In ricordo del professor Veniero Del Punta

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1 I In ricordo del professor Veniero Del Punta Il professor Veniero Del Punta, da vari decenni autorevole e prestigioso membro del nostro Comitato Scientifico, è improvvisamente mancato il 3 aprile scorso. Egli è stato per oltre quaranta anni una delle colonne portanti della nostra Rivista. L inizio della Sua collaborazione risale infatti al gennaio del Il professor Del Punta si è sempre prodigato per tenere elevato il livello scientifico, ampia la gamma delle opinioni e delle scuole di pensiero ed intenso il dibattito sui più rilevanti temi dell economia e della politica economica. Egli ha inoltre sempre cercato di valorizzare i contributi dei giovani economisti che via via la scuola italiana è andata producendo, contribuendo con le pubblicazioni sulla Rivista a renderne noti i loro studi e le loro ricerche. Alle doti di acuto economista il professor Del Punta sapeva unire anche un carattere umano di grande disponibilità al dialogo ed al confronto, mantenendo sempre salde le sue profonde convinzioni e le sue radici scientifiche e di pensiero. La Rivista intende qui ricordarlo con gratitudine ed affetto aprendo il numero mensile che coincide, purtroppo, con la sua scomparsa con una nota del suo grande amico e collega Domenico da Empoli sul suo percorso umano e scientifico. Mario Baldassarri

2 VENIERO DEL PUNTA

3 V Veniero Del Punta: Il suo percorso umano e scientifico Domenico da Empoli Università «La Sapienza», Roma La recente scomparsa di Veniero Del Punta induce ad un sia pur breve ricordo del suo pensiero e della sua opera, nella certezza che in altre occasioni si potranno più adeguatamente approfondire i suoi molteplici contributi scientifici. Nato a Pisa nel 1929, Del Punta si laureò in Scienze economiche nel 1952 presso l Università della sua città. L anno dopo ottenne una borsa di studio del servizio Studi della Banca d Italia, che poco dopo lo assunse. Nel 1954 vinse una borsa Stringher e anche una Fulbright, che gli consentirono di recarsi negli Stati Uniti, presso la Harvard University, dove studiò nell Istituto diretto da Wassily Leontief. Tornato in Italia, Del Punta si trasferì dal Servizio Studi della Banca d Italia a quello della Confindustria, che gli affidò la redazione della Rivista di politica economica, incarico che mantenne fino al Nel 1958 divenne assistente presso la cattedra di Economia politica della Facoltà di Giurisprudenza di Roma e sotto la guida di Giuseppe Ugo Papi conseguì nel 1959 la libera docenza in Economia politica, iniziando l insegnamento per incarico presso l Università di Macerata e conseguendo nel 1963 la cattedra di Politica economica e finanziaria. Insegnò Politica economica e finanziaria presso le Università di Catania e poi di Pisa e Firenze (ove insegnò anche economia politica), fino a quando, nel 1973, venne chiamato come ordinario del-

4 VI Domenico da Empoli la stessa disciplina presso la Facoltà di Scienze Politiche dell Università di Roma «La Sapienza», dove ricoprì successivamente la cattedra di Programmazione economica e infine di Economia internazionale, disciplina di cui era ancora titolare. I suoi lavori scientifici si segnalano per l importanza dei temi affrontati e per la logica con cui li ha trattati. La sua «retorica», per usare un termine ormai divenuto di moda tra gli economisti, era quella della stringatezza nell applicazione dei principi economici neoclassici, sia nelle indagini teoriche che nell analisi di problematiche attuali. Tra le opere di carattere teorico, è particolarmente interessante il lungo saggio sulla teoria pura del movimento internazionale dei prodotti e dei fattori di produzione [La teoria del movimento internazionale dei prodotti e dei fattori della produzione, 1963, Napoli, Giannini, rist. Roma, Dipartimento di Teoria Economica e Metodi Quantitativi, 1990], nel quale egli rimuoveva l ipotesi della completa immobilità internazionale dei fattori della produzione, innovando rispetto alla tradizione degli studi in materia, a partire da Ricardo. Si trattava, a suo avviso, di un aggiornamento della teoria ricardiana, per tenere conto del fatto che l ipotesi di immobilità dei fattori, pur pienamente giustificabile all epoca di Ricardo, non lo è più nelle condizioni attuali. Del Punta riconosceva che la libertà di movimento dei fattori non è incondizionata, ed introduceva l ipotesi della «preferenza alla immobilità dei fattori». Egli auspicava, tuttavia, che il trasferimento internazionale dei fattori produttivi, ed in particolare del fattore capitale, potesse aver luogo in misura crescente, al fine di assicurare l uso sempre più efficiente delle risorse mondiali. L analisi di Del Punta, inoltre, non metteva in discussione il principio dei costi comparati, che a suo avviso però avrebbe dovuto essere aggiornato da un teorema più generale: il principio dei saggi comparati. Un impostazione, questa, che riscosse vivo interesse da parte di studiosi illustri, tra cui Marco Fanno. Pregevoli anche gli altri contributi teorici, in particolare quelli diretti ad individuare modelli di decisione e programmazione economica sulla base dell input-output analysis [Programmazione economica razionale, Torino, II ed., 1970] e quelli a sostegno della validità degli schemi marginalistici in polemica con i nuovi modelli

5 Il suo percorso umano e scientifico VII aggregati di sviluppo della Robinson e di Kaldor da un lato, e in polemica con le teorie di Sraffa dall altro [Rivista di Politica Economica 1969 e 1970]. Con il progredire degli anni, Del Punta dedicò una crescente attenzione, nei suoi studi, alle tematiche di carattere concreto. I suoi scritti, sempre caratterizzati da rigore logico e chiarezza, qualità che rispecchiavano il suo carattere, riflettevano un assoluta indipendenza di giudizio, che non di rado lo portava ad assumere posizioni minoritarie, spesso impopolari, almeno al tempo in cui egli le esprimeva. Erano, le sue, posizioni sempre inquadrabili nella visione liberale (una visione, appunto, minoritaria, anche oggi, pur quando tutti fanno a gara nel dichiarare di condividerla), anche se egli non si richiamava in particolare a nessuna scuola liberale. Certamente, il suo liberalismo non coincideva pienamente con quello di Einaudi, studioso verso il quale Del Punta professava il più grande rispetto, ma mostrando qualche riluttanza ad accettare la tesi dell economista piemontese secondo cui il profitto è strettamente collegato con la libertà. Il profitto, affermava Del Punta, si realizza anche nei sistemi economici totalitari: si potrebbe replicare, in difesa di Einaudi, che nella realtà di questi sistemi economici il «profitto», anche se così denominato, si confonde con le rendite di monopolio, frutto del rent-seeking tipico delle società non libere, e perde quindi le caratteristiche di efficienza che lo rendono attraente ai liberali. Si può dire che non vi sia stato problema importante per la politica economica italiana su cui Del Punta non sia intervenuto, apportando il suo contributo di intelligente approfondimento: dalla nazionalizzazione dell energia elettrica ai limiti della programmazione economica, dalla politica dei redditi al sistema delle partecipazioni statali, ed alle conseguenze delle crisi petrolifere per il sistema economico italiano. I suoi saggi sono in buona parte raccolti in volume: Pagine piane di economia [Firenze, Sansoni, 1972], ed Altre pagine piane di economia [Roma, 1982]. Il titolo stesso di queste raccolte, a cui se ne sono aggiunte altre, tra cui più di recente il volume Scritti sparsi di economia e di politica economica [Roma, 1997], riflette la retorica di cui si è detto.

6 VIII Domenico da Empoli Negli ultimi anni, i temi che avevano maggiormente attratto l attenzione di Del Punta erano stati quelli del debito pubblico italiano e dell ingresso dell Italia nell Unione Europea, nonché quello del funzionamento del nuovo sistema basato sull euro. Con il consueto realismo, egli non si nascondeva i problemi che l economia del nostro paese si trovava (e, purtroppo, ancora oggi in gran parte si trova) di fronte. Inoltre, anche con riferimento all Europa, egli non mancava di esprimere dubbi, da un lato gettando acqua sul fuoco degli entusiasmi per la moneta unica, dall altro mettendo in evidenza la difficoltà di conseguire la completa integrazione economica, in assenza di un unione politica. Le sue equilibrate conclusioni al riguardo, anche se ormai di quattro anni fa (e in quattro anni sono accadute molte cose nell economia italiana ed europea), appaiono ancor oggi molto attuali e pienamente condivisibili: «A chi non dovesse essere d accordo sul timore al quale ho dedicato le pagine di cui sopra mi sia consentito assicurare che sono io il primo ad auspicare che resti soltanto tale. E che dunque l Unione monetaria europea si riveli sin dal suo varo una scelta felice che rechi armonia e sviluppo ai paesi del vecchio continente. Ma anche se i fatti dovessero malauguratamente darmi ragione, riconosco fin d ora e senza alcuna fatica un aspetto positivo del cammino intrapreso per aderirvi da parte del nostro paese: la maggiore consapevolezza che la marcia per il soddisfacimento dei parametri di Maastricht ha indotto, nell opinione pubblica e nelle forze politiche e sociali, dei problemi di riequilibrio che l Italia ha di fronte: a cominciare da quello, che tutti (o quasi) riassume, della riforma dello Stato sociale. Consentendo così al governo di adottare o di proseguire misure che ne accelerino la soluzione». [Scritti sparsi di economia e di politica economica, cit., p. 265]. In queste frasi, come in tante altre sue riflessioni, emergono finezza intellettuale, senso morale ed una capacità di guardare al di là degli eventi correnti che fanno rimpiangere profondamente Veniero Del Punta.

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