Costa degli Etruschi, itinerari trekking

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1 Costa degli Etruschi, itinerari trekking Camminare è sinonimo di contatto con la terra. Tracce e sentieri raccontano attimi o secoli di spostamenti lenti. Nell epoca del non c è tempo una semplice passeggiata o un impegnativo trekking sono la via più semplice per recuperare quel tempo che invece esiste, che giornalmente sembra sfuggirci dalle mani ma che invece, volendo, è saldamente sotto i nostri piedi. La Costa degli Etruschi è un territorio dove convivono momenti di totale wilderness che ha il volto di una impenetrabile macchia mediterranea e spazi lavorati dall uomo che si presentano con la saggezza di antichi ulivi o con la geometria e l armonia di importanti vigneti. La Costa degli Etruschi sfata un mito negativo che appesantisce le realtà dove madre natura deve fare i conti con aspetti industriali. Basta fare un salto nel Parco archeominerario di San Silvestro, memoria storica dell attività estrattiva e di trasformazione di minerali dall epoca etrusca, per capire che l attività industriale può essere anche una chiave di lettura per camminare e scoprire un territorio ricco di testimonianze e aspetti ambientali e umani tutti da conoscere. E così camminare sui sentieri della Costa degli Etruschi significa condividere itinerari che per secoli hanno accompagnato boscaioli, carbonai, mugnai, bracconieri, poeti e pastori. Oltre a scarponcini da trekking e cartina si consiglia di incamminarsi con la mente libera per riempirsi di grandi spazi di questo territorio. Vicino al blu del Tirreno o immersi nel verde intenso delle colline del metallo si respira sempre il Mediterraneo. Che sia libeccio, grecale o scirocco, all alba o al tramonto, nella luce esplosiva dell estate o in quella delicata e radente dell autunno, l essenza di questi luoghi restituisce a chi si muove lentamente il gusto di scoprire luoghi tutti da vivere a passo d uomo. E soprattutto luoghi capaci di motivarci fortemente verso il recupero del nostro tempo, in continuo movimento e in equilibrio tra cielo e mare.

2 Camminare nella Costa degli Etruschi CONSIGLI UTILI Il territorio su cui si sviluppano gli itinerari descritti presenta la varietà ambientale tipica delle aree mediterranee. Carrarecce e sentieri non presentano difficoltà tecniche e possono essere affrontati anche da escursionisti non troppo esperti. Alcuni degli itinerari proposti, per quanto siano caratterizzati da dislivelli non troppo impegnativi, richiedono una certa abitudine a camminare in quanto necessitano circa 5 o 6 ore di autonomia. Per questi motivi è indispensabile affrontare gli itinerari equipaggiati in modo adeguato relativamente al tipo di percorso, alla durata e alle previste condizioni atmosferiche. Da un punto di vista tecnico si consiglia di studiare in anticipo sulla cartina lo sviluppo del percorso. Alcuni percorsi richiedono una particolare attenzione nell orientamento e, durante l effettuazione della camminata, conviene sempre seguire scrupolosamente le indicazioni relative alla descrizione del percorso. Per quel che riguarda la fruibilità si tiene a sottolineare che i percorsi sono effettuabili durante tutto l anno. Ovviamente le condizioni cambiano: in primavera e autunno si trovano le condizioni ideali con temperature miti e gradevoli, mentre d estate nei periodi più caldi è importante curare la reidratazione costantemente; dunque portare sempre almeno una borraccia. Un problema può essere rappresentato dalla presenza di tafani, insetti che provocano dolorose punture attratti dal sudore e difficilmente evitabili. Per difendersi ci si può affidare a specifici repellenti (anche spray) reperibili in farmacia. Nello zainetto non dovrebbero mai mancare un berrettino, una o due maglie di ricambio, una giacca antivento, crema solare, occhiali da sole e il costume, visto che alcuni itinerari si svolgono in prossimità della costa. Durante l inverno le condizioni dei percorsi sono buone, salvo i casi di ingenti piogge. Per quanto riguarda l abbigliamento non dovrebbero mancare una giacca antivento e antipioggia. In considerazione delle giornate più corte è buona norma incamminarsi sempre di mattina e prevedere il ritorno per l ora di pranzo. Si consiglia di equipaggiarsi sempre con scarponcini da trekking, più stabili delle scarpe da Jogging: in particolare offrono una presa molto migliore su fondi pietrosi e sconnessi e sono maggiormente protettivi contro il pericolo di storte. Infine si raccomanda prudenza. I telefoni cellulari non hanno una copertura di campo totale e alcuni tratti degli itinerari si svolgono in reale isolamento. Anche per questo è bene pensare ad una buona autonomia alimentare. Oltre l acqua si consiglia di portare con sé frutta, integratori salini e barrette energetiche. Infine l ultima raccomandazione: nel periodo compreso tra 1 novembre e 31 gennaio, attualmente i giorni di mercoledì, sabato e domenica è aperta la caccia al cinghiale. Informarsi in anticipo e cercare di evitare di incamminarsi nel bosco nei giorni e nei luoghi frequentati dai cacciatori.

3 Itinerari trekking COSTA DEGLI ETRUSCHI 1 Parco dei Monti Livornesi 2 Riserva naturale di Calafuria 3 Valle del Chioma 4 Castelnuovo Misericordia 5 Macchia della Magona 6 Castagneto Carducci 7 Parco di Poggio Neri 8 Parco Archeominerario di San Silvestro 9 Suvereto 10 Parco naturale di Montioni 11 Parco costiero della Sterpaia 12 Promontorio di Piombino

4 Parco dei Monti Livornesi 1 Il Parco dei Monti Livornesi si sviluppa nell immediato entroterra, alle spalle della città. La natura originaria di questo luogo le è valso l appellativo dell isola che non c é : si tratta infatti di un isola fossile che si è unita alla terraferma in epoche geologiche relativamente recenti. Qui il senso di wilderness si sposa perfettamente con emergenze storico-artistiche di grande valore come l'acquedotto di Colognole. L imponente costruzione settecentesca (18 km) è caratterizzata da elevate arcate, piccole edicole di pietra arenaria levigata, vasche per la depurazione delle acque, gallerie e scalinate immerse nel fitto verde dei boschi. Da Valle Benedetta si prende la via della Sambuca. Si segue la strada che diventa sterrata e, dopo un primo tratto in salita, nei pressi di un evidente incrocio si piega a sinistra potendo osservare, sulla collina a sinistra i ruderi di un mulino a vento. Dopo circa di mezzora si esce dal bosco in una zona panoramica. In breve si raggiungono, sulla destra, i ruderi (cumulo di pietre) di un vecchio podere in posizione panoramica, in località Calvario. Da qui si prosegue il cammino in discesa avendo come riferimento direzionale un grande e unico pino solitario. Dal pino si continua sulla dorsale: non essendoci segnalazioni si seguono all inizio le tracce dei cacciatori, poi seguendo le incerte tracce si punta al fondovalle mantenendosi leggermente sulla sinistra della dorsale: questo è il tratto dell itinerario che richiede maggior attenzione per l orientamento e l avanzamento attraverso una fitta vegetazione. Alla fine della discesa, dopo circa minuti, si interseca un evidente sentiero con un incrocio a T: si piega a destra fino al semplice guado del torrente. Quasi subito si raggiunge una baita in legno poco distante da un casale in pietra. Da questo momento si segue l evidente carrareccia fino ad uno scollinamento che sbuca dalla macchia: si va a sinistra in discesa e al successivo vicino bivio si tiene la destra, scendendo nella fitta vegetazione fino ad un vecchio mulino. Oltrepassato il torrente, si gira subito a destra (vernice bianco rossa del C.A.I.), lambendo la struttura del mulino alla nostra sinistra. L itinerario prosegue risalendo la valle lungo la struttura in pietra dell acquedotto di Colognole, fino a una strada sterrata dove si gira a sinistra per giungere nei pressi della strada asfaltata per Collesalvetti che non si attraversa. Sulla destra è ben visibile la traccia di una carrareccia dal fondo sconnesso in salita che raggiunge prima un bivio dove si va a destra proseguendo fino a Casa Pianone. Si percorre il vialetto di cipressi e, giunti al cancello dell abitazione, si gira a sinistra seguendo la recinzione fino all immissione su una mulattiera, che, passando nella fitta vegetazione (l ultimo tratto segue i pali dei cavi elettrici), giunge sulla sterrata, già percorsa all inizio dell itinerario, chiudendo l anello e tornando a Valle Benedetta. PUNTO DI PARTENZA E ARRIVO: VALLE BENEDETTA DISTANZA: 7 KM DURATA: 3 ORE E MEZZO TIPO DI TRACCIATO: CARRARECCE E SENTIERI DISLIVELLO: 340 METRI DIFFICOLTÀ: MEDIO - FACILE NOTE: Itinerario senza difficoltà tecniche che si sviluppa in un area di grande interesse paesaggistico. Unica criticità dell itinerario per l orientamento è il tratto che segue la dorsale dal Calvario al torrente, ma seguendo la descrizione non dovrebbero esserci problemi I MULINI A VENTO DELLA VALLE BENEDETTA Livorno fu città medicea città che godette di numerosi privilegi finalizzati all'incremento della popolazione: editti che annullavano tasse, debiti, e trascorsi penali, proclami che rendevano possibile la libertà di culto, costumi e di pensiero. Tra le varie comunità quella olandese si stabilì in città nei primissimi anni del Seicento. Ben più tardi, nel 1914, furono raggiunti da gruppi di origine tedesca. Specializzati nel commercio di granaglie: insieme formarono la comunità conosciuta con il nome di Olandese-Alemanna. Si deve a questa comunità la costruzione alcuni mulini a vento sulle alture alle spalle della città, nella zona di Valle Benedetta e della vicina Valle del Chioma: i mulini a vento venivano usati in alternativa a quelli ad acqua quando le risorse idriche scarseggiavano.

5 costa degli etruschi parco dei monti livornesi 1

6 Riserva naturale di Calafuria 2 Itinerario fuoriporta che inizia dalla periferia sud della città di Livorno. Percorribile anche in mountain bike questo percorso segue la Via Dorsale fino al Castellaccio offrendo un panorama totale sulla Costa degli Etruschi. Con un breve prolungamento si può raggiungere anche il Santuario di Montenero. Nel periodo estivo si consiglia di effettuare la camminata la mattina presto o al tramonto abbinandola a un bagno sul bellissimo litorale di Calafuria. Dunque non dimenticate il costume! PUNTO DI PARTENZA E ARRIVO: LOCALITÀ FOSSO, PRESSI TORRE DEL BOCCALE (CALAFURIA). DISTANZA: 6,4 KM DURATA: 2 ORE E MEZZO, 1 ORA IN MOUNTAIN BIKE TIPO DI TRACCIATO: CARRARECCE E SENTIERI DISLIVELLO: 280 METRI DIFFICOLTÀ: MEDIO - FACILE NOTE: il punto di partenza si raggiunge dalla Torre del Boccale, sul litorale di Calafuria. Si lascia l Aurelia, venendo da sud (obbligatoriamente perché nel punto in questione c è uno spartitraffico) al km 306,900 girando a destra sotto al Voltoncino, arco sotto la linea ferroviaria. Dopo 250 metri si arriva al cancello che delimita la Riserva Naturale di Calafuria. Si parte dalla località Fosso oltrepassando il cancello di accesso alla Riserva Naturale di Calafuria imboccando la strada sterrata nota come Via Dorsale. Inizialmente la strada costeggia la sinistra orografica del Fosso Maroccone e, dopo poco, comincia a salire verso la dorsale. Il largo tracciato si snoda tra pini e lecci. Dopo circa 10 minuti la salita si addolcisce e si cammina sullo stradello che taglia la fitta macchia mediterranea. Dopo un evidente curva a sinistra si apre la vista sull altura del Montaccio caratterizzata da una torretta di osservazione per l antincendio. Poco dopo si oltrepassano, ignorandoli, il bivio sulla destra per Via degli Allori e successivamente il bivio a sinistra per la Via del Maroccone e l altro bivio a sinistra per Via della Cava fino ad uno slargo dove la strada si biforca: a destra è indicata la Via del Telegrafo, mentre l itinerario prosegue a sinistra in salita raggiungendo in 10 minuti il Semaforo del Montaccio (torretta antincendio) straordinario punto panoramico su tutta la Costa degli Etruschi, da Livorno a Piombino con le isole dell Arcipelago Toscano. Seguendo la strada sterrata si esce dai confini della Riserva di Calafuria per raggiungere il punto più alto dell itinerario (circa 300 metri s.l.m.) nei pressi di un colle dal superbo panorama caratterizzato dalla presenza di un casale ristrutturato, attualmente Bed & breakfast Arpaderba. La sterrata raggiunge l abitato di Castellaccio (1 ora di cammino dalla partenza): dopo la sbarra si trovano alcuni punti ristoro. Ci troviamo ad appena 2 km da Montenero col famoso santuario (possibile estensione). L itinerario prosegue tornando indietro sulla strada già percorsa verso l Arpaderba e il Semaforo del Montaccio per arrivare, dopo circa 35 minuti, in discesa, allo slargo dove si lascia la Via Dorsale (che scende a destra) per proseguire dritti verso la Via del Telegrafo. Il tracciato si restringe penetrando nella fitta macchia mediterranea fino al Piazzale dei Colombi dove si piega a destra sulla Via dell Esbosco. In discesa si attraversa un tunnel di fitta vegetazione con macchia sovrastata da pini e lecci. Poco dopo la Via dell Esbosco si immette nella Via degli Allori e si continua in discesa nella medesima direzione fino a oltrepassare il Piazzale Modesti, un fosso (letto di un torrente) e risalire brevemente (ignorando il bivio a sinistra per Via dell ENEL) fino all innesto con la Via Dorsale riprendendo così la strada percorsa a inizio itinerario. Qui si gira a sinistra in discesa fino al punto di partenza. LA RISERVA NATURALE DI CALAFURIA La Riserva Naturale Biogenetica di Calafuria si estende su una superficie di circa 115 ettari tra la costa e l immediato entroterra. Costituisce uno splendido esempio di percorso nella macchia mediterranea che sintetizza gli aspetti ambientali della Costa degli Etruschi. Tra la vegetazione ad alto fusto si segnalano pini d Aleppo e lecci, mentre la macchia è ricca di fillirea, lentisco, orniello, corbezzolo, mirto e alloro. Tra gli abitanti della riserva ci sono cinghiali, martore, istrici, volpi, ricci e faine. Peri informazioni e contatti: Corpo Forestale dello Stato, Ufficio Territoriale per la biodiversità,via Roma 3, Cecina (LI); tel , fax ,

7 costa degli etruschi riserva naturale di calafuria 2

8 Valle del Chioma 3 La valle del torrente Chioma è un Area Regionale Protetta dal 2004 e offre alcune particolarità naturalistiche di rilievo. Nella valle infatti si sono conservati sedimenti marini della cosiddetta Formazione dei Calcari di Castelnuovo, attribuita al Miocene superiore, con scogliere madreporiche a macchia e la parte basale di un altra formazione, quella delle Marne e marne argillose con grandi ostriche ed altri molluschi marini. Tra le specie vegetali si segnala la presenza di frassini, querce, pioppi e salici su cui nidificano il pendolino, il rigogolo, la gazza. Nella folta e bassa vegetazione invece nidifica l usignolo. PUNTO DI PARTENZA E ARRIVO: NIBBIAIA DISTANZA: 6,5 KM CIRCA DURATA: 2 0RE E 40 MINUTI - 3 ORE TIPO DI TRACCIATO: CARRARECCE E SENTIERI DISLIVELLO: 250 METRI CIRCA DIFFICOLTÀ: FACILE NOTE: E possibile ridurre lo sviluppo dell anello rientrando prima a Nibbiaia con due varianti-scorciatoie. In inverno o in caso di piogge il guado del Chioma può richiedere una certa attenzione e l acqua può arrivare oltre il ginocchio. NIBBIAIA Il nome del paese che si trova a 275 metri s.l.m. e circa 6 km dalla costa deriva probabilmente dal nibbio (uccello rapace). Nibbiaia è sorta nei primi anni del 1800 ad opera del Granduca Pietro Leopoldo e nel passato era tradizionalmente abitato da pastori. Si parte dalla chiesa di San Giuseppe, dirigendosi alla volta del campo sportivo e del cimitero dove si imbocca, sulla destra, un viottolo sterrato in discesa. Lo stradello immette sulla strada asfaltata S.P. 11 del Vaiolo passando nella parte bassa di Nibbiaia. All altezza del civico 161 (località Sasso Grosso) si piega a destra in discesa passando nei pressi di un caseggiato di recente costruzione. Dopo le case si incontra una grande biforcazione dove si mantiene la destra procedendo in discesa nei pressi di un vecchio fontanile e di un caseggiato rurale. Ci troviamo in località Debbione e poco dopo si transita presso l omonimo podere (bianco con cancello). A questo punto la strada scende con più decisione verso la valle del Chioma. In presenza di un avvallamento, prima che la strada cominci a salire verso il poggio di Rialto, si gira a destra sulla mulattiera delimitata da una catena in ferro (25 minuti dalla partenza). Il tracciato scende immergendosi nel fitto bosco (evitare le deviazioni laterali) per sbucare in una prima evidente radura dove si continua a scendere mantenendo la sinistra fino all immissione in una seconda grande radura da dove si può vedere, avanti sulla destra, il podere del Gorgo, al di là del fiume. Qui il tracciato si perde ma l itinerario prosegue fino al fondo della radura (lato destro) dove un sentiero incerto entra nel fitto bosco per scendere fino al letto del torrente Chioma che si può raggiungere anche a vista. Si guada il torrente imboccando la strada che sale a destra verso il Podere del Gorgo. Si giunge brevemente all innesto su una evidente strada in terra battuta e si prosegue a destra aggirando la collina del podere del Gorgo. Poco dopo si incontra il cartello dell Ippovia. Volendo tornare verso Nibbiaia si possono seguire i cartelli dell Ippovia: è questa la prima possibile scorciatoia. L itinerario prosegue lungo la strada che risale il torrente Chioma, visibile alla nostra destra. Dopo circa 10 minuti, nei pressi di un invaso di acqua per l antincendio, si incontra la seconda possibile scorciatoia a destra per Nibbiaia. Si prosegue dritti sulla sterrata che per un breve tratto è accompagnata dai pali in cemento dei cavi elettrici. Quando la linea elettrica piega oltre il fiume (a destra), la strada guadagna quota per poi scendere dolcemente vicino al fiume. Proprio nei pressi dei cartelli dell Ippovia (circa 20 minuti da guado), si gira a destra lasciando la strada che prosegue alla volta di Valle Benedetta per girare a destra sul passaggio in cemento che agevola il guado del torrente. Attraversato il torrente si sale fino al podere Carcivisoli, bella costruzione in pietra. Oltre il podere si cammina su un sentiero che salendo nella macchia raggiunge un altra casa. Da qui, ancora in salita, si torna su una carrareccia che va a lambire un altro podere ristrutturato e poi sempre in salita, dopo circa mezz ora, incontra un incrocio a T: proseguire a destra in salita fino allo scollinamento con bel panorama sull ampia valle del Fine, di Gabbro e dei monti pisani. In 10 minuti si raggiunge l asfalto della strada Gabbro - Nibbiaia proprio nei pressi della fermata del bus. Si va a destra verso Nibbiaia che si raggiunge dopo 15 minuti.

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10 Castelnuovo Misericordia 4 Questo itinerario parte dalle colline che guardano l entroterra e prosegue scavalcando la dorsale che si sviluppa sull asse nord - sud regalando superbe vedute panoramiche verso la costa. Si scollina alle falde del Monte Pelato per scendere verso Castiglioncello. La risalita avviene attraverso un sentiero immerso nella fitta macchia in un ambiente naturale integro che regala il piacere di camminare in perfetta solitudine. PUNTO DI PARTENZA E ARRIVO: CASTELNUOVO MISERICORDIA DISTANZA: 7 KM CIRCA DURATA: 2 ORE E MEZZO TIPO DI TRACCIATO: CARRARECCE E SENTIERI DISLIVELLO: 280 METRI CIRCA DIFFICOLTÀ: MEDIA Si lascia l asfalto della S.P. 11 (direzione Nibbiaia) al km 9,600. Nei pressi della fermata del bus, sulla sinistra, si segue la strada sterrata che prende quota con qualche tornante in ambiente aperto affacciata, alle nostre spalle, sull ampia Valle del torrente Fine che delimita le province di Livorno e Pisa. La strada sterrata lambisce due poderi (il secondo si vede meglio) fino a raggiungere, dopo 1,3 km, lo scollinamento alle falde del Monte Pelato. Qui si interseca il tracciato di cresta individuabile dai cartelli delle Ippovie del Mediterraneo. Il Monte Pelato si erge alla nostra destra (si riconosce per l evidente torre di avvistamento antincendio che si erge sulla vetta) e l itinerario prosegue dritto scavalcando in questo punto l ampia dorsale dei Monti Livornesi. Lo stradone sterrato procede raggiungendo in pochi minuti uno slargo con tavoli in legno per pic-nic. Poco dopo si raggiunge un evidente bivio: entrambe le strade arrivano a ricongiungersi nei pressi della S.S. 1 Aurelia: quella di sinistra è più diretta (tenere la destra al primo incrocio), mentre quella di destra, dove passa l itinerario, scende con un andamento più sinuoso e pendenza più graduale: bella la vista che si apre sul mare e sulla costa. Alla fine della discesa di oltre 3 km, un tratto di strada delimitata da pini conduce all asfalto nei pressi del curvone dello svincolo di Castiglioncello della S.S. 1 Aurelia. Seguire sulla sinistra il muro in cemento armato decorato con dipinti del luogo e imboccare, ancora sulla sinistra, la stradina sterrata con catena in ferro (prima del cavalcavia sulla superstrada). Si cammina seguendo ora il tracciato principale, evitando le possibili deviazioni su tracciati laterali più incerti. Questo percorso corre nella fitta vegetazione come un tunnel risalendo un bellissimo vallone tra lecci, roverelle e lentisco in quantità. In alcuni tratti la pendenza si accentua per poi svilupparsi gradualmente. Il viottolo transita nei pressi di una stazione di caccia (capanno sulla destra, nei pressi di una radura) e prosegue in salita fino ad immettersi su uno stradello sterrato dove si mantiene la destra arrivando alle falde del Monte Pelato (circa 40 minuti dallo svincolo della S.S.1 Aurelia). Qui si mantiene sempre la destra imboccando lo stradone già percorso all inizio dell itinerario passando vicino ai tavoli per il pic-nic e scollinando dove si interseca la direttrice dell Ippovia. Da qui si scende (non prendere l ippovia sulla sinistra) dritti sulla sterrata che, lambendo due poderi, conduce alla S.P. 11 (km 9,600) che scende a destra verso Castelnuovo Misericordia. NOTE: Si consiglia di portarsi con l auto fuori dal paese di Castelnuovo Misericordia imboccando la S.P. 11 in direzione di Nibbiaia: dopo circa 1,5 km, precisamente al km 9,600, nei pressi della fermata del bus (ATL), si può parcheggiare l auto e iniziare a camminare sulla strada sterrata che parte sulla sinistra (proprio nei pressi del palo dell ATL). Un altro possibile punto di accesso/partenza si trova allo svincolo di uscita della S.S.1 Aurelia per Castiglioncello. CASTELNUOVO MISERICORDIA Base di partenza dell itinerario è Castelnuovo Misericordia, antico borgo medievale (XIII secolo) nato sull impianto urbanistico di una roccaforte romana. Insieme a Gabbro e Nibbiaia costituisce uno dei nuclei abitati più autentici della zona settentrionale della Costa degli Etruschi, un luogo adatto per chi si sposta lentamente e apprezza l atmosfera della provincia più silenziosa e defilata.

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12 Macchia della Magona 5 La Macchia della Magona è un polmone verde di 1600 ettari destinato esclusivamente a chi viaggia a piedi, in MTB e a cavallo. C è qualcosa di magico e intatto in questo piccolo mondo che conserva il codice genetico della terra madre. Molte le specie animali e vegetali che vivono nel bosco, ma la presenza più forte, quella che rimane un segno di Maremma, è il cinghiale. E chi va in bici se ne accorge facilmente: talvolta è possibile imbattersi in qualche famigliola (attenzione se ci sono cinghialini con la mamma!). In passato questa foresta aveva importanti funzioni produttive in quanto costituiva il serbatoio da cui si ricavava il combustibile necessario alle ferriere della Real Magona di Cecina. Oggi è la meta ideale per un turismo sportivo e attento ai valori naturalistici; gli uomini neri, quelli che facevano il carbone, non ci sono più ma in compenso sono rimaste una flora e una fauna particolarmente ricche che evidenziano l integrità dell ambiente. Non a caso la Macchia della Magona è classificata come biotopo dal C.N.R. L itinerario inizia davanti al Municipio di Bibbona imboccando la strada che conduce al cimitero dove termina il tratto asfaltato e la strada diventa sterrata dirigendosi attraverso campi aperti verso la zona boscosa della Magona. Dopo circa 1 km si incontra un bivio: si mantiene la sinistra cominciando a guadagnare quota ed entrando nella macchia fino a raggiungere un incrocio. Sulla sinistra, in corrispondenza di una sbarra, comincia il tracciato n 5: la sterrata sale dolcemente, prima tra i cipressi e successivamente tra lecci e cerri, impennandosi nell ultimo tratto prima di raggiungere il Passo del Terminino (281 m s.l.m.). Qui si gira a destra immettendosi nel percorso n 10 che continua a salire gradualmente per 1,7 km fino a Poggio al Fango (340 m s.l.m.) raggiungendo poi la valle del Botro Campo di Sasso con due possibili alternative: 1) La via normale (percorso n 12) con la strada panoramica che si mantiene in quota per 3 km fino al bivio sulla destra dove comincia il percorso n 13. 2) La variante alta che prosegue sul percorso n 10 (al bivio a sinistra) salendo attraverso alcuni punti panoramici fino al Campo di Bibbona, località caratterizzata dalla presenza della sorgente Fonte del Ciliegio; passati nei pressi del Poggio Il Morticino (visibile sulla destra) si raggiunge il Passo delle Golazze Aperte (475 m s.l.m.) dove si lascia la strada proseguendo, preferibilmente a piedi, sul sentiero n 16 che parte alla nostra destra e che, dopo circa 200 m, sbuca nel punto più panoramico del percorso: la vista infatti spazia sull intera Macchia della Magona fino alla costa. Giunti in località Tre Confini si prosegue sulla destra. Per circa 1 km il sentiero non è pedalabile a causa di grossi pietroni e dell erosione causata dall acqua piovana ma è facilmente percorribile a piedi. Superato il tratto malagevole si ritorna in sella fino al bivio dell Immaginetta dove, sulla destra, si prende la sterrata del percorso n 12. Si pedala in quota per 800 m fino ad un facile guado e, dopo 200 m, sulla sinistra, all imbocco del sentiero n 13. Il primo breve tratto del sentiero (400 m) non è pedalabile ma poi si trasforma in una comoda e bella stradina sterrata delimitata da un duplice filare di cipressi che scende lungo il Botro Campo di Sasso. La strada continua in discesa passando per Poggio Cornetto fino al ponte sul Botro degli Strinati per risalire fino al bivio dove si prosegue a sinistra fino a Bibbona. Percorso alternativo breve (9 km e 120 m di dislivello): Si segue lo stesso itinerario fino alla sbarra del percorso n 5 (2,6 km): qui si gira a destra sul n 6 e, dopo 300 m, si continua per 2,3 km sul percorso n 9 fino a Casetta, in località Campo di Sasso. La strada prosegue in discesa passando per Poggio Cornetto fino al ponte sul Botro degli Strinati per poi risalire fino al bivio dove si prosegue a sinistra fino a Bibbona.

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14 Macchia della Magona 5 PUNTO DI PARTENZA E ARRIVO: BIBBONA DISTANZA: 19 KM DURATA: 2 ORE E MEZZO IN MOUNTAIN BIKE TIPO DI TRACCIATO: STERRATO DISLIVELLO: 370 M DIFFICOLTÀ: MEDIO - IMPEGNATIVA NOTE: L intero percorso si svolge su strade sterrate attraversando nella parte centrale il cuore della Macchia della Magona, area protetta interdetta al traffico motorizzato, un vero paradiso per chi viaggia a piedi, in bici e a cavallo. Considerata la lunghezza e il tipo di tracciato questo percorso è più indicato per chi si sposta in mountain bike. Con un certo allenamento di base può prendere in considerazione la variante alta, più impegnativa per l altimetria e parte del tracciato accidentato. In tal caso il percorso misurerà 26 km con un dislivello totale di 490 metri. Per chi si sposta preferibilmente a piedi si consiglia la variante descritta in coda all itinerario, più breve e senza alcuna difficoltà tecnica nè di orientamento. PARCO PER ESCURSIONISTI Una rete viaria fatta di mulattiere e sentieri si sviluppa per oltre 40 km attraversando in lungo e in largo la foresta raggiungendo di tanto in tanto punti panoramici molto spettacolari: strade facilmente pedalabili e tracciati single-track, per lunghi tratti veri e propri tunnel immersi nella macchia. I 16 percorsi sono tutti catalogati (con le caratteristiche tecniche e naturalistiche) e numerati su una cartina distribuita localmente molto utile per esplorare la zona. La Macchia è terreno ideale per tutti, dai bikers più abili in cerca di passaggi tecnici, agli escursionisti che pedalano e camminano per il gusto di vivere la natura.

15 Castagneto Carducci 6 Questo itinerario tra le colline che muovono la Costa degli Etruschi tra Castagneto Carducci e Sassetta offre la sintesi perfetta di un territorio capace di armonizzare il senso e la spontaneità della natura con le attività umane. Nella prima parte si percorre l antica Via Campigliese, importante strada di comunicazione tra Castagneto e Campiglia che tra il 1421 e il 1716 fu il centro principale della zona in quanto sede del Capitanato, del tribunale e della Cancelleria Comunitativa. Nella seconda parte si segue la Valle dei Molini. Si cammina nella macchia ispida e fitta a tal punto da apparire impenetrabile, si vive l atmosfera dei boschi di castagni per secoli fonti insostituibili per l alimentazione giornaliera della gente del luogo. La farina di castagne infatti veniva utilizzata per fare pane, pasta e la cosiddetta pattona, vale a dire la polenta. Le tracce dell uomo in queste colline sono segni importanti che vanno dall antico selciato della Via Campigliese, a vecchie carbonaie perfettamente funzionanti fino a pochi anni or sono e antichi mulini importantissimi per l economia locale fino al secolo scorso. Vigneti e uliveti disegnano il paesaggio dove le curve altimetriche del territorio diventano più dolci. Si parte dal grande parcheggio nei pressi del Parco delle Rimembranze. Si inizia a camminare in discesa su asfalto fino al bivio a destra di Via Nemorense riconoscibile per le nuove costruzioni residenziali. Dopo circa 100 metri si prosegue sulla stradina di cemento che sale con decisione verso il crinale che separa Castagneto da Sassetta verso la Via Campigliese. Oltrepassata la zona abitata si cammina su un tracciato sterrato che prosegue in salita tra le querce segnalato dal cartello che indica il percorso n 1. Dopo una prima parte (15-20 minuti) in costante salita si prosegue su un piacevole saliscendi e, tra i castagni, si aggira il versante orientale del Poggio Carpineta. Si consiglia la breve deviazione verso la vetta (sulla destra) dove si trova una vedetta antincendio. L itinerario prosegue verso Poggio Tizzone raggiungendo una capanna dei carbonai (ricostruzione) e, poco dopo, un tratto di selciato originario dell antica Via Campigliese. La salita continua fino al cosiddetto Crociale riconoscibile per la presenza di un palo in cemento dell elettricità: sulla sinistra parte il sentiero verso Sassetta (sbuca nei pressi dell Hotel La Selva), sulla destra il sentiero che scende verso la via Nemorense e quindi possibile via di ritorno anticipata verso Castagneto: il nostro itinerario prosegue dritto sulla carrareccia che segue il crinale ormai senza asperità fino ai 520 metri del Capo di Monte, il punto più alto dell itinerario. Si mantiene il tracciato principale evitando tutte le possibili deviazioni e attraversando due evidenti radure (la seconda con un rudere e, sulla sinistra, deviazione per la vicina Sassetta) fino a raggiungere il Piano dei Brizzi. La località è caratterizzata dalla presenza di una pineta e, alla sinistra del tracciato, da un antico podere con stalle. Dove termina la pineta, in località Case la Fiora, la carrareccia fa una curva a sinistra. Proprio in questo punto, sulla destra parte il tracciato n 2 che fa ritorno verso Castagneto lungo la valle dei Mulini. Da questo momento si seguono i segnavia blu del percorso n 2 noto come il Sentiero dei Molini. In breve si raggiunge un bivio nei pressi di una quercia secolare al centro della strada: qui si va a destra in discesa fino ad un incrocio (nei pressi di una zona recintata dove è vietata la caccia) dove si prosegue ancora a destra seguendo i segnavia col n 2. Poco dopo il tracciato segue un ampio tornante verso sinistra che anticipa un bivio dove si piega a sinistra, in discesa. In breve si raggiunge il casotto e le prese dell acquedotto di Castagneto (Bolla del Conte Piero). L itinerario prosegue sul tracciato principale (mulattiera) fino a raggiungere una strada sterrata. Qui si prosegue a destra per circa 100 metri fino a un palo della luce in cemento dove si lascia la sterrata per imboccare, sulla sinistra, il sentiero che scende con decisione verso il Fosso dei Molini. Proseguendo dritti sulla sterrata si arriva comodamente a Castagneto (circa 5 km). Si cammina nella fitta vegetazione seguendo i segnavia blu del percorso n 2: in ogni caso si evitano tutte le possibili deviazioni seguendo il sentiero che segue il fosso. Il sentiero incontra successivamente due ponti ottocenteschi (Ponte Lungo di Sopra e Ponte Lungo di Sotto) costruiti per l acquedotto: tra i due ponti c è un bivio dove si mantiene la sinistra ma si deve fare attenzione perché il segnavia spesso è nascosto dalla vegetazione. Il tracciato continua in discesa seguendo il fosso (che viene attraversato un paio di volte). Poco dopo si incontrano i ruderi del Molino di Cima, ormai quasi completamente in simbiosi con la vegetazione.

16 Castagneto Carducci 6 PUNTO DI PARTENZA E ARRIVO: CASTAGNETO CARDUCCI DISTANZA: 12 KM DURATA: 6 ORE E MEZZO TIPO DI TRACCIATO: CARRARECCE E SENTIERI DISLIVELLO: 320 METRI CIRCA DIFFICOLTÀ: MEDIA Si individuano meglio più avanti le rovine del Molino di Mezzo, caratterizzate da due macine in pietra. La strada diventa più ampia e agevole e si passa nei presi del podere Trogolello (sulla destra) e successivamente tra orti e pollai fino a costeggiare la recinzione del Molino Rotone, attualmente ristrutturato e abitato. Giunti nei pressi dell ingresso del Rotone (punto di riferimento: invaso di acqua per l antincendio) si piega a destra incamminandosi sull ultimo tratto in salita verso il borgo di Castagneto. NOTE: Questo anello è l unione di due sentieri: l antica Via Campigliese (percorso n 1, segnavia rosso) e il Sentiero dei Molini (percorso n 2, segnavia blu). L itinerario non presenta difficoltà tecniche ma, nella seconda parte richiede particolare attenzione per l orientamento, dunque seguire attentamente la descrizione e tenere d occhio i segnavia del percorso n 2. Lunghezza e dislivello possono essere ridotti imboccando la via Nemorense che anticipa il ritorno verso Castagneto in due punti del percorso (dal Crociale e poco dopo la Bolla del Conte Piero): queste deviazioni sono consigliate anche a chi vuole affrontare il percorso in mountain bike. Consigliabile farlo con la cartina edita dal Comune di Castagneto Carducci e dall Associazione Messidoro (1:15.000) destinata agli appassionati di trekking. LA VALLE DEI MOLINI Anticamente furono 16 i mulini ad acqua attivi nel territorio compreso tra Bolgheri e Castagneto. Macinare grano e produrre farina erano attività indispensabili per l economia locale fino agli inizi del 900. La Valle dei Molini, attraversata dalla seconda parte dell itinerario proposto, ne contava 5. Oggi si possono vedere i ruderi del Molino di Cima e del Molino di Mezzo mentre il Rotone è una abitazione privata ristrutturata con cura. In particolare quest ultimo fu un punto di riferimento per i castagnetani. Alla fine del 700 infatti il Rotone era anche un frantoio e fino al 1912 ha costituito la fattoria più frequentata da contadini, operai, carbonai, boscaioli della zona. L energia elettrica giunta nel 1912 ha segnato la fine del mulino mentre il frantoio ha lavorato fino al secondo dopoguerra.

17 costa degli etruschi castagneto carducci 6

18 Parco di Poggio Neri 7 Itinerario di grande interesse ambientale che si snoda nel territorio di Sassetta. Una macchia pressoché intatta, caratterizzata da querceti e castagneti dove l uomo ha lasciato delicate tracce. Braccianti e carbonai sono realtà di epoche passate. Col tempo la natura si è impossessata nuovamente di questo territorio selvaggio che ha il suo punto di riferimento nel Podere La Cerreta, esempio notevole di agriturismo dove l ospitalità si sposa perfettamente con agricoltura e allevamenti praticati con sensibilità e rispetto per l ambiente. Dal parcheggio dell azienda agrituristica La Cerreta si scende fino alla sterrata che sale alla nostra sinistra verso il poggio di Casetta Fiorentina: la salita finisce dopo 900 metri nei pressi di un incrocio con area attrezzata per pic nic. Si prosegue sulla sinistra per 1,2 km in discesa fino a un incrocio in località Podere I Colli: la strada piega a destra (evitare il tracciato che prosegue diritto verso la collina) scendendo per 400 m e risalendo sul colle dove si incrociano i percorsi 1, 2 e 3. Si continua sul n 1 girando a sinistra verso il Podere La Pieve (ottimo punto panoramico) scendendo per 3,5 km fino alla pianura del fiume Lodano. Lungo il percorso si cammina nei pressi del vecchio podere di Quercialte, ideale punto di sosta per pic nic. In seguito si oltrepassa la linea dei cavi dell alta tensione per arrivare nei pressi del piccolo lago artificiale di Sant Anna nelle vicinanze dell omonimo affittacamere. Si prosegue a sinistra costeggiando il lago e, successivamente, il torrente. In linea d aria la strada provinciale per Sassetta è molto vicina. La strada si riduce a un sentiero e la segnaletica non è ben visibile: evitare di imboccare sentieri o carrarecce che salgono sul versante sinistro (in collina) e proseguire nel fondovalle. Superata una prima evidente radura si prosegue nel fitto bosco e alle successive due radure ci si mantiene sul lato del fiume fino all imbocco del sentiero. Dopo poco si giunge nei pressi di un bivio: si seguono i cartelli indicatori del percorso n 1 sulla sinistra. Si sale per 1,3 km passando presso il casolare delle Moricce per poi scendere verso Podere I Colli raggiungendo il successivo incrocio (incontrato precedentemente) dove si gira a destra imboccando il viale sterrato e alberato, dal fondo pietroso e sconnesso, che scende verso Pian delle Vigne. Giunti nei pressi di un vecchio ponte si piega a sinistra proseguendo in pianura verso il podere Livorno e fino al successivo incrocio (1 km) dove si procede a vista, ancora sulla sinistra, verso il podere La Cerreta. PUNTO DI PARTENZA E ARRIVO: SASSETTA, PODERE LA CERRETA DISTANZA: 13,2 KM DURATA: 4 ORE A PIEDI, 1 ORA E 40 IN MOUNTAIN BIKE TIPO DI TRACCIATO: STRADA STERRATA E SENTIERO AGEVOLE DISLIVELLO: 370 M DIFFICOLTÀ: MEDIA NOTE: Il punto di partenza dell itinerario si raggiunge seguendo la strada che da Sassetta scende a Pian delle Vigne in direzione Frassine - Monterotondo Marittimo. Il percorso si svolge prevalentemente su strada sterrata lungo il tracciato n 1 del Sassetta Trekking e, nella seconda parte, su un tracciato abbastanza incerto dove è indispensabile orientarsi seguendo la descrizione in quanto mancano i cartelli. IL PARCO FORESTALE DI POGGIO NERI E LA CERRETA In questa area si snodano sentieri attrezzati tra stupendi esemplari di castagni, lecci e querce. Al suo interno, il Museo del Bosco dove sono presentati gli attrezzi dei mestieri del bosco ed una ricostruzione perfetta e minuziosa del mondo dei carbonai. Un esteso bosco di castagni, lecci e querce. Un verde regno, dominato da caprioli e cinghiali, a poca distanza dall'antico borgo di Sassetta, aggrappato alle pendici di un alto poggio che domina la vallata del Cornia. Il parco si estende per oltre 600 ettari a est di Sassetta fino alle valli dei torrenti Lodano e Massera. E su questo territorio che i carbonai di Sassetta hanno scritto le loro storie di vita in simbiosi con il bosco. I poderi che costituiscono importanti punti di riferimento per l orientamento sono abbandonati da molti anni. L unico che pulsa di vita è il Podere La Cerreta, attualmente azienda agricola e autentico agriturismo, frutto di un interessante e riuscito progetto nel segno dell agricoltura biologica, dell allevamento di cinte senesi e vacche maremmane, di un equitazione che privilegia il rapporto dolce con il cavallo.

19 costa degli etruschi parco di poggio neri 7

20 Parco Archeominerario di San Silvestro 8 Il viaggio nel Parco può essere costruito a proprio piacimento e in base alle proprie inclinazioni. L area offre veri e propri itinerari archeologici, minerari e naturalistici con programmi di soggiorno, percorsi trekking, visite guidate e laboratori didattici di archeologia sperimentale per bambini e adulti; esperienze di scoperta della vita in un villaggio medievale o di un esplorazione in miniera. Le ultime realizzazioni all interno del parco sono costituite dalla ristrutturazione di una galleria mineraria del XX secolo tra le Valli del Temperino e dei Lanzi, percorribile a bordo di un trenino minerario. Inoltre sono state recuperate e aperte alla visita le strutture costruite tra 800 e 900 del Pozzo Earle che ospitano un museo delle macchine e della storia sociale della miniera. Ecco visite e percorsi suggeriti: Il Parco archeominerario di San Silvestro è un archivio a cielo aperto che si estende per 450 ettari nella Val di Cornia, alle spalle di Campiglia Marittima e del promontorio di Piombino, e che permette di leggere le vicende del ciclo minerario e metallurgico dal periodo etrusco ai giorni nostri. Il Parco costituisce un esempio straordinario di integrazione e dialogo tra ambiente naturale e attività umane fortemente invasive come l estrazione e la lavorazione dei minerali. In questa zona infatti il legame tra insediamento umano e risorse minerarie costituisce un filo mai interrotto. La storia degli uomini e degli elementi di madre terra in questo luogo ha il sapore di un viaggio importante e ricco dove il benessere fisico del movimento e del contatto con la natura è accompagnato dalla conoscenza di aspetti della vita dell uomo che generalmente si apprendono unicamente da racconti o fonti scritte. Dalla Miniera del Temperino, un percorso sotterraneo attraverso il quale si possono osservare i minerali e, allo stesso tempo, capire i metodi di estrazione antichi e moderni, al villaggio medievale di fonditori e minatori della Rocca di San Silvestro (X-XIV secolo) esempio illuminante per la conoscenza della quotidianità e dell economia medievali, ai percorsi trekking e al viaggio nel trenino minerario questo lembo della Costa degli Etruschi regala all escursionista le chiavi per trascorrere una giornata e forse più in una macchina del tempo dove nulla è artificiale e niente immaginario. La millenaria attività mineraria ha lasciato importanti tracce che costituiscono uno dei più begli esempi di archeologia industriale. Viaggiatori, escursionisti e turisti trovano in questa chiave di lettura l accesso più diretto con questo territorio dove ogni passo, ogni edificio, ogni reperto raccontano storie importanti. Gli edifici minerari ospitano oggi il museo mineralogico, il museo archeologico, il museo della miniera e i servizi di accoglienza. Inoltre il parco è attrezzato con centro visita, punto ristoro e spazi per attività didattiche e laboratori. Via del Temperino (20 minuti) Facile percorso che inizia dall uscita della Miniera del Temperino e termina al Museo dell Archeologia e dei Minerali. In gran parte il tracciato segue il percorso della ferrovia del trasporto minerario dei primi anni del 900. Punti di interesse: Pozzo Gowett, Pozzo Fernet-Marchi, Miniera Etrusca. Pozzo Leopoldo, Gran Cava. Via delle Ferruzze (circa 1 ora) Costituisce la spina dorsale del Parco e collega l area del Temperino con la Valle Lanzi e la zona di Rocca San Silvestro. Il percorso sintetizza tutte le principali emergenze archeominerarie della zona e prende il nome dai piccoli accumuli di minerale di ferro scavati negli anni 40.

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