Replica a Maurizio Dal Sasso

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1 Replica a Maurizio Dal Sasso figlio de Il comandante Cervo capitano Giuseppe Dal Sasso di GIULIO VESCOVI presidente regionale AVL, vicepresidente dell ISTREVI Vicenza, 14 giugno 2010 Il Sig. Dal Sasso Maurizio, figlio del Cap. Dal Sasso Giuseppe Cervo, visti i miei Pensieri in libertà presenti sul sito dell Istrevi, Istituto Storico della Resistenza e dell età contemporanea di Vicenza, ha ritenuto di dover contraddire quanto nei Pensieri in libertà è riportato a proposito del comportamento del padre, quando di fronte al nemico e alle sue responsabilità di comandante del btg. Sette Comuni ha abbandonato la zona di combattimento del Sette Comuni e si è ritirato con personale decisione, in un luogo sicuro, nella campagna veneta, giustificando questo suo comportamento come dato dalle rappresaglie subite dai suoi famigliari e dall arresto della moglie e della figlia. Al suo abbandono dell Altopiano, fece seguito la liberazione della moglie e della figlia. Questi gli antefatti che vanno registrati. Purtroppo correva voce che tale liberazione fosse un accordo intercorso tra il capitano e i fascisti di Asiago, i Caneva, che in quel periodo dominavano con i tedeschi il territorio: voci che non ebbero mai un riscontro storico. Ciò che resta il terreno del contendere è il fatto che, nel libro dello storico Pierantonio Gios, si volle sostenere che i colonnelli i comandanti dei reparti rimasti inquadrati sull Altopiano, complottarono nei confronti del cap. Dal Sasso esautorandolo del comando in quanto l attività operativa richiedeva la presenza dei comandanti, specie in un momento in cui si doveva affrontare un duro inverno in montagna; montagna che era priva di risorse e occupata, fin nei paesi e contrade da reparti della X^ MAS, Brigate Nere, SS Altoatesine reparti della Wermacht e Russi bianchi. Era dal rastrellamento del 6-7 settembre 1944 che il cap. Dal Sasso era introvabile: non voleva far sapere dove si trovava; si spostava da un rifugio all altro senza avere squadre di partigiani con sé. Chi invece, avevano riunito i partigiani reduci dal rastrellamento erano i cosiddetti Colonnelli. Ciò che li costrinse a prendere delle decisioni fu una lettera del capitano, scritta dopo che aveva raggiunto il rifugio tra San Pietro in Gù e Gazzo Padovano. La sorpresa dei colonnelli fu grande per due ragioni: essere il capitano Dal Sasso allontanatosi senza informare i colonnelli, senza aver sentito il dovere di giustificare in una riunione fra i comandanti della Sette Comuni la decisione presa ma avendo in tal modo manifestato le paure che già nell estate 1944 avevano fatto dire delle malevoli frasi e un epiteto scurrile nei suoi confronti. Tale nomea di capitan b.a se la portò addosso sia durante che dopo la guerra come testimonianza delle sue paure. Nei miei Pensieri in libertà ho dato ampia relazione del fatto per cui confermo quanto ho scritto: l abbandono del campo di lotta su iniziativa personale del capitano è atto che in termini militari si definisce diserzione di fronte al nemico. Ora il Maurizio Dal Sasso pretende di modificare la storia della fuga del capitano dal suo dovere di restare sul posto tra i partigiani e i comandanti che affrontavano e continuavano la lotta contro l invasore tedesco e il servo fascista. Da ciò il Dal Sasso crede di giustificare il padre, aggrappandosi a quanto ha scritto lo storico Gios nelle pubblicazioni edite nel 1981 e nel 2000 con Controversie della Resistenza sull Altopiano e Il capitano Cervo. MAURIZIO DAL SASSO, Replica al figlio di Giuseppe Dal Sasso pagina 1 di 6

2 Quindi il Dal Sasso, per rispondere ai Pensieri in libertà si serve degli scritti di don Gios per asseverare le sue conoscenze tratte da pubblicazioni a cui è stata data una molteplice risposta sul periodico Altopiano dal sottoscritto, dal dott. Urbani Francesco, da Fernando Gatti, dalla Famiglia Covolo. La polemica è stata condotta aspra e continuata in piena libertà, per cui oggi possiamo dire che sarà la storia a dare un giudizio sui fatti e azioni che riguardano un periodo violento e deprecabile come può essere qualunque rivoluzione o guerra civile. Pertanto non intendo riaprire con il Dal Sasso, una polemica già chiusa e che non gli appartiene. I miei Pensieri in libertà sono frutto di esperienze e realtà vissute quando il Dal Sasso Maurizio, non era ancora nato. Le sue rievocazioni di fatti accaduti durante e dopo la Resistenza nel periodo sono il risultato di ciò che gli altri hanno scritto. Alla sua fonte di notizie ho risposto, perciò non intendo riaprire un contenzioso su fatti criminosi riferiti dal Gios, in quanto non mi appartengono. Quindi la mia difesa a contrasto con il Gios, non si riferisce a colpe di mia responsabilità, ma alla difesa di partigiani che il don Gios aveva colpito con sadico furore, raccontando episodi che visti a cinquant anni di distanza, da chi li racconta, con animo da inquisitore diventano tristi realtà se non sono calate nel tempo della lotta aspra e violenta che ogni guerra civile porta con sé. Il Dal Sasso pretende di asseverare le sue accuse facendosi scudo di ciò che ha letto per poter difendere le false e bugiarde difese del padre. Difatti il Dal Sasso padre, durante la sua presenza in campagna si è ben guardato dal prendere contatti e collaborare con le forze partigiane della divisione Vicenza comandata dal capitano Nino Bressan, tanto è vero che il Bressan mi ha assicurato che il Dal Sasso si è fatto vedere a Vicenza il 29 aprile, a Liberazione avvenuta: il Bressan è ancora vivo e il sig. Maurizio può avere conferma di quanto riferito. Ciò nonostante il cap. Dal Sasso ha dichiarato il falso al Questore di Vicenza Belli, dichiarando che aveva preso parte alle azioni della Vicenza, mentre ne era stato smentito dal comandante Bressan il quale ha dichiarato di fronte a me, Mantiero, Fracasso che il cap. Dal Sasso, incontrato il 29 aprile, si era offerto per riordinare e inquadrare gli elementi della polizia partigiana sorta all alba della Liberazione per questioni di ordine pubblico. In questa funzione mise in atto una disciplina che gli permise di selezionare la polizia, con risultati certamente positivi. Dopo il mio trasferimento a Vicenza nel 1957, ebbi frequenti contatti con il cap. Dal Sasso, instaurando quel rapporto di simpatia che c era stato in montagna, tanto è vero che lo stesso mi propose per la medaglia d argento al V.M.. Al funerale del capitano, come detto nei Pensieri in libertà ho dovuto subire il vergognoso comportamento della famiglia Dal Sasso, che proibì a me di pronunciare l elogio funebre in quanto non si doveva ricordarlo come partigiano. Non può, oggi, il figlio negare che il padre abbandonò il campo di battaglia e che se avesse avuto il coraggio, che sempre gli è mancato, poteva ritornare in montagna ad affermare il suo comando; non ha avuto il coraggio di affrontare i pericoli della montagna, di un inverno tragico, ha preferito starsene al sicuro dove non mancava il pane e dove poteva godersi il caldo di una abitazione. Non credo che il figlio o altri possano negare tutto questo. Il figlio si aggrappa alle storie del Gios per nascondere le responsabilità del padre: un vero comandante, anche se colpito da avversità famigliari, non doveva comportarsi come si è comportato fuggendo senza concordare con i colonnelli un chiaro modo di affrontare la situazione. Va ricordato che i comandanti venivano scelti dai partigiani, sul posto e il comando era riconosciuto per meriti e valori personali: è semplicemente improponibile che un comandante, per essere tale, possa abbandonare il terreno della lotta; furono diversi i cambi dei comandanti anche nelle file dei partigiani della 7 comuni, cambi avvenuti per abbandono del reparto nell autunno del 1944 o per incapacità manifestata al comando. Sarebbe stato meglio che ne il cap. Cervo scritto dal Gios si fosse mantenuto ai fatti e non avesse inventato La rivolta dei colonnelli, riconosciuti tali da tutte le brigate Sette comuni e dall ing. Giovanni Carli. MAURIZIO DAL SASSO, Replica al figlio di Giuseppe Dal Sasso pagina 2 di 6

3 Per quanto subdole accuse del Dal Sasso, a tali accuse ho risposto: non può né lui né il Gios imputare a me comportamenti scorretti o azioni criminose. Respingo le note fatte dal prete di Camporovere, a lui ho risposto chiaramente nei Pensieri in libertà. Ad altri preti sempre pronti ad intervenire e a dire, ho dato risposte riconoscendone i meriti ma anche contestando il modus operandi in presenza di violenze o di azioni non giustificabili. La guerra è una brutta cosa sempre, la lotta per la libertà è piena di atti di valore e di solidarietà fino al dono della vita. Per quanto riguarda la ricerca storica, va detto che il mio saggio storico La Resistenza nell Alto Vicentino è stata pubblicata nel 1975: mentre solo nel 1981 fu pubblicato un saggio storico del Gios, il quale oltre che le fonti parrocchiali, usò anche dei miei documenti e delle mie note. In seguito scrisse Controversie della Resistenza sull Altopiano in cui diede spazio a fatti che costituivano ombre inevitabili della Resistenza. A tale pubblicazione, rivolta esclusivamente ad una formazione che era, per direzione politica, comandata da due eroi caduti il 27 aprile a Sandrigo i cui nomi Ing. G. Carli e Mg. G. Chilesotti sono da tutti ricordati per la loro direzione morale della Mazzini e della 7 comuni. Per l accusa di estorsione, fatto per cui è intervenuta una assoluzione, io, non ho partecipato alla trattativa intercorsa tra il fascista Bettinado e i partigiani di Canove non ne sapevo niente, ero ricoverato all ospedale elioterapico di Mezzaselva inchiodato su un letto per curarmi una malattia contratta nell inverno Se il Dal Sasso, anche subdolamente, volesse continuare ad affermarlo, sarò pronto ad accusarlo di calunnia, difatti non ho partecipato, né prima né dopo, a tale trattativa, non sono stato indagato né compromesso nel processo. Durante la mia degenza non ho avuto denaro da estorsioni ma solo contributi dall APO la cooperativa dei partigiani, di cui don Angelo era uno dei principali dirigenti: mi dispiace dover dire di don Angelo, ciò che ho detto nei Pensieri in libertà, mai avrei pensato che il don Angelo cadesse in un simile abbaglio. Il signor Dal Sasso crede di poter rispondere ai Pensieri in libertà frutto di esperienza e realtà vissute quando lui non era ancora nato. La sua rievocazione di fatti accaduti nel territorio dei Sette comuni durante e dopo la Resistenza, sono fatti di ciò che altri hanno scritto e quindi non do risposta alle sue accuse: sono rievocazioni tratte dai testi di don Gios. A tale storico ho risposto con un aspra polemica. Non intendo ritornare a confrontarmi con lui, l ho già fatto, in difesa dei partigiani su diverse pubblicazioni anche se i fatti denunciati non mi appartengono personalmente. Ringrazio il figlio Dal Sasso di avermi dipinto come un vulcano nella difesa dei partigiani: lo ritenevo un vero dovere, dato che ne avevo la capacità culturale e dirette conoscenze dei fatti denunciati con sadico furore dal don Gios: offendendo la memoria di chi aveva perso la vita. Alle violenze subite durante la Resistenza alcuni partigiani si trovarono perseguitati alla fine della guerra per azioni compiute e valutazioni che solo chi ha vissuto la Resistenza può capire anche se non giustificare. Comunque le azioni compiute assumevano lo status di necessità in tempo di guerra. Il sig. Dal Sasso, nel cercare di dare una sua verità, come risposta ai miei Pensieri in libertà, si preoccupa di poter arrivare in tempo data la mia età. Sono ancora vivo e vegeto nonostante i miei 89 anni. Non ho avuto pendenze penali né compiuto azioni criminose nella mia vita, sono in piena attività, sia per pubblicazioni edite dopo il saggio storico del 1975 Resistenza nell Alto Vicentino ritenuto fondamentale e unico per la Resistenza nei Sette Comuni e nella campagna vicentina di Nord-Est. A questa pubblicazione ha fatto seguito, nel 2005, La notte dei fuochi racconti della Resistenza. Non mi risulta che il Dal Sasso abbia prodotto qualcosa di storico. Ricordo ancora al Nostro che i due volumi di Storia dell Altopiano edito dalla Banca Popolare di Vicenza nel 1994, con la partecipazione dell Accademia Olimpica, è il Vescovi Giulio che ha avuto l onore di essere invitato dal Comitato Scientifico diretto dal Prof. Aldo Stella, a scrivere la Storia della Resistenza nei Sette Comuni. Consulti il Nostro volume Territorio e Istituzioni dal Fascismo alla Resistenza da pagina 579 a pagina 640. Come Presidente dell A.V.L. e con la collaborazione del Prof. Benito Gramola sono stati pubblicati sei Quaderni della Resistenza e altre pubblicazioni. MAURIZIO DAL SASSO, Replica al figlio di Giuseppe Dal Sasso pagina 3 di 6

4 Ho trascorso 16 mesi su un letto, in piena immobilità per malattia contratta in montagna nell inverno 44-45, e altri anni di convalescenza, malattia riconosciutami dal Ministero della Difesa di seconda categoria, a vita. Delle mie azioni durante la Resistenza, risultano solo ed esclusivamente comportamenti corretti. Mai ho avuto accuse, anzi ho avuto riconoscimenti sia dai miei partigiani che dalla gente che mi conosce. Anche gli inglesi che hanno vissuto con me, hanno riconosciuto il mio valoroso comportamento in guerra: legga al termine di Pensieri in libertà ciò che dice di me il capo della missione Freccia. Si vergogni di voler coinvolgermi subdolamente in contesti storici che non mi appartengono. Detto questo, voglio rispondere ad alcune note dello scritto del Dal Sasso vedi ) Il Dal Sasso afferma: nel Fino a quella data il Vescovi rimase completamente muto e spento Rispondo che non ero rimasto muto bensì avevo pubblicato nel 1975 Resistenza nell Alto Vicentino Inoltre avevo partecipato al contrasto sorto con la Storia della Divisione Garemi. Ero io che stendevo le relazioni presentate ai convegni di Schio e di Thiene. Certo, lo studente Maurizio, non poteva saperlo, forse era più assorto dallo studio e dalle amicizie con i coetanei. Ho scritto e pubblicato in risposta al Rapporto Garemi. Nel Posso affermare che dal 1960 in poi ero attivo e presente in molti convegni che in quel tempo si tenevano su argomenti e fatti della Resistenza: non ho avuto mai sentore della presenza del Maurizio. Il (Vulcano) Vescovi si era scatenato molto prima del 2000 e mai era stato spento e muto. 2) A Granezza la presenza del libro di Don Gios Controverse della Resistenza era stata ritenuta una offesa ai 250 Caduti dell Altopiano: in presenza di una protesta collettiva dei presenti alla Commemorazione e per evitare spiacevoli incidenti, ho sentito la responsabilità di rivolgermi ai Carabinieri per far allontanare dal Sacro territorio della Commemorazione il venditore del libro. 3) Non ho mai affermato che i fratelli Caneva, nella loro fuga dal Altopiano, nei giorni della liberazione, abbiano partecipato alla strage di Pedescala. È certo che da Pedescala e dalla Valdastico il loro passaggio è stato accertato dai paesani. Difatti i Caneva si erano uniti alle truppe tedesche che si ritiravano: è vero che i Caneva sono arrivati a Merano: da qui con l aiuto dei soliti ecclesiastici si sono rifugiati in Argentina, diventato lo stato che dava rifugio a molti criminali di guerra, compresi i fratelli Caneva. Con i Caneva in Argentina il Don Gios ha avuto un numeroso scambio di corrispondenza. E pur vero che il Gios li ha difesi e mai ha presentato le responsabilità dei Caneva per il loro comportamento di traditori della Patria e di persecutori dei partigiani. Ora i Caneva, impuniti per i crimini di guerra, riposano in pace in terra argentina avendo ottenuto da Don Gios la assoluzione totale. 4) È vero che ho ricevuto minacce di morte. Ho potuto registrare la voce di chi mi minacciava: ho consegnato le registrazioni alla polizia, dove è indicato chi ritenevo un possibile reo. Da quel momento sono cessate le minacce. Il Maurizio è capace solo di ironizzare questo fatto ed altri, ironia di cattivo gusto. Dice che sono ancora vivo nonostante le minacce di morte. Da ciò che scrive il Dal Sasso Maurizio si capisce benissimo che l obiettivo delle sue accuse, sono io, Vescovi Giulio, in quanto responsabile di aver difeso i Partigiani. Da quanto emerge chiaramente che sono stato io a rintuzzare le tesi di don Gios e di difendere i partigiani; benissimo, sono orgoglioso di averlo fatto. 5) Il Dal Sasso Maurizio cita il Giornale di Vicenza del 9 ottobre 1945 Estorsioni e Ricatti. Sono stati operati sei arresti: la notizia è volutamente errata. Gli arrestati furono in realtà tre: Mosele Giovanni Ivan, Rossi Mario Folco e Corà Dino Attila. Covolo Federico si sottrasse all arresto. Nessun altro fu arrestato. MAURIZIO DAL SASSO, Replica al figlio di Giuseppe Dal Sasso pagina 4 di 6

5 Il Dal Sasso accusa di estorsione avvenuta nel 1944 e del 1945 e si richiama ad uno scritto postumo del 1978; dove esiste questo scritto non lo dice, né indica dove si trova, dimostrando di alterare la verità in quanto al nostro importa avvalorare le sue preconcette tesi. Ad onor del vero egli non può che riferirsi alla presunta estorsione fatta al fascista Bettinado da Canove: estorsione che non fu ritenuta tale in quanto il Tribunale assolse i presunti colpevoli. Da mie informazioni avute dai diretti interessati in verità, la presunta estorsione ebbe inizio con una trattativa che ebbe luogo su invito del fascista Bettinado per farsi perdonare le malefatte compiute durante il periodo della R.S.I., si offrì di versare una somma di denaro come assistenza ai partigiani di Canove. 6) Alla trattativa prese parte il conte Giulio Dolfin che soggiornava a Canove in una sua villa e che conosceva bene il Bettinado e i partigiani di Canove. Purtroppo il fascista Bettinado appena si sentì sicuro nella ripristinata legalità dello Stato, trasformò la sua offerta in denuncia di estorsione. La denuncia fu accolta dal cap. Dal Sasso, comandante della polizia a Vicenza, il quale non si fece scappare l occasione per poter vendicarsi dei colonnelli che lo avevano esonerato dal comando della Sette Comuni perché si era allontanato dal campo di operazioni in montagna e trasferito in zona di pianura; certamente non poteva pretendere di esercitare la sua funzione di comando standosene in pianura. Difatti fece eseguire l arresto di tre colonnelli : Ivan, Attila, Folco, un quarto, il Covolo Federico, sfuggì all arresto e si rese latitante. Non risulta che ci furono altri mandati di arresto, quindi indicare sei arresti è una offesa alla verità; si legga bene il Giornale di Vicenza del martedì 9 ottobre 1945 e non tenti di smentire la verità. Comunque il processo seguito, assolse gli imputati dall accusa di estorsione. 7) Tutto questo accadeva mentre io mi trovavo all ospedale: è una trovata vergognosa dello storico Maurizio Dal Sasso voler indicarmi nei sei arresti per correità e di aver avuto del denaro. Ho già spiegato l errore di Don Angelo che dopo una lauta cena e abbondante bevuta si sia permesso di rilasciare all attento cap. Dal Sasso, quella volta amico di merenda una confusa e inesatta segnalazione orale. 8) Per quanto riguarda il richiamo alle pagg de Il cap. Cervo la ricostruzione di fatti sembra sia la ricerca del tempo perduto. Ho già risposto: non è vero che operò con la Div. Vicenza, il Comandante Bressan lo ha smentito. 9) Accusare Attila e Ivan di imprese illegali, per cui vollero sbarazzarsi del comando del cap. Dal Sasso, è una vergognosa calunnia: i contrasti con il cap. sorgevano per il modo militaresco di condurre la guerriglia: condotta sbagliata e contraria alle regole richieste dalla guerriglia stessa. Difatti l accusa di attendismo dal Btg. Sette Comuni è stata fatta per il modo di condurre le azioni del Battaglione comandato dal Dal Sasso. La mia vita dal 1945 è stata rivolta a tener vivi i valori umani e civili espressi dalla Resistenza, il ricordo dei Caduti. Partecipo da sessantacinque anni alla vita associativa nella A.V.L., negli Istituti Storici, nella A.N.M.I.G. (Associazione Nazionale Mutilati Invalidi di Guerra) di cui sono Vice-Presidente nazionale, sono decorato di Medaglia d Argento al Valor Militare. Signor Dal Sasso i suoi interventi nella storia, i suoi interventi nella difesa della memoria di suo padre, e nel libro, Il comandante Cervo hanno rimesso in discussione il comportamento del capitano Dal Sasso: le risposte a tutto ciò sono dunque dovute: lasciamo da parte ogni polemica. Io ho scritto ciò che so per averlo vissuto, lei scrive per aver letto e saputo da altri. Le auguro lunga vita.. come ho avuto io finora: io ho lasciato un segno forte di partecipazione per la maggior fortuna del nostro Paese: Sono orgoglioso di avere nei migliori anni della mia vita, avuto un ideale per cui ho posto sul piatto dell onore, la mia vita per la Libertà, la Solidarietà e la Pace della mia e sua Patria. Non le conviene, oggi, rimestare nella storia: né cercare colpe nei miei comportamenti; sono solo sue miserie. Sono chiaro e limpido, attualmente e nel mio passato: fatti personali fanno fede della mia vita onesta e impegnata a favore dei soci e delle famiglie dei Caduti. A titolo personale credo opportuno riportare alcune note che riguardano la mia persona: note rilasciate dagli ufficiali inglesi paracadutati sull Altopiano con la missione comandata dal maggiore Freccia John Printice Wilkinson. MAURIZIO DAL SASSO, Replica al figlio di Giuseppe Dal Sasso pagina 5 di 6

6 NOTE: Vescovi Giulio Leo (dal report del cap. Orr-Ewing Dardo steso nel 1945). Comandante Fiamme Verdi (Div. Ortigara), altezza media, longilineo, capelli chiari con baffi. Età 24 anni. Ex studente di storia all Università di Torino. Ufficiale alpino. Persona capace e molto adatta. Molto buon capo, non definite le tendenze politiche (.capable yellow.. and very fit good leader ) Si veda ancora di Orr-Ewing Dardo, Capo missione Freccia, la lettera del 29 maggio 1945 al Gruppo Brigate Sette Comuni (riportata in Resistenza nell alto vicentino p. 195) e quella del 16 ottobre 1945 a Giulio, in cui si dice Sono molto addolorato di sentire la disgrazia che è successa a Leo. Dopo tutto quello che lui ha fatto e sofferto questo non sembra essere giusto. (Idem, p. 196). Da un documento del , trovato in possesso di due spie nemiche, di Leo si scrive (vedi pag. 148, op- cit): Leo, bandenfuhrer, 27 Jahre alt, 1,70 gross; dunkelblond, etvas krauses, nach Linten Gekammtes Haar, helle Augen vorsteihende Backeniknochen, langes Gesicht; stammi aus Camporovere. Traduzione: Leo, capobanda di 23 anni, alt. 1,70, biondo scuro, capelli un po mossi e pettinati all indietro, occhi chiari, guance sporgenti e volto allungato, proviene da Camporovere), ecc. residente a Camporovere. In una lettera del 30/10/1944, a firma anche di Freccia, Colombo, ovvero il tenente Cristopher Woods, scrive Caro Leo (Freccia) vi manda saluti ed è molto contento del lavoro fatto dalla vostra formazione. La lettera contiene alcune righe di Freccia : caro Leo sono molto contento delle notizie datemi Colombo buona fortuna a voi ed ai vostri uomini. Freccia. (Vedi dichiarazioni riportate su la Resistenza nell Alto Vicentino pp. 196, 197, 198). E ancora una lettera autografa del capo missione alleata Freccia Capt. J.E.H. Orr-Ewing alias Dardo indirizzata in data 29 marzo 1945 al gruppo Brigate Sette Comuni : ora che noi dobbiamo lasciare questa zona, vogliamo porgere a tutte le formazioni, con le quali abbiamo avuto rapporti, le nostre più vive congratulazioni. Il lavoro che voi avete sempre fatto col massimo impegno e senza tregua ha negli ultimi giorni della lotta fruttato il più grande successo. Sempre nel vostro lavoro vi siete mostrati veri Italiani dando l esempio del vostro coraggio e sacrificio. Adesso che la guerra ha finito il vostro compito non è ancora terminato. Come in guerra, così in pace, dovete sempre mostrarvi veri Italiani continuando a dare un esempio ai vostri compagni con la vostra onestà e serietà nel lavoro ricostruttivo. Vogliamo pure ringraziarvi per l ospitalità affettuosa nei riguardi della Missione. Abbiamo tutti ammirato e goduta la vostra compagnia cosicché abbiamo la ferma intenzione di ritornare a visitarvi quando tutte le guerre saranno finite. Ad ogni singolo patriota, il nostro più affettuoso saluto ed il più sincero augurio che l Italia possa avere nel mondo quel posto che i suoi martiri hanno meritato. Cap. Orr-Ewing Dardo. Infine ricordo al Sig. Dal Sasso Maurizio che sono stati insignito di una prestigiosa onorificenza al merito della repubblica italiana O.M.R.I., Cavaliere di Gran Croce. MAURIZIO DAL SASSO, Replica al figlio di Giuseppe Dal Sasso pagina 6 di 6

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