DIPLOMAZIA MUSEI COLLEZIONISMO tra il Piemonte e l Europa negli anni del Risorgimento

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1 DIPLOMAZIA MUSEI COLLEZIONISMO tra il Piemonte e l Europa negli anni del Risorgimento a cura di Giovanni Romano con la collaborazione di Enrica Pagella, Paola Manchinu, Alessia Rizzo saggi di Paola Astrua Stefania De Blasi Maria Beatrice Failla Edoardo Greppi Cristina Maritano Monica Tomiato FONDAZIONE CASSA DI RISPARMIO DI TORINO

2 Emanuele d Azeglio, collezionista a Londra cristina maritano «Quand la politique chôme c est la brocanterie qui la remplace» 1 1 Saluzzo, Archivio Taparelli d Azeglio presso Residenza Emanuele Taparelli d Azeglio (d ora in poi ATA), faldone 336, n. 479, 15 novembre 1856, lettera di Emanuele d Azeglio alla madre. Ringrazio Antonella Rey della Biblioteca Civica di Saluzzo e il personale della Residenza per la disponibilità dimostratami. 2 h. de balzac, Le cousin Pons, in Oeuvres complètes, vol. XVII, Parigi 1848, pp. 384 e c. dickens, The Old Curiosity Shop, Londra 1841, p h. byng hall, The Adventures of a Bricà-brac Hunter, Londra 1868, p h. d ideville, Journal d un diplomate en Italie. Notes intimes pour servir à l histoire du second empire (Turin, ), Parigi 1872, pp a. conte, Recuerdos de un diplomatico, Madrid 1901, p ATA, faldone 300/3, 29 settembre 1869, all amministratore Giuseppe Ferrero. 8 Vittorio Emanuele Taparelli d Azeglio ( ), diplomatico e collezionista: si adotta in queste pagine la lezione Taparelli, come riportato in g. locorotondo, voce Azeglio, Vittorio Emanuele Taparelli, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 4, Roma 1962, pp , cui si rimanda per la ricostruzione della carriera diplomatica. Si vedano inoltre i saggi contenuti in s. pettenati, a. crosetti e g. carità (a cura di), Emanuele Tapparelli d Azeglio, collezionista, mecenate e filantropo, Atti della giornata di studi (Savigliano, 7 novembre 1992), Torino Come scriveva Carlo Pischedda (Massimo e Emanuele d Azeglio memorialisti, in «Studi Piemontesi», XXXI, 2002, 1, pp. 3-14), Emanuele d Azeglio attende ancora il suo biografo. «Tous ces travaux, chefs-d œuvre de la main et de la Pensée, compris depuis peu dans ce mot populaire, le Bric-à-Brac tableaux, statuettes, cadres, sculptures en ivoire, en bois, émaux, porcelaines, etc.»: eccola, la brocanterie, descritta da Honoré de Balzac nella sua ultima opera, Le cousin Pons, uscita nel «Nous pricabraquerons ensemble» era la sola consolazione che l amico Schmucke poteva offrire a Pons nei momenti di sconforto! Nella lingua inglese gli oggetti ricercati dai collezionisti come Pons erano chiamati curiosities, e i negozi dove si potevano comprare, spesso per un nonnulla, erano oscure, misteriose botteghe, come le descriveva Charles Dickens in The Old Curiosity Shop, del : «The place was one of those receptacles for old and curious things which seem to crouch in odd corners of this town, and to hide their musty treasures from the public eye in jealousy and distrust» 3. Oppure piccoli musei, come notava Herbert Byng Hall, che nel 1868 pubblicava con grande successo The Adventures of a Bric-à-brac Hunter, e rivendicava il valore di opera d arte di molti oggetti trovati nei «so called curiosityshops» («a curiosity may possibly be a work of art») 4. La bricabracomanie spingeva i collezionisti a viaggiare in tutta Europa alla ricerca di tesori nascosti nei negozi d anticaglie. Questa passione si diffuse rapidamente soprattutto tra chi viaggiava molto come la classe diplomatica. Divenne, anzi, tra i diplomatici, quasi un luogo comune. Per citare due diplomatici che parlano di diplomatici (e in entrambi i casi si tratta di personaggi vicini al protagonista di queste pagine), valgano ad esempio le parole del segretario di legazione francese a Torino, Henry d Ideville, a proposito di Sir James Hudson, ministro britannico nella capitale del regno Sardo: «Sir James s occupait lui-même de musique et de peinture, et, comme la plupart des diplomates, était grand amateur et collectionneur d objets d art et de curiosité» 5 ; e quelle di Augusto Conte, ambasciatore spagnolo a Londra, sulle abitudini del collega austriaco, amatore d arte: «porque no hay casi ningún diplomático que no la tenga, era la manía del anticuario» 6. «Quel vizio mio di voler far acquisto d oggetti belli e artistici» 7 : Emanuele d Azeglio, non diversamente da altri diplomatici, era stato preso nei lacci della bricabracomanie 8. Ma l approdo finale, per sua stessa volontà, di alcune delle collezioni da lui raccolte in un museo, e in un museo civico, impone di rileggere in una diversa luce il suo essere collezionista. E la ricerca compiuta sul periodo finora meno considerato dagli studi, quello del lungo soggiorno londinese, illumina passaggi ed esiti che ebbero un peso non lieve sulla storia delle arti decorative, con la creazione del Fine Arts Club. Nato in una delle più antiche e ricche famiglie della nobiltà piemontese, D Azeglio sviluppò le sue passioni artistiche nel colto ambiente domestico: il padre Roberto, direttore per alcuni anni della Galleria Sabauda, conoscitore della pittura italiana, la madre Costanza Alfieri di Sostegno, amante della pittura olandese e delle porcellane orientali 9. In 9 Su Roberto d Azeglio ( ): n. nada, Roberto d Azeglio, vol. I, , Roma 1965; s. villano, Roberto d Azeglio e il catalogo illustrato della Reale Galleria di Torino, in r. barilli (a cura di), Arte attraverso i secoli, Bologna 2008 (Annuario della Scuola di Specializzazione in Beni Storici Artistici dell Università di Bologna, 7), pp , con bibliografia precedente. Su Costanza ( ): c. d azeglio, Lettere al figlio ( ), a cura di D. Maldini Chiarito, 2 voll., Roma 1996 (d ora in poi citato come Lettere, 1996); d. maldini chiarito, Costanza d Azeglio: lettere di una vita, in c. bracchi (a cura di), L alterità nella parola. Storia e scrittura di donne nel Piemonte di epoca moderna, Torino 2002, pp Tavv. 3,

3 George Cattermole, La bottega dell antiquario, da c. dickens, The Old Curiosity Shop, Londra 1841, p m. caygill e j. cherry (a cura di), A. W. Franks: Nineteenth-century Collecting and the British Museum, Londra 1997; h. davies, John Charles Robinson s work at the South Kensington Museum. Part I. The creation of the collections of Italian Renaissance objects at the Museum of Ornamental Art and the South Kensington Museum, , in «Journal of the History of Collections», vol. 10, 2, 1998, pp ; id., John Charles Robinson s work at the South Kensington Museum, II, From 1863 to 1867: consolidation and conflict, in «Journal of the History of Collections», vol. 11, 1, 1999, pp ; b. thomas e t. wilson (a cura di), C.D.E. Fortnum and the collecting and study of applied arts and sculpture in Victorian England, Oxford s. pettenati, Il marchese Emanuele d Azeglio e il collezionismo ottocentesco, in ead., Museo Civico di Torino. I vetri dorati graffiti e i vetri dipinti, Torino 1978, pp. IL-LXIII; ead., Emanuele d Azeglio da collezionista a direttore di museo, in pettenati, crosetti e carità (a cura di), 1995, pp ; m.p. soffiantino, Una collezione da nessuno tentata : Emanuele d Azeglio conoscitore della ceramica italiana, ivi, pp ; m.p. soffiantino, Un museo d arte e industria a Torino come a Londra. Il marchese gioventù aveva frequentato assiduamente lo studio dello zio Massimo, a Milano. Terminati gli studi, la carriera diplomatica cui era stato destinato lo portò per dieci anni da un capo all altro dell Europa. Le sue prime raccolte d arte si formarono allora. A Londra, finalmente, i suoi interessi trovarono il terreno fertile e l ambiente adatto in cui svilupparsi. Seppe fare delle proprie conoscenze uno strumento di ascesa e affermazione sociale, per stringere e alimentare rapporti con l élite politica e culturale del paese. Le sue collezioni mutavano e si avvicendavano, senza rimpianti: porcellane cinesi e giapponesi, dipinti, maioliche e porcellane italiane, infine i vetri dipinti, l ultima avventura. A ogni inizio, una nuova consapevolezza e una più mirata strategia nelle acquisizioni. A ogni svolta, nuovi interrogativi, nuove ricerche da affrontare e, specialmente per le ultime imprese (quella delle maioliche e porcellane italiane del Settecento e dei vetri églomisés), la sfida a percorrere strade poco o per nulla battute. Da oggetti acquistati per adornare la casa di un gentiluomo a collezioni di studio: questa l evoluzione delle sue raccolte. La ricerca di opere firmate e datate per trovare appigli documentari in un universo, quello della ceramica, che solo allora i conoscitori cominciavano ad affrontare criticamente, gli venne certo dalla lezione di uomini impegnati nella formazione delle grandi raccolte museali inglesi, come Augustus Wollaston Franks, John Charles Robinson, Charles Drury Fortnum 10. Uomo intelligente e mondano, sulla cui «fashionabilità» Cavour faceva non poco conto nell affidargli il prestigioso incarico di ministro plenipotenziario per il regno di Sardegna in Gran Bretagna, svolse i suoi compiti istituzionali con serietà assoluta. Dall osservatorio privilegiato in cui si muoveva ebbe modo di assistere alla spoliazione del

4 patrimonio italiano ad opera di emissari dei musei britannici e di provarne un forte sentimento di ribellione, impotenza e vergogna. Portare in Italia le sue collezioni fu anche un gesto che voleva andare nella direzione contraria a questi avvenimenti. Non si sposò mai e la sua famiglia si estinse con lui, l ultimo dei Taparelli. Tornato definitivamente a Torino, dedicò gli ultimi quindici anni della sua vita alla cura del patrimonio del Museo Civico 11. Agli anni della maturità, dall arrivo a Londra nel maggio del 1848 al ritiro dall attività diplomatica nel 1868, sono dedicate le pagine che seguono. Emanuele Tapparelli d Azeglio, collezionista, donatore e direttore, in s. pettenati e g. romano (a cura di), Il Tesoro della Città. Opere d arte e oggetti preziosi da Palazzo Madama, catalogo della mostra (Nichelino, Palazzina di Caccia di Stupinigi), Torino 1996, pp ; c. maritano, Per una storia del lavoro : la collezione di tessuti, in g.l. bovenzi e c. maritano (a cura di), Tessuti, ricami, merletti: opere scelte, Torino 2008, pp. 7-17; c. maritano, Emanuele d Azeglio e le ricerche sulla porcellana veneta, in «Palazzo Madama. Studi e notizie», 0, 2010, pp ; ead., La direzione di Emanuele d Azeglio ( ), in s. abram (a cura di), I direttori dei Musei Civici di Torino , Atti della giornata di studi (Torino, 19 aprile 2008), in corso di stampa. 12 locorotondo ATA, faldone 335, nn. 257 e sgg. Questa e le notizie che seguono sono tratte dai tre faldoni (335, 336, 337) di lettere ai parenti (inedite, eccetto una piccola parte pubblicata, sempre parzialmente, da Adolfo Colombo), che D Azeglio stesso provvide a ordinare e numerare alla morte dei genitori. Per le lettere a carattere diplomatico si veda a. colombo (a cura di), Carteggi e documenti diplomatici inediti di Emanuele D Azeglio ( ), vol. I, Torino 1920; vol. II, s.d., s.l. (edizione fuori commercio). An Englishman Londra era stata la meta a lungo desiderata dal giovane D Azeglio, che vi giunse all età di trentuno anni, dopo le esperienze maturate a Monaco di Baviera (1839), Vienna ( ), L Aja ( ), Bruxelles ( ), San Pietroburgo ( ) 12. Prese casa in Berkeley Square, non lontano dalla legazione sarda, che aveva sede all 11 di Grosvernor Street 13. In luglio fu presentato a Lord Palmerston, in ottobre conobbe «le savant Panizzi», il bibliotecario del British Museum, due uomini che restarono per lui importanti figure di riferimento. Nel novembre dell anno seguente, al ritorno da un soggiorno parigino, scriveva: «je ne donne pas dix pas de Regent Street pour tous les boulevards». Nonostante le pressioni dei genitori, che l avrebbero voluto nuovamente a Torino, non avrebbe più lasciato la città, se non molto tempo dopo il suo pensionamento. I primi anni, al di là dell attività diplomatica, videro D Azeglio consolidare i rapporti con i vertici dell establishment britannico, impegnarsi a fondo nel suo ruolo di rappresentante italiano, durante la Grande Esposizione del 1851, poi con l apertura del Crystal Palace nel giugno ; instaurare contatti con il mondo dei conoscitori, dentro e fuori i musei londinesi, con gli artisti, in primis l amico scultore Carlo Marochetti, e gli antiquari. Vi furono alcuni tentativi di matrimonio falliti, mentre sempre più forte si fece il legame con la famiglia Palmerston, con Lady Palmerston e con la figlia del primo matrimonio, Lady Shaftesbury, di cui divenne «cavalier servente» 15. Dal 1854 si intensificarono e si Tavv. 3, 16 Tavv ATA, faldone 335, nn. 408, 409, 410. Fu il solo fra i ministri stranieri ad essere presente all inaugurazione. 15 r. nevill e c.e. jerningham, Piccadilly to Pall Mall: manners, morals, and man, Londra 1908, p. 38. Vari cimelî di casa Palmerston in ATA, faldone 340, tra cui un disegno di Lady Palmerston datato L ambasciatore spagnolo scriveva a proposito di un ricevimento in casa Palmerston: «Era entonces su [di Lady Shaftesbury] principal admirador el apuesto Marqués de Azeglio», «un gallardo hombre, algo afeminado, però distinguido y agradable» (conte 1901, pp. 420, 425). Vivian Graham (?), Foto di gruppo con Emanuele d Azeglio nella residenza dei Palmerston a Broadlands, Londra, National Portrait Gallery. 39

5 Richard Coockle Lucas, Ritratto di Antonio Panizzi, rilievo in cera, Londra, National Portrait Gallery. prolungarono i soggiorni nelle residenze dei Palmerston a Broadlands, a Brockett Hall; quindi dagli Shaftesbury a St. Giles, dai Clarendon a The Grove, talvolta con altri membri del corpo diplomatico (Walenski, Lavradio, Granville) e l inseparabile Panizzi 16. Abbracciò con convinzione abitudini e uno stile di vita inglesi 17. Il civilissimo paese che lo aveva accolto suscitava in lui profonda ammirazione (con qualche riserva per il clima). La signora De Bunsen, nata Waddington, moglie dell ambasciatore prussiano a Torino, lasciava nel suo diario una suggestiva descrizione di Emanuele d Azeglio, incontrato in casa D Agliè il 10 maggio 1861: «There was a milord Anglais already installed in her drawing-room He did look so English that I was quite intriguée, and wrote to the D Agliè to ask who he was. He turns out to be the younger D Azeglio, who is Italian Minister in England. She says he will be enchanted to have be taken for an Englishman, as his great ambition is to look like one. Certainly his get up was excellent» Nel luglio del 1855 fu invitato per la prima volta a Brockett Hall, dove ammirò i quadri di Reynolds, Cuyp, Teniers, e le porcellane (ATA, faldone 336, n. 444, 26 luglio 1855, al padre). Gli incontri con Panizzi, più prosaici, erano spesso banchetti «à base de charcuterie de Modena», consumati nel piccolo appartamento al British Museum (ATA, faldone 336, n. 520, 29 ottobre 1858). Per un profilo di Panizzi vedi c. dionisotti, Ricordi della scuola italiana, Roma 1998, pp (sono ripubblicati due saggi del 1979 e 1980). 17 ATA, faldone 336, n. 403, 27 febbraio 1854, alla madre. 18 m.i. de bunsen, In three legations, Londra 1909, pp D Azeglio stesso scherzava sul suo «aspect Britannique», che gli consentiva di mantenere l incognito davanti a connazionali non graditi (ATA, faldone 336, n. 453, 2 ottobre 1855, alla madre). Ho raccolto qualche descrizione di D Azeglio dai suoi contemporanei, Cavour a parte. Così Benjamin Disraeli alla moglie: «I know well the Marquis Azeglio, the Sardinian Minister. He is a young man, tall, & ruddily fair, & would be good looking, were not his nose too white for the rest of the face» (b. disraeli, Letters, , vol. V, Londra 1982, p. 490, n. 2198, 18 novembre 1851). «Tall, handsome, and rather pompous, the intimate friend of the Shaftesburys, was always a marked figure» (lord a.b. redesdale, Memories, vol. I, Londra 1915, p. 126). «Under the mask of a collector of curiosities and art trifles, he had had an opportunity, through his intimacy with the ladies of Lord Palmerston s household, of pratically furthering the tricky policy of Count Cavour. Intellectually he was inferior to his uncle Massimo, but he was active and wellinformed. I saw him almost daily at the Travellers s Club» (c.f. vitzthum von eckstaedt, St. Petersburg and London in the Years , 2 voll., Londra 1887, ed. cons. Londra 2005, vol. I, p. 58). «So well known in England, rather vain, always incompris, and producing his shirtbands without cuffs» (w.e.h. paget, Embassies of other days and further recollections, vol. II, Londra 1923, p. 304). 40

6 Ritratti fotografici di Emanuele d Azeglio. Firenze, Raccolte Museali Fratelli Alinari, Fondo Pes di Villamarina (Album Inghilterra - Svizzera - Austria - Germania. Personaggi e varie, I, FBQ 6277, tav. 34). L interesse per le maioliche e le porcellane 19 ATA, faldone 336, n. 432, 8 marzo 1855, alla madre. Nella lettera successiva, n. 433, 3 aprile, confermava: «J ai traversé toute la fameuse vente Bernal sans y mettre les pieds». Durante i primi anni, le lettere al padre e alla madre sono soprattutto dedicate alla politica, ad argomenti famigliari o intimi, alle nuove conoscenze nel bel mondo londinese. Non mancano tuttavia, accenni agli interessi artistici e alle collezioni d arte, come già accadeva nelle lettere precedenti, specialmente da Bruxelles e da San Pietroburgo, punteggiate di pareri critici richiesti dai genitori oppure di riferimenti a movimenti di opere, soprattutto porcellane orientali e di Meissen, che da vari luoghi d Europa venivano spedite a Torino, nella casa in contrada D Angennes, dove col tempo avevano formato un «musée», come lo chiamava la madre Costanza. Quali fossero gli ambienti che amava frequentare si capisce anche ricordando che alla sua partenza da San Pietroburgo, nell aprile del 1848, gli italiani andati a salutarlo erano «en general les artistes» e il corpo diplomatico. A Londra D Azeglio colse l occasione per ricominciare, collezionisticamente parlando. Decise di vendere la maggior parte delle sue «porcelaines de Saxe», trattenendo solo i pezzi più belli e nel marzo del 1849 mise all asta i «jolies souvenirs que j ai amassés dans des contrées bien éloignées. Mais leur beauté même était une source continuelle de dépense en m induisant à me loger brillamment L Angleterre est un des seuls pays où l on puisse vendre en ce moment». Iniziò forse allora ad interessarsi alla maiolica rinascimentale italiana. Non vi sono lettere o altri documenti a testimoniarlo, ma il primo riferimento che si incontra, del 1855, è rivelatore di acquisti fatti in precedenza: «Il y a en ce moment la vente d un cabinet célèbre de curiosité qui durera 20 jours et je me suis abstenu. A la vérité ces objects sont d un prix incroyable. Une tasse de Sèvres et soucoupe ont été vendues 1300 francs. Des garnitures de Sèvres pour cheminée atteindent peut-être 75/m francs. On voit par là que c est même un emploi d argent que d acheter de jolies choses car tout se vend à des prix supérieurs à ceux d achat» 19. Si tratta della famosa vendita della collezione di Ralph Bernal, la maggiore raccol- Tavv. 3, 16 41

7 20 Sulle collezioni di maiolica rinascimentale nei musei inglesi, t. wilson, The origins of the maiolica collections of the British Museum and the Victoria & Albert Museum , in «Faenza», LXXI, 1985, I-III, pp ; id., Ceramic art of the Italian Renaissance, Londra 1987, pp. 17 e sgg.; id., Il papà delle antiche maioliche: C.D.E. Fortnum and the study of Italian maiolica, in thomas e wilson (a cura di), 1999, pp nevill 1908, p ATA, faldone 336, n. 448, 16 agosto 1855; n. 450, 3 settembre La casa, poi n. 28, non esiste più (si veda il sito della British History Online, Park Lane nos. 27 and 28). Ringrazio per la segnalazione Alessandro Malusà. ta di maiolica italiana, per tanta parte confluita, grazie agli sforzi di John Charles Robinson, a Marlborough House e poi al South Kensington Museum 20. Dal 1849 al 1855 D Azeglio cambiò spesso di abitazione: 36 Bruton Street, poi 13 Old Cavendish Street, quindi ancora 5 Berkeley Square 21. Infine, nell agosto del 1855, prese in affitto una bella e grande casa «plus convenable» al suo status di ministro del regno di Sardegna, con una «charmante vue» su Hyde Park, 23 Park Lane, all angolo con Upper Grosvenor Street 22. È in ogni caso solo dal 1856 che si fanno più frequenti nelle lettere i riferimenti alla formazione delle sue raccolte. A questo punto, però, è già chiaro come D Azeglio fosse ormai un collezionista affermato. Da Manchester gli giunse «une demande du Comité de la Grande exposition des trésors d Art de la Grande Bretagne pour avoir quelques unes de mes pièces», le «faïences», che lo riempì di soddisfazione, anche se poi, per problemi assicurativi, la cosa non andò in porto 23. Sia come sia, nel 1857 era menzionato nella seconda edizione dell History of Pottery and Porcelain di Joseph Marryat nell elenco dei principali «collectors of china» della Gran Bretagna, per la sua collezione principalmente dedicata alla ceramica italiana 24. L autore, inoltre, lo ringraziava in nota per avergli segnalato il libretto di Tommaso Torteroli Intorno alla maiolica savonese dato alle stampe a Torino nel 1856, su cui si tornerà più oltre, e per aver fornito delucidazioni sulle marche delle maioliche savonesi. Citava poi un suo magnifico vaso in porcellana di Doccia, compagno di un altro presente nella raccolta dell antiquario David Falcke 25. In una lettera al padre dell aprile del 1857, D Azeglio annunciava la scelta di volersi dedicare a «l art italien et le Dresde»: En fait de porcelaine de Saxe j en suis venu à n apprécier que les groupes, s ils sont de la bonne époque, ou quelques grands pièces. Plats, écuelles et tasses se trouvent en trop grandes quantités. Les figurines de Saxe que Grand papa 5 27 Fabbrica Ginori a Doccia, Coppia di vasi con il Trionfo di Galatea e il Trionfo di Nettuno, porcellana, 1750 circa. Torino, Palazzo Madama Museo Civico d Arte Antica. 42

8 Manifattura cinese (Compagnia delle Indie), Piatto con stemma di Eugenio di Savoia-Soissons, porcellana, 1710 circa. Torino, Palazzo Madama Museo Civico d Arte Antica. 23 ATA, faldone 336, n. 478, 16 ottobre 1856, alla madre; n. 486, 23 marzo 1857: «Après bien des déliberations la réponse [sull assicurazione] a été négative et moi je garde mes trèsors ne pouvant pas m exposer à ce qu on me les rende fêlés ou cassés sans compter la privation pendant tout l été». Per l esposizione: Catalogue of the Art Treasures of the United Kingdom collected at Manchester in 1857, Manchester, Brandbury and Evans, 1857; f. haskell, The Ephemeral Museum. Old Master Paintings and the Rise of the Art Exhibition, Yale 2000 (trad. it. Milano 2008, pp. 115 e sgg.) 24 j. marryat, A History of Pottery and Porcelain, Medieval and Modern, Londra, John Murray, 1857 (II ed.), p Ivi, pp. 68 e 338. Sulla collezione di porcellana di Doccia, c. maritano, Fortuna della porcellana di Doccia in Inghilterra: la collezione di Emanuele d Azeglio, in «Amici di Doccia. Quaderni», V, 2011, in corso di stampa. Entrambi i vasi sono ora nelle collezioni del Museo Civico di Torino. 26 Passato nella collezione di Andrew Fountaine, ora Victoria and Albert Museum, inv Sull acquisto da parte di Fountaine, ATA, faldone 336, n. 485, 13 maggio 1857, alla madre. j.v.g. mallet, Scheda n. 9, in id. (a cura di), Xanto: pottery-painter, poet, man of the Italian Renaissance, catalogo della mostra, Londra 2007, pp ATA, faldone 336, n. 488, 30 aprile 1857, al padre. Già nella lettera n. 486, 23 marzo 1857, alla madre, aveva scritto: «Je me limite à l art italien et à quelques pièces de Saxe». [Cesare Alfieri di Sostegno] avait à Paris puis à St. Martin se vendraient ici presque 400 francs le paire. Une belle pièce seule vaut au moins ce prix là si elle est de la belle époque. J en ai une charmante dont les pareilles ont été données à la famille Perrone par quelqu un de la famille Royale de Saxe. C est une coupe à couvercle parsemée de fleurs en relief, au pied de laquelle se trouve assise une femme et quatre enfans. Le tout rehaussé d une monture en bronze doré. La porcelaine de Capo di Monte se paye plus que celle de Saxe et on l a immensément imitée chez le Marquis Ginori à sa fabrique près Florence en ce moment ci. Joseph [l antiquario] demandait de trois groupes, six mille francs. J en ai découvert un charmant pour 25 livres, que j ai acquis. Mais ce qui augmente tous les jours c est la Majolica. Les plats à reflets métalliques de Maestro Giorgio se payent près de mille francs pièce les ordinaires, les beaux 4 ou 5 mille francs. Ces derniers sont copiés surtout des gravures de Marc Antoine et en les plaçant contre le jour les reflets rubis, or, violets etc. sont si énergiques que le plat paraît en feu. Un des ces plats, représentant les graces, et l un des plus beaux qui existent, va être vendu à Paris le 6 ou 7 mai et quoique fendu sera payé plus de 4 à 5 mille francs, quoiqu acheté à Rome 500 francs, par Mr. Roussel 26. Viennent ensuite les auteurs secondaires Xanto da Rovigo, Fontana, Manara qu on achète volontiers. Ce n est point pour faire pompe de pignatteria que je suis entré dans ces détails, mais pour vous prier le cas échéant de mettre la main dessus. Mais c est pur hasard. A Paris et à Londres on achéte à tout prix et l Italie et l Allemagne sont parcourues en tout sens par les marchands ou par les Agens du British Museum qui sont unanibus à déclarer que les prix en Italie sont devenus exhorbitants. Freppa, le marchand de Florence [Giovanni Freppa], a une quinzaine de gaillards qui voyagent pour lui acheter tous le trouvable. Il copie les pièces et vend ensuite les deux. Quant aux médailles je n aurai pas de peine connaissant les médailleurs du British Museum à prendre leur avis sur ce que vous enverrez. J y suis allé ce matin et j ai vu des curiosités bien intéressantes de Ninive. Les briques de Babel paraissent authentiques. Toutes ces jolies choses ont un grand inconvenient. Celui de couter cher J ai gardé deux cathégories seulement. L art Italienne et le Dresde. J ai trié tout le reste et l ai envoyé en vente publique. Je viens d expédier à Paris 7 tableaux français que j avais acquis en

9 28 ATA, faldone 341, Changemens e Cadeaux reçus. 29 The Ceramic Court, Crystal Palace, in «Art Journal», IV, 1858, p Sul calamaio, j.v.g. mallet, Un calamaio in maiolica a Boston, in «Faenza», LXII, 1976, IV, pp Sull acquisizione, ATA, faldone 336, n. 485, 16 febbraio 1857, al padre: «J ai fait dernièrement quelques trouvailles interessantes. Un encrier de majolica de Castel Durante fait à l occasion du mariage de Guidobaldo (Montefeltro) d Urbino avec Elisabeth de Gonzaga en Sur des charmantes petits medaillons sont les portraits des époux et sur le côté Sigismond Malatesta et un inconnu. Ensuite un bronze florentin qu on attribue à Bandinelli et que j ai eu pour 4 livres. Ce n est à la verité qu une étude, un écart, mais très vigoureux et artistique au point qu on hésitait si on ne l attribuerait pas à Michel Ange». 31 Su questi ultimi, in realtà docciani, tra i quali spiccava un gruppo policromo raffigurante Apollo e Dafne, maritano, Fortuna della porcellana, in corso di stampa. 32 ATA, faldone 336, n. 477, 11 ottobre 1856, al padre: «J ai vérifié en arrivant ici [Londra] que les armoiries de plats de Chine son effectivement celles du Prince Eugène». Chiede che si mandi qualcuno «chez Cinzano en prendre à mon comte encore une demie douzaine à un ecu pièce Car je trouve qu il serait dommage de n en pas avoir à Turin». Sui piatti, c. diekamp, Scheda n. III.36, in a. husslein-arco e m-l. von plessen (a cura di), Prince Eugene, General-Philosopher and Art Lover, catalogo della mostra, Vienna 2010, p Un appunto a penna di mano di D Azeglio su uno dei due, quasi illeggibile, recita «fabrication chinoise armes du Prince Eugène». 33 ATA, faldone 336, n. 484, 19 gennaio 1857, alla madre. 34 v.e. taparelli d azeglio, Une famille piémontèse au moment de s éteindre, Torino Si veda in proposito pischedda In ATA, faldone 342/12, un quadernetto rilegato in cuoio rosso contiene gli appunti di D Azeglio riguardanti la storia della famiglia, in particolare su Iolanda di Francia, tratte dal Litta e dal Guichenon, e una sua lettera a Gaspardo de Taparellis, oltre a notizie sui rapporti dell avo Taparelli con Augusto il Forte di Sassonia, re di Polonia. I ritratti del conte di Lagnasco e della moglie erano «dans mon salon à Londres». Segue un Sembrerebbe di capire che avesse già raccolto una consistente collezione di maioliche, ma non conosciamo pezzi presenti già allora nelle sue raccolte. Ci soccorrono appena due documenti: appunti riguardanti scambi di opere avvenuti tra il 1856 e il 1860 che menzionano piatti d Urbino, di Orazio Fontana, di maestro Giorgio, sculture di Luca della Robbia; e una segnalazione di doni ricevuti nel 1857, tra cui vasi in maiolica di Savona e sculture robbiane 28. Nel 1858 espose alcune maioliche e porcellane al Crystal Palace, che apriva i suoi spazi a raccolte private, tra le altre quelle del duca di Devonshire (porcellane orientali), di Lord Granville (Sèvres), di Samuel Addington (Meissen e Berlino), dell antiquario Isaac Falcke (Wedgwood) 29. Il marchese partecipò con opere che illustravano «most conclusively the excellence attained by the early Italian potters»: «specimens of majolica, or Raphael ware», tra i quali «the chief objects are three very large vases of Urbino manufacture; one of which, painted from an engraving by Marco di Ravonna [sic], after Raphael, the subject being the Judjement of Paris, is a very remarquable and valuable work»; quindi, «an inkstand, also, of Urbino manufacture, made on occasion of the marriage of Guidobaldo, Duke of Urbino, with Elisabetta Gonzaga, in 1480, whose portraits are painted upon the top, is a singulary interesting work [riconoscibile nel calamaio faentino ora al Museum of Fine Arts di Boston, inv ] 30, as are also many of the plateaus in the same class»; infine, splendidi «Capo di Monte porcelain groups the finest specimens of the manufacture that we have met with» 31. In quegli anni da Torino lo raggiunsero altri oggetti. Comprò nel 1856 dalla famiglia Della Chiesa di Cinzano la coppia di piatti in porcellana con stemma del principe Eugenio di Savoia-Soissons oggi conservati nel Museo Civico di Torino (677/C) 32. Si fece spedire dal padre un servizio da caffè di Meissen con gli stemmi di Pietro Roberto Taparelli di Lagnasco e della moglie Josephine Waldstein, intorno al quale aveva iniziato a radunare le notizie riguardanti la storia del casato Taparelli, coinvolgendo il suo amico e collega il duca di Persigny, Jean- Gilbert Victor Fialin, ambasciatore francese, ex-primo ministro 33. Le ricerche genealogiche lo occuparono a lungo e sfociarono in un memoriale dato alle stampe nel In occasione della vendita della collezione Soulages, nel dicembre 1856, D Azeglio scriveva: «on vient d importer de Toulouse une collection d objects italiens de Cinquecento moitié maioliche, le resto en bronze et mobiliers. Du prix de 300/m francs». Una società presieduta dal principe Albert l aveva importata, sperando che il governo ne facesse acquisto. D Azeglio segnalò ai parenti il piatto «avec la Prise d Alba», in cui credette di vedere raffigurato il Tanaro e addirittura di riconoscere nei mulini sulla riva quelli appartenenti allo zio Cesare Alfieri di Sostegno: «Il devrait certainement acheter cette pièce»! «C est étonnant comme tout cela fait monter la majolica en Angleterre et les miennes haussent de jour en jour», che suona come una giustificazione di fronte alle perplessità materne 35. Tra il 1856 e il 1857 emergono dalle lettere cenni più consistenti alla porcellana di Vinovo, un interesse che lo accomunerà al suo pari grado a Torino, Sir James Hudson 36. Il Fine Arts Club Il 18 dicembre 1856 D Azeglio scriveva a John Charles Robinson, curatore delle raccolte del South Kensington Museum, la lettera seguente: Mon cher Monsieur Robinson, En remarquant combien d année en année le goût pour les objets d art du moyen âge se développe dans ce pays, j ai été frappé de l utilité qu il pourrait y avoir de former une société d amateurs qui se réunissaient pour se communiquer le résultat de leur observations, de leur recherches, ainsi que leurs acquisitions dans cette branche si intéressante des Arts. Ces réunions pourraient avoir lieu dans les appartemens de quelques unes des membres de la société, d après des reglemens dans le genre de ceux qui régissent la société des bibliophiles déjà constituée. Peut-être parviendrait-on plus tard à organiser des expositions temporaines pouvant présenter aux amateurs un véritable intérêt et moyen de perfectionner leurs connaissances

10 32 La storiografia sul Fine Arts Club ha sempre considerato come punto di partenza la riunione in casa di Carlo Marochetti il 18 febbraio 1857, ricordata da Robinson e da Henry Cole, il direttore del South Kensington, e ha attribuito a Robinson in particolare, che inviò la lettera circolare in cui si enunciava l intento «to hold receptions, or conversazioni, from November to July, at which objects of art and virtu will be collected and exhibited», la sua fondazione 38. La lettera di D Azeglio offre una diversa chiave di lettura e già moelenco di oggetti testimoni di quelle vicende: «un service à thé et café très complet en vieux Saxe avec les armoiries de la famille, avec la marque de la fabrique de Meissen. Il se trouve actuellement dans le salon de ma mère à Turin; six tasses et un sucrier en vieux Saxe sans marque avec les armoiries de la famillie et celles de la seconde femme du comte, Josephine de Vallenstein. Actuellement dans mon salon à Londre; un service de chasse de cristaux de Bohèmie dorés et dans un étui. Actuellement à Turin». Le note su Josephine Waldstein se le era procurate durante un passaggio a Dresda nel Coinvolse nelle ricerche anche Domenico Promis (1856) e Persigny, per le origini francesi della famiglia (lettere del 1866 e 1869). Una tazzina del servizio con armi Taparelli fu dipinta da Massimo d Azeglio in un quadro del 1843 (Torino, GAM, Inv. P/67; g. carpignano, Massimo Taparelli d Azeglio, Natura morta di fiori e oggetti, in r. maggio serra (a cura di), L Ottocento. Catalogo delle opere esposte, Galleria Civica d Arte Moderna e Contemporanea, Torino 1993, p. 122). 35 ATA, faldone 336, n. 481, 17 dicembre Per il piatto, j.c. robinson (a cura di), Catalogue of the Soulages Collection, Londra 1856, p. 33, n. 46: «large plateau, diam. 17 in., Urbino-warecirca, ». Sul retro la scritta «La pressa dalba». Il piatto raffigurante in realtà la battaglia di Mülberg (1547) è ora al Victoria and Albert Museum, inv ATA, faldone 336, n. 488, 30 aprile 1857, al padre: «les Vinovo auront tout le succès qu ils méritent» (forse in vista di una presentazione a una riunione del Fine Arts Club?). Si veda anche Lettere, 1996, nn. 479, 8 ottobre 1856, p. 1539; 485, 25 gennaio 1857, p. 1558; 488, 2 maggio 1857, p Nell estate 1857 D Azeglio intraprese un viaggio a Dresda «pour voir les musées et les collections» (ATA, faldone 336, n. 492, 14 luglio 1857, alla madre). Di ritorno passò da Parigi: «je marchais continuellement surtout dans les collections». 37 Londra, National Art Library, Manuscripts, MSL/2001/2. Ringrazio Luca Giacomelli per avermene procurata copia. 38 Una lettura incoraggiata dallo stesso Robinson: j.c. robinson, Our Public Art Museums. A Retrospect, in «The Nineteenth Century Review», vol. 42, 1897, dicembre, pp Sulla storia del club, Catalogue of pictures and other objects of art selected from the collections of Mr. Robert Holford (1808- Dans un pays de progrès et d association comme l Angleterre ce projet devrait avoir plus que partout ailleurs la chance de réussir. Il me semble qu il serait essentiel de donner à cette société un but special qui ne se confonde ni avec la société des antiquaires ni avec celle des Arts et pour cela limiter les époques et les cathégories artistiques dont on s occuperait. En choisissant par exemple ce qui a trait à l ornementation et à la décoration des habitation on aurait une base qui écarterait les sujets tels que médailles, inscriptions etc. qui sont plus du ressort de l antiquaire. Unissant à des connaissances spéciales et à une grande érudition des rapports journaliers avec la plusparte des connaisseurs en matière de beaux arts de ce pays vous pourriez peut-être consulter vos amis sur la manière de réaliser un plan de cette nature. La hardiesse dont je fais preuve en prenant le pas d avance me paraîtrait plus excusable si je pouvais espérer avoir fait pour ces Messieurs quelque chose qui peut leur être agréable et utile à la fois. Croyez je vous prie, mon cher Mr. Robinson, à mes sentimens les plus dévoués ), Londra, Burlington Fine Arts Club, 1921; The Burlington Fine Arts Club, in «The Burlington Magazine», XCIV, 589, aprile 1952, pp ; a. eatwell, The Collector s or Fine Arts Club The first society for Collectors of the Decorative Arts, in «The Decorative Arts Society Journal», 18, John James Napier, Ritratto di John Charles Robinson. Londra, National Portrait Gallery. 1994, pp ; f. haskell, Rediscoveries in art: some aspects of taste, fashion and collecting in England and France, Ithaca (New York), 1976, p. 73. Tavv

11 Esposizione del Fine Arts Club, con porcellane della collezione d Azeglio, Londra Firenze, Raccolte Museali Fratelli Alinari, Fondo Pes di Villamarina (Album Inghilterra - Svizzera - Austria - Germania. Personaggi e varie, I, FBQ 6271, tav. 25). 39 ATA, faldone 336, n. 484, 19 gennaio 1857, alla madre. Su Carlo Marochetti, scultore e collezionista, è in preparazione uno studio di Martina Fusari. Per il momento si veda m. calderini, Carlo Marochetti: monografia con ritratti, fac-simile e riproduzioni di opere dell artista, Torino 1928; p. ward-jackson, Carlo Marochetti: maintaining distinction in an international sculpture market, in c. sicca e a. yarrington (a cura di), The lustrous trade: material culture and the history of sculpture in England and Italy, c c. 1860, Londra 2000, pp ATA, faldone 338, bozza di lettera al ministro Boselli, pettenati 1995, p ATA, faldone 336, n. 469, 17 giugno 1856, alla madre. Sul «Club diplomatique», come sempre è chiamato da D Azeglio, anche la lettera n. 522, 25 novembre 1858, dove si annuncia una riforma; n. 523, 13 dicembre 1858, alla madre, dove scrive «je n ai plus acheté de majoliche et le Club dont je suis l organisateur contribue à me donner prise sur le corp diplomatique». 42 Sui club: r. nevill, London Clubs. Their History and Treasures, Londra 1911, p. 184, per il St. James s Club; p. 209, per il Traveller s Club; p. 274, per il Burlington Fine Arts Club; id., Yesterday and to-day, Londra 1922, p Si vedano inoltre alcune lettere di adesione conservate nel Fondo D Azeglio presso la Biblioteca Civica Centrale di Torino, inventariato nel Fondo Nomis di Cossilla, mazzo 72. stra in nuce quella che sarà la futura organizzazione del club, con le riunioni da tenersi nelle case dei membri, la preminenza data alle arti decorative, persino l idea delle esposizioni tematiche che saranno poi materia del Burlington Club. E sembra allora di poter ravvisare in una cena avvenuta il 19 gennaio 1857 una prima, embrionale riunione, visti i personaggi e l occasione che li raccoglieva: «Nous avons un dîner avec Persigny chez Marochetti avec un directeur de collection de porcelaines du Gouv(ernement) [Robinson?] pour admirer beaucoup de ciaparie que Marochetti a rapporté de Paris» 39. Per trasformare questi incontri privati ed estemporanei in qualcosa di duraturo e fecondo sarebbe stato fondamentale D Azeglio ne era consapevole il coinvolgimento di un istituzione museale, rappresentata da Robinson e Cole, e di studiosi di alto profilo. Ebbe sempre presente a se stesso di essere in questo campo «come un marinaio d acqua dolce» 40. Con una certa intraprendenza, nel giugno del 1856, si era cimentato con successo insieme all amico Lord Granville nella fondazione di una società rivolta al corpo diplomatico, un esperienza che doveva fornirgli una spinta in più per la nuova impresa: «Quelques dissapori récens avec le Travellers s ont amené la formation instantanée d un petit Club Diplomatique dont j ai activement organisé l existence» 41, ovvero il St. James s Club, divenuto in breve un punto di riferimento per molti politici e uomini di cultura 42. Il 16 febbraio D Azeglio scriveva: La societé de collecteurs de curiosités que j avais proposé d établir est à peu près installée et doit tenir après demain une première réunion. Une quarantaine de notabilités de l aristocratie et autres ont déjà prêté leurs concours et la liste que nous avons dressée de candidats est d environ 100 personnes qui probablement accepteront. On payera 25 fr. par an et on se reunira une fois par mois, chaque membre apportant à la séance un object d art qui sera admiré et discuté. Il paraît que sous peu l un des Musées du Gouv(ernement) nous prêtera un local pour les réunions ainsi que l usage des collections

12 Esposizione del Fine Arts Club, Londra Firenze, Raccolte Museali Fratelli Alinari, Fondo Pes di Villamarina (Album Inghilterra - Svizzera - Austria - Germania. Personaggi e varie, I, FBQ 6271, tav. 102). Pochi giorni dopo, il 23 marzo: Mon Club du bric-à-brac marche bien. Nous avons environ 100 noms des meilleurs et plus riches collecteurs de tous grades et le prince Albert lui même paraît s y intéresser. Nous avons eu deux réunions, une par mois, avec souscription de une guinée par an. C est une protection pour les amateurs qui se trouvant ainsi en contact avec tous les meilleurs connaisseurs se trouvent ainsi moins à même d être dupés par les marchands 44. Nel numero del 1 aprile 1857 l «Art Journal» dava la notizia della nascita del Collector s Club: 43 ATA, faldone 336, n. 485, 16 febbraio 1857, al padre. 44 ATA, faldone 336, n. 486, 23 marzo 1857, alla madre. 45 «Art Journal», vol. 19, 1 aprile 1857, pp Citato parzialmente in eatwell 1994, p. 25. A new society of amateurs of vertu has just been formed under this title; consisting solely of such gentlemen as collect, for their own tastes, objects of antiquity, and are not dealers therein. The society will have stated meetings, at which will be exhibited the articles of Art and antiquity gathered by the members. Baron Marochetti gave the use of his studio for the preliminary meeting, at which a large assemblage gathered; and Sir A. Fountaine s antique majolica formed an important point of attraction. As collecting is decidedly on the increase in England, such meetings will be of much interest for the exhibition of objects and comparing of notes among collectors, as well as for the opportunity afforded of seeing much generally hidden from public gaze, no country having such rich private collections as England, many of which are comparatively unknown 45. La terza riunione, il 24 aprile, nella quale secondo le minute si esaminò «German Porcelain», si tenne in casa di D Azeglio, che così commentò alcuni giorni dopo: «Le Club formé par mon initiation nous met en rapport les uns et les autres. Il s est réuni chez moi 47

13 46 ATA, faldone 336, n. 488, 30 aprile 1857, al padre. 47 ATA, faldone 336, n. 490, 3 giugno 1857, al padre: «Je suis faché d ajouter que personne n a pu m éclarcir sur la croix qu on pense c est pas plus ancienne que le 17 siècle et qui semble vouloir illustrer les victoires de Charlemagne suivi de l archivêque Turpin. Quant à la monnaie de Saluces, elle est du dernier Marquis régnant et m intéresse naturellement beaucoup plus que les connaisseurs anglais quoiqu ils aient admiré son état de conservation. Persigny a été naturellement après moi celui qui (a) le plus apprécié la trouvaille». Si veda Lettere, 1996, n. 489, 10 maggio 1857, p ATA, faldone 336, n. 564, 13 dicembre 1860, alla madre. 49 Dal 1869 la sede fu trasferita al 17 Savile Row. Nel 1867 D Azeglio, come presidente del Burlington Fine Arts Club, dovette occuparsi dell espulsione dell artista James McNeill Whistler (documenti riportati sul sito www. whistler.arts.gla.ac.uk). 50 ATA, faldone 300/1, lettera del 28 novembre Firenze, Raccolte Museali Fratelli Alinari, Fondo Pes di Villamarina, Album intitolato Inghilterra - Svizzera - Austria - Germania. Personaggi e varie, I, nn. FBQ /103. La n. 102 reca a margine il seguente appunto di mano di D Azeglio: «Exhibition del Fine Arts Club dal sig. C. West, 49 Eaton Place» (maritano 2010, p. 60). Gli album fotografici D Azeglio, con altri Pes di Villamarina, pervennero agli Archivi Alinari da Michele Falzone del Barbarò, nel 1992, e l acquisto fu segnalato in pettenati 1995, p. 53, nota 2. D Azeglio vi aveva raccolto materiale fotografico comprendente ritratti delle persone da lui conosciute nei suoi viaggi e nella sua carriera diplomatica, avvenimenti storici, luoghi di villeggiatura, opere d arte (ma quasi nulla delle sue collezioni, tanto che il sospetto è che qualcosa sia andato perduto), i castelli di famiglia. Sono album così intitolati: Italiani e Italia (FBQ 6269 e 6270); Inghilterra, Svizzera, Austria, Germania. Personaggi e varie (FBQ 6271 e 6272); Belle arti e varie (FBQ 6275); Casa marchesi Villamarina, d Azeglio e famiglia (FBQ 6277); Personaggi e vedute varie di Francia (FBQ 6278); Casa Savoia I (FBQ A/6274). Gli album FBQ 6273 e 6276 contengono materiali di provenienza Villamarina. 52 Per l identificazione dei pezzi, molti vendredi dernier. Déjà j ai pu pénetrer par ce moyen chez de charmantes collections particulières» 46. Conosciamo solo alcuni degli oggetti portati dal marchese a queste riunioni. I più importanti ci sfuggono. Nella quarta «conversazione», il 22 maggio, in casa del barone Hochschild, ministro di Svezia, dedicata alla porcellana di Sèvres e a lavori di oreficeria, D Azeglio presentò una croce e una moneta saluzzese inviatagli dal padre, «petits objects qui m ont été remis précisement le jours de la réunion mensuelle de club des beaux arts ou, pour parler plus exactement, du bric-à-brac» 47. Nella settima, il 2 dicembre, toccò all arazzo quattrocentesco trovato a Lucerna di cui si parlerà a breve. In poco tempo il club arrivò a contare ben duecento membri (cento entro il primo anno). Tra i membri vi erano i curatori dei principali musei londinesi (Augustus Wollaston Franks, Charles Eastlake, C. Drury Fortnum, Antonio Panizzi), collezionisti (Samuel Addington, William Angerstein, Andrew Fountaine, Robert Holford, Dudley Coutts Marjoribanks, Robert Napier, i Rothschild), uomini politici (Austen Henry Layard, Persigny, più tardi William Ewart Gladstone), conoscitori e critici come John Ruskin e Matthew Digby Wyatt. Purtroppo, le minute delle riunioni, oggi conservate alla National Art Library, si limitano a indicare i temi di carattere generale e le classi di oggetti prese in considerazione, nonché gli elenchi dei partecipanti, senza addentrarsi nello specifico delle opere o nei dettagli delle «conversazioni». Né è sopravvissuto, allo stato attuale delle ricerche, materiale fotografico documentante le riunioni dei primi anni. Nel dicembre 1860 D Azeglio poteva orgogliosamente scrivere: «J ai le bonheur et le dérangement de recevoir ce soir ma progéniture, le Fine Arts Club. Il est devenu si nombreaux que ce n est qu en Décembre, quand tout le monde est absent, que j ose me risquer» 48. Nel 1866 alcuni membri (D Azeglio, Robinson, Franks, Marochetti e altri) fondarono una nuova società, il Burlington Fine Arts Club, che poté contare su una sede stabile, 177 Piccadilly, di fronte alla Burlington House 49. In una lettera del novembre 1866, D Azeglio chiedeva al suo amministratore in Piemonte «qual sia il miglior giornale illustrato in Italia sia a Milano sia a Firenze. Desidero offrirlo a un nuovo club artistico che stabilisco qua. E avrà la compiacenza pagarmi l abbonamento per un anno e farlo indirizzare Burlington Fine Arts Club, Piccadilly, London» 50. Il Fine Arts Club continuò ad esistere fino al 1874 e molti soci del Burlington rimasero suoi membri. D Azeglio conservò nei suoi album, ora presso gli Archivi Alinari di Firenze, un paio di fotografie relative a una delle «conversazioni», quella tenutasi in casa del signor Cornwallis West, al 49 di Eaton Place, il 3 luglio Sono le uniche immagini ad oggi note di quelle esposizioni 51. Una grande sala illuminata da lucernari, decorata con armi e armature alle pareti, vasi cinesi e bronzi sui mobili in stile rinascimentale, con un lungo tavolo centrale su cui erano disposti gli oggetti: acquamanili, porcellane di varie fabbriche, bronzi. La prima di queste immagini documenta la presenza di un buon numero di pezzi di proprietà del marchese, che evidentemente li presentava ai soci per la prima volta: tra questi, splendidi pezzi in porcellana Du Paquier, allora attribuiti a Venezia 52. dei quali oggi al Museo Civico di Torino, maritano 2010; ead., Fortuna della porcellana, in corso di stampa. 53 ATA, faldone 336, n. 502, 5 dicembre In dicembre ha compiuto le prime ricerche iconografiche e racconta che «cette relique a paru avec honneur à une réunion du Club des collectionneurs que j ai eu chez moi mercredi [riunione del 2 dicembre]». 54 ATA, faldone 336, n. 499, 30 ottobre ATA, faldone 336, n. 500, 8 novembre Segnalo che una fotografia dell opera, già proprietà del duca d Aumale, si trova al Musée Condé a Chantilly. Sull amicizia con Persigny, cfr. le lettere del 1865: «Lo trovai ardentissimo, entusiasta del Italia: e più che tutto di Michelangelo: onde se aveste un opera statuaria o pittorica del grande artista da fargli sperare, vi verrebbe dietro come un cagnolino» (colombo s.d., vol. II, pp , lettera del 12 giugno 1865, al cugino Lamarmora). 56 «Organ für Christliche Kunst», a cura di F. Baudri, Colonia, a. VIII, n. 23, 1 dicembre 1858, p. 276: oltre alla notizia del ritrovamento, si dice che «der Marquis von Azeglio hat an alle Museen Frankreichs photographische Abbildungen des Teppichs gesandt»; «Correspondance littéraire», 5 agosto 1858, p. 222, dove si dice che fu trovata dal marchese in luglio, «dans le magazin d un marchand d antiquité». 57 a. vallet de viriville, Tapisserie contemporaine de Jeanne d Arc, et représentant l arrivée de cette héroine auprès de Charles VII, in «L Illustration, journal universel», 1868, p ATA, faldone 336, n. 522, 25 novembre 1858, alla madre, che risponde: «Il me semble que ta Jeanne d Arc est une spéculation manquée, j en suis fachée pour toi. Le musée parisien aurait dû l acquérir, mais le prix élevé a pu dégoûter de ces brutes figures» (Lettere, 1996, vol. II, n. 523, 4 dicembre 1858, p. 1646). 59 ATA, faldone 338/9, Lettera del direttore del museo, Paul Mantellier, 1 febbraio La risposta di D Aze Tavv. 4, 6 Tavv. 3-5, 16 48

14 Manifattura di Basilea?, Arazzo con Giovanna d Arco accolta a Chinon da Carlo VII, metà XV secolo, con integrazioni ottocentesche. Orléans, Musée Historique et Archéologique (da «L Illustration, journal universel», 1868, p. 286). L arazzo con Giovanna d Arco Alla riunione del Fine Arts Club del 2 dicembre 1857, il marchese presentò uno dei suoi ritrovamenti destinati a maggiore fortuna 53. Un mese prima aveva scritto al padre: «on m apporte en ce moment de Lucerne une trouvaille que j y fis en passant: un petit fragment de tapisserie à peu près gothique d Arras avec Jeanne d Arc présentée au Dauphin au Château de Chinon. C est, je crois, une des plus anciennes images de cette charmante et utile jeune personne» 54. «J ai fait examiner mon morceau de tapisserie : on la considère une relique moyen âge des plus intéressantes. C est ou contemporaine ou de peu de tems après sa mort. On suppose que cela a fait partie des dépouilles de Charles le téméraire prises à Granson. Je le fais photographier et vous en enverrai un exemplaire. Persigny tomberà à genoux» 55. La notizia di un arazzo raffigurante la Pulzella d Orléans, pressoché contemporaneo alle sue gesta, comparve presto su vari giornali 56. L opera, «actuellement placée, à titre de dêpot temporaire, dans une des salles du musée de Cluny», fu pubblicata sull «Illustration». L autore dell articolo l assegnava a manifattura tedesca e ne auspicava l acquisto da parte del governo francese essendo «un monument d un grand intérêt pour la France», «une relique précieuse». Al Musée de Cluny «[la tapisserie] n est point précisément exposée au public, avec les monument qui appartiennent à ce musée. Mais on la montre à part aux amateurs qui en font la demande» 57. La trattativa di vendita al museo, però, andò in fumo. Il direttore Edmond du Sommerard, adducendo problemi di bilancio, propose una cifra di appena 400 franchi, che D Azeglio rifiutò seccato: «Dans une lettre froidement polie j ai l ai prié de me renvoyer la malheureuse héroïne qui paraît destinée à être toujours abandonée par les siens et condamnée à finir avec les Anglais» 58. I contatti con il Musée Historique et Arquéologique de l Orléanais andarono invece a buon fine, anche grazie a una soluzione di compromesso: da mille franchi richiesti a 600 franchi, che D Azeglio chiese poi che fossero ceduti in beneficienza ai poveri della città di Orléans in occasione del matrimonio della principessa Clotilde di Savoia. In ricono- 17 Tavv. 3, 16 49

15 scenza, il museo si impegnò a che l arazzo prendesse il nome di «tapisserie D Azeglio», denominazione che conserva ancora oggi 59. La donazione fece molto rumore e l opera fu salutata come «un vrai monument iconographique» finalmente tornato alla Francia 60. I manoscritti Sforza e D Avalos glio fu pubblicata in una comunicazione di M. Vergnaud-Romagnesi alla Société des Antiquaires de France del 25 febbraio: m. vergnaud-romagnesi, Tapisserie de Jeanne d Arc du Musée d Orléans, in «Bulletin de la Société des Antiquaires de France», 1859, pp L arrivo in museo è annunciato da un articolo conservato nell album FBQ A/6278, tav. 1 e 1 bis, presso gli Archivi Alinari. Sulla stessa pagina, un articolo in lingua inglese (senza data) che annuncia il ritrovamento: «Another not less interesting specimen of needlework [oltre al celebre arazzo di Bayeux] has just been discovered by the Sardinian Envoy to the Court of London, Marquis d Azeglio. This highly intelligent funcionary being now at Lucerne, on his way to Turin, remarked in some obscure build-ing of that town an arras, which on diligent scrutiny, is found to be a contemporary textile depicturing of Joan d Arc...». Nel 1860 D Azeglio promosse a sue spese due considerevoli imprese editoriali che coinvolsero il fotografo più celebre del momento, un francese trapiantato a Londra, Camille Silvy. In quell anno aveva acquistato dal dealer Henry Farrer un manoscritto proveniente da Colonia contenente il testo della Rhetorica ad Herennium, scritto a Cremona dal giovane Si segnalano j. quicherat, Note sur une tapisserie représentant l arrivée de Jeanne d Arc auprès de Charles VII, in «Bulletin de la Société Impériale des Antiquaires de France», 1858, p. 130; p. mantellier, Rapport sur une tapisserie et une peinture du XVe siècle dans lesquelles est représentée la Pucelle d Orléans, in «Bulletin de la Société archéologique de l Orléanais», 1859, tomo III, pp ; e. de certain, Note sur l étendard de Jeanne d Arc, in «Bibliothèque de l école des chartes», 1859, vol. 20, n. 20, pp L arazzo (80x100 cm) è databile alla metà del XV secolo, ma, per la parte con lo stendardo, è frutto di un integrazione ottocentesca, post 1844: p. contamine, Remarques critiques sur les étendards de Jeanne d Arc, in «Francia. Forschungen zur Westeuropäischen Geschichte», 34/1 (2007), Mittelalter - Moyen Age, pp , in particolare pp , fig. 1. Per l attribuzione a manifattura di Basilea: a. rapp-buri e m. stucky-schürer, Zahm und Wils. Basler und Strassburger Bildteppiche des XV. Jahrhunderts, Magonza 1990, pp , n. 43. Si veda anche b. kurth, Die Deutschen Bildteppiche des Mittelal- «Manoscritti e chi ne tien da conto», montaggio di fotografie e ritaglio di giornale. Firenze, Raccolte Museali Fratelli Alinari, Fondo Pes di Villamarina (Album Inghilterra - Svizzera - Austria - Germania. Personaggi e varie, I, FBQ 6271, tav. 26). 50

16 ters, Vienna 1926, vol. I, pp , 206, tav Torino, Biblioteca Reale (d ora in poi BRTo), Varia 75: p. toesca, Pittura e miniatura nella Lombardia dai più antichi monumenti alla metà del Quattrocento, Milano 1912 (ed. cons. Torino 1987, p. 226); l. firpo (a cura di), Francesco Filelfo educatore e il Codice Sforza della Biblioteca Reale di Torino, Torino 1966; f. varallo, I manoscritti figurati, in g.c. sciolla (a cura di), Le collezioni d arte della Biblioteca Reale di Torino. Disegni, incisioni, manoscritti figurati, Torino 1985, p. 190; p.l. mulas, Scheda n. 5, in l. giordano e m. olivari (a cura di), Splendori di corte. Gli Sforza, il Rinascimento, la città, catalogo della mostra di Vigevano, Milano 2009, pp a. hamber, The use of Photography by Nineteenth-Century Art Historians, in h.e. roberts (a cura di), Art history through the camera s lens, Londra 1995, pp Inoltre, m. haworth-booth, Camille Silvy photographer of Modern Life, , catalogo della mostra, Londra Manuscrit Sforza: Fac-simile d après le Manuscrit original appartenant à M. le Marquis d Azeglio Ambassadeur de Sardaigne à Londres. Photographié et publié par C. Silvy, Librairie Photographique, 2 voll., Londra «The Atheneum», n. 1755, 15 giugno 1861, p BRTo, Varia 131: toesca 1987, p. 220; varallo 1985, p Buona parte della biblioteca napoletana del duca Serra di Cassano fu acquistata nel da George John, Lord Spencer, ed è ora conservata a Manchester, John Rylands University Library: t.f. dibdin, Library of Duke di Cassano Serra and now the property of George John Earl Spencer, Londra 1823; t. de marinis, Di alcuni codici calligrafici napoletani del sec. XV, in «Italia Medioevale e Umanistica», V, 1962, pp Secondo D Azeglio il Quinto Curzio fu venduto a Londra nel Ludovico Maria Sforza nel Ne volle editare il facsimile, introducendo un importante novità per la storia della fotografia di opere d arte: le pagine dovevano avere dimensioni pressoché corrispondenti all originale e le fotografie dovevano essere stampate recto e verso sulla stessa pagina 62. La pubblicazione consisteva in due volumi 63. Nel primo D Azeglio scrisse una presentazione storica dell opera, descrivendola minuziosamente, con commenti antiquari, storici e araldici, e riportando il commento di Giuseppe Molteni, che coglieva confronti con la pittura di Bergognone e Zenale. Nel secondo volume, il facsimile, la riproduzione delle pagine miniate era preceduta da una comunicazione di Camille Silvy, presentata il 21 settembre 1860 all Académie des Inscriptions et Belle-Lettres. Il fotografo sottolineava i meriti dell impresa: «une copie exécutée de même dimension que l original», la migliore leggibilità dell inchiostro, l utilità della fotografia per i restauratori, la possibilità di divulgare l opera attraverso scambi fra biblioteche e concludeva auspicando che altri volessero seguire l esempio del marchese. Nel 1861 il manoscritto Sforza fu esposto ad una mostra di codici miniati alla Society of Antiquaries. Oltre a D Azeglio, esponevano opere Layard, Ruskin, Robinson, gli antiquari Farrer e Whitehead e alcuni importanti esemplari provenivano dalle collezioni reali 64. Silvy e la sua Librairie Photographique, da poco fondata a Londra, ricevettero quindi una seconda commissione, riguardante il cosiddetto manoscritto D Avalos, ovvero l Istoria di Alessandro Magno di Quinto Curzio Rufo tradotta da Pier Candido Decembrio, appartenuta a Iñigo d Avalos, che D Azeglio aveva acquistato dal libraio Quaritch e che proveniva dalla famosa biblioteca napoletana del duca Serra di Cassano 65. Anche qui il marchese volle far precedere le riproduzioni riguardanti, questa volta, «les principaux dessins et majuscules», da una nota storica su Filippo Maria Visconti, con ampi stralci della vita scritta da Decembrio, tratti dall edizione muratoriana, e su Iñigo d Avalos, cui D Azeglio aveva dedicato personali ricerche 66. Secondo il conservatore del dipartimento dei manoscritti del British Museum, Sir Frederic Madden, consultato in proposito: «le manuscript en question a été probablement donné per le Duc de Milan à D Avalos, qui avait l habitude de mettre son nom à la dernière page, ainsi qu on le voit au British Museum sur un manuscript lui ayant été donné par un membre de la famille Ardizzi. Le Musée a deux manuscripts illuminés aux armes et avec le nom D Avalos, ce qui prouve que c était un collecteur de manuscripts. Le nom paraît écrit par Davalos lui-même». Entrambi i manoscritti furono offerti in acquisto alla Biblioteca Reale di Torino e ampi ragguagli sulla vicenda vengono dalle lettere inviate a Domenico Promis 67. Le trattative furono lunghe, nonostante si trattasse di opere di grande rilievo. Per il manoscritto Sforza, la situazione si sbloccò alla fine del In una lettera D Azeglio dichiarava «suo vivissimo desiderio che ritornasse quel manoscritto in modo duraturo in Italia». «Stretto da ingenti spese che feci per mobigliar in modo degno delle arti Italiane la mia nuova abitazione a Londra stavo per intavolar negoziati col Duca d Aumale per cedergli il manoscritto, disperando che lo volesse il Governo acquistare. Son dunque felicissimo che siamo ancora a tempo. Ho voluto preservar le pagine di quel libro dal contatto delle dita. E così lo feci collocare in una cornice a due cristalli e che sta in piedi. Onde ambo le facciate si possono vedere ugualmente. Mentre cortine di seta verde impediscono abitualmente alla troppa luce di far danno ai colori. Questa cornice naturalmente gliela darò sul patto. Solo per evitar qualche accidente per strada nel spedire il libro da Londra farò levare i cristalli che si potranno rimettere qua» 68. Si dovette attendere ancora un anno, invece, prima che si procedesse all acquisto del Quinto Curzio, verso il quale il British Museum, nel frattempo, aveva mostrato interesse Tavv Manuscrit D Avalos: Notes écrites par M. le Marquis d Azeglio, ministre Plénipotentiaire de S.M. le Roi d Italie à Londres, sur ce manuscrit qui lui apartient; et accompagnées du facsimile des principaux dessins et majuscules contenus dans le livre. Photographié et publié par C. Silvy, Librairie Photographique, Londra BRTo, Fondo Promis, lettere di Emanuele d Azeglio, dal 1860 al 1867 (scatole 7 e 8). Il carteggio, inedito, riguarda richieste di pareri e commenti su libri, incisioni, doni alla Biblioteca, come il ritratto di Filiberta di Savoia (lettera del 27 dicembre 1863). 68 BRTo, Fondo Promis, scatola 8/I 22, 29 dicembre 1862, da Torino. 69 Il manoscritto arrivò nel febbraio del Il Quinto Curzio fu offerto al prezzo di acquisto, 500 franchi, a patto che si comprasse anche l altro: «se fosse per altre istituzioni o privati il prezzo sarebbe almeno 700 poiché io pagai 500 quando nessuno sapeva cosa fosse. Ora a forza di ricerche ho potuto aggiungere un nuovo pregio ai suoi meriti» (BRTo, Fondo Promis, scatola 8/III 57, 2 febbraio 1863). Nel dicembre del 1863 il marchese tornò a sollecitare per il manoscritto D Avalos anche perché «il Museo britannico pare desideroso d averlo a prezzo anche maggiore» (scatola 8/IV 38, 27 dicembre). I due manoscritti furono esposti all esposizione di Torino del 1880, cfr. IV Esposizione nazionale di Belle Arti. Catalogo degli oggetti componenti la mostra di Arte Antica, Torino 1880, p. 79, n. 15; p. 87, n

17 10 Giovanni Martino Spanzotti, Sposalizio mistico di santa Caterina. Ubicazione sconosciuta. 70 ATA, faldone 336, n. 488, 30 aprile 1857; n. 501, 21 novembre: pagati 1000 franchi i quadri furono venduti all Hôtel Drouot a ATA, faldone 341, passim. 72 ATA, faldone 336, n. 573, 11 aprile 1861 alla madre. Scriveva di aver visto a Londra «chez l un des principaux marchands de tableaux quelques uns des meilleurs de chez le Marquis Cambiano, entr autres une tête de sainte attribué à Raphäel et que l on croit ici de Timoteo della Vite». Sulla vendita Cambiano, Catalogue de tableaux des diverses écoles composant la galerie du marquis Bruno de Cambiano [dont la vente aux enchères publiques aura lieu I dipinti Sono relativamente poche le notizie riguardanti dipinti posseduti da D Azeglio e la traccia principale per ricostruire la sua piccola collezione viene dagli inventari redatti nel Dalle lettere ai genitori si apprende che nell autunno del 1857 aveva organizzato una vendita di quadri francesi a Parigi: «7 tableaux français acquis en 51» 70. Una nota conservata nell archivio saluzzese specifica soggetti e autori: Netscher, Rigaud, Bailly, Lepoitevin, Isabey, un disegno di Géricault, uno di Debucourt 71. Si fa poi cenno a opere di maestri olandesi come Adam van den Meulen e Jan van Huchtenburg trovate sul mercato antiquario o inviategli dallo zio Cesare Alfieri 72. Tra l autunno del 1861 e la primavera dell anno seguente si concentrano le notizie riguardanti alcune tavole di old masters. Per primo «un Luini», non meglio identificato, che forse D Azeglio vendette in vista del trasloco dalla casa di Park Lane: «j allais presque considérer le Luini comme un titre à l estime publique. Me voici en mauvais chemin comme collecteur. Menacé de mutations de domicile et d établir une légation d Italie sur un grand pied tous mes capitaux y passeront» 73. Quindi, in una lettera del novembre successivo, «le tableau restauré per le restaurateur de la Gallerie dont le nom m échappe en ce moment; plus les deux archanges que j ai acheté chez Pezzi pendant mon séjour à Turin» che D Azeglio chiedeva di fargli recapitare insieme a un servizio di Vinovo e a un cassone donatogli da Sir James Hudson 74. Il quadro nelle mani del restauratore Arpesani tardò a essere consegnato: «je dois vous dire en confidence que je m était flaté de trouver dans cet envoi le petit tableau restauré par Arpezzani, auquel je tiens assez». Giunse a Londra solo in aprile: «Le petit Tavv. 3,

18 Palais Cambiano, à Turin les 25, 26 et 27 juin 1857], Torino Si veda inoltre il saggio di Monica Tomiato in questo stesso volume. 73 ATA, faldone 336, n. 584, 19 settembre 1861, al padre. 74 ATA, faldone 336, s.n. collocata tra nn. 588 e 589, 6 novembre 1861, al padre. 75 ATA, faldone 336, n. 600, 17 aprile 1862, al padre. La risposta del padre, faldone 340, n. 197, 25 maggio 1862: le casse vennero preparate sotto i suoi occhi e quelli dell antiquario Pezzi. Su quest ultimo e il commercio di quadri di antichi maestri piemontesi si vedano varie lettere di Vico e altre nel Fondo Bosio alla Biblioteca Civica Centrale di Torino. 76 ATA, faldone 341, Inventario Tableaux, 1867, «Le Mariage de S. Catherine attr. à Giovenone de Verceil», valore 6.8 sterline, 5 restauro, 5 cornice; sull opera si veda g. romano, Un inedito di Spanzotti e una citazione dalla Divina Commedia, in Studi in onore di Pier Vincenzo Mengaldo per i suoi settant anni, I, Firenze 2007, pp , a cui si rimanda anche per la discussione su altri quadri citati nell inventario. Giovenone est arrivé et fait sensation. J ai fait restaurer les Lanini [forse i due presunti arcangeli] qui figureront avec honneur comme pendans à ceux de Hudson» 75. Queste parole vanno necessariamente integrate con le succinte descrizioni contenute nel catalogo dell asta londinese del 1868 e con l inventario manoscritto del Il Giovenone altro non è che la tavola di Giovanni Martino Spanzotti raffigurante lo Sposalizio mistico di santa Caterina recentemente pubblicata 76. Le tavole di Hudson raffiguravano Santa Lucia e San Lorenzo, portavano un attribuzione a Macrino ed erano state comprate da Hudson ad Alba. Gli «arcangeli» attribuiti a Lanino, comprati a Torino, furono più tardi identificati da Giuseppe Colombo come due martiri della legione Tebea e attribuiti a Gaudenzio Ferrari 77. Nulla di più sappiamo di una «Déposition de croix attribuée à Gaudenzio Ferrari» che D Azeglio offrì a Robinson in cambio di una maiolica tra il 1859 e il L unico altro dipinto di un antico maestro nominato in quegli anni è la famosa Madonna con il Bambino attribuita a Piero della Francesca, ora a Venezia, alla Fondazione Cini. In una lettera al suo amministratore Ferrero, D Azeglio scriveva: «Mandai a Milano un prezioso dipinto per ristaurare dal celebre cav.re Molteni, professore a Brera. Questo quadro mi costa di ristauro 1000 fr. e dugento per la cornice» 79. Una lettera dello stesso Molteni avvertiva della fine del restauro e dell invio del quadro, imballato come quelli che soleva inviare a Eastlake 80. In quello stesso anno il marchese espose l opera alla British Institution 81. L amicizia con Sir James Hudson Sostare sui rapporti che legarono Emanuele d Azeglio a Sir James Hudson, ministro britannico a Torino negli anni tra il 1852 e il , consente di affrontare alcuni aspetti degli interessi artistici di quest ultimo, rimasti finora nell ombra. John Fleming, che aveva concentrato la sua attenzione sui dipinti comprati e venduti da Hudson durante la sua permanenza in Italia e il suo legame con Austen Henry Layard e Giovanni Morelli, citava un paio di fonti che lasciavano intravvedere altri orizzonti 83. La già ricordata signora De Bunsen scriveva a proposito dello studio di Hudson alla legazione inglese di Torino: «Sir James showed me his studio or den, as he calls it, a lovely room full of beautiful things, where we talked long about a new system of colouring. He is devoted to painting». «A lovely room full of beautiful things»: non solo quadri dunque! La testimonianza dell ambasciatore francese Henry d Ideville suona ancora più esplicita. Egli, oltre a scrivere «sa maison est le rendez-vous des grandes artistes et des hommes politiques», quali Verdi, Calamatta, Marochetti, osservava: «Sir James s occupait lui-même de musique et de peinture, et, comme la plupart des diplomates, était grand amateur et collectionneur d objets d art et de curiosités». L interesse per le arti decorative ebbe due esiti non trascurabili per la storiografia ceramica ottocentesca. Sfogliando l opuscolo di Tommaso Torteroli Intorno alla maiolica savonese dato alle stampe a Torino, dalla tipografia economica Barera, via della Posta 1, nel 1856, si scopre che fu dedicato per l appunto «a sir Giacomo Hudson ambasciatore d Inghilterra a Torino»: «avendo però non ha guari fatta per mia ventura la vostra conoscenza, e avendo visto in qual conto tenete un genere di Savonesi lavori che io sempre e grandemente ho stimato, sospeso un istante lo studio mio prediletto, mi son posto a scrivere sopra i lavori medesimi, 77 g. colombo, Vita ed opere di Gaudenzio Ferrari, Torino 1881, p. 38: «presentemente, essendo state vendute dal sig. Federico Pezzi al marchese Emanuele d Azeglio trovansi a Londra». Attualmente si trovano alla Auckland Art Gallery: s. baiocco, Gerolamo Giovenone e il contesto della pittura rinascimentale a Vercelli, in e. villata e s. baiocco, Gaudenzio Ferrari e Gerolamo Giovenone. Un avvio e un percorso, Torino 2004, p. 179 e nota 120 a p Nell inventario manoscritto si legge: «Deux tableaux d archanges attribués à Gaudenzio Ferrari mais plus vraissemblement de Gerolamo Lanino de Verceil». Sull interesse per i primitivi piemontesi in D Azeglio, si segnala anche l ancona con l Incoronazione della Vergine di Defendente, già in Santa Maria degli Angeli a Torino (1870), venduta al mercante Sanson Sacerdote, quindi a Vittorio Avondo e da questi nel 1887 a D Azeglio (a. baudi di vesme, Schede Vesme. L arte in Piemonte dal XVI al XVIII secolo, 4 voll., Torino , vol. IV, 1982, p. 1277, ora al Museo Civico di Torino, dono Abegg, inv. 486/D; ringrazio Anna La Ferla per la segnalazione). Negli album Alinari si conservano alcune foto Brogi di opere di Macrino, Gaudenzio, Giovenone. Nell inventario è ancora da segnalare un «ancien tableau. Madonne dans un nimbe ovale soutenu par des anges en robes rouges. Deux saintes en dessous». Spunti per ulteriori ricerche possono venire dai numerosi passaggi delle lettere relativi al castello di Lagnasco e alle sue pitture. Qualche cenno ai lavori compiuti da D Azeglio in g. gritella, Il rosso & l argento: i castelli di Lagnasco: tracce di architettura e di storia dell arte per il restauro, Torino ATA, faldone 341, Changemens. 79 ATA, faldone 300/2, 3 novembre ATA, faldone 337/5, 7 dicembre 1863, lettera di Giuseppe Molteni. 81 f. zeri, m. natale e a. mottola molfino (a cura di), Dipinti toscani e oggetti d arte dalla Collezione Vittorio Cini, Vicenza 1984, pp Ricordato nell inventario manoscritto del 1867 ma poi non andato in asta. 82 Su James Hudson, si veda il saggio di Edoardo Greppi in questo stesso volume e Sir James Hudson. Il ruolo della diplomazia europea a Torino negli anni dell unificazione d Italia, Atti del convegno (Torino, novembre 2010), in corso di stampa, con interventi, per la parte artistica, di S. Baiocco, L. Giacomelli, S. Avery-Quash, D. Levi. 83 j. fleming, Art dealing and the Risorgimento - I, in «The Burlington Magazine», CXV, 838, gennaio 1973, pp Sull amore di Hudson per la pittura, cfr. anche due lettere di Massimo d Azeglio, una al nipote Emanuele («Sono enchanté d Hudson col quale ho molta analogia di carattere, e fino a quella che anche lui era pittore»); una all ex-ministro Abercromby («il était d abord artiste, puis diplomate»): f. curato (a cura di), Le relazioni diplomatiche tra la Gran Bretagna ed il Regno di Sardegna ( ). Il carteggio diplomatico di Sir James Hudson, 2 voll., Torino 1956, vol. I, p. XXXVIII) Tavv. 1, 3,

19 Fotografo non identificato, Ritratto di Sir James Hudson, 1860 circa. Firenze, Raccolte Museali Fratelli Alinari. t. torteroli, Intorno alla maiolica savonese, Torino 1856, dedica a Sir James Hudson. 84 t. torteroli, Intorno alla maiolica savonese, Torino persuaso di far piacere a Voi e agli amatori e cultori dell Arti, e nel tempo medesimo di rendere non dispregievol servigio alla mia cara patria». Della divulgazione del libretto in terra d Albione si era poi fatto ambasciatore Emanuele d Azeglio che lo aveva segnalato, come si è detto, a Joseph Marryat in tempo per l uscita della seconda edizione della sua History of Pottery and Porcelain. Il breve scritto, opera di questo sacerdote di ardente fede mazziniana, bibliotecario della Biblioteca Civica di Savona e storico della città e dei suoi monumenti d arte, ebbe il merito di essere il primo tentativo di mettere in fila e a confronto fra loro documenti e opere presenti sul territorio e di tracciare una storia della produzione della maiolica a Savona e Albisola, distinguendola da quella genovese fino allora ritenuta dominante 84. Che la sollecitazione fosse venuta proprio da Hudson lo conferma il passo di una lettera a Domenico Promis, del 1861: «Le mando una copia delle maioliche che mi ha fatto stampare l ambasciatore Giacomo Hudson che per me ha molta benevolenza. Questo stesso opuscolo fa ora parte dei miei Scritti letterari aggiorni presso ad essere compiti» 85. Un secondo libretto, di undici pagine, fu dato alle stampe da Hudson stesso, a Torino presso Favale, con data 29 maggio 1859 e titolo Estratto dall elogio del Prof. in medicina Vittorio Amedeo Gioanetti. Discorso sulla fabbrica di porcellana stabilita in Vinovo. Si tratta, senza altre aggiunte, 14 54

20 Intagliatore franco-piemontese, Cassone nuziale con stemmi di Savoia e di Francia e iniziali dei duchi Amedeo IX e Iolanda, circa, particolare. Torino, Palazzo Madama Museo Civico d Arte Antica. 85 BRTo, Fondo Promis, scatola 7/XII 8, del 29 gennaio Anche nel necrologio di Torteroli scritto da Pietro Sbarbaro sul giornale «Il diritto» (1868), tra i suoi illustri amici si ricorda «sopratutti Giacomo Hudson, il leale e cavalleresco oratore della Gran Bretagna alla Corte di Torino». Massimo Viola che ha studiato la figura di Torteroli mi ha segnalato un dono di incisioni di Volpato (le Logge vaticane) da Hudson a Torteroli in ringraziamento per la dedica (m. viola, Tommaso Torteroli, erudito savonese del XIX secolo, in «Atti e memorie della Società Savonese di Storia Patria», n.s., XLIII, 2007, pp ). La tragica fine di Torteroli morì suicida e il rifiuto della famiglia di consegnare l archivio privato al Municipio di Savona portarono alla dispersione della sua corrispondenza. 86 Estratto dall elogio del Prof. in medicina Vittorio Amedeo Gioanetti. Discorso sulla fabbrica di porcellana stabilita in Vinovo, reprinted by order of sir James Hudson H.B.M. Minister, Turin, 29th May 1859, Torino Copia conservata alla National Art Library di Londra. L opuscolo era presente nella biblioteca di D Azeglio (ATA, faldone 341, Inventario 1867, Livres). Nelle biblioteche piemontesi non ne ho rinvenuta alcuna copia. 87 «Gazzetta Piemontese», 21 febbraio British Library, Add , f. 175, 27 febbraio Un cenno a queste lettere in fleming 1973, p. 5, nota 12. Ringrazio Luca Giacomelli per la trascrizione della lettera. 89 Sull interesse di D Azeglio per Vinovo, si veda sopra nota 36. La fortuna dei prodotti di quella fabbrica decollò allora. Nel 1867, all esposizione di Parigi, molti pezzi furono inviati dal Museo Civico torinese. Nel 1869, le porcellane di Vinovo attrassero Charlotte Schreiber fino a Torino e alla casa di Federico Della Chiesa (Lady Charlotte Schreiber s Journals: Confidences of a Collector of Ceramics and Antiques throughout Britain, France, Holland, Belgium, Spain, Portugal, Turkey, Austria and Germany from the year , a cura di Montague J. Guest, Londra e New York 1911, vol. I, pp. 5-6) e nel 1873 alcuni pezzi di proprietà Franks presero posto sugli scaffali della mostra del Burlington Club dedicata alle porcellane europee (A short Description of the English and Continental Porcelain exhibited June 1873, a cura del Burlington Fine Arts Club, Londra 1873). dell elogio di Gioanetti scritto dal conte Ignazio Ghiliossi di Lemie, uscito a stampa nel 1818, più ricco di notizie rispetto a quello precedente di Giacinto Carena, in quando recante la descrizione delle terre del Piemonte usate da Gioanetti per la fabbricazione della porcellana 86. La brochure di cui parlava D Azeglio era in effetti menzionata in una nota manoscritta riguardante la sua biblioteca d arte londinese: «opuscolo così si legge sulla porcellana di Vinovo di Sir James Hudson». Anche questa volta fu D Azeglio a far conoscere lo scritto oltremanica, come raccontò lui stesso in una lettera al sindaco di Torino pubblicata sulla «Gazzetta Piemontese», in cui annunciava il dono al Museo Civico della collezione di porcellane di Vinovo recentemente acquistata da Federico Della Chiesa: «anni sono, il sig. Robinson, riputato direttore del Museo di Kensington, mi diceva un giorno, che stava per scrivere in un suo libro d arte che dubitava la fabbrica di Vinovo avesse mai esistito, quando appunto gli comunicai la brochure pubblicata sul suo operato per cura di sir James Hudson» 87. Già Fleming aveva accennato all interesse di Hudson per le porcellane di Vinovo e aveva citato un paio di lettere inviate a William Ewart Gladstone tra l aprile del 1859 e il 1862: poche parole che rimandano a scambi di oggetti, non identificabili, ma che mostrano come Hudson fosse in cerca di porcellane di Vinovo a Torino, possibilmente marcate e come le offrisse a Gladstone, «as a feeble homage and tribute to your love of curiosities in the Ceramic» 88. Non sembra improbabile che i pezzi di Vinovo di proprietà Gladstone esposti a Kensington nel 1862 (gli unici a rappresentare la manifattura piemontese) fossero stati procurati proprio da Hudson. L opuscolo stampato a Torino divenne rapidamente, fuori dal Piemonte, il mezzo per conoscere la porcellana di Vinovo e fu a lungo l unico testo sull argomento citato nelle varie bibliografie ceramiche dell Ottocento, dal Chaffers al Champfleury. La fortuna di questa manifattura deve molto all opera di divulgazione promossa dal duo Hudson-D Azeglio 89. L ultimo episodio riguarda un cassone con iniziali di Amedeo IX e Iolanda di Francia che Hudson, in procinto di lasciare la legazione torinese, fece recapitare in dono all amico. Alla notizia, riferitagli dalla madre Costanza, D Azeglio rispose: Hudson est réellement fort aimable. En quittant Turin il y a deux ans je lui avait dit que s il vendait son mobilier je le priais de ne pas disposer sans me le dire d un Cassone qui ayant des devises de la maison de Savoie n aurait pas dû il me semble être perdu pour le pays. Je présume que c est celui là dont il s agit, car

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