BEST PRACTICES ITALIAN COOPERATION IN THE PALESTINIAN TERRITORIES

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2 Sostegno alla crescita economica / Agricoltura Progetto Quality Olive Oil Area geografica: Territori Palestinesi Canale di Finanziamento: bilaterale Ente Esecutore: IAO Controparte: Ministero dell Agricoltura Palestinese Beneficiari: produttori di olive in Cisgiordania Obiettivo: produzione di un olio di oliva di qualità Budget::

3 BUONE PRATICHE PER LA PRODUZIONE DI OLIO D OLIVA DI QUALITÀ I progetti della cooperazione italiana stanno incoraggiandonei territori palestinesi pratiche di agricoltura biologica Il progetto pilota per la produzione di olio di oliva di qualità nei Territori Palestinesi è un programma che il Ministero degli Affari Esteri sta portando avanti dal 2006 in collaborazione con il Ministero dell Agricoltura locale con lo scopo di sostenere l olivicoltura, aumentare la produzione di olio di oliva e migliorare la qualità del prodotto, contribuendo ad incrementare i redditi generati dal settore oleicolo. Lo IAO, Istituto Agronomico per l Oltremare di Firenze, da oltre un secolo organo esecutore dello stesso Ministero degli Esteri per i programmi scientifici di natura agro -sociale, gestisce il coordinamento esecutivo dell iniziativa assieme al Palestinian Olive Oil Council, ente esecutore del progetto. Le attività principali dell intervento sostengono alcuni segmenti della filiera olivicola ed olearia, in particolare nelle fasi di: Produzione delle olive: i 400 olivicoltori coinvolti nel progetto ricevono assistenza tecnica dal progetto per ottimizzare i sistemi produttivi sia in forma diretta che attraverso la realizzazione di attività dimostrative; Trasformazione delle olive: 30 gestori di frantoi hanno ricevuto formazione tecnica sull attività di estrazione e conservazione dell olio, a cui si accompagna l analisi dell olio e la definizione di regole per introdurre il concetto di qualità ed ottimizzare le operazioni di questa fase della filiera; Commercializzazione dell olio: questa fase interessa l olio così detto migliorato, prodotto nell ambito del progetto sia nelle aree pilota sia dai produttori che aderiscono alle proposte dell intervento italiano. L olivicoltura è al primo posto tra le attività produttive nel settore agricolo, ma incide soltanto per il 10% nella formazione del PIL, benché il 60% della popolazione palestinese viva in aree rurali. Soltanto il 25% del raccolto delle olive è trasformato in olio. Si tratta di un prodotto dalle peculiari caratteristiche che tuttavia poco viene sfruttato. L instabilità politica ed economica e le carenze strutturali non aiutano neanche i processi di commercializzazione: il 20%della produzione viene commercializzata di fatto da Israele che lo esporta con propri marchi. Attualmente nei Territori Palestinesi si contano circa 12 milioni di piante in una superficie lavorabile di settantacinque mila ettari. Tuttavia il muro che in poco meno di tre anni il governo israeliano sta costruendo all interno dei territori ha diminuito di molto la capacità produttiva e centinaia di olivi secolari sono stati sradicati o bruciati. Il ministero dell agricoltura palestinese ha censito 248 frantoi in Cisgiordania, la maggioranza dei quali è attrezzata con macchinari italiani, ma ciò nonostante la qualità di lavorazione è molto bassa. Il progetto voluto dalla DGCS risponde ad una richiesta specifica dell ANP. I 400 agricoltori coinvolti sono attivi in 4 aree pilota di 100 ettari ciascuna e il progetto garantisce loro un completo supporto tecnico e logistico. Le attività principali riguarderanno inoltre lo studio di un marchio di qualità e della sua divulgazione in modo da proporre l olio extravergine e l olio biologico palestinese ai mercati internazionali con le caratteristiche e gli standard europei necessari per la vendita a tali segmenti. Considerato che l olio di oliva palestinese ha le caratteristiche per poter essere veicolo d immagine internazionale per l intero paese, il programma prevede anche un grande sforzo di comunicazione e di marketing. Un importante sinergia tra l Unità Tecnica Locale della Cooperazione Italiana/Progetto Comunicare la Cooperazione e l Istituto Agronomico per l Oltremare, ente esecutore del progetto, ha realizzato lo scorso mese di febbraio una campagna contro l uso indiscriminato di pesticidi in olivicoltura (pratica che, di fatto, impedisce la commercializzazione del prodotto finale sui mercati internazionali). Sono stati studiati dei materiali divulgativi da distribuire ai frantoi e nelle sedi del Palestinian Oliv Oil Council, per sensibilizzare i produttori alla corretta lavorazione delle olive. Nella divulgazione, sviluppata con il supporto tecnico del Diparimento di Scienze dall Alimentazione dell Università di Bir Zeit, sono consigliati metodi semplici e alla portata dei coltivatori da utilizzare in alternativa ai pesticidi chimici che alterano la qualità stessa dell olio di oliva. Un gruppo di 10 tecnici del Ministero dell Agricoltura palestinese ha seguito un corso di formazione in Italia sul tema L olivo e la produzione di olio d oliva di qualità e marketing. L obiettivo è stato quello di fornire una maggiore specializzazione e migliorare le competenze che a loro volta sui stanno trasferendo agli agricoltori nelle aree pilota del progetto, in attesa del prossimo raccolto, il prossimo autunno In questa ottica il programma si sta ponendo come un importante centro catalizzatore per lo sviluppo di un mercato altrimenti chiuso in se stesso e soprattutto per rafforzare la sicurezza alimentare della Cisgiordania.

4 Sviluppo Sociale e Umano / Sanità Programma di Aiuto Sanitario ai Territori Palestinesi (PAST ) Componente: Chirurgia mini-invasiva e Laparoscopia Area geografica: Territori Palestinesi Canale di Finanziamento: dono bilaterale Controparte: Ministero della Sanità Palestinese Beneficiari: Sistema sanitario pubblico Obiettivo: Garantire livelli adeguati di assistenza sanitaria e contribuire allo sviluppo del sistema sanitario locale e nazionale Budget:

5 SVILUPPO DELLA CHIRURGIA MINI-IVASIVA E DELLA LA- BAROSCOPIA Nei Territori Palestinesi all Italia è riconosciuto il ruolo di Paese guida (Shepherdship) tra i Donatori per il coordinamento degli aiuti nel settore sanitario La Cooperazione Italiana, in collaborazione con il Ministero Palestinese della Sanità, sta operando nel quadro del Programma di Aiuto Sanitario ai Territori Palestinesi (PAST ) per il potenziamento teorico e pratico delle tecniche di chirurgia mini-invasiva e laparoscopica nei principali ospedali pubblici Palestinesi. La chirurgia mini-invasiva, che negli ultimi 20 anni ha trovato applicazione in molteplici ambiti clinici, costituisce in Palestina una frontiera ancora poco esplorata ma di grande utilità e dunque rappresenta una nuova sfida per l impegno che da oltre 20 anni la Cooperazione Italiana dedica alla sanità pubblica nella Regione La tecnica laparoscopica consiste nell eseguire interventi chirurgici attraverso piccoli tagli di 1-2cm, che consentono di introdurre nella cavità addominale una telecamera per vedere ed i necessari strumenti per eseguire l intervento programmato o esplorare la cavità addominale con finalità diagnostica Il termine laparoscopia o videolaparoscopia significa letteralmente: osservazione dell addome (dal greco laparos=addome e scopeo=guardo). Il grande interesse rivolto a questa pratica risiede nei numerosi vantaggi offerti rispetto al tradizionale intervento chirurgico: la riduzione del dolore postoperatorio, la facile accessibilità degli organi utilizzati come via di ingresso, la mancanza del traumatismo della parete addominale, con conseguente riduzione delle complicanze ad esso correlate e una ridotta degenza in ospedale per il paziente che accetta con minor difficoltà l intervento chirurgico, non più inteso come atto invasivo. Con tecnica mininvasiva vengono eseguiti interventi chirurgici, quali la colecistectomia, l appendicectomia, la fundoplicatura, la lisi di aderenze patogene, la riparazione di ernie e difetti parietali addominali, la splenectomia, la surrenalectomia, le resezioni rettocoliche, le biopsie epatiche e linfonodali, la chirurgia per l obesità patologica nonché la maggior parte degli interventi ginecologici. La laparoscopia trova poi applicazione nella diagnostica per lo studio dell infertilità femminile, per l esplorazione addominale, per patologie oncologiche ed ematologiche. Negli ospedali presenti nei territori Palestinesi queste tecniche trovano oggi una limitata applicazione, le apparecchiature necessarie sono non sempre disponibili o sono obsolete e vi è una oggettiva difficoltà ad accedere a percorsi formativi certificati e verificabili. L Ospedale Princess Alia di Hebron e lo Shifa Hospital nella Striscia di Gaza grazie all iniziativa italiana stanno partecipando a significative esperienze formative in questo ambito. Gruppi di lavoro costituitisi in entrambi gli ospedali hanno avviato un importante percorso di formazione che ha come fine ultimo, l applicazione corrente della videochirurgia endoscopica. Numerose sessioni dedicate alla illustrazione e alla pratica di tecniche chirurgiche mini-invasive su simulatore si stanno susseguendo, perfezionate da attività, lezioni accademiche e collaborazioni scientifiche realizzate, nel Luglio scorso, in e-learning dall Italia (Scuola di chirurgia laparascopica della Associazione Chirurghi Ospedalieri Italiani, San Camillo di Roma, Dipartimento di chirurgia dell Umberto I, Ospedale Monaldi di Napoli) in collegamento con l Hebron Hospital e lo Shifa Hospital di Gaza. Ciò ha consentito agli operatori sanitari palestinesi di entrare nel vivo dell intervento chirurgico laparoscopico, assistendo a filmati realizzati in sala operatoria e trasmessi in differita Chrurgia dal vivo in differita. Un volto buono della globalizzazione. Il progetto, proprio perché implica l introduzione di nuove tecnologie chirurgiche, di conoscenze teoriche aggiornate e di sempre nuove abilità tecniche e manuali, intende utilizzare l e-learning per continuare ad accompagnare la formazione anche a distanza, mantenendo elevata la professionalità degli operatori della Sanità, mediante programmi di Educazione Continua in Medicina. Lo sviluppo ed il potenziamento delle tecniche di chirurgia mini-invasiva e Laparoscopica nei Territori Palestinesi interessa un largo numero di pazienti (gli interventi che potrebbero essere attuati in laparoscopia nei reparti di chirurgia generale e ginecologia superano oggi il 50% di tutti quelli eseguiti). Il potenziamento di tali tecniche, affinché vangano applicate su larga scala nell ambito delle prestazioni offerte dai principali ospedali pubblici locali, sta implicando inoltre lo sviluppo di una nuova cultura medica: nuove interpretazioni del caso clinico, indicazioni e strategie terapeutiche innovative, un approccio diverso al malato, una forte riorganizzazione interna delle strutture sanitarie e del modus operandi dei professionisti della salute. Il progetto della Cooperazione Italiana per il rafforzamento e lo sviluppo della Laparoscopia nei Territori Palestinesi sta tenendo in considerazione tutte queste importanti e complementari componenti che uniscono dotazione metodologica, tecnologica ed educazione continua ( continuo interscambio di esperienze e conoscenze attraverso l e-learning), per promuovere quello che potremmo immaginare come una vera evoluzione della filosofia e della cultura medica.

6 Sostegno al Patrimonio Culturale Promosso Realizzazione di un centro di aggregazione giovanile a sabastya Area geografica: Sabastya (Nablus) Canale di Finanziamento: bilaterale, Ente Esecutore: ONG CISS Controparte: municipalità di Sabastya Beneficiari: popolazione di Sabastya Obiettivo: Realizzazione di un centro di aggregazione Giovanile a Sabastya Budget: Euro (Contributo DGCS: 218,417) Emergenza Messa in sicurezza di edifici storici a sabastya Area geografica: Sabastya (Nablus) Canale di Finanziamento: bilaterale Ente Esecutore: ONG ATS (Legge 80/05) Controparte: municipalità di Sabastya Beneficiari: popolazione di Sabastya Obiettivo: messa in sicurezza di edifici storici a Sabastya Budget:

7 PATRIMONIO CULTURALE UNA RISORSA ATTA A PROMUOVERE LO SVILUPPO SOSTENIBILE Gli interventi della Cooperazione Italiana a Sabastya, Antica capitale di Samaria Sabastya si trova a circa 10 km a nordovest di Nablus sull asse est-ovest che dalla valle del Giordano conduce alla costa. Il villaggio moderno occupa le pendici orientali di una collina ovale, sopra la quale si estendono i resti della antica città di Samaria, capitale del regno israelita del nord ( a.c.). Nel 722 a.c, la città cadde nelle mani degli Assiri e successivamente dei Babilonesi. Fu conquistata nel 331 a.c. da Alessandro il Grande e successivamente distrutta da Giovanni Ircano nel 108 a.c. Il generale romano Pompeo Magno la ricostruì nel 63 a.c. e nel 27 a.c. i Romani la affidarono ad Erode il Grande, che la circondò di mura e l abbellì di sontuosi edifici in stile romano, chiamandola Sebaste, dal nome greco dell imperatore Augusto (Sebastos). Nel 196 d.c. Settimio Severo la fregiò del titolo di colonia romana (col nome di Lucia Septima Sebastia), ornandola ancora una volta di splendidi edifici pubblici (teatro, acquedotto, basilica, stadio). Le sistematiche campagne archeologiche condotte durante il XIX secolo hanno rivelato le varie fasi storiche della città. La città romana ha lasciato le tracce più evidenti. Tra le superbe vestigia dell epoca giunte sino a noi vi sono il foro, la basilica, il tribunale, lo stadio, il teatro, una larga via colonnata e la monumentale porta d ingresso fiancheggiata da due torri. Nell attuale Sabastiya (costruita in gran parte con materiale proveniente dagli edifici della antica Samaria) si può ancora oggi ammirare la cattedrale di S. Giovanni Battista, costruita dai Crociati nel 1165 sulle rovine di quella bizantina e nella cui cripta si veneravano le reliquie del Santo. Questa la storia ed il patrimonio culturale che hanno fatto da cornice agli interventi della Cooperazione Italiana che, volti a rispondere ad esigenze reali della comunità locale, hanno contribuito alla conservazione e valorizzazione di parte di questa eredità storica. Realizzazione di un centro di aggregazione giovanile a Sabastiya Sin dal titolo del progetto realizzazione di un centro di aggregazione giovanile si intuisce come il valore e la potenzialità di un intervento di restauro possano essere estesi per il raggiungimento di un obiettivo essenziale in un intervento di cooperazione: creare un percorso condiviso di crescita e sviluppo. La scelta di legare l organizzazione di un centro giovanile al recupero di un edificio storico, coinvolgendo la popolazione nelle attività di restauro é avvenuta, non casualmente, in una delle aree piú belle e storicamente piú interessanti della Palestina, ma anche più penalizzate dal conflitto. Il progetto, conclusosi nell Aprile 2006, è stato proposto per il finanziamento alla DGCS dalla ONG italiana Cooperazione Internazionale Sud Sud (CISS), nell ambito di un programma coordinato tra le ONG italiane federate al COCIS e pensato per ovviare al continuo aggravarsi della situazione sociale ed economica nei Territori Palestinesi dopo lo scoppio della Seconda Intifada. L iniziativa, realizzata in collaborazione con il Comune di Sabastiya, aveva lo scopo di ristabilire nelle nuove generazioni palestinesi un senso di appartenenza comunitaria mediante il recupero della memoria storica della città di Sebastia/Samaria e del suo territorio. Inoltre, rispondendo agli accresciuti bisogni che la crisi economica degli ultimi anni ha determinato, il progetto ha contribuito a risollevare la situazione finanziaria di molte famiglie, offrendo opportunità di lavoro agli abitanti, impiegando nel cantiere artigiani e manodopera locale e acquistando prodotti e attrezzi in loco, dando un aiuto alle piccole imprese commerciali e negozi del posto. Il progetto ha di fatto garantito occupazione continuam, per un anno intero ad oltre 30 abitanti del villaggio impegnati nel restauro. Una volta terminato il centro, che consta anche di uno spazio adibito a museo, ha offerto nel tempo spazio ad attività educative, ludico-ricreative e occasioni di formazione professionale. A Sabastiya, dopo la conclusione del progetto descritto le attività di conservazione stanno proseguendo con un altra iniziativa della Cooperazione italiana, finanziata con il Programma di Emergenza ed eseguita dalla ONG Associazione di Terra Santa (ATS) della Custodia Francescana. Messa in sicurezza di edifici storici a Sabastya Gli interventi di conservazione eseguiti dalla Cooperazione Italiana a fianco alla moschea principale, costruita nel periodo medievale, hanno salvato dal crollo e dall abbandono alcuni edifici crociati, ma una parte consistente del nucleo storico del villaggio è ancora in condizioni di grave degrado ed evidenzia sintomi di instabilità strutturale. Il nucleo abbandonato è localizzato al centro del villaggio, in piena area abitata. Le conseguenze del degrado e dell abbandono ricadono in particolare sulla popolazione infantile, che ha l abitudine di recarsi nell area per giocare, ma in generale è tutta la popolazione locale a risentire delle precarie condizioni igieniche e sanitarie del centro storico. Il personale esperto di ATS ha quindi studiato una ipotesi di intervento di conservazione e messa in sicurezza, che estenda la superficie degli spazi precedentemente riabilitati, liberando dalla sporcizia e dalle macerie nuovi spazi affinché siano messi a disposizione della comunità locale. Almeno 30 famiglie stanno percependo un reddito grazie al progetto, che sta prevedendo l impiego di un numero consistente di manodopera giornaliera per i lavori di pulizia e consolidamento degli edifici pericolanti.

8 Sviluppo Sociale e Umano / Sanità Laboratorio Centrale di Sanità Pubblica (LCSP) Area geografica: Ramallah & Striscia di Gaza Canale di Finanziamento: dono bilaterale Controparte: Ministero della Sanità Palestinese Beneficiari: MDS Obiettivo: Costruzione Laboratorio Pubblico di Sanità Budget:

9 IN PRIMO PIANO IL RUOLO DELLA MEDICINA PREVEN- TIVA L introduzione di strumenti di ricerca e attività di monitoraggio rivolta alle patolo gie umane ed ecologiche ha aumentato in maniera esponenziale il livello di prevenzione tra la popolazione. Il Laboratorio Centrale di Sanità Pubblica (CPHL - Central Public Health Laboratory), con sede a Ramallah (consta altresì di un laboratorio periferico a Gaza), è parte integrante del Ministero della Sanità e costituisce nei Territori Palestinesi il laboratorio di riferimento per la realizzazione di tutte le analisi finalizzate alla tutela della salute pubblica. Il Centro, finanziato dal Governo Italiano e realizzato in collaborazione con l Istituto Centrale di Sanità Pubblica e con la partecipazione di UNRWA, nasce dal ruolo svolto dall Italia come Paese coordinatore dei programmi di sanità nei Territori Palestinesi e dal diretto coinvolgimento del nostro Paese nel processo di riorganizzazione del sistema sanitario palestinese che, recentemente avviato dal locale Ministero della Sanità, ha posto in primo piano il ruolo della medicina preventiva. La principale funzione del laboratorio, all interno del sistema sanitario locale, è quella di studiare, valutare e migliorare lo stato di salute della popolazione palestinese. L introduzione di strumenti di ricerca, test analitici, attività di monitoraggio, azioni di controllo delle malattie infettive e non, dell ambiente, degli alimenti e dei farmaci, ha aumentato in maniera esponenziale il livello di prevenzione tra la popolazione. Il CPHL è in grado di offrire, in tempi rapidi, pareri ed informative al Ministero della sanità su varie tematiche legate alla salute pubblica e di definire e proporre regolamenti tecnici, protocolli e piani di lavoro da seguire nei laboratori periferici. La struttura, che consta di avanzati dipartimenti di chimica e biologia, opera in diversi ambiti di ricerca ed analisi: ecologico, ambientale, merceologico ed alimentare. In risposta ai crescenti bisogni di una società moderna il CPHL è in grado di condurre approfondite indagini in ambienti di lavoro; prelievi e controlli delle emissioni in atmosfera; esame e classificazione di rifiuti industriali ed urbani; analisi di acque potabili, reflue e per l irrigazione; analisi merceologiche e sugli alimenti; controllo dei residui antiparassitari in prodotti vegetali. Grazie al duplice ed inseparabile campo d indagine rivolto alla patologia umana ed ecologica, il Laboratorio supporta ed integra da otto anni le attività di prevenzione collettiva svolte dal Ministero della Salute e dall Autorità per l ambiente. Uno dei maggiori successi negli ultimi anni è stata la prevenzione della diffusione di morbillo in Cisgiordania. Dopo lo scoppio della seconda Intifada, il laboratorio testò su un numero elevato di bambini vaccinati l inefficacia del vaccino somministrato. La perdita di efficienza era stata causata dai frequenti tagli di elettricità a numerose strutture sanitarie che ne avevano impedito un adeguata conservazione. Una campagna straordinaria di vaccinazione contro il morbillo fu organizzata repentinamente dal Ministero della Sanità e a bambini fu evitato di contrarre la malattia. Il CPHL sta contribuendo a definire corrette politiche programmatiche nell ambito della salute pubblica e ad incrementare la capacità operativa e gestionale del personale che opera per la protezione della salute, oltre a migliorare i servizi a disposizione della popolazione palestinese. Nello svolgimento delle sue specifiche funzioni il Laboratorio inoltre è attualmente a servizio delle attività previste dal Programma PAST, in particolare per la componente dedicata allo studio di un Piano Nazionale per la prevenzione dei rischi ambientali e la tutela della salute pubblica. Per raggiungere target in linea con i tempi e rispondere alle richieste della popolazione è stato necessario creare quadri tecnici molto specializzati mediante percorsi di formazione condotti in collaborazione con la Bir Zeit University di Ramallah. Ciò ha consentito di migliorare fattivamente competenze e qualifiche delle risorse umane a disposizione del Ministero Palestinese della Sanità. Attualmente 60 tecnici di laboratorio lavorano nei diversi dipartimenti del Centro. Il valore aggiunto di questo intervento è il contributo che una tale struttura è in grado di garantire al sistema sanitario palestinese nel suo complesso, mettendolo nelle condizioni di affrontare e gestire le numerose e sempre nuove problematiche legate alla salute pubblica.

10 Sviluppo Sociale e Umano / Genere Centro Mehwar di Betlemme per la protezione e l empowerment delle donne e della famiglia Area geografica: Betlemme -Territori Palestinesi Canale di Finanziamento: Multi bilaterale Banca Mondiale e Unifem (Fase II) Controparte: Ministero degli Affari Sociali Beneficiari: Donne del distretto di Betlemme Obiettivo: potenziare i servizi di assistenza psicologica e legale alle donne vittime di violenza Budget: USD ; in fase di avvio

11 LE DONNE ORA NON SONO PIÙ SOLTANTO VITTIME DA DIFENDERE, MA ANCHE TESTIMONI DELLA DENUNCIA La protezione dei diritti delle donne è un presupposto fondamentale per la crescita sociale ed umana Il Centro Mehwar di Beit Sahour (distretto di Betlemme), primo nel suo genere nei Territori Palestinesi, é nato con l obiettivo di garantire protezione alle donne ed ai bambini vittime di abusi nel contesto familiare ed introdurre un cambiamento graduale nella mentalità e negli schemi comportamentali alla base degli episodi di violenza. Nel 2002 il Ministero Palestinese per gli Affari Sociali (MoSA), beneficiario ultimo del progetto (il centro opera sotto tutela e controllo del MoSA), aveva iniziato a lanciare i primi segnali d allarme, denunciando l incidenza del fenomeno nei Territori Palestinesi e manifestando la volontà di intervenire con urgenza. Nel 2004 la Cooperazione Italiana con un importo di 2.5 milioni di dollari, tramite un fondo fiduciario istituito presso la Banca Mondiale, da inizio all opera di costruzione dell edificio che oggi ospita il Centro Nazionale Antiviolenza per la protezione e l empowerment della donna e della famiglia. La terra sulla quale sorge il complesso (concepito dall architetto italiano Roberto Berretta e realizzato con la collaborazione dell architetto palestinese Salameh Mukarkar) è stata donata per lo scopo dalla Municipalità di Betlemme: ciò ha evidenziato la volontà da parte dell autorità locale di dare una prima risposta autorevole al problema della violenza domestica nell area. Il centro, in origine Counceling center for Women in difficult Circumstances e ora denominato Mehwar, parola che in lingua araba significa il nucleo di riferimento il cuore ad indicare l importanza e la necessità di dare una risposta alla violenza domestica quale presupposto essenziale per il rispetto della dignità umana e la crescita della società palestinese. Nell ambito dell iniziativa, di grande importanza è stato considerato il rapporto con l associazionismo femminile italiano. L ONG italiana Differenza Donna, cui la cooperazione italiana ha affidato sin dall inizio l esecuzione delle componenti progettuali dedicate all organizzazione dei servizi del centro, alla selezione e formazione del personale, alla sensibilizzazione delle istituzioni e della società civile ed allo sviluppo di politiche adeguate per la gestione del centro, ha fornito il proprio know-how in materia di centri anti-violenza mettendo a disposizione modelli, metodologie di lavoro e competenze sviluppate negli anni coerentemente con le piu avanzate linee guida internazionali. Anche l ONG palestinese WCLAC (Women Center for Legal Assistance and Conselling) nella prima fase del progetto ha avuto un ruolo importante nel favorire la mediazione culturale necessaria. Il Mehwar ha aperto le proprie porte al pubblico il 28 febbraio 2007 offrendosi come un spazio protetto dotato di servizi e personale qualificato per fornire assistenza individuale, sostegno psicologico, e formazione professionale mirata al reinserimento sociale delle utenti. 16 donne provenienti dal governatorato di Betlemme ed Hebron e hanno ricevuto formazione specializzata in Italia sugli strumenti e le metodologie più adeguate all assistenza e cura delle donne vittime di violenza domestica; e stata selezionata una legale specializzata in Diritto della Famiglia per fornire assistenza e pareri legali alle utenti e alle famiglie ed una educatrice specializzata in psicologia dello sviluppo per offrire assistenza ai bambini coinvolti negli episodi di violenza o testimoni degli abusi in ambito famigliare; si é provveduto all organizzazione degli spazi del centro, alla definizione dello statuto legale, e alla preparazione della campagna di informazione per la collettività. Oltre ai servizi di consulenza ed assistenza psicologica e legale, il centro ha predisposto uno spazio dedicato ad attività ricreative per i bambini, una palestra per le donne ed un punto di ritrovo per l intera collettività. A conclusione della prima fase del progetto, su richiesta del Ministero Palestinese per gli Affari Sociali, l Italia si é impegnata a garantire continuità ai servizi offerti dal Centro Nazionale antiviolenza di Betlemme. Le attività sono state sostenute nella fase ponte che precede la seconda fase di sostegno al progetto, dagli importanti contributi della provincia di Roma e dall Istituzione di genere femminile SOLIDEA della Provincia di Roma, mediante un finanziamento di 120,000 oltre a contributi a valere sul Programma di Emergenza ( 250,000) gestiti dall ufficio della Cooperazione Italiana a Gerusalemme. Il Governo italiano ha deciso dunque di finanziare la seconda fase del progetto, con un contributo multilaterale da affidare a UNIFEM, per un impegno di oltre 2 MLN. Il finanziamento contribuirà a sostenere le attività ed il personale del centro Mehwar per la durata di tre anni fino al Il centro sta diventando un punto di riferimento a livello nazionale per tutte le famiglie e gli individui che vivono situazioni di conflitto all interno delle pareti domestiche, in un contesto,i Territori Palestinesi, già connotato da diverse forme di violenza ed abusi. Inoltre la struttura sta raccogliendo il riconoscimento delle Istituzioni, proprio grazie alla modalità innovativa con cui gestisce i casi: le donne ora non sono più soltanto vittime da difendere, ma anche testimoni della denuncia contro i costumi di una società ancora patriarcale.

12 Emergenza / Sicurezza alimentare Contributo alla FAO per il sostegno a gli allevatori di ovini e caprini Area geografica: Valle del Giordano e Sud di Hebron Canale di Finanziamento: Multi bilaterale FAO Beneficiari: allevatori e pastori beduini della Valle del giordano Obiettivo: consolidare i processi di sviluppo rurale per i pastori e le loro famiglie, nella Valle del Giordano Budget:

13 CONSOLIDAMENTO DEI PROCESSI D I SVILUPPO RURALE Il programma di emergenza in cisgiordania opera per mitigare le conseguenze umanitarie, socieli ed economiche cagionate dalle persistenti restrizioni alla mobilità di persone beni e merci Il progetto per il sostegno degli allevatori di ovini e caprini realizzato in collaborazione con la FAO si propone di aiutare, accrescere e consolidare i processi di sviluppo rurale in seno alle comunità di pastori situate nella Valle del Giordano e nelle aree a sud di Hebron. L iniziativa sta provvedendo a garantire a costi ridotti mangime per gli animali di piccola taglia contribuendo ad una resa qualitativa del bestiame, principale fonte di reddito per gli allevatori delle zone rurali e per le comunità beduine. Si tratta in particolare di facilitare i processi di acquisizione di foraggio per gli animali mediante la gestione di un fondo rotativo comune. In questo modo si intende favorire lo sviluppo delle associazioni dei pastori mediante la fornitura di strutture di stoccaggio per i foraggi, gestite in maniera comunitaria. Accanto alla FAO, incaricata della gestione generale del progetto, ed in particolare dell acquisizione di beni e forniture, 3 ONG italiane (AISPO,CISP,UCODEP) sono coinvolte nel delicato compito di incoraggiare le relazioni tra i pastori e guidarli nei processi associativi (consorzi di allevatori). Dal 2006, l inasprirsi delle restrizioni imposte al movimento di persone e merci e la confisca di numerosi terreni hanno comportato per molte famiglie di allevatori numerose difficoltà legate al mantenimento della produttività delle loro greggi. La pastorizia è da sempre la fonte principale di reddito anche per le tribù beduine che, nel caso delle comunità presenti in Israele e Territori Palestinesi, si sono viste obbligate nel passaggio dallo stile di vita nomade a quello sedentario o semi-nomade. L impossibilità di muoversi e le difficoltà di reperire foraggio ha causato il deperimento delle greggi che hanno ridotto di molto anche la produzione di latte e formaggio. Latticini e carni non soltanto garantiscono il sostentamento delle famiglie, ma vengono anche venduti nei mercati locali. Tale situazione ha inciso in modo significativo sul reddito e sulla qualità della vita di tali comunità. Il progetto sta contribuendo a fornire agli allevatori gli strumenti e le strategie più adeguate a fronteggiare la situazione di endemica difficoltà economica in cui versa l area interessata.

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