Non è il solito turismo

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1 Il saluto ai Borghi Pierachille Lanfranchi Coordinatore Lombardo Il Consiglio Nazionale ha ritenuto di trovare a Porana quei caratteri del territorio lombardo, ma soprattutto di un piccolo borgo incontaminato che conserva ancora i caratteri rurali e culturali e le tradizioni del nostro territorio. Quindi, a giusta ragione, Porana è da oggi parte di questa rete dei Borghi più Belli d'italia, un sistema che si appresta a diventare non solo sullo scenario nazionale, ma anche europeo e internazionale, un esempio di eccellenza in cui ritrovare, proprio in questi piccoli comuni, i caratteri della nostra storia, della nostra cultura italiana, che è conosciuta in tutto il mondo. La provincia di Pavia ha la fortuna di avere ancora tantissimi piccoli borghi ben conservati. Abbiamo Fortunago, Zavattarello, il castello di Oramala ed altri che possono avere le stesse caratteristiche. L'Oltrepò è un territorio che comunque mantiene integre le sue caratteristiche, l'armonia sociale, territoriale e ambientale. C'è un turismo comunque che è molto vivace attorno a questi Borghi: si pensi che la guida, che è arrivata alla quinta edizione, ha raggiunto il mezzo milione di copie vendute in edicola e sul sito abbiamo avuto 12 milioni di contatti da tutto il mondo. Ad inizio Settembre si è tenuto a Castiglione del Lago il Festival nazionale dei Borghi a cui han preso parte anche stand di giapponesi, cinesi, belgi e francesi. Questo fa capire che la dimensione sta prendendo quota e sta facendo prendere quota anche ai nostri piccoli paesi. E devo dire che questo è un ottimo sistema per farli conoscere e farli apprezzare: credo che in futuro in molti vorranno conoscerli meglio, amarli e soprattutto aiutarli a vivere. Territori da valorizzare insieme N Non è il solito turismo di massa, ma è una realtà in crescita, fatta di cittadini che hanno a cuore tante piccole località sparse su e già per lo stivale, che vogliono conservare intatte le tradizioni, tutelare il proprio territorio dal deturpamento urbano. Nel club dei Borghi più Belli d'italia ora entra anche la piccola comunità di Porana di Pizzale: per l'occasione Agenzia CreativaMente, che da tempo dedica spazio alla valorizzazione del ricco patrimonio storico, artistico, culturale ed enogastronomico della provincia di Pavia e di quelle limitrofe (www.agenziacreativamente.it), amplia i suoi orizzonti ed abbraccia i borghi lombardi. E' solo l'inizio di un lungo dialogo che vorremmo estendere a tutti i borghi d'italia, nella consapevolezza che ComuniChiamo possa davvero diventare la voce di questi autentici gioiellini del nostro paese, da portare alla ribalta facendo conoscere le loro sagre, i loro stili di vita, personaggi e prodotti tipici. Proprio come facciamo da anni con il borgo di Porana, curandone comunicazione ed immagine, valorizzando l'associazione Porana Eventi e tutte le manifestazioni ad essa legate, compresi concorsi di fama internazionale come Porana Lirica o Giovani Talenti. Una associazione che può contare su 140 soci, alcuni di fama mondiale, come il baritono pavese Ambrogio Maestri. E tra questi soci c'è anche il sindaco di Pizzale Sabina Rossi, uno dei primi cittadini più giovani d'italia, fa parte anche della consulta giovanile dell'anci: "Sono molto felice di aver raggiunto questo traguardo; ora speriamo, in vista dell'expo 2015, di riuscire a rientrare tra i borghi che saranno beneficiari di contributi particolari e di tante iniziative per la promozione del nostro territorio - che è l'oltrepò Pavese - e speriamo anche di riuscire a rilanciare Porana e Pizzale. E' un'iniziativa di cui siamo sicuramente orgogliosi perché c'è stato un grande lavoro dietro, che ha portato ad un traguardo elitario: siamo entrati a far parte di una rete di eccellenza, non sarà una cosa che ci sconvolgerà, ma che ci conferirà un pregio in più rispetto agli altri. Sono convinta che la promozione tra i Borghi più Belli d'italia ci aiuterà ancora di più verso la tutela del nostro paesaggio e del territorio". Editore: Agenzia CreativaMente Direttore Responsabile: Diego Bianchi Redazione, progetto grafico, impaginazione e pubblicità: Agenzia CreativaMente, via Pirandello 20 - Casteggio; tel ; fax ; Stampa: Tipografia Maserati di Piacenza Iscritto al n 175 del Registro Periodici del Tribunale di Voghera in data Hanno collaborato: Alessandra Calvani, Elisabetta Faggioli, Melania Ricotti, RiccardoVicini, Rosita Viola

2 La Guida ai Borghi Ai Borghi più Belli d'italia è stata dedicata una Guida, suddivisa in quattro parti: nella prima, contraddistinta da una banda colorata verticale a destra nella pagina iniziale di ciascun borgo, sono riportate le notizie di "accesso", ossia i dati generali del Comune. Nella seconda parte, invece, chiamata "Lo spirito del luogo", viene delineato un ritratto del borgo a partire da ciò che più gli appartiene e lo caratterizza: la descrizione del toponimo e l'illustrazione dello stemma; le date più significative della sua storia, quasi sempre millenaria; il "genius loci", cioè l'essenza più intima del luogo; il racconto di coloro che lo hanno vissuto ed amato o il personaggio che più di ogni altro ha lasciato la propria impronta nel borgo. La terza parte, intitolata "Da vedere", descrive quindi in modo sintetico le bellezze architettoniche più significative all'interno del borgo e nelle immediate vicinanze: chiese, rocche, palazzi, strade, piazze e panorami. Infine la quarta parte, dal titolo "Piaceri e sapori", cerca di identificare quanto di "bello e buono" c'è nel borgo, dal prodotto al piatto tipico. E ancora: gli eventi principali, i musei e tutto ciò che bisognerebbe conoscere prima di dedicarsi agli acquisti o alla gastronomia. Le stesse notizie si trovano anche sul sito I Il Club de I Borghi più Belli d'italia è nato nel Marzo 2001, su impulso della Consulta del Turismo dell' Associazione dei Comuni Italiani (ANCI). Una iniziativa che, come spiega il presidente Fiorello Primi, "è sorta dall'esigenza di valorizzare il grande patrimonio di storia, arte, cultura, ambiente e tradizioni presente nei piccoli centri italiani, per la maggior parte emarginati dai flussi dei visitatori e dei turisti. Sono infatti centinaia i piccoli borghi d'italia che rischiano lo spopolamento ed il conseguente degrado a causa di una situazione di marginalità rispetto agli interessi economi- P Per tutti coloro che ci che gravitano intorno al movimento turistico e commerciale". "Per essere ammessi al nostro Club - prosegue Primi - occorre rispondere ad una serie di requisiti di carattere strutturale, come l'armonia architettonica del tessuto urbano e la qualità del patrimonio edilizio pubblico e privato, oltre che di tipo generale, legati alla vivibilità del borgo in termini di attività e di servizi al cittadino. E' necessario poi impegnarsi per migliorare continuamente quelle caratteristiche, in quanto l'ingresso nel Club non ne garantisce la permanenza se non viene riscontrata una volontà, attraverso azioni concrete, di accrescerne le qualità". desiderano vivere ancora più intensamente i Borghi più Belli d'italia, approfittando di svariate offerte di carattere economico e di prezzi vantaggiosi, arriva la "Borghi Card", rilasciata direttamente dal Club dopo aver compilato un apposito modulo, all'indirizzo internet Si tratta di una tessera annuale che, al costo di 25 euro, permette di usufruire di sconti presso i negozi, le botteghe e tutte le attività ricettive dei Borghi più Belli d'italia. Le riduzioni riguardano, in particolare, gli esercizi commerciali convenzionati, i servizi pubblici dei Borghi e la visita ai rispettivi monumenti e beni culturali; in aggiunta, grazie alla "Borghi Card", è possibile ricevere la Guida, il Catalogo degli esercenti convenzionati, messaggi promozionali dal Club, informazioni, news e l'elenco dei nuovi commercianti aderenti. Ma i vantaggi della "Borghi Card" non si fermano qui: gli associati possono contare anche su una serie di convenzioni a livello nazionale con grandi realtà legate ai settori del turismo e dei viaggi, come la compagnia aerea Air One (sconto del 5% su tutte le classi disponibili al momento della prenotazione) ed Hertz, per il noleggio di autoveicoli (sconti dal 5 al 10% sui prezzi di listino). Ovviamente anche gli esercenti che intendono affiliarsi alla "Borghi Card" avranno diritto ad una serie di offerte vantaggiose. Tra le altre, la vetrofania "Accetta Borghi Card" da apporre nell'esercizio; la segnalazione sul sito internet del Club di tutti i dati e i recapiti dell'attività; una pagina web dedicata che può essere aggiornata autonomamente su e la segnalazione con il logo "Accetta Borghi Card" sulla Guida dei Borghi; il pacchetto Borghi Card + Guida ad un prezzo scontato; un lotto di Guide ai Borghi a prezzo scontato; sconti su tutti i servizi di visibilità sui siti e Per aderire, anche in questo caso, è sufficiente compilare il form presente all'indirizzo internet inserendo tutti i propri dati, compreso lo sconto (in percentuale) che si intende applicare ai possessori della Card.

3 PORANA-PV Nel cuore dell'oltrepò Pavese, a pochi chilometri da Voghera, sorge Porana, piccola frazione del Comune di Pizzale. Un borgo il cui nome compare per la prima volta il 13 Giugno 1218 in un documento scritto degli estimi del contado pavese. Più incerta, invece, l'origine del termine "Porana" che, secondo un'ipotesi, risulterebbe dall'unione di "Po" (il Grande Fiume) e "rana", termine onomatopeico che deriva dal gotico ran ed indica lo scorrere delle acque. Una seconda teoria farebbe invece riferimento alla scarsità di rane presenti sul territorio, in contrapposizione al confinante comune di Lungavilla, anticamente noto come "Calcababbio", in cui invece erano particolarmente abbondanti i rospi (in dialetto "babi"). Arrivando a Porana non si può non notare la Chiesa Parrocchiale, dedicata a San Crispino, Vescovo di Pavia, eloquente esempio dello stile neogotico lombardo. La facciata è suddivisa in tre scomparti da due lesene: nel settore centrale vi è il portale d'accesso, sopra il quale è stata posta, nel Primo Dopoguerra, una lapide marmorea a forma di pergamena in memoria dei poranesi caduti in guerra. L'interno della chiesa di San Crispino è maestoso e ricorda lo stile basilicale, con archi gotici e volte a crociera sapientemente decorati; degno di nota è il pulpito, completamente ligneo, che permette di accedere alla sacrestia tramite una scaletta. Proprio di fianco alla Chiesa sorge Villa Meroni, immersa in un grande parco di querce e ippocastani secolari e provvista di un bel giardino all'italiana. Risotto con i peperoni, trippa, ragò e torta di zucche, i piatti tipici del territorio. caffetteria della piazza Un locale elegante, moderno, aperto tutti i giorni dalle 6 del mattino alle 2 di notte. La Caffetteria della Piazza è stata inaugurata di recente, proprio di fronte al Municipio di Pizzale, e può contare su un ambiente climatizzato, dotato di ampie vetrate, saletta fumatori, schermi al plasma con collegamento a Sky per seguire in diretta i grandi eventi sportivi. Ma c è anche l angolo gelateria e pasticceria artigianale, la paninoteca e la stuzzicheria, con happy hour tutte le sere dalle 18 alle 21, aperitivi ed ampio buffet. Via Ferraris 29 - PIZZALE (PV) Tel Chiuso il Martedì pomeriggio la zootecnica U Un giro in bicicletta tra le cascine ormai disabitate che costellano la campagna, immersi in un silenzio d'altri tempi, interrotto solo dall'eco lontano del rumore dei trattori; una passeggiata lungo i sentieri tra i campi di grano accarezzati dal vento che porta i profumi di un mondo ormai quasi dimenticato; una sosta alle vecchie case coloniche, con la stalle e il granaio che ancora risuona delle grida dei bambini che andavano a prendere il latte appena munto. E, di fronte all'aia grande, lo sguardo viene catturato dalla chiesa e dalla villa, che appaiono inattese ed improvvise, quasi scivolate di soppiatto ad interrompere la monotonia del paesaggio campestre. Per mantenere vive queste atmosfere da ormai diversi anni si è costituita l'associazione Porana Eventi, con lo scopo di organizzare manifestazioni utili non solo a valorizzare il territorio, ma anche a raccogliere fondi indispensabili al restauro della chiesa e fare solidarietà. Qui si danno appuntamento tutto l anno appassionati di musica ed estimatori della buona tavola. La Chiesa è visitabile previa telefonata ( ); la villa ed il parco, esendo privati, sono aperti al pubblico solo in occasione di particolari avvenimenti. Info: ; (Comune di Pizzale) I Concorsi Porana Lirica e Giovani Talenti portano il nome della piccola frazione di Pizzale in tutto il mondo. E questo grazie anche al sostegno che arriva ogni anno da Zootecnica Group S.p.A., che commercializza e distribuisce farmaci veterinari e prodotti affini negli allevamenti, negli ambulatori e cliniche veterinarie, nelle farmacie e ai grossisti. La distribuzione investe anche l'alimentazione e gli accessori per animali da compagnia. Quattro i siti commerciali: Verrua Po (PV), qualificato per prodotti per allevatori, San Donato Milanese, Corbetta (MI) e Fiesco (CR); le sedi sono supportate da un petshop a Stradella (PV) (sede di Verrua Po)

4 FORTUNAGO-PV AFortunago meritano anzitutto una visita i due principali edifici, entrambi nella piazza del paese: il palazzo municipale e la Chiesa di San Giorgio, risalente alla seconda metà del Cinquecento e che si caratterizza per il vistoso campanile romanico, ai piedi di un'altura boscosa. Tra gli elementi più significativi dell edificio sacro, due portichetti: quello antistante l'ingresso della facciata principale risale al 1600 e riporta, sopra il portale, una lunetta affrescata che rappresenta "L'Annunciazione"; l'altro, invece, in prossimità del campanile, conserva stralci di affreschi raffiguranti una "Madonna in trono", risalente al XV secolo. L'interno della Chiesa, a tre navate, si contraddistingue per la presenza di pregevoli suppellettili sacre e per una pala d'altare molto ben lavorata. Sulla piazzetta all'ingresso del paese, invece, si trova l'oratorio secentesco di S. Antonio Abate. Ma è soprattutto il centro del borgo, con le tipiche case basse in pietra locale e in cotto, a rappresentare la vera "perla" di Fortunago. Nei dintorni, poi, in particolare alle frazioni Costa Cavalieri, Villa Cavalieri e Ponticelli, sono presenti tracce di edifici tipicamente medievali, mentre a Sant'Eusebio si trova un piccolo edificio di culto dell'epoca, che, purtroppo, a causa dei successivi restauri, non conserva più l'aspetto originario. Tra le altre numerose frazioni del territorio di Fortunago sono da ricordare anche Cappelletta, che giace in fondo ad una fresca e tranquilla vallata, insieme a Gravanago, Casareggio e La Boatta, ricche di agriturismi e di vigneti. Da non perdere, infine, il Parco locale, collocato su un altopiano a circa 600 metri. L Lungo l Oltrepò Pavese collinare, all'incrocio di diversi torrenti che scorrono lungo le valli Schizzola, Ghiaia di Montalto e Ardivestra, si trova Fortunago. Un borgo popolato sin dall'antichità, visto che i primi insediamenti sono attribuiti addirittura ai Celti, che invasero la Pianura Padana e la zona degli Appennini tra il VI ed il III secolo a.c. Le sue origini, per così dire "straniere", si rivelano già a partire dal nome: Fortunacus ha desinenza -aco, che è contrazione di "mag", a significare "casa presso un'acqua": il paese ospita infatti una sorgente di acqua minerale naturale e anche "frizzante" che fu fatta scaturire da San Ponzo, rifugiatosi proprio qui durante le persecuzioni cristiane. Secondo altri, invece, Fortunago deve il proprio nome alla presenza di un tempio pagano dedicato alla dea Fortuna. Nel 950 il paese entra a far parte del Comitato di Tortona, sottoposto a Oberto I, marchese della Liguria Orientale e antenato del nobile casato dei Malaspina, a cui Fortunago venne successivamente riassegnato da Federico Barbarossa nel Il paese fu poi al centro degli scontri fra i Visconti e i Marchesi del Monferrato, dove i primi ebbero la meglio. In epoca sforzesca il borgo, che nel 1362 era stato acquistato da Luchino dal Verme durante un'asta, fu assegnato a Gerolamo Riario, signore di Forlì e Imola, fino al 1546, quando venne nuovamente venduto ai Malaspina, rimanendovi sino all'estinzione del feudalesimo. Il titolo di "Borgo più bello d'italia", Fortunago lo deve all' "attento e funzionale recupero delle atmosfere del passato". Il paese infatti si caratterizza per la presenza di elementi architettonici e paesaggistici che rimandano ad un mondo antico, ormai non più esistente, ma che, recandosi in paese, è possibile rivivere: dalle facciate delle costruzioni in pietra a vista ai serramenti ed alle panchine di legno in tinta naturale, passando per la pavimentazione in mattonelle di porfido, l'illuminazione soffusa e i cestini in ghisa, oltre all'estrema cura nel verde pubblico. Il tempo, dunque, a Fortunago, sembra essersi fermato, sotto tutti i punti di vista: anche la cucina sa di tradizione, con i classici malfatti, il piatto tipico della zona, preparati con erbette, pane grattugiato, formaggi e uova; da provare anche il brasato in umido, aromatizzato con spezie e vino Bonarda. Il prodotto "simbolo" è invece rappresentato dal salame di Varzi, tutelato dal marchio D.O.P. Pro Loco: , ore

5 ZAVATTARELLO-PV Z Zavattarello si trova arroccato nell'oltrepò Pavese montano, in corrispondenza dell'alta Val Tidone, dove l'appennino Ligure digrada verso il Po. Il nome deriva dal latino volgare "savattarellum", che, letteralmente, significa "luogo dove si confezionano le savatte o ciabatte", per indicare una delle attività economiche prevalenti nel passato in paese, dove esistevano appunto numerose botteghe di ciabattini. Ci troviamo di fronte ad uno dei luoghi forse più ricchi di storia dell'intero territorio della provincia di Pavia, per i numerosi scontri armati che lo hanno coinvolto nell'antichità, tutti legati al Castello, attorno al quale si sviluppò il borgo già a partire dalla seconda metà del XIII secolo. Ma "Zavattarellum" appare citato molto tempo prima: alcuni documenti di Ottone I, risalenti al , ne testimoniano l'infeudazione al monastero di Bobbio, importante centro di vita religiosa e culturale, dotato di uno dei più cospicui patrimoni immobiliari del tempo. Tutto questo sino al 1169, quando, dopo essere stato lungamente conteso tra Pavia e Piacenza, il paese cadde in mano a quest'ultima. Nel 1264, poi, il vescovo di Bobbio infeudò Zavattarello al nobile piacentino Ubertino de' Landi, che elesse il Castello a sua dimora rendendolo inespugnabile, ma, al contempo, diventò il terrore della regione a causa delle continue razzie nei paesi e castelli vicini. Nel 1327 Zavattarello passò quindi a Manfredo Landi, cui rimase legato sino al 1385, quando il vescovo di Bobbio cedette la rocca a Jacopo Dal Verme, famoso capitano di ventura. La famiglia riuscì a mantenere il controllo sul feudo quasi ininterrottamente: nel 1975 donò al Comune il Castello, gravemente danneggiato da un incendio nel 1944; l'opera di restauro conservativo della rocca, uno dei "simboli" del paese, ha preso il via nel Dal punto di vista dei prodotti tipici della zona, non può mancare un assaggio al salame crudo ed alla pancetta di maiale nostrani, così come al gustoso risotto ai funghi porcini, ai ravioli di brasato e, in particolare durante la stagione invernale, alla polenta con selvaggina. Municipio: , ore 8-14 Castello: Se si ha occasione di raggiungere Zavattarello, non si può non visitare il Castello, interamente costruito in pietra, con uno spessore murario di oltre quattro metri e caratterizzato da una forma irregolare. Insieme alla Chiesa di San Paolo domina maestoso le colline sotto cui scorrono i torrenti Morcione e Tidone e dai suoi terrazzi e dalla torre si può godere di un panorama mozzafiato sul territorio circostante. Oltre al ricetto fortificato, le scuderie e gli spalti, è ancora visibile nel cortile interno, a cui si accede da un alto ponte levatoio, un caratteristico pozzo. Secondo alcune leggende locali il maniero risulta collegato alle rocche ed ai castelli vicini di Montalto Pavese, Romagnese, Valverde e Pietragavina attraverso cunicoli nascosti nei sotterranei, mentre all'interno, insieme alle sue 40 stanze, ospita un Museo di Arte Contemporanea. A Zavattarello le attrattive turistiche non si limitano al solo Castello: molto suggestive sono ad esempio le abitazioni in pietra che, come un tempo, sorgono intorno al maniero e che testimoniano, ancora oggi, l'antico aspetto medievale di roccaforte del paese, grazie alla presenza di finestrelle da cui era possibile difendersi. In passato abitate dai dipendenti del signore, forse rappresentano oggi la componente più affascinante del borgo, che, in parte, è ancora circondato da mura ed attraversato da una via stretta e sinuosa, oltre che da numerosi passaggi costruiti a raggiera verso la rocca sovrastante. Contrapposta a quest'ultima, dall'altro lato del paese, si trova la pieve parrocchiale di San Paolo, dalla struttura romanica: all'interno, oltre ad un notevole altare ligneo, si notano pale e tele antiche sia nella navata centrale sia nelle cappelle laterali, una delle quali espone reliquie di santi in cofanetti pregiati. Infine merita una visita anche l'oratorio dedicato a San Rocco, al centro di Zavattarello, trecentesco, come testimoniano gli affreschi che lo decorano; all'interno presenta un bellissimo altare ligneo del Quattrocento.

6 ORAMALA-PV Questo paese fa parte del territorio culturalmente omogeneo delle Quattro province (Alessandria, Genova, Pavia, Piacenza), caratterizzato da usi e costumi comuni e da un importante repertorio di musiche e balli molto antichi. Strumento principe di questa zona è il piffero appenninico che accompagnato dalla fisarmonica, e un tempo dalla müsa (cornamusa appenninica), guida le danze e anima le feste. Recarsi ad Oramala significa, anzitutto, visitare il Castello, che, dall'alto del colle su cui si trova, domina l'intera vallata. Il maniero presenta una muratura in pietra locale spessa quasi 2,5 metri, in cui si aprono feritoie per l'artiglieria e finestre strombate tipiche delle rocche fortilizie. Inoltre si caratterizza per il gigantesco torrione dalla struttura semicircolare, che lo differenzia rispetto a molte altre costruzioni di questo tipo, spesso più squadrate. Tutti aspetti, questi, che ricordano i "dettami" dell'arte militare di fine Medioevo. Il meticoloso restauro ha riportato poi in vita anche altri elementi tipici dell'epoca, come la saracinesca a maglia, azionata da un arcaico ingranaggio, che consente l'ingresso al maniero; sale e salette, piuttosto essenziali, sono state ricavate nelle antiche scuderie, nelle prigioni e, su tre piani diversi, nella torre stessa. Torre che, ancora oggi, funge da "vedetta": da qui, infatti, lo sguardo si perde sull'intera Valle Staffora e sui vigneti dell'oltrepò Pavese. Per quanto riguarda invece il Comune di Val di Nizza, di cui Oramala fa parte, merita una visita la Chiesa di S. Paolo Apostolo, ricostruita nel 1700, che presenta all'interno un ricco tabernacolo in legno scolpito e dorato. Passando infine all'altra principale frazione del paese, Sant'Albano, si può ammirare l'antica Pieve, riportata in vita nel 1400 utilizzando materiali di recupero ricavati dal Castello, di cui rimangono oggi pochi ed irriconoscibili resti. O Oramala è un piccolissimo borgo, costituito da poche case (680 abitanti) attorno all'omonimo Castello, che fa parte del territorio comunale di Val di Nizza, sulle colline dell'oltrepò Pavese: insieme a Sant'Albano, ne rappresenta la principale frazione. Il suo nome potrebbe nascondere una derivazione celtica, da "aura-mol", che significa "collina d'oro, sacra a Marte". "Nizza", invece, rimanderebbe per alcuni al latino "nities" (splendente), molto vicino, per significato, al termini inglese "nice" ed al tedesco "niedlik" (grazioso); secondo altri, sarebbe legato alla presenza, lungo il torrente Nizza, della pianta dell'ontano Nero: Val di Nizza corrisponderebbe perciò alla "Valle degli Ontani". Sin dal X secolo i Malaspina fecero di Oramala uno dei più potenti marchesati dell'italia settentrionale; tuttavia risale al 1209 la prima notizia scritta sul Castello, che, per brevi periodi, fu dato in possesso ai Marchesi d'este e al Vescovo di Tortona, ma che, nel 1164, Federico Barbarossa riconsegnò ai Malaspina, nella persona del marchese Obizzo I. Lo stesso Barbarossa pernottò nel Castello di Oramala, il più difeso nella zona, nel 1167, dopo essere stato bloccato, nella sua discesa verso Pavia, dalle truppe della Lega Lombarda. Verso la fine del XII secolo, con l'ascesa dei Malaspina e grazie all'appoggio dell'imperatore, il Castello di Oramala visse il momento di maggior splendore, anche culturale, con la fioritura dei culti della gentilezza della poesia, che andarono progressivamente a sostituire le armi ad opera dei trovatori provenzali, che proprio in quella solitaria e protetta dimora iniziarono a riunirsi, cantando i loro versi e dando vita ad uno dei pochi cenacoli in zona. Purtroppo, però, non rimane nulla a ricordo di quel periodo così importante. Dal XIII secolo il casato dei Malaspina iniziò ad indebolirsi e, con esso, anche il Castello di Oramala, che rimase in suo possesso fino alla fine del 1700, per poi venire abbandonato. Sono stati i fratelli Sergio e Luigi Panigazzi, gli attuali proprietari del maniero, ad iniziare, già dal 1985, l'imponente opera di ricostruzione delle parti crollate, con l'obiettivo di riportare all'antico splendore questo "simbolo" dell'oltrepò, che tanta importanza ha avuto in passato, sia dal punto di vista militare, sia per quanto riguarda l'arte e la letteratura. Da ricordare, inoltre, l'apertura al pubblico, avvenuta nel 2005, del "Museo dell'arte Contadina e degli Attrezzi del Ferro". Il piccolo borgo di Oramala, come si potrà ben immaginare, basa l'intera economia sul turismo, che, specialmente durante la stagione estiva, lo caratterizza. Piatto tipico, i ravioli fatti in casa con ripieno di stufato di manzo, conditi con sugo di carne o di funghi porcini. Comune di Val di Nizza: ; ; ore

7 BOBBIO-PC A Antico piccolo paese della Val Trebbia, Bobbio si trova ai piedi del Monte Penice, sulla sponda sinistra dell'omonimo fiume e tra i torrenti Bobbio e Dorbida. Assieme a Piacenza è sede vescovile della Diocesi di Piacenza-Bobbio. Il suo nome viene dal "saltus Boielis" (Monte Penice), toponimo celtico-ligure. Di origine alto-medievale, Bobbio è un centro turistico noto per il suo passato culturale e i suoi monumenti. Segnaliamo, tra i luoghi da visitare, il complesso abbaziale di San Colombano, con il sepolcro del Santo fondatore ed il Mosaico della cripta; il Museo dell'abbazia e il Museo della Città; l'antica Cattedrale dell'assunta e Duomo di Bobbio, il Palazzo Vescovile e l'archivium Bobiense e, nella cripta, il sepolcro dei vescovi e la cappella del Santo vescovo Antonio Maria Gianelli; la chiesa di San Lorenzo; la chiesa ed il monastero di San Francesco; il convento e la chiesa di San Nicola; il Santuario- Basilica della Madonnina dell'aiuto (patrona della Città), con la sottostante chiesetta secentesca ed il tempietto con l'immagine della Vergine miracolosa; e poi il Castello Malaspiniano dei Malaspina e dei Dal Verme, con il parco e l'antico quartiere Castellaro; il celebre Ponte Gobbo (o del diavolo), simbolo della Città, a cui sono legate diverse leggende; il convento di Santa Chiara e gli antichi Palazzi bobbiesi (Malaspina, Tamburelli, Olmi, Alcarini, Calvi), alcuni privati ed altri pubblici; le contrade e le piazze storiche; i mulini della cittadina, sino al complesso delle Terme di Bobbio. Il paese e i suoi dintorni sono da sempre studiati sotto aspetti molteplici: la buona qualità delle acque del Trebbia, di tipo sulfureo, usate in prevalenza per la produzione del sale ed anche a scopi terapeutici, ma soprattutto proprio per la storia passata, elementi che concorrono a renderlo un vero e proprio angolo di paradiso. Fondato intorno al IV secolo dai Romani, Bobbio si sviluppò grazie a San Colombano, agli abati ed ai monaci dell'ordine a partire dal VII secolo, rappresentando per tutto il Medioevo un importante centro monastico. Il paese fu infatti sede di un feudo, che diventò poi Contea vescovile, con al centro la storica abbazia fondata da San Colombano nel 614, resa famosa anche dallo scriptorium, il cui catalogo, nel 980, comprendeva 700 codici e che ha conservato 25 dei 150 manoscritti più antichi della letteratura latina. Per quanto riguarda la gastronomia, il paese occupa un ruolo di rilievo nella cucina piacentina: da citare i maccheroni con l'ago, i pinoli alla ricotta, lasagne e stracotto alla bobbiese, le lumache in umido, le torte di mandorle e "la Sabbiosa", insieme alla focaccia di Natale. E' infine rinomato per i suoi salumi, rigorosamente D.O.P., e per la mostarda di frutta, a base di pere e mele. IAT Comune di Bobbio: Centro Culturale Polivalente: ; albergo ristorante filietto Immerso nelle verdi colline della media Val Trebbia, in posizione panoramica, troviamo l'albergo Ristorante FILIETTO. La famiglia Raschiani accoglie i suoi ospiti con calore e cortesia, in un ambiente caldo e curato, proponendo tortelli con la coda al burro e salvia, maccheroni alla bobbiese fatti con l'ago da calza ai porcini, medaglioni di zucca al forno, brasato di chianina, lumache alla bobbiese, selvaggina in stagione, anatra al forno, vini locali, salumi di propria produzione,crostate, semifreddi tutti curati personalmente. E gradita la prenotazione. loc. Costa di Mezzano Scotti - BOBBIO tel chiuso il martedi' museo etnografico della val trebbia Il Museo Etnografico della Val Trebbia offre al visitatore una collezione di oltre 2000 oggetti: oltre agli strumenti ed agli attrezzi di vita quotidiana della gente della valle, può contare su un'area espositiva che spazia dalla pittura alla scultura, dall'arte concettuale a quella ambientale, dall'uso della fotografia alle nuove tecnologie. E' possibile pernottare con formula di BED & BREAK- FAST in alcune stanze adiacenti. Il museo e il B&B sono inseriti nell'azienda agricola Stefano Magistrati, produttrice di vini tipici della Val Trebbia. Loc. Callegari - BOBBIO Tel

8 CASTELL ARQUATO-PC bed&breakfast ca di cima Un antica casa in pietra nel centro storico di uno dei Borghi più Belli d Italia, immerso nella verdeggiante cornice dei colli piacentini. Regalati una vacanza in questo luogo incantato, perditi nei vicoli in acciottolato e immagina la vita che li animava nel Medioevo. Lasciati condurre in cima al mastio della Rocca da cui i Visconti dominavano la valle e goditi il panorama mozzafiato. Ca di Cima ti offre un accoglienza famigliare e piena di attenzioni, addolcita da torte e marmellate fatte in casa. vic. degli Spalti - CASTELL ARQUATO tel ; C Castell'Arquato è un suggestivo borgo di quasi 5000 abitanti tra Emilia Romagna e Lombardia, tra Pianura Padana ed Appennino. Un borgo affascinante, per le sue caratteristiche tipicamente medievali, rimaste pressoché intatte, soprattutto all'interno del centro storico, che si sviluppa sulla riva sinistra del torrente Arda. Proprio per la sua unicità, oltre a far parte del Club dei Borghi più Belli d'italia, Castell'Arquato ha ricevuto la certificazione TCI Bandiera Arancione, è protagonista del circuito dei Castelli del Ducato di Parma e Piacenza, della Strada dei Vini e dei Sapori dei Colli Piacentini ed è Città per la Pace. Il nome deriverebbe da Caio Torquato, il patrizio romano che secondo tradizione fondò qui il primo castrum o, più probabilmente, da castrum quadratum, che nei documenti tardo-medievali ne indica la pianta a forma quadrangolare. A Castell'Arquato è da vedere anzitutto la Rocca Viscontea. Nella piazza spicca anche la Collegiata, una delle chiese più antiche del territorio. Sul lato nord c'è poi il Palazzo del Podestà, eretto nel Da visitare, nel quartiere di Monteguzzo, il Torrione Farnese. E poi la Fontana del Duca, ancora in funzione e fino al secolo scorso usata come lavatoio pubblico, insieme all'ospedale di Santo Spirito, che attualmente ospita il Museo Geologico. Il tutto attraverso i vicoli e le stradine tipiche, che rendono ancora più piacevole passeggiare per Castell'Arquato. Nei dintorni, infine, è d'obbligo una tappa alla frazione di Vigolo Marchese per ammirare lo splendido complesso romanico con la chiesa e il battistero di San Giovanni, che proprio nel 2008 sta festeggiando un compleanno molto importante, il millenario di fondazione. L'economia di Castell'Arquato è ancora prevalentemente agricola, dedicata alla coltura della vite: esclusivo della zona è il vino Monterosso Valdarda Doc Colli Piacentini. Per quanto riguarda invece la gastronomia, sono da provare gli anolini in brodo: mentre nel resto del Piacentino si fanno con un ripieno di stracotto, qui il ripieno è di grana padano amalgamato con pane grattato e odori, mentre il brodo è rigorosamente di gallina, manzo e vitello. Il patrimonio gastronomico locale non può prescindere dai salumi: tre quelli che hanno ricevuto la Dop, ossia la coppa, la pancetta e il salame piacentino. I.A.T.: ; Comune, Ufficio Cultura: ,

9 VIGOLENO-PC Vigoleno è un raro esempio di borgo fortificato medievale, rimasto praticamente intatto: si trova nel Comune di Vernasca, al confine con la provincia di Parma e conta 2500 abitanti (di cui 35 nel borgo). Le sue origini risalgono all'epoca romana: il nome deriva infatti dalla forma latina "Vicus Lyaeo", luogo consacrato a Bacco per la squisitezza dei vini. Completamente circondato dalla cinta muraria merlata interamente percorribile sull'antico cammino di ronda, Vigoleno ha il proprio "cuore" nella piazza con fontana centrale, su cui si affacciano il mastio, la parte residenziale del castello, l'oratorio di Santa Maria e la cisterna. Il mastio, in particolare, presenta un imponente torrione di pianta quadrangolare con feritoie, beccatelli e merli ghibellini ed ospita sale museali con documenti storici e fotografici. L'oratorio di Santa Maria è invece un piccolo edificio settecentesco elegante e sobrio con pianta a crociera, affacciato alla piazzetta attraverso una gradinata. Oggi viene utilizzato per mostre e per piccoli concerti, data l'acustica perfetta. Per chi si chiede invece che cosa sia la cisterna, si tratta della volta esterna a botte, in muratura, di un ampio vano sotterraneo, collegato alle cantine del castello ed utilizzato nei secoli passati per le necessità di acqua degli abitanti. Il paese prosegue con un piccolo gruppo di case strette intorno alla pieve di San Giorgio, chiesa romanica del XII secolo caratterizzata da tre navate divise da quattro coppie di possenti pilastri rotondi con capitelli scolpiti con figure. Ha subito rimaneggiamenti rinascimentali e barocchi, ma, grazie al restauro del 1963, si presenta oggi con il suo aspetto originale, austero ed imponente. La facciata è impreziosita da un portale scolpito con colonnine dai capitelli fogliati e, nella lunetta, presenta una scultura raffigurante San Giorgio. Poche le tracce di affresco: tra gli altri, quelli raffiguranti San Giorgio nell'abside, del XV, secolo e San Benedetto su un pilastro, datato 19 Luglio Il campanile di pianta quadrangolare, è sormontato da bifore. Sul lato orientale di Vigoleno, tra le abitazioni e le mura, si trova poi un giardino. Da vedere è infine la Meridiana, posta a sud di una torretta affacciata sulla piazza e risalente al Tra i prodotti tipici è da provare il vin santo di Vigoleno: a determinarne il particolare profumo concorrono le caratteristiche del terreno, l'esposizione al sole e i vitigni impiegati, esclusivamente bianchi non aromatici. Il vino è un passito delicato prodotto secondo un'antica tradizione: vengono utilizzate soltanto le uve migliori, conservate in botte per almeno cinque anni; la gradazione non può essere inferiore ai 18 gradi. Servito fresco si accompagna bene ai formaggi piccanti. Ottimi, a Vigoleno, sono poi gli antipasti a base di coppe e salumi. Il borgo fa parte anche del circuito dei "Castelli del ducato di Parma e Piacenza" ed è stato insignito della Bandiera arancione del Touring Club Italiano. Centro culturale: trattoria botteghino Immersa tra le dolci colline della valle dell'ongina, nel retroversante dello Stirone, si trova una perla di artigianalità e di genuinità spontanea: il "Botteghino", è nato ed è gestito da 40 anni dalla famiglia Eleuteri. All'ingresso del locale sono presenti due antiche affettatrici e deliziosi salumi venduti a peso ai clienti dell'osteria che possono gustare i piatti della cucina casalinga la pasta fatta in casa ed i primi piatti. Eccellente anche la torta fritta e, in stagione, la cacciagione con polenta e la "maialata". Il tutto accompagnato da ottimi vini di produzione propria. loc. Franchini - VERNASCA tel

10 VOLPEDO-AL a scuola di ceramica La ceramica è una lavorazione antica e molto diffusa in aree anche molto distanti tra loro. Chi di noi non ha in casa un vaso o una statuina decorativa con cui abbellire il salotto o la cucina? Ma sappiamo quanto lavoro c è dietro a questi oggetti? Non vi ha mai attirato l idea di crearli voi stessi? A Volpedo si può : esiste infatti un laboratorio artigianale in cui la manualità diventa arte. Fabio Lugano, il titolare, organizza anche corsi per tramandare le principali tecniche di lavorazione e decorazione. Presso il laboratorio si effettuano anche cotture per terzi. via san Bartolomeo 12, VOLPEDO Tel ; sun city studios Se vuoi mantenere la forma della vacanza estiva, il posto giusto si chiama Sun City: Anna e Francy ti aspettano per proporti una grande promozione autunnale con trattamenti professionali personalizzati, simpatia e prezzi sempre imbattibili. Ma oltre ad estetica e massaggi, ricordati che qui la tintarella non passa mai di moda: ci sono comode poltrone a raggi UVA, lettini e docce abbronzanti, con possibilità di sottoscrivere abbonamenti e risparmiare così sul prezzo di listino. Insomma, nonostante l Estate sia ormai alle spalle, qui il sole splende sempre. VOGHERA (PV) Via Garibaldi Tel C.so XXVII Marzo 82 - Tel Un borgo di campagna, dalla chiara impronta medievale, ma, al contempo, testimone di un importante periodo storico, l'ottocento, grazie ad uno dei pittori più significativi di quell'epoca, Pellizza da Volpedo, cui ha dato i natali. Sono queste le ragioni che hanno portato il centro alessandrino, che si trova sulle estreme propaggini dei colli tortonesi proprio allo sbocco in pianura del torrente Curone, ad essere inserito tra i "Borghi più Belli d'italia". Già il significato del nome rivela la tipica vocazione agricola del paese: Volpedo deriva infatti dal latino vicus (villaggio) ed è attestato nel X secolo come vico piccolo, ossia "piccolo villaggio", e poi, nel XII secolo, come Vicus Pecudis, cioè "villaggio degli armenti" (da pecus, pecora, bestiame). Chi arriva in paese può seguire un suggestivo itinerario tra arte e paesaggio lungo i luoghi pellizziani. Si parte dallo Studio, fatto costruire da Pellizza nel 1888, dove i luoghi del pittore rivivono attraverso le riproduzioni, in grande formato, di dieci opere, in una sorta di "museo all'aria aperta": tra queste, il celeberrimo Quarto Stato. Continuando per via del Torraglio, dove le case hanno conservato l'originaria pietra nuda, si giunge alle vecchie mura d'impianto cinquecentesco. Riprendendo a ritroso via Cavour, si passa davanti alla sede dell'ex Società operaia di mutuo soccorso, di cui il pittore caldeggiò la costruzione, sino ad arrivare alla millenaria Pieve, gioiello romanico della Val Curone. Volpedo è un paese dalle origini molto antiche, riconducibili addirittura alle popolazioni liguri, che si erano insediate nella parte di Oltrepò Pavese compreso tra la bassa Valle Scrivia e l'odierna Casteggio, e di cui si hanno le prime notizie a partire dal I secolo d.c., grazie ad una stele sepolcrale e ad altri reperti che testimoniano la successiva presenza romana. Al X secolo risale invece la costruzione della pieve romanica, dove sorse il "castrum", l'area fortificata con il primitivo villaggio. In seguito la storia del borgo si intreccerà con le vicende di Tortona. Nel XIX secolo, infine, Volpedo conobbe una notevole espansione urbanistica, grazie al passaggio ai Malaspina nel Nel 1835 venne costruita la chiesa parrocchiale e, insieme, furono abbattute le mura medievali, ad eccezione di una parte, rimasta intatta. Tra i prodotti tipici di Volpedo sono da ricordare pesche e fragole, con gli annessi derivati, ma anche ciliegie, uva ed albicocche. Per quanto riguarda invece i piatti da provare, ci sono gli gnocchi di patate quarantine con tartufo, la terrina di coniglio o di lepre e, per i più golosi, la bavarese alle pesche gialle su salsa di fragole... tutto di Volpedo. Comune: Associazione Pellizza da Volpedo:

11 BORGHI LOMBARDI BBienno (BS) paese Info: (Pro Loco) Bienno è il del ferro. Grazie alla ricchezza di boschi che fornivano il combustibile e all abbondanza d acqua dalla quale si generava la forza motrice, in questo comune di circa 3600 abitanti in Val Camonica, si è sviluppata una fiorente attività economica legata alla lavorazione ed al commercio dei manufatti di ferro. Tra i numerosi edifici religiosi da visitare che caratterizzano il paese, il gioiello architettonico è rappresentato dalla piccola chiesa gotica di Santa Maria Annunziata, nella parte bassa del centro storico. Ad una sola navata, presenta affreschi di notevole valore, realizzati nel corso del XVI secolo da diversi artisti, fra cui Giovanni Pietro da Cemmo e, soprattutto, Girolamo di Romano, detto il Romanino. Due sono i principali itinerari di visita del borgo: il primo ripercorre la storia industriale dell antico borgo dei magli, il secondo si sviluppa invece nel centro storico dove è possibile ammirare chiese, palazzi e torri medievali. Piatti tipici del borgo sono i casoncelli, una specie di ravioli di notevole dimensione ripieni di carne e conditi con il burro fuso e formaggio, e la spongada, una soffice focaccia di farina, uova, burro, zucchero, sale, latte, lievito. CCastellaro Lagusello (MN) Info: (Comune) Castellaro Lagusello nasce nell'xi secolo come semplice "castelliere", cioè come cinta muraria ancora senza case all'interno: un temporaneo rifugio affacciato su un "lagusello", un piccolo lago. Lago e Castello danno dunque il nome a questo borgo fortificato che si trova nel Comune di Monzambano, in provincia di Mantova e i cui primi insediamenti risalgono addirittura all'età del Bronzo. Si entra nel piccolo borgo dal lato settentrionale, attraverso un'ampia porta che era dotata in passato di un ponte levatoio. Fra le case rustiche si incontra la chiesa barocca dedicata a S. Nicola, in cui è custodita una Madonna in legno del Quattrocento. Attraverso i vicoletti laterali, si arriva alla piazzetta terminale, su cui si affaccia l'ottocentesca Villa Arrighi, trasformazione del preesistente castello feudale: oggi di proprietà dei conti Tacoli, è visitabile solo su richiesta ed incorpora la chiesetta gentilizia di S. Giuseppe, con dipinti del Seicento. Da provare i vini Doc Tocai (bianco) e Merlot (chiaretto e rosso), oltre al salame artigianale, noto per la particolare concia (con una purea di aglio e spezie) e celebrato con una Sagra. Piatto tipico, i "capunsei", una specie di gnocchetti il cui impasto di pangrattato, grana e brodo bollente un tempo veniva inserito nel cappone, da cui il nome. CCornello dei Tasso (BG) Info: (Comune) Cornello dei Tasso si trova nella Valle Brembana ed è una delle località bergamasche dove meglio si è conservata la struttura urbanistica ed architettonica medioevale. Il paese è dominato dall'alto dalla Chiesa, il cui campanile, con finestre a bifore, è tra i pochi esempi di stile romanico in zona. L'aspetto più interessante riportato alla luce dai lavori di restauro è il grandioso ciclo di affreschi che ricoprono le pareti interne della cappella nobiliare dei Tasso, che risalgono ai secoli XV e XVI, tra i più pregevoli in Val Brembana. Il "Formai de mut" dell'alta Val Brembana è il prodotto tipico della zona: gode del marchio Dop e viene prodotto nei territori di 21 Comuni. Se ne distinguono due varietà: una estiva, ottenuta con il latte degli animali al pascolo, più limitata e dunque più ricercata, e una invernale, proveniente dalle latterie e dalle aziende agricole di fondovalle. Piatti tradizionali sono invece i casonséi, grossi ravioli fatti in casa con ripieno a base di pangrattato, formaggio, uovo, aglio e prezzemolo, conditi con burro e salvia; la polenta cunsada, servita appena cotta, a bocconcini, ricoperti di taleggio fresco e conditi con panna e burro fritto con salvia, e il chisöl, involtino di polenta fresca abbrustolito sulla brace o sulla stufa. JGradella (CR) Info: (Ufficio IAT) Il borgo di Gradella si trova nel Comune di Pandino, in provincia di Cremona, e si caratterizza per un suggestivo centro storico, con le tipiche case dipinte di giallo, in mattoni rossi e con le corti comunicanti. I portici, i mattoni a vista e il legno come materiale costruttivo che si accompagna al laterizio, fanno di questo borgo un piccolo mondo incontaminato della Val Padana. Da vedere Villa Maggi e la Chiesa Parrocchiale costruita a partire dal 1895 e dedicata alla Santissima Trinità e a San Bassiano. Importante è poi il Castello Visconteo di Pandino, il meglio conservato tra quelli costruiti dal casato nel XIV secolo. Pandino ospita anche la Chiesa di Santa Marta, eretta probabilmente nella seconda metà del XV secolo, con interessanti affreschi votivi databili tra '400 e '500, e la Parrocchiale di Santa Margherita, riedificata in forme neoclassiche nel corso degli ultimi anni del '700, dopo che la chiesa originaria era andata distrutta. Nei dintorni, invece, merita una visita il sito di Palazzo Pignano, con la pieve protoromanica di San Martino costruita sopra i resti di una basilica paleocristiana del V secolo; dietro la chiesa sono visibili i resti di una villa romana. Da provare il panarone, un formaggio locale dal caratteristico gusto amarognolo, il salame nostrano e i prelibati cremaschi, preparati con amaretti, spezie ed erbe aromatiche.

12 BORGHI LOMBARDI SLovere (BG) Info: (Ufficio IAT) Sulla sponda nord-occidentale del Lago d'iseo, in provincia di Bergamo sorge questo borgo di oltre 5000 abitanti della Valle Camonica. A caratterizzarlo sono palazzi costruiti con buon gusto e senso architettonico, che fanno da secoli da corona alla piazza del porto, o Piazza 13 Martiri, una delle più belle del lago d'iseo. Salendo verso il centro storico si arriva in piazza Vittorio Emanuele, dove l'orologio della vecchia torre civica scandisce il passare del tempo e in cui confluiscono tutte le vie piccole e strette del borgo medievale. Si sale ancora e si arriva alla chiesa di S. Giorgio. Sul lungolago c'è poi il palazzo Tadini, sede dell'accademia di Belle Arti, mentre più su si trova l'imponente Basilica di S. Maria: l'opera di maggior pregio è costituita dalle grandi ante dell'organo, collocate originariamente nel Duomo Vecchio di Brescia, dipinte, all'esterno, dal Ferramola con l'annunciazione e, all'interno, da Antonio Bonvicino detto "il Moretto", con i ritratti equestri dei Santi Patroni di Brescia. Per chi ama, infine, le passeggiate in montagna, a pochi minuti di cammino, c'è il castelliere, un insediamento gallico nei boschi a nordovest di Lovere. Da provare, a Lovere, oltre ai formaggi, i salumi, come la salciccia di castrato, la soppressa e il musetto. E poi ci sono la polenta, i casunsei (ravioli tipici) e, per i più golosi, il donizetti, friabile e leggero. MMonte Isola (BS) Info: (Ufficio turistico) Monte Isola occupa interamente il territorio della più estesa isola lacustre d'europa, chiamata proprio Monte Isola e posta al centro del Lago d'iseo. Si tratta di una vera e propria oasi di pace lacustre, dove la circolazione è consentita unicamente ai motocicli dei residenti (poco più di 1700) e dove è proibito trasportare veicoli a motore. Anche la vegetazione è estremamente interessante: comprende gli ulivi e le specie arboree tipiche delle Alpi, che caratterizzano le parti più elevate del suo monte. In cima sorge il Santuario della Ceriola, che offre un panorama suggestivo su tutto il Sebino e parte della Valcamonica. Fino agli anni '70, Monte Isola deteneva un altro record: si trattava infatti di uno dei principali produttori mondiali di reti da pesca, ma successivamente ha subito la schiacciante concorrenza dei fabbricanti industriali giapponesi; ancora oggi, tuttavia, è possibile vedere quanto resta di quella nobile tradizione artigianale, soprattutto nella frazione di Peschiera Maraglio. Altra caratteristica è costituita dagli archi di legno, sui quali vengono stesi a seccare al sole i pesci persici e le alborelle, che verranno poi serviti da ristoranti e trattorie locali. Nelle frazioni collinari (in particolare a Masse e Cure) si produce un ottimo salame a grana grossa. PMazzo di Valtellina (SO) Info: (Ardesia Soc. Coop.) Poco più di mille abitanti formano il borgo di Mazzo di Valtellina, in provincia di Sondrio: il nome deriva da MATSCH, antica famiglia originaria della Valle Venosta, e nei secoli ha rappresentato il centro politico, culturale, sociale ed economico di un vasto territorio lungo la Valle dell Adda da Sernio a Sondalo. Il paese si caratterizza per la presenza di numerose bellezze artistiche e monumentali, sia di epoca medievale che rinascimentale. Tra le altre, sono da segnalare la Chiesa di Santa Maria, risalente al XV secolo, ed il Battistero di San Giovanni Battista, unico esempio di edificio battesimale medievale in Valtellina, oltre all'oratorio dei Santi Carlo e Ambrogio. E poi ci sono Casa Venosta, di cui si può visitare il cortile, la Collegiata di Santo Stefano e la Chiesa dedicata al Santo, che presenta affreschi in sagrestia e sul portale maggiore, mentre il campanile è decorato con graffiti. Da vedere anche Casa Lavizzari, con graffiti cinquecenteschi e ornamenti barocchi, Palazzo Quadrio-Venosta, la Contrada fortificata di Pedenale ed il Castello di Bellaguardia di Tovo Sant'Agata, la Chiesa di Sant'Abbondio a Vion e quella dei Santi Matteo e Filippo Neri fondata nel I prodotti tipici del borgo sono rappresentati dai formaggi casera e bitto, insieme a bresaola, miele biologiche, miele, piccoli frutti e marmellate. TTremezzo (CO) Info: (Ufficio turistico) Tremezzo sorge al centro della sponda occidentale del Lario, in un'area panoramica di fronte al promontorio di Bellagio. La sua posizione riparata ha permesso per secoli la coltivazione degli ulivi e la produzione di un olio locale famoso fin dall'antichità, insieme alla vite ed agli agrumi, in particolare i limoni. "Gioiellino" architettonico del borgo è Villa Carlotta, edificata intorno al 1690 per conto del marchese Giorgio II Clerici, importante mercante di seta, che la decorò all'interno con soffitti in stile barocco lombardo e all'esterno con un giardino all'italiana; fu poi venduta nel 1801 a Gian Battista Sommariva, avvocato e politico lodigiano, che arricchì la villa con un parco all'inglese e con preziose opere d'arte. Dopo la sua morte (avvenuta nel 1826), gli eredi decisero di vendere tutta la proprietà con la sua raccolta d'arte alla Principessa Marianna di Nassau, moglie del Principe Alberto di Prussia, che la donò a sua volta alla figlia Carlotta dalla quale la villa prese il nome attuale. Tra i prodotti tipici, oltre all'olio, sono da ricordare gli asparagi, il missoltino (pesce di lago essiccato, salato e aromatizzato con alloro) e lo zincarlino, un formaggio stagionato. Piatto forte della tradizione è il risotto al pesce persico. Tra i dolci il paradell, frittella rotonda, grande, ripiena di mele, servita con zucchero spolverizzato.

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