31/05/2013. Sistemi Web Distribuiti (parte 2) - Indice dei Contenuti - Naming. Corso Sistemi Distribuiti 6 cfu Docente: Prof. Marcello Castellano

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1 Corso Sistemi Distribuiti 6 cfu Docente: Prof. Marcello Castellano /28 Sistemi Web Distribuiti (parte 2) - Indice dei Contenuti - Naming 3 Sincronizzazione 4 Consistenza e Replica 5 Replica di sistemi di web hosting 7 Replica di applicazioni web 9 Tolleranza ai guasti 14 Tolleranza ai guasti 15 Conclusioni 17 Sistemi Distribuiti, LM Ing. Informatica 6 CFU Docente: Marcello Castellano 2/28 Naming Il web utilizza unicamente il sistema di naming Uniform Resource Identifier (URI). Può assumere due forme: UR Locator (URL) che è un riferimento all oggetto dipendente dall ubicazione UR Name (URN) che è un vero identificatore, globalmente unico. La sintassi di uno URI è determinata dallo schema associato HTTP. L HTTP è il più diffuso ma non l unico. Gli URL contengono il più delle volte il nome DNS in alternativa allo schema -IP:numero di porta- Gli URL riportano il path del documento richiesto. Sistemi Distribuiti, LM Ing. Informatica 6 CFU Docente: Marcello Castellano 3/28 1

2 Sincronizzazione La crescente tendenza alla collaboratività del web fa sì che sia necessario fornire strumenti di supporto agli aggiornamenti concorrenti di documenti WebDAV (Web Distributed Authoring and Versioning) è un protocollo di locking semplice che definisce due tipi di lock in scrittura: esclusivo: evita modifiche sovrapposte E implementato tramite l assegnamento di un token di lock, fornito dal server al client che ne fa richiesta, al presentare del quale il client può effettuare modifiche, senza bisogno di mantenere laconnessione WebDAV non specifica nulla circa la durata di concessione del token o sul comportamento in caso di crash del client detentore: è lasciato alla specifica implementazioneattuare una politica adeguata condiviso, che permette modifiche contemporanee: lascia ai client stessi la responsabilità di risolvere eventuali conflitti Sistemi Distribuiti, LM Ing. Informatica 6 CFU Docente: Marcello Castellano 4/28 Consistenza e Replica Uso della cache nei Proxy web: una memoria cache può essere posizionata in contesti logici differenti, partendo dal contesto più vicino al client (browser cache), passando dai proxy web locali fino ad organizzazioni gerarchiche regionali e nazionali. Le cache possono essere organizzate in modo cooperativo (ossia distribuito): un proxy che non dispone di una copia di un documento contatta un certo numero di proxy adiacenti prima di inoltrare la richiesta all host direttamente responsabile del documento questo approccio comporta velocità di trasmissione maggiori e cache più piccole, maaumenta la latenza *Wiki: La memoria cache è una memoria temporanea, non visibile al software, che memorizza un insieme di dati che possano successivamente essere velocemente recuperati su richiesta Un proxy è un programma che si interpone tra un client ed un server, inoltrando le richieste e le risposte dall'uno all'altro. Il client si collega al proxy invece che al server, e gli invia delle richieste. Il proxy a sua volta si collega al server e inoltra la richiesta del client, riceve la risposta e lainoltra al client. Sistemi Distribuiti, LM Ing. Informatica 6 CFU Docente: Marcello Castellano 5/28 Consistenza e Replica(2) Protocolli di consistenza: Un semplice protocollo (chiamato pull) fa controllare al proxy se sul server di origine il documento è cambiato, tramite analisi del campo header if-modified-since Tuttaviaquesto richiede molte e frequenti comunicazioni col server Per migliorare le prestazioni, a scapito però della consistenza, il proxy web Squid assegna una scadenza alle proprie copie secondo un tempo calcolato in funzione dell ultima modifica del documento. Si può concepire anche un protocollo push, in cui è il server a invalidare la cache dei proxy (purché siano in numero limitato e abbiano strutture proprie di propagazione), ma non è l approccio più usato, sebbene sia il migliore anche prestazionalmente Le cache hanno difficoltà a correttamente memorizzare correttamente documenti dinamici. Sistemi Distribuiti, LM Ing. Informatica 6 CFU Docente: Marcello Castellano 6/28 2

3 nei sistemi di web hosting Replica di sistemi di web hosting: la questione della replica è affrontata dalle Content Delivery Networks (CDN)*, come ad es. Akamai. Sono organizzate lungo un anello di controllo dei feedback e si basano su valutazioni metriche che permettono di elaborare un compromesso tra diffusione e prestazioni/costi del sistema, basandosi sui seguenti input: latenza: tempo d azione tra client e server, utilizzato per algoritmi di posizionamento globale ampiezza di banda: considerato al posto della latenza per file di grandi dimensioni metriche spaziali: distanza tra repliche misurata in termini di nodi di rete attraversati uso della rete: ampiezza di banda e info sull utilizzo del documento ; consistenza: fino a che punto la replica può essere diversa dal master aspetti finanziari: valutazioni di tipo tecnico/commerciale (*) un sistema di computer collegati in rete attraverso Internet che collaborano in maniera trasparente per distribuire contenuti (specialmente contenuti multimediali di grandi dimensioni) agli Sistemi utenti Distribuiti, finali. LM Ing. Informatica 6 CFU Docente: Marcello Castellano 7/28 nei sistemi di web hosting (2) Uso dei trigger per gli adattamenti: un approccio relativamente semplice e spesso usato per la valutazione degli adattamenti di un sistema di replica è l analisi periodica delle metriche: Il problema è che non vengono gestiti i cosiddetti flash crowd, ossia sovraffollamenti improvvisi, picchi di richieste che sembrano capitare spesso nel Web. Sistemi Distribuiti, LM Ing. Informatica 6 CFU Docente: Marcello Castellano 8/28 nei sistemi di web hosting (3) E utile un sistema predittore, che compie analisi di tipo statistico sull andamento in real-time delle richieste. I flash crowd più difficili sono quelli che accadano in brevissimo tempo e non lasciano la possibilità al predictor di installare repliche del documento. Tuttavia semplici tecniche di estrapolazione lineare permettono di gestire molto bene la maggior parte dei pattern d accesso, sebbene parametri e soglie d allarme vadano continuamente aggiustati con l intervento umano. Sistemi Distribuiti, LM Ing. Informatica 6 CFU Docente: Marcello Castellano 9/28 3

4 nei sistemi di web hosting (4) Misure correttive: neesistono 3 tipi (correlati): Cambiare posizionamento delle repliche Cambiare l attuazione della consistenza Decidere come e quando ridirigere le richieste del client Quest ultimo approccio consiste principalmente nel replicare soltanto i contenuti embedded di una pagina HTML, lasciando prelevare il documento di base dal server d origine Sistemi Distribuiti, LM Ing. Informatica 6 CFU Docente: Marcello Castellano 10/28 Replica di applicazioni web I metodi per migliorare le prestazioni di applicazioni web dinamiche sono simili a quelli già visti, sebbene più sofisticati. Nelle CDN ogni sito ospitato ha un server d origine che è il riferimento autorevole da cui si propagano le operazioni di scrittura e aggiornamento. Per gestire le richieste del client si utilizzano edge server che hanno capacità di memorizzare informazioni parziali provenienti dal sito d origine. Si può decidere di replicare per intero il server d origine, ma solo se il tasso di aggiornamenti rimane basso e non devono così instaurarsi continue comunicazioni tra source ed edge, oppure se le interrogazioni su una base di dati associata all applicazione sono particolarmente complesse Sistemi Distribuiti, LM Ing. Informatica 6 CFU Docente: Marcello Castellano 11/28 Replica di applicazioni web uno schema /28 4

5 Replica di applicazioni web (2) Altrimenti si effettuano repliche parziali, ma può risultare complesso e tedioso stabilire manualmente quali dati del database servono all edge server: una possibile soluzione è quella di automatizzare l operazione analizzando i tracciati di accesso ai record. In alternativa alla replica parziale si può usare la cache content-aware: l idea è che un edge server mantenga una base di dati locale normalizzata, ovvero organizzata in base alla struttura delle interrogazioni il tipo di interrogazione gestita è dunque ben definito da un template e l edge server controlla se l interrogazione richiesta sia compatibile con esso, altrimenti si rifà al server d origine Sistemi Distribuiti, LM Ing. Informatica 6 CFU Docente: Marcello Castellano 13/28 Replica di applicazioni web (3) L idea della cache content-blind è di assegnare un ID univoco ad ogni query tramite hash e salvare sull edge il risultato dell interrogazione per essere disponibile al successivo ripresentarsi della stessa query Inconvenienti sono la dispendiosità in termini di memoria, per via delle molte ridondanze, e la difficoltà di mantenere tutti i risultati aggiornati rispetto al database di riferimento Anche in questo caso si possono impostare templates per ridurre varietà e numero di interrogazioni immettibili nella cache Sistemi Distribuiti, LM Ing. Informatica 6 CFU Docente: Marcello Castellano 14/28 Tolleranza ai guasti Ottenuta principalmente tramite uso di cache e meccanismi di replica Per quanto riguarda i web service, il problema di mascherare i fallimenti diventa più complicato poiché si haa che fare con transazioni distribuite globali che compongono un grafo delle chiamate complesso: la replica non è più efficace perché replicare i server significa dover gestire chiamate replicate sia dei chiamanti che dei chiamati (spesso i server agisconoanche da client) Sistemi Distribuiti, LM Ing. Informatica 6 CFU Docente: Marcello Castellano 15/28 5

6 Conclusioni Lasciate ai discenti del Corso Sistemi Distribuiti, LM Ing. Informatica 6 CFU Docente: Marcello Castellano 16/28 Java Servlet Sono piccole applicazioni Java residenti sul server: componenti gestite in modo automatico da un container che può attivarle/disattivarle in base alle richieste del client Condividono la stessa interfaccia javax.servlet.servlet dalla quale derivano due astrazioni comunemente utilizzate: javax.servlet.genericservlet e javax.servlet.http.httpservlet per il web HTTPServlet: prevedono la creazione di un metodo doget o dopost, i quali che servono a processare le richieste GET o POST da parte client. Accettano due argomenti, definiti dalle interfacce HTTPServletRequest e HTTPServletResponse, che forniscono i metodi per manipolare i parametri ricevuti nella request, cookie, sessioni e stream di output per la risposta doget e dopost sono automaticamente invocati da un thread creato dal containerdella Servlet al sopraggiungere di una richiesta da parte di un client Sistemi Distribuiti, LM Ing. Informatica 6 CFU Docente: Marcello Castellano 17/28 Java Servlet (2) Ciclo di vita: una Servlet viene creata dal container alla sua prima invocazione e viene richiamato il metodo Init eventualmente definito. Viene distrutta quando non ci sono servizi in esecuzione o quando è scaduto un timeout predefinito; viene invocato un metodo Destroy per terminare l esecuzione il suo scopo è accertarsi che vengano correttamente gestiti eventuali thread ancora attivi sulla servlet in modo da sincronizzare tutti i client sulla terminazione Cookie: stringhe di caratteri restituite dal server nella risposta, inserite in uno header HTTP ed eventualmente memorizzate dal client per un periodo di tempo limitato (può essere specificato) Possono essere richiamati dal server in un secondo momento, fornendo informazioni utili per l autenticazione o su preferenze/comportamenti abituali dell utente sul client Sessioni: permettono di mantenere una memoria del client, condivisa da tutte le Servlet di uno stesso server, durante una serie di chiamate dalla stessa sorgente. Sistemi Distribuiti, LM Ing. Informatica 6 CFU Docente: Marcello Castellano 18/28 6

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