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1 Lorenzo Broccoli Vista l ora, non voglio fare come Maramaldo e uccidere un uomo morto, quindi teniamo sullo schermo la slide numero 1 con il titolo, così ogni tanto destandovi vedrete di cosa sto parlando. Cercherò di essere il più possibile breve e spero anche efficace. Diciamo che parlare del piano telematico a conclusione di una giornata come questa, credo che sia abbastanza facile, perché è evidente come parlare di de-materializzazione significhi parlare di un innovazione, di un pezzo di innovazione della pubblica amministrazione, del modo di essere della pubblica amministrazione che ovviamente deve trovare un posto fondamentale all interno di un piano telematico di una regione come la regione Emilia Romagna. Quindi, cercherò di orientare anche un po questa breve illustrazione per far comprendere come queste tematiche sono tematiche che appunto rivelano vari aspetti, vari agganci e una linea, un filo rosso, che è presente all interno di tutto il piano telematico della regione. Innanzitutto, prima di entrare nei contenuti, va fatta una premessa che, quando si parla di un atto di pianificazione di un ente come la Regione, in una fase come quella che stiamo vivendo, va obbligatoriamente fatta. Fare una pianificazione vuol dire affrontare il tema degli investimenti pubblici. Le gravi difficoltà a effettuare investimenti sono note e potrebbe sembrare un azzardo, potrebbe sembrare una forzatura o la messa in moto di questioni irrealistiche, elaborazioni di sogni. In realtà, questo piano telematico sconta il valore di una scommessa, perché noi crediamo che investire o comunque lavorare sull innovazione, come fa il piano telematico, significhi non andare in controtendenza rispetto alla necessità di impiegare meno risorse, di ottimizzare le risorse, ma al contrario fare un opera di accompagnamento, di aiuto, tramite processi come quello della dematerializzazione (ma non solo perché tante altre questioni trovano risposta all interno del piano telematico). L innovazione sostiene le linee di attività che una Regione mette in campo, una pubblica amministrazione mette in campo, con l obiettivo di accompagnare il sistema regionale al di fuori della crisi. Quindi, il tema è come fare innovazione in tempi di crisi, perché l innovazione sia un modo per superare la crisi. Partendo da questi presupposti, evidentemente la stessa costruzione del piano telematico, che vedete per il triennio , proprio nei suoi contenuti ha dovuto enfatizzare taluni elementi rispetto ad altri. In particolare si è ritenuto fondamentale ragionare di ottimizzazione, di continuare a farsi carico di scelte e di lavori già condotti con i piani telematici precedenti, per poter enfatizzare, per poter utilizzare al meglio i risultati raggiunti, e grazie a questi, poterli potenziare, tramite un opera di maggior razionalizzazione e di messa a valore dell esistente. L idea è stata quella di privilegiare obiettivi con risposte a breve, cioè con la capacità di reagire in tempi rapidi alle esigenze del sistema regionale, piuttosto che operare secondo obiettivi di lunga durata. Questo proprio perché c è la necessità di rispondere a esigenze che sono già presenti oggi e che non possono attendere tempi lunghi per essere risolte. Anche in ragione di questo, il modo con cui è stato predisposto e messo in campo il piano telematico è stato un processo inedito dal punto di vista della forza del processo

2 collaborativo. Quando parlo di processo collaborativo faccio riferimento a un sistema di confronto e dialogo molto forte con il sistema regionale, inteso in senso largo, nel senso sia degli enti locali di questa regione, ma anche di tutti i soggetti che operano all interno del sistema regionale, quindi i sistemi dell imprenditoria, i sistemi delle associazioni, altri soggetti, stakeholder della regione. Un sistema così diffuso di condivisione e confronto ha portato quindi a definire un sistema di priorità e di obiettivi caratterizzati dalla concretezza, dalla realizzabilità in tempi stretti e soprattutto da una forte misurabilità. I nuovi progetti quindi si sono caratterizzati secondo tre linee che hanno ispirato un po tutto il processo di redazione del piano telematico: innanzi tutto la centralità dell utente, quindi la ricerca di obiettivi e di soluzioni che mettessero il focus più che sui promotori, sui destinatari dei progetti. Questo è un elemento che pure abbiamo scontato, cioè la telematica, i sistemi informativi hanno questa sinistra caratteristica : necessitare di una grande attività di relazione e di back office, ma proprio in quanto tale, tutto questo lavoro rischia, se distorto, di ritardare, di giocare un ruolo negativo rispetto a ciò che è la finalità ultima, cioè portare un beneficio all utente. Quando parliamo di pubblica amministrazione, questo deve diventare un tema fondamentale: privilegiare, piuttosto che le relazioni e i problemi, gli interessi di chi opera sui sistemi, quelli dell ultimo fruitore, che è il cittadino. Quindi, l ottica è stata di fare grande attenzione a questo elemento della centralità dell utente. In secondo luogo il tema della sostenibilità. Sostenibilità non da verificare solo a valle, ma da verificare ex ante, cioè avere dei sistemi che consentissero di definire obiettivi che già nella fase della definizione vengono testati circa la loro fattibilità, circa la loro efficacia e circa la loro possibilità di raggiungere, in tempi relativamente brevi, l obiettivo e quindi ricadere come beneficio sull utente. In ultima analisi poi, il tema della concretezza, cioè l andare a toccare bisogni effettivi, bisogni immediati della cittadinanza e quello della loro comunicabilità. Occorre che i sistemi messi a disposizione dei cittadini vengano effettivamente utilizzati perché conosciuti, non rimangano come delle belle esercitazioni nei cassetti o nella conoscenza, nella disponibilità della pubblica amministrazione, ma divengano effettivamente un miglioramento percepito dalla cittadinanza. Per dare una figura di riferimento, una metafora di questo processo di costruzione del piano telematico, abbiamo adottato la metafora che utilizza l immagine di un albero: il baobab. Un albero che agisce in ambienti, come quello che ci caratterizza, di grande penuria di risorse e che deve fare tesoro, tramite l ampiezza del proprio tronco, di tutto ciò che ha incamerato, di tutto ciò che è riuscito ad assorbire nel tempo di risorse abbondanti così da sopravvivere in momenti di penuria e di difficoltà. Il tronco di questo baobab per noi è tutto ciò che abbiamo fatto, tutto ciò, come vi dicevo all inizio, che è stato fino ad ora messo in campo come lavoro della community network dell Emilia Romagna. Come infrastruttura pensiamo all infrastruttura Lepida, ma anche a tanti elementi della community regionale. Le strutture abilitanti, la cooperazione applicativa e altro sono tutti gli elementi che costituiscono questo tronco, questa riserva su cui poi, agisce la Regione, anche con ulteriori progetti ed obiettivi. Progetti e obiettivi che poi specificatamente vengono

3 messi in campo dagli enti locali, cercando di enfatizzare, di cogliere soprattutto quei progetti ad alto tasso di innovazione per i cittadini e per le imprese. Un elemento ulteriore che vi volevo riportare e che caratterizza il piano telematico è stato il tentativo di dare a questo piano un respiro ampio rispetto ai soggetti destinatari, sia in termini di estensione territoriale sia soprattutto in termini di ampiezza di esigenze colte. Abbiamo adoperato volutamente un termine forse un po enfatico diritti. Diritti che vogliamo riscontrare con questo piano telematico. È chiaro che in prima analisi la cosa da fare è far riconoscere ai cittadini l esistenza di questi diritti e in secondo luogo dare a loro degli strumenti perché questi strumenti vengano effettivamente utilizzati. Li abbiamo suddivisi secondo l articolazione che vi dirò, che poi contiene per ciascuno di questi diritti una serie di progetti che portano a compimento, come dicevo prima, soluzioni, pianificazioni, attività già svolte nei precedenti anni, nei precedenti piani telematici, ma anche costituiscono il punto di riferimento per sviluppare nuovi progetti. Il primo diritto che abbiamo configurato come linea del piano telematico è il diritto di accesso alle reti tecnologiche, inteso come lotta al digital divide. Qui credo che ci sia poco da spiegare. La nostra è una regione che, in termini di digital divide, cioè di possibilità di accesso alla banda larga da parte dei propri cittadini, è una fra le più avanzate in Italia, ma se ci misuriamo con la media europea dei Paesi più avanzati, riscontriamo una posizione assolutamente insoddisfacente. È chiaro che, quando si parla di digital divide, il ruolo del soggetto pubblico non può essere il ruolo di colui che porta nei punti necessari il collegamento alla banda larga, quindi non possiamo, non vogliamo certamente, sostituirci agli operatori del mercato. Ma credo sia un dovere mettere in campo una serie di misure volte a favorire la presenza degli operatori, volte a mettere in campo tutti quei presupposti infrastrutturali che possano far sì che gli operatori agiscano con più facilità sul suolo regionale. Inoltre occorre considerare che senza quelle infrastrutture che la nostra regione mette a disposizione, non sarebbe industrialmente fattibile o opportuno investire. È evidente comunque che rimarranno delle aree in cui appare difficile l investimento di soggetti economici. La nostra regione ha un ampia pianura, ma anche ampie zone di colline e di montagne, che sono veramente molto difficili da raggiungere da parte della banda larga. Proprio per questo la nostra regione, è cosa di questi giorni, utilizzando fondi a disposizione, ha messo in campo e ha affidato a Lepida il compito di costruire una dorsale della montagna che consenta, tramite un insieme di infrastrutture qualificate ed altro, di raggiungere anche i territori marginali in modo che possano disporre di una tecnologia adeguata. Si tratta ovviamente non della fibra ottica, ma di quella del wi fi. Questa stessa scelta è stata fatta per le zone ad interesse agricolo, quindi coerentemente c è un insieme di operazioni che cercano di creare quei presupporti infrastrutturali che possano contribuire a colmare il digital divide. In pochi anni verrà garantita così una copertura quasi integrale della nostra regione, secondo gli standard fissati dall Unione Europea. Ovviamente dentro a questo tema non ci sta soltanto la banda larga, ma emerge anche il tema della banda ultra larga e delle reti di nuova generazione. Parlare soltanto di banda larga è riduttivo quando il nostro Paese si deve confrontare con Paesi che utilizzano mezzi trasmissivi e tecniche di trasmissione che sfruttano

4 un'ampiezza di banda superiore alla nostra. Quindi è importante agire in parallelo e quindi cercare di raggiungere (presupposto fondamentale) tutto il territorio, ma al contempo avere la capacità di innestare politiche che si pongano l obiettivo dell utilizzo della banda ultra larga e delle reti di nuova generazione. Il secondo passaggio, che peraltro è quello che serve poi per portare a frutto la copertura di tutto il territorio in termini digitali, è garantire, favorire il diritto di accesso all informazione e alla conoscenza da parte di tutti i cittadini. È evidente che portare la banda larga ovunque e avere dei cittadini che non sanno cosa fare di un computer, di un collegamento ad internet, è qualche cosa che crea un disassamento fra due politiche che invece devono andare di pari passo. Quindi l idea, che peraltro è una prosecuzione, un enfatizzazione, un proseguimento di un processo già in atto nella nostra regione, e che già trovava nei precedenti piani telematici, è quella di lavorare fortemente per contrastare e ridurre il knowledge divide, al divide di conoscenza, di capacità da parte soprattutto di alcune fasce di popolazione, come possono essere gli stranieri, come possono essere gli anziani, le casalinghe che debbono essere messe in grado di usufruire di tutte le potenzialità che la rete dà. In questo senso, un ampio sviluppo di iniziative volte alla alfabetizzazione, sensibilizzazione, all uso della tecnologia informatica sono state previste e saranno messe in campo grazie al piano telematico. Dentro al tema della conoscenza sta poi anche il tema non soltanto del divide, ma anche di consentire che vengano aumentate le conoscenze di chi opera, di chi utilizza la rete anche tramite software open source, standard e formati aperti, in modo da garantire l accessibilità ai servizi che sono sulla rete. In questo senso è chiaro che le due politiche vanno di pari passo, cioè occorre creare un sistema per cui la maggior parte delle persone possano accedere alla rete, possano avere la conoscenza delle potenzialità della rete, ma nello stesso tempo, una volta che arrivano alla rete, non siano in difficoltà perché i contenuti della rete sono difficilmente fruibili e difficilmente utilizzabili. Quindi diciamo uno graduazione di politiche: copertura del territorio, alfabetizzazione della popolazione, possibilità di agire sulla rete, possibilità di operare sulla rete e accedere a contenuti utili, avveduti, fruttuosi. Il terzo diritto a cui facciamo riferimento è il diritto di accesso ai servii alla persona e alle imprese. Qui il tema che è stato trattato oggi è centrale, il tema della digitalizzazione, perché la digitalizzazione favorisce la possibilità che, ad esempio, gli utenti del sistema sanitario possano procurarsi e conoscere il proprio fascicolo sanitario. Ciò prevede che all interno dell organizzazione sanitaria vi sia un sistema come quello che è stato messo in atto, di collegamento fra i medici di medicina generale, quindi si coniughi, grazie alla potenzialità della digitalizzazione, con i servizi alla persona. Il tema viene affrontato anche nel campo delle imprese. Accompagnato dal tema dell identità digitale, che l aggiornamento del sistema Federa rafforza e garantisce all interno del piano telematico. Una parte innovativa - e siamo al quarto e all ultimo diritto a cui faccio riferimento - è quello che del diritto di accesso ai dati. qui siamo nel campo forse più innovativo rispetto alle esperienze passate del nostro piano telematico, perché qui si afferma il tema dell open data: non più soltanto una massa di informazioni estese su tutta la rete intesa come messa a disposizione di dati disordinati che poi il cittadino o l utente deve interpretare in

5 modo a sua volta disordinato e autonomo, ma la scelta di mettere a disposizione tutto un insieme di conoscenze e di dati che sono propri della pubblica amministrazione, oltre che in formati, anche in una modalità ordinata tale che il cittadino vi possa poi accedere per utilizzi ulteriori, non proprio o non solo di conoscenza personale, ma potenzialmente di carattere economico, con nuove idee, nuove possibilità di mercato. Questo tema naturalmente deve essere accompagnato da una capacità della pubblica amministrazione di ragionare in termini aperti e di produrre informazioni che poi possano essere anche attraverso i formati, gli standard, le regole, le licenze, utilizzati facilmente dai cittadini. Da questo punto di vista, è già in postazione un portale open data della regione Emilia Romagna, secondo esperienze peraltro che già esistono nel nostro Paese, pur minoritarie. Di questa avanguardia vogliamo fare parte, ci vogliamo inserire, perché questo è un tema che, oltre alla trasparenza, enfatizza e valorizza quel discorso che facevo al inizio, cioè il mettere a valore quello che già c è. Questi dati, che sono normalmente prodotti dalla pubblica amministrazione, vengono in questo modo restituiti ai cittadini che li hanno pagati. L attività dei sistemi informativi che abbiamo sono dati che vengono prodotti grazie ai finanziamenti della tassazione e che una volta terminato il loro utilizzo dalla pubblica amministrazione, rischiano di rimanere lì e di rimanere improduttivi. Il fatto di metterli a disposizione dei cittadini vuol dire mettere a disposizione una risorsa della pubblica amministrazione, per poterne poi a propria volta riutilizzare le potenzialità. Ultimo elemento, linea guida del piano telematico: in questo caso non parliamo di diritti in senso stretto, ma di benessere, qualità della vita. La chiamiamo intelligenza diffusa nel territorio urbano. Ancora una volta abbiamo la necessità, l obiettivo, di coordinare un insieme di informazioni, di sistemi informativi che già sono a disposizione della pubblica amministrazione per raggiungere una finalità, quella cioè di costruire città più intelligenti, città più a misura d uomo e più fruibili da parte delle persone. La messa in collegamento fra loro di tutta una serie di informazioni che vengono prodotte, dalle informazioni di carattere ambientale, quelle sulla viabilità, quelle sulla mobilità, quelle di natura geografica, una serie di informazioni per favorire la sostenibilità ambientale. Insomma, una serie di obiettivi che si impiantano e tengono le proprie radici in ciò che è stato fatto fino ad ora, ma che, tramite processi di coordinamento, di sinergia, di potenziamento e di investimento oculato, vogliono portare tutto questo lavoro fatto fino ad ora, tutto questo bagaglio di investimenti portati a compimento fino ad ora, a un ulteriore livello di fruibilità per i nostri cittadini. Chiudo dicendo che il cerchio si chiude con i presupposti perché tutto questo determini piani operativi meticolosi e una rilevazione dei risultati molto attenti, fatta con sistemi costituti ad hoc, che permettono una lettura continua da parte dei destinatari e degli attori del sistema. Sto parlando del sistema della governance, che è dato appunto dalla rete degli enti locali, dalla rete dei soggetti pubblici e privati, che agiscono all interno della nostra regione. Spero di non essere stato troppo lungo, sicuramente un po vi ho annoiato, ma credo che la chiusura della giornata tramite la descrizione degli obiettivi che abbiamo davanti fosse una opportunità da non perdere. Vi ringrazio di cuore dell attenzione e della partecipazione impegnata e attenta a questo convegno.

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