CAPITOLO 6. Computer, Software e ICT. Il modello italiano ed una possibile via all economia della conoscenza: l artigianato del software.

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1 CAPITOLO 6 Computer, Software e ICT Il modello italiano ed una possibile via all economia della conoscenza: l artigianato del software.

2 Michelangelo Pistoletto Il metrocubo d'infinito in una stanza cubica specchiante specchi, neon, cartongesso 500 x 500 x 500 cm Courtesy: Galleria Continua/Beijing 155

3 1 Introduzione Negli ultimi decenni si è venuto affermando un nuovo paradigma economico, che si configura come il superamento dell organizzazione di carattere fordista che aveva caratterizzato le più avanzate economie occidentali nel corso del Novecento, e che viene ormai comunemente definito come il modello dell economia della conoscenza (Antonelli, 2008). L affermazione di tale modello si fonda su due elementi portanti. Da un lato si osserva un evidente processo di cambiamento strutturale caratterizzato dalla progressiva erosione di quote di occupazione e valore aggiunto nei settori manifatturieri a favore dei settori del terziario, cioè i settori dei servizi. D altro canto si rileva che il forte impatto in termini di produttività non avrebbe potuto dispiegarsi senza la massiccia adozione delle nuove tecnologie dell informazione e della comunicazione (ICT) (Antonelli et alii, 2007). Il nuovo paradigma si basa dunque, sia dal lato della domanda sia dal lato dell offerta, sulla produzione di servizi ad alto contenuto di conoscenza anziché di beni tangibili. In questo contesto, la capacità di creare ed utilizzare nuova conoscenza è considerata come la principale forma di vantaggio competitivo per le imprese (Nonaka e Takeuchi, 1995). D altronde anche la teoria economica tradizionale ha recepito l importanza della conoscenza per il processo di crescita economica, incorporandola nei suoi apparati analitici sotto forma di attività creative intenzionali formali, come la ricerca e sviluppo, ed informali, come l apprendimento che genera economie di scala dinamiche (Romer, 1986 e 1990). Si parla allora di conoscenza utile come l insieme di quelle forme di conoscenza che entrano nel processo di produttivo e sono in grado di incrementarne l efficienza ed eventualmente determinare un miglioramento degli stili di vita (Mokyr, 2002). La nuova conoscenza viene prodotta per mezzo di conoscenza, in un ottica cumulativa riassumibile nella celebre proposizione attribuita a Newton if I have seen farther, it is by standing on the shoulder of giants. Essa emerge dunque come il risultato di uno sforzo creativo di agenti economici che sono in grado di ricombinare input interni ed esterni di conoscenza, sia tacita sia codificata (Antonelli, 2001; Foray, 2004). La creatività rappresenta il motore principale che alimenta il processo di accumulazione di nuova conoscenza. Chiaramente ci sono diverse tipologie di creatività che caratterizzano l agire umano, ma solo alcune agiscono direttamente sulla crescita economica. Le forme di creatività che producono ricchezza attraverso la conoscenza che generano possono invece essere raggruppate sotto l etichetta di creatività produttiva. Questa a sua volta si articola in creatività allocativa e creatività epistemica. Solo quest ultima costituisce quella capacità di creare nuova conoscenza o di combinare frammenti di conoscenza già esistente in modi non ancora sperimentati (Mokyr, 2006). Nel nuovo paradigma economico quindi la creatività epistemica diventa un fattore strategico di eccezionale spessore, in quanto alla base della generazione di nuova conoscenza che entra nel 156

4 processo produttivo, aumentandone l efficienza, sia direttamente sia indirettamente, incorporata in beni o servizi intermedi. Le caratteristiche dell ambiente istituzionale ed economico, con particolare riferimento ai mercati dei fattori produttivi, producono dei vincoli che plasmano l attività creativa, incanalandola in sentieri ben definiti. L apprezzamento del ruolo cruciale della conoscenza sia tecnologica che organizzativa sia come fattore produttivo centrale che come principale prodotto del sistema economico dei paesi più avanzati pone problemi teorici nuovi. La teoria economica si trova di fronte infatti alla centralità di un bene, più precisamente un attività economica, che è al tempo stesso input e output del processo produttivo. Non solo tale duplicità si incontra anche nella individuazione delle fonti della conoscenza. Per un verso la generazione e l applicazione della conoscenza tecnologica paiono come il risultato dell azione intenzionale dei singoli agenti economici. Per un altro assumono un ruolo centrale le caratteristiche del sistema economico e istituzionale in cui si colloca l azione individuale. La conoscenza assume quindi sempre di più i caratteri dell attività collettiva. La generazione di nuova conoscenza da parte dei singoli agenti non può prescindere dalla capacità di accedere e utilizzare la conoscenza disponibile ad ogni momento dato e che quindi assume tutti i caratteri della conoscenza esterna, la cui disponibilità è determinata dalle caratteristiche istituzionali e organizzative del sistema. Al tempo stesso la generazione di conoscenza richiede lo sforzo individuale delle singole imprese di valorizzare le proprie specifiche competenze interne acquisite attraverso la valorizzazione, ancora una volta esplicita e intenzionale, dei processi di apprendimento interni alle loro strutture organizzative. La generazione di conoscenza si presenta quindi un attività di incessante ricombinazione di moduli di conoscenza sia esterna che interna. E sempre di più evidente che la singola impresa è in grado di generare nuova conoscenza tecnologica in quanto sia capace di svolgere una funzione di system integrator. Le imprese possono produrre nuova conoscenza solo se funzionano meccanismi di interazione tra imprese, siano esse rivali o complementari all interno delle filiere produttive che si stabiliscono tra utilizzatori e produttori, all interno delle imprese e tra le imprese e l apparato istituzionale articolato in meccanismi di regolamentazione, formazione e educazione, sistema della ricerca pubblica. Determinanti sono le relazioni industriali nella definizione della capacità delle singole imprese di valorizzare i processi di apprendimento interni attraverso i processi di apprendimento nel fare e nel usare. Il caso delle tecnologie dell informazione e della comunicazione (ICT) in questo contesto può essere considerato emblematico. In questo contesto ia produzione di software ha una duplice rilevanza, poiché da un lato può essere considerato come un bene intermedio che incorpora un elevato contenuto di conoscenza, e dall altro è chiaramente un output. Il caso del software fornisce un chiaro esempio di come le ICT siano un fattore chiave nella transizione verso l economia basata sulla conoscenza. Il resto del capitolo è organizzato nel modo seguente: il secondo paragrafo identifica le origini del processo tracciandone le caratteristiche salienti; il terzo paragrafo analizza nello specifico il caso italiano, collocandolo nel quadro internazionale ed approfondendo vincoli ed opportunità rappresentati dalla propria specificità; infine il quarto paragrafo propone delle conclusioni ed implicazioni in termini di politica economica. 157

5 2 Le origini delle tecnologie dell informazione Da un punto di vista storico, la nascita e l evoluzione delle ICT possono essere descritte come un processo di reazione creativa che il sistema americano ha saputo esprimere in risposta alla progressiva perdita di leadership economica e tecnologica che ha caratterizzato l economia americana a partire dagli anni 60 del XX secolo. La progressiva diffusione internazionale dei metodi di produzione di massa, l utilizzo sempre più intensivo di tecnologie di produzione più efficienti e gli effetti di apprendimento legati all uso delle innovazioni introdotte avevano da un lato favorito la crescita della competitività internazionale di nuovi paesi concorrenti (Baumol, Blackman e Wolff, 1989; Nelson e Wright, 1992). Dall altro lato, le opportunità tecnologiche, legate all introduzione di innovazioni e continui miglioramenti prevalentemente nei settori chimicofarmaceutico e dei macchinari, che avevano spinto la crescita americana fino ad allora, andavano lentamente esaurendosi (Mowery e Nelson, 1999). L effetto congiunto di queste due dinamiche parallele fu il lento declino del vantaggio comparato a livello internazionale degli Stati Uniti (Abramovitz e David, 1996). Verso la fine degli anni Settanta gli Stati Uniti cominciano ad avvertire i pesanti effetti della progressiva rincorsa dei paesi europei e soprattutto del Giappone. A questo si aggiungono le conseguenze degli shock dal lato dell offerta, come l incremento del prezzo del petrolio del e la conseguente sottoutilizzazione di capacità produttiva. La grave crisi di competitività ed efficienza stimola un processo di reazione creativa particolarmente diffuso e intenso al quale partecipa un grande numero di imprese che esplorano nuove tecnologie in un contesto istituzionale particolarmente flessibile e che, grazie all innesco di significative convergenze e complementarietà tecnologiche, porta all introduzione di un grappolo di innovazioni tecnologiche ed organizzative radicali che si fondano sui caratteri intrinseci del sistema. La forte dotazione di risorse scientifiche e tecnologiche del sistema della ricerca pubblica americana costituisce una premessa indispensabile, unitamente alla tradizione di forte interazione tra ricerca pubblica e privata e l integrazione sistematica delle attività di ricerca nel perimetro organizzativo delle grandi imprese americane, costituiscono le premesse per la realizzazione del salto tecnologico. La forte crescita dell offerta di lavoro qualificato con alti contenuti di capitale umano codificato e istruzione universitaria che fino ad allora aveva depresso i salari dei colletti bianchi, facilitando la riduzione della varianza nella distribuzione del reddito, diventa un fattore determinante che influenza la direzione del cambiamento tecnologico. La lenta e graduale messa a punto del nuovo sistema tecnologico basato sulle tecnologie digitali privilegia l intensità di impiego di forza lavoro qualificata con alti contenuti di capitale umano di formazione accademica. Il nuovo sistema tecnologico a base digitale a sua volta consente forme avanzate di controllo remoto dei processi produttivi e soprattutto la specializzazione nella produzione di conoscenza come merce (Antonelli et alii, 2007). La grande reazione creativa dell economia americana è coronata da un successo travolgente. L economia americana sperimenta nel corso degli anni novanta tassi di crescita non previsti e impensabili per l economia più avanzata, almeno secondo il modello della convergenza. Soprattutto l economia americana mette a punto il nuovo modello di riferimento basato sull economia della conoscenza. L economia britannica e quella di alcuni paesi del Nord-Europa, soprattutto i paesi scandinavi, riescono ad imitare con rapidità i fattori costituitivi del nuovo modello. In primo luogo, abbandonano rapidamente la produzione manifatturiera che viene progressivamente delocalizzata verso paesi in via di industrializzazione con la sapiente regia 158

6 delle imprese multinazionali già presenti nel sistema. Inoltre, sviluppano elevati livelli di specializzazione nella produzione di servizi ad alto contenuto di conoscenza direttamente esportabili anche al di fuori dei mercati interni delle grandi imprese globalizzate. Il vero fattore portante della forte crescita dell output e della produttività totale dell economia Americana nel decennio deve quindi essere attribuita prevalentemente, se non esclusivamente, alla grande rapidità di diffusione delle nuove tecnologie dell informazione e della comunicazione soprattutto nel settore dei servizi e in particolare nella distribuzione commerciale, nella logistica e nella finanza. Si è parlato addirittura di un Wal Mart effect che sarebbe all origine di gran parte (oltre l 80%) della crescita della produttività totale dei fattori. Per contro i settori industriali che sono all origine delle nuove tecnologie dell informazione e della comunicazione, che hanno cioè introdotto le innovazioni di prodotto che si sono trasformate in innovazioni di processo nei settori utilizzatori a valle, anche a causa delle loro ridotte dimensioni, hanno contribuito in misura assai modesta, almeno in termini di effetti diretti, contabilmente rilevabili, alla generale crescita del paese. Insomma in risposta alla celebre domanda di Robert Solow (1987) che aveva lasciato interdetti i principali economisti americani per oltre un decennio: I see computers everywhere, but in statistics, Jorgenson (2001) dimostra che alla fine i computer si sono visti nelle statistiche, ma non dei produttori, bensì in quelle degli utilizzatori. Del resto il caso italiano ha sempre rappresentato un esempio chiaro di quanto la capacità di adottare e diffondere le nuove tecnologie nel tessuto delle imprese utilizzatrici conti molto di più della capacità di introdurre nella determinazione dei tassi di crescita. Per un lungo periodo di tempo, almeno a partire dagli anni cinquanta e fino all inizio degli anni novanta, l economia italiano ha dimostrato una straordinaria capacità di crescita di output e produttività totale dei fattori basata sulla capacità di adozione di nuove tecnologie incorporate in beni capitali e intermedi, spesso introdotte all estero e comunque introdotte da settori di limitate dimensioni. Lo studio ravvicinato del cosiddetto Wal Mart effect consente di avanzare alcune ipotesi interpretative. Il caso Wal Mart consiste nella adozione di originali software applicativi da parte di una delle principali imprese contemporanee caratterizzata da decina di migliaia di punti di vendita collegati da una straordinaria rete logistica che collega i centri di produzione di beni di consumo durevole e non, sparsi su scala globale, alla rete distributive che serve le principali aree metropolitane del Nord America. In questo caso le elevate spese necessarie all elaborazione di un software applicativo dedicato disegnato specificatamente per Wal Mart hanno trovato applicazione su un impresa di grandissime dimensioni, con costi unitari assai contenuti e effetti economici di straordinaria rilevanza. Il caso Wal Mart rappresenta allora l ennesima dimostrazione della rilevanza delle economie di densità che nel caso delle tecnologie dell informazione della comunicazione assumono rilevanza significativa. La concezione, disegno, elaborazione e implementazione di un software applicativo hanno un costo particolarmente elevato. Si tratta di spese anticipate che l impresa sostiene e che si spalmano su grandezze di attività variabili. In buona sostanza si stabilisce un tenue rapporto tra le spese anticipate e l effettiva dimensione delle attività cui si applicano. Più precisamente le 159

7 spese anticipate non variano in funzione dei volumi delle attività, ma piuttosto della loro varietà. Le spese di prima introduzione di un software applicativo possono essere considerate una forma assai particolare di costi fissi che non variano al variare della quantità. Per contro i costi medi, come è ovvio, variano significativamente al crescere delle quantità di throughput che viene trattato con il medesimo software applicativo. Si ritrova così la tipica forma dei costi medi unitari decrescenti con l andamento dell iperbole equilatera tipico dei costi fissi medi. In generale il caso delle nuove tecnologie dell informazione e della comunicazione ripropone all ordine del giorno il problema delle economie di densità. Le economie di densità sono una forma particolare di rendimenti crescenti che scaturiscono dalla sola crescita dell output, a parità di input. Non si deve dunque confondere le economie di densità con le economie di scala. In quest ultimo caso, in fatto, i rendimenti crescenti scaturiscono dalla crescita più che proporzionale dell output al crescere degli input. Le economie di densità scaturiscono da forme di indivisibilità del capitale. Nella fattispecie tuttavia esse scaturiscono direttamente dalla peculiarità dell economia della conoscenza. La conoscenza infatti è un bene economico assai peculiare che non si consuma con l uso e che ha costi di riproduzione e applicazione praticamente nulli rispetto ai costi di generazione. In questo senso, dal punto di vista dell analisi economica, il software applicativo ha caratteristiche tali come bene economico che ne sollecitano l assimilazione alla categoria dei beni quasi pubblici come la conoscenza. Sistemi economici caratterizzati da imprese utilizzatrici di grandi e grandissime dimensioni sperimentano appieno i vantaggi delle economie di densità che scaturiscono dalla sostanziale assimilazione del software alla nozione di conoscenza come bene economico. I costi di generazione di un software applicativo sono infatti elevatissimi, ma la sua applicazione a imprese con elevati volumi di throughput mettono capo a costi medi bassi e addirittura bassissimi. All interno delle grandi imprese vigono infatti procedure di controllo e coordinamento intrinsecamente omogenee per cui la ripetizione di protocolli su un numero crescente e anche grandissimo di operazioni non richiede la variazione del software applicativo. Su queste basi si spiegano al tempo stesso i successi dei grandi utilizzatori e naturalmente delle grandi imprese di software che sono state capaci di acquisire, tra i loro clienti, grandi imprese utilizzatrici. Nei paesi caratterizzati dalle grandi dimensioni degli utilizzatori di software e di conseguenza dalla grande dimensione delle imprese che producono software i benefici dell adozione delle nuove tecnologie dell informazione delle comunicazioni sono dunque elevati e ne hanno facilitato la rapida diffusione. 3 Il caso italiano Il profondo processo di cambiamento strutturale in corso e la transizione accelerata verso un economia della conoscenza plasmata sul modello americano coglie il sistema italiano in una fase di particolare debolezza. Il caso italiano della seconda metà del XX secolo, in effetti, può essere presentato come un caso paradigmatico di crescita lungo sentieri dominati dalla pathdependence e per questo non privi di originalità e interesse. Per un lungo periodo di tempo l Italia 160

8 ha saputo accrescere la sua base produttiva in modo straordinario combinando elementi di crescita estensiva anche territoriale con una straordinaria crescita intensiva chiaramente basata su un modello di adozione creativa (Antonelli e Barbiellini, 2007). La crescita dell economia italiana della seconda metà del XX secolo è stata soprattutto il risultato di una dinamica di diffusione di tecnologie di processo messe a punto grazie a processi di interazione user-producers particolarmente virtuose che avvantaggiavano sia gli utilizzatori che possono accedere tempestivamente a beni capitali e intermedi che incorporavano tecnologie di frontiera che i produttori che sperimentavano i benefici di una domanda derivata in forte espansione. Si producevano così accelerati processi di specializzazione sistemica nell ambito di una divisione del lavoro di fatto ben coordinata, anche grazie alle dinamiche di prossimità, che hanno consentito in numerosi settori e regioni, di alimentare virtuosi processi di risalita delle filiere alimentando la crescita di specializzazioni ad alta intensità tecnologica dai settori della produzione di beni di consumo ai settori produttori di beni capitali e di occupare nicchie altamente qualificate nei mercati dei prodotti di lusso. Il confronto intersettoriale della produttività totale dei fattori a livello regionale consente di svelare le ragioni dell attuale situazione di ritardo dell economia italiana nell arena internazionale, principalmente costituite dalla persistenza del dualismo industriale e geografico, per cui nel Nord- Est-Centro il principale contributo alla produttività proviene dal manifatturiero, mentre nel Nord- Ovest dai settori dei servizi (Quatraro, 2007). La debolezza dell apparato scientifico e tecnologico, la carenza di relazioni strutturate tra imprese e università, il carattere prevalentemente tacito della conoscenza tecnologica disponibile, la mancanze di procedure sistematiche di valorizzazione dei processi di apprendimento, il basso livello del capitale umano codificato disponibile, l inadeguatezza delle strutture organizzative interne, diventano elementi pregiudiziali che mettono a repentaglio l efficienza stessa dei processi di reazione creativa messi in atto dalle imprese, che non sembrano in grado di far fronte alla forte discontinuità nei processi di utilizzazione delle nuove conoscenze tecnologiche legate al sistema delle tecnologie dell informazione. Anche a questo proposito la forte polarizzazione geografica e settoriale ha generato una forte asimmetria nello sviluppo e nella diffusione delle capacità innovative delle imprese, ancora principalmente legate allo sviluppo dei settori manifatturieri (Quatraro, 2008). Il sistema italiano appare quindi in qualche modo ingolfato, ancora troppo legato al modello di sviluppo industriale post-bellico, e penalizzato dal mismatch tra dotazione fattoriale e bias della nuova tecnologia, particolarmente grave per la combinazione di livelli assoluti medio-alti dei salari e costo relativo sbagliato delle skills più qualificate di tipo digitale. A queste considerazioni bisogna aggiungere un importante nota sulla specializzazione dimensionale che caratterizza il tessuto produttivo italiano. Se, come specificato nel paragrafo precedente, il successo del modello americano si fonda principalmente sulla capacità di sfruttamento delle economie di densità nell adozione delle ICT e dei software applicativi, allora la struttura dimensionale italiana rappresenta sicuramente un fattore di ostacolo che richiede elevati sforzi per mettere in campo nuove e mirate dinamiche di adozione creativa. Il caso italiano, è infatti caratterizzato, come è noto, dalla elevata frammentazione dell apparato produttivo e dell apparato distributivo. La produzione e la distribuzione di beni e servizi in Italia è 161

9 basata su una miriade di piccole imprese con specifiche proprie e quindi elevati livelli di varietà che operano in una varietà di mercati intermedi. La diffusione dei nuovi software operativi su cui si basa, come si è detto, gran parte della crescita dell economia di riferimento, risulta allora drammaticamente rallentata dalla sostanziale assimilazione del software alla conoscenza. Le economie di densità non hanno l opportunità in Italia di dispiegare il loro potente effetto. Con l evidente risultato che i costi unitari dei software applicativi su cui si basa l adozione delle tecnologie digitali nel caso italiano risultano molto più elevati di quanto non capiti in paesi caratterizzati dalla grande dimensione operativa delle imprese. Box: Eccellenze italiane 1 Etna Valley e ST Microelectronics Quando nel 1997 la ST Microelectronics inaugurò a Catania il nuovo stabilimento, nessuno avrebbe potuto immaginare quello che sarebbe successo appena tre anni dopo. Non solo non è diventata l'ennesima cattedrale nel deserto, ma anzi ha fatto da incredibile volano per tutta un'area industriale, già definita Etna Valley, in cui si è costituita una rete di relazioni tra industrie ad alta tecnologia, centri di ricerca e istituti di formazione dell'università, Enti locali e il terziario avanzato. La sinergia tra questi soggetti cointeressati allo sviluppo economico del territorio ha incoraggiato l'insediamento di nuove attività e da quel momento, nel raggio di pochi chilometri sono nate una sessantina di aziende hi-tech. Oggi alcune di esse alcune hanno raggiunto posizioni di rilievo; nel campo delle telecomunicazioni, ad esempio, ci sono:antech che fornisce le stazioni a Telepiù, Stream e Rai; Teleservice S.p.A., system partner di Matra-Nortel, Nextel, Albacom; Zetel; e software house come SeaSoft S.p.A (collaborazioni con il CERN e il Laboratorio Nazionale di Fisica Nucleare); SistemiData S.p.A. e S.T.S. s.r.l. (leader nel software per l'ingegneria e la contabilità lavori). Il silicio nell'etna Valley dà lavoro a circa 4 mila persone e genera indotto. L'esempio più immediato è quello creato da StMicroelectronics: numerose aziende forniscono il gas e le attrezzature per fabbricare i microchip che in precedenza arrivavano da Milano o dalla Germania. Si calcola che sono già più di mille le microimprese che trovano lavoro in questo settore. La STMicroelectronics N.V. pioniera nell insediamento catanese, è una azienda italo-francese con sede a Ginevra (Svizzera), per la produzione di componenti elettronici a semiconduttore. È sorta nel 1987 dalla fusione tra la Società generale di semiconduttori (SGS), azienda di microelettronica dell'iri, e la divisione dei semiconduttori della francese Thomson. Attualmente è il quinto produttore mondiale di componenti elettronici semiconduttori, usati soprattutto nell' elettronica di consumo, nell'auto, nelle periferiche per computer, nella telefonia cellulare e nel settore cosiddetto "industriale". Cinque sono i maggiori settori di attività della multinazionale che nel 2007 ha avuto ricavi netti di 10 miliardi di $: Communications (37%), Consumer (17%), Computer (16%), Automotive (15%) and Industrial (15%). Nel telecomando della console Nintendo Wii, ad esempio, è presente un accelerometro creato proprio dalla STMicroelectronics e che consente di individuare la posizione del controller nello spazio tridimensionale. Anche il transponder del Telepass, da tenere sul cruscotto dell' auto, è prodotto dalla ST. 162

10 La ST è quotata alle Borse di Milano, Parigi e New York per il 72,4%. La parte restante del capitale è controllata da: la francese Areva (10,9%), cassa depositi e prestiti (10,1%), Finmeccanica (6,6%). Il gruppo è costituito approssimativamente di 50,000 dipendenti, 16 centri avanzati di ricerca e sviluppo, 39 centri di design e applicazione, 15 centri principali di produzione and 78 uffici vendita in 36 paesi. La situazione pare ancora più paradossale se si considera che all interno delle industrie culturali e creative in Italia l industria del software è terza in termini di percentuale di valore aggiunto sul PIL e di percentuale di occupati (entrambi all 1,17%) 1. Il sistema produttivo pare quindi dotato di una base su cui innestare la creazione di un offerta coerente e sistematica, al momento ancora carente proprio a causa dell inadeguato sviluppo della domanda. Box: Eccellenze Italiane Mobile Digital Entertainment Fin dai primi anni 90 il fatturato del settore cresce a ritmi impressionanti, sfiorando il + 50% annuo tra il 2002 e il Nel 2006, al contrario, si verifica una forte frenata del consumo. Si era infatti passati da 253 milioni di di fatturato nel 2002 a 903 nel 2005, per raggiungere i 1031 milioni di nel Le varie tipologie di contenuti usufruiti grazie al supporto mobile variano dalla musica (1,5%), i video (11%), la personalizzazione dell apparato(30%), i giochi (8%) agli SMS, MMS e altro infotainment (41%). A livello internazionale l Italia è certamente tra i maggior consumatori di contenuti per cellulari, dalle suonerie ai video il mercato è notevole. Per quanto riguarda la musica, di più facile monitoraggio grazie ai dati dell IFPI, la voce: Altri contenuti mobile music (con diritti), all interno del rapporto Bocconi sulla musica nel 2007, fa segnare un totale vendite pari a 95,1 milioni di. I principali mercati digitali internazionali, evidenziando lo split per musica online (file musicali venduti attraverso Internet) e mobile (contenuti per telefonini, limitati nelle rilevazioni IFPI a full track download e suonerie truetones). Mentre Stati Uniti e Giappone si confermano ai vertici, è da segnalare la presenza della Sud Corea, un mercato molto avanzato dal punto di vista tecnologico, e l ingresso della Cina, che mostra come il Giappone un deciso sbilanciamento verso gli utilizzi mobile rispetto al canale online. Anche l Italia si segnala per un maggiore utilizzo dei canali mobili per il consumo di musica, così come anche se in modo meno evidente la Francia; dall altra parte, Stati Uniti, Regno Unito e Germania si confermano mercati in cui è relativamente più importante il canale Internet. (Economia della musica in Italia Rapporto 2007, Centro ASK (Art, Science and Knowledge) dell Università Bocconi: Andrea Ordanini (Coordinatore), Lorenzo Mizzau). 1 Si veda la Tabella 2 del Capitolo

11 All interno di questo mercato Buongiorno Vitaminic si è ormai guadagnata, grazie alla recente acquisizione di itouch, il ruolo di leader mondiale del settore dei contenuti multimediali e dei servizi digitali entertainment per la telefonia mobile e Internet. Con il marchio di produzione B!.Presente in Europa (Italia, Gran Bretagna, Spagna, Francia, Germania e Austria), America Latina (Messico) e Stati Uniti (Florida), distribuisce i propri contenuti al 70% dell'utenza Internet e mobile, basandosi su partnership commerciali con operatori telefonici, retailer di telefonia cellulare o gruppi media locali. Dispone di una piattaforma tecnologica di 170 server, capace di distribuire più di 300 milioni di contenuti digitali ogni mese via mobile e internet. Al centro di una rete di media partner per la realizzazione di servizi interattivi mobili, la società è anche un importante wireless application provider, in virtù delle sue partner con tutti i principali operatori fissi e mobili in Italia ed Europa. Nell'ambito dei servizi rivolti ai privati Buongiorno offre infotainment via SMS, MMS e WAP browsing, suonerie e loghi di ogni tipo, file video. Fra essi, oltre 120 servizi via sms/mms di news, entertainment e chat, più di 100 siti WAP/IMode, oltre 2000 video clips, 150 giochi multimediali e più di brani musicali. Nel 2006 il gruppo Buongiorno ha consegnato quasi 1,4 miliardi di oggetti digitali (suonerie, giochi java, wallpapers, ecc.) ad oltre 60 milioni di utenti finali (numeri unici di cellulare). Dal bilancio al 31 dicembre 2006, il gruppo Buongiorno ha un fatturato consolidato di circa 191,8 milioni di Euro ed un utile netto consolidato di circa 12,6 milioni di Euro. Nell'esercizio 2006 il gruppo Buongiorno ha occupato mediamente 659 dipendenti, di cui 173 in organico alla capogruppo, conta 38 uffici, accordi in 53 paesi con più di 100 compagnie di telefonia mobile e fornisce accesso a più di 2 miliardi di persone. In questa direzione pare interessante analizzare con maggior dettaglio i tratti caratteristici che assume l adozione delle tecnologie informatiche nelle imprese italiane, distinguendo per classe dimensionale e aree geografiche, ed il relativo utilizzo al fine di poter meglio valutare l esistenza di un bacino potenziale di utilizzatori di software. A tale scopo utilizzeremo come supporto empirico i risultati della Rilevazione sulle tecnologie dell'informazione e della comunicazione nelle imprese compiuta dall ISTAT nel

12 La Tabella 1 mostra i dati relativi alla diffusione dei personal computer all interno delle realtà produttive italiane. Questo indicatore fornisce una prima utile approssimazione del grado di alfabetizzazione informatica del nostro tessuto produttivo. Si può immediatamente notare come la quasi totalità delle imprese possieda un computer, con una percentuale che va da 95,1% per le piccole imprese (fino a 50 addetti) e supera il 99% sia per le medie (tra 50 e 250 addetti) sia per le grandi (oltre 250 addetti) imprese. Si nota però una certa differenza nella percentuale di addetti che utilizzano i PC. Il dato delle grandi imprese (44,3%) è infatti nettamente superiore a quello delle medie (circa 38%) e delle piccole (33,3%). In generale emerge la tendenza ad incrementare la percentuale con l incremento della classe dimensionale. Se si guarda però la percentuale di addetti che utilizzano Internet, il dato è piuttosto sconfortante, attestandosi attorno al 25% per tutte le classi dimensionali considerate. Per quanto riguarda la ripartizione geografica, sembra di poter ravvisare in Italia l esistenza di un chiaro effetto di digital divide, soprattutto per quel che riguarda la percentuale di addetti che utilizza Internet: il valore relativo al Sud e Isole è circa la metà di quello del Nord-Ovest e del Centro. In generale il Sud presenta per tutte e tre le voci valori nettamente al di sotto di quelli nazionali. Tabella 1 - Diffusione del personal computer nelle imprese con almeno 10 addetti per attività economica Imprese con personal computer Addetti che utilizzano computer Addetti che utilizzano computer connessi ad Internet CLASSI DI ADDETTI e oltre RIPARTIZIONI GEOGRAFICHE Nord-ovest Nord-est Centro Sud e Isole ITALIA Nella Tabella 2 sono invece riportati le percentuali relative alle imprese che utilizzano delle ICT, per tipologia di attività. Anche in questo caso la classe dimensionale influenza in modo inequivocabile la diffusione dei canali di comunicazione resi possibili da queste tecnologie. Il 92% delle piccole imprese possiede una , contro il 98% delle medie ed il 99% delle grandi imprese. Il 95% delle piccole imprese ha un accesso ad internet, contro il 98% delle medie ed il 99% delle grandi. Tuttavia possedere un indirizzo o l accesso ad internet non è 165

13 precisamente ciò che si intende quando si parla di diffusione delle ICT nelle imprese. In altre parole non sono questi elementi che generano dei vantaggi economici o dei ritorni in termini di produttività. Al contrario, la registrazione di un dominio relativo al sito Web dell impresa può sicuramente avere dei ritorni in termini di visibilità, pubblicità e possibilità di comunicare un immagine di marca. In questo caso la differenza fra imprese piccole da un lato, e di medie grandi dimensioni dall altro, è piuttosto significativa. Solo il 53% delle piccole imprese possiede un sito Web, mentre la percentuale raggiunge l 88% nelle grandi. Il divario risulta ancora più ampio se si guarda alla percentuale di imprese che possiedono una Intranet (nelle piccole si ha il 27,4%) o una Extranet (10% per le piccole imprese). Questi ultimi due dati sono particolarmente rilevanti poichè fanno esplicitamente riferimento a strumenti che necessitano la progettazione ed implementazione di software applicativo dedicato, forgiato sulla base delle caratteristiche specifiche della realtà produttiva. Inoltre, un rapido raffronto fra i dati per classi dimensionali e quelli nazionali mette in risalto il peso schiacciante delle unità di piccole dimensioni sull aggregato. Questo appare in molto evidente nelle percentuali di imprese con sito Web, quelle con Intranet e quelle con Extranet. Sempre rispetto a questi tre indicatori, appare netta la polarizzazione geografica, per cui nel Sud la percentuale di imprese che utilizza ciascuno degli strumenti è sistematicamente inferiore al dato nazionale. Tabella 2 - Imprese informatizzate con almeno 10 addetti che utilizzano tecnologie dell'informazione e della comunicazione (ICT) per attività economica Imprese con E- mail Imprese con Internet Imprese con sito Web Imprese con Intranet Imprese con Extranet CLASSI DI ADDETTI e oltre RIPARTIZIONI GEOGRAFICHE Nord-ovest Nord-est Centro Sud e Isole ITALIA La Tabella 3 riporta invece la percentuale di imprese per tipologia di connessione ad Internet. Anche in questo caso le dimensioni di impresa paiono giocare un ruolo rilevante. Sembra infatti che in media le imprese di dimensioni piccole utilizzino prevalentemente connessioni a scarsa capacità di trasporto dati, come il modem analogico o le linee ISDN, mentre la banda larga, così come l utilizzo di connessioni wireless, è prevalentemente diffusa tra le medie e le grandi imprese. La stessa configurazione si osserva anche in relazione alla diffusione geografica. Da un lato la percentuale di imprese che utilizza tipologie di connessione più limitate è molto più elevata 166

14 al Sud che al Nord, dall altro tipologie più avanzate come il wireless e la banda larga sono presente in misura di gran lunga maggiori al nord. Tabella 3 - Imprese informatizzate con almeno 10 addetti per tipologia di connessione ad Internet Collegamento a banda larga Connessione Wireless Modem analogico ISDN Totale di cui: xdsl CLASSI DI ADDETTI e oltre RIPARTIZIONI GEOGRAFICHE Nord-ovest Nord-est Centro Sud e Isole ITALIA Nella Tabella 4 sono riportati i principali utilizzi delle tecnologie telematiche. In generale l utilizzo più diffuso è relativo all accesso dei dati finanziari o bancari ed all acquisizione di informazioni. Molto limitato pare invece l utilizzo per la formazione del personale, e per l acquisizione di servizi post-vendita. È da sottolineare che quest ultime attività sono ancora una volta strettamente connesse con lo sviluppo di software applicativo dedicato, in grado di fornire alle imprese piattaforme telematiche per l interazione di soggetti in ambienti virtuali ben delimitati e ad accesso regolato. Non stupisce quindi la sensibile differenza fra le piccole e medie imprese da un lato, e le grandi imprese dall altro, soprattutto per quanto riguarda la diffusione di queste due ultime tecnologie. In particolare in entrambi i casi le piccole imprese si collocano al di sotto del dato nazionale, seppur di poco, mentre le grandi e medio-grandi imprese si attestano su valori superiori. Per quanto riguarda la ripartizione geografica, è interessante notare che la maggiore percentuale di imprese che utilizzano internet per formare il proprio personale si trova al Sud, con un punto percentuale di differenza rispetto al Nord. La situazione si rovescia però nel caso dell acquisizione dei servizi post-vendita, dove è chiaramente il Nord-Ovest ad avere la percentuale maggiore, seguito a poca distanza dal Nord-Est e poi dalle altre aree. Tabella 4 - Imprese connesse ad Internet con almeno 10 addetti che usano Internet come utenti per scopo Accesso ai servizi bancari Formazione e istruzione del Acquisizione di informazioni Acquisizione di servizi e informazioni Acquisizione di servizi post-vendita 167

15 o finanziari personale sui mercati (es. sui prezzi) in formato digitale CLASSI DI ADDETTI e oltre RIPARTIZIONI GEOGRAFICHE Nord-ovest Nord-est Centro Sud e Isole ITALIA Tabella 5 - Imprese con sito Web con almeno 10 addetti che usano Internet come fornitori per scopo Pubblicità e marketing dei propri prodotti/serv izi Consultazione del catalogo e/o del listino prezzi Personaliz zazione del sito per visitatori abituali Trasmissione di servizi o informazioni in formato digitale Servizi postvendita Comp atibilità per l acces so via telefon o cellular e CLASSI DI ADDETTI e oltre RIPARTIZIONI GEOGRAFICHE Nord-ovest Nord-est Centro Sud e Isole ITALIA La Tabella 5 presenta invece l utilizzo che le imprese fanno di Internet nella veste di fornitori. Per tutte le classi dimensionali è diffuso in modo capillare l utilizzo del web per scopi di pubblicità o 168

16 marketing dei propri prodotti o servizi. La percentuale scende in modo piuttosto netto per tipologie di utilizzo più articolate. Solo il 50% delle grandi imprese pubblica online il proprio listino prezzi e il catalogo della gamma dei propri prodotti. La percentuale scende di nove punti percentuali per le piccole imprese. Sono molto basse anche le percentuali di imprese che forniscono servizi postvendita in tempo reale attraverso internet o in formato digitale. Anche in questo caso il divario fra imprese di piccole dimensioni e quelle medie e grandi risulta essere parecchio accentuato. La Tabella 6 presenta un dato molto interessante, ovvero la distribuzione delle vendite online delle imprese a seconda dei mercati di destinazione e della tipologia di cliente. Questi dati delineano un quadro piuttosto differente rispetto a quanto visto fino ad ora. Infatti le piccole imprese sembrano possedere una maggiore propensione al commercio internazionale attraverso Internet, mentre le grandi imprese sono più concentrate sul mercato nazionale. Infatti il 15% del valore delle vendite delle piccole imprese è destinato a paesi dell Unione Europea ed il 13,3% ai restanti paesi del mondo, mentre per le grandi imprese tali percentuali ammontano rispettivamente al 9,1% ed al 2,2%. Anche la ripartizione geografica risulta essere differente rispetto a quanto visto fino ad ora. Le imprese del Nord-Ovest sono infatti più orientate al mercato nazionale, dove si colloca il 92,9% del valore delle vendite via internet. La percentuale più elevata di vendite all estero si riscontra invece nel Nord-Est (20,7% nell Unione Europea e 11,4% negli altri paesi), seguito poi dal dato del Mezzogiorno (13,4% nell Unione Europea e 6,8% negli altri paesi). Tabella 6 - Valore delle vendite via Internet delle imprese con almeno 10 addetti per mercato di destinazione delle vendite, tipologia di cliente Mercati di destinazione Tipologia di cliente Resto Altre imprese e Unione Nazionale del amministrazioni Europea mondo pubbliche Individui e famiglie CLASSI DI ADDETTI e oltre RIPARTIZIONI GEOGRAFICHE Nord-ovest Nord-est Centro Sud e Isole ITALIA Nella Tabella 7 sono infine riportate le percentuali di imprese che utilizzano sistemi informativi aziendali. L implementazione di piattaforme per la gestione degli ordini e l integrazione delle diverse funzioni aziendali mostra un sensibile sbilanciamento a favore delle grandi imprese. Va inoltre notato che tra le piccole imprese si riscontra una percentuale maggiore per la gestione 169

17 degli ordini, mentre le percentuali cadono sensibilmente, ampliando il divario con le altre classi dimensionali, per quanto riguarda le integrazioni delle funzioni aziendali. Tabella 7 - Imprese informatizzate con almeno 10 addetti che utilizzano sistemi informatizzati per la gestione degli ordini di vendita/acquisto e il loro collegamento con le altre funzioni aziendali Collegamento alle altre funzioni aziendali Imprese che utilizzano sistemi informatizzati per la gestione degli ordini di vendita e/o di acquisto Gestione acquisti di materie prime e semilavorati Fatturazione e pagamenti Produzione, fornitura servizi e logistica Gestione dei rapporti con i fornitori (per le imprese parte di gruppi, solo fornitori esterni al gruppo) Gestione dei rapporti con i clienti (per le imprese parte di gruppi, solo clienti esterni al gruppo) CLASSI DI ADDETTI e oltre RIPARTIZIONI GEOGRAFICHE Nord-ovest Nord-est Centro Sud e Isole ITALIA Il caso italiano sembra quindi presentare forti elementi di peculiarità, che lo contraddistinguono rispetto alle caratteristiche strutturali dei paesi che hanno già gestito con successo la transizione verso l economia della conoscenza. La specializzazione dimensionale con preponderante peso delle piccole e medie imprese, e la specializzazione settoriale ancora dominata dal settore manifatturiero, rappresentano senz altro degli elementi su cui è necessario riflettere. 170

18 Questo paragrafo ha messo in evidenza l esistenza di un netto divario fra le piccole imprese e quelle di grandi dimensioni. Sebbene l adozione di tecnologie di base come i computer o la connessione ad Internet non rappresenti un tratto distintivo fondamentale, le principali differenze si riscontrano quando si guarda all utilizzo che queste imprese fanno della tecnologia. I dati riflettono una chiara insufficienza nel grado di informatizzazione del sistema produttivo nell utilizzo strategico delle ICT da parte delle piccole imprese. Va inoltre sottolineata la polarizzazione geografica dell evidenza prodotta, che riflette e accentua il ben noto dualismo della struttura produttiva ed economica italiana. Un elemento positivo va invece rintracciato nella capacità delle piccole imprese di proiettarsi sui mercati esteri attraverso il web, mostrando quindi di poter rappresentare un utile base su cui innescare nuovi percorsi di sviluppo. 4 Conclusioni La transizione verso un economia basata sulla conoscenza ha avuto origine negli Stati Uniti nel corso degli anni Novanta, e si è poi lentamente diffusa in Europa in primo luogo nei paesi nordici e nel Regno Unito, mentre si registra un sostanziale ritardo nei paesi continentali, e in particolare in Italia. Tale processo è caratterizzato da una progressiva de-industrializzazione e crescente specializzazione del sistema produttivo nei settori dei servizi e dalla massiccia diffusione delle tecnologie dell informazione e della comunicazione. I sistemi produttivi si specializzano quindi nella fornitura di servizi ad alto contenuto di conoscenza, a scapito della produzione di beni tangibili. La produzione di conoscenza è strettamente collegata alla capacità creativa degli attori che operano nel sistema economico. In particolare la creatività epistemica consente di produrre nuova conoscenza, generando crescita e benessere. Un caso paradigmatico è rappresentato da una particolare industria di contenuti, cioè l industria del software. Esso può essere infatti rappresentato da un lato come un bene che incorpora un elevato contenuto di conoscenza da un lato, dall altro rappresenta una particolare istanza delle ICT, che più di altre ha influito sul successo del nuovo modello. Il forte guadagno di produttività sperimentato dagli USA nella seconda metà degli anni Novanta è infatti principalmente dovuto alle industrie che utilizzano ICT, piuttosto che a quelle che le producono. L adozione di costosi strumenti, come i software applicativi per l integrazione delle funzioni aziendali, da parte di grandi imprese ha permesso di guadagnare notevoli economie di densità, che si sono tradotte in una riduzione dei costi unitari e incremento della produttività. La rilevanza della questione dimensionale pone seri problemi per le potenzialità di transizione verso un economia della conoscenza, a meno che non si pensi di fare di tale peculiarità un punto di forza per la realizzazione di un modello originale, che per altro rifletterebbe l eccellente capacità, che il sistema ha già dimostrato, di gestione di complessi fenomeni di adozione creativa. La specializzazione dimensionale pone problemi perché rende impossibile sfruttare economie di densità, e quindi non mette le imprese nelle condizioni di adottare un prodotto come il software che ha degli elevati costi di progettazione, implementazione e gestione. Non solo, la 171

19 frammentazione dal lato della domanda trova come sua immediata e invitabile conseguenza la frammentazione dal lato dell offerta. La varietà e eterogeneità degli utilizzatori impone e induce la varietà e l eterogeneità dei produttori. Nel caso italiano allora la nascita e la crescita di un industria dei servizi informatici che riesca a far fronte alla capillarità del tessuto dei potenziali adottatori è condizione indispensabile per colmare il ritardo nella diffusione delle nuove tecnologie dell informazione e della comunicazione con essa il gap che si venuto allargando tra i livelli di produttività italiani e quelli dei paesi che hanno saputo trarre vantaggio dalle economie di densità digitali. La creazione di piattaforme che consentano di metter in comune pezzi di software applicativi e quindi di trarre vantaggi parziale dalle economie di densità, almeno per componenti centrali e snodi dei programmi di software potrebbe favorire questo processo. Particolare rilevanza hanno naturalmente i diritti della proprietà intellettuale che non a caso sono stati significativamente rafforzati negli ultimi anni. La diffusione dell Open Source, inteso come meccanismo organizzativo che, attraverso l apertura del codice sorgente dei modelli di software applicativo a comunità di artigiani applicativi, consente la socializzazione di soluzioni incrementali potrebbe giocare un ruolo importante nella diffusione delle nuove tecnologie dell informazione nell economia italiana. 172

20 5 Bibliografia Abramovitz, M. e David, P.A. (1996) Convergence and differred catch-up: Productivity leadership and the waning of American exceptionalism, in Landau, R., Taylor, T. e Wright, G. (a cura di), The Mosaic of Economic Growth, Stanford: Stanford University Press. Antonelli, C. (2008) Localised technological change. Towards the economics of complexity, New York, Routledge. Antonelli, C. (2001) The microeconomics of technology systems, Oxford University Press. Antonelli, C. e Barbiellini Amidei, F. (2007) Innovazione tecnologica e mutamento strutturale nell industria italiana nel secondo dopoguerra in Antonelli, C. et al., Innovazione tecnologica e sviluppo industriale in Italia nel secondo dopoguerra, Laterza per la Banca d Italia, Roma e Bari. Antonelli C., Patrucco P.P. e Quatraro F. (2007) Transizioni tecnologiche e modelli economici, in Berta G. (a cura di) La Questione Settentrionale. Economia e Società in Trasformazione, Milano, Feltrinelli. Baumol, W. J., Blackman. S. A. B. e Wolff, E. N. (1989) Productivity and American Leadership: The Long View, Cambridge, MA, MIT Press. Foray, D. (2004) The economics of knowledge, Cambridge, MA, MIT Press. Jorgenson, D.W. (2001) Information technology and the US economy, American Economic Review, 91, 1 32 Mokyr, J. (2002) The gifts of Athena: Historical origins of the knowledge economy, Princeton, Princeton University Press. Mokyr, J. (2006) Mobility, creativity and technological development: David Hume, Immanuel Kant and the economic of development in Europe, in Abel, G. (a cura di) Kolloquiumsband of the XX. Deutschen Kongresses für Philosophie, Berlin 2006, Mowery, D. C. e Nelson, R. R. (a cura di) (1999) Sources of Industrial Leadership: Studies of Seven Industries, Cambridge: Cambridge University Press. Nelson R. R. e Wright G. (1992) The rise and the fall of American technological leadership: The postwar era in historical perspective, Journal of Economic Literature, 30, Nonaka, I. e Takeuchi, H. (1995) The knowledge-creating company, New York, Oxford University Press. Quatraro, F. (2008), The diffusion of regional innovation capabilities: Evidence from Italian patent data, Regional Studies, in corso di stampa. 173

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