Genero: una via d uscita dal dilemma del copyright

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1 Genero: una via d uscita dal dilemma del copyright World Library and Information Congress: 76th IFLA General Conference and Assembly Risposta al Call for Papers della Audiovisual and Multimedia Section sul tema: Open access una scelta difficile tra pirateria e legalità? Di Pål Lykka e Øystein Jakobsen, Oslo, Norvegia Con un ringraziamento speciale al Dr. Prodromos Tsviavos Riassunto La situazione di stallo che si è venuta a creare sui diritti di proprietà intellettuale (Intellectual Property Rights IPR) nuoce sia alla società che alla libertà di Internet, e l attuale contesto legislativo non favorisce certo lo sviluppo di nuovi modelli di produzione cooperativa e di diffusione delle opere dell ingegno. Partendo dal presupposto che l attuale sistema che regola i diritti di proprietà intellettuale è ben lungi dal perseguire il bene comune, il progetto Genero mira a creare un nuovo contesto per la produzione, la riproduzione e la distribuzione delle opere dell ingegno. Esso procederà di pari passo con il progetto di ricerca InWeave che, studiando e analizzando il vasto ecosistema che gravita attorno alle nuove modalità di produzione e diffusione del sapere, cerca di individuare i meccanismi che possono produrre ricchezza intellettuale per la società. Nel mondo digitale ogni utilizzo di un opera costituisce una copia, e dal momento che sotto un rigido regime di Copyright le biblioteche possono dare in prestito i loro libri ma non possono farne liberamente delle copie, diventa difficile per loro ottemperare alla missione di diffusione universale delle arti e del sapere. Al contrario, un regime più liberale potrebbe garantire loro quella libertà necessaria all attivazione di servizi indispensabili a realizzare la loro missione in ambiente digitale. Le biblioteche dovrebbero quindi puntare alla promozione dell uso di licenze libere (Free Culture), e partecipare attivamente allo sviluppo del sistema Genero.

2 Sommario 1 - Introduzione I diritti di proprietà intellettuale (IPR): un punto morto La situazione attuale Genero e InWeave Il progetto Genero Il progetto InWeave (Intellectual Wealth and Value) Ricerca iterativa Le biblioteche Il dilemma delle biblioteche Le biblioteche e la Free Culture Le biblioteche e Genero Ringraziamenti Introduzione L intento originario del Copyright era come dichiarato nel Copyright Act del 1709 (lo Statute of Anne) quello di essere un incoraggiamento all apprendimento o, come venne scritto ottanta anni più tardi nella costituzione degli Stati Uniti, di promuovere il progresso della scienza e delle arti utili [1]. Il meccanismo scelto per raggiungere questo scopo fu quello di concedere al creatore di un opera un diritto esclusivo e limitato nel tempo sulla riproduzione e la rappresentazione pubblica dell opera stessa, e dal momento che a quel tempo la riproduzione implicava il possesso di un costoso torchio tipografico, la legge si limitava di fatto a regolare lo sfruttamento commerciale delle opere dell ingegno. Oggi, al contrario, si può produrre una copia digitale perfetta praticamente a costo zero, trasformando l accesso all informazione da risorsa limitata a risorsa praticamente infinita. Chiunque possieda un cellulare o un computer crea ogni giorno migliaia di copie, lo stesso Internet potrebbe essere considerato un immensa fotocopiatrice. Di conseguenza siamo sempre più consapevoli delle ripercussioni di un contesto normativo troppo rigido, ed è sempre più pressante il dubbio che l attuale sistema di regolamentazione della proprietà intellettuale non sia il modo migliore di favorire il benessere sociale.

3 1.1 - I diritti di proprietà intellettuale (IPR): un punto morto Al giorno d oggi siamo investiti da una serie di profondi cambiamenti nel modo in cui l informazione digitale viene prodotta, diffusa e ri-proposta su network digitali praticamente ubiqui. Questi cambiamenti hanno introdotto un nuovo modello organizzativo della produzione, che Benkler ha definito produzione condivisa maturata su un terreno di proprietà comune (Commons Based Peer Production CBPP) [2]. I software Free e Open Source (Free /Open Source Software FOOS), gli Open Content, gli Open Hardware, l Open Innovation e persino l Open Government sono tutti esempi di questo nuovo modello di produzione [3] che parte dal principio che in un contesto così interconnesso la produzione di informazioni richiede non solo degli incentivi, ma anche e soprattutto l abolizione di ogni tipo di antagonismo [4]. Molte sono le cose da fare per ottenere un risultato del genere. Innanzitutto è necessario mettere in piedi un infrastruttura di gestione delle informazioni che metta in comunicazione i fruitori di contenuti con i produttori di quegli stessi contenuti senza però creare un sistema di monopolio dei contenuti. Inoltre, vista l importanza di una partecipazione il più possibile universale allo sviluppo della cultura, si deve dar vita a un contesto giuridico che agevoli il compenso economico in cambio dell utilizzo di materiale anche in assenza di un accordo scritto tra le parti, e che non renda troppo complicata l eventualità di una partecipazione agli utili. La tradizionale industria dell intrattenimento è dominata da un piccolo numero di grandi aziende che operano in un contesto di leggi sul copyright e di contratti molto rigidi. Sull altro versante i social network utilizzano modalità di distribuzione non tradizionali dei contenuti creativi, e questi contenuti costituiscono a loro volta una parte non irrilevante dei social network. Mentre le due forme di distribuzione (industria dell intrattenimento vs social network) sono spesso descritte come in antitesi, sono in realtà in larga parte complementari: i social network basano molta della loro interazione sui contenuti commerciali, e questi ultimi contano sui social network per una distribuzione più efficiente ed efficace. Il problema diventa quindi non come eliminare uno dei due contendenti, ma come creare dei modelli commerciali ibridi che valorizzino al massimo la produzione di qualità. Le ricerche esistenti [5] dimostrano che modelli di questo tipo sono allo stesso tempo auspicabili e praticabili, e che potrebbero essere applicati sia nel settore pubblico che in quello privato. Il successo del fenomeno dei blog e di siti web come YouTube e Flickr sono esempi efficaci di come questi nuovi modelli di distribuzione possano competere con quelli più tradizionali. Purtroppo però il quadro normativo, nato nel contesto dei modelli tradizionali, non è più adatto a gestire queste nuove forme

4 di produzione e distribuzione dei contenuti, e di conseguenza è necessario anche dar vita a nuove regole per l utilizzo dei contenuti intellettuali. 1.2 La situazione attuale Le questioni principali legate alla regolamentazione e alla gestione dei diritti di proprietà intellettuale sono fondamentalmente due. La prima è il risultato diretto di uno sfasamento tra il contesto giuridico esistente e le attuali condizioni economiche e materiali della produzione. Come molti ricercatori non hanno mancato di far notare (cfr. Benkler [6], Lessig [7] e Boyle [8]), la gestione della produzione di informazioni dovrebbe affrontare tre ordini fondamentali di problemi: (a) il coordinamento di una molteplicità di piccoli contributi, (b) la ri-proposizione di contenuti esistenti, e (c) il riconoscimento generale e pressoché unanime di quali siano le informazioni pertinenti. Quindi il problema non è tanto quello di incentivare la produzione di beni d informazione, ma piuttosto quello di facilitare la loro individuazione, il loro ri-utilizzo, e la loro produzione collettiva da parte di una miriade di creatori che partecipano a questa impresa ognuno con ragioni sue. Un sistema del genere, finalizzato a ridurre il più possibile ogni tipo di antagonismo, dev essere orientato innanzitutto alla riduzione dei costi della transazione, e ciò dovrebbe avvenire a quattro differenti livelli [9], [10]: (a) tecnologico (assicurando per esempio l interoperablità); (b) legale (riducendo gli ostacoli di tipo legale, provocati in particolar modo dall incertezza e dall incompatibilità dei termini di licenza); (c) organizzativo (garantendo per esempio una gestione efficiente della produzione collettiva di informazioni); (d) normativo (favorendo cioè la realizzazione di norme che stabiliscano modalità di regolamentazione più soft, come già accade nella comunità accademica per le citazioni delle opere altrui). La seconda questione riguarda da vicino la forma dell attuale sistema giuridico, che mal si addice alla promozione della creatività e dell innovazione in un contesto digitale fortemente interconnesso. Le leggi richiedono un lasso di tempo lunghissimo sia per la loro formulazione che per la loro applicazione, e l attuale sistema istituzionale non è attrezzato per rispondere alle sfide lanciate dal modello di produzione CBPP; si dovrebbe quindi puntare a modelli tecnolegali più avanzati come quelli adottati da Creative Commons e dalle sue espressioni RDF/XML [11]. Bisogna però anche tener presente che gran parte della normativa in materia di contenuti non è regolata né da leggi né da contratti con l utilizzatore finale (che a causa della loro relativa visibilità obbligherebbero i contraenti a rispondere del loro operato di fronte alla comunità commerciale e alla società intera). Al contrario, il modo in cui i contenuti fluiscono da un organismo all altro è regolato da processi interni, contratti, politiche e procedure inter-organizzative e nel caso di

5 organizzazioni di interesse pubblico potrebbe sottostare ad accordi circolari o Funding Agreement che stabiliscano come i contenuti possono essere diffusi e utilizzati. Di conseguenza, nel cercare una soluzione all attuale impasse causata dai diritti di proprietà intellettuale (IPR) sarebbe opportuno considerare eventuali emendamenti legislativi come l ultimo di una serie di obiettivi che dovrebbero in primo luogo puntare a intervenire su questo piano normativo grigio, incerto, che potrebbe garantire i risultati a cui puntiamo. Il progetto Genero, intervenendo su tutti e quattro i livelli menzionati sopra, è in grado di alimentare un contesto normativo più adatto alle attuali modalità di produzione. 2 - Genero e InWeave 2.1 Il progetto Genero L obiettivo principale del progetto Genero è la creazione di un ecosistema virtuoso per le opere creative, che promuova la creazione di modelli commerciali alternativi e che invece del consumo passivo incoraggi la partecipazione attiva alla vita culturale e sociale. Il progetto Genero è stato promosso dall organizzazione norvegese no-profit FriBit nella speranza di superare l attuale situazione di stallo causata dalle leggi sul diritto di proprietà intellettuale. Come membro attivo del movimento per la free culture, FriBit sta cercando una soluzione al dilemma del copyright che soddisfi le esigenze sia dei creatori che dei fruitori, senza per questo andare a toccare la gratuità di Internet e le libertà civili. Ispirandosi a proposte come quelle di Innovation Happens Elsewhere, Free Culture e Long Tail, FriBit ha promosso il progetto Genero in collaborazione con il movimento per la free culture, con alcuni attori commerciali, le biblioteche e il mondo accademico. Il progetto Genero intende fornire un alternativa agli attuali sistemi di produzione e distribuzione dei contenuti, basata su un principio di nonesclusività e da utente a utente, più simile a come funzionano le cose su Internet. Genero punta alla creazione di un nuovo contesto in cui potrebbe fungere da connettore tra i diversi service provider che abbracciano i principi della free culture, come SourceForge, Flickr, Jamendo e Magnatune. Oltre a mettere in comunicazione i vari provider, Genero fornirà anche tutti quei servizi complementari che servono a far funzionare un network: un quadro normativo e regolativo, strumenti finanziari, standard per i metadati, codici sorgente. Nessuno può creare o controllare Internet, ma i legislatori e gli organi di standardizzazione possono creare le regole che gli permettono di funzionare correttamente: il network Genero, essendo distribuito esattamente come

6 Internet, si servirà di strumenti di standardizzazione e di service provider. Alla fine del 2010 verrà avviata la Genero Initiative, organizzazione no-profit per la definizione degli standard per i metadati, delle regole, e delle licenze per il network Genero. La società spagnola SafeCreative, che funziona già da depositaria del Copyright per molti di questi service provider (tra cui Jamendo e Magnatune), sarà uno dei service provider di Genero, nonché partner strategico della Genero Initiative. Organizzazioni come Creative Commons e la Open Knowledge Foundation giocano un ruolo chiave nella realizzazione di infrastrutture tecniche e legali per la diffusione della free culture, e potrebbero aiutare il progetto Genero a raggiungere gli obiettivi prefissati. 2.2 Il progetto InWeave (Intellectual Wealth and Value) Per evitare che l evoluzione tecnologica e del mercato allontani Genero dal suo obiettivo è essenziale una continua attività di misurazione e valutazione che verrà portata avanti da un altro progetto di ricerca già in corso: INWEAVE. Lo scopo di INWEAVE è di determinare quali siano i meccanismi di ordine sociologico, legale e tecnico in grado di garantire alla società una vera ricchezza intellettuale. Il progetto determinerà le caratteristiche di una ricchezza intellettuale che sia davvero utile alla società (contenimento dei costi, alto grado di partecipazione, libertà di parola, giornalismo investigativo etc.) [12] individuando al tempo stesso una serie di parametri misurabili (indicatori di performance). Per fare alcuni esempi: una ricerca di Tsavios e Korn [12] ha mostrato come la maggior parte delle organizzazioni culturali, educative e finalizzate alla memoria che si servono di licenze open content sono produttrici di un valore che è solo marginalmente di ordine economico, mentre uno studio di Pollok e altri dimostra che i modelli Open Data possono essere utilizzati per produrre un valore anche nel settore pubblico [13]. Il progetto proseguirà poi verificando la conformità del modello Genero a questi meccanismi, e proporrà aggiornamenti continui per tenere il passo con l evoluzione della cultura, dei modelli commerciali, delle dinamiche di mercato e del contesto normativo. La Genero Initiative si servirà del progetto INWEAVE per modificare gli standard, le licenze e le regole. Il progetto Genero ha effettuato una ricerca preliminare che ha individuato le caratteristiche indispensabili per un ecosistema di distribuzione ideale: Dev essere non-esclusivo: la proprietà di un contenuto deve essere separata dalla distribuzione del contenuto stesso, per sfruttare al massimo il potenziale dei modelli commerciali ibridi open and closed. [14]

7 Deve basarsi su un principio di scambio da utente a utente [15]: come Internet, anche il service provider deve essere non-discriminatorio e deve essere in grado di prevedere e trattare qualsiasi tipo di utilizzo per qualsiasi tipo di contenuto. Deve incoraggiare nuovi canali e tecnologie di distribuzione: le tecnologie e gli attori esistenti non devono impedire l adozione di modelli e tecnologie concorrenti. Deve permettere e promuovere l utilizzo e il ri-utilizzo dei contenuti. [7] Deve dare alle persone la possibilità di non infrangere la legge: la legge deve riflettere la volontà della maggioranza dei cittadini, non criminalizzarli. [16] L applicazione della legislazione ordinaria deve essere ridotta al minimo, decentrata e basata su contratti specifici: a garantirne l applicazione saranno le regole e il principio di fiducia reciproca. [17] Questo insieme di caratteristiche ha portato al seguente modello di distribuzione: Dalla parte dei creatori di contenuti, un Service Provider Genero può fornire servizi di aggregazione e occuparsi di tutti gli aspetti che riguardano la necessaria registrazione: il creatore dovrà semplicemente decidere i termini del contratto (per esempio, di chiedere 5 dollari a copia). I metadati che descrivono

8 l opera verranno registrati su Genero insieme a un link alla copia digitale dell opera stessa. Dalla parte dei fruitori dei contenuti, altri Service Provider Genero potrebbero servire a cercare e trovare determinati contenuti all interno del sistema stesso, e a venderli adottando la tecnologia e il modello commerciale preferito dagli utenti, purché non vada contro i termini di contratto stabiliti dal creatore. Gli utenti potranno a loro volta creare opere derivate da lavori già esistenti, a condizione che riconoscano al proprietario dell opera originaria una giusta parte degli utili. Che cosa costituisca una giusta parte verrà stabilito nelle linee guida fissate dalla licenza Genero. Al fine di assicurare una divisione orizzontale della catena degli utili, un Service Provider Genero non potrà acquisire i diritti sui contenuti che distribuisce né richiedere altri accordi in esclusiva. Servizi complementari forniti a parte, indipendentemente dalla distribuzione, potrebbero poi essere quelli di tipo finanziario o legale. Al fine di evitare per quanto possibile situazioni in cui sia necessario applicare la legge ordinaria, Genero si servirà di un sistema particolare basato sulla fiducia, chiamato Informed Individual, che premette di accedere facilmente a un interpretazione attendibile e personalizzata di qualsiasi tipo di informazione, consentendo così agli utenti di generare grazie alla selezione di fonti fidate per l interpretazione una rete di fiducia. È una procedura che tiene distinti accesso, interpretazione e distribuzione dell informazione: gli utenti scelgono le entità di fiducia che possono fornire loro interpretazioni soggettive, e quando accedono all informazione si trovano a disposizione anche un aggregato di interpretazioni sondabile e selezionato, generato dalla loro personale rete di fiducia. Genero si servirà di Informed Individual come filtro anti-phishing, come sistema prescrittivo soft e come indicatore di pertinenza.

9 2.2.1 Ricerca iterative INWEAVE procederà di pari passo con Genero. Come illustrato dal seguente grafico, INWEAVE adotterà la procedura della ricerca-azione iterativa, mentre la Genero Initiative e i suoi attori commerciali provvederanno a standardizzare e mettere a punto i risultati così ottenuti. Questo costituisce una variante del ciclo classico della ricerca-azione [18] all interno di un contesto virtuale [19]. Il processo di ricerca si svilupperà in quattro passaggi:

10 1. Teorizzazione. In primo luogo, INWEAVE deciderà che performance si aspetta di ottenere dall ecosistema Genero e individuerà una serie di parametri misurabili (basso costo, elevata capacità, alto grado di libertà, alto grado di partecipazione etc.), quindi svilupperà nuove teorie (o applicherà le teorie esistenti) su come i vari meccanismi (sociale, tecnico ed economico) dovrebbero essere modellati al fine di ottenere il risultato desiderato. Tutto questo sarà poi tradotto in procedimenti concreti (regole, principi di licenza etc.) e messo a punto in una serie di deliverable (o prodotti ). 2. Standardizzazione. I deliverable verranno adottati da quell insieme di parametri che è la Genero Initiative, per poi passare attraverso un processo di standardizzazione che porterà a una serie di standard e regole. Verranno infine rilasciati sotto forma di modelli di metadati di contenuto (content metadata standard), di modelli di licenze Genero etc. 3. Messa a punto. Ogni volta che si realizza un cambiamento, i vari service provider (il Registro Genero, i Service Provider Genero, i Payment Provider Genero) metteranno a punto le necessarie modifiche. 4. Misurazione. INWEAVE si serve di fonti diverse per la raccolta di dati empirici, studi qualitativi e altri contributi, e sulla base di questi dati prende il via il successivo ciclo di ricerca; ogni ciclo avrà la durata di un anno, e INWEAVE diffonderà senza interruzione i suoi risultati. 3 Le biblioteche Il dilemma delle biblioteche La missione delle biblioteche è quella diffondere la conoscenza e la cultura. Finora, il metodo principale per raggiungere questo scopo è stato quello di scegliere, catalogare, classificare, conservare e prestare al pubblico il maggior numero possibile di documenti cartacei. Per adempiere a questo compito, le biblioteche di solito non devono chiedere alcun premesso ai detentori dei dritti. Tuttavia in un mondo digitalizzato ogni utilizzo che si fa di un documento costituisce una copia, e alle biblioteche non è permesso fare copie dei documenti. Questo costituisce un problema sia oggi (dato che il pubblico si aspetta di poter disporre dei documenti tradizionali anche in formato digitale) sia soprattutto in un futuro prossimo, in cui sempre più opere creative verranno distribuite esclusivamente in formato digitale. Le biblioteche devono poter essere in grado di incontrare le esigenze del loro pubblico anche nell arena digitale, ma la natura di esclusività del copyright rende estremamente difficile creare nuovi servizi, dato che la liberazione dei diritti comporta uno sforzo enorme. Alcune biblioteche sono riuscite a creare

11 dei servizi digitali ma vengono spesso gravate da sistemi assai poco userfriendly di gestione dei diritti digitali (Digital Rights Management DRM) oppure possono mettere a disposizione le loro risorse solo in sede. Il processo di liberazione dei diritti è costoso e molto restrittivo, per cui a fronte di alcuni servizi che vengono attivati una volta che il problema dei diritti è già stato risolto, altri si occupano della questione solo in un secondo momento, mentre altri infine non ne curano affatto. Un esempio: dopo aver ottenuto un enorme successo di pubblico Napster ha offerto in anticipo un miliardo di dollari ai gruppi detentori dei diritti musicali, ma l offerta è stata rifiutata [20] e il sito è stato giudicato colpevole di violazione del Copyright. Sulle prime anche la legalità di Youtube era stata pesantemente contestata, ma adesso il sito è giunto a un compromesso con i grandi gruppi detentori di diritti (Motion Picture Association of America e Recording Industry Association of America MPAA e RIAA): Youtube può continuare a funzionare a patto di dividere gli utili in caso di violazione del Copyright. In caso contrario tutti i video su cui i detentori dei diritti rivendicano una violazione del Copyright devono essere rimossi, in ottemperanza alle notifiche di rimozione del Digital Millennium Copyright Act (DMCA). Alcuni servizi digitali come Spotify o Amazon spendono una grande quantità di energie per sistemare la questione dei diritti, e adesso possono offrire anche un servizio di distribuzione musicale. Altri servizi come IsoHunt, AllofMP3.com, The Pirate Bay e Newsbin non hanno mai chiesto autorizzazioni di nessun tipo. Le biblioteche di solito possono pagare per il diritto di utilizzazione, ma non hanno neppure lontanamente le risorse per affrontare quel campo minato che è il Copyright; dal momento però che il mondo sta virando sempre più al digitale, le biblioteche non possono non tenere dietro a questo cambiamento. 3.2 Le biblioteche e la Free Culture Perché le biblioteche possano adempiere alla loro missione in un mondo digitale deve verificarsi uno di questi due eventi: 1. I legislatori devono estendere le eccezioni per le biblioteche alle leggi sul Copyright. I legislatori possono modificare la legge al fine di permettere alle biblioteche di distribuire gratuitamente contenuti digitali: una riforma del genere risolverebbe gli ostacoli legali delle biblioteche. 2. Le biblioteche devono rivolgersi a opere prodotte con licenze libere. Laddove il Copyright può essere parafrasato con la frase tutti i diritti riservati, il Copyleft potrebbe essere tradotto con alcuni diritti riservati. Opere registrate con licenze free (come GPL, Creative Commons etc.) consentirebbero ad ogni biblioteca di creare quei servizi necessari all adempimento della loro missione.

12 Nell ultimo secolo il Copyright è divenuto via via più restrittivo (al momento in Norvegia il dibattito politico sull argomento si preoccupa solo di come fermare il file sharing illegale), ma mentre sembra assai poco probabile che in un immediato futuro alle biblioteche vengano concesse le eccezioni legali necessarie, di fatto il Copyleft sta guadagnando popolarità e consensi: un anno fa Flickr ha superato i 100 milioni di foto registrate con licenza Creative Commons, e da allora ne sono già stati aggiunti altri 35 milioni [21]. Il mondo accademico e le biblioteche sono sempre più interessate al mondo dell Open Access che non a caso è il tema di questo congresso IFLA 2010 perciò in una strategia di lungo termine le biblioteche dovrebbero concentrare i loro sforzi nella promozione della Free Culture. Nell ultimo decennio diverse organizzazioni no-profit e società for-profit hanno cominciato a posizionarsi nell arena della Free Culture. Se le biblioteche devono puntare sempre più alla Free Culture, quale può essere il loro ruolo in proposito? Per rispondere a questa domanda dobbiamo prima passare in veloce rassegna i ruoli possibili all interno della Free Culture, e le opportunità che le biblioteche possono cogliere. Creare licenze. Gli esempi sono la Free Software Foundation e Creative Commons. Questo campo richiede però una grande specializzazione, inoltre non è detto che avere più licenze sia necessariamente un vantaggio. In poche parole, le biblioteche dovrebbero lasciare ad altri questo campo. Creare dei canali. Gli esempi sono Jamendo per la musica, Flickr per le immagini e Wikipedia per l encicliopedia. Alcune biblioteche hanno creato canali di questo genere (per esempio il norvegese Reaktor) e dovrebbero continuare a farlo. E un servizio basato sull Open Source e permette a chiunque di utilizzare il codice per creare nuovi canali, ma bisogna ammettere che non rientra nelle competenze principali delle biblioteche. Creare tecnologie. Gli esempi sono Apache, FireFox e Ogg Vorbis. Le biblioteche si sono impegnate in prima persona in questo campo, per esempio sviluppando il web semantico. È un lavoro importante, dal momento che la quantità di informazioni continua a crescere in maniera esponenziale e l individuazione della pertinenza delle informazioni diventerà una funzione sempre più essenziale, che non dovrebbe essere lasciata ai soli attori commerciali. Creare standard. Esempi in tal senso sono OASIS per ODF e W3C per HTML. È un area in cui le biblioteche possono giocare un ruolo assai importante, dato che hanno una lunga tradizione di classificazione e di individuazione della pertinenza delle informazioni. È essenziale però che le biblioteche svolgano questo lavoro in stretta collaborazione con gli altri attori della Free Culture, evitare lo sviluppo di standard poco condivisibili. Creare e gestire archivi. Ne sono esempio Internet Archive ed Europeana. Si tratta di un terreno fondamentale per le biblioteche, poiché visti il riconoscimento e la competenza sviluppati nel corso dei secoli

13 pochi istituti potrebbero svolgere questo lavoro meglio delle biblioteche. Per quanto riguarda l accesso agli archivi è però importante che esse ben comprendano i principi dell Open Data e l obbligo di connessione di terzi per mezzo di open API. Ci sono esempi di progetti assai costosi in cui l accesso a libri di pubblico dominio è stato fatto in un formato immagine accessibile solo attraverso i siti web delle biblioteche da indirizzi IP all interno del territorio nazionale. Promozione. Gli esempi in questo campo includono sia individui che organizzazioni: Cory Doctorow, Richard Stallmann, FriBit ed Electronic Frontier Foundation. Le biblioteche si trovano nella posizione ideale per ricordare ai politici le intenzioni originarie che erano alla base del Copyright e per opporsi attivamente a un regime di Copyright più rigido. Per promuovere in generale l uso delle licenze libere si possono ospitare (o si può partecipare a) conferenze, rispondere a interrogazioni pubbliche, organizzare concorsi per artisti che usano licenze libere, e così via. L evoluzione verso il digitale sta portando a una trasformazione paradigmatica che investe la ricerca, l educazione e le istituzioni private di tutto il mondo. Internet sta diventando una nuova arena per la partecipazione democratica, per la cultura e per l innovazione, ed è importante che le biblioteche continuino la loro missione di istruzione e informazione nel campo digitale oltre che in quello analogico. Un rigido regime di Copyright limita le possibilità delle biblioteche in questo campo, mentre un regime di Copyright liberale le amplia al massimo grado. 3.3 Le biblioteche e Genero Quello che Genero vuole fare è creare un terreno comune per lo sviluppo di opere dell ingegno con licenze libere, e ridurre clamorosamente i costi di transazione legati alla produzione, alla distribuzione e al ri-utilizzo di queste opere. Genero intende fornire un tessuto connettivo di base che può essere utilizzato per diversi scopi (archiviazione, ricerca, individuazione della pertinenza dell informazione, produzione e distribuzione) e punta a creare un regime di Copyright basato su contratti al posto dell attuale regime basato su autorizzazioni. All interno di Genero, chiunque può partecipare, provare e creare servizi, a condizione di rispettare le regole. Esso rappresenta quel regime di Copyright liberale di cui le biblioteche hanno bisogno, e sembra logico che le biblioteche si assumano un ruolo attivo nel suo sviluppo, creando registri Genero, allestendo Service Provider Genero che ospitino opere di pubblico dominio, contribuendo agli standard di contenuto e di formato, partecipando alla ricerca InWeave e sono solo alcuni degli esempi di quello che le biblioteche potrebbero fare.

14 Ringraziamenti Questa relazione si basa sul progetto di ricerca InWeave, consultabile al sito Un ringraziamento speciale va al Dr. Prodromos Tsiavos della London School of Economics. [1] [2] Benkler, Y. "Coase's Penguin,or Linux and the Nature of the Firm," Yale Law Journal (112) 2002, p 369. [3] Tapscott, D., and Williams, A.D. Wikinomics : how mass collaboration changes everything, (Expanded ed. ed.) Atlantic, London, 2008, pp. xii, 351 p. [4] Moglen, E. "The Invisible Barbecue," Columbia Law Review (97) 1997, p 945. [5] Fitzgerald, B. (ed.) Open Content Licensing: Cultivating the Creative Commons. Sydney University Press, Sydney, [6] Benkler, Y. The Wealth of Networks: How Social Production Transforms Markets and Freedom, Yale University Press, New Haven and London, 2006, p [7] Lessig, L. Remix : making art and commerce thrive in the hybrid economy Penguin Press, New York ; London, 2008, pp. xxii, 327 p. [8] Boyle, J. The public domain : enclosing the commons of the mind Yale University Press, New Haven, Conn. ; London, 2008, pp. xvi, 315 p. [9] Lessig, L. "The New Chicago School," Journal of Legal Studies (27:June) 1998, pp [10] Murray, A. The Regulation of Cyberspace: Control in the Online Environment Routledge- Cavendish, New York, Abingdon, [11] [12] Tsiavos, P., and Korn, N. "Case Studies Mapping the Flows of Content, Value and Rights Across the UK Public Sector," Joint Information Systems Committee, London. [13] Pollock, R., Newbery, D., and Bently, L. "Models of Public Sector Information Provision via Trading Funds," BERR and HM Treasury, London. [14] Jenkins, H. Convergence culture : where old and new media collide New York University Press, New York, 2006, pp. xi, 308 p. [15] Saltzer, J.H., Reed, D.P., and Clark, D.D. "End-to-End Arguments in System Design," ACM Transactions in Computer Systems (2:November) 1984, pp [16] Tsiavos, P. "Cultivating the Regulatory Commons," (icommons Annual),

15 July , pp [17] Smith, D.K. "What is Regulation? A Reply to Julia Black," Australian Journal of Legal Philosophy (27) 2002, pp [18] Reason, P., and Bradbury, H. The SAGE handbook of action research : participative inquiry and practice, (2nd ed. ed.) SAGE, Los Angeles, Calif. ; London, 2008, pp. xxxii, 720 p. [19] Hine, C. Virtual methods : issues in social research on the Internet Berg, Oxford, 2005, pp. xiii, p. 242 [20] OPPOSES-CONTROVERSIAL-SERVICE html [21]

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