Unicredit, ricavi 2013 stabili e nell ordine dei 25 miliardi

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1 Unicredit, ricavi 2013 stabili e nell ordine dei 25 miliardi Semplificazione della struttura organizzativa, snellimento delle strutture centrali, riduzione del costo del rischio, ottimizzazione dei patrimoni immobiliari e sviluppo delle attività bancarie commerciali facendo leva sull importante rete internazionale del Gruppo. Sono queste, puntualizza Federico Ghizzoni, amministratore delegato di UniCredit, le leve per incrementare la redditività in questo 2013; un esercizio di transizione, che resta caratterizzato da uno scenario macroeconomico debole, anche se le proiezioni indicano un recupero dalla seconda parte dell anno con dinamica di uscita confortante. Federico Ghizzoni racconta il piano strategico di UniCredit Una serie di iniziative che, prosegue il capo azienda, si innestano con coerenza sui 4 pilastri del nostro piano industriale al Un piano i cui target dovranno essere sottoposti a rivisitazione a causa dell andamento di una congiuntura più dura e lunga delle attese, anche se confermiamo la validità dei pilastri del piano e quindi delle iniziative ancora in corso sulla struttura dello stato patrimoniale, sulla semplificazione organizzativa e sulla gestione dei costi, oltreché sulla rifocalizzazione del business e sul rilancio dell Italia, dove continuiamo a investire nonostante il quadro economico negativo. Piano impegnativo, ma compatibile, come dimostra il percorso fatto sino ad ora poiché, specifica Ghizzoni, nell ultimo anno e mezzo abbiamo realizzato un grande lavoro, mantenendo l impegno assunto 18 mesi fa di trasformare il gruppo sulla base di un chiaro piano di ristrutturazione, taglio dei costi, rafforzamento dello stato patrimoniale e riduzione del rischio. Ed oggi, prosegue il

2 Ceo di UniCredit, siamo molto più forti dal punto di vista del capitale, dello stato patrimoniale e della liquidità, ma siamo anche più semplici e concentrati sui clienti. Siamo una banca commerciale europea estremamente solida ed efficiente e possiamo guardare con fiducia alle sfide di questo non facile 2013 traguardandolo verso un futuro di ripresa. E se è sicuramente vero che molto deve ancora essere fatto sulla strada dell efficienza e della redditività, in particolare in Italia, è altrettanto vero che i successi conseguiti sono evidenti in pressoché tutti i cantieri del piano, a partire da quello inerente la struttura dello stato patrimoniale, ove, abbiamo incrementato il patrimonio di circa 11 miliardi grazie anche al successo dell aumento di capitale. Ma c è pure altro poiché, aggiungono al quartier generale dell istituto, tale rafforzamento è stato combinato con le azioni di ottimizzazione dell attivo ponderato per il rischio e il tutto ha portato a un significativo miglioramento dei coefficienti patrimoniali, con il Core Tier 1 passato dall 8,4% al 10,86% e il Common Equity Tier 1 al 9,4 per cento, uno dei valori più alti in Europa. Iniziative affiancate dall avvio del ribilanciamento tra impieghi e raccolta diretta, il cui rapporto è sceso a 1,13 a fine 2012 con una riduzione dello sbilancio di quasi 35 miliardi: dai 96 miliardi di fine 2011 ai 62 miliardi di 12 mesi dopo; un percorso ancora in divenire poiché gli obiettivi sono ancora più ambiziosi, anche se non è previsto il pareggio fra impieghi e raccolta diretta. Gli interventi di carattere straordinario sulla struttura patrimoniale sono quindi sostanzialmente completati e ora, prosegue Ghizzoni, proseguiremo con operazioni di manutenzione ordinaria, cogliendo ogni opportunità di mercato per ottimizzare la struttura e rafforzare ulteriormente i coefficienti come con la recente operazione di riacquisto di obbligazioni detenute da investitori retail, per oltre quattro miliardi di euro di valore nominale. Operazione che ci ha permesso di migliorare il profilo temporale delle passività e conseguire benefici tangibili sui conti. Operazione resa possibile dalla presenza di una liquidità stimata in 150 miliardi, che garantisce solidità e flessibilità alla banca. Significative anche le iniziative attuate sul versante della semplificazione del gruppo, ove a inizio 2013, come spiega il Ceo, è scattato il progetto GOLD con la connessa riorganizzazione delle

3 attività commerciali su base geografica, la riduzione dei livelli gerarchici e la riduzione dei tempi per le decisioni, avvicinando la banca alle esigenze della clientela. Un altro passo determinante è rappresentato dalla riduzione dei costi nei principali mercati europei attraverso vari progetti, per un valore attuale netto totale di 1,8 miliardi di euro, mentre è in fase di accelerazione la razionalizzazione della rete di sportelli secondo il principio di una crescente integrazione tra il canale fisico e le modalità alternative di fruizione dei servizi offerte dalle nuove tecnologie, assecondando con flessibilità la naturale evoluzione delle esigenze dei clienti. Iniziative particolarmente rilevanti per il nostro Paese poiché, spiegano in Piazza Cordusio a Milano, il progetto prevede la riduzione del numero complessivo di sportelli, da a nell arco del piano, con annesso ridisegno della rete tramite un forte incremento di quelli focalizzati sui servizi di consulenza. Le filiali operative su tutte le attività scenderanno infatti nel triennio dal 92 al 26 per cento, mentre quelle leggere con operatività limitata più servizi di tipo Cash Light saliranno dal 7 al 60% e quelle totalmente automatizzate Cash Less passeranno dallo 0,5 al 14 per cento. Una vera rivoluzione che modificherà profondamente il ruolo del personale occupato presso gli sportelli, a cui sarà sempre più affidato un mandato di carattere consulenziale, mentre le attività transazionali saranno sempre più riservate a canali automatizzati, mantenendo però il presidio sul territorio. Un riposizionamento interesserà pure le controllate tedesche e austriache, ove sono scattati i progetti miranti a innovare i canali di vendita e riorganizzare le reti di sportelli con significativi sforzi per creare filiali virtuali con consulenti dedicati in Germania e rafforzare i servizi di multicanalità in Austria. Prosegue nel contempo il Progetto Newton finalizzato al conseguimento di elevati livelli di efficienza interna attraverso la valorizzazione del know-how di processo e degli asset tecnologici del Gruppo in collaborazione con partner di standing internazionale. Progetto cui sono abbinati risparmi per complessivi di oltre 1,3 miliardi di euro in dieci anni.

4 Novità di rilievo assoluto pure sulla rifocalizzazione del business, anche se, ricordano, la CEE continuerà a rappresentare un'area di importanza fondamentale per UniCredit considerando che il margine operativo lordo della regione nel 2012 è stato pari a 3,5 miliardi (+4,3% a/a), grazie alla forte generazione di ricavi (+3,1% nel 2012). Più in particolare, puntualizza Ghizzoni, confermiamo la volontà di mantenere la leadership indiscussa raggiunta nella CEE, seppur con un approccio maggiormente focalizzato e selettivo rispetto al passato. Approccio volto a perseguire opportunità di crescita redditizia nell area sulla base di specifiche strategie per Paese guidate dalle previsioni di redditività attesa e basate sul principio dell autofinanziamento. Iniziative inserite nel progetto mirante a razionalizzare la presenza nell area attraverso l ottimizzazione in alcuni Paesi e ulteriori investimenti in mercati chiave come Russia, Polonia, Turchia e Repubblica Ceca. Da rilevare al riguardo che UniCredit ha recentemente stipulato in Russia un accordo con Renault-Nissan Alliance per la creazione di una banca specializzata nell'offerta di servizi finanziari dedicati ai clienti e ai concessionari dei marchi Renault, Nissan e Infiniti, in vista del forte sviluppo del mercato automotive nel Paese. Sul fronte della razionalizzazione della presenza è opportuno ricordare la fusione, prevista per la fine del 2013, delle controllate nella Repubblica Ceca e in Slovacchia in un'unica banca transnazionale con sede a Praga, mentre verranno fuse in un unica banca pure le due controllate in Ucraina nell ottica di una maggiore semplificazione e riduzione di costi. È stata inoltre perfezionata la cessione delle attività in Kazakhstan tramite la vendita 99,75% di ATFBank a un investitore locale, mentre le attività condotte da UniCredit in Estonia, Lettonia e Lituania verranno centralizzate in Lettonia con forti sinergie in termini di efficienza, gestione del bilancio e della liquidità. Il Gruppo ha inoltre concluso un accordo per la cessione ad Allianz del business assicurativo della controllata turca Yapi Kredi, al fine di focalizzarsi sull attività bancaria. Il piano al 2015, come ricordato, riserva un ruolo centrale all Italia, ove UniCredit conferma il ruolo di banca commerciale leader per efficienza e innovazione, radicata nei territori di riferimento grazie anche al pieno accesso al proprio network internazionale. Ed è anche per tutto ciò che noi faremo leva su un offerta avanzata di prodotti e servizi multi-canale, costruita su forti legami con

5 gli imprenditori, e investiremo sulla crescita di Fineco quale piattaforma aggiuntiva per soddisfare in modo innovativo i bisogni dei clienti in termini di prodotti e canali di distribuzione. Nel contempo, proseguono al quartier generale di UniCredit, considerevoli sforzi sono stati e saranno effettuati sul fronte del miglioramento del costo del rischio, anche attraverso l introduzione di rigorosi criteri di concessione del credito e una crescente efficacia nell identificazione dei crediti dubbi oltrechè nel processo di recupero. È doveroso ricordare al riguardo che UniCredit, grazie anche agli accantonamenti straordinari per rischi su crediti, ha raggiunto a fine 2012 un livello di copertura dei crediti dubbi pari al 43,4 per cento, il più alto fra le banche quotate italiane a testimonianza della solidità della banca. Una serie di iniziative di assoluta valenza strategica i cui effetti emergeranno appieno nei prossimi anni, ma emersi con evidenza anche nei conti 2012 poiché, ricordano, i risultati hanno mostrato una buona tenuta, nonostante le persistenti difficoltà del contesto economico e ciò è stato possibile grazie all'implementazione delle iniziative previste dal piano, tra cui le misure di contenimento dei costi, il focus sugli attivi ponderati per il rischio (RWA) e sulla ricerca di una sempre maggiore efficienza. I ricavi 2012 si sono così fissati a 25 miliardi, poco sopra il livello 2011, ma inferiori del 3% al netto dei proventi da riacquisto obbligazioni, e sono risultati condizionati dai bassi tassi e dalla scarsa domanda di prestiti, mentre la redditività ha beneficiato della riduzione del 2,9% dei costi operativi e il cost/income ratio è così sceso al 61,8 per cento. I margini sono stati poi erosi dal balzo del 67,7% degli accantonamenti su crediti resi necessari per fronteggiare gli effetti del permanere della difficile congiuntura in Europa, con recessione in Italia, e per migliorare il rapporto di copertura delle attività italiane. Sempre in Italia è stato identificato un portafoglio di crediti di circa 45 miliardi che saranno gestiti con strategie specifiche in modo da migliorare la redditività aggiustata per il rischio. Crediti in massima parte in bonis, ma con un profilo rischio/rendimento non ottimale, gestiti con strategie ad hoc anche per ottimizzare ulteriormente lo stato patrimoniale.

6 Da rilevare al riguardo che il totale dell'attivo a fine 2012 ammonta a 926,8 miliardi, di cui 547 rappresentato dai crediti verso la clientela. Di questi quasi 80 miliardi sono deteriorati ma il numero si dimezza a 44, al netto delle coperture, grazie anche al balzo degli accantonamenti tanto che il rapporto di copertura del totale dei crediti deteriorati lordi è salito al 44,8% merito anche agli accantonamenti straordinari contabilizzati nell ultimo trimestre come sopra ricordato. Positiva anche la dinamica dei depositi, che si sono avvicinati ai 410 miliardi, mentre la raccolta diretta, che comprende depositi della clientela e titoli detenuti dalla clientela, è aumentata di oltre il 5% a 485 miliardi. Dinamiche grazie alle quali, come ricordato, il funding gap è migliorato a 62 miliardi rispetto ai 95 di 12 mesi prima e il rapporto crediti/raccolta diretta è giunto al 112,8% lungo un percorso che dovrebbe migliorarlo ulteriormente anche se la capacità di accesso ai mercati internazionali a condizioni competitive ha consentito di raccogliere già nel 2012 una parte del funding previsto per quest anno riducendo la pressione sugli aggregati. L esercizio, nonostante gli oltre nove miliardi di accantonamenti a fondi rischi crediti, parzialmente compensati dall affrancamento a fini fiscali degli avviamenti, è stato così caratterizzato dal ritorno all utile, 865 milioni, e al dividendo, 9 centesimi. E la decisione di proporre all'assemblea la distribuzione di un dividendo vuole sottolineare la fiducia che nutriamo nella capacità di UniCredit di creare valore ricorrente per gli azionisti precisa Ghizzoni sull argomento. Ed è sempre il Ceo che puntualizza come in Italia lo scorso anno i ricavi sono cresciuti e i costi sono diminuiti in misura significativa, anche se i margini hanno sofferto per l eccezionale livello degli accantonamenti come sopra ricordato. Ma è anche per tutto ciò che, completa il capo azienda, possiamo affrontare il 2013 ben posizionati per ridurre gradualmente l impatto delle rettifiche su crediti, avendo messo in campo azioni per minimizzare i flussi futuri di crediti deteriorati e il loro impatto sul conto economico. Il 2013 sarà comunque un anno di transizione nel quale peserà il permanere di un contesto macro che si conferma negativo, anche se dovrebbe mostrare segnali di miglioramento apprezzabili dalla seconda parte dell anno salvo sorprese. E il contesto sarà mitigato dalle azioni intraprese e in corso poiché noi, assicura Ghizzoni, portiamo avanti con determinazione le iniziative di rilancio

7 della redditività. Abbiamo e avremo tassi d'interesse ancora bassi abbinati ad una domanda di finanziamenti ancora contenuta, ma noi lavoriamo per contrastare il calo inerziale del margine d'interesse attraverso attività di riprezzamento dei volumi e remix di impieghi e raccolta, oltreché ottimizzazione nell impiego della liquidità. Sul fronte dei costi, invece, abbiamo l'obiettivo minimo di confermare i livelli 2012 nonostante gli investimenti in programma per lo sviluppo del business e l adeguamento alle nuove normative. Più in particolare, come ricordato, si continuerà a lavorare sulla semplificazione della struttura organizzativa, sullo snellimento delle strutture centrali, sulla riduzione del costo del rischio e sull ottimizzazione dei patrimoni immobiliari. Iniziative i cui effetti si affiancheranno a quelli attesi sul fronte del costo del credito poiché, dopo l eccezionalità del 2012, gli accantonamenti dovrebbero registrare una lieve flessione anche per la componente ordinaria. Il 2013 dovrebbe così presentare ricavi sostanzialmente stabili nell ordine dei 25 miliardi, con interessi nell intorno dei 14 miliardi come nel 2012 e commissioni stabili vicine agli otto miliardi. Questo anche perché il permanere di uno scenario macro difficile nella prima parte dell esercizio dovrebbe essere gradualmente sostituito da una progressiva ripresa. E se non subentreranno eventi inattesi dovrebbe consolidarsi un uscita dal 2013 in tendenziale rialzo in tutti e tre i principali aggregati poiché i tassi e il relativo differenziale fra quelli attivi e passivi (spread) dovrebbe aver toccato il suo minimo e quindi il futuro dovrebbe essere in miglioramento così come la domanda di credito dopo la sofferenza degli ultimi semestri causa recessione in Italia e condizioni macro non eccellenti in alcune degli altri Paesi di operatività. Sostanzialmente simile la dinamica delle commissioni, sia di quelle inerenti il risparmio gestito sia quelle bancarie tradizionali proprio per i motivi sopra indicati, mentre risulta più difficile la stima sull andamento dei ricavi da trading poiché il 2012 è risultato molto positivo, con un sostanziale raddoppio ben al di sopra dei due miliardi. I primi mesi dell esercizio sono stati comunque positivi e non si attendono cambiamenti significativi, ma una certa cautela è d obbligo, anche se un contributo sulla redditività corrente dovrebbe giungere pure dal riprezzamento e da mix prodotti più favorevoli oltreché da un parziale ribilanciamento dell attivo fruttifero.

8 La redditività potrà poi contare sulla capacità di migliorare l efficienza e tenere sotto controllo i costi, che dovrebbero restare complessivamente stabili a circa 15 miliardi nonostante i previsti investimenti e la crescita della componente legata ad automatismi contrattuali e di adeguamento alla nuova regolamentazione. Dati grazie ai quali il gruppo potrà assorbire un costo del credito elevato senza minare la capacità di salvaguardare utili e dividendi. Gli accantonamenti a fondo rischi dovrebbero infatti ridursi significativamente, ma restare in prossimità dei sette miliardi del 2012 espressi al netto delle componenti straordinarie, permettendo di raggiungere un utile pre tasse nell ordine dei 2,5 miliardi; risultato grazie al quale sarà possibile proporre ai soci un dividendo sostenibile, anche se ancora lontano dalle potenzialità del gruppo in presenza di uno scenario macro normalizzato. E tutto ciò avverrà nella salvaguardia di ratios patrimoniali al top del settore e di una liquidità in grado di sostenere l attesa ripresa della domanda di credito. Giuseppe Vita, Presidente gruppo... Roberto Nicastro Direttore Generale... Struttura vertici UniCredit

9 Organigramma gruppo UniCredit Stato Patrimoniale e grado di copertura Conto economico e indici di bilancio Dati storici Analisti - Apprezzata il piano industriale e l execution ma domina la cautela Equita è passata da hold a buy a fine gennaio quando è stato alzato il target price da 3,9 a 5,5 euro perché ci attendiamo un significativo miglioramento del costo del credito in Italia dopo gli extra-accantonamenti effettuati nel 2012 sul portafoglio domestico e la creazione di un portafoglio dedicato da 40 miliardi gestito in modo proattivo per ridurre il rischio. Siamo positivi anche perché,

10 completa l analista, tratta con multipli a forte sconto sui competitor al netto delle valutazioni delle controllate estere quotate. Intermonte conferma il neutral in quanto i ricavi resteranno sotto pressione e le azioni di taglio costi non riusciranno a compensare tale flessione anche perché il primo semestre 2013 resterà caratterizzato da un elevato livello di accantonamenti su crediti anche per il permanere della recessione. Il tutto, aggiunge l analista, pur apprezzando gli sforzi della banca per alzare le coperture sui crediti problematici pur salvaguardando un elevato livello di capital ratios. Deutsche Bank rilancia il buy con prezzo obiettivo a 4,9 euro perché rappresenta una delle più importanti storie di ristrutturazione nel nostro Paese e verrà valorizzata nel medio termine anche a seguito del miglioramento macro atteso in Italia e in Europa. Siamo positivi anche perché, completa l analista, c è un forte potenziale di ottimizzazione e taglio costi, mentre rappresenta l istituto meglio posizionato per beneficiare dell attesa approvazione della normativa europea che darà il via all unione bancaria con un unica normativa su tutto il territorio dell unione. Kepler mantiene l hold con target a 4,1 euro in quanto tratta con un leggero sconto sulle nostre valutazioni, ma ciò è giustificato dal contesto macro e dalle prospettive di un settore ove la visibilità resta decisamente ridotta. Questo anche se, conclude l analista, il lavoro fatto negli ultimi trimestri rappresenta un segnale importante perché la riorganizzazione interna, la razionalizzazione in Europa e la pulizia del portafoglio crediti unita al controllo dei costi sono segnali importanti che si coniugano con ratios patrimoniali a livello di sicurezza. Mediobanca ripropone l outperform con prezzo obiettivo a 5 euro perché apprezziamo la ristrutturazione messa in atto e in particolare l efficientamento nel corporate & investment banking, il taglio dei costi e la capacità di attuare una pulizia di bilancio senza impattare sui ratios patrimoniali poiché la banca, se risulterà necessario, potrà effettuare fino ad altri otto miliardi di accantonamenti su crediti senza compromettere la forza patrimoniale. Siamo positivi anche perché, completa l analista, abbiamo apprezzato l attenzione sulla necessità di aumentare i dividendi per remunerare gli azionisti, ricollocare 2,5 miliardi dalla Germania all Est Europa con impatti positivi sulla redditività strutturale futura.

11 Banca Imi conferma l hold con target a 3,6 euro in quanto la redditività nel 2013 resterà contenuta poiché i ricavi resteranno ancora deboli, mentre gli accantonamenti sui crediti saranno solo in leggera flessione sul 2012 al netto della componente straordinaria. Questo anche se, conclude l analista, abbiamo apprezzato il rafforzamento patrimoniale e l attenzione sulla liquidità. Banca Akros mantiene l hold con target a 4 euro perché anche nel 2013 la redditività resterà insoddisfacente in quanto il pessimo andamento del mercato italiano, ove la qualità del credito è peggiore dei concorrenti, non potrà essere bilanciata dal buon andamento delle attività internazionali. Fidentiis ripropone l hold con prezzo obiettivo a 3,1 euro in quanto le iniziative attuate per rafforzare la struttura patrimoniale penalizzeranno la redditività corrente, anche se darà frutti nel momento in cui si realizzerà la ripresa dell economia. Centrobanca mantiene il sell anche se il ridimensionamento delle quotazioni ha ridotto il down side anche perché abbiamo aumentato il target price da 3,02 a 3,46 in quanto sono migliorate le condizioni di mercato, a partire dallo spread, e abbiamo valutato positivamente il progresso nel livello di rischio degli asset, in particolare nel corporate & investment banking. Iniziative con positive ricadute pure sul rafforzamento patrimoniale. Il tutto anche se, completa l analista, la redditività resterà sotto pressione per il persistere della recessione in Italia, con annesso peggioramento della qualità del credito. Morgan Stanley conferma l overweight e il target price a 5,5 euro perché le operazioni di ristrutturazione e il taglio dei costi hanno contribuito a migliorare la qualità del bilancio. Apprezziamo inoltre la riallocazione del capitale da Germania e Polonia verso l Italia, mentre il margine di interesse netto risulta inferiore alle nostre attese. HSBC mantiene il neutral ma alza il prezzo obiettivo da 3,95 a 4,05 euro per i progressi conseguiti nella struttura patrimoniale e sulla tenuta dei ricavi nonostante il permanere di una difficile congiuntura.

12 UBS conferma il neutral ma taglia il target price da 5 a 4,15 euro per incorporare il peggioramento dello scenario macro. Rimaniamo cauti anche se ha conseguito un forte rafforzamento nella struttura patrimoniale e prevediamo un ulteriore riduzione dei costi nel Crediamo inoltre possibile un progresso nel margine di interesse se saprà cogliere le opportunità dalla rete. Macquarie ribadisce l outperform ma riduce il prezzo obiettivo da 4,85 a 4,75 euro perché la reddittività è sotto pressione, con possibilità di recupero solo nel medio termine. Le nostre aspettative sul 2013 sono inoltre condizionate anche dal momento politico del Paese. Citi resta in neutral con target a 3,7 euro per le difficili condizioni macro, la bassa reddittività e i cambiamenti che stanno investendo l Italia, anche se apprezziamo l alto potenziale di ristrutturazione oltreché l operato del management nell execution e nell efficientamento della rete. Borsa - Volatilità elevata, ma il titolo continua a crescere UniCredit consolida il recupero e chiude la settimana con un progresso dello 0,36% a 3,918 euro portando all 11,48% la performance cumulate in sette giorni e vicina al 9% quella realizzata nell ultimo mese, il tutto pur all interno di una volatilità che resta oggettivamente elevata come testimonia anche l andamento sui tre mesi, che evidenzia una flessione prossima al 13 per cento. Questo anche se il segno più ricompare sui sei mesi (+13,49%) e si posizione bel al di sopra del 44% sui 12 mesi, ma pur sempre all interno di una elevata volatilità. Le quotazioni delle azioni UniCredit sono infatti passate dai 3,35 euro del 16 novembre 2012 ai 4,48 euro del 30 gennaio 2013 per poi ridiscendere a 3,16 euro il 27 marzo e risalire a 3,926 il 24 aprile. Una dinamica che mostra, limitatamente ai primi mesi dell esercizio in corso, un crollo del 35% in 39 giorni borsa prima di ritrovare la forza di invertire il trend poiché i prezzi sono passati dal massimo di 4,88 euro di fine gennaio al minimo di 3,16 euro del 27 marzo. E la volatilità risulta ancora più marcata se risaliamo negli ultimi cinque anni poiché, pur senza considerare i picchi registrati prima dello tsunami generato dalla crisi dei mutui sub-prime americani, UniCredit è passata dai 27,58 euro del 7 maggio 2008 ai 3,88 euro del 9 marzo 2009, uno dei tanti giorni neri che si sono succeduti in questi anni terribili, per poi risalire a 17,31 euro il 19 ottobre 2009 prima di imboccare l inesorabile

13 trend discendente sino al minimo storco dei 2,24 euro del 10 gennaio 2012 sopra ricordato. Un brusco ridimensionamento a cui hanno contribuito una pluralità di fattori, alcuni generali come la crisi con tutte le sue conseguenze, ed altri specifici come le problematiche emerse dopo l uscita di colui che ha costruito il colosso multinazionale, Alessandro Profumo. Il gruppo sembra comunque aver superato oggi i momenti più critici e così gli analisti negativi sul titolo sono scesi al 25 per cento, otto su 31, mentre i positivi sono saliti al 16 per cento, cinque su 31, ed i cauti sono balzati a quasi il 60 per cento, 18 su 31. Dati dai quali emerge una certa fiducia nella capacità del colosso del credito italiano a superare le difficoltà del passato e ritornare verso risultati più consoli alla sua storia e al suo posizionamento. Andamento titolo UniCredit 12 mesi Criticità - La recessione non molla e il sistema Paese condizione la ripresa UniCredit supera la fase più acuta delle criticità che lo hanno colpito nel recente passato e si avvia a completare le impegnative azioni individuate dal nuovo vertice per uscire dalla profonda crisi nella quale era scivolato l unico vero istituto di credito transnazionale italiano con una massiccia presenza oltrefrontiera. Un percorso accolto con una punta di bonarietà dagli analisti, che hanno apprezzato il piglio pragmatico con il quale si è mosso il Ceo Federico Ghizzoni nella gestione quotidiana, anche se molti di loro ricordano pure i lunghi mesi persi nell avvio del percorso seguito alla messa a punto di un piano industriale. Un piano che oltretutto dovrà essere presto profondamente rivisitato nei suoi target numerici proprio perché la congiuntura si è dimostrata più dura e lunga delle attese ipotizzate alla fine del 2011 quando il piano industriale al 2015 è stato licenziato da consiglio dell istituto di Piazza Cordusio a Milano. Lo scenario macro resta infatti difficile in alcune delle aree di operatività del gruppo e la crisi morde molti Paesi dell area euro, mantenendo viva l attenzione sulla tenuta della moneta comunitaria proprio mentre non si vede ancora un percorso di uscita dalle recessione che da troppi trimestri annichilisce l economia italiana. Una crisi che si è riflessa pesantemente sui conti del sistema bancario e della stessa

14 UniCredit come emerge anche dai dati sui crediti problematici e sul costo del credito dopo gli accantonamenti straordinari a fondi rischi; accantonamenti la cui straordinarietà risiede pure nelle iniziative dell organo di vigilanza, che ha portato molti istituti a dover riscrivere i bilanci per assecondare le indicazioni miranti a una maggiore copertura. Il tutto con effetti traumatici anche sulla prosecuzione dei rapporti con i clienti, e non solo dei settori sottoposti a maggior monitoraggio, dopo i danni causati da una stretta del credito giunta improvvisa e inattesa anche perché seguita a un periodo in cui erano le banche stesse a ricercare opportunità offrendo denaro anche dove il semplice buon senso avrebbe suggerito maggiore cautela; ed anche questo, pare, senza nessun intervento da parte di chi era proposto al controllo, che ancora una volta si è mosso dopo che le pecore avevano abbandonato l ovile. Ed è proprio all interno di questo scenario assolutamente straordinario, come straordinari sono gli effetti sui conti della banca, che emergono con chiarezza i limiti strutturali delle iniziative messe in campo dal vertice per riportare UniCredit sui binari della compatibilità strutturale e della redditività. Più in particolare, il mercato ha accolto l aumento di capitale come un atto assolutamente necessario, magari non condividendo appieno forme e modalità, ma resta scettico su modi, forme e tempo con i quali saranno concretizzati gli obiettivi di riposizionamento sui mercati e sui prodotti oltreché sulla struttura dell attivo. Secondo gli osservatori più critici manca la visione strategica e la forza per perseguirla, anche se queste lacune sono condivise con il settore e più in generale con la classe dirigente di questo Paese. E l osservazione non è di poco conto in quanto il rilancio dell istituto di Piazza Cordusio passa dall uscita dell Italia dalla crisi, ma ciò sarà possibile solo se chi è alla guida del Paese troverà la forza per reagire e individuare un percorso fattibile per imboccare la strada della ripresa. Solo così acquisiranno senso compiuto gli sforzi in corso per razionalizzare la presenza internazionale e ridurre quelle inefficienze da complessità che preoccupano una parte importante degli osservatori. Solo con la ripresa in Italia acquisiranno senso compiuto anche gli sforzi indirizzati alla rifocalizzazione dei diversi business e al riposizionamento degli sportelli, con i suoi effetti sull organizzazione, ma non solo, oltreché la più generale riorganizzazione sul cosiddetto bancone superando i tre livelli in cui si era spacchettato l istituto nel passato.

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