PROGRESSO E PASSATO Nuovi dati sul Cremonese in età antica dagli scavi del metanodotto Snam Cremona-Sergnano

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1 Archeologia preventiva e valorizzazione del territorio 4. PROGRESSO E PASSATO Nuovi dati sul Cremonese in età antica dagli scavi del metanodotto Snam Cremona-Sergnano

2 Archeologia preventiva e valorizzazione del territorio 4. PROGRESSO E PASSATO Nuovi dati sul Cremonese in età antica dagli scavi del metanodotto Snam Cremona-Sergnano a cura di Nicoletta Cecchini

3 Soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia PROGRESSO E PASSATO NUOVI DATI SUL CREMONESE IN ETÀ ANTICA DAGLI SCAVI DEL METANODOTTO SNAM CREMONA-SERGNANO Museo Civico Ala Ponzone, Cremona 25 gennaio-31 maggio 2014 Progetto scientifico Nicoletta Cecchini (Soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia) Scavo Direzione: Lynn Arslan Pitcher per la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia RA.GA. S.r.l., Como (Direttore tecnico: Paul Blockley; coordinamento: Gianluca Mete; responsabili di cantiere: Bianca Balducci, Pablo Clemente, Gabriele Manfroni, Archidio Mariani; operatori: Elena Baiguera, Fabio Baldo, Silvia Barlassina, Ivan Bonardi, Samuele Brugnoli, Marco Capardoni, Javier Celma, Adriana Coelho, Enrica Defendenti, Henry Ekow, Antonella Frezzetti, Alessandra Garao, Sara Galletti, Hanna Kazachenka, Gabriele Mainardi, Vera Marzullo, Diego Mosca, Fausto Occhipinti, Caterina Pelazza, Giordana Ridolfi, Antonio Rossi, Fabio Rossi, Antonio Russo, Vittoria Sardo, Laura Scolari, Maria Rosaria Soria, Paolo Torre Restauri Florence Caillaud, Bologna Annalisa Gasparetto (Soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia) Fotografie dei reperti Luciano Caldera, Luigi Monopoli (Soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia) Paolo Andreatta (fotografie macro e al microscopio digitale con telecamera dei palchi di cervo) Fotografie di scavo Paul Blockley (RA.GA. S.r.l.) Testi Paolo Andreatta, Lynn Arslan Pitcher, Marco Baioni, Paul Blockley, Ivan Bonardi, Florence Caillaud, Nicoletta Cecchini, Silvia Di Martino, Annalisa Gasparetto, Fiorenza Gulino, Cristina Longhi, Claudia Mangani, Anny Mattucci, Gianluca Mete, Flavio Redolfi Riva, Giordana Ridolfi, Marina Volonté, Diego Voltolini Planimetrie e disegni ricostruttivi Paul Blockley, Ivan Bonardi Disegni dei reperti Marco Baioni, Claudia Mangani, Flavio Redolfi Riva, Giordana Ridolfi, Diego Voltolini Allestimento e catalogo a cura di Edizioni Et, Milano Si ringraziano: Ivana Iotta (Direttore del Sistema Museale della Città di Cremona), Marina Volonté (Conservatore del Museo Archeologico), per l ospitalità offerta alla mostra Rosanina Invernizzi, responsabile Ufficio Mostre (Soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia) Snam Rete Gas, per la preziosa collaborazione e il supporto offerto alla realizzazione della mostra e di questo libro In copertina: lo scavo della pista del metandotto nel sito di Pozzaglio, con l affioramento delle murature di una villa di età romana e i vasi deposti come rito di fondazione presso la villa romana di Sergnano ISBN Realizzazione editoriale Edizioni Et, Milano, 2014

4 Con questo volume si arricchisce ulteriormente la collana dedicata all archeologia preventiva voluta da Raffaella Poggiani Keller per illustrare l impegno della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia nella salvaguardia del patrimonio archeologico in relazione alle grandi opere di rete. In questo caso, seguendo il territorio bresciano e il milanese, il protagonista è il territorio cremonese zona tradizionalmente a vocazione rurale, oggi in corso di profonda trasformazione per il passaggio di reti stradali, ferroviarie e gasdotti. La parola chiave per interpretare l esperienza presentata in questo volume, uno scavo collegato alla costruzione di un tratto di metanodotto tra Cremona e Sergnano, comune ubicato nella zona settentrionale della provincia, è stata collaborazione. La proficua collaborazione tra la società realizzatrice dell opera (Snam Rete Gas), le Istituzioni (il Museo Civico Ala Ponzone di Cremona, che ospita la mostra) e la Soprintendenza, ha infatti permesso non solo di portare a compimento in modo ottimale le indagini archeologiche, ma anche di presentare all attenzione del pubblico in tempi brevi i risultati delle ricerche, così come la collaborazione tra specialisti di diverse professionalità ha consentito di comprendere compiutamente e preservare quanto restituito dal terreno. È stato così possibile aggiungere nuovi elementi alla conoscenza del Cremonese nelle diverse epoche, mantenendo vivo il contatto con il passato per interpretare con maggiore consapevolezza i passi compiuti e programmare i percorsi futuri legati all avanzare del progresso. La mostra Progresso e Passato costituisce un nuovo significativo momento della collaborazione del Museo Archeologico con la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia. La sinergia tra l ente di tutela e il museo civico del territorio si conferma per quest ultimo di vitale importanza, consentendo il continuo aggiornamento degli allestimenti e delle proposte di fruizione, alla luce di quanto via via emerge dall attività di ricerca sul campo. Il migliore esempio è lo stesso allestimento del museo nella chiesa sconsacrata di San Lorenzo, che ha potuto giovarsi dei reperti rinvenuti nei recenti scavi di piazza Marconi. Il tema della mostra, ospitata negli spazi del Museo Civico Ala Ponzone, è particolarmente rilevante per la valorizzazione del territorio: gli scavi preventivi alla realizzazione del tratto di metanodotto Cremona-Sergnano, al di là della necessaria azione di tutela, hanno costituito infatti un importante occasione di conoscenza storica, per un arco cronologico che dalla preistoria giunge fino all alto medioevo. A pochi mesi dalla conclusione delle ricerche, tale patrimonio, grazie anche alla sensibilità di Snam Rete Gas, viene ora reso disponibile al pubblico attraverso l esposizione museale dei reperti corredata da questo catalogo, che ne costituisce l efficace strumento di divulgazione. Irene Nicoletta De Bona Assessore alle Politiche culturali e al Turismo del Comune di Cremona Caterina Bon Valsassina Direttore Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Lombardia

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6 Negli oltre 70 anni di storia della nostra azienda, abbiamo sempre coniugato gli obiettivi d impresa con un profondo senso di responsabilità verso le comunità e i territori in cui operiamo, nella consapevolezza dell importanza di aver sempre presenti i riflessi sociali, economici e ambientali delle nostre attività. Una convinzione che discende da un modello di business fortemente integrato con le esigenze del territorio. Interpretare responsabilmente l approccio con il territorio e i suoi stakeholder rappresenta anche una chiave per migliorare l efficienza dei processi di business e per il raggiungimento degli obiettivi aziendali. Nello sviluppo delle infrastrutture il nostro approccio ha sempre conciliato crescita economica e tutela dell ambiente. Principi che Snam Rete Gas ha saputo rendere concreti sviluppando best practice riconosciute anche a livello internazionale per ognuna delle fasi di lavoro: dalla progettazione ai monitoraggi ambientali, geomorfologici e vegetazionali ante e post operam, dalla realizzazione dell infrastruttura all attività di ripristino degli ecosistemi conseguente alla posa dei metanodotti e alla costruzione degli impianti di compressione. La realizzazione di oltre km di rete su un orografia complessa ed un territorio così ricco di storia come quello italiano, ci ha impegnato a sviluppare un attenzione profonda a tutela dei patrimoni della nostra penisola; ovunque la nostra attività ci ha portato naturalmente ad incontrare le antiche vestigia ed il nostro impegno è stato quello di conservare la memoria. Da sempre un attenzione speciale viene rivolta alla salvaguardia del patrimonio archeologico cui sempre più intensamente vengono indirizzati l impegno e le competenze di Snam Rete Gas. Il nostro obiettivo è quello di non disperdere le tracce di una memoria tangibile della storia del nostro Paese che affiora nel corso dei nostri lavori e di cui questo volume è un accurata testimonianza. Anche nel caso dei lavori di realizzazione del metanodotto Cremona-Sergnano, la scelta di affidarsi a team formati dai migliori specialisti, ha rappresentato il valore aggiunto che ha consentito di salvaguardare i ritrovamenti e di impedirne la dispersione. Siamo pertanto molto lieti di aver contribuito alla realizzazione di questo libro, che dimostra l efficace e proficua cooperazione con la Soprintendenza per i Beni Archelogici della Lombardia e con il territorio, che ha consentito di ricostruire momenti e testimonianze della storia dell antica comunità cremonese. Luca Schieppati Direttore Generale Operations Snam Rete Gas Il tracciato del metanodotto e il posizionamento dei siti archeologici individuati.

7 Panoramica della villa di Sergnano in corso di scavo.

8 SOMMARIO Nicoletta Cecchini La tutela archeologica e le grandi opere di rete: metodologia e risultati di una proficua p. 9 collaborazione Lynn Arslan Pitcher, Paul Blockley Lo scavo archeologico lungo il metanodotto Cremona-Sergnano p. 10 Marco Baioni, Fiorenza Gulino, Cristina Longhi, Claudia Mangani, Flavio Redolfi Riva I siti del Neolitico, dell età del Bronzo e della prima età del Ferro p. 14 Anny Mattucci Studio antropologico delle cremazioni p. 21 Paolo Andreatta, Silvia Di Martino I palchi di cervo di Ricengo p. 25 Gianluca Mete, Diego Voltolini La seconda età del Ferro: la tomba celtica di Romanengo p. 27 Florence Caillaud, Annalisa Gasparetto Note sugli interventi di restauro: due contesti di particolare fragilità p. 33 Ivan Bonardi L assetto territoriale in età romana e le evidenze centuriali p. 37 Gianluca Mete, Giordana Ridolfi Gli insediamenti rurali di età romana p. 39 Marina Volonté La frequentazione in età tardoantica p. 55 Gianluca Mete Impianti produttivi di epoca post-medioevale (XVI-XIX secolo) p. 58 Lynn Arslan Pitcher Il popolamento del territorio cremonese in età antica p. 61

9 Lo scavo della pista del metandotto nel sito di Pozzaglio, con l affioramento delle murature relative ad una villa di età romana. 8

10 Nicoletta Cecchini La tutela archeologica e le grandi opere di rete: metodologia e risultati di una proficua collaborazione Il progetto della mostra Progresso e Passato è nato principalmente alla luce delle istanze degli abitanti di una provincia sempre più interessata dal passaggio di grandi opere di rete, preoccupati dalle modificazioni irreversibili subite dal territorio e dalla possibile perdita di porzioni della propria storia. È sembrato pertanto utile anche per il Cremonese, come già mostrato per altri casi lombardi precedentemente trattati all interno della medesima collana, far comprendere come le esperienze e i dibattiti che hanno interessato il mondo dell archeologia negli ultimi anni siano riusciti a produrre un sistema di tutela, quello dell archeologia preventiva, che ha permesso di salvaguardare le tracce del passato, pur rispettando le esigenze di velocità e programmazione di questi immensi cantieri di costruzione, simboli del progresso. Infatti è ormai disposto dalla legge che all interno della progettazione di opere pubbliche sia previsto il finanziamento di ricerche preliminari aventi per oggetto il rischio archeologico degli appezzamenti attraversati dalla costruzione, comprendenti censimenti bibliografici dei rinvenimenti del passato, prospezioni nel terreno con georadar e magnetometro e saggi di scavo. In questo modo è possibile iniziare a individuare i punti che hanno maggiore possibilità di restituire tracce di frequentazione antica e procedere a uno scavo stratigrafico in estensione mirato o programmare modifiche del progetto per la salvaguardia dei resti. Oltre alle indagini esaustive delle zone a rischio è assicurato il controllo dell intero tracciato, lungo il quale tutte le operazioni di scavo vengono effettuate alla presenza di archeologi, pronti a cogliere i segni della presenza di resti antichi e a documentarli. Questa minuziosa assistenza è realizzata in collaborazione con gli Enti e le ditte che procedono alla costruzione e permette di registrare anche gli indizi più labili lasciati dagli antichi abitanti di queste regioni. Quanto detto finora diventa tangibile nell esposizione che viene presentata presso il Museo Civico Ala Ponzone di Cremona, con la quale si intende mostrare al pubblico un piccolo gruppo di reperti provenienti dagli scavi effettuati tra il 2010 e il 2011 in occasione della realizzazione di un tratto di metanodotto Snam compreso tra Cremona e Sergnano. Gli scavi sono stati diretti per la Soprintendenza dei Beni Archeologici della Lombardia da Lynn Arslan Pitcher, funzionario che per più di trent anni si è dedicata con passione alla tutela del Cremonese, che è autrice del contributo conclusivo di sintesi e di quello iniziale insieme a Paul Blockley della ditta RA.GA. srl. che ha eseguito le indagini. Il caso del metanodotto in questione appare emblematico per i risultati forniti, che offrono uno spaccato diacronico del popolamento del territorio, estendendosi, come è tipico di questo genere di indagini, nello spazio e nel tempo: infatti lungo un tracciato di poco più di 70 km sono stati portati alla luce ben 66 siti, con una cronologia compresa tra l età neolitica e i giorni nostri. Nell allestimento si è cercato di rendere percepibile il progredire del tempo, esponendo materiali da alcuni contesti significativi pertinenti alle diverse epoche: si parte dagli oggetti in pietra lavorata e dai frammenti ceramici recuperati da un pozzetto neolitico ritrovato nel comune di Romanengo per arrivare agli impianti destinati alla produzione di laterizi, diffusi massicciamente a partire dall epoca rinascimentale e collegabili alla costruzione di chiese e cascine che costellano la campagna cremonese. Inoltre si è inteso sottolineare come le attività di tutela e conservazione non si esauriscano con la fine dello scavo archeologico: una complessa serie di operazioni che coinvolgono le professionalità più diverse sono necessarie per comprendere e salvaguardare i risultati delle indagini archeologiche. Infatti il lavoro degli archeologi che hanno raccolto i reperti e i dati sul campo è stato approfondito da un gruppo di studio, formato da specialisti delle diverse epoche e discipline, che spinti esclusivamente dalla passione, hanno reso possibile la piena comprensione dei diversi contesti, elaborando i testi che compongono il catalogo. La fragilità delle testimonianze del passato richiede inoltre che si continui a curarle anche una volta prelevate dal terreno, con l opera di restauratori, in grado di assicurarne la migliore conservazione: sono stati oggetto di interventi di consolidamento e ricostruzione particolarmente delicati i palchi di cervo ritrovati in una fossa della seconda età del Ferro e il corredo metallico che accompagnava la sepoltura di un guerriero celtico del III secolo a.c. La mostra, promossa dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia, è realizzata in collaborazione con il Museo Civico Ala Ponzone di Cremona, grazie al contributo della Snam Rete Gas, che ha finanziato, oltre agli scavi, l allestimento della mostra, il restauro di alcuni reperti e il catalogo. A tutti quelli che hanno reso possibili questi risultati va il mio più vivo ringraziamento. 9

11 Tav. 1. Il tracciato del metanodotto e l ubicazione dei siti individuati. Fig. 1. La bonifica bellica profonda. Fig. 2. L ampliamento delle indagini presso una delle anomalie riscontrate. 10

12 Lynn Arslan Pitcher, Paul Blockley Lo scavo archeologico lungo il metanodotto Cremona-Sergnano L archeologia italiana, con l'introduzione delle tecniche di scavo stratigrafico e il nuovo approccio politico-culturale, definito archeologia preventiva, è cambiata radicalmente negli ultimi trent anni e di questo è testimone la grande opera del metanodotto Cremona-Sergnano. La lunghezza complessiva dell opera era di circa 70 km, per una larghezza media della pista di 30 m sul tronco principale e di 20 m sugli allacciamenti laterali, per un area complessiva di scotico, comprese le piazzole, di oltre mq. La costante e attenta sorveglianza archeologica ha permesso di individuare complessivamente 66 siti archeologici (in media un sito per ogni km del tracciato) di cui 6 con resti di età preistorica/protostorica (dal 5000 al 200 a.c.), 42 siti di età romana (II secolo a.c.-v secolo d.c.), 18 con resti post-medioevali. I siti archeologici, di tutte le epoche, erano mediamente a 40 cm sotto il piano attuale. Solo in un caso è stato ritrovato un sito preistorico (Sito 51, San Felice) a una profondità di 3,50 m sotto una stratigrafia alluvionale. Per seguire i vari lavori di sminamento, scotico, scavo archeologico, scavo per la posa del tubo, prospezione geofisica, ove necessaria, e tutti i processi di post-scavo, è stata impiegata una squadra di 35 archeologi. I lavori di assistenza archeologica hanno avuto inizio il 16 febbraio 2010 e si sono conclusi nell arco di 18 mesi, il 31 luglio 2011, per un totale di ore lavorative. Come si evince dai dati sopra esposti, questa grande opera pubblica era molto complessa per le dimensioni considerevoli, per la quantità e diversità delle professionalità coinvolte, per la logistica, per la situazione climatica e dell ambiente di lavoro. Il successo finale può essere imputato ad un modo di condividere tutti i problemi, trovando in tempi brevi soluzioni ottimali. L esito positivo è il risultato di una filosofia dell agire che ritiene di importanza fondamentale un rapporto interpersonale basato sulla fiducia, la stima e la tolleranza reciproca... e così è stato 1. Lynn Arslan Pitcher (1) Vorrei ringraziare personalmente gli attori principali di questa operazione che vede la sua conclusione nella mostra e nella pubblicazione presentate: Snam Rete Gas (M. Montecchiari, M. Bartolucci, E. Serafini), Technip Direzione di cantiere (A. Florio, G. Esposito), Max Streicher Spa. (A. Farina, F. Bonici, M. Cavalli, O. Pastorello), RA.GA Srl (P. Blockley). Il tracciato e la metodologia archeologica Il metanodotto Cremona-Sergnano DN 1200 (48 ), ha attraversato in senso N-W/S-E la zona settentrionale della Pianura Padana delimitata a N dal fiume Oglio e a S dal Po e dall Adda (tav. 1): partendo a E di Cremona, dalla zona dell antica Via Postumia, questo tratto di condotta devia verso O in prossimità di Olmeneta, corre a S del fiume Oglio, si dirige a N-O, incrocia il fiume Serio per terminare a Sergnano. Così ha attraversato 17 comuni, tutti nella provincia di Cremona: Cremona, Persico d Osimo, Pozzaglio ed Uniti, Olmeneta, Corte de Cortesi con Cignone, Casalbuttano ed Uniti, Robecco d Oglio, Casalmorano, Azzanello, Genivolta, Cumignano sul Naviglio, Trigolo, Salvirola, Romanengo, Offanengo, Ricengo, Pianengo e Sergnano. Il lavoro di scavo sul campo, successivo alle indagini di archeologia preventiva 2, ha visto come primo passo l assistenza archeologica alle attività di sminamento, essenziale per l individuazione di alcuni siti archeologici: infatti molte delle anomalie riscontrate durante questo intervento si sono rivelate di natura archeologica. Lo sminamento ha avuto inizio con la ricerca di anomalie in superficie, seguito dalla bonifica in profondità: con la trivella montata su un escavatore, la squadra di sminatori ha praticato una serie di fori a maglia regolare, fino a raggiungere la profondità di 3,50 m (fig. 1). Il terreno fuoruscito dai fori è stato esaminato dall archeologo per identificare materiale d interesse archeologico. Dopo questa fase, gli sminatori hanno ispezionato i fori con il magnetometro. Ogni anomalia profonda localizzata è stata indagata mediante saggi di 3 x 3 m (fig. 2). Durante queste operazioni sono stati individuati circa il 20% dei siti archeologici (13 siti): nei punti in cui sono state riscontrate anomalie d interesse archeologico, si è potuto salvaguardare i resti mettendoli in planimetria e nelle schede in modo da poter programmare i successivi lavori di scavo e documentazione archeologica. Ricevuto il collaudo del Genio Civile per lo sminamento delle prime aree, gli addetti ai lavori hanno dato inizio all apertura della pista con lo scotico, cioè la rimozione dello strato di humus più superficiale, tramite escavatori muniti di benna liscia, che rende più facile visualizzare durante lo scavo le presenze archeologiche. (2) Il lavoro di archeologia preventiva è stato svolto dalla dott.ssa Ilenia Malavasi della ditta GEA di Parma. 11

13 Fig. 3. Resti di una fornace individuati e recintati in fase di scotico nel Sito 2 (Trigolo). Fig. 4. Un archeologo scopre alcuni muri romani con l ausilio del mezzo meccanico. Fig. 5. Le prospezioni con magnetometro presso il Sito 22. Gli archeologi in questa fase avevano il compito di analizzare attentamente ogni metro quadrato di terreno e, attraverso la presenza di reperti, le differenze di colorazione del suolo e le variazioni della compattezza del terreno, di individuare e circoscrivere i diversi siti archeologici (fig. 3). Man mano che le evidenze venivano identificate, per tutelarle, venivano recintate, posizionate in planimetria col sistema GPS e segnalate alla direzione dei lavori per la programmazione dello scavo sistematico. In questo modo, mentre le operazioni di sminamento e scotico erano ancora in corso, è stato possibile dare inizio allo scavo sistematico dei primi siti archeologici scoperti. Le indagini archeologiche in estensione sono state effettuate in modo celere per non bloccare o rallentare i lavori sul metanodotto; per fare ciò, sono state utilizzate alcune tecniche e tecnologie avanzate che hanno permesso di velocizzare le ricerche senza danno per il rigore scientifico, secondo quanto richiesto dal Direttore Scientifico della Soprintendenza, Lynn Arslan Pitcher. Dove possibile allo scavo archeologico manuale, con piccone, badile, cazzuola e spazzolino, è stato affiancato l uso, sotto stretta sorveglianza archeologica, di mezzi meccanici forniti dal committente (fig. 4). Per il lavoro di documentazione grafica sul campo è stato utilizzato un sistema di rilievo completamente computerizzato, con GPS, stazione totale, fotogrammetria digitale ad alta risoluzione per la documentazione di aree complesse/dettagliate. I disegni sono stati realizzati in collegamento con le numerose basi stabilite dai topografi incaricati dalla Snam Rete Gas, in relazione con i mappali regionali. Una delle novità tecnologiche utilizzate è stata la prospezione geofisica mediante gradiometro ad altissima risoluzione (fig. 5), utilizzato per poter individuare l estensione della grande villa romana, localizzata sul tracciato del metanodotto a Sergnano (Sito 22). La ricerca è stata effettuata su una superficie di circa 15 ettari nell area destinata alla costruzione delle centrali di stoccaggio gas. Per le prospezioni sono stati utilizzati due magnetometri: un fluxgate gradiometro Geoscan FM36, per le aree interessate dalla villa romana ed un gradiometro Bartington 601-2, per le aree più estese. Entrambi gli strumenti sono stati sviluppati specificamente per indagini di tipo archeologico, come pure i software utilizzati in fase di post ricerca. È stato cosi identificato il limite E della villa che è stato sottoposto a vincolo archeologico, permettendo così una pianificazione in grande anticipo dei lavori successivi (tav. 2). Infine è interessante notare che la sorveglianza archeologica è stata svolta anche nel corso dell ultima fase di esecuzione dei lavori, lo scavo della trincea per la posa del 12

14 Tav. 2. Risultati e interpretazione delle prospezioni geofisiche alla villa romana di Sergnano. metanodotto (fig. 6), durante la quale il mezzo meccanico ha scavato solo lungo l asse centrale del tracciato, per una profondità di 2,60 m e una larghezza massima di 6 m. In questa fase non sono emerse tracce di resti archeologici, confermando la validità dei sistemi di individuazione impiegati nelle fasi di assistenza allo sminamento e allo scotico. Contemporaneamente alle indagini di scavo sul campo i materiali archeologici mobili sono stati lavati, siglati e catalogati in un magazzino messo a disposizione dalla Direzione dei Lavori: è stato inoltre condotto lo studio preliminare delle associazioni e dei reperti ceramici ancora durante le operazione in campagna in modo da definire in breve tempo la cronologia dei depositi archeologici rinvenuti. Durante questa fase del lavoro sono anche stati enucleati quegli oggetti che necessitavano un pronto intervento conservativo e, in un secondo momento, sono stati scelti quei materiali frammentari che potevano essere ricomposti per una più facile comprensione da parte dei visitatori di una mostra o nella prospettiva di un esposizione museale. Inoltre la documentazione cartacea è stata immediatamente inserita nel database on line di gestione dei dati di scavo Tacito, sviluppato sotto la direzione della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia per il territorio cremonese. Come risultato, sono stati scavati e documentati complessivamente 66 siti archeologici (tav. 1), per comprendere i quali sono state consegnate relazioni di sintesi, studi sui materiali, 2900 schede di U.S. (la documentazione base dello scavo che descrive e analizza ogni evidenza archeologica, Unità Stratigrafica), foto digitali, 12 rilievi topografici generali e 140 rilievi di dettaglio. Paul Blockley Fig. 6. L ultima fase: lavori di posa del condotto del metanodotto. 13

15 Marco Baioni, Fiorenza Gulino, Cristina Longhi, Claudia Mangani, Flavio Redolfi Riva I siti del Neolitico, dell età del Bronzo e della prima età del Ferro Lungo il percorso dei lavori del metanodotto sono stati intercettati quattro siti che hanno rivelato consistenti fasi di età pre-protostorica. Si tratta di aree con strutture archeologiche di differente cronologia e diversa natura, spesso disomogenee sia per dimensioni che per caratteristiche strutturali. In questa sede non ci è stato possibile fornire per ogni sito un analisi accurata di tutte le fasi di frequentazione evidenziate dagli scavi. Si è dunque scelto di presentare un campione esemplificativo delle fasi cronologiche e delle tipologie strutturali rinvenute in modo da tratteggiare un quadro d insieme che mostri la ricchezza di un territorio che ha ancora molto da offrire per la ricerca archeologica 1. Area a Nord del cimitero di Salvirola - Comune di Romanengo (Sito 60) (1) I siti in questione sono stati denominati nel modo seguente e verranno trattati in questo ordine per un motivo esclusivamente cronologico: area a nord del cimitero di Salvirola - Comune di Romanengo (Sito 60); area ad est della località San Felice - Comune di Cremona (Sito 51); area presso la Cascina Colombarazza - Comune di Cremona (Sito 54); area ad Ovest dello stabilimento Villa-Bonaldi - Comune di Ricengo (Sito 27). Altri due siti (16 e 30) sono ancora in corso di studio. (2) Cfr. METE, VOLTOLINI infra. Questo sito, posto in comune di Romanengo, in un campo a N del cimitero del vicino centro di Salvirola, presenta due fasi di frequentazione di età pre-protostorica ben distinte anche dal punto di vista areale. A S dell area d intervento, a circa 80 m a N dal cimitero, sono state rinvenute varie sottostrutture, costituite da buche e fosse di differente forma e profondità mentre nella zona più a N del sito è stata individuata una sepoltura di età protostorica che sarà trattata in un apposito capitolo a cui si rimanda 2. Tra le varie sottostrutture della zona meridionale è stata ritrovata, al di sotto del terreno agrario, una grande fossa, dal profilo ellittico: grazie ai materiali archeologici, raccolti nei livelli più profondi del terreno che la colmava, può essere datata tra la fine del Neolitico Antico e l inizio del Neolitico Medio cioè agli inizi del V millennio a.c. Poco si può dire sulla funzione originaria di questa struttura poiché i lavori agricoli, che nel corso dei secoli hanno trasformato profondamente l aspetto della Pianura Padana, hanno completamente asportato il suolo in cui essa era stata scavata e, dunque, ora appare isolata, privata dalle altre tracce lasciate dall attività umana che le si svolgeva attorno. Sono state rilevate alcune buche ad O, è difficile però definire se esse le siano contemporanee, giacché i reperti archeologici contenuti sono molto scarsi e poco significativi per una precisa definizione cronologica. Il fatto che non vi siano attorno o al suo interno tracce di buche nelle quali potevano alloggiare i pali di sostegno del tetto o delle pareti, induce a scartare l ipotesi che si tratti della porzione semi interrata del fondo di una capanna; piuttosto, per le sue dimensioni ampie, poteva trattarsi di una struttura accessoria, dedicata allo stoccaggio di riserve alimentari o allo svolgimento di attività connesse. Una prova a favore di questa interpretazione è l accumulo nella sua parte più meridionale di frustoli di carbone, frammenti ceramici e schegge e lame di selce. Queste strutture infossate sono state ritrovate numerose negli abitati neolitici di tutta Penisola e, di volta in volta, sono state riconosciute come tracce di differenti attività: silos, cave per ottenere l argilla per la realizzazione dei recipienti ceramici, veri e propri pozzi per l approvvigionamento idrico 3. La fossa in esame dovrebbe fare parte del primo gruppo sia in virtù della forma piuttosto regolare del fondo, che la esclude dalle fosse-cava, sia per la scarsa profondità che non la rende idonea per avere la funzione di un pozzo. Come già accennato, i materiali raccolti nel terreno di riempimento hanno consentito di datare la struttura: la presenza di un orlo con tacche, di porzioni di decorazioni incise a chevrons e a reticolo e a triangoli excisi, di frammenti di fondi a tacco (fig. 1) rimandano all ambito culturale di una fase arcaica dei Vasi a Bocca Quadrata 4. Anche l industria litica, testimoniata da 25 manufatti in selce, di cui 17 lame e lamelle (fig. 2), contribuisce a confortare questa collocazione cronologica. L elevata qualità della selce utilizzata testimonia l esistenza di scambi e commerci con gli ambiti prealpini, in cui questo tipo di selce può essere reperita. Si ricorda che nel territorio attorno a Salvirola le ricerche di superficie hanno già restituito materiali risalenti al Neolitico Antico: ad Offanengo (località Cà Nova, Dosso di Luna e Bosco Vecchio) e a Romanengo (località Pratizagni di Sotto). (3) Un approfondita analisi delle differenti funzioni delle strutture a fossa, note in letteratura col nome generico di fondi di capanna, fu elaborata da L.H. Barfield e da B. Bagolini (1976), per una panoramica sull Italia settentrionale e la relativa bibliografia si veda PESSINA, TINÈ (4) BAGOLINI 1980 e PESSINA, TINÉ La cultura dei Vasi a Bocca Quadrata deve il suo nome alla peculiare forma dell imboccatura dei recipienti ceramici, è caratteristica del Neolitico dell Italia settentrionale dalla Liguria al Friuli e fino alla Toscana e cronologicamente occupa a grandi linee tutto il V millennio. 14

16 Fig. 1. Frammenti ceramici con decorazioni trovati nel riempimento della fossa di Romanengo. Fig. 2. Lame in selce dalla fossa del Sito 60. Questo ritrovamento consente quindi di confermare l intensa frequentazione dell area durante le fasi iniziali del Neolitico, momento in cui, come ci suggeriscono i dati archeologici, i gruppi umani insediatisi nella Pianura erano alla conquista di terreni idonei alle attività agricole. Cristina Longhi Area ad Est della località San Felice - Comune di Cremona (Sito 51) In un campo ad E della località San Felice in Comune di Cremona è stata individuata una particolare struttura a poco meno di tre metri dal piano di campagna. Essa presenta una notevole complessità strutturale, tanto che è ancora in corso di studio (tav. 1). In via preliminare possiamo dire che si tratta di una fossa di forma subcircolare (US 1784) con un diametro di 3,40 m e una profondità di 0,90 m, riempita con un terreno sabbioso (US 1783) e successivamente riscavata nella sua parte centrale per realizzare un ampio pozzetto, sulle cui pareti è steso uno spesso rivestimento di argilla di colore marrone rossiccio (US 1782). Questa fossa presenta una forma vagamente troncoconica, larga circa 1,60 m alla base e 1,40 m all imboccatura, ed è riempita da uno strato (US 1785), distinto al momento dello scavo in tre diversi elementi. Le prime due unità (US 1785 A e B) sono interpretabili come parti del terreno esterno collassato dentro la struttura, mentre la terza (US 1785 C), sabbiosa a granulometria fine, molto friabile, di un grigio molto chiaro, era deposta sul fondo ed è probabilmente ciò che resta del riempimento progressivo determinatosi durante l uso della struttura. Quest ultimo livello conteneva la maggior parte dei materiali ceramici meglio conservati. Dopo che la struttura più antica si era completamente riempita, venne eseguito un successivo taglio (US 1781) di forma subrettangolare in pianta e con pareti arrotondate in sezione. Questa seconda fossa venne colmata da un riempimento sabbioso ricco di carboni e ceramica (US 1780 A), probabilmente legato alla presenza di un focolare. Durante lo scavo la struttura venne intesa come un silos per la conservazione delle derrate agricole, del tipo soprattutto frequente negli abitati neolitici 5. La forma a campana e la presenza della foderatura in argilla sembrerebbero deporre a favore di questa interpretazione, ma altre caratteristiche (la fossa esterna riempita di sabbia, la tipologia di riempimento, la presenza di aperture nella spessa foderatura) (5) Per i pozzetti silos neolitici si veda il già citato lavoro di PESSINA, TINÈ 2008, pag. 144 e segg. 15

17 US 1784 US 1781 US 1780 A US 1783 US 1782 US 1781 US 1782 US 1783 US 1780 A US 1785 US 1784 Tav. 1. Pianta e sezione della complessa sottostruttura di San Felice. fanno maggiormente pensare a un sistema di captazione o conservazione delle acque (cisterna) 6, forse con una connotazione sacrale. Materiali archeologici Dalla struttura proviene un discreto numero di materiali, tutti ceramici, databili all antica età del Bronzo. Dallo strato che riempie la struttura foderata d argilla 7 proviene un numeroso gruppo di vasi, spesso costituiti da grandi frammenti, in alcuni casi ricongiungibili tra loro. Tra le forme testimoniate vi è una netta predominanza di boccali sia di tipo globoso, sia con bassa carena, sia troncoconici (tav. 2). In alcuni casi conservano l ansa a gomito, a volte con breve appendice apicale. Per queste forme si possono citare numerosi confronti con contesti di Bronzo Antico, soprattutto per le sue fasi avanzate, ma non finali 8. (6) Strutture interpretate come cisterne sono presenti in contesti neolitici, come il caso di Sammardenchia (PESSINA, TINÈ 2008, p. 148). (7) US 1785 (8) Boccali simili sono presenti nel sito trentino di Fiavè- Carera, nell orizzonte Fiavè 3 (PERINI 1994, p. 268, tavv. 8-9), ma non mancano in livelli, databili a una fase più antica, nei livelli dell orizzonte 2 e 3 del Lavagnone di Desenzano (PERINI 1988, tavv. I, 3-5;III, 1-3), al Lucone D di Polpenazze (BOCCHIO 1988, tavv. I, 1-3; V, 3, 5, 7). Tav. 2. Boccali rinvenuti nel riempimento US 1785 (Sito 51). 16

18 Fig. 3. Vasi troncoconici con fori passanti, forse derivati da prototipi di legno, e brocca ritrovati sul fondo della struttura. Particolarmente interessanti sono due vasi troncoconici, uno con quattro, l altro con due fori circolari passanti, diametralmente opposti, ricavati appena sotto l orlo (fig. 3). Al momento non si sono individuati confronti stringenti in contesti di Bronzo Antico, anche se è forte il sospetto che questa tipologia ceramica derivi da prototipi in legno, come il mastello rinvenuto al Lucone di Polpenazze (BS) (inedito). Questi vasi richiamano le situle tipiche del Bronzo Medio dell Italia peninsulare, che presentano un foro ricavato in linguette rettangolari o triangolari 9. Una piccola situla è stata rinvenuta alla Panighina di Bertinoro 10. Un frammento con foro circolare proviene dal sito di Bronzo Medio iniziale di Calvatone - Fondo Cassio (scavi Patroni 1912). Interessanti sono anche i frammenti di una brocca con alto collo distinto da una leggera risega (tav. 3), piuttosto simile ad esemplari dell età del Rame come quella della Panighina di Bertinoro 11. Brocche di forma più schiacciata sono presenti in contesti del Bronzo Antico avanzato 12. L uso della struttura e la sua defunzionalizzazione sembrano dunque databili a un orizzonte avanzato del Bronzo Antico (circa XVII secolo a.c.). Si sottolinea che la grande maggioranza delle forme ceramiche sicuramente pertinenti al riempimento della struttura Confronti possono essere istituiti con Campo Fitti (inedito), Milzanello di Leno (CATTANEO CASSANO 1996, tav. VIII, 3-11), Ostiano San Salvatore (PIA 1987, figg.7, 1-2; 8, 17) e i vicini siti di Sospiro e di Cella Dati (inediti). (9) POGGIANI KELLER 1995, fig. 124, n. 401 A; fig. 125, 402, 403. (10) MORICO 1997, tav. 3, 8; pag. 71, n. 8 (11) MORICO 1997, tav. 2, 1. (12) Una brocca con orlo estroflesso e ansa con ponticello proviene dal livello E dello scavo del 1969 al Lucone A di Polpenazze del Garda (BAIONI et alii 2007, tav. II, 5). Un altro esemplare proviene dalla stratificazione D1 della Zona 2 di Fiavé Carera (TN), attribuito da Renato Perini al suo Fiavè 3b (PERINI 1994, tav. 75, c1062). Tav. 3. Disegno ricostruttivo della brocca globosa con alto collo da US sembra legato all approvvigionamento (vasi con fori), alla mescita (brocca) e al consumo (boccali e tazze chiuse) di liquidi. Questo fatto sembra avvalorare l interpretazione generale della struttura. Il fatto stesso della presenza di alcuni confronti con la Panighina è a mio avviso significativo, poiché questo contesto, seppur non pertinente dal punto di vista cronologico, è costituito da un profondo pozzo legato allo sfruttamento di acque termali, con probabile fine cultuale. Marco Baioni 17

19 Cascina Colombarazza - Comune di Cremona (Sito 54) Durante le operazioni per la creazione di una pista di servizio per la posa del metanodotto in un campo a N della via Postumia, tra San Felice e Gazzolo presso la Cascina Colombarazza, è stato riconosciuto un consistente gruppo di sottostrutture di varia tipologia suddivisibile grossomodo in tre sottogruppi, uno settentrionale composto da solo tre strutture, uno centrale di circa 8 fosse e uno meridionale, molto più consistente, con almeno 16 strutture. Le sottostrutture presentano differenti forme: pozzetti subcircolari, lenti di forma irregolare, fosse di forma allungata e una buca ad andamento a L. Tra le sottostrutture si notano a volte degli allineamenti, ma non si riconosce nessuna possibile struttura abitativa. Si è deciso di prendere in considerazione in particolare cinque strutture, attribuibili per i materiali in esse rinvenuti al Bronzo Medio - Recente e interpretate come pozzetti 13. Si tratta infatti di contesti con materiale più o meno abbondante e cronologicamente non uniforme: si è verificata, ad esempio, in un caso la compresenza di materiali del Bronzo Medio con materiali del Bronzo Recente (US 2165). L ultima struttura analizzata è una buca/pozzetto con interessante materiale, sia dal punto di vista stilistico che cronologico, che permette di datare il contesto alle fasi iniziali del Bronzo Medio. a d b c I materiali I materiali presenti nei primi quattro contesti sono piuttosto disomogenei e non particolarmente significativi; vi sono comunque dei pezzi piuttosto interessanti, come, ad esempio, una ciotola su alto piede cavo con presa a perforazione orizzontale (tav. 4a) 14. Una seconda buca, US 2165, ha restituito abbondante ceramica, tra cui un orlo fortemente estroflesso di probabile olla biconica (tav. 4b) e una fusaiola, mentre una terza fossa (US 2169) è in assoluto la struttura col materiale più difforme, sia tipologicamente che cronologicamente, con materiali attribuibili al Bronzo Medio, ad esempio un piatto con ansa canaliculata (tav. 4c) e frammenti ascrivibili al Bronzo Recente, tra i quali un frammento di tazza con carena accentuata 15. Nella fossa US 2174 infine, si riscontrano prevalentemente frammenti attribuibili a piccole ciotole con carena genericamente attribuibili al Bronzo Medio (tav. 4d). f e (13) È meno probabile che le fosse siano da ricondurre a sepolture: infatti non è ascrivibile a ciascuna un singolo ossuario né un coperchio fittile, ma sono compresi diversi vasi, nei quali non si riscontrano le caratteristiche note per tombe ad incinerazione del Bronzo Medio. Confronti con necropoli coeve dell area emiliana (Casinalbo, Montata, BM2- BM3) dimostrano come le sepolture ad incinerazione fossero costituite solo da un urna cineraria, a volte da un coperchio fittile e prive di ulteriore corredo ceramico (CALDARELLI, TI- RABASSI, 1997). (14) US Questa tipologia di presa, benché su tipologie di ciotole con morfologia della vasca differente, è testimoniata al Lavagnone, settore B, durante il Bronzo Medio I (DE MARINIS 2000, figg. 61, ) (15) In ambito terramaricolo si veda, ad esempio, la terramara di Rastellino (cfr. CATTANI 2010, figg. 6, 7) Tav. 4. Recipienti ceramici rinvenuti nelle fosse del Sito 54. g 18

20 Di maggiore interesse la buca/pozzetto US 2176, che ha restituito abbondante materiale tra cui alcuni elementi significativi per una datazione, come un ansa verticale con sopraelevazione ad ascia (tav. 4e) e un ansa a nastro con sopraelevazioni a piccole e brevi corna coniche (tav. 4f) che trovano ampi confronti con siti come il Lavagnone 16, Fiavè- Carrera 17, Casino Prebenda Parrocchiale di Spineda 18, e permettono di datare la struttura alle fasi iniziali del Bronzo Medio I. Una teglia a disco con motivo cruciforme impresso sul fondo interno (tav. 4g), trova confronti sia nelle fasi finali del Bronzo Antico, al Lavagnone 19 come a Fiavè, sia, per quanto concerne quest ultimo sito, in quelle ascrivibili al Bronzo Medio I 20. Lo studio preliminare di alcune strutture del Sito 54 porta ad ipotizzare un occupazione del sito dalle fasi iniziali del Bronzo Medio (BM1) al Bronzo Medio Avanzato-Bronzo Recente, per quanto non siamo ancora in grado di stabilire se si possa parlare di un insediamento senza soluzione di continuità. Si nota la presenza di alcuni pozzetti il cui utilizzo, come testimoniato dai materiali ivi rinvenuti, risulta riconducibile anche a fasi diverse, come nel caso di US Non si esclude comunque la presenza nell area di tombe ad incinerazione relative all insediamento, come il caso di US 2198, ancora in corso di studio, nella quale è stato possibile individuare e ricostruire parzialmente una probabile urna biconica. Fiorenza Gulino, Flavio Redolfi Riva Area ad Ovest dello stabilimento Villa-Bonaldi - Comune di Ricengo (Sito 27) (16) Cfr. DE MARINIS 2000, fig. 61, 3-5. (17) Cfr. PERINI 1994, parte III, vol.1, tavv (18) Cfr. POGGIANI KELLER 1997, fig. 172, 5 (19) Cfr. DE MARINIS 2000, fig. 58, 5-6. (20) Il sito palafitticolo di Fiavè-Carera, più precisamente dalla Zona 2, ha restituito esempi di questa tipologia di teglia, provenienti della fase dell insediamento denominata Fiavè 3, datata al Bz. A III (cfr. PERINI 1994, parte III, vol. 1, tav. 17, c. 275, c. 277; tav. 18, c. 285.), nonché dalla fase successiva, denominata Fiavé 4, cronologicamente collocabile al Bz. M I (cfr. PERINI 1994, parte III, vol. 1, tav. 95, c.1372, c. 1373). Il sito, in comune di Ricengo, si trova a N dell abitato, in un campo lungo la strada per Bottaiano. Si tratta del sito pre-protostorico più complesso tra quelli rinvenuti lungo i lavori del metanodotto, suddivisibile dal punto di vista cronologico in varie fasi e dal punto di vista topografico in differenti nuclei. Durante lo scavo sono state distinte tre fasi insediative di età pre-protostorica (Ia, Ib, Ic) e due di epoca romana (II e III). Nella parte più occidentale del sito sono state riconosciute numerose sottostrutture appartenenti presumibilmente a un abitato. Sono stati individuati un fossato e almeno quattro strutture abitative evidenziate solamente da fosse e buche di palo. Purtroppo infatti i piani di calpestio, come spesso accade nei siti della Pianura Padana, sono stati asportati da una serie di fattori che vanno dalla pedogenesi ai lavori agricoli. Le quattro strutture abitative sembrano appartenere a una prima fase insediativa, seguita da una seconda rappresentata dal fossato, che infatti taglia la struttura II, e da una probabile struttura evidenziata da alcune canaline di fondazione. Purtroppo queste fasi hanno restituito pochissimo materiale e dunque la loro datazione è al momento piuttosto incerta. Immediatamente a O dell area abitativa è presente un strato (US 375) ricco di materiale archeologico probabilmente prodottosi per la progressiva distruzione e livellamento della parte più alta della stratigrafia dell area. In questo strato sono presenti materiali che sembrano denunciare una loro pertinenza alle strutture sepolcrali che seguono, disposte a gruppi nella fascia più a E. La necropoli Il piccolo nucleo di sepolture è stato fortemente compromesso da lavori agricoli che hanno troncato gli strati archeologici frammentando i manufatti e disperdendoli parzialmente. Si tratta di almeno sette tombe a cremazione di cui solo cinque ben identificabili, per quanto per lo più distrutte nella parte superiore. Si tratta di semplici fosse in nuda terra nelle quali era originariamente deposta l urna, solitamente chiusa da un secondo vaso usato in funzione di coperchio; a Ricengo si è conservata probabilmente in un unico caso (tomba 28). Nell urna venivano deposte le ceneri del defunto, raccolte al termine del rituale della cremazione dalla pira ormai spenta 21. Nella tomba 31 era presente anche della terra di rogo, terreno scuro ricco di carboni, residuo anch esso della pira funebre e deposto ritualmente nella sepoltura. Le tombe 28 e 29 (fig. 4) sono le uniche per le quali si può proporre una datazione precisa, in quanto è stato possibile ricostruire, almeno in parte, la forma dell urna. Si tratta di due vasi di forma biconica, decorati nella parte superiore con incisioni più o meno profonde che formano dei motivi geometrici angolari (tav. 5), caratteristici dei cinerari rinvenuti all interno di tombe databili alla fine dell età del Bronzo dell Italia settentrionale (X secolo a.c.) 22. Avevano la stessa forma probabilmente anche le urne rinvenute nelle tombe 25 e 31, delle quali si conserva solo la metà inferiore; in considerazione dell impasto ceramico molto simile alle precedenti, possono essere attribuiti alla medesima epoca. È da sottolineare la totale assenza di oggetti personali del defunto a corredo della sepoltura, spesso presenti all interno delle urne in altre necropoli dello stesso periodo. L età del Bronzo Finale, nel nord Italia, rappresenta un momento di ripresa dalla pesante crisi che colpì tutta l area padana nel XII secolo a.c.: iniziarono a formarsi popolosi villaggi in corrispondenza di importanti vie di traffico, spesso connesse ai sistemi fluviali, che raggiungevano le vicine popolazioni della pianura Padana, ma anche i territori dell Europa Centrale. Nel Cremonese Vidolasco 23 è un (21) Alle analisi antropologiche condotte sui resti ossei rinvenuti nelle tombe di seguito prese in esame è dedicato un apposito capitolo. (22) Ad esempio Narde di Fratta Polesine (RO), tomba 223 (SALZANI 1990a, p. 143, fig. 55,1) e 20 (SALZANI, COLONNA 2010, tav. 2,1) per la decorazione dell urna della tomba 29 e tomba 25 (SALZANI, COLONNA 2010, tav. 13, B1) per quella della tomba 28. (23) FUSCO 1963,

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