Nei borghi antichi la storia è vita

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1 PROVINCIA DI ROMA Vittorio Emiliani Pino Coscetta Nei borghi antichi la storia è vita Foto Filippo Coscetta

2 PROVINCIA DI ROMA Presidente Nicola Zingaretti Assessore Politiche del Territorio e Tutela Ambientale Michele Civita Consigliere provinciale con delega alla Valorizzazione dei Centri Storici Giuseppe Lobefaro Organizzazione e realizzazione del progetto Associazione Culturale Isola dei Ragazzi Campagna radiofonica Agenzia Area Ideazione e testi Vittorio Emiliani e Pino Coscetta Fotografie Filippo Coscetta Progetto grafico Effeci

3 Provincia di Roma Vittorio Emiliani Pino Coscetta Nei borghi antichi la storia è vita Foto Filippo Coscetta

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5 Indice>>>> Nicola Zingaretti... Prefazione Giuseppe Lobefaro... Rivivere il borgo, oggi Vittorio Emiliani... Trenta centri, mille storie Pino Coscetta... Affile... Allumiere... Anguillara Sabazia... Anticoli Corrado... Arsoli... Artena... Camerata Nuova... Canale Monterano... Carpineto Romano... Castel Madama... Castel San Pietro Romano... Cervara di Roma... Gorga... Magliano Romano... Manziana... Marano Equo... Mazzano Romano... Monte Compatri... Montelanico... Olevano Romano... Pisoniano... Ponzano Romano... Rocca Canterano... Rocca di Cave... Rocca Priora... Sant'Oreste... Saracinesco... Segni... Tolfa... Torrita Tiberina... Biografie pag. 9 pag. 11 pag. 13 pag. 35 pag. 36 pag. 46 pag. 56 pag. 64 pag. 74 pag. 86 pag. 98 pag. 108 pag. 118 pag. 130 pag. 140 pag. 150 pag. 162 pag. 172 pag. 178 pag. 188 pag. 196 pag. 206 pag. 218 pag. 226 pag. 236 pag. 242 pag. 252 pag. 262 pag. 272 pag. 282 pag. 288 pag. 296 pag. 306 pag. 314

6 Provincia di Viterbo 6 1. Affile 2. Allumiere 3. Anguillara Sabazia 4. Anticoli Corrado 5. Arsoli 6. Artena 7. Camerata Nuova 8. Canale Monterano 9. Carpineto Romano 10. Castel Madama 11. Castel San Pietro Romano 12. Cervara di Roma 13. Gorga 14. Magliano Romano 15. Manziana 16. Marano Equo 17. Mazzano Romano 18. Monte Compatri 19. Montelanico 20. Olevano Romano 21. Pisoniano 22. Ponzano Romano 23. Rocca Canterano 24. Rocca di Cave 25. Rocca Priora 26. Sant'Oreste 27. Saracinesco 28. Segni 29. Tolfa 30. Torrita Tiberina

7 Provincia di Rieti Provincia dell Aquila Provincia di Frosinone Provincia di Latina Cartina base del Sistema Informativo Geografico della Provincia di Roma 7

8 8 Cervara di Roma

9 Un viaggio alla scoperta della bellezza di questo territorio. Perché la bellezza non va solo conosciuta e contemplata. Va anche svelata, coltivata, protetta. Penso alla bellezza di decine e decine di borghi e centri storici, all incredibile varietà di paesaggi, alla presenza di aree verdi e parchi naturali, alla naturale attrattiva del litorale romano. E penso all opportunità di sviluppo che da tutto questo può derivare. Parlare di bellezza può sembrare una facile suggestione. Ma è questo il compito di una buona amministrazione: valorizzare la bellezza e le potenzialità ancora inespresse del proprio territorio. Un compito assolutamente concreto e misurabile. Nicola Zingaretti (Presidente della Provincia di Roma) Dal discorso di insediamento in Consiglio Provinciale

10 10 Arsoli

11 Dal borgo al mondo di Giuseppe Lobefaro IComuni della Provincia di Roma non potevano non essere egemonizzati da un capoluogo così pesante, storicamente e politicamente. Per questo l Amministrazione Provinciale oggi, la Capitale Metropolitana domani, hanno fra i primi compiti quello di riequilibrare tale rapporto. Ma, per svolgere meglio questa funzione essenziale, hanno davvero bisogno di attuare uno dei detti più incisivi di Luigi Einaudi, grande economista e primo presidente della Repubblica: Conoscere per deliberare. Conoscere i Comuni della provincia romana, a cominciare da quelli più periferici, per lo più collinari e montani (come i primi 30 che abbiamo visitato), vuol dire raccogliere i dati fondamentali per disegnare la loro identità: storica, culturale, socio-economica, urbanistica, ambientale. Identità quanto mai importante oggi che siamo sempre più proiettati in una dimensione europea, internazionale, planetaria. Per la stessa Roma non è facile e però, guardando alle sue tradizioni cosmopolite, ci si riesce. Per questi Comuni è più difficile e però non meno necessario. Non per rinchiudersi poi in una identità provinciale o, addirittura, municipale, ma per stare meglio nel mondo. Dal borgo al mondo. Globale e Locale, Glocal. Grazie anche alle tecnologie in continuo sviluppo che dal più piccolo di questi Comuni consentono di navigare in internet facendo il giro del pianeta. E magari di telelavorare, di dar corso da casa, dall alto di quelle antiche mura, a occupazioni redditizie. Come stanno facendo coppie, gruppi, cooperative di giovani dai borghi dell Italia appenninica, senza più dover emigrare nelle sempre meno vivibili aree metropolitane. Magari promuovendo e vendendo così i prodotti tipici delle nostre colline e montagne tanto apprezzati nelle nostre grandi città e all estero: vino e olio d oliva di qualità, salumi pregiati, paste artigianali, conserve e composte di frutta biologica, formaggi genuini, erbe officinali, ecc. Già oggi questi borghi se ben conservati e restaurati sono apprezzati come residenze. Lo sarebbero di più se il sistema dei trasporti collettivi dell area romana fosse capillare ed efficiente. Già oggi questi borghi e i loro paesaggi sono apprezzati come luoghi di turismo naturalistico- 11

12 12 culturale e di soggiorno prolungato. Tutelare con attenzione il patrimonio di centri storici, rocche, abbazie, santuari, torri, e naturalmente di boschi italici, castagneti, uliveti e vigneti, non farli invadere dal cemento e dall asfalto, vuol dire dare basi serie alla riqualificazione e al rilancio di queste comunità, dalla Tolfa ai laghi settentrionali, alle valli del Tevere e dell Aniene, ai Monti Simbruini, ai Castelli, ai Monti Lepini. Fare sì che nei borghi antichi la storia torni ad essere vita quotidiana è una impresa entusiasmante.

13 Rivivere il borgo, oggi di Vittorio Emiliani Sarà stato il Eravamo impegnati in una campagna di rilevamento dei centri storici, delle torri, dei castelli, delle chiese, delle abbazie, dei boschi, dei dialetti, degli strumenti musicali antichi, del folklore e altro ancora sull Appennino bolognese. Una sera nella piazza del paese di Enzo Biagi, discutevamo dei risultati di quel censimento a tappeto operato risalendo la valle del Reno. C era molta gente. Ad un certo punto ad una ricercatrice scappò detto: E poi queste case di sasso sono tanto carine Si alzò un anziano del paese, emigrato a Bologna e tornato lassù per le vacanze, che ribatté: Saranno carine per voi di città. A noi ricordano la fame, il freddo, le malattie patite lì dentro. Preferiamo le case nuove dei geometri. In piazza scese un certo imbarazzo. Che si accrebbe quando un altro borghigiano, stavolta stanziale, enunciò questa sua verità: E come per le castagne: per voi cittadini sono buone. A noi fanno venire la nausea perché ci ricordano i tempi in cui mangiavamo solo castagne: pasta con la farina di castagne, pane di castagne e magari di ghiande, focacce e torte di castagne, il castagnaccio, un po d erba e quasi nient altro. Avevamo ragione noi e avevano ragione loro. Quel patrimonio di borghi e di boschi, magari di castagneti, dell Appennino andava sicuramente tutelato e non stravolto o manomesso. Ma bisognava farlo con attenzione, con sagacia, dotando di servizi igienici, di riscaldamento e di altro ancora quelle case di sasso altrimenti assai poco vivibili. Problemi che si sono posti lungo tutta la dorsale appenninica dove tanta storia è passata e dove, dagli anni 50 in qua, lo spopolamento, l abbandono è stato biblico. Con tanti ex contadini, taglialegna, boscaioli, muratori, artigiani finiti a popolare quartieri spesso per murati vivi, diceva sempre Antonio Cederna, delle periferie metropolitane, a cominciare da quelle romane. Oggi il vento sembra essere girato. Ciò che negli anni 70 pensavano (e pativano) gli ultimi abitanti rimasti su quelle colline e montagne, non lo pensano più, o quasi più, quanti risiedono oggi in quegli stessi borghi. Lo abbiamo constatato nel realizzare questa prima indagine-campione su 30 suoi Comuni, promossa dalla Provincia di Roma. Ci siamo resi via 13

14 14 via conto che tale ricerca andava incontro ad una domanda che nasce e sale dagli stessi residenti, a volte sparuti, di questi antichi abitati, per lo più cinti da mura: essi vogliono essere più conosciuti, più apprezzati, più considerati. Perché in questi borghi, in queste cittadine di collina e di montagna la storia è stata vita per secoli e secoli ed oggi, laddove, per decenni, hanno regnato l abbandono e la fuga, la storia torna ad essere vita e fra i residenti vecchi e nuovi riemerge e si rafforza una sorta di orgoglio borghigiano, un senso forte di appartenenza. Sentimenti che ci fanno pensare (o illudere? spero di no) che il peggio sia passato e che sia già cominciato un nuovo ciclo vitale. Per decenni, dopo l Unità d Italia, su queste alture della Provincia di Roma, che vanno dalla Maremma laziale alla zona settentrionale dei laghi, ai Monti Simbruini e Prenestini, ai Castelli e ai Monti Lepini, la popolazione ha tenuto. Fra il 1871 e il 1911 un solo Comune di questi trenta ha perso abitanti, una decina in tutto per la verità: Gorga sceso da 972 a 961. Nel mezzo secolo successivo hanno visto crescere la loro popolazione i Comuni più vicini a Roma come Anguillara Sabazia, Artena, Rocca Priora, Monte Compatri, Segni, Castel Madama, Olevano Romano, ecc. Per contro hanno conosciuto uno spopolamento sempre più accentuato i Comuni più alti e più lontani: Anticoli Corrado, Saracinesco, Castel San Pietro Romano, Marano Equo, Rocca Canterano, Cervara di Roma, Camerata Nuova. Una divaricazione accentuatasi nell ultimo mezzo secolo portando, ad esempio, a quasi gli abitanti di Anguillara Sabazia, a quelli di Artena, a quelli di Rocca Priora seguita da Monte Compatri (10.424). Mentre a poche centinaia, addirittura fra i 480 e i 165, si riducevano i residenti di Cervara, Camerata Nuova, Rocca di Cave, Rocca Canterano e, da ultimo, Saracinesco. Con problemi di crescita, quindi di sviluppo edilizio eccessivo e disordinato, di traffico e di parcheggi, di servizi sociali i primi verso i quali si è diretta l emigrazione di giovani coppie, di stranieri in possesso di un primo reddito, che nell area di Roma non trovavano case a prezzi o a fitti sostenibili. Con problemi di impoverimento, di invecchiamento della popolazione, di sopravvivenza i secondi peraltro circondati da una natura presso che intatta e quindi meta stagionale per molti romani. Ecco, i punti focali del nostro primo lavoro di rilevamento fotografico e documentale sono questi: 1) diventare tutti più consapevoli gli abitanti vecchi e nuovi, i residenti anche stagionali e naturalmente i politici dello straordinario valore di questi territori collinari e montani, di

15 questi paesaggi così diversi fra loro, di questi borghi e città storiche che formano una trama unica forse al mondo; 2) sulla base di questa accresciuta consapevolezza studiare e realizzare una pianificazione territoriale e paesaggistica che difenda tale patrimonio insidiato dalla trascuratezza, dalla disattenzione, dalla speculazione edilizia e non solo (si pensi, per esempio, alle cave, legali e abusive, o allo scasso e all inquinamento dei corsi d acqua); 3) studiare e realizzare finalmente una politica dei trasporti degna di una regione europea avanzata e che non continui a poggiare sull uso indiscriminato del mezzo privato o comunque di una motorizzazione spinta all eccesso. Pochi sanno che nel rapporto auto/abitanti l Italia batte sonoramente tutte le nazioni di più antico sviluppo industriale e terziario dove le auto sono, a volte, di un 30 per cento inferiori di numero alle nostre. Mentre noi risultiamo, all opposto, ultimi per rete ferroviaria, soprattutto per quella minore che costituisce invece la leva fondamentale di ogni buona politica urbanistica. I collegamenti su rotaia di Roma col suo intorno, a parte il raddoppio della linea per Viterbo fino a Cesano, sono vecchi e deboli, a volte inesistenti. Al contrario nelle stazioni delle maggiori città tedesche tutte, tranne Berlino (dove si sono riunificate due capitali), tenute sul milione di abitanti o poco oltre i trasporti su ferro nazionali, regionali, locali e cittadini sono perfettamente integrati, su diversi livelli. Con un sistema ferroviario che serve così la città-regione in modo capillare, ad Amburgo come a Monaco di Baviera, al nord come al sud. Il primo punto è dunque divenire tutti quanti più consapevoli delle ricchezze ereditate dal passato, vicino e lontano, spesso remoto, per studiare insieme come conservarlo, tutelarlo e valorizzarlo meglio. Facendo anzitutto circolare le notizie, i dati di fatto, le opportunità. Siamo nella Provincia di Roma la quale appare la più omogenea, in fondo, in una regione come il Lazio costruita invece a tavolino negli anni 20 del 900. La Provincia di Roma corrisponde infatti, largamente, a quella che storicamente è stata l area di Roma stessa. La cui opulenza in antico era tale per cui ville e castelli di famiglie nobiliari e cardinalizie andavano oltre, soprattutto a nord, verso la Tuscia, questi confini oggi provinciali. Crediamo che fare il punto come abbiamo cominciato a fare con questi primi 30 Comuni sul patrimonio di centri storici, anzitutto, sia decisamente utile per il futuro, nel breve e nel medio periodo. Ma questo discorso dobbiamo collocarlo nel contesto regionale e nazionale. E un dato ricorrente nel patrimonio, in sé straordinario, del nostro Paese: sono ben , secondo un ancora recente indagine 15

16 16 Istat i centri storici di ogni dimensione, da Roma a Cervara di Roma. Di essi circa 900 sono i più importanti, quasi sempre di una bellezza, nonostante tutto, da stordire, circa quelli minori (non per la loro attrattiva spesso formidabile, da Ariccia a Pienza, da Sabbioneta a Martina Franca) e ben i nuclei abitati che sono frazioni, villaggi, borghetti, nuclei isolati, ecc. La maggior parte di tali insediamenti abitativi si trova nell Italia del Nord (circa il 62 per cento) poiché soprattutto Lombardia e Piemonte registrano, dal Medio Evo, moltissimi Comuni e quindi una autentica polverizzazione degli insediamenti residenziali. Non solo: sono pure due regioni prealpine e alpine dove i micro-comuni risultano nettamente prevalenti. Il più piccolo Comune d Italia, Morterone con appena 33 abitanti, si trova a più di 1000 metri di altitudine in provincia di Lecco. Tuttavia anche in pianura vi sono Comuni di poche decine di abitanti, per esempio Maccastorna in provincia di Lodi: 69, di cui 14 immigrati. Un grande capitale, sino a ieri integro, costituito dal palinsesto che legava il paesaggio, per lo più agrario e agro-silvo-pastorale, e gli abitati antichi, grandi, medi, piccoli e minimi. Di essi almeno un migliaio di straordinaria bellezza. Una rete preziosa di centri che risalgono agli Etruschi, ai Greci e ai Romani (ben Comuni hanno questa origine, mentre altri risultano fondati fra l 800 dopo Cristo e il 1300) Eppure in Italia il dibattito sulla conservazione, sulla tutela attiva di questo tesoro diffuso appare ora flebile e arretrato. E invece, proprio nel Bel Paese o in quanto resta di esso, non possiamo e non dobbiamo assolutamente rassegnarci a tanta rovina, frutto della più incolta speculazione, di una finta modernità, in realtà tutta affaristica, ma, qualche volta, frutto anche di pura imbecillità, comunque di una visione dissipatrice di quel patrimonio di tutti rappresentato dall ambiente e dalla storia. Una nuova barbarie. Purtroppo questo capitale lo abbiamo in parte dissipato nel 900 e continuiamo ad impoverirlo. Nonostante che la popolazione italiana cresca ormai poco e soltanto per immigrazione. Nonostante che lo stock di abitazioni sia enormemente aumentato (oltre 130 milioni di vani), sia pure nel modo più squilibrato. Nonostante che gli alloggi vuoti o precariamente utilizzati siano centinaia e centinaia di migliaia, soltanto a Roma (e non si tratta unicamente di seconde o terze case). Una duplice dissipazione. Da una parte, constatiamo di continuo che le città edificate fino agli anni del Novecento sono sempre meno abitate in modo stabile, con numerosi vuoti o con utilizzazioni saltuarie, maga-

17 ri molto redditizie come le camere o i letti dati in affitto a studenti universitari fuori sede. Dall altra, tocchiamo con mano una crescita continua di nuovi quartieri, di centri commerciali, di multisala, di vere e proprie cattedrali dell iperconsumo, che condannano gli italiani a spostarsi di continuo in automobile e che agiscono pesantemente sulle stesse città vecchie che così perdono di continuo negozi (alimentari anzitutto), sale cinematografiche, e altro. Entrando in una sorta di cortocircuito che produce, alla fine, un generale black-out. Ma con alcuni dati in controtendenza rispetto a anni fa: la montagna si spopola ancora ma assai poco, la collina tende a ripopolarsi, aumenta peraltro il pendolarismo automobilistico (i treni locali sono purtroppo sporchi, lenti e con poche corse). Nel 2003 il Censis fondato e presieduto da Giuseppe De Rita ha svolto una interessante indagine campionaria sulla considerazione che hanno gli italiani del cosiddetto patrimonio storico minore, quello in cui rientrano i borghi storici dei quali ci stiamo occupando. Il primo dato che salta agli occhi è questo: gli italiani, in generale, amano i centri antichi, anche quelli minori, c è una maggioranza di loro che li ha visitati, spesso o a volte. Soprattutto nel Centro, cioè fra Toscana, Marche, Umbria e Lazio. Toscani, marchigiani, umbri e laziali hanno visitato i piccoli centri antichi spesso (29,4 per cento) o a volte (37,6 per cento). Una certa quota di loro vi ha soggiornato soprattutto negli agriturismo (risorsa crescente purché siano legati ad aziende agricole vere), in alberghi ricavati da edifici storici o in alloggi di proprietà. Altro dato importante per i sindaci e per gli amministratori di questi nostri borghi della Provincia di Roma: un 36 per cento degli intervistati risponde di sì in modo incondizionato alla prospettiva di soggiornare in un edificio storico ( Una opportunità che cercherei comunque di cogliere ). Naturalmente la propensione ad abitare la storia, come ormai si dice, cresce col crescere del reddito e soprattutto dell istruzione. Per l acquisto di un immobile collocato in un edificio storico i più positivi sono i giovani che dicono senz altro di sì al 61,6 per cento. Una quota che diminuisce col crescere dell età: gli anziani sono quelli che ricordano case antiche ricche di disagi, piene di spifferi gelati, umide, non risanate. Importante: soltanto una percentuale minima, neppure il 5 per cento degli intervistati, giudica negativamente la possibilità di acquistare un alloggio antico per via dei vincoli che inevitabilmente graverebbero sull immobile. Anche questo concorre a sfatare radicati luoghi comuni dimostrando che l italiano medio si è evoluto. Gli italiani 17

18 18 più desiderosi di abitare la storia sono quelli delle regioni del Centro in cui ricade il Lazio e del Mezzogiorno. Ma perché essi ritengono che lo Stato, le Regioni, i Comuni o le Province debbano investire maggiori somme nel recupero/restauro dei centri storici minori? La stragrande maggioranza di essi, addirittura l 85,5 per cento, risponde di sì perché rappresenta una ricchezza nazionale. Di più: una percentuale molto elevata, il 52 per cento, pensa che i vincoli delle Soprintendenze competenti debbano essere identici a quelli apposti sulle opere di maggior valore. Anni fa non sarebbe successo. Per decenni gli italiani consideravano importanti soltanto i monumenti, anzi i grandi monumenti e ritenevano che i proprietari di edifici antichi di tipo popolare potessero fare i loro comodi, abbattendoli, sventrandoli, stravolgendoli. Fra l altro, circa un 1/3 degli interrogati si spinge a dire che l opera di controllo delle Soprintendenze è adeguata o che dovrebbe essere anche più rigorosa al fine di impedire comportamenti scorretti. Tutto ciò fa capire che, malgrado tutto, una cultura della tutela ha fatto passi avanti. Noi ci auguriamo che gli abitanti di questi 30 Comuni della Provincia di Roma (circa agli ultimi rilevamenti) e i loro amministratori si rendano meglio conto, vedendo ora le fotografie dei loro borghi e centri storici, leggendo la documentazione storica e antropologica, di aver ereditato un patrimonio storico-artistico e paesaggistico quasi sempre di prim ordine e che tutelarlo in modo adeguato, arrestarne il degrado (quando c è), recuperarlo soprattutto a fini residenziali (come prima casa anzitutto) sia fondamentale. Per sé, per la propria famiglia, per gli altri. Perché questi centri sono stati creati nei secoli davvero a misura d uomo e, una volta dotati di servizi moderni (in modo sobrio), possono davvero essere abitati con agio e soddisfazione. Insomma, siamo convinti che sia diventata inattuale la risposta data a noi, nel 70, al paese di Enzo Biagi sull Appennino bolognese da quell anziano sulle case di sasso ricordate soprattutto per il freddo, la fame, le malattie. Per non parlare delle castagne tornate ad essere buone, per tutti, con una infinità di sagre paesane. Nel Lazio sono tanti i siti archeologici che, almeno in parte, ci ricordano le origini dei suoi 378 Comuni e delle numerose loro frazioni. La ricerca condotta nel 1996 da Daniela Primicerio (2) ci dice che essi sono ben 457 fra necropoli, ville, mausolei, sepolcreti, anfiteatri, ipogei, mura, ecc. mentre i musei archeologici o misti (archeologia e arte) risultano sulla novantina nella regione. Ovvio che in essa Roma faccia la parte del

19 leone, e però anche nel territorio esterno alla capitale vi sono molte tracce di quei remoti insediamenti storici e numerosi musei attrezzati. Erano allora oltre 200 i siti o i monumenti archeologici della Provincia escludendo ovviamente quelli romani che nel 96 risultavano (e sono sicuramente aumentati) 148. Nei 30 Comuni interessati a questa ricerca ritroviamo questo elenco interessante, oggi da allargare tuttavia: Allumiere: resti di un abitato proto-villanoviano (prima età del ferro) e necropoli. Anguillara Sabazia: resti di ville romane. Artena: mura ciclopiche e ruderi di ville romane. Canale Monterano: necropoli. Montecompatri: area archeologica di Gabii e necropoli dell età del ferro. Rocca di Papa: Necropoli di San Lorenzo Vecchio. Segni: area archeologica di Signia, Mura, Acropoli, Tempio e Cisterna. Tolfa: area archeologica etrusca Grotte Pinza, Area etrusca di Monte Pizzone; Area etrusca di Pian Cisterna; Area etrusco-romana Bagnarello; Necropoli di Ferrone; Necropoli di Pian Conserva; Necropoli di Pian Li Santi; Necropoli di San Pietro; Resti delle Terme di Stigliano; Resti di Santuario; Viadotto del Ponte del Diavolo presso Stigliano; Villa Romana. Ma altri ritrovamenti sono avvenuti in questi ultimi anni. Aggiungerei i tratti di mura pre-romane ad Affile, i ruderi di ville romane nella già citata Artena, le vasche termali e i ruderi di ville romane a Marano Equo, i resti di case romane pure a Pisoniano. A Gabii (Osteria dell Osa), nel Comune di Monte Compatri sulla Via Prenestina, è stata portata alla luce una vera e propria città reale - ne ha scritto un maestro dell archeologia come Mario Torelli (3) - poi rapidamente decaduta. La leggenda vuole che il pastore Faustolo mandasse a studiare i gemelli Romolo e Remo da lui raccolti sulla riva del Tevere proprio a Gabii. Coincidenza interessante: proprio a Gabii sulla via Prenestina è stato ritrovato nel 1990 un vaso arcaico con una scritta in lingua greca e, secondo Adriano La Regina che lo presentò all epoca, esso dimostra che la lingua greca arrivava a Roma anche da est e non soltanto dalle colonie campane. Mi sono dilungato per dimostrare con qualche esempio quanto ricca sia stata e sia la trama dei centri urbani ed extra-urbani o degli insediamenti di primigenie tribù nell intorno di Roma. Un patrimonio di valore eccezionale che le ricerche sono destinate ad incrementare (se verranno, s intende, debitamente finanziate proteggendo poi in modo adeguato gli scavi) e che deve stare a cuore agli amministratori provinciali e comunali 19

20 20 poiché da lì viene la nostra storia, sovente ancora da raccontare, e da lì possono venire i benefici di un turismo culturale, interno e ancor più internazionale, che rappresenta una delle maggiori risorse, se ben organizzato, per il prossimo futuro. Pochi sanno che l uomo di Neanderthal popolava diffusamente le fertili colline del comprensorio dei Castelli e che tribù dedite alla caccia e alla pastorizia si sono insediate stabilmente nelle valli del Tevere e dell Aniene, sui primi contrafforti dei Castelli, alla Tolfa (si veda infatti il numero dei siti presenti), a Monte Ravello e così via. Mentre i primi Latini occupano il territorio che va da Castel Gandolfo, Albano e Grottaferrata a Monte Compatri così ricca di storia. Del resto nell ultimo mezzo secolo gli studi e gli scavi hanno consentito di dare il giusto rilievo all influenza diretta del patriziato etrusco nella costruzione e gestione dell Urbs romana con alcuni re di origine tarquinate. In effetti nei territori che stiamo esaminando e che abbiamo fotografato e documentato s incrociano, convivono o confliggono per poi fondersi gradualmente, nel tempo, popolazioni assai diverse per origine, cultura, costumi, tradizioni. Le invasioni barbariche con gli eserciti diretti al cuore di Roma, l impaludamento delle campagne susseguente all abbandono delle colture (a cominciare dal mitico Agro romano, fino al mar Tirreno) e quindi malattie endemiche come la malaria, consigliano agli abitanti dell intorno di Roma di attestarsi in alto e di creare borghi fortificati. Anche così nascono o rinascono quei centri che ancor oggi vediamo cinti da alte mura. Che servono a proteggersi dalle invasioni di popoli del Nord e dei Saraceni penetrati dal mare verso l interno prima dell anno Le stesse mura borghigiane, poi serviranno (quando serviranno) da difesa nelle guerre sanguinose combattute fra le famiglie più potenti di Roma o fra il papato e i signori ad esso alleati e altri eserciti stranieri calati in Italia. Ma sono tante le storie che ci raccontano questi centri storici della Provincia di Roma. Essi fanno poi tutt uno con un paesaggio di coltivi, di ultimi ulivi, poi di castagneti verso l alto e infine col bosco italico vario e ricco di essenze. Pino Coscetta ha redatto schede ampie, diffuse e molto curate su ognuno dei nostri Comuni che troverete di seguito in ordine alfabetico. Qui andiamo in rapido volo dal Nord-Ovest alto sul Tirreno della Maritima (poi Maremma, laziale) fino al Sud-Est dei Castelli e dei Monti Lepini. Allumiere dal nome che mescola l allume e le miniere conosce insediamenti preistorici sul 2000 a.c. e dell età del bronzo, ma è con gli

21 Etruschi che si afferma fra il Colle di Mezzo e la Bandita Grande per giungere alle fattorie rurali e alle rustiche ville romane. I suoi monti risultano tanto ricchi di flora e di fauna (ci vivono il gatto selvatico e la martora, il nibbio reale e il raro capo vaccaio, e vi è tornato, o rimasto, il lupo) da meritare la creazione di un area protetta di livello regionale. Tolfa è già viva nella prima età villanoviana che precede l insediamento degli Etruschi: ci sono infatti, prima delle tombe colorate di questi ultimi, quelle a tumulo coi muraglioni a secco dei loro predecessori. Coi Romani tanto intelligenti da sfruttare a fondo, più razionalmente, quegli insediamenti minerari e industriali. Il territorio dell auspicato Parco naturale della Tolfa affacciato sul mare parte dalla macchia mediterranea odorosa di mirti, corbezzoli, allori per giungere al bosco vero e proprio. Ma vi sono interessanti oliveti, vigneti, coltivazioni e pascoli per bestiame brado della rustica razza maremmana che, dagli esami recenti del Dna effettuati qui e in Anatolia, gli Etruschi si sarebbero portati da quelle terre lontane migrando verso Occidente. Andando a est, verso i laghi, ecco Canale Monterano: qui hanno lasciato tracce (raschiatoi, selci lavorate, asce primitive) progenitori remoti. Poi, Etruschi e Romani. Al tempo delle invasioni dette barbariche, dei Longobardi in specie, che dentro queste mura gli abitanti fuggiti dalle insicure campagne tirano su case, chiese, palazzi, al punto da meritarsi la sede vescovile. In questo Comune è stata opportunamente creata la Riserva Naturale Regionale di Monterano, oltre mille ettari di area protetta tra i monti quasi intatti della Tolfa e i monti Sabatini, ricca di torrenti e di flora particolare, come le orchidee spontanee per una trentina di varietà. A Manziana ci sono tutte le attrattive dell Appennino: la pietra antica, il Lapis Anitianus, una selva sacra (il Bosco di Macchia Grande) e la Caldara fumante, misteriosa e suggestiva, oltre a pascoli popolati di manzi ben nutriti. Anche qui Etruschi e poi Romani. Ma il sito proprio di Manziana rimonta al Medio Evo, al 1234 allorché viene riconosciuto il Castrum Sanctae Pupae che papa Niccolò IV attribuirà all Arcispedale di Santo Spirito in Saxia ad un passo da San Pietro, meta dei pellegrini francigeni. Siamo già in una zona ambita dalla speculazione edilizia e l ultimo lembo della Sylva Manthiana di oltre 500 ettari va difeso in ogni modo (ci sono erbe rarissime) insieme alla Caldara già riconosciuta quale monumento naturale. Sul Lago di Bracciano e vicino a quello intatto di Martignano sorge Anguillara Sabazia sulle cui sponde ci fu un villaggio remoto, almeno 21

22 anni prima dell era volgare. Ma c è una Villa Angularia di epoca romana (I secolo a.c.) i cui resti testimoniano del nome e della prima vita comunitaria di questo centro diventato una cittadina per la copiosa immigrazione dall area romana, con tutti i pericoli che ne conseguono per l integrità del paesaggio a difesa del quale si batté una donna straordinaria, Angela Zucconi (Terni 1914-Anguillara 2000), già alta dirigente dell Olivetti a Ivrea, direttrice di quei servizi sociali d avanguardia, e fondatrice nel 1980 del trimestrale La Tribuna del Lago protagonista di campagne memorabili. Quanto mai utili e necessarie, anche oggi. Ad Angela Zucconi è intitolata la Biblioteca Comunale di Anguillara Sabazia. Tutt intorno il Parco regionale dei laghi di Bracciano e Martignano, nato fra mille polemiche per gli appetiti incessanti di costruttori e cacciatori. Esso ricomprende anche le alture già montagnose incombenti sui laghi con estesi boschi di castagni, di faggi e di querce. Uno dei paesaggi più belli della Provincia di Roma, e non solo. Nella sub-regione caratterizzata dal passaggio della consolare Via Flaminia ecco, venendo da ovest, Magliano Romano terra dei Falisci, guerrieri e contadini, coi quali i Romani hanno rapporti difficili. Gli sviluppi sono soprattutto medioevali e sono al solito travagliati, fino a regalare a questo orgoglioso Comune la denominazione di Magliano Pecorareccio durata fino al Come tutti i centri storici posti su di una grande via di comunicazione Magliano Romano sconta invasioni, scorrerie (anche saracene), massacri. Esso rientra nel Parco Regionale di Vejo caratterizzato da zone di pascolo fra le più ridenti. Il Parco, ricco di boschi termofili ospita lecci e roverelle, poi aceri, cerri, carpini neri e bianchi, ornielli e altre numerose essenze. Da curare e conservare con la massima attenzione. Leggermente più a nord si offre Mazzano in pieno corso del fiume Treja, che nasce dal Monte Lagusiello sopra il Lago di Bracciano e confluisce poi nel Tevere. Vicina a Vejo, Mazzano partecipa di quella grande civiltà etrusca che tanti reperti e capolavori ha portato al Museo Etrusco di Villa Giulia Roma (si pensi soltanto all Apollo e all Hermes di Vejo). Zona di pascoli e di coltivi, viene potenziata dai Longobardi e poi da varie famiglie patrizie. Il suo centro storico fruisce dell ambiente circostante protetto dal Parco regionale della Valle del Treja creato nel 1982 ed esteso per un migliaia di ettari. Qui la vegetazione si fa fluviale, con ontani, salici bianchi e rossi monumentali, pioppi neri o pioppi lombardi, alti e sottili (si ritrovano infatti soltanto qui e in Lombardia, gli inglesi li hanno importati secoli fa col nome di lombard poplar,

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