Capitolo Quinto: L interesse

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1 Capitolo Quinto: L interesse 95 Capitolo Quinto L interesse L interesse può essere definito come il prezzo che si paga per l uso del risparmio altrui: esso viene corrisposto a chi dispone di capitale finanziario e lo cede in prestito. Varie teorie hanno cercato di spiegare la legittimità dell interesse, determinando in modo differente il saggio d interesse di equilibrio. Interesse legittimità dell interesse teoria di Böhm-Bawerk teoria di Keynes domanda di risparmio saggio d interesse di equilibrio offerta di risparmio diversità dei saggi d interesse 1. L interesse e il risparmio L interesse può essere definito come il prezzo che si paga per l uso del risparmio altrui: esso viene corrisposto a chi dispone di capitale finanziario e lo cede in prestito, indipendentemente dall esplicazione di qualsiasi attività personale. Quanto più lontana è la data contrattualmemte stabilita per la restituzione, maggiore sarà l interesse che verrà pagato. L interesse nel sistema capitalistico è il prezzo dell uso della moneta, che costituisce merce particolare, in quanto rappresenta capitale potenziale che, se viene prestato, consente di conseguire un profitto. I soggetti che possiedono moneta e che considerano tale moneta come capitale potenziale sono evidentemente capitalisti che non svolgono più nella produzione alcun ruolo attivo e affidano ad altri capitalisti la funzione della trasformazione della moneta in capitale produttivo. L interesse, in genere, viene espresso in termini di una percentuale chiamata saggio o tasso d interesse, la quale è corrisposta periodicamente sulla quantità del risparmio ottenuto in prestito. Come si deduce dalla definizione di interesse, l elemento cruciale è costituito dal risparmio in quanto, se quest ultimo non esistesse, non avrebbe senso parlare di interesse. Il risparmio può essere definito come la destinazione di una parte della propria ricchezza attuale ad un uso diverso dal consumo. Il risparmio può essere distinto secondo varie tipologie: automatico (indipendente dalla volontà umana). Esso si verifica per forza di inerzia quando gli individui dispongono di un reddito di gran lunga eccedente i loro bisogni: la parte che eccede viene «automaticamente» sottratta ai consumi attuali;

2 96 Parte Terza: L analisi del reddito nazionale volontario (frutto della decisione dell uomo). Affinché tale tipo di risparmio si verifichi occorre: un reddito superiore a quello necessario per la sussistenza; la capacità di prevedere l utilità dei beni futuri; forzato (frutto d imposizione altrui). Esso dipende da: inflazione monetaria, che ricorre quando l aumento della quantità di moneta in circolazione cagiona un rialzo dei prezzi. In questo caso alcuni soggetti (di regola i percettori di reddito fisso) dovranno rinunciare all acquisto e, quindi, al consumo d una parte dei beni che in precedenza consumavano; autofinanziamento, che si ha in caso di mancata distribuzione degli utili agli azionisti nelle S.p.A.; prelievi coattivi operati dallo Stato, come ad esempio le imposte. 2. Le teorie economiche sul concetto d interesse Sono state avanzate diverse teorie che tendono a spiegare il motivo per cui una somma di denaro non spesa per consumi viene remunerata con un certo saggio d interesse. A) La teoria di Böhm-Bawerk Secondo questa teoria il saggio di interesse è l espressione del grado di preferenza dei beni presenti rispetto a quelli futuri. Questa preferenza dipende dal fatto che il bene presente è sicuro e tangibile mentre quello futuro è incerto; così si giustifica la presenza di un tasso d interesse positivo che eguagli il valore dei beni futuri a quello attuale. B) La teoria di Keynes Secondo il pensiero di KEYNES la giustificazione di un saggio di interesse è data dal fatto che se il risparmiatore non fosse ricompensato da un certo saggio di interesse preferirebbe detenere denaro in forma liquida piuttosto che prestarlo. A questo proposito KEYNES indicò tre motivi che possono spingere le persone a preferire denaro liquido (cfr. Parte IV, Cap. II): la necessità di spendere denaro giornalmente per acquisti, in quanto i redditi vengono percepiti mensilmente o settimanalmente (motivo transazionale); la necessità di detenere una certa somma in forma liquida per far fronte a bisogni imprevisti (motivo precauzionale); la volontà di fare investimenti nel futuro qualora se ne presenti l occasione (motivo speculativo). 3. La determinazione del saggio d interesse d equilibrio Le differenti teorie sul saggio d interesse portano le due scuole (quella neoclassica e quella keynesiana) a determinare in modo differente il saggio d interesse d equilibrio. Per i neoclassici, anche al saggio d interesse si applica la regola generale valevole per il salario e la rendita, per cui si può affermare che il saggio d interesse d equilibrio (o naturale) è determinato dall incontro tra la domanda e l offerta di risparmio.

3 Capitolo Quinto: L interesse 97 A) La domanda di risparmio La domanda di risparmio proviene essenzialmente da: famiglie. In tal caso si parla di prestiti al consumo, rivolti cioè alle famiglie che desiderano anticipare il consumo di ricchezza futura; imprenditori. In questo caso la richiesta di prestiti è finalizzata all investimento nel processo produttivo. La domanda di risparmio è influenzata essenzialmente dal rapporto tra efficienza marginale del capitale e saggio d interesse. Infatti, per efficienza marginale del capitale s intende quel saggio d interesse i che eguaglia il valore attuale dei rendimenti netti di un investimento al costo dell investimento stesso. In formula, il concetto può essere così espresso: C 0 = r 0 + r 1 1+ i + r 2 1+ i ( ) r n 2 ( 1+ i) n dove C 0 è il costo iniziale di un investimento, R i ricavi marginali nei periodi, 0, 1, 2,... n, la durata del progetto è n e i l efficienza marginale del capitale. Se i è superiore al saggio d interesse di mercato r, l imprenditore realizzerà il progetto. In caso contrario (r > i), l imprenditore troverà più conveniente offrire in prestito i suoi fondi al saggio d interesse corrente. B) L offerta di risparmio L offerta di risparmio proviene da vari settori (famiglie, imprese etc.) e viene generalmente convogliata verso le banche che, a loro volta, impiegano i risparmi ottenuti concedendo crediti a coloro che domandano risparmio. L offerta di risparmio è data da: 1. coloro che hanno un reddito superiore al loro fabbisogno; 2. coloro che accumulano risparmio in previsione di dover soddisfare bisogni futuri; 3. coloro che vedono nel risparmio una fonte di reddito e lo accumulano per lucrare l interesse. Quanto detto può essere esemplificato nel grafico 1 dove, sull ascissa, vengono riportate le quantità di investimenti (domanda di risparmio) e di risparmi (offerta di risparmio); sull ordinata, invece, si riporta il valore del saggio d interesse (i). Grafico 1 - L equilibrio tra risparmi e investimenti i I S Interesse i 0 I 0 = S 0 I, S Investimenti e risparmi Al saggio d interesse i 0 corrisponde un valore degli investimenti I 0 che è assolutamente uguale al valore dei risparmi S 0.

4 98 Parte Terza: L analisi del reddito nazionale Per Keynes, invece, l offerta di risparmio dipende dall ammontare del reddito. Infatti, ogni soggetto è disposto a prestare denaro soltanto se ha soddisfatto i suoi bisogni primari; se il suo reddito è appena sufficiente a questo scopo, non vi sarà risparmio per quanto alto possa essere il saggio d interesse. Il tasso d interesse, allora, non potrà essere determinato sul mercato dei capitali ma dall incontro della domanda e dell offerta di moneta (cfr. Parte IV, Cap. II). SCHEMA RIASSUNTIVO L interesse è il prezzo che si paga per l uso del risparmio altrui Il risparmio è la quota di ricchezza non destinata all immediato consumo Forme di risparmio automatico (indipendente dalla volontà umana) volontario (frutto della decisione dell uomo) forzato (frutto d imposizione altrui) Domanda di risparmio della famiglia (finalizzata al consumo) degli impreditori (finalizzata all investimento) Fattori che influenzano l offerta di risparmio il saggio d interesse l ammontare del reddito Teorie sul saggio d interesse Böhm-Bawerk Keynes è l espressione del grado di preferenza dei beni presenti rispetto a quelli futuri è la ricompensa per la mancata liquidità Saggio d interesse d equilibrio neoclassici keynesiani è determinato dall incontro fra la domanda e l offerta di risparmio è determinato dall incontro fra la domanda e l offerta di moneta

5 Capitolo Sesto: L equilibrio economico generale 99 Capitolo Sesto L equilibrio economico generale In questo capitolo parleremo dell equilibrio economico generale, che presuppone la suddivisione del sistema eco nomico in aggregati. Vedremo come si determina il reddito di equilibrio, secondo i neoclassici e secondo Keynes. per i neoclassici Equilibrio economico generale circuito economico reddito di equilibrio per Keynes 1. I grandi aggregati Nel sistema economico si riconosce, per convenzione, la presenza di cinque grandi aggregati: le famiglie, che cedono la loro capacità produttiva in cambio di un corrispettivo; le imprese, che impiegano i fattori produttivi a scopo di lucro; lo Stato, che interviene nel sistema economico attraverso la spesa pubblica ed il prelievo fiscale; le banche, che manovrano i mezzi finanziari; il resto del mondo, che domanda beni (nostre esportazioni) e ne offre altri (nostre importazioni). Le risorse che costituiscono il reddito nazionale (indicato con Y) possono essere destinate a diversi impieghi: consumi (C), che rappresentano più della metà dell impiego del reddito; investimenti (I), che comprendono i beni impiegati per ulteriore produzione (impianti, macchinari etc.); spesa pubblica (G), ossia tutte le risorse che la pubblica amministrazione utilizza nello svolgere i suoi compiti; esportazioni (E), che rappresentano le merci vendute all estero; importazioni (M) che sono beni prodotti all estero, e quindi non fanno parte della produzione nazionale, ma che costituiscono comunque una delle forme di impiego del reddito. Nella determinazione del reddito nazionale si procede, generalmente, al calcolo del saldo (positivo o negativo) tra il valore delle esportazioni e quello delle importazioni. Possiamo perciò scrivere l equazione del reddito nazionale come: Y = C + I + G + (E M) Se definiamo il risparmio (S) come la parte del reddito nazionale non consumata, e cioè S = Y C, possiamo scrivere: S = I + G + (E M) (equazione del risparmio nazionale) Portando le importazioni al primo membro S + M = I + G + E

6 100 Parte Terza: L analisi del reddito nazionale e supponendo che esportazioni ed importazioni siano in pareggio (E = M), avremo che: S = I + G Se nel sistema economico considerato non vi è spesa pubblica, cioè se G = 0, si otterrà l uguaglianza: S = I che consente di affermare che: in un sistema economico privo di settore pubblico e con bilancia commerciale in pareggio (E = M), gli investimenti devono essere uguali ai risparmi (I = S). 2. Il circuito economico Nella determinazione del reddito nazionale vengono generalmente inclusi tutti i redditi percepiti dalla popolazione sotto forma di salari, rendite, profitti o interessi. Alternativamente, il reddito nazionale può essere calcolato come il complesso della produzione nazionale che sarà successivamente acquistata dai consumatori. Questi ultimi possono acquistare le merci prodotte in quanto hanno precedentemente percepito dei redditi. Il circuito che si crea nel sistema economico è il seguente: la produzione genera i redditi; questi saranno spesi per acquistare quello che si produce; l impresa riceverà il denaro necessario per poter ricominciare il ciclo produttivo precedente. Il circuito precedentemente illustrato, essendo circolare, può avere inizio da diversi punti. Il problema che si sono posti tutti gli economisti è stabilire da quale punto ha inizio il circuito economico, ossia se il livello del reddito nazionale sia determinato dalle imprese (attraverso la scelta del volume produttivo) o dalle famiglie (attraverso le decisioni di spesa). In altre parole, ci si è chiesti se il livello del reddito nazionale è determinato dalla produzione aggregata o dalla domanda aggregata. La differenza potrebbe sembrare irrilevante, ma ad una più approfondita analisi si può vedere che la diversa impostazione implica delle differenze enormi nella spiegazione della formazione del reddito nazionale e dell equilibrio economico generale del sistema. 3. Il reddito di equilibrio secondo i neoclassici La teoria neoclassica è fondata principalmente sulla c.d. «legge degli sbocchi» o legge di SAY, dal nome dell economista che per primo ne ha dato una completa esposizione. La legge degli sbocchi afferma che l offerta di beni crea la propria domanda, di modo che non vi può mai esser sovrapproduzione rispetto alla domanda per un lungo periodo di tempo. Secondo tale teoria nel sistema economico sussiste una situazione di equilibrio permanente tra domanda globale di beni e servizi e la relativa offerta globale; a qualsiasi spostamento da questo equilibrio corrisponde un automatico riaggiustamento ad opera delle forze di mercato, fino al raggiungimento di un reddito nazionale di piena occupazione. A) L equilibrio nella produzione Partendo dall affermazione della legge degli sbocchi, l equilibrio economico generale può essere descritto come la serie di equilibri economici parziali dei diversi mercati (del lavoro, delle merci, della moneta etc.).

7 Capitolo Sesto: L equilibrio economico generale 101 Se viene accettata la legge di SAY, dobbiamo dedurne che tutto ciò che viene prodotto sarà comunque venduto, qualunque sia il livello globale della produzione. Ogni imprenditore avrà, quindi, interesse a produrre al massimo della capacità del sistema economico. L unico limite che l imprenditore potrebbe trovare è dato dalla forza lavoro disponibile. La produzione globale (o reddito) sarà, quindi, data da: Y = f(n) che indica, appunto, che il reddito prodotto (Y) è una funzione (f) del numero dei lavoratori occupati (N). B) L equilibrio fra risparmi e investimenti Una volta determinato il valore globale della produzione si può determinare il reddito che verrà distribuito alle varie categorie. Il reddito percepito sarà in parte consumato ed in parte risparmiato; il risparmio delle famiglie sarà concesso in prestito alle imprese, attraverso l intermediazione bancaria, le quali l impiegheranno in investimenti, per cui si realizzerà l eguaglianza tra risparmi ed investimenti (S = I). A determinare la condizione di equilibrio tra l offerta di capitali (risparmio) e la domanda di capitali per investimenti, è il saggio d interesse (cfr. Parte III, Cap. V). Se si realizza l equilibrio nel mercato dei capitali, e questo deve necessariamente avvenire per la legge della domanda e dell offerta, tutto quello che viene prodotto sarà consumato, sia direttamente, attraverso i consumi delle famiglie, sia indirettamente, attraverso gli investimenti delle imprese (che sono costituiti dagli acquisti di beni capitali). L equilibrio del sistema è quindi dato da: PRODUZIONE REDDITO CONSUMI PRODUZIONE 4. Il reddito di equilibrio secondo Keynes Come abbiamo appena visto, nel pensiero neoclassico il circuito della determinazione del reddito nazionale partiva dalla produzione per poi determinare le altre variabili. Per l economista inglese J.M. KEYNES la legge degli sbocchi è criticabile poiché a determinare il reddito nazionale non é la produzione bensì la domanda globale, data dai consumi delle famiglie e dagli investimenti delle imprese (e dalla spesa pubblica, ove questa esiste). A) La funzione del consumo KEYNES fa dipendere il livello dei consumi essenzialmente dal volume del reddito e dalla propensione marginale al consumo. Infatti, il livello dei consumi aumenta in modo direttamente proporzionale all incremento del reddito: a più alti livelli di reddito si hanno più alti livelli di consumo. Inoltre, i consumatori spendono in media solo una porzione di ogni incremento del reddito, data dalla propensione marginale al consumo. Essa misura la relazione tra variazioni del consumo e variazioni del reddito ed è data dal rapporto tra aumento del consumo presente ed aumento del reddito, cioè: p.m.c. = ΔC ΔY

8 102 Parte Terza: L analisi del reddito nazionale La propensione marginale al consumo è sempre inferiore all unità, poiché non tutto l aumento del reddito sarà consumato. La funzione del consumo sarà allora data dalla seguente equazione: C = C 0 + cy dove c è la propensione marginale (nel grafico 1 corrispondente alla pendenza della retta del consumo) e C 0 il consumo autonomo di sussistenza (consumo corrispondente a reddito zero). Grafico 1 - La propensione al consumo C Consumi C = C 0 + cy C 0 0 Reddito Y Come ha notato lo stesso KEYNES, in realtà i consumi sono influenzati anche da alcuni fattori: il real balance effect (o effetto PIGOU). Secondo questa teoria una variazione del livello dei prezzi può stimolare o frenare i consumi. Infatti se i prezzi diminuiscono, il valore reale di queste scorte (cioè la loro capacità d acquisto) aumenta; la redistribuzione del reddito. Poiché la propensione marginale al consumo è più alta per i percettori di reddito basso, è probabile che una redistribuzione della ricchezza provocherà una variazione del consumo; credito al consumo. La possibilità di dilazionare il pagamento in un arco di tempo più lungo stimola il consumo. Ovviamente l aumento dei consumi sarà influenzato dal tasso di interesse richiesto; effetto di dimostrazione. Questa teoria, enunciata dal DUESENBERRY ( ) e ricavata dall analisi di dati empirici, afferma che il consumo è influenzato anche dalla posizione relativa dell individuo nella scala del reddito; il reddito permanente. Secondo questa teoria, dovuta all analisi di FRIEDMAN, il reddito di una persona non è soltanto quello presente ma anche quello previsto per un periodo futuro; questo spiegherebbe perché persone giovani (che prevedono di aumentare i propri redditi nel futuro) hanno una maggiore propensione al consumo. B) Il risparmio e l investimento Poiché il risparmio può anche essere definito come il non consumo (S = Y C), anche il risparmio è funzione del reddito, per cui ha senso esprimere la propensione marginale al risparmio come: p.m.r. = Δs ΔY Come si vede il risparmio non è determinato dal tasso d interesse (come per i neoclassici) bensì dal reddito. La determinazione degli investimenti è influenzata, invece, dal saggio d interesse vigente nel sistema economico. Per aversi investimenti è necessario uno «stimolo» ad investire e cioè l eccedenza dell efficienza marginale del capitale (quello che frutta al netto delle

9 Capitolo Sesto: L equilibrio economico generale 103 spese il capitale applicato alla produzione) sul saggio di interesse che occorre pagare per avere moneta in prestito. Bisogna, tuttavia, ricordare che KEYNES sottolineava come le decisioni di investimento fossero influenzate anche dalle aspettative degli imprenditori; queste potrebbero essere talmente pessimistiche da indurli a non investire, pur in presenza di un tasso d interesse molto basso. C) Il reddito di equilibrio Per la determinazione del reddito di equilibrio KEYNES parte dalla domanda globale, che è composta da consumi ed investimenti. Ma, mentre i consumi sono una quota ben determinata del reddito, gli investimenti sono determinati dal tasso d interesse e dalle aspettative degli imprenditori; poiché gli imprenditori producono soltanto quello che viene domandato dal mercato, il reddito di equilibrio potrebbe anche non coincidere con il reddito di piena occupazione (ovvero il reddito in corrispondenza del quale tutti i lavoratori sono occupati). La condizione di equilibrio del reddito nazionale può essere illustrata graficamente come segue: Grafico 2 - L equilibrio macroeconomico C, I E G D domanda globale (C + I) Domanda globale F consumo (C) 0 45 A B C Y Offerta globale In questo diagramma sull asse delle ascisse è rappresentata l offerta globale (che equivale al reddito) e sull asse delle ordinate la domanda globale (ovvero consumi ed investimenti). La semiretta a 45 che divide il quadrante in due parti uguali è costituita da punti in cui vi è equilibrio tra domanda ed offerta globale, quindi da tutti i possibili punti di equilibrio. Nel grafico tutti i punti al di sopra della retta a 45 indicano situazioni in cui l offerta globale è minore della domanda globale (ad esempio il punto F); nell ipotesi inversa la domanda globale sarà inferiore all offerta globale (ad esempio il punto D). Il punto di equilibrio effettivo sarà solo quello di intersezione tra la semiretta a 45 e la retta della domanda globale C + I (punto E). Supponiamo che 0C sia il livello di produzione in corrispondenza del quale si realizzerebbe la piena occupazione. Affinchè questa produzione sia assorbita completamente dal mercato occorrerebbe una domanda pari a CG; ma, come è evidenziato dal grafico, la domanda globale è uguale a CD (inferiore a CG). Ciò implica una carenza di domanda globale pari a DG, che indurrà le imprese a ridurre il loro livello produttivo, occupando meno lavoratori, fino a posizionarsi nel punto E. Quest ultimo punto, pur realizzando l equilibrio tra domanda ed offerta, è caratterizzato da una situazione di sottoccupazione della forza lavoro.

10 104 Parte Terza: L analisi del reddito nazionale Le relazioni che si stabiliscono nel circuito economico sono: DOMANDA GLOBALE PRODUZIONE REDDITO DOMANDA GLOBALE La differenza principale rispetto allo schema neoclassico è che KEYNES parte dalla domanda globale per giungere alla determinazione del reddito di equilibrio, anzichè dalla produzione per poi determinare il reddito. D) Il moltiplicatore KEYNES attribuisce grande importanza al ruolo svolto dalla politica economica statale nel raggiungimento dell equilibrio del sistema economico: infatti, la spesa pubblica può bilanciare la mancanza di investimenti privati e stimolare lo sviluppo economico attraverso gli effetti del moltiplicatore del reddito (o degli investimenti). Nell analisi keynesiana il reddito nazionale è dato dalla somma di consumi, strettamente legati al reddito, e investimenti, che essendo influenzati dal tasso d interesse (i) e dalle aspettative degli imprenditori (a), indichiamo con I (i, a). Il reddito nazionale può, quindi, essere espresso come: Y = C 0 + cy + I (i, a) Se indichiamo con A la parte della domanda non legata al reddito, ovvero C 0 e I (i, a), potremo scrivere la formula precedente come segue: Y = cy + A oppure, invertendo i termini dell equazione, come: Y cy = A Mettendo in evidenza Y, si avrà l espressione: che può essere riscritta come: Y (1 c) = A Y = 1 1 c a 1 In questa formula finale rappresenta il moltiplicatore del reddito il 1 c quale indica di quanto può aumentare il reddito nazionale in seguito ad un incremento iniziale della spesa pubblica o, in genere, della domanda aggregata. Ciò che è importante sottolineare è che, essendo il valore di c sempre minore di 1, come abbiamo visto in precedenza, il moltiplicatore assumerà in ogni caso un valore superiore ad 1, il che significa che un incremento della spesa pubblica determinerà un aumento della domanda aggregata e, quindi, del reddito più che proporzionale. Supponiamo, ad esempio, che la propensione marginale al consumo sia 0,6, per cui il valore del moltiplicatore del reddito sarà 1/0,4 = 2,5; in questa situazione, se lo Stato decide un aumento della spesa pubblica pari a 10, l incremento della domanda aggregata e del reddito sarà pari a 2,5 10 = Due teorie del reddito (Keynes e Neoclassici) Come si è visto, l equilibrio nello schema neoclassico è assicurato dalla uguaglianza fra investimenti e risparmi: poiché sarà sempre possibile individuare

11 Capitolo Sesto: L equilibrio economico generale 105 un saggio d interesse che assicuri la loro uguaglianza, domanda ed offerta aggregata saranno sempre in equilibrio, assicurando la piena occupazione. In altre parole, secondo i neoclassici il mercato è sempre in grado di autoregolarsi, di raggiungere in modo automatico il reddito di piena occupazione dei fattori produttivi. Compito dello Stato, allora, sarà quello di astenersi da ogni intervento che potrebbe turbare il libero gioco delle forze economiche. Nello schema di Keynes, invece, questo automatismo non funziona: infatti, gli investimenti dipendono dal saggio d interesse mentre il risparmio è funzione del reddito. Poiché risparmio ed investimenti dipendono da variabili diverse, manca un «prezzo» (che nello schema neoclassico era l interesse) capace di rendere effettivo l equilibrio nel mercato dei capitali. L equilibrio che si otterrà sarà un equilibrio di sottoccupazione; l unico strumento capace di stimolare la domanda aggregata è la spesa pubblica: un suo aumento, grazie all effetto del moltiplicatore, permetterà di raggiungere la piena occupazione. SCHEMA RIASSUNTIVO L equilibrio economico Produzione Reddito Consumi Produzione (secondo i neoclassici) Domanda Produzione Reddito Domanda (secondo Keynes) Lo schema neoclassicoo (l offerta crea la domanda) La produzione genera un reddito Il reddito viene consumato Il consumo induce a produrre L equilibrio keynesiano (la domanda crea l offerta) La domanda induce a produrre La produzione genera un reddito Il reddito viene consumato Due teorie del reddito Schema classico Schema keynesiano I = I (i) i = I (i) S = S (i) s = S (Y) S = I (i) s = I (Y, i) Teoria neoclassica Il mercato raggiunge automaticamente l equilibrio di piena occupazione Teoria keynesiana L equilibrio del mercato è un equilibrio di sottoccupazione Moltiplicatore Pari all inverso della propensione marginale al risparmio, indica di quanto aumenta il reddito in seguito all aumento della domanda aggregata

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