Capitolo 9. Concorrenza imperfetta e conseguenze del potere di mercato. Principi di economia (seconda edizione) Robert H. Frank, Ben S.

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1 Capitolo 9 Concorrenza imperfetta e conseguenze del potere di mercato

2 Forme di concorrenza imperfetta Esistono tre forme di concorrenza imperfetta: 1) Monopolio una singola impresa tratta con molti acquirenti; es.: la società che distribuisce il gas metano. 2) Oligopolio più imprese producono un bene omogeneo; es.: il mercato di telefonia mobile i cui principali fornitori sono Tim, Wind e Omnitel. 3) Concorrenza monopolistica più imprese producono beni differenziati ma sostituibili; es.: stazioni di servizio locali che si differenziano per la loro ubicazione.

3 Confronto fra concorrenza perfetta e concorrenza imperfetta Abbiamo caratterizzato la concorrenza perfetta come una situazione di mercato in cui le imprese non possono influenzare il prezzo di mercato. Invece, in ognuna delle tre forme di concorrenza imperfetta, le imprese sanno che le loro decisioni produttive hanno effetto sul prezzo di mercato. La differenza fondamentale fra imprese perfettamente concorrenziali ed imprese non perfettamente concorrenziali risiede nella curva di domanda che fronteggiano.

4 L impresa perfettamente concorrenziale fronteggia una curva di domanda perfettamente elastica in corrispondenza del prezzo di mercato: a quel prezzo l impresa può vendere la quantità di prodotto che desidera. L impresa non perfettamente concorrenziale fronteggia una curva di domanda con pendenza negativa. Prezzo di mercato Se il gestore di una stazione di servizio locale aumenta di pochi centesimi il prezzo di un litro di benzina, potrebbe perdere alcuni clienti ma non tutti perché alcuni saranno disposti a pagare un po di più pur di fermarsi al distributore più vicino. Prezzo Prezzo ε = Quantità Quantità

5 Potere di mercato Un impresa non competitiva ha potere di mercato: ciò implica che ha la capacità di influenzare il prezzo a cui vende il proprio prodotto. Ma perché l impresa non aumenta il prezzo a dismisura? La curva di domanda che fronteggia è il suo vincolo: se decide di aumentare il prezzo, deve accettare una riduzione delle vendite. Pertanto, tutto ciò che un impresa con potere di mercato può fare è scegliere la combinazione prezzo-quantità sulla curva di domanda che massimizza i suoi profitti.

6 Fonti del potere di mercato Perché alcune imprese hanno potere di mercato e altre no? Esistono 5 possibili fonti del potere di mercato: 1. Controllo esclusivo su input necessari: una singola impresa controlla un input essenziale per la produzione. 2. Concessioni governative: la pubblica amministrazione trasferisce a terzi il diritto di sfruttamento in esclusiva di risorse allo scopo di preservarne il carattere (ad esempio ambientale o storico).

7 Fonti del potere di mercato 3. Brevetti e copyright: l autorità pubblica concede all inventore di un nuovo prodotto il diritto esclusivo di vendere tale prodotto per un periodo di tempo limitato allo scopo di incentivare l attività di ricerca (altrimenti, nessuno la effettuerebbe).

8 Fonti del potere di mercato 4. Economie di scala (monopoli naturali): quando la tecnologia è tale che un aumento degli input di una certa proporzione, k, produce un aumento di output di misura maggiore di k, la tecnologia presenta rendimenti crescenti di scala o economie di scala (ad esempio, l uso di generatori più grandi per l energia elettrica consente di ridurre il costo unitario di produzione). In presenza di ec. di scala, un unica impresa è in grado di produrre la quantità domandata a un costo medio inferiore quello che dovrebbero sostenere più imprese produttrici. a

9 Fonti del potere di mercato 5. Economie di rete: esistono beni o servizi per i quali la soddisfazione dei consumatori aumenta al diffondersi del consumo della stessa tipologia di beni, essenzialmente per la possibilità di interscambio con altri consumatori e/o per la presenza di reti di assistenza, informazione. Le economie di rete possono essere fonte di monopoli naturali: il predominio del sistema operativo Windows, per esempio, può essere spiegato in termini di economie di rete in quanto è utilizzato da un numero enorme di utenti.

10 Economie di scala e importanza dei costi fissi Una possibile causa di economie di scala consiste nella presenza di costi che sono fissi anche nel lungo periodo. Talvolta questi costi vengono caratterizzati come irrecuperabili, nel senso che non possono essere recuperati in caso di uscita dal settore. I costi di avviamento sono costi fissi di questo tipo: i costi legati alla produzione di software, per es., devono essere sostenuti solo al momento della scrittura e del test del software. Una volta completate queste fasi, produrre copie aggiuntive del programma comporta un costo marginale molto basso.

11 Economie di scala e importanza dei costi fissi Per un bene la cui produzione implica costi fissi ingenti e costi variabili limitati, il costo medio totale diminuisce all aumentare della quantità prodotta. Consideriamo un processo produttivo in cui il costo totale è: TC = F + M Q dove F è il costo fisso, M il costo marginale (costante) e Q il livello di output ottenuto. Il costo medio totale sarà: ATC = TC/Q = F/Q + M Se Q aumenta, ATC diminuisce costantemente.

12 Figura Costo totale e costo medio totale per un processo produttivo in presenza di economie di scala. Per un impresa con una curva del costo totale TC = F + MQ, il costo totale cresce a un tasso costante con l aumentare del produzione. Costo totale F+MQ 0 F TC = F + MQ Q 0 Q Invece il costo medio totale diminuisce. In questo caso il costo medio totale è sempre superiore al costo marginale, ma la differenza tra i due valori diventa meno marcata per livelli di output elevati. Costo Medio M ATC = F/Q + M Q

13 Rilevanza dei costi fissi Vediamo ora come l importanza delle economie di scala dipenda dalle dimensioni del costo fisso rispetto a quello variabile. Consideriamo due produttori di videogiochi: Nintendo e Playstation. Entrambi sostengono costi fissi pari a euro e costi marginali pari a 0,80 euro per unità prodotta. Se in un anno Nintendo produce 1 milione di giochi e Playstation 1,2 milioni, i costi che devono affrontare sono i seguenti: TABELLA 9.1 Playstation ha un vantaggio di soli 3 centesimi in termini di costo medio totale. Anche se Nintendo produce il 20% in meno, non viene penalizzata molto rispetto a Playstation perché il costo fisso è una frazione ridotta del costo totale.

14 Rilevanza dei costi fissi La situazione cambia quando il costo fisso è predominante rispetto al costo variabile. Supponiamo che Nintendo e Playstation sostengano costi fissi pari a 10 milioni di euro e costi marginali pari a 0,20 euro per unità prodotta. In questo caso, i costi sono i seguenti: TABELLA 9.2 Playstation ha ora un vantaggio di 1,67 in termini di ATC la differenza nel costo unitario cresce al crescere della importanza relativa dei costi fissi in rapporto a quelli variabili.

15 Rilevanza dei costi fissi Il minore costo unitario sostenuto consente a Playstation di praticare prezzi più bassi e, quindi, di acquisire parte della clientela di Nintendo. Supponiamo che metà della clientela di Nintendo si sposti a Playstation (la produzione annua di Nintendo scende da 1 milione a ; quella di Playstation sale da 1,2 a 1,7 milioni). I costi diventano: TABELLA 9.3 Il produttore la cui quota di mercato è dimezzata (Nintendo) vede salire il proprio costo unitario da 10,20 a 20,20. Un impresa non può sopravvivere a lungo con uno svantaggio così grande prima o poi sarà costretta ad uscire dal mercato.

16 Massimizzazione del profitto in monopolio L obbiettivo fondamentale di un impresa monopolista, al pari di un impresa perfettamente concorrenziale, è massimizzare il proprio profitto ossia scegliere il livello di output per cui la differenza fra ricavi e costi totali è massima. La logica della massimizzazione del profitto non cambia espandere la produzione finché il beneficio (o ricavo) marginale è superiore al costo marginale. Mentre il calcolo del costo marginale è lo stesso per un monopolista e per un impresa in concorrenza perfetta, il calcolo del ricavo marginale è diverso. Vediamolo

17 Ricavo marginale per il monopolista Per una impresa in concorrenza perfetta, la vendita di una unità di prodotto in più fornisce ricavi aggiuntivi (marginali) sempre uguali al prezzo. Per un monopolista, invece, la vendita di una unità in più comporta un abbassamento del prezzo di vendita su tutte le unità vendute precedentemente. Il ricavo marginale del monopolista è quindi il prezzo di vendita della nuova unità meno la perdita dovuta alla variazione di prezzo su quelle precedenti.

18 Figura 9.3 Beneficio derivante dalla vendita di un unità aggiuntiva per il monopolista. Supponiamo che un monopolista abbia la seguente curva di domanda. Se vende 2 unità al prezzo di 6 euro ciascuna i suoi ricavi totali saranno 12 euro. Vendendo 3 unità a 5 euro l una otterrebbe un ricavo totale di 15 euro. Prezzo Il ricavo marginale derivante dalla vendita della terza unità è quindi = 3 euro un importo inferiore al prezzo di vendita della terza unità (5 euro) di un ammontare pari a Δp 2. D Quantità

19 Figura 9.3 Beneficio derivante dalla vendita di un unità aggiuntiva per il monopolista. Consideriamo una sequenza di incrementi di output: Se l impresa passa da 2 a 3 unità, il ricavo marginale è pari a 3 euro. Espandendo la produzione da 3 a 4 unità: il ricavo totale è 16 euro Prezzo il ricavo marginale è = 1 euro N.B.: MR = 4 (1 3) Espandendo la produzione da 4 a 5 unità: il ricavo totale è 15 euro il ricavo marginale è = 1 euro (pari a = 3 (1 4)). D Otteniamo quindi la seguente tabella: Quantità

20 Rappresentiamo graficamente il ricavo marginale in funzione della quantità. Prezzo, Ricavo marginale MR D 8 Quantità Il ricavo mg legato al passaggio da 2 a 3 unità (3 ) è tracciato a metà fra 2 e 3. Allo stesso modo, quello derivante da un aumento di output da 3 a 4 (1 ) è tracciato in corrispondenza di 3,5. Infine, il ricavo marginale ottenuto passando da 4 a 5 unità è tracciato a 4,5. La curva di ricavo marginale, MR, si ottiene unendo i vari punti.

21 Rappresentiamo graficamente il ricavo marginale in funzione della quantità. Prezzo, Ricavo marginale MR D 8 Quantità Poiché, per vendere un unità in più, un monopolista deve ridurre il prezzo non solo per tale unità ma per l intera produzione esistente il ricavo marginale ottenuto vendendo l unità aggiuntiva è inferiore al prezzo di vendita (tranne per Q = 0).

22 Rappresentiamo graficamente il ricavo marginale in funzione della quantità. Prezzo, Ricavo marginale MR D 8 Quantità Notate che la funzione MR ha: intercetta verticale uguale alla curva di domanda intercetta orizzontale pari alla metà.

23 In termini più generali, se la curva di domanda è lineare, il ricavo marginale è una retta con la stessa intercetta verticale della curva di domanda e inclinazione doppia (ovvero la sua intercetta orizzontale è solo la metà). a prezzo MR Q/2 Q/2 Q/2 D Q Quantità

24 Ricavo marginale e curva di domanda lineare Una generica curva di domanda lineare inversa: p = a bq Il ricavo totale sarà: RT = p Q = (a bq) Q = aq bq 2 Il ricavo marginale è la derivata del RT rispetto a Q: MR = a 2bQ Come si vede, MR ha intercetta verticale uguale alla domanda (a) ma inclinazione doppia (2b).

25 La regola che massimizza il profitto in monopolio: ricavo marginale = costo marginale La condizione di uguaglianza tra ricavo marginale e costo marginale è la condizione fondamentale di massimizzazione del profitto per un impresa monopolista: se MR > MC per l impresa è conveniente aumentare la produzione. se MR < MC l impresa dovrebbe ridurre la produzione. Vediamo un esempio

26 Figura 9.6 Curva di domanda e curva del costo marginale per un monopolista. Supponiamo che il monopolista produca 12 unità quantità per cui il prezzo eguaglia il costo marginale. Conviene espandere o ridurre la produzione? Costruiamo la curva del ricavo marginale corrispondente alla domanda data. In corrispondenza di 12 unità: MR (pari a 0) è minore di MC (pari a 3 euro). In questo caso, il profitto aumenta se l impresa riduce la produzione. Euro/unità di prodotto 6 3 MC 0 MR 12 D 24 Quantità

27 Figura 9.7 Livello di output che consente di massimizzare il profitto per il monopolista. In particolare, il profitto è massimizzato se l impresa produce 8 unità, che è il livello di output in corrispondenza del quale MR = MC. Il prezzo unitario in tal caso ammonta a 4 euro, che corrisponde a 8 unità prodotte sulla curva di domanda. Euro/unità di prodotto MR 12 MC D 24 Quantità Profitto se si producono 8 unità: RT = 4 8 = 32 CT = (8 2)/2 = 8 Profitto = RT CT = 24 Profitto se si producono 12 unità: RT = 3 12 = 36 CT = (3 12)/2 = 18 Profitto = RT CT = 18 < 24

28 Figura 9.8 Anche un monopolista può registrare una perdita economica. Un fornitore di servizi telefonici (monopolista) con le seguenti curve di D, MR, MC e ATC massimizza il profitto: vendendo 20 milioni di minuti di telefonate al giorno ad un prezzo di 0,10 euro al minuto. Ma nel contempo il prezzo è inferiore al costo medio totale di 0,02 euro. Pertanto il monopolista registra una perdita economica giornaliera. (euro/minuto) Prezzo 0,12 0,10 Perdita economica = 0, = euro/giorno ATC 0, MR MC D Minuti (milioni/giorno)

29 La perdita economica del monopolista è dovuta al fatto che il prezzo corrispondente alla quantità che massimizza il profitto sulla curva di domanda è minore del costo medio totale. Se il prezzo che massimizza il profitto supera il valore di ATC, l impresa ottiene un profitto economico. (euro/minuto) Profitto economico = 0, = euro/giorno Prezzo 0,10 0,08 0,05 ATC MC 0 20 MR D Minuti (milioni/giorno)

30 Perdita di benessere Il livello di output socialmente efficiente è pari alla quantità in corrispondenza della quale il beneficio marginale per la collettività (non per il produttore) è esattamente uguale al costo marginale. Il costo marginale è il costo di un unità aggiuntiva ed è lo stesso per la collettività e per il monopolista. Il beneficio marginale per la collettività è l importo massimo che gli individui sono disposti a pagare per acquistare un unità in più valore indicato sulla curva di domanda.

31 Perdita di benessere Tuttavia il monopolista nel massimizzare il profitto confronta il costo marginale di produzione con il proprio beneficio marginale (il ricavo marginale) che è inferiore al beneficio marginale per il consumatore (sulla curva di domanda). Questa discrepanza fra il valore che la società assegna a un unità in più di prodotto (il prezzo corrente) e il valore che essa ha per il monopolista (il suo ricavo marginale) si traduce in una perdita di benessere.

32 Figura 9.10 Perdita netta di benessere causata dal monopolio. Si verifica una perdita di surplus economico poiché il livello di output che massimizza il profitto del monopolista (8 unità alla settimana) è minore di quello socialmente ottimale (12 unità alla settimana). La perdita che ne deriva corrisponde all area del triangolo grigio, ovvero (2 per unità) (4 unità alla settimana) (1/2) = 4 alla settimana.

33 p La perdita netta del monopolio m p c p A B D Q M C E MR c Q C MC D Concorrenza: A+B+C: surplus dei consumatori D+E: surplus dei produttori Monopolio: A: surplus dei consumatori B+D: surplus dei produttori C+E: perdita netta! Q

34 p Il monopolista alza il prezzo da p c a p m per trasferire il surplus dai consumatori a sé. L area B rappresenta questo trasferimento: i consumatori pagano di più per ogni unità che acquistano. m p c p A B D Q M C E MR c Q C MC D Poiché il prezzo aumenta, i consumatori comprano una quantità minore di quella efficiente: il surplus totale diminuisce di C + E. Questa è una perdita netta, cioè una perdita non compensata da alcun guadagno. Q

35 Discriminazione di prezzo Si parla di discriminazione di prezzo quando lo stesso bene o servizio viene offerto a prezzi diversi a consumatori diversi. Esempi: sconti ad anziani e studenti; le diverse edizioni di un libro, quella rilegata con copertina rigida o quella economica con copertina flessibile; biglietti aerei per lo stesso tragitto; inserti con buoni sconto che si trovano nei giornali. Sebbene la discriminazione di prezzo venga attuata per ottenere profitti maggiori, può portare ad un allocazione socialmente efficiente.

36 Supponiamo che in un paese in cui lavora un solo medico vi siano 10 famiglie, le quali hanno i seguenti prezzi di riserva per una visita settimanale dal dottore. La relativa curva di domanda quindi sarà: p D MC Supponiamo che il medico sostenga un costo marginale costante, pari a 35 euro, per visitare un paziente Quantità (visite/settimana)

37 Supponiamo che in un paese in cui lavora un solo medico vi siano 10 famiglie, le quali hanno i seguenti prezzi di riserva per una visita settimanale dal dottore. La relativa curva di domanda quindi sarà: p D MR MC Quantità (visite/settimana) Per calcolare il numero di visite settimanali (e il prezzo) che massimizza il suo profitto dobbiamo considerare il ricavo marginale.

38 Per massimizzare il suo profitto, il medico deve visitare 5 famiglie e far pagare un prezzo di 60 euro a visita. I profitti del medico sono pari a 5 25 = 125 euro. Il surplus delle prime 5 famiglie è = 50 euro. p D MR MC Quantità (visite/settimana) Il surplus totale pertanto ammonta a 175 euro, ma non è massimizzato! Per massimizzare il surplus sociale bisognerebbe visitare 10 famiglie.

39 Discriminazione perfetta: Supponiamo ora che il medico sia in grado di identificare i prezzi di riserva delle 10 famiglie e possa praticare prezzi differenziati. Quanto pagherà ogni famiglia? Quante famiglie vedrà? p D MR MC Ogni famiglia pagherà il proprio prezzo di riserva. Visiterà tutte le famiglie perché il prezzo di riserva dell ultima è pari al suo costo marginale Quantità (visite/settimana)

40 Discriminazione perfetta: Supponiamo ora che il medico sia in grado di identificare i prezzi di riserva delle 10 famiglie e possa praticare prezzi differenziati. Quanto pagherà ogni famiglia? Quante famiglie vedrà? p Il numero di famiglie visitate è quello socialmente efficiente. 35 D MR MC Ogni famiglia pagherà il proprio prezzo di riserva. Visiterà tutte le famiglie perché il prezzo di riserva dell ultima è pari al suo costo marginale Quantità (visite/settimana)

41 Qual è il profitto del medico in questo caso? ( ) (35 10) = 225 E il surplus delle famiglie? È nullo perché ogni famiglia paga il suo prezzo di riserva p D MR MC Quantità (visite/settimana)

42 Pertanto, un monopolista perfettamente discriminante (il quale è in grado di vendere ogni unità prodotta al relativo prezzo di riserva) è efficiente ma si appropria dell intero surplus. Nella pratica, la discriminazione perfetta (o discriminazione di prezzo di primo grado ) è molto difficile da attuare. 1) Come sapere con precisione il prezzo di riserva di ogni consumatore? 2) Come evitare che chi è disposto a pagare una cifra elevata effettui l acquisto ad un prezzo più basso?

43 Discriminazione tramite auto-selezione Un sistema diffuso per superare entrambe queste difficoltà consiste nell imporre determinate condizioni che i compratori devono accettare per poter usufruire di uno sconto sul prezzo. Si parla in questo caso di discriminazione di prezzo tramite autoselezione: in teoria, tutti hanno accesso allo sconto offerto, ma in pratica solamente un sottogruppo, ossia i compratori con prezzo di riserva più basso, ne approfitta. Consideriamo alcuni esempi

44 Discriminazione tramite auto-selezione (2) Alcuni esempi: 1. Svendite temporanee Per aver diritto allo sconto bisogna scoprire quando e dove si organizza la svendita e recarsi al negozio nel periodo indicato. Se diventa troppo scomodo aspettare i saldi, allora si acquista nel momento in cui si ha la necessità di farlo. Di solito, le persone che sono disposte ad attendere i saldi hanno un prezzo di riserva più basso. 2. Inserti con buoni sconto che si trovano nei giornali I consumatori che scorrono questi inserti alla ricerca dei buoni che possono utilizzare hanno in media un prezzo di riserva più basso.

45 Discriminazione tramite auto-selezione (3) In ciascuno dei sistemi menzionati, gli individui si auto-selezionano: alcuni decidono di sfruttare gli sconti e altri no, per via del tempo o dello sforzo necessari. Se è vero che chi trae vantaggio dagli sconti ha un prezzo di riserva più basso rispetto a chi non li sfrutta, tali tecniche rappresentano una discriminazione di prezzo che incrementa il profitto.

46 Politiche contro il Monopolio: gestione pubblica Nel monopolio naturale la produzione da parte di una sola impresa è necessaria da un punto di vista tecnico, ma non desiderabile per il benessere sociale. Immaginiamo di poter costringere il monopolista a vendere al costo marginale. Nel monopolio naturale il costo marginale è inferiore al costo medio e quindi il monopolista registrerebbe delle perdite. Un possibile rimedio è la proprietà pubblica del monopolio: il governo acquista l impresa, fissa il prezzo ad un livello pari al costo marginale e assorbe le risultanti perdite tramite entrate fiscali. Ovviamente ciò potrebbe avere effetti deleteri sull efficienza.

47 Politiche contro il Monopolio: regolamentazione Un alternativa consiste nel lasciare la gestione ad una impresa privata ma fissando il prezzo al costo marginale ed un eventuale trasferimento per coprire i costi fissi. Tuttavia il trasferimento deve essere finanziato attraverso la tassazione che ha un costo ed effetti distorsivi. Inoltre, la certezza della copertura del costo potrebbe rendere l impresa inefficiente e/o riluttante ad investire in innovazione. Infine, il regolatore non è in grado di conoscere con certezza l ammontare di costi sostenuti dall impresa. Alcuni costi potrebbero ad es. appartenere ad altre produzioni.

48 Politiche contro il Monopolio: antitrust In tutti i paesi avanzati esiste una legislazione antitrust. In Italia dal 1990 esiste l Autorità garante della concorrenza e del mercato che vigila sulle condizioni di competizione sui mercati, sanzionando ex-post azioni suscettibili di limitare la competizione stessa. Limitando la libertà contrattuale, l Antitrust può anche avere effetti negativi; in particolare, ove la mancanza di competizione sia dovuta a monopoli naturali (piuttosto che ad accordi o pratiche anticompetitive) il tentativo di imporla non è efficace né utile.

49 Politiche contro il Monopolio: appalto In alcuni casi si ricorre ad appalti per la costruzione/gestione di monopoli naturali. La gara d appalto in questo caso è una simulazione della competizione: si richiede alle imprese a quali condizioni sarebbero disposte a servire il mercato. Se un numero sufficiente di imprese partecipa all appalto, esse saranno indotte ad offrire il prezzo più basso compatibile con i propri costi (medi): non faranno alcun extra-profitto.

50 Tuttavia: Politiche contro il Monopolio: appalto In ogni caso le imprese dovranno coprire tutti i costi e quindi non potranno prezzare al costo marginale. Nel caso si voglia ripetere la gara ad intervalli regolari bisognerà compensarla se ha effettuato investimenti di lungo periodo in caso di subentro di un altra impresa. È improbabile che alle gare per gestione di monopoli naturali partecipi un numero sufficiente di imprese. Quindi è probabile che ci sia poca competizione anche nella gara d appalto.

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