«L ERMA» di BRETSCHNEiDER - ROMA

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1 nuova serie Rivista del Dipartimento di Scienze dell antichità Sezione di Archeologia classica, etrusco-italica, cristiana e medioevale Fondatore: giulio q. giglioli Direzione Scientifica maria paola baglione, gilda bartoloni, luciana drago, enzo lippolis, laura michetti, gloria olcese, domenico palombi, maria grazia picozzi, franca taglietti Direttore responsabile: gilda bartoloni Redazione: franca taglietti, fabrizio santi Vol. LXIII - n.s. II, «L ERMA» di BRETSCHNEiDER - ROMA

2 Comitato Scientifico Pierre Gros, Sybille Haynes, Tonio Hölscher, Mette Moltesen, Stephan Verger Il Periodico adotta un sistema di Peer-Review Archeologia classica : rivista dell Istituto di archeologia dell Università di Roma. - Vol. 1 (1949)-. - Roma : Istituto di archeologia, Ill. ; 24 cm. - Annuale. - Il complemento del titolo varia. - Dal 1972: Roma: «L ERMA» di Bretschneider. ISSN (1989) CDD l 05 ISBN ISSN COPYRIGHT SAPIENZA UNIVERSITà DI ROMA Aut. del Trib. di Roma n. 104 del 4 aprile 2011 Volume stampato con contributo della Sapienza Università di Roma

3 INDICE DEL VOLUME LXIi ARTICOLI Acconcia V., D Ercole V., La ripresa delle ricerche a fossa (2010). L Abruzzo tra il bronzo finale e la fine dell età del ferro: proposta di periodizzazione sulla base dei contesti funerari... Bartoloni G. et Al., Veio, Piazza d Armi: la fossa del cane... Bocci Pacini P., Gambaro C., La dispersione del «celebre museo de Padri Certosini». Dal convento di Santa Maria degli Angeli alle collezioni di Vienna, Roma, Parigi e Monaco... Caliò L.M., Dalla polis alla città murata. L immagine delle fortificazioni nella società ellenistica... Gianfrotta P.A., Da Baia agli horrea del Lucrino: aggiornamenti... Granino Cecere M.G., Gallerie familiari: tra archeologia, epigrafia e antropologia... Landi A., Forme e strutture del culto di Gaia nel mondo greco... Laubry N., Zevi F., Inscriptions d Ostie et phénomène associatif dans l Empire romain: nouveaux documents et nouvelles considérations... Magaña J.Á.D., Los costes de la arquitectura romana: el Capitolio de Volúbilis (Mauretania Tingitana)... Murgia E., Il bothros di Acelum e i rituali di fondazione... Roscini E., Considerazioni su una base iscritta da Acquasparta (Terni)... Zaccagnino C., Bevan G., Gabov A., The Missorium of Ardabur Aspar: new considerations on its archaeological and historical contexts... p. 7» 55» 455» 169» 277» 345» 127» 297» 381» 223» 239» 419

4 indice del volume lxiii NOTE E DISCUSSIONI Ambrogi A., Frammento di rilievo con la disputa per il possesso del tripode... Corsi A., Copricapi e bende rituali nelle ceramiche italiote e siceliote... De Caro V., Ceramica a vernice nera da Elba Fucens: contributo allo studio dei bolli nominali... Fileri E., Osservazioni sul cosiddetto Priapus Gallinaceus... Guzzo P.G., Fibule e identità a Pithecusa... Meloni S., Monumentum quod videtur fuisse familiae liberorum Neronis Drusi. Un capitoletto di CIL, VI da riconsiderare... Tabolli J., Identità nella memoria a Narce durante la prima età del Ferro... Tucci P.L., La controversa storia della Porticus Aemilia... p. 619» 537» 561» 637» 509» 593» 485» 575 RECENSIONI E SEGNALAZIONI AA.VV., Tetti di terracotta. La decorazione fittile tra Etruria e Lazio in età arcaica (F. Buranelli)... D Ennion au Val Saint-Lambert. Le verre soufflé-moulé (L. Taborelli)... Filostrato maggiore, Immagini. Introduzione, traduzione e commento di Letizia Abbondanza, prefazione di Maurizio Harari; Filostrato maggiore, La Pinacoteca, a cura di Giuseppe Pucci, traduzione di Giovanni Lombardo (L. Faedo)... Frederiksen R., Greek City Walls of the Arcaic Period, BC (L.M. Caliò)... Koch G. (hrsg.), Akten des Symposiums des Sarkophag-Corpus Marburg, Juli 2001 (M. Papini)... Koch L.C., Die Glasbügelfibeln des 8. und 7. Jahrhunderts v. Chr. aus Etrurien. Ein Beitrag zur eisenzeitlichen Glastechnik und zu den Bestattungssitten des Orientalizzante (A. Naso)... Landwehr Ch. (con Alexandridis A., Dimas St., Trillmich W.), Die römischen Skulpturen von Caesarea Mauretaniae, Band IV. Porträtplastik, (L. Bianchi)... Melandri G., L Età del Ferro a Capua. Aspetti distintivi del contesto culturale e suo inquadramento nelle dinamiche di sviluppo dell Italia protostorica (V. Bellelli)... Pubblicazioni ricevute...» 683» 672» 662» 688» 657» 680» 669» 694» 705

5 NOTE E DISCUSSIONI IDENTITÀ NELLA MEMORIA A NARCE DURANTE LA PRIMA ETÀ DEL FERRO In questo breve contributo si intende apportare alcuni nuovi dati, alla luce di indagini e ricerche in corso, al dibattito incentrato sulle fasi più antiche di Narce ed in particolare sull identità culturale del centro falisco. Non si pretende certamente di delineare qui nella sua interezza il complesso quadro culturale di Narce durante la prima età del Ferro, argomento che merita una trattazione di più ampio respiro 1. Fenomeni di riuso di alcuni peculiari contesti funerari delle necropoli più antiche di Narce, I Tufi e La Petrina, sembrano dimostrare come la comunità falisca nel corso dell età del Ferro suggelli la memoria delle proprie origini, riattualizzando il proprio passato, sia sul piano dell ideologia funeraria che della cultura materiale, riconoscendo nella propria identità un alterità rispetto a Veio. I soli venticinque chilometri 2 che separano Narce da Veio basterebbero a definire la dialettica naturale tra Narce e il più prossimo centro protourbano etrusco. L inizio come la fine di Narce sono stati più volte legati all inizio e alla fine di Veio. Eppure Narce, da quanto emerge anche dalla nuova stagione di studi dei sepolcreti, non sembrerebbe essere mai stata espressamente un centro satellite veiente, non all inizio né alla fine della sua storia. È indubbio che la vicinanza del potente centro etrusco si debba essere tradotta in qualche forma di controllo, diretto o indiretto, sui centri della valle del Treja, senza però dover necessariamente postulare una comunanza culturale e/o etnica tra Veio e l Agro Falisco. Il territorio che può essere ascritto a Narce all inizio del primo millennio fu certamente parte del più grande territorio veiente, limitatamente alla fase iniziale della prima età del Ferro, per circa un solo secolo (il IX a.c. secondo la cronologia tradizionale) quando la nascita del sito protourbano di Veio comportò l attrazione sinecistica di tutti i villaggi del Bronzo finale del territorio dell Agro Falisco. In quel lungo lasso di tempo tutto il territorio falisco venne abbandonato 3. È solo a partire dall inizio dell VIII secolo a.c. che si colloca l occupazione di età storica di Narce, come di Falerii e i contesti funerari delle fasi più antiche attestano, come vedremo, caratteri dissimili da Veio. 1 È in preparazione, da parte di chi scrive, la pubblicazione in stampa (Tabolli c.d.s.) della dissertazione di dottorato L abitato e le necropoli de La Petrina e de I Tufi di Narce tra la prima età del Ferro e l Orientalizzante antico. Al confine dell Agro Falisco con il territorio di Veio, in Etruscologia ed Antichità Italiche, nella Scuola di Dottorato in Archeologia della Sapienza, Università di Roma (Tabolli 2012). 2 Calcolati in linea d aria. Il numero sale circa a trentadue km se il tracciato in linea d aria è riportato al profilo morfologico del territorio. 3 Il riconoscimento di tale fenomeno si deve soprattutto a F. di Gennaro (di Gennaro 1982: Id. 1986). ArchCl, LXIII, 2012, pp

6 486 note e discussioni Nell ambito del lungo dibattito sull origine dei centri dell Agro Falisco generatosi già a partire dall edizione dei Monumenti Antichi dei Lincei del , questo tema è stato al centro di una serie di contributi di M.P. Baglione e M.A. De Lucia Brolli, che impostarono per prime la questione, delineando l insieme dei tratti peculiari di Narce rispetto a Falerii, nelle relazioni con Veio 5. Non si ha intenzione di ripetere in questa sede il quadro allora delineato: basti ricordare che, pur avendo sottolineato la fitta rete di relazioni tra Veio e Narce e il debito di Narce nei confronti di Veio 6, allo stesso tempo le studiose enuclearono puntuali differenze 7, non giungendo in alcuna sede a teorizzare una comunanza culturale o politica 8. Per introdurre il tema dell identità nella memoria occorre richiamare ciò che per la comunità di Narce del primo millennio a.c. doveva apparire come il passato, soffermarsi cioè sui dati relativi all età del Bronzo di Narce. Diversi siti dell Agro Falisco come Narce, Falerii e Nepi 9 hanno restituito una fase di occupazione a partire dall età del Bronzo Medio ininterrotta fino alla fine del Bronzo Finale. Nel Bronzo Finale l Agro falisco, come gran parte dell Etruria meridionale, rientra nella nota facies Tolfa-Allumiere, con indicatori culturali comuni per tutto il territorio. Sebbene sia da assumere con le dovute cautele la recente tesi che vede nei territori gravitanti sul Vezza e sul Treja la costituzione di «un entità territoriale-statale» 10 già nel Bronzo Finale, è indubbio che i siti occupati in questo orizzonte cronologico si collochino dove in età storica verranno fondati i cen- 4 Narce Baglione 1986; Baglione, De Lucia Brolli 1990, 1997, 1998, 2010; De Lucia Brolli 1990a; Ead.1990b; Ead. 1991a; Ead. 1991b; Ead. 1993; Ead. 1997; Ead. 2004; De Lucia Brolli, Baglione 1997; Tra tutti i contributi dedicati, il tema è specificamente affrontato in Baglione, De Lucia Brolli Baglione, De Lucia Brolli 1997 soprattutto alle pp. 148, , 164, Ibid., pp. 150: «il complesso tessuto delle necropoli veienti nelle quali, nel corso dell VIII secolo non sembra di poter identificare settori destinati esclusivamente all incinerazione [a differenza di Narce], non trova sempre riscontro a Narce»; p. 153: «l uso del sarcofago litico accompagnato da un tipo di copertura che richiama quella delle custodie dei cinerari, appare peculiare dell agro falisco e trova confronti, in una fase leggermente seriore non a Veio ma a Bisenzio»; p. 158: «rispetto alla situazione documentata a Veio, dove il ruolo produttivo femminile è enfatizzato anche dal gran numero di rocchetti e fuseruole contenuti nelle deposizioni di rango elevato, va sottolineata la mancata iterazione di questi strumenti nell agro falisco»; p. 171 «Holmoi e calefattoi di tipo evoluto compaiono a Veio in una fase circoscritta, riservati a corredi di individui che tutti gli attributi indicano come appartenenti al ceto egemone. La grande diffusione di cui questi oggetti godono nelle necropoli falische li designa, per questo stesso fatto, come elementi significanti e unificanti sul piano culturale». 8 A differenza di quanto proposto da Cifani 2003; Id. 2005; Id La pertinenza di Nepi all Agro Falisco è anch essa discussa. La posizione particolare di Nepi, a sud ovest del territorio falisco, era già considerata di confine, in antico da Livio, assieme a Sutri, come una delle «porte d Etruria». Gli scavi recenti in larga misura ancora inediti o preliminarmente editi, accanto ai nuovi dati di ricognizione, (Rizzo 1996; di Gennaro et Al. 2002; di Gennaro et Al. 2008) stanno evidenziando una pertinenza culturale di Nepi al territorio Falisco, non scevra di influenze soprattutto da Narce e da Veio (questione analizzata da ultimo in De Lucia, Tabolli c.d.s.). 10 Barbaro 2011.

7 note e discussioni 487 tri più importanti del territorio. Tale equivalenza ha generato nella storia degli studi una sovrapposizione tra i due momenti storici, portando in un primo tempo a leggere un attardamento della comunità del Bronzo 11, poi un insistenza su fenomeni di migrazione, allontanamento e ritorno 12, con una rioccupazione del sito nel corso dell VIII secolo a.c., prevalentemente interpretata in chiave veiente 13. È proprio il termine rioccupazione a generare in letteratura quello che appare come un fraintendimento, richiamando implicitamente un rapporto diretto tra le comunità del Bronzo e quelle del Ferro. Rapporto che non sembrerebbe ora comprovato soprattutto dalle evidenze delle fasi più antiche di Narce. I dati archeologici relativi all abitato dell età del Bronzo di Narce 14, a margine dell edizione degli scavi inglesi del 1976, in particolare in riferimento alle fasi più antiche del sito, sono stati in più occasioni riletti nei lavori di F. di Gennaro 15. Già nei Dialoghi di Archeologia del 1982 e poi nella monografia del 1986, lo studioso è ritornato criticamente sull esistenza di un attardamento della comunità del Bronzo Finale di Narce e la presenza di una comunità del villanoviano iniziale, tesi proposta da R. Peroni e ripresa poi da T.W. Potter. Rileggendo i materiali dagli scavi dell abitato di fondovalle, di Gennaro propose di attribu- 11 Peroni, Fugazzola 1969; Potter Sulla «migrazione»: di Gennaro 1982; Id. 1986; Peroni Pacciarelli 2000, p M. Pacciarelli è stato il primo a definire espressamente la natura veiente della rioccupazione dei diversi siti dell Agro Falisco, che è denominato agro veiente: «La trasmissione ereditaria in linea di primogenitura dei privilegi politici e dei diritti sulle risorse del territorio può aver costituito un meccanismo che, attraverso il succedersi delle generazioni, ha progressivamente escluso dal pieno godimento di tali privilegi le famiglie cadette via via più lontane dalle linee centrali di discendenza, attorno alle quali, anche grazie ad adeguate politiche matrimoniali, possono essersi coagulati quei gruppi di parenti perlopiù del ceto nobile definiti dagli antichi latini gentes. Tutti questi processi non possono non aver innescato tensioni tra i diversi gruppi d élite, probabilmente alla radice insieme ad esigenze di miglior controllo e sfruttamento del territorio di quelle tendenze centrifughe che a partire dal PF2 determinano la rioccupazione di numerosi centri d altura, come Capena, Narce, Trevignano, Nepi, Corchiano, Falerii, nel caso dell agro veiente». 14 Il quadro è arricchito anche dai materiali rinvenuti da Raniero Mengarelli in uno scavo, ad oggi inedito, compiuto nel 1933 sull acropoli di Narce (Tabolli c.d.s.) Nella settimana compresa tra il 16 e il 24 Maggio del 1933 R. Mengarelli condusse una campagna di scavi in prossimità della sommità di Narce. Tra i mesi di febbraio e maggio di quell anno le campagne di scavo erano state concentrate sull altura di Pizzo Piede portando al rinvenimento di parte dell abitato, della cinta muraria ed infine di un grande santuario urbano (si veda: Baglione, De Lucia Brolli 1997 e soprattutto De Lucia Brolli, Baglione 2004 con esposizione dei materiali ed interpretazioni sul legame tra il piccolo santuario urbano e il santuario di Portonaccio a Veio). Non vi sono dati che dimostrerebbero la presenza di un abitato nel momento iniziale dell età del Ferro, mentre ve ne sono di altrettanto chiari che confermano una facies dell età del Bronzo e una nuova occupazione databile solo in un momento avanzato della prima età del Ferro, presumibilmente nel primo quarto dell VIII secolo a.c. L elemento certamente più interessante è la presenza quasi esclusiva di materiali ascrivibili all età del Bronzo Recente e Finale (soprattutto del BF3B) concentrata nello strato più profondo indagato (gamma). Tale omogeneità di materiali permette in via del tutto ipotetica di immaginare che lo scavo abbia intaccato il deposito stratigrafico relativo all abitato dell età del Bronzo Finale (forse una capanna). È interessante anticipare come la gran parte dei pezzi rinvenuti trovi confronti diretti tra i materiali dell età del Bronzo portati alla luce dallo scavo della British School of Rome nelle campagne dal (Potter 1976). 15 di Gennaro 1982; Id

8 488 note e discussioni ire tutti i frammenti ceramici, che erano stati ascritti alla prima età del Ferro, all orizzonte conclusivo del Bronzo Finale 16. Un solo frammento residuale rinvenuto all interno della capanna della fase Potter VII (fase databile in un momento conclusivo dell VIII secolo a.c.) potrebbe essere datato al IX secolo a.c. Come è stato giustamente notato, è possibile inoltre riconoscere la decorazione a meandro, che caratterizza il frammento, eseguita con pettine a tre punte, anche su esemplari di una fase avanzata della prima età del Ferro, non necessariamente nel momento iniziale del periodo 17. Allo stesso tempo lo studioso, nel definire gli aspetti caratteristici della comunità del Bronzo Finale di Narce, nelle stesse sedi aveva ipotizzato, per la prima volta, che in una serie di materiali provenienti genericamente da Narce «on the opposite hill of Monte Lo Greco» 18, confluiti nel Museo di Philadelphia nel gruppo di due contesti funerari, edito da E.H. Dohan con il nome di 18B, fossero da riconoscersi dei pezzi del Bronzo Finale 19. Come è stato notato nell ambito dell edizione preliminare della necropoli de I Tufi (Fig. 1), queste due tombe corrispondono alle «two wells tomb-group», acquistate da Sir A. Frontigham nel 1897 e trasferite a Philadelphia, nel University Museum, con l unica denominazione di 18B. Quest identificazione è stata possibile sulla base di due disegni conservati nell archivio storico di Villa Giulia, che mostrano chiaramente i due pozzetti corrispondenti al materiale pubblicato da E.H. Dohan (Fig. 2). Secondo la Dohan, la tombe 3 e 6 avrebbero ricevuto la denominazione di 18, seguito dal lettera B, ad indicare che la tomba è stata acquisita dai fratelli Benedetti, che condussero le operazioni di scavo 20. Prima dell invio a Philadelphia il materiale dalle tombe 3 e 6 è stato raccolto nello studio dei Benedetti, a Roma, sul Monte Celio (Fig. 3). Lo studio integrale della necropoli de I Tufi ha permesso di riconsiderare i due contesti, avvalendosi anche della documentazione archivistica. Nell Archivio del Penn s Museum di Philadelphia è conservata infatti una riproduzione fotografica del gruppo 18B (Fig. 4), corrispondente probabilmente ad un provino di vendita, da immettere nel mercato antiquario. Questa foto venne usata da E.H. Dohan per preparare la pubblicazione del 1942, e, in assenza della corretta separazione nei corredi delle due tombe, i materiali furono necessariamente pubblicati come un unico gruppo. Purtroppo la morte nell estate del 1943 di E.H. Dohan le impedì di proseguire lo studio dei materiali che erano giunti a Philadelphia nella cassa delle due tombe, ma che non figuravano nella fotografia e ora rinvenuti nei magazzini del Penn s Museum 21. Le note conservate a margine dei disegni nell archivio di Villa Giulia per- 16 Ad eccezione di un frammento di collo di biconico in F. di Gennaro 2010 (convegno PPE Pitigliano 2010, in corso di stampa con bibliografia precedente). 17 Potter 1976, p. 260, fig. 91, n Dohan 1942, p di Gennaro 1986, p Come la tomba 64B, dalla necropoli di Pizzo Piede, con il sistema di nomenclatura comune che riguarda tutti i gruppi di tombe a Philadelphia (Dohan 1942). 21 Per le so studio delle tombe conservate a Philadelphia la mia gratitudine va all ospitalità della prof.ssa Jean MacIntosh Turfa, che ha costantemente seguito ed indirizzato gli sviluppi della tesi, e alla prof.ssa Ann Bownlee, Associate Curator and Acting Curator-in-Charge della Mediterranean Collection del Penn s Museum e alla dott.ssa Lynn Makowsky, Keeper della Mediterranean Collection, che mi ha facilitato come possibile nei periodi di studio al Museo.

9 note e discussioni 489 Fig. 1. Narce. La necropoli de I Tufi. In bianco le tombe 3 e 6. Inedito dal Fondo Giglioli, Sapienza-Università di Roma. mettono di ricostruire la sequenza degli oggetti trovati nelle due tombe, datate nel corso del secondo quarto dell VIII secolo a.c. In riferimento alla tomba 3 22 (Fig. 5), il numero dei materiali confluiti a Philadelphia è minore del corredo originario. Non si intende in 22 Un pozzo profondo circa 1 metro con custodia di tufo deposta entro uno strato di sabbia frammista ai carboni e ai resti del rogo e ricoperta da uno strato di frammenti di tufo e argilla. La forma della custodia tufo appare molto più articolato di tomba 6. E richiama l analoga custodia dalla cremazione «senza precisa provenienza», studiata da M. De Lucia (De Lucia Brolli 2004).

10 490 note e discussioni Fig. 2. Narce. Sezioni delle tombe 3 e 6. Inedito dall Archivio storico della SBAEM. Fig. 3. Lo studio a Roma dei Fratelli Benedetti ritratto in una fotografia di Lorenzo Cozza. Inedito dal Penn s Archive, University of Pennsylvania Museum of Archaeology and Anthropology. Fig. 4. Fotografia dei corredi delle tombe 3 e 6 de I Tufi eseguita da Lorenzo Cozza. Inedito dal Penn s Archive, University of Pennsylvania Museum of Archaeology and Anthropology.

11 note e discussioni 491 questa sede analizzare i contesti nella loro interezza, ma risulta interessante, ai fini della comprensione della facies di Bronzo Finale a Narce, la presenza di due elementi facenti parte del corredo della tomba, rinvenuti singolarmente all esterno della custodia di tufo. Solo uno dei due pezzi è confluito nel gruppo 18B. Si tratta di un attingitoio databile al Bronzo Finale 23 (Fig. 6). Escludendo la conservazione nell ambito familiare di materiale dell età del Bronzo, data la distanza cronologica di più di cento cinquant anni tra le sepolture del Bronzo e quelle del Ferro avanzato, sembra plausibile l ipotesi che l impianto del sepolcreto de I Tufi di VIII secolo a.c. abbia intaccato, forse in modo casuale, la necropoli dell età del Bronzo della comunità di Narce, che doveva essere localizzata lungo la medesima ansa del fiume. Nel rispetto dovuto alle sepolture precedenti, sia nel caso della tomba T3 che nel più noto della tomba T15 (XII) 24, i materiali rinvenuti vennero conservati, almeno in parte, nelle strutture più recenti, ma all esterno della custodia di tufo o del sarcofago di tufo, deputati al solo defunto 25. Tale fenomeno di conservazione testimonia la memoria della presenza della necropoli dell età del Bronzo da parte della comunità dell età del Ferro, sebbene non implichi affatto un rapporto diretto di discendenza. La volontà di richiamarsi invece in modo esplicito a sepolture più antiche è documentata soprattutto nel sepolcreto de La Petrina. Ma in questo caso non si tratta di richiami dell età del Bronzo, bensì di un momento già avanzato della prima età del Ferro. È il tumulo C2 (XLVII) a fornirci dati a riguardo 26. La sua costruzione al vertice del pendio de La Petrina ne fa il fulcro per lo sviluppo dell intero sepolcreto, in una posizione fortemente simbolica di controllo dell accesso a Narce (Fig. 7). Il recente rinvenimento nel Fondo Barnabei della Biblioteca di Archeologia e Storia dell Arte di Palazzo Venezia di un taccuino di scavo (Fig. 8), redatto probabilmente da E. Stefani, con la sezione e la pianta del tumulo e del Giornale di Scavo, redatto da Carlo Cianni, fornisce nuovi dati per la lettura della monumentale struttura funeraria, eretta durante l ultimo quarto dell VIII secolo a.c. forse in corrispondenza di una sepoltura ad incinerazione più antica. Tale sepoltura, probabilmente ad incinerazione, è indiziata dal riconoscimento nei materiali del corredo di una fibula e un rasoio bitagliente, databili al passaggio tra IX ed VIII secolo a.c. (Fig. 9). Secondo il Giornale di Scavo, tale sepoltura sarebbe stata alloggiata 23 Il tipo è diffuso alla fine del Bronzo Finale in un comparto territoriale che coincide con il Gruppo Vezza-Treja-Valchetta (Barbaro 2011). Nel territorio falisco il tipo è attestato anche a Falerii (di Gennaro 1986, p. 44, n. 3, fig. 4), con la medesima decorazione, dalla necropoli di Montarano S, scavi 1888, tomba 3 (II) (Cozz, Pasqui 1981, p. 18, n. 1, esposto al Museo dell Agro Falisco, Civita Castellana, sala 1 con datazione De Lucia Brolli 1991a al X secolo a.c.) A Veio è attestato nell unico contesto sicuramente inquadrabile nell ambito del Bronzo Finale, dalla necropoli di Casale del Fosso, tomba 838 (a partire da Vianello Cordóva1967, p. 299, tav. LXI f.). Più in generale può essere ricondotto alla facies Tolfa-Allumiere, nella proposizione di R. Peroni (Per Allumiere si veda, necropoli di Poggio La Pozza, tomba 2F, in Peroni 1960, p. 351, fig. 12 f.). 24 Un inumazione in fossa semplice con defunta entro sarcofago di tufo Baglione, De Lucia Brolli 1990, p. 80, fig Ipotesi già formulata da Baglione, De Lucia Brolli 1990, p Il complesso del tumulo è stato preliminarmente descritto in Narce 1894, col. 431 ss.; cit. Baglione 1986, p. 13; cit. Bartoloni 1993, p. 277, nota 18.

12 492 note e discussioni Fig. 5. Narce. Necropoli de I Tufi., tomba 3. In grigio scuro gli elementi del corredo confluiti a Philadelphia. Fig. 6. Narce. Necropoli de I Tufi, tomba 3. University of Pennsylvania Museum of Archaeology and Anthropology, Philadelphia (PA) Attingitoio (disegno dell autore).

13 note e discussioni 493 Fig. 7. Narce, La necropoli de La Petrina ed il nucleo C (rielaborazione da Narce 1894). Fig. 8. Il tumulo C2 (XLVII). Rielaborazione dello stato di rinvenimento e delle fasi costruttive sulla base del taccuino inedito conservato alla BIASA.

14 494 note e discussioni 0 5 Fig. 9. Narce. Necropoli de La Petrina, tomba C2 (XLVII). Museo Nazionale dell Agro Falisco, Civita Castellana. Fibula e rasoio della probabile sepoltura ad incinerazione al di sotto del tumulo (disegni dell autore). all interno di una piccola risega incavata sul fondo della cella. Cella che misurava 2,80 m per 3 m. Si segnala che i due pezzi costituiscono ad oggi i materiali più antichi dell età del Ferro rinvenuti in tutta Narce (e nell Agro Falisco). La struttura che in un momento successivo verrebbe a sovrapporsi al nucleo più antico, conservandone forse la memoria, era caratterizzata, per quanto è desumibile dai diversi documenti 27, da un accesso alla camera molto probabilmente ad una quota rialzata sul piano di campagna, forse al di sopra del tamburo 28. La volta era presumibilmente foderata all interno da blocchi squadrati 29. Non si esclude che i blocchi potessero foderare anche parte della cella. La copertura della volta era costituita da grandi massi 30. È possibile proporre una ricostruzione della sequenza stratigrafica del tumulo, sulla base dello schizzo di scavo rinvenuto alla BIASA e del Giornale di Scavo, che eccezionalmente presenta fasi diverse di sviluppo. L ingrandimento progressivo del tumulo si sarebbe infatti articolato almeno in due fasi. Una più antica, costituita da un tumulo di 9,6 m di diametro - circa 30 m di circonferenza -, inglobato in un momento succes- 27 La costruzione della strada provinciale Mazzano-Calcata tra il 1962 e il 1963 ha sventrato il nucleo C della necropoli de La Petrina e non è dunque possibile verificare con certezza l attendibilità dei diversi documenti d archivio. 28 Dal Giornale di Scavo: «Questa doveva essere tagliata nel mezzo con grande vano, in quanto ché la tomba non aveva ingresso laterale». 29 Ibid.: «di più sui bordi della volta oggi in parte franata si accatastavano grandi blocchi uniformi di tufo, i quali accennavano ad una specie di copertura a volta arcuata». 30 Ibid.: «molto probabilmente questa tomba era coperta da una volta di massi e questi sormontati da un tumulo».

15 note e discussioni 495 sivo in un tumulo più ampio caratterizzato da un tamburo in blocchi di tufo squadrati con un diametro di 16,9 m. È dunque ricostruibile una circonferenza del tumulo di 53m circa. Il tumulo più piccolo avrebbe un altezza ricostruita di 2,6 m, mentre il tumulo ampliato raggiungerebbe un altezza di 3,7 m. Dal punto di vista della stratigrafia del riempimento, la cella fino circa a metà dell altezza fu rinvenuta riempita da uno strato di depositi terrosi portati dall acqua prima della rovina della volta. Al di sopra di questo primo strato di riempimento, fu riconosciuto il crollo della volta, franata in prossimità delle pareti 31. La sepoltura sembrò essere stata parzialmente violata con l asportazione parziale degli ornamenti personali 32. Anche l apertura sommitale citata 33 lascia presagire il possibile intervento di clandestini. Nelle diverse fonti di documentazione, dal Giornale di Scavo al testo edito in Narce 1894, si sottolinea la probabile presenza di una deposizione maschile ed una deposizione femminile. Pur rinviando alla pubblicazione integrale della necropoli lo studio in dettaglio del ricco corredo 34 è possibile anticipare però come, mentre vi sono tracce certe di deposizione maschile (lance, rasoi, kardiophylax, scettro ecc.) non vi sia alcun elemento riconducibile specificamente al genere femminile. I tipi di fibula sia a sanguisuga che a navicella (che sembrerebbero essere stati addotti come discrimen di genere) ricorrono a Narce egualmente sia nelle sepolture maschili che nelle femminili. Sulla base del corredo si può dunque presumere che si tratti di una o, più probabilmente, due deposizioni maschili. Al riconoscimento di due fasi strutturali distinte è infatti corrisposta l enucleazione nel corredo di due gruppi di materiali cronologicamente coerenti: l uno, numericamente più consistente, databile entro l ultimo quarto dell VIII secolo e l altro alla fine del primo quarto del VII secolo a.c. È dunque possibile proporre di riconoscere la presenza di una sepoltura più antica e di una più recente. La presenza di un doppio holmos può correttamente suffragare tale ipotesi 35. Alla sepoltura più antica sarebbe da attribuire la deposizione di un currus e di un calesse associati in un unico momento 36. Sul fasciame del currus il defunto doveva essere stato adagiato armato come un guerriero che ostenta un qualche riferimento al mondo italico. Tutto l insieme degli armamenti infatti, la presenza del singolo scudo fittile 37, come del kardiophylax del tipo sabino meridionale, permettono, nonostante la parziale manomissione della tomba, di comprendere il legame della sepoltura con un 31 Ibid.: «Molti segni di questa si trovarono caduti a numeroso vasellame»; in marrone nella Fig Ibid.: «Del resto apparve che questa cella fosse stata già spoliata degli ornamenti preziosi». 33 Ibid.: «Questa doveva essere tagliata nel mezzo con grande vano, in quanto ché la tomba non aveva ingresso laterale». 34 Composto da più di centoquaranta elementi di corredo. 35 Nei contesti dell Agro Falisco sembra in parte rispecchiarsi un uguaglianza tra il numero dei sostegni fittili e quello delle deposizioni, come è stato ampiamente dimostrato in Benedettini Per la lettura dei carri, e per tutte le relative deduzioni, nulla sarebbe stato possibile scrivere senza l aiuto impagabile di Adriana Emiliozzi, cui vanno i miei più affettuosi ringraziamenti. 37 Si deve a G. Bartoloni il riconoscimento della netta demarcazione tra mondo etrusco e mondo italico nel numero di scudi fittili deposti nelle sepolture. Ad una pluralità di scudi che caratterizza le sepolture etrusche è opposta la presenza di un unico scudo fittile nel mondo italico. Tutte le sepolture dell Agro Falisco rientrano in questa comunanza culturale di stampo latino Bartoloni 1993, p. 277.

16 496 note e discussioni orizzonte culturale non etrusco 38. Il momento più antico dell Orientalizzante Antico, entro cui si data la deposizione più antica con tumulo, è a Narce l orizzonte di massimo splendore e ricchezza, come esemplificato dal grande numero di deposizioni a La Petrina, molte delle quali appaiono caratterizzate da elementi simbolici che rimandano alla sfera politico religiosa 39. La persistenza in altri contesti, come la nota tomba A4 (XXXIV) del rito incineratorio in questa fase di inizio Orientalizzante 40 associata al tipo peculiare di fossa con loculo separato da diaframma in blocchi di tufo e deposizione entro sarcofago di tufo, costituiscono i segni dell ideologia dominante dei gruppi sepolti a La Petrina. Come già affermato, è molto probabile che accanto alla presenza di una sepoltura eminente dell ultimo quarto dell VIII secolo a.c., cui sarebbe da riferire la gran parte del corredo, possa essere stata aggiunta una seconda sepoltura nel primo quarto del VII secolo a.c. momento in cui il tumulo sarebbe stato ampliato in una struttura ulteriormente più monumentale. Il tumulo sembrerebbe ad oggi essere il tumulo più antico, nonché l unico, di tutto l Agro Falisco, peraltro in sostanziale anticipo rispetto ai tumuli più antichi di Veio 41. L importanza della struttura sopravvive anche al suo ultimo ampliamento come è evidente anche a partire dalla metà del VII secolo a.c., quando le prime tombe a camera, che segnano la nuova stagione di utilizzazione della necropoli, verranno a posizionarsi nelle vicinanze del tumulo, lungo il medesimo asse stradale che serviva la necropoli, rispettandone la struttura e gli orientamenti 42. Se si ammette dunque la presenza di un nucleo più antico alla base dell erezione del tumulo si può intuitivamente notare come l intera necropoli del La Petrina si venga ad orientare in direzione di questo punto foca- 38 I legami con l Abruzzo sono già stati puntualizzati nel 1986 da M.P. Baglione (Baglione 1986, pp. 140 ss.) Anche l eminente sepoltura A4 (XXXIV), come dimostrato da M. De Lucia Brolli, mostrerebbe legami con il mondo italico, se si considera che la spada trova un confronto puntuale solo nella necropoli di Fossa, così per le falere e tutti i materiali in bronzo in generale. Per l inquadramento della problematica si veda De Lucia Brolli 1997, p. 231 ss. 39 È il caso, come ampiamente ribadito, delle tombe A30 (XXV), (Narce 1894, coll ; Montelius 1910, tav. 316; Baglione 1986, pp. 135 e nota 51, e 139 e nota 61; De Lucia Brolli 1991a, pp ; Baglione, De Lucia Brolli 1997, p. 158 e nota 32; Pitzalis 2011, p. 25), A38 (XXIX), (Narce 1894, col. 424, fig. 53, col. 136; Montelius 1910, tav. 317.). 40 Per il perdurare del rito incineratorio in tombe maschili di particolare rilievo: Baglione 1986, p. 129; De Lucia Brolli 1997, pp e p. 227, nota 90; Baglione, De Lucia Brolli 1997, p. 148 e nota 15 e p. 150; De Lucia Brolli, Baglione1997, pp Inoltre: Cozza, Pasqui 1981, p Una cronologia del tumulo, eretto la prima volta agli inizi dell Orientalizzante antico e probabilmente restaurato nel primo quarto del VII secolo a.c. ne fa uno dei tumuli più antichi dell Etruria meridionale, soprattutto se confrontato con la documentazione dei tumuli di Veio (uno studio di sintesi di A. De Santis, in Bartoloni et Al. 1994, p. 35 ss.). A Veio i tumuli paiono essere un fenomeno peculiare dell Orientalizzante recente. Solo per il tumulo di Monte Aguzzo è stata proposta una datazione all Orientalizzante medio (Colonna 1986, p. 421). In totale i tumuli veienti risultano essere dieci, considerando anche il tumulo, solamente indiziato, che avrebbe coperto la tomba Campana (Rizzo 1989, pp ). Si noti che la circonferenza del tumulo, nella sua massima espansione, non superava probabilmente i 53 m, collocandosi all interno di un range medio piccolo in una scala gerarchica delle dimensioni dei tumuli. 42 Come è evidente dalla posizione della più prossima tomba a camera C1 (LXII).

17 note e discussioni 497 Fig. 10. Narce. Necropoli de La Petrina, tomba A9 (I). Scodella di tipo crustumino. Museo Nazionale dell Agro Falisco, Civita Castellana (disegno dell autore). le, di riferimento costante per la comunità sociale che seppelliva i propri defunti nella necropoli. Il tumulo ne avrebbe monumentalizzato la memoria. Il quadro in sintesi delineato dimostra una fitta trama di rapporti identitari, di legami con un comparto culturale che non sembrerebbe etrusco ma inquadrabile tra le numerose testimonianze peculiari di interconnessioni con il mondo italico in genere. Entro il terzo quarto dell VIII secolo a.c. si può datare la tomba A9 (I) 43, caratterizzata da una scodella di tipo crustumino (Fig. 10) che ritroveremo a Pizzo Piede anche nel VII secolo a.c. marker culturale dall areale di diffusione circoscritto a Crustumerium, assente allo stato attuale delle conoscenze a Veio 44. L esemplare da La Petrina di Narce costituirebbe l attestazione più antica del tipo, un elemento che apre alle più diverse interpretazioni del legame culturale tra il centro falisco e il centro latino. Venendo ora al tentativo di ricostruzione storica che timidamente emerge da queste poche ma significative evidenze, già G. Colonna aveva messo in luce come il vuoto demografico causato dalla nascita di Veio, ben riscontrabile nella prima fase della prima età del Ferro, avrebbe facilitato l afflusso di genti dall Italia centrale, lungo una direttrice di traffici legata alle rotte commerciali e di transumanza e di cui gli influssi culturali Sabini a Capena o latini nell Agro Falisco potrebbero rappresentare solo l aspetto più evidente della documentazione archeologica 45. Per il territorio falisco non appare inverosimile ipotizzare movimenti demografici e relative influenze culturali dall area latina, anche come conse- 43 Narce 1894, col Per l inquadramento del tipo si veda di Gennaro 1988, pp Il tipo è unanimemente ritenuto caratteristico di Crustumerium in corredi datati nel corso dell Orientalizzante antico. È in corso la revisione della classe da parte dell équipe coordinata da F. di Gennaro, finalizzata a puntualizzare la cronologia del tipo. F. di Gennaro ha potuto visionare la documentazione relativa al tipo da Narce e ha confermato la pertinenza dello stesso alle produzioni più antiche della classe. Se fosse confermata una cronologia verso la fine dell VIII secolo a.c. l esemplare di Narce costituirebbe l attestazione più antica, con inevitabili implicazioni nel legame culturale tra i due centri. Il tipo non è però isolato a Narce: un esemplare apparentemente più recente proviene dalla necropoli di 5 Pizzo Piede, tomba 12 (Baglione, De Lucia Brolli 1998, p. 167). 45 Colonna 1986.

18 498 note e discussioni guenza della rapida espansione della comunità proto urbana di Roma nella media Valle Tiberina nel corso della III fase laziale 46. La sequenza culturale di Narce ha dimostrato infatti che la prima fase di occupazione di età storica può collocarsi ragionevolmente alla fine del primo quarto dell VIII secolo a.c. Sono proprio i dati della fase più antica a fornirci un quadro attendibile della matrice culturale che opera questa nuova fondazione (forse in leggero anticipo rispetto alla fondazione di Falerii). L esempio puntuale è offerto dal tipo di struttura funeraria più antica di Narce: il pozzo per incinerazioni entro cassetta litica 47. Assente nei diversi sepolcreti di Veio, il tipo di struttura funeraria è, ad esempio, caratteristico anche della Campania della prima età del Ferro 48 (Fig. 11). Accanto ad una messe di produzioni locali, i tipi materiali sono legati, dal punto di vista del repertorio morfologico, maggiormente al comparto capenate, latino, tiberino in genere, con un numero considerevole di rapporti con l area campana e l area abruzzese. È solo a partire dalla fine dell orientalizzante antico che si nota un numero maggiore di assonanze con i tratti specifici della cultura materiale veiente, di quanto ravvisabile in un momento avanzato della prima età del Ferro, senza però che si giunga mai ad un identità nella cultura materiale 49. Tornando all ideologia funeraria si nota anche per 46 Colonna 1988; Carandini Si tratta di una tipologia specifica di Narce (che non è annoverata nella classificazione di A. Cozza in Narce 1894). Privo di attestazioni nel resto dell Etruria Meridionale, questo peculiare tipo fu riconosciuto per la prima volta nella necropoli de I Tufi in relazione alla tomba T5 (III) da Baglione, De Lucia Brolli 1997, p. 146, nota 4. Oltre alla tomba T5 (III) sono attribuibili a questo tipo anche la T I (XXV), Acquisto Benedetti, conservata al Museo Nazionale di Firenze, che è ad oggi, sulla base del corredo, la tomba più antica di Narce, (citata da Baglione, De Lucia Brolli 1998, p. 122, nota 20). Al novero delle sepolture de la necropoli de I Tufi sicuramente attribuibili a questo tipo va anche aggiunta la tomba T10 (IV). 48 Il riconoscimento del tipo in Campania ed in particolare a Pontecagnano in un momento avanzato della prima età del Ferro si deve a S. De Natale e G. Ronga: «compare un nuovo tipo di tomba a cassa costruita con lastre di travertino rozzamente squadrate, poste di coltello lungo i lati, con una lastra di piatto come coperchio e talora con un altra sul fondo che fungeva da piano di deposizione», in D Agostino, Gastaldi 1988, p Un analogia, questa, che è stata sottolineata già in Baglione, De Lucia Brolli 1997, p. 146, nota 4. Peraltro si noti che a Narce, come a Pontecagnano il tipo è legato alle sole incinerazioni maschili. 49 Dibattendo sulla cultura materiale, si è coscienti che la trama di legami tra Narce nell età del Ferro e comparti territoriali diversi da quello veiente da sola non basterebbe affatto a definire un indipendenza politica dal centro di Veio. Tratti di cultura materiale diversa coesistono all intero di siti riconducibili ad un unico territorio anche nello stesso orizzonte cronologico qui in esame. Si veda ad esempio il caso di Poggio Montano, entro il territorio tarquiniese, ma in una posizione di frontiera che garantisce una commistione di elementi culturali (in Piergrossi 2002; Ead. c.d.s.) Allo stesso tempo anche a rischio di semplificare eccessivamente la più complessa realtà materiale, la costituzione di un entità a sé stante nel territorio falisco indipendentemente dal periodo storico in discussione, è un dato naturale che deriva dalla costituzione geografica del territorio un unica valle con confini evidenti rappresentati dal Tevere e dai diversi rilievi del monte Soratte, del vulcano Sabatino e del vulcano Vicano (Baglione 1986, p Dal punto di vista geomorfologico si vedano Mattias, Ventriglia 1970; Alvarez 1972; Id. 1973; De Rita et Al. 1983, Ciccacci et Al. 1986; Ciccacci et Al. 1988; Ciccacci et Al. 1992). Le scelte insediative, sono principalmente dettate dalla morfologia stessa dell Agro Falisco, con i centri abitati che si dispongono naturalmente nei punti focali del bacino del Treja, alle confluenze dei diversi collettori.

19 note e discussioni 499 Fig. 11. Esempio di pozzetto con custodia litica costruita. Sezione della tomba T9 (II). Inedito dall Archivio Storico della SBAEM. le fasi più recenti l adozione di norme funerarie diverse da quelle di Veio. L impiego del sarcofago di tufo a Veio, in tutte le necropoli, è limitato alle sole sepolture infantili, mentre a Narce caratterizza le sepolture di tutte le classi di età e di entrambi i generi, in un solo caso una sepoltura infantile 50. L analogia dei tratti costituitivi dell ideologia funeraria de I Tufi e de La Petrina, permette di ascrivere le diverse tipologie riscontrate non a scelte dei singoli gruppi legati ai due sepolcreti, ma all intera comunità. Anche la ricorrenza a Narce, nell organizzazione dello spazio funerario, di aree esclusivamente deputate all incinerazione, per tutto il corso dell VIII secolo a.c. è un fenomeno che non trova confronti veienti e che non può essere ascritto a singoli nuclei di sepolture circoscritte, dal momento che è attestato in sepolcreti diversi 51. Inoltre il recente studio di F. Pitzalis sul costume funerario femminile, che si avvale della disamina di tutti i corredi femminili a cavallo tra la prima età del Ferro e l Orientalizzante antico di Narce, nel più ampio quadro dei contesti dell Agro Falisco, ha descritto le peculiarità del comparto 50 Sepolcreto de La Petrina, tomba A3 (XXI) in Narce 1894, coll ; De Lucia Brolli, Baglione 1997, p. 65 e nota 43 (Decenni finali dell VIII sec. a.c.); Pitzalis 2011, p I Tufi, gruppo sud, La Petrina B, necropoli di Monte Li Santi sud (Baglione, De Lucia Brolli 1997, p. 150).

20 500 note e discussioni falisco che sembra caratterizzato nei diversi centri da costanti peculiari dall assenza di ogni riferimento alla tessitura, a fronte di una volontà femminile di essere rappresentate come filatrici, alla ricorrenza della posizione dei diversi ornamenti personali ed elementi del corredo di accompagno che non permettono di associarlo ai diversi comparti dell Etruria meridionale 52. La presenza a partire dal terzo quarto dell VIII secolo a.c. di tipi di probabile produzione veiente potrebbe alludere ad una partecipazione in un momento successivo alla prima fase di occupazione, di gruppi provenienti da Veio. Solo da questo momento in poi della storia di Narce si può forse richiamare la possibilità che un gruppo di giovani veienti, che pur potendo ambire per nascita a ricoprire ruoli di prestigio e comando nella città, non avrebbero avuto lo spazio effettivo per esercitare tali ruoli e dunque possano aver contribuito al popolamento di Narce 53. Il confronto con Capena può essere esemplificativo 54. I materiali delle fasi più antiche, sulla base di quanto edito da E. Stefani, sono molto simili a Narce 55. Connotati con caratteri dissimili rispetto alla cultura materiale di Veio, a partire dalla metà dell VIII secolo a.c. dimostrano soprattutto una fittissima rete di contatti con la Sabina e il Lazio 56. Non si esclude dunque che a Narce, come a Capena, un sostrato italico sia stato arricchito molto presto dalla presenza di gruppi veienti, assorbiti all interno della comunità. L eco di tale commistione potrebbe essere riassunta dagli episodi miti-storici della saga di Halesus Pitzalis 2011, p Su questo punto la ricostruzione prospettata da M. Pacciarelli (nel passo citato alla nota 31) sembra cogliere nel segno. Quelle «tendenze centrifughe» cui allude, generatesi in seno al controllo del potere politico a Veio, possono aver contribuito sensibilmente all apporto di genti, cose ed idee al nascente centro falisco. 54 La fondazione di Capena è stata posta da G. Camporeale in relazione con il rito del ver sacrum, creata da «un gruppo di giovani veienti», guidati dal re Properzio (Camporeale 1991, p. 210, con i riferimenti al racconto di Catone, in Servio.) In estrema sintesi occorre ricordare come il testo catoniano riportato da Servio (Serv. Auct. ad Verg. Aen. VII, 697) non si riferisca alla città di Capena bensì si parli di «Lucosque Capenos». Ed anche il regis Propertii citato nella fonte tradisce origini italiche e non etrusche nel nome. 55 Osservazione già puntualizzata da Baglione, De Lucia Brolli 1990, pp Ci si riferisce ai dati della necropoli più antica di Capena, Le Saliere, per i quali, in attesa della pubblicazione da parte di M.A. Fugazzola Delpino, possediamo un quadro parziale in base all edizione di Stefani Capena in ogni caso manifesta nette differenze nell ideologia funeraria dal comparto falisco e, ancora di più, da Veio. L incinerazione è legata a pochi contesti, per di più secondo un rito non altrimenti attestato nei territori limitrofi, dello spargimento delle ceneri in piccole fosse rettangolari, non raccolte in contenitori-ossuario. Si veda Stefani 1958, coll Anche nelle sepolture ad inumazione vengono adottati riti di deposizione molto dissimili dalle inumazioni di VIII secolo a.c. di Narce (Stefani 1958, col. 31 ss.). 56 Di diverso avviso la tesi di G. Cifani in Cifani 2005, p. 182, che sviluppa quanto già proposto da di Gennaro 1982; Id. 1986; Peroni 1988, pp Eroe ecista di Falerii e transitivamente ecista anche di Veio. Per l identificazione di Halesus con il morto sepolto nella capanna rinvenuta di G. Bartoloni al centro del Pianoro di Piazza d Armi si veda Carandini 2006, p. 87, nota 237. In realtà l identificazione di Halesus come ecista di Veio sarebbe indiretta in quanto figlio di Nettuno e avo di Morrio, re di Veio (Serv., Ad. Aen. VIII, 285). Si tratterebbe di un legame per così dire quasi indiretto (infatti A. Carandini attenua l identificazione con quel «un» Halesus). Nelle fonti ricorre come fondatore di Falerii, ed eroe eponimo della città (Serv., Ad. Aen. VII, 695) e non di Veio (sul Halesus, come «eroe locale» dell Agro Falisco si veda Camporeale 1991, p. 217). Nel quadro della ricostruzione storica qui proposta, è

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