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1 Osservazioni sui Monumenti megalitici del Mediterraneo centro - occidentale Gli scavi condotti dal prof, Lilliu, Direttore della Missione archeologica italiana in Ispagna, all'isola di Maiorca nell'abitato a costruzioni megalitiche di Ses Paisses (Artà, ad oriente di Palma di Maiorca) (1), hanno contribuito, nei limiti imposti dai risultati di una sola prima. campagna, ad apportare non poche chiarificazioni riferibili sia alla cronologia di alcuni tipi di costruzioni megalitiche che alla struttura ed ai sistemi seguiti per innalzarle. L'esame diretto di alcuni talaiots isolati di Maiorca impone di formulare alcune osservazioni sul tipo di colonna di queste costruzioni, da porsi in relazione ai pilastri di sostegno dei dolmens pugliesi e maltesi. Tale esame preliminare non impedisce, naturalmente, che ulteriori precisazioni si verranno ad aggiungere a quelle già note. A parte i problemi di archeologia maiorchina ed iberica, passo a descrivere in sintesi gli elementi strutturali dei talaiots che presentano simiglianze con quelli dei dolmens in Terra d'otranto in particolare. Fig. 1 - Talaiot di Sa' Canova a pianta rotonda. Il talaiot nel più dei casi è una torre tronco conica o pi ramidale, a seconda della sua pianta rotonda o quadrata (fig. 1), elle s'innalza con siste- (1) La prima campagna di scavi è stata effettuata - maggio Le singole. costruzioni megalitiche, affini ai nuraghi, vengono denominate col termine «talaiot»; ed io le indicherò con tale termine, che non porrò tra virgolette perchè, d'uso corrente nell'archeologia halearica LA ZAGAGLIA Provincia di Lecce - Mediateca - Progetto EDIESSE (Emeroteca Digitale Salentina) a cura di IMAGO - Lecce

2 ma che grosso modo si può definire ad aggetto. Sulla chiave di volta non si può dire nulla di certo; forse la presenza della colonna in uno di quelli a pianta rotonda (talaiot di Sa' Canova, in tenimento di Artà) farebbe pensare alla chiusura con lastre calcaree poggiate con le estremità l'una sull'orlo interno della muratura e l'altra sulla colonna. Quest'ultimo sistema non è nuovo nelle costruzioni megalitiche di Maiorca stessa, cioè nelle cosiddette navetas, che con pianta naviforme presentano talune la copertura a serie di lastre calcaree; ma non è neanche nuovo fuori dell'isola, perchè si riscontra nei corridoi coperti (dromos) di accesso alle tombe a falsa cupola andaluse (1) Fig. 2 - Parte terminale della colonna centrale del talaiot di Sa' Canova. e, nel Mediterraneo, nelle costruzioni di Hal Tarxien (Malta) (2). Questo sistema è, d'altronde, legato alla natura del suolo, il cui calcare secondario, sia a Maiorca, Andalusia, Malta che in Puglia si dispone frequentemente a lastroni: disposizione che ne favorisce lo sfaldamento e l'utilizzazione edilizia. Anche la colonna centrale del talaiot (Figg. 2 e 3) è, pertanto, innalzata con blocchi calcarei, le cui dimensioni si aggirano intorno a cm. 60 (lungh.) xm. 1,20 (largh.) m. 1; perciò sovrapponibili e, per il loro peso, costituenti una unità di forze per cui la colonna è come se fosse costituita da un solo blocco. Il monolitismo della colonna per le popolazioni dei paesi calcarei non è stato realizzabile per via della natura stessa della pietra, che, sensibile all'azione idrica, si fessura facilmente e non consente l'estrazione di monoblocchi di dimensioni adatte per una colonna monolitica. Perciò, come nel talaiot di Sa' Canova, la colonna è costituita da più blocchi. Essa è, inoltre, a rastremazione verso il basso; quindi, non sono ignoti alle genti che innalzarono i talaiots i principi dell'architettura dei palazzi Minoici di Creta, dove la rastremazione verso il basso è ben nota. I principi (1) DECHELETTE, Manuel, I, fig. 137, 142, ecc.. (2) UGOLINI, Malta, Roma, CESCHI, Architettura dei templi megalitici di Malta, Roma 1939, fig Provincia di Lecce - Mediateca - Progetto EDIESSE (Emeroteca Digitale Salentina) a cura di IMAGO - Lecce

3 che regolano la colonna, che si può ben dire plurilitica, non sono ignoti neanche ai costruttori dei dolmens. Alcuni dolmens di Malta, recentemente esplorati dall'evans (1) si presentano con il lastrone di copertura poggiato su tre pilastri plurilitici formati, cioè, di pietre sovrapposte. La cultura di questi dolrnens maltesi è attribuita dall'evans alla civiltà del Bronzo Medio, ad una cultura, cioè, che cronologicamente corrisponde a quella siciliana di Castelluccio (2), a sua volta ricollegabile per simiglianza di manifestazioni all'elladico, Cicladico e Minoico Medio dei Paesi Egei, cioè tra il a. Cr. Anche in Terra d'otranto è seguito lo stesso sistema, come per esempio al dolmen «Scusi» presso Miner vino di Lecce (3), e non starò a citare altri esempi, per i quali rinvio sempre al citato Inventario del Palumbo. I dolmens a pilastri plurilitici trovano riscontro in quelli uguali della Algeria, molti dei quali furono riutilizzati in epoca romana (4). A parte questi richiami pertinenti esclusivamente alla struttura del pilastro, bisogna concentrare l'attenzione sul dato sicuro emerso dagli scavi dell'evans a Malta. La cella del dolmen di Wied Znuber, conteneva resti di ceramica del tipo che, secondo la classificazione tipologica dell'evans stesso, appartiene al Periodo IIa, cioè della fase culturale del cimitero a cremazione di Hal Tarxien. Da un punto di vista architettonico le rassomiglianze strutturali tra i dolmens maltesi a pilastro e quelli di Terra d'otranto sono inequivocabili. Alla base dell'identico concetto costruttivo è sempre la natura della roccia calcarea, che non offre costantemente monoliti per pilastri ortostatici, o meno: la roc cia calcarea costituisce, infatti, l'ossatura geologica del Salento, di Malta, delle Baleari e dell'algeria. Anche a Maiorca si hanno, accanto ai monumenti talaiotici a colonna plurilitica, dolmens a pilastri plurilitici (5). Per quanto riguarda il tumulo sovrapposto, è prematuro dire se soltanto i dolmens con pilastri plurilitici avessero il tumulo: per convincersene bisognerebbe compiere una dettagliata rigognizione su questi monumenti, dei quali, pur estendendosi per tutta l'eurasia temperata, interessano quelli dell'area Mediterranea. Perciò, per la tecnica della colonna plurilitica valgono per ora i confronti dell'area Mediterranea centro - occidentale, perchè l'architettura preclassica dell'egeo, se si eccettua il generale carattere di rastremazione in basso della colonna cui si collega quello stesso della colonna plurilitica dei talaiots balearici (6), non ne ha di persuasivi. (1) EVANS J., The «Dolmens» of Malta and the Origin, ecc., in «Proc. Prehist. Soc. for 1956», vol. XXII, paper N. 6 (estratto). (2) Id., The «Dolniens», cit.. (3) PALUMBO G., Inventario dei dolmen di Terra d'otranto, in «Hiv. se. preist.»,. vol. XII, fasc. 1-4, 1956, dove sono pubblicati numerosi dolmens con pilastro plurilitico. (4) GSELL, Monuments de l'algerie, I, Paris, 1901, iigg. 5 e 6, pl. II. BALOU T., Algérie préhistorigne, Paris. 1958, p (5) MASCARO PASARIUS J., Els monunients de Pilla de Minorca, Barcellona 1958, fig. 11 e pag. 47 ss. (6) Fu notato dal MARTINEZ SANTA. OLALIA.1., El origen de la coluntna de tipo, mediterraneo, Ci udadela (Menorea), Provincia di Lecce - Media teca - Progetto EDIESSE (Emeroteca Digitale Salentina) a cura di IMAGO - Lecce

4 I materiali vascolari del dolmen maltese consentono di indiziare la cronologia dei dolmens a pilastro plurililico di Puglia e anche della colonna plurilitica talaiotica. L'Evans notò che la ceramica del cimitero a cremazione di Hal Tarxien presenta strette somiglianze con quella rinvenuta a Capo Graziano (Sicilia), la cui cultura si svolge all'incirca tra il 1900 ed il 15M a. C. con la sua massima fioritura coincidente grosso modo con il Medio Elladico e le prime fasi del Tardo Elladico in Grecia. A Capo Graziano non abbiamo nè monumenti megalitici, nè rito funerario della cremazione. Ma abbiamo un frammento osseo decorato sulla parte convessa a globuli, e ceramiche con decorazione antropomorfica: due elementi che ricollegano la cultura di Hal Tarxien con le civiltà dell'area Egeo - anatolica ed Elladica. Fig. 3 - La stessa colonna ed, in fondo, l'accesso (visto dall'interno) alla camera del talaiot di Sa' Canova. I frammenti vascolari a decorazione antropomorfica sono identici per trattamento degli occhi a quelli di Boghazketiy, di Tekekòy, di Alaca Hoytik (1). Sono datati il primo a tempi anteriori al 1500 a. Cr., il secondo tra il a. Cr., il terzo tra il a. Cr.. La moda di decorare antropomorficamente i vasi dura, dunque, in Anatolia fino al 1900 a. Cr. ed anche dopo, giusl a quanto osservai altrove. La cultura del cimitero di Hal Tarxien ed il materiale del dolmen a pilastro plurilitico di Wied Znuber può, perciò, essere incluso tra i termini cronologici del a. Cr.'. Tale cronologia si accorda anche con la datazione della comparsa della cremazione a.boghazketly, che il. Bittel (2) ritiene poco più antica del XVIII XVII sec. (1) Si v. per tutti il mio scritto Protostoria mediterranea ecc., in «Rendiconti morali dei lincei», vol. XIII, (2) ln «Mitt. Orient. Gesell.», Nr. 86, 1952, p Provincia di Lecce - Mediateca - Progetto EDIESSE (Emeroteca Digitale Salentina) a cura di IMAGO - Lecce

5 a. Cr.. I due dolmens di Malta, dove l'assenza di ossa umane, secondo l'evans, darebbe indicazioni per pensare ad una cremazione di -cui non si sono trovati resti perchè il deposito fu disturbato al tempo stesso del popolo erematore di Tarxien, possono essere attribuiti ad una fase compresa tra il a. Cr.. Ma più che la data della prima comparsa della cremazione nel Mediterraneo centrale, la quale, comunque, si ripercuote su quella del Mediterraneo occidentale e connessi monumenti, qui interessa osservare che l'uso del pilastro plurilitico nell'architettura megalitica del Mediterraneo centrale ed occidentale era conosciuto in questo momento di trapasso che io non sono alieno dal restringere tra il 1900 ed il a. Cr.. In. conclusione il sistema della colonna plurilitica dei talaiots ed il consimile pilastro dei dolmens delle Baleari, di. Malta e di Terra d'otranto, legato alla natura calcarea del suolo, andava in uso tra il XIX ed il XVIII sec. a. Cr.. FRANCO BIA NCOFIORE 53' Provincia di Lecce - Mediateca - Progetto EDIESSE (Emeroteca Digitale Salentina) a cura di IMAGO - Lecce

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