Sangro Valley Project Rapporto di Scavo San Giovanni 2013

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1 Sangro Valley Project Rapporto di Scavo San Giovanni 2013 Il Sangro Valley Project ha portato a conclusione il suo terzo e ultimo anno di scavi a San Giovanni di Tornareccio (Abruzzo) nel corso della sessione di lavoro del I lavori si sono incentrati sulle tre aree scoperte della villa: il canale di drenaggio nella trincea SG 2000 è stato riportato nuovamente alla luce, allo scopo di esplorarne le relazioni con la Struttura C e il suo andamento in direzione sud; la trincea SG 3000 è stata allargata per comprendere l estensione, la funzione e le fasi edilizie della Struttura D; altri due saggi esplorativi, SG 5000 e SG 6000, sono stati scavati nei pressi della villa con il fine di determinare l estensione del sito. Trincea SG 2000 La Struttura C, ossia un vano contenente un bacini di cocciopesto non connesso né alla Struttura A né alla Struttura B, è stata scavata già nel Tuttavia il canale di drenaggio associato al bacino era stato in quell occasione solo parzialmente scoperto. Tale drenaggio era stato costruito mediante una serie di tre tubi di terracotta, che dalla Struttura C conducono ad un più ampio canale costruito con laterizi (tegulae). I tubi di terracotta furono asportati già nel Nel 2013 si è deciso di riscoprire l area del canale di drenaggio per riesaminare più approfonditamente il canale stesso e il suo riempimento. Si è scavato, inoltre, una ampliamento della trincea SG 2000 (ca. 4,5 x 14,25 m) al di sotto del drenaggio, lungo la rottura di pendenza localizzata immediatamente sotto la linea del terrazzamento naturale a sud delle Strutture B e C. Un terzo del drenaggio in laterizi (tegulae) a sud era stato già in precedenza rimosso. La parte finale del canale era costruita con tre tegole piane accostate l una all altra in corrispondenza dei lati lunghi. Tali tegole sono state modificate rimuovendone i bordi rialzati e posizionate al rovescio. Le loro dimensioni (ca. 61,5 x 44,5 cm) corrispondono a quelle delle tegole rinvenute in SG 3000 (si veda sotto) associate alla Struttura D: ciò indica che in entrambe le strutture sono state usate le stesse tipologie di tegole e probabilmente siano state costruite nello stesso periodo. Le pareti del canale sono state realizzate con frammenti di tegole, alternativamente pezzi con bordi conservati e con bordi rimossi, impilati in maniera tale da creare le pareti del canale con i bordi stessi. Il legante delle tegole è ancora una volta la malta sabbiosa di colore giallognolo, la cui consistenza è simile a quella delle fondazioni delle strutture A-C e alle porzioni conservate della Struttura D. L esterno del drenaggio era rivestito con argilla, in parte inserita oppure infiltrata tra i laterizi. Gli scavi a sud del drenaggio Figura 1 : foto mosaico di San Giovanni, (due foto di pallone) trincea SG 2000 ( a destra) e trincea SG 3000 (a sinistra ) Figura 2 : Pianta del sito di San Giovanni (trincee SG 2000 e SG 3000) - 1 -

2 laterizio, sia quelli condotti nel 2012 che nel 2013, hanno rivelato che i liquidi da esso provenienti si immettevano in un canale ricavato tramite un taglio nel terreno. Si è osservato, peraltro, nel corso delle intense precipitazioni estive di quest anno come il canale funzionasse ancora, riuscendo a far fluire l acqua a valle. Tale canale, che presenta base e lati gradualmente inclinati, è ampio circa 0,7 m, è profondo 0,3 m, e si conserva per una lunghezza di circa 4,2 m. Purtroppo non è stato rinvenuto materiale datante né dallo smantellamento del drenaggio laterizio né dallo scavo dei tratti di canale tagliato nel terreno. Un campione di legno carbonizzato proveniente dalla parte sommitale del riempimento del canale è stato sottoposto ad analisi C-14 ed ha restituito la datazione calibrata 70 d.c.-230 d.c.(1880 BP-1720 BP). L associazione del drenaggio alla Struttura C suggerisce che entrambi siano stati dismessi nello stesso momento, vale a dire nel secondo secolo d.c. (un campione di legno carbonizzato situato immediatamente sopra il bacino a restituito la datazione calibrata 20 d.c. 130 d.c. (1930 BP-1820 BP)). Come già osservato altrove nel sito, la stratigrafia dell estensione meridionale di SG 2000 è limitata ad uno strato superiore di terreno arato e ad un sostrato naturale di argilla bianca compatta. Tracce di terreno sabbioso giallognolo, simile alla malta disgregata usata nelle fondazioni Figura 3 : Vista 2012 a trincea SG 2000 Figura 4 : Vista del canale di drenaggio in trincea SG 2000 alla fine della stagione 2012 Figura 5 : Vista del canale di drenaggio in trincea SG 2000 alla fine della stagione

3 Figura 6 : Vista della trincea SG 2000 con la linea visibile di scarico di drenaggio si estende a sud Figura 7 : Vista della trincea SG 2000 guardando verso sud (la terrazza crollata in alto a destra della foto) delle Strutture B e C, sono state rinvenute a valle delle fondazioni delle suddette strutture. In corrispondenza del limite orientale della trincea è stato rinvenuto un allineamento irregolare e sporadico di blocchi litici (ca. 4 m di lunghezza) da attribuirsi, probabilmente, alla base di un muro di terrazzamento non più conservato. Questo allineamento è posizionato proprio al di sotto della rottura di pendio ed è allineato con l ancora esistente terrazzamento ad ovest. A partire da questo punto fino alla sezione di terrazzamento conservata, si osserva un insellamento del terreno rimarchevole, proprio nel punto in cui il plateau si interrompe a sud. Gli scavi condotti in precedenza hanno suggerito che tale insellamento possa essere dovuto ad una frana, la quale può aver causato il crollo del muro di terrazzamento, la presenza di malta disgregata a valle delle Strutture B e C, così come alcune irregolarità nei muri orientali della Struttura D. Trincea SG 3000 SG 300 è stata riaperta nel corso della sessione di lavoro del 2013 allo scopo di fare chiarezza sull estensione della Struttura D, così come sulle sue modalità costruttive, sulle fasi edilizie e sulla sua funzione. Il sito è stato fortemente danneggiato dai mezzi agricoli a causa della scarsa profondità del suolo sul pendio. Gli scavi di quest anno hanno chiarito, pertanto, solo parzialmente la natura della costruzione e le fasi edilizie dell edificio. Il muro ovest della Struttura D corre in direzione nord- est per circa 26 m dal terrazzamento sul lato meridionale del sito. Non ci sono terminazioni univoche in nessuna delle due estremità del muro, perciò si è arrivati a ritenere che questo non si sia conservato per la sua lunghezza intera. Una serie di otto muri trasversali al suddetto si estendo ad est, per una lunghezza variabile tra i 2,35 e i 9,36 m. Anche lo spessore di ciascun muro è variabile, ma sempre compreso tra 0,5 e 0,7 m. Questi muri trasversali indicano che lo spazio lungo il muro occidentale era ripartito in almeno sette vani distinti, ma solo i vani 3-5 si possono definire con chiarezza come ambienti chiusi poiché delimitati da un muro anche sul lato orientale. La parte di struttura che si estende ad est è indicata da un muro scarsamente conservato, lungo circa 10 m, che corre in direzione ovest/ nord-ovest - est/sud-est. Si distinguono nella Struttura D tre diverse tecniche edilizie, le quali indicano che l edificio sia stato ampliato e suddiviso almeno in due fasi: Tecnica edilizia in pietra e malta- tale tecnica corrisponde a quella osservata nelle strutture A-C, realizzata con pietre calcaree e sporadici elementi in pietra arenaria di diverse dimensioni, legati da malta sabbiosa di colore giallo; fronte e retro della muratura presentano superfici perlopiù piane; sono presenti alcuni frammenti di terracotta nel nucleo della muratura. Tecnica edilizia a secco a ricorsi irregolari di Tipo I- questa tecnica impiega elementi di pietra calcare di pez

4 Figura 8 : Vista della trincea SG 3000 guardando verso sud Figura 9 : Trincea SG sovrapposizione di tre diverse tecniche edilizie zatura più grande (ca cm) con superfici grezzamente lavorate; pietrame di pezzatura inferiore riempiono gli interstizi. Tecnica edilizia a secco a ricorsi irregolari di Tipo II- la differenza con il Tipo I risiede nelle ridotte dimensioni dei materiali e nell inclusione di frammenti di terracotta; ci sono alcune evidenze di un distinto rivestimento murario; gli elementi litici non sono lavorati, vale a dire lasciati allo stato grezzo. Sebbene siano stati effettuati una serie di saggi esplorativi nelle adiacenze e trasversalmente a molti dei muri appartenenti alla Struttura D, non è stato rinvenuto materiale datante pertinente nessuna fase edilizia. Le somiglianze tra la Struttura D in pietra e malta e le Strutture A-C sembrano indicare che tali murature siano riconducibili alla Fase I del sito, e che siano state costruite tra il periodo tardo-repubblicano e la prima età imperiale. La seconda e la terza fase della struttura potrebbero corrispondere ai differenti stili di muratura. I muri di Tipo I si trovano nella parte centrale dell edificio e al suo margine meridionale, in particolare i muri associati con i vani 3-5 si rivelano particolarmente ben costruiti. La tecnica edilizia di Tipo II è rappresentata dalle murature che delimitano il vano 1, sotto il quale è stato rinvenuto uno strato contente frammenti molto minuti di terracotta e tracce di carbone, e dalle murature nella parte orientale della struttura. Campioni di malta sono stati prelevati da tutti e tre i tipi di costruzione per essere analizzati. Come è stato osservato nelle Strutture A e B, non c è - 4 -

5 nella Struttura D un piano di calpestio o pavimentale chiaramente distinguibile. I vani 3 e 4, tuttavia, presentano uno strato di suolo denso di colore bianco, privo di pietre o di altro materiale, che probabilmente costituiva la preparazione pavimentale. Il vano 4, inoltre, è stato internamente ripartito per creare una piccola alcova sul lato orientale. Il vano 2, sebbene non presenti evidenze di una regolare sub- pavimentazione, era ricoperto da una dispersione di tegole, soprattutto tegole piane, da frammenti di pietra calcarea e da una modesta quantità di ceramica e ossi. Tre tegole piane sono state rinvenute in connessione l una con l altra e appoggiate contro l interno del muro occidentale del vano 2; la lunghezza e la larghezza massima di tali tegole è conservata, pertanto si è potuta riscontrare la corrispondenza con le tegole piane usate per pavimentare il fondo del canale di drenaggio in SG La presenza di queste tegole appoggiate alle murature di Fase I suggeriscono, inoltre, che le Strutture C e D sono state costruite contemporaneamente. Il numero limitato di ritrovamenti all nterno della Struttura D sono indizio di attività di immagazzinamento e produttive: tra questi si annoverano frammenti di ampi dolia, pesi da telaio e un frammento di pietra da macina. I frammenti ceramici sono prevalentemente pertinenti a tipologie di ceramica comune o da cucina. Sono stati rinvenuti in quantità modesta anche resti di oggetti metallici e in vetro poiché nell antichità questi materiali venivano probabilmente riciclati, così come è stato osservato nel rapporto della sessione di scavo 2012 per altre aree del sito. Un dupondius bronzeo di Marco Aurelio (177/178 d.c.) è stato rinvenuto tra i resti del crollo sul lato nord del vano 2. SG 3000 è stata ampliata grazie ad uno scavatore meccanico allo scopo di comprendere l estensione del sito con due saggi, uno verso est a partire dall estremità settentrionale della trincea, e un altro verso ovest a partire dal lato meridionale adiacente alla sommità del terrazzamento. Dopo la rimozione dello strato di suolo disturbato dall aratura si è osservato soltanto il substrato naturale privo di altre strutture pertinenti all edificio. Un terzo ampliamento è stato effettuato a sud lungo il pendio collinare adiacente a quanto rimane del terrazzamento. Nessuna traccia del muro di sostruzione si è qui conservata, ma un sottile strato di malta disgregata o intonaco, visibile sulla sezione frontale orientale, potrebbero essere il residuo della struttura antica smantellata. Prima del crollo del muro di terrazzamento in questo settore alcuni materiali sono Figura 10 : Trincea SG trincea tra struttura D (fondo) e la struttura E (la fornace da calce) (superiore) Figura 11 : Vista della Struttura E (la fornace di calce) verso Struttura D a sud - 5 -

6 stati verosimilmente prelevati allo scopo di essere riciclati altrove. Allo scopo di seguire l andamento longitudinale del muro occidentale della Struttura D verso nord è stato scavato meccanicamente un ampliamento della trincea SG 3000 di ca. 14 x 2 m. Quest area è stata seriamente danneggiata, sia anticamente che in tempi più recenti dalle attività agricole. Di conseguenza non si sono potuti rinvenire resti del muro, il quale deve essere stato troncato nettamente immediatamente prima della realizzazione del profondo taglio nel substrato naturale, probabilmente a causa di un aratura decisamente profonda. Ulteriori danni al sito sono, tuttavia, spiegabili grazie al ritrovamento di una fornace, del tutto simile per costruzione alle fornaci da calce d epoca romana. La fornace da calce (Struttura E) è costituita da una fossa circolare di ca. 3 m di diametro. La circonferenza originale è chiaramente definita dalla presenza di terra bruciata di colore rosso vivo. Una sezione ricavata realizzando un taglio attraverso l esterno dell arco sul lato sudoccidentale della fornace ha rivelato che la terra scavata durante la costruzione della fornace è stata semplicemente depositata a lato della fossa. A causa dei tempi ristretti a disposizione e delle misure di sicurezza è stato possibile scavare solo una parte del riempimento della fornace, attraverso un sondaggio esplorativo di ca. 1 x 3 x 1,5 m. Il riempimento scavato era costituito perlopiù da materiale costruttivo laterizio (tegole piane, coppi, mattoni bipedali e di diverse dimensioni, elementi per opus spicatum), ma anche da frammenti bruciati di pietre calcaree e arenarie. Non sono state recuperate tegole piane intere, ma alcune conservate integralmente in ampiezza presentano le stesse dimensioni di quelle rinvenute nella Struttura D e nel canale di drenaggio SG Laterizii laghi e spessi (ca. 9,5 cm), spesso recanti profonde impressioni digitali, sono stati rinvenuti sul fondo della fossa dove erano, probabilmente, utilizzati come distanziatori. Il riempimento conteneva, inoltre, un cranio equino, un femore di giovane bovino, un peso da telaio e solamente alcuni frammenti ceramici deteriorati. Nel riempimento si è rinvenuto del carbone, del quale sono stati presi dei campioni sia per le analisi al radiocarbonio che per quelle micro- morfologiche. Mentre le secondo sono ancora in corso, le prime hanno prodotto su due campioni le seguenti datazioni calibrate: d.c. ( BP); a.c. ( BP). Tali datazioni corrispondono alla cronologia individuata per la Struttura C attraverso altre datazioni C- 14 e i ritrovamenti ceramici, i quali collocherebbero la fine della prima fase del sito nel II secolo d.c. Lo stesso tipo di tegole piane, inoltre, è stato rinvenuto nel riempimento della fornace, in situ sulle fondazioni della muratura della Struttura D e nel canale di drenaggio nella Figura 12 : La presenza di terra bruciata di colore rosso vivo nella struttura E (la fornace da calce) Figura 13 :. Laterizii laghi e spessi probabilmente, utilizzati come distanziatori in Structure E (la fornace da calce) Struttura C. Ciò indica che si siano verificate operazioni di distruzione e/o rilavorazione del sito nel II secolo d.c., con deposito e selezione per il riuso dei detriti della Fase 1. Il riuso della Struttura D è indicato non solo dalla differente tecnica costruttiva, ma anche dalla ceramica tarda rinvenuta nelle vicinanze di SG 1000, ossia uno scarico di rifiuti descritto nel rapporto della sessione La cronologia della ceramica proveniente dallo scarico in SG Trench 6000 Trench 5000 Figura 14 : Foto di pallone che mostra le due trincee esplorative SG 5000 e SG 6000 a nord del sito - 6 -

7 1000 consiste di due date ottenute dalle analisi al radiocarbonio: d.c. ( BP) e d.c. ( BP). Trincee esplorative SG 5000 e SG 6000 Nel corso della sessione di lavoro 2012 sono state condotte analisi GPR (Ground Penetrating Radar) nel campo adiacente al limite occidentale del terrazzamento su cui si colloca il sito. Questo settore si estende a nord del altopiano situato a ovest della Struttura D. Nel 2013 sono state aperte tre trincee esplorative in quest area su indicazione della densità delle anomalie riscontrate dal GPR. SG 5000, situata proprio sotto la rottura di pendio, non ha restituito evidenze di attività antropiche. Lo strato di terreno sconvolto dall aratura poggiava direttamente sopra il substrato naturale. SG 6000 è stata scavata a circa 10 m di distanza lungo il pendio. A 1,3 m di profondità al di sotto del terreno arato e di uno strato di colluvio, è stato rinvenuto uno strato contenente frammenti di terracotta deteriorati, tracce di carbone e ceramica del II-VII Secolo d.c. Una terza trincea esplorativa scavata alla base del pendio ha restituito uno strato contenente frammenti di terracotta consunti al di sotto di uno strato colluviale, ma l argilla era così umida che non si è potuto procederne allo scavo. I contadini del posto informano che questo settore era interessato dalla presenza di una sorgente, la quale fu sigillata nel secolo scorso allo scopo di migliorare il drenaggio del campo. Grazie allo scavo di queste trincee esplorative e di SG 4000, nel corso della sessione del 2012 si è potuto osservare nel settore in questione che mentre la parte superiore del pendio è priva di stratificazione antica, un accumulo di detriti antropici si è localizzato alla base settentrionale del pendio. Considerando la vicinanza di quest ultimo al punto in cui è stata segnalata la sorgente e quanto riferiscono gli abitanti locali sulla natura paludosa dell area, si può ritenere che qui l attività umana nell antichità sia stata limitata. Conclusioni Sebbene la sessione di scavo 2013 a San Giovanni abbia acquisito una ridotta quantità di materiale datante, ciò che è stato recuperato corrisponde per cronologia ai materiali rinvenuti nel corso della sessione La scoperta di una fornace da calce prova che la villa sia stata soggetta ad operazioni di riciclo, le quali spiegano come mai si siano conservate solo le sotto- fondazioni dei muri del complesso termale (Strutture A e B), e la generale carenza di evidenze materiali nel sito. Ciò supporta anche l ipotesi di operazioni riciclo di metalli vicino alla Struttura C avanzata nel rapporto della sessione Le Strutture A-D comprendono una villa/complesso termale adiacente ad una sicura e abbondante sorgente d acqua impiegata per l alimentazione delle terme, così come nella produzione agricola. Il vano contenente il bacino di cocciopesto e il drenaggio (Struttura C) non faceva parte del complesso, ma probabilmente condivideva con esso la fonte idrica ed era usato in attività connesse con la Struttura D in maniera simile al bacino di cocciopesto rinvenuto in ACQ 10000, un antico sito rurale romano descritto nel rapporto di scavo della sessione Le analisi lipidiche condotte sul cocciopesto proveniente da entrambi i bacini evidenziano la presenza di steroli vegetali e animali, i quali indicano un impiego multifunzionale dei suddetti manufatti. Stando alle datazioni fornite dalle analisi C- 14 e dalla ceramica, la villa fu costruita probabilmente nel tardo periodo repubblicano o nella prima età imperiale, godendo di un periodo di prosperità nel corso di tutto il primo secolo d.c. fino al secondo secolo d.c., quando ledificio fu soggetto ad operazioni di smantellamento e di riciclo. La fase più tarda della Struttura D è databile con minore sicurezza, poiché è stata rinvenuta scarsa ceramica e la stratigrafia è stata irrimediabilmente compromessa. Le ipotesi più recenti ritengono la Struttura D pesantemente rimaneggiata nelle operazioni di riciclo, dopo le quali si sarebbe affermato un secondo picco di attività fino al III-IV secolo d.c. A.C., S.K. Ceramica San Giovanni 2013 Nel corso della sessione di lavori 2013 a San Giovanni sono state riaperte due trincee già scavate nel 2012, SG 2000 e SG 3000, e si è scavato un nuovo saggio esplorativo, SG 6000, che parimenti ha restituito ceramica. Sebbene complessivamente la quantità di ceramica rinvenuta nel 2013 sia scarsa, le tre trincee hanno restituito una gamma di materiale ceramico che va dal periodo tardo repubblicano al periodo tardo- romano, e alla ceramica Figura 15 : frammenti di orlo da un grande dolio da trincea SG

8 medievale, rappresentata da un piccolo quantitativo. Trincea SG 2000 La ceramica rinvenuta nel 2012 e nel 2013 indica che il periodo di maggiore attività riscontrato in SG 2000 si colloca tra il I e il II secolo d.c. Trincea SG 3000 Sulla base dei ritrovamenti ceramici sono attestate molteplici fasi di attività a partire dall età repubblicana (con un picco che si registra tra il III e il I secolo a.c.) fino al periodo tardo- romano/ antico (con picco massimo tra III e V secolo d.c.). La stratigrafia di quest area è stata purtroppo gravemente danneggiata dai moderni mezzi agricoli. La ceramica proveniente da SG 3000 include esempi di ceramica d impasto brunito (Età del ferro- IV secolo a.c. o successivo); ceramica regionale a vernice nera (III-I secolo a.c.); ceramica regionale a vernice rossa (I secolo a. C. - I secolo d.c.); un frammento di parete di sigillata italica non regionale (I secolo a.c. - II secolo d.c.) importato, probabilmente, da un centro di produzione maggiore campano così come si può desumere dalla matrice compatta e dura dell impasto e dalla vernice ben aderente; Figura 16 : Mattone a cuneo del tipo usato per costruire colonne ( SF335 ) da trincea SG 2000 Figura 17 : peso da telaio ( SF344 ) da trincea SG 3000 ceramica dipinta di rosso (color coated ware, I-III secolo d.c.), ceramica tardo-romana dipinta di rosso (metà IV-VIII secolo d.c.), e orli pertinenti ad ampi dolia (ca cm di diametro). Altri ritrovamenti, inoltre, sono pertinenti a ceramica comune e da cucina, frammenti di anfore. Numerosi sono i frammenti di corpi di lucerne a vernice rossa (simili alla tipologia di Bildenlampen a volute del nord Italia, databile al I secolo d.c., di cui è stato rinvenuto un frammento in SG 2000 nel 2012). Alcuni frammenti ceramici provenienti da diverse UU. SS. di SG 3000 combaciavano tra di loro: ciò costituisce un segno che la stratigrafia dell area sia disturbata. Trincea SG 6000 Sulla base dei ritrovamenti ceramici (tutti di dimensioni minute e fortemente logorati) la cronologia si può fissare tra il II e il VII secolo d.c. Tra questi compaiono frammenti di ceramica a vernice nera regionale (III-I secolo a.c.); terra sigillata italica (I secolo a. C. - II secolo d.c.); sigillata africana, tra i quali un probabile frammento di Produzione A (II- VII secolo d.c.); ceramica comune e da cucina. H. C. Ritrovamenti Ventidue manufatti significativi sono stati rinvenuti nel corso della sessione di lavori 2013 nelle trincee SG 2000 e SG 3000, soprattutto materiale da costruzione laterizio impiegato nella costruzione delle Strutture C e D: elementi per opus spicatum di diverse dimensioni (SF340, SF341, SF348); un laterizio triangolare per colonna (SF335 proveniente da SG 2000, simile ad un esemplare rinvenuto nel 2012); alcuni laterizi di grandi dimensioni (SF345) associati alla fornace da calce (Struttura E). Altri ritrovamenti provenienti dalla Struttura D sono pesi da telaio, perlopiù frammentari ma uno (SF344) è pervenuto intero; un frammento di pietra da macina (SF342); un dupondius bronzeo (SF338) di Adriano mal conservato. Due tegole piane di identiche dimensioni e forma (SF33 da SG 2000 e SF346 da SG 3000) potrebbero indicare che entrambe le strutture siano state costruite con lo stesso metodo e con la stessa cronologia. S.K. Strumentazione tecnologica e Paperless Recording La sessione di lavoro 2013 del Sangro Valley Project è la terza in cui si fa uso della metodologia Paperless Recording e di un sistema database pienamente integrato. La prima versione del database è stata creata da Chris Motz nel 2011 con FileMaker Pro. La procedura di documentazione paperless è rimasta invariata rispetto alle precedenti sessioni. La documentazione in corso di scavo è stata effettuata mediante l uso di Apple ipads dotati di FileMaker - 8 -

9 Go app. Una speciale memory card per fotocamera digitale ha consentito tramite Eye-Fi la trasmissione wireless delle immagini agli ipads, permettendo al team di scavo di aggiungere immediatamente didascalie alle loro foto usando Photosmith app direttamente sul campo di lavoro. Tutti i dati prodotti sono stati sincronizzati con una copia del database ospitata su un Apple Mac mini server collocato nel laboratorio informatico del Progetto nella città di Tornareccio. Modifiche al sistema già esistente sono state nel 2013 minime, e consistenti soprattutto in procedure di adattamento e nell afflusso dei dati conseguenti agli updates delle apps, e nel realizzare minori alterazioni possibili al database per assecondare le diverse esigenze dei collaboratori specialisti e del team sullo scavo. Un afflusso standard dei dati è stato sviluppato per il trattamento e l elaborazione dei materiali, la sincronizzazione del database e il trasferimento delle foto. Sono state, inoltre, prodotte rappresentazioni grafiche di questi flussi di dati allo scopo di migliorare l aderenza a tali procedure da parte dello staff e degli studenti. Al termine della terza sessione di lavoro il database contiene oltre 2200 records archeologici primari distribuiti in 18 tipologie relative ad ogni aspetto, dal sito di scavo ai campioni micro- morfologici. Il database contiene inoltre più di 1750 immagini dotate di didascalie, ciascuna collegata al suo oggetto; 349 relazioni stratigrafiche univoche; records permanenti di edits individuali che consentono ai ricercatori di esaminare l evoluzione di ciascun record nel corso del tempo. Tutte queste informazioni possono essere cercate, e sono, inoltre, collegate lun l altra in maniera logica e intuitiva. Il database è, inoltre, accessibile ai membri del Sangro Valley Project di tutto il mondo attraverso internet. I benefici apportati dal sistema Paperless al Sangro Valley Project sono stati già enumerati nei precedenti rapporti e pubblicazioni, e tali si sono riconfermati anche nella sessione di lavoro Nel corso di quest ultima si sono avute numerose intuizioni su come condurre un sistema di documentazione Paperless altamente complesso senza il presente sviluppatore, che speriamo di condividere in un prossimo futuro con il resto della comunità scientifico- archeologica. L.A., CM., M.R. Autori: Luke Aspland, Alexis Christensen, Hilary Conley, Susan Kane, Chris Motz, Miriam Rothenberg. Foto credits: Melissa Fore, Susan Kane, Chris Motz foto di pallone Mauro Vitale - 9 -

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