UNA CRISI SENZA FINE? QUALI GLI ESITI POSSIBILI? CHE FARE? Antonio Marraccini

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1 1 UNA CRISI SENZA FINE? QUALI GLI ESITI POSSIBILI? CHE FARE? Antonio Marraccini Il nostro motto deve essere dunque : riforma della coscienza non per mezzo di dogmi, ma mediante l analisi della coscienza non chiara a se stessa, si presenti sotto forma religiosa o politica. Apparirà allora che il mondo ha da tempo il sogno di una cosa Pier Paolo Pasolini Al mi figliolo 1 1

2 2 UNA CRISI SENZA FINE? QUALI GLI ESITI POSSIBILI? CHE FARE? PREMESSA Il titolo del libro pone tre domande. Domande prive di risposte certe. Si cerca di capire e aiutare a capire, più che dare risposte, in un excursus storico che parte dal dopoguerra, per arrivare ai giorni nostri e guarda al possibile futuro. Occorre chiedersi innanzi tutto, di quale crisi stiamo parlando, della sua natura e delle sue cause, per intuirne i possibili sbocchi e, di conseguenza, cosa si può farci in merito. Io credo che questo dipenda da tutti quelli che, ingiustamente, ne pagano i costi. Da noi quindi. Forse questo libro, l ultimo che scriverò, esprime solo un sogno, ma dei sogni non possono espropriarci ed è giusto volerli realizzare o vederli realizzati da altri. La crisi economico-finanziaria, purtroppo, è solo un aspetto del problema, che l umanità si trova di fronte, perché non siamo in una delle solite crisi, come in passato. Non è soltanto una crisi economica. Non soltanto una crisi energetica.non soltanto una crisi demografica. Non soltanto una crisi climatica, ambientale, ecologica. Non soltanto una crisi dell acqua. Non soltanto una crisi dei rifiuti, comprese le scorie nucleari. Non soltanto una crisi dovuta all entità finita delle materie prima, non rinnovabili. Il perché fondamentale risiede nel fatto che tutte queste crisi sono connesse. Siamo di fronte ad una crisi polisistemica. La crisi economica deve quindi essere valutata nell ambito della crisi polisistemica, di cui fa parte, per superare la quale, purtroppo non vi sono risposte adeguate, alla complessità dei problemi connessi. Non ne abbiamo le competenze, la capacità culturale, per cui, sarà meglio rivedere i nostri stili di vita e di consumo oltre che, ovviamente, i modelli di sviluppo attuali. Se è così, possiamo parlare ancora soltanto di crisi? <<Crisi>> mantiene ancora una connotazione positiva. Può indicare una situazione possibile di superamento. C è la sensazione che non sia più così, che siamo giunti ad una svolta, ad una fase di transizione, dagli sbocchi imprevedibili, perché le crisi che viviamo, nel loro insieme, se le cose non cambiano profondamente, assomigliano più a una possibile catastrofe imminente. Per cui è inevitabile, doveroso, mettere in conto, oltre alle conseguenze attuali, visibili, anche quelle ignorate dai mass media, quali quelle di un futuro non molto lontano,che hanno fatto nascere tanti Perché? Tra i quali quelli inquietanti del rischio di una guerra globale, non più solo finanziaria ed economica,scatenata dai potenti su scala planetaria. Questo sì,significherebbe farci tornare all età della pietra. Se non li fermeremo. Papa Francesco,ha paventato il rischio di un conflitto mondiale, qualora le potenze occidentali avessero bombardato la Siria. Un monito da prendere molto seriamente, perché è evidente che l Iraq ieri, la Siria oggi e l Iran domani, sono solo dei casus 2 2

3 3 belli, nella crisi polisistemica, per il controllo geostrategico del petrolio del Golfo Persico. L inizio di enduring freedom in Afganistan, la permanenza, dopo oltre 10 anni, della Nato oggi, e di basi americane domani, si spiega -più che con l obiettivo di uccidere Osama Bin Laden ( raggiunto) e abbattere il regime dei Taliban,( abbattuto ma con i quali oggi si tratta),- per l interesse geopolitico di quest area, multietnica, strategica per molteplici ragioni, quali ad esempio il controllo delle vie del petrolio e del gas del Mar Caspio; la produzione di oppio e, last but not least, avamposto militare americano ai confini della Cina, del Pakistan musulmano, di Paesi asiatici dell ex blocco sovietico e l intero Sud Est asiatico. E già in atto la guerra, per ora a suon di dollari, tra le nazioni più potenti, per il controllo e l accaparramento delle principali materie prime. In Africa, sotto l Artico e in America Latina, perché tutte le materie prime sono in entità finita ed alcune hanno già oltrepassato il picco massimo di estrazione e si stanno esaurendo. E solo questione di tempo. Non molto, per alcuni metalli e terre rare. Cosa accadrà, quando la Cina, la più grande potenza economica, che inonda i nostri mercati di merci e prodotti, che l Occidente non produce più - di cui ci dicono che non possiamo fare a meno, a cui ci siamo abituati a consumare- oltre che diventare, a breve, la prima potenza mondiale sotto il profilo produttivo ed economico, ne avrà bisogno per il proprio mercato interno, in crescita costante, di circa il 10 % annuo, cioè una volta e mezzo quello attuale nell arco di cinque anni? Ovviamente non esporterà più in Occidente, come fa adesso. Lo stesso accadrà con i BRIC ( Brasile, Russia, India, Cina)produttori ed esportatori. Riflettiamoci, perché avverrà nel giro di pochi anni. Ha senso parlare e riproporre uno sviluppo, così come è stato inteso fino ad oggi, o addirittura infinito, come lo intendono i potenti? Non ha senso, è una follia suicida, una chimera. Certo, si può sempre sperare in nuove scoperte scientifiche che consentono di affrontare e forse superare i limiti attuali, ad esempio nel campo energetico, perché la scienza non ha limiti. Lo sviluppo tecnologico però lo controllano i potenti, per i loro scopi di potere e di profitto, compresa una loro possibile sopravvivenza, in caso di catastrofe. Questo non comporta avere come orizzonte il passato, perché ci ha portato a questo punto o tornare all età della pietra. Indietro non si torna, non si può tornare.viceversa si può arretrare. Occorre pensare ad un modo diverso di vivere, in una società diversa, solidale, di convivenza tra i popoli e compatibile con la Natura. Vengono ripercorse, a grandi linee, le tappe fondamentali dello sviluppo capitalista, dal dopoguerra al neoliberismo odierno,alla crisi in Usa e alla crisi del debito pubblico,nei paesi europei ed in particolare nel nostro Paese, aggiornati al L analisi della crisi nei paesi PIIGS( Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia, Spagna), è limitata alla Grecia, come caso emblematico e alla Spagna, in una situazione simile alla nostra. Con alcuni accenni alla situazione in altri paesi europei e all Argentina. Del resto le misure e i costi fatti pagare alle popolazioni dei PIIGS, sono molto simili tra loro, in quanto dettate dalla Bce e dalla troika. 3 3

4 4 La globalizzazione, è di nuovo analizzata, sotto il profilo della lotta di classe nella società dello spettacolo,entrando nel merito della finanziarizzazione dell economia e dell economia del debito e dei loro strumenti, quali i derivati, oltre al ruolo delle agenzie di rating ed infine dell economia criminale. Il libro costituisce quindi, un completamento, un ampliamento e un approfondimento dell analisi e della proposta politica, espressa nel mio libro precedente, <<Una spia da un milione di dollari>>. Si può, quindi, ritenere un libro, complementare al primo. Dati, informazioni, notizie e alcune considerazioni, citate o riportate, sono tratte dai seguenti libri, elencati in ordine assolutamente casuale: -Elido Fazi LA TERZA GUERRA MONDIALE? Fazi editore (2012) -Luciano Gallono LA LOTTA DI CLASSE. Dopo la lotta di classe Editori Laterza (2012) -Gianni Dragoni BANCHIERI E COMPARI. Come mala finanza e capitalismo si mangiano i soldi dei risparmiatori.chiarelettere (2012) - Giulietto Chiesa INVECE DELLA CATASTROFE. Perché costruire un alternativa è ormai indispensabile EDIZIONI PM (2013) - Loretta Napoleoni ECONOMIA CANAGLIA. Il lato oscuro del nuovo ordine mondiale. Il saggiatore (2009) - Loretta Napoleoni IL CONTAGIO Perchè la crisi economica rivoluzionerà le nostre democrazie. RCS Libri Spa (2011) -Francesco Raparelli RIVOLTA O BARBARIE. La democrazia del 99 per cento contro i signori della moneta. Adriano Salani SpA (2012); - Pietro Grasso con Enrico Bellavia SOLDI SPORCHI. Come le mafie riciclano miliardi e inquinano l economia mondiale. Baldini Castoldi Dalai editore (2011) Maurizio Lazzarato LA FABBRICA DELL UOMO INDEBITATO. Saggio sulla condizione neoliberista. Edizioni DeriveApprodi (2012) - Federico Rampini Non ci possiamo permettere uno stato sociale.( FALSO!) Gius. Laterza&Figli (2012) -Paolo Ferrero PIGS!La crisi spiegata a tutti. DeriveApprodi ( 2012) -Franco Berardi Bifo LA SOLLEVAZIONE. Collasso europeo e prospettive del movimento. Piero Manni Srl (2011). - Antonio Marraccini Una spia da un milione di dollari. Il mio libro (2012) Federeico Fubini Recessione.Come usciamodalla crisi più lunga della storia. 4 4

5 5 PREFAZIONE Non vi sono risposte certe alle tre domande poste dal titolo del libro. Occorre interrogarsi sulla natura della crisi e sulle sue cause, per intuirne i possibili sbocchi e cosa, di conseguenza, si può fare in merito. Credo dipenda da tutti coloro che, ingiustamente, ne pagano i costi. Da tutti noi quindi. Per capire appieno quello che sta realmente accadendo, occorre partire addirittura dalla Conferenza di Bretton Woods nel 1944, per poi arrivare, nel 1971, alla nascita dei petrodollari, svincolati da qualsiasi unità di misura di riferimento: è esattamente questo l inganno principale, che impedisce di vedere la truffa della finanza mondiale. Verso il 1980, ha inizio in molti paesi dell occidente industrializzato,quella che alcuni studiosi definiscono una contro-rivoluzione ed altri, un grande balzo all indietro. Le classi dominanti di diversi paesi -le quali ormai, per diversi aspetti, costituiscono un unica nuova classe globale, che alcuni sociologi, chiamano <<classe capitalistica transnazionale>>-, cominciano una lotta di classe dall alto, per recuperare il terreno, perduto negli anni Sessanta e Settanta. Sono analizzate le caratteristiche di questa <<nuova classe>>, e la sua controrivoluzione, che ha il suo epicentro, non più nella fabbrica, bensì nel mercato virtuale di Matrix, nella società dello spettacolo, in cui viviamo. Siamo inoltre in piena guerra finanziaria, del dollaro contro l euro, guidata da Wall Street e dalla City di Londra, il cui primo atto, è stato la guerra, oltre che per evidenti ragioni geostrategiche, contro la decisione di Saddam, di vendere il petrolio iracheno, in euro e non più in dollari:<<vittoria>>,dichiara infatti Bush, all indomani della revoca di quella decisione, nonostante la guerra, sia appena iniziata. Il 11 settembre 2001, compatta l intero occidente attorno agli USA.Bush dichiara la guerra <<infinita>> contro il terrorismo internazionale e gli Stati <<canaglia>>. Un modo per rinviare la crisi che è alle porte. E l atto culminante della globalizzazione, non solo economica, ma anche come progetto politico. La crisi nasce negli Stati Uniti negli anni Ottanta ed esplode, nel 2007,con la bolla speculativa dei mutui subprime, erogati a chiunque ne fa domanda, e non a clienti primari, con il fallimento di molti istituti di credito. Molti milioni di persone perdono la casa. Nel 2008 c è il crash, il collasso fiscale dell intero occidente, una vera e propria esplosione del debito. Grandi banche e finanziarie in tutto l occidente, in primo luogo americane ed europee, finiscono sull orlo della bancarotta Le banche chiedono ai governi di <<nazionalizzare>> le loro perdite, sui bilanci pubblici. I loro debiti sono << nazionalizzati>>e trasformati in debiti pubblici degli Stati. Fiumi di denaro, compresi narco-dollari, sono versati nelle loro casse. L immenso pompaggio di liquidità, avviene senza cambiare le regole. Peggio ancora: senza nemmeno stabilire qualche regola. Le banche e le finanziarie salvate, 5 5

6 6 riprendono a fare come prima del 2008, in piena deregulation: cominciano a speculare e a guadagnare sui debiti pubblici degli Stati europei. Non è quindi una crisi che nasce dal nulla, o per cause esterne al capitalismo. Al contrario. E analizzato, il significato della crisi dei subprime, secondo la teoria dell economia del debito e quello del collasso della finanza mondiale, nell ambito della finanziarizzazione dell economia. La crisi dei subprime e il collasso fiscale, non sono causate da nessun nemico esterno. Sono proprio i mercati,quelli finanziari, che meglio incorporano la teoria del libero mercato, che hanno disastrato l economia mondiale; sono i grandi speculatori, che controllano i mercati finanziari, che ci portano sull orlo dell abisso. La crisi, nasce dopo decenni di neoliberismo, comparso sulla scena della storia, nel 1973, col golpe cileno di Pinochet, sostenuto dalla CIA e con la <<shockterapia>> economica del suo consigliere, il Nobel Milton Friedman e dei cosiddetti <<Chicago Boys>>. Negli USA, con Reagan, e in Europa con la Tachter, si sviluppano,la deregulation, il processo di precarizzazione del lavoro e la progressiva demolizione del Welfare State. Le cause della crisi e del collasso, vanno quindi ricercate all interno del capitalismo neoliberista; testimoniano il fallimento del complesso delle sue idee e della sua ideologia, divenute pensiero unico, dominante nel villaggio globale. L epicentro della crisi resta negli Stati Uniti, dov è nata e n è fatta un analisi, aggiornata al Si entra nel merito del rapporto perverso, tra indebitamento generalizzato dei privati negli anni Duemila, soprattutto negli Stati Uniti, e finanziarizzazione dell economia, in cui al ciclo merce-denaro-merce, si sostituisce quello denaro- denaro- denaro, che può fare a meno e rendere marginale il lavoro, necessario per creare ricchezza. Ma senza il lavoro non si crea ricchezza reale. La finanziarizzazione non produce nuova e maggiore ricchezza,la sposta da una parte all altra e la concentra nelle mani della nuova classe capitalistica trasnazionale. Per capire di cosa stiamo parlando,si tenga presente che l economia finanziaria complessiva, è 15 volte più grande del Prodotto interno lordo (Pil) mondiale ( cioè della ricchezza economica reale),e che l ammontare dei derivati, costituisce oltre il 90 % dell economia finanziaria. Ricchezza in gran parte controllata, non dall 1% della popolazione mondiale, com è stato detto, ingenuamente, da Occupy Wall Street, bensì molti meno; da circa 1 milione di individui, che costituisce la cupola finanziaria, i Padroni dell Universo, circondata da un alone, costituito dallo 0,01% della popolazione mondiale, di altri milioni di miliardari. Non si può, peraltro, trascurare l entità dell economia finanziaria criminale,che si distingue dalla prima, perché non rispetta le leggi ufficiali degli Stati,ma che agisce per scopi e fini identici. Gli Stati,infatti, sono a loro volta subordinati all ideologia della finanziarizzazione, assolutamente priva di vincoli e regole che, inoltre,agisce 6 6

7 7 con strumenti ( i derivati),al di fuori di ogni controllo e tramite vere e proprie truffe ( vedremo quella del Libor),con grandi gruppi bancari e finanziari internazionali, finiti sotto inchiesta ( senza alcuna conseguenza), per il ruolo avuto nella crisi dei subprime. L èlite americana, non metterà in discussione l assioma reaganiano, secondo cui << Il tenore di vita del popolo americano non è negoziabile>>. Formula che nega ogni legge del mercato e illustra crudamente le regole dei rapporti di forza. Non c è mercato, quando il più forte può cambiarne le regole, a proprio piacimento. In ogni caso, non c è differenza con la barbarie dell accumulazione primaria del capitale, perché è tuttora presente nell economia del debito, che è quella che caratterizza il presente, in cui il debito,determina uno specifico rapporto di potere, con la creazione dell uomo indebitato, del suo senso di colpa e della sua inferiorizzazione, nei confronti del creditore. Un debito che, secondo loro, deve essere senza fine, inestinguibile. Non si può evitare di parlare dei paradisi fiscali, compresi quelli di casa nostra, in cui finisce la gran parte della ricchezza, esentasse o riciclata, senza alcuna differenza. Pecunia non olet. Si spiega come, la crisi dei mutui privati subprime -causata, a partire dall eccessivo indebitamento privato, dalla speculazione dei banchieri di Wall Street e della City di Londra, con metodi e con strumenti assolutamente poco limpidi, che non ha esitato ad arrivare al complotto ( documentato), contro l euro-, è stata riversata sui paesi europei, trasformata nella crisi del debito pubblico, e fatta pagare alle popolazioni. Prima, dei paesi europei cosiddetti spregiativamente PIGS ( maiali), dalle iniziali di Portogallo. Irlanda, Spagna, Grecia, diventati poi, PIIGS, con l inclusione dell Italia. Paesi e popolazioni, che di quella crisi non sono responsabili e che invece ne pagano le conseguenze. Sotto questo profilo, si evidenzia il ruolo delle agenzie di rating, tutte angloamericane che, con le loro pagelle, determinano la sorte stessa, dei paesi del debito pubblico, i PIIGS, e il ruolo dei titoli derivati, in particolare quelli Otc ( Over the counter), fuori bilancio, di composizione nota solo alle banche che li emettono. Il loro utilizzo, è ormai diventato scommessa su tutto, sorte dei PIIGS compresi. E impossibile, non inquadrare quanto accade in Europa, nell ambito dell ideologia neoliberista, perché è ad essa che, con poche varianti, si rifanno tutti i governi dei paesi europei, indipendentemente dal colore politico. Valgono per tutti, i vincoli e gli automatismi, del trattato di Maastricht e la politica della Banca centrale europea(bce) che, diversamente da tutte le banche centrali, per statuto, non può prestare soldi agli Stati, a bassi tassi d interesse, sottraendoli alla speculazione internazionale. E infine il ruolo del Fondo Monetario Internazionale, della Banca Mondiale,del Wto e della politica della Germania della Merkel, egemone in Europa. Con una martellante campagna mass-mediatica, una vera e propria <<shockterapia>>, gli speculatori finanziari, riescono a cambiare le carte in tavola, sulla <<causa della crisi>>: dalla speculazione finanziaria sui muti subprime,ai debiti 7 7

8 8 pubblici, cioè alla spesa sociale. La <<colpa>>, non è più della speculazione, ma dei cittadini che <<vogliono vivere al di sopra dei propri mezzi>>. Così gli speculatori, continuano a guadagnare, prima attraverso il salvataggio delle banche, fatto con i soldi pubblici dei contribuenti, e poi speculando sui titoli di Stato. Speculazione che pagano le popolazioni. C è un enorme trasferimento di risorse, dalle tasse pagate dai cittadini, alla rendita finanziaria. Sono smascherate le manipolazioni ed i luoghi comuni, del neoliberismo europeo e demistificata la pretesa scientifica, delle sedicenti leggi economiche che, viceversa, assomigliano più a dogmi religiosi. Lo smantellamento del modello sociale europeo, è l obiettivo della speculazione finanziaria, cominciato con i paesi PIIGS che, per primi,sono spinti a demolire il proprio Welfare. La crisi, giunta al sesto anno, è peggiore e più lunga di quella storica del 1929 e, a differenza di allora, niente viene fatto per rimuoverne le cause, che l hanno determinata. Tutto continua come prima, anzi, peggio di prima. Non sono quindi possibili né credibili autoregolazioni, alla luce della mostruosa truffa finanziaria, ormai esplosa nel 1971 coni petrodollari e rimasta aperta, come una piaga non più rimarginabile. In materia di Welfare, il progetto strategico del programma neoliberista, consiste in una progressiva trasformazione dei <<diritti sociali>>, in <<debiti sociali>>, che le politiche neoliberiste trasformano in debiti privati, parallelamente alla trasformazione degli <<aventi diritto>> in <<debitori>>, presso le casse d assicurazione contro la disoccupazione ( per i disoccupati) e presso lo Stato ( per i beneficiari di minimi sociali e di sussidi). Siamo di fronte ad un nuovo<< mercato >>. I diritti sociali, diventano i debiti da pagare. Lo stesso avviene per il <<bene comune>>, svenduto e comprato a prezzi di saldo, per <<fare cassa>>. Si tratta di lotta di classe contro le popolazioni, fatta su scala internazionale dal capitalismo neoliberista, diventato classe dominante parassitaria, che non produce più ricchezza economica reale, ma accumula solo denaro creato dal denaro. Come la nobiltà dell 800. Il capitalismo neoliberista è sempre stato, storicamente, incompatibile con una piena democrazia e ha prodotto colpi di stato, la nascita di dittature, involuzioni autoritarie, attacchi al Welfare,limitazioni delle prerogative dello Stato e privatizzazioni. Se si continua su questa strada, si va alla catastrofe, con una mostruosa degenerazione autoritaria e forse con la morte fisica di centinaia di milioni d esseri umani. Basti rileggere le dichiarazioni di Michael Leden, The War Against the Terror Masters. St. Martin Press(2002), un teorico ed un operativo allo stesso tempo, avendo lavorato al Dipartimento di Stato, al Pentagono, al National Security Council sul terrorismo internazionale <<La distruzione creativa è il nostro secondo nome sia all interno della Società, che al di fuori di essa. Noi siamo qui per abbattere l ordine mondiale esistente ogni giorno, dagli affari alle scienze, alla letteratura, all arte, 8 8

9 9 all architettura, e dal cinema alla politica, alle leggi. ( )Osservando l America mentre annulla le società tradizionali, essi hanno paura di noi, poiché non vogliono essere cancellati. Essi, devono attaccarci per sopravvivere, esattamene come noi dobbiamo distruggerli, per procedere verso la nostra storica missione>>. Gorge Bush non scherza, dopo l 11 settembre 2001, quando dichiara <<E cominciata una guerra che durerà cinquanta anni>>,con Enduring Freedom in Afghanistan e poi su altri scacchieri, per il controllo delle materie prime.una guerra infinita. Con il taglio delle spese sociali, con politiche recessive e riduzione delle imposte (a vantaggio in particolare delle grandi imprese e degli strati più ricchi della popolazione),- attuata nel nostro paese attraverso l aumento delle imposte per chi le tasse le paga (lavoro dipendente e pensionati) e la loro autoriduzione tramite l evasione (più o meno da parte di tutti gli altri)-, la politica neoliberista dei governi, con la riduzione dei consumi, l aumento della disoccupazione e la riduzione del gettito fiscale, opera un doppio processo: un trasferimento massiccio di risorse verso le classi più agiate della società e alle imprese e un aumento dei deficit di bilancio, come conseguenza delle politiche fiscali. Deficit, a loro volta, fonti di reddito per quei creditori, che acquistano i titoli del debito degli Stati, sperando che non facciano bancarotta. Si analizzano, a grandi linee, le scelte neoliberiste e le conseguenze della crisi in Grecia, come caso emblematico di tutti i paesi PIIGS, in Spagna e brevi accenni ad altri paesi europei. Si entra nel merito, dettagliatamente, nella situazione italiana, fino al 2013, sotto il profilo finanziario, economico,politico e sociale, con particolare attenzione all operato dei governi Berlusconi e Monti, fino alla modifica della Costituzione e al fiscal compact. Si analizza la questione della crescita, che i potenti vogliono senza fine, mentre così non è. Si esclude un uscita dell Italia, dall euro e dall Europa. Nella parte finale si affronta la questione della democrazia, delle sue caratteristiche distintive e di come ricostruirla, dato che quella attuale è di fatto stata svuotata ed infine la questione della decrescita e della transizione, visto che la crescita diventerà presto impossibile e la crescita infinita come la intendono i potenti è una follia che ci porterà alla catastrofe. La parte conclusiva, sulla base della Premessa, entra nel merito, ineludibile, del Che Fare, politicamente, socialmente e legislativamente, suggerendo la costituzione di un Comitato Promotore, per dare vita ad una Coalizione dei soggetti sociali, autoorganizzati nei movimenti e di personalità della cultura, per la definizione di un Programma politico, di obiettivi e proposte concrete e generali, per rispondere ad un attacco di classe che non ha precedenti. Per fare pagare la crisi a chi ne è responsabile. Per creare le condizioni per superarla, rimuovendone le cause, in una prospettiva europea, oltre che italiana perché, diversamente, sarebbe impossibile. A tale scopo,viene di conseguenza proposta la creazione di una lista elettorale di <<Alternativa Democratica Apartitica>>per la rigenerazione della democrazia rappresentativa. 9 9

10 10 Un Programma che nasca condiviso dal basso, dando la parola sui suoi contenuti, a chi è stata sempre negata, per la rigenerazione della democrazia partecipativa, da sostenere e legittimare con centinaia di migliaia di firme di condivisione e d adesione, con la mobilitazione e con le lotte. Un Programma del popolo, per il popolo che paga i costi della crisi, per cambiare radicalmente lo stato delle cose presente, con l attuazione dei diritti dei cittadini e della persona, sanciti nella Costituzione. Per la rigenerazione della democrazia partecipativa. Per la difesa del territorio, del bene comune, del lavoro, contro la precarietà. Per licenziare, per giusta causa, la casta partitica, quella padronale ed in generale la classe dirigente, complici nell avere portato il paese in questa situazione. Fino ad oggi l opposizione dei cittadini a livello istituzionale, si è espressa, in gran parte, con il rifiuto del voto alla casta dei partiti, a cui togliere i privilegi e da mandare a casa Il rifiuto del voto- il partito maggioritario- non ha impedito la formazione del governo delle <<larghe intese>> diventato delle <<ristrette intese>> e le lotte sul territorio, da sole, non riescono ad incidere sul piano istituzionale e legislativo.per questo è necessario compiere un salto di qualità, per coinvolgere attivamente la maggioranza della popolazione, attraverso la costituzione di una lista elettorale di Alternativa Democratica Apartitica. Viene infine fatta una proposta di programma,da definire in itinere,per un confronto all interno dei movimenti e della popolazione

11 11 DAL DOLLAR EXCHANGE STANDARD AI PETRODOLLARI Gli Stati Uniti, la prima potenza al mondo, è al primo posto della classifica dei paesi indebitati, con un deficit di 850 miliardi di dollari annuo Quasi la metà del PIL italiano Vuole dire, che gli americani vivono al di sopra delle loro possibilità e si indebitano. Non a caso, gli States, restano in cima alla classifica del debito pubblico. Un deficit in assoluto, se non in percentuale, più alto di quello di tutte le altre nazioni del mondo. Vediamo qualche dato per capire di cosa stiamo parlando. Nel 2012, secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale (FMI), i governi mondiali hanno bisogno di prendere a prestito dai mercati finanziari, più di miliardi di dollari. I debiti europei da finanziare ammontano a circa miliardi; quello di cui ha bisogno l Italia, è di circa 300 miliardi, quello degli Stati Uniti di circa miliardi, solo quest anno. Siamo quindi di fronte a una vera e propria guerra dei debiti, del dollaro contro l euro, per accaparrarsi i finanziamenti necessari. A fronte della situazione, in particolare degli Stati Uniti,il Pil della Cina, dal 2007 cresce del 60 %, quello dell Asia del 50%, quello di altri paesi emergenti del 35%, mentre le economie avanzate occidentali, alla fine del 2012, mostrano tassi di crescita attorno allo zer,o addirittura negativi nei paesi europei PIIGS. Nell ottobre 2013, scoppia lo scandalo delle intercettazioni telefoniche ( 124 miliardi di telefonate nel mondo, di cui 42 milioni in Italia)), da parte di un inedito Grande Fratello, (Stati Uniti e Gran Bretagna), di capi di stato e di governo, presidenti, vertici militari, bancari, religiosi fino allo stesso Papa. In pratica vengono spiati tutti i centri di potere, politico, economico, finanziario e religioso e in particolare ( e questa è, per noi, la novità)i fedeli alleati europei, membri della NATO, evidentemente ritenuti inaffidabili, da tenere sotto stretto controllo, come una volta lo erano l URSS e i Paesi filosovietici. Gli USA e la Gran Bretagna, hanno inaugurato, ( da quanto tempo?), una loro inedita <<guerra fredda>> a tutto campo, politico, economico, finanziario, sociale? Un salto di qualità significativo,del loro atteggiamento mentale e politico,verso di noi, di cui non si fidano e, al contempo, rivelatore della loro insicurezza, che prelude all aggressività sotto varie forme, sulla strada della progressiva perdita della nostra sovranità nazionale. C è da chiedersi se e quanta ne sia rimasta e fin dove vogliono arrivare. Tornano in mente le parole di Gorge Bush, dopo l 11 settembre 2001 << Non permetteremo a nessuno, di fare arretrare il tenore di vita del popolo americano>>. Ora sappiamo che in quel <<nessuno>> siamo compresi anche noi. Un escalation preoccupante, emersa durante la presidenza democratica di Obama, il primo presidente di colore, che tante attese aveva suscitato. In gran parte deluse, 11 11

12 12 perché, in primo luogo Obama fa gli interessi degli Stati Uniti Quale sarà il prossimo passo, qualora diventasse presidente un esponente fondamentalista del Tea Party? Se non si risale addirittura al dopoguerra e alla Conferenza di Bretton Woods, non si capisce quasi niente di quello che sta accadendo oggi. Non si capiscono le ragioni di una, temuta, prossima guerra, non più solo finanziaria, e non più solo per finanziare i loro debiti, ma anche per il controllo delle materie prime,tutte di entità finita, che porterebbe l umanità alla catastrofe, espressa, come vedremo, da personaggi di rilievo, che ne temono l eventualità. Non si capisce perché una crisi del debito privato, i mutui subprime, che inizia per la sventatezza, per l avidità di profitto immediato, costi quello che costi, dei banchieri di Wall Street e della City di Londra che la riversano su di noi, diventi la crisi del debito pubblico. Non si capisce perché a Davos, nel 2012, si parla tanto del Fondo Salva Stati (EFSF, European Financial Stability Facility), che dovrebbe diventare una sorta di Fondo Monetario Internazionale Europeo e soprattutto non si capisce, quello che scrive uno come Soros, sul <<Financial Time>> del 26 gennaio 2013, e cioè che Draghi e Monti <<have relieved the liquidità problems of European banks>>, in poche parole hanno salvato le banche, ma non hanno fatto nulla per risolvere i problemi dei paesi PIIGS Bretton Woods Nel luglio 1944,negli Stati Uniti, a Bretton Woods, 730 delegati dei paesi vincitori della seconda guerra mondiale, discutono nella <<Conferenza Finanziaria e Monetaria delle Nazioni Unite>.Obiettivo :<<ricostruire il sistema monetario internazionale e dare vita ad un quadro di norme internazionali,capace di regolare il funzionamento degli scambi monetari, degli anni a venire>> Fino ad allora è stato utilizzato il Gold Standard, che stabilisce che l unità monetaria di un Paese, è definita sulla base del quantitativo di oro posseduto e quindi il sistema di scambi valutari,è basato sull oro. Il grande economista John Maynard Keynes, propone la creazione di una nuova moneta di scambio, il bancor; una valuta virtuale, emessa da un organismo mondiale, dotato di potere di stampa e usata dagli Stati membri, come riserva aurea. Una proposta, da prendere di nuovo in seria considerazione oggi. Nella Conferenza, gli Stati Uniti, fanno pesare la loro posizione militare e riescono a trasformare il dollaro nella moneta di riserva internazionale, con un valore fisso rispetto all oro (35 dollari per oncia). Il nuovo sistema, è chiamato dollar exchange standard, con l unico vincolo che qualunque paese, potrà sempre chiedere agli Usa di scambiare i dollari in suo possesso,con l oro conservato nelle casse americane. Il Piano Marshall, contribuìsce in modo sostanziale al successo del dollaro, con 13 miliardi di dollari, essenziali per la ricostruzione dell Europa e per nuovi mercati per le multinazionali americane. Il 10 % di quei miliardi, è speso dagli europei per acquistare il greggio dalle compagnie petrolifere americane, le Big Five : la Exxon, la Mobil, la Chevron, la Texako e la Gulf Oil, che ne approfittano, forzando i clienti europei ad acquistare il loro greggio, a più del doppio dei prezzi dell OPEC,tra il 1945 e il

13 13 Il secondo conflitto mondiale, nel dopoguerra, consente agli Usa di finanziare la loro crescita negli anni a venire. Ma non in eterno. Nel 1957 l Italia, la Germania Ovest e la Francia( tra gli altri), firmano il Trattato di Roma, sancendo un anno dopo, la nascita della Comunità Economica Europea (Cee), che rappresenta un quinto dell export mondiale, per un valore complessivo, nel 1966, di circa 30 miliardi di dollari: più del totale delle esportazioni degli USA. Molte banche americane, capitanate dalla Chase Manhattan Bank, si stanno fondendo in agglomerati enormi e potenti, che guardano ben di là dagli Stati Uniti. L economia americana, non cresce come quella europea e ha bisogno di ingenti sostegni. Nel 1967, il deficit degli Usa con l estero, arriva a 36 miliardi di dollari, mentre le riserve auree si sono ridotte a 12 miliardi. Un terzo. A peggiorare la situazione, arriva la Guerra in Vietnam, che investe anche la sterlina inglese, il secondo pilastro su cui si basa l accordo di Bretton Woods, che entra in una profonda crisi. La nascita dei petrodollari Nel marzo 1968, il governo statunitense chiede a Londra, di sospendere, per due giorni, le contrattazioni dell oro e ordina ai militari di rinchiudere al sicuro l oro, a Fort Knox. Nel 1971 Richard Nixon,in agosto, annuncia la sospensione formale della convertibilità del dollaro con l oro, mettendo la comunità internazionale, di fronte al fatto compiuto e sancendo la sconfitta del gold dollar standard. Nixon fa qualcosa di molto importante, in termini di cambiamento del futuro. Decide che il dollaro è libero dal sistema del Gold Standard, stabilito a Bretton Woods. Viene meno il punto di stabilità, nelle relazioni economiche e finanziarie, su cui si è basato lo sviluppo, del secondo dopoguerra. In altri termini, Nixon decide, che il sistema fondato su una relazione fissa tra diverse monete, è finito. Da quel momento, il dollaro è libero da ogni misurazione fissa. Indipendente, autonomo, o meglio aleatorio, fluttuante, indeterminato. Dopo la decisione di Nixon, la misura è finita. L unità di misura è finita. In condizioni di aleatorietà quale azione o quale processo determina il valore? Qual è la maniera per determinare il valore del dollaro sui mercati internazionali? La forza, la violenza. La relazione, tra finanziarizzazione del capitalismo e violenza, non è una congiuntura casuale ed estemporanea. E assolutamente strutturale. Non c è economia finanziaria senza violenza, perché la violenza, diventa il solo modo in cui si decide, una volta che non c è più misura. Nel 1975, il rapporto della Trilateral Commission, individua in un eccesso di democrazia il principale problema dei paesi occidentali: occorre riprendere il controllo sui lavoratori e sui popoli. A partire da quest impostazione, matura una vera e propria contro-rivoluzione conservatrice, che ha nella globalizzazione economica e finanziaria, assieme con le ideologie neoliberiste, la propria stella polare. Il tema della sicurezza, del <<National Interest>> statunitense, diventa fondamentale, come dimostrano la sequela di colpi di stato militari, che vedono la luce a partire da quegli anni

14 14 Dopo lo strappo degli accordi di Bretton Woods, il dollaro perde terreno nei confronti di altre monete. I paesi dell OPEC, nel 1971, prendono in considerazione la possibilità di vendere il petrolio, non più in dollari, ma in un paniere di valute internazionale. Il greggio, è divenuto una risorsa essenziale per la crescita e diventa il fattore chiave, per la supremazia del dollaro. Nel 1973, il giorno della festa ebraica dello Yom Kippur, Siria e Egitto attaccano Israele; la guerra dura venti giorni e si conclude con la sconfitta araba, sancita dagli accordi di Camp David, in cui l Egitto rompe il fronte della Lega Araba. L OPEC applica un embargo ai paesi europei che hanno spalleggiato Israele, e il prezzo del petrolio schizza in alto del 400 per cento. In Italia inizia l austerità, il primo passo dell abbandono successivo della politica keinesiana. Le Compagnie petrolifere,chiedono di fissare il prezzo al barile, esclusivamente in dollari, per tutte le transazioni mondiali. Un accordo, non divulgato, col regime saudita nel 1974, mette, di fatto, in cassaforte l equivalenza dollaro-petrolio. L Arabia Saudita s impegna a vendere, solo in dollari, il proprio petrolio e nello stesso anno, acquista segretamente 2,5 miliardi di dollari, in buoni del Tesoro. Qualcosa di più, della legge della domanda e dell offerta, fa in modo che il 70 % del surplus dei fondi petroliferi, sia investito in debito americano, in dollari americani. L oro nero si appresta sostituire l oro giallo Ben presto tutti gli altri membri dell Opec, seguono l Arabia Saudita. Si stabilisce, di fatto, un nuovo standard. Nascono i petrodollari. Tutti i paesi che devono importare petrolio, sono obbligati a conservare vaste riserve di dollari, per acquistare il greggio. Chi invece lo esporta, ottiene in cambio dollari, che sono reinvestiti per lo più, nell economia americana. Nel 1980, il presidente Democratico Jimmy Carter, in un famoso discorso sullo Stato dell Unione dichiara << Ogni tentativo da parte di forze esterne, di acquistare il controllo sulla regione del Golfo Persico, sarà considerato un attacco agli interessi vitali degli Stati Uniti d America e sarà combattuto con ogni mezzo, inclusa la forza militare>>. Esplicita una politica condotta informalmente da molto tempo. L ENTRATA IN SCENA DEL NEOLIBERISMO Il capitalismo neoliberista, fa la sua comparsa sulla scena mondiale, nel 1973, in Cile, col golpe di Pinochet, al quale fa da consulente economico-finanziario, il teorico del neoliberismo e del monetarismo,il Nobel Milton Friedman. E l estrema trasformazione del Cile in senso neoliberista, mai tentata prima e diviene famosa come la << Rivoluzione della Scuola di Chicago>>; attuata in collaborazione con la CIA, con l applicazione dei suoi manuali di tortura, rivisti poi in azione ad Abu Graib e a Guantanamo. Friedman,conia l espressione <<trattamento da shock>> economico, attuato tramite <<tecnici>>, i cosiddetti Chicago Boys, che forniscono, in una settimana, a Pinochet e poi a tutte le giunte militari latino-americane,degli anni 70 e 80,il programma delle politiche economiche, per fare una tabula rasa, su cui sperimentare il loro modello economico anti-keinesiano e anti-socialista

15 15 Si tratta di un vero <<matrimonio>>, tra libero mercato e tortura, privatizzazioni e atrocità Un matrimonio, che ha sancito quella contro-rivoluzione globale, che definiamo neoliberismo, che giunge ai giorni nostri. Alcune delle più drammatiche violazioni dei diritti umani, nella nostra epoca, sono state commesse, con l intento deliberato di terrorizzare le popolazioni, al fine di preparare il terreno, per l introduzione di riforme radicali, in senso neoliberista. Così funziona il neoliberismo della Shockterapia : il disastro originario, il colpo di stato, l attacco terroristico, il crollo dei mercati, la guerra, lo tsunami, l uragano, la crisi, il debito pubblico, gettano l intera popolazione,in uno stato di shock collettivo, che la rende incapace di reagire collettivamente. Lo si vede in azione, nei golpe nel cono sud dell America Latina, degli anni 70 e 80. In Cina nel 1989, (massacro di piazza Tien Anmen). Nella Russia di Boris Eltsin, che cannoneggia il Parlamento. Nella Gran Bretagna della Thachter, che mette alla fame i minatori. In Polonia, con l ascesa dei gemelli ultraconservatori, sponsorizzati da Radio Maria. In Sud Africa, col potere economico-finanziario, rimasto in mano ai bianchi,indipendente dal parlamento e dalle sue leggi.con l attacco della Nato e il bombardamento di Belgrado nel Nella crisi finanziaria del delle <<Tigri asiatiche>>, che determina, secondo il <<New York Time>> <<la svendita per cessata attività più grande al mondo>>. Con la guerra all Iraq di Bush junior e la shockterapia di privatizzazione selvaggia, imposta da Bremer. Nello Tsunami, che devasta lo Srli Lanka, con una ricostruzione che spazza via i pescatori dai litorali, per costruirvi grandi residence turistici. Nell uragano Katrina a New Orleans, in cui si spazza via, ciò che vi restava di sfera pubblica. Spazza via,in diretta, in mondovisione, il sogno americano. Naomi Klein,che in Shock Economy. Il capitalismo dei disastri, descrive e documenta dettagliatamente queste vicende; non è un estremista, è una sostenitrice delle socialdemocrazie nord europee. Il <<colpo del 1979>>. Il consenso di Washington Il <<colpo del 1979>>, rende possibile la costituzione di enormi deficit pubblici e spalanca così la porta all economia del debito e allo sviluppo dei mercati finanziari. Con la seconda crisi petrolifera del 1979, i prezzi del greggio aumentano del 250 per cento. Le autorità americane, reagiscono con un notevole aumento dei tassi d interesse, provocando un notevole afflusso di capitali negli Usa, rafforzando il ruolo egemonico del dollaro Nel 1979, per iniziativa di Volker (all epoca presidente della Federal Reserve e consigliere economico del primo staff Obama), i tassi nominali ( gli interessi da pagare per rimborsare il debito), sono più che raddoppiati, passando dal 9% al 20%. Una mossa,che impone un nuovo shock alle economie del Cono Sud, all origine di un indebitamento poderoso degli Stati (debito pubblico) o dei paesi ( debito estero): lo Stato, interviene solo a sanare bancherotte e fallimenti. Con i tassi d interesse alle stelle e un indebitamento estero fuori controllo, Cile, Argentina, Uruguay e Bolivia, cominciano il loro travaglio della guerra del debito. L impossibilità di mediare il debito dello Stato sociale, attraverso il ricorso del Tesoro alla Banca centrale, favorisce lo sviluppo dei mercati finanziari

16 16 E dunque attraverso la gestione dei debiti degli Stati, creati da quanto accade nel 1979, che i mercati finanziari si strutturano e si organizzano. Una delle svolte importanti del neoliberismo. Contemporaneamente, sempre negli anni 80, inizia la colonizzazione neoliberista della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale ( istituzioni costituite con gli accordi di Bretton Woods). Nel 1983 viene chiarito lo statuto del Washington Consensus : ogni aiuto ad uno Stato sull orlo del default(bancarotta), da adesso in poi sarà scambiato con scellerate politiche deflattive, deregolamentazione del mercato del lavoro, privatizzazioni, liberalizzazioni selvagge. L ARRIVO DELL EURO, LA SUA SFIDA AL DOLLARO L introduzione dell euro, come moneta virtuale ( l ECU, European Currency Unit) e nel 2002, come banconota, è certamente l evento più importante, verificatosi sulla scena valutaria mondiale, dopo la fine di Bretton Woods. Già nel 1979, da un iniziativa di Francia e Germania, è nato il Sistema Monetario Europeo, che ha l effetto di stabilizzare i cambi delle principali valute del Vecchio Continente. La Comunità economica europea ( Cee), rappresenta una speranza di solidarietà sociale. C è la promessa di un mondo bipolare, un equilibrio monetario, un sistema più equo e pluricentrico, meno vulnerabile agli shock unilaterali provenienti dall America: a questo dovrebbe assomigliare il futuro con l euro. L idea dei padri fondatori, mira al superamento degli stati nazione e alla costituzione di un nuovo stato sopranazionale, che garantisca per sempre dalla guerra. I singoli stati, dovrebbero dare vita ad una democrazia rappresentativa di livello superiore, che sommi in sè tutte le estensioni positive dei diritti del cittadino, prodotte dai processi di democratizzazione, col suffragio universale. Alla fine degli anni 90, dopo l assorbimento dei paesi appena usciti dal blocco sovietico, è chiaro che quel disegno non si è realizzato.e avvenuto il contrario. Le istituzioni europee, sono state via via modificate, per dare il governo della politica a strutture private, non elette,vale a dire irresponsabili, perché non devono rendere conto a nessuno. Neppure al Parlamento Europeo. In ossequio al nuovo dogma neoliberista e monetarista, è costituito un dispositivo politico-finanziario, il Trattato di Maastricht, firmato nel 1992, tre anni dopo la caduta del muro di Berlino. Si stabilisce, irrevocabilmente, un tasso di conversione fisso, fra le valute nazionali ed alcuni criteri, che devono essere rispettati dagli Stati, che non vogliono essere espulsi dall Unione Europea (UE), tra cui: -il rapporto tra deficit pubblico e Pil, non deve essere superiore al 3% ; -il rapporto tra debito pubblico e Pil, non deve essere superiore al 60% ; -il tasso d inflazione non deve superare l 1,5 %, rispetto a quello medio dei tre paesi più virtuosi. L ordine monetario dell Ue, è sottoposto alla supervisione della Banca Centrale Europea ( Bce), il cui statuto prevede una completa autonomia, rispetto alle decisioni del Parlamento Europeo e con la finalità dichiarata di contenere l inflazione, secondo le logiche di politica economico-finanziaria neoliberiste

17 17 Questo ferreo dispositivo giuridico-finanziario, funziona come un automatismo, che costringe i paesi dell Ue, a ridurre il costo del lavoro, a ridurre il Welfare, per contenere l inflazione,a ridurre il deficit pubblico, per aumentare il profitto finanziario. Naturalmente, si potrebbero perseguire strategie differenti, come quella di tassare le transazioni finanziarie e i grandi patrimoni. Misure interdette, impronunciabili. Di conseguenza, l applicazione di quei criteri, produce negli ultimi due decenni, uno spostamento gigantesco di risorse finanziarie, dal lavoro verso il capitale e dalla società verso la rendita finanziaria. Fin qui la promessa è stata delusa. L euro non ha protetto il Vecchio Continente dalla crisi finanziaria. Anzi il collasso sistemico del 2008, iniziato a Wall Street, finisce per mettere in discussione la stessa tenuta dell Unione. Per queste ragioni i criteri guida del Trattato di Maastricht, devono essere radicalmente cambiati.per statuto, la Bce,deve essere una vera banca centrale della Ue,che può prestare soldi agli Stati, può comprarne i titoli di stato, sottoposta al controllo del Parlamento Europeo. La prima guerra contro l euro. L inizio della <<guerra infinita>> Prima dell euro, l egemonia del dollaro americano, non è mai messa seriamente in discussione. Dal 1971, con la mossa di Nixon, non c è più un limite all arbitrio degli USA; la Federal Reserve, agisce realmente come una banca centrale mondiale, sulla base dei suoi interessi. L importanza dell euro, sta nel fatto che questa moneta, per la dimensione dell economia a cui fa capo ( nel suo insieme più grande di quella degli Stati Uniti e di quella della Cina), possiede il potenziale necessario, per modificare la struttura del potere, all interno del sistema monetario internazionale, facendo immediata concorrenza al dollaro. Darebbe forza, per promuovere un ordine monetario globale, più progressista e multilaterale. Un istituzione finanziaria mondiale, che dovrebbe prendere il posto del FMI, trasformatosi in una sorta di appendice del Tesoro degli Stati Uniti: il crollo e l insolvenza dell Argentina, nel dicembre 2001, sono stati l ultimo esempio della politica del FMI, verso i paesi in difficoltà, con i cittadini inermi di fronte alla disinformazione e alla pressione delle banche. Una possibilità, è procedere verso un unificazione monetaria a livello globale, che eliminerebbe alla radice il potere di signoreggio degli Stati Uniti, l instabilità dei cambi e la speculazione finanziaria internazionale. Ma non si può dimenticare che gli Usa, sono la prima potenza militare assoluta al mondo e che potrebbero usare ancora, il loro apparato militare. A cosa servirebbero altrimenti gli eserciti? Secondo Paul Crugman, premio Nobel nel 2008, sono anni che il dollaro corre nel vuoto. Tutti concordano su un punto: gli squilibri strutturali degli Usa non sono sostenibili in eterno, a meno che non siano difesi con una serie continua di guerre : <<Perpetual War for Perpetual Peace>>come afferma Gore Vidal nel L 11 settembre 2001 Serve a compattare attorno agli Stati Uniti, l intero Occidente

18 18 La guerra appare la soluzione di tutto. George W. Bush, dopo la tragedia del World Trade Center, profetizza : <<E cominciata una guerra che durerà cinquant anni>>. In realtà per Bush,si tratta di iniziare Enduring Freedeom in Afganistan, destinata a non finire più.per creare un avamposto militare ( attualmente di soldati, permanenti, nonostante il ritiro ), in una regione strategica, per la sua vicinanza alla Cina e per il controllo delle nuove vie del petrolio e del gas. Analogamente a quanto fatto poi in Iraq, strategico per il controllo del Golfo Persico.Senza escludere la Siria e l' Iran, stati <<canaglia>> Di fatto, l impero del dollaro, è entrato in una crisi senza via d uscita, ma non può ammetterlo. Non può aspettare, che quella crisi diventi visibile ai più. Ci vuole un nuovo nemico, al posto del Comunismo, il cemento per tutti gli anni della guerra fredda e lo indica nel Fondamentalismo Islamico, nel Terrorismo Internazionale e negli <<stati canaglia>>. Nel 2000, il Raìs di Baghdad, Saddam Husseim, fa una mossa politica, di cui si parla poco. Sul sito web dell emittente americana <<Radio Free Europe>> compare un articoletto dal titolo <<Iraq: Bagdad Moves to Euro>>, che così commenta : << La conversione di Baghdad dal dollaro all euro, per il commercio del petrolio, è una punizione alla linea dura delle sanzioni di Washington e intende al tempo stesso incoraggiare l Unione Europea a contrastarle.>> La notizia, è letteralmente esplosiva, ma nessun giornale italiano la riporta. Nonostante il disinteresse di giornali e televisioni, a Washington, Bruxelles, Pechino, la notizia è trattata con tutti i riguardi necessari. Nell ottobre del 2000, l Iraq apre un conto in euro, presso una banca francese, la BNP Paribas, presso cui convogliare tutti i proventi del petrolio iracheno. Nel corso del programma, il fondo Oil For Food, ha già gestito 65 miliardi di dollari: in seguito non saranno più in dollari, bensì in euro. Subito dopo l invasione dell Afganistan, Bush II avvia la campagna per trovare le armi di distruzione di massa in Iraq, che porterà all operazione Iraqi Freedom, nonostante non vi siano, né siano state trovate. Mentono. Sanno che non ci sono : questo ammette, a guerra inoltrata, Powell, di fronte al Congresso, in diretta televisiva. Gli Stati Uniti, il Regno Unito, l Australia e la Polonia, il 20 marzo 2003, invadono l Iraq e in pochi giorni entrano in Bagdad. Uno dei primi effetti dell invasione,è la riconversione dei conti iracheni in dollari. Il petrolio iracheno, torna a essere venduto esclusivamente nella valuta americana: George W. Bush, dal ponte di una portaerei, proclama : <<Vittoria>>. Strano, la guerra è appena cominciata, ma per lui è già finita e l obiettivo raggiunto. Quasi nessuno dei commentatori, identifica nella rivalità tra dollaro e euro, una concausa dell attacco, sferrato per acquisire il controllo dei ricchi giacimenti petroliferi iracheni e attuare il primo passo, di una strategia di controllo geostrategico dell area. L Iraq, è il terzo paese al mondo per riserve petrolifere, con 115 miliardi di barili accertati; rappresenta circa il 10% dell intero bacino mondiale

19 19 I circoli nella City di Londra, sanno bene cosa c è in palio, oltre al petrolio <<La mossa dell Iraq è stata una dichiarazione di guerra nei confronti del dollaro ( ) da quando gli Stati Uniti hanno riacquisito il controllo dell Iraq( ) finalmente non dobbiamo più preoccuparci del dannato euro.>> Il messaggio è chiaro: chiunque in futuro cercasse di vendere il petrolio in euro, subirebbe la stessa punizione. Significativamente la Germania di Gerhard Schroeder (sinistra socialdemocratica) e la Francia di Chirac (destra moderata nazionalista), si dissociano clamorosamente dall avventura americana in Iraq. Otto anni dopo, un governo tedesco di centrodestra, guidato da Angela Merkel, in completa e orgogliosa solitudine, si dissocia dall avventura americano-francobritannica in Libia. La Germania, paese numero uno della NATO, si sente ora abbastanza forte e sicura, da potere agire da sola; significa che i suoi gruppi dirigenti, pensano di essere diventati una potenza mondiale, anche a prescindere dall Europa.Un illusione: dove esporterebbe i suoi prodotti, la Germania, il cui mercato è per il 95 %, l Europa? << Gli errori della guerra in Iraq, non sono stati solo tattici o militari, ma storici. Si tratta essenzialmente di una guerra coloniale,sferrata in un epoca post coloniale>> dichiara in TV, il repubblicano Zbigniew Brzezinski, l 11 gennaio La guerra, comunque, lascia un messaggio: la via per destabilizzare la valuta Usa ( e di conseguenza la stessa economia americana),non è impossibile. E qualcuno l ha raccolto. La sfida iraniana Il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad, nel 2006, annuncia che la piccola isola di Kish,nello stretto di Hormuz, presto ospitaterà una nuova Borsa, che tratterà idrocarburi. La novità è che la Borsa iraniana, venderà il petrolio e gli altri idrocarburi non in dollari, ma in euro o altre valute credibili. Henry Kissinger, sintetizza il valore strategico della mossa, <<Se Teheran insiste, nel coniugare la tradizione imperiale persiana, con il fervore islamico contemporaneo, una collisione con l America è inevitabile. Non possiamo permettere all Iran, di portare a compimento il suo sogno imperiale, in una regione del mondo così importante>>. L otto dicembre del 2007, la Banca Centrale iraniana, comunica ufficialmente la decisione, di convertire tutti i pagamenti dei suoi prodotti petroliferi, verso non dollar currencies. Il 17 febbraio 2008, subito dopo Davos, è ufficialmente aperta la Oil Borse di Kish. Si prevede un Caspian Crude benchmark price. Si potrà comprare solo in euro, yen o iranian rial, o altre valute, meno il dollaro, non considerato ormai di pregio Il 31 dicembre 2011, Obama firma una legge che obbliga il Congresso, a punire qualunque organizzazione finanziaria, che faccia transazioni con la Banca Centrale dell Iran. Il 23 gennaio, Londra e Parigi danno il via libero alle sanzioni europee, decise dai ministri degli esteri dei 27 Stati dell Ue

20 20 Una vera e propria mazzata per l Italia, il paese europeo importatore più dipendente dal petrolio iraniano, dopo la Cina, il Giappone, l India e la Corea del Sud ( Economist 21 gennaio). A Kish,, qualche anno fa, è stato scoperto uno sterminato giacimento South Pars. Secondo gli esperti, contiene non meno del 9 %,di tutte le riserve di gas del pianeta. La Cina, è diventata il secondo consumatore mondiale di energia, dopo gli Stati Uniti, ed è fortemente dipendente, dalle importazioni di greggio dall estero. Sembra ormai assodato che Pechino, ha identificato nell Iran, il proprio principale fornitore. Nel dicembre 2006, la China National Offshore Oil Corp, avrebbe investito 16 miliardi di dollari per sfruttare, insieme alla National Iranian Oil Company, un nuovo giacimento di gas naturale, North Pars, a 85 chilometri da South Pars. Nonostante l embargo, gli americani sono presenti con le loro imprese private, con la Hulliburton, leader mondiale della logistica. Busines is business. LA GLOBALIZZAZIONE COME PROGETTO ECONOMICO E POLITICO Secondo Luciano Gallino, per spiegare cos è la globalizzazione, sotto il profilo economico, dalla fine anni Settanta, inizio anni Ottanta, dopo la sconfitta della classe operaia della grande fabbrica fordista,occorre dire che persegue un progetto, ad un tempo economico e politico. Imprese americane ed europee, di ogni dimensione, vanno a costruire nuovi impianti nei paesi in via di sviluppo, per conquistarne i mercati locali; nel contempo, capiscono che conviene produrre in questi paesi, anche le merci richieste dai mercati dei loro paesi d origine. Da oltre un ventennio, due terzi del commercio internazionale, sono costituiti da merci che vengono fabbricate,a basso costo, nei paesi emergenti, da imprese controllate da corporation americane ed europee e vengono poi esportate in Usa e in Europa, come se fossero prodotti originali di un impresa straniera. Per fare un esempio, non un Ipad né un Iphone, viene prodotto in America, dove vengono progettati. Sono prodotti in centinaia di fabbriche, in dozzine di paesi asiatici. L Iphone, ad esempio, è composto da 140 pezzi, di cui nemmeno uno è prodotto negli Usa. La globalizzazione è anche un progetto politico, mosso da un duplice intento : anzitutto di potere disporre di masse di salariati, che abbiano meno potere di incidere sulla distribuzione del reddito, oltre che sul governo delle imprese e l organizzazione del lavoro. In secondo luogo, si punta a ridurre il potere e a comprimere, sia i salari che i sistemi di protezione sociale, di cui godono la classe operaia e le classi medie, nei loro paesi d origine. Questo obiettivo viene perseguito, anche ponendo la classe operaia, in concorrenza con lavoratori immigrati, scatenando una guerra tra poveri, con la ricomparsa della xenofobia e del razzismo. Per ridurre il potere di un avversario come la classe operaia, non esiste mezzo migliore che togliere di mezzo le basi materiali della sua esistenza, le fabbriche. Quindi si fa il possibile per portare via le fabbriche, dai luoghi in cui hanno avuto il massimo sviluppo

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