Distribuzione del reddito, crisi economica e contrasto della povertà

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1 Scuola superiore dell economia e delle finanze Ezio Vanoni Dipartimento delle Scienze Economiche 6 Dicembre 2011 ore Seminario Distribuzione del reddito, crisi economica e contrasto della povertà Stefano Toso Università di Bologna

2 Indice Diseguaglianza e povertà nelle economie avanzate nell ultimo trentennio: evidenze empiriche e interpretazioni Recessione economica e distribuzione personale del reddito Contrasto della povertà e politiche pubbliche

3 Diseguaglianza e povertà nelle economie avanzate nell ultimo trentennio: evidenze empiriche e interpretazioni

4 Il trend della diseguaglianza nelle economie avanzate Tendenza negli ultimi 30 anni verso un incremento della diseguaglianza, ma emergono pattern temporali differenti (anche di segno) nell area OCSE I primi incrementi si registrano a cavallo degli anni solo in USA e UK, a cui fa seguito un aumento generalizzato della diseguaglianza nel decennio successivo (metà anni 80-90) Nell ultimo decennio si registrano variazioni di segno opposto e gli incrementi maggiori si verificano nei paesi meno diseguali (Svezia, Finlandia, Germania) Gli USA sono l unico paese in cui la diseguaglianza aumenta costantemente in tutto il trentennio L Italia è tra i paesi più diseguali, assieme a quelli anglosassoni; all estremo opposto il Nord Europa, in mezzo l Europa continentale

5 Trend della diseguaglianza* in alcune economie avanzate Variazione da metà anni 70 a metà anni 80 Variazione da metà anni 80 a metà anni 90 Variazione da metà anni 90 a metà primo decennio del 2000 Indice di Gini alla metà del primo decennio del 2000 Svezia ,234 Finlandia ,269 Francia ,270 Olanda ,271 Belgio ,271 Germania ,298 Australia ,301 Canada ,317 Irlanda ,328 Regno Unito ,335 Italia ,352 Stati Uniti ,381 Fonte: Smeeding (2002) e OECD (2008). (*) Diseguaglianza nei redditi familiari disponibili (al netto di imposte e trasferimenti), espressi in termini equivalenti. Legenda: (-) lieve calo (da -1 a -6%); (--) forte calo (almeno -7%); (+) lieve aumento (da 1% a 6%); (++) forte aumento (almeno 7%); (0) variazione non significativa

6 Il trend della diseguaglianza nelle economie avanzate (2) Gli incrementi nella diseguaglianza dei redditi familiari sono dovuti in larga parte ai mutamenti nella distribuzione dei redditi da lavoro (salari e stipendi), che spiegano circa il 75% dei redditi degli adulti in età di lavoro Con alcune eccezioni (Francia, Giappone, Spagna), la crescita reale dei redditi da lavoro nel decile più ricco della distribuzione è stata più elevata di quella verificatasi nel decile più povero Rispetto a quelli da lavoro, il contributo dei redditi da capitale al reddito familiare è relativamente basso (circa 10%) ma è aumentato negli ultimi 20 anni In 2/3 dei paesi OCSE, la concentrazione dei redditi da capitale è aumentata mediamente di più di quella dei redditi da lavoro Rinnovato interesse verso la distribuzione funzionale del reddito

7 La diseguaglianza in Italia Non esistono rilevazioni ufficiali in Italia, tali da dare un quadro dell evoluzione di medio-lungo periodo Elaborazioni su archivio storico delle Indagini Banca d Italia ( ) Unità d analisi: individuo Unità di riferimento per la valutazione del benessere economico: famiglia Variabile economica: reddito disponibile familiare equivalente Scala di equivalenza: Isee (S=N 0.65 ) Indici usati: Gini, deviazione logaritmica media, Atkinson (=2)

8 Il trend negli ultimi 30 anni La diseguaglianza dei redditi familiari disponibili in Italia sembra aver seguito un moderato andamento ad U o a W: in diminuzione dalla metà degli anni 70 fino alla fine degli anni 80, in aumento nel decennio successivo, con un andamento stazionario dai primi anni 2000 in poi. La diseguaglianza dei redditi familiari disponibili è in parte determinata da quella dei redditi individuali da lavoro, che si è mossa in modo simile: ridotta fino alla fine degli anni 80 (onda lunga dell autunno caldo?) aumentata nel decennio successivo (abolizione nel dell indennità di contingenza, diffusione di forme contrattuali flessibili, )

9 La diseguaglianza della distribuzione del reddito equivalente in Italia 0,45 0,4 0,35 0,3 0,25 gini y1 gini y2 dev. log. media y1 Atkinson y1 0,2 0,15 0, Nota: y 1 : reddito non comprensivo dei redditi da attività finanziarie, y 2 : reddito al lordo delle attività finanziarie. Fonte: Baldini, Toso (2009), p. 194.

10 Metà anni 90 metà primo decennio 2000 La diseguaglianza in Italia è stabile in tale periodo (Gini intorno allo ) tuttavia, se si esamina ad es. l evoluzione tra il 1995 e il 2006 del reddito disponibile reale delle famiglie, distinte per condizione del principale percettore di reddito nel nucleo, si notano alcune differenze rilevanti: il reddito disponibile dei lavoratori indipendenti è cresciuto più della media, quello di operai e impiegati meno della media [l aumento del reddito dei lavoratori indipendenti è anche dovuto al processo di ricomposizione interno al lavoro autonomo: la quota degli indipendenti sul totale della forza lavoro risulta in calo]

11 Reddito disponibile equivalente reale, al netto degli affitti imputati, per condizione del principale percettore di reddito in famiglia (valori in euro 2006) operaio (+12%) impiegato, insegnante (+13%) dirigente, quadro (+22%) autonomo (+58%) altro indipendente (+40%) pensionato (+27%) totale (+26%) Fonte: elaborazioni di M. Baldini sull archivio storico dell Indagine Banca d Italia sui bilanci delle famiglie.

12 Il decennio : alcune spiegazioni Colpa dell Euro? Improbabile, perché il miglioramento relativo dei redditi da lavoro autonomo inizia a metà degli anni 90, prima della sua introduzione, che può solo aver accentuato gli effetti di una tendenza di fondo La scarsa crescita dei redditi da lavoro dipendente ha due cause principali, la prima internazionale, la seconda tipica dell Italia: 1) la globalizzazione, che comprime il loro potere negoziale a causa della concorrenza dei beni provenienti dai paesi a basso costo del lavoro e della minaccia di delocalizzazione 2) la dinamica insoddisfacente della produttività, che ha determinato una crescita del Pil pro capite molto inferiore alla media europea a partire dalla metà degli anni 90. A parità di potere d acquisto, il reddito italiano per abitante nel 2000 era del 4% più alto della media dell'ue15; nel 2006 era più basso dell 8%.

13 La diseguaglianza di lungo periodo: i top incomes L'andamento di medio-lungo periodo della diseguaglianza dei redditi può essere esaminato anche con riferimento all'evoluzione nel tempo della coda di destra (i ricchissimi) della distribuzione La maggiore diseguaglianza negli ultimi 30 anni nei paesi anglosassoni è stata accompagnata da un aumento delle top income shares Tra le cause dell aumento i maggiori emolumenti (stock options) ai CEO. Tuttavia, tra i top incomes oggi troviamo non solo redditi da capitale ma anche da lavoro dipendente (star dello sport/spettacolo) E una tendenze comune a tutti i paesi industrializzati? E l Italia?

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15 Top income* shares (0,1% più ricco) in alcuni paesi Francia Usa Uk (*) In all three countries, income is defined before individual taxes and excludes capital gains. The unit is the family as in the current U.S. tax law. Source: Atkinson, Piketty (2007)

16 Top income shares USA Source: Economic Policy Institute analysis of data from Piketty and Saez (2003): series updated to Income is defined as market income including capital gains. Top 1% denotes the top percentile (families with annual income above $368,000 in 2008) Top 5-1% denotes the next 4% (families with annual income between $153,000 and $368,000 in 2008) Top 10-5% denotes the next 5% (bottom half of the top decile, families with annual income between $109,000 and $153,000 in 2008).

17 The Top 0.1% Income Share* and Composition, (*) Top 0.1% defined by market income including realized capital gains. Source: Economic Policy Institute analysis of data from Piketty and Saez (2003): series updated to 2008.

18 I top incomes in Italia L analisi dei top incomes in Italia non abbraccia un secolo ma solo un trentennio ( ) Le top income shares mostrano un pattern persistente di crescita a partire dalla metà degli anni 80, guidato dalla dinamica dei redditi da lavoro autonomo e dipendente Nonostante questo trend, l incremento delle top income shares non assume le proporzioni degli USA o degli altri paesi anglosassoni La maggiore concentrazione del reddito tra i ricchi, dalla metà degli anni 80 in poi, sembra essere un fenomeno interno all ultimo ventile (top 5%) e in particolare all ultimo percentile (top 1%) o sottomultipli.

19 Evoluzione delle top income shares in Italia Fonte: Alvaredo, Pisano (2009)

20 Top income shares (0,01%) e composizione del reddito in Italia Fonte: Alvaredo, Pisano (2009)

21 L evoluzione della diseguaglianza nelle economie avanzate: interpretazioni Progresso tecnologico Apertura dei mercati dei beni e dei capitali (globalizzazione) Aumento dell importanza del settore dei servizi Cambiamenti istituzionali sul mercato del lavoro Variazioni negli effetti redistributivi delle politiche pubbliche Cambiamenti nella struttura demografica e delle famiglie Cambiamenti nelle norme sociali verso la redistribuzione L economia delle superstar

22 Progresso tecnologico Skill-biased technological change: il progresso tecnologico ha prodotto un aumento della domanda dei lavoratori skilled e una diminuzione di quella unskilled, che si sono scaricati sui salari provocandone una maggiore dispersione Una rappresentazione grafica in termini di curve di domanda e offerta di lavoro

23 Progresso tecnologico e aumento della diseguaglianza salario salario Lavoratori con basso titolo di studio L Lavoratori con alto titolo di studio L

24 Progresso tecnologico (2) Problema: lo sbtc è comune a tutti i paesi ricchi, ma solo in alcuni la diseguaglianza è cresciuta Inoltre lo sbtc non spiega come mai la diseguaglianza è aumentata anche all interno di gruppi omogenei per livello di istruzione, compresi quelli ad alta qualificazione Sbtc: spiegazione forse calzante per USA e UK ma poco per l Italia: la domanda di lavoro skilled è bassa (imprese medio-piccole, poca ricerca di base, scarso rendimento dell istruzione)

25 Perché il rendimento dell istruzione in Italia è così basso? Due spiegazioni alternative: 1) imprese piccole fanno poca ricerca e non hanno bisogno di capitale umano molto qualificato bisognerebbe incentivare le imprese a crescere di dimensione e a diventare più innovative 2) la scuola e l università in Italia producono un capitale umano scadente. Indagine PISA sui quindicenni nel 2009: risultati lievemente superiori alla media OCSE nel Nord, di molto inferiori al Sud. Indagine ALL nel 2003: l 80% degli italiani di età anni non sono in grado di compiere ragionamenti lineari e fare inferenze di media complessità estraendo informazioni fornite in testi poco più che elementari (USA: 50%, CND: 40%, NOR: 30%) bisogna riformare la scuola e l università Chi ha ragione? Forse entrambe le tesi hanno una parte di verità.

26 Globalizzazione Aspetto fondamentale: i paesi poveri producono beni e servizi che vengono venduti in tutto il mondo Delocalizzazione delle produzioni ad alta intensità di lavoro (tessile, calzature, metalmeccanico) verso i PVS riduzione della domanda di lavoratori poco qualificati nei paesi ricchi Anche quando non c è delocalizzazione, i salari dei lavoratori occupati nei settori industriali che producono beni ad alta intensità di lavoro vengono fissati sul mercato globale effetto di freno sui tassi di crescita dei salari dei lavoratori dei paesi ricchi

27 Globalizzazione (2) Eppure i paesi avanzati hanno una quota di importazioni sul PIL dai PVS ancora bassa (2% negli anni 90), quindi servono altre spiegazioni, non solo economiche, anche perché il tasso di incremento della diseguaglianza nei paesi ricchi registrato nella metà degli anni si è poi ridotto o ha cambiato di segno ma la globalizzazione non si è arrestata.

28 L importanza del settore dei servizi Ridimensionamento del contributo del settore dell industria alla formazione del PIL e contestuale incremento del peso del settore dei servizi, sia in termini di valore aggiunto sia di occupati Figure professionali più eterogenee nel settore dei servizi (dalla donna delle pulizie all avvocato, ), bassa adesione sindacale, contrattazione collettiva meno diffusa, forme di lavoro nero: tutto questo favorisce un elevata concentrazione delle retribuzioni.

29 Cambiamenti istituzionali sul mercato del lavoro In Italia la concertazione ha portato all abolizione nel 1993 dell indennità di contingenza (la scala mobile), che nei 15 anni precedenti aveva favorito la compressione dei differenziali salariali (effetti dell autunno caldo: l accordo 1975 Lama-Agnelli e il punto unico di contingenza: aumenti assoluti uguali per tutti) Cambiamenti strutturali del sistema produttivo: diffusione di contratti a tempo determinato, Mutamenti del clima ideologico, che hanno ridotto con tempi diversi l adesione e l influenza dei sindacati (sconfitte del sindacato dei minatori contro la Thatcher negli anni 80, )

30 Variazione negli effetti redistributivi delle politiche pubbliche Riforme della tassazione personale del reddito (regola aurea: riduzione degli scaglioni di reddito e abbassamento dell aliquota massima riduzione della progressività e del gettito minore redistribuzione Effetti redistributivi perversi di talune forme di detrazioni d imposta La maggiore integrazione dei mercati finanziari ha indotto una corsa al ribasso della tassazione dei redditi da attività finanziarie Politiche di spesa per l assistenza più selettive (maggiore ricorso al targeting) Modifiche in senso restrittivo del sistema di assicurazione sul mercato del lavoro (politiche di workfare) Fino a metà anni 90 i sistemi tax-benefit della maggior parte dei paesi OECD compensavano circa la metà della diseguaglianza indotta dal mercato. Da allora, mentre la diseguaglianza di mercato è cresciuta, l effetto perequativo del sistema tax-benefit si è affievolito.

31 Quali lezioni per le politiche pubbliche? Riforme del sistema tax-benefit sono uno strumento potente di redistribuzione del reddito tuttavia, strategie redistributive basate solo sulla leva fiscale e di spesa rischiano di essere, oltre che poco efficaci, anche finanziariamente poco sostenibili Necessarie politiche di investimento in capitale umano (istruzione, formazione sul lavoro, ), in grado di aumentare il potenziale produttivo e i redditi futuri dei lavoratori, soprattutto quelli con bassa qualificazione Metà del decennio scorso: la spesa complessiva pubblica e privata in istruzione superiore, ricerca e sviluppo, software in IT era del 2,4 del PIL, nell area OCSE del 4,9% In assenza di efficaci meccanismi di integrazione, la nostra dotazione di capitale umano rischia di essere anche penalizzata dal rapido aumento della quota di giovani con origini straniere (supererà il 30% nel 2050), la cui performance scolastica è minore di quella dei figli di cittadini italiani.

32 Cambiamenti nella struttura demografica e delle famiglie Aumento delle famiglie single-headed, con o senza figli, anche in relazione ai maggiori tassi di dissoluzione delle famiglie e di diffusione dei nuclei monoparentali (nei paesi anglosassoni diffusione del fenomeno delle lone mothers, senza partner e senza lavoro) minori economie di scala familiari aumento della diseguaglianza L aumento della partecipazione femminile al mercato del lavoro può portare ad un aumento della diseguaglianza, se sono soprattutto le mogli di individui a reddito medio-alto ad entrare nel mercato del lavoro L evidenza empirica mostra che ci si sposa tra simili, per istruzione, per reddito, e la tendenza è in aumento: il 40% delle coppie in cui entrambi i partner lavorano appartengono allo stesso decile di reddito da lavoro o in uno vicino, rispetto al 33% di circa 20 anni fa.

33 Cambiamenti nelle norme sociali Mutato atteggiamento dell opinione pubblica verso la diseguaglianza (siamo disposti ad accettare come normali livelli diseguaglianza più elevati di un tempo) Spostamento del baricentro culturale verso posizioni pro-mercato in tutti i paesi Sviluppi programmatici della sinistra europea (New Labour inglese anni 80-90): maggiore enfasi all uguaglianza delle opportunità (nei punti di partenza) e meno all uguaglianza dei risultati Si recupera una visione di equità di tipo procedurale (influenza politica delle teorie libertarie alla Nozick: solo uno Stato minimo, limitato alle funzioni di protezione contro violenza, furto, frode e tutela dei contratti è giustificato; tassazione del reddito da lavoro = lavoro forzato; la redistribuzione viola i diritti naturali della persona)

34 L economia delle superstar Le interpretazioni precedenti non spiegano perché dalla metà degli anni 90 sono aumentati in molti paesi i redditi degli individui più ricchi in assoluto (top incomes) Idea di base della teoria: la rendita che può essere estratta dalla persona più abile nel produrre un bene/servizio dipende dall estensione del mercato che si può raggiungere. I top incomes non sono un gruppo omogeneo: 1) star dello sport e dello spettacolo, il cui reddito è molto aumentato grazie alle innovazioni tecnologiche nei mezzi di comunicazione che consentono di diffondere le loro performance ad una platea molto ampia di consumatori; 2) alcune categorie di professionisti e i massimi dirigenti delle grandi società per azioni (top managers) remunerati tramite le stock options

35 L economia delle superstar La teoria delle «superstar», per spiegare il fenomeno dei working rich, si attaglia anche al caso italiano? Nell'elenco nominativo dei 500 maggiori contribuenti Irpef 2000, pari a circa lo 0,01% del totale dei contribuenti, accanto ai maggiori e più noti imprenditori italiani (Tronchetti Provera, Armani, Del Vecchio, Versace, Agnelli, Berlusconi, ecc.) trovavano posto 120 individui il cui reddito prevalente proviene dal lavoro dipendente: di questi ultimi 2/3 risultavano essere calciatori o allenatori di calcio (Del Piero, Totti, Batistuta, Ronaldo, Maldini, Vieri, Inzaghi, Lippi, ecc.)

36 La povertà in Italia: una prospettiva internazionale Il ranking riflette quello relativo alla diseguaglianza: i meno poveri sono i paesi del Nord-Europa, i più poveri gli anglosassoni. L Italia ha una diffusione della povertà comparabile a quella dei paesi anglosassoni La povertà negli anni è aumentata in quasi tutti i paesi Tuttavia, l incremento ha riguardato soprattutto i minori, mentre la condizione degli anziani è spesso migliorata Metodologia di calcolo: linea di povertà relativa al 60% mediana distribuzione individuale dei redditi familiari disponibili equivalenti (scala di equivalenza: N 0,5 ). Fonte: LIS

37 Povertà relativa nelle economie avanzate: trend e livelli recenti Valore più recente del tasso di diffusione (e anno) Periodo di variazione Variazione dell indice di diffusione tra l inizio e la fine del periodo Variazione dell indice di diffusione calcolato sui minori (<18) Variazione dell indice di diffusione calcolato sugli anziani (>64) Olanda 11,1 (1999) ,5 +5,2 +8,2 Svezia 12,0 (2005) ,8 +3,2 +8,7 Germania 13,4 (2000) ,8 +6,1-7,3 Finlandia 13,5 (2004) ,4 +3,3-6,2 Francia 13,7 (2000) ,8 +2,3-7,8 Belgio 16,1 (2000) ,6 +1,9 +14,7 Regno Unito 19,2 (2004) ,9 +8,8-21,1 Canada 19,9 (2004) ,0 +3,9-21,7 Italia 20,0 (2000) ,6 +7,4 +0,9 Australia 20,4 (2003) ,0 +1,9-4,8 Irlanda 22,5 (2000) ,5-3,2 +29,4 Stati Uniti 24,1 (2004) ,8 +2,2-2,7 Fonte:

38 Come si misura la povertà in Italia Rilevazioni ufficiali dell Istat (dataset: indagine sui consumi delle famiglie) Stime della povertà relativa e (dal 1997 con interruzioni) della povertà assoluta Analisi per famiglie Variabile economica di riferimento: spesa per consumi Linea della povertà relativa: consumo medio procapite (per una famiglia di 2 membri: 993 euro mensili nel 2010). Scala di equivalenza: Carbonaro Linea di povertà assoluta: spesa minima essenziale per generi alimentari, abitazione più una voce residuale (vestiario, trasporto, ) Soglie differenziate per caratteristiche familiari (numero comp., età, macroarea geografica, dimensione comune di residenza) (2 comp e 2 comp di un area metropolitana al Nord: 1524 euro mensili nel 2010)

39 La povertà in Italia nel 2010 Diffusione della povertà relativa familiare: 11,0% Intensità della povertà relativa familiare: 20,7% Diffusione della povertà assoluta familiare: 4,6% Le condizioni di maggiore disagio si riscontrano: al Sud, con il 23% delle famiglie in povertà relativa e il 6,7% in povertà assoluta, tra gli anziani e tra le famiglie numerose Le caratteristiche socio-demografiche della povertà assoluta sono simili a quelle della povertà relativa La diffusione della povertà relativa tra le famiglie nel 2010 è sostanzialmente stabile, se paragonata ai valori dell ultimo decennio, mentre la diffusione della povertà assoluta (4,6%) è in linea con i valori del biennio precedente e di mezzo punto superiore rispetto ai livelli

40 Diffusione della povertà in Italia Povertà relativa Povertà assoluta % famiglie povere per tipologia familiare Persona sola < 65 anni 2,9 2,8 Persona sola >=65 anni 8,9 5,7 Coppia con persona di riferimento < 65 anni 5,0 1,9 Coppia con persona di riferimento >=65 anni 11,5 3,8 Coppia con 1 figlio 9,8 2,9 Coppia con 2 figli 15,6 5,1 Coppia con 3 o più figli 27,4 9,4 Monogenitore 14,1 6,9 % famiglie povere per area geografica Nord 4,9 3,6 Centro 6,3 3,8 Mezzogiorno 23,0 6,7 % famiglie povere 11,0 4,6 % individui poveri 13,8 5,2 Numero famiglie povere Numero persone povere

41 La povertà in Italia nel periodo Per un quadro dell evoluzione storica torniamo ai dati Banca d Italia (archivio storico) Metodologia seguita: come per la diseguaglianza (analisi della distribuzione individuale dei redditi familiari disponibili equivalenti) Unità d analisi: individuo Variabile economica di riferimento: reddito familiare disponibile equivalente Scala di equivalenza: OCSE modificata Soglia di povertà relativa: 60% della mediana della distribuzione del reddito familiare disponibile equivalente Misura della povertà: indice di diffusione

42 La povertà in Italia nel periodo La diffusione della povertà relativa tra tutti gli individui mostra un andamento simile a quello della diseguaglianza: lieve riduzione fino alla metà degli anni 80 incremento successivo fino alla fine del periodo, che porta gli indici a livelli di poco superiori a quelli di inizio periodo Il dato aggregato nasconde però importanti peculiarità se l analisi è per classi di età...

43 La povertà in Italia nel periodo La fascia centrale di età (18-64 anni) ha un andamento simile a quello complessivo I due rimanenti (<18 e >64) si sono mossi in modo opposto: aumento della povertà minorile, riduzione della povertà tra gli anziani, che è ora di poco inferiore alla media Riflesso delle caratteristiche del welfare state italiano (spesa pensionistica che assorbe più della metà della spesa sociale totale, transizione lenta verso la riforma Dini a regime; scarso peso delle politiche di contrasto della povertà e sostegno delle responsabilità familiari) non intaccate dalle riforme degli ultimi 15 anni

44 Diffusione della povertà relativa in Italia per classi di età, tutti <= >= Fonte: Baldini, Toso (2009), p. 197.

45 Profilo della povertà relativa in Italia ( , ) Alla fine degli anni 70 il 20% delle persone che vivevano in famiglie con capofamiglia operaio erano poveri, la stessa quota è salita al 31% all inizio del 2000 Un andamento opposto riguarda i pensionati Le uniche tipologie per cui il rischio relativo di povertà è aumentato sono le famiglie di operai o di altri lavoratori dipendenti (impiegati, ) Il rischio relativo di povertà è in aumento per le famiglie del Sud, si riduce per tutte le altre La quota di poveri per numero di componenti si è ridotta per le famiglie poco numerose (1-2 membri), mentre è in crescita per le altre, soprattutto quelle con 4 e più membri

46 Profilo della povertà relativa in Italia Condizione capofamiglia Diffusione Composizione Rischio Diffusione della povertà dei poveri relativo della povertà Composizione dei poveri Rischio relativo Operaio 20,0 38,2 1,10 31,3 36,6 1,53 altro dipendente 4,5 5,2 0,25 9,0 11,6 0,44 Indipendente 14,6 23,2 0,81 16,1 14,9 0,79 Disoccupato 100,0 0,8 5,52 79,8 5,2 3,91 Pensionato 36,7 31,6 2,03 20,3 28,2 1,00 altro 59,5 1,0 3,29 58,4 3,5 2,86 Totale 18, ,4 100 Area Nord 9,5 23,9 0,52 8,6 19,1 0,42 Centro 11,5 12,2 0,63 8,8 8,3 0,43 Sud 32,5 63,9 1,80 41,8 72,6 2,04 Totale 18, ,4 100 istruzione capofamiglia <= obbligo 22,3 96,5 1,23 29,9 79,7 1,47 Scuola superiore 3,6 3,2 0,20 10,7 18,5 0,52 Laurea 1,1 0,4 0,06 3,6 1,8 0,18 Totale 18, ,4 100 Numero componenti 1 31,7 6,2 1,75 15,4 7,6 0, ,6 17,6 1,14 11,2 12,4 0, ,4 13,4 0,57 15,7 19,0 0,77 >=4 19,7 62,5 1,09 29,1 61,0 1,43 Totale 18, ,4 100 Fonte: Baldini, Toso (2009), p. 198.

47 Recessione economica e distribuzione personale del reddito

48 Effetti della crisi sull economia reale delle economie avanzate Diminuzione del 5% del PIL nell area OCSE tra il picco ciclico del 1 trimestre 2008 e il minimo toccato nel 2 trimestre del 2009 (prima forte contrazione economica globale dal 1945; unico antecedente paragonabile: Grande Depressione anni 30) In tutti i paesi la recessione ha determinato la maggior caduta dell attività produttiva dalla seconda guerra mondiale, ma diversi sono stati i suoi caratteri, l impatto sull occupazione e la velocità della ripresa successiva Nonostante la contrazione del PIL, il reddito disponibile reale delle famiglie nel è cresciuto nella gran parte dell area, grazie alla compensazione operata dalle politiche redistributive: solo in DK, GR e IT il reddito delle famiglie è calato

49 Effetti della crisi sull economia reale delle economie avanzate (2) GER: contrazione del PIL ma di breve durata, grazie alla ripresa dell export. Il ricorso diffuso agli schemi di riduzione dell orario di lavoro ha contenuto le ripercussioni negative sull occupazione. Nel complesso diseguaglianza e povertà non sono aumentate SWE: recessione derivata dalla caduta della domanda estera, ma gli effetti sull occupazione sono stati minori che nella crisi dei primi anni 90. Gini e povertà relativa aumentati di circa 1 punto UK: la dinamica sostenuta dei redditi più bassi per effetto del sistema taxbenefit ha fatto sì che il Gini rimanesse stabile e che la povertà relativa diminuisse di 1,5 punti USA: retribuzioni individuali e redditi familiari lordi diminuiti lungo tutta la distribuzione. Gini e diffusione della povertà relativa immutati, aumento del tasso ufficiale della povertà assoluta di 1,2 punti.

50 Effetti della crisi sull economia reale italiana Caduta del 27% della produzione industriale e del 7% del PIL nel periodo agosto 2007-agosto 2009; caduta del 3,2% del numero di occupati ( unità) nel periodo maggio 2008-agosto 2010 Il sistema tax-benefit ha sostenuto la dinamica dei redditi familiari nel biennio (+2%), in linea con DK, FR, BE, ma al di sotto di FIN, SP, UK (+4-6%), USA e SW (+7-8%) e IR (+11%) L esposizione delle famiglie alle turbolenze dei mercati finanziari è stata attenuata da: bassa quota di attività finanziarie detenute in azioni, prevalenza e diffusione della ricchezza immobiliare sulla ricchezza totale, bassi livelli di indebitamento privato Gli effetti della crisi reale sono stati anche attutiti dalla particolare struttura demografica del paese (la famiglia è un ammortizzatore sociale di ultima istanza )

51 Effetti della crisi sull economia reale italiana (2) La crisi economica ha amplificato il problema della mancata crescita dell economia italiana, evidente già fin dall inizio del decennio (tasso medio annuo composto di variazione del Pil dal : +0,19% a fronte del +1,59% del decennio precedente) Circa 2/5 dei nuovi posti di lavoro dipendente creati tra il 1997 e il 2007 erano a tempo determinato L allargamento dell area della precarietà è andato di pari passo con una sostanziale moderazione salariale (crescita annuale dei salari reali dei lavoratori a tempo pieno nel periodo : +0,5%) e con una progressiva diminuzione dei salari di primo impiego

52 Effetti della crisi sull economia reale italiana (3) L impatto della crisi sul tenore di vita delle famiglie va inquadrato in un contesto di economia stagnante, sostanziale costanza dei redditi da lavoro dipendente in termini reali, crescente insicurezza sul mercato del lavoro e limitata capacità di intervento anticiclico da parte del settore pubblico, in relazione ai noti squilibri di bilancio Come si è distribuita la crisi economica e la conseguente caduta dell attività produttiva e del reddito tra le famiglie italiane? Impossibile valutare a priori gli effetti distributivi di una recessione poiché la relazione tra distribuzione del reddito e recessione dipende dalla struttura del mercato del lavoro e da come è configurato il sistema di protezione sociale

53 Crisi economica e distribuzione del reddito Le statistiche fiscali indicano che l impatto della crisi sulla diseguaglianza dei redditi in Italia è modesto e ambiguo nel segno: nel biennio il reddito medio scende dello 0,4%, mentre l indice di Gini passa dal 45,9 al 45,5% e il rapporto P90/P10 sale da 12,7 a 12,8 La quota di reddito dell 1% più ricco passa dal 9,5 al 9%, mentre quella dei contribuenti che occupano la parte restante del decile più ricco non cambia Nel periodo , il reddito medio era cresciuto del 4,4%, mentre il Gini era oscillato tra il 45,3 e il 46%

LA POVERTÀ IN ITALIA. Anno 2013. 14 luglio 2014

LA POVERTÀ IN ITALIA. Anno 2013. 14 luglio 2014 14 luglio 2014 Anno 2013 LA POVERTÀ IN ITALIA Nel 2013, il 12,6% delle famiglie è in condizione di povertà relativa (per un totale di 3 milioni 230 mila) e il 7,9% lo è in termini assoluti (2 milioni 28

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