Il colombario di Pomponio Hylas

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1 Il colombario di Pomponio Hylas I monumenti funerari nel mondo romano: brevi cenni Nel mondo romano, dall età repubblicana fino a tutto il periodo imperiale, i tipi di architettura funeraria adottati sono molteplici e con tali varianti da renderne impossibile una classificazione esauriente. Si possono tuttavia individuare alcune tipologie che in alcuni periodi si sono affermate e diffuse più di altre. Tra queste citiamo le tombe a tumulo e quelle a piramide, scelte in età repubblicana e in età imperiale dai membri della classe dirigente, delle quali vi sono a Roma importanti esempi come il Mausoleo di Augusto e la piramide di Caio Cestio. I monumenti funerari ad edicola, molto frequenti nelle necropoli in dimensioni ridotte - ma che potevano raggiungere altezze notevoli come il sepolcro di Pompeo sulla via Appia, presso Albano - accoglievano nell edicola la statua del defunto, titolare della tomba, mentre nel basamento era apposta l iscrizione. Si riscontrano poi tombe a forma di altare o di tempio delle quali numerosi esempi sono noti lungo la via Appia. Tra le tombe a tempio, diffuse soprattutto nel II sec. d.c., si possono ricordare la tomba di Annia Regilla sulla via Appia e quelle dei Pancrazi e dei Valerii sulla via Latina. Un altro tipo di sepoltura, molto diffuso tra il IV e il III sec. a.c. e rimasto in uso fino al primo periodo imperiale, è costituito dalle camere sepolcrali ipogee. Queste forme di sepoltura - diffuse in modo particolare in Etruria, dove vi era una più antica tradizione, e nell Italia meridionale - a Roma sono presenti con esempi di particolare pregio, soprattutto per l apparato decorativo, come nella tomba dei Nasonii sulla via Flaminia. Un altro tipo di tomba ipogea o semiipogea sono i colombari, caratterizzati da file di piccoli loculi disposti lungo le pareti, destinati a contenere le olle cinerarie. Queste tombe, il cui nome deriva dall analogia tra i loculi e i ricoveri delle colombe, ebbero la massima diffusione tra la metà del I sec. a.c. e il I sec. d.c., periodo durante il quale era molto in voga a Roma il rito della cremazione. L uso comunque è

2 testimoniano anche prima, nel corso dell età repubblicana (ad esempio nella necropoli esquilina) e successivamente, almeno per tutto il II sec. d.c. I colombari risultavano essere molto funzionali a Roma e in tutte le città dove vi era un alta concentrazione della popolazione; questo genere di sepolcro collettivo poteva infatti contenere le ceneri dei componenti di una stessa famiglia, compresi i liberti e gli schiavi, oppure tutti gli appartenenti ad una corporazione fino a comprendere una notevole quantità di loculi, anche di alcune centinaia, come ad esempio nei tre colombari di Vigna Codini situati tra la via Appia e la via Latina, a ridosso delle Mura Aureliane. Il colombario di Pomponio Hylas. Nel settore compreso tra le Mura Aureliane, la via Appia e la via Latina sorgeva un area cimiteriale della quale sono superstiti i colombari di Vigna Codini, il sepolcro degli Scipioni e il colombario di Pomponio Hylas. Quest ultimo, tornato alla luce nel 1931, è semiipogeo. L ambiente rettangolare, in parte scavato nella roccia (m 4x3 circa) e parzialmente costruito in opera cementizia rivestita di mattoni, conserva ancora la ripida scala di accesso originale. Lo spazio interno, coperto da una volta a botte e originariamente illuminato da due lucernari, presenta le pareti articolate in una serie di edicole su podio, inquadrate da colonnine o da pilastri che sostengono dei timpani, alcuni triangolari e altri spezzati che ne inquadrano uno centrale centinato. Di notevole pregio è l apparato decorativo architettonico e pittorico. Nella parete di fondo, al di sotto di un ampia abside, si apre l edicola principale, dove sono conservate due urne cinerarie contenenti probabilmente le ceneri dei primi proprietari, i cui nomi sono incisi nella tabella marmorea sottostante: Granius Nestor e Vinileia Hedone. Ai lati della nicchia contenente le urne sono raffigurati forse i due defunti ai lati di una cista

3 mistica, o secondo un altra interpretazione una capsa per contenere i rotuli. Alla simbologia dionisiaca sembra ricollegarsi la raffigurazione presente nel timpano dell edicola, dove compare un giovinetto nudo identificato come Dioniso con la negride svolazzante sulle spalle, una corona di pampini sulla testa e nelle mani forse una cista mistica; ai lati sono due tritoni che suonano la lira. Anche le figure dipinte sull architrave potrebbero ricollegarsi al ciclo dionisiaco: la scena principale, tratta dalla mitologia greca di Orfeo tra i Traci, è ambientata forse in un luogo sacro a Dioniso, individuato dalla presenza di una piccola erma di Priapo e da due Menadi. La raffigurazione potrebbe essere identificata con un mito narrato da Apollodoro di Atene, erudito e filologo del II sec. a.c.: Orfeo, avendo impudentemente svelato i misteri dionisiaci, viene fatto a pezzi dalle Menadi istigate dal dio Dioniso in collera. Di non chiara interpretazione, invece, è la scena presente sull arco che delimita il catino absidale, dove compare un uomo vestito all orientale, con anassiridi (pantaloni) e berretto frigio, seduto, e a sinistra un giovane inginocchiato, coperto solo da un manto e con una spada nella mano. Alle estremità due figure maschili sdraiate hanno nelle mani un preferitolo e una patera, oggetti usati per le libagioni rituali. Anche se l interpretazione delle scene presenti sull edicola centrale non viene accettata in maniera unanime dagli studiosi, sicura invece sembra essere la simbologia che pervade la

4 decorazione di tutto il colombario, ispirata da una committenza appartenente ad un ambiente di uomini colti, che, attraverso raffigurazioni connesse con la cultura e con la musica, vuole raggiungere la gloria e l immortalità attraverso la fama tra gli uomini. Pertanto il defunto Granius Nestor viene raffigurato con il rotulus in mano e accanto a lui vi è una capsa: chiari riferimenti alla pratica della cultura. Nel timpano di una edicola vicina alla scala è rappresentata inoltre la scena del centauro Chirone che insegna ad Achille a suonare la lira. La valorizzazione dell amore per la cultura quale mezzo per raggiungere una felicità ultraterrena è espressa anche nella raffigurazione di amorini coronati di alloro con un rotulus in mano tra girali di vite, presenti nella volta. Inoltre tale concetto viene ribadito dall apparato decorativo della nicchia posta nella parete di fronte alla scala. La cavità, dove era l urna cineraria, ha la volta a botte rivestita di pomici delimitata da una fila di conchiglie di murex, alla maniera delle grotte e dei ninfei. Al di sotto un pannello in mosaico, delimitato da conchiglie e recante l iscrizione Cn(naei) Pomponi Hylae Pomponiae Cn(aei) l(ibertae) Vitalinis, è ornato da due grifi affrontati ai lati di una cetra. Il significato simbolico è chiaro: la connotazione della nicchia come grotta quale sacello delle Muse (rivisitazione di immagini arcaiche attestate già nel mondo greco) e la rappresentazione della lira quale simbolo di Apollo Musagete, riconduce alla simbologia dell amore per la cultura quale unico mezzo per

5 l immortalità intesa come permanenza felice nell oltretomba. Il colombario venne utilizzato per un lungo periodo di tempo: fatto costruire probabilmente da Granius Nestor all inizio del I sec. d.c. (a questo periodo appartengono le pitture della volta, dell abside e della nicchia di Nestor) e impiegato come sepoltura di Pomponio Hylas all epoca di Tiberio, rimase poi in uso durante tutta l età flavia (epoca alla quale sono da attribuire le edicole poste sul lato sinistro che si sovrappongono alla costruzione originaria simmetrica a quella del lato destro). Il ritrovamento di un urna cineraria, ora conservata al Palazzo dei Conservatori, appartenente ad un liberto di Antonino Pio, fornisce la prova che il colombario fu attivo fino al II sec., durante il quale venne utilizzato anche per seppellire una donna, inumata in un sarcofago fittile rinvenuto sotto il pavimento. A cura di: Paola Chini e Moreno Capodarte

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