REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO TRIBUNALE ORDINARIO DI MILANO - SEZIONE TERZA. nella persona del giudice unico Dott.

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1 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO TRIBUNALE ORDINARIO DI MILANO - SEZIONE TERZA nella persona del giudice unico Dott. Manuela MASSENZ ha pronunciato la seguente SENTENZA nella causa civile di I Grado iscritta al N. /05 promossa da: BANCA..elettivamente domiciliata in VIA - MILANO, presso e nello studio dell'avv... che la rappresenta e difende; RICORRENTE CONTRO TIZIO CAIO RESISTENTI CONTUMACI in punto a: "Opposizione a progetto di distribuzione (art. 512 c.p.c.)" 1

2 COCLUSIONI Il procuratore della ricorrente chiede e conclude: Svolgimento del processo Con ricorso ritualmente notificato, Banca., creditrice intervenuta nella procedura esecutiva immobiliare n..., proponeva opposizione ex art. 512 c.p.c. avverso il progetto di distribuzione redatto in data 3/11/03 dal Giudice dell Esecuzione a seguito della vendita del bene pignorato. La ricorrente, quale creditrice ipotecaria di secondo grado iscritta volontariamente sulla base di un contratto di finanziamento, lamentava la mancata collocazione al privilegio ipotecario dell importo di Euro. per interessi indicati dalla creditrice nella nota di precisazione del proprio credito redatta su invito del G.E.. Contestava, in particolare, l assunto, enunciato nel progetto di distribuzione, secondo cui solo gli interessi corrispettivi, e non 2

3 anche quelli moratori, godrebbero della collocazione privilegiata nello stesso grado in cui è collocato il capitale. Chiedeva quindi che il progetto di distribuzione venisse modificato riconoscendosi il privilegio ipotecario all ulteriore importo sopra indicato. Sia i debitori esecutati che gli altri creditori partecipanti all esecuzione, pur ritualmente citati, non si costituivano nel presente giudizio e venivano perciò dichiarati contumaci. Celebrata l udienza ex art. 183 c.p.c, senza espletamento di attività istruttoria, questa giudicante fissava per la precisazione delle conclusioni e la discussione orale della causa l odierna udienza. Provvede ora alla redazione della sentenza e alla sua lettura in udienza. Motivi Ai fini della decisione della presente opposizione e necessario determinare se, iscritta ipoteca per un capitale, l estensione di tale privilegio ipotecario agli interessi, alle condizioni indicate dall art. 2855, 2 e 3 comma, c.c. riguardi gli interessi di qualsiasi natura o solo quelli corrispettivi, con esclusione, quindi, di quelli moratori. Questa giudicante condivide, a questo proposito, la giurisprudenza della Corte di Cassazione che ha, in più occasioni ormai, affermato il principio secondo il quale detta estensione non riguarda gli interessi moratori (Cass /97, 8657/98, 3

4 4129/99, 10070/99), ancorché non manchino pronunce in senso contrario (Cass. 6668/98). La soluzione interpretativa trae fondamento da un primo argomento di ordine letterale. L art. 2855, 2 comma, laddove parla di iscrizione di un capitale che produce interessi farebbe riferimento ai soli interessi corrispettivi, che costituiscono una remunerazione del capitale, e non agli interessi moratori i quali trovano il loro presupposto in un ritardo imputabile al debitore (Cass. sez. I, n. 4129/99). Richiamando e facendo proprio tale dato interpretativo, altra pronuncia esclude, poi, che possa pervenirsi ad una applicazione analogica dell art c.c. anche agli interessi moratori: la espressione pregnante capitale che produce interessi, rimanda, infatti, alla nozione di frutti civili di cui all art. 820, terzo comma, codice civile, che si ritraggono dalla cosa come corrispettivo del godimento che altri ne abbia e segna, dunque, un netto discrimine rispetto agli interessi moratori che l art codice civile concepisce a riparazione dei danni nelle obbligazioni pecuniarie e che hanno, perciò, causa nell inadempimento colpevole del debitore, irrilevante essendo che al pregiudizio del creditore (conseguente alla mora) corrisponda un eventuale vantaggio per il debitore. E se, dunque, diverso è il titolo degli interessi corrispettivi (che prescindono dalla mora e traggono fondamento dal principio della naturale fecondità del denaro) e dei moratori (come sanzione dell inadempimento del debitore), neppure ricorrono le condizioni per l applicazione analogica del disposto dell art. 4

5 2855, secondo comma, (che per certo ai soli interessi dell art si riferisce) agli interessi risarcitori dell art codice civile (Cass. sez. I, n /99). Tale interpretazione deve essere condivisa perché coerente con il dato letterale. Qualora il Legislatore avesse inteso riconoscere l estensione ipotecaria anche agli interessi moratori avrebbe usato altra espressione più generica. La scelta, poi, appare rispondere alla necessità di riconoscere il privilegio al creditore per quelle somme di denaro che costituiscono la naturale remunerazione della sua attività (analogamente a quello che potrebbe essere il guadagno sul prezzo di una merce venduta), e di salvaguardare, invece, la parità tra tutti i creditori (siano essi privilegiati o chirografari) per il danno conseguente al ritardo nella soddisfazione dei propri crediti, determinato dal tempo necessario per la soddisfazione degli stessi attraverso il procedimento di esecuzione forzata. Che il Legislatore si sia posto il problema di come non avvantaggiare i creditori privilegiati per il ritardo conseguente alla durata dell esecuzione forzata è reso poi evidente proprio dal secondo comma della norma citata, che riconosce l estensione del privilegio agli interessi solo per l annata in corso al momento del pignoramento e per le due annate anteriori. L ordinamento ha inteso cioè penalizzare, privandolo dell estensione del privilegio agli interessi maturati da oltre tre anni, il creditore che, forte del suo privilegio e quindi confidando comunque nella possibilità di soddisfarsi integralmente sul bene ipotecato, a fronte di un inadempimento che dura da oltre tre 5

6 anni, ometta di procedere al pignoramento. Il creditore che abbia iscritto ipoteca volontaria sui beni del debitore a garanzia della restituzione di un mutuo, ad esempio, non avrà diritto, per le rate rimaste insolute nel periodo anteriore al triennio di cui si è detto, alla collocazione ipotecaria della quota interessi di tali rate. La giurisprudenza citata non ha avuto modo di pronunciarsi espressamente sull interpretazione del terzo comma dell art c.c., che riguarda gli interessi maturati dopo il pignoramento, per i quali è ritenuta l estensione al privilegio, ma solo nella misura legale. Ritiene questa giudicante, tuttavia, che tale disposizione non possa ricevere una lettura e un interpretazione svincolata dal principio enunciato nel secondo comma. Non vi sarebbe ragione, infatti, per attribuire al creditore privilegiato, cui sia stata negata la collocazione ipotecaria degli interessi moratori con riferimento al periodo anteriore al pignoramento, il riconoscimento di tale collocazione per gli interessi moratori maturati dopo il pignoramento, sia pur nella misura legale se vi era pattuizione su una misura superiore. Depone in tale senso un primo dato letterale. Mentre infatti il secondo comma dell art c.c. parla di iscrizione di un capitale che produce interessi (si noti l articolo indeterminativo), il terzo comma, pur non ripetendo la locuzione che produce interessi, parla di iscrizione del capitale, richiamando, evidentemente, con l articolo determinativo, lo stesso capitale di cui si occupa il comma precedente. Qualora poi il Legislatore avesse inteso, con il terzo comma, 6

7 riferirsi ad interessi di natura diversa da quelli di cui si parla nel secondo comma, certamente lo avrebbe specificato, posto che la disposizione fa riferimento esclusivamente alla diversa misura degli interessi di cui si riconosce il privilegio. Non vi sarebbe motivo, infine, per negare, con il secondo comma, la collocazione ipotecaria degli interessi moratori per il periodo antecedente al pignoramento, reintroducendo tale privilegio per gli interessi maturati dopo il pignoramento e prima della vendita. Una tale previsione, tra l altro, renderebbe assolutamente incerta, per i creditori ipotecari di grado successivo e per i terzi acquirenti del bene ipotecato, la determinazione dell incidenza massima dell iscrizione dell ipoteca. Non solo, infatti, gli interessi legali non possono essere predeterminati nella loro misura nella nota di iscrizione, essendo detta misura futura e variabile, ma soprattutto la loro incidenza sulla somma complessiva da riconoscere al privilegio può essere elevatissima in caso di eccessiva durata del processo esecutivo (e ciò, al di là delle patologie, anche in ipotesi, fisiologiche, di processi esecutivi sospesi per tutta la durata di una causa di opposizione ad esecuzione). La condizione, prevista nel secondo comma, che la misura degli interessi sia enunciata nella nota di iscrizione di ipoteca affinché possa essere riconosciuta la predetta estensione, d altra parte, risponde proprio all esigenza di rendere esattamente conoscibile ai terzi la misura del pregiudizio gravante sul bene immobile, favorendo la circolazione del bene stesso e salvaguardando la funzione di garanzia nei confronti degli altri creditori del debitore 7

8 svolta dall iscrizione ipotecaria. Non può negarsi, peraltro, la notevole portata che, in concreto, assume l interpretazione appena accolta. Deve rilevarsi, infatti, per ciò che riguarda già l applicazione del secondo comma dell art c.c., che solo con riferimento ai contratti di mutuo, di finanziamento, di apertura di credito in conto corrente, può parlarsi di interessi corrispettivi maturati successivamente all iscrizione dell ipoteca. In tali ipotesi, infatti, il creditore procede ad iscrizione di ipoteca sulla base di un contratto che prevede la restituzione di capitale e interessi corrispettivi a scadenze future. Tali interessi, se nella nota ne è indicata la misura, trovano collocazione al privilegio ipotecario per le rate scadute nelle due annate anteriori e in quella in corso al giorno del pignoramento. Non possono, invece, trovare collocazione ipotecaria, perché aventi chiaramente natura moratoria, gli interessi che maturano sul capitale indicato in un titolo per il quale sia stata iscritta ipoteca giudiziale. Salvi gli interessi già maturati al momento dell emissione del decreto, e iscritti alla stregua di capitale, quelli maturati successivamente dovranno essere riconosciuti al chirografo. Ancora più rilevanti sono le conseguenze dell interpretazione adottata per il periodo, di cui tratta il terzo comma dell art c.c., intercorrente tra il pignoramento e la vendita del bene ipotecato. Per tale periodo, infatti, qualora si tratti di contratti di mutuo, nessuna estensione del privilegio agli interessi può essere 8

9 riconosciuta nelle ipotesi, invero più frequente, in cui il creditore, con l atto di precetto in base al quale ha proceduto al pignoramento, o con l atto di intervento in esecuzione già iniziata da altro creditore, abbia intimato o chiesto il pagamento, non solo delle rate di mutuo già scadute, ma anche del capitale residuo, con ciò avvalendosi del diritto di dichiarare il debitore decaduto dal beneficio del termine. A partire da tale momento, infatti, per quanto già detto, decorrono certamente interessi moratori, cioè che hanno la funzione di risarcire il mutuante del ritardo determinato dalla mancata tempestiva restituzione dell intero capitale residuo dopo che il creditore abbia fatto valere tale diritto. L interpretazione data della disposizione di cui al terzo comma dell art c.c., peraltro, non determina l inapplicabilità in assoluto della norma, ma trova applicazione nelle ipotesi in cui la decadenza dal beneficio del termine si verifichi successivamente al pignoramento e comunque in tutti i casi in cui il creditore intervenga per il pagamento delle singole rate scadute successivamente al pignoramento senza richiedere il pagamento del capitale residuo. In tali due casi spetterà al creditore la collocazione al privilegio ipotecario delle rate scadute, la cui quota di interessi dovrà peraltro essere ri calcolata, riducendo gli stessi al tasso legale. L applicazione degli enunciati principi porta a concludere che, correttamente, nel progetto di distribuzione oggetto della presente opposizione, risulta collocato al privilegio ipotecario il credito dell opponente relativo alle rate già scadute e al capitale 9

10 residuo al momento della notificazione del precetto. Tutti gli ulteriori interessi di mora maturati successivamente devono essere collocati al chirografo. L opposizione proposta deve pertanto essere respinta e conseguentemente confermato il progetto di distribuzione. Nulla sulle spese, stante la contumacia di tutti i convenuti e la totale soccombenza dell opponente. P.Q.M. definitivamente pronunciando, ogni contraria istanza, eccezione e deduzione disattesa, rigetta l opposizione. Così deciso in data 7/4/2006 dal TRIBUNALE ORDINARIO di Milano. il Giudice Dott. Manuela MASSENZ 10

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