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1 UNIVERSITA DEGLI STUDI DI VERONA DIPARTIMENTO DI SCIENZE GIURIDICHE DOTTORATO DI RICERCA IN DIRITTO ED ECONOMIA DELL IMPRESA, DISCIPLINE INTERNE ED INTERNAZIONALI CICLO XXIII TITOLO DELLA TESI DI DOTTORATO LA RESPONSABILITÀ PENALE DEI PROVIDERS S.S.D. IUS 17 Coordinatore: Prof. LORENZO PICOTTI Tutor: Prof. LORENZO PICOTTI Dottorando: Dott. MILLER JESÚS SOTO SOLANO 1

2 INDICE Introduzione Capitolo I. INFORMATICA E DIRITTO 1. L origine dell informatica giuridica L informatica del diritto ed il diritto dell informatica Cyberlaw Cyberspace.. 20 Capitolo II. INTERNET E DIRITTO PENALE 1. Prospettiva internazionale La legislazione italiana in materia di reati informatici La criminalità On-Line Internet e la normativa penale Estensibilità della disciplina della stampa periodica e dell editoria Reati di Azione e Reati di Omissione.. 49 Capitolo III. LA RESPONSABILITÁ PENALE DELLE PERSONE GIURIDICHE 1. La Responsabilità Penale delle Persone Giuridiche Capitolo IV. LA RESPONSABILITÁ PENALE DEI PROVIDERS 1. Decreto Legislativo n.70 del 9 aprile Ipotesi di Responsabilità del Internet Service Provider Giurisprudenza in materia di Responsabilità del Internet Service Provider Altre problematiche legate alla Responsabilità del Internet Service Provider Altre Pronunce Giurisprudenziali Responsabilità Penale del Provider in prospettiva comparata I minori e la rete Conclusioni

3 Dediche e Ringraziamenti A mia moglie, Rosana, perché mi ha dato tutto ciò di cui ho bisogno A mio figlio, José, per essere tutto ciò che mi rende felice Un particolare ringraziamento al Professore Lorenzo Picotti per la sua disponibilità e generosità. 3

4 Introduzione Il genere umano ha sviluppato un modo per esprimere non solo la realtà ma, anche, le proprie idee e le proprie emozioni. Questo modo attraverso il quale riesce ad uscire da sé per socializzare, si denomina linguaggio, che è quindi, uno strumento essenziale per la vita dell uomo in società. Il linguaggio costituisce una realtà legata, oltre al convenzionalismo linguistico, allo stato dell anima. Non c è un sistema giuridico al mondo che impedisca l uso del linguaggio come strumento di comunicazione, cioè, di manifestazione del pensiero. Ci sono, però, sistemi che riconoscono la necessità di limitare lo svilupparsi di queste manifestazioni. La giurisprudenza ha affermato l indole unitaria dei diritti della personalità, tutti radicati nel principio della sua autonomia, protetta dagli articoli 2 e 3 della Costituzione Italiana. 4

5 La giurisprudenza fa riferimento a tre necessari limiti alla tutela della persona umana: il limite dell onore, il limite della riservatezza e quello dell identità personale. Accanto a questi è il limite della reputazione, che differisce dall onore per il suo particolare carattere collegato alla personalità effettiva del soggetto passivo, mentre l onore si relaziona con il valore della dignità sociale uguale per tutti. La reputazione si approssima allora all identità personale, ma pare essere il riflesso di questa identità nell opinione altrui, piuttosto che risolversi nella pura storia di una persona. E presente, in giurisprudenza, anche la fattispecie del diritto all immagine, che talvolta si riconduce al diritto alla riservatezza in ordine alle proprie sembianze fisiche, mentre altre volte si riferisce all immagine morale e, allora, coincide con il riflesso dell identità personale nell opinione altrui. Con l avvento di Internet ed i conseguenti sviluppi che si sono determinati in questo nuovo mondo virtuale, l uomo ha trovato uno spazio cibernetico che ha originato la riflessione dottrinale e giurisprudenziale in materia di limiti all esercizio della libera manifestazione della personalità. Inoltre, la rapidità con la quale è avvenuta l espansione delle tecnologie informatiche, è la ragione principale per cui il diritto si è trovato nella urgenza di sviluppare 5

6 nuove regole, in modo tale da soddisfare le necessità di tutela dei diritti che sorgono o si esercitano nella nuova realtà. Già il solo richiamo al ruolo dei Provider inevitabilmente propone tutta una serie di questioni, che ben prima del loro contenuto giuridico, è essenziale comprendere sul piano tecnico per esaminare gli aspetti problematici che, in questa materia, si presentano al diritto. Il superamento dei limiti posti alla tutela della persona umana può significare la rilevanza penale condotte che vulnerano diritti e, quindi, la possibilità di attribuire responsabilità penale non solo a chi manifesta il suo pensiero senza osservare i predetti limiti stabiliti dal sistema giuridico, ma eventualmente anche a chi ha compiti di sorveglianza e di impedimento. Il mio lavoro dottorale non esaminerà il rapporto esistente fra la condotta illecita, la vittima ed il soggetto attivo. Realizzerò un analisi che tiene conto del modo e lo spazio intorno ai quali si configura il reato commesso in Internet e, per conto del rapporto che c è fra il soggetto attivo e colui che proporziona lo spazio in cui o attraverso il quale si commette il reato, della responsabilità o meno attribuibile al Internet Service Provider (ISP). 6

7 Nella sfera penale, i problemi compaiono intorno alla responsabilità attribuibile al Provider per fatti criminosi compiuti da utenti degli Internet Service Provider (ISP). La dottrina predominante considera l esclusione di tale responsabilità in ragione del carattere personale della responsabilità in materia penale, della legalità di condotte non proibite dalla legislazione penale ed il divieto di analogia In Malam Partem, salvo i casi nei quali il Provider abbia intenzionalmente facilitato il terzo nel commettere la condotta delittuosa. C è anche una linea dottrinale che fa riferimento al comportamento del Provider che non svolge un controllo strumentale del materiale inviato grazie al proprio server, la quale suppone un agevolazione colposa della condotta illecita similare a quella editoriale. Questo rapporto fra lentezza del diritto e rapido sviluppo della tecnologia fa sì che emergano complicazioni rispetto le condizioni che dovrebbe avere la giustizia penale e la giurisprudenza in materia, per essere di particolare aiuto alla qualificazione giuridica del Provider e la successiva identificazione delle condizioni per la responsabilità che ha. Per questa ragione, ci sono precedenti che vanno da provvedimenti che pongono sotto sequestro preventivo il server 7

8 utilizzato per diffondere contenuto diffamatorio in internet, ad altri che assicurano che non esiste responsabilità di chi si limita ad offrire lo spazio virtuale utilizzato per diffamare. D altra parte, ci sono aspetti relativi la differenziazione tra un messaggio inviato da un privato cittadino e l esercizio del Diritto di Cronaca. Questa distinzione, porta a dedurre che la normativa operante in materia di stampa e pubblicazioni dovrebbe applicarsi solamente al contenuto telematico avente tali caratteristiche, senza comprendere tutte le espressioni sparse in rete. Mediante questo lavoro dottorale, pretendo inquadrare ed analizzare le diverse forme di Responsabilità del Provider alla luce del Diritto Penale, esaminare gli interventi normativi nazionali ed internazionali, e in fine, analizzerò la giurisprudenza rilevante in materia. 8

9 CAPITOLO I INFORMATICA E DIRITTO 1. L origine dell informatica giuridica Quando ero ragazzo, trams e autobus non avevano ancora gli sportelli: accadeva così non soltanto che, per il loro affollamento, si formassero grappoli umani viaggianti sul predellino della vettura, ma anche che i più abili riuscissero a prenderlo in corsa. Metaforicamente parlando, può dirsi che anche il tram dell informatica giuridica è stato preso in corsa da non pochi, giovani e anziani, sicuri che chi non fosse salito prima degli altri su quella magica vettura, sia pure restandovi appeso precariamente sul predellino, sarebbe rimasto tagliato fuori dal progresso e dal successo 1. 1 R. BORRUSO, Riflessioni sull Informatica Giuridica, in R. Borruso, R. Di Giorgi, L. Mattioli e M. Ragona, L Informatica del Diritto, Giuffrè Editore, 2004, pag

10 Questa è l immagine con cui il Professore Renato Borruso descrive la nascita dell informatica giuridica in Italia agli inizi degli anni settanta, quando neppure la terminologia era certa. A Losano che proponeva il termine Giuscibernetica 2, alludendo alla cibernetica 3, la scienza fondata alla fine degli anni quaranta da Norbert Wiener 4, fece eco nel 1975 Frosini con la Giuritecnica, contrazione di tecnologia giuridica, quale nuovo modello di procedimento logico-operativo giuridico derivante dal trattamento automatico dei dati giuridici. In quegli anni, grazie all iniziativa di alcuni illuminati membri della magistratura, prese forma il Centro Elettronico di Documentazione giuridica (CED) della Corte di Cassazione a Roma, in connessione telematica con tutte le Corti d Appello d Italia, che consentiva a magistrati e avvocati un accesso diretto alle leggi, alla giurisprudenza, alla dottrina. Questo Istituto venne costituito nel 1968 per iniziativa del Professore Pietro Fiorelli con lo scopo di 2 M.G. Losano, Giuriscibernetica. Macchine e modelli cibernetici del diritto, Einaudi, La cibernetica (cybernetic) è la scienza che studia i fenomeni di autoregolazione e comunicazione, sia negli organismi naturali quanto nei sistemi artificiali. La cibernetica si pone dunque come un campo di studi interdisciplinare tra le scienze e l ingegneria. (fonte: Wikipedia. 4 N. Wiener, La Cibernetica. Controllo e comunicazione nell animale e nella macchina, trad. it. di G.P. Barosso, Il Saggiatore,

11 proseguire l opera del Vocabolario Giuridico Italiano, un progetto promosso dal Comitato per le scienze giuridiche e politiche del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), con il supporto amministrativo e tecnico dell Accademia della Crusca. A partire dalla metà degli anni settanta la sua attività fu ampliata alla documentazione della dottrina giuridica italiana, estendendo progressivamente le sue competenze nel campo della documentazione automatica della legislazione e della giurisprudenza italiane 5. C era, quindi, nei giuristi di allora, la certezza che la professione giuridica nelle sue varie branche avrebbe trovato giovamento dall applicazione delle nuove tecnologie, così come stava avvenendo in tutte le altre discipline scientifiche 6. Questo, a causa dell assoluta novità del rapporto informatica e diritto, in certo modo paragonabile solo a quello scrittura e diritto. 5 M. SCIALDONE, Il rapporto tra informatica e diritto: passato, presente e futuro, in Ciberspazio e diritto 2010, Vol. 11, n. 4, pag R. BORRUSO, R. DI GIORGI, L. MATTIOLI e M. RAGONA, op. cit., pag

12 Alla fine degli anni settanta, con l adozione della locuzione informatica giuridica, si conclude il dibattito terminologico che, comunque, non era considerato un mero dibattito formale, poiché ogni diversa definizione sottendeva un concetto sostanziale in parte diverso 7. Per esempio, Frosini, che proponeva il termine giuritecnica, considerava che l espressione informatica giuridica non sarebbe stata in grado di designare un nuovo modello di procedimento operativo giuridico, consistente in un trattamento tecnicizzato dei dati giuridici come metodologia operativa 8. Ma la preoccupazione si rivelò infondata. L informatica giuridica è una disciplina bifronte nella quale si intrecciano una metodologia tecnologica con il suo oggetto giuridico, che a sua volta condiziona le stesse possibilità o modalità di applicazione 9. 7 G. FIORIGLIO, Temi di Informatica Giuridica, Aracne Editrice, Roma, V. FROSINI, La giuritecnica: problemi e risposte, in Informatica e diritto e Società, Milano 1988, pp A. E. PÉREZ-LUNO, Saggi di informatica giuridica, pag

13 2. L informatica del diritto ed il diritto dell informatica Essere giurista implica sempre la conoscenza prima ancora che della norma del fenomeno, inteso come fatto di vita e di esperienza che la norma vuole regolamentare: altrimenti non si è veri giuristi, ma soltanto legulei 10. Dunque, approfondendo nello specifico, si possono identificare cinque argomenti necessari per giustificare il carattere scientifico della informatica giuridica intesa nella sua accezione più ampia. Essi sono sintetizzati così 11 : 1) La ricercabilità automatica della documentazione giuridica; 2) L applicabilità automatica della legge; 3) L utilizzazione delle tecnologie informatiche nella redazione dei testi normativi; 4) L utilizzazione delle tecnologie informatiche per il miglioramento delle dinamiche processuali e della Pubblica Amministrazione; 10 Cfr. R. Borruso, Riflessioni sull informatica giuridica, cit., pag Cfr. R. Borruso, Riflessioni sull informatica giuridica, cit., pag

14 5) La necessità di apposite disposizioni di legge per la regolamentazione delle nuove tecnologie. Le prime quattro questioni sono da ricondurre all informatica del diritto, dato che è il diritto a farsi oggetto dell elaborazione elettronica. Il quinto aspetto, invece, riguarda il diritto dell informatica, per cui l informatica diventa oggetto del diritto. La ricerca intorno alla quale si è centrato il mio lavoro, riguarda l ultimo dei cinque temi prima menzionati, quello in cui l informatica è oggetto del diritto: Il Diritto dell Informatica. Il Diritto dell Informatica costituisce una specializzazione del diritto che si occupa dell ordinamento giuridico creato per regolamentare l uso del computer o le condotte generate dal suo impiego. Inoltre, è necessario differenziare fra il Diritto Privato dell Informatica, che affronta le tematiche relative al documento informatico, al commercio elettronico, alla tutela dei beni informatici, alla tutela della privacy e del diritto d autore in rete, e un 14

15 diritto pubblico dell informatica che si occupa dei crimini informatici, dell egovernment, dell e-procurement, della tutela delle libertà fondamentali in ambienti digitali 12. Se fino ad oggi i rapporti tra informatica e diritto si sono incentrati sul modo in cui la prima è stata in grado di aiutare gli operatori del diritto nello svolgimento della propria opera o, per converso, sulle nuove fattispecie che l informatica è stata in grado di produrre in termini di condotte umane giuridicamente rilevanti, è ragionevole pensare che in un futuro prossimo la predetta relazione si arricchirà di un ulteriore tassello: la regolamentazione giuridica di condotte non umane All'interno di questo labirinto di termini relativi al rapporto fra Diritto e Tecnologia, viene fuori un vocabolo comunemente usato nei Paesi 12 Marco Scialdone, Il rapporto tra informatica e diritto: passato, presente e futuro. Ciberspazio e diritto 2010, Vol. 11, n. 4, pag ivi, pag A tal riguardo Borruso (R. Borruso - C. Tiberi, L informatica per il giurista, dal bit ad Internet, II ed., Giuffrè Editore, 2001, pag. 387) utilizza l espressione cibernetica del diritto per indicare l ipotesi in cui il computer sia programmato per l applicazione automatica della legge (più in particolare, per la formazione di provvedimenti amministrativi o giurisdizionali) o per la stipulazione di contratti senza l intervento dell uomo. 15

16 anglosassoni e non facilmente traducibile in italiano che si costituisce come un settore del diritto relativamente nuovo: La Cyberlaw. 3. Cyberlaw Una locuzione utilizzabile per tradurre questo termine potrebbe essere Diritto di Internet, ma c è un piccolo particolare che si oppone a questa soluzione, Internet Law e Cyberlaw non sono del tutto coincidenti. Ancora più difficile è stabilire se con il vocabolo Cyberlaw sia possibile identificare un campo del diritto, non nuovo, ma ancora in via di elaborazione, o se invece con questo termine si tratti soltanto di una mera descrizione. Anche negli Stati Uniti di America si è sviluppato un dibattito di questo tipo, di carattere meramente teorico. In specie, non è chiaro quale sia lo spazio che il diritto pubblico, ed in particolare il diritto amministrativo, possano occupare in un settore che ancora sta cercando di sistemarsi. 16

17 La Cyberlaw costituisce un diritto per il quale non sempre possono essere impiegati criteri giuridici già esistenti. Si tratta di un diritto complesso che interagisce con gli altri rami tradizionali del diritto, provocando il riesame di principi giuridici, di cui si deve verificare la capacità di adattamento di fronte a nuovi fenomeni. Cyberlaw si costituisce come un diritto in via di sviluppo continuo, successivo che a volte precede quello della tecnologia, in cui prevale più che in altri settori, un dinamismo creativo di carattere normativo e giurisprudenziale. L oggetto della Cyberlaw è, se non totalmente, almeno difficilmente compatibile con costruzioni dogmatiche e classificazioni astratte, sia per la velocità con cui nascono i problemi (rapporti interprivati, rapporti tra cittadini e pubblici poteri, profili internazionali), e conseguentemente devono essere ricercate le soluzioni giuridiche (in sede normativa o giurisprudenziale, ma anche in sede di autoregolamentazione), sia in rapporto all evoluzione dei riferimenti tecnologici (hardware, software, architettura della Rete). Anche se, rispetto ad altre branche, si può dire che si tratti di differenze quantitative, più che qualitative (i cambiamenti di contesto, e 17

18 normativi, sono comuni a tutto il diritto vivente), ciò non toglie che la velocità del cambiamento costituisca un elemento sostanziale di valutazione. D altra parte, anche qualora non si volesse riconoscere alla Cyberlaw una sua autonomia ontologica, il dibattito teorico su di essa non è aprioristicamente destinato ad un insuccesso. Se nel dibattito teorico non si perde il contatto con le problematiche giuridiche reali, tenendo conto della funzionalità degli aspetti teorici rispetto alla ricerca di soluzioni giuridiche idonee a migliorare la situazione di fatto, ecco allora che le energie impiegate nello sforzo non saranno da ritenersi sprecate. La considerazione dei profili teorici può aggiungere, e non togliere, un valore alla migliore comprensione dei nuovi fenomeni giuridici che l interrelazione con Internet quotidianamente comporta. Diritto pubblico e diritto amministrativo non possono rimanere estranei a tale processo 15. La Cyberlaw è uno strumento in costante evoluzione che avvert tre possibili alternative: conquista un certo livello di autonomia, in virtù delle sue 15 N. Lugaresi - Diritto pubblico di Internet e Cyberlaw. Regole, diritti ed interessi in Rete: il diritto pubblico di Internet, in Giustizia Amministrativa online, 2006, n

19 caratteristiche reali, si divide in sottodiscipline, anche per motivi pratici legati alla formazione degli operatori del diritto e viene progressivamente smembrata fino a scomparire. L analisi della Cyberlaw può essere svolta da due prospettive: quella interna, che fa riferimento all utilizzatore di Internet che opera nella nuova concezione di luogo o spazio ben conosciuta come Cyberspace, caratterizzato da dinamiche spesso diverse da quelle proprie del mondo reale ; e poi c è la prospettiva esterna attinente alle applicazioni tecnologiche che si trovano alla base della materializzazione del Cyberspace (come i sistemi di connessione e il trasferimento di dati) ed ai rapporti di queste applicazioni con le dinamiche umane di rilevanza giuridica. Qualunque sia la prospettiva (interna od esterna) con la quale si pretenda analizzare la Cyberlaw, è necessaria la costruzione di categorie giuridiche flessibili, disposte a far fronte ad una sistemazione ricorrente e continua della disciplina. 19

20 La regolamentazione del Cyberspace necessita di principi, di criteri, di riferimenti di carattere generale, ma anche speciali. Ed è qui, in questo spazio giuridico, che il Diritto Penale, assieme ad altre discipline, deve intervenire per garantire la sicurezza e la convivenza tra cittadini, attraverso, ad esempio, l incriminazione di condotte commesse utilizzando -come obiettivo o come mezzo- la rete. 4. Cyberspace Il termine Cyberspace fu creato da William Gibson, uno scrittore canadese esponente di punta del filone Cyberpunk, nel suo romanzo breve Burning Chrome pubblicato nel 1982 sulla rivista Omni e fu in seguito reso noto dal suo romanzo Neuromancer. Esso viene descritto così: Cyberspace: un'allucinazione vissuta consensualmente ogni giorno da miliardi di operatori legali, in ogni nazione, da bambini a cui vengono insegnati i concetti matematici... Una rappresentazione grafica di dati ricavati dai banchi di ogni computer del sistema umano. Impensabile complessità. 20

21 Linee di luce allineate nel non-spazio della mente, ammassi e costellazioni di dati. Come le luci di una città, che si allontanano 16. Il Cyberspace è il dominio delineato dall'uso dell'elettronica e dello spettro elettromagnetico per immagazzinare, modificare e scambiare informazioni attraverso le reti informatiche e le loro infrastrutture fisiche. È visto come la dimensione immateriale che mette in comunicazione i computer di tutto il mondo in un'unica rete che permette agli utenti di interagire tra loro. È oggi comunemente utilizzato per riferirsi al mondo di Internet. Il termine Cyberspace diventa sinonimo di Internet durante gli anni novanta, specialmente nei circoli accademici e nelle comunità di attivisti. Lo scrittore Bruce Sterling, che rese popolare questo significato, accreditò John Perry Barlow per essere stato il primo ad usare questo termine per riferirsi al "nesso attuale tra il computer e i network delle telecomunicazioni." Barlow lo descrive così per annunciare la formazione del Electronic Frontier Foundation (EFF) nel giugno del 1990: 16 W. Gibson. Neuromancer and Post-Modern Science Fiction. Stati Uniti, Ace Books,

22 In questo mondo silenzioso, tutta la comunicazione è digitata. Per entrare in esso, ci si deve liberare sia del corpo che dell ambiente circostante e si diviene solo una cosa fatta di parole. Si può vedere quello che i nostri interlocutori stanno dicendo (o che hanno detto di recente), ma non come sono loro fisicamente, né il luogo dove si trovano. Gli incontri in questa città virtuale sono continui e le discussioni variano dagli ambiti sessuali ai programmi di deprezzamento. Se sia un singolo trillo telefonico o milioni, essi sono tutti connessi fra di loro. Collettivamente, formano ciò che gli abitanti della città virtuale chiamano la Rete. Essa si estende attraverso l immensa regione dello stato di elettroni, microonde, campi magnetici, luci intermittenti che lo scrittore di fantascienza William Gibson battezzò Cyberspazio J. P. Barlow. Crime and Puzzlement,

23 CAPITOLO II INTERNET E DIRITTO PENALE 1. Prospettiva internazionale Sebbene l emanazione delle norme penali che riguardano i reati informatici si sia realizzata nei diversi Paesi in tempi e con modalità talvolta differenti, ciononostante è possibile tracciare per vie generali il percorso che ha condotto verso una legislazione penale in materia. Quando le tecnologie dell informazione erano utilizzate solo in particolari contesti, quali ad es. i grandi complessi aziendali o i settori pubblici di interesse strategico (militare, ricerca, ecc.) e ancora se ne ignoravano le 23

24 reali potenzialità, alcuni lungimiranti studiosi iniziarono a porsi il problema della regolamentazione giuridica delle nuove tecnologie 18. E abbastanza peculiare, benché vi sia una ragione logica, che in questa fase un apporto fondamentale venga dai filosofi del diritto, e non piuttosto dai penalisti, direttamente interessati dai nuovi fenomeni. La ragione è ravvisabile nel fatto che in assenza di una casistica degna di rilievo e di norme, e dovendosi di conseguenza muovere su un piano prevalentemente astratto, coloro che provenivano da studi filosofici avevano un approccio più adatto a comprendere la situazione. In questo periodo le questioni di maggiore interesse erano quelle della tutela della riservatezza da intromissioni via computer e quelle dell individuazione di nuovi beni giuridici direttamente prodotti dall informatica. Ben presto l introduzione dei personal computers, e la conseguente crescente alfabetizzazione informatica, allargarono la cerchia dei soggetti in 18 P. GALDIERI, Il Diritto Penale dell Informatica, Fonte: 24

25 grado di utilizzare il computer ed al contempo favorirono il sorgere di un certo tipo di criminalità informatica. La situazione veniva avvertita anche dai cultori del diritto positivo che nel sollecitare l intervento legislativo proponevano due soluzioni alternative. Secondo un orientamento assai diffuso in Europa 19, i nuovi delitti non riguardavano nuovi interessi meritevoli di tutela, bensì definivano soltanto nuove modalità di aggressione di beni giuridici preesistenti. Quest orientamento portava a sostenere il cosiddetto metodo evolutivo e cioè la necessità di introdurre singole disposizioni specificatamente riferite all informatica all interno delle normative penali previgenti. Nei Paesi anglosassoni, le nuove tecnologie determinavano invece il sorgere di nuovi interessi suscettibili di protezione e quindi era auspicabile un intervento specifico ed autonomo del legislatore in grado di disciplinare le normative previgenti l intero fenomeno dei computer. (metodo della c.d. legge organica). 19 P. GALDIERI, Il Diritto Penale dell Informatica, Fonte: 25

26 Anche gli organismi sovranazionali si posero il problema di indirizzare i singoli Paesi attraverso iniziative di vario genere. Ad esempio, attraverso un comitato ristretto di esperti, creato all interno del Comitato per i problemi criminali, formulò una lista dettagliata di reati informatici. La lista, che si tradusse nella raccomandazione n.89/9, distingueva tra interventi normativi a tutela di ipotesi particolarmente diffuse, e che quindi dovevano essere attuati da tutti gli Stati aderenti, ed interventi rimessi alla discrezionalità di ciascun Paese. Gli interventi urgenti, costituenti la cosiddetta lista minima, riguardavano i seguenti fatti: frode informatica, falso informatico, danneggiamento dei dati e dei programmi informatici, sabotaggio informatico, accesso non autorizzato, riproduzione non autorizzata di un programma informatico protetto, riproduzione non autorizzata di una topografia informatica. Veniva rimessa alla discrezionalità di ciascuno Stato, invece, con la c.d. lista facoltativa, la previsione di norme relative all alterazione dei dati o dei programmi informatici, allo spionaggio informatico, all utilizzazione non autorizzata di un programma informatico protetto. 26

27 Oltre alla scelta di fondo già citata, legge organica o metodo evolutivo, si riscontrarono differenze dovute sia al livello di automazione raggiunto nel singolo Paese e sia in rapporto al tipo di regime giuridico esistente, a secondo cioè che fosse di Civil Law or common Law. Negli Usa, dove si è adottato il metodo della legge organica, attraverso il Counterfeit Access Device and Computer Fraud and Abuse Act del 1984, modificato successivamente dal Computer Fraud and Abuse Act del 1986, furono formulate ipotesi di reato ben precise ed adatte ad arginare i fenomeni esistenti in quella realtà. In Australia (legge del 1989 che modifica il Crimes Act del 1914) l inserimento delle infrazioni relative agli elaboratori ha riguardato il solo ambito federale. Sono state previste e punite le ipotesi di accesso illegale ai dati contenuti negli elaboratori dei servizi federali e l alterazione dei dati contenuti negli elaboratori dei servizi federali effettuato mediante attrezzature in possesso del Commonwealth. 27

28 Tra i Paesi asiatici quello che per ovvi motivi si è per primo attivamente interessato al problema della repressione della criminalità informatica è stato il Giappone che attraverso la l. n. 52 del 1987 ha previsto e punito le ipotesi di danneggiamento ed sabotaggio di elaboratori commerciali altrui e le interferenze in un computer per il perseguimento di fini fraudolenti. In Europa, ancor prima che fossero promulgate leggi da parte del Lussemburgo, Svizzera, Portogallo ed Italia, la legislazione penale dell informatica aveva già preso piede. La Danimarca, con la l. n. 229 del 6 giugno 1985, aveva modificato gli artt. 193, 263 e 279a del suo codice penale, prevedendo le ipotesi dell impedimento del buon funzionamento degli elaboratori, dell accesso illegale ad informazioni o a programmi informatici altrui e della truffa informatica. Verso la medesima direzione si erano mosse nel 1986 la Germania, che aveva adottato una normativa, contenuta in una sezione della seconda legge per la lotta alla criminalità economica 20, e la Svezia, che aveva introdotto alcune modifiche del sistema penale allo scopo di assicurare una protezione contro 20 L. PICOTTI, Studi di diritto penale dell informatica,

29 atti rientranti nell ambito della criminalità informatica. Nuove norme vennero emanate anche in Norvegia, attraverso l Act n. 54 del 12 luglio 1987, ed in Austria, con la l. n. 695 del Inoltre, la legge francese n del 5 maggio 1988 (che ha introdotto il nuovo capo intitolato Alcune infrazioni in materia informatica ), la legge greca n del 1988 e la legge Finlandese del Oltre alla legge Israeliana, deve infine ricordarsi la legge inglese, Computer Misure Act del 1990, che prevede l accesso non autorizzato puro e semplice al materiale informatico e quello finalizzato alla commissione, o agevolazione, di un ulteriore reato, nonché la modifica non autorizzata del contenuto di un elaboratore U. SIEBER, Responsabilità penali per la circolazione di dati nelle reti internazionali di computer, in Le nuove sfide di internet, trad. it. a cura di Sforzi, cit. 29

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