ISPI. Identità e ruolo: la Russia oggi. Quaderni di Relazioni Internazionali. Quadrimestrale dell Istituto per gli Studi di Politica Internazionale

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1 ISPI Quadrimestrale dell Istituto per gli Studi di Politica Internazionale n. 9 - Marzo 2009 Identità e ruolo: la Russia oggi

2 Editoriale di Boris Biancheri dossier Identità e ruolo: la Russia oggi La guerra Russia-Georgia: il ritorno del nazionalismo russo Paolo Calzini Russia at the Fork Again: to Tighten the Screws or to Open the Windows? Lilia Shevtsova The Troubled Relationship between Russia and Ukraine Flemming Splidsboel Hansen Russia s Comeback in Central Asia: Origins, Implications and Limits of a Rapprochement Matteo Fumagalli Russia: Economic Performance and Prospects Philip Hanson osservatorio internazionale Japan s Security and Defense Policies. The More it Changes, the More it Stays the Same? Axel Berkofsky La globalizzazione politica alla prova. Verso una scomposizione regionale del sistema internazionale? Alessandro Colombo documentazione a cura di Serena Giusti

3 Editorialedi Boris Biancheri «È arrivato il momento di premere il bottone del reset nei rapporti con la Russia», come auspicato dal vice presidente americano Joseph Biden alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco? Già il presidente russo Dmitry Medvedev (Evian, 8 ottobre 2008) aveva invitato a guardare alla Russia accantonando i fantasmi sovietici e inaugurando un approccio realistico e sincrono agli eventi in svolgimento. Stati Uniti e Russia sembrano quindi ormai inclini a una de-ideologizzazione e razionalizzazione dell interpretazione delle relazioni internazionali. Questa nuova attitudine implica sgombrare lo scenario da reminiscenze di una divisione in blocchi del mondo ma soprattutto costruire partnership strategiche sulla base di obiettivi comuni percepiti da entrambe le parti come prioritari. Ciò non postula un progressivo allineamento fra Washington e Mosca, si tratta solo di una modalità di cooperazione: si può essere in disaccordo su alcuni punti ma continuare a dialogare su altri. La crisi economica e finanziaria internazionale impone intanto agli stati una straordinaria attenzione alle politiche economiche e sociali interne, con la necessità di ridurre le spese militari, rinunciare a una nuova costosa competizione per gli armamenti e stabilizzare per quanto possibile aree di crisi (Iran, Iraq, Afghanistan, Caucaso). Ne consegue che il progetto per la creazione di uno spazio euro-atlantico da Vancouver a Vladivostock associato a un trattato sulla sicurezza europea proposto dal presidente russo Medvedev (Berlino, giugno 2008) possa essere preso seriamente in considerazione sia da Stati Uniti che Europa. Un tale trattato potrebbe contribuire alla ricomposizione di conflitti e tensioni che si erano dissolti nella geografia doppia del bipolarismo ma che sono latenti e potrebbero riemergere inaspettatamente con violenza (si veda il caso della Georgia). La fine del bipolarismo ha inoltre operato in maniera specularmente opposta sul terreno politico-strategico e su quello economico-commerciale. Se sul primo ha rinsaldato alcune continuità (vedi unificazione europea) ma ne ha anche spezzate altre (frammentazione dello spazio sovietico), sul secondo ha invece ricongiunto le continuità che erano state interrotte artificialmente dalla divisione in blocchi. Il risultato di tutto ciò è un mondo più unitario e interdipendente sul piano economico che nel recente passato. 1

4 editoriale E così nonostante la guerra recente in Georgia, il conflitto fra Gazprom e il cliente ucraino, le tensioni nello spazio post-sovietico la più grande sfida su cui si deve misurare la diarchia russa è quella di proseguire nella modernizzazione del paese. Una grande Russia non può prescindere da crescita e diversificazione economica, investimenti e sviluppo. Gli effetti globali di una crisi originata negli Stati Uniti minacciano ora la stabilità del paese che pure credeva di esserne solo scalfito grazie alle ricche rendite energetiche, alle ampie riserve accumulate, al basso indebitamento e ad un iniziale solido bilancio. La Russia, come il resto del mondo, si trova ormai anch essa a vivere in tempi non-lineari che richiedono risposte e aggiustamenti celeri. Ma la Russia rispetto ad altri paesi è più vulnerabile: la sua crescita è stata ineguale sia geograficamente che socialmente, il paese è ancora in una fase di ristrutturazione e modernizzazione. Inoltre l attuale leadership, che pure gode di larghi consensi (accresciuti anche dopo l intervento in Georgia), è stata premiata per quel che era riuscita a ottenere ma non per un progetto di contenimento della crisi come avvenuto ovviamente per i tempi diversi in cui si sono svolte le presidenziali negli Stati Uniti, dove Barack Obama ha vinto sulla base di promesse di una futura ripresa. Come riuscirà la Russia a fronteggiare uno scontento crescente che dalle periferie potrebbe arrivare al centro e accompagnarsi a un drastico declino della popolarità dell attuale diarchia? In questo clima di incertezza il ricorso all ideologia del nazionalismo come forza di legittimazione potrebbe essere pericolosamente remunerativo. Tale opzione presenta il vantaggio di non richiedere un elaborazione dottrinaria articolata e compatta come era avvenuto con il comunismo. Sebbene si riallaccino al pensiero conservatore tradizionale, i valori di riferimento ordine, stato, autorità e, appunto, nazione possono tuttavia essere utilizzati in versione moderna. In questo modo il nazionalismo potrebbe conciliare le posizioni e gli interessi di gruppi e individui di diversa appartenenza politica. Il sostegno assicurato al regime dalla presenza di un diffuso, latente sentimento di fedeltà ai valori patriottici risulta disponibile ad attivarsi in situazioni di emergenza, come è stato già palesemente provato dalla reazione del paese al conflitto Russia-Georgia. Ma quanto anche questa risorsa politica riuscirà a colmare le falle della crisi economica? La Russia in questo numero diventa dunque un occasione per ponderare gli effetti della crisi globale in un paese con una democrazia ibrida, ancora in fase di transizione, in cui facilmente si possono sprigionare forze destabilizzanti e come reazione rafforzarsi tendenze accentratrici. La Russia è un paese confinante con l Unione europea e strategico per la sicurezza energetica e la securitizzazione dello spazio-post sovietico. Il futuro della Russia è più che mai il futuro europeo. Il momento quindi è propizio per resettare i rapporti anche fra Bruxelles e Mosca. 2

5 dossier Identità e ruolo: la Russia oggi Paolo Calzini La guerra Russia-Georgia: il ritorno del nazionalismo russo PAOLO CALZINI è Visiting Professor of European Studies, Johns Hopkins University, Bologna Center 4 Il nazionalismo di stato, ricorrente anche se fluttuante a seconda delle circostanze della storia del paese, è tornato a riproporsi all attenzione degli osservatori come elemento significativo del panorama politico russo. Gli avvenimenti collegati al conflitto Russia-Georgia, caratterizzato da una straordinaria mobilitazione a sostegno della risoluta azione militare russa, hanno messo in evidenza quanto si fosse consolidato durante la presidenza di Putin il richiamo ai valori della nazione. L importanza del fenomeno nel conferire legittimità alla politica ufficiale, risulta particolarmente pronunciata alla luce della complessa, e in prospettiva difficile, situazione attraversata in questa fase dal governo russo. La Russia caratterizzata negli ultimi anni, grazie al boom energetico, da una sostenuta ripresa sul piano interno in termini di crescita economica e stabilità politica e all esterno di aumentata influenza grazie al ruolo di grande potenza in ascesa si trova a dover adottare una serie di iniziative di riforma particolarmente impegnative ma indispensabili alla modernizzazione del paese 1. Le sfide di vario ordine (ideologiche, politiche, economiche e militari), originate dall esposizione sempre più pronunciata della Russia alle tensioni e influenze del mondo esterno, a cui è chiamata a rispondere la diarchia Putin-Medvedev implicano decisioni tempestive e risolutive. Il ricorso all ideologia del nazionalismo come forza di legittimazione si conferma in queste condizioni una linea d azione obbligata per un governo che voglia assicurare e mantenere anche per il futuro una posizione di potenza e di prestigio per la Russia. Dipenderà in seguito dalla politica del regime vincente, democratico, autoritario o più verosimilmente ibrido, se prevarrà un nazionalismo costruttivo in grado di realizzare questo obiettivo o al contrario una sua variante estremista radicale apportatrice di involuzione e in ultima istanza di declino 2. In una congiuntura internazionale segnata nell ultimo anno e mezzo da uno stato di diffusa turbolenza è intervenuto d improvviso lo scorso agosto il breve ma violento conflitto fra Russia e Georgia. A provocare il conflitto è stata l annosa contesa tra i due paesi confinanti in merito allo status dell Ossezia del Sud, la provincia secessionista rivendicata dalla Georgia con l appoggio di Washington, divenuta indipendente sotto la protezione russa. Alla drammatizzazione del conflitto, oggetto di una vasta e faziosa campagna mediatica, ha fortemente contribuito il timore che, dato il clima prevalente di aspro confronto fra Russia, Stati Uniti e alcuni stati europei, si potesse determinare una pericolosa svolta nei rapporti est-ovest 3. Il Caucaso del Sud, mosaico di nazioni ed etnie divise da una 1 Il termine Russia può essere riferito a seconda dei casi, al gruppo dirigente russo, alla Russia in quanto attore internazionale, ecc. 2 La definizione ibrido sta a indicare un regime caratterizzato da istituzioni formali di democrazia cui corrisponde una pratica autoritaria. Si veda lo studio di L. MORLINO, Democrazie e democratizzazioni, Bologna 2003, pp e Per un quadro d insieme dei rapporti fra Russia e Stati Uniti, a livello globale e regionale, si veda B. DREWSKI, L empire qui n aura pas esisté, in «Utopie Critique», 4, In particolare riferito al conflitto Russia-Georgia, l analisi approfondita e aggiornata di C. KING, The Five-Day War, in «Foreign Affairs»,

6 La guerra Russia-Georgia: il ritorno del nazionalismo russo serie di irrisolte questioni territoriali fra cui quella dell Ossezia del Sud costituisce per collocazione strategica e rilevanza economica legata allo sfruttamento e trasporto di energia una pedina cruciale nel grande gioco politicostrategico in atto nello spazio post-sovietico. Il conflitto definito dalla contrapposizione fra i sostenitori del principio di sovranità e quelli del diritto all autodeterminazione si articola a due livelli: il primo di carattere locale riguarda il radicato antagonismo tra georgiani e ossetini (quest ultimi integrati a seguito di un prolungato processo di russificazione e sovietizzazione nel complesso sistema imperiale multinazionale facente capo alla nazione russa); il secondo di rilievo internazionale che viene a incidere sugli equilibri geopolitici definiti dai rapporti di forza in questa area fra Russia e Occidente. L intervento portato avanti dal Cremlino con particolare fermezza, con il rischio per quanto contenuto di un allargamento del conflitto, ha voluto essere la prova della volontà nazionale di affermare la Russia nel ruolo di grande potenza regionale. Il ricorso al mezzo per eccellenza del potere di coercizione (hard power) rappresentato dallo strumento militare è in linea con l impostazione offensiva-difensiva caratteristica in questo periodo della politica internazionale russa. Per la prima volta nella storia post-sovietica, le forze armate russe sono entrate, violando il principio dell intangibilità delle frontiere internazionalmente riconosciute, in territorio straniero affrontando in campo aperto l esercito avversario. A motivare il ricorso ufficiale all uso della forza dopo la lunga serie di arretramenti politico-diplomatici è stata l iniziativa militare del governo democratico a forte caratterizzazione nazionalista di Tbilisi, considerata da Mosca una sfida diretta al prestigio del regime russo e un occasione favorevole per una risposta con le armi politicamente giustificabile. A rafforzare la determinazione di Mosca si aggiungeva la convinzione, suffragata dagli stretti rapporti di cooperazione politico-strategica stabiliti fra i due paesi, che a sostenere direttamente o indirettamente l iniziativa georgiana ci fossero gli Stati Uniti intenzionati a tastare la capacità operativa e la volontà politica russa nello spazio post-sovietico. Sul rilievo cruciale attribuito da parte russa al mantenimento di una posizione egemonica nella gestione dei rapporti con gli stati non russi successori dell Unione Sovietica, considerata condizione irrinunciabile della propria identità di grande potenza, non vi possono essere dubbi. Secondo recenti sondaggi di opinione sia le élite che la grande massa della popolazione russa investono psicologicamente nella promozione di questa posizione di preminenza immedesimandosi di persona con il regime che se ne fa garante e difensore. Sintomatico della cultura politica degli ambienti nazionalisti è l affermazione, ripresa da una lunga tradizione di pensiero zarista e poi sovietico, «la Russia o è grande potenza o non esiste» 4. Questa posizione ha come corollario comune ad altre grandi potenze, una concezione dell interesse nazionale allargata a una fascia esterna di si- November-December 2008; R. ENGLISH, Georgia: The Ignored History, in «New York Review of Books», November 6, In «Moscow Times», 6,

7 dossier Identità e ruolo: la Russia oggi curezza estesa alla regione limitrofa, rafforzata nel caso russo dalla passata, comune appartenenza a un unica formazione imperiale 5. È significativo che da parte russa ci si riferisca informalmente a questa regione con l appellativo di estero vicino a sottolineare l esistenza di un area grigia in certa misura intermedia tra la Russia e il mondo esterno. Intorno alla pretesa di Mosca, che d altra parte ha rinunciato ufficialmente a qualsiasi disegno di restaurazione imperiale, di garantirsi una sfera d influenza nella regione, ruota da tempo una contesa di fondo tra la Russia e l Occidente. In quest ottica persiste l aspra opposizione russa nei confronti della politica identificata strettamente con Washington di espansione della Nato a Est, e, anche se in forma più moderata, di quella parallela, e in prospettiva altrettanto insidiosa, avanzata dall Unione europea. A pesare sui rapporti reciproci, perché evoca la sindrome dell accerchiamento radicata nella memoria storica russa, è la prospettiva che sia in atto la costruzione di una coalizione di stati confinanti ostili guidati dai regimi arrivati al potere sull onda delle rivoluzioni colorate con il sostegno esterno. Regimi come dimostra il caso della Georgia e se pure in forma più contraddittoria dell Ucraina portati, per motivi determinati dal peso della storia e dalle costrizioni della geopolitica, a basare la propria legittimità sul nazionalismo antirusso 6. Altrettanto significativo del carattere particolarmente risoluto dell intervento militare russo, è risultato il movimento di mobilitazione diffuso a tutto il paese che ha accompagnato l azione del governo in occasione del conflitto. La reazione a quella che è stata vissuta come forse la più grave crisi internazionale sperimentata dalla Russia nel periodo successivo all implosione dell Unione Sovietica, si è concretata in un ondata patriottico-nazionalista senza precedenti (i sondaggi di opinione rivelano un grado di consenso dell opinione pubblica all intervento che si aggira intorno all 80 per cento) 7. Sulla spinta di un movimento caratterizzato da una forte carica emotiva resta incerto il peso della massiccia campagna propagandistica ufficiale si è venuta a creare una saldatura quale non si registrava da tempo fra il governo, le forze politiche e l insieme della società. A beneficiarne politicamente sono stati Putin nel ruolo privilegiato di leader di guerra e Medvedev distintosi, a conferma del grado di sintonia presente attualmente nella diarchia, nella qualità di assertore incondizionato dell intervento militare. A loro fianco si sono schierate, come scontato, le élite militari e dei servizi di sicurezza dell amministrazione dello sta- È significativo che da parte russa ci si riferisca informalmente a questa regione con l appellativo di estero vicino a sottolineare l esistenza di un area grigia in certa misura intermedia tra la Russia e il mondo esterno 6 5 Sull importanza per una grande potenza di disporre di una sfera di influenza come elemento della propria identità, R. OSGOOD - R. TUCKER, Force, Order and Justice, London 1967, pp In particolare nel caso della Russia: V. BARANOWSKY (ed.), Russia and Europe: the Emerging Security Agenda, New York 1997, pp P. CALZINI, La difesa dell impero perduto, in «Aspenia», 32, In genere sullo svolgimento degli avvenimenti si veda C. KING, The Five-Day War, cit. Un altra crisi di analoga portata ma senza l aggravante della prossimità riguardava i Balcani, teatro dell attacco occidentale alla Serbia considerato tradizionale alleato russo, a sostegno della secessione del Kosovo del Sul significato di patriottismo e di nazionalismo nelle varie interpretazioni, si veda R. SAKWA, Russian Politics and Society, London 2008, pp

8 La guerra Russia-Georgia: il ritorno del nazionalismo russo to, tradizionalmente legate a un ideologia autoritaria e nazionalista. Quanto ai partiti di governo e dell opposizione comunista rappresentati alla Duma, quest ultima fedele nella sua componente più retriva a un nazionalismo radicale, non ha fatto mancare anche in questo caso la piena solidarietà all azione di governo. Significativa è parsa la reazione dei gruppi liberal-democratici chiaramente riluttanti ad assumere una posizione critica troppo drastica nei confronti del governo, di cui pure sono oppositori risoluti, quando sia in gioco il tema dell interesse nazionale. Tali gruppi, confinati da anni in una posizione di estrema minoranza, sono vulnerabili alle accuse di antipatriottismo per le loro posizioni filo occidentali e quindi il loro atteggiamento risulta profondamente condizionato dal nazionalismo. Come in altre occasioni della storia russa, è stato il clima di emergenza suscitato dalla parola d ordine della patria in pericolo ad attivare una società tradizionalmente apatica, depoliticizzata e cinica. Di rilievo, perché rivelatore di un sentimento trasversale al di là degli allineamenti tradizionali, sono risultate le prese di posizione di ambienti solitamente diffidenti quando non ostili nei confronti della politica del governo. Esponenti dei ceti medio alti, e con loro ampi settori delle classi popolari, hanno solidarizzato con una politica della mano forte in un impeto di patriottismo militante spesso associato a espressioni anti-occidentali. Nel clima di generale euforia patriottica non sono mancate, con il rischio di atti di violenza nei confronti della comunità georgiana immigrata, manifestazioni di nazionalismo estremista, xenofobo, che hanno richiesto l intervento delle autorità. La Russia nuovo stato-nazione A guidare la politica del Cremlino nel corso di questi anni è stata la volontà di dotare la Russia emersa nella posizione di nuovo stato-nazione, di un identità nazionale adeguata al nuovo ruolo di grande potenza 8. La definizione del proprio status sulla base di una concezione puramente pragmatica della gestione del potere fondata sulle risorse e la costruzione di uno stato forte sotto l egida di un superpresidente carismatico non presentavano garanzia sufficiente di governabilità. La scelta di privilegiare un ideologia di stato ancorandola ai valori della nazione è stata considerata la strategia più conveniente per assicurare legittimità al governo nella conduzione degli affari interni e internazionali. Lo sforzo di elaborazione di un progetto d insieme riferito a un idea della Russia in grado di fornire al paese una visione unificante del proprio destino di nazione è espressione di questo orientamento 9. Sviluppatosi a seconda delle circostanze nel quadro di una tipologia che spazia dalle posizioni su base etnica più radicali e aggressive a quelle moderate, pragmatiche di ispirazione civica, il nazionalismo co- 8 Si veda L. SHEVTSOVA, Russia Lost in Transition, Washington 2007, pp ; I. BRUDNYJ, Politika identichnosti I Postkommunisticheskij Vybor Rossii, in «Polis», 1, 2006; V. TOLZ, Forging the nation: national identity and nation building in post-communist Russia, in «Europe-Asia Studies», 50, V. BUŠCEV, V poiskach nacionalnoj ideij, in «Svobodnaja mysl», 5,

9 dossier Identità e ruolo: la Russia oggi stituisce un aspetto essenziale del gioco politico russo. Il ricorso all ideologia del nazionalismo non va attribuita principalmente, come si potrebbe supporre, alla persistente influenza della cultura politica tradizionale russa. Anzi, come è stato autorevolmente sottolineato, nel corso della storia della Russia a prevalere è stata di regola una concezione imperiale e statalista della gestione del potere entro la quale incorporare il nazionalismo 10. Un motivo di questa scelta da parte del Cremlino è da ricercarsi piuttosto nella plasticità della sua connotazione dovuta alla vaghezza dei suoi contenuti programmatici, adattabile a regimi di varia fisionomia politica: da quelli di orientamento democratico di tipo occidentale come dimostrato da Stati Uniti e Francia a stati di matrice autoritaria come Cina ed Iran, per arrivare alla Russia caratterizzata da un sistema politico ibrido. L opzione a favore di una sovrastruttura ideologica ispirata al nazionalismo presenta il vantaggio di non richiedere un elaborazione dottrinaria articolata e compatta come era avvenuto in grado esasperato nel caso del comunismo sovietico. I valori di riferimento ordine, stato, autorità e appunto nazione restano ambigui in quanto, pur richiamandosi al pensiero conservatore tradizionale, possono essere utilizzati in funzione dei loro contenuti moderni. In questo modo il nazionalismo è in grado di conciliare, a salvaguardia delle rispettive posizioni di potere, gli interessi di gruppi e individui di diversa, quando non divergente, estrazione politica 11. L orientamento del Cremlino a favore del nazionalismo, si iscrive nel clima di forte incertezza e diffuso disagio venutosi a creare con la perdita dei riferimenti ideologici consolidati a seguito del collasso dell Unione Sovietica. Il gruppo dirigente russo, sopravvissuto fortunosamente grazie al suo opportunismo al cambio di regime, è sospinto ad adottare una strategia nazionalista dalla necessità di far fronte allo shock politico e psicologico che lo ha investito in questa occasione. Per effetto di tali eventi muta in modo radicale la percezione che le élite e la massa della popolazione elaborano della nuova collocazione della Russia nel contesto della comunità internazionale. Il nuovo scenario comporta infatti una serie di trasformazioni epocali: la conclusione della guerra fredda, il tracollo dell ideologia comunista, lo smantellamento dell apparato statale sovietico e, vissuta da parte russa forse come la più lacerante, la disintegrazione di una formazione imperiale sotto l egida russa attiva da secoli nello spazio eurasiatico. Una configurazione che nell ultima fase della sua esperienza, quella identificata col regime sovietico, aveva fatto accedere la Russia al rango di superpotenza alla pari degli Stati Uniti. Gli apprezzamenti di massima positivi su un regime, che pur con gravi distorsioni e in forma contraddittoria aveva fornito un senso di L opzione a favore di una sovrastruttura ideologica ispirata al nazionalismo presenta il vantaggio di non richiedere un elaborazione dottrinaria articolata e compatta come era avvenuto nel caso russo con il comunismo 8 10 A. LIEVEN, The Weakness of Russian Nationalism, in «Survival», Summer Si veda L. MORLINO, Democrazie e democratizzazioni, cit.

10 La guerra Russia-Georgia: il ritorno del nazionalismo russo appartenenza fondato sull orgoglio nazionale facendosi portatore di prestigio e sicurezza sul piano internazionale, risulta tuttora condiviso da una parte significativa della popolazione. Tale atteggiamento è presente soprattutto fra le élite politiche, militari e dei servizi di sicurezza che più avevano beneficiato dei privilegi dovuti alla potenza russa di quel periodo. Per quanto condizionato dalle mutevoli scelte a livello ufficiale, il nesso fra comunismo sovietico e nazionalismo russo si è rivelato in occasioni cruciali fattore fondamentale di legittimazione per il regime. Il mito ancor oggi profondamente radicato nella coscienza collettiva russa legato al ricordo della grande guerra patriottica ( ), caratterizzato dalla mobilitazione di massa nello spirito di un patriottismo militante alla difesa della patria contro l aggressione esterna, ne costituisce evidente testimonianza 12. Varianti del nazionalismo russo L elaborazione di un identità nazionale che trascenda l eredità dell internazionalismo comunista e della tradizione imperiale sovietica accompagnata al processo di consolidamento dello stato entro i nuovi confini, sono al centro della politica ufficiale. Rifiutata l ipotesi di un ritorno alla pratica del comunismo e rimandato il progetto di attuazione della democrazia, la scelta del Cremlino si è indirizzata verso una linea politica fondata sull ideologia del nazionalismo. Al nazionalismo si sono richiamati con accenti diversi i presidenti Eltzin, Putin, Medvedev e la stragrande maggioranza delle élite di governo e di opposizione consapevoli della sua forza di mobilitazione nell attuale fase di evoluzione della Russia. Le varianti in cui si articola il nazionalismo russo diviso tra una concezione civica e una etnica del principio di cittadinanza si riferiscono al ruolo dello stato nel rapporto con la società e nell azione di promozione della potenza e del prestigio del paese. La discriminante di fondo è costituita dalla fisionomia politica dei regimi che si richiamano all ideologia del nazionalismo e dall impostazione delle loro relazioni con l Occidente, referente politico e culturale tradizionale della Russia. Le categorie utilizzate per identificare le varie forme in cui si manifesta nella realtà della Russia post-sovietica il fenomeno nazionalista vengono presentate a titolo indicativo 13. Nazionalismo liberal/democratico. Espressione di un sistema di pensiero ricco di contenuti progressisti ma divenuto rapidamente minoritario, questa variante pone a suo fondamento una concezione civica del principio di cittadinanza. A questa scelta si accompagna una presa di posizione Le varianti in cui si articola il nazionalismo russo diviso tra una concezione civica e una etnica del principio di cittadinanza si riferiscono al ruolo dello stato nel rapporto con la società e nell azione di promozione della potenza e del prestigio del paese 12 Si veda in generale V. BARANOWSKY (ed.), Russia and Europe: the Emerging Security Agenda, cit. 13 Per un ampia dettagliata analisi si veda A.S. TUMINEZ, Russian Nationalism Since 1886, Lanham 2000, pp Sul tema dello stato si veda O. CAPPELLI, Pre-Modern State Building in Post-Soviet Russia, in «The Journal of Communist Studies and Transition Politics», 4,

11 dossier Identità e ruolo: la Russia oggi favorevole all instaurazione di un regime democratico promotore di emancipazione sul piano politico e sociale e orientato nel rapporto con gli altri stati alla cooperazione più che alla competizione. L ideologia del nazionalismo democratico si richiama ai principi del pensiero liberale occidentale nella prospettiva di una graduale integrazione della Russia, una volta raggiunti gli standard europei, nel sistema internazionale democratico capitalista. Nazionalismo moderato pragmatico. Affermatosi grazie all adesione di forze originariamente di diversa connotazione politica si identifica sostanzialmente con il nazionalismo dello stato russo. Anche in questo caso, se pure con la tendenza a gravitare occasionalmente verso il radicalismo, la linea ufficiale si attiene a una concezione civica del principio di cittadinanza. Al centro dell impegno, a conferma dell unicità dell esperienza politica russa, figura la costruzione di uno stato dotato di efficaci strumenti di comando e di controllo sotto l egida di un leader in grado di guidare con fermezza l evoluzione della società. I principi di riferimento nella gestione del potere ricompresi in un molteplice insieme, pluralismo democratico, libero mercato, autoritarismo, statalismo caratteristici di un regime ibrido sono riconducibili al pensiero conservatore tradizionale e a quello tecnocratico manageriale. In questa prospettiva trovano posto le correnti del nativismo eredi della tradizione slavofila che si pongono il compito di difendere una coscienza nazionale basata sui valori della cultura e della spiritualità russa. Obiettivo del nazionalismo moderato pragmatico è assicurare alla Russia lo status di grande potenza funzionale all interesse nazionale russo in un ambiente geopolitico competitivo anche se non necessariamente bellicoso. Il rapporto con l Occidente definito in termini di competizione, cooperazione e, eventualmente, conflitto è ritenuto prioritario anche se non esclusivo sulla base di una valutazione delle esigenze di sicurezza interpretate in senso lato. Nazionalismo radicale. Componente significativa del panorama politico russo in graduale ascesa, anche se minoritario, costituisce nelle sue manifestazioni più virulente la variante estremista, aggressiva del nazionalismo russo. Definito anche nazional-patriottismo o nazionalismo integrale si distingue per privilegiare una concezione etnica del principio di cittadinanza aprendo la strada alla xenofobia sul piano interno e allo sciovinismo sul piano internazionale. L apprezzamento volutamente sottolineato a favore di un regime autoritario si accompagna sul piano esterno alla promozione di un corso d azione nettamente ostile nei confronti dell Occidente. Il nazionalismo da Eltzin a Putin La prima applicazione della pratica politica dell ideologia nazionalista moderata, dopo una brevissima sperimentazione nella sua variante democratica, si 10

12 La guerra Russia-Georgia: il ritorno del nazionalismo russo verifica con il corso politico portato avanti da Eltzin nominato nel 1990 presidente del nuovo stato russo 14. Al primo posto per l importanza rivestita nella storia nazionale caratterizzata da fasi alternate di espansione e di arretramento delle frontiere, figura l impegno per la difesa dell integrità del territorio nazionale contro le minacce del secessionismo interno e di aggressioni dall esterno. Le prospettive di una ripetizione del fenomeno precedente rappresentato dall implosione dell Unione Sovietica costituiscono, nonostante le condizioni profondamente mutate rispetto al passato, un motivo di forte preoccupazione. L assetto federale ripreso da quello sovietico, riformato nella definizione dei rapporti tra il centro di Mosca e le 89 entità federate, rivela, come dimostra il movimento armato di rivendicazione al diritto all autodeterminazione sviluppatosi in Cecenia, gli elementi di fragilità del sistema. Merito riconosciuto a Eltzin è l aver assicurato la sopravvivenza della Russia in quanto entità statale consolidata, basandosi su una politica federale flessibile accompagnata a una concezione civica della cittadinanza a garanzia di un rapporto di parità fra la maggioranza russa (oltre l 80 per cento della popolazione) e la consistente minoranza composita di gruppi non russi. Sul piano esterno, a causa del progressivo indebolimento delle capacità politiche di un regime ibrido, in fragile equilibrio tra democrazia e autoritarismo, si riducono drasticamente i margini di azione come dimostra l impotenza nei confronti della crisi dell ex Jugoslavia alla fine degli anni Novanta determinata dall intervento occidentale contro la Serbia in appoggio alla secessione del Kosovo. Le manifestazioni puramente dimostrative di un nazionalismo aggressivo registrate in quella occasione servono a mascherare la condizione di marginalità in cui si ritrova la Russia costretta sulla difensiva. Con l elezione di Putin alla presidenza nel 2000 acquista slancio, per reazione all esperienza di umiliazione nazionale subita nella fase precedente, una linea politica coerente a un nazionalismo pragmatico in versione militante 15. L intervento in Cecenia destinato a riportare con la forza la repubblica caucasica sotto la sovranità russa, si inquadra nel processo di accentramento dei poteri a Mosca mirato alla ristrutturazione in senso unitario del sistema federale. La propensione maturata nella società dalle classi popolari ai ceti medi a favore di un rafforzamento dello stato, conferisce al neo presidente vastissimi poteri, accentuando il carattere personalizzato di un regime ibrido che, nella fase più recente, gravita sempre più chiaramente in direzione dell autoritarismo. Questa tendenza giustificata dall esigenza prioritaria di assicurare stabilità al paese si è basata in questo periodo su una politica che combina forme selettive di controllo e di coercizione con concessioni sul piano economico e sociale sufficienti al mantenimento del consenso di massima della società. Sostenuto dalle risorse finanziarie dovute al boom energetico ma preoccupato per le potenziali contraddizioni di questo corso politico, il Cremlino si appella con voluta enfasi 14 A. BROWN - L. SHEVTSOVA (eds.), Gorbachev, Yeltsin, Putin. Russian Leadership in Transition, Washington 2001, pp Sulla politica della presidenza Putin, in generale L. SHEVTSOVA, Russia Lost in Transition, cit., pp Sugli sviluppi più recenti: Z. BRZEZINSKI, Putin s Choice, in «The Washington Quaterly», Spring 2008; R. PIPES, Putin and Co.: What Is To Be Done?, in «Commentary», May

13 dossier Identità e ruolo: la Russia oggi all ideologia del nazionalismo. I riferimenti ai valori della nazione manifestati in occasioni ufficiali di sostegno al regime, rivelano l ambizione di Putin di assumere la veste di leader nazionale. I dubbi relativi all autenticità di queste prese di posizione si fondano sulla sua personalità apparentemente refrattaria a ogni idealismo o dottrinarismo formata nei servizi di sicurezza, il Kgb, alla scuola del pragmatismo e dell opportunismo volta a promuovere con tutti i mezzi la potenza e il prestigio dello stato russo. Rivelatrice della convinzione, ispirata a un evidente nostalgia per il passato sovietico, del diritto della Russia allo status di grande potenza, è l affermazione, divenuta celebre, secondo cui «il più grande disastro geopolitico del XX secolo è stato il collasso dell Unione Sovietica» 16. Uomo forte del regime, sostenuto da ampia popolarità, responsabile della stabilità del paese, Putin è stato il garante in tutti questi anni della coesione del sistema politico arbitrando fra i due principali gruppi di potere: i siloviki esponenti dei servizi di sicurezza affiancati dai militari, sostenitori di un nazionalismo radicale e aggressivo e i membri del gruppo tecnocratico manageriale, fautori di un nazionalismo moderato, meno inclini dei primi a un antioccidentalismo preconcetto. Nel promuovere un nuovo corso il Cremlino si è attenuto ufficialmente sulla questione nazionale all impostazione data da Eltzin confermando il principio di cittadinanza civica che si richiama alla formula russa tradizionale della comunità dei popoli. Nell elaborazione dell ideologia nazionalista d altra parte non sono mancate le concessioni motivate da considerazioni d ordine storico e culturale a favore della comunità etnica russa, introducendo così un elemento di ambiguità nella gestione del principio di cittadinanza. In appoggio alla politica ufficiale è intervenuta, a conferma dello stretto allineamento con lo stato, la Chiesa Ortodossa interessata alla valorizzazione di un nazionalismo etno-religioso come elemento di contributo alla definizione di una nuova identità russa. La promozione dei valori formativi dell identità nazionale si manifesta a tutti i livelli in cui è possibile influenzare l atteggiamento della società: dall educazione scolastica all informazione fornita dai media, dalle celebrazioni di simboli e ricorrenze patriottiche all insegnamento della storia. Il filo rosso che collega le diverse iniziative indica la continuità tra il passato di grande potenza della Russia impegnata tra continue prove di forza nell affermazione della propria identità nazionale e il presente caratterizzato dall ambizione dell attuale regime di garantirne anche per il futuro la posizione di preminenza e di prestigio. A questa campagna all insegna dell unità e della solidarietà nazionale la società russa ha reagito con un alto grado di consenso motivato da un insieme di fattori: inerzia, assuefazione, sincera partecipazione. Il sostegno assicurato al regime dalla presenza di un diffuso, latente sentimento di fedeltà ai valori patriottici, risulta disponibile ad attivarsi in situazioni di emergenza come è stato cla Si veda V. SHLAPENTOKHA, Putin as a Flexible Politician, in «Communist and Post-Communist Studies», 4, 2008.

14 La guerra Russia-Georgia: il ritorno del nazionalismo russo morosamente provato dalla reazione del paese al conflitto Russia-Georgia. Un aspetto della situazione divenuto negli ultimi anni di particolare evidenza è costituito dal manifestarsi di movimenti ispirati alle tesi del nazionalismo radicale, estremista 17. Il fenomeno ancora contenuto, espressione di tendenze di fondo presenti nella società sia a livello di classi popolari che di ceti medi, trova occasionalmente riscontro in forme di connivenze quando non di sostegno in settori dell amministrazione dello stato. In un clima condizionato dalla cultura della contrapposizione noi e gli altri, si va sviluppando la tendenza a caratterizzare come nemici: oppositori politici, cittadini stranieri, e in particolare gli immigrati non slavi. Il fenomeno costituito dal massiccio afflusso di diversi milioni di immigrati provenienti dal Caucaso e dall Asia Centrale in cerca di lavoro è all origine di tensioni e violenti conflitti. Particolarmente aggressivi risultano i movimenti nazionalisti radicali di matrice etnica che sotto lo slogan «La Russia ai russi» costituiscono una forza potenzialmente destabilizzante dell ordine pluralista multietnico vigente nel paese 18. Fino a questo momento la combinazione fra crescita economica e stabilità sociale da un lato e presenza di un poderoso apparato di controllo e di coercizione dall altro rendono poco plausibile l ipotesi che queste forze possano rappresentare un effettiva minaccia per la stabilità del sistema. La politica adottata nei loro confronti, aliena dal ricorrere a mezzi repressivi tende a strumentalizzarli mediante un processo di cooptazione e neutralizzazione, utilizzandoli quando opportuno nel ruolo di fiancheggiatori della linea ufficiale. Esemplare di questa strategia è stata la politica di coordinamento dall alto di alcuni movimenti giovanili nasci ( i nostri ) incitati a manifestare in particolari momenti di tensione contro le sedi diplomatiche di paesi ritenuti particolarmente ostili alla Russia come l Estonia e la Georgia. Sul piano della politica internazionale, intanto, a differenza di quanto registrato durante la presidenza Eltzin, il regime può far valere i risultati positivi in termini di prestigio e di influenza di un corso politico difensivo-offensivo condotto con determinazione e flessibilità. Superata la precedente condizione di marginalità grazie, in primo luogo, al suo ruolo di fornitore di energia, la Russia forte del suo nazionalismo risorgente è in grado di partecipare a pieno titolo anche se ancora per molti aspetti non alla pari, con le altre grandi potenze, gli Stati Uniti, l Europa e la Cina dominanti nel gioco politico diplomatico mondiale. Prospettive e conclusioni Nell ultima parte del 2008 lo spirito del nazionalismo militante che aveva accompagnato il conflitto russo- In un clima condizionato dalla cultura della contrapposizione noi e gli altri, si va sviluppando la tendenza a caratterizzare come nemici: oppositori politici, cittadini stranieri, e in particolare gli immigrati non slavi 17 Per una ampia e approfondita analisi si veda: G.W. LAPIDUS, Between assertiveness and insecurity. Russia and the Russia-Georgia crisis, in «Post Soviet Affairs», 2, 2007; L. GUDKOV, Xenophobia Past and Present, in «Russian Global Affairs», 1, L identità nazionale della Russia è fluida e multi-livello. Nel linguaggio corrente il termine russo riveste due significati: ruskij, appartenente all etnia russa e rossjanin, membro della comunità di cittadini di varie etnie residenti in Russia. 13

15 dossier Identità e ruolo: la Russia oggi georgiano conferma, per quanto progressivamente in calo, la sua funzione di sostegno all azione del Cremlino. Il regime che ne aveva beneficiato come forza di legittimazione in quell occasione, mira a servirsene come supporto ideologico nella nuova fase dedicata alla gestione dei rapporti con le potenze occidentali. Nella schermaglia politico-diplomatica che la contrappone agli Stati Uniti e all Europa, avendo come tema di fondo i contraccolpi della crisi georgiana, la Russia opera sostenuta da un persistente sentimento di fierezza patriottica. Un elemento che ha contribuito a questo sentimento è la crescita di prestigio delle forze armate russe uscite vittoriose dal conflitto a tutto vantaggio dei sostenitori di un nazionalismo bellicoso fondato sullo strumento militare. Conseguenza del conflitto è stata la decisione di assicurare, nel quadro del bilancio statale, un forte incremento oltre il 26 per cento agli investimenti nel settore militare diretti a soddisfare le esigenze di modernizzazione del dispositivo bellico, messe in luce tra l altro dall andamento dell ultimo scontro armato. Evitato il rischio di una svolta radicale nei rapporti est-ovest, il Cremlino promuove nel solco della linea strategica difensiva-offensiva perseguita negli ultimi anni, una politica mirata al consolidamento dei risultati ottenuti sul piano geopolitico nell area caucasica e al rilancio di un processo di normalizzazione dei rapporti pregiudicati dal conflitto con gli Stati Uniti e l Europa 19. Al di là delle ricorrenti espressioni propagandistiche a uso interno, i dirigenti russi dimostrano di non avere interesse a tenere alta la tensione del clima politico diplomatico con l Occidente nella logica, non realisticamente sostenibile, di un gioco a somma zero. Per Mosca si tratta in particolare di promuovere un immagine positiva della Russia nel ruolo di grande potenza responsabile, reagendo così alle accuse di aggressività che le erano state rivolte per l intervento militare in Georgia. Le contraddizioni di un corso politico ispirato a un nazionalismo militante che da un lato rafforza le basi del consenso sul piano interno ma dall altro è stato motivo di una forte caduta di prestigio all esterno, sono emerse in tutta evidenza. Lo slogan molto popolare tra l opinione pubblica russa «La Russia si é rialzata», veniva considerato da quella occidentale e dei paesi dell area post-sovietica, in particolare, emblematica del revanscismo della politica russa. La campagna di pubbliche relazioni messa in atto da Mosca per controbattere le argomentazioni occidentali ritenute denigratorie, ha preso di mira in particolare il sistema dei media occidentali ritenuti responsabili di aver influenzato negativamente l opinione pubblica mondiale approfittando della posizione di schiacciante superiorità nel settore dell informazione. Anche in questa occasione a conferma dei sentimenti di fervore nazionalista che continuano ad agitare la società russa si è registrata una significativa partecipazione delle élite intellettuali alla campagna propagandistica del governo. Inizialmente aspra e polemica la reazione ufficiale russa, pur ribadendo l irreversibilità dei mutamenti politico Sull insieme degli sviluppi nei rapporti Est-Ovest in questa fase: C. KING, The Five-Day War, cit.; B. DREWSKI, L empire qui n aura pas esisté, cit.; S. GIUSTI, La sicurezza dall Atlantico agli Urali secondo la Russia, «ISPI Policy Brief», 114, gennaio Relativamente al confronto nello spazio post-sovietico, e in particolare nell area del Caucaso, E. JAHN, Neue Fronten nach dem Krieg. Russland, der Western und die Zukunft im Südkaukasus, in «OstEuropa», November 2008; T. PENKOVA, Russia s attitude towards the post-soviet space after the war in Georgia, «ISPI Policy Brief», 111, dicembre 2008.

16 La guerra Russia-Georgia: il ritorno del nazionalismo russo strategici intervenuti in Ossezia del Sud e Abkhazia, si è orientata gradualmente su posizioni aperte al dialogo con la controparte occidentale. La linea adottata a giustificazione di un intervento chiaramente motivato da considerazioni geopolitiche e in misura non secondaria economiche si è basata sostanzialmente su argomenti di carattere umanitario e strategico. A differenza di quanto accaduto in epoca sovietica invasione dell Afghanistan nel 1979 questa volta il Cremlino non ha potuto richiamarsi a una motivazione fondata su un ideologia internazionalista quale era quella comunista. Il regime russo attuale saldamente ancorato a una politica nazionalista, ha rivelato in questa occasione una condizione di debolezza dovuta alla limitata disponibilità degli elementi di natura ideologica atti a promuoverne un immagine propositiva espressione sul piano esterno del potere di persuasione (soft power). A sostegno della posizione tenuta nel corso del conflitto, interpretato in una versione chiaramente di parte, il Cremlino si è richiamato al principio della legittima difesa sancito dalle Nazioni Unite, nel caso di un azione configurabile come un attacco alla sicurezza nazionale del paese. Ridimensionata la tesi della minaccia di genocidio per la popolazione osseta si è ripiegati su quella rappresentata dall intrusione armata georgiana per le forze di peacekeeping e i cittadini con passaporto russo presenti nell enclave. All attivo del Cremlino, in un primo approssimativo bilancio a breve termine dei risultati del conflitto, figura in primis, per il suo rilievo altamente simbolico, l aver costretto gli Stati Uniti in una condizione di impotenza. Mentre per quanto riguarda l Europa con significative differenze di atteggiamento da paese a paese, si è verificata una presa di distanza da Washington optando per una politica di mediazione in vista della ripresa di rapporti di cooperazione. Ciò conferma il vantaggio di cui gode la Russia sotto il profilo geo-strategico in questa parte dello spazio post-sovietico grazie alla posizione di prossimità. La stipulazione di trattati di alleanza con l Ossezia del Sud e l Abkhazia seguita al riconoscimento dell indipendenza porta all instaurazione di un solido avamposto a ridosso dei confini meridionali, accrescendo, in questa fase, l influenza politica, strategica ed economica russa nel Caucaso meridionale. La Georgia, intanto, stretta nella morsa fra le frustrazioni causate dalla sconfitta e l inferiorità nei confronti della Russia, insiste nel coltivare, sull impulso di un nazionalismo radicale, l irrealistica aspirazione a ristabilire l unità territoriale originaria del paese. Tornata al centro dell attenzione internazionale, ha beneficiato di un massiccio programma di aiuti economici, senza per questo ottenere dall Occidente un effettivo sostegno alle sue rivendicazioni politico-strategiche. Il mancato riconoscimento dell indipendenza delle due enclave da parte della Cina e degli stati alleati dell Organizzazione di Cooperazione di Shanghai, del resto compensato dalla solidarietà di massima manifestata per la reazione militare in occasione del conflitto, non sembra aver troppo imbarazzato Mosca. La 15

17 dossier Identità e ruolo: la Russia oggi preoccupazione circa le possibili conseguenze di un processo di frammentazione su scala mondiale causato dalla proliferazione dei movimenti di autodeterminazione, non è certo estraneo alla rigida concezione della sovranità degli stati mantenuta dalla Russia. A questo proposito, se pure considerata poco realistica, resta aperta l ipotesi che i riconoscimenti di Ossezia del Sud e Abkhazia possano costituire, data la particolare condizione di contiguità, un precedente per le rivendicazioni d indipendenza delle repubbliche russe del Caucaso del Nord ricomprese nel territorio russo. Le previsioni sul futuro della politica del Cremlino caratterizzata in tutto questo periodo dall adesione a un nazionalismo rimasto, nonostante le più recenti manifestazioni, fedele a un impostazione pragmatica sono oggetto di un aperto dibattito. Le opinioni avanzate sulla base di una valutazione su quale potrà essere, in reazione al corso degli eventi interni ed esterni alla Russia, l evoluzione politica del regime ritenuto comunque impermeabile a una progressione in senso democratico, si differenziano fra chi ritiene probabile una scelta di continuità atta a mantenerne, se pure con ricorrenti oscillazioni, la fisionomia ibrida prevalsa finora, e chi giudica più verosimile un ulteriore involuzione a favore della sua dimensione autoritaria. Questo dibattito, confinato fino a qualche tempo fa a livello di esercizio intellettuale nella prospettiva di un processo di evoluzione del paese a medio-lungo termine, ha acquistato alla luce dei più recenti eventi particolare attualità. A mutare questa prospettiva ponendo con urgenza una serie di interrogativi è intervenuta una svolta nell evoluzione del sistema capitalista mondiale: l evento costituito dalla crisi finanziaria globale le cui conseguenze non mancheranno di influire per un tempo più o meno lungo sugli equilibri economico-sociali e, quindi, verosimilmente, politici della Russia 20. Verosimilmente toccherà a Putin, che continua a godere di un alto grado di popolarità, assumere in prima persona, richiamandosi a uno stato di emergenza nazionale, la responsabilità di scelte impegnative per contenere gli effetti di un eventuale erosione della stabilità condizione fondamentale in tutti questi anni della sopravvivenza del regime. Anche se, d altra parte, è stato notato, ricordando una serie di precedenti storici, la ferrea logica della politica vuole che non sia il personaggio leader di governo, per sua responsabilità o meno coinvolto in una situazione di declino, lo stesso al quale viene attributo il mandato di portare il paese fuori da una situazione di crisi 21. Probabilmente toccherà a Putin, confermato ancora di recente da un alto grado di popolarità, assumere in prima persona la responsabilità di scelte impegnative F. ZALLIO, La crisi finanziaria e le prospettive dell economia russa, «ISPI Policy Brief», 112, dicembre L. SHEVTSOVA, Rasgovor c echspertom, in «Novaja Gazeta», 24 novembre 2008.

18 Russia at the Fork Again: to Tighten the Screws or to Open the Windows? Lilia Shevtsova Russia at the Fork Again: to Tighten the Screws or to Open the Windows? Year 2008 will be remembered in the modern history of Russia as a watershed. Russia s war with Georgia marked the end of the Perestroika experiment begun by Mikhail Gorbachev in the 1980s and the end for the time being of Russian attempts to connect to the Euro-Atlantic community. The global financial crisis that hit Russia has proved that the Russian economic Success Story could be just another illusion. The stability of Putin s previous rule based on high oil prices, exaggerated hopes and a belief that Russia had «risen from its knees» is over. Russia is entering turbulent times. Its ruling elite has to deliberate how to respond to the new situation by tightening its control over the economy and public life, or by using the crisis as a catalyst for a real reform of both the state and the model of capitalism that have emerged in Russia. So far the Kremlin has decided to use the old matrix to answer the new challenges. LILIA SHEVTSOVA is a Senior Associate and Russian Domestic Politics and Political Institutions Program Chair at the Carnegie Moscow Center The End of the Economic Miracle At the beginning of 2008 Russia was considered to be one of the Eldorados of the emerging markets. Its economic success was often used as an argument in favour of the assertion that capitalism can be a driving force that at some point will bring modernization and democracy. Indeed, the Russian economy during the previous eight years had performed astoundingly well 1. Under Putin, Russia s GDP had risen from $200 billion in 1999 to $1.3 trillion in Gold and currency reserves had risen from $12.7 billion in 1999 to $500 billion in The reserves of the Stabilization Fund had reached $170 billion. By the beginning of 2008 the Russian economy was the twelfth largest in the world. The economy was not only booming in the extractive sectors, but also in construction, trade, and the service and banking sectors. Russian business demonstrated that it was able to organize large-scale production and compete successfully against international corporations. Foreign direct investments stood at $121 billion in 2007, up 120 per cent compared with Accustomed to such an optimistic picture neither the Russian ruling elite nor society were prepared for the global financial crisis, which came as a surprise. In September 2008 Russia s stock market fell about 70 per cent. By November Russian foreign exchange reserves had plunged by $36 billion from $516 billion to $480 billion. Capitalization of Gasprom had fallen two thirds from $320 bil- 1 For the economic data see (accessed November 20, 2008); in «Vedomosti», September-November

19 dossier Identità e ruolo: la Russia oggi lion to $100 billion. Desperately trying to prop up the market and support the rouble the government started to tap into sacred cows the Pension Fund and the National Welfare Fund. Western investors started to flee in panic pulling about $147 billion out of the country. With the oil prices plunging to $80 and even $70 per barrel and the oil companies running into debt, Russia found itself in a gloomy situation. At the beginning of the crisis the official view was that Russia was an outstandingly dynamic economy temporarily derailed by a financial shock of foreign origin. Prime Minister Vladimir Putin was quick to blame America for the downturn. Dmitry Medvedev boasted that Russia «was not part of the problem but part of the solution». By November 2008, however, the Kremlin apparently understood the gravity of the unfolding crisis 2. True, at the beginning the crisis hit mostly the upper level of business and one could even have concluded that Russia had passed through the first stage of crisis more easily than the West because its banking system is pretty tiny and only a small fraction of its population depends on it. However, the drama had only just begun. By the end of 2008, the middle class and the budget workers had started to experience the harshness of the crisis with increases in the number of bankruptcies, massive layoffs, and piling wage arrears. The policy of the authorities and the systemic deficiencies of the Russian model of capitalism could only make the situation worse. The government demonstrated a selective approach to the exit strategy by bailing out close-to-the-kremlin oligarchs. Moreover, the state has been using the crisis to get control over juicy chunks of big business. As the former Kremlin economic adviser Andrey Illarionov said: «the crisis is being used for a redistribution of resources with the goal of establishing monopoly control of the economy» 3. The end result of the Kremlin rescue strategy is expected to increase government control of the economy and bring further nationalization. This reaction resembles the Western approach to the financial crisis. There is a difference, however. The Russian state is based on a fusion of power, property and personalized rule which gives the market economy a distorted shape. There are quite a few problems that the government had failed to deal with before the crisis started. Wages and incomes in Russia had been growing more quickly than productivity, and as a result, consumption as a share of the GDP had increased at the expense of investment 4. The government was unable to lower inflation, which by the end of 2007 had reached 10 per cent and by summer 2008 the rise in food prices amounted to per cent. The banking system was not fulfilling its role as a mediator: financial flows in the raw materials sector were not being transmitted to other sectors. The corporate debt of Russian 18 2 On the Russian crisis: R. SKIDELSKY, Crisis-hit Russia must scale down its ambition, in «Financial Times», October 31, =1 (accessed November 20, 2008). 4 Gross investment before the crisis amounted to no more than 20 per cent of GDP.

20 Russia at the Fork Again: to Tighten the Screws or to Open the Windows? state companies rose from $30 billion in 1998 to $500 billion in 2008 debts made up 85 per cent of total capital inflows to Russia in Russia s foreign trade accounts for 45 per cent of GDP (in China this indicator is closer to 70 per cent), which is a warning that Russian goods are uncompetitive. Russian investors prefer to invest abroad, a trend which is now called export of capital. Russian imports in 2007 grew by 37 per cent and exports only by 6-7 per cent. These are signs that Russian bureaucratic capitalism had experienced serious flaws before it was tested in the crisis. There are several systemic features that have been undermining the sustainability of the Russian economic miracle. The key problem with the Russian economy is the role of the state there has been a clear increase in direct state intervention in the economy since 2003 when the state nationalized one of the most effective oil companies: Yukos. Since then, state intervention has been most frequent in the oil and gas sectors. In other sectors state expansion has increased uncertainty and damaged the business environment. The state is the economic regulator, but does not respect the supremacy of law and operates on the basis of slippery, unofficial rules that even the state does not observe consistently. The expansion of a state that rejects the rule of law makes corruption inevitable and drives business into grey markets. In effect, the ruling bureaucratic corporation has privatised the state, leaving no room for observing property rights or any economic laws. No amount of economic reform can stimulate business activity while the state is influenced by bureaucratic corporations and refuses to operate in a competitive environment 5. The Russian economy is not diversified and is built on the commodity market The bureaucratic component of Russian capitalism is not the whole story. The Russian economy is not diversified and is built on the commodity market. The main cause of the economy s former success was high oil prices, as well as protection from foreign competition. A collapse of the oil price could only deepen the crisis 6. Russia s economic model is slowly evolving into that of a Petro-state. The Russian oil and gas sector s share of the GDP in 2007 was 44.5 per cent, and commodities accounted for 63.3 per cent of exports. True, oil, gas and metals have not been driving Russian growth directly, that is, the rise in value added, in real terms in these sectors has not been a major component of the increase in real GDP. In fact, output of gas has been almost stagnant (during this output increased 1 per cent); oil production in 2007 increased 2 per cent 7. What has been driving growth is the rise in revenues from these industries, chiefly derived from sales to Europe at rapidly rising prices 8. Aside from these signs, a Petro-state has 5 The World Bank placed Russia 106 th out of 178 countries, 10 places lower than in 2007, for ease of doing business. Transparency International said Russia had slipped from 126 th to 143 rd out of 180 countries in its annual Corruption Perception Index, tied with Indonesia, Gambia and Togo. 6 The sixfold decrease in the oil price in 1986 led to the collapse of the USSR, and the twofold fall in 1998 caused a financial crisis that almost finished off the barely breathing Russian economy. 7 The growth rate of processing industry in Russia in 2007 grew 19 per cent; the retail sector by 15 per cent. 8 P. HANSON, The Russian economic puzzle: going forward, backwards or sideways?, in «International Affairs», 83, 5, September 2007, pp

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