Aspetti sanitari dell'inquinamento delle acque e rimedi

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1 Aspetti sanitari dell'inquinamento delle acque e rimedi Il Relatore introduce il suo dire con la seguente premessa: Ringrazio per l'invito e per le cortesi parole rivoltemi e mi compiaccio con gli Organizzatori del Convegno, perché siffatti problemi, soprattutto se dibattuti in sede locale, permettono di fare qualcosa di positivo. I congressi sono sempre gli stessi e quello che vi dirò è, in fondo, la sintesi di quanto più volte ho detto in riunioni di tipo scientifico; ma da queste idee generali emergeranno elementi per risolvere i vostri problemi locali. Mi rivolgo ai giovani presenti, allievi degli Istituti Tecnici, dai quali noi aspettiamo molto per l'avvenire, perché il problema dell'inquinamento non può essere affrontato e risolto dall'oggi al domani, né con il solo trattamento delle acque inquinate mediante gli impianti di depurazione; spesso è possibile combatterlo a monte, creando un tipo di tecnologia pulita, che non ci dia inquinamento. Prima di approfondire l'argomento che mi è stato affidato, devo dire che come tecnico dell'impiantistica per la parte biologica, mi sono formato a Foggia, città che ha la fortuna di avere due grandi istituzioni: la stazione sperimentale di depurazione e la stazione zooprofilattica. È alla stazione sperimentale di depurazione che, ospite dell'ente Autonomo Acquedotto Pugliese, per anni ho studiato la biologia degli impianti di depurazione, validamente coadiuvato dall'amico Venanzio Cufone, tecnico impareggiabile in questo settore. In Italia molti impianti potrebbero rendere di più se ci fossero tecnici ben preparati. Sappiate che gli impianti ben tenuti non fanno apparire la materia che si tratta; dalle diapositive che proietterò vedrete che possono sembrare dei veri giardini con vasche. Nella Stazione Sperimentale di Foggia ho lavorato per ore e giorni per studiare la biologia degli impianti, e non apparivano segni esterni della materia trattata. I rifiuti fanno parte della vita, si reinseriscono nella vita, perché si trasformano in alimenti attraverso il ciclo della materia. Ciò premesso, passo ad esaminare il problema dell'inquinamento da un punto di vista generale e da questi concetti generali potranno essere ricavati gli elementi necessari per le azioni locali da prendere, 145

2 quando parleremo del problema particolare di Foggia. Darò una visione generale del problema, molto riassuntiva, che come tale avrà una enorme quantità di lacune; ma non è possibile trattare un argomento così vasto, in un breve spazio di tempo, senza omissioni. L'umanità ha moltissima acqua a disposizione, perché solo gli oceani coprono il 71% della superficie terrestre, con una profondità media di metri. Ma l'acqua utilizzabile è pochissima rispetto a questo enorme quantità a disposizione (Fig. 1) per cui dobbiamo essere dei buoni amministratori oggi, mentre per domani speriamo di avere la possibilità di utilizzare anche parte del resto. Il punto più importante però è questo: l'acqua che noi possiamo utilizzare è sempre la stessa che ricircola, perché dopo l'evaporazione cade sotto forma di pioggia sulla superficie degli oceani e sul terreno. Ma anche quella che cade sulla terra in gran parte affluisce al mare, come è affermato nel Vecchio Testamento: «Tutti i fiumi corrono al mare ed il mare non trabocca; donde i fiumi vennero, là essi ritornano». Praticamente l'acqua è in continuo movimento e in questo suo giro subisce le diverse trasformazioni a seconda del luogo e, quindi, i diversi inquinamenti. Essendo poca l'acqua buona a nostra disposizione, molte volte siamo costretti a riutilizzarla anche sporca o dopo trattamenti diversi. Gli esempi che faccio sono casi limite che potrebbero ancora essere validi anche per le nostre regioni ed anche per il nostro Paese: in Olanda, l'aia, non avendo possibilità di approvvigionarsi di acqua da sorgenti profonde, ha trovato sulle dune una falda abbastanza profonda e buona da cui la estrae. Si tratta di acqua piovana che è filtrata attraverso le dune e che viene captata e portata in città con una condotta di 32 Km. Poiché l'acqua così recuperata è ormai diventata insufficiente, da un canale del Reno, inquinato dai battelli, si pompa altra acqua, che si butta su queste dune cintate, si fa scendere in profondità, incrementando così quella falda da cui l'aia già si approvvigionava. Un altro esempio è quello di Israele, dove chiaramente appare lo sforzo che talora deve fare l'uomo per riutilizzare la poca acqua a disposizione. Tel Aviv, per esempio, pur essendo sul mare, non scarica in esso i suoi liquami ma li pompa a monte e, dopo averli trattati opportunamente, li sparge su determinate superfici di terreno. Così facendo non inquina il mare e fertilizza il deserto, perché le acque di fogna, se non contengono determinati contaminanti chimici, sono degli ottimi fertilizzanti. Inoltre arricchisce la falda del sottosuolo, a cui attinge per i suoi fabbisogni. Un altro esempio è quello di Costanza, sul mar Nero, ove si pompa l'acqua a monte per fertilizzare le terre solo d'estate, epoca di movimento turistico balneare. Altri esempi li abbiamo in Italia nel settore industriale. L'Italsider di Napoli, infatti, capta parte delle acque di fogna (qualcosa come litri al secondo), le tratta in un certo qual modo e poi le usa per raffreddare i suoi impianti. Altro esempio di riutilizzazione delle acque di rifiuto 146

3 come fertilizzanti si ha ad Achères, vicino Parigi, dove le acque di fogna, dopo un trattamento adeguato non molto spinto, vengono utilizzate per la fertilizzazione del terreno. I famosi sedani parigini vengono da queste zone. Esaminiamo ora le modalità dell'inquinamento. Un aspetto nuovo del problema, constatato negli ultimi anni, è quello dell'inquinamento per trasporto atmosferico a grandi distanze, messo in luce con gli studi sulla radioattività, particolarmente in occasione dell'esplosione della bomba atomica cinese nel 1956, quando già al mondo vi erano delle stazioni pronte per gli studi del genere. Si è visto che questa nube atomica può circumnavigare la crosta terrestre più volte nella stratosfera prima di ricadere per fall-out, cioè per caduta gravitazionale, oppure per wash-out, cioè per lavaggio dell'atmosfera. Questo studio ha fatto sì che negli ultimi anni si sia potuto accertare che anche altri contaminanti tradizionali seguono un analogo trasporto atmosferico che poi interessa le acque. Si sa che i ghiaccia si rinnovano continuamente per continuo deposito di neve in superficie e scioglimento alla base, con ritmo lentissimo, abbastanza ben valutato. Anche il fondo dei mari e degli oceani aumenta per costante deposito di sedimenti. Esaminando i vari strati dei ghiacciai e dei sedimenti dei mari con prelievi di carote, si può risalire a quello che è avvenuto migliaia e decine di migliaia di anni 147

4 fa. Carote dei ghiacciai della Groenlandia ci provano che il piombo arrivava sulle nevi della Groenlandia portato dai venti naturali già prima dell'800 a. C., epoca in cui era rimosso dalla crosta terrestre per e- rosione naturale dei venti (inquinamento di fondo). Poi l'uomo ha cominciato a farne uso per utensili, successivamente per l'industria e, negli ultimi tempi, come antidetonante nelle benzine. In tal modo l'uomo ha mobilizzato sempre più il piombo che fa parte della crosta terrestre in modo eccessivo rispetto a quella che sarebbe la mobilizzazione naturale; tanto è vero che sui ghiacciai della Groenlandia il piombo è aumentato di 500 volte negli ultimi 40 anni (Fig. 2). Come componente della terra il piombo è sempre esistito nei fiumi, negli alimenti, in noi; però adesso si è mobilizzato eccessivamente, con i pericoli che ne possono derivare. Queste osservazioni valgono anche per gli altri contaminanti naturali (mercurio, rame, ecc.), mentre sono apparsi nuovi contaminanti artificiali. Il D.D.T. è stato trovato nei grassi delle balene dei Poli, il mercurio si trova negli uccelli, e lo stesso D.D.T. è stato trovato nei ghiacciai del Caucaso in Russia, nei ghiacchiai del monte Olympus in America, in epoche corrispondenti all'inizio del suo impiego nei due paesi. Non v'è dubbio, quindi, che molti di questi contaminanti vengono veicolati per via atmosferica. Quando parliamo di inquinamenti dobbiamo cercare di tener presenti le differenti qualità di contaminanti, perché a seconda di esse diverso è il pericolo; e conseguentemente diverso deve essere il tipo e sopratutto la priorità di intervento. Infatti, da medico, se dovessi decidere, farei abolire prima quei contaminanti che causano danni sicuri alla salute dell'uomo, poi gli altri che causano sicuri danni all'ambiente ecologico esterno. Dobbiamo avere chiare le idee perché, malgrado l'enorme progresso che abbiamo fatto in questi ultimi anni, molti aspetti del problema non sono chiari né ben conosciuti. A tal punto si rende necessario una suddivisione dei contaminanti. Potremo distinguerli in radioattivi, chimici e fecali ed ancora in naturali ed artificiali. Più che sui contaminanti naturali bisogna intervenire sui contaminanti artifical e sopratutto su quell che producono dei danni alla salute dell'uomo ed agli ecosistemi della biosfera. Ad esempio, anche il mercurio fa parte della crosta terrestre e, perciò, lo abbiamo avuto e lo avremo sempre addosso, magari in maggiore quantità oggi perché viene più usato. Ma più del mercurio metallico dobbiamo temere il metil-mercurio, contaminante artificiale molto più tossico per l'uomo, tanto da causarne la morte o grave malattia (Minamata). Ecco che la distinzione tra contaminanti naturali e contaminanti artificiali già presuppone una gradualità e diversità di interventi, correlate alla diversa loro pericolosità. Ci sarebbe, poi, un'altra suddivisione molto importante: quella tra contaminanti degradabili e non degradabili. 148

5 I microbi, come ha già affermato l'assessore Sica, sono degradabili; il D.D.T. è lentissimamente degradabile; i metalli restano esternamente tali. Vi sono, poi, delle sostanze d'intermedia degradabilità per le quali ci si può comportare in modo diverso. In una programmazione d'interventi, bisogna vedere inoltre quale inquinante è più pericoloso, ed intervenire prima su di questo. Passando ora ad esaminare l'aspetto biologico dei liquami, che per comodità di esposizione immaginiamo privi di detergenti non degradabili e di sostanze chimiche, dobbiamo dire che essi vengono degradati da alcuni batteri e questa degradazione microbica porta alla formazione di sali concimati quali nitriti, nitrati e fosfati. Ciò avviene sul terreno, dove i rifiuti degradabili finiscono per diventare fertilizzanti con produzione di vegetali; nelle acque invece di darci le piante questi sottoprodotti danno le alghe, le quali non solo producono ossigeno, ma servono anche alla vita degli animali microscopici marini, che si nutrono di alghe e di batteri. In altre parole questo ciclo dimostra che la materia degradabile giunta nelle acque marine, fluviali e lacustri, nonché sul terreno, purché sia ben distribuita, finisce per essere un fertilizzante. Se così non fosse la terra sarebbe ormai sommersa da centinaia di metri di rifiuti e non ci sarebbe più acqua pulita, né nutrimento. Questo schema della diapositiva che proietto (Fig. 3) vale anche per gli impianti di depurazione. L'uomo non ha scoperto niente di nuovo, ma ha fatto soltanto in modo che negli impianti di depurazione questo ciclo avvenga in uno spazio più limitato, in un periodo di tempo più breve e in modo più perfetto, senza contaminare l'ambiente, come avviene normalmente in natura. Infatti negli impianti di depurazione si ha la prima fase di questa trasformazione della materia organica, che è la più nociva; le acque, cosí trattate, vengono versate nell'ambiente esterno, dove il ciclo continua nelle fase successive. Tra depurazione artificiale e depurazione naturale, nell'ambiente praticamente non vi è altro che una vita diversa che interviene. Se però nelle acque di fogna è presente anche un contaminante chimico non degradabile, sopratutto artificiale, il ciclo può procedere nello stesso modo per quel che concerne la degradazione della materia organica, che viene distrutta e diventa nuova vita e quindi, alimento; ma le sostanze chimiche non degradabili in genere seguono questa stessa catena alimentare e la inquinano più o meno intensamente. Esaminiamo, come esempio, ciò che si verifica se un radioisotopo è presente nelle acque di fogna, o nell'ambiente che le riceve. L'isotopo radioattivo viene assorbito dagli elementi microscopici (colloidi organici, batteri, alghe, muffe) che servono di nutrimento agli animali più grandi presenti nelle acque in cui le fogne vengono versate: esso può ritornare all'uomo addirittura concentrato, come ogni composto 149

6 chimico non degradabile. Bisogna considerare, perciò, due aspetti diversi della depurazione: quello positivo, che si ha in quanto la depurazione distrugge e degrada la materia organica e addirittura la trasforma in alimento; e quello negativo legato agli stessi fattori biologici di autodepurazione, dai quali i contaminanti non degradabili vengono assorbti e vengono reinseriti nella catena alimentare. Anche i microbi patogeni, sempre presenti nelle acque di fogna, sono degradibili, cioè destinati a morire prima o dopo, come ogni essere vivente. Si tratta di allontanarci a sufficienza perché non arrivino a noi, provvedere con accorgimenti adeguati o con impianti idonei e funzionali. Quest'altra diapositiva fa vedere due vasi con acqua di mare inquinata da un collettore fecale di Napoli. Nella sabbia, sul fondo, sono presenti telline di cui si vedono sporgere i sifoni. Nel primo vaso l'acqua contiene circa 10 miliardi di batteri per cmc. ed è fortemente torbida. Dopo cinquanta minuti, come si vede nel secondo vaso, l'acqua è diventata quasi limpida perché le telline per nutrirsi e respirare, hanno filtrato l'acqua in grande quantità - (parecchi litri all'ora) - assorbendo sia l'ossigeno per respirare, sia gli elementi corpuscolati per nutrirsi. I batteri che c'erano nell'acqua sono passati in esse, facendole diventare un concentrato di microbi (anche patogeni se c'erano). Quest'altra diapositiva mostra un'acqua marina, resa torbida da bacilli paratubercolari in cui sono state messe delle cozze. Dopo due o tre minuti, il mitile comincia già ad aprire le valve ed a filtrare, accumulando i batteri. Questi vengono avviati nell'intestino soltanto in quantità adatta; in questo caso essi sono troppo abondanti, perciò vengono parzialmente espulsi sotto forma di pseudo-feci. Questi molluschi quindi non ammalano mai di indigestione: infatti, rifiutano il cibo in eccesso e lo eliminano sotto forma di pseudo-feci, mentre solo la quota necessaria di alimento passa attraverso l'intestino. Una sezione istofogica di questi mitili, esaminata in fluorescenza fa vedere un ammasso di batteri in corrispondenza delle branchie. Molti altri animali dell'ambiente idrico si nutrono di microbi e si possono riconoscere mettendo negli acquari di esperimento sospensioni di batteri colorati (in rosso, per esempio). Nel caso della Salpa il fenomeno è ben visibile ad occhio nudo perché l'animale è trasparente ed il suo intestino diventa pieno di ammassi rossi formati da miliardi di batteri, che possono anche essere digeriti come un alimento (perché degradabili), mentre il colorante rosso, che rappresenta un ipotetico inquinante resta inalterato, perché non degradabile. La differenza tra il contaminante degradabile e il contaminante non degradabile sta proprio in questo: il degradabile viene distrutto, il non degradabile viene quasi sempre accumulato, e lo dimostra. Da quando abbiamo detto appare evidente che i molluschi eduli si possono considerare depuratori delle acque perché concentrano i 150

7 contaminanti togliendoli da esse; ma, così facendo, si inquinano e trasme t- tono l'inquinante a noi che li mangiamo. I batteri possono giungere a noi già morti (o possono essere distrutti con la cottura); gli inquinanti non degradabili restano inalterati. Ciò avviene anche negli impianti di depurazione, dove ciò che non è degradabile si accumula, per lo più, nei fanghi, e segue il loro destino. Vi sono degli altri organismi ambientali che depurano le acque, quali le muffe, le alghe, i comuni batteri che producono antibiotici o sostanze litiche, capaci più o meno di uccidere i patogeni, come lo dimostra la Fig. 4. Un esempio molto significativo è l'osservazione di Siburt, che ha lavorato nel mare dell'antartide, dove c'è un'alga che produce degli antibiotici; questa serve di nutrimento ad un crostaceo; l'antibiotico prodotto dall'alga si concentra nel crostaceo e quando questo viene mangiato dai pinguini l'antibiotico sterilizza l'intestino dei pinguini, i quali fanno, così, una vera cura antibiotica (Fig. 5). Si tratta del passaggio di un medicamento lungo la catena alimentare; ma la stessa cosa sarebbe avvenuta se l'alga fosse stata inquinata da isotopi radioattivi o con qualche altro contaminante non degradabile. Ciò che avviene nelle acque e sul terreno avviene anche negli impianti di depurazione dove si ha la distruzione della materia organica e la sua trasformazione in sottoprodotti quali nitriti, nitrati e fosfati. Ma accanto a questo aspetto positivo della depurazione, si può avere anche l'aspetto negativo del problema con concentrazione di alcuni di questi contaminanti, specialmente nei fanghi che si ricavano dagli impianti di depurazione. Giustamente si afferma che le acque di fogna o certi tipi di rifiuti organici industriali possono essere usati come concime; essi, infatti, sono fertilizzanti della terra e delle acque, ma a due condizioni: 1 che non contengano sostanze chimiche tossiche, le quali potrebbero nuocere alla vita dell'ecosistema o accumularsi in alcuni degli organismi viventi che lo popolano; 2 che non siano in eccesso e vengano bene distribuiti nell'ambiente, per non soffocare la vita stessa o provocare una vera indigestione per eccesso di nutrimento (= eutrofizzazione). Questi due inconvenienti vengono aumentati dai fanghi degli impianti di depurazione versati nell'ambiente, perché contengono concentrata la materia fertilizzante, ma anche sostanze tossiche non degradabili (se esistevano nei liquami). Perciò la legge non permette l'immissione in fogna di sostanze tossiche perciò la utilizzazione delle acque di fogna per l'agricoltura o per la pescicultura deve essere regolata adeguatamente se si vogliono avere effetti solo positivi. Tutti hanno sentito parlare di laghi e fiumi che stanno morendo per eccessivo sviluppo di alghe perché ricevono troppo nutrimento; si tratta di classici esempi di eutrofizzazione, con frequenti ecatombi di pesci durante l'estate. Se noi facciamo una critica storica al problema restiamo sorpresi 151

8 dal fatto che l'inquinamento radioattivo (che è quello nato per ultimo ed è potenzialmente il più pericoloso), è stato dominato sul nascere. Le dolorose immagini di Hiroschima e Nagasaki hano creato quel movimento psicologico e politico per cui ogni industria nucleare che sorge si trova sotto vincoli di controllo nazionale ed internazionale con laboratori che valutano l'entità dello scarico e, quindi, impongono quegli artifici atti a garantire la difesa dell'ambiente. Questo inquinamento, che è potenzialmente il più pericoloso, è stato dominato; non così avviene per gli altri due. L'inquinamento chimico, infatti, è esploso in questo momento come vero problema, eppure è abbastanza vecchio. Noi, che ci interessiamo da vent'anni circa del problema ed inutilmente abiamo cercato di sensibilizzare politici ed amministratori, oggi vediamo che l'opinione pubblica è sensibilizzata a sufficienza, anzi dobbiamo cercare di far comprendere che il problema è scottante sì, ma deve essere affrontato con un criterio, con una certa programmazione e secondo determinate priorità, per non creare confusione e paralisi. Il problema dell'inquinamento chimico è esploso improvvisamente in seguito a quanto accaduto nella baia di Minamata, in Giappone, dove si sono avuti 151 ammalati, con oltre 50 morti, per inquinamento dei prodotti della pesca a causa di una industria che scaricava metilmercurio in tracce appena svelabili dalle tecniche di laboratorio. Una commissione, costituita per studiare il problema, ha rilevato che il metilmercurio scaricato in «tracce» veniva assorbito dalle alghe; queste ultime servivano da nutrimento ai mitili ed anche ad alcuni vermi dei fondali che venivano mangiati dai pesci. Così, di alimento in alimento, questa sostanza chimica subiva delle vere concentrazioni secondo i meccanismi di cui abbiamo parlato. Quindi, quanto avviene per la radioattività si verifica anche per molti altri contaminanti e quasi per tutti i contaminanti non degradabili, che finiscono per essere inseriti nel ciclo della materia, per tornare concentrati all'uomo, anche se opportunamente diluiti nello scarico. Il metilmercurio, prodotto organico, contenuto nelle acque in piccole quantità, può causare la morte o grave malattia, mentre il mercurio metallico alle stesse dosi, può non produrre danni. Allora è chiaro che di due industrie che eliminano uguale quantità di mercurio, se una libera mercurio metallico e l'altra libera mercurio organico, quest'ultima deve essere assolutamente chiusa; mentre per l'altra si può essere più tolleranti, sempre che non si superino certi livelli. In Italia vi sono tre industrie che prima producevano metilmercurio: queste industrie, data la pericolosità dell'inquinante, o dovranno chiudere o hanno cambiato o dovranno cambiare sistema di produzione in modo da non eliminare più questo composto organico. Anche l'etilmercurio, che noi abbiamo sparso sulla superficie della terra con gli insetticidi e con i fertilizzanti agricoli, può portare a queste conseguenze. Questi prodotti sono stati tolti, perciò, dal commercio, perché 152

9 il mercurio è già stato trovato nei pesci in scatola a dosi troppo elevate. È per queste ragioni che ai giovani d'oggi io darei un suggerimento: se studiate ingegneria chimica, dopo aver ultimato gli studi vi occuperete in una industria; imparate non solo a fare un prodotto buono e ad un prezzo conveniente, ma cercate di trovare una tecnologia che vi dia anche una industria pulita, cioè senza inquinanti pericolosi nello scarico. Una delle prospettive forse più importanti per il futuro in tal senso è quella della radioattività. Le industrie nucleari di oggi ci danno degli scarichi che sono ben controllati, ma costosi. Secondo uno dei maestri della radioattività si prevede che fra venti o trent'anni avremo una industria nucleare non a fissione, ma a fusione; questo sistema praticamente non dà inquinamento. Sarebbe un notevole passo avanti perché gran parte delle industrie di oggi funzionerebero ad energia nucleare pulita e l'inquinamento chimico da idrocarburi e da carbone sarebbe eliminato, anche perché le scorte di questi combustibili saranno esaurite entro anni. L'inquinamento fecale, vecchio quanto l'uomo, è eliminabile con tecniche note; ma purtroppo si è fatto poco contro di esso, perché produce danni alla salute (tifo, epatite virale ecc.), più di quello chimico e radioattivo uniti. Ciò è dovuto sia a mancanza di impianti di depurazione, sia e soprattutto al fatto che subentra la sfiducia per questi impianti, che non funzionano, perché mancano i tecnici. L'acqua sporca di questo tipo è ritenuta materia vile, ma chi sa studiarla vi trova la «poesia», ed io credo di avervi dimostrato che c'è della «poesia» anche in una goccia d'acqua di fogna, anche per il mondo microscopico che vi si può trovare. Vi ricordo ancora che questa materia vile fa parte della crosta terrestre; una volta essa è rifiuto e un'altra volta diventa alimento; un'altra volta ancora è carne, perché circola dappertutto. Come l'acqua compie quel ciclo di cui abbiamo parlato, così anche la materia organica ricircola sulla faccia della terra; l'importante è che noi non inseriamo in questo ciclo gli elementi tossici non degradabili, che finiscono per provocarci dei danni; l'importante è che questo ciclo sia conservato e favorito nel suo evolversi. Purtroppo molti, troppi impianti di depurazione, anche belli e costosi, non funzionano, perché si pretende di farli andare avanti senza personale o distaccandovi uno spazzino. Ho visto impianti di depurazione a Capri, a Piedimonte d'alife, a Sorrento, a Maiori, ad Amalfi e a Napoli, impianti che potrebbero rendere al 90% e invece rendono sì e no al 60-65%. Alcuni sono vecchi, e questa è una giustificazione; ma altri sono moderni, e questo è denaro sciupato. Perciò si sta provvedendo di nuovo, quasi ovunque, spesso cambiando sistema o soluzione. Ricordate che un impianto di depurazione per 100 mila abitanti costa più di un miliardo di lire per la costruzione e circa 100 milioni all'anno di gestione, ed anche se lo Stato o la Cassa per il Mezzogiorno ne finanziano l'installazione, tocca alle Amministrazioni comunali il 153

10 costo di gestione. Il problema è questo: si fanno degli impianti prevedendo un certo rendimento, poi, in pratica, questi rendono al 60-70%. In termini microbiologici ciò vuol dire che esce ancora il 30-40% dei microbi entrati, cioè 3-4 miliardi di colifecali dei 10 miliardi per litro che entrano con i liquami. Molt paesi credono di aver eliminato, con l'impianto, l'inquinamento delle loro spiagge. Esse sono meno inquinante è vero, ma sono pur sempre inquinate, tanto è vero che viene improvvisamente vietata la balneazione. Gli impianti di depurazione rendono quel che possono e secondo di come sono tenuti; sempre hanno dei limiti, soprattutto di depurazione biologica, che si debbono conoscere, altrimenti si è costretti a ricorrere ad altre soluzioni, a modifiche, a sotterfugi, a palliativi. Le condotte sottomarine, di cui ha fatto cenno l'assessore Sica parlando di Margherita di Savoia, dopo trattamento primario dei liquami, sono una soluzione celere ed economica, naturalmente dove è indicato farle. Io non dico di abolire degli impianti di depurazione, ma si devono fare delle buone previsioni su quello che effettivamente possono rendere; si deve, inoltre, ricordare che non esiste solo un sistema di depurazione e che bisogna istruire le persone che faranno andare avanti l'opera costruita. In America, c'è la professione del conductor: e questi tecnici specializzati curano anche pubblicazioni e conducono le ricerche scientifiche come abbiamo fatto con Cufone. Come si può pretendere allora che uno spazzino distaccato all'impianto di depurazione lo faccia andare avanti bene? È come se dessimo l'automobile in mano ad un bambino. È questo il punto che mi lascia perplesso, e questo è il punto dolente della situazione: si spendono soldi con l'idea di aver risolto qualcosa, ma non si ottiene quello che si vuole. Agli inizi di questa mia specializzazione sono stato un entusiasta degli impianti di depurazione; adesso sono deluso ed avvilito di fronte a quest risultati. Con questo concludo, convinto di aver lasciato abbastanza punti in sospeso per la discussione, che mi auguro possa essere nutrita ed animata. ALFREDO PAOLETTI 154

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