PREFAZIONE... II PRESENTAZIONE... III 2 IL METODO DI INDAGINE... 8

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2 Indice I Distretti della Moda PREFAZIONE... II PRESENTAZIONE... III 1 I DISTRETTI DELLA MODA: UN PROGETTO AL SERVIZIO DEI TERRITORI IL METODO DI INDAGINE MODALITÀ E FINALITÀ DELL ANALISI I DUE CAMPIONI DELL ANALISI L ANALISI QUALITATIVA L ANALISI QUANTITATIVA I DISTRETTI DISTRETTO DEL CAPPELLO DI MONTAPPONE E MASSA FERMANA DISTRETTO CALZATURIERO DI FERMO DISTRETTO DELL OCCHIALE DI BELLUNO DISTRETTO DEI PRODOTTI IN PELLE E CUOIO DI SANTA CROCE SULL'ARNO DISTRETTO INDUSTRIALE TESSILE - LANIERO DI BIELLA DISTRETTO ORAFO DI VALENZA PO DISTRETTO VENETO DELL ABBIGLIAMENTO VERONA MODA DISTRETTO DELLO SPORTSYSTEM DI MONTEBELLUNA DISTRETTO VENETO SISTEMA MODA DISTRETTO PRODUTTIVO DELLA FILIERA MODA PUGLIA DISTRETTO ORAFO-ARGENTIERO DI VICENZA DISTRETTO DEL TESSILE-ABBIGLIAMENTO DI PRATO CONCLUSIONI QUADRO DI SINTESI DATI QUANTITATIVI BIBLIOGRAFIA CURATORI E COLLABORATORI DEL PROGETTO I DISTRETTI DELLA MODA I

3 Prefazione Country Chairman Italy UniCredit II

4 Presentazione I Distretti della Moda I distretti, la forza del Made in Italy: con l aggregazione stanno superando la crisi, con le progettualità comuni vinceranno in futuro È di moda, oggi, parlare di imprese in rete e di aggregazioni. Alcuni tendono a scollegare queste strategie dai distretti. Sbagliando. Perché le piccole e le medie imprese del sistema distrettuale da tempo fanno gruppo-squadra. I metadistretti di qualche anno fa non erano forse gli avamposti sperimentali delle reti di oggi? I distretti per primi hanno capito che il Made in Italy nel mondo andava valorizzato con nuovi percorsi imprenditoriali finalizzati alle aggregazioni di aziende. In tempi non sospetti (quando le reti non andavano ancora di moda ) la Federazione dei Distretti Italiani, che si confronta costantemente con i suoi associati, intuì dove questo percorso avrebbe portato, capì che i sistemi distrettuali erano ormai diventati aperti e diffusi. Le loro radici territoriali restavano, ma i confini si allargavano, abbracciando più territori, più province, più regioni. Così la Federazione diede vita a una nuova governance. Basta distretto con confini delineati, ma Paese suddiviso in quattro cluster, classificati secondo le 4A del Made in Italy: Abbigliamento-Moda; Automazione-Meccanica; Arredo-Casa; Alimentare-Agroindustriale-Ittico. Il tutto proponeva un interazione tra più territori, più esperienze, più valenze. Nella sua azione di generatore di progettualità comuni, poi, la Federazione è andata oltre. Si è messa a studiare e a indagare i vari settori distrettuali. Sempre con lo scopo di rintracciare strade comuni percorribili per far crescere, migliorare, magari far anche uscire dalla crisi i distretti stessi. Lungo questa strada, abbiamo trovato in Unicredit un partner convinto e preparato. Un partner col quale abbiamo dato vita a una prima analisi, calibrata su 10 distretti della meccanica (uno dei settori delle 4A). Dal primo step osservativo e valutativo si è poi passati a vere e proprie progettualità comuni tra i 10 distretti che hanno dato risultati importanti a tutti i livelli. Oggi l esperienza viene replicata con una delle 4A che maggiormente rappresentano il Made in Italy (assieme all alimentare): la moda, l abbigliamento. Abbiamo messo sotto la lente d ingrandimento i 12 distretti del sistema-moda che vanno per la maggiore, arrivando a definire un quadro di sintesi preciso e mirato. Mirato a cosa? A identificare iniziative sinergiche, percorsi collettivi, obiettivi comuni. Perché se è vero (noi ne siamo certi ) che i distretti stanno traghettando l Italia fuori dalla crisi, è anche vero che verrà il momento di programmare la crescita. E i distretti vogliono farsi trovare pronti. Valter Taranzano Presidente Federazione Distretti Italiani III

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6 I distretti della Moda: un progetto al servizio dei territori 1

7 1 I distretti della Moda: un progetto al servizio dei territori In chiusura del 2009 la Federazione dei Distretti Italiani e l unità dei Progetti Speciali UniCredit Corporate Banking hanno presentato insieme un evento dal titolo I Distretti della Meccanica 10 realtà a confronto per valorizzare le eccellenze ed agire sui territori. Tale evento ha rappresentato un momento di conclusione di un più ampio progetto nel quale i due partner hanno messo a fattor comune le proprie competenze e capacità realizzative per comprendere e per supportare successivamente le progettualità strategiche di 10 territori specializzati nelle produzioni meccaniche. Si è trattato di un momento di pubblica convergenza che ha visto come protagonisti gli imprenditori dei territori coinvolti, le istituzioni, la banca, il mondo associativo e quello della ricerca, In tale occasione sono stati presentati non solo gli esiti dello studio svolto in buona parte sui territori interessati e destinato ad individuare gli elementi strategici di forza e di debolezza di ciascun distretto, ma anche e soprattutto le idee di progetto alle quali UniCredit e la Federazione dei Distretti potessero contribuire insieme, favorendone la realizzazione in linea con la fotografia dei bisogni e delle opportunità emerse dall analisi. Visto il gradimento dell iniziativa da parte della stampa ed in particolare degli attori dei territori coinvolti, nel corso dell evento stesso i due partner, hanno voluto lanciare la palla in avanti, dichiarando pubblicamente l intento di sviluppare nell immediato futuro un iniziativa analoga destinata ad un altra delle celebri 4 A del Made in Italy (Automazione-Meccanica, Abbigliamento- Moda, Alimentare, Arredo), ed in particolare, al settore che - pur con volumi meno importanti rispetto a quelli espressi dalla meccanica - richiama fortemente l attenzione sul manifatturiero italiano in tutto il mondo: il settore Moda-Persona. Ecco allora che, partendo dalle medesime logiche di conoscenza e di servizio ai territori già sperimentate sui distretti della meccanica, nella primavera del 2010 i due partner hanno lanciato un nuovo progetto sul settore che aggrega sotto di sé sia segmenti merceologici specializzati nella produzione di beni intermedi, che vanno dal tessile alla lavorazione delle pelli, sia comparti produttivi ben più noti al consumatore finale, come quelli dell abbigliamento, della calzatura e della pelletteria, senza dimenticare quelli dell oreficeria e dell accessorio. Il Sistema Moda italiano, di fatto, è uno dei comparti che storicamente hanno contribuito maggiormente alla crescita economica del nostro Paese. Nel corso degli anni, il continuo sviluppo del settore ha permesso all Italia di acquisire una posizione di assoluta leadership in questo campo. In tale dinamica l export ha giocato un ruolo fondamentale, trainando l industria italiana ai vertici mondiali del settore: dal 1975 al 1995 l export italiano del settore è passato da 1,9 a 32,8 miliardi di euro. Confrontando tale crescita con quella del Valore Aggiunto del settore, emerge chiaramente la stretta correlazione esistente tra i due fattori fino agli anni 90, periodo nel quale le esportazioni sono cresciute in modo più rilevante rispetto al Valore Aggiunto, evidenziando un settore sempre più internazionalizzato. In termini di Valore Aggiunto il Sistema Moda italiano nel 2008 ha raggiunto un valore di 27,4 miliardi di euro, pari all 11% dell intera industria manifatturiera italiana. Di fatto, il peso del sistema moda sul manifatturiero nazionale è molto significativo, soprattutto se confrontato con il 3,6% della Francia, il 4,9% della Spagna, il 2,9% del Regno Unito e l 1,7% della Germania. Tali Paesi, tra l altro, nel corso degli anni hanno progressivamente ridotto l impatto delle proprie filiere tessile-abbigliamento, concia, pelletteria e calzatura sulla propria economia nazionale. Anche relativamente all export il Sistema Moda gioca un ruolo fondamentale all interno della bilancia commerciale nazionale: nel 2008 il settore ha contribuito per 41,9 miliardi di euro, pari all 11,5% del totale, con un ruolo trainante da parte dell Abbigliamento (40%) seguito dal Tessile (26%) e dal Calzaturiero (18,2%), mentre hanno contribuito in misura minore la Concia e la Pelletteria (entrambi attorno al 7,5%) 1. 1 Rapporto M2 Meridiano Moda Febbraio 2010 a cura di ITF, Unioncamere e Ambrosetti. 2

8 Figura Ripartizione del Valore Aggiunto e dell Export dell industria manifatturiera italiana nel 2008 Fonte: rielaborazione The European House-Ambrosetti su dati Eurostat, 2010 Pertanto, sia per Valore Aggiunto che per Export il Sistema Moda italiano risulta secondo soltanto al grande comparto della Meccanica, il settore sul quale, non a caso, ci siamo concentrati per il primo dei nostri progetti sui distretti italiani. Il primato del Sistema Moda italiano si conferma anche a livello europeo: l Italia, con il 44% del valore della Produzione complessiva dell UE-12, detiene, infatti, la prima posizione per Valore della Produzione del Sistema Moda in Europa occidentale, seguita a distanza da Francia (14%), Germania (13%) e Spagna (11%). Nel dettaglio dei singoli comparti, il nostro Paese detiene la leadership europea (UE-12) nel settore conciario, con il 78% della produzione di settore, e in quelli della pelletteria e del calzaturiero che si attestano entrambi al 59% della produzione complessiva dell Europa Occidentale. Anche nei comparti del tessile e dell abbigliamento l Italia vanta una posizione di rilievo, rappresentando rispettivamente il 36% e il 42% del Valore delle Produzione europea di settore. Spagna 11% Danimarca <1% Francia 13% 59% Calzaturiero Grecia 2% 59% Pelletteria Irlanda <1% Italia 44% 78% Concia Germania 13% Lussemburgo <1% Olanda 2% 42% 36% Abbigliamento Tessile Portogallo 4% UK 7% Belgio 4% Figura Valore della Produzione del Sistema Moda nell UE-12, 2006 Fonte: rielaborazione The European House-Ambrosetti su dati Eurostat, 2010 Se, come abbiamo visto, da un lato il Sistema Moda-Persona italiano riveste una grande importanza per il Paese, dall altro va anche detto che questo settore rispecchia pienamente i modelli produttivi peculiari che contraddistinguono molti altri comparti tipici del nostro sistema industriale. In particolare, la presenza di un esiguo numero di grandi imprese affiancate da una miriade di imprese medie, piccole e piccolissime con una forte specializzazione nelle produzioni manifatturiere. Tale modello, nel corso degli anni, si è sviluppato in maniera ancor più accentuata in 3

9 molti territori che hanno abbinato la concentrazione territoriale alla componente settoriale, sviluppando il fenomeno dei distretti industriali in proporzioni ben più evidenti di quanto non sia avvenuto in molti altri paesi europei. Il distretto industriale è un addensamento territoriale con un alta concentrazione di piccole e medie imprese industriali ad elevata specializzazione produttiva, generalmente caratterizzate da un intensa interdipendenza dei loro cicli produttivi e fortemente integrate con l ambiente socioeconomico locale che le ospita. Il distretto non va confuso con le aree industriali: territori dove sono concentrate imprese di differenti settori e specializzazioni, che molto spesso non hanno sviluppato tra loro alcun tipo di collaborazione e alcun legame con il territorio 2. Generalmente, in un distretto operano imprese indipendenti, ma integrate in una rete di relazioni di cooperazione informale e di lungo periodo. La caratteristica peculiare dei distretti è, infatti, la collaborazione tra imprese: nel distretto si distribuiscono gli ordini di produzione, si realizzano insieme servizi, si mettono in comune conoscenze e si sviluppa insieme innovazione. Il modello produttivo del distretto industriale ha dimostrato nel tempo di funzionare particolarmente bene nei settori del Sistema Moda. Se è vero, quindi, che il peso dei distretti sul totale dell economia italiana è rilevante (le aziende manifatturiere dei distretti italiani con 2 milioni di addetti realizzano il 27,2% del PIL italiano e il 46% delle esportazioni totali), è un dato di fatto che oltre il 45% dei distretti italiani fa riferimento ai comparti del macro-settore del Moda-Persona. Settore Distretti % Tessile-abbigliamento 45 28,8 Meccanica 38 24,4 Beni per la casa 32 20,5 Pelli, cuoio e calzature 20 12,8 Alimentari 7 4,5 Oreficeria 6 3,8 Cartotecniche e poligrafiche 4 2,6 Prodotti in gomma e in plastica 4 2,6 Totale Italia ,0 Tabella I settori principali dei distretti industriali Fonte: Istat Questi dati non possono, quindi, che confermare la validità della scelta fatta dai due partner UniCredit e Federazione Distretti nel concentrare l attenzione del nuovo progetto sui distretti del settore moda. Ciò individuando innanzitutto un numero di territori agevolmente gestibile e al tempo stesso rappresentativo in termini di diversificazione delle produzioni e di distribuzione geografica, sul quale effettuare un indagine a tutto campo per comprendere il posizionamento strategico, le performance economico-finanziarie e di conseguenza gli interventi più opportuni e per sviluppare, laddove possibile, iniziative coordinate a supporto dei territori interessati. Il progetto ha portato i due partner ad individuare insieme un novero iniziale di una ventina di distretti del settore, con i quali la Federazione intrattiene rapporti (alcuni direttamente associati, altri non ancora). A ciascuno di questi è stata proposta formalmente la partecipazione attiva all iniziativa, Antonio Ricciardi,

10 non solo in termini di disponibilità a far incontrare il team di lavoro con un numero di opinion leader del territorio, sia nella fase di analisi strategica preliminare che di sviluppo di eventuali progettualità, ma anche in termini di disponibilità a fornire un elenco di imprese ascrivibili al distretto per costituirci un campione rappresentativo nella fase di analisi quantitativa.inoltre, ciascun distretto è stato anche chiamato ad indicare un referente di distretto nel ruolo di promotore e coordinatore sul territorio delle diverse fasi del progetto. I diversi territori coinvolti nella fase preliminare, per motivazioni di volta in volta diverse, si sono ridotti ad un numero definitivo di 12 distretti effettivamente partecipanti al progetto. TESSILE Tessile TESSILE DI PRATO TESSILE DI BIELLA TOSCANA PIEMONTE Abbigliamento O ABBIGLIAMENTO Calzature e Cuoio O METADISTRETTO DELL ABBIGLIAMENTO MODA PUGLIESE PUGLIA Oreficeria O VERONA MODA VENETO Accessorio O VENETO SISTEMA MODA VENETO CALZATURE E CUOIO SPORTSYSTEM DI MONTEBELLUNA VENETO CALZATURIERO FERMANO MACERATESE MARCHE CONCIARIO DI SANTA CROCE SULL'ARNO TOSCANA OREFICERIA ORAFO ARGENTIERO DI VICENZA VENETO ORAFO DI VALENZA PO PIEMONTE ACCESSORIO DELL'OCCHIALE DI BELLUNO VENETO DEL CAPPELLO DI MONTAPPONE MARCHE Figura I 12 distretti partecipanti al progetti I Distretti della Moda Per ciascuno dei 12 distretti partecipanti si è organizzato un incontro sul territorio con l obiettivo di confrontarsi con un congruo numero di opinion leader locali, tra i quali imprenditori storici del territorio, rappresentanti delle istituzioni locali, del mondo associativo e corporativo dotati di una visione quanto più possibile completa e aggiornata sulle dinamiche in atto nel distretto. Il team di lavoro, espressione delle competenze in capo ai due partner di progetto, ha iniziato un viaggio lungo oltre Km che lo ha portato a incontrare realtà produttive molto diverse tra loro: imprenditori di grandi, piccole e piccolissime dimensioni, assessori provinciali e comunali, sindaci, funzionari e presidenti di associazioni di categoria, referenti di enti di distretto e rappresentanti delle Camere di Commercio. Nel corso del viaggio tra i 12 territori abbiamo ascoltato le diverse voci del distretto, talvolta anche parzialmente discordanti tra loro, per comprenderne la storia, le ragioni del successo e delle eventuali difficoltà. Si è poi proceduto ad uniformare l esito dei colloqui attraverso un metodo di analisi qualitativa in grado di restituire per ciascuno dei temi trattati un punteggio di sintesi, espressione del posizionamento strategico assunto dal distretto. Siamo convinti che effettuare uno studio a distanza di centinaia di chilometri, senza sporcarsi le mani lavorando a stretto contatto con la gente del territorio, semplicemente sulla base di informazioni raccolte a vario titolo, non avrebbe consentito di avvicinarsi così tanto alla realtà dei singoli aggregati. Così facendo speriamo di aver colto, se non l essenza più profonda, senz altro gli elementi chiave di ogni distretto per ricostruirne il posizionamento attuale e soprattutto le prospettive. A ciò va poi aggiunto che la fase successiva del progetto, quella nella quale potranno essere sviluppate le proposte e le iniziative più coerenti con il check-up strategico emerso dal distretto, è realizzabile solo nella misura in cui i promotori del progetto siano vicini e presenti sui territori interessati, così come un grande gruppo bancario qual è UniCredit può garantire in virtù della sua capillare rete di servizio. I temi trattati nella sessione di approfondimento qualitativo vertono su quattro filoni principali, declinati in dettaglio nel corso delle interviste ai protagonisti locali. Questi sono rispettivamente: cooperazione, strategia, innovazione e internazionalizzazione. Per comprendere con precisione 5

11 come siano state affrontate le singole tematiche si rinvia al capitolo n.2 relativo al Metodo di Indagine. È in ogni caso utile evidenziare come alcune tra le tematiche da noi approfondite nel corso del presente studio siano oggi di scottante attualità nell evolversi del dibattito sui distretti industriali, ed in senso più ampio, nelle analisi relative alla trasformazione del sistema produttivo nazionale. Tra questi, uno dei temi più caldi e che ci sta più a cuore è quello della vitalità dei distretti e della la loro evoluzione verso reti di imprese, aggregati sempre meno legati ad una connotazione esclusivamente territoriale. Distretti e reti sono realtà che nel dibattito taluni tendono a porre in antitesi tra loro, indicando il distretto come modello produttivo superato a vantaggio esclusivo delle reti. Una posizione che alla luce della nostra esperienza sul campo non ci sentiamo di sottoscrivere se non soltanto in parte, ritenendo che la rete possa rappresentare senza dubbio la logica e consequenziale evoluzione del distretto, senza tuttavia che ciò presupponga l esaurirsi definitivo del ruolo dei distretti intesi come aggregato a forte connotazione territoriale. È un dato di fatto storico che l economia italiana sia caratterizzata da un capitalismo della piccola impresa e al tempo stesso da un capitalismo del territorio. Ed è proprio sul territorio, in perfetta simbiosi con le comunità locali, che si sono addensate nel corso degli anni delle fitte reti locali che hanno favorito la diffusione della conoscenza e la crescita delle imprese in un tessuto di filiere finemente specializzate. Piccola impresa e capitalismo del territorio sono, quindi, fenomeni strettamente interdipendenti: la maggior parte delle microimprese presenti e attive nel circuito produttivo non potrebbe sopravvivere in assenza di legami forti con il proprio territorio e le reti di relazione in esso presenti. Sono queste reti che, infatti, rendono accessibili alle piccole imprese locali le economie di specializzazione e di scala, consentendo loro di organizzare processi produttivi moderni, dotati competenze di qualità e di un mercato di sbocco sufficientemente ampio. La chiave che rende possibile l esistenza efficiente di molte piccole imprese sta proprio nella loro appartenenza a filiere localizzate che consentono di accedere a risorse eccedenti il loro ambito individuale. È la filiera che, grazie alla stabilità che garantisce nei rapporti verticali tra fornitori e clienti, consente di sommare idee, capacità, capitali, volumi produttivi che fanno parte della stessa catena produttiva, in particolare se risiedono in un territorio limitato come accade tipicamente nei distretti industriali (Bagnasco A., Bonomi A., Calmieri D., Rullani E., 2008) 3. È evidente, quindi, che la filiera, nella sua eterogeneità, rappresenti un elemento chiave per la competitività del Sistema Moda italiano, al punto che la perdita anche di un solo componente potrebbe portare, nel lungo periodo, alla definitiva deindustrializzazione del settore, come peraltro già avvenuto nei principali Paesi dell Europa occidentale. Ecco perché nella fase di studio del nostro progetto ci è sembrato importante indagare in maniera approfondita la reale consistenza dei rapporti di filiera e l intensità dei cicli di cooperazione tra le imprese presenti in ciascuno dei distretti visitati. L intento è quello di riuscire ad intercettare e quindi di supportare concretamente progetti che vadano nella direzione della salvaguardia delle filiere storiche, per definizione fortemente radicate nel territorio che le ha generate. Ecco che, pur in modo spontaneo e poco organizzato, i territori italiani hanno fino ad oggi fornito alle imprese locali quelle esternalità materiali ed immateriali di cui queste specie se piccole e piccolissime hanno bisogno per entrare nei circuiti della produzione moderna. Tuttavia le sfide competitive a cui è sottoposto oggi l imprenditore mettono alla prova e, talvolta, rimettono profondamente in discussione i modelli organizzativi che si sono consolidati nel tempo. In particolare, effetti dirompenti sulla competitività delle PMI italiane dei settori moda-persona ha avuto il fenomeno della globalizzazione. Tale fenomeno interviene su due fronti principali inducendo necessarie reazioni da parte dei sistemi produttivi locali: da una parte assegna importanti vantaggi di costo alla localizzazione della produzione verso i Paesi emergenti, inducendo l imprenditore a scelte drastiche ma spesso indispensabili alla sopravvivenza dell azienda, e dall altra induce ad aprire le storiche filiere locali sia a monte (fornitori di materie prime, di semilavorati, di lavorazioni e di servizi) sia a valle (reti commerciali dirette e indirette). Si tratta di processi ineluttabili ai quali le imprese, anche piccole, devono dare risposta per poter competere nella nuova dimensione globale. Bagnasco A., Bonomi A., Calmieri D., Rullani E. (2008), Reti d impresa: fenomeni emergenti (cap. 2) - Reti d impresa oltre i distretti a cura di AIP ed. Il Sole 24 Ore 6

12 In tale contesto, il territorio a scala locale che storicamente caratterizza i distretti industriali sembra evidenziare una progressiva perdita di ruolo dovuta al fatto che la maggior mobilità delle persone, delle informazioni e delle merci riduce il vantaggio competitivo garantito dalla prossimità fisica. A tal proposito, vi è chi ritiene che occorra riposizionare le attività che possono ancora godere di vantaggi competitivi laddove svolte su scala locale rispetto a quelle che possono invece attingere da bacini più estesi ed aperti. Da questo punto di vista, il locale, consentendo rapporti stabili e intensi tra gruppi di persone fortemente integrate tra loro, assume significato nella specializzazione su competenze ad elevata complessità che richiedono un confronto particolarmente serrato (progettazione e sperimentazione congiunta, condivisione delle idee e dei rischi), mentre l accesso a reti di relazione e fornitura più lunghe e distanti può risultare proficuo se applicato a funzioni di minor complessità e delicatezza (acquisizione dei materiali, realizzazione più o meno parziale dei manufatti, finitura, commercializzazione operativa del prodotto) (Bagnasco A., Bonomi A., Calmieri D., Rullani E., 2008). Come intuibile, si tratta di fenomeni che spesso prendono forma autonomamente e spontaneamente, ma che porterebbero senz altro maggiori risultati per le comunità interessate se guidati e coordinati in maniera efficace attraverso la realizzazione di forme di governance di distretto ben più serrate di quanto abbiamo molto spesso potuto verificare nel corso del nostro viaggio tra i distretti italiani. Proprio in merito al delicato tema della governance l Osservatorio Nazionale dei Distretti Italiani nella sua mappatura dei 92 distretti più importanti rileva forme di coordinamento e governo piuttosto differenziate tra un territorio e l altro, ove la forma del Comitato di Distretto che assume denominazioni diverse a seconda delle regioni (Comitato d Area in Toscana, Comitato d Indirizzo e Coordinamento nelle Marche, Agenzia per lo Sviluppo in Friuli Venezia Giulia) risulta la più diffusa, pur con accezioni che si articolano da quella snella, flessibile e composta da pochi soggetti (ad es. tipica in Lombardia) a forme caratterizzate dall ampia rappresentanza delle istituzioni politiche e associative locali (ad es. in Toscana). Nei distretti veneti le figura protagoniste della governance distrettuale sono invece il Rappresentante di Distretto (soggetto che rappresenta il patto di sviluppo e ne assicura la coerenza strategica monitorandone la realizzazione) e gli Attuatori del Patto di Distretto (persone impegnate in un azienda del distretto in quanto titolari o dirigenti, che si prestano per gestire progetti a carattere consortile). In altre realtà territoriali sono le Agenzie di Sviluppo ad assolvere alle funzioni amministrative e di coordinamento (ad es. nel Lazio e in Abruzzo), mentre il caso dell Emilia Romagna testimonia come sia possibile mettere in atto un efficace sistema di governance senza che siano definite a priori strutture, regole e modalità standard suggerite dalla Regione o da altra entità superiore, bensì facendo perno sulla volontà dei singoli soggetti coinvolti nelle realtà distrettuali a vario titolo (imprenditori, amministratori, ricercatori, ecc.) di rendersi propulsori dello sviluppo del proprio territorio e di favorire la concertazione e la cooperazione tra gli attori locali. In questa regione manca, infatti, una specifica normativa che regoli l individuazione, l istituzione ed il funzionamento dei distretti e delle figure preposte al loro governo. Governo che tuttavia viene egregiamente assicurato da organismi di natura privatistica (associazioni imprenditoriali, centri di ricerca, consorzi di produttori) o da enti pubblici (comuni, camere di commercio) che prendono autonomamente l iniziativa, partecipando attivamente alla gestione dei distretti e governandone i processi decisionali, con un condiviso e forte senso di responsabilità e di proattività verso il bene comune 4. In ogni caso alla luce di quanto è per noi stato possibile riscontrare nelle due edizioni del nostro viaggio attraverso i distretti (Distretti della Meccanica nel 2009 e Distretti della Moda nel 2010) è fondamentale sottolineare che le performance competitive conseguibili dal singolo distretto (da noi accuratamente misurate nello studio) dipendono in larga misura da fattori endogeni alle dinamiche del territorio, e tra questi è compresa la capacità che questo ha di immaginare, volere e quindi attuare in maniera integrata strategie e politiche di sviluppo. Tali intenti, però, riescono ad essere perseguiti soltanto laddove emerga un impegno fortemente condiviso dalle differenti classi di attori che costituiscono la comunità locale, al di là delle possibili modalità tecniche nelle quali, come abbiamo visto, è possibile organizzarne la governance del distretto industriale. Osservatorio Nazionale dei Distretti Italiani a cura di Unioncamere e Confindustria 1 rapporto (gennaio 2010) 7

13 2 Il metodo di indagine 2.1 Modalità e finalità dell analisi Il progetto I Distretti della Moda intende mettere a disposizione dei 12 territori che hanno partecipato all iniziativa una base conoscitiva dalla quale sia possibile prendere spunto per sviluppare idee e progettualità coerenti con quanto evidenziato nella fase di studio. L obiettivo che si sono prefissi i due partner promotori dell iniziativa è quello di essere concretamente d ausilio alle scelte strategiche dei singoli distretti protagonisti del progetto. Il lavoro intende infatti mettere a disposizione una solida base di discussione per agevolare forme di dialogo tra i diversi soggetti in campo: i singoli distretti, la Banca, la Federazione e - laddove sia opportuno e utile - le Istituzioni. Da queste premesse confidiamo possano innescarsi processi virtuosi che vadano a rafforzare i punti di eccellenza ed a colmare i punti di debolezza strategica emersi dall analisi per ciascuno dei distretti coinvolti attraverso lo sviluppo di iniziative auspicabilmente di portata comune. 2.2 I due campioni dell analisi Nel perseguimento degli obiettivi indicati, l analisi si è orientata verso due ambiti di approfondimento, funzionali all individuazione di fenomeni di carattere qualitativo e quantitativo. Il primo, attraverso un programma di interviste individuali, rivolte ad un numero di opinion leader per ciascun distretto (imprenditori, referenti di distretto, rappresentanti delle istituzioni locali o del mondo associativo), ha consentito di elaborare un profilo strategico del distretto che, in relazione a tutti gli altri, forma un quadro d insieme e di raffronto. Parallelamente all analisi qualitativa, è stata condotta un analisi economico-finanziaria su un campione significativo di imprese per ciascuno dei distretti oggetto dello studio. L analisi quantitativa si basa sui dati di bilancio delle singole imprese selezionate da cui è stato possibile ricavare importanti indicazioni sullo stato di salute e sulle dinamiche di ogni distretto di appartenenza anche in questo caso contestualizzate in un quadro generale con le risultanze di tutti gli aggregati locali esaminati. È importante sottolineare che le imprese prese in considerazione, per evidenti ragioni di reperibilità dei dati di bilancio, sono tutte società di capitali. Analisi qualitativa e analisi quantitativa confluiscono insieme in una scheda di approfondimento per ciascuno dei 12 distretti visitati che vuole essere una fotografia della realtà da noi riscontrata personalmente nel distretto normalizzata secondo un metodo destinato a rendere omogenee e confrontabili le risultanze delle 66 interviste individuali con i rispettivi opinion leader locali a cui si unisce dal lato economico e finanziario l immagine, ancor più oggettiva, fotografata dai bilanci delle imprese ascrivibili al distretto. 2.3 L analisi qualitativa Come accennato, una parte importante del lavoro - sicuramente la più originale dell analisi svolta dal team - si è concentrata sull individuazione di quegli elementi essenziali che caratterizzano le realtà distrettuali, tuttavia non direttamente derivabili dalle fonti disponibili quali bilanci aziendali, dati statistici ufficiali pubblicati dalle istituzioni di distretto o studi pubblicati da altri istituti di ricerca. Pertanto, è stato sviluppato allo scopo un metodo di analisi originale destinato alla misurazione dei livelli di cooperazione, evoluzione strategica, innovazione e internazionalizzazione la cui applicazione consente di sintetizzare con un buon grado di approssimazione il posizionamento del 8

14 singolo distretto, di evidenziarne i punti di forza e quelli di debolezza e di individuare gli elementi sui quali sarebbe opportuno intervenire nelle fasi operative del progetto per migliorare il grado competitivo del distretto stesso. 100% 100% STRATEGIA INNOVAZIONE 0% 100% COOPERAZIONE 0% 100% INTERNAZIONALIZZAZIONE 0% 0% Figura I quattro criteri utilizzati per il posizionamento dei distretti Per ciascuno dei quattro macro-assi tematici (cooperazione, strategia, innovazione e internazionalizzazione) dell indagine è stato quindi declinato un novero di argomentazioni di dettaglio, destinate a determinare l incidenza delle componenti che concorrono alla valutazione. In particolare, per ciascuno degli argomenti di dettaglio, è stata elaborata una griglia di affermazioni tra le quali individuare quella che più fedelmente riesce a descrivere la realtà del distretto circa il tema in questione. A ciascuna affermazione corrisponde un punteggio assegnato. L alimentazione del modello di valutazione è stata condotta mediante un questionario guida rivolto ad un congruo numero di opinion leader, accuratamente selezionati in ciascun distretto tra imprenditori di riferimento, referenti amministrativi e organizzativi del distretto e rappresentanti del mondo istituzionale locale (associazioni industriali, camere di commercio, comuni, ecc.). Ciascun degli opinion leader di distretto è stato intervistato individualmente dai componenti del team di lavoro nel corso di incontri appositamente organizzati sul territorio. Nel corso dell incontro individuale l intervistato si è così trovato ad approfondire le singole tematiche di dettaglio in un dialogo discorsivo con l intervistatore, a cui spettava il compito di guidare l intervista ed interpretarne le risultanze in modo da incanalarle nei criteri del metodo di misurazione qualitativa. Per ciascuna delle tematiche proposte intervistato ed intervistatore hanno, infatti, concordato la categoria e l intensità di risposta che meglio descrive la realtà del distretto in modo da indirizzare la risposta nelle fattispecie più in linea con quella proposta dal modello riportato di seguito. 9

15 moderata intensa % COOPERAZIONE Grado di cooperazione e di coordinamento tra le imprese del distretto. Maturità ed estensione delle reti di imprese. Evoluzione delle forme di governance e radicamento dell'attività economica nel tessuto sociale ed economico del distretto. 1 RUOLO GUIDA DELLE IMPRESE LEADER Nel distretto sono presenti alcune imprese di dimensioni maggiori che stimolano lo sviluppo di una rete di fornitori sul territorio Nel distretto si possono individuare una o più imprese leader che si avvalgono di un rete informale di fornitori sul territorio Il distretto è contraddistinto da diverse imprese leader che si avvalgono di un rete consolidata di fornitori sul territorio 2 INTERDIPENDENZA PRODUTTIVA E COOPERAZIONE TRA IMPRESE Occasionali relazioni di fornitura tra le imprese del distretto Moderato grado di interdipendenza nei cicli produttivi tra le imprese del distretto Forte interdipendenza nei cicli produttivi talvolta accompagnata dalla realizzazione di progetti consortili finalizzati (es. brand di distretto, consorzi tematici) 3 ESTENSIONE DELLE RETI DI IMPRESE Le imprese del distretto cooperano in prevalenza con reti di imprese localizzate all'interno del territorio individuato dal distretto stesso Le imprese del distretto talvolta cooperano anche con reti di imprese che si estendono sul territorio nazionale Le imprese del distretto cooperano regolarmente con reti che si estendono sia a livello nazionale che internazionale 4 GOVERNANCE DI DISTRETTO Presenza di un ente destinato a promuovere la cooperazione tra imprese, con semplici funzioni di rappresentanza del distretto (Camera di Commercio, Associazione Industriali Territoriale, Enti Locali, ecc.) Presenza di fenomeni di effettiva collaborazione tra le imprese del distretto e le istituzioni promossi e coordinati anche a livello di distretto Il distretto attraverso proprie istituzioni di coordinamento (comitato di distretto, manager di distretto...) riesce ad esprimere una "Strategia di Distretto" tale da indirizzare le scelte aziendali verso obiettivi di comune interesse 5 RADICAMENTO DEL DISTRETTO NEL TESSUTO SOCIALE ED ECONOMICO LOCALE Il tessuto sociale locale identifica il distretto come una delle componenti dell'economia locale con l'eventuale interazione nei confronti del sistema educativo locale (istituti professionali, scuole di design...) A livello nazionale e all'estero l'economia locale viene spesso associata con quella tipica del distretto A livello nazionale e all'estero l'economia locale viene comunemente identificata con quella tipica del distretto e a questa fanno capo quote significative di occupazione e di reddito del territorio di riferimento 10

16 moderata intensa STRATEGIA Orientamento da parte delle imprese del distretto ad applicare strategie coerenti in tema di: politiche di marca, orientamento al mercato, investimenti, organizzazione aziendale e governance. 6 POLITICHE DI MARCA Prevalenza di imprese e di imprese che effettuano lavorazioni per conto di committenti terzi non necessariamente localizzati nel distretto Presenza di alcune imprese che si sono dotate di marchi propri o in licenza ( ) che si appoggiano ad una rete locale di terzisti Ampia presenza di imprese di marca ( ) che si appoggiano sia a reti di terzisti locali che nazionali o esteri 7 STRATEGIE DI SVILUPPO (PRODOTTO/MARKETING) Le imprese del distretto sono prevalentemente concentrate sullo sviluppo di prodotti tradizionali di qualità Tra le imprese del distretto vi è una diffusa propensione all'innovazione di prodotto Tra le imprese del distretto molte ripongono particolare attenzione sia all'innovazione di prodotto che alle strategie di marketing 8 ORIENTAMENTO AL MERCATO Le imprese del distretto sono riconosciute prevalentemente per la qualità e l'efficienza delle proprie produzioni, ma non hanno ancora sviluppato un pieno orientamento al mercato (prevalenza di terzisti) Molte imprese del distretto hanno svluppato la capacità di individuare e seguire prontamente le tendenze del mercato di riferimento (mix di terzisti e aziende pronto-moda) Diverse imprese del distretto hanno sviluppato la capacità di anticipare e generare le tendenze del mercato di riferimento (marcata presenza di imprese a brand) 9 PROPENSIONE AGLI INVESTIMENTI Presenza preponderante di micro e piccole imprese con limitata propensione agli investimenti produttivi e commerciali in ambito nazionale ed internazionale Presenza preponderante di piccole e medie imprese con discreta propensione agli investimenti per lo sviluppo aziendale in ambito nazionale ed internazionale Molti imprenditori locali evidenziano una cultura dell'investimento sistematico in attività produttive e commerciali, nazionali ed internazionali 10 PASSAGGIO GENERAZIONALE E GOVERNANCE Gli imprenditori del distretto generalmente gestiscono il passaggio generazionale in maniera tradizionale mantenendo una governance strettamente familiare Nel distretto alcuni imprenditori hanno iniziato a programmare per tempo il passaggio generazionale con qualche caso di apertura della governance familiare verso la delega manageriale Nel distretto alcuni imprenditori hanno iniziato a programmare per tempo il passaggio generazionale con fenomeni di delega manageriale e di apertura del capitale a soci esterni 11 APERTURA DEL PORTAFOGLIO CLIENTELA DEI TERZISTI I terzisti del distretto servono in misura preponderante (>60%) le imprese leader locali I terzisti del distretto vendono sistematicamente anche ad imprese clienti al di fuori dell'ambito distrettuale I terzisti del distretto diversificano regolarmente il portafoglio clienti sia sul mercato nazionale che internazionale 11

17 moderata intensa INNOVAZIONE Grado di propensione all'innovazione tecnica, stilistica, strategica e organizzativa del distretto. 12 PROPENSIONE ALL'INNOVAZIONE Sono in prevalenza le aziende più grandi ad effettuare investimenti in ricerca e innovazione stilistica. Le PMI si limitano ad adeguare la produzione alla domanda delle imprese leader. Gli investimenti in ricerca e innovazione stilistica vengono effettuati in prevalenza dalle aziende più grandi, ma anche dalle PMI più dinamiche Tra le imprese del distretto è prassi pianificare regolari investimenti in ricerca e innovazione stilistica, in qualche caso con fenomeni di cooperazione tra imprese leader e PMI 13 TRADIZIONE E RIPOSIZIONAMENTO Il distretto nel suo insieme si mantiene focalizzato sulle produzioni tradizionali che ne hanno contraddistinto la storia Alcune imprese del distretto si sono riposizionate con successo riuscendo a mettere a frutto competenze tradizionali e capacità di innovazione (tecnica, stilistica e di marketing) Il distretto nel suo insieme ha saputo riposizionarsi con successo mettendo a frutto competenze tradizionali e capacità di innovazione (tecnica, stilistica e di marketing) 14 SINERGIE CON UNIVERSITA'/CENTRI DI RICERCA E STILE Nel distretto non risultano al momento fenomeni di collaborazione tra imprese e università e/o centri di ricerca e stile Nel distretto si sono verificati fenomeni isolati di collaborazione tra singole imprese e università o centri di ricerca/stile Nel distretto si sono verificati diversi fenomeni di collaborazione tra imprese e università o centri di ricerca/stile, talvolta promossi e coordinati a livello di distretto 15 ATTRAZIONE DI COMPETENZE ESTERNE Le imprese del distretto in genere preferiscono formare internamente e fidelizzare competenze specialistiche, manageriali e mano d'opera In qualche caso le imprese del distretto acquisiscono dall'esterno competenze specialistiche e manageriali come fonte di innovazione Nel distretto il mercato del lavoro è vivace e le imprese riescono ad attrarre anche da altre regioni competenze specialistiche e manageriali di valore 16 DIRITTI DI PROPRIETA' INTELLETTUALE (modelli di utilità, disegno industriale, marchio) Sostanziale assenza di ricorso a forme di tutela della Proprietà Intellettuale da parte delle imprese del distretto Sporadico ricorso a forme di tutela della Proprietà Intellettuale da parte delle imprese del distretto Ricorso sistematico da parte di alcune imprese leader a forme di tutela della Proprietà Intellettuale 17 LOGISTICA INTEGRATA Gestione individuale e tradizionale dei servizi logistici da parte delle imprese del distretto Presenza di strutture logistiche integrate a livello di distretto 12

18 moderata intensa INTERNAZIONALIZZAZIONE Grado di apertura internazionale del distretto sia in termini commerciali che produttivi. 18 QUOTA EXPORT DEL DISTRETTO La quota percentuale del volume di fatturato esportato sarà rilevata dalla dichiarazione ufficiale dell'ente di coordinamento del distretto 19 NOTORIETA' INTERNAZIONALE DEL DISTRETTO Nel distretto non vi sono brand riconosciuti a livello internazionale Alcune imprese del distretto hanno un brand riconosciuto a livello internazionale Il distretto è noto a livello internazionale per i brand di diverse imprese ivi localizzate 20 MULTI-LOCALIZZAZIONE PRODUTTIVA La catena del valore delle filiere produttive tipiche del distretto viene prevalentemente mantenuta all'interno del distretto Alcune imprese del distretto hanno attivato azioni di delocalizzazione per le fasi produttive a minor valore aggiunto Nel distretto si registra una diffusa propensione ad azioni di multi-localizzazione produttiva, con il mantenimento delle funzioni aziendali cruciali e delle fasi produttive a più elevato valore aggiunto all'interno del distretto 21 INTERAZIONE CON PARTNER ESTERI Le imprese del distretto fanno ricorso alla pratica della partnership commerciale estera (es. accordi di distribuzione) per la penetrazione di specifici mercati di particolare interesse strategico Alcune imprese del distretto ricorrono occasionalmente alla creazione di in mercati esteri, per soddifare esigenze di produzione e distribuzione locali Un certo numero di imprese del distretto ricerca sistematicamente opportunità di cooperazione commerciale e produttiva in aree di particolare interesse strategico 22 ATTIVITA' A SOSTEGNO DELL'EXPORT PER LE PMI Le PMI del distretto esportano seguendo strategie e canali commerciali sviluppati in totale autonomia Le PMI del distretto partecipano occasionalmente ad iniziative promozionali coordinate (missioni imprenditoriali, fiere ) Le PMI del distretto partecipano sistematicamente e con soddisfazione ad iniziative promozionali coordinate (missioni imprenditoriali, fiere ) Figura Il questionario qualitativo e la griglia delle tematiche affrontate Nei dodici distretti protagonisti dell indagine, sono state raccolte in totale 66 interviste, corrispondenti ad un numero di opinion leader variabile tra i quattro e gli otto intervistati per ciascun distretto. Come è naturale in una rilevazione statistica a carattere qualitativo, le possibili componenti di errore di tipo soggettivo ed oggettivo, nella misurazione del singolo fenomeno, possono essere senza dubbio presenti e non vanno pertanto sottovalutate, se si intendono raggiungere risultati quanto più possibile corretti. Per ovviare alle singole componenti di errore nella misurazione dei fenomeni indagati, e quindi a distorsioni nel posizionamento dei singoli distretti, si è ritenuto utile mettere in evidenza a priori quali potessero essere le criticità, al fine di individuare ed applicare opportuni correttivi destinati ad attenuarne l incidenza. In particolare di seguito ne diamo un quadro d insieme: 13

19 Tipologia di errore atteso Soggettivo L intervistato tende ad identificare la propria visione dal punto di vista aziendale con quella del distretto L'intervistato tende a sovra-stimare o a sotto-stimare il rispettivo fenomeno indagato L'intervistato risponde in maniera disarmonica rispetto agli altri intervistati del medesimo distretto Modalità per ovviare all'incidenza dell'errore Numerosità degli intervistati per attenuare l'incidenza statistica della singola risposta Numerosità degli intervistati per attenuare l'incidenza statistica della singola risposta Numerosità degli intervistati per attenuare l'incidenza statistica della singola risposta Assegnazione di un 'peso' differente ad ogni intervistato L'intervistatore tende ad assegnare alla risposta un valore distorto rispetto a quello realmente inteso dall'intervistato Diversificazione degli intervistatori per attenuare eventuali distorsioni nella raccolta delle interviste Oggettivo Non tutti gli intervistati dichiarano il medesimo livello di confidenza sulle tematiche affreontate La singola domanda incide troppo o troppo poco per una corretta valutazione del fenomeno Assegnazione di un 'peso' differente ad ogni intervistato, a seconda del livello di confidenza dichiarato Ad ogni risposta vengono assegnati punteggi e pesi differenti a seconda dell'effettivo grado di importanza assegnato Figura Possibili componenti di errore nell indagine qualitativa e correttivi L elaborazione delle risposte ottenute da tutti gli opinion leader intervistati secondo il modello descritto consente di ottenere il posizionamento relativo di ciascun distretto su una scala normalizzata che spazia tra un minimo dello 0% ed un massimo del 100%. Il metodo consente così di verificare la posizione relativa del singolo distretto sia in capo allo specifico tema indagato (ad es. Ruolo guida delle imprese leader ) che in capo all asse tematico (ad es. Cooperazione ), il tutto raggruppato poi in un quadro di sintesi che consente di posizionare ciascun distretto in un raffronto complessivo con gli altri distretti rispetto alle quattro macro aree tematiche individuate. Ruolo guida delle imprese leader 0% 10% 20% 30% 40% 50% 60% 70% 80% 90% 100% Figura Esempio del quadro di sintesi su una singola argomentazione di dettaglio di un asse di posizionamento strategico DA INTEGRARE. Distretto F STRATEGIA.. Distretto C Distretto B VIRTUOSI. Distretto A DA INTERNAZIONALIZZARE. Distretto E INNOVAZIONE. Distretto D VIRTUOSI. Distretto A COOPERAZIONE INTERNAZIONALIZZAZIONE.. Distretto D Distretto E. Distretto I.. Distretto G Distretto H.. Distretto C. Distretto H Distretto I. Distretto B. Distretto G. Distretto F DA RIVITALIZZARE DA PIANIFICARE DA RIVITALIZZARE DA INNOVARE Figura Il quadro di sintesi sui quattro assi di posizionamento strategico 14

20 2.4 L analisi quantitativa Per ciascuno dei dodici distretti inclusi nell analisi si è inoltre proceduto alla costruzione di un ampio campione di imprese, che potesse rappresentare in maniera significativa e quanto più fedele possibile la popolazione industriale del distretto stesso, al fine di misurarne le dinamiche economiche e finanziarie. L individuazione dei 12 campioni di imprese (uno per distretto) è stata effettuata grazie alle indicazioni provenienti dei rispettivi enti di riferimento di distretto. Ognuno di questi ha comunicato l elenco delle imprese ascrivibili al distretto (ad es. gli aderenti al patto di distretto) o, laddove tale elenco non fosse disponibile o completo, una lista di aziende quanto più rappresentativa possibile dell intera realtà distrettuale. Come si può intuire, se per i distretti di più bassa numerosità la raccolta dei dati sugli aderenti è risultata più semplice, per le realtà di maggiori dimensioni, non sempre è stato possibile ricostruire la mappatura completa delle imprese. In tali casi si è proceduto per approssimazione, costruendo cluster rappresentativi, il più possibile vicini alla realtà distrettuale. In tal senso quindi, se il dato sulla numerosità totale e sui volumi economici globali del singolo distretto non sempre è perfettamente coincidente con la realtà complessiva del distretto, considerata l ampia copertura comunque ottenuta, riteniamo di poter essere piuttosto confidenti sull affidabilità dei dati medi di performance, efficienza e solidità finanziaria, ricostruiti attraverso i nostri campioni. Una volta messi a punto i rispettivi campioni, per ciascuna delle aziende anagrafate è stata avviata l estrazione da banche dati ufficiali delle evidenze di bilancio disaggregate (singole voci di stato patrimoniale e conto economico per gli esercizi che vanno dal 2005 al 2009). Si tenga presente che l estrazione dei dati di bilancio è stata possibile solo per le imprese registrate in forma di società di capitali (S.p.A., S.r.l.) e non per le imprese individuali e per le società di persone (S.n.c., S.a.s.), visto l obbligo di deposito del bilancio presso la rispettiva CCIAA vigente solo per la prima categoria di aziende. Pur coscienti del fatto che la realtà dei distretti italiani comprende in molti casi un numero significativo di imprese appartenenti alla seconda tipologia - l indisponibilità dei dati ed il fatto che la forma giuridica della società di persone raccoglie, nella quasi totalità dei casi, imprese di piccole o piccolissime dimensioni a carattere prevalentemente artigiano - abbiamo ritenuto che i campioni così costruiti fossero comunque sufficientemente rappresentativi delle effettive realtà considerate. Il data base complessivo aggrega dati per un totale di imprese per le quali, come detto, sono stati estratti e rielaborati i valori di bilancio degli ultimi 5 esercizi fiscali disponibili, per un totale di 18,3 miliardi di euro di fatturato aggregato. I dati sono stati successivamente rielaborati in indici puntuali e medi per azienda, per fasce di fatturato, per singolo distretto e per l insieme dei distretti, allo scopo di far emergere le opportune evidenze economico-finanziarie e statistiche. Riportiamo di seguito un elenco di sintesi delle voci di bilancio (Tabella 2.4.1) e degli indici (Tabella 2.4.2) utilizzati. 15

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