FIGLIE DI PACE TRA GLI ORRORI DELLE GUERRE

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1 Suor Maria Grazia Traverso Suor Maria Domenica Fagnola FIGLIE DI PACE TRA GLI ORRORI DELLE GUERRE TRA I FERITI IN UN OSPEDALE DA CAMPO

2 2 ETRATTO DA: LA NOSTRA STORIA II III IV VOLUME SUORE DELLA CARITA DI S. GIOVANNA ANTIDA THOURET

3 3 INTRODUZIONE Duecento anni di storia ci hanno fin qui dimostrato che le Suore della Carità sono state sempre pronte a rispondere agli appelli della Chiesa, attente ai segni dei tempi e disposte, nei momenti cruciali del Paese, ad accorrere, nei modi e con i mezzi più svariati, in soccorso dei malati e dei feriti, nel nome di quella Carità che non conosce limiti e confini, perché risponde ad un preciso comando del Vangelo di Gesù Cristo. Sono state: - presenti negli Ospedali da Campo nelle Guerre del Risorgimento Italiano ( nella sola I Guerra d Indipendenza sono morte ben 68 Suore della Carità!) - Pronte a passare e ripassare il mare, pieno di insidie, sulle navi, tra Napoli e Tripoli, nel 1912, per raccogliere i feriti. - Presenti negli Ospedali Militari durante la I guerra mondiale del Disposte a salire sui treni-ospedale per accogliere e curare i soldati feriti della II guerra mondiale ( ). - Ingegnose nel proteggere e salvare, a fine guerra, anche a costo della loro vita, Ebrei, partigiani e persone innocenti destinate ai campi di concentramento nazisti e, quindi, alla morte. Nei libri di Storia contemporanea le suore non esistono. Né sono citate nei testi più specifici dedicati alla seconda guerra mondiale e alla Resistenza. E singolare che in molti casi si ricordino operazioni di salvataggio di Ebrei o di perseguitati politici, indicando con nome e cognome il prete o i laici che compirono tali atti di eroismo, e viceversa ci si limiti di passaggio a ricordare che essi ebbero l appoggio di suore: di queste nessun nome, perfino nessuna indicazione dell Istituto religioso di appartenenza. 1 Ricordare il ruolo di molte suore è allora un modo per contribuire a che la verità della Resistenza emerga in tutta la sua pienezza. 2 Il dolore e la carità non hanno bandiere : quando un fratello soffre, un Buon Samaritano deve correre in suo aiuto e questo le Suore della Carità lo hanno imparato anche dalla loro Fondatrice! 1 GIORGIO VECCHIO LE SUORE E LA RESISTENZA ED. AMBROSIANEUM MILANO 2010 pag GIORGIO VECCHIO LE SUORE E LA RESISTENZA ED. AMBROSIANEUM MILANO 2010 pag.7

4 4 GUERRE DI INDIPENDENZA Gli anni videro lo sviluppo di vari movimenti rivoluzionari e furono segnati dalla decisione da parte del Regno di Sardegna di farsi promotore dell unità italiana. Un primo passo in tal senso fu la I guerra di Indipendenza, anti austriaca, scoppiata in occasione della rivolta delle cinque giornate di Milano nel Tale guerra fu condotta e persa, con la memorabile battaglia di Novara, dal Re Carlo Alberto. Nel biennio ci fu una nuova fase, decisiva, per il processo di unificazione italiano; fu caratterizzata dall alleanza tra la Francia di Napoleone III ( anche se negli accordi di Plombieres non si prevedeva la completa unità italiana ) e il Regno di Sardegna, rappresentato da Vittorio Emanuele II, contro l Austria. Tra le varie battaglie, famosa fu quella di Montebello (PV) che vide aggirarsi intrepide tra i molti soldati feriti, le Suore di Carità. Quando Vittorio Emanuele II veniva proclamato Re d Italia, nel 1861, il nuovo Regno ancora non controllava né Venezia né Roma, e la situazione delle terre irredente costituiva una fonte di tensione costante per la politica interna italiana e una chiave di volta della sua politica estera. L 8 aprile 1866 il Governo Italiano, guidato dal Generale Alfonso Lamarmora, concluse un alleanza militare con la Prussia, contro il comune nemico che era l Austria. Dopo una prima sconfitta a Custoza, il 3 ottobre 1866 si pervenne al trattato di Vienna con cui veniva sancita la fine delle ostilità. L Italia si annetteva il Veneto Pur essendo stata indicata Roma come capitale morale del Regno d Italia, cioè del nuovo Stato, la Città rimaneva la sede dello Stato Pontificio. Lo Stato della Chiesa, ormai ridotto al solo Lazio, rimaneva sotto la protezione delle truppe francesi che continueranno a difenderlo. Solo dopo la sconfitta di Napoleone III a Sedan, nella guerra franco-prussiana, le truppe italiane, con bersaglieri e carabinieri in testa, il 20 settembre 1870, entrarono dalla breccia di Porta Pia nella Capitale. Il breve conflitto con le truppe pontificie provocò dei feriti e nell Ospedale da Campo, allestito in tutta fretta a Monte Mario 1, ancora una volta, si videro all opera le infaticabili Suore della Carità, chiamate, per l occasione, dall Ospedale S. Spirito in Sassia. 1 o GIANICOLO come scrive SUOR RAFFAELLA PERUGINI vedi pag. 12

5 5 SUORE IN PRIMA LINEA SUL FRONTE DELLA CARITÀ NEL RISORGIMENTO ITALIANO Le Congregazioni religiose nascono nella Chiesa e a servizio della Chiesa: per questo la loro opera ha i caratteri dell universalità e della romanità. Ma, come Gesù, fondatore della Chiesa, operò nella sua patria, amò la sua terra, e pianse sul triste declino di Gerusalemme, così gli Istituti Religiosi servono la Chiesa e amano sostanzialmente anche la patria e la terra che li ospita. L attaccamento alla Chiesa della Congregazione delle Suore della Carità di S. Giovanna Antida è indiscusso; ne è garanzia e vanto la vita drammatica della Fondatrice e la storia dell Istituto; ma ugualmente chiara è la sua prova d italianità quando italianità non significa opposizione alla dottrina del Vangelo. Le prime Suore della Carità venute dalla Francia in Italia nel 1810, nel pieno della dominazione napoleonica, seppero dimenticare, al ritorno dei Borboni, la loro origine e di essere state chiamate da un re francese, pur di non abbandonare le opere assistenziali sorte a vantaggio del popolo napoletano. Ferdinando I di Borbone ebbe il merito di vedere nelle Suore di Carità, non, come qualcuno voleva, elementi legati alla politica dell antico nemico usurpatore, ma l espressione genuina di un assistenza sociale nel Mezzogiorno d Italia, promettente ricchi sviluppi. Napoli comprese sempre il valore civile dell opera delle Suore di Carità di Santa Giovanna Antida. La rivoluzione del 1848 non si adombrò di esse e non privò della loro assistenza i poveri della Campania. In altre città, invece, come a Roma, a Senigallia, a Modena, le Suore, in nome della libertà garantita dai Diritti del cittadino al quale esse, prima dei liberali già provvedevano, furono espulse dagli ospedali e da altre istituzioni nate per il popolo. Sarebbe ozioso domandarsi che cosa le Religiose dell 800 pensassero del movimento rivoluzionario e delle guerre per l unità d Italia! Esse, portate per vocazione a guardare la società da un punto più alto delle linee prospettiche della politica, volevano ignorare il problema delle libertà costituzionali o, se erano invitate ad esaminare le teorie, logicamente, avranno aderito non alle idee mazziniane ma al principio giobertiano: Alla libertà si può giungere non per rivoluzione ma per evoluzione. Questo, del resto, era il pensiero della maggior parte degli italiani che consideravano inutile lo spargimento di sangue a cui andava incontro la gioventù mazziniana. Di fronte al problema dell unità d Italia, le Religiose avranno senza dubbio condiviso il senso di smarrimento dei cattolici italiani della seconda metà dell Ottocento. L Italia unita, con Roma capitale, appariva, sì, ideale radioso e necessità storica ma, e la posizione del Papa?

6 6 Il pensiero delle Suore della Carità non poteva differire da quello dei cattolici francesi di cui si faceva portavoce Napoleone III, l enigmatico difensore dello Stato Pontificio. Tra tanta confusione di idee che portava alcuni ad intemperanze contro il Romano Pontefice, altri, ad incoraggiare le posizioni più reazionarie, sarebbe ingiusto pretendere che i membri di una Congregazione religiosa femminile dell ottocento, avessero la visione precisa ed equilibrata che, allora, ebbe soltanto un esiguo numero di italiani, tra cui Alessandro Manzoni. Ci fa sorridere l ingenua Suora che al nome di Garibaldi si tracciava un furtivo segno di croce, come, del resto, faceva anche la dama aristocratica e la donnetta del popolo. Esagerato, quel gesto di scongiuro, ma non meno barocche sono le frasi carducciane che definiscono Garibaldi fanciullo divino, emanazione del sole, con fulgore d arcangelo. 1 Resta, però, sempre incantevole e commovente il gesto della Suora infermiera che si china amorevole sulle ferite del soldato pontificio come sul garibaldino, come sull ufficiale dell esercito regolare piemontese. La Suora di Carità è presente, come infermiera, in tutte le guerre dell indipendenza italiana: la troviamo negli Ospedali militari, dentro le auto-ambulanze, tra i soldati in prima linea mentre infuria la battaglia, a raccogliere, a medicare i feriti, ad assistere i moribondi, sprezzante della morte sempre in agguato, anche per lei, senza risparmio di fatiche e di disagi. Nei soli due anni: morirono, nelle regioni interessate alla guerra, sessantotto Suore infermiere. Percentuale altissima se si pensa che, allora, in tutta l Italia, le Suore della Carità di Santa Giovanna Antida erano appena un migliaio. Durante le due fasi della I guerra di Indipendenza, a Vigevano, quando i letti dell Ospedale civile furono tutti occupati, le Suore raccolsero i militari feriti sotto i grandi portici della piazza principale che furono ben presto gremiti di corpi doloranti, di moribondi, di mutilati. La Superiora, Sr. Margherita Peron, era instancabile nell assistere e nell organizzare il lavoro delle Suore, non meno generose di lei, nell accorrere presso quei bravi soldati che trovavano sollievo e conforto nella presenza delle Suore: esse sostituivano, in quei momenti tristi, gli amati famigliari. Quante volte, afferrando, nel delirio, la mano della Suora, invocavano i cari nomi della mamma o della sposa! Non furono pochi i casi in cui, mentre la Suora medicava il soldato ferito, questi riconosceva in lei la sua antica maestra d asilo o della scuola elementare. Quale tenero affetto si risvegliava allora a consolare il soldato e a dare forza all infermiera! Non è rotocalco romantico questo, né reminiscenza letteraria del De Amicis, è una realtà vissuta. C era un grande movimento, in quei tempi eroici, nei quadri delle Suore della Carità. In una lettera della Superiora Provinciale del Piemonte Suor Melania Mantelli diretta alla Superiora Generale Madre Genoveffa Boucon, in data 1 novembre 1848, leggiamo: Il giorno 10 agosto la città fu ripiena di soldati, reduci dal campo, in maggior parte infermi. Si riempirono le chiese, gli ospedali e il seminario di feriti. Quindici Suore furono impiegate al Seminario dove erano ammassati da ottocento a mille feriti; restano colà fino a notte inoltrata ed altre quattro vanno per l assistenza notturna mentre le quindici vengono al monastero (Monastero S. Margherita di Vercelli) per riposare. Per fare ciò abbiamo chiuse le scuole, giacché altre 1 PER LA MORTE DI GARIBALDI EDIZIONE NAZIONALE ZANICHELLI VOL. VII

7 7 Suore sono state richieste come rinforzo: dodici in Alessandria, tre a Voghera, tre a Tortona, così pure a Novara, Asti, Vigevano, Oleggio, oltre quindici Suore chiestici dal Ministero della Guerra con lettera del 22 p.p. per il nuovo Ospedale di feriti di Cherasco. Le Suore di rinforzo spedite negli Stabilimenti, come anche quelle del nuovo Ospedale di Cherasco, prestano il loro servizio gratis e sono pure a carico nostro le spese di viaggio, ed è bene fare così 1. Il 7 novembre 1848 la stessa Superiora Provinciale di Vercelli annunzia alla Superiora Generale la morte di due giovani Suore consumate dalle fatiche nel servizio prestato ai soldati feriti e ai malati: Suor Prassede Della Rosa di anni 22 2, morta a Voghera, Suor Paolina Martin di anni 29 3, morta ad Arona (NO). Il 1859 è l anno in cui si delineano chiaramente le ostilità a danno della Chiesa di Dio e del suo Vicario 4 - così scriveva Monsignor Giovanni Negri, Vescovo di Tortona (AL), nella Lettera Pastorale del 21 febbraio 1859 indirizzata ai suoi sacerdoti. Da questo momento anche la posizione di Napoleone III sembrò cambiare del tutto: se fino al 1859 c era stata un intesa abbastanza stretta con la Chiesa, a partire dl 1859 i pubblicisti cattolici e le alte gerarchie della Chiesa cominciarono a rimproverare all Imperatore quel suo modo di aiutare il Movimento Nazionale Italiano a spese del potere temporale del Papa Pio IX che mantenne sempre una posizione di assoluta intransigenza verso il Liberalismo, tanto sul piano politico quanto su quello ideologico. L esito delle battaglie fu favorevole alle truppe francopiemontesi, che sconfissero quelle austriache il 20 maggio a Montebello (PV) il 30 maggio a Palestro (PV), il 30 Battaglia di MONTEBELLO giugno a Magenta(NO). Molti i morti, tantissimi i feriti. Negli Ospedali da campo lavoravano senza sosta delle Suore vestite di bianco: erano le Suore della Carità, distaccate dagli Ospedali di Alessandria e di Voghera (PV) sempre attente ad accorrere in aiuto dei feriti, instancabili di giorno e di notte facevano tutto quello che sapevano e quello che la carità suggeriva loro di fare, senza chiedere a nessuno né un nome, né il colore della sua bandiera: medicano i feriti, confortano i morenti: è la guerra! Almeno di qualcuna di quelle Suore ci è noto il nome: si chiamava Suor Gaudenzia Toné, era stata distaccata dall Ospedale di Voghera(PV) 5. Aveva poco più di diciotto anni quando, dopo essersi spinta a compiere il suo dovere d infermiera alla linea di combattimento, infaticabile e dolce, col vestito tinto dal sangue dei feriti, passava le notti e i giorni tra di loro, consolando, medicando, posando la luce pura del suo occhio fraternamente commosso su tanti giovani gagliardi fiaccati da armi nemiche. 1 AGSCR MADRE GENOVEFFA BOUCON LETTERA 1 novembre ACPV REGISTRI SORELLE DEFUNTE 1832/ N.72 ARMADIO nata a Pallanza (Verbania) nell ottobre del 1826 e mancata a Voghera (PV) il 26 ottobre 1848 all età di 22 anni di cui 4 di Vita Religiosa. 3 ACPV REGISTRI SORELLE DEFUNTE 1832/ N.72 ARMADIO nata a Monthèy (Svizzera) novembre 1819 mancata ad Arona (NO) Ospedale il 5 novembre 1848 all età di 29 anni di cui 9 di Vita Religiosa. 4 ARCHIVIO VESCOVILE DI TORTONA LETTERE PASTORALI DEL VESCOVO MONSIGNOR GIOVANNI NEGRI 5 LA DONNA NELLA BENEFICENZA ITALIANA VOLUME II, PAG. 142, TORINO 1909

8 8 Così la vide un giorno Napoleone III che restò ad osservarla riverente come si guarda un immagine sacra; poi le andò vicino, le tese la mano dicendo con calore: Siate benedetta, buona Sorella! Siete molto giovane, a quel che vedo; vi auguro una lunga vita, per una missione così santa!. Di un altra Suora che aveva lavorato al suo fianco sappiamo che è deceduta ad Alessandria, martire della carità. Suor Gaudenzia Toné torna viva dal campo di battaglia, ma rovinata nella salute e nell aspetto: una spinite acuta la renderà quasi deforme, rimpicciolita nella statura e quasi piegata in due, si muoverà appoggiata ad un bastone tra le corsie del suo Ospedale Dovranno passare altri quarant anni prima che al suo nome e alla sua persona qualcuno attribuisca solenni onorificenze. L Archivio storico del Comune di Voghera (PV) custodisce gelosamente l ampia documentazione relativa agli avvenimenti che la riguardano. Il 9 febbraio 1899, nel quarantesimo anniversario della battaglia di Montebello viene inaugurato sul posto un monumento a ricordo di quanti hanno perso la vita e della vittoria ottenuta combattendo contro gli Austriaci, le carte riportano anche il nome di una Suora che si è particolarmente distinta nell assistere i feriti ed è rimasta, a sua volta, ferita nell anima e nel corpo. Alle parole seguono segni di riconoscenza. Da una lettera datata 17 agosto 1899, inviata dal Signor Gabriele Giorgio Boneront D Anglade, Console di Francia a Milano, apprendiamo che : Il Signor Presidente della Repubblica Francese intende decorare con medaglia d onore in argento la Signora Gaudenzia Toné, Superiora dell Ospedale di Voghera di cui gli sono stati segnalati il lungo servizio e, soprattutto, le cure prestate ai soldati francesi feriti durante la campagna del Un altra lettera datata Voghera 10 febbraio 1899 annuncia che: è stato sottoposto alla firma di Sua maestà Umberto I un decreto con cui viene concessa una medaglia d oro per i benemeriti della salute pubblica alla Suora Gaudenzia Toné Superiora di questo Ospedale. L umile Suora di Carità che non si era stupita del silenzio degli uomini prima, non si stupì di tutto quel fracasso. Il trambusto delle onorificenze arrivate quarant anni dopo ed i commenti lusinghieri dei giornali non turbarono affatto la sua pace e non alterarono la sua semplicità. Invitata a farlo dai suoi Superiori, scrisse al Sindaco poche parole: Ospedale di Voghera - 2 settembre 1899 Suor Gaudenzia Toné indirizza al Sindaco della Città una letterina di ringraziamento che ci rivela come il trambusto delle onorificenze ed i commenti lusinghieri dei giornali, non abbiano per nulla turbato la sua pace o diminuito la sua semplicità: Ill. mo Signor Sindaco L onorificenza conferitami dal Presidente della Repubblica francese, a titolo di benemerenza per le cure prestate ai feriti della battaglia di Montebello ha così vivamente commosso l anima mia, da non saper trovare adatte parole per la manifestazione sincera della mia immensa gratitudine. 1 ARCHIO STORICO COMUNALE DI VOGHERA(PV) - OPERE PIE ANNO 1859

9 9 Si faccia Ella, Ill. mo Signor Sindaco, interprete di questi miei sentimenti presso l Illustre Signor Console di Francia, residente a Milano, a cui devesi la proposta dell onore toccatomi, ed io Gliene sarò riconoscentissima. Se questo onore, come Ella gentilmente mi scrive, torna a soddisfazione dell Onorevole Amministrazione Ospitaliera e della Rappresentanza Comunale, le quali furono sempre verso di me più che benevole, Le assicuro provarne vera compiacenza. Voglia la Divina Provvidenza esaudire gli auguri che V. E. Ill.ma mi fa a nome del Municipio; presenti i miei ringraziamenti all Onorevolissimo intero Consiglio e mi creda, col massimo ossequio Devot. ma Suor Gaudenzia Toné 1 Quando nel 1907, ella santamente e placidamente morì, le Autorità locali vollero coprire la bara con il tricolore italiano e con la bandiera francese: al Cimitero rimane, a ricordare il suo eroismo, ancora oggi, una corona di bronzo inviata a suo tempo dal governo francese. Sulla Rivista - NOTIZIE DELLA PROVINCIA ITALIA NORD OTTOBRE 2010 N. 2 pag. 19 un breve articolo dà risalto alla figura e all eroismo dell umile Suora della Carità. SUOR GAUDENZIA TONÉ: UN LUOGO, UNA STORIA, UNA GUERRA e UNA SUORA di CARITÀ 2 Chi di noi non ricorda di essersi commosso leggendo le vicende della Piccola Vedetta Lombarda narrate da Edmondo De Amicis nel libro Cuore, uno dei capolavori della letteratura che ha affascinato intere generazioni e ha ispirato trasposizioni televisive e cinematografiche di grande successo? De Amicis ambienta l episodio della Piccola Vedetta Lombarda durante la seconda guerra di Indipendenza, nel 1859; il 20 maggio si combatte la battaglia di Montebello in territorio pavese, non lontano da Voghera(PV). Da una parte sono schierati i Piemontesi di Vittorio Emanuele II, alleato con la Francia di Napoleone III, e di fronte ci sono gli Austriaci, guidati dall Imperatore Francesco Giuseppe. L obiettivo era quello di portare tutto il nord Italia sotto il dominio sardo-piemontese (in realtà, solo la Lombardia passerà ai Savoia!). La storia della Piccola Vedetta la conosciamo tutti: un bambino di dodici anni (faceva il contadino ed era orfano di entrambi i genitori) sale con entusiasmo su un albero altissimo, osserva i movimenti delle truppe austriache e dall alto della pianta offre informazioni agli ufficiali piemontesi che, però, invitano il ragazzo a scendere, per il rischio di qualche colpo di fucile. Il bambino non vuol sentire ragioni, è troppo importante la sua missione, in questo modo egli può aiutare i nostri soldati a vincere la battaglia. Un proiettile lo centra nel petto; la piccola Vedetta cade e muore tra la commozione dei presenti. Rimane un maestoso pioppo che ancora oggi viene indicato come l albero della piccola vedetta lombarda : due cartelli, ai bordi della strada, lo ricordano ai passanti. La battaglia di Montebello causò un vero e proprio bagno di sangue: vi furono più di tra morti e feriti gravi, ma quello che De Amicis non scrisse a questo proposito, forse perché 1 ARCHIO STORICO COMUNALE DI VOGHERA(PV) - OPERE PIE ANNO SUOR MARIA GRAZIA TRAVERSO Suora della Carità - NOTIZIE DELLA PROVINCIA ITALIA NORD OTTOBRE 2010 N. 2 pag. 19.

10 10 nessuno era stato in grado di raccontarglielo, fu che in mezzo a quei morti e a quei feriti, in quei giorni tristi, si aggirava un altra piccola Vedetta che non era lombarda ma piemontese, che non era mossa dagli ideali del Risorgimento ma da quelli della Carità. Il suo vestito, una volta bianco, aveva ormai il colore del sangue dei feriti : medicava, fasciava, consolava, pregava, chiudeva gli occhi, accompagnando il gesto con una carezza, a chi aveva chiuso gli occhi alla vita terrena. Si chiamava Sr. Gaudenzia Toné: era l angelo del Bene che si muoveva tra tanto male. A nessuno chiedeva quale fosse la sua patria: alleati o nemici, per lei erano tutti e solo dei fratelli da aiutare con amore. Con lei lavoravano, nel piccolo ospedale da campo, altre due Suore di Carità distaccate dall ospedale di Alessandria, lei veniva da quello di Voghera. A battaglia finita, i feriti furono trasportati altrove e lei se ne tornò al suo Ospedale. Gli sforzi, le fatiche, la vita grama avevano minato il suo fisico ma non il suo spirito. Una spinite acuta a poco a poco piegò la sua schiena fino a ridurre di molto la sua statura e la costrinse a muoversi tra le corsie appoggiata ad un bastone. Il suo animo, però, da quella esperienza di crudo dolore, era uscito ingigantito nella carità: Sr. Gaudenzia era per tutti l incarnazione della bontà. Quarant anni dopo, quando a Montebello fu eretto un monumento a ricordo di quella Battaglia che era costata un alto prezzo di vite umane, qualcuno si ricordò di una certa Suora che aveva dato il meglio di se stessa per il bene dei feriti... L Archivio Storico di Voghera conserva un considerevole numero di documenti che parlano di festeggiamenti ufficiali e di riconoscimenti di notevole valore: la Croce della Repubblica francese, la Medaglia d argento del Re d Italia ecc. Nella Cappella mortuaria del Cimitero di Voghera si può ancora ammirare la Corona Bronzea inviata dal Governo Francese in segno di riconoscenza. La nostra Suor Gaudenzia, che non si era stupita del silenzio degli uomini prima, non si stupì del frastuono dopo, invitata a farlo dai Superiori, ringraziò con poche righe limitandosi a dire che aveva fatto solo il suo dovere. Continuò a muoversi tra una corsia e l altra, finché le sue forze glielo permisero. Poi andò a ricevere il premio in Cielo. Una sua ammiratrice, di lei ha lasciato scritto: Sr. Gaudenzia era una di quelle onorande e sublimi Suore grigie che riassumono la loro vita nella frase semplice ed evangelica detta da una di esse: Nous somme comme de 1 eau pure, qui coule sans couleur et sans saveur ma a cui tutti vengono ad attingere perché la Sorgente è inesauribile. Eppure qualcosa in comune con la Piccola Vedetta Lombarda la bianca Suora che curava i feriti ce l aveva, ed era la giovane età: aveva 19 anni! 1 Si chiamava Martina ed era nata a Valduggia (VC) il 21 febbraio 1840, era entrata al Monastero S. Margherita di Vercelli il 5 febbraio 1857 e si spense a Voghera(PV) - Ospedale - il 28 giugno SUOR MARIA GRAZIA TRAVERSO Suora della Carità - NOTIZIE DELLA PROVINCIA ITALIA NORD OTTOBRE 2010 N. 2 pag ACPV REGISTRO SORELLE DEFUNTE VERCELLI ARMADIO 3 3.3

11 11 Anche Suor Giacinta Vachez, dell Ospedale militare di Alessandria, meritò l elogio di Napoleone III per l opera prestata durante e dopo le battaglie della II guerra di indipendenza: Coraggio, buona Sorella! La vostra carità paziente avrà un bel premio. 1 Leggiamo nella "Domenica del Corriere" dell luglio 1909: "Le feste giubilari celebrate or ora in Italia e in Francia, a ricordo delle gloriose battaglie combattutesi sui campi di Palestro, Magenta, Solferino, San Martino, si chiusero la settimana scorsa con un piccolo e umile episodio. Non intervennero musiche, non sventolarono bandiere; appena qualche lacrima di commozione solcò le guance grinzose di una vecchia Suora di Carità e si inumidì qualche ciglio di malato riconoscente... Il governo francese, per non dimenticare alcuno di coloro che presero parte ai fasti guerreschi del 1859, concesse, la settimana scorsa, la medaglia d'oro a Sr. Giacinta Vachez, addetta all'ospedale Militare di Alessandria. 2 Nel 1860, intorno a Capua, ferveva la lotta tra Garibaldini e Borbonici. Quando la Madre Generale, Suor Carolina Chambrot, seppe che i moribondi e i feriti mancavano di assistenza, non esitò un attimo a ridurre il numero delle Suore di vari Ospedali, per disporre di un gruppo di coraggiose da inviare presso la cittadina assediata. Volle prima accompagnare le Suore prescelte ai piedi della Santità di Pio IX per ricevere la benedizione: Andate, mie buone figlie- disse in tono paterno il Pontefice le pallottole vi rispetteranno. 1 LA DONNA NELLA BENEFICENZA ITALIANA VOLUME I PAG. 215, TORINO "DOMENICA DEL CORRIERE" DELL LUGLIO 1909

12 12 Esse si trovarono, durante quella eroica missione, dove infieriva la battaglia, ma ne uscirono illese, secondo il vaticinio del Santo Padre. Suor Celeste Mattioli, Mamma Celeste - come la chiamano i modenesi, nella storia dell Istituto, è legata alla III guerra di indipendenza durante la quale ella fu per i soldati che incontrò sul suo cammino, un vero angelo : così la definivano gli innumerevoli beneficati quando già il 1866 era molto lontano nel tempo. Alla morte di Mamma Celeste sul suo feretro scintillavano tre medaglie al valore: una l aveva meritata nel 1855, quando infieriva a Modena il colera; ella si rinchiuse nel lazzaretto per assistervi i colerosi che tutti sfuggivano; l altra, le era stata conferita per l opera prodigiosa svolta a Rovigo nel 1866 soccorrendo i soldati trovati sul campo di Custoza; la terza ricordava il suo incomparabile spirito di sacrificio e d amore per gli ammalati durante i 64 anni di vita ospedaliera. 1 La storia della Congregazione delle Suore della Carità può seguire la rassegna delle Religiose la cui opera è strettamente collegata con gli eventi del Risorgimento italiano, fino a Roma, fino, cioè all episodio di Porta Pia. Si può facilmente immaginare quali fossero i timori, le ansie, la trepidazione delle anime religiose per il Santo Vegliardo del Vaticano durante lo svolgersi del dramma che si concluse il 20 settembre Il giorno stesso in cui i bersaglieri di Raffaele Cadorna entrarono in Roma, la Luogotenenza Militare del corpo di occupazione ordinava che un gruppo di Suore dell Ospedale Santo Spirito di Roma, si trasferisse sul Gianicolo per assistere i feriti dell esercito italiano raccolti in un improvvisato ospedale di guerra. Tra le Suore scelte ve ne era una giovanissima, Suor Loreta Marcoz, dal portamento dignitoso e signorile, dallo sguardo tutto vita che indicava fermezza e coraggio. Era stata compagna d infanzia di Margherita di Savoia e di Tommaso, Duca di Genova. Fra poco forse pensava mentre saliva al Gianicolo mi sarà facile rivedere i miei compagni di gioco! Ma a quale prezzo! Il Papa?! Il gran da fare e il trambusto che segue all occupazione militare di una città, la distolsero dalle sue valutazioni personali. Quello che seguì lo sappiamo dai ricordi che più tardi nell Ospedale della Consolazione, spesso divenivano racconti vivaci in cui riprendevano vita i dettagli dei reggimenti condotti all assalto, il numero dei cannoni, i nomi degli ufficiali, le fasi del combattimento La Veterana la chiamavano scherzosamente e affettuosamente alla Consolazione. Sono venuta a far visita alla mia amica diceva invece - la gentile e regale Margherita di Savoia, quando compariva, senza preavviso, alla portineria della Casa Madre. Con le poche Suore ricordate moltissime altre Religiose si prodigarono generosamente nell umiltà, nel sacrificio, nell amore dei fratelli che morivano o che soffrivano per l Italia. 1 LA DONNA NELLA BENEFICENZA ITALIANA TORINO VOLUME III, PAG. 124

13 13 Il contributo della carità che sana o lenisce le piaghe del soldato della Patria è degno di stare sul piano degli alti valori morali che portano al raggiungimento dell unità 1 1 LA DONNA NELLA BENEFICENZA ITALIANA TORINO VOLUME III, PAG. 124 A NOSTRA STELLA ANNO VII, PAG 145/150 SUOR RAFFAELLA PERUGINI - ARMADIO 4 4.3

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15 LA GUERRA LIBICA La Campagna di Libia fu combattuta fra il Regno d Italia e l Impero Ottomano ( Turco) per il possesso delle regioni Nordafricane della Tripolitania e della Cirenaica, tra il 28 settembre 1911 e il 18 ottobre Vi furono n morti e n feriti. Le ambizioni coloniali spinsero l Italia ad impadronirsi delle due Province Ottomane che, insieme al Fezzan, nel 1934, avrebbero costituito la Libia, dapprima come colonia italiana, in seguito come Stato Indipendente. Durante il conflitto fu occupato anche l Arcipelago del Dodecanneso, nel Mar Egeo, che rimase, prima, sotto l amministrazione dell Italia e, poi, nel 1923, sotto la sua sovranità. Nel corso della guerra si distinse la Regia Marina Italiana (N. B.) Le Suore viaggiavano sulle navi per il trasporto dei feriti. Questo evento bellico fu un importante precursore della I Guerra Mondiale perché contribuì al risveglio del nazionalismo nei Balcani. Significativo fu l impiego della radio, con la collaborazione dello stesso Guglielmo Marconi.

16 16 Le Suore della Carità non temono pericoli e fatiche, mettono in pratica la S. Regola che così le esorta: Correranno innanzi all indigenza sui treni, sulle navi, per soccorrere i feriti, curare i malati, assistere i moribondi.!1 1 ACPV CELEBRAZIONI II CENTENARIO G. A. 2.9 ARMADIO 1 RIPIANO 1.4 FOTO MOSTRA VOL. IV pag. 10

17 17 I915/1918: PARTECIPAZIONE DELL ITALIA ALLA PRIMA GUERRA MONDIALE Il 3 agosto 1914, pochi giorni dopo lo scoppio della 1^ Guerra Mondiale, il Governo dichiarò che l Italia non avrebbe preso parte al conflitto. Il 26 aprile 1915 l Italia ricevette però la promessa di ottenere, in caso di vittoria, i territori rivendicati. Il 24 maggio 1915 entrò quindi in guerra contro l Austria e, 15 mesi dopo, contro la Germania, chiamando a combattere i militari schierati su un fronte lungo più di 750 chilometri che andavano dall Arco Alpino dello Stelvio al Mare Adriatico. Iniziò una dura guerra di trincea e le trincee dei nostri soldati erano scavati nelle rocce e nei ghiacciai delle Alpi, fino oltre a metri di altitudine. Si ebbero tanti morti e pochi risultati. La disfatta di Caporetto provocò il crollo del fronte italiano. L esercito si ritirò fino al Piave (11 novembre 1917). Poi ci fu la ripresa. Il 23 ottobre partì l offensiva da Vittorio Veneto e gli italiani avanzarono rapidamente in Veneto, Friuli e Cadore: a Villa Giusti fu firmato l Armistizio. L Austria-Ungheria si arrese. Un comunicato del Comando supremo il 4 novembre 1918 annunciava la fine della guerra e la vittoria. Ma, quanti furono i morti? Quanti i feriti? Li hanno curati, senza mai contarli, le Suore della Carità!

18 18 Dal 1915/1918, nella Prima Guerra Mondiale, le Suore della Carità si prodigano tra i feriti negli Ospedali da campo,1 1 ACPV CELEBRAZIONI II CENTENARIO G. A. 2.9 ARMADIO 1 RIPIANO 1.4 FOTO MOSTRA VOL. IV pag. 11

19 19 negli Ospedali Militari delle varie località, Molte Suore furono impegnate nei vari Ospedali Militari e anche in quelli Civili che aprirono le porte ai feriti: così a Torino, a Sondrio, a Bolzano, ad Alessandria, a Savigliano (CN), a Novara, a Busto Arsizio (VA), a Vercelli, a Vigevano (PV) e a Pavia dove il Convitto della Snia Viscosa fu trasformato in Ospedale Militare di Riserva La Provvidenza volle che le Suore della Carità prestassero il loro servizio, dando prova di un intelligente attività organizzativa, nel difficile periodo della guerra 1915/18, quando l Ordine Mauriziano, a Torino e in altri suoi Ospedali, generosamente accoglieva i feriti di guerra. Si distinse allora la nobile figura di colei che, delle cinquanta religiose, impegnate in un lavoro di carità che non conosceva tregue, all Ospedale Mauriziano di Torino, era l anima ed il cuore: Suor Virginia Bolla. A guerra finita, nel 1920 a soli trent anni, Suor Virginia sarà insignita di Medaglia d argento per la sua opera indefessa a favore dei feriti. Il 1915 vide, decretata dal Ministero della Guerra, anche un altra onorificenza, per il servizio prestato per oltre cinquant anni negli Ospedali Militari del Regno, da Suor Maria Rosa Gario che ricevette la Medaglia d oro soprattutto per la delicatezza e la bontà con cui seppe assistere i soldati feriti nell Ospedale Militare di Alessandria prima e di Savigliano poi. Quante ore diurne e notturne trascorse al capezzale dei giovani soldati feriti! E con quanta tenerezza sapeva accompagnarli in sala operatoria, imprimendo sulla loro fronte un bacio e dicendo loro: Questo è il bacio della tua mamma lontana 1 Suor Agata Sozzi che prestò servizio per oltre quarant anni nell Ospedale Militare di Alessandria si distinse, insieme alle sue Suore, per singolari capacitò organizzative, quando, nel 1915, l Ospedale divenne sede centrale di tutta l organizzazione terapeutica, farmaceutica e di vettovagliamento dei 300 Ospedali succursali capaci di circa degenze ospedaliere. Nei momenti più drammatici le Suore si mossero tra i feriti, di giorno e di notte, sostenute dalla forza di Dio Solo e animate da quella carità che ben avevano appreso dalla loro Fondatrice. Nel 1915 anche lo Stabilimento Balneare Termale Militare di Acqui (AL) fu adibito a Convalescenziario per i feriti di guerra e, dovendo, in tal caso rimanere aperto anche in inverno, fu necessaria la permanenza stabile di tre Suore: tra di esse la giovane Suor Lucia Borroni che legherà gran parte della sua generosa vita apostolica a questo Stabilimento Militare e rischierà la deportazione in un campo di concentramento in Germania, da parte dei tedeschi, alla fine della Seconda Guerra Mondiale, perché accusata di aver nascosto dei soldati italiani Tra i molti feriti, nella guerra del 1915/1918 ci fui anch io racconta Monsignor Amilcare Boccio Fondatore della Congregazione delle Piccole Figlie del S. Cuore di Sale (AL) e ricordo con commozione la cura e le attenzioni che ci vennero riservate dalle buone Suore della Carità di Busto Arsizio (VA) io ero un giovane Cappellano degli Alpini: le loro attenzioni mi hanno guarito nell anima e nel corpo. 2 Sono solo alcune delle molte testimonianze orali e scritte che ci sono pervenute: tutto è scritto in quel libro che non ha pagine da sfogliare. 1 ARCHIVIO STORICO COMUNALE DI SAVIGLIANO (CN) 2 Testimonianza orale dell interessato raccolte da Suor Maria Grazia Traverso

20 20 e sui treni Ospedale. 1 Il servizio di Dio e il suo amore è inseparabile da quello del prossimo (Suor Rosalia Thouret manoscritto) Il nostro prossimo è dappertutto, Dio è dappertutto (S. Giovanna Antida Thouret Circolare 1823) 1 ACPV CELEBRAZIONI II CENTENARIO G. A. 2.9 ARMADIO 1 RIPIANO 1.4 FOTO MOSTRA VOL. IV pag. 11

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