n.2 Ci vediamo in piazza San Pietro

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1 g febbraio 2008 Poste Italiane S.p.A - Sped. in abb. post. D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n.46) art.1, comma 1, CNS/AC Roma - contiene I.P. Segno nel mondo 1,70 n.2 Ci vediamo in piazza San Pietro

2 la copertina 3 fatti e parole L Italia ha bisogno di speranza di Gianni Borsa e Fabio Zavattaro sotto i riflettori 4 Appuntamento in piazza San Pietro di Mirko Campoli 8 Urgenza educativa: l Ac è fondamentale di Simone Esposito 8 Tutti in piazza San Pietro il 4 maggio. L Ac si riunirà nel luogo simbolo della fedeltà alla Chiesa per ribadire ancora una volta il suo impegno per un cristianesimo aperto, profetico, solidale, in dialogo con il mondo. In questo dossier, Segno dà spazio alle esperienze di tre presidenti diocesani: Aversa, Chieti-Vasto e Padova. Perché l Ac si vive e si fa sul territorio 11 Il 4 maggio saremo dal Papa colloquio con Moris Baldi di Antonella Gaetani 12 Un grande futuro dietro le spalle di Laura Mandolini 15 Le radici e il domani di Ada Serra tempi moderni 20 Winx, La terza via dell animazione colloquio con Igino Straffi di Laura Mandolini 23 Bambini, segnale forte dall Europa di G. B. 24 L inferno (di Dante) è perfetto Vincenzo Cerami di Alessandra Gaetani economia e lavoro 28 La finanza etica nasce dal basso Leonardo Becchetti di Gianni Di Santo 31 E chi è senza lavoro? di Costantino Soros cittadini e palazzo 32 Ragioni per condividere il mondo di Fabio Mazzocchio famiglia oggi 34 Diventare grandi di Francesco Rossi quale Chiesa 36 È sempre l ora dei laici Andrea Olivero di Gianni Di Santo 40 La Gmg arriva d estate di Vincenzo Grienti 42 Mano tesa all Albania di Livia Ermini senza confini 44 Come ho riscoperto la pace Alen Custovic di Silvio Mengotto nel mondo n.02febbraio2008 Mensile dell Azione Cattolica Italiana Direttore Luigi Alici Direttore Responsabile Gianni Borsa In Redazione Gianni Di Santo Redazione Tel (centr.) Fax Hanno collaborato a questo numero: Mirko Campoli,Adriano Caricati, Nino Cavallo, Livia Ermini, Simone Esposito, Gennaro Ferrara, Chiara Finocchietti,Alessandra Gaetani, Antonella Gaetani,Vincenzo Grienti, Laura Mandolini, Fabio Mazzocchio, Silvio Mengotto, Francesco Rossi, Vincenzo Serra,Ada Serra, Costantino Soros, Paola Springhetti Editrice Fondazione Apostolicam Actuositatem Via della Conciliazione, Roma Direzione eamministrazione ViaAurelia, Roma Progetto Grafico Redazione Ave: SerenaAureli, Cristiana Desiderio, Giuliano D Orsi, Katia Paoletti Impaginazione Giuliano D Orsi Stampa Sograro -Via I. Pettinengo, 39 - Roma Reg. altrib. di Roma n /1970 del 02/01/1970 Per le immagini si è fatto ricorso alle agenzie Olycom, SIR e Romano Siciliani Concessionaria esclusiva per la pubblicità Mab.q Srl - Via Galileo Galilei, Milano tel fax Abb.to annuale (12 num.) senza supplemento 20 Abb.toannuale (12 num.) con supplemento 25 c/c n intestato a: FondazioneApostolicamActuositatem Riviste ViaAurelia, Roma Fax (causale: abbonamento a Segno ) e.mail: Ufficio abbonamenti N.Verde Tiratura copie Chiuso in redazione il 22 gennaio 2008 Pubblicazione associata all USPI (Unione Stampa Periodica Italiana)

3 36 46 faccia a faccia 46 Nel perdono c è il soffio di Dio Rita Borsellino di Gennaro Ferrara i titoloni 50 C è posta per te di Gianni Borsa 51 Recensioni di Antonella Gaetani spazio aperto 52 Le lettere sulle strade della fede 54 Prega, leggi e lavora di Alessandra Gaetani giorno per giorno 56 Dopo la monezza, un futuro diverso di Paola Springhetti 58 visto dall Ac 57 Cinque per mille per dare una mano all Ac di Vincenzo Serra ieri e domani 58 La lampada e la speranza Arturo Parisi di Simone Esposito e Chiara Finocchietti venite in disparte 61 Monaci di strada di Nino Cavallo sommario perché credere 62 Dov è la dimora di Dio? di Adriano Caricati la foto Il silenzio è la voce di Dio

4 quale Chiesa Mano tesa all Albania di Livia Ermini Un impegno forte quello di alcune associazioni di Ac coadiuvate dal Fiac e dall Ufficio rapporti internazionali: restituire quel gap di formazione che gli albanesi si trovano a vivere nel passaggio alla nuova Europa Un uomo che porta su un somaro una lavatrice ultimo modello. È l immagine dell Albania oggi, lacerata fra tradizione e modello occidentale. Fra legame ancestrale alla terra e richiamo della modernità. Testimoni di questa cesura i volontari dell Ac impegnati da alcuni anni in un progetto di formazione scolastica, coordinato dall Ufficio rapporti internazionali Ac in collaborazione con il Fiac. Raccontano di un paese dimenticato una volta spenti i riflettori sulla crisi seguita al crollo del comunismo, dell emergenza viva, oggi più di allora, a causa di un indigenza materiale e spirituale. Nelle loro parole, un esperienza seria e faticosa che ha portato l associazione in prima linea in una delle attività fondamentali della ricostruzione : quella scolastica. Avviato nel 93, il progetto Albania si prefiggeva inizialmente la formazione di laici a Scutari e di insegnanti delle scuole cattoliche a Durazzo. Poi, forte del successo ottenuto e grazie all intraprendenza della diocesi di Alba che se ne assunse la gestione si è strutturato e ampliato coinvolgendo un gran numero di Ac diocesane in missioni disseminate su tutto il territorio albanese: da Fier a Berat, da Valona a Girocastro. Inoltre sono fiorite attività di accoglienza per ragazzi di strada, ascolto di educatori e giovani ma soprattutto è arrivata, sempre più pressante, la richiesta di estendere la formazione degli insegnanti dalle scuole cattoliche a quelle laiche e statali. Infatti i provveditorati locali rilasciano un attestato a chi frequenta i corsi e anche il ministero dell istruzione sta avviando accordi con i docenti italiani. Punta di diamante dell attività degli insegnanti, oltre ai programmi didattici (quelli albanesi risentono di un impostazione unicamente tematica), anche l avvio di una formazione che prende in carico la persona nella sua interezza, senza tralasciare i valori. Dal confronto tra i volontari emergono però i problemi dell Albania a cominciare da quello dell identità. Dell intera nazione, ma anche del singolo e soprattutto della donna. «La famiglia albanese è un iceberg, bisogna lavorarci su», dice Anna Maria Tibaldi, consigliere nazionale Ac. «Le donne albanesi le fa eco Franca Satta Marchi, veterana di Ac da sempre impegnata come pedagoga si trovano in una struttura familiarista che non permette nessuna innovazione». Ancora oggi infatti le donne sono relegate in un ruolo subalterno a quello dei maschi che, seduti al bar, le guardano portare il carico della casa e dei figli senza fornire loro alcun sostegno. Sono sole. Intimamente e spiritualmente. Senza capacità di comunicare. «Le insegnanti continua Satta Marchi hanno difficoltà a parlare di sé». «Alle maestre aggiunge Maria Sarubbi quello che più preme è il loro bambino» e sono avide di consigli su come comportarsi con i figli. L analisi della psicologa è stingente: «Hanno una 42 I

5 quale Chiesa Nelle foto: momenti di amicizia in Albania confusione interiore tra lo sposare il nostro modello e rimanere nella tradizione. Mancano di strumenti per orientarsi nella loro identità», dunque avrebbero bisogno di formazione umana prima che didattica, di «punti di riferimento in modo che possano aiutare a loro volta», magari attraverso consultori e gruppi di counceling. Sulla necessità di fornire armi di comprensione della realtà i volontari concordano. Come sul fatto di continuare a sostenere chi nel paese lavora quotidianamente, i religiosi. «Le suore sono lì dice Satta Marchi come segno di Dio e Chiesa universale e siamo noi a doverle aiutare perché gli ordini monastici le lasciano sole». La situazione nel paese è difficile. Nonostante sia sottoposto a un intensivo regime di ristrutturazione macroeconomica sotto la sorveglianza del Fondo monetario internazionale e della Banca mondiale, la necessità di riforme è limitata da una scarsa capacità amministrativa pubblica, dalla fuga di capitale umano specializzato e da bassi livelli di reddito che rendono parte della popolazione vulnerabile alla disoccupazione e alla fluttuazione dei prezzi. L economia albanese continua a essere sostenuta dalle rimesse degli oltre un milione di emigrati che rendono un miliardo e trecento milioni di euro all anno. Suor Donata Montagnoli, preside di un istituto cattolico di Durazzo, lascia intendere che ci sia l ombra della corruzione e della mafia, legata ai partiti politici, sulla povertà che affligge la popolazione e che costringe alcune mamme a tenere la lista dal fornaio «perché non hanno i soldi per il pane». Mentre la burocrazia stringe nella sua morsa gli istituti religiosi opprimendoli con leggi fiscali e costringendoli a rendiconti e bilanci. Ma esiste anche un lato bello, secondo la suora, come la forte tolleranza religiosa che regna tra la gente. Intanto alle porte bussa prepotente l Europa. Termine vago, di cui poco o nulla comprendono i figli del paese delle aquile. Quindi, per chi quel paese cerca di aiutare, un ulteriore lavoro civico, politico e culturale da portare avanti. Le Ac diocesane raccolgono la sfida. Si pensa già a inserire nei progetti ragazzi con problemi, a prevenire la fuga di cervelli, a reinserire gli emigrati tornati a casa, a sostenere le adozioni scolastiche. Già nel 2005 infatti, grazie all Acr, è iniziata l attività di animazione per ragazzi. Il tutto tenendo presente lo spirito che ha sempre animato i campi: quello evangelico fatto di scambio e amicizia tra Chiese sorelle, di gioia del cammino e lavoro comune e in sintonia con altre realtà come Caritas, Fondazione Migrantes e Agesci. Oggi l obiettivo per i volontari di Alba, Tricarico, Nuoro, Rimini e altre diocesi è quello colmare il gap con il nostro livello di sviluppo e di sostenere la spinta propulsiva delle giovani generazioni. «Hanno vissuto un passaggio epocale spiega Sarubbi, il maestro più diffuso è la televisione» che ha spesso mostrato il lato deteriore del consumismo e innescato fenomeni di emulazione. Occorre presenza e contatto diretto. L appello dunque è rivolto a tutti: alla Cei, già quattro volte in visita ai progetti albanesi, perché mantenga viva l attenzione; agli sponsor e al loro sostegno; e soprattutto a scuole, diocesi e famiglie, perché si adoperino per creare gemellaggi con i distretti albanesi. Per informazioni e adesioni ai progetti è possibile rivolgersi al Centro nazionale Ac (area rapporti internazionali), specificando progetto sociale Albania, oppure ad Anna Maria Tibaldi: g I

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