Dal dolore alla violenza. Le origini traumatiche dell aggressività Felicity de Zulueta

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1 Dal dolore alla violenza. Le origini traumatiche dell aggressività Felicity de Zulueta Parte prima: Attaccamento andato male I Capitolo: Un caso di violenza Ci sono genitori che non possono attingere come risorsa a nessun ricordo di amore e sicurezza. L esperienza della crudeltà o dell indifferenza del proprio caregiver è stata interiorizzata sottoforma di rappresentazioni mentali che persistono nella mente anche se in uno stato inconscio. Sentimenti associati ad esperienze dolorose vengono rimossi nel nostro inconscio come ricordi che possono venire risperimentati successivamente, quando proiettati sugli altri. I genitori riconoscono se stessi da bambini nella sofferenza dei figli, nel loro bisogno disperato di essere consolati e contenuti. Ma, intrecciato con il ricordo di questi bisogni c è l altro orribile ricordo di essere stati rifiutati ed essersi sentiti indesiderati. In questo Capitolo viene descritto un caso di maltrattamento e di omicidio di una bambina da parte di suo padre: la figlia, attraverso le sue lacrime, diventa il mostro che lui stesso un tempo è stato per i suoi stessi genitori che dovevano controllarlo violentemente. Questo uomo diventa il proprio padre violento con il quale si è identificato e colpisce la figlia finché non muore. A questo punto, la psiche gli viene in soccorso, dimentica, scinde la memoria del passato dalla memoria di ciò che ha appena fatto alla figlia. 1

2 II Capitolo: Il mito del peccato originale e dell istinto di morte Secondo Agostino, a causa del peccato originale di Adamo, la razza umana ha dovuto soffrire le frustrazioni dovute al desiderio sessuale e l angoscia di essere mortale. Tutte le sofferenze sono la prova del deterioramento morale introdotto da Adamo ed Eva. Fairbairn, psicoanalista, chiamò difesa morale il bisogno difensivo dell uomo di sentirsi colpevole di fronte ad un trauma. Accusando se stessa per quanto è accaduto, la vittima ottiene un certo senso di controllo sulla propria vita, invece di sentirsi totalmente impotente. Anche la pulsione di morte di Freud libera il genere umano dalle responsabilità personali della crudeltà e della distruttività. L istinto di morte è significativo nel ristabilire l idea che l uomo tende ad essere intrinsecamente distruttivo, con tutte le implicazioni terapeutiche, sociali e politiche che questa corrente di pensiero comporta. III Capitolo: Aggressività e violenza Un dato comune quando si esamina la letteratura sulla violenza umana è la confusione che sembra esistere tra le parole che si riferiscono all aggressività e quelle che si riferiscono alla violenza. Bowlby definisce come aggressività semplice il comportamento comune sia agli animali che all uomo, come aggressività trasformata i sentimenti aggressivi, specifici dell umanità, rimossi e convertiti. Per aggressività trasformata si intende la violenza che può assumere varie forme, come l odio, che è una miscela di aggressione e vendetta, o la crudeltà, che si riferisce al piacere o all indifferenza che possiamo sentire nei confronti del dolore di qualcuno. Nel Capitolo segue una rassegna teorica che mette in evidenza la controversia tra coloro che vedono l uomo come malvagio di natura e coloro che considerano la violenza secondaria a qualche forma di deprivazione psicosociale o fisica. Credere che la violenza sia innata dà senso alla crudeltà del mondo ma nega il nostro bisogno dell altro che convalida la nostra esistenza personale. 2

3 IV Capitolo: Dalla sintonizzazione all attaccamento. Il trauma della perdita Abbiamo fondamentalmente bisogno l uno dell altro, come dice Suttie un innato bisogno di compagnia, per preservarci a livello sia fisiologico che emotivo. L attaccamento è una relazione che si sviluppa tra due o più organismi quando i loro sistemi comportamentali e fisiologici si sintonizzano l uno con l altro. Stern ritiene che quando il processo di sintonizzazione tra madre e figlio funziona, esso porta alla sintonizzazione dell affetto, uno stato di azione reciproca in cui la madre rispecchia il comportamento del suo bambino in modo diretto oppure utilizzando una diversa modalità sensoriale. Negli esseri umani opera un meccanismo psicobiologico attraverso il quale il trauma può venire convertito in comportamento distruttivo. La separazione e la perdita possono provocare depressione e malattia e, in alcuni casi, la protratta deprivazione dei bisogni relativi all attaccamento può provocare cambiamenti nella capacità di un organismo di formare legami di attaccamento soddisfacenti. V Capitolo: Violenza come attaccamento andato male Tramite l introiezione di interazioni ripetute con il caregiver, nel bambino si creano strutture psichiche, modelli operativi interni, che riproducono le esperienze vissute in relazioni significative per il bambino stesso. Bowlby sostiene che il modello della figura di attaccamento e il modello dell Io si sviluppano in modo da essere complementari e da confermarsi a vicenda. Così è facile che un bambino che non è stato desiderato non solo si senta non voluto dai genitori, ma pensi anche di essere non voluto da tutti. Nel Capitolo segue una serie di studi, condotti in gran parte su scimpanzé, che mostrano l esistenza di una stretta connessione tra la perdita, come forma di deprivazione e di trauma, e il comportamento violento, come manifestazione di un attaccamento andato male. 3

4 VI Capitolo: Attaccamento sicuro e attaccamento insicuro nella formazione del Sé La Ainsworth ideò la Strange Situation negli anni 60: questa procedura è volta a misurare l attaccamento in bambini di 1-2 anni con la propria madre. Per la classificazione dell attaccamento del bambino assumono particolare importanza la sua reazione di fronte all estraneo, il suo comportamento di fronte alla separazione e al ricongiungimento con la madre e il suo comportamento esplorativo. La classificazione originaria della Ainsworth prevede tre fondamentali qualità d attaccamento che vengono indicate con le lettere A (attaccamento ansiosoevitante), B (attaccamento sicuro) e C (attaccamento insicuro). Nel 1986 Main e Solomon hanno individuato un quarto modello in cui il comportamento di attaccamento può organizzarsi e lo hanno definito «disorientato-disorganizzato» o di tipo D. Uno studio condotto da Troy e Sroufe nel 1987 mostra che i bambini con una relazione di attaccamento sicuro non si rivelano né abusanti né vittime. Il fatto che un bambino con attaccamento evitante possa essere sia vittima che vittimizzatore suggerisce che sia proprio la relazione, il Sé in reazione all altro, ad essere introiettata. L organizzazione diadica caregiver-bambino precede e dà origine all organizzazione del Sé che Sroufe concepisce come insieme di attitudini, aspettative e significati che nasce da una matrice di accudimento. Questi dati indicano quanto sia importante il legame bambino-caregiver per le future relazioni del bambino. Ciò non significa che le influenze genetiche non siano importanti, lo sono ma solo nella misura in cui vengono integrate nei processi interattivi che avvengono tra madre-figlio e il loro contesto socioculturale. Benché possano esserci resistenze nel cambiare i modelli operativi interni, ciò non significa che non possano avvenire delle modificazioni, soprattutto se le relazioni di attaccamento successive disconfermano le esperienze precedenti. 4

5 VII Capitolo: Il Sé e l altro In questo Capitolo viene passato in rassegna lo sviluppo delle relazioni oggettuali nella teoria psicoanalitica, da Freud a Kohut. E possibile distinguere tra coloro che sostengono un modello delle pulsioni e coloro che sostengono un modello relazionale. Secondo Greenberg e Mitchell, la differenza tra questi due approcci teorici riflette due visioni essenzialmente diverse della natura umana. Nel primo è fondamentale la ricerca del piacere individuale e il bisogno di scaricare i nostri istinti. Il secondo approccio considera importante, per il benessere psicologico e fisico, il nostro bisogno dell altro: gli esseri umani non esistono al di fuori della società. Ciò che porta frustrazioni, autodistruzione e violenza sono le relazioni insoddisfacenti. Il senso di sé, il Sé, è il prodotto delle nostre varie relazioni con gli altri significativi e ci garantisce il senso di unità e di continuità. VIII Capitolo: In difesa del Sé Come sottolinea Vittorio Guidano in La complessità del Sé: Qualsiasi interruzione del proprio senso di continuità e unicità connesso alla percezione di sé si accompagna invariabilmente alla perdita del senso della realtà e rappresenta l esperienza emotiva più disgregante e devastante che un essere umano possa provare nel corso della vita (p.107). Se la percezione umana dipende dalle strutture psichiche del Sé, gli individui tenderanno a creare un mondo ad immagine di queste stesse strutture psichiche. Il primo stadio dello sviluppo del Sé ha importanti implicazioni per lo studio della violenza umana: i bambini con attaccamento evitante, ad esempio, tendono ad essere aggressivi e mostrano bassi livelli di empatia. Quando il bambino interiorizza la capacità dei propri genitori di sintonizzarsi con i bisogni e i sentimenti altrui, il Sé sviluppa autostima ed empatia, cioè una capacità di entrare in relazione che colma le differenze, risuona nell altro e rende questa sintonizzazione affettiva una fonte di autostima. Il Sé, allora, con le sue radici nella psicologia delle relazioni di attaccamento, può essere sia l istigatore che il contenitore dei nostri sentimenti distruttivi. 5

6 Parte seconda: La psicologia del trauma IX Capitolo: L indicibile: l abuso sessuale sui bambini Lo studio del trauma psicologico iniziò quando Freud, nel 1860, presentò il suo articolo Eziologia dell isteria alla Società di psichiatria e neurologia di Vienna. Così Freud spiega l origine traumatica dei disturbi funzionali fisici: riteniamo che le esperienze sessuali infantili siano la condizione preliminare di base e, per così dire, la disposizione all isteria, e non producano tuttavia i sintomi isterici immediatamente ma, rimanendo inizialmente inattive esplicano un azione patogena solo più tardi, quando, dopo la pubertà, vengono ridestate nella forma di ricordi inconsci (p.352). Nelle relazioni di attaccamento, il risultato dell abuso è una distorsione della relazione tra il Sé e l altro. Il Sé è debole, con scarsa autostima e si sente costretto a controllare e usare l altro per sopravvivere; l altro diventa un oggetto disumanizzato al servizio del Sé patologico. Nel caso dell abuso sessuale il danno alle relazioni di attaccamento è aggravato dalla natura erotica dell abuso: tutte le relazioni sono sessualizzate. Le persone abusate tendono a sentirsi sfruttate e trattate come oggetti sessuali, non come esseri umani. D altro canto si sentono superiori, onnipotenti e perfette. Le loro azioni sono dettate dall intenso disgusto che sentono per il proprio corpo che spesso sottopongono a implacabili attacchi fisici. I meccanismi di difesa che impiegano sono scissione in oggetti buoni idealizzati e in oggetti cattivi, negazione, dissociazione e identificazione. Si parla di identificazione con l aggressore che dà alla vittima di abuso un senso di controllo e di forza. Ma l identificazione implica anche la convinzione che la vittima sia cattiva e si meriti di essere punita. Diventando cattiva rende buoni i suoi oggetti: ottiene una sicurezza esteriore assumendo su di sé la cattiveria delle persone da cui dipende. 6

7 X Capitolo: Le origini traumatiche della violenza negli adulti La definizione di Lindemann del trauma psicologico come improvviso, incontrollabile sconvolgimento di legami di affiliazione riconosce l importanza delle relazioni di attaccamento. Pierre Janet studiò il fenomeno psicologico della dissociazione che descrisse come un processo attraverso il quale i sentimenti o i ricordi relativi ad esperienze terribili erano scissi dalla consapevolezza e dal controllo volontario, per poi manifestarsi più tardi come automatismi patologici. Janet suggerì che questo accadesse perché l esperienza traumatica generava nella vittima emozioni così intense che non potevano essere depositate negli schemi esistenti ma dovevano essere scisse e le varie parti che le compongono dovevano essere organizzate ad un livello non-linguistico sotto forma di sensazioni somatiche, rappresentazioni comportamentali, incubi e flashback. Questo fenomeno, chiamato ora memoria di stato, è fondamentale per la comprensione del disturbo post-traumatico da stress, una categoria per il trauma psicologico introdotta nel 1980 nel Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-III). Le persone traumatizzate si trovano a rivivere l evento traumatico principalmente attraverso pensieri intrusivi o rimessa in scena delle situazioni traumatiche. In queste riproduzioni comportamentali del trauma, l individuo può interpretare il ruolo della vittima o del vittimizzatore. L importanza dei legami di attaccamento e delle relazioni sociali sono cruciali nel determinare sia l incidenza sia la gravità del disturbo post-traumatico da stress. 7

8 XI Capitolo: Le origini traumatiche della violenza nell infanzia L abuso è considerato come una particolare forma di rifiuto, inteso come assenza o ritiro di calore e affetto dei genitori nei confronti dei figli. Questo rifiuto può assumere le sembianze dell ostilità e dell aggressione o dell indifferenza e della trascuratezza. La violenza unisce abusante e vittima: quest ultima spesso non ha ricordi del trauma dell abuso perché la memoria è dissociata e può avervi accesso solo quando la vittima è esposta a segnali esterni o interni che rievochino il trauma. Ciò significa che la vittima non può valutare realisticamente la difficile situazione: ciò le consente di desiderare un maggior attaccamento con l abusante. Trauma e violenza sono intimamente connessi: la violenza, come conseguenza del trauma, può essere vista come un estrema manifestazione della rabbia dovuta a insopportabili ferite narcisistiche e come manifestazione di un sistema di attaccamento danneggiato. Dopo aver esplorato la relazione tra abuso, trauma e le sue manifestazioni violente, il Capitolo prosegue spiegando le origini traumatiche dei disturbi mentali: vengono passate in rassegna scoperte fatte nel campo della psichiatria che mettono in evidenza la presenza o assenza del comportamento violento nei vari quadri clinici. XII Capitolo: Culture e violenza George H. Mead divide lo sviluppo del Sé in due stadi: il primo comprende ciò che potrebbe essere descritto come l interiorizzazione e l organizzazione degli atteggiamenti e delle relazioni con gli altri significativi; il secondo stadio è descritto come organizzazione degli atteggiamenti del gruppo sociale al quale l individuo appartiene. Il Sé individuale diventa, quindi, un riflesso del generale modello sistemico di comportamento sociale. Questo ammette che la violenza umana debba essere vista all interno del contesto socioculturale in cui si manifesta. I dati di Gelles sulla violenza intrafamiliare e la Cultural Spillover Theory di Straus indicano che il nostro stile di vita occidentale si affida all uso della violenza sull individuo dalla nascita in poi. Tuttavia esiste una dimensione della violenza umana che non si può trascurare: la natura intrinseca della nostra violenza dovuta al Sé danneggiato e alla rabbia narcisistica che gli è associata. 8

9 Parte terza: La prevalenza del trauma psicologico XIII Capitolo: La disumanizzazione dell altro Ingrediente fondamentale nella genesi della violenza è la percezione dell altro come di un essere non umano. Le vittime sono percepite da chi le assale come meno umane, come oggetti parziali, in quella che è, per molti traumatizzati, la rimessa in scena di una precedente esperienza di abuso. La propensione a vedere l altro come meno umano, per molti scienziati, fa parte di una tendenza biologica ereditaria dell uomo a dividere il mondo in noi contro loro ; per altri essa è acquisita culturalmente. In tutte le forme di violenza umana, sono attivi due processi: il processo cognitivo della disumanizzazione, rinforzato da fattori storici, culturali e ideologici, e i processi psicologici collegati al passato danneggiamento del sistema di attaccamento, che danno esito a scissione e temporanea rimozione di sentimenti di intensa rabbia narcisistica. Quanto più fragile è il Sé dell individuo, tanto maggiore è il bisogno di un Sé di gruppo: il prezzo è la crescente disumanizzazione dell altro. I neri sostengono le debolezze dei bianchi in un modo molto simile a come le donne sostengono l identità sessuale degli uomini e a come i bambini funzionano da pattumiere per le proiezioni dei loro genitori. Ervin Staub, un ricercatore nel campo della violenza umana, crede che la nostra percezione di chi sia noi possa essere ampliata attraverso forme di socializzazione tese a migliorare l autostima dell individuo e a diminuire l aggressività. 9

10 XIV Capitolo: Le origini traumatiche della violenza legittima La ricerca americana Obedience to Authority di Stanley Milgram (1974) prende in considerazione i processi di obbedienza che entrano in gioco quando un individuo è istruito da una figura autorevole: lo studio della violenza legittima nell obbedienza all autorità. Questo lavoro si basa sull ipotesi che la sottomissione all autorità sia connessa alle esperienze di abuso infantile di queste persone nelle mani dei genitori o degli insegnanti, di figure autorevoli. Dalla ricerca di Milgram emerge che quanto più insicuro è l adulto, tanto più disperato è il suo bisogno di obbedire all autorità disumanizzando l altro, infliggendogli dolore. La vittima non è solo un altro disumanizzato ma funziona da capro espiatorio dei sentimenti dissociati di impotenza, dolore e rabbia dell aggressore. Il Capitolo prende in considerazione, inoltre, l ipotesi che la relazione terapeuta-paziente si presti alla rimessa in scena dell abuso infantile, essendo molto simile alla relazione genitorefiglio. Ci può essere una collusione inconscia con la replica traumatica del paziente stesso, come avviene talvolta con le vittime di abuso sessuale; oppure il terapeuta può inconsciamente imporre la propria esperienza traumatica, riproducendola nel contesto professionale come carnefice piuttosto che come vittima. Un individuo con un sistema di attaccamento danneggiato e la concomitante ferita narcisistica del Sé rischierà sempre di essere una vittima o un carnefice: quest ultima eventualità è più frequente nel ruolo del terapeuta in quanto figura autorevole. 10

11 XV Capitolo: Amore e odio Amore e odio possono essere reciprocamente connessi: il comportamento di affiliazione e la distruttività sembrano due diverse manifestazioni dello stesso sistema di attaccamento. L altruismo e l aggressione sono due diverse manifestazioni dello stesso fenomeno che rispecchia sia il nostro bisogno dell altro sia ciò che accade quando questo bisogno non può venire soddisfatto. La convinzione che la distruttività, l odio, sorga come conseguenza del trauma psicologico si differenzia dall approccio che percepisce la violenza come innata. Gli uomini e le donne che hanno conosciuto molto dolore e molta paura hanno bisogno di vedere il mondo in modo da dare senso alle loro sofferenze, alle loro esperienze di vita: essi sono convinti perciò che la distruttività sia innata. Coloro che si sentono più sicuri della loro capacità di amare e di essere amati hanno un altra concezione del mondo e dell umanità, una concezione che riconosce l importanza delle relazioni umane e il bisogno di apprezzare l altro. 11

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