Sezione Economia e Gestione delle Imprese 55

Dimensione: px
Iniziare la visualizzazioe della pagina:

Download "Sezione Economia e Gestione delle Imprese 55"

Transcript

1 Dipartimento di Studi e Ricerche Aziendali - Università di Salerno Collana di Studi e Ricerche Aziendali Sezione Economia e Gestione delle Imprese 55

2

3 MARIA TERESA CUOMO - GERARDINO METALLO - DEBORA TORTORA Corporate reputation Management Analisi e modelli di misurazione G. Giappichelli editore torino

4 Copyright G. GIAPPICHELLI EDITORE - TORINO VIA PO, 21 - TEL FAX: ISBN/EAN

5 Indice pag. Premessa VII Capitolo 1 Il concetto di reputazione negli studi di management 1.1. Corporate reputation: valore che crea valore Il paradigma reputazionale per la valorizzazione del capitale aziendale I contributi teorici negli studi di corporate reputation 17 Capitolo 2 La misurazione della corporate reputation 2.1. Dalla valutazione alla misurazione del livello di reputazione: opportunità strategiche e problematiche operative Il processo di formazione della reputazione Modelli di misurazione della corporate reputation Limiti e criticità dei modelli di misurazione La dimensione collettiva della reputazione ed i rapporti strategici con gli stakeholder La misurazione della reputazione aziendale attraverso un approccio multistadio e multistakeholder 59 Capitolo 3 L impatto della corporate reputation sulle performance aziendali tra creazione di valore e danno reputazionale 3.1. Premessa Valutazione e quantificazione del rischio reputazionale tra teoria e pratica: alcuni approcci 70

6 VI Indice 3.3. Le implicazioni della corporate reputation sulle performance aziendali tra creazione di valore e danno reputazionale La gestione del rischio reputazionale nelle imprese Sviluppi futuri e prospettive di ricerca 84 Capitolo 4 L applicazione del modello multistakeholder e multistadio: una verifica empirica 4.1. Obiettivo, ipotesi e metodologia della ricerca Il contesto di applicazione I risultati della ricerca Problematiche e riflessioni critiche 115 Appendice Questionario A.1. La misurazione della reputazione aziendale Proprietà/management 119 A.2. La misurazione della reputazione aziendale Fornitore 123 A.3. La misurazione della reputazione aziendale Dipendente 127 A.4. La misurazione della reputazione aziendale Cliente 131 Bibliografia 135

7 Premessa Nell era della connessione globale, la dimensione personale dell agire del singolo sembra avere inesorabilmente ceduto il posto ad una crescente pervasività della sfera pubblica: come un grande fratello di orwelliana memoria, anziché proporsi la dimensione collettiva del comportamento viene celebrata dagli spettatori quale referente e giudice per l accreditamento della rilevanza sociale degli attori, sicché «Si poteva persino presumere che osservasse tutti continuamente. Comunque fosse, si poteva collegare al vostro apparecchio quando voleva. Dovevate vivere (e di fatto vivevate, in virtù di quell abitudine che diventa istinto) presupponendo che qualsiasi rumore da voi prodotto venisse ascoltato e qualsiasi movimento che non fosse fatto al buio attentamente scrutato.» 1. A tale modus operandi, naturalmente, non si sottraggono le organizzazioni imprenditoriali, che, regolando la propria presenza sul mercato in modo da sostenere lo sbilanciamento tra le posizioni being well being known in favore del secondo elemento della diade, se ne sono ritrovate nel tempo investite ed asservite. L epoca attuale, invece, sembra distinguersi per l emersione di un paradigma economico alternativo, noto come economia della reputazione, a testimonianza dell attenzione riservata a nuove modalità relazionali, fondate essenzialmente sul credito (invece che sull immagine) attribuito reciprocamente ai protagonisti dell interazione, in grado di generare valore. La reputazione, quale capacità anticipatoria dei possibili comportamenti tenuti dalle organizzazioni, si rende garante del loro saper fare, nel rispetto delle istanze dei soggetti che si interfacciano con il sistema imprenditoriale. Il costrutto reputazionale, contiguo a fenomeni economici empiricamente osservabili, è supportato in letteratura da un framework teorico che, fondando le 1 «Il volto dai baffi neri guardava fisso da ogni cantone. Ve ne era uno proprio sulla facciata della casa di fronte. IL GRANDE FRATELLO VI GUARDA, diceva la scritta, mentre gli occhi scuri guardavano in fondo a quelli di Winston. [ ]». Cfr. ORWELL G. (1949), Nineteen Eighty-Four, Secker & Warburg, London & Toronto. Il riferimento è alla rilevanza che oggi riveste la dimensione pubblica delle azioni, spesso accompagnata da una funzione giudiziale, a volte addirittura sanzionatoria, che può essere esercitata dalla collettività o, dal punto di vista di un organizzazione, da parte dei differenti portatori di interesse.

8 VIII Premessa basi su un impianto concettuale di natura microeconomica, si arricchisce poi del contributo di studi di matrice psicologica, sociologica, di corporate communication, restituendo la definizione di un concetto multidimensionale e timebased. Invero, pure dibattendosi nella copiosità di interpretazioni proposte con l avanzamento degli studi, si giunge ad un discreto grado di accordo relativamente alla definizione e delimitazione del fenomeno. Tale processo, teso a tracciare i confini e le evoluzioni interpretative del costrutto reputazionale, interessa soprattutto per i suoi risvolti in termini di governo d impresa all interno del processo di riconfigurazione della relazione con i diversi soggetti che vi si interfacciano, proiettando attese, ma anche istanze che ne possono forzare l operare. D altra parte, è evidente come il vettore fiduciario reputazionale riverberi i suoi effetti sulle performance aziendali, producendo effetti riscontrabili nella bottom line del bilancio aziendale e nel valore del capitale economico. In quanto fattore critico di successo, una solida corporate reputation consente all organizzazione, in condizioni ordinarie e/o di crescita, di gestire un premium price per la propria offerta, ma altresì di poter accedere a o capitalizzare condizioni atte a garantire vantaggi competitivi in ordine all approvvigionamento di risorse fisiche, tecnologiche, umane alle richieste di credito presso i mercati finanziari, agli accordi definiti con i canali distributivi, ecc. In più, in condizioni di crisi, la disponibilità di una robusta reputazione può costituire una rete di protezione per possibili effetti negativi, proprio in virtù del potenziale fiduciario consolidato nel tempo ed accordato direttamente e volontariamente dal mercato all impresa buffer effect. Al contrario, l ambiente che circonda le imprese in deficit di reputazione può essere sospettoso nei confronti dell operato del sistema/impresa, se non addirittura ostile, costringendo dette organizzazioni a fronteggiare evidenti difficoltà, legate a maggiori costi di accesso al mercato di fornitura, come a più ingenti investimenti in termini di posizionamento dei prodotti/servizi, cui non viene riconosciuta dal mercato una collocazione premium, fino ad arrivare al punto di depauperare valore, piuttosto che generarlo. Nel lungo termine, infatti, possono essere minate le basi stesse del capitale reputazionale a disposizione dell impresa, rischiando di comprometterne inesorabilmente la credibilità presso gli stakeholder. Viceversa, la definizione di una chiara vision per il futuro e la capacità di impiegare le opportunità di mercato, lo svolgimento dei processi produttivi, l organizzazione dell ambiente lavorativo, l impegno profuso in corporate social responsibility, i risultati economici realizzati, così come la capacità di contenere il rischio sugli investimenti, infine la capacità di coinvolgimento emotivo esercitata nei confronti dei clienti, esaltati attraverso le attività di corporate communication, consentono alle parti interessate di accordare fiducia

9 Premessa IX all impresa, con un diverso grado di intensità; in questo modo il risultato delle reazioni affettive ed emozionali (positive o negative, deboli o forti) di consumatori, investitori, fornitori, dipendenti e comunità in generale, riferita alla realtà imprenditoriale osservata nel corso del tempo, diviene elemento di valutazione su cui fondare le transazioni future. Il costrutto reputazionale assume, così, una chiara connotazione multi-stakeholder. Proprio in virtù di tale inquadramento concettuale, emerge la necessità di dare soddisfazione alla natura più pragmatica del costrutto, che prova ad esprimerne in maniera quantitativa il contributo al concetto di creazione di valore allargato a beneficio delle citate parti interessate. In altre parole, accordatisi su cosa si intende per reputazione aziendale e quali aspetti prendere in considerazione per la sua valutazione presso quali soggetti, bisogna procedere alla sua misurazione, poiché «it has long been recognised that a firm which has a good reputation owns a valuable asset» 2. Ad evidenza, alcune condizioni in termini di realizzazione della attività di misurazione del costrutto (non all oggetto della misurazione in quanto tale) presentano confini di rilevazione discutibili. Anche in questa fase, invero, nell osservare la costituzione dei differenti modelli di analisi proposti si riscontra un buon grado di convergenza in ordine alle dimensioni ed agli indicatori considerati per la misurazione della corporate reputation, così come per le tecniche di rilevazione, online ed offline; anzi, in letteratura è possibile rintracciare una serie di modelli dominanti, la cui validità ed applicazione sono state riconosciute a livello internazionale. Ad uno studio approfondito, tuttavia, si osserva come l impostazione generale sia orientata alla determinazione della corporate reputation di imprese di medie e grandi dimensioni, come testimoniato anche dai ranking e dalle classifiche internazionali pubblicati annualmente. In aggiunta, pur riconoscendo ed accreditando i vari modelli l importanza degli stakeholder nell attività di misurazione, poi di fatto si orientano verso la valutazione delle percezioni solo di alcune particolari categorie di portatori di interesse (gli shareholder e i clienti, per lo più, ed in maniera separata), senza peraltro dettagliarne la differente criticità. Infine, difficilmente la dimensione online ed offline della reputazione contribuiscono congiuntamente alla definizione della overall reputation delle organizzazioni, rimanendo in genere sfere di valutazione separate. Al contrario, oggi le due dimensioni reale e virtuale si propongono senza soluzione di continuità, insistendo su un pubblico (generico e specialistico) condiviso, che spesso cerca sul web una conferma/disconferma alle proprie 2 Cfr. SHAPIRO C. (1983), Premiums for High Quality Products as Returns to Reputations, The Quarterly Journal of Economics, Vol. 98, No. 4, p. 659.

10 X Premessa esperienze. Eppure, se è sedimentata negli attori imprenditoriali la consapevolezza della significativa correlazione esistente tra livello dei fattori reputazionali e performance reddituali e competitive aziendali, evidentemente non se ne può tralasciare la misurazione a favore delle piccole come delle grandi organizzazioni e tenendo conto delle differenze percettive di tutti i possibili stakeholder. Anzi, proprio le imprese di dimensione più contenuta potrebbero rilevare evidenti vantaggi dal monitoraggio nel tempo della propria credibilità, costituendo essa un aiuto concreto per la proprietà ed il management nel definire in maniera efficace ed efficiente gli interventi strategici da intraprendere. Pertanto, la capacità dell organo di governo di investire in capitale reputazionale rappresenta una priorità strategica in grado di assicurare il mantenimento e lo sviluppo dei vantaggi competitivi necessari per portare le organizzazioni imprenditoriali al successo duraturo. Il modello multistadio e multistakeholder per la rilevazione della corporate reputation, proposto qui, costituisce dunque un contributo interessante sia in ordine al superamento dei gap scientifici evidenziati, nell intento di giungere a definire una modalità di misura ottimale, sia quale strumento per il miglioramento della competitività delle imprese. Il lavoro pur essendo frutto di riflessioni comuni tra gli Autori, può essere attribuito a: Maria Teresa Cuomo capitoli 1 e 3, Debora Tortora capitoli 2 e 4. Fisciano, Campus Universitario, 25 Ottobre 2012 m.t.c. g.m. d.t.

11 Capitolo 1 Il concetto di reputazione negli studi di management SOMMARIO: 1.1 Corporate reputation: valore che crea valore. 1.2 Il paradigma reputazionale per la valorizzazione del capitale aziendale. 1.3 I contributi teorici negli studi di corporate reputation. 1.1 Corporate reputation: valore che crea valore Acquisire input dall esterno, trasformarli in output, collocare questi ultimi sul mercato al fine di generare valore: la vitalità di ogni organizzazione imprenditoriale si basa appunto sulla capacità di accrescere la ricchezza a disposizione dell impresa, per la soddisfazione dei suoi interlocutori. Ciò avviene in ottemperanza al suo progetto teleonomico 1, che consiste nel porre in essere comportamenti volti a garantirne o a prolungarne la sopravvivenza nel macroambiente; in tal senso, corre l obbligo all organizzazione di operare una serie di trasformazioni 2, di natura: - produttiva, che riguardano l utilità, per cui volumi di fattori di produzione con una data utilità vengono trasformati in volumi di offerta, in grado di erogare un utilità maggiore, secondo regole di efficienza volte a massimizzarne appunto produttività e qualità; - economica, con riferimento al valore economico, cercando di massimizzare l economicità mediante scelte di mercato atte a generare il massimo 1 Dal francese téléonomie, composto di téléo(logie) «teleologia» e -nomie «-nomia», il termine viene introdotto dal biologo francese J. Monod nel 1970, per indicare il finalismo insito nelle strutture e nelle forme tipiche degli organismi viventi, dovuto non ad una predisposizione di obiettivi finali (ciò che Aristotele indicava come cause finali) ma all azione della selezione naturale, che favorisce le strutture e le funzioni adatte allo svolgimento delle attività vitali ed elimina quelle inadeguate. Cfr. DIZIONARIO ENCICLOPEDICO ITALIANO TRECCANI. Applicando il concetto all economia, si riconosce al sistema impresa il principio della teleonomia, ossia della capacità di dotarsi di un obiettivo da perseguire, atto ad assicurarne la sopravvivenza. Cfr. BACCARANI C. (2012), L impresa, le sue funzioni e le finalità imprenditoriali, in BACCARANI C., BRUNETTI F., GIARETTA E. (a cura di), Il governo dell impresa tra principi, modelli, tecniche e prassi, Giappichelli, Torino, p L impresa è concepita come un sistema di trasformazioni. Cfr. GAZZOLA P. (2007), CSR e reputazione nella creazione di valore sostenibile, in MELLA P., VELO D., (a cura di), Creazione di valore, corporate governante e informativa societaria, Giuffrè, Milano, pp

12 4 Capitolo Primo divario tra ricavi e costi di produzione, quindi il massimo risultato operativo; - finanziaria, per sostenere i processi economici con capitale a titolo di rischio e a titolo di debito, formando il capitale investito, nel quale è ottimizzato il livello della leva operativa, tenendo conto del costo del capitale e del suo rendimento; - manageriale, per trasformare obiettivi operativi ed informazioni interne ed esterne in decisioni volte a massimizzare l efficienza; - imprenditoriale, che opera sulle informazioni, convertendole in scelte strategiche, al fine di modificare e sostenere la posizione dell impresa nell ambiente etico, sociale, politico di riferimento. La sopravvivenza, infatti, è assicurata se le organizzazioni riescono a soddisfare le motivazioni individuali, mediante il conseguimento dei fini istitutivi (da ciò dipende la teleonomia endogena del sistema), e se riescono a perseguire finalità sociali, considerate favorevolmente dall ambiente (in risposta alle istanze di teleonomia esogena) 3. La vita durevole e prospera di dette organizzazioni presuppone, come accennato, oltre al soddisfacimento degli interessi dei soggetti interni all impresa, anche l assolvimento di interessi o finalità di natura esterna sociale appunto 4. Invero, proprio detto adempimento pertiene a tutte le organizzazioni imprenditoriali, che, in quanto istituzioni sociali a finalità plurime, hanno 3 La teleonomia esogena fa riferimento all attitudine dell ambiente a mantenere in vita i sistemi considerati utili, mentre quella endogena si riferisce all attitudine del sistema a mantenere la sua struttura. L impresa prospera e perdura nell ambiente e le risorse umane permangono durevolmente nella struttura se le finalità individuali, come le sociali, sono intense o giudicate positive (è il caso, ad esempio, delle organizzazioni permanenti a lento rinnovo, che si contraddistinguono per una elevata teleonomia endogena); al contrario, detti sistemi sono costretti a rinnovare continuamente i propri elementi quando le finalità individuali sono poco intense (come nelle organizzazioni durevoli a rapido rinnovo, caratterizzate da bassa teleonomia endogena, ma alta esogena). Le organizzazioni produttive efficienti godono sia di teleonomia endogena in quanto soddisfano le finalità individuali dei lavoratori (acquisire la ricchezza necessaria per il consumo in forma di retribuzioni e di previdenza) e degli investitori (mantenere l integrità monetaria, economica ed attuariale dei capitali investiti e di accrescerli sia di teleonomia esogena, poiché incrementano la ricchezza prodotta e consumabile dal sistema e riducono il tempo di lavoro mediamente necessario al suo ottenimento. Cfr. MELLA P. (2007), I postulati osservativi dell Economia aziendale, Economia Aziendale 2000 Web, n. 2-3, p Ciò al fine anche di orientarne i processi decisionali verso il raggiungimento di un risultato di gestione tale da appagarne le esigenze. Cfr. SICOLI G. (2008), Una analisi delle relazioni tra creazione di valore e gestione aziendale, FrancoAngeli, Milano, pp La generazione di valore diviene un criterio utilizzabile per misurare e valutare le performance aziendali.

13 Il concetto di reputazione negli studi di management 5 l obiettivo di creare valore di tipo allargato 5, per mezzo delle citate trasformazioni, attraverso l impiego di un complesso ed eterogeneo stock di fattori, detenuti sotto forma di possesso e/o di controllo. La dotazione allargata di risorse, dunque, si pone all origine, ma è altresì il frutto, del funzionamento del sistema aziendale, configurandosi come l insieme dinamico delle capacità potenziali a disposizione dell impresa per realizzare la sua funzione distintiva. Dall impiego di tale set di risorse derivano nello specifico le condizioni che definiscono l identità, i livelli di economicità e i percorsi evolutivi aziendali. La creazione di valore, allora, lungi dall esaurirsi nel processo di massimizzazione degli investimenti effettuati dagli azionisti 6, si traduce piuttosto in termini di risposta alle attese di tutti i soggetti/organizzazioni coinvolti a vario titolo nell esperienza d impresa. Ciò si esplicita in un accrescimento del valore complessivo degli asset aziendali. Tra essi, un ruolo preminente va riconosciuto alle risorse intangibili firm specific, ad elevata criticità per il raggiungimento ed il mantenimento di posizioni di vantaggio competitivo 7. I mutamenti registrati nell ambiente, di portata locale e globale al medesimo tempo, hanno modificato le priorità dell agenda delle imprese, chiamate a realizzare sintonie strategiche tra le caratteristiche di contesto e skill interni, attraverso processi efficaci ed efficienti di acquisizione e impiego, quando non addirittura creazione, di risorse immateriali, che divengono il quarto fattore di produzione, inglobando il capitale umano, tecnologico ed organizzativo 8. Se- 5 Cfr. CUOMO M.T., METALLO G. (2007), Management e Sviluppo d Impresa, Giappichelli, Torino, p. 290 e segg. 6 Negli anni 70, una prima accezione del concetto di creazione di valore si concentra sulla soddisfazione degli interessi dei portatori di rischio, focalizzandosi sull accrescimento del capitale economico, ovvero del valore dell impresa come investimento. In tal senso il valore generato si determina principalmente in funzione della capacità dell azienda di produrre reddito in futuro, quale risultato del processo di attualizzazione dell intero valore prospettico che si pensa l impresa dovrà realizzare da quel momento in poi. In dottrina sono disponibili una serie di metodi per la sua quantificazione, di tipo reddituale (o sintetici), patrimoniale (o analitici), o di natura mista, reddituale e patrimoniale. Per approfondimenti si consulti: PAOLONE G., D AMICO L. (2008), L economia aziendale nei suoi principi parametrici e modelli applicativi, Giappichelli, Torino. 7 Il crescente interesse per gli intangible trova giustificazione nella modifica dell arena concorrenziale, caratterizzata da condizioni economiche sempre più complesse ed interconnesse, così come da un crescente dinamismo competitivo: proprio per fronteggiare i cambiamenti del mercato e mantenere una posizione distintiva, in letteratura è stato affrontato il tema del contributo dei fattori immateriali alla competitività, sia sotto il profilo delle risorse legate al rapporto dell impresa con l ambiente esterno, sia quali risorse impiegate nell ambito dei processi interni all organizzazione (capacità e competenze detenute in grado di sostenere asimmetrie competitive). 8 Cfr. VICARI S. (1989), Invisibile assets e comportamento incrementale, Finanza, marketing e produzione, n. 1.

14 6 Capitolo Primo dimentabilità, unicità, difficile acquisibilità e replicabilità, rendono dette risorse distintive dei fattori ad elevata probabilità di successo 9. Il riferimento è principalmente a quegli aspetti legati agli ambiti della conoscenza nell impresa, come insieme di informazioni che alimentano le relazioni sviluppate all interno dell organizzazione, quale sostrato per la cultura imprenditoriale e fonte di coesione e motivazione dei soggetti che compongono la compagine aziendale 10, e della conoscenza sull impresa riferendosi alle informazioni che vengono diffuse nell ambito delle relazioni che si sviluppano tra questa ed un ampia gamma di pubblici esterni, da cui traggono origine l immagine e, conseguentemente, la credibilità e la reputazione aziendale nell ambiente mercato di riferimento 11. Invero, per il successo delle imprese proprio quest ultima la reputazione in quanto giudizio diffuso e sedimentato nel tempo che i diversi interlocutori danno della credibilità delle affermazioni di un organizzazione, della qualità e affidabilità dei suoi prodotti e della responsabilità delle sue azioni 12, trova favorevole accoglimento in letteratura. Detto collegamento tra reputazione d impresa e successo aziendale recupera in principio sostegno in diverse teorie microeconomiche, come la Teoria dell Agenzia 13 e la Teoria dei Giochi 14. La prima evidenzia come le transazioni d impresa, tanto interne (ad esempio i rapporti tra proprietà e management, o tra questi e dipendenti) quanto all esterno (relazioni con i finanziatori, i fornitori, ecc.) siano potenzialmente affette da inefficienza, dovute sia ad una possibile divergenza di interessi tra principal ed 9 L origine di tale filone di studi è da attribuire alla studiosa Edith Penrose che, nei suoi contributi, risalenti alla metà del secolo scorso, focalizzava l attenzione sull importanza delle risorse aziendali (evidenziando il ruolo degli intangible) e sulla gestione strategica ed operativa che doveva consentirne lo sviluppo. Partendo da tali considerazioni, l Autrice ha dato avvio ad un filone di letteratura, denominato Resorce Based View of The Firm (RBV). Si rinvia a PENROSE E.T. (1959), The theory of the growth of the firm, Blackwell, London. 10 Tra le risorse basate sulla conoscenza possiamo ricordare la conoscenza posseduta dalle risorse umane, come know how individuale, di tipo imprenditoriale, manageriale, o tecnico, e la conoscenza dell impresa, come know how di sistema, specialistico (tecnologico, funzionale o di processo) od organizzativo (di governo del sistema). 11 L impresa interagisce con il contesto di riferimento non solo attraverso un sistema di scambi monetari, finanziari ma anche attraverso flussi fisici, umani e di comunicazione con i quali produce conoscenza, fiducia e reputazione. 12 Cfr. RAVASI D., GABBIONETA C. (2004), Le componenti della reputazione aziendale. Indicazioni dalla ricerca RQ Italy, Economia & Management, n. 3, p Per approfondimenti vedasi: SCANNELLA E. (2010), La banca nella teoria dell intermediazione finanziaria, Il Risparmio, n. 3, p Cfr. MILGROM P.R., ROBERT J.W. (1982), Distributional Strategies for Games with Incomplete Information, Mathematics of Operations Research, Vol. 10, pp

15 Il concetto di reputazione negli studi di management 7 agent, che ha come conseguenza il comportamento opportunistico di quest ultimo, sia alla condizione di asimmetria informativa in cui versa il principal, che gli impedisce di valutare in maniera opportuna la condotta della controparte. La corporate reputation, in tali situazioni, rappresenta un elemento in grado di contrastare il rischio di moral hazard e, quindi di comportamenti opportunistici dei contraenti lo scambio. La Teoria dei Giochi, invece, si focalizza sullo studio di situazioni conflittuali, tra due o più agenti, ricercandone, attraverso l ausilio di modelli matematici, la soluzione più opportuna, di tipo cooperativo o competitivo 15. Dal momento che le decisioni di un agente influenzeranno in maniera retroattiva i risultati degli altri partecipanti, il valore dell influenza reputazionale viene collegato al ruolo esercitato dal concetto di fiducia, associata alla razionalità dei giocatori: poiché non sarebbe ragionevole per un componente deviare dall equilibrio dinamico, si gode di una reputazione positiva quando il guadagno futuro che si otterrebbe modificando la strategia (tradimento di un giocatore) risulta minore di quello generato dall equilibrio. La reputazione dell organizzazione, in questo caso, orienta le decisioni strategiche dei concorrenti dell arena competitiva. Entrambe le teorie citate, pur contribuendo in vario modo all affermazione della rilevanza dell asset reputazionale, inteso come un particolare attributo dell organizzazione, per il governo delle relazioni tra imprese e pubblici di riferimento affette da asimmetria informativa 16, non riescono a fornire giustificazione di un legame diretto tra corporate reputation e generazione di valore economico. Invero, già negli anni Settanta si affermano i primi studi di Corporate Reputation, con riferimento all analisi dei processi decisionali d impresa condotti in 15 Nella Teoria dei Giochi il concetto di reputazione è ben noto e costituisce il fondamento di tutta una serie di modelli, definiti dei giochi reputazionali; quando i giocatori mostrano un incertezza sulla natura degli avversari e sulle loro preferenze, ognuno dei partecipanti realizza una serie di azioni e comportamenti, segnaletici dell appartenenza ad una particolare tipologia (non necessariamente corrispondente al vero, purché sostenuta per tutta l interazione). In tal senso, la reputazione si manifesta cometa probabilità che gli altri giocatori assegnano a priori alla possibilità che la controparte corrisponda ad una data tipologia. Tale probabilità nel corso del tempo può incrementarsi o diminuire a seconda delle precedenti manifestazioni. Si parla di gioco reputazionale, allora, quando la dinamica viene ripetuta più volte ed i partecipanti sono messi in condizione di aggiornare le proprie credenze sugli avversari. Cfr. WEIGELT K., CAMERER C. (1988), Reputation and corporate strategy: a review of recent thery and applications, Strategic Management Journal, Vol. 9, pp Per approfondimenti vedasi: MUTTI A. (2007), Reputazione, Rassegna Italiana di Sociologia, XLVIII, 4, pp ; BARNETT M., JERMIER J.M., LAFFERTY B.A. (2006), Corporate Reputation: The Definitional Landscape, Corporate Reputation Review, Vol. 9, No. 1, pp ; FLATT S., STANLEY J. (2008), Creating competitive advantage through intangible assets: the direct and indirect effects of corporate culture and reputation, Advances in Competitiveness Research, Annual.

16 8 Capitolo Primo situazioni di incompleta o imperfetta informazione, che forces external observers to rely on proxies to describe the preferences of rivals and their likely courses of action 17. In tale ottica la reputazione costituisce la sintesi di un vasto insieme di segnali che l impresa ha trasmesso agli stakeholder nel corso del tempo con riferimento al proprio agire strategico, in modo sia esplicito che implicito. Tali segnali vengono recepiti ed interpretati dagli interlocutori dell impresa che, sulla loro base, formulano poi le proprie previsioni circa il comportamento futuro dell organizzazione che li ha inviati: la coerenza dei comportamenti dell impresa con i segnali che ha elaborato e diffuso nel tempo e la conseguente risposta alle attese formulate dai suoi stakeholder determina la formazione della corporate reputation 18. Specificamente, fiducia e consenso, immagine e relazioni durature con i clienti 19, più in generale con gli attori del contesto (come più dettagliatamente chiarito in seguito), costituiscono gli invisible asset che caratterizzano e distinguono la storia di un organizzazione, nonché il suo percorso di crescita nel mercato, poiché le possibilità di sopravvivenza e di successo dell impresa dipendono dal circolo virtuoso generato tra l accrescimento del patrimonio di risorse immateriali di conoscenza, fiducia e reputazione non imitabile e, quin- 17 Cfr. FOMBRUN C.J., VAN RIEL C. (1997), The Reputational Landscape, Corporate Reputation Review, Vol. 1, No. 1, p Cfr. NELLI R.P., BENSI P. (2003), L impresa e la sua reputazione. L evoluzione della media coverage analysis, Vita & Pensiero, Milano. 19 In merito alla creazione di valore basato sulle relazioni, ormai venti anni orsono, Rullani osserva: dove esiste la necessità di costruire relazioni, mantenere un collegamento comunicativo e operativo entrano in gioco i servizi, che hanno un ruolo via via crescente nella produzione di massa, per affrontare l aumento della complessità registrata nelle relazioni dell attuale contesto economico, improntata ad una grande varietà variabilità e ad una maggiore interattività nelle relazioni tra produttore ed utilizzatore. Per ulteriori approfondimenti RULLANI E., Economia delle risorse immateriali: un introduzione, Sinergie, n. 1992, p. 25. Oggi l Autore, esplorando le relazioni dell impresa nella complessità del mondo contemporaneo, sostiene tra l altro: La ridefinizione dell identità dell impresa [ ] nella dialettica della complessità incontrata all esterno e interiorizzata grazie all incompiutezza del proprio feed-back cambia la natura del sistema-impresa, perché esclude la «chiusura logica» (l eterno ritorno alla prestazione fondativa) che un tempo caratterizzava la teoria dei sistemi. Nel mondo della complessità i sistemi e dunque anche le imprese hanno capacità di sopravvivere ed esplorare se evolvono, costruendo reti ed ecologie entro le quali esportare il proprio interno e da cui importare un disordine esterno utile ad alimentare la propria re-invenzione. Cfr. RULLANI E. (2011), Postfazione. Complessità e sistemi incompiuti: l innovazione che nasce al confine tra ordine e disordine, in PILOTTI L. (a cura di), Creatività, innovazione e territorio. Ecosistemi del valore per la competizione globale, Il Mulino, Bologna, p. 776.

17 Il concetto di reputazione negli studi di management 9 di, strategica 20 l ampliamento del divario con i competitor ed il rafforzamento delle fonti del vantaggio strategico 21. Da ultimo, la reputazione aziendale si inserisce a pieno titolo tra gli strumenti di corporate governance, con riferimento all insieme dei meccanismi di gestione e di coordinamento delle relazioni con gli stakeholder nell ambito dei processi decisionali e di controllo delle risorse chiave 22. In altre parole, si può affermare che il costrutto reputazione sintetizza il risultato dell efficacia nella gestione delle relazioni con i diversi portatori di interesse Il paradigma reputazionale per la valorizzazione del capitale aziendale Pur costituendosi come oggetto di studio di innumerevoli discipline, a tutt oggi la tematica della corporate reputation non risponde ad una definizione del costrutto univoca e generalmente condivisa. La reputazione di cui gode un organizzazione si costituisce, infatti, come fenomeno complesso nella sua analisi, alla cui rappresentazione contribuiscono numerose variabili, trovando anticipazione in una serie di esperienze pregresse degli attori del macro e del micro-ambiente ed affermazione nelle relazioni consolidate con i soggetti interessati dal rapporto, tuttavia necessitando di costanti riconferme. In effetti, il costrutto della reputazione d impresa, di cui si metterà in seguito in evidenza il carattere multidimensionale, deve essere analizzato nella sua collocazione concettuale endogena all impresa, ovvero legata al processo di utilizzo delle risorse firm specific, anziché quale mera componente esogena, interessandosi semplicemente al possesso di una stima (si spera) positiva da parte dell organizzazione. 20 Il carattere di inimitabilità riconosciuto alla reputazione aziendale è frutto del processo di generazione della stessa, di natura dinamica, poiché dipendente da historical setting specifici e difficilmente duplicabili. Cfr. BARNEY J. (1991), Firm resources and sustained competitive advantage, Journal of Management Studies, No. 17, pp In altre parole il capitale reputazionale si configura quale componente non unica ma certamente rilevante per la creazione di ricchezza del differenziale tra il valore di mercato dell azienda ed i suoi asset tangibili. 22 Cfr. CUOMO M.T., METALLO G., op. cit., p. 285 e segg. 23 Cfr. BALMER J.M.T., GREYSER S.A (2003), Revealing the Corporation Perspectives on identity, image, reputation, corporate branding and corporate-level marketing. Ananthology selected and interpreted, Routledge, London.

18 10 Capitolo Primo Da ciò discende, evidentemente, come alla costruzione della rilevanza e notorietà di una specifica azienda contribuiscano, seppure in maniera indiretta, i comportamenti, ovvero la credibilità delle altre imprese del settore di appartenenza e del comparto stesso (figura 1.1). Figura 1.1 Una visione estesa della reputazione Fonte BARNET M.L., HOFFMAN A.J. (2008), Guest Editorial: Beyond Corporate Reputation: Managing Reputational Interdependence, Corporate Reputation Review, Vol. 11, No. 1, p. 4 Secondo tale interpretazione, il concetto di corporate reputation si situa ad un livello complementare, non preordinato, a quello aziendale 24 ; pertanto, coloro i quali sono chiamati o sono interessati ad esprimere un giudizio, possono formulare le proprie considerazioni in relazione a comportamenti passati ed aspettative circa atteggiamenti futuri di imprese accomunate da una qualche affinità, perché operanti in un medesimo comparto o settore o, addirittura, per appartenenza allo stesso gruppo intersettoriale. Di conseguenza, la reputazione di un impresa si intreccia, si alimenta ed a sua volta contribuisce a generare 24 Non si tratta, comunque, di definire una progressione dei piani di interpretazione del fenomeno, o di riconoscere un ordine di priorità nell analisi. Piuttosto, la reputazione attribuibile al settore/contesto competitivo rappresenta una sorta di valore-soglia, grazie al quale relativizzare ed interpretare in maniera più opportuna le performance d impresa.

19 Il concetto di reputazione negli studi di management 11 con la reputazione delle organizzazioni all interno ed anche al di fuori della propria arena competitiva 25. Di conseguenza, il risultato delle reazioni affettive ed emozionali (positive o negative, deboli o forti) di clienti, investitori, dipendenti e comunità in generale gli stakeholder di cui si analizzerà diffusamente la importanza in termini reputazionali, riferito alla realtà osservata dell azienda, viene ad essere mediato (in maniera più o meno intensa a seconda del livello di conoscenza che il soggetto ha del settore in generale e dell organizzazione nello specifico) da un più ampio halo effect che sulla risorsa riverbera un aurea favorevole o svantaggiosa. Si tratta, in pratica, di impiegare i benefici di un effetto deformante, amplificante o riducente, derivante dalla reputazione del settore o (a livello territoriale) del distretto/paese e, dunque, delle organizzazioni ivi operanti. Nel primo caso i plus riconosciuti al settore o al distretto/paese per tradizione, competenza, tensione all innovazione, ecc., (p.e. il settore del mobile in Italia o il distretto ceramico vietrese) verrebbero ad essere trasferiti sulla singola impresa proprio in virtù del suo radicamento territoriale, amplificandone la reputazione; analogamente le organizzazioni operanti in un comparto poco performante sconterebbero un effetto riducente a seguito della credibilità del contesto, pur in presenza di una dotazione di capacità e competenze distintive (figura 1.2). Tuttavia, se l effetto deformante (sia in termini di plus che con ripercussioni dannose) non può essere ignorato, analogamente deve considerarsi il suo potere di influenza limitato ad una prima, superficiale, forma di conoscenza mediata (o, meglio, di non-conoscenza diretta), soprattutto da parte del sistema cliente, nel cui comportamento è più manifesta una dipendenza emotiva. Invero, quanto più significativa risulta essere la distanza cognitiva tra impresa ed acquirente, tanto più quest ultimo tende a farsi guidare da stereotipi, considerandoli extrinsic cue della credibilità della singola organizzazione La reputazione di un settore, che riverbera poi sulle imprese ivi localizzate, può essere influenzata, in maniera più o meno deliberata, da eventi ed azioni, causati da imprese terze, che condividono la medesima area strategica. Scandali che coinvolgono singole aziende, quindi, possono mettere in cattiva luce interi settori e relativi operatori, così come è vero il contrario. Tuttavia, in genere gli eventi negativi hanno un influenza tendenzialmente maggiore sugli altri attori del contesto rispetto ad iniziative e crediti positivi. Per approfondimenti: WINN M.I., MACDONALD P., ZIETSMA C. (2008), Managing Industry Reputation: The Dynamic Tension Between Collective And Competitive Reputation Management Strategies, Corporate Reputation Review, Vol. 11, No. 1, pp Il fenomeno risulta maggiormente evidente a livello internazionale, dove mercati e prodotti diventano sempre più complessi; in tali arene il consumatore cerca strumenti che gli consentano di semplificare il processo decisionale senza compromettere l efficacia delle scelte d acquisto. La reputazione del paese di origine (Coo) assolve a tale esigenza, candidandosi quale indicatore ideale della qualità dei prodotti di una specifica impresa, in mancanza di informazioni sulla stessa. Le immagini relative al paese di provenienza del sistema di offerta costituiscono, infatti, una componente rilevante

20 12 Capitolo Primo Figura 1.2 L effetto deformante della reputazione del contesto effetto amplificante = migliora la reputazione dell impresa REPUTAZIONE DEL SETTORE/CONTESTO/ PAESE effetto riducente = peggiora la reputazione dell impresa Fonte elaborazione degli Autori A relazione avviata, invece, il capitale reputazionale attribuito dallo stakeholder alla singola organizzazione è frutto delle sue percezioni sulla realtà osservata, tanto che la corporate repuation can be defined as a cognitive rapresentation of a company s actions and results that crystallizes the firm s ability to deliver valued outcomes to its stakeholders 27. In estrema sintesi, dunque, all effetto deformante del contesto è riconosciuta un influenza transitoria nel tempo e limitata a prime e contenute interazioni. Al contrario, l instaurazione di un rapporto fiduciario, frutto di reiterata soddisfazione 28, concorre a migliorare la capacità dell impresa di interazione, duratura e profittevole, con i propri interlocutori, sia essa espressa all interno del contesto aziendale o dall esterno. Nel primo caso, la fiducia attiene alla coesione e alla motivazione delle risorse umane, fondandosi sull insieme di idee, valori, credenze e convinzioni condivisi, che definiscono la cultura dell impresa. La dimensione fiduciaria concorre a garantire condizioni di equilibrio dinamico al sistema aziendale e favorisce l ordinato svolgersi dei processi di gestione. Sul fronte esterno, invece, la fiducia riguarda la credibilità e degli stereotipi incorporati nel processo decisionale del consumatore nonché del suo comportamento d acquisto. Il Coo unitamente al prezzo, alla confezione, al brand è un attributo estrinseco del prodotto e ne completa la reputazione. Cfr. MAINOLFI G. (2010), Il modello della Country Reputation. Evidenze empiriche ed implicazioni strategiche per le imprese del Made in Italy nel mercato cinese, Giappichelli, Torino. 27 Cfr. FOMBRUN C.J., GARDBERG N., BARNETT M.L. (2000), Opportunity Platforms and Safety Nets: Corporate Citizenship and reputational Risk, Business and Society Review, p Sul concetto di fiducia e sulla sua formazione vedasi ampiamente: COSTABILE M. (2000), Un modello dinamico di customer loyalty, Finanza Marketing e Produzione, n. 3.

La Valutazione degli Asset Intangibili

La Valutazione degli Asset Intangibili La Valutazione degli Asset Intangibili Chiara Fratini Gli asset intangibili rappresentano il patrimonio di conoscenza di un organizzazione. In un accezione ampia del concetto di conoscenza, questo patrimonio

Dettagli

CARTA DEI VALORI DEL VOLONTARIATO

CARTA DEI VALORI DEL VOLONTARIATO CARTA DEI VALORI DEL VOLONTARIATO PRINCIPI FONDANTI 1. Volontario è la persona che, adempiuti i doveri di ogni cittadino, mette a disposizione il proprio tempo e le proprie capacità per gli altri, per

Dettagli

RESPONS.In.City - Methodology

RESPONS.In.City - Methodology RESPONS.In.City - Methodology THE METHODOLOGY OF A RESPONSIBLE CITIZENSHIP PROMOTION Metodologia di Promozione della Cittadinanza come Responsabilità Condivisa 1 Premessa La possibilità di partecipare

Dettagli

Governance e performance nei servizi pubblici locali

Governance e performance nei servizi pubblici locali Governance e performance nei servizi pubblici locali Anna Menozzi Lecce, 26 aprile 2007 Università degli studi del Salento Master PIT 9.4 in Analisi dei mercati e sviluppo locale Modulo M7 Economia dei

Dettagli

La valutazione della formula imprenditoriale

La valutazione della formula imprenditoriale La valutazione della formula imprenditoriale Come si apprezza e si analizza il grado di successo di un impresa A cura di : Ddr Fabio Forlani Premessa Nel governo strategico delle imprese la valutazione

Dettagli

Definizione e struttura della comunicazione

Definizione e struttura della comunicazione Definizione e struttura della comunicazione Sono state date molteplici definizioni della comunicazione; la più semplice e comprensiva è forse questa: passaggio di un'informazione da un emittente ad un

Dettagli

L attività di ricerca e sviluppo nell organizzazione aziendale

L attività di ricerca e sviluppo nell organizzazione aziendale CAPITOLO PRIMO L attività di ricerca e sviluppo nell organizzazione aziendale SOMMARIO * : 1. Il ruolo dell innovazione tecnologica 2. L attività di ricerca e sviluppo: contenuti 3. L area funzionale della

Dettagli

Trieste, 25 ottobre 2006

Trieste, 25 ottobre 2006 Trieste, 25 ottobre 2006 PRESENTAZIONE DEL BILANCIO DI SOSTENIBILITÀ 2005 DEL GRUPPO GENERALI AGLI STUDENTI DELL UNIVERSITA DI TRIESTE INTERVENTO DELL AMMINISTRATORE DELEGATO GIOVANNI PERISSINOTTO Vorrei

Dettagli

Evoluzione dei servizi di incasso e pagamento per il mercato italiano

Evoluzione dei servizi di incasso e pagamento per il mercato italiano www.pwc.com/it Evoluzione dei servizi di incasso e pagamento per il mercato italiano giugno 2013 Sommario Il contesto di riferimento 4 Un modello di evoluzione dei servizi di incasso e pagamento per il

Dettagli

Capitolo II. GLI ISTITUTI, LE AZIENDE, LA SPECIALIZZAZIONE ECONOMICA

Capitolo II. GLI ISTITUTI, LE AZIENDE, LA SPECIALIZZAZIONE ECONOMICA Capitolo II. GLI ISTITUTI, LE AZIENDE, LA SPECIALIZZAZIONE ECONOMICA 1 LE SOCIETÀ UMANE E IL BENE COMUNE Ciascuna persona partecipa a più società umane di varia natura: famiglie, Stato, istituti pubblici

Dettagli

Formazione Su Misura

Formazione Su Misura Formazione Su Misura Contattateci per un incontro di presentazione inviando una mail a formazione@assoservizi.it o telefonando ai nostri uffici: Servizi alle Imprese 0258370-644.605 Chi siamo Assoservizi

Dettagli

GLI INDICATORI COME STRUMENTO PER IL MIGLIORAMENTO DELLA QUALITA ASSISTENZIALE

GLI INDICATORI COME STRUMENTO PER IL MIGLIORAMENTO DELLA QUALITA ASSISTENZIALE GLI INDICATORI COME STRUMENTO PER IL MIGLIORAMENTO DELLA QUALITA ASSISTENZIALE D r. C a r l o D e s c o v i c h U.O.C. Governo Clinico Staff Direzione Aziendale AUSL Bologna Bologna 26 Maggio 2010 INDICATORE

Dettagli

Prosegue il percorso di riflessione

Prosegue il percorso di riflessione strategie WEB MARKETING. Strategie di Customer Journey per la creazione di valore Il viaggio del consumatore in rete Come le aziende possono calarsi nell esperienza multicanale del cliente per costruire

Dettagli

La sostenibilità dello sviluppo turistico: il caso delle Dolomiti patrimonio naturale dell Unesco

La sostenibilità dello sviluppo turistico: il caso delle Dolomiti patrimonio naturale dell Unesco n. 2-2011 La sostenibilità dello sviluppo turistico: il caso delle Dolomiti patrimonio naturale dell Unesco Mariangela Franch, Umberto Martini, Maria Della Lucia Sommario: 1. Premessa - 2. L approccio

Dettagli

IL PROGETTO MINDSH@RE

IL PROGETTO MINDSH@RE IL PROGETTO MINDSH@RE Gruppo Finmeccanica Attilio Di Giovanni V.P.Technology Innovation & IP Mngt L'innovazione e la Ricerca sono due dei punti di eccellenza di Finmeccanica. Lo scorso anno il Gruppo ha

Dettagli

Corso di Amministrazione di Sistema Parte I ITIL 3

Corso di Amministrazione di Sistema Parte I ITIL 3 Corso di Amministrazione di Sistema Parte I ITIL 3 Francesco Clabot Responsabile erogazione servizi tecnici 1 francesco.clabot@netcom-srl.it Fondamenti di ITIL per la Gestione dei Servizi Informatici Il

Dettagli

Sistemi di supporto alle decisioni Ing. Valerio Lacagnina

Sistemi di supporto alle decisioni Ing. Valerio Lacagnina Cosa è il DSS L elevato sviluppo dei personal computer, delle reti di calcolatori, dei sistemi database di grandi dimensioni, e la forte espansione di modelli basati sui calcolatori rappresentano gli sviluppi

Dettagli

la gestione dei processi comunicazione. i marketing manager si incontrano in Officina- Strategia

la gestione dei processi comunicazione. i marketing manager si incontrano in Officina- Strategia i marketing manager si incontrano in Officina- Strategia la gestione dei processi di comunicazione in quale scenario deve identificarsi un progetto di miglioramento, nella gestione dei beni digitali per

Dettagli

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI DIPARTIMENTO DELLA FUNZIONE PUBBLICA

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI DIPARTIMENTO DELLA FUNZIONE PUBBLICA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI DIPARTIMENTO DELLA FUNZIONE PUBBLICA DIRETTIVA DEL MINISTRO DELLA FUNZIONE PUBBLICA SULLA RILEVAZIONE DELLA QUALITA PERCEPITA DAI CITTADINI A tutti i Ministeri - Uffici

Dettagli

Capitolo 15 LE SCELTE DI ORGANIZZAZIONE. G. Airoldi, G. Brunetti, V. Coda Corso di economia aziendale Il Mulino, 2005

Capitolo 15 LE SCELTE DI ORGANIZZAZIONE. G. Airoldi, G. Brunetti, V. Coda Corso di economia aziendale Il Mulino, 2005 Capitolo 15 LE SCELTE DI ORGANIZZAZIONE G. Airoldi, G. Brunetti, V. Coda Corso di economia aziendale Il Mulino, 2005 1 L ASSETTO ORGANIZZATIVO, IL COMPORTAMENTO ORGANIZZATIVO In organizzazione il centro

Dettagli

Supervisori che imparano dagli studenti

Supervisori che imparano dagli studenti Supervisori che imparano dagli studenti di Angela Rosignoli Questa relazione tratta il tema della supervisione, la supervisione offerta dagli assistenti sociali agli studenti che frequentano i corsi di

Dettagli

VALUTAZIONE DI RISULTATO E DI IMPATTO del progetto Diesis

VALUTAZIONE DI RISULTATO E DI IMPATTO del progetto Diesis Obiettivo Competitività Regionale e Occupazione Programma Operativo Nazionale Azioni di Sistema (FSE) 2007-2013 [IT052PO017] Obiettivo Convergenza Programma Operativo Nazionale Governance e Azioni di Sistema

Dettagli

LA VALUTAZIONE ECONOMICA DEL PORTAFOGLIO BREVETTUALE

LA VALUTAZIONE ECONOMICA DEL PORTAFOGLIO BREVETTUALE LA VALUTAZIONE ECONOMICA DEL PORTAFOGLIO BREVETTUALE Prof. MARCO GIULIANI Docente di Economia Aziendale Università Politecnica delle Marche Socio LIVE m.giuliani@univpm.it Jesi, 11 ottobre 2013 1 Prime

Dettagli

IMPRENDITORIALITA E INNOVAZIONE

IMPRENDITORIALITA E INNOVAZIONE Università degli studi di Bergamo Anno accademico 2005 2006 IMPRENDITORIALITA E INNOVAZIONE Docente: Prof. Massimo Merlino Introduzione Il tema della gestione dell innovazione tecnologica è più che mai

Dettagli

Cio che fa bene alle persone, fa bene agli affari. Leo Burnett pubblicitario statunitense

Cio che fa bene alle persone, fa bene agli affari. Leo Burnett pubblicitario statunitense Cio che fa bene alle persone, fa bene agli affari. Leo Burnett pubblicitario statunitense Chi siamo Siamo una delle più consolidate realtà di Internet Marketing in Italia: siamo sul mercato dal 1995, e

Dettagli

R E A L E S T A T E G R U P P O R I G A M O N T I. C O M

R E A L E S T A T E G R U P P O R I G A M O N T I. C O M REAL ESTATE GRUPPORIGAMONTI.COM 2 Rigamonti Real Estate La scelta giusta è l inizio di un buon risultato Rigamonti Founders Rigamonti REAL ESTATE Società consolidata nel mercato immobiliare, con più di

Dettagli

Pronti per la Voluntary Disclosure?

Pronti per la Voluntary Disclosure? Best Vision GROUP The Swiss hub in the financial business network Pronti per la Voluntary Disclosure? Hotel de la Paix, 21 aprile 2015, ore 18:00 Hotel Lugano Dante, 22 aprile 2015, ore 17:00 Best Vision

Dettagli

Valutazione di intangibili e impairment

Valutazione di intangibili e impairment IMPAIRMENT EVIDENZE DAI MEDIA ITALIANI Valutazione di intangibili e impairment -Valutazione di attività immateriali in aziende editoriali -Valutazioni per impairment test 1 La valutazione di asset si ha

Dettagli

Comincio da tre! I MIEI AMICI LA MIA FAMIGLIA LE MIE ESPERIENZE IL MIO PASSATO COSA VOLEVO FARE DA GRANDE LE MIE RELAZIONI

Comincio da tre! I MIEI AMICI LA MIA FAMIGLIA LE MIE ESPERIENZE IL MIO PASSATO COSA VOLEVO FARE DA GRANDE LE MIE RELAZIONI I MIEI AMICI LA MIA FAMIGLIA IL MIO PASSATO LE MIE ESPERIENZE COSA VOLEVO FARE DA GRANDE COME SONO IO? I MIEI DIFETTI LE MIE RELAZIONI LE MIE PASSIONI I SOGNI NEL CASSETTO IL MIO CANE IL MIO GATTO Comincio

Dettagli

SOCIAL BRANDING La comunicazione positiva. Roma, 30 maggio 2002

SOCIAL BRANDING La comunicazione positiva. Roma, 30 maggio 2002 SOCIAL BRANDING La comunicazione positiva Roma, 30 maggio 2002 Indice Lo scenario italiano 3-10! Come la pensano gli italiani! Le cause sociali di maggiore interesse! Alcuni casi italiani! Il consumatore

Dettagli

NORME GENERALI PRINCIPI ETICI REGOLAMENTO INTERNO 2013 1

NORME GENERALI PRINCIPI ETICI REGOLAMENTO INTERNO 2013 1 REGOLAMENTO INTERNO 2013 1 NORME GENERALI Art. 1 Validità del regolamento interno Il presente regolamento, derivante dai principi espressi dallo Statuto da cui discende, rappresenta le regole e le concrete

Dettagli

Rischio impresa. Rischio di revisione

Rischio impresa. Rischio di revisione Guida alla revisione legale PIANIFICAZIONE del LAVORO di REVISIONE LEGALE dei CONTI Formalizzazione delle attività da svolgere nelle carte di lavoro: determinazione del rischio di revisione, calcolo della

Dettagli

L IMPRESA: OBIETTIVI E CONTESTO

L IMPRESA: OBIETTIVI E CONTESTO DISPENSA 1 Economia ed Organizzazione Aziendale L IMPRESA: OBIETTIVI E CONTESTO - Parte I - Indice Impresa: definizioni e tipologie Proprietà e controllo Impresa: natura giuridica Sistema economico: consumatori,

Dettagli

CODICE ETICO. Sommario 1. Premessa Pag. 2 2. Principi Pag. 2

CODICE ETICO. Sommario 1. Premessa Pag. 2 2. Principi Pag. 2 Sommario 1. Premessa Pag. 2 2. Principi Pag. 2 2.1 Principi generali Pag. 2 2.2. Principi di condotta Pag. 2 2.3 Comportamenti non etici Pag. 3 2.3. Principi di trasparenza Pag. 4 3 Relazioni can il personale

Dettagli

Risk management come opportunità per un nuovo welfare

Risk management come opportunità per un nuovo welfare Risk management come opportunità per un nuovo welfare Il contesto economico e sociale in cui operano i comitati Uisp condiziona la loro attività mettendoli di fronte a criticità di natura organizzativa,

Dettagli

La valutazione della ricerca nell area dell Economia Aziendale. Alcune proposte.

La valutazione della ricerca nell area dell Economia Aziendale. Alcune proposte. 1. Premessa. La valutazione della ricerca nell area dell Economia Aziendale. Alcune proposte. La comunità dei docenti e ricercatori dell area di Economia Aziendale, rappresentata dalle società scientifiche

Dettagli

Il ruolo delle terze parti nelle azioni di lobbying

Il ruolo delle terze parti nelle azioni di lobbying by Cattaneo Zanetto & Co. Il ruolo delle terze parti nelle azioni di lobbying di Alberto Cattaneo Partner, Cattaneo Zanetto & Co. Il ruolo delle terze parti nelle azioni di lobbying Ormai è diventato un

Dettagli

Studio di retribuzione 2014

Studio di retribuzione 2014 Studio di retribuzione 2014 SALES & MARKETING Temporary & permanent recruitment www.pagepersonnel.it EDITORIALE Grazie ad una struttura costituita da 100 consulenti e 4 uffici in Italia, Page Personnel

Dettagli

Guido Candela, Paolo Figini - Economia del turismo, 2ª edizione

Guido Candela, Paolo Figini - Economia del turismo, 2ª edizione 8.2.4 La gestione finanziaria La gestione finanziaria non dev essere confusa con la contabilità: quest ultima, infatti, ha come contenuto proprio le rilevazioni contabili e il reperimento dei dati finanziari,

Dettagli

L educazione non formale e l apprendimento interculturale. Info days

L educazione non formale e l apprendimento interculturale. Info days L educazione non formale e l apprendimento interculturale Info days Roma, 16 novembre 2009 Una donna portò suo figlio a vedere Gandhi, il quale le chiese il motivo della sua presenza. Vorrei che mio figlio

Dettagli

Operazioni, attività e passività in valuta estera

Operazioni, attività e passività in valuta estera OIC ORGANISMO ITALIANO DI CONTABILITÀ PRINCIPI CONTABILI Operazioni, attività e passività in valuta estera Agosto 2014 Copyright OIC PRESENTAZIONE L Organismo Italiano di Contabilità (OIC) si è costituito,

Dettagli

6. Le ricerche di marketing

6. Le ricerche di marketing Università degli Studi di Urbino Carlo Bo Facoltà di Lingue e Letterature Straniere Corso di Laurea in Lingue e Cultura per l Impresa 6. Le ricerche di marketing Prof. Fabio Forlani Urbino, 29/III/2011

Dettagli

Sfide strategiche nell Asset Management

Sfide strategiche nell Asset Management Financial Services Banking Sfide strategiche nell Asset Management Enrico Trevisan, Alberto Laratta 1 Introduzione L'attuale crisi finanziaria (ed economica) ha significativamente inciso sui profitti dell'industria

Dettagli

PROTOCOLLO D INTESA PER LO SVILUPPO DELLA FOOD POLICY DEL COMUNE DI MILANO

PROTOCOLLO D INTESA PER LO SVILUPPO DELLA FOOD POLICY DEL COMUNE DI MILANO PROTOCOLLO D INTESA Comune di Milano Settore Gabinetto del Sindaco Fondazione Cariplo PER LO SVILUPPO DELLA FOOD POLICY DEL COMUNE DI MILANO Milano,.. Giugno 2014 2 Il Comune di Milano, con sede in Milano,

Dettagli

di Sara Baroni Marketing e Vendite >> Marketing e Management

di Sara Baroni Marketing e Vendite >> Marketing e Management GESTIRE CON SUCCESSO UNA TRATTATIVA COMMERCIALE di Sara Baroni Marketing e Vendite >> Marketing e Management OTTENERE FIDUCIA: I SEI LIVELLI DI RESISTENZA Che cosa comprano i clienti? Un prodotto? Un servizio?

Dettagli

LA PROGETTAZIONE Come fare un progetto. LA PROGETTAZIONE Come fare un progetto

LA PROGETTAZIONE Come fare un progetto. LA PROGETTAZIONE Come fare un progetto LA PROGETTAZIONE 1 LA PROGETTAZIONE Oggi il raggiungimento di un obiettivo passa per la predisposizione di un progetto. Dal mercato al terzo settore passando per lo Stato: aziende, imprese, organizzazioni,

Dettagli

il materiale contenuto nel presente documento non può essere utilizzato o riprodotto senza autorizzazione

il materiale contenuto nel presente documento non può essere utilizzato o riprodotto senza autorizzazione Reliability Management La gestione del processo di Sviluppo Prodotto Ing. Andrea Calisti www.indcons.eu Chi sono... Andrea CALISTI Ingegnere meccanico dal 1995 al 2009 nel Gruppo Fiat Assistenza Clienti

Dettagli

IT FINANCIAL MANAGEMENT

IT FINANCIAL MANAGEMENT IT FINANCIAL MANAGEMENT L IT Financial Management è una disciplina per la pianificazione e il controllo economico-finanziario, di carattere sia strategico sia operativo, basata su un ampio insieme di metodologie

Dettagli

Settore Inclusione Sociale e Nuove Povertà SERVIZIO NUOVE POVERTA AREA PROGETTI INNOVATIVI PROGETTO SPERIMENTALE

Settore Inclusione Sociale e Nuove Povertà SERVIZIO NUOVE POVERTA AREA PROGETTI INNOVATIVI PROGETTO SPERIMENTALE Settore Inclusione Sociale e Nuove Povertà SERVIZIO NUOVE POVERTA AREA PROGETTI INNOVATIVI PROGETTO SPERIMENTALE FAMIGLIA IN COMPAGNIA (allegato n. 2) PREMESSA Il Progetto FAMIGLIA IN COMPAGNIA mette al

Dettagli

Carta Italiana dei Criteri del Commercio Equo e Solidale

Carta Italiana dei Criteri del Commercio Equo e Solidale Carta Italiana dei Criteri del Commercio Equo e Solidale Preambolo La Carta Italiana dei Criteri del Commercio Equo e Solidale è il documento che definisce i valori e i princìpi condivisi da tutte le organizzazioni

Dettagli

RUP (Rational Unified Process)

RUP (Rational Unified Process) RUP (Rational Unified Process) Caratteristiche, Punti di forza, Limiti versione del tutorial: 3.3 (febbraio 2007) Pag. 1 Unified Process Booch, Rumbaugh, Jacobson UML (Unified Modeling Language) notazione

Dettagli

Il Progetto People: talent management e succession planning nel Gruppo Generali

Il Progetto People: talent management e succession planning nel Gruppo Generali 1 Il Progetto People: talent management e succession planning nel Gruppo Generali CRISTIANA D AGOSTINI Milano, 17 maggio 2012 Il Gruppo Generali nel mondo 2 Oltre 60 paesi nel mondo in 5 continenti 65

Dettagli

IL SETTORE ASSICURATIVO E IL FINANZIAMENTO DELLE IMPRESE

IL SETTORE ASSICURATIVO E IL FINANZIAMENTO DELLE IMPRESE IL SETTORE ASSICURATIVO E IL FINANZIAMENTO DELLE IMPRESE ALCUNE CONSIDERAZIONI A MARGINE DELLA REVISIONE DELLE NORME SUGLI INVESTIMENTI A COPERTURA DELLE RISERVE TECNICHE CONVEGNO SOLVENCY II 1 PUNTI PRINCIPALI

Dettagli

INTRODUZIONE 17. Introduzione

INTRODUZIONE 17. Introduzione INTRODUZIONE 17 Introduzione Questo libro nasce dal desiderio di raccogliere e condividere le idee elaborate dal nostro gruppo di lavoro nel corso della progettazione e realizzazione di progetti inerenti

Dettagli

Strategie competitive ed assetti organizzativi nell asset management

Strategie competitive ed assetti organizzativi nell asset management Lezione di Corporate e Investment Banking Università degli Studi di Roma Tre Strategie competitive ed assetti organizzativi nell asset management Massimo Caratelli, febbraio 2006 ma.caratelli@uniroma3.it

Dettagli

42 relazione sono esposti Principali cui Fiat S.p.A. e il Gruppo fiat sono esposti Si evidenziano qui di seguito i fattori di o o incertezze che possono condizionare in misura significativa l attività

Dettagli

I cambiamenti di cui abbiamo bisogno per il futuro che vogliamo

I cambiamenti di cui abbiamo bisogno per il futuro che vogliamo I cambiamenti di cui abbiamo bisogno per il futuro che vogliamo Le raccomandazioni della CIDSE per la Conferenza delle Nazioni Unite sullo Sviluppo Sostenibile (Rio, 20-22 giugno 2012) Introduzione Il

Dettagli

ARTICOLO 61 MARZO/APRILE 2013 LA BUSINESS INTELLIGENCE 1. http://www.sinedi.com

ARTICOLO 61 MARZO/APRILE 2013 LA BUSINESS INTELLIGENCE 1. http://www.sinedi.com http://www.sinedi.com ARTICOLO 61 MARZO/APRILE 2013 LA BUSINESS INTELLIGENCE 1 L estrema competitività dei mercati e i rapidi e continui cambiamenti degli scenari in cui operano le imprese impongono ai

Dettagli

Crescita, produttività e occupazione: le sfide che l Italia ha di fronte

Crescita, produttività e occupazione: le sfide che l Italia ha di fronte Crescita, produttività e occupazione: le sfide che l Italia ha di fronte DOCUMENTI 2013 Premessa 1. Sul quadro istituzionale gravano rilevanti incertezze. Se una situazione di incertezza è preoccupante

Dettagli

Progetto BPR: Business Process Reengineering

Progetto BPR: Business Process Reengineering Progetto BPR: Business Process Reengineering Riflessioni frutto di esperienze concrete PER LA CORRETTA INTERPRETAZIONE DELLE PAGINE SEGUENTI SI DEVE TENERE CONTO DI QUANTO ILLUSTRATO ORALMENTE Obiettivo

Dettagli

Il quadro europeo delle qualifiche (EQF)

Il quadro europeo delle qualifiche (EQF) Il quadro europeo delle qualifiche (EQF) di A. Sveva Balduini ISFOL Agenzia Nazionale LLP Nell aprile del 2008, al termine di un lungo lavoro preparatorio e dopo un ampio processo di consultazione che

Dettagli

Tre Ires e tre progetti comuni

Tre Ires e tre progetti comuni IRESQUARE N.7 Tre Ires e tre progetti comuni Elaborazione: indagine tra i lavori cognitivi in Italia I distretti industriali e lo sviluppo locale I Servizi Pubblici Locali in -Romagna, Toscana e Veneto

Dettagli

J. Delors NELL EDUCAZIONE UN TESORO. Rapporto all UNESCO della Commissione Internazionale sull Educazione per il XXI secolo

J. Delors NELL EDUCAZIONE UN TESORO. Rapporto all UNESCO della Commissione Internazionale sull Educazione per il XXI secolo J. Delors NELL EDUCAZIONE UN TESORO Rapporto all UNESCO della Commissione Internazionale sull Educazione per il XXI secolo L utopia dell educazione L educazione è un mezzo prezioso e indispensabile che

Dettagli

Cultura, creatività e sviluppo sostenibile

Cultura, creatività e sviluppo sostenibile Cultura, creatività e sviluppo sostenibile Forse sarebbe necessario che iniziassi correggendo il titolo di questa mia breve introduzione: non cultura, creatività e sviluppo sostenibile, ma cultura globalizzata,

Dettagli

L.R. N. 19/2002: ACCREDITAMENTO ORGANISMI DI FORMAZIONE

L.R. N. 19/2002: ACCREDITAMENTO ORGANISMI DI FORMAZIONE L.R. N. 19/2002: ACCREDITAMENTO ORGANISMI DI FORMAZIONE 1 INDICE Introduzione pag. 5 Domanda (1) Cos è il sistema regionale di accreditamento? pag. 5 Domanda (2) Cosa deve fare un Ente di formazione per

Dettagli

Programma di Compliance Antitrust. Allegato B al Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo ex D. LGS. 231/2001

Programma di Compliance Antitrust. Allegato B al Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo ex D. LGS. 231/2001 Programma di Compliance Antitrust Allegato B al Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo ex D. LGS. 231/2001 Approvato dal Consiglio di Amministrazione in data 19 febbraio 2015 Rev 0 del 19 febbraio

Dettagli

LA CARTA ITALIANA DEI CRITERI DEL COMMERCIO EQUO E SOLIDALE

LA CARTA ITALIANA DEI CRITERI DEL COMMERCIO EQUO E SOLIDALE LA CARTA ITALIANA DEI CRITERI DEL COMMERCIO EQUO E SOLIDALE 1. Definizione del Commercio Equo e Solidale Il Commercio Equo e Solidale e' un approccio alternativo al commercio convenzionale; esso promuove

Dettagli

IT GOVERNANCE & MANAGEMENT

IT GOVERNANCE & MANAGEMENT IT GOVERNANCE & MANAGEMENT BOLOGNA BUSINESS school Dal 1088, studenti da tutto il mondo vengono a studiare a Bologna dove scienza, cultura e tecnologia si uniscono a valori, stile di vita, imprenditorialità.

Dettagli

Descrizione della pratica: 1. Identificazione:

Descrizione della pratica: 1. Identificazione: Descrizione della pratica: 1. Identificazione: Istituto scolastico dove si sviluppa la pratica: Al momento attuale (maggio 2008) partecipano al progetto n. 47 plessi di scuola primaria e n. 20 plessi di

Dettagli

Criteri per la definizione e valutazione di un nuovo prodotto Aspetti di base ed elementi di discussione a cura di Michele Tamma

Criteri per la definizione e valutazione di un nuovo prodotto Aspetti di base ed elementi di discussione a cura di Michele Tamma Criteri per la definizione e valutazione di un nuovo prodotto Aspetti di base ed elementi di discussione a cura di Michele Tamma Aprile 2005 Definire un nuovo prodotto: Metterne a fuoco il concept, ovvero

Dettagli

Partenariato transatlantico su commercio e investimenti. Parte normativa

Partenariato transatlantico su commercio e investimenti. Parte normativa Partenariato transatlantico su commercio e investimenti Parte normativa settembre 2013 2 I presidenti Barroso, Van Rompuy e Obama hanno chiarito che la riduzione delle barriere normative al commercio costituisce

Dettagli

Come evitare i rischi di una due diligence tradizionale

Come evitare i rischi di una due diligence tradizionale Mergers & Acquisitions Come evitare i rischi di una due diligence tradizionale Di Michael May, Patricia Anslinger e Justin Jenk Un controllo troppo affrettato e una focalizzazione troppo rigida sono la

Dettagli

BIENNIO DI SECONDO LIVELLO IN DISCIPLINE MUSICALI MUSICA ELETTRONICA E TECNOLOGIE DEL SUONO

BIENNIO DI SECONDO LIVELLO IN DISCIPLINE MUSICALI MUSICA ELETTRONICA E TECNOLOGIE DEL SUONO BIENNIO DI SECONDO LIVELLO IN DISCIPLINE MUSICALI MUSICA ELETTRONICA E TECNOLOGIE DEL SUONO Requisiti d'ammissione Dal Regolamento didattico del Conservatorio di Como Ex Art. 24: Ammissione ai corsi di

Dettagli

generazioni. Presentazione delle Linee guida per l azione dei club verso le iniziative a favore delle nuove

generazioni. Presentazione delle Linee guida per l azione dei club verso le iniziative a favore delle nuove Presentazione delle Linee guida per l azione dei club verso le iniziative a favore delle nuove generazioni. Nell aprile 2010 il Consiglio di Legislazione del Rotary International ha stabilito che le Nuove

Dettagli

FAR CRESCERE LA CULTURA DI MARCA IN AZIENDA

FAR CRESCERE LA CULTURA DI MARCA IN AZIENDA novembre 2004 FAR CRESCERE LA CULTURA DI MARCA IN AZIENDA CICLO DI FORMAZIONE SUL RUOLO E SULLA VALORIZZAZIONE DELLA MARCA NELLA VITA AZIENDALE 3, rue Henry Monnier F-75009 Paris www.arkema.com TEL (+33)

Dettagli

Nel processo di valutazione dei dirigenti sono principalmente coinvolti i seguenti ruoli:

Nel processo di valutazione dei dirigenti sono principalmente coinvolti i seguenti ruoli: 2. IL PROCESSO DI VALUTAZIONE 2.1. Gli attori del processo di valutazione Nel processo di valutazione dei dirigenti sono principalmente coinvolti i seguenti ruoli: Direttore dell Agenzia delle Entrate.

Dettagli

Linee guida per il reporting di sostenibilità

Linee guida per il reporting di sostenibilità RG Linee guida per il reporting di sostenibilità 2000-2011 GRI Versione 3.1 2000-2011 GRI Versione 3.1 Linee guida per il reporting di sostenibilità RG Indice Prefazione Lo sviluppo sostenibile e l imperativo

Dettagli

Che cos è un focus-group?

Che cos è un focus-group? Che cos è un focus-group? Si tratta di interviste di tipo qualitativo condotte su un ristretto numero di persone, accuratamente selezionate, che vengono riunite per discutere degli argomenti più svariati,

Dettagli

LA CONOSCENZA PER LO SVILUPPO

LA CONOSCENZA PER LO SVILUPPO + DIREZIONE GENERALE PER LA COOPERAZIONE ALLO SVILUPPO Coordinamento Cooperazione Universitaria LA CONOSCENZA PER LO SVILUPPO Criteri di orientamento e linee prioritarie per la cooperazione allo sviluppo

Dettagli

Venture Capitalist: chi sono, cosa fanno e a cosa servono

Venture Capitalist: chi sono, cosa fanno e a cosa servono Venture Capitalist: chi sono, cosa fanno e a cosa servono Ing. Stefano Molino Investment Manager Innogest SGR SpA Torino, 31 Marzo 2011 Venture Capital: che cos è? L attività di investimento istituzionale

Dettagli

Il modello metodologico del Sistema di Misurazione e Valutazione della sicurezza aziendale (MVS)

Il modello metodologico del Sistema di Misurazione e Valutazione della sicurezza aziendale (MVS) Il modello metodologico del Sistema di Misurazione e Valutazione della sicurezza aziendale (MVS) >> Il Sistema MVS permette di misurare e valutare la sicurezza aziendale (nell accezione di Security) nei

Dettagli

AIM Italia. Il mercato di Borsa Italiana per i leader di domani

AIM Italia. Il mercato di Borsa Italiana per i leader di domani AIM Italia Il mercato di Borsa Italiana per i leader di domani Perché AIM Italia I mercati di Borsa Italiana AIM Italia si aggiunge all offerta di mercati regolamentati di Borsa Italiana MTA MTF 3 Perché

Dettagli

Lezione Le Formule Gestionali delle Imprese Alberghiere a.a. 2008/09

Lezione Le Formule Gestionali delle Imprese Alberghiere a.a. 2008/09 Università degli Studi di Roma Tor Vergata Facoltà di Lettere e Filosofia Lezione Le Formule Gestionali delle Imprese Alberghiere a.a. 2008/09 Prof.ssa Claudia M. Golinelli Relazioni tra proprietà, gestione

Dettagli

MINISTERO DEI BENI E DELLE ATTIVITÀ CULTURALI E DEL TURISMO

MINISTERO DEI BENI E DELLE ATTIVITÀ CULTURALI E DEL TURISMO MINISTERO DEI BENI E DELLE ATTIVITÀ CULTURALI E DEL TURISMO PROGRAMMA OPERATIVO NAZIONALE CULTURA e SVILUPPO FESR 2014-2020 Sintesi DICEMBRE 2014 1. Inquadramento e motivazioni Il Ministero dei Beni, delle

Dettagli

A BEST PRACTICE APPROACH PER PROMUOVERE SALUTE

A BEST PRACTICE APPROACH PER PROMUOVERE SALUTE A BEST PRACTICE APPROACH PER PROMUOVERE SALUTE IL MODELLO PRECEDE-PROCEED E L INTERACTIVE DOMAIN MODEL A CONFRONTO A cura di Alessandra Suglia, Paola Ragazzoni, Claudio Tortone DoRS. Centro Regionale di

Dettagli

Dichiarazione Popolazione e cultura

Dichiarazione Popolazione e cultura IX/11/1 Dichiarazione Popolazione e cultura I Ministri delle Parti contraenti della Convenzione delle Alpi attribuiscono agli aspetti socio economici e socio culturali indicati all art 2, comma 2, lettera

Dettagli

Profilo e compiti istituzionali dell insegnante della scuola ticinese

Profilo e compiti istituzionali dell insegnante della scuola ticinese Repubblica e Cantone Ticino Dipartimento dell educazione, della cultura e dello sport Profilo e compiti istituzionali Bellinzona, novembre 2014 Repubblica e Cantone Ticino Dipartimento dell educazione,

Dettagli

Il lavoro per progetti

Il lavoro per progetti Il lavoro per progetti (personalizzati, di attività,, di servizio, ) nei servizi alla persona Gianmaria Gioga Padova, 7 giugno 2013 QUALI SERVIZI ALLA PERSONA? I servizi alla persona devono connotarsi

Dettagli

Cosa è la sociologia? Studio scientifico della società

Cosa è la sociologia? Studio scientifico della società Cosa è la sociologia? Studio scientifico della società Cosa è la sociologia? Rispetto alle altre scienze sociali Soluzione gerarchica Soluzione residuale Soluzione formale Soluzione gerarchica A. Comte

Dettagli

UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PADOVA

UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PADOVA UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PADOVA FACOLTÀ DI SCIENZE STATISTICHE CORSO DI LAUREA IN STATISTICA E GESTIONE DELLE IMPRESE TESI DI LAUREA LA PUBBLICITA E LA SUA EFFICACIA: UNA RASSEGNA. RELATORE: PROF.SSA

Dettagli

MANUALE OPERATIVO INTRODUZIONE. Manuale Operativo

MANUALE OPERATIVO INTRODUZIONE. Manuale Operativo Pagina 1 di 24 INTRODUZIONE SEZ 0 Manuale Operativo DOCUMENTO TECNICO PER LA CERTIFICAZIONE DEL PROCESSO DI VENDITA DEGLI AGENTI E RAPPRESENTANTI DI COMMERCIO OPERANTI PRESSO UN AGENZIA DI RAPPRESENTANZA:

Dettagli

Dar da mangiare agli affamati. Le eccedenze alimentari come opportunità

Dar da mangiare agli affamati. Le eccedenze alimentari come opportunità Dar da mangiare agli affamati. Le eccedenze alimentari come opportunità Paola Garrone, Marco Melacini e Alessandro Perego Politecnico di Milano Indagine realizzata da Fondazione per la Sussidiarietà e

Dettagli

I beni pubblici come causa del fallimento del mercato. Definizioni e caratteristiche

I beni pubblici come causa del fallimento del mercato. Definizioni e caratteristiche I beni pubblici come causa del fallimento del mercato. Definizioni e caratteristiche (versione provvisoria) Marisa Faggini Università di Salerno mfaggini@unisa.it I beni pubblici rappresentano un esempio

Dettagli

IL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE DI DIGITAL MAGICS APPROVA IL PROGETTO DI BILANCIO DEL 2013 E IL PIANO INDUSTRIALE 2014-2018

IL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE DI DIGITAL MAGICS APPROVA IL PROGETTO DI BILANCIO DEL 2013 E IL PIANO INDUSTRIALE 2014-2018 IL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE DI DIGITAL MAGICS APPROVA IL PROGETTO DI BILANCIO DEL 2013 E IL PIANO INDUSTRIALE 2014-2018 Nel 2013 ingresso in 11 startup, di cui 6 startup innovative, una cessione, una

Dettagli

PROGRAMMA PER LA TRASPARENZA DECRETO LEGISLATIVO 14 MARZO 2013 N. 33

PROGRAMMA PER LA TRASPARENZA DECRETO LEGISLATIVO 14 MARZO 2013 N. 33 Settore Segreteria e Direzione generale Ufficio Trasparenza e Comunicazione PROGRAMMA PER LA TRASPARENZA DECRETO LEGISLATIVO 14 MARZO 2013 N. 33 Relazione anno 2014 a cura del Segretario Generale e della

Dettagli

Legame fra manutenzione e sicurezza. La PAS 55

Legame fra manutenzione e sicurezza. La PAS 55 Gestione della Manutenzione e compliance con gli standard di sicurezza: evoluzione verso l Asset Management secondo le linee guida della PAS 55, introduzione della normativa ISO 55000 Legame fra manutenzione

Dettagli

Il comune non può costituire una fondazione per ricerca di finanziamenti

Il comune non può costituire una fondazione per ricerca di finanziamenti ........ Reperimento risorse per interventi in ambito culturale e sociale Il comune non può costituire una fondazione per ricerca di finanziamenti di Federica Caponi Consulente di enti locali... Non è

Dettagli

Associazione Italiana Brokers di Assicurazioni e Riassicurazioni

Associazione Italiana Brokers di Assicurazioni e Riassicurazioni Associazione Italiana Brokers di Assicurazioni e Riassicurazioni Codice Etico Rev. 03 Versione del 21/01/2013 Approvato della Giunta Esecutiva del 18/02/2013 Ratificato del Consiglio Direttivo entro il

Dettagli