LA NUOVA CITTA METROPOLITANA PER UNA NUOVA SANITA IN LOMBARDIA. La riforma sanitaria e socio-sanitaria

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1 LA NUOVA CITTA METROPOLITANA PER UNA NUOVA SANITA IN LOMBARDIA La riforma sanitaria e socio-sanitaria Per iniziare a parlare di riforma sanitaria, socio-sanitaria e sociale nel nostro territorio dobbiamo partire dalla riforma istituzionale che dal 1 gennaio ha istituito la Città Metropolitana, perché significa parlare con una realtà di 134 Comuni e di oltre 3 milioni di cittadini e cittadine a cui vanno date risposte sul piano dei bisogni, così come peraltro la nuova istituzione si impegna a fare nello Statuto della Città Metropolitana che specificatamente richiama nell art. 41 la promozione di una maggiore integrazione e coordinamento nell ambito delle politiche socio-sanitarie e sociali. Bisogni che oggi sono profondamente mutati rispetto al passato e che chiedono risposte adeguate a partire dalla prevenzione, alla cura e all assistenza. Questo a partire dalle esigenze che traguardano l intero arco della vita delle persone, sino a considerare tutte le problematicità che l allungamento della vita e il conseguente invecchiamento della popolazione comporta, con un riguardo particolare ai temi della fragilità e cronicità che non sono però solo problematiche esclusive dell età più avanzata. In questo quadro così complesso una riforma si rende più che mai urgente e indifferibile. E dentro questo quadro demografico: popolazione più anziana, città articolate e complesse sotto il profilo della mobilità e della produzione di servizi, della relazione civica tra cittadini, cittadine e istituzioni, mondo del lavoro sempre più complicato con pesanti e diffuse incertezze di stabilità economica e professionale, culture differenti che convivono, spesso a fatica e con molti segnali di intolleranza, in questo contesto non è più possibile prescindere dall importanza economica e sociale che quest area significa per tutta la Regione con la sua attrattiva di studio, di lavoro, di mobilità e di ricerca, sia finanziaria che produttiva. Nell elaborazione di una riforma del sistema sanitario e socio sanitario in Lombardia abbiamo da sempre sostenuto che il punto di partenza debba essere il territorio. Un territorio in tutte le sue declinazioni, istituzionali certamente ma soprattutto sociali, economiche ed epidemiologiche. 1

2 Non c è dubbio che questa nuova istituzione territoriale rappresenta una grande sfida, complessa ed ambiziosa nello stesso tempo, per dare a questo territorio e alla Lombardia la possibilità di governare e rilanciare i grandi nodi strategici dello sviluppo economico, del lavoro, della mobilità territoriale e dei servizi alla persona. Dentro questo nuovo quadro assume centralità tutto il tema del sociale e del sanitario, qui si giocano le maggiori sfide di sviluppo della società in termini di coesione sociale e di utilizzo delle risorse. Per il sindacato confederale l welfare è da sempre considerato un elemento di investimento e non un costo. E importante che le istituzioni ai vari livelli si interroghino e dialoghino fra loro per tracciare linee di indirizzo condivise perché la riorganizzazione del sistema dei servizi sanitari e socio sanitari siano l elemento fondante di qualsiasi progetto di legge di riforma. Il nostro è un territorio che risulta particolarmente complesso e che si differenzia molto sia per i bisogni espressi sia per unità d offerta territoriale, dal resto della nostra Regione. Osserviamo che l eccessiva frammentazione sui territori, insieme alla mancanza di una reale visione d insieme, ad iniziare da un coordinamento nel nostro territorio delle nostre tre ASL e delle diverse Aziende Ospedaliere sia pubbliche che private, ha nei fatti determinato ostacoli alla realizzazione di un sistema capace di cimentarsi con vecchi e nuovi bisogni ad iniziare da quelli della salute e del sociale assistenziale. Il territorio della Città Metropolitana rappresenta da sola un terzo di tutti i residenti della nostra Regione con una percentuale di persone anziane che di media supera, in alcuni casi in modo significativo, il 21% del totale dei residenti (come lo dimostrano i dati del Comune di Milano e di alcuni suoi distretti vicini come Sesto, Cinisello, Rozzano solo per fare degli esempi). Nel 2012 il totale degli anziani over 65 anni erano già , le persone over 75 anni erano più di e quelle fra gli 80 e 84 anni erano quasi ( per l esattezza). Accanto a questi dati evidenziamo che le persone non autosufficienti superano le unità e che di queste sono anziani. I disabili con più di 6 anni di vita sono , se poi vi aggiungiamo che complessivamente si stima che persone nei 134 Comuni della Città Metropolitana, hanno difficoltà a vedere, sentire e a parlare, il quadro di criticità si evidenzia con grande chiarezza. Tutti questi dati sono in forte crescita anche a fronte dell allungamento dell aspettativa di vita e dell emergere di nuove tipologie di malattie rare, croniche e 2

3 degenerative (pensiamo al solo dato della malattia di Alzheimer che riguarda poco più di nel territorio Milanese). E da questa realtà che occorre far partire le riforme di cui si sta discutendo, da una parte il riordino del sistema sanitario e socio sanitario, dall altro la realtà della nuova Città Metropolitana. Il sistema attuale ancora molto centrato sull ospedale e non sul territorio non è più in grado di rispondere a questa complessità dei bisogni e non fa i conti con le diverse specificità territoriali. Noi pensiamo che per riformare il sistema si debba partire dall organizzazione del lavoro di operatrici e operatori del mondo sanitario e socio sanitario della Città Metropolitana, dalla loro professionalità e dall urgenza di un ricambio generazionale. Da come si realizza una reale presa in carico integrata, capace di determinare appropriatezza e risultati sul piano della cura e della continuità assistenziale. Per ottenere questo è fondamentale ridisegnare il ruolo dei MMG, di investire sulle Fondazioni che hanno forte vocazione alla ricerca e all alta specializzazione. Un modello che si è radicato a Milano è quello adottato nella Fondazione Cà Granda- Policlinico, che vede i diversi soggetti istituzionali e non, coinvolti con funzioni amministrative e gestionali, a garanzia di una governance pubblica. La Città Metropolitana con la presenza di 6 università pubbliche e private e centri formativi fra i più avanzati del Paese, rappresenta un collegamento importante al rilancio della ricerca di modelli innovativi di prevenzione a partire dall ambiente di vita e di lavoro e di cura che dovranno essere fondati sulla medicina di genere che sviluppa percorsi di cura personalizzata. L accordo CGIL CISL UIL Regionali siglato il 26 settembre scorso con il Presidente Maroni e con i due Assessori Cantù e Mantovani rappresenta per noi il punto di partenza per una riforma del sistema sanitario e socio sanitario in Lombardia. In quell accordo sono contenute proposte, azioni e obiettivi che come CGIL CISL UIL Milano abbiamo condiviso in un nostro documento inviato un anno fa anche agli assessorati competenti quale contributo alla discussione di una nuova progettualità. La nostra iniziativa di oggi si colloca dentro tale percorso e vuole rilanciare il merito di quell accordo e come i suoi contenuti impattano con la nuova Città Metropolitana. 3

4 Occorre ripensare al rapporto che dovrà strutturarsi fra ASL, Aziende Ospedaliere, MMG, territorio e cittadini per ricreare quel filo conduttore che lega la salute al suo ambiente di vita e di lavoro. Si deve realizzare una riforma dell intero sistema sanitario e socio sanitario che non eluda temi e questioni centrali e strategici quali : la centralità della persona, il rilancio della prevenzione, la personalizzazione della cura, la presa in carico integrata. Solo così si realizza l obiettivo di mettere al centro la persona. Per realizzare questo processo occorre ripensare al ruolo e alla funzione che si intende far assolvere ai medici di medicina generale in un ottica di reale presa in carico sanitario dei pazienti a loro affidati dal Sistema Sanitario Regionale. Una presa in carico integrata che presuppone la ricerca della migliore appropriatezza e che prefiguri una maggiore professionalità degli operatori oltre che ad un loro ricambio generazionale oggi impedito anche dal blocco del turn over. Una presa in carico che non si limiti al solo accompagnamento ma che possa davvero determinare quella responsabilizzazione delle strutture e dei servizi condizione irrinunciabile per scelte davvero efficaci. Una nuova dimensione del rapporto fra pubblico e privato fondato non solo su una competizione fine a se stessa e foriera di tanti episodi di corruttela e di malasanità ma soprattutto in un ottica di effettiva collaborazione guidata da una trasparente regia del pubblico e delle sue istituzioni. In questo quadro la valorizzazione ed il coinvolgimento delle istituzioni del territorio ad iniziare, appunto dalla neo Città Metropolitana, diventa anche garanzia di ricostruzione di quel filo conduttore che collega la risposta appropriata ai bisogni delle persone. Il rilancio della prevenzione come nuovo paradigma su cui ridisegnare l intervento sanitario e contribuire anche per questa via al superamento di una sanità tutta ospedale e poco territorio. Su questo punto la riorganizzazione dei PRONTO SOCCORSO LOMBARDI deve diventare punto strategico della riforma. La personalizzazione della cura e dell assistenza sanitaria e socio sanitaria come cardine di quella appropriatezza ed efficacia senza la quale il nostro sistema sanitario e socio sanitario pure in presenza di una sua indubbia eccellenza sta ormai da tempo perdendo valore ed efficacia. 4

5 In questo quadro vorremmo sottolineare l importanza di investire sulla ricerca quale via innovativa per realizzare concretamente programmi di prevenzione, di percorsi diagnostici di cura personalizzata e di riduzione di impiego di risorse nel medio e lungo periodo. Infatti lo sviluppo di tali percorsi presuppone la scelta di un adeguato finanziamento alla ricerca che sinora non si è realizzato nel nostro Paese e neanche in Lombardia. Guardiamo soltanto alla sperimentazione sul genoma che può rappresentare l avvio di un percorso capace di coinvolgere l insieme delle strutture sanitarie. Una riflessione importante merita la medicina di genere sapendo che il genere è caratterizzato da alcune variabili, non solo biologiche, ma anche ambientali, culturali e socio-economiche, che ne determinano la differenza fra i due sessi. La medicina di genere ha l obiettivo di comprendere i meccanismi attraverso i quali le differenze agiscono sullo stato di salute, sullo sviluppo delle patologie e sulla risposta alla terapia farmacologia, secondo un principio di diversità, per garantire a tutti uomini e donne, il migliore approccio clinico, diagnostico e terapeutico, oltre a garantire un significativo risparmio di risorse. Una proposta su come ripensare e ridisegnare la cura sanitaria, assistenziale e socio sanitaria rispetto ai fenomeni crescenti di disabilità, cronicità e non autosufficienza. Manca ancora un chiaro e deciso intervento sui TICKET perché, come è scritto nel nostro accordo del 26 settembre scorso, si deve arrivare ad un loro graduale ma deciso superamento, così come nulla si dice sulle liste di attesa. E urgente avviare una riflessione sui DRG. Le distorsioni provocate da questo sistema ce lo raccontano i casi di malasanità noti purtroppo anche in Lombardia, così come è noto che abbiamo numeri di interventi chirurgici al cuore, di parti cesarei, e così via, che risultano di molto superiori rispetto a quelli di altre Regioni e anche di altri Paesi europei. Così come dobbiamo uscire dal condizionamento della controprestazione economica rispetto alla scelta di cura e dunque dell appropriatezza che deve essere il principio ispiratore del sistema dei DRG, riconvertendo l approccio della prestazione a partire dalla diagnosi e dalla cura e non dai costi. Non è più rinviabile una riorganizzazione dei servizi destinati agli anziani, ai disabili e alla non autosufficienza. In questo quadro occorre indicare come aumentare la percentuale della quota sanitaria sul costo delle rette delle RSA oggi ferma al 42% del totale del costo della retta portandola almeno al 50% così come previsto dalla legislazione nazionale per diminuire il costo a carico delle famiglie e della comunità. Stesso ragionamento va affrontato anche per le RSD. Ed infine occorre intervenire sul problema delle professioni, a partire dalla valorizzazione di tutte le professionalità, sanitarie e non sanitarie, al problema del mancato turn over e sulla contrattazione integrativa aziendale. 5

6 Per realizzare una riforma del sistema lombardo sono state depositate in Consiglio regionale due proposte, PD Lista Civica Ambrosoli e di Forza Italia, e un PDL approvato in Giunta il 16 gennaio Con questa nostra iniziativa non vogliamo discutere di tutti i progetti di legge presentati. La nostra scelta, coerente con il nostro accordo del 26 settembre, è quella di discutere e approfondire quanto approvato in Giunta e che ha come primo firmatario Roberto Maroni. La proposta di legge Maroni è corrispondente a tutto questo? Il nostro parere è sostanzialmente positivo, ma contiene per noi alcune criticità che è giusto evidenziare in tutta la loro portata. Tale proposta di legge inizia a delineare il percorso della presa in carico e getta le basi per un passaggio da una sanità prevalentemente ospedalocentrica, fotografia del SS Lombardo degli ultimi 30 anni, ad una sanità che intende privilegiare il territorio a partire dal ruolo dei MMG e dalle funzioni che spettano ai Comuni e ai Distretti sociali; riforma il sistema dei controlli suddividendo il controllore e il controllato; definisce una maggiore trasparenza di criteri e modalità sulla scelta dei direttori generali delle strutture sanitarie e socio sanitarie pubbliche; divide le strutture ospedaliere in due funzioni quella territoriale e di comunità e quella per le acuzie (anche se qui manca un accenno anche alla loro inevitabile razionalizzazione di siti e di funzioni); chiarisce meglio il rapporto fra l offerta pubblica e quella privata pure nell ambito della libera scelta; riconosce per la prima volta alcune cure non tradizionali, quali l omeopatia, l agopuntura, la fitoterapia e l omotossicologia. Tutte cose positive, condivisibili, ma non sufficientemente aderenti ai contenuti dell accordo del 26 settembre scorso. È infine preoccupante che in questo progetto di legge manchi completamente un ragionamento sulla riorganizzazione dei servizi sanitari e socio-sanitaria nel territorio della Città Metropolitana e una riflessione ampia sulle Aziende Ospedaliere, le specializzazioni e le eccellenze, in un ottica di riorganizzazione e di investimento a partire dalle professioni, alle tecnologie e alla ricerca. Occorre un rinnovamento che non disperda un patrimonio storico oggi a rischio perchè senza un progetto politico e risorse dedicate sarà destinato a un inevitabile declino. Questo documento pur non esaustivo della riforma, mette in luce i punti cardine che come Camera del Lavoro Metropolitana di Milano con le sue articolazioni delle categorie dello SPI e della FP, abbiamo proposto e sostenuto ai tavoli istituzionali dal 1997 ad oggi. Siamo convinti che i tempi siano maturi per realizzare una riforma capace di affrontare la sfida di una sanità innovativa, che guarda alla cura con uno sforzo progettuale sul futuro, capace di abbandonare schemi ideologici, per realizzare una sanità universale e laica. Dentro questa scommessa noi ribadiamo l esigenza di 6

7 garantire sul territorio lombardo una corretta applicazione di tutte le leggi, anche quelle che toccano le diverse sensibilità della società. Se condividiamo che la sanità è un diritto universale di tutta la collettività, non possiamo scegliere quali leggi applicare e quali no. Perché questo non risponde al principio dell inclusione e della laicità dello Stato a cui le istituzioni a tutti i livelli devono rispondere come prevede la nostra Costituzione. Significa dunque chiedere alla Giunta lombarda uno sforzo nel mettere in programma una discussione aperta per avviare finalmente una serio dibattito politico anche sulla Legge 40, sulla fecondazione assistita, sulla Legge 194, sull obiezione di coscienza e infine sul testamento biologico e sul fine vita. La Camera del Lavoro di Milano rivendica un ruolo negoziale attraverso la costituzione di un tavolo metropolitano che sappia affrontare in sinergia con le strutture e le istituzioni regionali una effettiva declinazione di quella che sarà la nuova Sanità in Lombardia. Una seria riflessione si pone anche sui servizi e prestazioni sanitarie che andranno garantiti in funzione dell evento EXPO 2015 nel nostro territorio, così come collegati a questi si devono collocare tutte le attività finalizzate alle attività di controllo e di prevenzione oltre a quelle volte a determinare pari opportunità e autonomia delle persone fragili e disabili residenti e transitanti nel nostro territorio. Accanto a questo si pone anche l esigenza di promuovere azioni e comunicazioni volte a informare correttamente e adeguatamente i cittadini, le cittadine e le persone in visita sui servizi sanitari, sulla loro operatività e la fruizione degli stessi, in collaborazione con i Comuni e l insieme delle aziende sanitarie oltre a come si agisce nel contrasto alle malattie sessualmente trasmissibili e alla lotta allo sfruttamento della prostituzione, così come abbiamo sottoscritto nell accordo recente con ASL Milano 1. Tutto questo pone delle serie ed importanti problematiche che se pur straordinarie mette il personale nelle condizioni di dover garantire operatività non usuali per un periodo non breve che accompagnerà tutta la durata dell evento. La Camera del Lavoro di Milano e la categoria della Funzione Pubblica ritiene urgente un confronto con l Assessorato regionale competente. CAMERA DEL LAVORO METROPOLITANA MILANO F.P. CGIL MILANO S.P.I. CGIL MILANO Milano, 23 e 24 febbraio

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