Finanze Cantone La situazione oggi Premessa: I limiti della situazione attuale nella politica di risanamento finanziario

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1 Finanze Cantone La situazione oggi Premessa: Da anni ormai il bilancio del Cantone segna rosso, con elevati deficit ricorrenti ormai consolidati. Il che significa che si tratta di un problema strutturale e che non dipende quindi solo dalle contingenze della fase economica. La spesa pubblica cresce di anno in anno con tassi di aumenti al di sopra quelle delle entrate. Se ciò non è accettabile nelle fasi di crescita economica, diventa ancora più pericoloso quando l economia si contrae o va in recessione. In sostanza da decenni lo Stato spende di più di quanto incassa con le entrate fiscali, erodendo così il capitale proprio e accrescendo di anno in anno il debito pubblico. Accrescere il debito pubblico significa vivere alle spalle del futuro, lasciando ai giovani una pesante eredità. Anche quest anno tra preventivi e consuntivi si è avuto l immancabile balletto delle cifre rosse. Il pareggio dei conti per il 2015, secondo le indicazioni della mitica Road map, è una chimera. Ora si tenta solo di contenere i deficit al di sotto della soglia che farebbe scattare il moltiplicatore d imposta cantonale, ma facendo pagare ai cittadini, con nuove imposizioni dirette e indirette, l incapacità dei politici, del Governo e parlamento, di contenere la spesa pubblica. A tal proposito basta ricordare che in soli tre anni dal 2011 al 2013, le uscite dello Stato sono aumentate con una media di circa 120 milioni di franchi all anno. I limiti della situazione attuale nella politica di risanamento finanziario Nei ricorrenti e faticosi dibattiti sui preventivi e sui consuntivi, troppo spesso ci si concentra solo sull entità dei disavanzi d esercizio annuali e sui correttivi per contenerli risparmiando qualche decina di milioni, perdendo però, di vista ben altre cifre e ben altri problemi, che senza una decisa inversione di rotta, potrebbero portare al crac i conti del Cantone. In generale si può dire che ormai il Cantone ha eroso il capitale proprio, il che significa che non ci sono più riserve per il futuro, per cui si potrebbe

2 arrivare quanto prima anche a doversi indebitare per sostenere le necessità correnti dello Stato. Nello stesso tempo cresce esponenzialmente il debito pubblico. Due indicatori stanno a segnalare una vera emergenza finanziaria che viene per di più a coincidere con una contrazione drastica del gettito fiscale, in passato garantito dalla piazza finanziaria. Nel consuntivo 2013 si è registrato un capitale proprio negativo di 351 milioni di franchi ed è facile prevedere che alla fine di questa legislatura si arrivi al mezzo miliardo. Di conseguenza aumenterà ancora il debito pubblico che già oggi è vicino a 1,8 miliardi di franchi. Una somma che, stando ai dati per il 2013, equivale a un debito pro capite di oltre 5000 mila franchi. Su 1,8 miliardi di debito pubblico il Cantone già oggi è costretto a pagare una quarantina di milioni all anno solo d interessi passivi. Adesso i tassi d interesse sono molto bassi, ma se essi dovessero aumentare l impatto per il Cantone sarebbe devastante. Ma c è pure un altro aspetto assai preoccupante. Oltre al capitale proprio, il cantone ha visto erodersi un altro importante margine, ossia la ripartizione degli oneri con i Comuni. Il che vuol dire che il cantone non potrà più scaricare altri costi sui comuni. Difatti, dopo anni di risultati positivi, nel 2012 i 147 comuni ticinesi nel loro complesso hanno chiuso con un disavanzo di 18 milioni di franchi, mentre è anche aumentato il loro debito pubblico pro capite, passato dai 3567 franchi del 2011 ai 3731 del Oggi i grandi poli urbani Lugano, Mendrisio, Chiasso e Bellinzona sono tutti in difficoltà finanziarie. Quanto è successo a Lugano, la locomotiva del Ticino, è rappresentativo di una difficile situazione finanziaria per gli enti locali che mal si concilierà con i tentativi del Cantone di scaricare sui comuni altri costi che per essi sarebbero insostenibili. Ad acuire le difficoltà finanziarie dello Stato c è il fatto che oggi, a differenza del passato, non si può più contare su importanti sopravvenienze fiscali che ridiano ossigeno alle casse pubbliche. Anzi, si sta registrando una stagnazione del gettito fiscale delle persone giuridiche ed un vero e proprio crollo di quello del settore finanziario che sta attraversando una crisi che certo non si supererà dall oggi al domani. L impatto di questa stagnazione del gettito si avvertirà soprattutto tra qualche anno e in presenza sempre di una spesa pubblica in costante crescita.

3 Cosa fare Purtroppo la classe politica non pare aver percepito e compreso la gravità di una situazione che sta portando il cantone sull orlo del dissesto finanziario. Ci vorrebbe una maggiore e condivisa consapevolezza tra tutte le forze politiche e tra tutti i dipartimenti per una strategia congiunta per il risanamento delle finanze pubbliche. Su ventisei Cantoni Svizzeri oggi solo tre si ritrovano con un capitale proprio negativo: Berna, Neuchâtel e Ticino, ma mentre nei primi due si sta cercando attivamente di correggere il passo, da noi è tutto fermo. Questa strategia congiunta dovrebbe concentrasi soprattutto su tre riforme di ampio respiro; la riforma dei compiti dello Stato, la razionalizzazione delle spesa pubblica e una riforma fiscale potrebbero essere i tre grandi cantieri che segnano il passaggio dallo Stato amministratore, che si limita cioè solo ad amministrare l esistente, allo Stato innovatore, vale a dire uno Stato capace d innovazioni istituzionali e promotore, altresì, d innovazioni economiche. 1) Riforma dei compiti dello Stato Si tratta di una riforma di cui si parla ormai da decenni e di cui tutti i partiti sostengono la necessità, ma sinora abortita. Occorre, in definitiva, sottoporre ad un analisi ragionata tutti i compiti attualmente svolti dallo Stato e individuare quelli che potrebbero essere delegati ai privati ad un minor costo e con più efficienza. Alcuni tentativi sono già stati fatti in passato senza però incidere in profondità nella macchina statale. In buona sostanza bisognerebbe applicare il principio della sussidiarietà, ossia l ente pubblico dovrebbe liberarsi di quei servizi e prestazioni che possono essere erogati da imprese e associazioni private. È un passaggio difficile perché viene ad incidere anche sulla potente burocrazia dell apparato amministrativo, su consolidate tradizioni clientelari che hanno gonfiato a dismisura l organico statale, e su forti interessi corporativi. Ma la tanto decantata riduzione dell organico statale, che oggi solo per il pagamento degli stipendi dei dipendenti pubblici assorbe la quasi totalità delle entrate, non può prescindere da questa riforma. I costi del personale pubblico sono ormai un fattore che sta destabilizzando pure i bilanci dei Comuni. A Lugano, ad esempio, il personale costa 191 milioni di franchi l anno, in pratica 203 milioni di entrate fiscali se ne vanno per pagare i dipendenti della Città.

4 2) Razionalizzazione e riqualificazione della spesa pubblica Solo con la riforma dei compiti dello Stato si potrà davvero mettere mano alla riduzione della spesa pubblica. Non si tratta semplicisticamente di tagliare le voci di spesa, ma di razionalizzare e riorientare nel suo complesso questa spesa, con l obiettivo strategico di una sua riqualificazione. Riqualificazione vuol dire, ad esempio, concentrare, rafforzandoli, gli aiuti e le misure di protezione sociale sulle fasce sociali che hanno davvero bisogno. Ma per fare questo bisogna liberare risorse finanziarie da una politica sociale finora fatta con l innaffiatoio, che ha avuto il solo risultato di bruciare ingenti quantità di denaro pubblico con un assistenzialismo a 360 gradi che ha accresciuto la dipendenza dallo Stato e incentivato vere e proprie forme di parassitismo sociale. Non e concepibile che un terzo della popolazione ticinese riceva un sussidio o qualche altra forma di aiuto finanziario da parte del Cantone. Con il riorientamento della spesa pubblica si libererebbero anche risorse finanziarie da destinare ad investimenti strategici per la crescita futura del Ticino. 3) Riforma fiscale Già due anni fa il rapporto del Centro di competenze tributarie della Supsi ha lanciato un preoccupato allarme sulla perdita di competitività fiscale del Cantone. Dati alla mano lo studio ha dimostrato che per i redditi elevati e le società, il Ticino non è più concorrenziale con gli altri Cantoni, e che si colloca ben al di sopra della media nazionale per l imposizione sul reddito (aliquote massime), per quella sui dividendi, sulla sostanza, per l imposta sugli utili e sul capitale. A tal proposito va ricordato che all inizio degli anni 2000 il nostro Cantone si collocava nei primi cinque posti della classifica intercantonale dell attrattività fiscale; oggi, stando a diversi indicatori, sarebbe addirittura retrocesso nella ventunesima posizione. Lo scarto diventa ancora più allarmante se si fa il confronto con quei cantoni che in questi ultimi anni hanno di molto alleggerito la pressione fiscale per attirare imprese e facoltosi contribuenti. In Ticino invece, è ormai da dieci anni che non si mette più mano a una seria politica

5 di sgravi fiscali, con un vera riforma in grado di recuperare quantomeno le posizioni perse nella classifica intercantonale. Particolarmente preoccupante appare l eccessiva pressione fiscale sui contribuenti più facoltosi. Oggi il Cantone ha una fiscalità leggera, molto sociale per le fasce deboli della popolazione e si allinea in al resto della Svizzera per la fascia media dei contribuenti. Per contro è fortemente penalizzante per redditi dei benestanti, dei ricchi e dei super ricchi. Una forbice che evidenzia peraltro una stratificazione fiscale pericolosamente sbilanciata. Il Ticino registra, infatti circa 190 mila contribuenti, persone fisiche, che versano nelle casse del Cantone una somma attorno ai 600 milioni di franchi. Di questi 600 milioni ben 315 li sborsano residenti benestanti, vale a dire 16 mila persone che dichiarano un reddito imponibile sopra ai 100 mila franchi; altri 176 milioni li versano i circa duemila contribuenti ricchi che hanno un reddito superiore ai 200mila franchi. Il peso fiscale maggiore è dunque sulle spalle di 18 mila contribuenti che da soli pagano ben 491 milioni d imposte al Cantone. Inoltre, sul totale dei 190 mila contribuenti, sono ben 45mila quelli che non pagano nulla al perché hanno redditi insufficienti. C è da chiedersi, però, sino a quando questa fascia di contribuenti ricchi sarà disposta a reggere una simile pressione contributiva, perché molti altri cantoni offrono per essi condizione fiscale molto più vantaggiosa.

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