommette su un'interpretazione elastica di questa scadenza, che sarebbe comunque rispettata semplicemente avviando l'iter del decreto correttivo entro il 30 giugno. Anche se poi il testo andrebbe in «Gazzetta Ufficiale» dopo quella data. Ma resta da capire se questa interpretazione sarà condivisa anche dai giuristi del Consiglio di Stato. In parallelo, proseguirebbe l'iter del regolamento, alleggerito delle norme contestate. Dopo le censure della Corte dei Conti servono un nuovo passaggio al Consiglio di Stato e una terza lettura al Consiglio dei ministri; i1 Governo fa marcia indietro sugli arbitrati. Il via libera alla proroga per la moratoria sulle liti private negli appalti è rimasto solo sulla carta. Quella ufficiale di Palazzo Chigi. Annunciata con grande enfasi nel comunicato stampa dopo il Consiglio dei ministri del 31 maggio, in realtà della proroga di altri sei mesi per i giudici privati non c'è traccia nel testo ufficiale del decreto legge. La pubblicazione sulla «Gazzetta Ufficiale» del decreto legge 97/2008 sulla spesa pubblica ha riservato un'amara sorpresa ai costruttori: dal testo finale del decreto è scomparso lo slittamento del divieto di ricorrere agli arbitrati per le liti legate agli appalti di lavori, servizi e forniture. E questo, appunto, nonostante che il comunicato del Consiglio dei ministri desse per approvata la proroga «al 1 7

8 gennaio 2009 del divieto di ricorso agli arbitrati per risolvere le controversie in tema di contratti pubblici»; la responsabilità solidale sulle ritenute fiscali, a partire da martedì 10 giugno 2008, non sussiste più tra committente e appaltatore; essa rimane invece, tra appaltatore e subappaltatore. Sembra questa la conseguenza della pubblicazione sulla «Gazzetta Ufficiale» del 3 giugno del decreto legge 97/2008. Il provvedimento, nell'abrogare gli adempimenti amministrativi in materia di responsabilità solidale degli appalti, contenuti nel decreto ministeriale 25 febbraio 2008 n. 74, conferma la norma contenuta al comma 28 dell'articolo 35 della legge 248/2006. Proprio l'articolo 35 della legge 248/ 2006 (commi da 28 a 34) ha introdotto alcune disposizioni in materia di responsabilità solidale tra appaltatore e subappaltatore per quanto riguarda le ritenute fiscali, previdenziali e assicurative in relazione ai rapporti di lavoro subordinato; i1 meccanismo di esclusione automatica delle offerte anomale per gli appalti di importo inferiore alla soglia comunitaria deve ritenersi, in linea di principio, incompatibile con l'ordinamento comunitario. Tuttavia l'incompatibilità non sussiste in due particolari ipotesi: nel caso si tratti di appalti che non presentano un interesse transfrontaliero certo; ovvero per appalti che, pur presentando questo interesse, siano caratterizzati da un numero di offerte talmente elevato da rendere praticamente impossibile il ricorso al diverso sistema dell'esclusione previa verifica in contraddittorio. Questi principi sono stati affermati dalla Corte di giustizia europea con la sentenza del 15 maggio 2008, che ancora una volta torna a occuparsi della normativa italiana in materia di offerte anomale al fine di verificarne la compatibilità con le previsioni del diritto comunitario; 8

9 per l'iscrizione all'albo dei tecnici dipendenti i relativi oneri finanziari non possono essere posti a carico del bilancio dell'ente, il quale resta estraneo al rapporto esistente tra dipendente e relativo ordine professionale. Questo è l'indirizzo che ha elaborato la Corte dei Conti, sezione di controllo regione Marche, con il parere n. 9 del 3 giugno 2008, in risposta a una richiesta di parere da parte dell'amministrazione provinciale di Pesaro e Urbino; nella valutazione di proposte per project financing l'amministrazione può anche evitare l'esame comparativo se ritiene che una di esse, singolarmente considerata, non risulti rispondente agli elementi di valutazione previsti dalla legge. E' quanto ha affermato il Consiglio di Stato, sezione quinta, con la decisione del 20 maggio 2008 n rispetto all'esclusione di una proposta per la realizzazione di un intervento in project financing; negli appalti pubblici di lavori, servizi e forniture nei settori speciali (articoli del Plgs 163/2006) la norma (articolo 226) sui contenuti dell'invito a presentare offerte o a negoziare non prevede alcuna forma di pubblicità delle sedute di gara. Ma ciò non esclude il rispetto del principio di pubblicità, perché «la ratio ispiratrice olla pubblicità delle sedute di gara è comunque in ogni procedura concorsuale di scelta del contraente relativa a qualsiasi contratto pubblico di lavori, servizi e forniture, ed è rivolta a tutelare le esigenze di trasparenza e imparzialità che devono guidare l'azione amministrativa e che caratterizzano tutta la disciplina dell'evidenza pubblica». In questi termini si è espressa la Sesta Sezione del Consiglio di Stato nella sentenza n. 1856/2008. Per quanto riguarda gli appalti e le opere pubbliche: sono in arrivo due nuovi fondi targati Cassa depositi e prestiti per rilanciare le opere pubbliche "tariffabili" 9

10 come autostrade, aeroporti, porti e infrastrutture di rilevanza sociale o del settore idrico ed eolico. Con una potenza di fuoco di minimo 7 miliardi. In pole position il Fondo rotativo per le infrastrutture strategiche (Fris): concederà finanziamenti agevolati che andranno a sostituire del tutto o in parte il fondo perduto dello Stato. È pronto per il decollo con 6 miliardi di dote aumentabili a 12. In gestazione invece il Fondo di garanzia opere pubbliche (Fgop): avviato forse con 1 miliardo servirà a coprire il rischio di liquidità e il valore finale del progetto a favore del soggetto aggiudicatore. La Cassa attingerà i fondi dal risparmio postale e coprirà il rischio con capitale proprio. «Il finanziamento agevolato è una importante leva finanziaria soprattutto per far decollare le opere realizzabili con la finanza di progetto, quelle che generano flussi di cassa», ha spiegato il direttore generale della Cdp Antonino Turicchi; dopo l'approvazione della convenzione unica, Autostrade per l'italia (gruppo Atlantia) è pronta a investire circa 18 miliardi di euro in nuove opere, in Italia e all'estero. Ad annunciarlo, a margine del Festival internazionale dell'ambiente a Milano, l'amministratore delegato di Atlantia e del gruppo Autostrade, Giovanni Castellucci; la mancanza di fondi pubblici da destinare al mercato degli appalti sta trasformando il "Dna" dei bandi di lavori a favore delle procedure che prevedono l'impiego di capitali privati. In questo contesto il project financing conquista anno dopo anno terreno, visto che quasi il 30% del valore delle opere mandate in gara prevede ormai questa formula. I dati di Cresme Europa servizi e dell'osservatorio nazionale del partenariato pubblico-privato ricostruiscono l'andamento del Ppp a partire dal 2002, quando le gare della seconda fase del project financing insieme alle concessioni di costruzione e gestione totalizzarono 1,544 miliardi, pari a un peso sul mercato del 6,3 per 10

11 cento. L'anno seguente la cifra salì a 4,51 miliardi (per un'incidenza del 13,2%) per poi scendere ai 4,192 miliardi del 2004 (quota del 12,1 per cento). Il 2005 e il 2006 sono stati due anni di forte incremento, visto che il partenariato pubblico-privato ha raggiunto rispettivamente 6,662 miliardi (19,2%) e 8,373 miliardi (27,7 per cento). L'anno scorso invece, a causa anche delle novità normative entrate in vigore in estate, la procedura che vede direttamente coinvolti i privati è scesa a 5,711 miliardi: un risultato che comunque ha consentito alla finanza di progetto di mantenere una quota di mercato del 19,1 per cento. Il 2008 si è aperto invece con numeri da record grazie anche ad alcune maxiopere stradali. Nel primo quadrimestre il Cresme ha rilevato bandi di Pf per un valore totale di 2,337 miliardi, un importo che corrisponde al 28,1% di quello promosso nel mercato complessivo da gennaio ad aprile; nove infrastrutture prioritarie e la richiesta di una dote di 15 miliardi nel biennio per le grandi opere e per il sistema italiano dei trasporti. È il documento ancora riservato del ministero delle Infrastrutture con cui Altero Matteoli imposterà la politica delle grandi opere strategiche nazionali per la prima parte della legislatura. La relazione costituirà anche il capitolo introduttivo del «Dpef infrastrutture» che, come ogni anno, sarà allegato a fine giugno al Dpef predisposto dal ministero dell'economia; i più che insistono nel definirli «a fondo perduto» dovranno ricredersi: i concorsi hanno ripreso a marciare raggiungendo, in oltre i due terzi dei casi, almeno lo stadio del definitivo. Secondo l'indagine condotta da «Progetti e Concorsi» sulle competizioni aggiudicate nel 2006, sono sei i concept che hanno varcato la soglia «cantiere», un paio quelli che hanno già incassato o sono prossimi all'esecutivo. Nella tabella pubblicata in pagina si contano poi altri numerosi definitivi consegnati e altri prossimi alla 11

12 definizione. Diminuiscono rispetto all'anno precedente i casi di clamoroso insuccesso, con progetti rimasti al palo e solo in pochi casi è stato compiuto solo il piccolo step del preliminare. Piccoli passi in avanti che colpiscono soprattutto se paragonati a un'analoga inchiesta condotta un anno e mezzo fa dalla rivista e da cui emerse che soltanto un progetto su due aveva raggiunto lo stadio della cantierabilità. Per quanto concerne l energia: i1 tema dell'energia è tornato prepotentemente alla ribalta sulla scena mondiale per numerose e intrecciate ragioni,rispettivamente, economiche, per la corsa dei prezzi delle materie prime e in particolare del petrolio; ambientali, per le conseguenze sul clima che la sempre crescente domanda di energia determina; e politiche, per il riemergere di un potere e di una capacità di influenza basata sul controllo delle materie prime da parte dei paesi detentori delle riserve. Gli ingegneri, attenti a mediare tra l'esigenza di tutela dell'ambiente e la necessità di sviluppo, per il quale l'energia rappresenta un elemento chiave, non stanno a guardare. Per questo hanno deciso di approfondire lo scenario energetico e farsi partecipi del ritorno del dibattito sul nucleare che sta monopolizzando le cronache dei giornali. «L'obiettivo», ha dichiarato il presidente Paolo Stefanelli, intervenendo al convegno organizzato dal Cni, Open Space-Abitare la terra, recentemente a Lecce, «è di accogliere il confronto sul tema coniugando profilo tecnico e capacità di comunicazione con la società civile, rispetto alla quale la categoria dei professionisti ha una responsabilità forte che intende assumere con un impegno in prima linea».per questo dai lavori pugliesi è emersa forte la richiesta al nuovo governo di una Conferenza nazionale dell'energia e dell'ambiente. Per offrire un contributo originale nel delineare una nuova strategia energetica per l'italia, il Consiglio nazionale degli ingegneri, attraverso il suo Centro studi, ha monitorato 12

13 il sistema energetico italiano, confrontandolo con quello di altri paesi e facendone emergere i punti di debolezza (molti) e punti di forza (pochi), sulla base di cinque indicatori: dipendenza dalle fonti fossili (dato dal rap porto tra il fabbisogno di energie soddisfatto attraverso l'utilizzo di fonti fossili e il fabbisogno interno lordo); efficienza energetica (dato dal rapporto tra la domanda per usi finali e il fabbisogno interno lordo); incidenza delle fonti rinnovabili (dato dal rapporto tra il fabbisogno soddisfatto attraverso l'utilizzo delle fonti rinnovabili e il fabbisogno interno lordo); dipendenza energetica dall'estero (data dal rapporto tra le importazioni nette di energia e il fabbisogno interno lordo); incidenza del nucleare (dato dal rapporto tra il fabbisogno soddisfatto attraverso l'energia nucleare e il fabbisogno interno lordo). Per quanto riguarda la sicurezza sul lavoro: Edilizia e territorio di lunedì 2 giugno 2008 pubblica il commento al Testo Unico sulla sicurezza (Dlgs 81/2008). In sintesi, notevoli modifiche si rilevano nel sistema sanzionatorio adottato dal Dlgs 81/2008, che approva il Testo unico in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro. Poiché i titoli contenuti nel Testo unico, per la parte sostanziale, sono undici, vi sono altrettanti gruppi di sanzioni. Di questi, il primo si riferisce alle disposizioni generali; gli altri, invece, si riferiscono alle disposizioni più specifiche che disciplinano le modalità di esecuzione delle misure protezionistiche individuali e collettive per le varie attività. Il Testo unico raddoppia le sanzioni per le violazioni delle imprese edili. Mentre per i coordinatori che non predispongono il piano di sicurezza la pena dell'arresto rimane invariata (da tre a sei mesi), ma l'alternativa è il pagamento di una somma tra i tremila e i 12mila euro. Per quanto riguarda il fisco: 13

14 i contribuenti che rispettano i requisiti previsti per il regime dei minimi possono ritenersi esclusi dall'irap. Disco rosso, invece, per le imprese, che integrano sempre i presupposti del tributo regionale. Con la circolare n. 45, l'agenzia delle Entrate prova a far luce sul concetto di autonoma organizzazione, ai fini dell'applicazione dell'irap per i lavoratori autonomi. Sono chiarimenti giunti peraltro sul filo di lana, a pochissimi giorni dalla scadenza del 16 giugno; nella certezza della mancanza del presupposto oggettivo per l'assoggettamento all'irap, il professionista può evitare la compilazione del relativo quadro e la relativa mancanza non inciderà, né sul corretto invio telematico del modello Unico, né precluderà l'attività di controllo da parte dell'amministrazione finanziaria. Questa è l'indicazione più interessante emersa nella risposta immediata (question time) fornita dal sottosegretario all'economia, Daniele Molgora, all'interrogazione proposta in Commissione finanze della Camera da Maurizio Leo (Pdl), riguardo alle modalità di applicazione dell'imposta sulle attività produttive (Irap), alla luce dei numerosi e recenti indirizzi della giurisprudenza di merito, con particolare riferimento alla corretta definizione di «autonoma organizzazione»; tutte le operazioni indicate agli articoli 8, 8-bis, 9, 71 e 72 del decreto Iva impediscono di entrare nel regime dei minimi. Così, chi ha effettuato nel 2007 cessioni di beni e prestazioni di servizi, di importo superiore a 258,00 euro, all'istituto universitario europeo, nell'esercizio delle proprie funzioni istituzionali, non potrà usufruire del nuovo regime introdotto dalla Finanziaria A chiarirlo è l'agenzia delle Entrate con la risoluzione 12 giugno 2008, n. 241/E; i1 contributo integrativo a percentuale che il professionista applica sul totale dei compensi e versa alla Cassa di previdenza non è un onere deducibile; 14

15 l'ufficio tuttavia per recuperare il maggior tributo deve notificare un avviso di accertamento adeguatamente motivato e non può liquidare l'imposta a norma dell'articolo 36-bis del dpr 600/73. Sono le motivazioni che si ricavano dall'esame congiunto di due sentenze: la prima, la n. 5/4/08 depositata in segreteria il 13 marzo scorso dalla sezione quarta della Commissione tributaria regionale del Lazio, riguarda l'indetraibilità del contributo a percentuale; l'altro principio, che tuttavia impone la necessità all'ufficio di notificare un accertamento motivato, è stato espresso nella sentenza n /2007 dalla sezione tributaria della Cassazione. Per quanto riguarda la previdenza: le Casse professionali vogliono allearsi per valorizzare gli investimenti. «Insieme - dice Francesco Attaguile, presidente dell'ente di previdenza del notariato - possiamo avere le risorse per rilevare immobili di grande valore, dismessi, per esempio, da gruppi bancari. Si pensi ai vantaggi in termini di redditività che derivano dalla gestione di un bene destinato a servizi e locato a un unico conduttore affidabile». Non è, però, solo l'appetibilità delle offerte immobiliari a tentare le Casse verso le sinergie. L'orgoglio di partecipare al finanziamento delle infrastrutture lo rivendica Paola Muratorio, presidente di Inarcassa. «Molti enti di previdenza professionali - ricorda - hanno messo risorse nel fondo F2I per le grandi opere». Il nuovo profilo delle Casse negli investimenti è emerso a margine del convegno promosso a Roma dalla Cassa dei ragionieri. Per quanto concerne la giurisprudenza Ordini: l'ordine professionale può costituirsi parte civile nel processo penale per chiedere il risarcimento danni subìto per effetto dell'abusivo esercizio di professione. 15

16 Lo ribadisce la Corte di Cassazione con la sentenza n , depositata martedì 3 giugno 2008; nel caso di annullamento della prova scritta per copiatura reciproca, la commissione può annullare direttamente gli elaborati presentati da due o più candidati in base al mero accertamento della loro corrispondenza e senza necessità di ulteriori indagini e motivazioni. Questo è quanto ha sancito il Tar Emilia Romagna-Bologna, prima sezione, con la sentenza del 2 maggio 2008 n Per quanto concerne le altre professioni: ridefinire la responsabilità professionale in ambito civilistico e la colpa medica in quello penale. Garantire con l'accreditamento delle strutture pubbliche e private la qualità dei servizio e non la quantità delle prestazioni. Tenere al riparo l'ordine dalle voglie dei «sostenitori del libero mercato». Liberare la gestione e l'autonomia professionale dalle bramosie della politica. Mantenere il numero chiuso a Medicina ma guardando ai nuovi bisogni sanitari. Tutelare le donne, che sono «sempre più il futuro della professione». E ancora, irrinunciabile: creare un federalismo fiscale davvero equo e solidale, che però assicuri la crescita del Sud con politiche serie e rigorose. Nell'incipit hanno scomodato perfino Marcel Proust («Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre ma nell'avere nuovi occhi»). E forse non poteva essere altrimenti. Perché a Fiuggi i medici d'italia, sotto l'egida della FnomCeo, l'ordine nazionale, si sono dati una linea d'azione comune, salvo chi (la Cgil) in aperto dissenso non ha partecipato. La «dichiarazione di consenso» finale vuole appunto essere i nuovi occhi di Proust. O meglio, rappresenta la summa di un «nuovo Patto, una nuova alleanza tecnica, civile e sociale» proposto alla politica e al Governo. Un approccio unitario gradito al Governo che promesso «ampia attenzione»; 16

17 l'attività di consulenza aziendale non rientra tra quelle riservate a dottori commercialisti, ragionieri e periti commerciali. Non vanno cioè considerate tra quelle da assegnare in via esclusiva agli iscritti a un Albo professionale. Lo chiarisce la Corte di cassazione nella sentenza n depositata il 12 giugno

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