TRIBUNALE DI PISA Sezione Civile

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1 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO TRIBUNALE DI PISA Sezione Civile Il Giudice, dott. Fabrizio Nicoletti, ha emesso la seguente SENTENZA nella causa iscritta al n. /2006 R.G., promossa da A1 (C.F.), A2 (C.F.) e A3, con il patrocinio dell avv., elettivamente domiciliato in, PARTE ATTRICE contro C, con il patrocinio dell avv., elettivamente domiciliato in, PARTE CONVENUTA OGGETTO: RESPONSABILITA EX ARTT C.C. CONCLUSIONI: Le parti hanno concluso come da verbale di udienza del 5/07/2013, che deve intendersi qui richiamato

2 MOTIVI DELLA DECISIONE A1, A2 e A3 hanno citato in giudizio C per chiedere di, accertata e dichiarata la responsabilità del convenuto in ordine ai danni arrecati a parte attrice dal cane di proprietà del convenuto per cui è causa, condannare parte convenuta: 1) al rimborso delle spese veterinarie e delle spese mediche per la sig.ra A2 sostenute dal sig. A1 per 137,50; 2) al risarcimento dei danni patiti dalla sig.ra A2 per essere stata costretta a ricorrere all allattamento artificiale dopo aver accusato una progressiva perdita della montata lattea per quella somma che verrà quantificata e provata in corso di causa, nonché dei danni materiali rappresentati dall aver dovuto acquistare periodicamente latte in polvere in sostituzione di quello materno per un importo complessivo di 1.080,00; 3) al risarcimento dei danni arrecati alla sig.ra A3 per aver riportato uno stato ansioso emotivo con prognosi di 45 gg. per quella somma che verrà quantificata e provata in corso di causa, nonchè per le spese mediche sostenute dalla sig.ra A3 pari ad 200,00; 4) al risarcimento ai coniugi A1-A2, in qualità di esercenti la patria potestà sulla figlia X di soli 4 mesi, dei danni materiali e morali arrecati alla figlia che, in seguito all accaduto è stata, suo malgrado, privata dell essenziale allattamento al seno da parte della madre, con tutte le conseguenze fisiche e psicologiche che ne derivano, in quella somma che verrà quantificata e provata in corso di causa. Pertanto si avanza formale richiesta di risarcimento di tutti i danni patiti dalle parti attrici, che si quantificano in complessivi ,00 o nella misura che sarà quantificata e provata in corso di causa,anche a mezzo di CTU medico legale, il tutto con interessi

3 legali e rivalutazione monetaria come per legge. Con vittoria di spese, diritti ed onorari di causa. Gli attori riferiscono che, in data , alle ore 22 circa, il cane di proprietà di C, loro vicino di casa, ha aggredito il cane di proprietà di A1, mentre erano presenti A3 e A2. In conseguenza dello stress emotivo derivante da questo episodio A2, che stava allattando la piccola figlia di quattro mesi, perdeva la montata lattea, vedendosi costretta all allattamento artificiale. A3, invece, riportava uno stato emotivo depressivo ansioso, con prognosi di 45 giorni. Per curare il cane, inoltre, il A1 sosteneva costi per un totale di 57,50 C ha chiesto il rigetto della domanda, negando che sia avvenuta l aggressione ad opera del suo cane e contestando la quantificazione dei danni operata da parta attrice. ***** Nel corso dell istruttoria orale T1, figlio di A3 ha confermato i fatti allegati dagli attori, riferendo di essere stato presente all aggressione. Il teste ha riferito che il cane del fratello venne aggredito mentre si trovava sul marciapiede al di fuori della cucina e di avere visto l aggressione attraverso la porta a vetri. Il teste ha anche confermato che il cane autore dell aggressione era quello del C. Analogo racconto è stato reso da T2, cognata di A1 e A2, la quale ha affermato di avere a sua volta presenziato ai fatti. Nonostante il rapporto di parentela con le parti, non vi sono motivi per dubitare dell attendibilità dei due testi, che hanno reso un racconto sostanzialmente analogo ed intrinsecamente coerente.

4 Può pertanto ritenersi provato il fatto storico, ovvero che in data 8/09/2004 alle ore 22,00 circa, il cane di proprietà del sig. C, vicino di casa di parte attrice, aggrediva il cane del sig. A1, cagionandogli due profonde ferite alla regione lombare. A conferma di tale assunto interviene peraltro il certificato medicoveterinario del 9/09/2004 a firma del Dott. Y (All. doc. n. 13 dell atto di citazione), non contestato, nel quale si legge: il sottoscritto Dott. Y dichiara che in data odierna ha sottoposto a visita clinica animale sopra descritto e di aver riscontrato che lo stesso presenta le seguenti lesioni: due ferite profonde sulla regione lombare procurate da morso di cane; al soggetto in questione sono state medicate e saturate le ferite, inoltre viene prescritta terapia antibiotica per circa sette giorni. Entrambi i testi hanno anche riferito che prima di questo fatto A2 allattava al seno la figlia, mentre successivamente ha smesso, perdendo piano piano la montata lattea, dovendo successivamente ricorrere all allattamento artificiale. Entrambi hanno anche riferito successivamente a questi fatti A3 manifestò sintomi ansioso depressivi. In particolare, A1 ha riferito che durante la notte la madre lo chiamava perché aveva paura ed anche la T2 ha riferito che la suocera era impaurita. Sono stati prodotti dei certificati medici, a firma del dott. Z, nei quali si conferma che la A2 prima di questi fatti allattava al seno la figlia, mentre successivamente ha perso la montata lattea. Può pertanto darsi per provato anche il fatto storico della perdita della montata lattea successivamente all episodio di cui si discute.

5 E stata disposta una consulenza tecnica volta a verificare l esistenza del nesso di causalità tra tale evento ed il fatto storico di cui si discute. Il CTU, attraverso argomentazioni tecniche alle quali per brevità non può che rinviarsi, ha confermato l esistenza di regole scientifiche che dimostrano la possibilità che un evento traumatico di tipo emotivo possa incidere sulla lattazione. Alla luce di tali regole scientifiche, si può dare per provato che la perdita della montata lattea riferita dai testimoni sia la conseguenza dello stress emotivo derivato dall aver assistito all aggressione. Per la determinazione del conseguente danno il CTU ha osservato che l allattamento artificiale, in conseguenza dei progressi della tecnica industriale, sostituisce validamente l allattamento al seno dal punto di vista biologico nutrizionale. Ferma restando la preferibilità dell allattamento al seno, non possono pertanto derivare danni al figlio per effetto dell allattamento artificiale. Nel caso specifico, poi, il consulente ha esaminato la minore, trovandola in buona salute ed escludendo che abbia subito conseguenze fisiche per effetto del mancato allattamento materno. Non è pertanto condivisibile la critica mossa alla consulenza dal difensore di parte attrice, che assume che non si siano valutati i danni riportati dalla minore, evidenziando talune conseguenze che deriverebbero dalla mancanza del latte materno. Il consulente non ha espresso considerazioni di carattere generale, ma ha sottoposto a visita la minore, trovandola in salute, fatto del quale viene dato atto nella relazione.

6 Dal momento che per danno biologico deve intendersi la lesione di carattere permanente che sia residuata allo stato psico-fisico del paziente a seguito della guarigione clinica dalla malattia, il fatto che al momento della visita non fossero riscontrabili postumi di alcun genere vale da solo a dimostrare l insussistenza di un danno alla salute. La stessa parte attrice, poi, non allega l esistenza di un danno di carattere temporaneo e fa un mero riferimento ad aspetti di carattere statistico circa la maggiore esposizione alle malattie, senza però indicare se la minore abbia o meno subito queste conseguenze. Correttamente, pertanto, il CTU ha escluso conseguenze di carattere fisico sulla minore per effetto del mancato allattamento. Sono state escluse conseguenze fisiche anche nei confronti della A2, che risulta anzi avere avuto una successiva gravidanza, con allattamento regolare. Il consulente evidenzia pertanto che l unico danno oggettivamente riscontrabile è quello psicologico della madre, per essersi vista privata della possibilità di allattare al seno la figlia. Tali conclusioni appaiono pienamente condivisibili. Occorre pertanto chiedersi se la lesione del diritto all allattamento al seno costituisca o meno un danno risarcibile ai sensi dell art c.c. Tale quesito non può che essere risolto sulla base dei noti principi espressi dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione con le sentenze dell 11 novembre 2008, n /3/4/5, nelle quali è stato precisato che l interpretazione costituzionalmente orientata dell'art c.c. secondo cui "il danno non patrimoniale deve essere risarcito solo nei

7 casi determinati dalla legge" porta ad escludere che il risarcimento sia riconoscibile esclusivamente nell ipoteso espressamente contemplata nell'art. 185 c.p. Già con le sentenze n e n. 8828/2003, infatti, è stato espresso dalla Corte il principio per cui nel vigente assetto dell'ordinamento, nel quale assume posizione preminente la Costituzione - che, all'art. 2, riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo -, il danno non patrimoniale deve essere inteso nella sua accezione più ampia di danno determinato dalla lesione di interessi inerenti la persona non connotati da rilevanza economica. Pertanto, l'art c.c., non delinea una distinta fattispecie di illecito produttiva di danno non patrimoniale, ma consente la riparazione anche dei danni non patrimoniali, nei casi determinati dalla legge, nel presupposto della sussistenza di tutti gli elementi costitutivi della struttura dell'illecito civile, che si ricavano dall'art c.c. (e da altre norme, quali quelle che prevedono ipotesi di responsabilità oggettiva), elementi che consistono nella condotta, nel nesso causale tra condotta ed evento di danno, connotato quest'ultimo dall'ingiustizia, determinata dalla lesione, non giustificata, di interessi meritevoli di tutela, e nel danno che ne consegue. L'art c.c., pertanto, è norma di rinvio, che consente il risarcimento del danno non patrimoniale in tutte le ipotesi specificamente previste dall ordinamento, ovvero nel caso di lesione di diritti costituzionalmente garantiti. La risarcibilità della lesione presuppone però il soddisfacimento di tre condizioni: (a) che l'interesse leso - e non il pregiudizio sofferto - abbia rilevanza costituzionale (altrimenti si perverrebbe ad una

8 abrogazione per via interpretativa dell'art cod. civ., giacché qualsiasi danno non patrimoniale, per il fatto stesso di essere tale, e cioè di toccare interessi della persona, sarebbe sempre risarcibile); (b) che la lesione dell'interesse sia grave, nel senso che l'offesa superi una soglia minima di tollerabilità (in quanto il dovere di solidarietà, di cui all'art. 2 Cost., impone a ciascuno di tollerare le minime intrusioni nella propria sfera personale inevitabilmente scaturenti dalla convivenza); (c) che il danno non sia futile, vale a dire che non consista in meri disagi o fastidi, ovvero nella lesione di diritti del tutto immaginari, come quello alla qualità della vita od alla felicità. Orbene, è indubbio che la costituzione assicuri una tutela ai diritti inviolabili della famiglia, tramite agli artt. 2, 29 e 30 della Costituzione. Nel caso in esame non viene certamente in rilievo una lesione del diritto alla salute, non essendosi verificati postumi di carattere permanente, dal momento che è pacifico che nelle successive gravidanze l attrice non ha avuto problemi per l allattamento al seno, né vi è stato un pregiudizio neppure al diritto alla maternità dell attrice, posto che non vi sono stati riflessi sotto tale aspetto. L unico pregiudizio concreto è stato quello relativo all impossibilità di allattare al seno la figlia per il periodo successivo al quarto mese. Per quanto il diritto al rapporto con i figli abbia una copertura costituzionale per il tramite dell art. 30, però, si ritiene che la lesione che viene evidenziata non assurga ad un livello di gravità tale da giustificare il risarcimento del relativo danno, secondo i parametri offerti dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione.

9 Per quanto possa presumersi che una qualche forma di turbamento venga subita dalla madre per la perdita del legame creato a seguito dell allattamento, si ritiene che tale turbamento non si concretizzi in una compromissione apprezzabile del diritto alla maternità, ma determini esclusivamente in una forma di disagio psicologico, non tale da alterare l equilibrio psico-fisico in termini consistenti, posto che comunque il legame madre-figlia rimane intenso anche senza l allattamento al seno. Inoltre, tale disagio non poteva che essere necessariamente di natura temporanea, posto che nell arco di pochi mesi sarebbe stato comunque avviato lo svezzamento della bambina. Si ritiene pertanto che non vi sia la possibilità di riconoscere un risarcimento del danno non patrimoniale conseguente alla perdita della possibilità di continuare l allattamento al seno della figlia, difettando il requisito della gravità della lesione al diritto costituzionalmente garantito. Con riferimento alla posizione di A2, pertanto, può ritenersi esistenti esclusivamente il danno patrimoniale relativo alla necessità di acquistare il latte artificiale, che può essere quantificato in 1.080,00, oltre al rimborso delle spese mediche sostenute, pari ad 135,70. Dalle testimonianze emerge che anche A3 è rimasta particolarmente sconvolta dalla visione dell aggressione, dimostrando nel periodo successivo uno stato di ansia. Tale stato di ansia viene documentato anche dalle certificazioni mediche prodotte dalla parte attrice, in relazione alle quali non vi è una reale contestazione, se non con riferimento alle specifiche competenze tecniche del medico.

10 Sotto tale profilo, però, si ritiene che non fosse necessaria una particolare specializzazione per riscontrare i sintomi di uno stato di ansia, essendo possibile effettuare tale diagnosi anche per un medico generico. Va comunque evidenziato che nelle certificazioni non viene descritta una patologia che abbia inciso sul diritto alla salute lasciando postumi di carattere permanente. Viene descritta una situazione ansiosa, che si è risolta dopo 45 giorni. Non vi è stata pertanto una lesione permanente del diritto alla salute, ma una sua compressione temporanea, per di più in maniera parziale, posto che gli stessi testimoni riferiscono di una incidenza non totale sulla capacità di attendere alle funzioni quotidiane. Tenuto conto della durata della sintomatologia, e presupponendo che questa non abbia influito in misura superiore al 25% sulla capacità di attendere alle funzioni quotidiane, si ritiene equo quantificare tale danno in 1.270, oltre al costo della visita medica, pari ad 200. Non è stato contestato poi che il A1 abbia fatto curare il suo cane dal Dott. Y sostenendo spese per un importo complessivo di 57,50. Di tali danni deve rispondere l odierno convenuto, ai sensi dell art c.c., essendo stato dimostrato che è il padrone del cane che li ha causati, e non essendo stata fornita la prova del caso fortuito. In definitiva, pertanto, C deve essere condannato a risarcire il danno patrimoniale subito da A2, pari ad 1.080,00 per l acquisto del latte ed 137,50 per spese mediche, nonché il danno patito da A1, pari ad 57,50, e quello subito da A3, pari ad per danno biologico ed 200,00 per spese mediche. Le somme risarcite a titolo di danno non patrimoniale non debbono

11 essere rivalutate, perché relativa a voci di danno già determinate all attualità, ma ad esse vanno aggiunti gli interessi, dovuti a titolo di compensazione del mancato godimento nel tempo del controvalore monetario del danno subito; proprio la funzione compensativa di detti interessi ha indotto le Sezioni Unite della Corte di Cassazione (Cass. 1712/95) a ritenere che gli interessi, in adesione nota pronuncia della Suprema Corte (Cass. S.U ), si stabiliscono, al fine di compensare il lucro cessante da ritardato pagamento della somma liquidata e sulla base del notorio, nella misura legale sulla minor somma corrispondente a quella liquidata all attualità (ottenuta dividendo detta somma per il coeff. ISTAT relativo alla data del fatto ), via via annualmente rivalutata sulla base degli indici ISTAT dalla data del fatto a quella della sentenza, con esclusione degli interessi sugli interessi legali. La rivalutazione monetaria, oltre agli interessi, spetta invece sulle somme liquidate a titolo di danno emergente. Dalla data di pubblicazione della presente sentenza al saldo, poi, sono dovuti, secondo i principi generali, gli interessi legali sulla somma rivalutata. Alla soccombenza consegue la condanna del convenuto al pagamento delle spese di lite e di CTU. P.Q.M. Il Giudice, definitivamente pronunciando, ogni diversa domanda o eccezione assorbita, così statuisce: condanna C a risarcire il danno patrimoniale subito da A2, pari ad 1.217,50 per danno emergente, nonché il danno patito da A1, pari ad 57,50 per danno emergente, e quello subito da A3, pari ad 1.270

12 per danno biologico ed 200,00 per danno emergente, oltre a rivalutazione monetaria ed interessi in misura legale calcolati come in parte motiva; condanna C a rifondere agli attori le spese di lite, che liquida in per compensi di avvocato ed 188 per spese, oltre IVA e CAP; pone definitivamente a carico del medesimo convenuto le spese di CTU. Così deciso in Pisa, il 26/11/2013. IL GIUDICE Dott. Fabrizio Nicoletti

affermato alla giurisprudenza (tra le altre, Cass. 17 gennaio 2008, n. 858; Cass. 3 aprile 2003, n. 5136). In particolare, nel caso di specie, non vi

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