ORGANIZZAZIONI E CAMBIAMENTO TECNOLOGICO

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1 Marco De Marco Maddalena Sorrentino Francesco Virili ORGANIZZAZIONI E CAMBIAMENTO TECNOLOGICO Spunti di riflessione

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3 Indice INTRODUZIONE...5 PRIMA PARTE ICT nelle organizzazioni: le pietre miliari Anni '50 I sistemi elettromeccanici di elaborazione dati Anni '60 II mainframe: l architettura Anni '70 L architettura 370, i DBMS, i minicomputer Anni '80 I mainframe con RDBMS, le reti UNIX, i PC monoutente Le reti di PC con interfaccia grafica, i sistemi client/server L ascesa del Web, le architetture ibride, il multi-tier client/server Considerazioni di sintesi...41 SECONDA PARTE Prospettive teoriche Macchine, organismi ed entità virtuali La prospettiva evoluzionista Fordismo e post Fordismo Scelte organizzative e cambiamento tecnologico Socio-costruttivismo e tecnologia Tecnologia come testo Fattori socioeconomici e tecnologia Considerazioni di sintesi...81 CONCLUSIONI Analizziamo la tabella Direzioni di indagine...90 RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

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5 Introduzione Qualcosa è cambiato. È innegabile, indipendentemente dai punti di vista, che negli ultimi cinquant anni la forte evoluzione delle tecnologie dell informazione e della comunicazione (Information and Communication Technologies, ICT) sia stata accompagnata da profonde trasformazioni che hanno interessato in maniera pervasiva ogni aspetto della nostra esistenza individuale e collettiva. Le organizzazioni non fanno eccezione: il cambiamento tecnologico caratterizza alcune delle più significative innovazioni avvenute negli ultimi decenni nelle strutture e nei processi organizzativi. Quale significato, quali modalità, quali effetti comporta il cambiamento tecnologico per le organizzazioni? Rispondere a questa domanda risulta tutt altro che facile: il fenomeno è infatti molto più complesso e articolato di quanto sembri a prima vista. Le tecnologie si diffondono, vengono adottate e impiegate nelle organizzazioni in un modo spesso imprevisto; talvolta esse non determinano gli effetti attesi, mentre altre volte si accompagnano a effetti del tutto inaspettati. Ricordiamo soltanto alcuni esempi tra i più evidenti. Dopo decenni di studi sul modo più appropriato di sviluppare i sistemi informativi impiegati nelle organizzazioni, dopo aver assistito alla nascita di centinaia di metodologie diverse, ancora oggi siamo alla ricerca di un metodo capace di garantire che le applicazioni realizzate e messe in uso producano effettivamente i risultati auspicati in fase di progettazione. Gli sviluppi inattesi delle tecnologie sono testimoniati dalla storia di quasi tutte le innovazioni più importanti. Quando la IBM ha progettato e immesso sul mercato il primo personal computer, si attendeva che avrebbe avuto una diffusione limitatissima. Nessuno, a quell epoca, poteva prevedere che nel giro di vent anni il PC sarebbe entrato nelle case come strumento di comunicazione per l accesso a Internet e che sarebbe stato presente in ogni tipo di organizzazione. La rete Internet deriva da ricerche svolte in ambito militare e nessuno avrebbe immaginato che sarebbe divenuta l infrastruttura di comunicazione globale che è oggi. Il Web è nato per la realizzazione e gestione di pagine di testo multimediali collegate tra di loro (ipertesti). Oggi, sorprendentemente, le più recenti tecnologie Web trovano utilizzo crescente anche nello sviluppo di soluzioni gestionali per le aziende, come i software contabili. Dopo innumerevoli esperienze e studi in proposito, i fattori che determinano il successo dei progetti ICT restano talvolta sconosciuti: in alcune tipologie di applicazioni, i tassi di fallimento sono superiori al 50%. Identificare in maniera univoca le cause degli insuccessi è estremamente difficile e ogni progetto può rappresentare un caso a sé. Questo rende complesse e rischiose le decisioni dei manager sugli investimenti in campo tecnologico. Un altro esempio che illustra l imprevedibilità e la complessità degli effetti derivanti dall impiego dell ICT nelle organizzazioni è il dilemma della valutazione economica dei sistemi informativi: nonostante i numerosi studi in proposito, risulta difficile stimare il valore economico delle risorse informatiche a disposizione (es. computer, reti, applicazioni software), perché non si può conoscere a priori la loro effettiva capacità di produrre reddito finché non vengono poste in uso. Ad esempio, un identica soluzione tecnologica può essere 5

6 impiegata in due aziende diverse con effetti profondamente differenti su aspetti come l organizzazione del lavoro, l efficienza dei processi di produzione, la varietà e qualità dell offerta, i rapporti con il mercato e la concorrenza. In tali condizioni, è pressoché impossibile riuscire ad isolare in maniera univoca il contributo dell ICT alla generazione del reddito aziendale. Una serie di ricerche hanno mostrato come, inspiegabilmente, gli investimenti in ICT non sembrino determinare un aumento della produttività a livello macroeconomico,come invece sarebbe legittimo attendersi. Il paradosso della produttività, espressione coniata dal premio Nobel Robert Solow nel 1987, ha suscitato un acceso dibattito, ancora oggi in atto, che testimonia la complessità del rapporto tra ICT e sistema economico. Tornando alla domanda iniziale, possiamo soltanto rispondere che se le tecnologie trasformano le organizzazioni, questo avviene in modo tutt altro che lineare e prevedibile. Non vi sono certezze sui processi di diffusione delle innovazioni; su come le tecnologie dell informazione e della comunicazione influiscano sulla performance economica di un paese e neppure su quella di una singola organizzazione; su come debbano essere condotti i progetti di sviluppo dei sistemi informativi; sulle ragioni che determinano il successo o il fallimento degli investimenti ICT. Gli studi che hanno affrontato questi temi sono numerosi, complessi, spesso contraddittori, e si avvalgono di apporti teorici provenienti da aree disciplinari diverse. Di fronte alla ricchezza e alla varietà dei contributi da tenere in considerazione, lo studente potrebbe facilmente restare disorientato; d altro canto, anche una raccolta antologica dei lavori più significativi, apparsi in epoche e contesti culturali diversi, risulterebbe fatalmente o troppo estesa oppure frammentaria e di difficile comprensione. Una soluzione alternativa, espressamente pensata per agevolare gli studenti e supportarne il lavoro, è quella di fornire loro una chiave di lettura semplificata che proponiamo in questa dispensa. La nostra proposta per leggere il rapporto tra organizzazioni e cambiamento tecnologico si sviluppa su due versanti. Innanzi tutto abbiamo considerato le tappe fondamentali dell evoluzione tecnologica, con l intento di individuare le pietre miliari dell ICT, ossia i punti di svolta che hanno rappresentato un significativo passo avanti per le organizzazioni. Sull altro versante, abbiamo richiamato sinteticamente alcune prospettive teoriche che hanno proposto un modo originale e influente di affrontare il tema. Il materiale è organizzato in due parti. Nella prima vengono individuate e illustrate le pietre miliari, attraverso una breve rassegna delle tecnologie dell informazione e della comunicazione e delle loro applicazioni più significative. Nella seconda parte vengono esposte alcune prospettive teoriche che serviranno a interpretare in chiave organizzativa le "pietre miliari" ICT introdotte in precedenza, dando conto delle correnti di pensiero che hanno offerto alcuni degli apporti più rilevanti in materia. Il presente lavoro rappresenta un complemento ad un testo di informatica di base. Esso è pensato per gli studenti e intende fornire soltanto dei semplici spunti di riflessione su alcuni tratti e prospettive del pensiero organizzativo. Di conseguenza la bibliografia è stata sostanzialmente eliminata, mantenendo pochissimi riferimenti indispensabili ai lettori per la comprensione del testo. Gli studenti potranno trovare ulteriori integrazioni sul nostro tema utilizzando il lenzuolo (www.lenzuolo.net), che accoglie un elenco ragionato di alcune delle principali scuole del pensiero organizzativo, e prevede anche una sezione bibliografica. 6

7 PRIMA PARTE ICT nelle organizzazioni: le pietre miliari In questa parte ci proponiamo di illustrare e discutere i concetti di base di alcune delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione più significative. Abbiamo pensato di dare alla presentazione un taglio diverso dal solito: invece di fornire le definizioni e illustrare il funzionamento e le modalità di impiego delle varie tecnologie, osserveremo in chiave storica l'ict "al lavoro" nelle organizzazioni, a partire dalle prime applicazioni fino ai giorni nostri. Cercheremo di capire quali innovazioni ICT hanno permesso alle organizzazioni di compiere significativi passi avanti rispetti al passato e perché, ponendo una particolare attenzione alle applicazioni sul campo e alle trasformazioni ad esse connesse. Non descriveremo direttamente le singole tecnologie, ma faremo di volta in volta riferimento al libro di testo 1, rinviando il lettore alle definizioni, alle descrizioni, agli approfondimenti ivi presenti. I termini sottolineati e i riquadri esplicativi in fondo a ciascuna sezione sono stati previsti a tale scopo. Nel periodo di tumultuoso progresso tecnologico che va dall inizio del secolo ai giorni nostri, abbiamo dunque tentato di individuare alcune tappe fondamentali, ciascuna delle quali costituisce, secondo noi, un significativo passo avanti rispetto alla precedente. La nostra valutazione è comunque opinabile e può essere messa in discussione, come effettivamente faremo nella parte finale del testo, dopo aver dedicato una sezione alla rassegna di alcuni studi sull argomento che ci possono aiutare nell analisi. In questa prima parte ci limitiamo intanto a osservare che la scelta delle pietre miliari è stata fatta tenendo in considerazione le indicazioni fornite da un certo numero di responsabili di sistemi informativi di grandi organizzazioni che hanno vissuto in prima persona la storia e l'evoluzione dell'informatica aziendale 2. I criteri guida che abbiamo individuato in questo modo sono i seguenti: 1. efficacia: possibilità di disporre di applicazioni nuove, prima non realizzabili, per fare le cose meglio e in modo più appropriato; 1 Per la Facoltà di Scienze Politiche dell Università Statale di Milano: Tecnologie dell Informazione e della Comunicazione, di S.C. Sawyer e B.K. Williams, McGraw-Hill, Milano, Abbiamo poi rielaborato e interpretato criticamente le indicazioni ricevute, giungendo a formulare, in via preliminare, un certo numero di criteri guida che ci aiutano a capire quanto importante possa essere una nuova tecnologia, se questa possa davvero considerarsi una pietra miliare per le organizzazioni. I pareri degli esperti - ai quali va il nostro sentito ringraziamento - sono stati raccolti in due modi: inizialmente è stato sottoposto per posta elettronica un quesito aperto, che ci è servito a ottenere una prima visione d insieme; in seguito, dopo un analisi preliminare delle risposte ottenute, siamo ricorsi ad un intervista non strutturata, con l intento di approfondire i temi più significativi che erano stati evidenziati in precedenza. 7

8 2. efficienza: riduzione drastica dei costi a parità di risultato; 3. libertà sia in fase di scelta iniziale che di sostituzione delle tecnologie da parte dell organizzazione utilizzatrice, ossia assenza di effetti di lock-in 3 tecnologico. Ad esempio, l adozione generalizzata di architetture aperte risponde a questo criterio; 4. empowerment dell'utente, il quale è potenzialmente in grado di operare in condizioni di maggiore autonomia; 5. facilità d uso da parte dell utilizzatore non esperto; 6. compatibilità, che assicura la salvaguardia degli investimenti e del patrimonio ICT preesistente anche in seguito all adozione di innovazioni tecnologiche. Una innovazione tecnologica (ad esempio un nuovo software o dispositivo hardware) è compatibile con la tecnologia preesistente se la sostituisce mantenendone intatte le funzionalità (cioè ad esempio se è in grado di operare correttamente con tutte le altre componenti del sistema informativo di cui fa parte); 7. diffusione, cioè ampiezza della base installata, che è costituita dal numero di utenti che hanno adottato la tecnologia in oggetto. Secondo le indicazioni che abbiamo raccolto, una pietra miliare è tale se registra, rispetto alle tecnologie disponibili in precedenza, un apporto significativo in base a tutti i criteri sopra evidenziati 4. Seguendo questi criteri abbiamo dunque costruito la tabella 1, nella quale le pietre miliari sono presentate e descritte sinteticamente. Nelle prossime sezioni esse verranno illustrate con maggiore dettaglio. 3 To lock in significa "chiudere dentro": spesso gli utenti restano ingabbiati, "chiusi dentro" nella tecnologia prescelta e utilizzata (per esempio il sistema operativo Windows di Microsoft), anche se si offrono loro delle alternative superiori per alcuni aspetti (come ad esempio il sistema operativo Mac OS di Apple), perché esistono dei costi di cambiamento (switching costs) e di coordinamento da sostenere in caso di rimpiazzo della vecchia tecnologia con la nuova. 4 Solitamente una pietra miliare è il risultato della combinazione di tecnologie/applicazioni abilitanti (enabling). Tale termine fa riferimento al ruolo imprescindibile da esse svolto (to enable significa infatti rendere possibile ). La tastiera, ad esempio, ha costituito un significativo passo avanti quanto ad autonomia ed empowerment dell utente, rispetto ai precedenti sistemi di immissione dei dati come le schede perforate. Essa però, da sola, non soddisfa tutti i criteri guida e pertanto non può essere considerata una pietra miliare. 8

9 Le applicazioni dell'ict nelle organizzazioni (www.lenzuolo.net) Periodo Pietra miliare Architetture tecnologiche dominanti Tecnologie abilitanti Applicazioni Obiettivi ANNI '50 Sistemi elettromeccanici di elaborazione dati Telaio Jacquard, Codifica binaria, schede perforate ANNI '60 Mainframe di prima generazione Architettura IBM S/360 Il computer moderno (macchina di Von Neumann); i relais; le valvole termoioniche; i transistor, il monitor, la tastiera, le unità disco, il sistema operativo, i linguaggi di terza generazione (Fortran, PL/1, COBOL, ) Esecutive (Contabilità, Paghe e stipendi, Primi sistemi di bancari di sportello) Riduzione dei costi ANNI '70 Mainframe di seconda generazione Architettura IBM S/370 MVS; Primi Minicomputer Data Base Management Systems (DBMS) gerarchici (DL/1) e reticolari (IDMS); On Line Transaction Processing (OLTP): IMS, CICS Integrazione moderata di attività e processi interfunzionali Tabella 1: Le applicazioni dell'ict nelle organizzazioni (www.lenzuolo.net) segue

10 Periodo Pietra miliare Architetture tecnologiche dominanti Tecnologie abilitanti Applicazioni Obiettivi ANNI ' R LAN Unix Database relazionali, workstation/reti Unix e PC monoutente Windows; LAN di PC; Client/Server Mainframe + RDBMS; minicomputer; workstation e reti UNIX; PC monoutente Windows; Reti di PC; Sistemi Client/Server DBMS relazionali Oracle, DB2, Sybase, ecc.; tool di produttività indiv.: videoscrittura, fogli elettronici, ecc.; reti Ethernet SQL standard e sistemi di accesso ai database tipo ODBC; linguaggi di programmazione ad interfaccia grafica tipo Visual Basic e linguaggi di quarta generazione Gestionali/direzionali (interbancario, controllo di gestione, risk management, asset management, ecc.) Integrazione delle applicazioni; estrazione ed analisi delle informazioni per supporto alle decisioni Informatica diffusa nei processi di business; trasformazione e aumento dell efficacia nei processi di business Internet e il Web; Intranet; sistemi multitier/client server; componenti software distribuiti via Web; sistemi wireless linguaggi HTML e derivati; application server (es. CGI, ASP, CFM, PHP); web services; sistemi wireless Di comunicazione e integrazione nel contesto socio-economico di riferimento (Internet banking, home banking, virtual banking, ecc.) Informatizzazione e integrazione globale; innovazione dei processi di business e dei processi decisionali Internet; siti Web; Intranet; multi-tier client/server; Web Information Systems Tabella 2: Le applicazioni dell'ict nelle organizzazioni (www.lenzuolo.net)

11 1. Anni '50 I sistemi elettromeccanici di elaborazione dati Immaginiamo di dover tenere la contabilità di una grande azienda, con migliaia di clienti, fornitori e documenti contabili, in modo completamente manuale: dovremmo dotarci di grandi schedari per ciascuna tipologia di documento (es. fatture attive, fatture passive, contabili bancarie, incassi, pagamenti, ecc.); dovremmo inoltre aggiornare manualmente un registro delle operazioni contabili compilando una nuova riga per ogni operazione (es. incassata fattura dal cliente Verdi SpA, per un importo di Euro 2540,20; versato importo di Euro 8.350,00 in banca Y, Conto Z; ecc.). Per ciascuna operazione dovremmo infine aggiornare la "scheda contabile" dei conti interessati, in modo da poterne sempre controllare il saldo. Per esempio l'incasso di una fattura di 1000,00 Euro emessa al cliente Rossi, con accredito sul conto Z della banca Y richiederà l'addebito di 1000,00 Euro nella sezione "Avere" della scheda del cliente Rossi e un pari accredito nella sezione "Dare" della scheda del conto corrente bancario. Se le schede vengono sempre tenute aggiornate, la formazione del bilancio dell'azienda può avvenire riportando in un tabulato a sezioni contrapposte tutti i saldi delle schede delle attività, delle passività, dei costi e dei ricavi. Tale sequenza di operazioni, che potrebbe sembrare apparentemente semplice, richiede un incredibile quantità di trascrizioni, ricerche in schedari, controlli e correzioni che cresce esponenzialmente con le dimensioni dell'organizzazione fino a diventare davvero problematica: le grandi imprese, anche per la semplice tenuta delle contabilità clienti e fornitori, si sono dovute dotare di grandi archivi con schedari bene organizzati e rigorosamente ordinati e controllati, con procedure di aggiornamento delle schede molto rigorose e tante persone addette al ritrovamento, all'aggiornamento, alla verifica dei dati archiviati. Immaginate quanto complesso possa divenire questo sistema se lo estendiamo anche ad altre aree aziendali, come la gestione del personale (es. calcolo e liquidazione degli stipendi e dei contributi), la gestione dei magazzini e degli inventari (es. contabilità di magazzino), la produzione (es. distinte di produzione, lavorazione, ecc.), la gestione degli ordini di materie prime, la gestione degli ordini dai clienti, per non parlare del controllo di gestione, dei controlli di qualità, della sicurezza e di ogni altro settore oggetto di rilevazione e controllo. Tutte le funzioni, oggi, sono potenzialmente interessate dalle possibili applicazioni delle tecnologie dell'informazione. In passato ciò non era possibile, si utilizzavano archivi cartacei con procedure molto strutturate, con una organizzazione rigida, gerarchica e fortemente accentrata e un grado elevato di routinizzazione delle attività. Le macchine per la contabilità cosiddetta "a ricalco" hanno rappresentato un primo passo avanti per lo snellimento di alcune operazioni, riducendo fortemente 11

12 il numero di trascrizioni da effettuare per ogni evento: con un'unica scrittura, veniva effettuata sia l annotazione sul libro giornale, che quelle di aggiornamento dei saldi delle schede contabili interessate. La tecnologia usata, quella del "ricalco", è basata sulla sovrapposizione dei documenti da compilare, opportunamente predisposti, sulla duplicazione - attraverso carta carbone o simili - della scrittura originaria, che viene così effettuata una sola volta. Tali sistemi, disponibili e utilizzati intorno agli anni '30-'40, hanno rappresentato un primo tentativo di snellimento e meccanizzazione del lavoro amministrativo. Negli anni '50 le prime "macchine" di elaborazione dati cominciano ad apparire: si tratta di sistemi elettromeccanici, non dotati di programmi residenti in memoria, ma programmati "in hardware" per svolgere funzioni molto specifiche, come quelle di ordinare schede perforate, effettuare ricerche di schede, produrre nuove schede, accedere agli archivi. Se Charles Babbage fosse stato ancora vivo, sarebbe probabilmente rimasto ammirato, ma anche deluso, dalle prestazioni di questi sistemi: egli, già nel 1835, aveva concepito il progetto della "macchina analitica" su cui investì tutte le sue energie e le sue sostanze. La macchina analitica non fu mai realizzata per intero, ma aveva potenzialmente capacità piuttosto avanzate. Le macchine elettromeccaniche degli anni '50 erano in grado di elaborare efficientemente grandi moli di dati, ma non potevano, come era nelle ambizioni di Babbage, essere programmate per qualsiasi tipo di elaborazione. La tecnologia delle parti meccaniche in movimento e dei sistemi elettrici di commutazione basati su relais era evidentemente troppo povera per poter realizzare una macchina di calcolo generica e programmabile. Tuttavia l'incremento di efficienza rispetto alle operazioni puramente manuali era enorme. Un esempio straordinario del salto di qualità ottenuto con le tecnologie elettromeccaniche è quello del censimento della popolazione negli Stati Uniti. Verso la fine del 1800 risultava sempre più difficile elaborare manualmente i risultati delle rilevazioni periodiche su base nazionale. Nel 1880 la popolazione era cresciuta da 40 a 50 milioni rispetto al censimento precedente (1870); ci vollero ben 8 anni per avere i risultati. Nel 1890 la popolazione ammontava a circa 63 milioni di unità e si temeva che non sarebbero bastati 14 anni per la conta e l elaborazione manuale delle schede, che richiedevano l impiego di vere e proprie montagne di carta. In quell occasione fu impiegata per la prima volta la macchina ideata e brevettata da Herman Hollerith nel L idea era nata ad Hollerith osservando i telai Jacquard, impiegati nella fabbrica di tessuti del cognato, che permettevano di impostare il tipo di lavorazione del tessuto mediante fori su delle apposite schede. Anche nei biglietti ferroviari del tempo si usava la perforazione per registrare alcune informazioni sul passeggero. Hollerith progettò e realizzò una sorta di telaio basato su un sistema di schede, con una scheda per ogni persona e un foro per ogni caratteristica della persona. Il censimento del 1890 fu effettuato con la macchina di Hollerith, con incredibili risultati: il primo conteggio della popolazione richiese soltanto 6 settimane! L intera elaborazione, che comprendeva la redazione di oltre

13 pagine di rapporti, fu ultimata in circa due anni, laddove ne sarebbero occorsi 14 con il sistema manuale. Il risparmio stimato fu di oltre 5 milioni di dollari. Negli anni 50, l'introduzione nelle grandi organizzazioni di macchine di elaborazione elettromeccaniche a schede perforate (derivate da quella di Hollerith) comportò la nascita dei primi centri di elaborazione dati (CED), unità autonome e separate dal resto dell'organizzazione sia dal punto di vista fisico che per il tipo di attività e competenze richieste. Procedure molto rigide regolavano sia l'immissione dei dati che la richiesta di elaborazioni, che avvenivano necessariamente in modalità batch. Questo significa che se, ad esempio occorreva registrare un incasso sulla scheda di un cliente, non era possibile ottenere l'aggiornamento immediato della scheda medesima: non esistevano tastiere né monitor e l'utente era costretto a scrivere manualmente l'operazione su di un modulo apposito, passare il modulo al reparto perforazione schede dove alcune operatrici si occupavano di trasferire i dati sulle schede perforate. Queste ultime venivano poi inviate al centro di calcolo che, dopo qualche tempo (di solito giorni) rendeva finalmente disponibili le schede aggiornate. Questi sistemi elettromeccanici non erano programmabili e non erano ancora dei calcolatori "general purpose" (ossia di impiego generico) del tipo della macchina analitica concepita da Babbage: dunque per avere una prima applicazione commerciale il progetto di Babbage dovette aspettare oltre un secolo ed anche essere notevolmente semplificato rispetto alle possibilità di applicazione originariamente concepite dall'autore. Le prime vere macchine elaboratrici programmabili "complete", nel senso concepito da Babbage (con alcuni ulteriori passi avanti), che ebbero un significativo impatto commerciale non apparvero sulla scena prima del 1964, ma in poco tempo apportarono una vera e propria rivoluzione nelle organizzazioni. È quello che vedremo nella prossima sezione. Le tecnologie abilitanti: telaio Jacquard, codifica binaria, schede perforate Il prototipo della prima "Difference Engine" alla quale Babbage lavorò febbrilmente dal 1821 al 1834, ma che non fu mai ultimato, pesava 3 tonnellate e aveva 4000 parti in movimento. Dopo il 1834 Babbage concepì qualcosa di ancora più ambizioso: quello della macchina analitica, che era il primo sistema di elaborazione general purpose: il progetto era di straordinaria complessità principalmente per un motivo: la tecnologia abilitante non era ancora pronta e quelle disponibili si rivelarono non adatte. Babbage fece uso di due tecnologie allora note: un sistema meccanico molto complesso, derivato da quello dei telai Jacquard, e le 13

14 schede perforate. I telai Jacquard sono stati al centro della rivoluzione industriale dell'inizio del XIX secolo, erano macchine con ingranaggi meccanici piuttosto elaborati che permettevano di automatizzare notevolmente i lavori di tessitura, riducendo drasticamente il numero di persone necessarie, tanto da provocare massicci licenziamenti e forti tensioni sul mercato del lavoro. Le schede perforate erano nate nel 1810 e furono introdotte da Babbage nella sua macchina con un'intuizione geniale. La macchina analitica " poteva leggere due insiemi di schede perforate, dette schede operative.e schede variabili. Il primo insieme di schede definiva la serie di operazioni da eseguire, mentre il secondo insieme specificava gli indirizzi di memoria interna su cui operare; prese a coppie, due schede definivano quindi una istruzione analogamente ai moderni calcolatori elettronici; l'unica differenza sta nel fatto che la memoria di programma è costituita da schede perforate. [ ]. L'unità aritmetica [ ] avrebbe dovuto avere una velocità di calcolo di 1 secondo per addizioni e sottrazioni, 1 minuto per moltiplicazioni e divisioni. Gli aspetti programmativi della macchina analitica furono investigati principalmente da una collaboratrice di Babbage, la discepola di De Morgan, Ada Augusta Byron, contessa di Lovelace, figlia del noto poeta inglese. Ada Lovelace può essere considerata a buon diritto la prima studiosa di linguaggi e metodologie di programmazione: ella infatti ideò un linguaggio di tipo assemblativo per programmare la macchina, introdusse il concetto di ciclo ripetuto anche annidato e il concetto di variabile indice." (Cioffi 1993, pag. 1244). Le macchine elettromeccaniche che hanno avuto diffusione commerciale negli anni '50 fanno ancora sorprendentemente uso, dopo oltre un secolo, della tecnologia prevalentemente meccanica adottata da Babbage, con l'aggiunta dei commutatori a relais elettromeccanici (nati intorno al 1850), e delle schede perforate di nuova generazione, che intorno al 1880 furono standardizzate per la memorizzazione di dati numerici. Rileviamo qui anche i progressi che le tecniche di codifica numerica e la logica binaria (introdotta da George Boole nel 1847) che si rivelarono fondamentali non solo per questi sistemi, ma anche e soprattutto per i primi calcolatori elettronici che negli anni '50 erano in fase di avanzata sperimentazione e sviluppo. Notiamo dunque un fenomeno che incontreremo spesso nella nostra rassegna: le tecnologie abilitanti che vengono impiegate per le applicazioni commerciali risalgono di solito a molti anni prima. Perché nasca e si diffonda un'innovazione di significativo impatto organizzativo e commerciale è necessaria una combinazione di componenti che magari esistevano già da tempo, ma che fino a quel momento non avevano ancora trovato adeguata applicazione. 14

15 Concetti illustrati nel libro di testo Per capire il significato di alcuni dei concetti qui introdotti, potete fare riferimento alle seguenti sezioni del libro di testo: Analogico e digitale: sez. 5.1, pag Il sistema binario e la codifica delle informazioni: sez. 4.1, pag Che cosa è il software: cap. 1, pag. 12 e 18. Programmazione: appendice A.2, pag Linguaggi assemblativi: appendice A.3, pag

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17 2. Anni '60 II mainframe: l architettura 360 Potrà sembrare strano che aspettiamo fino al 1964 prima di prendere in considerazione, nella nostra rassegna, l'avvento di un computer, nel senso moderno del termine. Ricordiamo però che siamo interessati alle vere e proprie "pietre miliari" dal punto di vista delle applicazioni di business. Anche se, come è brevemente illustrato nel riquadro sulle tecnologie abilitanti, i primi computer erano stati ideati, realizzati e persino commercializzati già da diversi anni, soltanto con l'affermazione definitiva della famiglia di elaboratori IBM System 360, avvenuta appunto nel 1964, inizia la seconda fase di trasformazione che determina nella maggior parte delle grandi organizzazioni una serie di innovazioni radicali e diffuse. L'architettura 360 definisce il paradigma fondamentale dell'elaborazione basata su mainframe valido ancora oggi. Subito dopo la sua comparsa sul mercato, avvenuta nel 1964, questa famiglia di elaboratori, su cui l'ibm aveva investito 5 miliardi di dollari, ottiene un successo commerciale senza precedenti: nel giro di soli due anni gli ordini raggiungono il ritmo di 1000 sistemi al mese, un ammontare straordinario se si pensa che il famoso DEC PDP-1, commercializzato nel 1960, era stato prodotto in soli 50 esemplari, e anche il 1401, il primo elaboratore a transistor della precedente serie IBM con il quale la società aveva guadagnato nel 1961 una quota di mercato pari all'84%, era stato prodotto, in tutto il periodo di commercializzazione, in non più di esemplari. La serie 360 rappresenta una vera e propria pietra miliare non solo per la sua diffusione, ma per tutta una serie di innovazioni tecnologiche fondamentali che essa impone a partire dalla sua affermazione. Anche se tali innovazioni erano già apparse in precedenza su altri sistemi di minore diffusione e impatto, nella serie 360 esse costituiscono, tutte insieme, quel particolare "cocktail" di innovazione che rappresenta un fondamentale passo avanti nella storia. La prima e più importante innovazione rispetto alle macchine elettromeccaniche (che il 360 eredita dai suoi predecessori, e in particolare dall'ibm 701, il primo computer elettronico di IBM, prodotto in 19 esemplari dal 1953 al 1957), è quella dalla struttura di computer "moderno" con programma residente in memoria (vedi riquadro, macchina di Von Neumann). Dal punto di vista pratico questo non significava ancora, per l'utente finale, che fosse possibile scrivere autonomamente le proprie applicazioni, ma il fatto che la macchina potesse, in teoria ed in pratica, far funzionare qualsiasi tipo di procedura senza dover essere modificata o ricablata (cioè senza dover aggiungere o togliere delle parti o cambiare i collegamenti elettrici interni) rappresenta l'avverarsi del sogno di Babbage e pone le basi per tutti i cambiamenti e le innovazioni che si sono successivamente verificati. I computer di oggi sono ancora, dal punto di vista 17

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