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1 UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI CAMERINO FACOLTÀ DI SCIENZE MATEMATICHE FISICHE E NATURALI CORSO DI LAUREA IN INFORMATICA DIPARTIMENTO DI MATEMATICA E INFORMATICA MECCANISMI AFFIDABILI ED OMOGENEI PER L'INTEROPERABILITÀ TRA WEB SERVICE SU PIATTAFORME ED APPLICAZIONI DIFFERENTI LAUREANDO: Ginobili Stefano RELATORE: Ing. Polzonetti Alberto CORRELATORE: Dott. Tossici Amedeo Anno Accademico

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3 INDICE GENERALE Introduzione... 6 CAPITOLO 1 INTRODUZIONE AI WEB SERVICE Verso A2A Definizione di web service Prima dei web service CORBA/IIOP EDI DCOM Il nuovo sistema: i web service I ruoli Service requestor Service provider Service broker Perché i web service? Coupling e Decoupling Definizione con metadati Sicurezza CAPITOLO 2 MECCANISMI AFFIDABILI ED OMOGENEI XML Le origini Gli obiettivi La sintassi I namespace Validazione di documenti XML DTD (Document Type Definition) XSD (Xml Schema Definition) SOAP Storia Da XML-RPC a SOAP Architettura WSDL UDDI Protocollo UDDI Utilizzo Informazioni contenute Operare con UDDI Inquiry API Publishing API Replication API DISCO

4 CAPITOLO 3 SIMPLE OBJECT ACCESS PROTOCOL Costruzione di messaggi SOAP Elemento SOAP Envelope Attributo encodingstyle Elemento SOAP Header Attributo role Attributo mustunderstand Attributo relay Elemento SOAP Body Elemento SOAP Fault Elemento Upgrade Estensibilità di SOAP SOAP Message Exchange Pattern Binding HTTP HTTP GET HTTP POST Compatibilità con l architettura web Binding SMTP CAPITOLO 4 WEB SERVICE DESCRIPTION LANGUAGE Elemento definitions Elemento types Elemento message Elemento part Elemento interface Elemento operation (figlio di wsdl:interface) Tipi di operazioni Elemento feature Elemento property Elemento binding Elemento operation (figlio di wsdl:binding) Elemento service Elemento endpoint Binding SOAP Elemento binding (figlio di wsdl:binding) Elemento module (figlio di wsdl:binding) Elemento propertyconstraint (figlio di soap:module) Elemento operation (figlio di wsdl:operation) Elemento body (figlio di wsdl:input o wsdl:output) Elemento header (figlio di wsdl:input o wsdl:output) Elemento address (figlio di wsdl:endpoint) Elementi headerfault e fault Binding HTTP Elemento binding (figlio di wsdl:binding) Elemento operation (figlio di wsdl:operation) Elemento address (figlio di wsdl:endpoint)

5 CAPITOLO 5 LA SICUREZZA NELLA COMUNICAZIONE SSL Funzionamento L handshake TLS Crittografia a chiave privata e pubblica Firme digitali XML-DSIG e XML encrypted CAPITOLO 6 IMPLEMENTARE I WEB SERVICE Microsoft.NET: installazione IIS Microsoft.NET Framework Microsoft.NET: aggiungere i servizi Servizi non compilati Aspetti di sicurezza in.net Authentication Impersonation e delegation IIS SSL Java Web Service (Windows) Preparazione della piattaforma Java Web Service (Linux) JSSE CAPITOLO 7 UTILIZZARE I WEB SERVICE Il server Il client CAPITOLO 8 ETHEATRE, UN APPLICATIVO CON I WEB SERVICE Perché Web Service? Ambiente di sviluppo Moduli Sicurezza Sviluppi futuri

6 INDICE DELLE FIGURE Figura 1.1 Architettura CORBA/IIOP...14 Figura 1.2 Architettura DCOM...18 Figura 1.3 Ruoli nei web service...20 Figura 1.4 Schermata di protezione tramite servizi web...23 Figura 2.1 Struttura di un documento XML...28 Figura 2.2 Documento XML well-formed (MSIE 6.0)...29 Figura 2.3 Documento XML non well-formed (MSIE 6.0)...29 Figura 2.4 XML validato (XMLSPY Enterprise 2004)...35 Figura 2.5 XML non validato (XMLSPY Enterprise 2004)...36 Figura 2.6 XML non valido visualizzato in MSIE Figura 2.7 XSD built-in data types...38 Figura 2.8 Struttura di SOAP...43 Figura 2.9 Posizionamento del protocollo UDDI...45 Figura 2.10 Mondo UDDI...46 Figura 2.11 Discovery protocol...51 Figura 3.1 Struttura di un messaggio SOAP...54 Figura 3.2 Struttura di un SOAP Header...56 Figura 3.3 Trasmissione di un messaggio SOAP tramite proxy...59 Figura 3.4 Cattura di pacchetti HTTP/SOAP (Ethereal)...70 Figura 3.5 TCP stream della comunicazione SOAP (richiesta/risposta)...71 Figura 4.1 Operazione one-way...82 Figura 4.2 Operazione request/response...83 Figura 4.3 Operazione notification...83 Figura 4.4 Operazione solicit/response...84 Figura 4.5 Rappresentazione di un documento WSDL (XMLSPY Enterpise 2004) Figura 4.6 Rappresentazione di un documento WSDL (Microsoft VS.NET 2003) Figura 5.1 Inserimento di SSL nell'architettura SOAP Figura 5.2 SSL attivo in una pagina web (MSIE 6.0) Figura 5.3 Handshake SSL Figura 5.4 XML Digital Signature Figura 6.1 Installazione componente IIS (Windows XP Professional) Figura 6.2 IIS V5.1 snap-in Figura 6.3 Installazione di Microsoft.NET Framework Figura 6.4 Mapping delle estensioni di IIS Figura 6.5 Architettura ASP.NET Figura 6.6 Finestra dell'installer del servizio MathService Figura 6.7 Creazione dell'applicazione in IIS Figura 6.8 Presentazione del servizio web MathService (MSIE 6.0) Figura 6.9 Procedura di accesso ad un servizio ASP.NET Figura 6.10 Impostazioni SSL per MathService Figura 6.11 Richiesta di connessione sicura Figura 6.12 Logo dell installazione di Java 2 SDK Figura 6.13 Servizio ApacheTomcat Figura 6.14 Server Tomcat avviato Figura 6.15 AXIS validation page Figura 6.16 Servizio web ClassServizioJava visualizzato in MSIE Figura 6.17 Applet SOAP monitor di AXIS Figura 6.18 Installazione j2sdk per Linux Figura 7.1 Network per test interoperabilità

7 Figura 7.2 Comando CHOWN per i diritti di accesso Figura 7.3 Modifiche a /etc/profile Figura 7.4 File server.xml modificato Figura 7.5 Creazione della coppia di chiavi Figura 7.6 Certificato creato Figura 7.7 Avvio del server Tomcat Figura 7.8 Aggiungi riferimento web Figura 7.9 Riferimenti del progetto Figura 7.10 Avviso di protezione Figura 7.11 Codice sorgente del client Figura 7.12 WebService Client Figura 7.13 Ethereal sniffing (SSL) Figura 7.14 Ethereal TCP streaming (SSL) Figura 7.15 Ethereal sniffing Figura 7.16 Ethereal TCP streaming Figura 8.1 Menu dell'applicazione etheatre Figura 8.2 Architettura etheatre Figura 8.3 Maschera impostazioni Figura 8.4 Emissione biglietti Figura 8.5 Smart card test SIAE Figura 8.6 Gestione Figura 8.7 Schema di funzionamento di etheatre client Figura 8.8 Servizio etheatre Figura 8.9 etheatre WebService Admin Figura 8.10 Informazioni memorizzate nel registro di sistema Figura 8.11 Gestione della protezione di SQL Server Figura 8.12 Gestione delle relazioni in SQL Server

8 Introduzione Sempre più spesso si sente parlare di web service, una tecnologia nuova che cambierà il modo di vedere, ma soprattutto di usare, internet; molte aziende di prestigio nel settore informatico stanno investendo gran parte delle loro risorse nello studio di queste tecnologie cercando di ottenere il meglio in minor tempo e al minor costo possibile. Quando si parla di web service non si sta parlando di una tecnologia ma di un modo di scambiare dati e informazioni attraverso internet. Di modi per implementare i servizi web ne esistono a decine ed ogni azienda potrebbe proporre il suo cercando di offrire soluzioni sempre più rapide ed economiche in modo da adeguare i sistemi informativi alle esigenze che richiede il mercato in quel particolare momento. Attualmente si possono avere grandi profitti solo se si riesce a stare al passo con i tempi ottenendo dalla propria azienda la maggior elasticità possibile per adeguarsi al meglio al mercato; avere un sistema informativo elastico può essere un punto chiave per il successo. Appunto questo è l obiettivo di chi implementa i web service. Per usare una definizione che rende l idea si possono definire i web service come lo strumento che mette a disposizione della rete l intelligenza dei suoi nodi. In questo lavoro sono esaminate le tecnologie principali che compongono l architettura dei servizi web facendo riferimento ai protocolli standard descritti dal World Wide Web Consortium, un organizzazione composta dalle maggiori società di settore che si pone l obiettivo di creare e definire gli standard da utilizzare in internet attraverso l emanazione di raccomandazioni. La base di questi protocolli, ossia XML, è un protocollo che esiste da parecchio tempo e la sua fusione con l HTTP rappresenta l affidabilità del sistema. I punti cardine dell interoperabilità invece sono rappresentati semplicemente da due 6

9 Introduzione grammatiche dell XML: SOAP e WSDL, già operanti entrambi nella versione 1.1 ma in continuo sviluppo da parte dei membri del gruppo di lavoro del W3C. Il concetto che è alla base della progettazione di questi protocolli è semplicemente l uomo è al centro di tutto ; realizzare protocolli di comunicazione che oltre ad essere comprensibili alle macchine siano comprensibili anche all utente permette di creare sistemi con alti livelli di interoperabilità. Non bisogna dimenticare che le applicazioni sono progettate dall uomo e se quest ultimo riesce a comprendere le informazioni trasmesse non gli sarà difficile istruire il suo programma a comprendere le stesse informazioni. Ciò di cui si ha bisogno quindi è la realizzazione un standard con cui si definisce la struttura del messaggio e il messaggio stesso in modo da eliminare il più possibile casi di ambiguità e allo stesso tempo vincolando il meno possibile il tipo di informazione da trasmettere. Lo standard per eccellenza, non proprietario, lo definisce il W3C con le sue raccomandazioni: SOAP per standardizzare i messaggi, WSDL per standardizzare la struttura dei messaggi, XML come piattaforma comune alla comunicazione e HTTP come mezzo di trasmissione (non l unico ma sicuramente il più usato). Viene infine presentata una implementazione che applica e verifica i principi esposti. 7

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11 Introduzione ai Web Service Capitolo 1 Introduzione ai Web Service Nell era di internet in cui tutto è connesso si sente il bisogno di dotare le proprie applicazioni web di meccanismi in grado di scambiare dati tra sistemi eterogenei. In un futuro non molto lontano le periferiche collegate alla rete saranno di svariato tipo, dai comuni PC agli elettrodomestici di casa. Tra alcuni anni infatti frigoriferi, lavatrici, videoregistratori, condizionatori, ecc. avranno al loro interno un piccolo web server in grado di permettere funzionalità come manutenzione, controllo e sincronizzazione a distanza. Stabilire uno standard in grado di astrarre principi e funzioni diventa quindi importante al fine di garantire a dispositivi di natura differente l accesso a dati di natura differente. Aziende del calibro di Microsoft (con.net), Sun (con SunONE), Oracle (con Oracle9i) e IBM stanno investendo parecchi fondi propri nello studio di queste tecnologie il che ne indica un probabile gran successo. Le soluzioni presenti in mercato sono molteplici e non è semplice effettuare una scelta; attualmente c è una grande battaglia di numeri, benchmark e test. I web service sono già presenti su molte piattaforme e sfruttano tecnologie già esistenti da tempo; i dati vengono rappresentati su XML/SOAP per poi essere trasportati tramite l HTTP, il più diffuso tra i protocolli del TCP/IP. Bassi costi di realizzazione e semplicità di sviluppo sono quindi tra i punti di forza maggiori di tale tecnologia. 9

12 Capitolo 1 I nuovi tool della rete hanno tutte le carte in regola per grandi prospettive d impiego nei settori commerciali [Pia02] ma le aziende devono ancora operare alla luce di un ambiente d utenza non pronto da questo punto di vista. Si può affermare che i web service si trovano ancora in una fase di studio per iniziare ad avere un impiego su larga scala nel biennio quando inizieranno ad affermarsi degli standard di sviluppo e di uso. Il mondo della progettazione dei software è destinato a cambiare: gli applicativi attuali vengono ideati fin dall inizio per poter lavorare insieme e per essere integrati. Tale mentalità verrà eliminata dai web service che renderanno i link tra web application del tutto imprevedibili e dinamici orientandosi sempre più verso richieste di servizi ondemand. Le infrastrutture IT (Information Technology) attuali delle aziende purtroppo non sono in grado di gestire una tale dinamicità e questo implica la necessità di profondi cambiamenti per implementare un ambiente idoneo. La nuova tecnologia porterà grandi cambiamenti anche nel modo di fare business. Da una gestione incentrata sulle infrastrutture si sta passando ad una mirata alle singole transazioni; ciò spiega il fatto che molte organizzazioni stanno investendo denaro nel transaction monitoring, area che sta crescendo anche a causa della sempre maggiore necessità di dimostrare le performance dei servizi web. Ciò implica non solo un grande cambiamento delle infrastrutture IT delle aziende ma anche grandi mutamenti degli standard gestionali. La storia insegna che quando ci sono dei grandi mutamenti alla base delle applicazioni purtroppo la parte gestionale è molto lenta ad adattarsi. In conclusione si prevede un uso di web service complessi (web service full-scale) solo intorno al 2005 cioè quando le applicazioni complesse saranno standardizzate. 1.1 Verso A2A L area di sviluppo maggiormente interessata però [AutVar02] è sicuramente quella che ruota intorno al mondo del commercio e intorno al mondo della comunicazione B2B (Business to Business). Ogni giorno infatti milioni di imprese eseguono operazioni on-line con le banche, i clienti pagano i loro fornitori con moneta elettronica o semplicemente con giroconti bancari; gli ordini ai fornitori vengono sempre più fatti tramite internet e anche nel settore della logistica è sempre più presente il mondo del web con la possibilità per i fornitori di seguire il tracking delle proprie spedizioni in tempo reale. Una quantità 10

13 Introduzione ai Web Service innumerevole di applicazioni si scambiano dati attraverso il web spostando il concetto di B2B sempre più verso l A2A (Application to Application). Molti credono che lavorare in internet significhi esclusivamente mettere dei dati a disposizione di tutti, ma non è così; molto tempo fa i programmatori già realizzavano software di tipo screen scrapers (letteralmente raschiatori di videate ) che erano in grado di estrarre informazioni da documenti HTML. Altri sfruttavano siti FTP per ottenere i dati richiesti mentre i più abili realizzavano protocolli proprietari per la realizzazione di un mezzo di trasporto per le proprie applicazioni. Gestire un sistema del genere era però molto oneroso; basta pensare alle difficoltà di adattamento alle modifiche che potevano richiedere le esigenze dell azienda. Gli sviluppatori di applicazioni EDI (Electronic Data Interchange) già allora sentivano la necessità di uno standard per i protocolli di comunicazione tra applicazioni. I web service portano le funzionalità dei software EDI su internet creando un sistema già definito da molti l HTML delle applicazioni. 1.2 Definizione di web service Di fronte a questi nuovi servizi la domanda che ci si pone più comunemente è: cos è un web service? La risposta è molto semplice ma allo stesso tempo è molto complessa e articolata. Ponendo la stessa domanda a 10 esperti sicuramente otterremo almeno 8 risposte diverse. La diversità delle opinioni non è da attribuire alla complessità del concetto ma al fatto che la definizione di web service varia a seconda del caso in questione. Ciò ci può far rendere conto di quanti aspetti e quanti settori può interessare la capacità applicativa di un web service. Dare un definizione quindi per il servizio che offrono è un impresa vasta; proviamo ad analizzare quindi il nome WEB SERVICE. Il termine web ha un duplice significato. Il primo è da associare al settore economico; fu coniato infatti a metà del periodo in cui tutte le aziende puntavano a lavorare in internet come dot com e la nuova tecnologia non poteva che operare nello stesso settore. Il secondo significato è da associare al funzionamento della tecnologia; James Gosling 1 ha detto che essa ha come supporto HTTP, il protocollo simbolo del web. Quando si parla di internet in effetti è difficile non pensare a questo 1 JAMES GOSLING è l inventore e principale sviluppatore del linguaggio Java nonché vicepresidente della Sun Microsystems. 11

14 Capitolo 1 protocollo a cui si appoggiano tutti i servizi; la scelta di HTTP viene giustificata dalla sua notorietà, dalla sua sicurezza e dal fatto che è firewall-friendly. Sviluppare servizi web non comporta grandi costi aggiuntivi per l azienda: la tecnologia c è già. Il termine service ha un significato affine a quello ricoperto dalla lettera s nell acronimo ASP (Application Service Provider). In altre parole viene espresso il concetto di fornire un servizio senza dover installare software sulla propria macchina. In questo caso si parla di servizi offerti agli sviluppatori e alle loro applicazioni ottenendo dati dal web tramite HTTP ma senza l uso di un browser. Dopo questa piccola analisi possiamo quindi arrivare alla semplice definizione: i servizi web sono una soluzione che garantisce la comunicazione tra due applicazioni attraverso internet. Scendendo nei dettagli possiamo ampliare la definizione dicendo che i web service sono un servizio offerto dalla combinazione di standard e tecnologie già affermate. La componente più importante è senza dubbio l XML che è anche il vero punto di forza del nuovo strumento. Si può affermare con certezza che un documento XML è indipendente dal linguaggio di programmazione usato e che è comprensibile da tutti visto che si tratta di un semplice file di testo. La tecnica usata è simile a quella dell HTML; la differenza risiede nella ricchezza, stratificazione, portabilità e leggibilità intrinseche in una struttura XML. I servizi web si limitano ad estendere il campo delle applicazione verso la rete garantendo un sistema semplice e portabile che di norma era attribuito a RPC (Remote Procedure Call) più onerose come CORBA (Common Object Request Broker Architecture), DCOM e EDI Prima dei web service L idea di base dei web service è quella di creare un linguaggio comune ed una piattaforma per lo scambio dei messaggi uniforme ed interpretabile da sistemi eterogenei. Questa concezione però è identica a quella passata. 2 CORBA, DCOM e EDI sono dei middleware, cioè protocolli ed architetture atti alla creazione di sistemi distribuiti in rete col compito di garantire trasparenza ed eterogeneità ai sistemi coinvolti. 12

15 Introduzione ai Web Service CORBA/IIOP In precedenza lo standard per lo scambio di informazioni su internet era IIOP (Internet Inter-Orb Protocol) della OMG 3 ; ha le stesse funzioni del CORBA originario che era considerato il sistema migliore per la comunicazione tra applicazioni su vasta scala. Il sistema però non ebbe il risultato che OMG aveva sperato. Vediamo alcuni elementi fondamentali di questa architettura [Omg03]. Il motore principale su cui si basa il sistema è l ORB che in inglese significa globo ed è l acronimo di Object Request Broker cioè un agente di scambio di messaggi tra oggetti. Il suo compito è quello di gestire la comunicazione tra stub e skeleton; inoltre nasconde al client la vera localizzazione della macchina dove gira l oggetto remoto. Si serve di IIOP come protocollo di trasporto. RMI (Javasoft) e DCOM (Microsoft) sono ORB non compatibili con lo standard CORBA. Stub e skeleton sono degli strati software aggiuntivi necessari per agganciare gli oggetti all ORB e più precisamente, STUB è il proxy lato client e SKELETON è il proxy lato server. RMI e RMI/IIOP generano automaticamente questo strato. Un caso generico del funzionamento di CORBA potrebbe essere il seguente: 1. Viene attivato il Naming Server. Questa operazione avvia un servizio (Naming Service) che permette al client di rintracciare gli oggetti tramite il loro nome logico. Quando si avvia un server di nomi bisogna come prima cosa registrare tutti gli oggetti che tale server deve gestire; il suo compito è quello di accettare in input il nome logico di un oggetto (stabilito in fase di registrazione) e di dare in output il riferimento all oggetto stesso. Ogni nome deve essere unico all interno di un contesto (Naming Context). 2. Appena avviato il server esegue l operazione di BIND associando cioè i nomi logici al riferimento del rispettivo oggetto remoto descritto. 3. L applicazione client invoca un metodo di un oggetto remoto. 4. Lo stub localizza l oggetto richiesto tramite nome logico e ottiene il riferimento e la definizione della sua interfaccia (operazione di LOOKUP). 5. Utilizzando IDL (Interface Description Language) per CORBA o RMI (Remote Method Invocation) per Java la descrizione dei parametri di input del metodo viene 3 OBJECT MANAGEMENT GROUP: fondata nell aprile del 1989 da undici società. Tra le sue architetture principali CORBA e CORBA/IIOP. 13

16 Capitolo 1 convertita in un formato standard che il client potrà interpretare per creare il messaggio di request. 6. Il messaggio viene consegnato all ORB che provvede a consegnarlo al nodo di rete che implementa l oggetto richiesto. Figura 1.1 Architettura CORBA/IIOP 7. L OA (Object Adapter) decodifica i dati convertendoli dal formato standard al formato locale e li consegna allo skeleton e di conseguenza all oggetto richiamato. 8. L oggetto remoto esegue il metodo indicato e genera un reply che ripercorrerà lo stesso percorso della request (codifica invio decodifica). 9. La risposta arriva al client che continua la sua elaborazione. I problemi fondamentali per cui CORBA/IIOP non ebbe un gran successo furono: 14

17 Introduzione ai Web Service COSTI ELEVATI: il sistema era troppo vasto e complesso e non c era un adeguato ritorno economico per le aziende che decidevano di implementarlo. Alti prezzi per le licenze d uso dell ORB, fondamentale per il corretto funzionamento di CORBA. SCARSA INTEROPERABILITÀ ED ESTENSIBILITÀ: nonostante che si era cercato di costruire una piattaforma unica per gli ambienti di sviluppo IIOP trovava difficoltà di installazione in alcuni sistemi. DIFFICOLTÀ DI IMPLEMENTAZIONE: IIOP mancava di protocolli descrittivi del servizio e di raggruppamenti dei servizi al di sotto di namespace propri dell XML (anche se questo problema era risolto dall IDL e dai Name Server). Nonostante la sua incompletezza comunque IIOP è usato ancora oggi ed è implementato da sistemi di comunicazione interpiattaforma come ad esempio CORBA e J2EE/Enterprise JavaBeans (RMI/IIOP) [Ros00] EDI L Electronic Data Interchange (letteralmente, scambio di dati elettronico) ha come obiettivo quello di migliorare il flusso di informazioni tra le aziende; a differenza dell XML però questa struttura è nata per lavorare sulle reti private difettando quindi di concetti necessari alla diffusione sulla rete pubblica (namespace e descrizione). Nonostante ciò EDI ha circa vent anni d esperienza e merita di essere preso come punto di riferimento per lo sviluppo degli attuali servizi web. Va detto però che l ampiezza di linguaggio di EDI renderebbe possibile un implementazione di descrittori di servizio e di namespace senza grandi difficoltà; l operazione però è troppo lunga e rigorosa per le aziende che devono adattarsi velocemente per stare al passo con l e-commerce. Il progetto è stato sviluppato per operare in sicurezza con un gran numero di transazioni; purtroppo la sua implementazione è complessa [AutVar02] e costosa e ciò ha contribuito a renderlo poco popolare. Inoltre EDI non dispone della flessibilità e della semplicità d uso necessaria allo sviluppo nell e-commerce il che lascia preferire le nuove tecnologie per web application all esperienza di un sistema collaudato. L obiettivo principale di EDI è risparmiare sui costi. Il suo scopo infatti è quello di ridurre il più possibile le transazioni per via cartacea velocizzando di molto il passaggio di informazioni e liberando risorse all azienda. Si può pensare quindi ad una gestione 15

18 Capitolo 1 migliore di tutta l organizzazione riducendo i gap tra le commissioni e la loro esecuzione (verso il Just In Time). La capacità di EDI infatti è quella di trasportare i documenti commerciali (fatture, ordini, ricevute, ) attraverso la rete; [Tec03] per fare ciò i file da inviare vengono convertiti in un formato proprietario gestito internamente, vengono spediti alla casella elettronica del destinatario dove vengono ripristinati al loro formato originale. I mezzi di trasporto usati sono quelli già esistenti come la posta elettronica o FTP. I servizi principali offerti dal sistema sono: non ripudio dell originale; non ripudio della ricezione; autenticazione del messaggio; confidenzialità. Va detto però che EDI non è una piattaforma sulla quale interfacciarsi per lo scambio di messaggi ma un sistema a se stante che necessita di un software dedicato (chiamato traduttore EDI ) per la gestione. Tuttavia esistono delle specifiche di I/O che permettono lo sviluppo di applicazioni in grado di interagire con il traduttore. Dall esperienza di EDI si devono trarre due lezioni fondamentali [AutVar02]: è importante documentare l applicazione per ottenere un corretto uso; ciò è ancora più essenziale quando l applicazione dovrà essere usata dalle IT di più aziende; l applicazione deve essere utile a tutti; in altre parole più utenti usano un servizio web e più esso avrà valore. Distribuire servizi tramite web a bassi costi è un fattore fondamentale per riuscire nell obiettivo. Il sistema però si sta evolvendo verso le nuove necessità del mercato integrando sempre più le nuove tecnologie. Ora EDI infatti integra anche XML, SOAP e HTTP come protocolli di trasporto prendendo la definizione web-based EDI. La vera evoluzione però va vista nell ebxml (Electronic Business XML) che pur conservando tutti i dogmi dell architettura passata ha l elasticità di XML con qualche accorgimento in più per evitare ambiguità nei rapporti commerciali. Se ad esempio un azienda sta cercando un fornitore che consegni entro le 24 ore serve un parametro che indichi questa opzione sia al cliente che al provider. In altre parole le parti devono stipulare un binding agreement, cioè devono mettersi d accordo sui requisiti prima di effettuare una transazione; tali ricerche richiedono 16

19 Introduzione ai Web Service un alto livello di precisione. Il procedimento non è diverso da quello della vita reale dove viene stipulato il contratto prima dell effettiva transazione e i servizi web integrano queste funzionalità con ebxml DCOM Microsoft Distibuted Component Object Model espande il vecchio COM alla comunicazione tra oggetti distribuiti su più macchine all interno di una LAN, in una WAN fino ad Internet. Essendone l evoluzione, le applicazioni precedentemente sviluppate sulla tecnologia COM non trovano difficoltà ad essere adattate al nuovo middleware [Msd03a]. Uno degli aspetti centrali di COM è il meccanismo per connettere due oggetti tramite la creazione di nuove istanze; questa tecnica viene chiamata normalmente meccanismo di attivazione. Nel mondo COM le classi di oggetti vengono chiamate tramite GUID (Globally Unique IDentifier) che appena assegnato prende il nome Class ID. I Class ID non sono altro che numeri interi molto grandi (128 bit) che garantiscono l assenza di conflitti di nomi in assenza di namespace centralizzati. Le librerie COM sono memorizzate nel registro di sistema di Windows e contengono i riferimenti ai rispettivi binari (DLL o eseguibili). In DCOM il concetto è lo stesso ma espanso all idea che l oggetto può essere installato su un altra macchina; oltre al Class ID (CLSID) quindi è necessario sapere anche il nome dell host in cui è installato l oggetto. Appena tutti i riferimenti sono noti, una parte di COM, chiamata SCM (Service Control Manager), presente sul client si connette con la SCM presente sul server che elabora la richiesta dell oggetto corrispondente al CLSID specificato. In tutto questo processo il client non si rende conto se l oggetto richiamato si trova in locale o in remoto, tutto quello di cui si deve preoccupare è il CLSID; le librerie COM penseranno a comunicare con il server nel caso in cui l oggetto sia remoto. Analogamente a CORBA, in DCOM esiste un IDL per descrivere l oggetto al client e si creano un proxy lato client ed uno stub lato server per interfacciare il sistema alle applicazioni; eseguono le operazioni di marshaling 4 e unmarshaling per il trasporto della chiamate su network. Dal punto di vista del client tutti gli oggetti devono essere accessibili tramite un puntatore di interfaccia ; i puntatori devono essere in-process e di conseguenza ogni chiamata, prima, raggiunge sempre un pezzo di codice in-process. Se il componente è locale la chiamata gli viene consegnata direttamente altrimenti essa dovrà passare per il 4 Operazione che trasforma un dato con formato proprio in un formato convenuto. 17

20 Capitolo 1 proxy creato dalle librerie DCOM che provvederà ad inoltrarla all altra macchina tramite DCE RPC (Distributed Computing Environment Remote Procedure Call). Analogamente, dal punto di vista del server, l oggetto deve ricevere la chiamata tramite il suo interface pointer il che è possibile solo localmente. L architettura DCOM risolve il problema con lo stub il quale riceve le invocazioni dal proxy e provvede ad inoltrarla all oggetto che per lui è in-process. Figura 1.2 Architettura DCOM Anche DCOM ha fatto i suoi passi verso l evoluzione di internet con l uso di un nuovo protocollo di trasporto gestito dal CIS (COM Internet Service) ; il suo nome è Tunnelling TCP e lavora appunto tramite TCP sulla porta 80. Ciò permette la comunicazione attraverso proxy e firewall creando un nuovo tipo di librerie COM internet-based. Praticamente però le cose non migliorano di molto; la novità consiste solo in un handshake iniziale sulla porta 80 in HTTP tra client e server dopodiché il filo di collegamento rimane il classico DCOM su TCP. I problemi principali quindi rimangono: Necessità di IIS (Internet Information Services) 4.0 o maggiore con librerie CIS lato server. Esistono però anche versioni di COM e DCOM per Unix e MacOS visto che il progetto non è totalmente proprietà della Microsoft ma è gestito dall ActiveX Consortium. 18

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