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1 LEZIONE: LA PROGETTAZIONE PARTECIPATA PROF.SSA ADELE VAIRO

2 Indice 1 I presupposti della partecipazione partecipata Il concetto di progettazione partecipata La progettazione partecipata: l approccio La progettazione partecipata nella scuola autonoma La progettazione partecipata come fattore innovativo di facilitazione relazionale Esempi di tecniche e strumenti per la progettazione partecipata Le tecniche tradizionali: il metodo gopp, il pcm, il metaplan Le nuove metodologie progettuali: l ost, l easw, l appreciative inquiry La progettazione partecipata: la strategia organizzativa L operatività Territorio, scuola autonoma, progettazione partecipata I problemi aperti Bibliografia di 22

3 1 I presupposti della partecipazione partecipata Prima di affrontare il tema della Progettazione Partecipata dobbiamo chiarire che essa, dal punto di vista teorico e pratico, si poggia concettualmente su alcuni presupposti: una idea di scuola che sia capace di essere centro propulsivo di cultura e di progettazione educativa e formativa; nella singola Istituzione Scuola, intesa come centro di progettazione, si possono mettere in moto processi partecipativi volti a coinvolgere una molteplicità variabile di protagonisti, sia all interno che all esterno del contesto, inteso come prettamente scolastico; l attivazione di questi processi di progettazione e di partecipazione, direzionati sia all interno che all esterno dello stesso contesto scuola, si espandono sopratutto verso il territorio. La sopracitata elencazione dei concetti di progettazione, partecipazione e territorio, ci fa comprendere che il processo dell Autonomia delle Istituzioni Scolastiche, che è cresciuto camminando in parallelo con il processo di Decentramento Amministrativo, costituisce il sostrato normativo ed amministrativo ideale per una promozione del concetto di Progettazione Partecipata che possa, in tal modo, man mano acquisire rilevanza teorica e pratica. 3 di 22

4 2 Il concetto di progettazione partecipata Per comprendere a pieno il termine di Progettazione Partecipata, dobbiamo sgombrare il campo da taluni potenziali equivoci quantomeno terminologici: non bisogna confondere la pianificazione con la progettazione: la prima è un esercizio professionale puramente logico e razionale, in base a cui, individuata una istanza, un problema, una necessità, si procede a modificarla tendendo alla sua risoluzione concreta; l approccio cui tale progettazione deve ispirarsi, quindi, non è soltanto e sempre quello del Problem solving; né, tantomeno, sarebbe corretto affermare che il problema educativo formativo, macroscopico e complesso, può essere ridotto in micro problemi più semplici; la direzione che tale processo di progettazione deve seguire non è verticale, cioè top down, ma reticolare; il criterio base da seguire in tale modus procedendi non può, né deve essere, quello della pura e semplice ottimizzazione, secondo cui, nell ottica del miglioramento continuo, si possono selezionare ed individuare procedure, metodi, mezzi, strumenti in base a cui raggiungere gli obiettivi educativi, formativi, didattici prefissati. tale assetto progettuale è un sistema aperto, in cui vanno introiettati e metabolizzati tutti gli input provenienti dal contesto, da considerare quali variabili da monitorare, controllare, gestire, sistematizzare. Tutto ciò chiarito, si tratta, allora, di visualizzare con chiarezza una possibile definizione di Progettazione Partecipata. Essa è un processo complesso e sistemico, di ricerca azione intersoggettiva, in cui la costruzione stessa del concetto e della definizione terminologica che ne scaturisce deve essere, a sua volta, negoziata e condivisa in cooperazione, in base ad un principio guida: quello dell imparare dall esperienza. 4 di 22

5 Tale prospettiva teoretica, ma anche di prassi professionale, deve per forza di cose, così come finora intesa ed esplicata, affidarsi ad una continua e ricorrente riprogettazione in progress, che ne evidenzi le caratteristiche essenziali. Infatti, la progettazione partecipata è, per la sua stessa essenza, concepita in quanto dialogica (D Angella - Orsenigo, in La Progettazione Sociale ), nel senso che il contesto scolastico di riferimento, già di per sé immerso nella Società complessa della Conoscenza, così come viene definita dal Processo di Lisbona in poi, viene concepito, anche al suo interno, come universo sistemico complesso. Infatti, dal momento che tutti i protagonisti che in esso si muovono e in esso operano interagiscono interferendo nelle reciproche attività professionali a livello non solo cognitivo, ma anche relazionale, va attenzionata nel merito, non solo la capacità progettuale di sistematizzare una prevedibile e funzionale incertezza e complessità, ma anche di affrontare razionalmente la dimensione comunicativa ed affettiva di quanti vivono il processo stesso in itinere. Il concetto di progettazione Partecipata, quindi, assorbe e supera, perciò, quello di Progettazione Sociale e quello di Progettazione Democratica. La contaminazione non è solo teorica ma finanche sociologica e politico istituzionale, sin dall indomani della nascita dell ideale di Democrazia Partecipativa, di cui alla singolare esperienza culturale del Bilancio Partecipato affrontato dal movimento dei No - Global a Porto Alegre, in Brasile. Qui si tendeva a ricercare in totale condivisione e partecipazione democratica, un nuovo metodo che consentisse di affrontare i cambiamenti e le innovazioni che, moltiplicandosi con crescente velocità, creavano nell utenza il sorgere continuo di istanze ed emergenze da affrontare e risolvere a prescindere dalla conclamata necessità di costruire un consenso politico ed istituzionale. Il primo settore entro cui tali esempi innovativi di modalità progettuali sono state applicate è stato quello dell Urbanistica, appunto definita partecipata, legittimata e formalizzata nel 1992 con la Agenda 21 all Earth Summit di Rio De Janeiro. Di seguito il concetto passa ad essere trasfuso nelle teorie della Organizzazione del Lavoro. 5 di 22

6 3 La progettazione partecipata: l approccio La Partecipazione nella progettualità, come criterio informativo e metodo (bottom up), dipende da un coinvolgimento pressoché totale della utenza in senso lato e di quanti al piano partecipano a più vario titolo, in ogni fase della stessa attività progettuale. Tale innovativo approccio ha il merito di migliorare, nelle progettazioni a sviluppo locale, la qualità dell azione formativa in senso democratico (dal basso, appunto). Ciò dal momento che la pianificazione delle singole attività progettuali risulta essere corretta e, quindi, efficace ed efficiente, ove vada a prendere in considerazione, dopo averle esattamente identificate, quelle che appaiono essere le istanze formative reali dei beneficiari dell azione stessa. In pratica, perciò, vanno analizzate le singole situazioni locali territoriali e di contesto con obiettività e compenetrandosi nella percezione di quanti siano portatori dell interesse formativo specifico. Allora la strategia di fondo deve essere attenta ad una diagnosi del territorio e del contesto di riferimento che vada ad utilizzare i dati in possesso di quanti vivano ed agiscano in quel preciso tessuto sociale. Ciò in ogni fase del progetto da attivare: a partire dalla raccolta dei suddetti dati, dalla loro analisi, dal confronto che ne deriva, sino a tutte le decisioni strategiche che il gruppo di progetto decida di prendere. Questa modalità procedurale è il principio operativo su cui si fonda il bottom up, ed è formalizzata nel metodo del Project Cycle Management. In tal modo le informazioni, le percezioni, le conoscenze, i dati in sintesi acquisiti, vengono condivisi e metabolizzati, diventando, così, il patrimonio del tessuto progettuale. I detrattori del metodo finora esposto sostengono che tale operazione sia, né più né meno, una arida e razionale costruzione di consenso. Invece va chiarito come e quanto sia importante tale possibilità di condivisione e partecipazione, utile a generare nella struttura la Identità Culturale ed il Senso di Appartenenza, tra quanti partecipino all iter progettato attraverso una capacità evoluta e raffinata di ascolto, confronto, mediazione, negoziazione, preludio razionale di una pianificazione operativa realmente partecipata. 6 di 22

7 4 La progettazione partecipata nella scuola autonoma Il concetto di Progettazione Partecipata viene posto all attenzione del Mondo Scuola nel momento in cui la Scuola stessa diventa Autonoma nel concepire la propria identità culturale e progettuale ed organizzativa. Del resto la stessa genesi del concetto ruota intorno alla idea di un assetto progettuale, che diventi macchina organizzativa, tale da consentire ai soggetti agenti in un determinato contesto professionale di cooperare sinergicamente per affrontare i fenomeni innovativi in atto. L Autonomia, infatti, mette la singola Istituzione Scolastica in condizione di dovere affrontare i suoi nuovi compiti ed obiettivi secondo le nuove competenze, attribuzioni, responsabilità attribuitile. Ciò significa essere consapevoli della necessità di saper rispondere a nuove istanze amministrative e gestionali, oltreché culturali ed organizzative: - Le modalità organizzative; - Le modalità informative, - Le modalità comunicative e relazionali - Le modalità documentali. Il tutto, anche e soprattutto, al fine di costruire una identità istituzionale in totale convergenza e condivisione nel contesto di riferimento, in sintonia tra le varie e diverse risorse umane e professionali in gioco. Di fatto, quindi, sono emerse in antitesi, almeno apparente, due ipotesi culturali ed organizzative, tra le tante emerse nel succedersi degli eventi normativi: - Il modello - scuola aziendalistico manageriale, in base a cui si sono dovute importare metodologie professionali del tutto estranee ed altre rispetto al contesto Istruzione; - Il modello scuola centrato e calibrato sulle relazioni umane e sull approccio puramente pedagogico didattico, tradizionale e tranquillizzante ma che, da solo, non ha più potuto reggere l impatto con il nuovo. La necessità di una sintesi tra le due ipotesi agli antipodi si è sostanziata nella stesura del P.O.F. (art. 3 D.P.R.275/99), in cui la costruzione del curricolo di scuola, in conformità ai dettami 7 di 22

8 criteriali nazionali ed in linea con le tendenze normative, ma confacente alle variegate istanze del territorio e del contesto di specifico riferimento, ha reso attuabile la espansione e l attecchimento della pratica professionale del lavorare per progetti. In tale ottica è proprio la Progettazione Partecipata che consente di affrontare e superare tre rischi necessità insorgenti, almeno potenzialmente: - La costruzione condivisa della Identità dell Istituto, quale fattore reale e concreto di innovazione e miglioramento; - La progressiva definizione di nuove modalità partecipative al governo della Scuola - Istituzione, lontana, ormai, tanto da un superato ed inutile assemblearismo degli Organi Collegiali, non ancora riformati e, quindi, totalmente desueti ed inefficaci in una scuola realmente Autonoma, quanto dal meccanismo procedurale di una delega che trasferisce competenze, incarichi, attribuzioni ma, giammai, le responsabilità che rimangono sempre e comunque attribuite al capo di Istituto; - Il superamento tanto della Autoreferenzialità delle scuole nell ottica della Accountability e della Qualità Totale, quanto del tradizionale e retrivo isolamento delle stesse per approdare in senso definitivo e compiuto verso una progettazione formativa integrata con Enti ed Istituzioni del Territorio. Una esperienza professionale di progettazione partecipata consente agli operatori che vi prendano parte una più profonda e multidimensionale indagine conoscitiva del contesto di appartenenza, che ne mostri aspetti, magari, poco evidenti e/o reconditi, almeno all apparenza. 8 di 22

9 5 La progettazione partecipata come fattore innovativo di facilitazione relazionale Come sopra accennato, nella prospettiva culturale, ma anche operativa, della Progettazione Partecipata, uno dei tratti salienti e caratterizzanti è proprio la notevole implementazione delle capacità e delle attività relazionali. Dal momento che, infatti, la gran mole delle attività deve essere condivisa dalla gran parte degli operatori e degli utenti che a vario titolo vi intervengono, va da sé che la qualità del singolo progetto viene in gran parte condizionata dalla qualità e dallo spessore di tali relazioni umane e/o professionali. Tali relazioni possono assumere le più diverse connotazioni: possono essere informali (colloqui, discussioni, consultazioni, incontri) o formali (riunioni, assemblee), tecniche (focus group, workshop). Nella concreta quotidianità scolastica, tuttavia, ancora troppo legata alla concezione del legame a maglie deboli che caratterizza, talvolta a tutt oggi l azione del personale docente, le dimensioni professionali e relazionali dei processi partecipativi che sono a monte della progettazione appaiono informali, sporadici ed occasionali, estemporanei, rituali e non consapevoli, né intenzionali, razionali e, in sintesi, nemmeno professionali. Il tutto frena l innovazione, appesantendone il passo in termini di mancata o incompleta compartecipazione ai processi cognitivi che condiziona, di fatto, la crescita culturale e professionale del team di progetto ma anche della comunità educativa nel suo complesso. Spesso queste carenze si palesano per una irrazionale confusione di ruoli, per una insufficiente consapevolezza delle proprie responsabilità, per un difetto di conoscenza delle proprie specifiche competenze, per un malinteso approccio individualista e per la incapacità, che talvolta assale, di lasciarsi forgiare dal nuovo che avanza. Una delle incertezze operative da affrontare, prima di giungere ad una compiuta mentalità partecipativa nella progettazione è proprio quella che rende sterile ed improduttiva ogni discussione, in quanto inconsistente, non mirata, né sempre vincolata al tema della seduta. Accade spesso, infatti, che per scaldare il clima partecipativo si ecceda nella colloquialità perdendo di vista l approccio di base che è, senza dubbio, di tipo relazionale, empatico e, talvolta, 9 di 22

10 affettivo, ma che comunque deve tendere sempre alla ottimizzazione professionale dei tempi, ad una proficua, fattiva e produttiva chiusura dei lavori. Del resto di frequente nelle riunioni si può perdere di vista l obiettivo iniziale, correndo il rischio di non portare a termine la mission dell incontro, magari per una incompleta o poco corretta conoscenza del mandato, piuttosto che delle tecniche e delle modalità di conduzione dei gruppi, delle dinamiche partecipative e del lavoro in team. Particolarmente rilevante è, perciò, il ruolo di chi deve occuparsi della gestione del gruppo e della gestione complessiva del progetto da compiere in modalità partecipativa. Questo è, tipicamente, il ruolo del Dirigente Scolastico che deve condurre ed organizzare, oltre che promuovere il lavoro progettuale, temperando eventuali asperità nel gruppo, dirimendo controversie e/o conflitti ove non si riuscisse a prevenirli, implementando i canali informativi e comunicativi perchè l utenza possa fruirne in maniera agevole, così da rendere più trasparente la partecipazione all iter progettuale. Infatti nella operatività del mondo scuola, mancano le necessarie competenze professionali e gli indispensabili riferimenti e strumenti metodologici per affrontare in maniera proficua l incertezza del lavorare per progetti in maniera condivisa e partecipata. La difficoltà di approccio a tali modalità operative trova un ulteriore ostacolo nell humus culturale che sostanzia la contemporaneità in cui ci troviamo a vivere: ciò che comunemente viene detta Società della Conoscenza. La disseminazione culturale, la frammentazione sociale, l annullamento della dimensione spazio temporale dettata dalla espansione del world wide web, la complessità dei contesti, la reticolarità delle relazioni e delle comunicazioni, la velocità degli scambi, rendono indispensabile una duttilità ed una flessibilità mentale e professionale che, sole, danno la possibilità di rispondere alle molteplici problematicità insorgenti nel settore. Allora sovviene lo studio e l utilizzo di tecniche e metodologie proprie e specifiche del management aziendale, ma tranquillamente esportabili nel settore scolastico, da ricondurre al campo del Change Management. 10 di 22

11 6 Esempi di tecniche e strumenti per la progettazione partecipata Nei tempi più recenti, a partire dai Paesi Anglosassoni, ai tradizionali modelli e sistemi di government si sono andati aggiungendo modelli e strategie tecniche di governance. In tali settori e con tali strumenti, allora, si sono moltiplicati i casi di progettazione Partecipata, volta a coinvolgere, sin dall inizio della storia progettuale ma anche nella fase decisionale, tutti quanti i partecipanti che fossero interessati a tale azione. È il caso di Agenda 21, dei PIT (Progetti Integrati Territoriali), dei Piani Sociali di zona, dei Piani Strategici, di particolari Programmi particolari (Equal, Interreg, Leader), che afferiscono, soprattutto, relativamente alle politiche pubbliche integrate, ed alle politiche di sviluppo locale, all ambito urbanistico, ecologico ambientale in chiave di sostenibilità, e di qualità dei servizi. Innumerevoli sono, allo stato, gli strumenti, i metodi, le strategie da conoscere ed applicare nel merito. Queste ultime possono essere suddivise in due grossi filoni: le tecniche tradizionali e le nuove tendenze, emerse nei primi anni di 22

12 7 Le tecniche tradizionali: il metodo gopp, il pcm, il metaplan Il metodo GOPP (Goal Oriented Project Planning) È un metodo ispirato al Quadro Logico, che nasce intorno agli anni 60 entro le modalità operative usate nella consuetudine professionale progettuale degli Enti, delle Istituzioni e delle Associazioni dedicati alla Cooperazione ed allo Sviluppo Internazionale. Il Metodo GOPP si inserisce in un più ampio piano ed approccio integrati, detto PCM (Project Cycle Management), utilizzato e diffuso nei primi anni 90 dalla Commissione Europea, tra gli Standard di Qualità utilizzati negli interventi progettuali complessi. Esso facilita la progettazione nelle sue varie fasi grazie ad una definizione degli obiettivi di riferimento oltremodo chiara. A livello pratico ogni workshop GOPP dura uno o più giorni, conta un team di circa 10 persone variamente coinvolte ed un facilitatore. Utilizza largamente varie tecniche di visualizzazione, ed appare decisamente efficace non solo a potenziare le attitudini comunicative, ma anche e soprattutto per operare in tempi molto ristretti. Il METAPLAN Il Metodo Metaplan ha origine tedesca degli anni 70 ( fratelli Schnelle). Il metodo specifico di lavoro attenziona in maniera specifica i processi comunicativi, poiché muove da una condivisa e discussa, quindi oltremodo partecipata, raccolta di opinioni attinenti alla problematica in gioco tra i partecipanti al progetto. Rilevante nel gruppo è la figura del moderatore, che di fatto gestisce il gruppo. Anche qui sono molto utilizzate le tecniche di visualizzazione che, in tal caso, adoperano materiale di cancelleria comune. I lavori sono articolati in sessioni plenarie e di gruppi e/o sottogruppi. 12 di 22

13 8 Le nuove metodologie progettuali: l ost, l easw, l appreciative inquiry L OST (Open Space Technology) La metodologia OST nasce negli anni 80 negli stati Uniti, ad opera di Harrison Owen, teorico di Scienza delle Organizzazioni. Tale approccio si basa sulla autorganizzazione del gruppo. Non c è un numero limite di partecipanti, né una selezione di contenutie/o organizzazioni cui rivolgersi, né una durata predefinita dei lavori. Nei workshop stile OST non ci sono relatori né scalette, tutto emerge in spontaneità seguendo le motivazioni profonde e l interesse sincero delle istanze formative in gioco. Alla selezione del tema si succedono sessioni parallele di lavoro per gruppi elettivi, cui segue un focus di discussione sulla tematica maggiormente e strategicamente rilevante. A scadenze determinate ciascuno riceverà il resoconto totale dei lavori dei vari gruppi. La destrutturazione del metodo è del tutto apparente. In realtà il metodo è fortemente intenzionale e strutturato, ma in maniera così connaturata all uomo da non apparire in maniera evidente come sovrastruttura culturale ed organizzativa. L APPRECIATIVE INQUIRY Più che una metodologia di lavoro, l Appreciative Inquiry è un vero e proprio approccio culturale alla Progettazione Partecipata. Infatti, esso nasce negli Stati Uniti negli anni 80, nell ambito delle teorie e delle pratiche dello sviluppo sociale e comunitario, allo scopo di orientare la visione cognitiva di un gruppo di lavoro, mettendone a fuoco le profonde motivazioni, a quelle che sono le innovazioni e le evoluzioni delle società e delle organizzazioni, allo scopo di insegnare loro a leggerli ed interpretarli in maniera chiara e consapevole. Il nerbo di tale assetto operativo è la cosidetta intervista valutativa, condotta in fasi successive (Discovery la scoperta, Dream il sogno, design il disegno, Destiny il destino). 13 di 22

14 Tale intervista può essere condotta tanto in un tempo usuale ed in unica soluzione (mezz ora circa), quanto in una sessione unica e formale ma organizzata e strutturata in giorni successivi, concepita come un vero e proprio evento di informazione, comunicazione, diffusione. EASW (European Awarness Scenario Workshop) Tale metodologia progettuale nasce nei primi anni 90 in Danimarca. Infatti essa viene legittimata e formalmente introdotta nel 1994, quando con il programma Innovazione la commissione europea ha ritenuto opportuno spingere al massimo la promozione della progettazione partecipata che fosse prodotta dal basso attraverso il consenso, la condivisione, la negoziazione con gli attori ed i protagonisti locali. In essa il fulcro è l attenzione posta allo sviluppo tecnologico, al ruolo specifico che, soprattutto, questo può detenere nei processi di crescita ed innovazione. Ciò attraverso la partecipazione del gruppo a discussioni e condivisioni intorno agli obiettivi da perseguire attraverso un illuminato utilizzo delle tecnologie e sulla concreta modalità di sfruttamento delle stesse. Il workshop ha durata variabile, sin articola in due fasi successive ( la elaborazione di una vision, ossia di una immagine ideale da realizzare in un futuro prossimo, cioè ciò cui si tende, nonché lo sviluppo concreto ed operativo della stessa proiezione attraverso la stesura concertata di idee ed azioni operative) ed è diretto e coordinato da figure professionali dette facilitatori. La seconda fase, dopo quella propedeutica di preparazione, culmina con una discussione plenaria. Seguono sessioni di brain storming sugli esiti dei lavori, ed una sessione plenaria finale di confronto sugli elaborati dei vari team di lavoro. 14 di 22

15 9 La progettazione partecipata: la strategia organizzativa Naturalmente non si deve guardare alla Progettazione Partecipata come alla Panacea di tutti i problemi e le criticità che affliggono la Scuola contemporanea. Essa, invece, va considerata come una modalità utile e necessaria ad ottimizzare i processi di cambiamento in atto. Da questo punto di vista, però, tale modalità operativa, indispensabile ad affrontare la necessità di confronto, cooperazione, sinergia interistituzionale nel territorio e per il territorio, deve essere consapevolmente utilizzata all interno della singola comunità scolastica, quale metodo quotidiano di lavoro, non, perciò, come soluzione da utilizzarsi una tantum per risollevarsi da eventuali occasionali e/o episodiche necessità e/o emergenze. Progettare nella partecipazione significa condividere finalità, obiettivi, strategie, metodi, processi tali da leggere con immediatezza la eventuale fattibilità di una ipotesi di lavoro, la prevenzione e/o la risoluzione di conflitti, la individuazione a priori dei rischi, la risoluzione delle emergenze. Prima di ogni altra cosa, però, significa mettere a fuoco strategie prima culturali e poi organizzative che rendano possibile la costruzione di team progettuali e di staff professionali adatti a gestire il cambiamento in maniera produttiva. Il Dirigente Scolastico, di fatto e di diritto, è l agente, il promotore ed il motore del cambiamento, il fattore umano determinante nel miglioramento dei processi, ma deve essere supportato dal suo staff e da team di lavoro, commissioni, referenti che contribuiscano non solo a diffondere le buone pratiche all interno della Istituzione, ma anche e soprattutto a trainare tutto il resto del personale e dell utenza in un percorso di crescita culturale e professionale quanto più condivisa e, perciò, partecipata. Allora diventa indispensabile per il Dirigente Scolastico, a livello di organizzazione delle risorse umane, articolare quanto vi sia di disponibile e mobilitabile nel senso che di seguito si estrinseca: - Curare la dimensione assembleare del Collegio dei Docenti, non più solo come tradizionale adunata, ma come corpo tecnico dei Professionals della Scuola, 15 di 22

16 organo di massima e condivisa decisionalità a livello educativo - pedagogico didattico; - Articolare la complessità del Collegio in commissioni tecniche e referenze, cui delegare funzioni e competenze per ambiti, allo scopo di essere interfaccia tecnica dell intero corpo docente e non, e per diffondere al massimo la cultura partecipativa della istituzione e dell organizzazione; - Nominare uno staff di presidenza che coadiuvi, assista, sostenga l opera di promozione e di innovazione del Dirigente, facilitando l osmosi tra Dirigenza e base utenza ; - Convocare con frequenza incontri, riunioni, focus group di informazione, comunicazione, disseminazione delle attività elaborate, progettate, realizzate; - Documentare le buone pratiche allo scopo di non perderne memoria e di facilitarne la diffusione a fine di implementare la partecipazione ai processi attivati. Tutto ciò premesso, si può per grandi linee ipotizzare un iter per macro - fasi di Progettazione Partecipata che possa essere così come di seguito scandito: - Individuare il problema educativo e formativo da affrontare - Definire il problema educativo e formativo nei suoi tratti costitutivi essenziali - Selezionare ed individuare strategie e metodi efficaci, efficienti, economici per affrontare il problema emerso implementando la partecipazione di tutte le componenti coinvolte - Mettere a punto processi di monitoraggio, verifica, valutazione dei processi partecipativi attivati nel progetto - Utilizzare i metodi della Qualità Totale ed un sistema di rilevazione ad indicatori quali quantitativi per sondare i processi partecipativi attivati - Tabulare gli esiti educativi/formativi/cognitivi/apprenditivi ottenuti allo scopo di una riprogettazione partecipata in chiave migliorativa. 16 di 22

17 10 L operatività La scuola dell Autonomia è scuola della Responsabilità e delle Competenze. Essa estrinseca le sue potenzialità formative attraverso il lavoro per progetti, di cui il P.O.F. è la massima espressione. Tra le varie modalità operative a livello progettuale, la Progettazione Partecipata è, senza dubbio, tra quelle più utili, funzionali, innovative. Infatti essa traduce, non solo in senso culturale ma anche in senso concreto ed operativo, la necessaria professionalizzazione del settore scuola, allo scopo di adeguarsi in maniera confacente e produttiva alle sollecitazioni provenienti dalle istanze formative tipiche della cosiddetta Società della Conoscenza. Prima di tutto, allora, urge la cura delle condizioni e dei criteri organizzativi dell intero assetto progettuale. Il che significa garantire il massimo rigore scientifico, la efficacia e la efficienza di tutto quanto concorra al buon esito dell azione formativa, sia a livello strutturale e logistico che della composizione del team di progetto. La scuola innovata e partecipata nell ottica del Autonomia, della Responsabilità, della Qualità, non può più vivere di generoso, occasionale, estemporaneo volontariato, bensì deve poggiare su competenze professionali costruite e spese in maniera oggettiva, attraverso la definizione scientifica di ruoli, funzioni, competenze, graficamente espressi in organigrammi. Ciò significa definire, promuovere, implementare funzioni di: - leadership apicale ed intermedia, - di coordinamento, - di informazione, - di comunicazione, - di relazione, - di memoria, - di documentazione. 17 di 22

18 11 Territorio, scuola autonoma, progettazione partecipata La Scuola Autonoma, sinergicamente immersa ed inserita nel Territorio e nel contesto in un sistema politico ed Amministrativo sempre più decentrato, ancor di più ove si consideri quanto finora espresso sulla necessaria, anzi indispensabile professionalizzazione del settore, deve considerare in maniera molto profonda quello che è il rapporto da gestire con il territorio stesso nell ottica della Progettazione Partecipata. Infatti, la complessità e la onnicomprensività della relazione tra Scuola e Territorio è ben espressa ove si mettano a fuoco le eventuali criticità da affrontare e risolvere Costituiscono rischi da evitare le derive opposte della AUTOREFERENZIALITA AUTOCRATICA e dell ISOLAMENTO o la SUDDITANZA agli ENTI TERRITORIALI, dal momento che non essendo ancora totalmente e perfettamente definito il passaggio da un governo top-down ad una governance leggera, il personale della scuola e, prima di tutti il Dirigente Scolastico, responsabile legale della Istituzione e deputato unico alla gestione politica dell Apparato, deve ancora quotidianamente confrontarsi con la duplicazione di ruoli, funzioni e competenze che rendono complicata la convivenza tra poteri che contemporaneamente insistono a livello normativo statuale ed in loco sul territorio. fondare sul rispetto di ruoli e competenze una identità forte ed autorevole della scuola stessa. Essa, infatti, può facilmente e pericolosamente oscillare tra l essere al servizio dell Ente Locale o porsi, comunque in maniera patologica e, quindi, rischiosa, in puro e sterile antagonismo. Può assumere in maniera consapevole il ruolo di Servizio Pubblico portando al Territorio Ente Istituzione quella somma complessa di istanze culturali e formative che arrivano dall utenza e che possono ottenere risposta concreta solo se progettate insieme e, quindi, concordate. Può, anzi deve, assumere il ruolo di autorevole co protagonista nello spazio educativo formativo ed, in senso lato, culturale, ponendosi in maniera del tutto autorevole e propositiva, quindi come interlocutore alla pari. Di fatto varie e diverse sono le idee e le immagini che la singola Istituzione Scolastica può dare di sé, secondo le differenti modalità in cui interpreta il grado e la misura in cui riesce a concretizzare i termini: Autonomia, Responsabilità, Rendicontazione, Partecipazione. 18 di 22

19 Diversi sono i rischi e le difficoltà che rischiano di far implodere il percorso della Progettazione Partecipata. - Prima tra tutti la tradizionale e retriva autoreferenzialità del mondo scuola, che tende ancora oggi ad isolarla dal contesto esterno socio economico produttivo. - Poi la sovrapposizione e/o la inutile ripetizione e/o duplicazione di norme, procedure e meccanismi burocratici che rallentano, appesantiscono, anzi impediscono, quel processo di osmosi istituzionale che dovrebbe reggere una Autonomia ed un Decentramento ancora del tutto incompleti ed imperfetti. - Ancora, la persistente differenza tra i codici specifici, le procedure di massima, i linguaggi attraverso cui si esprimono i diversi soggetti protagonisti tra i quali dovrebbe nascere ed essere promosso il meccanismo partecipativo nel progettare 19 di 22

20 12 I problemi aperti È ancora lungo il cammino necessario a giungere ad una definizione condivisa di Progettazione Partecipata, nonché ad una elaborazione teorica e concettuale capace di essere tradotta in termini concreti ed operativi senza ambiguità di sorta. Infatti per una progettazione che sia davvero condivisa e, quindi, realmente partecipata, non appare bastevole il solo lavoro di gruppo o la pura e semplice costruzione di una squadra. Né, tantomeno, appare esaustivo un metodo di lavoro che non appaia fondato sulla consapevolezza della necessità di riconoscere le alterità e le differenze, siano esse culturali, relazionali, professionali come possibilità di arricchimento reciproco attraverso l ascolto attivo, il dialogo, il confronto. È, inoltre, in conclusione, essenziale farsi carico delle seguenti affermazioni: - La progettazione partecipata, per essere davvero congrua ed efficace, deve essere realmente condivisa, con un globale e complessivo coinvolgimento di tutti quanti vi debbano figurare come protagonisti. - Il processo di condivisione e partecipazione deve essere promosso e sostenuto in maniera convinta sin dall inizio dell iter progettuale - È indispensabile, durante tutta la evoluzione della piattaforma progettuale, un meccanismo di ascolto, confronto, dialogo continui e reciproci; una assoluta e mediata forma di negoziazione che deve essere condotta a sintesi della ipotesi di progettazione partecipata predisposta - Va, inoltre, considerato, analizzato, ponderato lo scarto esistente tra progettato, dichiarato, agito, percepito - Deve essere predisposto e realizzato con la massima cura un percorso di autovalutazione e/o valutazione, in cui vengano adoperati metodi e strumenti utili a sollevare e promuovere confronto, dialogo, discussione volto a promuovere, favorire, potenziare la partecipazione attraverso la raccolta, lo studio, la diffusione dei dati raccolti con gli strumenti di osservazione e di indagine di cui sopra - La comunicazione, allora, per di più, diventa elemento essenziale per la promozione di una sana relazionalità e di una efficace circolarità delle informazioni che devono essere allo scopo precipuo di progettare in forma partecipata 20 di 22

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