6. STRUTTURA DELLA POPOLAZIONE E COMPOSIZIONE DELLE FAMIGLIE. Maria Letizia Pruna SPS/09 Sociologia dei processi economici e del lavoro

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1 A.A Corso di Laurea Magistrale in Scienze dell Amministrazione Sistemi di welfare 6. STRUTTURA DELLA POPOLAZIONE E COMPOSIZIONE DELLE FAMIGLIE Maria Letizia Pruna SPS/09 Sociologia dei processi economici e del lavoro

2 La struttura per età della popolazione La dimensione anagrafica costituisce una dimensione cruciale per l organizzazione e il funzionamento delle società e dei relativi sistemi di welfare L età scandisce le fasi del corso della vita degli individui, determinate socialmente (ruoli sociali connessi alle età), oltre che dal processo naturale di invecchiamento

3 Fonte: Istat, l Italia in cifre ITALIA

4 Fonte: Istat, l Italia in cifre ITALIA, 2011

5 L invecchiamento della popolazione 1. Le cause 2. Gli indicatori 3. Gli effetti

6 1. Cause dell invecchiamento L invecchiamento della popolazione è l esito di due fenomeni principali: a) allungamento della speranza di vita b) riduzione prolungata della fecondità La bassa fecondità italiana, a fronte di un continuo miglioramento dei livelli di sopravvivenza, ha comportato un notevole invecchiamento della popolazione italiana, solo attutito dall incremento dei flussi di immigrazione che negli ultimi decenni hanno cambiato almeno parzialmente il volto demografico del paese. (Angeli e Salvini, 2007)

7 1.a) L allungamento della speranza di vita Istat, Italia in cifre, 2013

8 La speranza di vita alla nascita La speranza di vita alla nascita (o vita media) è un indice statistico che misura il numero medio di anni che restano da vivere a un neonato nell ipotesi in cui, nel corso della sua futura esistenza, sperimenti i rischi di morte che si sono rilevati nell anno di riferimento. A causa delle forti differenze di genere nelle aspettative di vita, la speranza di vita è calcolata distintamente per uomini e donne. Istat, Noi Italia, 2014 La speranza di vita fornisce una misura dello stato sociale, ambientale e sanitario in cui vive una popolazione. Essa è inversamente correlata con il livello di mortalità di una popolazione, perciò, oltre a rappresentare un indice demografico, è utile anche per valutare lo stato di sviluppo di un paese.

9 1.b) La riduzione della fecondità Il tasso di fecondità totale (TFT) misura il numero medio di figli per donna in età feconda (convenzionalmente intesa tra i 15 e i 49 anni). La soglia di sostituzione, che garantisce il ricambio generazionale della popolazione, è di circa 2,1 figli in media per donna.

10 Portogallo 2,2 2,0 1,8 1,6 1,4 1,2 1,0 0,8 0,6 0,4 0,2 0,0 Tasso di fecondità totale nei paesi Ue Anni 2003 e 2012 (numero medio di figli per donna) Francia (a) Svezia Regno Unito (a) Finlandia Belgio (b) Danimarca Paesi Bassi Lituania Slovenia Estonia Romania Bulgaria Repubblica Ceca Lettonia Austria ITALIA Germania Grecia (b) Ungheria (b) Slovacchia Spagna Polonia (b) Fonte: Eurostat, Demography (a) L'ultimo dato disponibile è riferito al (b) Break nella serie storica per il (c) L'ultimo dato disponibile è riferito al Irlanda

11 Italia: paese a bassa fecondità L Italia nel contesto europeo si colloca tra i paesi a bassa fecondità, risultando in graduatoria al 19 posto tra i paesi dell Ue27. L Irlanda e la Francia assumono una posizione di eccezione, essendo gli unici paesi che presentano valori prossimi alla soglia che garantirebbe il ricambio generazionale (entrambi 2,01 figli in media per donna nel 2012). Nella parte alta della graduatoria del tasso di fecondità totale si trovano, inoltre, i Paesi Scandinavi e il Regno Unito, noti nel panorama europeo per le politiche a sostegno della natalità e della famiglia. Tra i paesi con la più bassa fecondità figurano prevalentemente i paesi di nuova adesione. Istat, Noi Italia, 2014

12 2. Indicatori dell invecchiamento a) L indice di vecchiaia b) L indice di dipendenza

13 2.a) L indice di vecchiaia L indice di vecchiaia è un rapporto demografico di composizione, definito come il rapporto percentuale tra la popolazione in età anziana (65 anni e più) e la popolazione in età giovanile (meno di 15 anni). Si tratta di uno dei possibili indicatori demografici (es. indice di dipendenza anziani, età media, indice di ricambio) adatto a misurare il livello di invecchiamento di una popolazione. Istat, Noi Italia, 2014

14 Italia: 148 anziani ogni 100 giovani In Italia i processi demografici che perdurano ormai da diversi anni e che influenzano l indice di vecchiaia sono riconducibili all incremento della popolazione in età anziana, alla riduzione di quella in età giovanile, all aumento della sopravvivenza e al contenimento della fecondità ben al di sotto del livello di sostituzione delle generazioni (2,1 figli per donna). In ragione di tali fattori, il rapporto tra gli anziani e i giovani ha assunto proporzioni notevoli nel nostro paese, raggiungendo, al 1 gennaio 2012, quota 148,6 per cento. Istat, Noi Italia, 2014

15 Cipro Irlanda Indice di vecchiaia nei paesi Ue Anno 2012 (valori percentuali) Germania ITALIA Bulgaria Grecia Portogallo Lettonia Austria Lituania Slovenia Ungheria Spagna Svezia Malta Estonia Repubblica Ceca Finlandia Belgio Romania Danimarca Regno Unito (a) Paesi Bassi Francia (a) Polonia Slovacchia Lussemburgo Fonte: Elaborazione Istat su dati Eurostat, Demography

16 Il confronto con l Europa Tra il 2011 e il 2012 l Italia sale nella graduatoria dell indice di vecchiaia dei ventisette paesi europei e si colloca al secondo posto dopo la Germania; aumenta quindi, in misura maggiore, l invecchiamento della popolazione in Italia rispetto agli altri paesi. I paesi che presentano un indice elevato sono, oltre a Italia e Germania, Bulgaria, Grecia, Portogallo e Lettonia. Le nazioni che presentano, invece, un indice di vecchiaia al di sotto della media europea (114,1 per cento) sono, fra gli altri, l Irlanda (55 per cento), la Polonia (91,5 per cento), la Francia (92,1 per cento) e il Regno Unito (96,2 per cento). Istat, Noi Italia, 2014

17 Indice di vecchiaia al 1 gennaio per regione Anni 2002 e 2012 (a) (valori percentuali e differenze) Istat, Noi Italia, 2014

18 In tutte le regioni gli anziani sono più numerosi dei giovani Nel 2012 a livello regionale è la Liguria (236,2 per cento) a detenere l indice di vecchiaia più elevato, come si registra ormai da anni, seguita da Friuli-Venezia Giulia (189,6 per cento) e Toscana (186,0 per cento). La Campania si conferma la regione con l indice di vecchiaia più basso (102,7 per cento): presentando per la prima volta un indice superiore al 100 per cento, porta così l Italia a non avere più nessuna regione con un numero di giovani superiore a quello degli anziani. Istat, Noi Italia, 2014

19 Indice di vecchiaia per provincia (anno %) Istat, Noi Italia, 2014 Le province con indice di vecchiaia più elevato sono, anche nel 2012, Trieste, Savona e Genova (rispettivamente 244,9 per cento, 242,0 per cento e 237,2 per cento). Le province con l indice di vecchiaia più basso sono tutte collocate nel Sud dell Italia, in particolare Napoli (89,8 per cento) e Caserta (92,0 per cento), le uniche ad avere un valore dell indicatore al di sotto della soglia di parità.

20 2.b) L indice di dipendenza L indice di dipendenza è il rapporto percentuale tra la popolazione residente in età non attiva (da 0 a 14 anni e da 65 anni e oltre) e la popolazione in età lavorativa (da 15 a 64 anni). Tale rapporto misura il carico demografico sulla popolazione in età attiva. Valori superiori al 50 per cento indicano una situazione di squilibrio generazionale. Istat, Noi Italia, 2014

21 Romania Cipro Polonia Slovacchia Indice di dipendenza nei paesi UE Anno 2012 (valori percentuali) Ue27 Francia Svezia Danimarca ITALIA Finlandia Regno Unito Belgio Portogallo Grecia Germania Paesi Bassi Irlanda Lituania Lettonia Estonia Spagna Austria Bulgaria Ungheria Malta Lussemburgo Slovenia Repubblica Ceca Istat, Noi Italia, 2014

22 Il confronto con l Europa Nel 2012 l Italia si colloca al quarto posto della graduatoria dell indice, con un valore pari al 53,5 per cento, dietro Francia (55,5 per cento), Svezia (55,1 per cento) e Danimarca (53,9). I paesi di nuova adesione sono caratterizzati da un carico strutturale inferiore alla media europea (50,2 per cento), anche se Lituania, Lettonia ed Estonia tendono progressivamente ad avvicinarsi alla soglia del 50 per cento. I paesi che presentano un basso carico strutturale degli inattivi sono quasi tutti localizzati nell Est Europa; il valore minimo si registra in Slovacchia (39,2 per cento). Istat, Noi Italia, 2014

23 Il peso di giovani e anziani nell indice di dipendenza Nel caso dell Italia l elevato indice di dipendenza è dovuto al peso della componente anziana della popolazione Nel caso della Francia, della Svezia e di altri paesi con un elevato tasso di fecondità, l elevato indice di dipendenza deriva dal peso della componente più giovane della popolazione, oltre che da quello della popolazione anziana (comunque meno elevato rispetto ai paesi a basso tasso di fecondità)

24 Indice di dipendenza per regione Anni 2002 e 2012 (a) (valori percentuali e differenze) Istat, Noi Italia, 2014

25 In Sardegna l indice di dipendenza più basso La Liguria - definita tradizionalmente la regione più anziana d Italia - mantiene anche per il 2012 il più alto indice di dipendenza pari al 63,6 per cento, mentre all estremo opposto si colloca la Sardegna con il 47,9 per cento. Con valori al di sotto del 50,0 per cento vi rimane ormai soltanto, oltre la Sardegna, la Campania (48,5). Tutte le altre regioni italiane infatti, nel corso degli anni, hanno progressivamente visto crescere il valore dell indice, tendendo allo squilibrio generazionale. Istat, Noi Italia, 2014

26 Sardegna: dipendenza anziani Il basso indice di dipendenza della Sardegna è dovuto allo scarsissimo peso della popolazione al di sotto dei 15 anni: l indice di dipendenza è determinato dalla componente al di sopra dei 64 anni (in Campania, al contrario, pesano di più i giovani e meno gli anziani) Fonte: Elaborazioni su dati Istat, Censimenti della popolazione

27 L indice di dipendenza nelle province italiane Istat, Noi Italia, 2014 Il primato dell indice di dipendenza spetta alle province del Centro-Nord; in dieci province italiane si registrano valori pari o superiori al 60 per cento, tra cui tutte le province della Liguria e Trieste (64,2 per cento). Le province che presentano un indice al di sotto del 50 per cento sono quasi tutte nel Mezzogiorno. Molte province sarde presentano un basso indice di dipendenza; il valore minimo in assoluto si ha nella provincia di Carbonia-Iglesias (45,6 per cento).

28 L evoluzione degli indicatori Fonte: Istat, Italia in cifre 2013

29 3. Gli effetti dell invecchiamento: come cambia la struttura per età Fonte: Elaborazioni su dati Istat, Censimenti della popolazione

30 La variazione della popolazione per classi di età in quarant anni <15 anni anni anni anni anni anni > 75 anni Classi di età Fonte: Elaborazioni su dati Istat, Censimenti della popolazione (periodo )

31 Spariscono bambini e giovani, aumentano adulti e anziani Tra il 1971 e il 2011: la popolazione al di sotto dei 15 anni si è ridotta di circa un terzo: rispetto a quarant anni fa oggi ci sono bambini e ragazzi in meno I giovani tra i 15 e i 24 anni si sono ridotti di un quarto: oggi sono quasi in meno Anche la fascia di età tra i 25 e i 34 anni si è erosa: i giovani adulti sono oltre in meno A partire dai 35 anni la popolazione è aumentata in tutte le classi di età. La classe di età che è aumentata proporzionalmente di più è quella più anziana: oltre i 75 anni (la popolazione è quasi triplicata).

32 La popolazione in età lavorativa e la sua composizione per età Fonte: Elaborazioni su dati Istat, Censimenti della popolazione

33 Principali indicatori demografici previsioni per l Italia al 2061 (a) Fonte: Demo-Istat, Previsioni della popolazione (scenario centrale)

34 Principali indicatori demografici previsioni per l Italia al 2061 (b) Fonte: Demo-Istat, Previsioni della popolazione (scenario centrale)

35 LE FAMIGLIE NUOVE FORME, I CAMBIAMENTI

36 I mutamenti delle famiglie Negli ultimi venti anni è aumentato il numero delle famiglie ed è diminuito il numero dei componenti. Le famiglie italiane sono state interessate da mutamenti importanti: una semplificazione della struttura; un aumento delle nuove forme familiari; il modificarsi delle esperienze delle generazioni nelle varie fasi della vita.

37 Famiglie residenti per ampiezza e numero medio di componenti ai censimenti (v.a. e %) Fonte: Istat, Censimenti della popolazione Serie storiche

38 Nuove forme familiari - Medie e (Famiglie e numero di persone in migliaia, numero di persone per 100 abitanti) Fonte: Istat, Rapporto annuale 2012

39 Le coppie con figli rappresentano solo il 35% delle famiglie Istat, Italia in cifre 2013 N.B.: nei titoli delle due figure c è un errore: non si tratta di tipologie familiari ma di tipi di famiglie (ogni tipologia comprende dei tipi).

40 Le nuove forme familiari Sono le coppie coniugate con figli a ridursi dal 45,2 per cento del totale delle famiglie (anni ) al 33,7 per cento ( ). Le nuove forme familiari si vanno affermando prevalentemente nelle regioni del Nord e del Centro, con un progressivo avvicinamento a livelli tipici dei paesi dell Europa Centrale; ma anche nel Mezzogiorno, dove la famiglia tradizionale era ancora maggioritaria nel (52,8 coppie coniugate con figli per cento famiglie), oggi quest ultima rappresenta poco più del 40 per cento. Fonte: Istat, Rapporto annuale 2012

41 Famiglie unipersonali, coppie senza figli, single, libere unioni Aumentano le famiglie unipersonali e le coppie senza figli. La crescita dei single riguarda gli anziani soli, in genere donne, ma anche giovani e adulti che nell ultimo ventennio sono quasi raddoppiati, anche in conseguenza dell aumento delle separazioni e dei divorzi. Le libere unioni sono quadruplicate: interessano in modo più accentuato coppie composte da soggetti dotati di un titolo di studio elevato e che lavorano entrambi. Le convivenze more uxorio tra partner celibi e nubili sono la componente che fa registrare gli incrementi più sostenuti. Fonte: Istat, Rapporto annuale 2012

42 Aumentano le nascite fuori dal matrimonio La quota di nati da genitori non coniugati, è passata dall 8,1 per cento del 1995 al 19,6 per cento del 2010 (oltre 102 mila nati). Nel Centro-Nord, in particolare, la relativa percentuale è pari a poco meno del 25 per cento. Fonte: Istat, Rapporto annuale 2012

43 Diminuiscono i matrimoni Nel 2010 sono state celebrate in Italia poco più di 217 mila nozze (3,6 matrimoni ogni abitanti): nel 1992 erano circa 100 mila in più. A diminuire sono proprio le unioni più tradizionali, ovvero i primi matrimoni tra sposi di cittadinanza italiana, mentre i matrimoni successivi sono in continuo aumento. Fonte: Istat, Rapporto annuale 2012

44 Aumentano i matrimoni con il solo rito civile Sono progressivamente aumentati i matrimoni celebrati con il solo rito civile: nel 2010 sono stati circa 80 mila (il 37 per cento del totale), più che raddoppiati in meno di venti anni, anche se il dato medio nazionale nasconde profonde differenze territoriali; in particolare, è celebrato con il solo rito civile oltre il 48 per cento dei matrimoni registrati al Nord e il 43 per cento di quelli registrati al Centro, mentre nel Sud questa proporzione è intorno al 20 per cento. Fonte: Istat, Rapporto annuale 2012

45 Fonte: Istat, Rapporto annuale 2012

46 Quoziente di nuzialità e percentuale di matrimoni civili per regione Anni 2007 e 2012 (per abitanti) Fonte: Istat, Noi Italia 2014

47 Cresce l instabilità coniugale Attraverso la quantificazione e l'analisi delle separazioni e dei divorzi è possibile fare luce sull'instabilità coniugale, fenomeno sempre più diffuso nel nostro Paese. Il fenomeno dell instabilità coniugale presenta ancora situazioni molto diverse sul territorio: nel 2009, si va dal valore minimo di 198,6 separazioni per mille matrimoni nel Sud al massimo osservato nel Nordovest di 375 separazioni per mille matrimoni. In media ci si separa dopo 15 anni di matrimonio (18 anni in media per i procedimenti che si concludono con un divorzio). L età media alla separazione è di circa 45 anni per i mariti e 41 per le mogli; in caso di divorzio raggiunge, rispettivamente, 46 e 43 anni. Fonte: Istat, Rapporto annuale 2012

48 Separazioni più frequenti nei matrimoni più recenti Più recente è il matrimonio più è frequente e rapida la separazione. Quasi il 90 per cento delle coppie che si sono sposate nel 1972 non si è separato a distanza di 37 anni dal matrimonio. Si osserva una decisa tendenza all anticipazione delle separazioni man mano che si considerano le coorti di matrimonio più recenti. Man mano che si considerano i matrimoni celebrati in anni più recenti diminuisce rapidamente la quota di quelli che non si sciolgono per separazione: le unioni interrotte da una separazione entro dieci anni di matrimonio sono più che triplicate passando dal 36,2 per mille della coorte di matrimonio del 1972 al 122,5 per mille osservato per la coorte del Fonte: Istat, Rapporto annuale 2012

49 Divorzi nei paesi UE Anni 2003 e 2011 (per abitanti) ,0 3,5 3,0 2,5 Ue27 (c) 2,0 1,5 1,0 0,5 0,0 Lettonia Lituania Belgio (a) Repubblica Ceca Danimarca Finlandia Portogallo Svezia Ungheria (a) Germania Estonia Cipro Spagna Slovacchia Austria Lussemburgo (b) Regno Unito Francia Paesi Bassi Polonia Romania (a) Bulgaria Grecia (c) Slovenia (a) ITALIA Irlanda Malta (d) Fonte: Istat, Noi Italia 2014

50 In Italia è la separazione che misura l instabilità coniugale L Italia, seguita solo dall Irlanda e da Malta dove il divorzio è stato introdotto solo nel si pone in risalto per una quota di divorzi particolarmente esigua (0,9 ogni mille abitanti nel 2011). Le dinamiche all interno dell Unione sono tuttavia molto diversificate. Tuttavia, in un confronto internazionale, sembra più corretto fare riferimento alle separazioni legali come dato italiano sull instabilità coniugale; queste, infatti, rappresentano in Italia l evento più esplicativo del fenomeno dello scioglimento delle unioni coniugali dato che costituiscono il primo (e talvolta unico) passo per arrivare alla rottura del matrimonio. Risulterebbe, quindi, più opportuno considerare 1,5 separazioni per mille abitanti (piuttosto che 0,9 divorzi). Fonte: Istat, Noi Italia 2014

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