Sulle pensioni di vecchiaia liquidate con il sistema contributivo non spetta l'integrazione al trattamento minimo.

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1 Qualora l'importo della pensione risultante dal calcolo sia inferiore al trattamento minimo, può essere concessa una integrazione non solo considerando il reddito personale ma anche, in caso di soggetti coniugati e non separati legalmente, il reddito coniugale derivante dal cumulo del reddito personale con quello del coniuge. N.B.: È da intendersi separato legalmente il coniuge che si trova in tale situazione a seguito di apposita sentenza e non per una semplice situazione di fatto. La condizione sussiste anche in caso di coniugi autorizzati a vivere separati a seguito dell'ordinanza emanata dal giudice a norma dell'art. 708 del codice di procedura civile. L' importo del trattamento minimo è fissato annualmente dalla legge e su tale importo è prevista una ulteriore maggiorazione in presenza di particolari condizioni reddituali. Sulle pensioni ai superstiti (indirette o di reversibilità), in caso di contitolarità, è comunque garantita l'integrazione al trattamento minimo, indipendentemente dai redditi. Sulle pensioni di vecchiaia liquidate con il sistema contributivo non spetta l'integrazione al trattamento minimo. I LIMITI DI REDDITO Dal la concessione del trattamento minimo, secondo quanto previsto dall'art. 6 della legge n. 638/83 era subordinata ai redditi posseduti dal solo pensionato. Successivamente il D.lgs. n. 503/92 ha subordinato la concessione del trattamento minimo anche ai redditi posseduti dal coniuge del pensionato. LE PENSIONI Con decorrenza compresa nell'anno 1993, l'integrazione al trattamento minimo viene concessa se, nell'anno considerato, il pensionato non possiede: redditi personali assoggettabili all'irpef per un importo superiore a 2 volte l'ammontare del trattamento minimo previsto per le pensioni a carico dell'assicurazione Generale Obbligatoria. N.B.: I redditi personali del pensionato sono l'unica condizione per ottenere l'integrazione al minimo anche nel caso di pensioni liquidate con decorrenza a coloro che hanno maturato i requisiti entro il e hanno presentato la relativa domanda di pensione entro tale data. Con decorrenza compresa nell'anno 1994, l'integrazione al trattamento minimo viene invece concessa se, nell'anno considerato, il pensionato non possiede: redditi personali assoggettabili all'irpef per un importo superiore a 2 volte l'ammontare del trattamento minimo previsto per le pensioni a carico dell'assicurazione Generale Obbligatoria; redditi cumulati con il coniuge, non legalmente ed effettivamente separato, per un importo superiore a 5 volte l'ammontare del trattamento minimo previsto per le pensioni a carico dell'assicurazione Generale Obbligatoria. N.B.: Ad entrambe le condizioni è soggetta la concessione dell'integrazione al trattamento minimo anche in caso di pensione di vecchiaia liquidata con decorrenza a seguito di domanda presentata dopo il Pag. 1 di 8

2 Con decorrenza successiva all'anno 1994 l'integrazione al trattamento minimo viene concessa se, nell'anno considerato, il pensionato non possiede: redditi personali assoggettabili all'irpef per un importo superiore a 2 volte l'ammontare del trattamento minimo previsto per le pensioni a carico dell'assicurazione Generale Obbligatoria; redditi cumulati con il coniuge, non legalmente ed effettivamente separato, per un importo superiore a 4 volte l'ammontare del trattamento minimo previsto per le pensioni a carico dell'assicurazione Generale Obbligatoria. N.B.: Non concorrono alla determinazione del reddito quelli derivanti dalla casa di abitazione, la pensione stessa e i redditi soggetti a tassazione separata. Questi ultimi devono essere dichiarati solo per le pensioni con decorrenza anteriore al 1 febbraio L'integrazione non spetta se il richiedente possiede redditi propri superiori al limite individuale anche se, cumulando il reddito proprio con quello del coniuge, tale reddito risulta essere inferiore al limite previsto per i soggetti coniugati. L'integrazione spetta in misura ridotta e proporzionale (parziale integrazione) se il pensionato possiede redditi, personali o cumulati con il coniuge, compresi tra il limite minimo (totale integrazione) e il limite massimo (oltre il quale l'integrazione è esclusa). L'integrazione al minimo viene mantenuta (pensione cristallizzata), e la pensione rimane quella corrisposta nel mese di dicembre, anche se nell'anno successivo il pensionato supera i limiti di reddito, personali o cumulati con il coniuge, previsti dalla legge. L'ASSEGNO ORDINARIO DI INVALIDITÀ L'integrazione al trattamento minimo viene concessa se, nell'anno considerato, il pensionato non possiede: redditi personali assoggettabili all'irpef per un importo superiore a 2 volte l'ammontare dell'assegno sociale; redditi cumulati con quelli del coniuge, non legalmente ed effettivamente separato, per un importo superiore a 3 volte l'ammontaredell'assegno sociale. N.B.: Non concorrono alla determinazione del reddito quelli derivanti dalla casa di abitazione, quelli esenti da IRPEF, soggetti a ritenuta alla fonte e le pensioni di guerra. Concorrono alla formazione del reddito quelli soggetti a tassazione separata e l'indennità post-sanatoriale. L'integrazione spetta al richiedente se l'importo complessivo, cumulando il reddito proprio con quello del coniuge, è inferiore al limite previsto per i soggetti coniugati anche se il suo reddito personale è superiore ai limite individuale. Per l'assegno ordinario di invalidità non è prevista la parziale integrazione. L'importo dell'integrazione non può comunque essere superiore all'importo dell' assegno sociale e l'importo complessivo della pensione, comprensivo dell'integrazione, non può superare il trattamento minimo. LE DEROGHE ALLE NORME COMUNI Pensioni di vecchiaia Pag. 2 di 8

3 Norme particolari sono state introdotte a decorrere del 1 gennaio 2000 in favore dei: lavoratori che al avevano già maturato 15 anni di assicurazione e di contribuzione ma non avevano ancora compiuto l'età pensionabile; lavoratori che al avevano già compiuto l'età pensionabile ma non avevano ancora perfezionato i requisiti di assicurazione e di contribuzione; lavoratori autorizzati alla prosecuzione volontaria entro il anche se non hanno mai versato alcun contributo volontario; lavoratoridipendenticon almeno 25 anni di assicurazione che sono stati occupati per almeno 10 anni, anche non consecutivi, per periodi inferiori a 52 settimane nell'anno solare; lavoratori che alla data del avevano un'anzianità assicurativa e contributiva tale che, anche se incrementata del periodo intercorrente tra l' e la fine del mese di compimento dell'età pensionabile, non permetteva il raggiungimento del requisito contributivo minimo previsto nell'anno di compimento dell'età pensionabile. Le nuove norme si applicano a condizione che i lavoratori interessati abbiano raggiunto l'età pensionabile entro 2 anni dal I nuovi importi eventualmente dovuti per integrazione al trattamento minimo sono corrisposti: dal 1 gennaio 2000 ai pensionati del fondo lavoratori dipendenti nati entro il se donne, e entro il se uomini ai pensionati delle gestioni dei lavoratori autonomi nati entro il se donne, e entro il se uomini. Dal 1 gennaio 2001 ai pensionati del fondo lavoratori dipendenti nati dal al se donne, e dal al se uomini; ai pensionati delle gestioni dei lavoratori autonomi nati dal al se donne, e dal al se uomini. Dal 1 gennaio 2002 ai pensionati del fondo lavoratori dipendenti nati dal al se donne, e dal al se uomini; ai pensionati delle gestioni dei lavoratori autonomi nati dal al se donne, e dal al se uomini. Fermo restando il limite di reddito personale, in caso di pensionato coniugato e non effettivamente e legalmente separato, l'integrazione annua deve essere attribuita secondo le seguenti tabelle: FASCE DI REDDITO CUMULATO PERCENTUALI DI INTEGRAZIONE Pag. 3 di 8

4 Reddito cumulato superiore a 4 volte e non eccedente 5 volte l'ammontare annuo del trattamento minimo del Fondo pensioni lavoratori dipendenti, calcolato in misura pari a 13 volte l'importo in vigore al 1 gennaio. Reddito cumulato superiore a 5 volte e non eccedente 6 volte l'ammontare annuo del trattamento minimo del Fondo pensioni lavoratori dipendenti, calcolato in misura pari a 13 volte l'importo in vigore al 1 gennaio. Ammontare dei Anno 2000 Anno 2001 redditi da lire a lire da lire a lire % % L'integrazione al minimo non spetta in caso di reddito cumulato superiore a 6 volte l'ammontare annuo del trattamento minimo. L'integrazione, determinata in base all'aliquota prevista per la fascia in cui si colloca il reddito cumulato posseduto, è attribuita in misura intera a condizione che non venga superato il limite massimo di reddito previsto per tale fascia. Qualora la corresponsione dell'integrazione in tale misura comporti il superamento di detto limite, l'integrazione spetta in misura tale da non far superare il limite stesso; della parte di integrazione eccedente viene corrisposta una quota ridotta, determinata calcolando i 40/70 (*) dell'eccedenza stessa. (*) Rapporto tra l'aliquota prevista per la fascia successiva e quella relativa alla fascia in cui si colloca il reddito cumulato. Se per effetto della variazione del reddito in anni successivi, l'importo erogato a titolo di integrazione dovesse essere rideterminato o sospeso, non è prevista la cristallizzazione dell'integrazione già corrisposta; la stessa può essere pertanto ridotta o revocata. Pag. 4 di 8

5 TITOLARI DI DUE O PIÙ PENSIONI L'integrazione al trattamento minimo può essere riconosciuta una sola volta e, pertanto, nel caso in cui il pensionato risulti titolare di due o più trattamenti pensionistici (plurititolarità) il cui importo, determinato dal calcolo, è inferiore al trattamento minimo si deve procedere, in presenza dei previsti requisiti reddituali, all' integrazione di una sola delle pensioni. Dal l'integrazione al minimo deve essere attribuita sulla pensione: a carico della gestione che erogail trattamento minimo più elevato, nel caso gli importi dei trattamenti minimi spettanti sulle due o più pensioni siano diversi (il caso poteva verificarsi, ad esempio, per le pensioni a carico delle gestioni autonome); diretta, nell'ipotesi di concorso di pensione diretta e pensione ai superstitia carico della stessa gestione assicurativasempreché, per le ragioni di cui al precedente punto, sulla pensione ai superstiti non competa un trattamento minimo più elevato. Peraltro, in deroga a tale criterio, nel caso in cui una delle pensioni,liquidata a carico dell' assicurazione obbligatoria, risulti costituita per effetto di un numero di settimane di contribuzione obbligatoria effettiva e figurativa (con esclusione della contribuzione volontaria) non inferiore a 781 settimane, l'integrazione al minimo spetta su quest'ultima pensione; con decorrenza più remota, nel caso che sulle due o più pensioni spetti lo stesso importo di trattamento minimo. Nel caso che la plurititolarità sia insorta dopo il , in presenza dei previsti requisiti reddituali, l'integrazione al trattamento minimo deve essere attribuita sulla pensione: a carico della gestione che erogail trattamento minimo più elevatoo, a parità di importo, sulla pensionecon decorrenza più remota; diretta, nell'ipotesi di concorso di pensione diretta e pensione ai superstitia carico della stessa gestione assicurativa. In deroga a tale criterio, se una delle pensioni è stata liquidata (sia a carico dell'assicurazione generale obbligatoria sia delle gestioni autonome) per effetto di almeno 781 settimane di contribuzione obbligatoria, effettiva e figurativa, con esclusione della contribuzione volontaria e di quella successiva alla decorrenza della pensione, l'integrazione deve essere attribuita su quest'ultima. I nuovi criteri sono applicabili, solo a domanda, in caso di plurititolarità già in essere alla data del Qualora, per effetto dei criteri previgenti, una pensione abbia fruito di benefici a seguito dei quali risulti, attualmente, superiore al trattamento minimo, non si devono effettuare modifiche della situazione. PENSIONI IN REGIME INTERNAZIONALE (Art. 8 l. 153/90, Art. 7 della legge 407/90, art. 3 del decreto n. 384/92, legge 438/92, Art.17 L. 724/94, Circ. n. 142 del 5/6/1991 e n. 136 del 14/06/1993, Msg. N del 26/01/95 Il pensionato, titolare di un pro-rata integrato al Trattamento Minimo (prestazione provvisoria) che diventa titolare di una pensione a carico di un'istituzione estera, avrà diritto ad una quota di integrazione al T.M.solo se la somma delle due pensioni non raggiunge tale importo. NB: Al compimento dell'età pensionabile il titolare di anzianità in regime di convenzione internazionale che alla Pag. 5 di 8

6 decorrenza originaria poteva far valere un numero di contributi italiani tali da perfezionare il diritto a pensione di vecchiaia autonoma, manterrà l'integrazione al Trattamento Minimo anche in caso di concessione di pro-rata estero, sempre che i suoi redditi lo consentano ( Delibera n. 126 del 1 luglio 1988). L'importo mensile in pagamento non può comunque essere inferiore, per ogni anno di contribuzione, ad 1/40 del T.M. vigente ("minimale" previsto dalla L. 335/95 art. 3 comma 15 e 16). Le pensioni, il cui diritto è stato raggiunto con il cumulo dei contributi esteri hanno diritto all'integrazione al trattamento minimo, fermi restando tutti gli altri requisiti, a condizione che risultino versati in favore dell'assicurato, un numero di contributi italiani in costanza di rapporto di lavoro non inferiore: a 52 per le pensioni con decorrenza a partire da febbraio 91 a 260 per le pensioni con decorrenza da ottobre 92 a 520 per le pensioni con decorrenza da febbraio 95 A questo scopo si considera valida anche la contribuzione figurativa accreditata in costanza di rapporto di lavoro (periodi di malattia, maternità o di cassa integrazione guadagni che si collocano nell'ambito di un rapporto di lavoro) e la contribuzione da riscatto per lavoro svolto all'estero o per omissione contributiva. Tale requisito contributivo non è richiesto per i pensionati residenti in Italia nei seguenti casi: quando la pensione è liquidata in regime CEE quando la pensione è liquidata in convenzione con Argentina, Brasile, Capoverde, Jugoslavia, Principato di Monaco, San Marino, Stati Uniti d'america, Tunisia e Uruguay. a partire dal 10/2000 quando la pensione è liquidata in convenzione con l'australia Le pensioni con decorrenza precedente a febbraio 91, con meno di 52 contributi in costanza di rapporto di lavoro ed in pagamento all'estero, sono state cristallizzate all'importo di gennaio 91. Al rientro in Italia si ha di nuovo diritto alla integrazione al trattamento minimo. INESPORTABILITÀ (valida anche per le pensioni in regime autonomo italiano) msg.n del 06/07/92, Circ. n.15 del 16/01/93, msg. n del I pensionati, cittadini comunitari ed extracomunitari, residenti in uno Stato dell'unione Europea diverso dall'italia, in uno stato aderente all'accordo SEE o in Svizzera, non possono beneficiare dell'integrazione al TM in base all' applicazione del principio di Inesportabilità delle prestazioni non contributive (Regolamento CEE n. 1247/92). In base al regolamento CE 647/2005 (circ. 10 del 30/01/2006) a decorrere dal 1 giugno 2005 non è più possibile attribuire il diritto alle maggiorazioni sociali previste dalla l. 544 del 29/12/1988 e successive modifiche, ai soggetti residenti sul territorio di uno degli Stati dell'ue diversi dall'italia. Riepilogando, in sintesi, le prestazioni a carattere non contributivo, che sulla base del regolameno CEE sono a carico dello Stato di residenza sono, in Italia: a) Pensioni sociali ai cittadini senza risorse (legge n. 153 del 30 aprile 1969); b) pensioni, assegni e indennità ai mutilati e invalidi civili (leggi n. 118 del 30 marzo 1974, n. 18 dell'11 febbraio 1980 e n. 508 del 23 novembre 1988); c) pensioni e indennità ai sordomuti (leggi n. 381 del 26 maggio 1970 e n. 508 del 23 novembre 1988); d) pensioni e indennità ai ciechi civili (leggi n. 382 del 27 maggio 1970 e n. 508 del 23 novembre 1988); Pag. 6 di 8

7 e) integrazione della pensione minima (leggi n. 218 del 4 aprile 1952, n. 638 dell'11 novembre 1983 e n. 407 del 29 dicembre 1990); f) integrazione dell'assegno d'invalidità (legge n. 222 del 12 giugno 1984); g) assegno sociale (legge n. 335 dell'8 agosto 1995); h) maggiorazione sociale (articolo 1, paragrafi 1 e 12 della legge n. 544 del 29 dicembre1988 e successive modifiche). Tale regolamento non si applica nei confronti di Islanda, Norvegia, Liechtenstein e Svizzera in mancanza di decisioni da adottare da parte dei Comitati misti, come previsto dall'accordo SEE e dall'accordo tra la Comunità europea, i suoi Stati membri e la Confederazione svizzera. circ. 10 del 30/01/2006 LA DOMANDA Può essere inoltrata a qualunque sede dell'inps, direttamente o tramite uno degli enti di Patronato riconosciuti dalla legge, che assistono gratuitamente i lavoratori; ovvero inviata per posta a mezzo di raccomandata con avviso di ricevimento. La richiesta di integrazione, fatta contestualmente alla domanda di pensione o successivamente per ottenere o mantenere il beneficio, deve essere corredata da una dichiarazione reddituale attestante i redditi percepiti nello stesso anno durante il quale viene erogata la prestazione. LE NORME Art. 6 della legge n. 638/83 Delibera n. 126 del 1 luglio 1988 Art. 8 l. 153/90,? D.lgs. n. 503/92 Art. 7 della legge 407/90 Regolamento CEE n. 1247/92 Art. 3 del decreto n. 384/92 Legge 438/92 Art. 3 comma 15 e 16 della legge 335/95 Msg. n del 06/07/92 Art.17 della legge n. 724/94 Circ.n. 142 del 5/6/1991 Circ. n.15 del 16/01/93 Circ. n.136 del 14/06/1993 Msg. N del 26/01/95 Pag. 7 di 8

8 Msg. n del 09/06/96 Pag. 8 di 8

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