DAL TURISMO AI TURISMI Trasformazioni sociali e sfide culturali di Vittorio Filippi

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1 DAL TURISMO AI TURISMI Trasformazioni sociali e sfide culturali di Vittorio Filippi Premessa Nel giugno del 1791, nel pieno degli eventi scaturiti dalla rivoluzione francese, un abate padovano, Giuseppe Toaldo, rilevava che il viaggiatore è divenuto un capo di moda: una certa smania, o vogliamla dir mania. Ha invaso gli spiriti; e, come al tempo delle Crociate, le persone di ogni condizione, i ragazzi stessi, colti da una spezie di sonnambulismo vanno correndo qua e là i paesi gli uni dietro gli altri, e dove gli uni vanno, e gli altri vanno, e lo perché non sanno: gioco che può in fine interessare e ferire, dopo tant altre piaghe, l economia, la morale, forse la politica stessa (1). L abate Toaldo visse nel periodo in cui si andava sviluppando la prima fase della storia sociale del turismo, quella legata al Grand Tour dei giovani aristocratici europei. Ma le sue parole ironiche non sono contro il viaggiatore turistico, ma contro un turismo che oggi diremmo di massa nel senso peggiore del termine, eterodiretto e senza solide motivazioni culturali. Viceversa Toaldo è a favore di un turismo preparato e coscienzioso nell approccio alle altre culture che si vanno scoprendo. Insomma un turismo sostenibile, per dirla in termini attuali, e cioè un turismo attento a rispettare e soprattutto a capire le dimensioni antropologiche e naturalistiche dei luoghi che vanno a conoscere (2). Eppure le critiche e i timori dell abate Toaldo, lette duecentoundici anni dopo, appaiono profetiche: viaggiare, dicono le statistiche, è davvero divenuto una mania : secondo i calcoli dell Organizzazione Mondiale del Turismo (W.T.O.), si muovono oggi dai propri paesi per turismo quasi 700 milioni di persone. E dato che i movimenti interni sono di otto volte superiori a quelli internazionali, si può stimare che le persone che viaggiano in un anno siano circa 5600 milioni. Non solo: ci lavorano 127 milioni di persone (un lavoratore su quindici) e con i suoi 476 miliardi di dollari di entrate annue, il turismo è la voce principale degli scambi economici mondiali, in altre parole il motore più potente della cosiddetta globalizzazione. Si pensi che nel 1950 i viaggi internazionali interessavano appena 25 milioni di persone, saliti a 70 solo dieci anni dopo e via crescendo fino ai quasi 700 milioni attuali. E per il futuro la W.T.O. prevede (al 2020) un flusso di 1561 milioni di turisti internazionali, più del doppio quindi di quelli attuali, mentre il primo paese turistico sarà la Cina e non più, come oggi, la Francia (3). Insomma sembra proprio che tutti vadano (e soprattutto andranno) in giro per il mondo (non è proprio vero: l 80% degli spostamenti internazionali riguarda i fortunati cittadini di soli venti paesi), così che il viaggio turistico diventa come il misurar la cella del detenuto che cammina su e giù dove altri prigionieri altrettanto nobili e liberi hanno già lasciato un solco, come scrive ironicamente uno studioso americano (4). Ma non è un discorso solo quantitativo, di volumi crescenti di flussi turistici che, confermando evidentemente la famosa asserzione di Schumpeter secondo il quale il capitalismo democratizza il consumo, pongono anche problemi di sostenibilità ambientale, culturale e sociale del turismo stesso (5). In realtà se il turismo è una manifestazione culturale di consumo, allora anche il turismo risente, da qualche tempo almeno, di una pluralizzazione profonda che porta alla moltiplicazionedifferenziazione delle fruizioni turistiche. Dal turismo (balneare di massa, si potrebbe dire) ai turismi (di nicchia per luoghi e tipologie di turisti e tempi e modalità di consumo), parallelamente al grande passaggio dalla massificazione fordista alla personalizzazione spinta del prodotto e del servizio. 1

2 Il fordismo, qui inteso come un grande ed efficace sforzo di massificazione e standardizzazione dei consumi e degli stili di vita, entra in crisi a partire dagli anni Settanta, quando la complessità considerata come la somma di varietà, variabilità ed indeterminatezza investe anche i consumi esasperandone la tendenza alla personalizzazione ed individualizzazione. Consumi e consumatori ipermoderni si frammentano ed alzano le aspettative; anzi, è la maggiore esigenza della domanda che porta a stili di vita e di consumo che trovano la propria soddisfazione proprio nel ritagliare modalità di consumo almeno apparentemente fatte su misura. E decisamente alle spalle l era orientata al prodotto in cui Ford poteva proporre per le sue auto qualsiasi colore, purché sia nero, ed in cui l obiettivo dei neoconsumatori (gli italiani negli anni Sessanta) era di avere esattamente come gli altri, perché ciò era il vero segno dell avvenuta integrazione nel mondo dell acquisita opulenza (6). Anche il turismo, come forma moderna di consumo, ha percorso lo stesso sentiero, diversificandosi nella fruizione a partire dagli anni Ottanta: come dire che, nel turismo postfordista, l homo turisticus amplia la propria esperienzialità, passando appunto alla galassia dei mille turismi possibili, in ciò favorito da un mondo in cui tutto si presenta ad essere turisticizzato, a divenire oggetto di consumo turistico, perfino la morte sui campi di battaglia (7). Dal turismo ai turismi: linee di storia sociale Il turismo come fenomeno socioculturale parte (anche linguisticamente) con il Grand Tour che, a cavallo tra il 1600 e il 1700, portava a spasso per l Europa i giovani aristocratici inglesi, francesi e tedeschi: era un viaggio d istruzione che completava il loro percorso educativo e li preparava alla loro futura, intensa vita di relazione. L Italia era la meta preferita, perché ricca di opere d arte e di vestigia da conoscere e visitare (8). La rivoluzione francese cambia le coordinate sociali: si estingue il Grand Tour mentre la borghesia soprattutto francese e tedesca va in Inghilterra a capire il senso della rivoluzione industriale, realizzando i primi viaggi d affari. Gli aristocratici rimasti si rifugiano invece nel magico mondo dei bagni termali, mentre il romanticismo esalta la conoscenza erudita dei luoghi carichi di segni e testimonianze storiche ed artistiche. Ma gli ideali romantici spingono anche verso la natura da scoprire e da conoscere, specie la montagna da parte dei turisti britannici che lanciano la moda dei club alpini, dei Grand Hotel e delle guide. E a proposito di guide nasce nell Ottocento la regina delle guide stampate, quel Baedeker inizialmente dedicato alla regione del Reno. In un certo senso la guida forniva un minimo di sicurezza ai primi viaggi di aristocratici e di redditieri, più di quelle garanzie che accompagnavano il giovane nobile nel Grand Tour. Ma se alla base c è spesso l ozio da godere e da esibire, con gli anni Venti del Novecento entrano nella grande giostra del turismo anche le classi subalterne, piccolo borghesi e perfino operaie. Qui l obiettivo non è l ozio ma il riposo, realizzato nelle ferie pagate che compensano le durezze del lavoro taylorfordista. Gli Stati stessi, democratici e totalitari, attivano e promuovono forme di turismo popolare, come le colonie marine e i treni speciali per le vacanze: nell Italia fascista il dopolavorismo nasce nel Tali tendenze prendono compiutamente corpo dopo la seconda guerra mondiale, e realizzano quello che venne definito turismo di massa, riferendosi a processi di diffusione nella società e di concentrazione nel tempo dei comportamenti turistici (9). Sociologicamente, il turismo di massa è sì democratico ma è anche eterodiretto e standardizzato con una logica appunto fordista. Il tempo della vacanza diventa un prodotto preconfezionato (un pacchetto ) da acquistare e a cui delegare in toto curiosità, progettazione e spirito di scoperta autentica. Di sicuro non è più una prova, un cimento, un esperienza, anche un rischio, tutti significati che appaiono nell antico termine inglese travail (viaggio), così come to fare (andare) e to fear (temere) usano la stessa radice (10). 2

3 D altro canto il fare turismo diventa una realtà di gruppo da quando Thomas Cook comincia, nel 1845, ad organizzare pionieristicamente vacanze e gite in ferrovia, attivando quel turismo di massa che trova nel gruppo non solo il mezzo per ridurre i costi, ma anche per creare socialità e proteggersi dall estraneità dell ambiente che va a visitare (grazie anche alla rassicurante mediazione dell inevitabile accompagnatore) (11). Periodizzando, si può dire che gli anni Sessanta rappresentano il periodo in cui trionfa ciò che viene definito - non senza disprezzo turismo di massa, colto come fenomeno connotato pesantemente dalla banalità, dalla manipolazione e dalla mercificazione. I turisti sono delle frettolose orde dorate (12) che pensano di visitare e conoscere riducendo il viaggio a una veloce serie di cose da vedere (il sightseeing) classificate secondo la loro importanza. La realtà si trasforma così in immagini addomesticate, una sorta di approssimativo pret à porter di cose da vedere di facile consumazione da parte delle citate orde che hanno ormai rinunciato alla faticosa e lunga ricerca dell autentico. Ciò trascina due conseguenze: da un lato si apre la strada all artificiale, all evento o al luogo creato semplicemente per attirare turisti, ma che non rimanda più a nessuna realtà. Dall altro al turista si offre di muoversi come se fosse a casa sua, in amichevoli bolle ambientali come, ad esempio, le megastrutture che i francesi chiamano significativamente coquille hotelière (conchiglia alberghiera), da cui mettere fuori la testa per poi prudentemente ritirarsi all interno per godere degli irrinunciabili standard di sicurezza e comodità (13). A partire dagli anni Settanta, comunque, iniziano a virare alcune prospettive culturali e pratiche che avevano contraddistinto il turismo di massa del decennio precedente. Innanzitutto si comincia a superare quell approccio negativo che aveva stigmatizzato il turismo di massa in termini puramente negativi, come il trionfo del conformismo e dell alienazione (anche nel cosiddetto tempo libero). A partire dalle riflessioni di Burgelin e di altri autori, si sviluppano riflessioni più positive sul turismo, osservando che si può uscire dalla trappola massificante del sightseeing recuperando il senso profondo dell autenticità, della scoperta, perfino dell avventura (14). E in particolare circa il tasto dell autenticità si rileva che l esperienza turistica, pur in termini di crescente massificazione, non è necessariamente banale e leggera, perché il turista può anche, se vuole, non accontentarsi della scena (front) che gli è stata industrialmente predisposta per suo uso e consumo, ma entrare nel retroscena (back) e raggiungere gradi elevati di conoscenza della realtà che sta visitando, avvicinandosi così al vecchio ruolo di quel viaggiatore preindustriale che sapeva arrivare all autentico (15). E, andando oltre, alla fine degli anni Settanta Cohen individua cinque tipi di turismo (ricreativo, d evasione, esperienziale, sperimentale ed esistenziale) che rappresentano un continuum di fruizioni che vanno da quelle più leggere a quelle più impegnative ed alternative rispetto al proprio mondo di vita quotidiana (16). In secondo luogo, sempre a partire dagli anni Settanta, il turismo inizia ad essere percepito come una necessità, come un qualcosa cioè a cui non si può rinunciare. Lo prova il fatto che, in caso di crisi economica, la contrazione dei consumi turistici risulta minore rispetto alla contrazione di tanti altri consumi. In altri termini l homo turisticus è divenuto una parte di tutto rispetto della più generale categoria dell opulento homo consumans, ed anzi lo caratterizza fortemente. Se alla metà degli anni Sessanta, nel periodo del boom economico, andavano in vacanza undici milioni di italiani, vent anni dopo si arriva a ventisei milioni di vacanzieri, con uno sventagliamento sociale estremamente più variegato. Ma se, come confermano le statistiche, il turismo appare davvero di massa negli anni Ottanta andava in vacanza un italiano su due, oggi sono quasi due su tre per altri versi non risulta più di massa nel senso di standardizzato e guidato dall offerta. Oggi, come titolava il Censis, si è passati dalle vacanze ai turismi, intendendo lo spostamento da una concezione stanziale e stereotipata del 3

4 fare turismo (la vacanza) ad una pluralità di motivazioni, mete, tempi, vettori e modalità che tendono alla personalizzazione e alla segmentazione dei mille turismi pensabili in una società che sembra sapere moltiplicare all infinito le occasioni che generano il turismo (17). Non solo: le crescenti esigenze e sensibilità di segmenti crescenti di turisti ha spostato l asse del mercato turistico dall offerta alla domanda. La prima non può più, come Ford, proporre un unico colore delle auto con la sicurezza che questo verrà sicuramente accettato. Adesso è l offerta che deve chinarsi verso una domanda satura di offerte standard, che non reagisce più per imitazione, ma che appare capricciosa ed imprevedibile nell elaborare nuove forme turistiche di cui è avida. Negli anni Novanta come rilevano gli studi periodici che seguono l evoluzione del turismo in Italia si compie la differenziazione delle motivazioni, dei fruitori, della ricettività, delle modalità di fruizione, dei condizionamenti socioculturali. La tabella qui sotto riportata sintetizza schematicamente il passaggio sociale e storico del turismo italiano dagli anni Cinquanta un mix di turismo d élite e di turismo sociale allo sventagliamento di mille turismi degli anni Novanta (18). Vale la pena di sottolineare due trend finali riportati nella tabella: il primo dice che, se l élite diventa massa, democratizzando così un Grand Tour oggi alla portata di tutti o quasi, d altro canto, e senza contraddizione, nuove élite si riformano creando nuovi turismi riservati dove però la discriminazione non sta più, necessariamente, sul piano economico della spesa. Inoltre anche per il turismo assume rilevanza la marca, che connota e fidelizza il servizio offerto. Sono due tendenze che caratterizzano gli attuali consumi ipermoderni, in cui la loro democratizzazione non porta certo a inediti egualitarismi, ma riproduce nuove e sottili differenziazioni basate sull accesso agli aspetti espressivi, simbolici e comunicativi del consumo stesso. Inoltre la marca segna il passaggio ad una nuova concezione della pubblicità in cui, andando oltre il singolo prodotto o servizio, propone valori, stili di vita, un estetica, perfino un etica ed una Weltanschaung che sostituiscono quei valori forti (come le ideologie) che avevano connotato il passato (19). Fonte: v. nota n. 18. TABELLA Dietro quello che è possibile definire come i turismi (o, come è stato detto da Urry, il postturismo ) stanno almeno tre nuove esigenze nel nuovo consumo turistico. La prima rimanda alle vacanze vere ; la seconda a vacanze più soggettive e flessibili; la terza all interesse per le culture, le tradizioni, l ambiente e l ecologia (20). Siamo, come si vede, agli antipodi del turismo standardizzato e massificato che occidentalizza tutto ciò che tocca. Il desiderio di autenticità è coglibile dalla brochure con cui la Kestours presenta un viaggio ai Caraibi: I Caraibi sono una destinazione tropicale Formiche, mosche, scarafaggi sono un fastidio nei climi caldi. La fornitura di acqua corrente e l elettricità sono discontinue. Il volo dura 8 ore e, sebbene siate accolti da moderni jet, il viaggio può essere noioso e protrarsi per le formalità dell arrivo I Caraibi sono molto diversi dalla Gran Bretagna. Per godere pienamente le vacanze, dovete accettare le privazioni come un cambiamento e un esperienza di arricchimento interiore, piuttosto che come occasione per reclamare (21). E accanto a questo desiderio di autentico, che avvicina l attuale turista all antico viaggiatore dell impegnativo Grand Tour, vi è la sensibilità antropologica per gli ambienti naturali e umani che si va a conoscere, e che si vuole cogliere senza quel comodo diaframma delle bolle ambientali che colonizza, altera e deturpa luoghi, popolazioni e culture investite dai flussi turistici. Certamente, è stato rilevato, Fare turismo per interesse autentico nei confronti della realtà vissuta non comporta 4

5 bandire le sorprese, e scongiurare gli imprevisti. L insolito, l inatteso, l improvvisato, il détour rispetto al tour, hanno un valore pedagogico Mai come in questo caso il viaggio diventa metafora della vita, dove gli imprevisti, nel bene e nel male, sono da mettere in conto (22). Ma al di là della ricerca dell autentico, del responsabile, del personalizzato, che fa sì che i turismi culturali, d avventura e naturalistici siano quelli che oggi registrano gli incrementi più ampi all interno della travel industry mondiale come di casa nostra (23), rimane il fatto che anche il cosiddetto post-turismo, come tutti i consumi, risente di quel processo culturale di dedifferenziazione che, disgregando le gerarchie e i confini, mescola in modo libero ed eclettico a mò di pastiche o di collage tipologie turistiche assai diverse tra loro. L alfabeto dei turismi non si è quindi solamente ampliato o moltiplicato, ma ha mescolato con fantasia cultura, sport, avventura, trasgressione, religione, ricerca di senso, natura, e così via. Lo sguardo del turista non si è semplicemente esteso, ma è divenuto trasversale a tante altre pratiche sociali e culturali: d altro canto per la maggior parte del tempo siamo turisti, che ci piaccia o meno, rileva Urry; come dire che oggi tutto, inesorabilmente, tende a diventare turismo (24). La ricerca dell autentico : il caso del turismo sostenibile La ricerca dell autentico ha preso la forma del turismo sostenibile (dal latino sustinere, e quindi reggibile, anche se c è una ricca moltiplicazione linguistica: appropriato, compatibile, dolce, ecologico, durevole, etico, responsabile, solidale, eccetera), termine modellato dall idea di sviluppo sostenibile e prodotto per la prima volta nell 87 dalla Commissione mondiale per l ambiente e lo sviluppo che in un documento intitolato Our Common Future parlò di uno sviluppo che non intacchi la capacità delle future generazioni di soddisfare i loro bisogni. Qualche anno prima l Organizzazione Mondiale del Turismo aveva espresso le stesse esigenze preoccupate. Il punto di partenza, come s è detto, è che il turismo, soprattutto di massa, non è affatto un attività leggera per l ambiente inteso in senso lato ma è, viceversa, un industria pesante (25). Pesante perché ha un impatto sull ambiente naturale, sulla società e sulla cultura locale, che spesso non sono in grado di reggere senza danni la visita turistica. L ambiente, ad esempio, ha una sua capacità di carico (carrying capacity) che, se superata, rivela fragilissime e delicate le aree naturali, urbane e monumentali. Venezia insegna, ma gli esempi possono essere moltissimi: dai consumi elevatissimi di acqua per le piscine degli alberghi nel deserto o dei campi di golf, all inquinamento da scarichi di auto o alla cementificazione delle coste per creare megastrutture alberghiere (un quinto delle barriere coralline egiziane è ormai danneggiato, e la cifra può raddoppiare tra pochi anni). Ma anche le società e le culture locali visitate dal turismo possono rivelarsi fragili, come e più dell ambiente naturale. Possono aversi gravi fenomeni di deculturazione, di disgregazione comunitaria, di perdita irreversibile dei riferimenti valoriali tradizionali. Il turismo del business irrispettoso introduce con violenza nuovi valori, nuove gerarchie, nuovi lavori, trasformando la società locale in un mercato perfettamente funzionale al turismo così come il selvaggio in costume tradizionale chiede di essere pagato per la foto. Il turismo può portare trasgressione, criminalità, lievitazione dei prezzi, disgregazioni familiari, alterazioni del mercato del lavoro e delle professioni, impoverimenti delle tradizioni alimentari, e più in generale la mercificazione delle culture attraverso la loro riduzione a mero folclore ad uso turistico e la banalizzazione dei luoghi e della loro complessità storica a divertimentifici, nonluoghi secondo la definizione dell antropologo Augé senza radici e senza centro (26). Come s è accennato, nella definizione di turismo sostenibile coniata nell 87 si indica una tipologia di attività economica che soddisfa i bisogni delle presenti senza compromettere la capacità delle future generazioni di soddisfare i propri. A questo indirizzo si ispira quella progettualità turistica che mette a bilancio la salvaguardia dell ambiente, da intendersi come insieme di risorse naturali e di valenze 5

6 simboliche che costituiscono lo scenario concreto per ciascuna specifica comunità di cultura. L innovazione, risultato del mutamento sociale, e la tradizione, che si esprime nella persistenza culturale, vanno coniugate in una logica di comunità, perché n insorgano processi di sradicamento e, al tempo stesso, non venga meno la solidarietà fra le generazioni a cui si sostiene lo spirito di comunità. Turismo è dialogo fra culture diverse, ciascuna delle quali è richiamata al rispetto delle identità collettive (27). Paesi recettori e paesi emittenti di flussi turistici debbono porre la massima cura per conciliare i bisogni del turista e i valori delle comunità locali, sia dal punto di vista materiale che extra-materiale. Una buona informazione è la base per la formazione dell utente e dell offerente di servizi turistici. Per cui, ciascuno secondo sua competenza, avrà modo di organizzarsi perché trovino realizzazione i principi essenziali del turismo sostenibile, rispettoso delle risorse naturali, nella loro limitatezza, dei beni culturali, in cui si materializza l identità storica, degli usi e costumi di una nazione, capisaldi dell appartenenza. Secondo l esperienza dell English Tourist Board, in sintesi, le considerazioni a cui attenersi per una ponderata programmazione degli interventi in campo turistico dovrebbero essere i seguenti: 1. L ambiente possiede un valore intrinseco, che viene reso disponibile come risorsa turistica, ma questa opzione non può andare a scapito delle future generazioni pregiudicandone il godimento. 2. Il turismo va concepito nel vantaggio reciproco delle comunità locali e dei visitatori. 3. Vanno graduati gli impatti, in modo tale che l esercizio durevole dell attività turistica non abbia come conseguenza il progressivo depauperamento delle risorse ambientali. 4. Il turismo deve mantenersi coerente con le specificità culturali e naturali dei luoghi. 5. Nelle località turistiche va conservata l armonia fra i bisogni dei visitatori, della comunità ospitante e dell ambiente interessato. 6. Gli adattamenti, indispensabili, non devono avvenire al prezzo di questi principi irrinunciabili. 7. E dovere di tutti, operatori turistici, comunità locali, istituzioni pubbliche, di rispettare questi principi collaborando per la loro concreta realizzazione. Si tratta di valutare non solo l impatto ambientale di questi processi, ma altresì di prevenire e ridurre al minimo i costi provocati dall impatto culturale (disgregazione comunitaria, valorizzazione dei riferimenti tradizionali). E la preoccupazione espressa ripetute volte nei documenti dichiarativi dell Organizzazione Mondiale del Turismo, fino alla Dichiarazione di Osaka del 1994, nella quale 96 paesi associati richiamavano i governi a essere innanzitutto coscienti del ruolo fondamentale del turismo quando formulano le loro politiche e definiscano una politica mettendo l accento sul turismo. In definitiva, la complessità dei fenomeni associati a questa, che è la maggiore industria del mondo, deve indurre i responsabili a ogni livello di gestione del territorio a una maggiore consapevolezza circa le conseguenze sul turismo di ogni loro scelta, in qualsiasi ambito di attività. Alla fin fine, il turismo che si ricerca impegnativamente come autentico si coniuga in sostenibile, cioè reggibile per l ecosistema e per le società locali e le loro culture, che sempre mescolano ambienti, storia, comunità e persone. E la ricchezza delle culture sta proprio nella loro specificità, nella differenza: se vogliamo scoprire in cosa consiste l uomo, dice Geertz, possiamo trovarlo solo in ciò che sono gli uomini: e questi sono soprattutto differenti (28). Il turismo che si vuole autentico sta proprio in questa curiosità (e sensibilità) profondamente antropologica: scoprire ed apprezzare le differenze umane ed ambientali, e permettere che anche i posteri le possano apprezzare per ciò che esse realmente sono. Così il viaggio diventa un arte : come scrisse Goethe, Per nature che amano sostare e soffermarsi sulle cose, un viaggio è inestimabile: anima, corregge, istruisce ed educa (29). Insomma il turista dell autentico è per definizione un consumatore pensoso che sembra presentare precise caratteristiche professionali e di status sociale ma che, soprattutto come rileva 6

7 una ricerca sui visitatori dei siti archeologici italiani ha motivazioni legate al senso della scoperta, alla conoscenza di un popolo attraverso la sua storia e cultura, all approfondimento di nozioni apprese durante gli studi (30), oltre a saper apprezzare l offerta enogastronomica. Secondo un recente calcolo di Aci e Censis, in Italia vi sono 37 distretti artistico-culturali con 3700 alberghi, 3500 ristoranti e 39 milioni di presenze, e ben 26 di questi distretti fanno dell enogastronomia un ulteriore fattore attrattivo (31). Tuttavia il turismo sostenibile non è solo un discorso di ecoturismo (che si celebra quest anno) o di turismo storico o museale: è, più in generale, un diverso sguardo del turista per usare le parole di Urry un modo radicalmente differente di capire il senso del viaggio da parte del diffuso homo turisticus, per cui la vacanza non sia un vacuum consumista (questa ne è l etimologia), ma porti alla paziente comprensione dell alterità umana ed ambientale ed alla profonda umanizzazione di cui può essere capace il turismo (32). Le emozioni simulate: il turismo dei parchi di divertimento Dall autentico all inautentico si potrebbe dire, per simmetria, trattando del turismo dei parchi di divertimento. La cosa non sorprenda: il turismo, per sua natura, è sempre stato un fenomeno sociale ambivalente, oscillando tra polarità contrapposte come soggetto e massa, autentico e artificiale, vero e falso, appartenenza ed estraniazione. Così, mentre il turismo di massa era prevalentemente celebrativo, i turismi attuali rispondono a logiche di creatività, di innovazione, di differenziazione. Tuttavia il parco mescola un po tutti questi aspetti, socializzando un area (già del turismo di massa come quella del Garda o dei litorali veneti e romagnoli) e ponendosi come prodotto turistico assoluto nella misura in cui rompe i legami con l ambiente e la società locale divenendo completamente autoreferenziale. Insomma il parco, isola fantastica e ipertecnologica ma recintata, diviene il simbolo manifesto della rivolta fino a quel momento rimasta latente del prodotto turistico contro l antico produttore, la comunità locale, che ora viene esclusa a forza dal suo stesso spazio (33). Oggi solo in Italia, vi sono 106 parchi a tema con un fatturato tra i 400 e i 500 miliardi (di lire) all anno. Negli Stati Uniti, patria di questo disneyano (in origine) segmento turistico, l industria dell entertainment ha sostituito l industria bellica come motore dello sviluppo tecnologico e alla metà degli anni Novanta occupava quattro milioni e mezzo di addetti, più dell industria dell auto, mentre in Europa la Francia risulta il paese leader (34). In Italia l area del distretto del piacere secondo la fortunata definizione di Bonomi comprende ben quindici province (tutte ai primi posti per qualità della vita) comprese nel quadrilatero che va da Gardaland a Rimini e Cattolica includendo Bologna e Venezia. La capitale, ovviamente, è Gardaland, che non solo richiama più di tre milioni di visitatori all anno, ma ha generato un microdistretto di altri sei parchi in un raggio di venti chilometri. Come scrive Bonomi, Partendo dal vero falso, il mitico balcone di Giulietta e Romeo (non è certo infatti che quella visitata a Verona sia la vera casa dei Capuleti) si è innestata un industria basata sul vero falso globale, l invenzione di spazi tematici in grado di attrarre varie fasce di consumatori e di rispondere ai loro desideri creando in un parco la zona western, la zona araba, la zona africana, la zona Hawaii, la zona egiziana, la zona inglese: le sei aree tematiche che si sono via via sviluppate nei primi anni di vita del parco (35). Questo quadrilatero che, postfordisticamente, è stato anche definito come la fabbrica libertina, produce un indotto sia di tipo materiale-produttivo che occupazionale di tutto rispetto. Il primo è dato dal fatto che tutte le aziende italiane che costruiscono giostre, attrazioni e tecnologie immaginifiche (il cosiddetto imagineering) sono in Emilia e Veneto (in particolare il distretto della creazione di giostre è in provincia di Rovigo), ed esportano l 80/90% della produzione in tutto il mondo, perfino negli Stati Uniti (36). Inoltre è nato un mondo del lavoro sui generis fatto di direttori artistici, 7

8 professionisti del live, animatori, estetiste, sex worker, manutentori, cubiste, pierre, eventologi, addetti al suono, baristi e così via, che devono curare la particolarissima merce dell attenzione, della socialità, del sensazionale, per evitare che l economia del piacere, non rinnovandosi, collassi nella noia (37). E stato sottolineato come alla base dei parchi di divertimento vi siano più fattori generativi: la centralità del tempo libero come motore dell identità personale e la crescita della socialità ludicoricreativa; la citata diversificazione del fare turismo; le sfide economiche che impongono la pluralizzazione dell offerta turistica; i problemi ambientali (come la mucillagine dell 89) che obbligano a trovare alternative alla balnearità; la gemmazione di nuovi parchi da precedenti iniziative; infine la antica tradizione giostraia nostrana che passa attraverso l ottocentesco luna park (38). Tuttavia c è dell altro: il turismo dei parchi è la visibilizzazione matura di un postfordismo dove l economia produce desideri, organizza divertimenti, suscita emozioni. Il turismo di questo tipo esplica in pieno quella che è stata chiamata da due studiosi americani l economia delle esperienze, in cui l impresa va oltre l offerta di beni e servizi: produce soprattutto, come una regista, esperienze possibilmente memorabili da offrire al cliente coinvolgendolo emotivamente (39). Così, nota Rullani, il fordismo, nato in una fabbrica di auto, tramonta nei parchi di divertimento, spostando l accento dalla materialità dei prodotti di massa all immaterialità delle esperienze, dei desideri, delle comunicazioni: le nuove fabbriche dell immateriale sono formate da spiagge, discoteche, parchi a tema, industrie del corpo (fitness, salute) e della bellezza (moda, alimentazione, terme) (40). Insomma se la fabbrica fu la misura dell uomo: si impose e di tutto il resto fece una vanità, come disse Bataille, oggi la vanità è una merce importante e il turismo, trasformando natura e cultura in divertimento ed esperienze, vende l ingresso in mondi simulati da un insieme di immagini e sensazioni in cui l uomo contemporaneo riscopre il gioco (41). Il risultato di questa parabola è coglibile in queste osservazioni di Bonomi. Non è più il turista massificato dai contorni sociobiografici e comportamentali prevedibili e per questo facile da organizzare: la pensione tutto compreso, la pasta fatta a mano dalla proprietaria, le ore dell abbronzatura, il riposo pomeridiano, la passeggiata serale, il liscio, il rito del pranzo e della cena da consumare con gli altri, la bottiglia avanzata sempre sullo stesso tavolo, lo shopping lungo i banconi dei mercati rionali. Non è ancora completamente dispiegato ma viene avanti impetuosamente un turismo basato su un consumattore di appartenenza che cerca sul territorio, e su questo territorio più che altrove, le sue modalità di fruizione del tempo e dello spazio, e che attraversa e vuole molteplici luoghi per un identità frammentata e mutante (42). A questo punto il quadro provvisoriamente almeno può chiudersi: la moltiplicazione dei turismi, e in particolare l emergere di un turismo che riguarda quel collodiano paese dei balocchi che è oggi il megaparco generoso di mondi sostitutivi, risponde ai bisogni di consumattori con identità frammentate ed in veloce, continuo divenire. Oltre i turismi: riscoprire il senso del turismo Sintetizzando al massimo, le derive storiche appaiono almeno due: da un lato il turismo è divenuto, e ancor più diventerà, un volano economico di proporzioni gigantesche; dall altro il turismo non esiste più, esiste un ventaglio amplissimo ed ampliabile di esperienze turistiche tra loro diversissime, che spaziano dalla miseria del turismo pedofilo alla nobiltà irriducibile del turismo culturale, religioso, esistenziale. Già oggi, in Italia, viaggi e turismo producono più reddito di agricoltura ed industria della moda messe insieme. Per il futuro, prevede Attali, il turismo diverrà nel 2010 il primo settore dell economia mondiale con un miliardo e mezzo di turisti (43). Insomma, per usare ancora le parole di Urry, lo sguardo del turista si poserà dappertutto, pur cambiando il modo di guardare. Se ad 8

9 esempio si sfogliano gli ultimi rapporti dell Osservatorio Turistico dell Emilia Romagna, si vedrà come parlino al plurale i turismi e contemplino spiagge, città d arte, Appennini, terme, parchi di divertimento, congressi, fiere, agriturismi. Si è ben lontani dal monolitismo balneare alla pelle di sole che ha guidato diversi decenni di storia turistica, specie proprio nella riviera romagnola (44). Addirittura, secondo la futurologia di Attali, il turismo tenderà all irripetibile, all esagerato, all incredibile (come i turismi estremi), ma anche al virtuale. Insomma sempre di più, come è stato detto, il turismo è tutto e tutto è turismo (45). E all interno di questo indistinto tutto aumenterà la ricerca dell autentico, del sostenibile, del culturale: secondo la Commissione Europea tra il 45 e il 50% delle mete turistiche sarà scelto in funzione del richiamo culturale che gli heritage site avranno. Ma, come s è visto, cresce anche il richiamo del falso vero e del vero falso dei parchi a tema e di luoghi simili, luoghi o meglio, nonluoghi alla Augé in cui regredire, essere stimolati, simulare nella virtual reality. Se allora si è, o si diviene, turisti a tempo pieno, allora è bene cominciare ad imparare a fare i turisti, possibilmente rendendo fattibile il voyage impossible di cui scrive Augé. Il viaggio impossibile è quello che non faremo mai più, quello che avrebbe potuto farci scoprire paesaggi nuovi e altri uomini, che avrebbe potuto aprirci lo spazio degli incontri. E esistito un tempo e alcuni europei, allora, hanno senza dubbio provato fuggevolmente quel che sentiremmo oggi se un segnale incontestabile ci provasse l esistenza di esseri viventi e comunicanti da qualche parte nello spazio. Ma, in attesa di questo improbabile o lontano incontro, già la nostra fantascienza gli da i colori della guerra. E noi, che cosa abbiamo fatto dei nostri viaggi e delle nostre scoperte? Quale piacere potremmo provare oggi di fronte allo spettacolo stereotipato di un mondo globalizzato e in gran parte miserabile? Intendiamoci bene: viaggiare, sì, bisogna viaggiare, bisognerebbe viaggiare. Ma soprattutto non fare del turismo. Le agenzie che hanno suddiviso la Terra in percorsi, in soggiorni, in club accuratamente preservati da ogni prossimità sociale indesiderata, che hanno trasformato la natura in un <<prodotto>>, sono le prime responsabili della trasformazione del mondo in finzione, della sua derealizzazione in realtà, della conversione degli uni in spettatori e degli altri in spettacolo. Com è noto, chi confonde il suo ruolo è immediatamente stigmatizzato e, se possibile, rimpatriato in charter. Il mondo esiste ancora nella sua diversità. Ma questo ha poco a che vedere con il caleidoscopio illusorio del turismo. Forse uno dei nostri compiti più urgenti consiste nell imparare di nuovo a viaggiare, per imparare di nuovo a vedere. (46). Ecco, imparare a vedere, adottare uno sguardo nuovo, che sappia cogliere l umanità profonda che può produrre l incontro turistico. Non turisti per caso quindi riprendendo il titolo della simpatica trasmissione di Roversi e Blady ma turisti con lo spirito antico di quell homo viator che nel muoversi sa trovare un equilibrio profondo tra sé stesso, gli altri ed il creato. E ciò perfino nel viaggio virtuale delle ipermoderne tecnologie immaginifiche. Ulderico Bernardi, professore ordinario di Sociologia dei processi culturali e comunicativi, Università di Venezia. Vittorio Filippi, professore a c. di Sociologia e di Sociologia del turismo, Università di Venezia. 9

10 1) Del Viaggiare, lezione accademica tenuta il 28 giugno 1791, citata in Bernardi U., Del viaggiare. Turismi, culture, cucine, musei open air, Angeli, Milano 1997, p. 11; 2) Bernardi U., op. cit., pp ; 3) W.T.O., International Tourism : A Global Perspective, 1997 ; W.T.O., Tourism: 2020 Vision, June 1998; il sito della W.T.O. è: 4) Leed E. J., La mente del viaggiatore. Dall Odissea al turismo globale, Il Mulino, Bologna 1992, p. 347; 5) Come è stato detto, il turismo è un industria pesante, come si può cogliere dall impatto che ha sull ambiente naturale e su quello socioculturale: Canestrini D., Andare a quel paese. Vademecum del turista responsabile, Feltrinelli, Milano 2001, pp ; 6) Cozzi G., Ferrero G., Le frontiere del marketing, Giappichelli, Torino 1996; 7) E il turismo noir o tanaturismo: Seaton A. V., War and Thanatourism: Waterloo , Annals of Tourism Research 1, 1999, pp ; 8) De Seta C., L Italia del Grand Tour. Da Montaigne a Goethe, Electa, Napoli 1992; 9) Savelli A., Sociologia del turismo, Angeli, Milano 1998, p. 102; 10) Leed E. J., cit., p. 15 e p. 20; 11) Brendon P., Thomas Cook: 150 Years of Popular Tourism, Secker & Warbourg, London 1991; 12) Turner L., Ash J., The Golden Hordes: International Tourism and The Pleasure Periphery, Constable, London 1975; 13) L espressione bolle ambientali è di E. Cohen, in Towards a Sociology of International Tourism, Sociological Research, 39, 1972; 14) Burgelin O., Le tourisme jugé, Communication, 10, 1967 ; inoltre Savelli A., cit. pp ; 15) MacCannell D., Staged Authenticity : Arrangements of Social Space in Tourist Settings, American Journal of Sociology, 3, 1973; Cohen E., Rethinking the Sociology of Tourism, Annals of Tourism Research, 1, 1979; 16) Cohen E., A Phenomenology of Tourist Experiences, Sociology, 13, 1979; 17) Censis, Come cambia il turismo. Dalle vacanze ai turismi, Quindicinale di note e commenti, 8, 1983; 18) Presidenza del Consiglio dei Ministri, VIII Rapporto sul turismo italiano, Mercury, Firenze 1998, pp ; 19) Codeluppi V., La sociologia dei consumi. Teorie classiche e prospettive contemporanee, Carocci, Roma 2002, pp ; dello stesso autore, Il potere della marca. Disney, Mcdonald s, Nike e le altre, Bollati Boringhieri, Torino 2001, cap. primo; 20) Munt J., Pacchetti turistici post-moderni per le nuove classi medie, Annuali Italiani del Turismo Internazionale, 1, 1995; Urry J., Lo sguardo del turista. Il tempo libero e il viaggio nelle società contemporanee, SEAM, Roma 2000, cap. quinto; 21) Kestours, The Caribbean holiday guide, 1991/1992, riportato da Munt J., cit., pp ; 22) Canestrini D., cit., p. 108; 23) Higgins B. R., The Global Structure of the Nature Tourism Industry: Ecotourists, Tour Operators, and Local Businesses, in 24) Urry J., cit., pp ; 25) Canestrini D., cit. pp ; 26) Augé M., Nonluoghi. Introduzione a una antropologia della surmodernità, Eleuthera, Milano 1993; Canestrini D., Turpi tropici. Cinque storie dell altra faccia dell Eden, Zelig, Milano 1997; 10

11 27) Bernardi U., cit. cap. secondo; 28) Geertz C., Interpretazioni di culture, Il Mulino, Bologna 1987, p 94; 29) Bianchi M., L arte del viaggio. Ragioni e poesia di un turismo sostenibile, MC, Milano 1999; 30) Schouten F. F. J., Heritage as Historical Reality, in D. T. (ed), Heritage, Tourism and Society, Mansell, London New York, 1995, pp. 29; Ministero dell Industria, del Commercio e dell Artigianato, IX Rapporto sul turismo italiano 2000, Mercury, Firenze 2000, cap. diciottesimo; 31) La ricerca di Aci Censis sui 299 distretti turistici italiani si trova in 32) Zamagni V., Mussoni M., Benzi G., (a cura di), Per un turismo autenticamente umano, Fara, Rimini 2001; 33) Savelli A., Parco separato e territorio aperto:problemi di strategia nelle aree turistiche, in Minardi E., Lusetti M. (a cura di), I parchi di divertimento nella società del loisir, Angeli, Milano 1998, p. 17; 34) Ministero dell Industria, op. cit., cap. diciannovesimo; 35) Bonomi A., Il distretto del piacere, Bollati Boringhieri, Torino 2000, p. 32; 36) Possamai P., Il made in Italy fa affari su giostre e ottovolanti, la Repubblica, 28/1/2002; 37) Minardi E., Lusetti M. (a cura di), Luoghi e professioni del loisir, Sociologia del lavoro, 62, 1996, parti seconda e terza; 38) Lusetti M., Verso le città del quaternario: i parchi ricreativi-tematici come metafora di una società leisure oriented, in Minardi E., Lusetti M. (a cura di), I parchi di divertimento nella società del loisir, cit., pp ; 39) Pine II J. B., Gilmore H. J., L economia delle esperienze, Etas, Milano 2000; 40) Rullani E., Economia del piacere: produrre e consumare nell epoca del postfordismo, Mittelforum, 24, 2000; 41) Censis, 34 rapporto sulla situazione sociale del paese, Angeli, Milano 2000, p. 479; 42) Bonomi A., cit., p. 61; 43) Attali J., Dictionnaire du XXI siècle, Fayard, Paris 1998, pp ; 44) Triani G., Pelle di luna pelle di sole. Nascita e storia della civiltà balneare , Marsilio, Venezia 1988; 45) Munt J., cit., p. 12; 46) Augé M., Disneyland e altri nonluoghi, Bollati Boringhieri, Torino 1999, pp

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