Le vie sicure dell Export

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3 la RIVISTA Euler Hermes Italia Editoriale/Editorial Le vie sicure dell Export A safe way to export Michele Pignotti Per chi opera dentro l economia reale è sempre più difficile non provare un senso di vertigine e frustrazione. Di fronte alle incertezze dei mercati, le speranze della ripresa si scontrano con le criticità dei Paesi europei e dell Italia in particolare. Tutti scontano con effetti più o meno devastanti anni di decisioni maldestre e l incapacità di superare la logica perversa degli interessi nazionali e della finanza speculativa. A pagare il prezzo più alto di questa recessione (ormai sinonimo di Grande Depressione) sono le imprese colpite nella loro vitalità dalla stretta del credito e dal ritardo dei pagamenti. Il combinato disposto di questi due fattori non è soltanto paralizzante, ma è una minaccia alla sopravvivenza stessa delle aziende. Così, mentre all orizzonte non si vedono segni di ripresa ancora troppo lontani, il mondo che produce non produce, il lavoro diventa una chimera e le banche si stringono nella difesa delle loro roccaforti. A questo si aggiunge (come dimostra il nostro Report sui Mancati Pagamenti ) il rischio che aumenti il divario tra le fasce sociali e tra le regioni ricche e povere, soprattutto al Sud dove il fenomeno si manifesta più diffusamente. Chi vuole trovare una via d uscita non ha che l alternativa dell Export, l unico segmento della nostra economia che nel 2011 è cresciuto dell 11,4%. A questo risultato positivo hanno contribuito le aziende che hanno saputo agganciare la crescita dei Paesi Emergenti. E molti dei soggetti che sono riusciti ad operare in un contesto difficile, hanno capito che le strade del mondo sono più sicure quando si cammina con un partner globale che crede nello sviluppo sano del business. Euler Hermes ha questo impegno: mettere a disposizione di chi rifiuta il declino, la forza di un esperienza che poggia sulla conoscenza dei mercati e delle opportunità. Non a caso traduciamo questo obiettivo nella mission di Gruppo indirizzata alle imprese: La nostra conoscenza al servizio del vostro successo. MICHELE PIGNOTTI Head of Mediterranean Countries, Africa & Middle East Euler Hermes For anyone working in the real economy, it is becoming more and more difficult not to feel a sense of confusion and frustration. In the face of market uncertainties, hopes for a recovery are colliding with the crisis affecting the European countries and Italy. Everyone is paying with more or less devastating consequences for years of bad decisions and the inability to rise above the perverse logic of national interests and financial speculation. The highest price for this recession (now on a par with the Great Depression) is being paid by businesses whose viability is being hit by the credit squeeze and late payments. The combined effect of these two factors is not simply paralysing but is a threat to those companies' very survival. So while the signs of recovery are still too far away to appear on the horizon, the world of production is not producing, jobs are becoming a mirage and the banks are drawing themselves in to defend their strongholds. Added to this (as our Report on Payment Defaults shows) is the risk of increasing the divide between sectors of society and between rich and poor regions of the country, especially in the South where this phenomenon is more widespread. The only option for those seeking a way out is exports, the only sector of the economy to have grown in 2011 by 11.4%. The companies contributing to this positive result are those who have managed to hitch onto the growth of the emerging countries. Many of those who have succeeded in operating in this difficult situation have understood that it is safer to navigate the streets of the world in the company of a global partner who believes in the healthy development of the business. This is the mission of Euler Hermes, who are offering the strength of their experience to those who reject decline: an experience founded on knowledge of the markets and of opportunities. That is why we have translated this objective into the mission that our Group directs to businesses: Our knowledge serving your success.

4 la RIVISTA Euler Hermes Italia Sommario 54 maggio 2012 PERSONAGGIO Rifacciamo il trucco al Made in Italy Dal 1982 Daniela Sacerdote guida la scalata di Collistar alla leadership del settore dei cosmetici. Incontro con l Amministratore Delegato Daniela Sacerdote. di Marco Lanzi ECONOMIA-MONDO 4 10 Un paradiso per nulla artificiale Nel precario assetto mediorientale, gli Emirati Arabi Uniti rappresentano un presidio di ricchezza e stabilità. Il merito è della composizione politica dello Stato e delle ingenti riserve di petrolio. di Daniele Autieri ECONOMIA-ITALIA L Italia sotto il sole Si è chiuso un anno record per il fotovoltaico Made in Italy: 3 miliardi di euro di investimenti, primato di pannelli installati, Germania superata. E il 2012, nonostante la crisi, promette ancora bene. di Edoardo Massimi REPORT I mancati pagamenti delle imprese italiane Conoscere il mercato: uno strumento per crescere, la scelta dei settori, dei paesi e dei clienti è ormai critica per la solidità aziendale. Analisi sulle regioni e sui settori del Made in Italy di Euler Hermes Italia la RIVISTA Euler Hermes Italia Una società Euler Hermes, gruppo Allianz Trimestrale di cultura di Euler Hermes Italia Registrato il con il n. 195 presso il Tribunale di Roma Spedizione in abbonamento postale 45% Art. 2 comma 20/B - Legge 662/96 Filiale di Roma Chiuso in tipografia il DIRETTORE RESPONSABILE: Antonio Di Raimondo DIRETTORE TECNICO: Paolo Carrozza COORDINAMENTO per Euler Hermes Italia Francesca Frattini EDITORE: PRC srl - via Germanico, Roma - tel fax Internet: - RICERCA ICONOGRAFICA: PRC srl TRADUZIONI a cura di Scriptum - Roma STAMPA Varigrafica Alto Lazio - Roma Foto Copertina: Daniela Sacerdote da Studio Franceschin Interno: Shutterstock, Studio Franceschin 2

5 la RIVISTA Euler Hermes Italia Sommario 1 Editoriale Le vie sicure dell Export di Michele Pignotti 4 Il personaggio Rifacciamo il trucco al Made in Italy Incontro con Daniela Sacerdote, Amministratore Delegato di Collistar di Marco Lanzi 10 Dove va l Economia Mondo Un paradiso per nulla artificiale di Daniele Autieri 16 Dove va l Economia Italia L Italia sotto il sole di Edoardo Massimi 21 Report I mancati pagamenti delle imprese italiane Analisi condotta sulle regioni e sui settori del Made in Italy a cura di Euler Hermes Italia 26 Dentro le Aziende Una passione di famiglia Incontro con Giuseppe Santoni 29 Di Agenzia in Agenzia Giovane e dinamica Incontro con Roberto Gramiccia, Agente Generale Agenzia Roma 31 Avvenimenti Brand e identità aziendale: Euler Hermes pensa globale 3

6 Il personaggio Rifacciamo il trucco al Made in Italy Incontro con Daniela Sacerdote, Amministratore Delegato di Collistar Dal 1982 Daniela Sacerdote guida la scalata di Collistar alla leadership del settore dei cosmetici. di Marco Lanzi Crede nella centralità dell innovazione ma ha sposato una strategia trenta anni fa e non intende cambiarla; ha inaugurato una politica di prezzi contenuti in un ambiente dove le grandi marche hanno sempre applicato tariffe elevatissime, ma dice di guardare prima di tutto alla qualità e alla chia- 4

7 la RIVISTA Euler Hermes Italia rezza nel rapporto con il cliente. È questa Daniela Sacerdote, dal 1982 numero uno di Collistar, il colosso italiano della cosmetica, cresciuto nel 2011 in Italia del 5% e del 50% sui mercati internazionali con un fatturato che supera gli 80 milioni di euro. Quando ho iniziato la mia avventura ricorda la gamma Collistar faceva capo alla Zambeletti e comprendeva solo una piccola linea di trucco e alcuni prodotti per il contorno occhi. La prima cosa è stata decidere di proporre prodotti che fossero di altissima qualità, scientificamente avanzati e molto innovativi sia nella formula che nel packaging, ma venduti a un prezzo competitivo nel mercato della profumeria. E molto innovativa è stata anche la comunicazione: così sono nate le nostre pagine pubbliredazionali con descrizione e prezzo dei prodotti. E quando oggi, trenta anni dopo, le si chiede il segreto del suo successo, la manager risponde con semplicità: nasce da una formula che ho deciso fin dal 1982 e neanche adesso farò cambiamenti sostanziali. Del resto, credo che rispecchi alla perfezione quello che ancora oggi il consumatore vuole: prodotti di grande qualità, a forte contenuto innovativo, e con un prezzo medio per la profumeria selettiva. In realtà, dietro la chiarezza delle parole, si nasconde il talento di una donna manager che ha saputo intrecciare il successo personale con quello dell azienda che guida da tre decadi. Dopo aver preso il diploma da interprete e aver trascorso un anno in Israele, Daniela Sacerdote (nata a Milano e prima di tre figli) ha iniziato la sua carriera professionale. Il primo lavoro ha raccontato in diverse occasioni era di segretaria in un agenzia di pubblicità, per aiutare la famiglia nel sostenere gli altri fratelli agli studi. Da qui è stata assunta alla Venus dell imprenditore Bertelli e in nove anni e mezzo ha scalato le gerarchie aziendali passando da assistente del direttore marketing a senior product manager. Nel frattempo c è stato spazio anche per la vita privata, il matrimonio e la nascita dei due figli fino alla scelta di andare a Milano ed entrare nel mondo della moda accettando l incarico di responsabile immagine del Gruppo Fiorucci. Dopo quest esperienza si apre per lei la porta all azienda di cosmetici Nel 2011 il colosso ha chiuso con un fatturato italiano in crescita del 5% mentre le vendite all estero sono aumentate del 50% 5

8 Il personaggio la RIVISTA Euler Hermes Italia Deborah dove, da direttore marketing, moltiplica per cinque il fatturato. Ma la sua strada professionale è solo all inizio perché il vero lancio arriva nel 1982 quando Alberto Zambeletti le chiede di studiare il rilancio della Collistar, la divisione cosmetica dell azienda di famiglia. Quando mi chiamò ricorda la mia diagnosi fu nefasta: mi sembrava un marchio morto, consigliai al titolare di chiudere e di non assumermi. In realtà, sotto le spinte di Zambeletti, accettò di fare una prova di tre settimane e alla fine intraprese un lungo cammino che, in trent anni, ha portato la Collistar alla leadership del mercato italiano. Una crescita maturata mantenendo una fede costante nella strategia iniziale che ha ispirato le sue prime mosse, ma anche seguendo di volta in volta le esigenze del mercato e lo stato della domanda, interna e internazionale. Per colpa della crisi economica spiega la gente ha meno soldi da spendere. Oltre a questo, il nostro target si è allargato e coinvolge fasce sempre più ampie della clientela. Di conseguenza cercheremo di spingere maggiormente sulle promozioni con prodotti abbinati di cui uno in regalo, oppure venduti, a seconda del caso, in maxitaglie o in taglie piccole da viaggio. Del resto, la capacità innovativa e l attitudine a seguire gli andamenti del mercato sono scritti nel dna di Collistar che, negli ultimi anni, Nonostante i cambiamenti nella proprietà la manager è rimasta saldamente alla guida del Gruppo

9 la RIVISTA Euler Hermes Italia Il personaggio ha lanciato per prima prodotti come Magnifica, la prima crema al mondo studiata per le pelli over 70, oppure l acqua superabbronzante, il siero anti-cellulite ricavato dalle cellule staminali vegetali, gli integratori alimentari venduti in profumeria. Le esportazioni italiane nel settore della cosmetica (dati in migliaia di euro al dicembre 2011) NAZIONE VALORE Francia Germania Stati Uniti Regno Unito Spagna Federazione Russa Paesi Bassi Polonia Grecia Emirati Arabi Uniti Svizzera Hong Kong Giappone Fonte: Ice su dati Istat Il risultato, oggi, è che Collistar dagli ultimi cinque anni è il numero uno sul mercato italiano di cui detiene una quota commerciale pari al 15%. Non solo, perché la strategia di crescita oggi guarda all estero. Siamo presenti in 40 paesi racconta Daniela Sacerdote e l export vale ormai il 30% del nostro fatturato. Abbiamo iniziato con piccoli passi e dal 2007 ci siamo mossi in modo più deciso potenziando la divisione International. Oggi siamo presenti da Hong Kong alla Malesia, dalla Polonia alla Colombia. L obiettivo, adesso, è investire molto sull export, partendo da mercati come la Russia e la Spagna, dove la penetrazione dei prodotti Collistar è stata più efficace, fino a compiere delle scelte più ambiziose come quella del 2011, quando è stata aperta la prima filiale commerciale in Olanda. Da qui il salto in Asia e in particolare in Cina non è così difficile. Stiamo lavorando a questo progetto da un paio d anni racconta e speriamo che questa estate saremo presenti, come previsto, sugli espositori di 140 punti vendita. Strategia, qualità dei prodotti, ma anche un immagine tutta improntata al fascino del made in Italy: anche questo c è dietro il successo di Collistar che in alcune aeree come il segmento anticellulite, è riuscita a occupare una quota di mercato pari al 55,2%. Alla base di questo, oltre all immagine e all elevata riconoscibilità del marchio, anche una vincente strategia commerciale che ha seguito la volubilità del mercato, togliendo dalla piazza i cosiddetti prodotti slow moving. Abbiamo un listino molto snello spiega l Ad di Collistar proponiamo meno novità ma più promozioni con maxi-taglie e abbinamenti di prodotti che coinvolgono il consumatore e garantiscono il sell out. In ogni caso un valore fondamentale dell azienda rimane quello 7

10 Il personaggio la RIVISTA Euler Hermes Italia Dopo una politica aggressiva sui mercati internazionali, adesso si guarda alla Cina della continuità che è stato difeso negli ultimi anni nonostante i cambiamenti che hanno interessato la proprietà. Collistar viene infatti acquistata nel 93 dall olandese Bolton Group. Nonostante questo, proprio Daniela Sacerdote ha rappresentato non solo il trait d union con il passato, ma anche il simbolo di un made in Italy che rimane l arma vincente dei prodotti Collistar nel mondo. Chi la conosce racconta che la manager ancora oggi mantiene le abitudini di un tempo: vive dove ha sempre vissuto, non porta gioielli, pranza bevendo un te con biscotti e lascia l ufficio alle sette di sera. Poi, quando arrivano prodotti nuovi dai corrispondenti attivi in ogni parte del mondo, li mette in borsa, li porta a casa, legge la documentazione informativa e li prova uno per uno. Nel lavoro racconta ho sempre dato l anima; lavorare mi è sempre piaciuto tantissimo e avere successo ancora di più: riuscire a vendere i tuoi prodotti è una sensazione bellissima, non servono altri riconoscimenti per essere soddisfatti. Buona parte della sfida si gioca oggi anche sui prodotti destinati agli uomini, un settore dove la Collistar ha investito fin dal principio. In questo ambito, l azienda è partita dal 2002 arrivando nel 2011 a una quota nel mercato italiano che supera il 30%. Volumi interessanti anche se, proprio la Sacerdote, getta acqua sul fuoco dei facili entusiasmi. Il business maschile spiega vale tra il 5 e il 6% del nostro fatturato, e in generale non vedo questa esplosione del mercato che alcuni si attendevano. Forte di una buona dose di pragmatismo, e analizzando la case history di Collistar, molti esperti sono arrivati a chiedersi quale sia l ingrediente di un successo che ha permesso a un azienda di cosmetici di crescere a ritmi del 15% annuo, in un Paese come l Italia dove negli ultimi tempi l economia ha stentato più che altrove. La risposta è nei numeri, nell abilità manageriale, nell impatto assicurato da un immagine di qualità, ma anche nel valore intrinseco dei cosmetici, un prodotto che fa leva sulla vanità degli individui, e, nello specifico di Collistar, interessa il benessere del volto, come scrisse David Perrett nel saggio In your face, l unica parte del corpo che rimane sempre nuda. 8

11 la RIVISTA Euler Hermes Italia Il personaggio Abstract Making over Made in Italy Meeting with Daniela Sacerdote, AD of Collistar by Marco Lanzi She believes in the importance of innovation but defined her strategy thirty years ago and has no intention of changing it; she has inaugurated a low-cost policy in a field where big brands have always applied very high tariffs, yet says she is primarily concerned with quality and with transparency in customer relations. This is Daniela Sacerdote, since 1982 the number one at Collistar, the Italian cosmetics giant which in 2011 grew by 5% in Italy and by 50% on the international market. When I first embarked on my enterprise she recalls the Collistar range of products was under Zambeletti and included only a small series of make-up items and eyeliners. The first thing I did was choose to offer very high quality products: scientifically advanced products that would be extremely innovative both in their formula and in their packaging, but which might be sold at a competitive price on the cosmetics market. Now, thirty years later, when asked about the secret of her success, the manager simply answers that: it stems from a formula I chose as early as 1982 and which even now I do not intend to change in any substantial way. Behind these straightforward words lies the talent of a woman manager who has known how to combine her personal success with that of the company she has been leading for three decades. In 1982 she was asked by Alberto Zambeletti to work on the relaunching of Collistar, the cosmetics division of his family company. When he summoned me she recalls my diagnosis was rather grim: it seemed like a dead brand to me; I suggested that the owner quit and not hire me at all. On Zambeletti s insistence, she accepted a three-week trial. Ultimately, she embarked on a long journey which in thirty years has made Collistar a leader in the Italian market. Daniela Sacerdote has achieved this growth by remaining loyal to the strategy which first inspired her, while at the same time responding to the market s requirements and to domestic and international demands. Because of the economic crisis she explains people have less money to spend. Aside from this, we have broadened our target to include an increasingly wide band of consumers. So we ll focus on special offers, combining different products, where you get one free, or where these are sold in large-size formats, say, or small travel formats. The result of all this is that over the past five years Collistar has become the leading cosmetics company in Italy, with 15% of market shares. And there is more to it, since for its growth strategy the company is now turning its attention abroad. We are present in forty countries Daniela Sacerdote explains and exports now account for 30% of our revenue. We started with some small steps and then took a more resolute approach in 2007 by strengthening our International division. We are now present in countries ranging from Hong Kong to Malaysia, from Poland to Columbia. Continuity remains a crucial value for the company, and has been maintained in recent years despite changes of ownership. In 1993 Collistar was purchased by the Dutch Bolton Group. In this process, Daniela Sacerdote not only served as a bridge with the past, but also embodied the idea of Made in Italy that remains the winning feature of Collistar around the world. In my work she tells us I have always given my all. I have always loved working and, even more, being successful: having your products sell is a wonderful feeling I need no other acknowledgements to feel satisfied. Relying on a good dose of pragmatism, when examining the case history of Collistar many experts have asked themselves what the ingredient might be that has brought a cosmetics company an annual growth of 15% in a country such as Italy, which lately has been struggling economically more than many other places. The answer lies in figures, in managerial skills, in the impact ensured by a quality image, as well as in the intrinsic value of cosmetics: products that play on people s vanity and, in the specific case of Collistar, have to do with the well being of one s facial appearance the only part of the body which is always naked, as David Perrett writes in his book In Your Face. 9

12 Nel precario assetto mediorientale gli Emirati Arabi Uniti rappresentano un presidio di ricchezza e stabilità. Il merito è della composizione politica dello Stato e delle ingenti riserve di petrolio. di Daniele Autieri Qualcuno li definisce un oasi artificiale come le isole a forma di palma costruite dal nulla in mezzo al mare di fronte al waterfront di Dubai, un presidio misterioso di ricchezza e stabilità politica nel cuore del tumultuoso scacchiere geografico mediorientale. Eppure nonostante l artificio dell apparenza, gli Emirati Arabi Uniti hanno costruito negli anni una solidità politica ed economica invidiabile che li ha portati ad essere uno dei Paesi più ricchi al mondo in termini di Pil pro capite, e a conquistare fette importanti e strategiche dei colossi della finanza internazionale. Questo è accaduto in Italia, Paese con cui vantano relazioni profonde, dove il Fondo sovrano Aabar di Abu Dhabi, con una quota superiore al 5%, è divenuto il primo azionista privato di UniCredit. Del resto, gli Emirati Arabi Uniti sono da sempre un hub finanziario di livello mondiale dove operano 46 banche e che può vantare 18 banche nazionali tra le prime 100 del mondo arabo e 14 tra le prime su scala globale. Oltre alla presenza nell azionariato di UniCredit, altri primari istituti di credito italiani sono attivi su quel territorio. È il caso del Gruppo Intesa SanPaolo, presente dal 2004 con un ufficio di rappresentanza, Le isole a forma di palma costruite di fronte a Dubai. ma anche di BNP Paribas, la banca francese che ha acquisito l italiana BNL e a Dubai ha inaugurato un Desk Italia. Il terreno di azione dei grandi player internazionali del credito e della finanza è il Dubai International Financial Center, anche conosciuto come DIFC, la zona franca realizzata nel 2004 con l obiettivo di far trasformare Dubai in un centro finanziario regionale sul modello di Londra, Hong Kong e Singapore. Ma la forza economica e finanziaria nasce da un oculata gestione politica e da un sapiente equilibrio tra le tante anime che compongono lo Stato. La federazione è infatti costituita da sette emirati (Abu Dhabi, Ajman, Dubai, Fujaira, Ras al-khaima, Sharja e Umm al- Qaywayn). Geograficamente confina con l Oman, l Arabia Saudita ed 10

13 UN PARADISO per nulla artificiale è bagnata dal Golfo Persico; la religione dominante è l islam e la maggioranza della popolazione (83%) è composta da espatriati. Il tasso migratorio netto del Paese è pari al 21,71%, il più alto del mondo. Il 23% degli espatriati è di origine iraniana, mentre circa il 50% viene dall India. Oltre a queste etnie sono presenti molti cittadini europei, specialmente nelle città più moderne come Dubai. La forza dell equilibrio è tutta nella composizione politica dello Stato. Gli Emirati Arabi Uniti sono una monarchia assoluta federale dove il capo assoluto è il presidente della Federazione nominato per cinque anni dal Consiglio Supremo, composto dagli emiri che sono al vertice dei sette Stati. Generalmente, per occupare la carica di presidente, viene scelto lo sceicco di Abu Dhabi, mentre l emiro di Dubai occupa quella di primo ministro e vice presidente. Abu Dhabi è infatti lo stato più popoloso della Federazione dove vive il 38% degli abitanti totali, mentre Dubai arriva al 30%. Anche nel recente periodo di disordini e tumulti registrati nella regione, gli Emirati Arabi Uniti sono riusciti a non venirne investiti realizzando forme di monitoraggio del territorio, ma anche intervenen- 11

14 Dove va l Economia - MONDO la RIVISTA Euler Hermes Italia UN MANAGER ITALIANO NEL GOLFO La Moschea di Shelkh Zayed ad Abu Dhabi. Il gruppo Euler Hermes ha scelto un altro manager italiano per gestire lo sviluppo del business in un'area considerata ad alto interesse strategico. Massimo Falcioni è stato nominato Ceo di Euler Hermes GCC Gulf Cooperation Countries con effetto dal 1 marzo Falcioni diventa responsabile delle attività del gruppo Euler Hermes negli Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Bahrein, Qatar, Oman e Kuwait. La Regione Euler Hermes Mediterranean Countries & Africa allarga pertanto le sue competenze nel Medio Oriente assumendo la nuova denominazione Mediterranean Countries, Africa & Middle East Region, guidata da Michele Pignotti. In Italia, Massimo Falcioni dal 2008 ad oggi ha ricoperto in Italia la carica di Direttore Centrale di Euler Hermes SIAC e membro del Board di Euler Hermes SIAC Services. Laureato in Economia, ha iniziato la sua carriera in Exxon Mobil - Area Planning & Strategies. In seguito ha svolto la sua attività per dieci anni in Philip Morris International a Losanna, con responsabilità crescenti nell'area Marketing & Sales, raggiungendo la posizione di Head of Planning and Sales Development. Successivamente ha ricoperto il ruolo di Direttore Commerciale e Marketing di Gruppo in due aziende della Volkswagen Financial Services, Europcar Fleet Services e Leaseplan Italia. do a sostegno delle regioni e dei settori meno sviluppati. Contestualmente è andato avanti il percorso di ampliamento della base elettiva del Federal National Council, il parlamento che ha solo funzioni consultive. Resta comunque da dire che secondo il rapporto 2010 dell Economist Intelligence Unit, gli Emirati sono retrocessi di una posizione nella graduatoria che indica il democracy index e si sono attestati al 148 posto al mondo su 167 Stati. Nonostante questo, il percorso di crescita economica non si è fermato, grazie soprattutto alle ingenti riserve di petrolio della regione. La Federazione è il quinto produttore mondiale di petrolio e gas naturale, e il terzo in termini di riserve di petrolio (9,4% del totale). In realtà, grazie alla politica di diversificazione dell economia, la partecipazione del settore oil incide solo per il 23% al Pil e resta inferiore alla quota dei servizi che ormai supera il 50%. Proprio questo ha favorito gli investimenti esteri e ha acceso l interesse delle economie più sviluppate nei confronti di realtà come Dubai e Abu Dhabi. Secondo gli ultimi dati i principali Paesi fornitori degli Emirati Arabi Uniti sono l India, la Cina, gli Usa, la Corea del Sud, mentre l Italia occupa l ottavo posto (il terzo in Europa) con una quota del 4% sul totale delle importazioni. Si tratta di un risultato significativo confermato dal fatto che gli Emirati Arabi Uniti sono per il nostro Paese il principale mercato di sbocco alle esportazioni in Medio Oriente e Nord Africa. Nella graduatoria delle esportazioni italiane, il primo posto è ricoperto da gioielli e articoli di oreficeria, seguiti da macchine e apparecchi per l impiego dell energia meccanica, macchine per impieghi speciali, prodotti petroliferi raffinati, Generalità: Politica: Superficie: Popolazione: Religione: Economia: Geografia: Bandiera: Gli Emirati Arabi Uniti in cifre Lingua ufficiale: Capitale: Forma di Governo: Capo di Stato: Capo di Governo: arabo Abu Dhabi Monarchia costituzionale elettiva federata di monarchie assolute (Emirati) Khalif bin Zayed Al Nahayan Muhammad b. Rashid Al Maktum Indipendenza: dal Regno Unito, il 2 dicembre 1971 Ingresso nell'onu: 9 dicembre 1971 Totale: km² % delle acque: 0 % Totale (2008): ab. (2010) Densità: 56 ab./km² Islam Valuta: Dirham degli Emirati Arabi Uniti PIL pro-capite: dollari, 6 nel ranking mondiale Continente: Asia sud-occidentale composto da sette Emirati: Abu Dhabi, Ajman, Dubai, Fujaira, Ras al-khaima, Sharja e Umm al-qaywayn 12

15 la RIVISTA Euler Hermes Italia Dove va l Economia - MONDO aeromobili, mobili, abbigliamento, ecc. Ad oggi sono circa 160 le aziende italiane presenti nel Paese con una sede o una propria filiale, mentre molte altre operano attraverso l intermediazione di agenti locali. Tra queste anche colossi del made in Italy come Ansaldo Energia, Astaldi, Alitalia, Telecom Italia, Generali, Pirelli, Salini e molti altri. Una presenza capillare che si dipana attraverso molti settori produttivi e la partecipazione a commesse dall elevato valore economico. Nel corso del 2011 Impregilo ha avviato ad Abu Dhabi la realizzazione di una canalizzazione idraulica del valore di COMMERCIO ESTERO ITALIANO CON GLI EAU Valori in migliaia di euro Anno gen-lug 2011 Esportazioni Importazioni Saldi Fonte: Ambasciata d Italia negli Emirati Arabi Uniti su dati Istat RICCHEZZA PRODOTTA OGGI E PREVISIONI FUTURE Anno PIL (ml euro) Crescita rispetto all anno precedente 1,4% 3,3% 4,3% 4,9% Fonte: Ministero degli Esteri 300 milioni di dollari. Prysmian ha invece chiuso due contratti per un totale di 60 milioni di dollari per la fornitura di cavi di potenza, strumentazione e fibra ottica per un impianto di estrazione e lavorazione dello zolfo a Shab Arab Field, mentre nel maggio scorso Techint e Gasco (società pubblica del gas di Abu Dhabi) hanno siglato un accordo da 613 milioni di dollari per la realizzazione di un sistema di lavorazione, stoccaggio e trasporto di zolfo. Anche sul fronte delle infrastrutture le aziende italiane si sono conquistate un ruolo primario. Il consorzio Saipem-Maire Tecnimont si è aggiudicato una gara per la realizzazione della prima tratta ferroviaria nazionale di 266 km, sempre ad Abu Dhabi. In questo caso il valore complessivo della commessa supera il miliardo di dollari, mentre la linea dovrebbe essere completata entro il

16 Dove va l Economia - MONDO la RIVISTA Euler Hermes Italia Questi sono solo alcuni esempi di una presenza sempre più capillare che ha portato le aziende italiane, in un solo anno, a chiudere contratti sul territorio degli EAU per un valore complessivo di 7,5 miliardi di euro a fronte di un interscambio commerciale cresciuto grazie alla spinta delle esportazioni italiane che hanno fatto segnare un +17% nel primo semestre del Lo scorso anno, infatti, i beni esportati dalle aziende italiane negli Emirati hanno raggiunto il valore record di 5 miliardi di euro, registrato solo nel Scendendo nello specifico dell export, le vendite di beni e servizi tricolori vengono da un paio di anni di alti e bassi. Nel 2009 la spesa per le esportazioni italiane negli Emirati è diminuita del 28,9%, mentre ha fatto registrare un cambio di tendenza nel 2010 e una decisa ripresa nel 2011 quando, nel corso dei primi mesi, i tassi di crescita Le Ferrari in mostra al Ferrari World, Yas Island ad Abu Dhabi. Il Dubai Mall, il più grande centro commerciale al mondo. rispetto all anno precedente hanno toccato il +19,3%. A conferma del valore sempre più strategico riconosciuto a questo mercato per il tessuto produttivo italiano, anche l Istituto del Commercio Estero ha incrementato la sua azione e nel 2010 ha organizzato 45 iniziative promozionali del made in Italy sul territorio, coinvolgendo aziende italiane e 14mila imprese locali. Nell occhio degli imprenditori che scelgono la strada dell export sulle dune di Dubai c è un territorio reso ricco dalle sterminate riserve petrolifere e impegnato in un vasto processo di ammodernamento che richiede la realizzazione di infrastrutture materiali e immateriali, oltre al coinvolgimento di competenze professionali di profilo internazionale. Questa ricchezza si riflette nell attitudine sempre più tangibile da parte degli Emirati a investire all estero diversificando la presenza sui mercati non solo occidentali, ma anche africani e asiatici. La Banca Centrale degli EAU stima che gli investimenti esteri si aggirino tra i 500 e gli 800 miliardi di dollari. In questa partita il ruolo primario lo svolge la Abu Dhabi Investment Authority, il fondo sovrano di Abu Dhabi, che gestisce un portafoglio vicino ai 650 miliardi di dollari. Presidiare i mercati finanziari, attrarre investimenti esteri, finanziare grandi opere infrastrutturali, e cavalcare un processo di ammodernamento interno basato sulla componente multietnica della popolazione: sono i passi decisivi di una strategia di successo e l ennesima conferma che il paradiso per nulla artificiale degli Emirati Arabi Uniti sta mettendo nel panorama internazionale solide fondamenta. 14

17 la RIVISTA Euler Hermes Italia Dove va l Economia - MONDO Abstract A paradise by no means artificial by Daniele Autieri Over the years, the United Arab Emirates has built up an enviable political and economic stability that has made them one of the richest countries in the world in terms of GNP per capita and has enabled them to win important and strategic stakes in the giants of international finance. This has happened in Italy, a country with whom the UAE has strong ties, where the Aabar sovereign wealth fund from Abu Dhabi has become the leading private shareholder in UniCredit, with a stake of over 5%. The United Arab Emirates has Il Burj Dubai, l edificio più alto del mondo. always been an international financial hub anyway, with 46 banks operating on its territory, 18 of its national banks among the top 100 in the Arab world and 14 among the top 1,000 in the world. In addition to the UAE shareholder presence in UniCredit, other leading Italian credit institutions are also active in the UAE: the Intesa SanPaolo Group, for example, and also the French bank BNP Paribas, which acquired the Italian BNL and has set up an Italian Desk in Dubai. The economic and financial strength of the Emirates derives from shrewd political management and a skilfully maintained balance between the many different inhabitants of the Emirates. The Federation is made up of seven emirates, in fact (Abu Dhabi, Ajman, Dubai, Fujairah, Ras al-khaimah, Sharjah and Umm al-qaywayn). The pace of its economic growth has not come to a halt, thanks mainly to the huge oil reserves in the region. The Federation is the fifth world producer of oil and natural gas, and the third in terms of oil reserves (9.4% of the total). In reality, as a result of its policy of economic diversification, the oil sector only accounts for 23% of its GNP, less than the services quota which now accounts for over 50%. It is this fact that has encouraged foreign investment and has aroused interest in places like Dubai and Abu Dhabi from the world's most developed economies. According to the latest data, the principal supplier countries of the UAE are India, China, the USA and South Korea, while Italy is in eighth place (third in Europe), with a share of 4% of total imports. This is a significant statistic, reinforced by the fact that the United Arab Emirates is Italy's principal market outlet for exports to the Middle East and North Africa. Today there are about 160 Italian companies with an office or branch office in the UAE, while many others operate there through local agent intermediaries. These include some of the Italian colossi such as Ansaldo Energia, Astaldi, Alitalia, Telecom Italia, Generali, Pirelli, Salini and many others. It is a widespread presence distributed over many production sectors and bringing in orders of substantial economic importance. These are just a few examples of an increasingly wide-ranging presence that has resulted in Italian companies completing contracts in the UAE for a total value of 7.5 billion euros. Last year, goods exported by Italian companies to the Emirates matched the record of 5 billion euros achieved only in In the eyes of those entrepreneurs who embark on the route of exports to the dunes of Dubai, it is a territory that has become wealthy through its huge oil reserves and is undergoing an extensive modernization process. This wealth is reflected in the increasing readiness of the Emirates to invest abroad, diversifying the presence not only in western markets but also in the markets of Africa and Asia. The UAE Central Bank estimates foreign investments to be around 500 to 800 billion dollars. The key player in this field is the Abu Dhabi Investment Authority, Abu Dhabi's sovereign wealth fund, which manages a portfolio of around 300 million dollars. 15

18 Dove va l Economia - ITALIA L Italia sotto il sole Si è chiuso un anno record per il fotovoltaico Made in Italy: 3 miliardi di euro di investimenti, primato di pannelli installati, Germania superata. E il 2012, nonostante la crisi, promette ancora bene. La realtà dei Distretti rinnovabili. di Edoardo Massimi Splende il sole sull Italia. E alimenta un settore, quello dell energia fotovoltaica, che negli ultimi anni è cresciuto tantissimo, tanto da far conquistare al Belpaese un primato internazionale. Nel 2011 l Italia ha installato più capacità fotovoltaica di tutti, facendo meglio an- 16

19 la RIVISTA Euler Hermes Italia che della Germania, storicamente leader in materia, che per la prima volta è stata costretta a cedere il passo. I 9 GW (Giga Watt) avviati tra gennaio e dicembre rappresentano un record e, di fatto, hanno trainato l intero comparto a livello mondiale. Sommati ai 7,5 GW dei tedeschi, infatti, rappresentano il 60% circa dell installato complessivo globale. Mica poco. Del resto l industria fotovoltaica italiana è in forte espansione e vive un periodo florido, migliorando ogni anno le performance dei dodici mesi GLI INVESTIMENTI INTERNAZIONALI Nel 2011 le energie alternative hanno attratto nel mondo 260 miliardi di dollari (erano appena un centinaio nel 2008) e gli investimenti nel fotovoltaico hanno superato quelli nell eolico: 136 contro 75 miliardi. Lo svela lo studio Renewable Energy Country Attractiveness Indices di Ernst&Young. Il mercato italiano - quarto dopo quelli di Usa, India e Cina è tra i più dinamici e allettanti, e catalizza circa un terzo degli investimenti nel fotovoltaico a livello mondiale. precedenti. Attualmente la consistenza del parco impianti parla di oltre 325 mila installazioni fotovoltaiche lungo tutto lo stivale. Un numero più che raddoppiato rispetto al 2010, quando erano 156 mila. Si è triplicata, invece, la potenza, passata da 3,5 a 12,8 GW. Certo, siamo lontani dal milione e passa di impianti funzionanti in Germania, ma il divario è stato quanto meno ridotto. E anche l Europa plaude ai nostri numeri. Di recente la Francia si è espressa sul nostro conto con un articolo pubblicato su Les Echos, tessendo le lodi e incoronando l Italia quale primo mercato mondiale. Conti alla mano, sono oltre 800 le imprese nostrane attive nel fotovoltaico, con una forza lavoro di 100 mila unità. E se il 2011 si è chiuso alla grande, con quasi 3 miliardi di euro investiti nell energia solare è la stima di Althesys l anno in corso si prospetta ancora in progressione: sceso il costo degli impianti e dimezzato quello dei pannelli, secondo gli analisti di REF-E Osservatorio Energia taglieremo il traguardo dei 15 GW a fine 2012, con il fotovoltaico che dovrebbe coprire il 6% dei consumi di energia (ora è al 3,5%). Gli obiettivi del cosiddetto Pacchetto Clima-Energia, la Direttiva che ci ha imposto l UE, non sono più un miraggio: i 23 GW al 2020 sono (quasi) dietro l angolo. Prima, però, andrà risolta la questione, piuttosto delicata, legata al taglio degli incentivi che ha turbato il settore. Alcune modifiche legislative nel corso del 2011 hanno agitato le acque (leggasi: chiusura di stabilimenti produttivi). Anche il neo ministro dello Sviluppo, Corrado Passera, ha chiesto urgentemente un Piano Energetico Nazionale e gli operatori invocano un quadro stabile. Staremo a vedere. Per adesso, intanto, le imprese italiane stanno cominciando a guardare con sempre maggiore attenzione anche ai 17

20 Dove va l Economia - ITALIA la RIVISTA Euler Hermes Italia Il totale degli impianti fotovoltaici installati in tutt Italia è di 325mila unità. I principali distretti si trovano in Puglia, Veneto e Lombardia. ATLASOLE Il sito aggiornato sul numero di impianti funzionanti in Italia e sulla potenza installata regione per regione. mercati esteri, investendo oltre confine: le operazioni condotte dalle nostre aziende al di fuori dell Italia rappresentano ormai il 4% del totale. Questione di convenienza: gli incentivi, in molti paesi stranieri, sono ancora molto generosi. Ma dove nasce l eccellenza italiana nel settore fotovoltaico? L industria del solare si è ritagliata uno spazio di assoluto rilievo, con la ricerca alla base di tutto: lo conferma la nascita di diversi consorzi e distretti specializzati nelle energie rinnovabili, sparsi un po ovunque. I principali si trovano in Puglia, Veneto e Lombardia. Il Distretto Green and High Tech, che conta un ottantina di imprese, è in piedi a Monza e Brianza dal 2009 e porta avanti la ricerca per lo sviluppo dell energia dal sole, con Confindustria e Camera di Commercio: qui le aziende green fatturano oltre 4,5 miliardi di euro e danno lavoro a 8 mila addetti. A Carmignano del Brenta, in provincia di Padova, c è il Distretto industriale fotovoltaico forse più importante d Italia: una realtà composta da 200 imprese e un indotto di 5 mila lavoratori. Numeri interessanti anche a La Nuova Energia, il Distretto pugliese per le fonti rinnovabili, primo in Italia del genere grazie al sostegno di Confindustria e Confapi, e in sinergia con le università di Bari, Foggia, Salento, Milano, CNR ed ENEA. La prossima potrebbe essere la Toscana, già pronta a costituire un nuovo Distretto. Oggi, come detto, siamo quasi a 13 GW di potenza installata e a livello geografico il sole batte in maniera uniforme, da Nord a Sud. Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna è la fotografia scattata dai ricercatori di Fondazione Impresa sono le regioni con il maggior numero di impianti, 18

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