Piano Provinciale di Emergenza della Provincia di Bologna Rischio Idraulico e Idrogeologico (Art. 108 D. LGS. 112/98)

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1 PROVINCIA DI BOLOGNA ASSESSORATO AMBIENTE SETTORE AMBIENTE UFFICIO DI PROTEZIONE CIVILE Piano Provinciale di Emergenza della Rischio Idraulico e Idrogeologico (Art. 108 D. LGS. 112/98) Dicembre 2008

2 Piano Provinciale di Emergenza della Rischio idraulico e idrogeologico - anno 2008 A cura del Settore Ambiente della Assessore: Emanuele Burgin Direttore Settore Ambiente: Gianpaolo Soverini Responsabile Ufficio Protezione Civile: Stefano Pisauri Ufficio Protezione Civile Stefano Pisauri, Gianfranco Fusi, Marco Davi, Caterina Grisorio Elaborazioni Grafiche Marco Davi 2

3 Piano Provinciale di Emergenza della Rischio idraulico e idrogeologico - anno 2008 PARTE PRIMA PREMESSA IL PIANO PROVINCIALE DI EMERGENZA RISCHIO IDRAULICO E IDROGEOLOGICO Glossario IL QUADRO NORMATIVO E AMMINISTRATIVO DI RIFERIMENTO INQUADRAMENTO TERRITORIALE IL CLIMA Cenni sull andamento climatico IDROGRAFIA SUPERFICIALE INQUADRAMENTO GEOMORFOLOGICO IL PROFILO AMMINISTRATIVO DELLA PROVINCIA DI BOLOGNA LE COMUNITA MONTANE LE UNIONI E ASSOCIAZIONI DI COMUNI IL CIRCONDARIO IMOLESE POPOLAZIONE ATTIVITA ECONOMICHE LE RETI DI TRASPORTO IL RISCHIO IDRAULICO-IDROGEOLOGICO RISCHIO IDRAULICO Le piene storiche del bacino del Reno Le dighe in Le criticità del reticolo idrografico minore e del sistema di bonifica Le celle idrauliche RISCHIO FRANA Il quadro generale del dissesto sul territorio provinciale Il Piano Stralcio Assetto Idrogeologico (P.S.A.I.) SCENARI DI EVENTO SCENARI RISCHIO IDRAULICO Sormonto o rotta arginale su reticolo idrografico principale Crisi generalizzata del reticolo di bonifica Crisi localizzata del reticolo idrografico minore Esondazioni connesse ai rilasci delle dighe SCENARI RISCHIO FRANA LINEAMENTI DELLA PIANIFICAZIONE DI EMERGENZA LE STRUTTURE OPERATIVE IN PROVINCIA DI BOLOGNA Centro Funzionale Arpa Servizio Tecnico di Bacino Consorzi di Bonifica Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco Agenzia Regionale di Protezione Civile Organizzazioni di Volontariato Registro Italiano Dighe ORGANIZZAZIONE DEL SISTEMA DI PROTEZIONE CIVILE Il Centro Coordinamento Soccorsi I Centri Operativi Misti Le funzioni di supporto Centri Operativi Comunali LA CARTOGRAFIA A SUPPORTO DEL PIANO...65 PARTE SECONDA

4 Piano Provinciale di Emergenza della Rischio idraulico e idrogeologico - anno INTRODUZIONE AL MODELLO DI INTERVENTO SISTEMA DI ALLERTAMENTO L ARTICOLAZIONE DELLE FASI IL MODELLO DI INTERVENTO NELLA PROVINCIA DI BOLOGNA FASE DI ATTENZIONE Arpa Servizio Idrometeorologico - Centro Funzionale Regione Emilia-Romagna Agenzia Protezione Civile U.T.G. Prefettura di Bologna Regione Emilia-Romagna Servizio Tecnico di Bacino Reno Consorzi di Bonifica Reno-Palata, Renana e Romagna Occidentale Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco Comando Provinciale del Corpo Forestale dello Stato Amministrazione Provinciale Amministrazioni Comunali Comunità Montane Consulta Provinciale del Volontariato FASE DI PREALLARME Arpa Servizio Idrometeorologico - Centro Funzionale Regione Emilia-Romagna - Agenzia Protezione Civile U.T.G. Prefettura di Bologna Regione Emilia-Romagna Servizio Tecnico di Bacino Consorzi di Bonifica Reno-Palata, Renana e Romagna Occidentale Comando Provinciale Vigili del Fuoco Comando Provinciale Corpo Forestale dello Stato Amministrazione Provinciale Amministrazioni Comunali Comunità Montane Consulta Provinciale del Volontariato FASE DI ALLARME Arpa Servizio Idrometeorologico Centro Funzionale Regione Emilia-Romagna Agenzia Protezione Civile U.T.G. - Prefettura di Bologna Regione Emilia-Romagna Servizio Tecnico di Bacino Consorzi di Bonifica Reno-Palata, Renana e Romagna Occidentale Comando Provinciale Vigili del Fuoco Comando Provinciale Corpo Forestale dello Stato Amministrazione Provinciale Amministrazioni Comunali Comunità Montane Consulta Provinciale del Volontariato FASE POST EVENTO LA PIANIFICAZIONE COMUNALE DI PROTEZIONE CIVILE LA FIGURA DEL SINDACO IL SISTEMA COMUNALE ED INTERCOMUNALE DI PROTEZIONE CIVILE AZIONI DEI COMUNI CONSEGUENTI AL PIANO NORME DI COMPORTAMENTO POPOLAZIONE NUMERI DI EMERGENZA

5 Piano Provinciale di Emergenza della Rischio idraulico e idrogeologico - anno PREMESSA PARTE PRIMA Il Decreto Legislativo 112/98, entrato in vigore per gli aspetti di protezione civile, con il Decreto del Consiglio dei Ministri del 12 dicembre 2000, ha profondamente innovato il quadro delle responsabilità in materia di pianificazione di emergenza vigente a quel momento, caratterizzato dall impianto prodotto dalla legge quadro L 225/1992, introducendo il Piano comunale e intercomunale di emergenza (art.108, comma 1, lettera c, punto 3) e affidando alle Province la competenza nella predisposizione del Piano Provinciale di Emergenza, sulla base degli indirizzi regionali (art.108, comma 1, lettera b, punto 3). Un altra modifica significativa apportata dal D.Lgs. 112/98 è stata quella relativa alla competenza assegnata alle Regioni, circa l attuazione degli interventi urgenti in caso di crisi per eventi di tipo B, che da più parti è stata interpretata come un superamento del ruolo prefettizio definito dall art. 14 della L. 225/92 e relativo alla direzione unitaria dei servizi di emergenza da attivare a livello provinciale raccordandosi con i sindaci interessati per eventi non fronteggiabili dal singolo comune. E innegabile quindi che il D. Lgs. 112/98, mentre a livello locale, ha rafforzato il ruolo del Sindaco come rappresentante della collettività e come struttura fondamentale dell intero sistema di protezione civile, in particolare nell attivazione dei primi soccorsi alla popolazione e dei primi interventi urgenti necessari a fronteggiare l emergenza, a livello provinciale ha di fatto creato un dualismo tra pianificazione dell emergenza e gestione dell emergenza stessa creando difficoltà e rischi di conflitti di competenze (Il sistema normativo della protezione civile, Formez n. 16, 2003). Tale conflittualità è stata negli anni successivi al centro di dispute ed è stato necessario produrre ulteriori atti esplicativi. Tra questi richiamiamo la successiva Legge 401/2001 con la quale viene fatto salvo il riparto delle attribuzioni previsto dal D.Lgs. n. 112/98 e la Circolare del Dipartimento Nazionale della Protezione Civile n del 30 settembre 2002, con la quale si chiarisce che le competenze prefettizie di cui all art. 14 della L.225/92, devono continuare a convivere in un contesto di interesse pubblico, con il sistema di attribuzioni di cui all art.108 dello stesso D.Lgs. 112/98, al fine di realizzare la fondamentale integrazione e implementazione di risorse indispensabile in materia di protezione civile. In Emilia Romagna il principale quadro di riferimento normativo viene poi integrato da un altra legge che introduce nuovi ed importanti elementi; è la L.R. 1/05 Norme in materia di protezione civile e volontariato. Istituzione dell Agenzia Regionale di Protezione Civile, legge che si impernia sulla costituzione di una Agenzia Regionale e sul concetto di Sistema Regionale di protezione civile così come definito all art. 1 che recita all espletamento delle attivita di protezione civile provvedono regione, province, comuni, comunita montane, unioni di comuni e ogni altra istituzione pubblica comprese le organizzazioni di volontariato che svolgono compiti anche operativi in materia. E in questo quadro di riferimento che la si è attivata, dando seguito alla competenza sulla pianificazione provinciale di emergenza, e predisponendo il seguente Piano Provinciale di Emergenza Rischio Idraulico e idrogeologico; il piano è stato realizzato attenendosi alle indicazioni contenute nelle linee guida regionale sulla pianificazione di emergenza, approvate con D.G.R del , e successivamente sottoscritte con Protocollo tra Regione Emilia Romagna, Province, Uffici Territoriali di Governo, Direzione Generale dei Vigili del Fuoco, Associazione regionale dell A.N.C.I e Delegazione Regionale dell Unione Nazionale delle Comunità Montane. 5

6 Piano Provinciale di Emergenza della Rischio idraulico e idrogeologico - anno IL PIANO PROVINCIALE DI EMERGENZA RISCHIO IDRAULICO E IDROGEOLOGICO Oggi alla luce delle più recenti circolari attuative dei dispositivi di legge, per Piano Provinciale di Emergenza si intende quello strumento che definisce l organizzazione provinciale del sistema di protezione civile, le modalità di attivazione e l insieme di procedure operative d intervento da attuarsi nel caso in cui si verifichi l evento atteso, contemplato in apposito scenario. Il Piano Provinciale di Emergenza (P.P.E.) è quindi uno strumento di pianificazione preventiva delle attività da porre in essere in caso in cui si verifichi o è imminente il verificarsi di un evento calamitoso. In quanto strumento di coordinamento territorialmente definito, assume particolare rilevanza la definizione puntuale delle procedure d intervento da attivarsi finalizzate a fronteggiare l evento atteso sul territorio provinciale. Il piano deve essere utilizzato per la gestione di eventi di tipo B ai sensi dell art. 2) della L. 225/92 (eventi naturali o connessi con l attività dell uomo che per loro natura ed estensione comportano l intervento coordinato di più enti o amministrazioni competenti in via ordinaria), ma i modelli di intervento definiti per le diverse ipotesi di rischio, possono essere utilizzati anche per eventi di tipo C (calamità naturali, catastrofi o altri eventi che per intensità ed estensione, devono essere fronteggiate con mezzi e poteri straordinari) nonché essere di riferimento per la costruzione dei piani comunali di emergenza. In particolare la definizione delle competenze definite nel P.P.E. appare fondamentale in rapporto con le pianificazioni di emergenza comunali al fine di non generare contraddizioni e discrepanze; i comuni sono pertanto tenuti a riferirsi ai modelli d intervento ivi previsti e coordinare la propria pianificazione ad esse. Lo scopo del Piano Provinciale di Emergenza è quello di fornire tutti gli elementi conoscitivi disponibili e definire le procedure d'intervento, finalizzando l azione a mitigazioni del rischio e salvaguardia della popolazione. In particolare: a) assicurare l intervento tempestivo, efficace e coordinato di tutte le forze disponibili, in ambito provinciale a favore della popolazione colpita da un evento calamitoso; b) definire le procedure e la loro attivazione per coordinare con efficacia la risposta del sistema di protezione civile nel territorio provinciale; c) avere il quadro delle disponibilità delle risorse fornite da tutte le amministrazioni pubbliche e private e prevederne l aggiornamento; Per raggiungere questi obiettivi la costruzione del P.P.E. deve essere condivisa da una moltitudine di soggetti che a vario titolo operano in ambito provinciale in situazione di emergenza e il piano stesso deve essere costruito secondo criteri di flessibilità e con l obiettivo prioritario di favorire il reale coordinamento, in caso di necessità. Il presente Piano Provinciale di Emergenza - Rischio Idraulico e Idrogeologico è un documento organico che caratterizza il rischio idraulico e idrogeologico in provincia di Bologna, definisce gli scenari di evento e rappresenta le risorse in termini di uomini e mezzi dislocati sul territorio per la sua gestione. Nello specifico il Piano è sostanzialmente costituito in due parti; nella prima si illustrano le generalità del territorio provinciale, caratteristiche naturali, climatiche, amministrative e socio produttive (cap 1-4), si caratterizza il rischio idraulico e idrogeologico a partire dall analisi storica, si indicano le aree a maggior rischio e si riportano gli scenari di evento attesi (cap. 5-6), si definiscono il lineamenti di pianificazione di emergenza e l organizzazione del sistema di protezione civile provinciale (cap. 7-8); nella seconda parte viene definito il modello d intervento con le procedure che si attivano in caso di emergenza, articolate per fase di attenzione, preallarme e allarme, si forniscono elementi per la pianificazione comunale e si dettano norme di comportamento per la popolazione (cap 9-12). Il modello d intervento è il fulcro del piano in quanto articolato strumento adattato alle diverse realtà ambientali ed alle caratteristiche del singolo evento, che definisce le fasi nelle quali si articola 6

7 Piano Provinciale di Emergenza della Rischio idraulico e idrogeologico - anno 2008 l intervento di protezione civile; queste fasi sono caratterizzare da un livello di attenzione crescente nei confronti dell evento che si evolvendo, con l individuazione delle strutture operative e degli enti che devono gradualmente essere attivati e per i quali si stabiliscono relazioni e compiti. Il modello di intervento predisposto per il rischio idraulico/idrogeologico è stato elaborato articolando ed approfondendo le procedure contenute nelle linee guida regionali per la pianificazione di emergenza, e successivamente è stato sottoposto alle osservazioni ed alle integrazioni dei soggetti interessati. Il Piano è inoltre corredato da una corposa cartografia di cui si forniscono alcuni stralci esemplificativi in seguito e descritta nel capitolo 8; in particolare si sottolinea come la disponibilità dei singoli tematismi in formato digitale (shapefile,.shp), nonché dell intera produzione cartografica (.pdf) a supporto della pianificazione, sia garantita dal server provinciale nell ambito del Progetto Azimut. Tale progetto che vede la Provincia ed ogni singolo Comune impegnati nella raccolta dei dati e compilazione di database a supporto della pianificazione di emergenza, si pone peraltro come snodo fondamentale di condivisione dei dati di protezione civile tra gli Enti in modalità clientserver, tramite gli appositi applicativi consegnati dall Ufficio Protezione Civile della Provincia di Bologna ai referenti comunali, insieme alle credenziali di autenticazione per l accesso al server. L adesione alla raccolta dei dati nelle forme previste dal progetto in questione, rientra nel quadro regionale di raccordo, omogeneizzazione e condivisione degli stessi, in ottemperanza alle linee guida per la predisposizione dei piani di emergenza provinciali e comunali. Il Piano Provinciale di Emergenza - Rischio Idraulico e idrogeologico, risulta pertanto essere lo strumento di riferimento per enti e strutture operative con compiti di protezione civile ed attività diretta di gestione delle crisi idraulico-idrogeologiche che prevedano il concorso di una pluralità di soggetti tecnici quali Regione, Servizio Tecnico di Bacino, Consorzi di Bonifica, Comunità Montane, Unioni di Comuni e singole amministrazioni comunali, con questi ultimi soggetti che sono chiamati ad assumerlo nella proprie pianificazione comunali e intercomunale di emergenza. Hanno collaborato alla stesura del Piano ed al perfezionamento del modello d intervento l Ufficio Territoriale del Governo-Prefettura di Bologna, il Servizio Tecnico di Bacino Reno della Regione Emilia Romagna, le Comunità Montane e i Consorzi di Bonifica della provincia di Bologna, il Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco, il Coordinamento Provinciale del Corpo Forestale dello Stato e la Consulta Provinciale delle Associazioni di Volontariato di Protezione Civile. La funzionalità del piano è legata alle attività ordinarie che i soggetti con competenze specifiche sul rischio idraulico e idrogeologico (Regione, Servizi Tecnici di Bacino, Comunità Montane e Consorzi di Bonifica) svolgono, nonché dalla revisione e dall aggiornamento dei dati che questa attività produce, pertanto il presente piano potrà essere oggetto di revisione a seguito dell effettuazione di interventi sul territorio che dovessero evidenziare incongruenze del piano medesimo nonché a seguito aggiornamenti conoscitivi che permettano un maggior dettaglio dell elaborazione e dell analisi dei dati. Inoltre saranno apportate modifiche in caso di cambiamento sostanziale del quadro legislativo di riferimento con particolare riferimento al rischio idrogeologico e/o di protezione civile. 7

8 Piano Provinciale di Emergenza della Rischio idraulico e idrogeologico - anno Glossario Allagamento: insieme di aree relativamente circoscritte e particolarmente vulnerabili, con altezze d'acqua misurabili in cm o dm e con tempi di permanenza non particolarmente prolungati. Alluvione: termine generale alluvione utilizzato per indicare tutti i danni prodotti da un evento di piena di un corso d acqua, sia quelli legati all inondazione di territorio che quelli più propriamente connessi con instabilità delle sponde, erosione accelerata e instabilità dei versanti. Alveo: porzioni di territorio direttamente interessate dal deflusso concentrato, ancorché non continuativo, delle acque e delle sue divagazioni; Area di ammassamento: area dove far affluire i materiali, i mezzi e gli uomini necessari alle operazioni di soccorso Area di attesa della popolazione: luogo sicuro dove la popolazione deve recarsi a seguito dell ordine di evacuazione. Area di accoglienza: strutture allestite in grado di assicurare un ricovero per la popolazione evacuata. Area ad alta pericolosità idraulica (A.P.): porzione di territorio soggette ad essere allagate per eventi di piena con tempo di ritorno inferiore o pari a 30 anni; Area a media pericolosità idraulica (M.P.): porzione di territorio soggette ad essere allagate per eventi di piena con tempo di ritorno compreso tra 30 e 200 anni; Area a bassa pericolosità idraulica (B.P.): porzione di territorio soggette ad essere allagate per eventi di piena con tempo di ritorno compreso tra 200 e 500 anni; Area golenale: porzione di territorio contermine all alveo in modellamento attivo, interessata dal deflusso concentrato delle acque, ancorché non continuativo, per fenomeni di piena di frequenza pluriennale. Il limite è di norma determinabile in quanto coincidente con il piede esterno dell argine maestro o con il ciglio del versante; Area inondabile: porzione di territorio soggetta ad essere allagata in seguito ad un evento di piena. Può essere caratterizzata da una probabilità di inondazione in funzione del tempo di ritorno considerato; Aree di Accoglienza: aree ove è possibile l allestimento di strutture in grado di assicurare un ricovero di media e lunga durata per coloro che hanno dovuto abbandonare la propria abitazione. Aree di Ammassamento: aree ricettive nelle quali fare affluire i materiali, i mezzi e gli uomini che intervengono nelle operazioni di soccorso. Argine: opera idraulica in rilevato a diversa tipologia costruttiva, con funzioni di contenimento del livello idrico corrispondente alla portata di piena di progetto a protezione del territorio circostante. Bacino idrografico: territorio nel quale scorrono tutte le acque superficiali attraverso una serie di torrenti, fiumi ed eventualmente laghi per sfociare al mare in un unica foce, a estuario o delta; Cancelli: punti nodali della rete viaria presidiati da forze dell ordine, finalizzati ad interdire l afflusso di traffico e agevolare la tempestività degli interventi. Centro Coordinamento Soccorsi (C.C.S): costituito presso le Prefetture una volta accertata la sussistenza di una situazione di grave emergenza a livello provinciale o subprovinciale, provvede alla direzione e al coordinamento degli interventi di Protezione Civile avvalendosi dei C.O.M. Centro Operativo Comunale (C.O.C.): in emergenza è l organo di coordinamento delle strutture di protezione civile; presieduto dal Sindaco provvede alla direzione soccorsi e alla assistenza della popolazione. Centro Operativo Misto (C.O.M.): struttura decentrata del coordinamento provinciale sul territorio, attivate dal Prefetto ai sensi dell art. 14 del D.P.R 61/81 e retti di norma dal Sindaco, finalizzate alla gestione e al coordinamento degli interventi esecutivi di Protezione civile verso i comuni afferenti Corrivazione (tempo di): tempo occorrente ad una goccia d'acqua caduta nel punto più lontano dell'area del bacino imbrifero per raggiungere il corso d'acqua, ovvero il tempo che occorre ad una massa d'acqua in una posizione a di monte per raggiungere una posizione b) di valle. Destra idrografica: sponda del fiume guardato spalle a monte e occhi a mare. Diga: opera di sbarramento di un corso d acqua che serve a formare un serbatoio a scopo irriguo, potabile, idroelettrico o per regolare le piene. Dissesto idrogeologico: condizione che caratterizza aree ove processi naturali o antropici, relativi alla dinamica dei corpi idrici, del suolo o dei versanti, determinano condizioni di rischio. 8

9 Piano Provinciale di Emergenza della Rischio idraulico e idrogeologico - anno 2008 Elementi a rischio: sono rappresentati dai beni quali la vita umana, il patrimonio immobiliare, culturale e ambientale, le attività economiche e le infrastrutture, presenti in un area vulnerabile; Esposizione E: indica il valore economico del bene; Fascia di pertinenza fluviale: porzione di territorio contermine all area golenale; Frana: movimento di una massa di roccia, terra o detrito; Frana attiva: frana con evidenze morfologiche di movimento o instabilità in atto; Frana quiescente: frana inattiva priva di evidenze morfologiche di movimento o instabilità in atto, per la quale esistono indizi morfologici di potenziale instabilità e conseguente riattivazione; Frana stabilizzata: frana ancora riconoscibile morfologicamente le cui cause però sono state naturalmente o artificialmente rimosse; Esondazione: intesa come il superamento dei limiti di contenimento in alveo per una rete idraulica a pelo libero per eccessivo deflusso, in caso di portate eccedenti l'officiosità dell'alveo, con effetti molto diversi, talora anche molto disastrosi; Evento: ogni singola manifestazione di un fenomeno temuto perché suscettibile di produrre danni. Fontanazzo: fuoriuscita di acqua dal corpo arginale o dal piano campagna immediatamente vicino. Idrovora: macchina di grandi dimensioni per il sollevamento dell'acqua. Metodo Augustus: guida metodologica predisposta dal Dipartimento Nazionale di Protezione Civile per la pianificazione di emergenza che organizza i piani per funzioni di supporto. Modello di intervento: sequenza di attività scaturente dall'attribuzione di compiti ad autorità, enti, soggetti, gruppi od organizzazioni, deputati a porla in essere in caso di emergenza Ordinanza: strumento giuridico utilizzato in caso di azioni indifferibili ed urgenti da porsi in essere anche in deroga a norme di legge, ma nel rispetto dei principi generali dell'ordinamento giuridico. Organizzazioni di Volontariato: organizzazioni liberamente costituite da cittadini, dotate di propria autonomia e identità, strutturate per operare gratuitamente e con continuità a favore di terzi. Paratoia: apparato di chiusura di canali che si immettono a fiume costituito da portale a saliscendi in ferro azionate da volanti, da motori elettrici o da quote idrometriche. Pericolosità Pt: è la probabilità di accadimento di un predefinito evento nell intervallo temporale t; Presa di rotta: operazione atta a riparare una falla apertasi in un argine Portata: Quantità d'acqua che passa in un secondo attraverso una data sezione di un corso d'acqua. Reticolo idrografico: insieme delle linee di impluvio e dei corsi d acqua presenti all interno di un bacino idrografico; Rischio R: è il valore atteso delle perdite umane, dei feriti, dei danni alla proprietà e delle perturbazioni alle attività economiche dovuti ad un particolare fenomeno naturale. Ai fini applicativi è possibile approssimare il valore di R attraverso la formula, nota come equazione del rischio: R=E x V x Pt; Rotta d'argine: squarcio prodottosi in un argine per cause varie. Sicurezza idraulica: condizione associata alla pericolosità idraulica per fenomeni di insufficienza del reticolo di drenaggio e generalmente legata alla non inondabilità per eventi di assegnata frequenza. Agli effetti del Piani di Assetto Idrogeologico si intendono in sicurezza idraulica le aree non inondate per eventi con tempo di ritorno fino a 200 anni; Sinistra idrografica: sponda del fiume guardato spalle a monte e occhi a mare. Suscettibilità geomorfologica: propensione al dissesto franoso di un area, risultante dalla presenza di fattori predisponenti legati essenzialmente alle condizioni geologiche, geotecniche e di copertura del suolo; Teleidrometro: rilevatore di altezza dell'acqua elettronico che trasmette dati in tempo reale. Tempo di Ritorno TR: tempo medio di attesa stimato tra l'occorrere di un determinato evento e il successivo con caratteristiche tali per cui, il valore della grandezza in esame venga eguagliato o superato. Vulnerabilità V: attitudine di un elemento a rischio a subire danni per effetto di un evento calamitoso; è in funzione dell intensità del fenomeno e della tipologia di elemento a rischio. 9

10 Piano Provinciale di Emergenza della Rischio idraulico e idrogeologico - anno IL QUADRO NORMATIVO E AMMINISTRATIVO DI RIFERIMENTO I documenti normativi e amministrativi di riferimento che sono stati utilizzati per la definizione del modello d intervento sono: Legge 24 febbraio 1992, n. 225 Istituzione dei Servizio Nazionale della protezione civile D.P.R. 6 febbraio 1981, n. 66 Regolamento di esecuzione della L. 996/70 recante norme sul soccorso e l assistenza alla popolazione colpita da calamità di protezione civile. Legge Regionale 7 febbraio 2005 n. 1 Norme in materia di protezione civile e volontariato. Istituzione dell'agenzia Regionale di protezione civile Decreto Legislativo 31 marzo 1998 n. 112 Conferimenti di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle Regioni ed agli Enti Locali in attuazione del capo I della L 15/03/97, n. 59. Legge Regionale 21 aprile 1999 n. 3 Riforma del sistema regionale e locale Legge 9 novembre 2001, n. 401 Conversione con modifiche del Decreto Legge 7 dicembre 2001, n. 343 recante disposizioni urgenti per assicurare il coordinamento operativo delle strutture preposte all attività di protezione civile D.P.R. 8 febbraio 2001, n. 194 Regolamento nuova disciplina della partecipazione delle organizzazioni di volontariato alle attività di protezione civile Legge 18 maggio 1989, n. 183 Norme per il riassetto organizzativo e funzionale della difesa del suolo Legge 3 agosto 1998, n. 267 Conversione con modifiche del D.L 11 giugno 1998, n. 180 recante misure urgenti per la prevenzione del rischio idrogeologico Legge 21 ottobre 1994, n. 584 Conversione del D.L. 8 agosto 1994, n. 507 Misure urgenti in materia di dighe Legge Regionale n. 2 Agosto 1984, n. 42 Nuove norme in materia di Enti di Bonifica D.P.C.M. 29 settembre 1998 Atto di indirizzo e coordinamento per l individuazione dei criteri relativi agli adempimenti di cui all art.1 (commi 1 e 2) del D.L. 11 giugno 1998 Presidenza Consiglio dei Ministri Circolare D.S.T.N/2/7019 del 19/03/1996 Disposizioni inerenti l attività di protezione civile nell ambito dei bacini in cui siano presenti dighe Direttiva Presidente Consiglio dei Ministri 27 febbraio 2004 Indirizzi operativi per la gestione organizzativa e funzionale del sistema di allertamento nazionale e regionale per il rischio idrogeologico e idraulico ai fini di protezione civile Direttiva Presidente Consiglio dei Ministri 25 febbraio 2005 Ulteriori indirizzi operativi per la gestione organizzativa e funzionale del sistema di allertamento statale e regionale per il rischio idrogeologico e idraulico ai fini di protezione civile Circolare Presidenza del Consiglio dei Ministri Dipartimento della Protezione Civile, n del 30/09/2002 Delibera di Giunta Regionale n del Direttiva regionale per la regolamentazione del servizio di piena e delle attività di polizia e vigilanza idraulica Delibera di Giunta Regionale n. 975 del 24/05/2004 Realizzazione e gestione del Centro Funzionale regionale come integrata dalla D.G.R. n del Delibera di Giunta Regionale n. 1427/05 del 20/05/2005 Attivazione del Centro Funzionale Regionale e procedure per la gestione del sistema di allertamento regionale ai fini di protezione civile Linee Guida per la predisposizione dei Piani provinciali e comunali. Regione Emilia Romagna - D.G.R del Delibera di Giunta Regionale n. 968 del Proroga del termini di validità delle procedure per il rischio idrogeologico previste dal protocollo d intesa e linee guida regionale per la pianificazione in materia di protezione civile - D.G.R. n. 1166/04. Agenzia Regionale Protezione Civile - Sistema di allertamento regionale ai fini di protezione civile Manuale operativo Bozza Aprile

11 Piano Provinciale di Emergenza della Rischio idraulico e idrogeologico - anno INQUADRAMENTO TERRITORIALE La provincia di Bologna rappresenta la prima provincia per estensione e popolazione in Emilia Romagna, con i suoi 3.702,5 km 2, 1.582,7 dei quali, pari al 43% circa, ricadono in ambito di pianura, 1.329,7 (36%) in ambito collinare e i restanti 790 km 2 in ambiente montano. Circa l 80% della superficie provinciale appartiene al bacino del fiume Reno secondo bacino in regione per estensione dopo quello del fiume Po, con una superficie scolante pari a km 2. La montagna occupa circa il 21% del territorio della provincia con rilievi concentrati nella porzioni sud occidentale. Il monte più alto è rappresentato dal Corno alle Scale che raggiunge m di altezza, le altre cime significative sono il M. Gennaio (1.814 m), il M. La Nuda (1.827 m), il M. Grande (1588 m) nella zona di Lizzano in Belvedere e il M. Orsigna (1.555 m). Nel complesso le aree superiori ai m di altezza sono pari al 3,6% dell intero territorio montano provinciale pari a ha circa. Altre zone montane sono ad est del fiume Reno, tra il M. Calvi (1.238 m) ed il M. della Scoperta (1.287 m), nella dorsale tra il F. Reno ed il T. Setta con la presenza del M. Vigese (1.090 m) e di Montovolo (912 m) e tra il T. Setta ed il T. Idice, con il contrafforte che si estende da Pian di Balestra (1149 m) a Monte Venere (965 m). Il territorio di pianura, delimitato indicativamente a valle della via Emilia, è costituito da una recente matrice geologica di natura argilloso sillicea formatasi con gli eventi alluvionali. E solcato dalle aste arginate dei fiumi che perlopiù pensili e da una fitta rete di canali che provvede allo smaltimento ed al recapito finale delle acque meteoriche nel f. Reno o nei suoi affluenti. I terreni di pianura sono caratterizzati da una principale direttrice di inclinazione da S. a N., ossia dalla via Emilia verso il Reno e sono suddivisi in terre alte e terre basse; le terre alte, costituite dai terreni della fascia più prossima alla via Emilia, hanno una altimetria che varia da quota 50 a quota 14 m circa, mentre le terre basse, formate dai sottostanti terreni, hanno quote che da metri 14 circa diminuiscono gradatamente fino a toccare valori minimi di appena 5,00 metri in vicinanza del Reno. 3.1 IL CLIMA Le caratteristiche geografiche e morfologiche determinano sensibili differenze nel clima per cui i parametri di temperatura e piovosità sono largamente indicativi delle caratteristiche climatiche. La situazione meteoclimatica del territorio provinciale è quella della pianura padana in cui prevale un clima di tipo prevalentemente continentale caratterizzato da notevoli escursioni tra le temperature invernali e le temperature estive ed alti valori di umidità relativa. La conformazione della Pianura Padana, chiusa a N. dall arco alpino e a S. dagli Appennini, influenza la distribuzione spaziale delle precipitazioni; in particolare, la quantità di precipitazione totale aumenta al variare della quota, sia su base annuale, che stagionale, questo dovuto all intensificazione della precipitazione in presenza di moti verticali forzati dall orografia. D altra parte il clima locale rende le caratteristiche delle precipitazioni invernali differenti da quelle estive: mentre le precipitazioni invernali sono principalmente legate all incidenza di fenomeni con scala sinottica, quelle estive sono di natura più convettiva, legate al verificarsi di condizioni di instabilità locale, in corrispondenza di alti valori di temperatura e di umidità specifica, in bassa quota, specialmente in pianura. In sintesi le precipitazioni annue variano tra i 500 e i 1000 mm in pianura mentre in montagna variano tra i 1000 e i 2000 mm con andamento crescente con le quote. In montagna il clima è abbastanza umido e piovoso anche se si registrano accentuate variazioni locali di vallata in vallata. Nel territorio provinciale si possono distinguere tre fasce altimetrico-climatiche caratterizzate da parametri climatologici caratteristici; l area di montagna è caratterizzata da un clima temperato fresco con precipitazioni superiori ai 1200 mm/anno e 20 gg nevosi/anno. L area collinare ha un clima intermedio tra quello montano e quello di pianura con condizioni più miti in inverno rispetto a 11

12 Piano Provinciale di Emergenza della Rischio idraulico e idrogeologico - anno 2008 quest ultimo, mentre l area di pianura è caratterizzata da un clima di tipo subcontinentale con scarsità di precipitazioni e clima rigido in inverno e afoso in estate. In inverno la circolazione di venti è generalmente debole con calme che danno luogo ad inversioni termiche e persistenza di nebbie; le precipitazioni sono scarse, la temperatura media oscilla tra 1 e 4 gradi e l umidità relativa è molto alta (80-85%). In primavera la stagione è caratterizzata da un clima poco nuvoloso con depressioni e sistemi frontali provenienti da nord-ovest, le precipitazioni aumentano di intensità e raggiungono valori di mm/mese e a maggio spesso assumono carattere di rovescio. L autunno è la stagione in cui si registrano le maggiori piogge con medie mensili superiori ai 90 mm. La tabella seguente mette a confronto dati di temperatura e precipitazioni medie tra le stazioni più significative di zone geografiche distinte in provincia; le variazioni più significative sono quelle relative al valore di precipitazione media annua che si dimezzano tra i dati di Porretta Terme in alto appennino e Molinella all estremo nord in bassa pianura. Per quanto riguarda le temperature non si osservano particolari e significative differenze territoriali se si eccettuano i valori delle temperature minime giornaliere tra Porretta T. e le altre stazioni. DATI CLIMATOLOGICI MEDI ( ) BOLOGNA MOLINELLA PORRETTA T. TEMPERATURA MEDIA 13,2 12,6 12,0 MEDIA TEMPERATURE MAX GIORNALIERE 17,8 17,7 18,1 MEDIA TEMPERATURE MIN GIORNALIERE 8,6 7,5 5,9 PRECIPITAZIONI ANNUE ,6 Tabella 1. Principali parametri climatici suddivisi per fasce altimetriche (Fonte dei dati: I Numeri del Clima S.M.R. Arpa) La tabella sotto riportata mostra le medie mensili per i parametri di precipitazione, temperatura minima e massima mensili registrati dal 1950 al 1985 nelle stazioni meteo di Castiglione dei Pepoli (Cottede), Imola e Molinella. IMOLA (47 m) MOLINELLA (11 m) CASTIGLIONE PEPOLI (650 m) MESI Precipit Temp. Temp Precipit Temp. Temp. Precipit. Temp. Temp. medie Min.. Max medie Min. max. Medie min. max. GENNAIO 52,8-0,7 5,8 18,7-1,6 5,3 156,2-1,5 4,2 FEBBRAIO 51,2 1,1 8,7 19,5-1,5 8,1 133,5-1,3 5,1 MARZO 72,3 4,4 13,2 33,5 2,1 14,1 146,8 1,0 7,7 APRILE 83,9 7,8 17,6 72,0 6,1 16,8 130,9 4,1 12,4 MAGGIO 67,8 11,9 22,4 36,6 10,3 22,5 87,3 7,9 16,9 GIUGNO 65,9 15,6 26,7 54,3 13,5 25,6 69,5 11,3 20,8 LUGLIO 42,5 17,7 29,8 44,6 16,5 29,1 43,0 13,8 24,6 AGOSTO 67,8 17,4 29,2 35,0 17,0 29,7 58,6 13,9 24,8 SETTEMBRE 76,7 14,5 25,2 46,8 13,4 25,0 101,8 11,4 20,7 OTTOBRE 76,8 10,1 19,4 68,3 9,2 18,0 148,8 7,1 15,0 NOVEMBRE 95,5 5,0 12,2 36,1 3,8 10,5 211,9 3,4 9,2 DICEMBRE 75,2 0,5 7,1 21,4-0,7 6,0 177,2-0,5 5,2 DATI ANNUI 825,6 8,8 18,2 460,8 7,5 17, ,4 5,9 13,9 Tabella 2. Precipitazioni e temperature medie mensili delle stazioni di Imola, Molinella e Castiglione dei Pepoli a confronto. (Fonte dei dati: I Numeri del Clima- S.M.R. Arpa) Secondo questo andamento meteorologico medio i mesi più piovosi sono novembre, ottobre ed aprile, mentre le precipitazioni minime si registrano in luglio ed agosto. Per quanto riguarda le temperature, gennaio e febbraio sono i mesi più freddi mentre la media delle temperature massime dei mesi di luglio ed agosto si mantiene di poco al disotto dei 30 sino a m s.l.m.. 12

13 Piano Provinciale di Emergenza della Rischio idraulico e idrogeologico - anno Cenni sull andamento climatico Resta infine da segnalare l attualità del dibattito e delle connesse osservazioni riguardanti i cambiamenti climatici su scala globale, corroborate da autorevoli studi e ricerche condotti anche a livello regionale, con effetti previsti ed osservazioni che evidentemente riguardano la scala locale Particolarmente interessante appare la tabella seguente dove sono riportati i dati climatologici riferiti alla stazione Bologna Borgo Panigale per il periodo di osservazione confrontati con l andamento degli stessi nel periodo Il confronto evidenzia la consolidata anomalia termica positiva sia nelle temperature medie che in quelle massime e minime giornaliere con presenza di rialzi nei primi mesi dell anno più accentuati per i valori medi e massimi; nei mesi estivi la anomalia positiva è meno accentuata ed interessa maggiormente il mese di giugno. Le precipitazioni in genere negli ultimi anni hanno evidenziato sia anomalie negative che positive. I mesi che maggiormente, rispetto ai decenni passati, hanno subito queste riduzioni di apporti idrici sono stati febbraio e giugno e in misura minore marzo. I mesi invernali sono diventati più stabili e privi di precipitazioni per gran parte dei giorni con sensibili riduzioni dei giorni di pioggia. DATI CLIMATOLOGICI Temperatura media 13,2 14,8 13,9 14,5 14,4 13,7 13,5 14,1 14,9 Media Tmax giornaliere 17,8 20,1 19,1 19,3 19,4 18,8 17,9 19,3 20,1 Media Tmin giornaliere 8,6 10,5 9,7 9,5 9,8 9,4 9,2 8,9 9,7 Numero giorni con gelo n.d Precipitazioni annue Numero giorni di pioggia Umidità relativa media Velocità media del vento 1,4 2,3 2,3 n.d. 2,7 2,6 2,5 2,5 2,6 N giorni con nebbia n.d N giorni con temporale n.d Tabella 3. Dati climatologici della stazione meteorologica di Bologna Borgo Panigale (fonte dei dati: riepiloghi meteorologici del Servizio Meteo di Arpa Regione Emilia Romagna) Senza entrare nel merito di considerazioni complesse e specialistiche, si può comunque osservare anche sul nostro territorio, una generale tendenza alla intensificazione in termini di magnitudo e frequenza degli eventi estremi, come periodi di siccità ed alluvioni, delineando possibili scenari che non possono essere trascurati, per i possibili impatti sulla società e sugli ecosistemi naturali. Questi fenomeni sono diventati oggetto di ricerche sistematiche sempre più accurate, e sono comunque al centro di una crescente attenzione anche attraverso i sistemi di monitoraggio che permettono di delinearne le caratteristiche in relazione alle frequenti criticità riscontrate. Sul territorio. Si riportano di seguito a titolo esemplificativo, alcune considerazioni e grafici esplicativi relativamente ad uno degli episodi di questo tipo più recenti. Tra la seconda metà di maggio e i primi venti giorni di giugno 2008 la Regione Emilia Romagna è stata interessata da un periodo di precipitazioni diffuse a carattere temporalesco che hanno insistito prevalentemente sulla zona pedecollinare compresa tra la provincia di Reggio Emilia e quella di Bologna. Si sono raggiunti complessivamente quantitativi di pioggia che hanno superato localmente anche i 350 mm in tutto il periodo. In particolare nelle giornate del 19 e 20 di maggio le precipitazioni hanno avuto come centro di scroscio, la zona poco a valle di Zola Predosa dove l intensità massima registrata al pluviometro di Lavino di Sopra ha fatto registrare in un ora 60,2 mm e in tre ore 83.2 mm. 13

14 Piano Provinciale di Emergenza della Rischio idraulico e idrogeologico - anno 2008 L evento di pioggia posto ad esempio, ha avuto inizio nella seconda metà della giornata del 19 maggio, raggiungendo le massime intensità nella notte tra il 19 ed il 20, su una porzione di territorio di ampiezza inferiore a 30 chilometri localizzata intorno al comune bolognese. La pioggia è poi continuata con intensità minori per tutta la giornata del 20 maggio, raggiungendo valori cumulati di 141,2 mm/48 ore nella stazione di Bazzano e di 133,8 mm/48 ore a Monte S. Pietro, rispettivamente pari al 17% ed al 15% della pioggia media annua calcolata nelle stesse stazioni, nel periodo Anche nelle stazioni montane del bacino del t. Samoggia la pioggia pur di minore in intensità e cumulata, ha raggiunto valori notevolmente superiori alle medie stagionali. Figura 1. Precipitazioni cumulate nel periodo maggio (Fonte dei dati: Rapporto meteo idrogeologico su eventi da 17 maggio a 18 giugno 2008 Arpa Centro Funzionale R. Emilia-Romagna) L evento ha causato numerose esondazioni di rii e fossi con fenomeni di intensa erosione ed allagamenti diffusi. Il reticolo principale è stato solo in parte interessato, anche se va sottolineato che nonostante mancasse l alimentazione da monte nei bacini principali, valori di intensità di pioggia particolarmente elevati in un ampia fascia collinare e i numerosi apporti degli affluenti minori sono bastati per far raggiungere i livelli di guardia nei tratti di pianura dei fiumi Secchia, Panaro mentre il bacino del Samoggia nell evento del 19 e 20 maggio ha superato i livelli di preallarme con formazione di fontanazzi in sinistra idraulica nella zona di Forcelli. 14

15 Piano Provinciale di Emergenza della Rischio idraulico e idrogeologico - anno IDROGRAFIA SUPERFICIALE Il territorio provinciale è sostanzialmente distinto a nord della via emilia dalla pianura alluvionale di origine continentale e a sud dalla catena degli appennini su cui si sono impostati trasversalmente diversi corsi d acqua a carattere torrentizio; il principale corso è il fiume Reno che nasce in Toscana e sfocia nel mare Adriatico dopo circa 206 km di lunghezza per un bacino imbrifero di circa km 2 che raccoglie quasi tutte le acque del bolognese. Il tratto montano dalle sorgenti alla chiusa di Casalecchio di Reno è lungo circa 76 km. con una ampiezza di bacino di km 2, riceve il Limentra di Sambuca a sud di Porretta Terme, poi il Rio Maggiore, il T.Silla ed infine verso Sasso Marconi il T.Setta. A valle della parte montana un tratto pedecollinare di circa 5,5 km scorre in zona urbana per poi proseguire oltre la via Emilia in pianura con oltre 124 km di argini e ricevendo via via tutti gli altri torrenti che escono dalle valli appenniche della provincia. Nel tratto di pianura il corso d acqua risente delle vicissitudini idrauliche che hanno trasformato il corso nel tempo da affluente del F. Po a corso d acqua indipendente. Gli altri corsi sono il T. Samoggia (44 km) maggiore tributario di sinistra del F. Reno che a sua volta riceve il T. Lavino da destra ed il T. Setta (40 km) maggiore affluente montano dello stesso F. Reno che precedentemente riceve il T. Brasimone a sinistra ed il T. Sambro a destra. Procedendo da NW a SE si ha il T. Savena (54 Km) che in pianura s immette assieme al T. Zena nel T. Idice quest ultimo deviato dopo Budrio artificialmente in Reno, il T. Sillaro (66 km) che dopo Castel S. Pietro riceve il T. Sellustra ed il F. Santerno (85 km) che privo di affluenti significativi s imette nel F. Reno a valle di Bastia in territorio ravennate. Il regime dei corsi regionali è a carattere torrentizio con piene anche rapide durante le precipitazioni e magre molto spinte in inverno ed in estate. Tutti i corsi d acqua descritti, in pianura sono arginati (420 su 859 km) e pensili con sostanziali modifiche al loro percorso originario per bonifiche e sistemazioni idrauliche che di fatto hanno artificializzato il sistema. Gran parte del sistema idrografico e di regimazione delle acque superficiali del territorio provinciale, è il frutto di un lavoro secolare di bonifica e di controllo dello scolo delle acque in un territorio altrimenti in balia di allagamenti e alluvioni. Figura 3. Il bacino del f. Reno (Fonte dei dati: P.S.A.I. predisposto dall Autorità di Bacino Reno) 15

16 Piano Provinciale di Emergenza della Rischio idraulico e idrogeologico - anno 2008 Il complesso sistema idrografico superficiale, costituito essenzialmente da canali, arginature, stabilimenti idrovori, chiaviche, briglie, casse di espansione, impianti di sollevamento a servizio dell irrigazione, garantisce l'equilibrio idraulico e quindi l'intero assetto del territorio, con particolare riferimento alla risposta che il reticolo è capace di offrire nei momenti estremi, per scarsità o per eccesso di presenza di acqua. 3.3 INQUADRAMENTO GEOMORFOLOGICO Il territorio provinciale distinto a nord della via emilia dalla pianura alluvionale di origine continentale e a sud dalla catena montuosa degli appennini trasversalmente attraversata da diversi corsi d acqua a carattere torrentizio, si articola in 5 distinti contesti morfologici: di pianura alluvionale, di pianura pedemontana, di collina, di montagna e di alta montagna, all interno dei quali si possono riconoscere sottosistemi ambientali caratterizzati da forte omogeneità morfologica. Contesto della Pianura Alluvionale La pianura alluvionale è una pianura costituita da materiale alluvionale, cioè trasportato prevalentemente da fiumi e deposto nella piana durante le alluvioni durante le quali il corso d'acqua esonda dagli argini. Contesto della Pianura Pedemontana Rappresenta il raccordo morfologico tra il contesto di collina e la pianura alluvionale caratterizzato da diminuzione del gradiente topografico e deposito da parte dei fiumi del materiale più grossolano; tra gli ambiti che lo caratterizzano vi è l ambiente di fondovalle a morfologia subpianeggiante allungata lungo la valle con presenza di sedimenti grossolani (sabbie e ghiaie). Contesto di Collina Costituisce la fascia di rilievi degradanti verso la pianura con quote medie inferiori ai 500 m e modesti dislivelli tra spartiacque e fondovalle. E un contesto a bassa intensità di rilievo con pattern del reticolo idrografico da parallelo a dendritico (aree calanchive). Nel sistema collinare bolognese si segnalano due dorsali trasversali alle valli dei principali corsi d acqua quali il contrafforte pliocenico, disposto tra le valli del F. Reno, T. Savena e T. Idice con la cima massima di Monte Adone (655 m) e la Vena del Gesso nel settore orientale della provincia. 16

17 Piano Provinciale di Emergenza della Rischio idraulico e idrogeologico - anno 2008 Morfologicamente si individua l ambito del calanco e del pseudocalanco caratterizzati da intense azioni erosive e presenza diffusa di litologie argillose e la collina ad alta energia di rilievo con dorsali ad andamento trasversale ai principali valli fluviali. Contesto di Montagna Rappresenta il corpo centrale della catena appenninica caratterizzata da notevoli variazioni di quota comprese tra i m ed i 500 m e da forti dislivelli tra crinali e fondovalle. Gli ambiti dominanti sono quelli del rilievo selettivo e del degrado con unità geologiche costituite da complessi caotici argillosi con presenza di ampi lembi di formazioni geologiche suborizzontali a litologia più resistente, e l ambito della montagna ad alta energia di rilievo con versanti da fortemente acclivi a pendenza moderata. L ambito del rilievo selettivo e del degrado è fortemente erosivo con morfodinamica dominata dai processi idrici, franosità cronica e movimenti di massa da varie dimensioni. L ambito della montagna a forte energia di rilievo presenta un assetto fisiografico relativamente omogeneo condizionato dalla giacitura della stratificazione. Contesto di Alta Montagna Corrisponde alla testata terminale dell alto crinale appenninico spartiacque tra Emilia e Toscana, non particolarmente esteso ma con continuità trasversale, caratterizzato da ambienti di alto pregio naturale. I tratti fisiografici di questo contesto sono la continuità delle dorsali, l alta intensità del rilievo ed estesi affioramenti rocciosi. 4 IL PROFILO AMMINISTRATIVO DELLA PROVINCIA DI BOLOGNA La provincia di Bologna è costituita da 60 comuni per un totale di abitanti; i comuni più estesi sono Imola (204,97 kmq), Castel S. Pietro Terme (148,73 kmq) e Bologna (140,73 kmq) che è il comune con maggior numero di abitanti ( ) e maggiore densità abitativa (2700 ab/kmq). I 60 comuni sono articolati in 228 centri abitati di una certa dimensione, caratterizzati da funzioni residenziali e funzioni urbane complesse e 89 di questi dispongono dei servizi cosidetti minimi costituiti da scuole materne/elementari, farmacie, sportelli bancari e postali e 40 sono dotati di tutti i servizi di base (ciclo scuola obbligo, servizi sanitari non specialistici e servizi sociosanitari per anziani). Negli ultimi 20 anni le località più piccole hanno ridotto il grado di compattezza crescendo in modo irrazionale a differenza dei centri maggiori che invece hanno teso a ricucire la propria urbanizzazione. (fonte dei dati P.T.C.P.) 4.1 LE COMUNITA MONTANE Le Comunità Montane costituite con la L.R. 22/97, riordinate con la L.R. 11/01 e in procinto di essere revisionate, sono attualmente 4; da nord la C.M. della Valle del Samoggia, con sede a Castelletto di Serravalle, (anche Unione di comuni), costituita dai territori di 6 comuni, la C.M. della Media e Alta Valle del Reno con sede a Vergato che ricomprende 10 comuni, poi verso est, la C.M. delle Cinque Valli Bolognesi con 8 comuni ed infine la C.M. della Valle del Santerno con 4 comuni. C.M. VALLE SAMOGGIA (N. 9) C.M. MEDIA ALTA VALLE DEL RENO (N. 10) C.M. DELLE CINQUE VALLI BOLOGNESI (N.11) C.M. DELLA VALLE DEL SANTERNO (N. 12) CASTELLO SERRAVALLE VERGATO PIANORO FONTANELICE BAZZANO CAMUGNANO CASTIGLIONE DEI PEPOLI BORGO TOSSIGNANO CRESPELLANO CASTEL D AIANO LOIANO CASALFIUMANESE MONTE SAN PIETRO CASTEL DI CASIO MONGHIDORO CASTEL DEL RIO MONTEVEGLIO GAGGIO MONTANO MONTERENZIO SAVIGNO GRANAGLIONE MONZUNO GRIZZANA MORANTI S. BENEDETTO V. S. LIZZANO IN BELVEDERE SASSO MARCONI MARZABOTTO PORRETTA TERME TOT. AREA: 252,72 TOT. AREA: 618,86 TOT. AREA: 607,19 TOT. AREA: 200,21 TOT. ABITANTI: TOT. ABITANTI: TOT. ABITANTI: TOT. ABITANTI: Tabella 4. Le Comunità Montane della provincia di Bologna 17

18 Piano Provinciale di Emergenza della Rischio idraulico e idrogeologico - anno LE UNIONI E ASSOCIAZIONI DI COMUNI Con la L.R. 11/01 la Regione ha elaborato un programma di riordino territoriale nel quale si dispone che in materia di ambiti territoriali, questi sono riconosciuti tali se vi sono costituite forme associative stabili quali Comunità Montane, Unioni di Comuni e Associazioni Intercomunali. In seguito all entrata in vigore della legge, anche in provincia di Bologna sono state realizzate aggregazioni che prevedono tra l altro la riorganizzazione di servizi da trasferirsi alle associazioni o Unioni di Comuni al fine di garantirne un livello qualitativo migliore; tra questi vi sono la Polizia Municipale e la Protezione Civile con sperimentazioni già in atto. Sono presenti attualmente in provincia di Bologna cinque Associazioni e due Unioni di seguito elencate: 1. Associazione intercomunale Terre di Pianura tra i comuni di: Baricella, Budrio, Granarolo dell Emilia, Minerbio, Malalbergo e Molinella Abitanti gestione associata della polizia municipale e protezione civile. 2. Associazione intercomunale Terre d Acqua tra i comuni di Anzola dell Emilia, Calderara di Reno, Crevalcore, Sala Bolognese, San Giovanni in Persiceto e Sant Agata Bolognese - ab gestione dei servizi di polizia municipale 3. Associazione intercomunale Valle dell Idice tra i comuni di: Ozzano dell Emilia, Castenaso San Lazzaro di Savena ab gestione associata servizi polizia municipale e protezione civile.. 4. Associazione Intercomunale Cinque Castelli tra i comuni di Castel S. Pietro Terme, Medicina, Dozza, Castel Guelfo e Mordano ab gestione dei servizi di protezione civile, polizia municipale 5. Unione dei comuni Reno Galliera tra i comuni di: Argelato, Bentivoglio, Castel Maggiore, Castello d Argile, Galliera, Pieve di Cento, San Giorgio di Piano, San Pietro in Casale ab gestione servizi polizia municipale. 6. Unione dei Comuni (già comunità Montana) della Valle del Samoggia composta dai comuni di: Monteveglio, Crespellano, Bazzano, Savigno, Monte San Pietro, Castello di Serravalle - ab gestione dei servizi di protezione civile. 4.3 IL CIRCONDARIO IMOLESE Il Consorzio del Circondario Imolese attualmente comprende dieci Comuni: Imola, Castel San Pietro Terme, Dozza, Medicina, Castel Guelfo, Mordano, Casalfiumanese, Borgo Tossignano, Fontanelice e Castel del Rio per una superficie di 787 kmq e una popolazione complessiva di oltre abitanti. Il Circondario è istituito definitivamente con la L.R n 6 Riforma del sistema amministrativo regionale e locale (cap. IV. Nuovo Circondario imolese - art ). I Sindaci dei 10 Comuni del Circondario già da tempo hanno costituito tramite lo strumento della convenzione, il Consorzio del Circondario Imolese che ha come scopo principale l esercizio in forma associata delle funzioni amministrative, dei servizi di competenza dei comuni consorziati e l esercizio dei compiti assegnati anche dalla. Tra le materie che sono oggetto di trasferimento da parte della Provincia particolare rilevanza assumono quelle di Ambiente e Pianificazione territoriale. 18

19 Piano Provinciale di Emergenza della Rischio idraulico e idrogeologico - anno POPOLAZIONE Le indicazioni ed i dati di seguito riportate provengono dal Rapporto annuale relativo alla popolazione in provincia di Bologna al 31/12/2007, a cura del Servizio Studi per la Programmazione - Ufficio di Statistica della. Al 31 dicembre 2007 la popolazione provinciale ammonta complessivamente a abitanti, di cui unità (pari al 38,6 per cento) residenti nella sola città di Bologna e (ovvero il 13,2 per cento) nel circondario di Imola. Le associazioni comunali che pesano maggiormente dal punto di vista demografico sono quella di Terre d Acqua ( abitanti) e Reno-Galliera (69.105) che raccolgono rispettivamente l 8,2 e il 7,2 per cento della popolazione della provincia. Oltre al comune capoluogo, soltanto cinque comuni superano i ventimila abitanti: Imola (67.301), Casalecchio di Reno (34.829), San Lazzaro (30.448), San Giovanni in Persiceto (26.264) e Castel San Pietro terme (20.086); mentre invece rimangono sotto la soglia dei duemila residenti Castel d Aiano (1.989), Fontanelice (1.908) e Castel del Rio (1.233). Il territorio provinciale si estende per oltre chilometri quadrati ed il comune che insiste sulla superficie più ampia è quello di Imola (205 Kmq). Per il complesso della provincia, la densità demografica si attesta su 260,4 persone per chilometro quadrato con i comuni di Bologna e Casalecchio che sono quelli più densamente popolati (2.645 ab./km 2 e ab/km 2 ). Le associazioni comunali con il più elevato livello di densità demografica sono: Terre d Acqua (209,8 ab/kmq), Reno Galliera (233,8) e Valle dell Idice (389,1). La mappa soprariportata mostra inoltre come i comuni più densamente abitati siano proprio quelli appartenenti alla fascia immediatamente confinante con il capoluogo e nella zona di pianura più a nord. La popolazione continua ad essere caratterizzata dall avanzato processo di invecchiamento. In particolare, il capoluogo ed i comuni della zona montana e appenninica patiscono i valori più elevati dell indice di invecchiamento. Interessante, ai fini della presente trattazione, è notare inoltre come continui a crescere il peso della presenza straniera, sia in termini assoluti che percentuali, con unità pari al 7,8% della popolazione provinciale. La distribuzione della presenza degli stessi, riportata a fianco, evidenzia la tendenza all insediamento in territori soggetti, tra l altro, a rischio idraulico ed idrogeologico; si pone all attenzione quindi il problema della conoscenza dei rischi naturali per queste fasce di popolazione, ed alla più generale possibile mancanza di consuetudine al territorio che può trasformarsi in pratica insediativa in aree di rischio (aree golenali o di dissesto). 19

20 Piano Provinciale di Emergenza della Rischio idraulico e idrogeologico - anno ATTIVITA ECONOMICHE In provincia di Bologna il tessuto produttivo è fortemente improntato verso una economia di servizi; il 69,5% delle unità locali (U.L.) appartiene al terziario con una consistente parte relativa al commercio; quest ultimo è molto sviluppato nel settore pedecollinare in particolare modo a Bologna, San Lazzaro di Savena e Casalecchio di Reno mentre in montagna le più importanti sono a Vergato, Castiglione dei Pepoli e Porretta Terme. Il comparto agricolo rappresenta il 15,7 % delle Unità locali dell intera provincia con percentuali simili sia in pianura che in montagna che si aggirano intorno al 28%. Le U.L. dell industria sono inferiori a quelle dell agricoltura ma registrano un più alto numero di addetti con percentuali maggiori nel settore degli apparecchi meccanici, tessili ed elettrici seguiti poi dai comparti delle industrie alimentari e delle cartiere. Poli industriali consistenti sorgono nei comuni pedecollinari e nell area metropolitana, mentre in Appennino, sono generalmente poco sviluppati con i poli industriali maggiori ubicati a Gaggio Montano, Sasso Marconi e Castiglione dei Pepoli. 4.6 LE RETI DI TRASPORTO Il territorio provinciale bolognese costituisce un area strategica per il sistema dei collegamenti infrastrutturali di carattere internazionale e nazionale, ospitando al suo interno importanti arterie autostradali, rilevanti viabilità statali e numerose viabilità provinciali. L area circostante il capoluogo emiliano è interessata dal passaggio di tre tronchi delle due principali dorsali di collegamento Nord-Sud del nostro Paese, A1 Milano- Bologna, A1 Bologna- Firenze e A14 Bologna-Ancona, nonché del tronco dell A13 Bologna-Padova in direzione Nord-Est. Le connessioni tra i suddetti assi autostradali afferenti a Bologna sono realizzate tramite il raccordo Per quanto concerne le strade di gestione A.N.A.S., esse sono costituite dalla SS9, Via Emilia, e dalla SS64, Via Porrettana, le quali si sviluppano rispettivamente lungo le due principali direzione di collegamento Nord Sud e Ovest-Est. Le strade provinciali sono costituite attualmente da 95 entità, numero che comprende anche quelle infrastrutture viarie interessate dal passaggio dalla rete stradale nazionale al demanio regionale, e da questo a quello provinciale, con un'estensione totale di circa Km. La stazione di Bologna rappresenta uno snodo essenziale per lo smistamento del traffico ferroviario nazionale, che si snoda quindi sull intero territorio provinciale; in particolare vi afferiscono le linee ferroviarie di collegamento con Firenze, Ancona, Milano, Padova, Pistoia e Verona. Le ferrovie suburbane Vignola Casalecchio e Bologna Portomaggiore occupano infine un posto di primo piano nel sistema integrato di trasporto pubblico dell area bolognese. 20

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