Collegio Provinciale delle Guide Alpine Provincia Autonoma di Bolzano

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1 Collegio Provinciale delle Guide Alpine Provincia Autonoma di Bolzano Maurizio Lutzenberger Tecniche di corda per la guida alpina. Edizione 2002

2 Tecniche di corda per la guida alpina. 1. Corde, fettucce e moschettoni Corde Moschettoni Cordini Sforzi negli ancoraggi Uso dei cordini nelle ferrate Conclusioni. 2. Fisica della caduta Analisi meccanica dei sistemi di assicurazione statici Analisi meccanica dei sistemi di assicurazione dinamici Scivolamento su neve o ghiaccio. 3. Asole Asola guida Asola guida inseguito Asola a otto Asola a otto inseguito Asola a contrasto Asola guida infilata a rovescio Asola con bulino semplice Asola con bulino doppio infilato Asola a contrasto su punto intermedio. 4. Nodi di giunzione Giunzione con nodo guida Giunzione con nodo guida inseguito Giunzione con nodo a otto Giunzione con nodo delle fettucce Giunzione con nodo piano Giunzione con nodo inglese semplice Giunzione con nodo inglese doppio. 5. Metodi di legatura Legatura con nodo a otto infilato Legatura con bulino doppio infilato Legatura con nodo a contrasto Legatura in un punto intermedio della corda Legatura di due clienti sulla stessa corda. 6. Nodi auto-bloccanti Nodo auto-bloccante Prusik Nodo auto-bloccante Prusik infilato Nodo auto-bloccante Marschand Nodo auto-bloccante Marschand con fettuccia Nodo auto-bloccante Marschand bi-direzionale. b

3 6.6. Nodo auto-bloccante Bellunese Nodo auto-bloccante Bachmann Nodo auto-bloccante su corda doppia : 7. Moschettoni Moschettone semplice Moschettone semplice con chiusura a ghiera Moschettone tipo HMS Moschettone da ferrata Moschettone tipo SOS. 8. Chiodi e punti di ancoraggio Chiodi a lama con asola a Chiodi a lama con asola a Chiodi a lama con asola ad anello Chiodi profilati Bong Rurp Riduzione del braccio di leva Viti e chiodi da ghiaccio Corpo morto dinamico "Dead Man" Corpo morto statico Spit ed anelli resinati. 9. Dadi ed altri attrezzi da incastro Stopper Roks Hexcentrics Turner e Pentanuts Clog Clog Camaloks Tricam Friend Camalot Slider Nodo da incastro sassone. 10. Punti di ancoraggio naturali Spuntoni di roccia Clessidre e blocchi incastrati Alberi e piante. 11. Ancoraggi Ancoraggio su un punto singolo Ancoraggio su due chiodi Ancoraggio su chiodo e spuntone Ancoraggio su chiodo e dado Ancoraggio su tre dadi Ancoraggio per calata in corda doppia Ancoraggio con chiodi da ghiaccio Ancoraggio con gli sci Ancoraggio su piccozza Ancoraggio in serie. c

4 Ancoraggio recuperabile su ghiaccio. 12. Nodi di assicurazione Nodo Barcaiolo Mezzo barcaiolo in posizione di calata Mezzo barcaiolo in posizione di recupero Mezzo barcaiolo "doppio" Asola di bloccaggio su rinvio semplice Asola di bloccaggio su mezzo barcaiolo Contro-asola di sicurezza. 13. Recuperi con ritorno bloccato Bloccante "Hubert" sul mezzo barcaiolo Bloccante "Garda" o nodo a "Cuore" Bloccante "Edi" Bloccante "Francese". 14. Manovre fondamentali di corda Auto-assicurazione ed assicurazione al punto di sosta Agganciamento corretto della corda nei rinvii Traversata con corda fissa Metodo di fissaggio della corda di conserva Lunghezza della corda di conserva Metodo di legatura per la progressione sul ghiacciaio Metodo di legatura per la progressione in ferrata. 15. Discesa a corda doppia Discesa a corda doppia Discesa a corda doppia assistita. 16. Manovre di autosoccorso Paranco rapido Paranco diretto (Metodo Vanzo) Paranco "svizzero" con spezzone ausiliario Paranco di "Poldo" con spezzone ausiliario Calata di autosoccorso. 17. Manovre di soccorso organizzato Strategia fondamentale dell intervento terrestre Metodo di legatura del soccorritore Ancoraggio fisso su più punti Ancoraggio fisso su spuntone o albero Freno di calata con moschettoni SOS Giunzione delle corde di calata sul freno-moschettone Freno di calata con piastrine GIGI Giunzione delle corde di calata sul freno GIGI Preparazione della testa di calata Allestimento della barella "Mariner" Allestimento del grappolo soccorritori d

5 Premessa Erano ormai anni che nell ambito del corpo istruttori delle guide alpine dell Alto Adige si parlava di raccogliere in uno scritto tutte le tecniche di corda, realmente adottate nell esercizio della professione di guida alpina. Nelle librerie gli scaffali sono pieni di manuali, che spiegano le più svariate tecniche, ma a noi interessava raccogliere solo ed esclusivamente quello che veramente viene utilizzato. Per questo motivo mi scuso fin da ora se ho tralasciato alcune tecniche alternative, ma dato che questo manuale è dedicato agli allievi dei corsi professionali delle guide alpine, la chiarezza e la sinteticità si sono rivelate indispensabili. Nell ambito della formazione, questo non vuole essere un tentativo di standardizzare le tecniche che, come sappiamo, sono in continua evoluzione, ma un valido supporto per gli allievi a completamento del grande e continuo impegno degli istruttori. Non appena questi disegni cadranno nelle mani dei nostri colleghi certamente molti avranno critiche e correzioni da proporre, rimane con questo aperto un invito a coloro che esercitano la professione di guida alpina ad offrire ai giovani allievi quel potenziale di esperienza raccolto negli anni; per contribuire attivamente ad una continua evoluzione di questa raccolta. Ad opera conclusa rivolgo i più sentiti ringraziamenti a tutti i colleghi che nel corso degli anni mi hanno saputo regalare le loro conoscenze ed esperienze. Un grazie particolare ad Adam Holzknecht e Hubert Niederwolfsgruber per il loro grande lavoro critico di correzione, a Diego Zanesco, Kurt Walde, Enrico Baccanti ed Othmar Prinoth per i loro preziosi suggermenti e non ultimo ad Othmar Zingerle ha promosso e sempre sostenuto l idea di questo manuale. Maurizio Lutzenberger e

6 1. Corde, fettucce e moschettoni. 1. Corde, fettucce e moschettoni. 1.1 Corde: La corda più comunemente impiegata in alpinismo e di nylon, ha diametro di 11 mm e carichi di rottura dell'ordine dei 2600 kg. Naturalmente, secondo il fabbricante, questo valore può variare, ma è consigliabile evitare corde con resistenze di molto inferiori, dato che i nodi con cui questa viene collegata all'imbracatura o comunque legata ad un ancoraggio, riducono la resistenza fino al 50%. Ciò significa che se si appende alla corda un peso di 1300 kg essa si romperà in prossimità di uno dei due nodi. Come si vedrà in seguito, lo strappo che si esercita sulla corda, in caso di caduta, non è di molto inferiore a questo valore. La caratteristica più importante di una corda d'alpinismo è l'elasticità, ovvero la capacità di arrestare una caduta con gradualità in modo da ridurre al massimo l'entità dello strappo sul corpo dell'alpinista e sugli ancoraggi. Per valutare l'importanza di ciò, basta pensare che al termine di 10 m di caduta si ha una velocità di 50 km/h che dopo 40 m si raggiunge a 100 km/h, per rendersi conto che è necessario arrestare questa corsa con quanta più dolcezza è possibile. La normativa UIAA (Union International des Associations d'alpinisme) prescrive che una corda sia in grado di arrestare il peggiore dei voli con uno strappo inferiore ai 1200 kg. Questo limite è stato fissato avendo come riferimento gli studi effettuati dall'aeronautica militare francese, i quali hanno dimostrato che il corpo di un paracadutista può sopportare carichi fino a 1200 kg, purché applicati in un tempo dell'ordine del decimo di secondo. Per "peggiore" dei voli si considera la caduta di un alpinista di 80 kg che avviene senza alcun ancoraggio intermedio, dalla massima altezza possibile. È stato comunque dimostrato, che l'altezza di caduta non incide sull'entità dello strappo. Una caduta di 10 m dà uno strappo di 1200 kg così come una di 40 m. Questo può essere spiegato considerando che una caduta di 10 m, se arrestata da 5 m di corda elastica, può essere assimilata ad un salto da 10 m d altezza che si arresta su cinque materassi (10 m contro 5), mentre la caduta di 40 m, se arrestata da 20 m di corda elastica, equivale ad un salto di 40 m arrestato con 20 materassi (40 contro 20). Quello che importa è il rapporto tra altezza di caduta e la lunghezza della corda libera di deformarsi "elasticamente". Questo rapporto si chiama fattore di caduta ed al massimo vale due (80 m di caduta diviso 40 m di corda). L'entità dello strappo (forza d arresto) varia con il peso dell'alpinista e con il "fattore di caduta". Il "peggiore" dei voli, o meglio, il volo con il massimo fattore di caduta, di un alpinista di 60 kg viene arrestato con 1030 kg anziché con i 1200 kg richiesti dall'alpinista di 80 kg. Ma la variazione più rilevante si ha intervenendo sul «fattore di caduta», cioè facendo in modo che con rinvii ben disposti sulla direttiva di salita, la caduta sia frenata sfilando quanta più corda possibile. 1

7 1. Corde, fettucce e moschettoni. Resistenze residue Espresse in % della resistenza della sezione del cordino o della fettuccia 100% della resistenza nominale. Giunzione con nodo Guida = 43% Nodo a otto fissato al moschettone = 73% Giunzione con nodo guida infilato = 55% Corda infilata direttamente nell'asola del chiodo = 115% Anello semplice con nodo guida infilato = 116% Anello doppio con nodo guida infilato = 263% Anello di cordino fissato al chiodo con bocca di lupo =120% Barcaiolo fissato al moschettone = 61% Anello di fettuccio fissato al chiodo con bocca di lupo = 75% Autobloccante prusik =135% della resistenza del cordino. Fig.1.1 Esempio 1: avendo disposto un rinvio di dieci metri sopra la sosta, se si prosegue altri dieci metri e quindi si cade, risulterà un volo di venti metri arrestato con venti metri di corda, ovvero con un fattore di caduta 1. Lo strappo risulterà pari a 1025kg, anziché ai 1200 kg che si hanno in caso di volo massimo. Esempio 2: Avendo disposto un rinvio 34 m sopra la sosta, si sale altri 6 m e quindi si cade; il volo risulterà di 12 m e sarà arrestato da 40 m di corda, ovvero con un fattore di caduta pari a 0,3 cui corrisponde uno strappo di 706 kg. Va osservato che anche con fattori di caduta così favorevoli l'entità dello strappo rimane sempre rilevante, perciò appare quanto mai raccomandabile l'impiego di metodi di assicurazione dinamica; tra questi il più diffuso è l'impiego del nodo "mezzo barcaiolo" che può assorbire "voli massimi" con strappi dell'ordine dei kg (anziché 1200 kg). Va inoltre considerato che rinvii male allineati limitano la lunghezza di corda che effettivamente si deforma, perciò il valore dello strappo calcolato può in realtà risultare maggiore. In senso favorevole va invece considerata l'elasticità del corpo dell'alpinista caduto. 1.2 Moschettoni: La massima forza che si esercita su di un moschettone, in caso di caduta, non supera i 2000 kg. Infatti, si dimostra che sul rinvio direttamente sollecitato dallo strappo agisce una forza pari 5/3 lo strappo perciò nel peggiore dei casi si ha: F= 1,66 x 1200 = 2000 kg. Le norme UIAA prescrivono un carico minimo di rottura a trazione, con leva chiusa, di 2200 kg, pertanto qualsiasi moschettone UIAA, o comunque con resistenze garantite superiori ai 2000 kg, è soddisfacente. 1.3 Fettucce: Per poter realizzare rinvii che abbiano la stessa resistenza dei moschettoni (2200 kg), devono essere impiegate fettucce con una resistenza a rottura di 1700 kg. Rispondono a questo requisito le fettucce che hanno larghezza 25mm e spessore 2 mm. 2

8 1. Corde, fettucce e moschettoni. Usando la fettuccia annodata con il nodo delle fettucce con due moschettoni si ottiene un sistema che ha il suo punto debole nel nodo e che resiste a 2200 kg, come i moschettoni, ed è quindi soddisfacente per qualsiasi volo. E importante usare il nodo a cravatta poiché è provato che altri nodi ed in particolare il nodo delle guide, riducono di molto la resistenza. Se si usa la fettuccia intorno a una clessidra ben arrotondata, il punto debole e ancora il nodo e il carico di rottura è di 4300 kg e quindi largamente sufficiente. Se la clessidra ha angoli vivi, o la fettuccia e passata in un chiodo, il punto debole è il contatto con lo spigolo della clessidra, o con il chiodo e la resistenza scende a 1600 kg. Questo ancoraggio può sopportare voli con fattore di caduta di 0,8 (per esempio un volo di 30 m con un rinvio disposto 8-9 m sopra il terrazzino). Se si dispone la fettuccia "a strozzo" intorno al chiodo, come si è costretti a fare quando il chiodo è parzialmente infisso, il punto debole è la strozzatura e la resistenza del rinvio è inferiore ai 1000 kg. Questo rinvio sopporta voli con fattore di caduta di 0,3, (un volo di 12 m con ancoraggio posto 34 m sopra il terrazzino, oppure un volo di 4 m con ancoraggio posto 5m sopra il terrazzino. È un rinvio molto debole e va usato il meno possibile. 1.4 Cordini: I cordini normalmente impiegati hanno diametro di 7 mm e resistenza di 1000 kg. Non andrebbero giuntati con il nodo delle guide perché questo ne riduce la resistenza più di quanto faccia il nodo a "cravatta". Per ottenere rinvii con la stessa resistenza dei moschettoni il cordino va usato doppio. Esso conserva la stessa resistenza di 2200 kg se passato in una clessidra arrotondata. In una clessidra ad angoli vivi o in un chiodo la resistenza scende a meno di 1800 e il fattore di caduta accettabile e 1,3; cioè sopporta, per esempio, un volo di 30 m che avviene con un ancoraggio posto 7-8 m sopra il terrazzino. Se usiamo il cordino non raddoppiato, come si fa quando si vogliono limitare la creazione di troppi angoli alla corda, la resistenza del rinvio e di 1000 kg e ammette un fattore di caduta di 0,3 (un volo di 4m con un rinvio disposto 11 m sopra il terrazzino). In caso di cordino disposto "a strozzo", la resistenza del rinvio è inferiore a 1000 kg e il massimo fattore di caduta ammesso è inferiore a 0,3. 3

9 1. Corde, fettucce e moschettoni. 1.5 Sforzi sugli ancoraggi: Il sistema di ancoraggio al terrazzino deve poter resistere a uno strappo verso il basso di 1200 kg e di almeno 800 kg verso l'alto. È consigliabile utilizzare due chiodi, curando di ridurre al minimo l'angolo tra i due rami che collegano l'ancoraggio ai chiodi. È molto importante notare che finché l'angolo è piccolo, esiste un effettiva riduzione delle forze che si esercitano sui chiodi; all'aumentare di quest angolo la riduzione perde interesse fino a diventare un aumento, come chiaramente evidenziato dalle costruzioni grafiche. Angoli di ripartizione delle forze negli ancoraggi % ca. 58% 71% 100% ottimo buono accettabile da evitare! Fig.1.5 L'angolo limite è inferiore ai 60, perché in queste condizioni uno strappo di 1200 kg scarica solo 700 kg su ogni chiodo. Per 90 abbiamo gia 850 kg e al di sopra di questo valore entriamo nel campo in cui non è più opportuno usare questo sistema. Infatti, a 110 si raggiungono i 1100 Kg che determinano la rottura di un ancoraggio eseguito con cordino. A 120 la reazione sui chiodi è di 1200 kg, pari allo strappo massimo e oltre si raggiungono valori che determinano la rottura di una fettuccia annodata. 1.6 Uso dei cordini nelle ferrate: Si sono verificati alcuni incidenti causati dalla rottura del cordino di assicurazione usato in ferrata senza dissipatore. Ciò è perfettamente spiegabile: La resistenza del sistema di ancoraggio adottato è dell'ordine dei 1100 kg ed è sufficiente una caduta di due metri (!) per determinare strappi di quest'ordine di grandezza. Questo metodo di assicurazione è pertanto inefficace e devono essere usate altre tecniche, quali l'applicazione di un dissipatore meccanico, o adottare l usuale progressione in cordata. 1.7 Conclusioni: Le corde non devono avere resistenza inferiore ai 2600 kg e devono garantire una forza di arresto inferiore ai 1200 kg. Anche in caso di voli modesti, che avvengono con rinvii ben disposti, lo strappo che si esercita in caso di caduta ha comunque valori elevati (più di 600 kg) ed è pertanto necessario adottare assicurazioni dinamiche. I moschettoni che hanno resistenze superiori ai 2000 kg vanno sempre bene. Le fettucce con carico di rottura superiore ai 1700 kg possono essere usate in modo sicuro per tutti i tipi di rinvio illustrati. Solo in caso di disposizione a "strozzo" su un chiodo, la resistenza del sistema cala di molto e consente l arresto solo voli modesti. 4

10 2. Fisica della caduta. 2. Fisica della caduta. 2.1 Analisi meccanica dei sistemi di assicurazione statici : Allo scopo di capire meglio le tecniche di corda e di assicurazione utilizzate in arrampicata è importante definire l'intensità delle forze che agiscono sul sistema di assicurazione in caso di caduta. I fondamenti fisico - energetici su cui si basa il calcolo rigoroso delle forze, ci consentono un'analisi sufficientemente precisa anche se fa riferimento modelli ideali che raramente si riscontrano nella realtà. Energia cinetica della caduta: L'energia cinetica (Ec) prodotta da un grave di massa (m) in caduta libera è espressa dalla seguente formula: Ec = 1 2 mv 2 ; (01) Considerando che la velocità V è espressa dalla formula: v = 2gh ; (02) v : velocità di caduta in m/sec ; g : accelerazione di gravità in m/sec ; h : altezza di caduta in m ; Ricordando che il peso P =mg (massa * 9.81) Completando e semplificando la formula (01) l'energia cinetica (Ec) di caduta rimane : Ec = P ( h + dl ) ; (03) dove (dl) rappresenta l'allungamento della corda. Energia di deformazione della corda: Ad assorbire l'energia cinetica di caduta interviene, in un sistema di assicurazione statico, la deformazione del tratto di corda teso. Tale energia viene espressa dalla seguente formula: 2 F L Ed = 2 E Ac ; (04) F = Forza massima di impatto (Kg); L = Lunghezza di corda posta sotto trazione (m); E = Modulo di deformazione della corda (circa Kg/cmq); Ac = Area della sezione della corda (0,95 cmq per il diametro 11 mm); Equazione energetica dell'arresto della caduta: L'energia accumulata durate la caduta espressa dalla formula (03) si trasforma, in prima approssimazione ed in un sistema di assicurazione statico, in energia di deformazione della corda. L'energia cinetica eguaglia quindi l'energia di deformazione. Ec = Ed ; (05) Facendo le dovute sostituzioni si ottiene : 2 Ph + P F Lc E Ac = F Lc 2E Ac ; (06) Nel caso limite in cui la caduta avvenga senza protezioni intermedie il rapporto tra l'altezza di caduta e la corda tesa raggiunge il suo massimo valore (h/l=2). In questo caso la formula diventa: Fmax = P + 2 h P + 2PEA L ; (07) 1

11 2. Fisica della caduta. Fmax = P + 2 P + 4PEA ; (08) Volendo ridurre l'altezza di caduta il primo di cordata pone abitualmente delle protezioni intermedie. In questi punti, in caso di caduta, gli attriti che si creano tra corda e moschettone fanno sì che la forza di impatto si distribuisca come nella figura: 5/3 F 2/3 F F Fig.2.1.a Nel punto di rinvio si verifica un effetto paranco. In questo modo il carico ad esso applicato raggiunge il 170% della forza massima di impatto ma riduce il carico che va a sollecitare il punto di sosta fino al 70% (2/3) della forza di impatto. Il calcolo della forza massima di impatto diventa, a questo punto un po' più complesso. L'energia di deformazione si sviluppa ora su due tratti di corda: Quello che dal corpo che cade va al punto di rinvio Lc (sollecitato da F) e quello che dal punto di rinvio va al punto di sosta Ls (sollecitato da 2/3 F). Lc = h 2 ; Ls = L - h 2 ; (09) Ph ; (10) Energia cinetica di caduta libera P Fmax h EAc 2 Energia cinetica di caduta lungo l'allungamento rinvio - corpo P 2 3 Fmax EAc L- h ; (12) 2 Energia cinetica di caduta lungo l'allungamento sosta rinvio Fmax 2 2 EAc h 2 ; (13) Energia di deformazione del tratto rinvio corpo Fmax 2 E Ac L- h 2 ; (14) Energia di deformazione del tratto sosta rinvio. Ec = Ed ; (15) h + P Fmax h EAc 2 + P 2 3 Fmax EAc L- h = Fmax h 9 Fmax L- h 2 EAc EAc 2 ; (16) 2

12 2. Fisica della caduta. Risolvendo definitivamente in funzione di Fmax: per h/l = y Fmax = P (3y+12) P (3y+12) + 36 EAcPy (5y+8) (5y+8) ; (17) Seguendo la progressione di una cordata è ora possibile fare un analisi continua delle sollecitazioni dei punti fissi in caso di caduta. Alcuni esempi di caduta con assicurazione statica : h/l = 0,80 h/l = 0, m h/l = 0, kg 240 kg m h/l = kg Pendolo 1270 kg 1461 kg m h/l = 2 h/l = kg 930 kg 1087 kg 1087 kg 620 kg 760 kg 876 kg 508 kg 584 kg 195 kg Da secondo m 5.00 m 0.00 m 1087 kg Con rinvii intermedi 1087 kg = 80 kg Senza rinvii intermedi Fig.2.1.b Nel caso particolare del recupero del secondo di cordata va preso come altezza di caduta il valore 0, ma il corpo acquista energia cinetica cadendo per un'altezza pari all'allungamento della corda sotto il carico. Inserendo tale valore nella formula (07) si nota che all'ancoraggio viene applicato un carico pari a due volte il peso di chi cade. Fmax = P + 2 h P + 2PEA L ; (18) Fmax = P + P 2 ; (19) 3

13 2. Fisica della caduta. Nel caso del pendolo da una posizione orizzontale la forza massima applicata all'ancoraggio corrisponde alla forza centrifuga che si crea nella caduta a cui si va ad aggiungere la forza peso del corpo che cade. Fcentr = mv 2 ; (20) r Considerando che la velocità V è espressa dalla formula (02) : v = 2gh ; (21) Considerando che r = h : Fmax = 2mg ; (22) Alla forza centrifuga si aggiunge ovviamente anche la forza peso P=mg; Fmax = 3mg = 3P ; (23) In definitiva la caduta in pendolo produce una sollecitazione alla sosta pari a circa 3 volte il peso di chi cade. Fino a questo punto abbiamo considerato che la corda, con le sue caratteristiche elastiche contribuisce da sola all'assorbimento dell'energia di caduta. Questa situazione, detta assicurazione statica, non è immaginaria ma si può verificare in certi casi. Dagli esempi e dal grafico si può comunque notare che il rinvio e la sosta, in certe situazioni, vengono duramente sollecitati, fino ai limiti di rottura degli apparecchi di assicurazione come i cavi dei dadi o le camme dei Friend RINVIO Fmax 1000 CORPO 500 SOSTA 0 0,1 0,5 1 1,5 2,0 h/l Fig.2.1.c A) L'ancoraggio di sosta deve assorbire al massimo circa 1000 Kg verso il basso. (h/l = 2; caduta senza rinvii intermedi); B) L'ancoraggio di sosta deve assorbire al massimo circa 700 Kg verso l'alto. (h/l = 1,8; caduta 20 m sopra la sosta e rinvio 18 m sotto i piedi); C) Il punto di rinvio deve assorbire al massimo verso il basso 1750 Kg nella situazione descritta al punto B; D) All'imbracatura, la forza massima applicata non supererà i 1000 kg. Queste forze sono strettamente legate alle caratteristiche meccaniche della corda e che sono indicate nel cartello di acquisto della stessa in unica entità detta Forza di impatto. Più è bassa la forza di impatto indicata tanto più elastica sarà la corda e quindi tanto più morbidi (e lunghi!?) saranno i voli. Per i nostri calcoli abbiamo considerato una corda singola con caratteristiche medie e con una forza di impatto pari a 1000Kg. 2.2 Analisi meccanica dei sistemi di assicurazione dinamici : Abitualmente, al punto di sosta, si utilizza un sistema frenante che, oltre a permettere di "dare corda" a colui che sale in testa alla cordata, costituisce un sistema frenante capace di assorbire energia alleviando di molto il carico agente, sia su chi cade che sui punti di sosta e di rinvio che come vedremo in montagna non sono sempre a prova di bomba. Contrariamente ai paesi anglosassoni, sulle alpi ed in un terreno di avventura, il sistema frenante per elezione è senza dubbio il "mezzo barcaiolo". Esso, viene generalmente eseguito sull'ancoraggio di sosta e presenta una capacità di frenare (di amplificare la capacità di trattenere la caduta) differente a seconda che la trazione avvenga verso il basso (assenza di protezioni intermedie h/l = 2) oppure verso l'alto (h/l < 2). 4

14 2. Fisica della caduta kg Trazione verso l'alto kg kg Trazione verso il basso kg Fig.2.2.a Meccanismo di assicurazione dinamica: L'assorbimento dell'energia nell'assicurazione dinamica avviene con una sequenza di fenomeni meccanici: a) La corda inizialmente si allunga assorbendo energia fino a che la sua tensione supera la forza frenante del mezzo-.barcaiolo. b) A questo punto la corda scorre nel mezzo-barcaiolo e nelle mani di chi assicura assorbendo energia senza provocare ulteriori allungamenti della corda e quindi senza provocare ulteriori sforzi sugli ancoraggi di sosta e di rinvio. c) Assorbita energia a sufficienza da ridurre la tensione nella corda ad un valore inferiore a quella della forza frenante del mezzo-barcaiolo lo scorrimento si arresta e con esso anche la caduta. Questo processo è abbastanza facile da descrivere in termini matematici. A questo proposito mettiamo in atto ancora un bilancio energetico: Ec = Ed + Efreno ; (24) L'energia cinetica provocata dalla caduta viene trasformata in parte in energia di deformazione della corda ed in gran parte dallo scorrimento della stessa attraverso il freno. La corda, raggiunta una tensione sufficiente a far scorrere il mezzo-barcaiolo smette di tendersi e quindi di dissipare l'energia cinetica. La dissipazione di energia dovuta alla dilatazione della corda assume quindi un valore molto basso e lascia al mezzo-barcaiolo il compito di dissipare circa il 95% dell'energia di caduta. In prima approssimazione, la formula del bilancio energetico diventa: Ph + Ps = Fs ; (25) s = Ph (F - P) ; (26) s = scorrimento della corda nel freno. P = Peso della persona. (80 kg) F = Forza necessaria a far scorrere il freno. (350 Kg verso il basso) h = Altezza di caduta. Dalla formula si può facilmente intuire che lo scorrimento, in assenza di ulteriori attriti, può raggiungere valori pari al 1/3 dell'altezza di caduta! In presenza di rinvio Fmax diventa 3/2 F ma il freno ha un limite di scorrimento di soli 270 kg. Lo scorrimento è: Ph + Ps = 3/2 Fs ; (27) Ph s = (3/2 F - P) ; (28) circa 27% dell'altezza di caduta. 5

15 2. Fisica della caduta. In un'analisi più rigorosa, considerando gli allungamenti della corda e quindi anche il fattore di caduta, lo scorrimento di corda nel mezzo-barcaiolo diventa: 9k 3 1 Eah - kph k f 2 2 s = ; (29) 3k EA I risultati, riassunti nel diagramma, dimostrano che il fattore di caduta ha influenza solo quando lo stesso ha valori bassi e che lo scorrimento dipende solo dalla lunghezza di caduta e può essere al massimo 1/4 della stessa Scorrimento (m) fc = 0,5 fc = 1,5 fc = 0,2 fc = 0, Altezza di caduta (m) fc = 1,0 EA= 3000 Kg P = 80 kg K= F/P = 270/80 = 3.38 Fig.2.2.b Lo scorrimento della corda nel mezzo - barcaiolo è una realtà fin troppo trascurata. La lunghezza di corda che scorre attraverso le mani di chi assicura, in completa assenza di ulteriori attriti, è molto maggiore di ciò che possiamo credere e può raggiungere facilmente anche gli 8 m. Ciò che risulta interessante è che tale scorrimento non dipende in modo rilevante dal fattore di caduta h/l ma dalla lunghezza della caduta stessa. Certamente il calcolo fa riferimento ad un modello teorico che raramente si verifica in realtà. Non va comunque dimenticato che chi si appresta a trattenere voli lunghi pensi bene alle proprie mani ed alle conseguenze che può portare uno scorrimento di 5 o 6 metri di corda. (È consigliabile munirsi di un guanto!) In relazione alle considerazioni fatte, si può ben capire che, chi utilizza in alpinismo sistemi di assicurazione ancora più dinamici, (Piastrina, Tuber, Reverso, Otto ecc.) lo potrà fare alla condizione di imporre protezioni molto frequenti ed una perfetta auto-assicurazione. Fortunatamente molti altri attriti intervengono nell'assorbimento dell'energia e permettono nella maggior parte dei casi di trattenere la caduta senza esercitare ulteriori notevoli sforzi sugli elementi di fissaggio. L'adozione di un freno alla sosta consente comunque di ridurre le forze agenti sia sui rinvii che sulla sosta: a) Il punto di sosta viene sollecitato con circa 450 kg verso il basso (h/l=2); e con circa 270 Kg verso l'alto. b) L'ultimo rinvio sopporta al massimo un carico di 650 Kg; c) Colui che cade riceve nell'imbracatura uno strappo pari a 450 Kg; Ammesso che eccessivi attriti non ne impediscano il corretto funzionamento! 6

16 2. Fisica della caduta. 2.3 Scivolamento su neve e ghiaccio. La velocità che si raggiunge scivolando su di una superficie inclinata si esprime come di seguito: v = 2gh ( 1 - u cotg a ) ; (30) Dove: v= velocità in m/sec g= accelerazione di gravità (9.81 m/sec 2 h= altezza di caduta (Il dislivello in m) a= angolo di inclinazione del pendio u= coefficiente di attrito Per ciò che riguarda una persona che scivola sulla neve o sul ghiaccio sono noti i seguenti valori del coefficiente di attrito: u= 0.03 Alpinista che scivola su ghiaccio o firn (Indipendentemente dall abbigliamento) u= 0,20 Alpinista che scivola sulla neve molle con abbigliamento di Perlon u= 0.30 Alpinista che scivola sulla neve molle con abbigliamento normale. Rapportando la velocità che si raggiunge scivolando lungo un pendio con la velocità che si raggiungerebbe nel vuoto cadendo dalla stessa altezza otteniamo valori estremamente alti e che si riassumono nella tabella seguente. Velocità di scivolamento in % sulla caduta libera u=0,03 u=0,10 u=0,20 u=0, % 85% 67% 42% 30 97% 91% 81% 69% 40 98% 94% 87% 80% 50 99% 96% 91% 87% 60 99% 97% 94% 91% 70 99% 98% 96% 94% Dai valori riportati nella tabella si capisce che nello scivolare si raggiungono velocità prossime alla caduta libera già con angoli di 30 o 40 e quindi oltre tali valori sono valide tutte le considerazioni fatte per la caduta libera. 7

17 3. Asole 3. Asole : Le asole sono nodi che consentono di creare dei punti attacco all'estremità della corda ed eventualmente anche in un suo punto intermedio. 3.1 Asola guida: È l'asola più semplice e veloce da confezionare. Essa è ancora molto usata in alpinismo e soccorso. Dopo forti carichi non è facile da sciogliere. Fig Asola guida inseguito: Volendo collegare una corda ad un anello chiuso qualsiasi è necessario costruire un nodo su corda semplice ed inseguirlo successivamente dopo aver infilato l'anello chiuso. Fig Asola a otto: Per ovviare alla difficoltà di scioglimento dell'asola guida, è possibile con un giro aggiuntivo creare un'asola che assorba dinamicamente i carichi. Questa asola è definita anche "Nodo guida con frizione". Fig.3.3 1

18 3. Asole 3.4 Asola a otto inseguito: Anche per l'asola a otto è possibile collegare un anello chiuso come, per esempio, l'anello dell'imbracatura, creando preventivamente un nodo a corda semplice ed inseguendolo con lo stesso capo in un secondo momento. Fig Asola a contrasto: Spesso, dovendo collegare attrezzature da soccorso con anelli chiusi, si preferisce preparare la prima metà del nodo guida semplice e successivamente, anziché inseguirlo, si preferisce crearne uno a contrasto rendendo il collegamento più facile da sciogliere. Fig.3.5 2

19 3. Asole 3.6 Asola guida infilata a rovescio: Spesso dovendo recuperare carichi in parete, sacconi ed attrezzature varie, l'asola guida si incastra facilmente sugli spigoli. Infilando il nodo guida di rovescio si crea un nodo "galleggiante" che tende ad incastrarsi molto meno. Fig.3.6.a N.B.: Nel caso di lunghi recuperi di un saccone in parete, per ovviare al continuo incastro dei nodi, è possibile usare un asola guida semplice protetta da una bottiglia di plastica con il fondo tagliato. Fig.3.6.b 3.7 Asola con nodo bulino semplice: Senza dubbio il modo più veloce per attaccare una corda ad un anello chiuso è il nodo bulino semplice. Esso, anche dopo strappi e forti carichi, risulta facile da sciogliere. N.B.: L'anello di corda che si viene a creare non va caricato internamente perché ciò tende a sciogliere il nodo ed è già stato causa di incidenti. No! Fig.3.7 3

20 3. Asole 3.8 Asola con bulino doppio infilato: Questo tipo di asola viene per lo più usata per legarsi all'imbracatura. Facile da sciogliere dopo forte strappo non è altrettanto facile da eseguire e da controllare. Fig Asola a contrasto su punto intermedio: Questo nodo costituisce una possibilità di collegare anelli chiusi con un punto intermedio della corda senza fare uso di moschettoni. Fig.3.9 4

21 4. Nodi di giunzione 4. Nodi di giunzione: I nodi di giunzione consentono il collegamento di corde e fettucce, chiudere anelli di corda ed hanno diverse caratteristiche di galleggiamento, dimensione e velocità d esecuzione. 4.1 Giunzione con nodo guida: È senza dubbio il nodo di giunzione più semplice e veloce da eseguire. Il nodo galleggia ottimamente sopra gli spigoli senza incastrarsi ma sottoposto a forti trazioni non è facile da sciogliere. Fig Giunzione con nodo guida inseguito: Questo nodo è più propriamente detto nodo delle fettucce. Una volta predisposto su un capo un nodo guida semplice lo s insegue con l'altro capo in senso inverso. È un nodo compatto non galleggiante sugli spigoli generalmente usato per chiudere anelli di cordino o di fettuccia definitivamente. Fig Giunzione con nodo a otto: È possibile collegare due capi di corda o cordino anche con un nodo a otto con il solo vantaggio di creare un collegamento frizionato più facile da sciogliere se sottoposto a forti carichi. Fig.4.3 1

22 4. Nodi di giunzione 4.4 Giunzione con nodo delle fettucce: Come già detto in il nodo guida di giunzione inseguito è il nodo ideale per il collegamento delle fettucce. Dopo essere stato sottoposto a forti carichi non è più facile da sciogliere ed è quindi indicato per collegamenti definitivi. Fig Giunzione con nodo piano: Questo tipo di giunzione non viene quasi mai usato per scopi portanti ma può risultare utile per stringere velocemente attrezzi vari da soccorso come sci, barelle ecc. Risulta facile da sciogliere. Fig Giunzione con nodo inglese semplice: Questo nodo consente una giunzione veloce ma non risulta facilissimo da sciogliere dopo che è stato sottoposto a forti carichi e non possiede le qualità di galleggiamento del nodo guida. Fig Giunzione con nodo inglese doppio: Tempo addietro questo nodo era il nodo di giunzione per eccellenza ma la scarsa velocità di esecuzione, e la tendenza ad incastrarsi lo hanno mandato quasi completamente in disuso. Rimane comunque un nodo indicato per collegare corde di diverso spessore. Fig.4.7 2

23 5. Metodi di legatura 5. Metodi di legatura : Diversi sono i metodi abitualmente adottati per legarsi all'imbracatura. Sostanzialmente, sia con imbracatura bassa che con quella completa, l'asola adottata dovrà essere facile e veloce da eseguire, consentire un immediato controllo reciproco ed essere facile da sciogliere dopo forti strappi. In montagna, o dove comunque un eventuale caduta non sarebbe controllabile con il corpo, è buona abitudine utilizzare un imbracatura completa. Molte sono state le discussioni in materia ed è anche vero che moltissimi professionisti si accontentano di utilizzare solo la parte bassa. Molti sono i pro ed i contro ma appare indiscutibile il fatto che con gravi traumi è certamente più difficile sopravvivere appesi alla sola imbracatura bassa. Ogni uno di noi dovrà attuare nel momento giusto la scelta giusta. Qui a fianco si propone un metodo semplice e validissimo per collegare le due parti dell imbracatura. Allo scopo si utilizza uno spezzone di corda di almeno 9 mm di diametro o una fettuccia tubolare della larghezza di 25 mm. Fig Legatura con nodo a otto infilato (3.4): Questo è il metodo certamente più usato, abbastanza facile da eseguire, controllare e sciogliere. Fig.5.1 1

24 5. Metodi di legatura 5.2 Legatura con bulino doppio infilato (3.8): In alternativa al nodo a otto infilato, molti alpinisti adottano il doppio bulino che, se pur leggermente più complicato, risulta più facile da sciogliere dopo essere stato sottoposto a forte tensione. Fig Legatura con nodo a contrasto (3.5): Alcuni alpinisti adottano ancora come metodo di legatura questo nodo anche se non risulta più facile da eseguire e non è nemmeno da sciogliere dopo forti sollecitazioni. Fig.5.3 2

25 5. Metodi di legatura 5.4 Legatura in un punto intermedio della corda: Nel legarsi in un punto intermedio della corda, per esempio su ghiacciaio, volendo rinunciare all'uso di un moschettone a ghiera si può adottare un'asola a contrasto. Fig.5.4 N.B. Ancora molti arrampicatori sportivi infilano l'asola di corda sia nella cintura che nei cosciali, così come molte ditte produttrici di imbracature consigliano. Negli ultimi anni si sono verificati diversi incidenti per aver dimenticato di inseguire il nodo e la corda, stretta dietro la cintura, non è caduta a terra dando l'illusione di essere legati correttamente. L'anello di fettuccia posto sull'imbracatura è di per se dimensionato correttamente e di conseguenza i metodi proposti sono sicuramente da preferire. Fig.5.4.a 3

26 5. Metodi di legatura 5.6 Legatura di due clienti sulla stessa corda: Su vie di arrampicata molto facili, o nella progressione in conserva è possibile, utilizzando una sola corda (singola 11mm) assicurare due clienti. Essi vengono legati in corda come nella Fig.5.6 ad una distanza di circa 2 o 3 metri. Il cliente meno esperto si lega normalmente all estremità della corda mentre il più esperto viene legato poco più avanti con un nodo a contrasto (vedi 5.5) eseguito con un asola guida in modo da formare una derivazione di circa 70 cm. Tale derivazione consente a questo una certa mobilità, lasciando che la guida tenga sempre bene in tensione il compagno meno esperto. 1 cliente 2 cliente 70 cm max 2-3 m Fig.5.6 4

27 6. Nodi auto-bloccanti 6. Nodi auto-bloccanti : Volendo esercitare una trazione su una corda già tesa senza fare uso delle sole mani è possibile impiegare un nodo auto-bloccante eseguito con un'altra corda o fettuccia alla quale trasferire il carico. I nodi auto-bloccanti non sottoposti a carico possono scorrere lungo la corda consentendo di spostare il punto di trazione esattamente come una mano meccanica. 6.1 Nodo auto-bloccante "Prusik": È il più semplice degli auto-bloccanti ed è in grado di stringere in entrambe le direzioni. Generalmente la corda con cui viene confezionato il nodo deve avere diametro minore di quella su cui si esercita la trazione. La tenuta e la capacità di scorrere dipendono dal numero delle spire, dalla qualità delle corde e dal rapporto tra i loro diametri. Il numero degli avvolgimenti varia così da 2 a 5. Fig Nodo auto-bloccante "Prusik" infilato: Non disponendo di un anello chiuso di cordino ma solo un capo è possibile realizzare lo stesso nodo precedente (6.1) nella versione infilata. Per bloccare il capo uscente si possono usare diversi nodi (nodo guida inseguito o nodo a contrasto) ma è consigliabile utilizzare un bulino semplice (3.8), facile da eseguire ed ideale per distribuire al meglio la trazione sulle spire. Fig.6.2 1

28 6. Nodi auto-bloccanti 6.3 Nodo auto-bloccante "Marschand": Questo tipo di auto-bloccante risulta molto facile da eseguire utilizzando un anello di corda o cordino chiusi. Blocca bene in una sola direzione. Costituisce l'auto-bloccante ideale nel caso si voglia utilizzare un anello di fettuccia. Fig Nodo auto-bloccante "Marschand" con fettuccia. Il nodo auto-bloccante Marschand funziona ottimamente con le fettucce anche se il suo scorrimento lungo la corda non è sempre facilissimo. Fig Nodo auto-bloccante "Marschand" bi-direzionale: Questa variante dell'auto-bloccante Marschand può bloccare in entrambi le direzioni, può scorrere molto facilmente anche se non offre le stesse caratteristiche di presa degli altri auto-bloccanti. Esso trova ottimo utilizzo come sicurezza passiva nella discesa a corda doppia. N.B. La distanza del moschettone dall asse della corda non deve essere eccessiva (Max 3-4 cm) altrimenti il nodo non blocca più bene. 3-4 cm Max Fig.6.5 2

29 6. Nodi auto-bloccanti 6.6 Nodo auto-bloccante "Bellunese": Questo tipo di auto-bloccante viene eseguito con un solo capo in modo molto semplice e veloce. Nelle operazioni di soccorso organizzato ha trovato ampio utilizzo grazie anche alla sua ottima tenuta tra corde di diametro simile. Fig Nodo auto-bloccante "Bachmann": Questo tipo di auto-bloccante costituisce una variante del Marschand in cui si interpone tra la corda da mettere in trazione e le spirali del nodo stesse un moschettone semplice. Il moschettone consente uno spostamento rapido ed agevole del nodo. Viene usato quasi esclusivamente in operazioni di soccorso. Fig Nodo auto-bloccante su corda doppia : Può accadere che sia necessario, scendere o risalire auto-assicurati lungo una corda doppia. A questo scopo può essere utile infilare le due corde con un anello di cordino come nel disegno. In giù blocca ottimamente mentre verso l alto scorre ottimamente. N.B. : È bene che le corde siano appesantite all estremità. Fig.6.8 3

30 7.Moschettoni 7.Moschettoni : I moschettoni sono un elementi di collegamento tra gli ancoraggi e la cordata. Inizialmente prodotti in acciaio, oggi vengono prodotti in lega di alluminio e presentano resistenze alla trazione lungo il loro asse che superano i 2000 Kg. 7.1 Moschettone semplice: Questo tipo di moschettone, con resistenze >20kn (2000kg) può essere utilizzato ovunque la direzione della trazione sia certa e non possa subire deviazioni accidentali. Fig Moschettone semplice con chiusura a ghiera: Quando le condizioni di trazione si alternano frequentemente con condizioni di scarico è consigliabile utilizzare moschettoni con chiusura ghiera. Fig Moschettone tipo HMS: Questo tipo di moschettone è stato concepito per il suo utilizzo nelle manovre di assicurazione con il mezzo-barcaiolo. La sua base larga consente un agevole ribaltamento del nodo dalla posizione di calata a quella di recupero e viceversa. Data la possibilità dell'inversione del carico esso è dotato di ghiera di sicurezza. Nelle versioni più moderne la ghiera è a scatto tipi "Twist-look". Fig.7.3 1

31 7.Moschettoni 7.4 Moschettone da ferrata : Questo tipo di moschettone è stato creato con una base più larga per poter contenere agevolmente le corde e le scale in acciaio che si incontrano lungo i sentieri attrezzati. Su detta base, l'angolo interno rimane comunque stretto e ciò non lo rende idoneo all'utilizzo con il mezzo-barcaiolo. Fig Moschettone tipo "SOS": Questo tipo di moschettone presenta una forma ovale ed è stato creato per il suo utilizzo nei freni di calata per il soccorso organizzato. Esso è dotato di ghiera di sicurezza per ovviare ad aperture accidentali in fase di calata. Fig.7.5 2

32 8. Chiodi e punti di ancoraggio 8. Chiodi e punti di ancoraggio: I chiodi, siano essi da roccia che da ghiaccio costituiscono punti fissi di ancoraggio sui quali la cordata o eventualmente l'operazione di soccorso basano la propria sicurezza. I chiodi vengono prodotti sia in metallo dolce che in metallo duro (CR-MO). In generale su calcare si preferiscono quelli in metallo più dolce perché si adattano meglio alle sinuosità interne delle fessure offrendo così una migliore tenuta. Di norma i chiodi di metallo dolce sono chiari (spesso zincati) mentre quelli di metallo duro sono tinti di nero. 8.1 Chiodi a lama con asola a 90 : Questo tipo di chiodo viene piantato con ausilio del martello in fessure della roccia principalmente verticali. La posizione dell'asola, ruotata di 90 rispetto alla lama imprime, in caso di sollecitazione verticale una torsione del chiodo stesso e, di conseguenza, un incremento degli attriti con le pareti interne della fessura. Fig Chiodi a lama con asola a 45 (universali): In questo tipo di chiodi, simili ai precedenti (8.1) l'asola è ruotata di 45 allo scopo di creare un effetto di torsione a contatto con i lembi di fessure sia verticali che orizzontali. Fig Chiodi a lama con asola ad anello : Anche se ormai in disuso, vengono ancora prodotti chiodi con asola ad anello. Questo tipo di asola può dare migliore mobilità del rinvio su tratti in artificiale dove i molti chiodi richiedono un certo risparmio di materiali (un solo moschettone per rinvio). Va comunque detto che gli anelli sono generalmente prodotti in acciaio di qualità scadente e speso vengono danneggiati dal martello, in particolar modo nel punto di saldatura. Fig.8.3 1

33 8. Chiodi e punti di ancoraggio 8.4 Chiodi profilati : Chiodi con le stesse funzioni di quelli a lama (08.01) vengono prodotti con sezione profilata per adattarsi a fessure più larghe. Le sezioni più comuni sono a V, a C ed a Z. Fig Bong : In fessure ancora più larghe (< 3.0cm) si possono utilizzare chiodi profilati speciali che data la loro dimensione vengono prodotti in lega di alluminio. Oggi questo tipo di chiodo è caduto in disuso perché sostituito da attrezzi da incastro più agevoli e polivalenti. Fig Rurp : Sulle pareti di granito si incontrano spesso pareti solcate da fessure finissime che non lasciano penetrare chiodi a lama normale. Per la progressione in arrampicata artificiale si possono utilizzare piccoli chiodi a lama di rasoio che penetrano solo per pochi mm. consentendo di sopportare il peso dello scalatore. Fig Riduzione del braccio di leva : Spesso i chiodi da roccia non penetrano nelle fessure per tutta la loro lunghezza. In questi casi è bene evitare di caricare direttamente la loro asola in quanto essa determinerebbe un braccio di leva eccessivo rispetto alla parete. Con l'aiuto del martello o di un cordino, detto braccio di leva è facilmente eliminabile. Fig.8.7 2

34 8. Chiodi e punti di ancoraggio 8.8 Viti e chiodi da ghiaccio : Sul ghiaccio, le viti tubolari offrono una possibilità di ancoraggio applicabile ovunque il ghiaccio sia sufficiente in spessore e di buona qualità. L'angolo con cui viene generalmente innestata la vite rispetto al piano superficiale del ghiaccio è di circa 90. Con ghiaccio di buona qualità, inclinazioni di circa 10 verso il basso hanno dato risultati ottimi di tenuta. Fino a pochi anni fa venivano utilizzati tubi con filettatura fine (SNARG). Questi vengono piantati con martello ed estratti "svitando" semplicemente. Il loro effetto dirompente li ha fatti praticamente sparire dal mercato Fig Corpo morto dinamico "Dead Man": Questo tipo di corpo morto viene posto nella neve con un angolo di 40 con la superficie. Sollecitato a forte carico esso tende a sprofondare ulteriormente assorbendo gli strappi in modo dinamico. Fig Corpo morto statico : Nella neve trasformata e profonda è possibile realizzare ottimi punti di ancoraggio seppellendo letteralmente una piccozza, un paio di bastoncini, un paio di sci o semplicemente uno zaino. N.B. Nello scavare è bene non distruggere la struttura del manto nevoso a valle del corpo morto. Pressare bene la neve con cui si ricopre. Con neve fradicia di pioggia non è possibile ottenere ancoraggi sufficientemente resistenti. Fig

35 8. Chiodi e punti di ancoraggio 8.11 Spit ed anelli resinati : Con l'aiuto del trapano è ovviamente possibile creare ancoraggi solidissimi ed a prova di bomba. Molti sono i tipi e le forme di tassello oggi in commercio ma in sostanza ne esistono due categorie fondamentali: Tasselli ad espansione ed anelli resinati. Fig

36 9. Dadi ed altri attrezzi da incastro 9. Dadi ed altri attrezzi da incastro: Negli ultimi vent'anni, nell'arrampicata si sono sempre più diffuse le protezioni di tipo "veloce". Con questo termine si intendono tutti quegli attrezzi da incastro, facili sia da posizionare che da recuperare. Il loro uso, apparentemente semplice richiede comunque almeno tanta esperienza quanto ne richieda il piantare correttamente i chiodi tradizionali. La gamma di scelta tra i prodotti è davvero grande. 9.1 Stopper: Sono tra i primi dadi da incastro ideati. Hanno doppia conicità (sui due assi) anche se nelle misure più piccole è praticamente utilizzabile solo la dimensione più piccola. Fig Roks: Essi costituiscono un'evoluzione degli Stopper. Hanno una doppia conicità sui due assi ma anche, sull'asse più stretto una forma anche ricurva che consente un miglio posizionamento nelle fessure e soprattutto una migliore stabilità alle oscillazioni della corda. (Più difficile la fuoriuscita accidentale). Fig Hexcentrics: Sono ricavati da un profilo esagonale irregolare e presentano una conicità anche sull'altro asse. Montati sia su cavo che su cordino si adattano bene in fessure di media dimensione (2-5 cm). L'irregolarità del profilo impone una torsione nella fessura quando vengono sollecitati. Fig.9.3 1

37 9. Dadi ed altri attrezzi da incastro 9.4 Turner e Pentanuts: Sono dadi dalla conicità multipla. Potendo ruotare su uno dei loro assi è possibile utilizzare le dimensioni e le conicità più adatte. Presentano in pratica quattro diverse combinazioni. Fig Clog Clog: Simili agli Excentrics, sono ricavati ance loro da un profilo esagonale dove però gli spigoli risultano ben arrotondati per adattarsi meglio alle fessure calcaree. Nella loro costruzione risultano anche più resistenti e pesanti. Fig Camaloks: Il principio di incastro di questo attrezzo è basato sulla sua forma a camma e alla tendenza a ruotare in seguito alla sollecitazione. Vanno posti in fessure e leggermente incastrati (se necessario anche col martello). Si sono rivelati ottimi anche nei singoli buchi di calcare. Fig.9.6 2

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