BERRITAS RAGAS E BUNNEDHAS

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1 Rina manca BERRITAS RAGAS E BUNNEDHAS Il vestire nel tempo in Sardegna Carlo Delfino editore 1

2 Prefazione a cura dell antropologa Gabriella Mondardini dell Università di Sassari Prefazione Il vestire in Sardegna dal 1800 al 1980 Il modo in cui una società provvede a modellare, abbellire, ornare e trasformare i corpi degli individui costituisce un elemento rilevante per la comprensione della sua storia e della sua cultura. L abbigliamento in particolare, è una pratica culturale di intervento sui corpi che serve a riconoscersi e distinguersi, segno di appartenenza sociale e di identità personale. Il corpo vestito è un corpo foggiato culturalmente e in quanto tale veicolo di comunicazione. L osservazione del vestire svela infatti modelli materiali e simbolici che riguardano l organizzazione sociale, dalla differenza di genere alla posizione nel ciclo della vita, dal ruolo professionale o religioso( direi che l abito fa il monaco), al posto degli individui nella stratificazione sociale, marcandone disuguaglianze e relazioni di potere. Allo stesso tempo il vestire incorpora una dimensione ambigua: da un lato può classificare e costringere gli individui inscrivendo nel loro corpo uno status sociale, decidere di inclusioni ed esclusioni, ma anche dall altro, consentire trasgressioni, possibilità di autorappresentarsi in modi personali, autonomie variamente tollerate nei tempi e nei luoghi. Nella storia occidentale l affermarsi della centralità dell individuo rispetto all appartenenza ad un gruppo familiare o di ceto va di pari passo con la possibilità di una scelta autonoma nell abbigliamento, mentre nasce la moda che, al seguito delle leggi di mercato scompiglia di continuo le carte, mostrando un estrema variabilità. Quando le trasformazioni del modo di vestire e di rappresentare il corpo sono molto marcate indicano che siamo di fronte ad un cambiamento socio-culturale più ampio e complessivo. In questo contesto di riflessione risulta particolarmente prezioso il lavoro della dottoressa Rina Manca, che riflette sul vestire in Sardegna dall Ottocento agli anni Ottanta del secolo scorso, tramite una corposa raccolta di fotografie. Una narrazione attraverso i prodotti visivi che va oltre la rappresentazione del vestiario, per cogliere corpi vestiti o significative nudità ( come i piedi nudi dei bambini). Luoghi, posture e soprattutto sguardi variegati di chi fotografo ma anche sguardi dei fotografi che cambiano nel tempo. Una narrazione che, mentre illumina delle presenze, svela zone d ombra, evocando delle assenze che acquisiscono senso proprio per l approccio di questo lavoro, che non va alla ricerca di identità perdute, ma si concentra sul cambiamento, su identità in divenire, che oggi, più che in passato, sperimenta ciascuno di noi. Il metodo è quello di far perno su un territorio, il Marghine- Planargia,Montiferru e Goceano a metà strada fra le città di Sassari e Cagliari, esplorando paesi che non si prestano a facili esotizzazioni e da qui elaborare comparazioni con l esterno, in primo luogo con i paesi e città della Sardegna ma anche del Mediterraneo, dell Europa e dei paesi extra europei. Quello che emerge, attraverso le fotografie, è un racconto che traccia nel tempo una fitta rete di percorsi materiali e immaginari, che collegano il vicino e il lontano, il dentro e il fuori, evocando le storie, le vite e le aspirazioni che stanno dietro al rinnovarsi dei canoni estetici del vestire. Appare in primo piano il ruolo 2

3 dell emigrazione nelle sue differenti fasi storiche. In contrasto stridente con le foto di partenza, le foto che gli emigrati mandano in paese dall Argentina li mostrano in abiti eleganti, quasi ad ostentare un miglioramento delle proprie condizioni di vita, tacendone i costi del distacco e delle difficoltà per inserirsi nei paesi d accoglienza. Foto degli anni 30 di donne emigrate in Tunisia, a servizio nelle famiglie abbienti del luogo. Le rappresentano eleganti, con soprabito o cappotto, quando in paese l abbigliamento invernale per le donne di basso ceto è ancora lo scialle e il cappotto è riservato ai signori. Il cappotto sarà una conquista successiva. Come osserva la ricercatrice: anche passare dalle fogge popolari a quelle ritenute signorili, creava più di un problema tra le donne della stessa condizione sociale. Non passò indenne dalle critiche feroci neppure l introduzione del cappotto. La stratificazione sociale compare più chiaramente nelle foto di gruppo più antiche, mentre scompare via via in quelle più recenti in specie quando ad essere riprese sono occasioni festive e di matrimoni, a loro volta in contrasto con le immagini del lavoro, maschile e femminile della vita quotidiana. La teoria delle foto rivela anche, negli abiti e nei volti, le vicissitudini storico-politiche vissute nei paesi sardi nel corso del Novecento, dal doloroso primo dopoguerra alle divise del ventennio, fino al secondo dopoguerra e alla massiccia emigrazione degli anni sessanta. Le stagioni delle vite e le stagioni della storia appaiono strettamente incrociate e i luoghi mai isolati: a sottolinearlo sono proprio gli abiti e le acconciature, che replicano anche qui i modelli che segnano le varie epoche, dai teneri abiti da sposa degli anni 20 e 30 ai bei capi degli anni 50 e alle fogge sempre più libere degli anni 70. Sfogliare il libro e soffermarsi sulle foto è un esperienza che va oltre la riflessione conoscitiva suscitando emozioni e commozioni: sorprende la semplicità e il gusto estetico con cui la moda si riproduce a livello locale. L eleganza e la bellezza delle donne, i buffi costumi delle prime esperienze balneari, la grazia dell abito bianco per le spose, e altro ancora. La narrazione è davvero ampia, un discorso che da adito a ulteriori discorsi ed è da qui che il libro mostra tutta la sua rilevanza. Dott.ssa Gabiella Mondardini(antropologa) Il testo è suddiviso in 13 fascicoli che saranno in vendita in allegato alla la Nuova Sardegna un giorno a settimana, orientativamente nei mesi di Marzo, Aprile e Maggio. 3

4 Precederà la stampa la presentazione del testo e una mostra itinerante(pannelli con le foto più significative del testo) che rappresenta una sintesi della narrazione del testo. Il fiorire di polemiche nei diversi centri sul vero costume di ciascuna comunità, legate anche al moltiplicarsi dei gruppi folcloristici, mi hanno spinto ancor di più a focalizzare l attenzione su quello che a me pareva e pare il vero problema: il vestire nel tempo, non attribuendo a tali polemiche, tutto sommato sterili, un significato rilevante in un discorso d insieme, perchè basate su un idea erronea di una immutabile fissità risalente alla notte dei tempi del vestire dei Sardi. Senza valutare cioè contaminazioni e cambiamenti intervenuti nel tempo in conseguenza soprattutto dei fenomeni socio-economici più generali. Mi è parso che a questi problemi ed a queste difficoltà si potesse sopperire, in parte, esaminando, in contro-luce quanto era successo in territori quali il Marghine- Planargia, Montiferru e Goceano abbastanza aperti per collocazione geografica nell isola, e a metà strada dalle aree urbane di Sassari e Cagliari, oltre che per le vicende economiche-storiche che lo hanno interessato. Con uno sguardo anche ad altri contesti dell isola per una visione d insieme. Nel testo infatti sono presenti foto di gente di Cagliari, Soleminis, Orroli,,Oristano, Paulilatino, Milis, Seneghe, Sassari, Ozieri, Bono, Nuoro, Orgosolo, Sarule, Ottana, Gavoi. E dal Marghine, con un particolare occhio di riguardo, nella raccolta della documentazione, alla comunità di Silanus, paese assunto a simbolo dell evoluzione del vestire e degli straordinari cambiamenti che li sottendono. Nel testo, come detto, non mancano testimonianze diverse a rappresentare l insieme dell isola. Con un attenzione specifica all emigrazione verso il Continente, come noi sardi indichiamo l Italia. E verso l estero, i paesi europei, Francia, Olanda e Germania in Particolare, senza trascurare quelle verso le Americhe. E, fatto singolare, fra l emigrazione femminile, quella tra le due guerre, verso la Tunisia. L emigrazione ha inciso fortemente nei costumi con contaminazioni radicali nell abbandono degli abiti tradizionali delle comunità della Sardegna. Io resto convinta che l emigrazione femminile sia quella che ha inciso più a fondo nel modificare non solo il vestire, i vestiti, ma nel senso più pieno del termine, il 4

5 costume più in generale delle nostre comunità. Il vestito come parametro per evidenziare e misurare le modifiche e i rapporti tra uomo e donna nella famiglia e nella società. Certo fece parlare, e molto, l abbandono delle ragas per i pantaloni a tubo, ma niente al confronto della gonna corta delle ragazze degli anni 60. Una nuova e diversa protagonista, la donna, appunto, perché irrompeva nella scena con i suoi desideri, le sue aspirazioni, il suo individualismo, la sua voglia di libertà abbandonando il ruolo, non sempre gradito di angelo del focolare. Ed il cambiamento nel vestire dimostra con tutta evidenza questo suo nuovo ruolo nella società sarda, ma non solo. Quattro i binari lungo cui si è sviluppata la ricerca: a) le conversazioni- interviste; b) la raccolta delle foto; c) il reperimento e la classificazione dei reperti ; consultazione di testi relativi alla fotografia e all abbigliamento. La memoria come si sa è una grande risorsa, non solo come accumulo di esperienze e di conoscenze, ma anche, se non soprattutto, nella costruzione dell io e della propria identità. Una grande risorsa sempre più spesso utilizzata anche dalla moderna ricerca storica. Si tratta di un lavoro delicato quello che fa leva sul ricordo, perché i ricordi, a distanza di tempo ed in periodi di grandi trasformazioni spesso assumono colori diversi, modi differenti di leggere le cose del passato, anche quello più recente. Si tende a mitizzare il passato caricandolo di nostalgia positiva quasi si trattasse di una mitica età dell oro. Cautela quindi perché, come sottolineano gli storici, nell utilizzare questo tipo di materiale bisogna essere avvertiti che i ricordi, anche la memoria può essere smontata. A volte essa sposta in avanti o indietro fatti o avvenimenti, o colloca uomini e cose in contesti non corretti. Quanto essa fa rivivere, per evitare fraintendimenti ed errori, va confrontato sempre con le carte, con i documenti. Nel nostro caso con le immagini delle foto, ed ancor più con reperti conservatisi e giunti fino a noi. Le foto abbracciano un arco di tempo molto lungo, dalla prima metà dell 800 agli anni 80 del 900. Di alcuni periodi sono numerose, di altri meno, se non rare. 5

6 La periodizzazione utilizzata nel testo fa riferimento soprattutto ai grandi avvenimenti che hanno segnato la vita della Sardegna e dell Italia: la grande guerra del e il fascismo, il secondo dopoguerra, le diverse migrazioni, il boom economico degli anni 60. Anni in cui la storia del nostro paese si riflette, pur se con scarti temporali non significativi, in quella della comunità regionale. I fatti di costume, e quindi del vestire, si intersecano sempre fra di loro. Spesso si sovrappongono determinando non un continuum temporale, ma un andamento zigzagante dei diversi fenomeni. Foto apparentemente ingenue quindi? In parte si, che hanno però una grande capacità di sintesi. Il testo raccoglie e presenta tante foto. Una lunga carrellata di immagini che parlano. Va osservato che senza il contesto in cui sono ambientate si rischia di avere un album di foto e nulla più. Come pure va sempre ricordato l ambiente socioeconomico della Sardegna. Un isola pastorale e contadina, con le attività commerciali concentrate a Cagliari, Sassari e poco altro, ed in cui le condizioni igienico-sanitarie lasciavano molto a desiderare. Non esistevano le fogne e l acqua corrente nelle case. Case arredate molto poveramente. Data la situazione di indigenza quasi generalizzata sia nelle città che nei centri rurali, l abbigliamento consisteva per lo più in un solo vestito e un solo paio di scarpe (e non per tutti). I più fortunati ne avevano uno per le feste e lo indossavano solo nelle grandi occasioni. I bambini erano spesso infagottati nei vestiti dismessi degli adulti o dei fratelli maggiori. Quando il vestito era ormai troppo sporco e doveva essere cambiato, si lavava di notte e lo si faceva asciugare al fuoco. Questa la Sardegna di metà 800: situazione che si protrasse in tanta parte dell isola, soprattutto dell interno, sino agli anni 50 del 900. Difficile quindi parlare di mode: il vestito era uno e sempre quello, perlomeno per le classi popolari.caro Il testo guida il lettore, come già detto, in un lungo viaggio nel tempo dalla 2 metà dell 800 agli anni 80 del

7 Viaggio in cui si vedono i diversi modi di vestire, anche fra i vari gruppi sociali. Dal popolano al benestante, de su pòberu e de sos sennòres. Le immagini, i visi, gli abiti, le acconciature dei capelli, che nel tempo si susseguono, a ben guardare e leggere queste straordinarie fotografie danno un idea plastica di una grande e lunga rincorsa tra passato e presente, tra tradizione e modernità. Un ripetuto impasto tra elementi della tradizione, che resistono ed elementi nuovi che, quasi intrusi, all inizio, finiscono per imporsi e per diventare essi stessi nuova tradizione. Cambiamenti lenti dove vecchio e nuovo si accavallano. Alcuni durano nel tempo prima di essere abbandonati dalle nuove generazioni. a partire dalla fine dell 800 primi del 900, le testimonianze orali e le foto ci danno un quadro abbastanza, se non completamente esaustivo, del vestire e dei suoi cambiamenti nelle nostre comunità. Non dimenticando mai, se si vuole avere consapevolezza di questi cambiamenti, che essi sono strettamente legati a ciò che avviene nella vita complessiva delle comunità, quella locale, più generale del territorio, dell intera Sardegna e dell Italia, ed oggi dell intero pianeta. I fatti di fuori influenzano fortemente quelli di dentro trasformandone costumi e stili di vita. Sono tante le occasioni di contaminazione : le foto degli emigrati, il vestire diverso di quelli che rientrano in Sardegna per le ferie e dei militari di carriera che in pensione rientrano nell isola etc.. Si può parlare di un abito comune della popolazione a partire da metà 800? E esistito un modello a cui tutti si rifacevano? E difficile sempre rispondere a queste domande, anche per la grande diversità di situazioni tra zona e zona e tra mondo rurale e urbano, tra città e campagna. POESIA Il Vestimento ( ghiriles) Si rinnova nel vestimento la memoria, 7

8 complessa forma dell ancestrale umano, maschera e artifizio del corpo, invidia dei più che un solo abito indossano, incapaci di mutar forma. Del santo e del reietto impersonata vanità, umiltà o orgoglio, nei frivoli merletti, nelle lucenti sete o nella povera orbace, le stagioni alterni e vesti a festa la vita e la morte. Nascondi coprendo la natura, primigenia unità, ricreandola in orditi e ricami fioriti d oro e iridiscenti venustà E all ombra dell antico tempio del cielo, nel ghyros della suzia consacri le nostre spoglie membra, velate da nudo verbo, al prestigio e alla ricchezza, umana follia Roberta Raggioli INDICE Poesia 8 Dedica

9 1-Prefazione 2-Ragioni della ricerca 3-Ottocento-primo Novecento 4-Primo dopoguerra 5-Divise del Ventennio 6-Secondo dopoguerra 7-Anni Sessanta 8-Anni Settanta-Ottanta 9-Abbigliamento infantile 10-Emigrazione 11-Vita quotidiana 12-Abbigliamento Mare 13-Il copricapo 14-La Donna e la modernità 15-Bibliografia Biografia Caro sindaco come concordato, ti invio una sintesi del testo. Conoscendo la sensibilità in questi anni dimostrata dalla tua amministrazione nei confronti delle attività culturali con le significative manifestazioni realizzate, spero che possa apprezzare la proposta di una ulteriore occasione culturale col testo di una tua concittadina, che pur mancando da oltre cinquant anni rimane nell animo sempre orrolese. 9

10 Saluti Rina Manca 10

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